Primo Piano

I migranti e i muri d’Europa: oggi uno speciale di Avvenire

16 Novembre 2021 - Milano - Muri si stanno alzando in Europa. È di queste ore l’annuncio della Polonia: in dicembre avvierà la costruzione di una barriera per blindare il confine con la Bielorussia e impedire l’ingresso dei migranti. Non un esercito che tenti l’invasione armata, ma poveri e affamati profughi che non minacciano niente altro che le nostre coscienze rattrappite. Per questo “Avvenire” questa mattina è in edicola con un’edizione speciale che documenta la voglia del Continente di chiudere le frontiere e di chiudersi nel proprio egoismo. Lo fa con un ampio lavoro giornalistico di approfondimento e con immagini forti in un disegno grafico originale. “È un fatto: il filo spinato sta sostituendo le stelle sopra le terre d’Europa. Da Est a Ovest, da Nord a Sud. Accade per inerzia e per malizia, per ideologia e per pavidità, accade per perdita di radici e di senso. E per svuotamento di valori. Su questo contano gli avversari – esterni e interni – dell’Unione, sui deficit morali e sulle paure”, scrive il direttore Marco Tarquinio nel suo editoriale. Le rotte di migranti e profughi e gli ostacoli che vi sono frapposti; le cifre dei loro arrivi e dell’accoglienza: tutto dice che l’Europa ha la tentazione di diventare fortezza, anche se il cuore più profondo resta generoso e da lì si può attingere forza per invertire la tendenza. “Meno male che ci sono le "lanterne verdi", accese in più e più case a ridosso dei confini orientali dell’Unione, a segnalare che pietà non è morta e che la civiltà d’Europa non è tutta crocifissa in cima a reticolati taglienti come flagelli – sottolinea ancora Tarquinio –. E meno male che le lanterne ce lo dicono in polacco, la lingua di Karol Wojtyla, san Giovanni Paolo II, testimone del Vangelo e profeta di un mondo in cui le identità sono custodite e amate e le barriere abbattute”. Appuntamento in edicola per ricordare, vigilare e lanciare un messaggio accorato a chi è chiamato a decidere anche in nostro nome le politiche migratorie.    

Mons. Perego: l’Europa dei muri è un’Europa che dimostra di cedere alla paura

16 Novembre 2021 - Roma - “E’ una scelta irrazionale e antistorica quella della Polonia di costruire un muro”. Di più, una “sconfitta della democrazia”. Il Presidente della Commissione Episcopale della CEI e della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, non usa mezzi termini, parlando con l’Adnkronos, nel denunciare la decisione della Polonia di innalzare un muro al confine con la Bielorussia. “Un segno – dice mons. Perego – del rifiuto e non del riconoscimento della persona, un modo per non affrontare il dramma soprattutto di tante persone in fuga. I criminali entrano nei paesi liberamente dagli aeroporti e la povera gente non può raccontare la propria storia, gridare le proprie sofferenze, le violenze subite”.   Per il Presidente della Commissione CEI per le migrazioni siamo davanti ad una “sconfitta dell’umanesimo su cui si fonda l’Europa, una sconfitta della democrazia. Con la Polonia salgono ormai a dieci i paesi europei che si sono affidati a dei muri per la propria ‘sicurezza’: l’Ungheria, la Bulgaria, la Slovenia, l’Austria, la Macedonia, la Grecia, Estonia, Lituania, il muro spagnolo di Ceuta e Melilla. L’Europa dei muri è un’Europa che dimostra di cedere alla paura, un Europa in difesa da un mondo che cammina”.    

