Primo Piano

Naufragi e morte sulla rotta iberica

4 Gennaio 2022 - Madrid - Tre migranti morti nel naufragio di due barconi a 15 miglia a sudest del Cabo de Gata, in Almeria. In 16 sono stati tratti in salvo, mentre altre dieci persone sono disperse, ingoiate dalle onde. Un inizio 2022 tragico sulle rotte migratorie dall’Algeria e dall’Africa verso le coste spagnole, iniziato com’era terminato l’anno appena concluso di morte e di dolore. A lanciare l’Sos, poco dopo l’una della notte fra domenica e lunedì è stato il mercantile ’Spica’, dopo aver avvistato un gruppo di persone in acqua in alto mare. Una motovedetta del Salvamento Marítimo assieme a un elicottero sono subito accorsi nella zona. I migranti di origini algerine viaggiavano su due barcacce, una semi affondata e l’altra ribaltata. I mezzi di soccorso sono riusciti a recuperare 16 persone ancora vive e tre cadaveri. Secondo le testimonianze dei superstiti raccolte dalla Croce Rossa, sulle due imbarcazioni erano salpati 29 algerini, dei quali almeno dieci ’desaparecidos’ in mare, inclusa una ragazza di 17 anni. Almeno 134 persone su 14 imbarcazioni sono giunte in Almeria il 1º gennaio, che si sono aggiunte ad altre 178 arrivate fra il 30 e il 31 dicembre, lungo la rotta più battuta dall’Algeria. I flussi ininterrotti anche in direzione delle isole Canarie, dove nei primi tre giorni dell’anno - secondo i dati del ministero degli interni citati da El Pais - sono sbarcati 379 migranti. «Le politiche di dissuasione e contenimento lungo le rotte del Mediterraneo occidentale verso l’Europa hanno dirottato definitivamente i flussi migratori verso l’Atlantico, con l’arcipelago delle Canarie come principale destinazione delle persone in movimento», assicura Helena Maleno, coordinatrice della Ong Caminando Fronteras. «È una delle vie più pericolose non solo per le grandi distanze e i rischi delle traversate nell’oceano, ma anche per gli interessi geostrategici e le dispute territoriali marittime e geografiche nella zona compresa fra Laauyne e la frontiera di Mauritania», aggiunge. Nel dossier presentato ieri, la Ong ha contato 4.404 vittime sulla frontiera occidentale euro-africana nel 2021, fra le quali 628 donne e 205 minori. Sono il doppio che nel 2020, quando furono 2.170, nonostante gli sbarchi irregolari si mantengano sostanzialmente invariati, con 22.200 persone su 540 imbarcazioni giunte alle Canarie al 28 dicembre scorso, rispetto alle 22.680 del 2020, secondo i dati del ministero degli Interni. Caminando Fronterasbasa il pesantissimo bilancio sulle richieste di soccorso lanciata dai migranti in mare o sulle segnalazioni dei familiari che reclamano i dispersi, attraverso due telefoni di allerta attivi dal 2007. «Queste persone sono morte o scomparse», assicura la Maleno, nel confermare che la rotta verso le Canarie «è la più letale» con 4.016 vittime nel 2021. Cui si aggiungono i 191 migranti dispersi nel tragitto dall’Algeria alla penisola iberica, i 95 ’ desaparecidos’ nel mare di Alborán e i 102 nello Stretto di Gibilterra. «Le ’ pateras’ salpano dalla Mauritania, dal Senegal, perfino da Gambia. In maggioranza sono gommoni che si lanciano dalle coste situate fra Capo Boiador e Guelmin. Sono fragili e inadatti alle dure condizioni dell’Atlantico». Le vittime provenivano da almeno 21 paesi, in maggioranza africani, ma anche da Irak, Pakistan, Yemen e Sri Lanka. E solo il 5,2% dei corpi è stato recuperato, mentre il restante 94,8% resta sepolto nell’oceano. «Come democrazia abbiamo fallito nella difesa della vita», è la constatazione di Caminando Fronteras. «Abbiamo contattato i numeri del salvataggio marittimo e ci hanno passato quello di assistenza al cliente della Croce Rossa», denuncia la Maleno. Assieme alla «passività degli Stati e degli organismi internazionali rispetto alla cruda realtà dei muri e delle necropolitiche migratorie della fortezza Europa». (Paola Del Vecchio - Avvenire)