Le Missioni Cattoliche Italiane e la loro “ricchezza” in Europa

15 Novembre 2021 - Roma - Anche grazie ai «milioni di emigranti italiani e di altri Paesi che stanno rinnovando il volto delle città», l’Europa sta diventando «un bel mosaico». Papa Francesco ha ricevuto, giovedì scorso, in Vaticano, circa 200 tra sacerdoti, laici e operatori impegnati nella pastorale con gli italiani residenti in Europa e partecipanti al convegno delle Missioni Cattoliche Italiane, promosso dalla Fondazione Migrantes, sul tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”. MCI che sono state la “casa” per tanti italiani «che erano lontano da casa”, come ha detto il direttore Migrantes, don Giovanni de Robertis. Le MCI possono essere, ha spiegato il presidente della Fondazione, l’arcivescovo mons. Gian Carlo Perego, «uno strumento, una ‘casa tra le case’ per un primo incontro, ma soprattutto un’esperienza e una comunità laicale che aiuta a intercettare, accompagnare e anche aiutare gli emigranti a non rompere quel filo sottile che li lega alla Chiesa ma a intraprendere un nuovo percorso di vita cristiana». Perego ha parlato di progetti «interlinguistici», «interculturali», ecumenici e interreligiosi, «liberi da stereotipi comuni e da contrapposizioni infruttuose». Comunità che «possano continuare a essere fonte di vita, di guarigione spirituale per le tante ferite di questo nostro continente», ha detto il Presidente della CEI, il card Gualtiero Bassetti evidenziando che «l’unica Italia a crescere non è sul nostro territorio nazionale ma è l’Italia che risiede all’estero». Ecco allora l’importanza di una presenza, come quella di sacerdoti di lingua italiana, a fianco dei nostri connazionali che oggi vivono all’estero  Una figura e un ruolo che va certamente ripensato: «una priorità e una necessità irrimandabile», dice don Luigi Usubelli, responsabile della MCI di Barcellona aggiungendo che il convegno vissuto a Roma «ha posto in luce la necessità dell'acquisizione di competenze interculturali da parte dei sacerdoti – in Italia e all'estero - in quanto la maggior parte di loro – causa la consistente mobilità contemporanea - entra inevitabilmente in contatto con cristiani di altre culture». Il sacerdote parte dalla base della Missione Cattolica Italiana, con la preoccupazione di andare e vedere e rendersi conto anche dell’evolversi delle situazioni, perché le persone cambiano e quindi «l’empatia con il popolo è cruciale, e bisogna, anche, andare a cercarli un po’ casa per casa e testimoniare l’attenzione della Chiesa per loro sia in senso umano sociale che spirituale e religioso», spiega don Pierluigi Vignola della MCI di Amburgo in Germania. Soprattutto per le comunità di vecchia generazione il sacerdote italiano, spiega don Gregorio Aiello della MCI di Genk, in Belgio, «stimola e incoraggia relazioni personali che sono alla base della vita comunitaria», un riferimento «prezioso per potersi esprimere potendo comunicare spontaneamente i sentimenti e le esperienze di gioia e dolore che accompagnano la vita». Naturalmente la Missione Cattolica di lingua italiana non è più quella di una volta: «non ci sono più i migranti con la valigia di cartone». Il sacerdote oggi è «un accompagnatore che si pone accanto e in cammino con la comunità dietro a Gesù in ascolto della sua parola», sottolinea don Pasquale Avena della MCI di Annecy, in Francia e il sacerdote, per sua natura, è «fautore di incontri», spiega don Valeriano Giacomelli, responsabile delle Missioni cattoliche Italiane in Romania: «l'incontro con i fratelli e le sorelle ha come prima finalità quella di instaurare relazioni costruttive, sane ma, come finalità ultima, quella di portarli o riportarli ‘all'incontro’ con Cristo e il suo messaggio di salvezza. Ritengo che tale pastorale ‘dell'incontro’ sia in modo particolare importante da incarnare nei confronti degli emigrati italiani che, per svariati motivi, si sono recati, per brevi o lunghi periodi, in altre nazioni dell'Europa o del mondo». La Chiesa è per sua natura missionaria e il sacerdote è chiamato a mettere in atto questa missione «vivendo in mezzo agli altri uomini come fratelli in mezzo ai fratelli con il ruolo di sentinella per poter scrutare i segni dei tempi e interpretarli alla luce del Vangelo», sottolinea don Antonio Serra,  delegato delle Missioni cattoliche Italiane in Gran Bretagna che ricorda l’istituzione delle Missioni Cattoliche Italiane caratterizzate da «un modo di vivere, di pregare e di parlare solidamente ancorati alle radici della propria Patria. In un contesto di smarrimento e di incertezza i sacerdoti hanno rappresentato un punto di riferimento spirituale, sociale e linguistico per gli emigrati italiani in terra straniera». Oggi le MCI hanno «allargato il loro ambito di azione e sono diventate di Lingua Italiana per accogliere coloro che pur non essendo Italiani erano emigrati prima in Italia e poi all’estero». Un uomo, il sacerdote accanto a queste comunità, che sa «spendersi» per i nostri connazionali portando “speranza e gioia» a queste comunità, ha detto fra Sergio Tellan delle MCI in Ungheria. Comunità che grazie alla loro radicata religiosità popolare hanno «comunicato la gioia del Vangelo, hanno reso visibile la bellezza di essere comunità aperte e accoglienti, hanno condiviso i percorsi delle comunità cristiane locali», ha detto loro papa Francesco. La storia della Chiesa locale e la ricchezza “rigenerante delle comunità migranti fanno sì che Dio parli ancora alla Chiesa e parli con linguaggi nuovi», ha sottolineato il responsabile della MCI di Berma, p. Antonio Grasso. La «nostra presenza – spiega don Carlo De Staio, delegato delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera - costituisce dono e ricchezza nella cooperazione tra le Chiese; mette in circolo esperienze e vissuti, modalità di azione pastorale e prassi locali e globali. Ciò che ci caratterizza sempre più è la passione per il Vangelo e la dedizione alla Chiesa che non hanno i confini ristretti di una lingua, di un’etnia o di una popolazione; con il nostro servizio ci sentiamo e viviamo la cattolicità, ci sentiamo protagonisti della chiamata alla universalità». (Raffaele Iaria)

Bielorussia: partita la macchina della solidarietà per i migranti al confine, raccolta fondi e aiuti di prima necessità nelle parrocchie di tutto il Paese