Migrantes Palermo: il 6 gennaio la Festa dei Popoli con mons. Lorefice

3 Gennaio 2022 - Palermo - Saranno 11 le lingue che verranno usate per la celebrazione dell’Epifania che l’arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice, presiederà in Cattedrale. Nel 2021 "abbiamo continuato a vivere le difficoltà causate dalla pandemia. Apriamo il 2022 con la speranza che questo virus venga debellato dalla medicina e dalla nostra adesione responsabile alle indicazioni di chi ci governa", spiega la Migrantes di Palermo: "noi cristiani aggiungiamo anche la preghiera che nutre la certezza che niente è impossibile a Dio. Il nostro ritrovarci in Cattedrale per celebrare l’Epifania vuole essere una preghiera che si innalza a Dio con la voce di tutti i popoli presenti nella nostra città, perché quanti sono costretti a fuggire dalla loro patria, dai Paesi asiatici, africani e dell’America latina a causa di piccole e grandi guerre, a causa delle discriminazioni economiche e degli effetti devastanti del clima, possano trovare una casa, un lavoro e la possibilità di vivere un’esistenza dignitosa e pacifica. Interessarci dei migranti è interessarci di noi stessi perché viviamo tutti sulla medesima terra, siamo parte della medesima 'famiglia umana'”. Papa Francesco ci ricorda che Il 6 gennaio 2022 dalle ore 11,00 nella Cattedrale di Palermo, tutti i popoli sono invitati a manifestare la "volontà di voler vivere in armonia nel medesimo territorio, accogliendo la Pace portata da Gesù".

Calabria: incendio alla tendopoli di San Ferdinando

3 Gennaio 2022 - Reggio Calabria - Il rogo di Capodanno. L’ennesimo nella tendopoli di San Ferdinando che accoglie centinaia di stranieri impegnati nelle campagne agricole della piana di Gioia Tauro, a cominciare dalla raccolta degli agrumi. Il bilancio stavolta è solo d’una ventina di baracche in fiamme, ma è andata bene, anzi molto bene, perché poco lontano dall’alloggio di fortuna nel quale attorno alle 3 del mattino è divampato l’incendio, c’erano cumuli di rifiuti infiammabili, un gruppo elettrogeno e alcune bombole di gas che sono state messe in sicurezza in tempo dai vigili del fuoco prontamente giunti sul posto assieme a carabinieri e polizia che hanno avviato le indagini per ricostruire la dinamica dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità. L’area colpita dal rogo, di circa 350 metri quadrati, è stata messa in sicurezza, scrive Domenico Marino sul quotidiano Avvenire. Nel marzo 2019 un rogo costò la vita al 32enne senegalese Sylla Naumè, ospite della struttura messa in piedi dalla prefettura di Reggio Calabria. Era uno dei migranti insediati nella baraccopoli demolita poco prima e trasferiti nella successiva tendopoli ministeriale. Sylla era la terza vittima del fuoco da quando i braccianti della Piana erano stati sistemati nella seconda zona industriale di San Ferdinando. Il 16 febbraio un incendio era costato la vita al 29enne sempre senegalese, Moussa Ba. In precedenza, il 2 dicembre 2018, Surawa Jaith era morto pochi giorni prima del suo 18esimo compleanno e il 27 gennaio dello stesso anno, aveva perso la vita Becky Moses, 26enne nigeriana. "La tendopoli abbandonata a se stessa è divenuta una nuova baraccopoli”, ha detto con amarezza Cecè Alampi, direttore della Caritas e della Migrantes diocesana di Oppido Mamertina-Palmi: “Siamo al buio, senza energia elettrica, perché il quadro generale è andato in fumo per il sovraccarico a cui è stato sottoposto, con gli allacci abusivi tramite fili volanti che attraversano tutta la baraccopoli – racconta al Sir il responsabile, da anni impegnato  nell’assistenza ai migranti che arrivano sul territorio -. I bagni e i servizi igienici sono ormai fuori uso, con il liquame che si riversa fuori dai tubi spaccati, le tende logore e strappate non riparano più niente e dove il freddo pungente di questi tempi si fa sentire, con la pioggia che entra dentro facilmente”. Una situazione di “abbandono” a cui “si aggiunge che il lavoro ormai non basta per i circa 350 immigrati”. “Cercano di sopravvivere facendo ogni tipo di attività – aggiunge Alampi – e inventandosi, nella stessa baraccopoli, il riscaldamento dell’acqua, che vendono a cinquanta centesimi al secchio a chi ritorna dal lavoro e vuole lavarsi con acqua calda”. Lì alla tendopoli ci si organizza come meglio si può. “Come già per i migranti che sono passati negli scorsi anni, hanno messo su un piccolo bazar dove si vendono i loro alimenti e i loro sapori”.

Migrantes Bologna: la Festa dei Popoli con il card. Zuppi

3 Gennaio 2022 - Bologna - Giovedì 6 gennaio la Chiesa celebra la solennità dell’Epifania del Signore. Per l'occasione alle 17.30 nella Cattedrale di San Pietro a Bologna il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna,  presiederà la "Messa dei popoli" . "La Messa della solennità dell’Epifania - spiega mons.  Andrea Caniato, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes - si caratterizza per la partecipazione delle comunità degli immigrati cattolici presenti nella nostra diocesi, con la ricchezza delle loro lingue e delle loro espressioni culturali. Per precauzione anche quest’anno non si realizzerà il grande coro, ma solo alcuni cantori ben distanziati proporranno i canti in molte lingue del mondo". Sarà presente invece il coro delle Suore Minime che eseguirà brani in lingua swahili. Le letture della Messa e le preghiere dei fedeli saranno eseguite nelle lingue rappresentate a Bologna da queste comunità. La Messa dell’Epifania "celebra la manifestazione della salvezza di Cristo a tutti i popoli, raffigurati dai Magi d’Oriente", aggiunge mons. Caniato.

Migrantes Savona-Noli: il progetto “La Scuola che sogniAMO” per i minori stranieri

3 Gennaio 2022 -
Savona -  Ammontano a 779 € i fondi raccolti per il progetto della diocesi di Savona-Noli "La Scuola che sogniAMO" al termine della Messa di chiusura della Giornata nazionale per la pace, svoltasi venerdì scorso 31 dicembre nella Cattedrale di Nostra Signora Assunta, alla presenza di circa duecento persone. L’iniziativa mette insieme le competenze e la passione di diverse realtà diocesane (Ufficio Missioni, Migrantes  Caritas, Ufficio per la Pastorale Scolastica) per intervenire concretamente nel sostegno alle scuole pubbliche e nell’integrazione nel tessuto sociale delle famiglie di origine straniera.
“L’aiuto parte dai bisogni dei ragazzi e degli istituti scolastici del territorio in un momento di forte fragilità acuita dalla pandemia, in cui aumenta costantemente il divario fra minori italiani e stranieri - spiega Davide Carnemolla, condirettore dell’Ufficio Missioni - Questi ultimi faticano a restare al passo con il resto della classe e la scuola non sempre riesce a colmare il divario”.
È ancora possibile dare un contributo versando la propria offerta all’Iban IT59C0306910600100000111713 intestato a Diocesi di Savona Noli Migrantes con causale Progetto “La Scuola che sogniAMO”.

Mci: a don Gregorio Aiello il premio “Spartenze 2021”

3 Gennaio 2022 -
Rossano - E' andato al sacerdote calabrese, don  Gregorio Aiello,  impegnato nella pastorale con gli italiani che vivono in Belgio, il Premio Spartenze 2021. La cerimonia nella Cattedrale Maria SS. Achiropita di Rossano-Corigliano durante il convegno “Il ruolo delle Missioni Cattoliche di lingua italiana nel mondo” al quale ha partecipato il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis e  l'arcivescovo di Rossano-Cariati mons. Maurizio Aloise. Il presule, nel suo saluto ha voluto ricordare la figura dell'arcivescovo mons. Antonio Cantisani, primo presidente della Fondazione Migrantes e già arcivescovo di Catanzaro-Squillace, citando il mensile "Migranti-Press" che ne ha fatto un ricordo speciale. Nel corso della serata, moderata dalla giornalista Anna Russo, il direttore della Migrantes, don De Robertis, ha parlato delle missioni cattoliche cattoliche italiane nel mondo "una casa per chi era ed è lontano da casa". Dopo la premiazione è toccato a don Aielo raccontare la sua esperienza di 15 anni nella Missione Cattolica di Lingua Italiana di Genk, in Belgio.  