15 Novembre 2021 - Ieri, domenica 14 novembre, in tutte le parrocchie delle quattro diocesi della Bielorussia, è stato letto un appello alla solidarietà dei vescovi e sono stati raccolti fondi in denaro per aiutare i rifugiati che si trovano al confine con la Polonia. Nelle parrocchie invece di Grodno sono stati raccolti aiuti di prima necessità per i migranti, come vestiti caldi, scarpe, mezzi per l’igiene personale, coperte, prodotti per bambini ma anche alimenti, preferibilmente a lunga conservazione e che non richiedano particolari condizioni di conservazione. In una nota della Conferenza dei Vescovi cattolici in Bielorussia diffusa per lanciare le iniziative, così si legge: “Da diversi giorni è in corso una crisi senza precedenti con i migranti al confine bielorusso-polacco. Le persone sono rifugiate dal Medio Oriente, compresi bambini e giovani, che si trovano attualmente in campi all’aperto, al confine dello Stato, in una situazione critica perché prive dei mezzi di sussistenza necessari. Soffrono la fame, il freddo, la mancanza di un riparo e di cure mediche di base. Come cristiani non possiamo essere indifferenti alla realtà della sofferenza umana, ricordando sempre le parole di Gesù Cristo: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare; Avevo sete e mi avete dato da bere: ero nudo e mi avete vestito: quello che avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me” ( Mt 25 : 35,40 ). È nostro dovere morale unirci alla causa per aiutare i migranti che si trovano attualmente al confine di stato”. Il 12 novembre, si è tenuto un incontro a Minsk al quale hanno partecipato il Commissario per gli affari religiosi e nazionali della Bielorussia, Aleksandar Rumak, il metropolita di Minsk Veniamin, esarca patriarcale di tutta la Bielorussia, l’arcivescovo cattolico di Minsk-Mogilev, Joseph Stanevsky, il mufti dell’Associazione religiosa musulmana, Bekir Shabanovich, e il rabbino capo, Grigory Abramovich. Al termine dell’incontro è stato diffuso un appello: “Noi, i leader delle maggiori confessioni della Repubblica di Bielorussia, facciamo appello ai politici degli Stati europei economicamente più sviluppati. Non è colpa di queste persone se hanno lasciato le loro terre d’origine fuggendo dalle ostilità in cerca di un destino migliore per sé e per i propri figli. Queste persone stanno cercando la strada per un futuro migliore in Europa attraverso la Bielorussia. Sono persone di tutte le nazionalità e religioni: vogliono vivere sotto un cielo di pace e vedere di nuovo il sorriso sui volti dei loro bambini”.    

Papa Francesco a Firenze il 27 febbraio 2022: nel programma un incontro con rifugiati e profughi

15 Novembre 2021 - Roma - Il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, ha ricevuto conferma della visita di Papa Francesco a Firenze il 27 febbraio 2022 in occasione dell’Incontro di Vescovi e Sindaci del Mediterraneo. La visita, è stato comunicato al Cardinale, seguirà questo programma: il Papa atterrerà nello stadio di atletica “Luigi Ridolfi” alle ore 8, in forma privata. Alle 8.30, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, incontrerà i Vescovi e i Sindaci: qui pronuncerà il suo discorso e successivamente, nella Sala Leone X, saluterà alcuni Sindaci. Alle 9.30, nella Sala D’Arme, è previsto l’incontro con le famiglie di profughi e rifugiati, al quale seguirà, alle 10.30, la celebrazione della Santa Messa nella Basilica di Santa Croce. Al termine, sul sagrato della Basilica in piazza Santa Croce, il Papa reciterà la preghiera dell’Angelus, prima di ripartire per il Vaticano. “Esprimo profonda gratitudine a Papa Francesco – commenta il card. Bagnasco – per questo gesto di attenzione verso l’iniziativa che coinvolge le comunità ecclesiali e civili del Mediterraneo. Come già avvenuto per il precedente Incontro, vissuto a Bari nel 2020, il Papa non soltanto benedice l’iniziativa, ma vi pone il suo sigillo, assicurando la sua partecipazione nella giornata conclusiva. L’Incontro di Firenze sarà l’occasione per proseguire la riflessione a partire dagli impegni che il Santo Padre ci ha consegnato a Bari: ‘Ricostruire i legami che sono stati interrotti, rialzare le città distrutte dalla violenza, far fiorire un giardino laddove oggi ci sono terreni riarsi, infondere speranza a chi l’ha perduta ed esortare chi è chiuso in sé stesso a non temere il fratello. E guardare questo, che è già diventato cimitero, come un luogo di futura risurrezione di tutta l’area’. Le sfide che siamo chiamati ad affrontare costituiscono uno stimolo a superare le barriere che segnano il Mediterraneo e a intensificare l’incontro e la comunione fra le Chiese sorelle. Solo tessendo relazioni fraterne è possibile promuovere il processo d’integrazione. Ripartiamo, allora, da Firenze per far sì che le sponde del Mediterraneo tornino a essere simbolo di unità e non di confine”.    

Romania: fioriscono piccoli missionari nella comunità greco-cattolica dei bambini rom