Papa Francesco: “penso alle giovani madri e ai loro bambini in attesa nei campi per i rifugiati, sono tanti”

3 Gennaio 2022 - Città del Vaticano - Papa Francesco, il primo dell'anno,  è tornato a porre l'attenzione sui migranti. "Guardando a Maria con in braccio il suo Figlio, penso alle giovani madri e ai loro bambini in fuga da guerre e carestie o in attesa nei campi per i rifugiati, sono tanti", ha detto il Papa durante l'omelia della Messa nella Basilica di San Pietro. "Gesù ci tocca il cuore nascendo piccolo e povero”, ha detto il Pontefice evidenziando che "la sua povertà è una bella notizia per tutti, specialmente per chi è ai margini, per i rifiutati, per chi al mondo non conta”. “Dio viene lì: nessuna corsia preferenziale, nemmeno una culla!”. Ecco "la bellezza di vederlo adagiato in una mangiatoia”, ha aggiunto papa Francesco. Ma per Maria, la Madre di Dio, non è stato così: “Lei ha dovuto sostenere lo scandalo della mangiatoia. Che cosa c’è di più duro per una madre che vedere il proprio figlio soffrire la miseria? C’è da sentirsi sconfortati”. “Non si potrebbe rimproverare Maria se si fosse lamentata di tutta quella inattesa desolazione”: “Ma lei non si perde d’animo. Non si sfoga, ma sta in silenzio. Sceglie una parte diversa rispetto alla lamentela: ‘Maria, da parte sua, – dice il Vangelo – custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore’. È un modo di fare diverso da quello dei pastori e della gente. Loro raccontano a tutti ciò che hanno visto: l’angelo apparso nel cuore della notte, le sue parole intorno al Bambino. E la gente, all’udire queste cose, è presa da stupore: parole e meraviglia. Maria, invece, appare pensosa. Custodisce e medita nel cuore”. “Sono due atteggiamenti diversi che possiamo riscontrare anche in noi”, ha osservato il Papa: “Il racconto e lo stupore dei pastori ricorda la condizione degli inizi nella fede. Lì è tutto facile e lineare, si è rallegrati dalla novità di Dio che entra nella vita, portando in ogni aspetto un clima di meraviglia. Mentre l’atteggiamento meditante di Maria è l’espressione di una fede matura, adulta. Di una fede che non è appena nata, ma è diventata generativa. Perché la fecondità spirituale passa attraverso la prova. Dalla quiete di Nazaret e dalle trionfanti promesse ricevute dall’angelo – il suo inizio – Maria si trova ora nella buia stalla di Betlemme. Ma è lì che dona Dio al mondo. E mentre altri, di fronte allo scandalo della mangiatoia, sarebbero stati presi dallo sconforto, lei no: custodisce meditando”. Maria, in altre parole, “non seleziona, ma custodisce. Accoglie, non tenta di camuffare, di truccare la vita”. (R.I.)