15 Novembre 2021 - Bucarest - Sono da poco entrati a far parte dell’Infanzia Missionaria diversi bambini rom della parrocchia greco-cattolica di Barbu Lautaru, dedicata a "Sant'Andrea Apostolo" e al "Beato Vescovo Ioan Suciu", visitata da Papa Francesco nel suo viaggio apostolico in Romania. “E' una visita ancora molto viva nei ricordi di questi piccoli - racconta il vice parroco, padre Ciprian Ioan Sucio -. I bambini ne parlano soprattutto alle persone che vengono a trovarci, mostrando con orgoglio la sede dove il Papa si è seduto”. A Barbu Lăutaru, il quartiere rom più antico della città di Blaj, la Chiesa Unita Romena ha svolto, nel tempo, una costante attività spirituale e sociale a sostegno di questa comunità. In particolare - scrive l’agenzia Fides - il beato Vescovo martire Ioan Suciu, a cui è intitolata la chiesa, consacrata nel 2019, ha avuto un ruolo centrale nell’accompagnamento spirituale dei rom. Nato a Blaj, Ioan Suciu, noto per la sua apertura verso la comunità, è cresciuto con molti rom e, dopo aver terminato gli studi, ha dedicato parte della sua attività al sostegno di questa comunità. Conosciuto come il “Vescovo della gioventù”, ha svolto azioni catechetiche con i giovani rom, azioni che ha unito alle sue grandi passioni. In molti ricordano ancora oggi le sue gite con i giovani rom, le partite di calcio che giocò con loro. “La nostra presenza di accompagnamento spirituale, oltre ad offrire attività di preghiera e di formazione per tutti, è rivolta specialmente ai bambini – racconta padre Ciprian Ioan Sucio -. Durante gli incontri cogliamo l’occasione per capire se hanno problemi a scuola o casa perché spesso proprio a scuola vengono discriminati; noi cerchiamo di incoraggiarli, formarli nello spirito dell’amore e del perdono e trascorriamo con loro giornate di svago e gioco”. A quei bambini Papa Francesco aveva detto durante la visita nella loro comunità: “I vostri volti coloreranno i miei ricordi e popoleranno la mia preghiera”. Quelle parole sono rimaste scolpite nelle loro menti, tanto che sono state usate per un biglietto fatto pervenire al Papa per ringraziarlo delle benedizioni apostoliche donate loro in occasione della prima Comunione ricevuta lo scorso giugno. “I bambini ora vogliono fare visita al Papa come lui ha fatto con loro!" conclude padre Suciu.  

ACLI Svizzera: Rauseo confermato Presidente

15 Novembre 2021 - Zurigo - In occasione del XIII Congresso Nazionale delle ACLI Svizzera conclusosi al Kulturbeiz Chapplehof di Wohlen(AG) sul tema: “Più eguali. Viviamo il presente, costruiamo il domani” è stato rieletto, per un secondo mandato, l’attuale Presidente nazionale dell’associazione, Giuseppe Rauseo, di Lugano.

Vicenza: oggi la presentazione del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes

15 Novembre 2021 - Vicenza - Migrantes Vicenza, Caritas Vicenza, Pastorale missionaria e Pastorale della Salute invitano alla presentazione del Rapporto Immigrazione 2021. La presentazione si terrà questa mattina al Centro pastorale Onisto di Vicenza e vedrà la presenza di don Giovanni de Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes. “La presentazione del Rapporto Immigrazione, curato a livello nazionale da Caritas e Migrantes, è un appuntamento fisso e atteso per quanti operano nel sociale. È un aggiornamento annuale obbligato con letture statistiche precise, in un contesto pervaso spesso da fake news o da dati forniti in modo parziale o manipolato. Il rapporto contiene, oltre ai dati statici, anche contributi di approfondimento e di riflessione con testimonianze e storia”, si legge in una nota della diocesi di Vicenza. “Il Rapporto 2021 ci indica che viviamo un tempo di incertezza nel nostro Paese così come nel resto del mondo. Un’incertezza che in alcuni contesti umani e geografici assume caratteristiche allarmanti e di straordinaria sofferenza. La crisi sociale, resa più acuta dalla pandemia, è una ferita grave per la nostra società e che ci riguarda tutti. Si tratta di una crisi che aggrava un tessuto sociale da tempo sfibrato e lacerato dalle fatiche economico-sociali e dalla persistenza di politiche precarie – prosegue la nota –. La comunità internazionale fatica a trovare prospettive di soluzione ai drammi delle migrazioni e vari Paesi devono fare i conti con la pericolosa tentazione di involuzioni identitarie. In questo contesto, la pandemia si è rivelata una grande prova in cui ciascuno è chiamato a nuove sfide. In un tempo in cui abbonda l’incertezza, dobbiamo far sovrabbondare la speranza. Uscire dall’emergenza sanitaria significa gettare le fondamenta di una nuova stagione che non lasci indietro nessuno e vada verso un noi sempre più grande”.

Rom e sinti: questa sera un film per raccontare oltre i pregiudizi

15 Novembre 2021 - Città del Vaticano – Un film per raccontare rom e sinti oltre i pregiudizi. Questa sera il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, in collaborazione con Aurora Vision e l’Associazione AIZO Rom e Sinti Onlus, presenta, presso la sala della Filmoteca vaticana a Palazzo San Carlo, il film “Portami a vedere la notte”, di Lia e Alberto Beltrami. La pellicola, un documentario di circa 50 minuti girato prevalentemente nei campi rom di Torino, racconta la vita di Carla Osella, della Compagnia di Sant’Orsola Figlie di Sant’Angela Merici, e fondatrice di AIZ O. “Portami a vedere la notte” è la storia di una quotidianità fatta ancora di discriminazioni e pregiudizi. Ma — si legge in un comunicato degli organizzatori dell’evento — è anche la storia di esperienze di vita positive di chi, uscito dai campi, ha potuto affermarsi come artista e imprenditore, superando gli steccati dell’ignoranza e della logica dello scarto. Alla presentazione interverranno il cardinale Peter Kodwo Appiak Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, Carla Osella, orsolina, e Lia Beltrami. Modera l’evento Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale dei media vaticani. “La pastorale per gli itineranti, le popolazioni rom e sinti, e quindi anche i nomadi, i giostrai, i lavoratori del circo — spiega il cardinale Turkson — è parte della missione del nostro Dicastero. Patrocinando questo film, che racconta con delicatezza storie di vita, una vita semplice pur nelle tante difficoltà e chiusure che ancora queste popolazioni devono subire, vogliamo dare voce ai tanti che nella Chiesa si spendono ogni giorno per gli ultimi, nelle periferie esistenziali. E Carla è una preziosa testimonianza in questo senso». Il docufilm è realizzato con il patrocinio del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e la collaborazione di Fondazione Migrantes e AIZO.  

Papa Francesco: “in mezzo al pianto dei poveri sboccia il Regno di Dio”

15 Novembre 2021 - Città del Vaticano - "Siamo dentro a una storia segnata da tribolazioni, violenze, sofferenze e ingiustizie, in attesa di una liberazione che sembra non arrivare mai. Soprattutto, a esserne feriti, oppressi e talvolta schiacciati sono i poveri, gli anelli più fragili della catena". Lo ha detto ieri Papa Francesco nella messa in occasione della V Giornata mondiale dei poveri la quale, ha ricordato, "ci chiede di non voltarci dall’altra parte, di non aver paura a guardare da vicino la sofferenza dei più deboli, per i quali il Vangelo di oggi è molto attuale: il sole della loro vita è spesso oscurato dalla solitudine, la luna delle loro attese è spenta; le stelle dei loro sogni sono cadute nella rassegnazione ed è la loro stessa esistenza a essere sconvolta. Tutto ciò a causa della povertà a cui spesso sono costretti, vittime dell’ingiustizia e della disuguaglianza di una società dello scarto, che corre veloce senza vederli e li abbandona senza scrupoli al loro destino". Dall’altra parte però, ha proseguito Francesco, c'è "la speranza di domani": "Gesù vuole aprirci alla speranza, strapparci dall’angoscia e dalla paura dinanzi al dolore del mondo. Per questo afferma che, proprio mentre il sole si oscura e tutto sembra precipitare, Egli si fa vicino. Nel gemito della nostra storia dolorosa, c’è un futuro di salvezza che inizia a germogliare. La speranza di domani fiorisce nel dolore di oggi. Sì, la salvezza di Dio non è solo una promessa dell’aldilà, ma cresce già ora dentro la nostra storia ferita – abbiamo il cuore ammalato, tutti –, si fa strada tra le oppressioni e le ingiustizie del mondo. Proprio in mezzo al pianto dei poveri, il Regno di Dio sboccia".    

Corridoi umanitari Cei-Sant’Egidio: arrivati 63 profughi dall’Etiopia

13 Novembre 2021 -

Roma - Sono atterrati questa mattina a Fiumicino, con un volo di linea dell’Ethiopian Airlines proveniente da Addis Abeba, 63 profughi del Corno d’Africa. Le condizioni di vita di queste persone, da tempo rifugiate nei campi dell’Etiopia​, poi nella Capitale, si erano ulteriormente complicate a causa del conflitto che, in questi mesi e in particolare nelle ultime settimane, sta interessando l'Etiopia​. Il loro ingresso in Italia è stato reso possibile grazie a un Protocollo d’intesa con lo Stato italiano, firmato nel 2019 dalla Conferenza Episcopale Italiana e dalla Comunità di Sant’Egidio  che prevede l’arrivo di 600 persone vulnerabili con i corridoi umanitari. La partenza, inizialmente prevista per la fine di novembre, è stata anticipata a causa dei problemi di sicurezza ed è stata facilitata dalla fattiva collaborazione del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell'Interno, della Direzione Generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie e dell'Ambasciata d'Italia ad Addis Abeba. Ad accogliere a Fiumicino i 63 profughi -  in maggioranza nuclei familiari composti da donne sole con minori e singoli sotto i 25 anni - sono stati i volontari ed alcuni familiari, da tempo residenti nel nostro Paese, in qualche caso già cittadini italiani. Saranno ospitati a Roma e in diverse regioni italiane (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Marche e Campania) presso associazioni, parrocchie, appartamenti di privati e istituti religiosi, con il supporto di famiglie italiane che si occuperanno di accompagnare il percorso d’integrazione sociale e lavorativa sul territorio, garantendo servizi, corsi di lingua italiana, inserimento scolastico per i minori, cure mediche adeguate. Tutto ciò grazie a un progetto totalmente autofinanziato con l’8x1000 della Cei, fondi raccolti dalla Comunità di Sant’Egidio e la generosità non solo di associazioni e parrocchie ma anche di cittadini che hanno offerto le loro case e il loro impegno gratuito e volontario.