Preghiera dei Fedeli: II domenica dopo Natale

2 Gennaio 2022 - Con la sua nascita in terra il Salvatore ci restituisce la dignità di figli di Dio e apre i nostri cuori alla speranza.  Preghiamo insieme e diciamo: “Signore, nostra vita, ascoltaci”.
  1. Per la santa Chiesa, perché imitando la povertà e lo spirito di servizio del suo Signore, annunzi a tutti che il regno di Dio è in mezzo a noi, preghiamo.
  2. Per il mondo intero, perché la pace sia anteposta a qualsiasi interesse di parte e venga costruita ogni giorno con l’apporto instancabile dei singoli e delle comunità, preghiamo.
  3. Per gli sposi cristiani, perché, dal Natale di Cristo, traggano ispirazione ad accogliersi e servirsi l’un l’altro con onore e amore, preghiamo.
  4. Per chi soffre nel corpo e nello spirito, perché sia avvertita, nel nostro aiuto fraterno, la presenza del Signore che ha fatto sue tutte le nostre gioie e infermità, preghiamo.
  5. Per noi che celebriamo questa Eucaristia, perché riscopriamo in essa la più intensa comunione con il Signore e l’invito urgente a servirlo nella persona soprattutto dei fratelli e delle sorelle più poveri, preghiamo.
  6. Perché noi cristiani, non fingiamo di vedere nel Natale del Signore motivo solo di festa e di allegrezza, dimenticando fratelli e sorelle che muoiono per la mancanza di diritti e per assoluta povertà, o perché sono cacciati proprio da noi. Perdonaci Signore e converti i nostri poveri cuori, preghiamo.
Accogli, o Signore, la preghiera dei tuoi figli, fa’ che sull’esempio della Vergine Madre, custodiamo ogni tuo dono e ogni tua parola, per proclamare con la vita ciò che i nostri occhi già contemplano. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Vangelo Migrante: II domenica dopo Natale (Vangelo Gv 1, 1-18)

30 Dicembre 2021 - Un brano di Vangelo che toglie il fiato, impedisce piccoli pensieri e spalanca le porte dell’infinito e dell’eterno. Così inizia il Vangelo di Giovanni: non il racconto di un episodio ma un volo che proietta Gesù di Nazareth verso i confini dello spazio e del tempo. “In principio era il Verbo... e il Verbo era Dio”. Quel ‘principio’ non coincide solo con la prima parola della Bibbia. Quel ‘principio’ è l’origine di ogni cosa, il suo senso profondo, la sua anima. Tutto quello che esiste in noi e attorno a noi, è stato fatto per mezzo di Lui e niente si è fatto da sé. “In lui era la vita”. Il Verbo di Dio non è venuto a portare un sistema di pensiero o una nuova teoria religiosa, ma ci ha comunicato vita ed ha acceso in noi il desiderio di una vita più grande: “Sono venuto perché abbiano la vita, e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). “E la vita era la luce degli uomini”. La vita è una grande parabola imbevuta della luce di Dio. Una parabola che ci insegna come perfino nelle pozzanghere dell’esistenza possiamo scorgere il riflesso del cielo di Dio e nei germogli o nelle piccole cose intuire le cose ultime. “E il Verbo di fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. ‘In principio’, ‘tutto’, ‘nulla’, ‘Dio’, sono parole assolute, senza limiti ma non astratte. Ci mettono in rapporto con la totalità e con l’eternità, con Dio e con tutte le creature del cosmo. Ma è accogliendo Gesù venuto in terra e riconoscendolo Figlio di Dio che, da semplici creature, si diventa addirittura Figli a nostra volta. Mai inadeguati, mai sbagliati: preziosi ai suoi occhi! Se tutta la vita è imbevuta della luce di Dio, in Gesù l’umanità è abitata stabilmente da Dio. Attentare all’umanità significa volersi disfare di Dio; presumere di cancellare Dio, significa distruggere ogni forma di vita. Per questo il primo compito di ogni uomo è accogliere l’umanità, proteggerla, promuoverla e integrarla. Ovunque. “Dio nessuno lo ha mai visto: proprio il figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato”. (P. Gaetano Saracino)

Fides: 22 i missionari uccisi nel 2021

30 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - Sono stati 22 i missionari uccisi nel ondo nel 2021. I dati sono stati diffusi oggi dall’Agenzia Fides. Si tratta di 13 sacerdoti, 1 religioso, 2 religiose, 6 laici. Riguardo alla ripartizione continentale, il numero più elevato si registra in Africa, dove sono stati uccisi 11 missionari (7 sacerdoti, 2 religiose, 2 laici), cui segue l’America, con 7 missionari uccisi (4 sacerdoti, 1 religioso, 2 laici) quindi l’Asia, dove sono stati uccisi 3 missionari (1 sacerdote, 2 laici), e l’Europa, dove è stato ucciso 1 sacerdote. Negli ultimi anni sono l’Africa e l’America ad alternarsi al primo posto di questa tragica classifica. Dal 2000 al 2020, secondo l'agenzia vaticana ,sono stati uccisi nel mondo 536 missionari. L’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i cristiani cattolici impegnati in qualche modo nell’attività pastorale, morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Per questo - spiegano a Fides - si preferisce non usare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro. Allo stesso modo usiamo il termine “missionario” per tutti i battezzati, consapevoli che “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione” (EG 120). Gli elenchi stilati annualmente dall’Agenzia Fides sono sempre "provvisori, in quanto si limitano a raccogliere i nomi delle persone di cui si hanno informazioni certe, anche se scarse. A loro deve essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo".