Giornata dei Poveri: mons. Crociata visita le famiglie del campo Al Karama

13 Novembre 2021 - Latina - Ieri pomeriggio il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata si recato presso le famiglie che abitano nel campo Al Karama, di Borgo Bainsizza a Latina, zona rurale al confine con la provincia romana. Una visita in occasione della V Giornata mondiale dei Poveri, voluta da Papa Francesco e che si celebrerà domenica prossima in tutte le chiese del mondo. Il vescovo era accompagnato dal direttore della Caritas e della Migrantes diocesana Angelo Raponi con alcuni volontari che seguono il campo. Monsignor Crociata si è intrattenuto con gli appartenenti alle circa 35 famiglie che vivono in una situazione di assoluto degrado, ha visitato le varie baracche - di quelle costruite ancora con l’amianto - e ascoltato le loro storie fatte di precarietà estrema, consapevoli di non essere accettati da parte del territorio circostante e quindi del forte pregiudizio contro di loro. Infatti, questo campo accoglie da anni famiglie di rom e sinti, molti sono anche cittadini italiani ma anche nomadi provenienti dalla Romania, ovviamente da zone altrettante povere. Alle famiglie mons. Crociata ha donato generi di prima necessità e piccole ghiottonerie per i bambini, doni simbolici che si affiancano al servizio più complesso e continuo nel tempo assicurato dai volontari della Caritas e della Migrantes diocesana. Dopo circa un’ora il saluto con la promessa che le istanze raccolte, piene di problematiche complesse, non saranno dimenticate appena rientrati negli uffici della curia vescovile. Al termine di questa visita il direttore della Caritas e Migrantes a Angelo Raponi ha commentato: «Il nome Al Karama in italiano vuol dire dignità. Credo che la visita di monsignor Crociata voglia prima di tutto affermare la dignità delle persone che abitano il campo. Al di là di tutte le retoriche possibili, i pregiudizi, o i giudizi scontati, queste persone, adulti e bambini, sono fratelli e sorelle preziosi, una ricchezza nella società. Condividono il nostro territorio e sperano di condividere la nostra Costituzione, fondata sui diritti umani e civili. Sperano, quindi, di essere riconosciuti come fratelli e come cittadini, sperano di poter dare istruzione ai loro figli e chiedono il diritto di essere sé stessi. Mi auguro che questi loro legittimi auspici possano trasformarsi in certezze per la loro dignità di essere umani».  

Preghiere dei fedeli di domenica 14 novembre

12 Novembre 2021 - La Parola di Dio di questa domenica apre dinanzi a noi il grande portale dell’eternità. Affidiamoci al Signore per il presente e per il futuro; preghiamo invocando: Ascoltaci o Signore!
  1. O Signore, donaci la tua speranza, per imparare a confidare non nelle cose della terra e nel frutto delle nostre azioni, ma in te, che sei il Signore della vita, del tempo e dell’eternità, preghiamo.
  2. Preghiamo per la Chiesa e i suoi ministri, perché possano aiutarci a vivere le vicende terrene con cuore fedele e generoso, attendendo solo da Dio il compimento della vita, preghiamo.
  3. Perché nelle leggi degli Stati, nelle imprese di lavoro, nelle trattative economiche, non prevalgano egoismo e sfruttamento, ma si rispettino i diritti dei popoli e i bisogni delle persone e delle famiglie, preghiamo.
  4. Perché nelle vicende della vita prevalga in noi la fiducia nella Provvidenza, che ci apre a uno sguardo attento alle necessità nostre e dei nostri fratelli, preghiamo.
Signore, lascia crollare dentro di noi astri, miti, credenze inutili e dannose per la nostra fede! Rimanga e dimori in noi solo il tuo amore. Tu ci hai insegnato ad amare i nostri fratelli e sorelle, a perdonare, ad accogliere chiunque ci chieda aiuto. Demolisci, Signore, le barriere che vergognosamente innalziamo contro i fratelli deboli, affamati e disperati, apri i nostri cuori malati d’ indifferenza e perdonaci, Signore! Preghiamo.   Accogli la nostra preghiera e fa di noi un cuore solo e un’anima sola, o Signore, con il bene della fede, della speranza e della carità. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Mci Genk: la radio internazionale e le missioni cattoliche

12 Novembre 2021 - Roma - Si è concluso a Roma, questa mattina, il convegno sul tema "Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”, promosso dalla Fondazione Migrantes. E questa mattina la Radio Internazionale della Missione Cattolica Italiana di Genk, la "radio dal cuore Italiano" ha mandato in onda una serie di interviste ai partecipanti all'incontro che ha visto duecento persone da ogni parte d'Europa.

Papa ad Assisi, Farzana Razavi (Afghanistan): “sono qui in Italia per alzarmi in piedi con fermezza

12 Novembre 2021 - Assisi - Papa Francesco è ad Assisi per incontrare 500 poveri provenienti da diversi Paesi. L'incontro del Pontefice si svolge a pochi giorni dalla Giornata Mondiale dei Poveri che si celebra domenica, 14 novembre. Il papa, proma di arrivare ad Assisi, si è recato presso il Monastero di Santa Chiara a salutare le sorelle clarisse raccolte per accoglierlo - come riferisce la Sala Stampa della Santa sede - e fermandosi a pregare con loro.  Alla Porziuncola, poi, l'ascolto di alcune testimonianze. “Mi chiamo Farzaneh e vengo dall’Afghanistan, sono nata e cresciuta in una terra che sicuramente conoscete molto bene”, dice Farzana Razavi: “sono nata nella provincia poco sicura di Ghazni e cresciuta in una società patriarcale e misogina e che ha bloccato i miei sogni e le mie aspirazioni le quali hanno giocato, per me, un ruolo importante”. “Ora sono qui in Italia  - ha aggiunto - per alzarmi in piedi con fermezza e procedere a passi in avanti. Ho lasciato la mia terra, ma la mia anima è lì, sono qua fisicamente, ma sono con le ragazze del dormitorio dell’università di Kabul che in questi giorni non possono andare all’università e scegliere da sole, comprare il pane, andare dal fornaio e divertirsi. Sono preoccupata per la mia famiglia e per il popolo afgano e non so come stiano passando la vita in questo periodo duro”. “La mia vita nel mio Paese era in pericolo per diversi motivi”, ha spiegato la donna: “Sono figlia di sciiti. Ringrazio la Chiesa italiana, per averci aiutato e salvato le nostre vite. Comunque io sono qui in Italia, un Paese bellissimo di cui conosco la civiltà e il calcio da tempo. Nonostante questo, l’Afghanistan è stato rovesciato dai talebani, ma io sono qui e ho iniziato una nuova vita e cercherò di essere una persona utile ed efficace per me, la mia famiglia e l’Italia. D’altra parte, la povertà e la fame tolgono la vita a milioni di persone. Mi auguro e auguro a tutti che il mondo adotti un approccio globale per risolvere questo problema e non lasci solo il popolo afgano. Ringrazio l’Arca del Mediterraneo e la Caritas di Foligno che ci aiutano e si prendono cura dei nostri problemi”.