MCI Svizzera: don Todeschini nuovo coordinatore nazionale

30 Dicembre 2021 -
Zurigo – Don Egidio Todeschini, responsabile della Missione Cattolica Italiana di Schaan – Marbach, è il nuovo coordinatore nazionale per le Missioni Cattoliche di Lingua Italiana in Svizzera per il quinquennio 2022/2026. Lo ha nominato la Conferenza Episcopale Svizzera. Don Todeschini terminerà il suo ministero pastorale nella diocesi di San Gallo e in quella di Vaduz – Principato del Liechtenstein domani, 31 Dicembre, e inizierà il suo servizio di coordinazione per le MCLI il primo gennaio. «Siamo grati alla Chiesa in Svizzera per questa nomina che conferma l’apprezzamento per le comunità di lingua italiana e per i missionari, le religiose, i religiosi e i laici che quotidianamente si prodigano per i fedeli di lingua italiana in Svizzera e per i nostri connazionali in Svizzera”, dice don Carlo De Stasio, che ha guidato le Mci di Svizzera fino ad oggi. Don Egidio Todeschini, sacerdote della Diocesi di Bergamo, è arrivato in Svizzera nel lontano 1973. È stato sacerdote nelle MCI di Yverdon, Morges, Herisau e Hochdorf. È stato dal 1982 al 1998 Direttore del “Corriere degli Italiani”. Attualmente è coordinatore delle MCLI nella Diocesi di San Gallo. “Di cuore auguro a don Egidio di sperimentare un servizio di coordinazione ricco di buoni frutti per la Chiesa in Svizzera, per i missionari e tutto il personale delle MCLI, per le tante comunità cattoliche in Svizzera che custodiscono il bagaglio di fede e cultura della Chiesa in Italia, radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano’”, aggiunge don De Stasio. A don Todeschini l’augurio di un proficuo ministero da parte della Fondazione Migrantes. (R.Iaria)

Immigrati: regolarizzazioni a rilento e il 9% ha cambiato lavoro

30 Dicembre 2021 - Roma - La regolarizzazione dei lavoratori senza permesso di soggiorno va ancora molto a rilento e perciò sono stati stanziati altri 20 milioni di euro per rafforzare il personale delle prefetture che deve esaminare le pratiche. Intanto, però, quasi 1 lavoratore su 10 di quelli che hanno fatto domanda ha già cambiato mestiere. La legge di Bilancio prevede risorse aggiuntive per il rinnovo dei contratti di lavoro in somministrazione nelle strutture del ministero degli Interni per tentare di sveltire le pratiche. Rispetto alle 220mila domande di emersione dal lavoro nero, presentate da giugno a metà agosto del 2020, infatti, solo 60mila persone sono state convocate per definire il rilascio del permesso di soggiorno. Si tratta di poco più del 27% delle richieste, per l’85% riguardanti i lavoratori del settore domestico (177mila) e il resto del comparto agricolo. A un anno e mezzo dall’avvio della sanatoria, alcune migliaia di contratti di lavoro temporanei sono in realtà già scaduti, ma il dato più interessante è quello che emerge da alcune anticipazioni del III Rapporto annuale Domina sul lavoro domestico, che sarà presentato in Senato il prossimo 14 gennaio. Secondo l’analisi svolta in collaborazione con l’Inps dall’Osservatorio dell’associazione di datori di lavoro domestico, su 125mila lavoratori emersi finora e 'censiti' dall’Inps, il 9% ha già cambiato settore. O, più probabilmente, svolgeva già un’altra attività 'in nero' e, assieme al datore di lavoro, ha utilizzato la sanatoria per il lavoro domestico come strumento per regolarizzare la posizione. Il dato si evince da un lato dalle dichiarazioni contributive per altre professioni e, dall’altro, da un’analisi comparativa sui lavoratori domestici tra i dati pre e post regolarizzazione. Se, infatti, prima della sanatoria i collaboratori domestici e i badanti maschi rappresentavano l’11% della categoria, fra i rapporti di lavoro emersi la quota maschile sale addirittura al 55%. Discorso analogo per quanto riguarda la proporzione tra colf e badanti. Prima del varo della regolarizzazione, le badanti erano in netta crescita e rappresentavano la maggioranza dei rapporti di lavoro con contratti più 'strutturati', fra quelli emersi invece sono appena il 34%. Infine, se nella platea complessiva dei domestici solo un lavoratore su 10 ha meno di 40 anni, nel caso dei lavoratori emersi, i giovani sono la netta maggioranza, addirittura il 59%. Si tratta con tutta evidenza di dati incongrui che testimoniano come la regolarizzazione rappresenti la porta d’ingresso al mercato del lavoro legale, ben al di là dei due settori per i quali la sanatoria era stata pensata e varata: l’agricoltura e il lavoro domestico, appunto. 'Questo fenomeno - nota l’Osservatorio Domina guidato da Massimo de Luca - è ancora più evidente nelle regioni del Nord, dove le possibilità lavorative in altri campi sono maggiori. Non è un caso che i lavoratori under 40 emersi siano in netta maggioranza in tutte le regioni del Nord: in Trentino Alto Adige il 70%, in Liguria il 67%, in Lombardia e Veneto intorno al 65%'. Una dinamica territoriale accentuata che si riscontra anche nelle dichiarazioni contributive: quel 9,2% di media italiana di emersioni attraverso il lavoro domestico di persone che versano contributi per altre professioni, tocca punte del 27% in Trentino Alto Adige, si attesta intorno al 15% nel Nordest e cala invece al 4,6% nel Mezzogiorno. Al di là dei ritardi nell’esaminare le pratiche e della scarsa propensione dei datori di lavoro agricolo a regolarizzare le tante, troppe situazioni illegali, i dati analizzati da Domina dimostrano ancora una volta come la sostanziale chiusura dei canali di ingresso legali di extracomunitari nel nostro Paese costringa lavoratori e datori a dover utilizzare, anche in modo improprio, le periodiche sanatorie del lavoro 'in nero'. Tanto che, sulla spinta dei fabbisogni degli imprenditori, il governo si appresta a varare un 'decreto flussi' per lavoratori stranieri per oltre il doppio delle 30mila persone previste in media negli anni scorsi. (Francesco Riccardi)  

Vaticano: un codice QR nella scultura di Piazza San Pietro per far conoscere il magistero del Papa sui migranti

29 Dicembre 2021 -

Città del Vaticano - La scultura - "Angels Unawares" - che rappresenta migranti e rifugiati in Piazza San Pietro, interpella i turisti attraverso l'arte, la cultura e gli insegnamenti di Papa Francesco tramite un codice QR. La scultura è stata inaugurata da Papa Francesco nel 2019, in occasione della 105° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Da allora, l'opera è stata contemplata dai turisti che ogni anno visitano Piazza San Pietro. Ora è stata aggiunta una piccola targa con un codice QR che indirizza i visitatori ai contenuti digitali per spiegare la rappresentazione artistica. Dai dispositivi mobili è possibile accedere tramite il codice al sito web “Angels Unawares”, disponibile in sei lingue (spagnolo, inglese, francese, portoghese e tedesco). Le persone che visiteranno la scultura potranno conoscere meglio l'opera, la sua storia, e allo stesso tempo potranno approfondire, attraverso gli insegnamenti di Papa Francesco, la realtà dei migranti e dei rifugiati. “Abbiamo deciso di unire l'informazione culturale e gli insegnamenti della Chiesa negli ultimi anni, per aiutare i visitatori a passare dall'essere turisti a pellegrini in Vaticano”, afferma il card. Michael Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati. Con questo nuovo strumento si intende promuovere una lettura complementare della scultura, che aiuti a formare e prendere coscienza della realtà che essa esprime artisticamente. Nell'opera, realizzata dall'artista canadese Timothy P. Schmalz, emergono dal centro una folla eterogenea di persone e ali d'angelo, che suggeriscono la presenza del sacro. La scultura è ispirata a un passo biblico: "Non dimenticate l'ospitalità, perché per essa alcuni, senza saperlo, ospitavano angeli" (Ebrei 13,2).