Rai Italia: oggi puntata dedicata al Rapporto Italiani nel Mondo

12 Novembre 2021 - Roma - La puntata di oggi di "Italia con Voi" su Rai Italia avrà un approfondimento sul Rapporto Italiani nel Mondo presentato nei giorni scorsi a Roma. Nella puntata interverranno don Antonio Serra, Coordinatore Nazionale delle Missioni Cattoliche nel Regno Unito e Delfina Licata, curatrice del Rapporto. Tra gli ospiti della puntata anche il Ministro Plenipotenziario Luigi Maria Vignali, tornato per ricordare le elezioni dei Comitati per gli Italiani all’Estero che si terranno il 3 dicembre mentre la rubrica Le Storie dal Mondo sarà dedicata agli Emirati Arabi Uniti: sarà un incontro con  Giulia Pantone, appassionata di calcio e manager della Juventus Academy Dubai. Poi, Negli Stati Uniti, a Los Angeles, Andrea Marchetti, che lavora in un centro di accoglienza per giovani senzatetto.    

Centro Astalli: i rifugiati incontrano il Presidente della Repubblica

12 Novembre 2021 -  Roma - Una giovane rifugiata nigeriana e una coppia di coniugi afgani accompagnati da P. Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli e da una delegazione del Centro hanno incontrato ieri il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, in occasione del 40° anniversario di attività che ricorre il prossimo 14 novembre, nel giorno della nascita del fondatore p. Pedro Arrupe. I tre rifugiati, che sono sostenuti dal Centro Astalli nel loro percorso di integrazione in Italia, hanno avuto modo di raccontare al Capo dello Stato la loro storia personale, i motivi della fuga dai loro Paesi di origine e il percorso di inclusione in Italia. Joy, in particolare, ha raccontato al Presidente la condizione di violenza e persecuzione cui sono sottoposte in Nigeria le persone albine come lei. Ma soprattutto ha voluto condividere la gioia della laurea arrivata il mese scorso e l’amicizia che la lega al Centro Astalli, che l’ha accompagnata ogni giorno del suo percorso a Trento, dove ha vissuto dal suo arrivo dalla Libia a Lampedusa. Jawad e Nazifa hanno riferito al Presidente la grande preoccupazione per le loro famiglie di origine, bloccate a Kabul. Fratelli, sorelle e nipoti cui non riescono a far arrivare viveri e beni di prima necessità, ormai irreperibili in Afghanistan. I familiari non escono di casa dal giorno dell’attentato all’aeroporto di Kabul, perché sono di etnia hazara e hanno lavorato per anni con la cooperazione allo sviluppo italiana. “I rifugiati che hanno lasciato il loro Paese per mettersi in salvo da guerre e persecuzioni  - ha detto p. Ripamonti - e che hanno fatto il loro percorso di accoglienza e integrazione in Italia sono stati ricevuti dal Capo dello Stato al Quirinale. Un momento bello e ricco di significati. Noi ne vogliamo sottolineare in particolare uno: il Presidente, accogliendoci, ha mostrato il volto di un’Italia solidale e aperta. I rifugiati sono parte delle nostre comunità, contribuiscono alla nostra crescita umana e culturale e rappresentano il volto del futuro”. Durante l’incontro il religioso gesuita ha voluto condividere con il Presidente la preoccupazione per i migranti alle frontiere d’Europa: “Al confine polacco si sta consumando l’ennesima tragedia in cui le vittime sono uomini e donne vulnerabili e in cerca di salvezza. Molti di loro sono afgani e scappano dal regime talebano”.

Migrantes: presentato a mons. Cipolla il convegno nazionale sulla pastorale dello spettacolo viaggiante

12 Novembre 2021 - Padova - È stato presentato al vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla e al responsabile diocesano per la pastorale delle migrazioni, don Gianromano Gnesotto, il prossimo incontro Nazionale per Pastorale dello Spettacolo Viaggiate che si terrà a Padova dal 17 al 19 novembre p.v. Sotto le cupole della Basilica del Santo si incontreranno nella “Tre Giorni” gli operatori pastorali che operano nell’annunciare il Vangelo tra i circensi e lunaparkisti in tutta Italia. Giorni intensi di formazione e di riflessione, ma soprattutto di ascolto della Gente del Viaggio. Il saluto del direttore generale della Fondazione Migrantes don Giovanni De Robertis, e della responsabile del Vaticano per il settore pastorale dei fieranti e dei circensi, Alessandra Silvi, daranno inizio alla “Tre Giorni”. La proposta di riflessione di don Mirko Dalla Torre, membro della Consulta Nazionale della Pastorale dello Spettacolo Viaggiante sulla presenza della Chiesa nella vita dei fratelli del Circo e del Luna Park, sarà il tema della prima giornata e avvierà poi, i lavori di gruppo. L’Eucarestia presieduta da mons. Luigi Bressan, vescovo delegato per la Migrantesi Triveneta concluderà il pomeriggio di lavoro. Bergantino, il paese della giostra in provincia di Rovigo, nella giornata di giovedì 18 novembre, diventerà luogo di incontro e di testimonianza con il mondo delle giostre e del Circo. La Parrocchia di Bergantino accoglierà, per la celebrazione della S. Messa presieduta da mons. Gian Carlo Perego, vescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes i partecipanti provenienti da Padova. Nella giornata conclusiva del Convegno, sarà don Antonio Salone, della diocesi di Avezzano, ad aiutare gli operatori pastorali a riflettere sulle “Sagre e fiere parrocchiali, luoghi di accoglienza dei viaggianti”. “Il Mio augurio è quello che, questo incontro nazionale -come sottolinea don Giovanni De Robertis- possa portare frutti abbondanti a beneficio di chi lavora per portare gioia e festa a tutti noi”.  

 

p. Grasso: le comunità emigranti sono chiamate a (ri)pensarsi sempre più come comunità itineranti

11 Novembre 2021 - ROMA - “Le nostre comunità di fede sono chiamate a (ri)pensarsi sempre più come comunità itineranti. Lo sono per costituzione (dal nome Missioni), ma - dobbiamo essere onesti - il pericolo di passare dal nomadismo allo “stanzialismo” è sempre imminente”. Lo ha detto oggi p. Antonio Grasso, responsabile della Missione Cattolica Italiana di Berna intervenendo al convegno delle Mci in Europa in corso a Roma su iniziativa della Fondazione Migrantes. Per p. Grasso la missione evangelizzatrice delle Missioni cattoliche di Lingua Italiana si collocano in un contesto europeo in continua evoluzione economica, socio-culturale e spirituale. La crisi pandemica che “abbiamo vissuto (e stiamo ancora vivendo) ha avuto l’effetto positivo che ha ridato all’Europa la coscienza che servono soluzioni comuni, e non battitori liberi, perché siamo ‘tutti sulla stessa barca: o ci si salva tutti o si affonda insieme. La crisi pandemica ha rotto quell’ondata di populismo e di nazionalismo che si stava rinforzando sempre più fino a qualche anno fa’, che ha avuto nella Brexit un chiaro esempio e concretizzazione di una crisi identitaria della ‘casa comune’ europea”. P. Grasso ha detto che dobbiamo prendere atto che c’è un cambiamento in corso, un cambio tra la prima generazione (quei migranti del dopoguerra, con una specifica pratica religiosa che ha definito per tanti anni il modello pastorale delle Missioni e che è ancora “lo zoccolo duro” delle nostre celebrazioni) e la concezione di fede – teorica e pratica - delle nuove migrazioni.  Molti di coloro che hanno risposto ad un questionario predisposto in vista di questo convegno hanno affermato – giustamente – che “non c’è una relazione automatica tra emigrazione e fede: né si emigra per fede, né chi emigra è automaticamente un credente”. Come ha detto un Missionario nelle risposte al questionario, si ha di fronte una fede che può essere definita “moderna”, tipica di questo periodo culturale, che abbraccia i “cristiani di fatto” (i credenti-praticanti), i “cristiani di nome” (i credenti-non praticanti), i “cristiani delle grandi occasioni”, i “cristiani del gettone” (bisognosi di un servizio) e i “cristiani da album dei ricordi”, legati alle feste di paese o ad altri eventi a carattere folkloristico. Il sogno è quello di “ripensarsi come unica comunità di fede, in un progetto di pastorale d’insieme. La missione di evangelizzare è della Chiesa, di ogni battezzato, e tutti siamo destinatari e portatori dell’annuncio di salvezza. Dunque, il sogno comune è sentire che la missione della Chiesa in cui siamo inseriti (questo piccolo lievito) è la nostra missione. Tutto ciò si concretizza in gesti e azioni concreti, come l’inserimento nelle Unità Pastorali zonali non sopportato ma desiderato, il prendere parte alle attività diocesane, assumendo incarichi e dando il proprio contributo specifico, la - a volte sofferta - convivenza e cogestione degli spazi, l’apprendere la lingua del posto dove si vive e si opera come segno di positiva integrazione e compartecipazione al cammino comunitario locale. Sono tutti elementi – insieme ad altri – che emergono dalle risposte al questionario come un “da farsi” e non ancora come una realtà assunta come stile per tutti (ci sono sempre, naturalmente, le buone pratiche)”. “A noi, operatori pastorali della mobilità umana, insieme ai vescovi delle chiese di partenza e di arrivo, e insieme a tutti i laici che camminano con noi, è richiesto più che di impiantare dei progetti pastorali, di avviare dei processi di conversione pastorale, che ci portino a ‘ri-formare’ (dare una nuova forma) la Chiesa e, nello specifico, le comunità”, ha sottolineato p. Grasso evidenziando che “ogni Chiesa locale è la specifica manifestazione della multiforme grazia di Dio e dello Spirito. Pertanto ognuno dev’essere cosciente della sua identità, della ricchezza dei doni dello Spirito e della ‘poliedricità’ che in sé rappresenta. La storia della Chiesa locale e la ricchezza rigenerante delle comunità migranti fanno sì che Dio parli ancora alla Chiesa e parli con linguaggi nuovi”.