Papa Francesco: san Giuseppe, migrante perseguitato e coraggioso

29 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - "San Giuseppe, migrante perseguitato e coraggioso". Questo il tema trattato oggi da Papa Francesco nella consueta Udienza generale del mercoledì. Ne pubblichiamo integralmente il testo: Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Oggi vorrei presentarvi San Giuseppe come migrante perseguitato e coraggioso. Così lo descrive l’Evangelista Matteo. Questa particolare vicenda della vita di Gesù, che vede come protagonisti anche Giuseppe e Maria, è conosciuta tradizionalmente come “la fuga in Egitto” (cfr Mt 2,13-23). La famiglia di Nazaret ha subito tale umiliazione e sperimentato in prima persona la precarietà, la paura, il dolore di dover lasciare la propria terra. Ancora oggi tanti nostri fratelli e tante nostre sorelle sono costretti a vivere la medesima ingiustizia e sofferenza. La causa è quasi sempre la prepotenza e la violenza dei potenti. Anche per Gesù è accaduto così. Il re Erode viene a sapere dai Magi della nascita del “re dei Giudei”, e la notizia lo sconvolge. Si sente insicuro, si sente minacciato nel suo potere. Così riunisce tutte le autorità di Gerusalemme per informarsi sul luogo della nascita, e prega i Magi di farglielo sapere con precisione, affinché – dice falsamente – anche lui possa andare ad adorarlo. Accorgendosi però che i Magi erano ripartiti per un’altra strada, concepì un proposito scellerato: uccidere tutti i bambini di Betlemme dai due anni in giù in quanto, secondo il calcolo dei Magi, quello era il tempo in cui Gesù era nato. Nel frattempo, un angelo ordina a Giuseppe: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò. Erode, infatti, vuole cercare il bambino per ucciderlo» (Mt 2,13). Pensiamo oggi a tanta gente che sente questa ispirazione dentro: “Fuggiamo, fuggiamo, perché qui c’è pericolo”. Il piano di Erode richiama quello del Faraone di gettare nel Nilo tutti i figli maschi del popolo d’Israele (cfr Es 1,22). E la fuga in Egitto evoca tutta la storia d’Israele a partire da Abramo, che pure vi soggiornò (cfr Gen 12,10), fino a Giuseppe, figlio di Giacobbe, venduto dai fratelli (cfr Gen 37,36) e poi divenuto “capo del paese” (cfr Gen 41,37-57); e a Mosè, che liberò il suo popolo dalla schiavitù degli egiziani (cfr Es 1; 18). La fuga della Santa Famiglia in Egitto salva Gesù, ma purtroppo non impedisce a Erode di compiere la sua strage. Ci troviamo così di fronte a due personalità opposte: da una parte Erode con la sua ferocia e dall’altra parte Giuseppe con la sua premura e il suo coraggio. Erode vuole difendere il proprio potere, la propria “pelle”, con una spietata crudeltà, come attestano anche le esecuzioni di una delle sue mogli, di alcuni dei suoi figli e di centinaia di oppositori. Era un uomo crudele: per risolvere dei problemi, aveva una sola ricetta: “fare fuori”. Egli è il simbolo di tanti tiranni di ieri e di oggi. E per loro, per questi tiranni, la gente non conta: conta il potere, e se hanno bisogno di spazio di potere, fanno fuori la gente. E questo succede anche oggi: non dobbiamo andare alla storia antica, succede oggi. E’ l’uomo che diventa “lupo” per gli altri uomini. La storia è piena di personalità che, vivendo in balìa delle loro paure, cercano di vincerle esercitando in maniera dispotica il potere e mettendo in atto disumani propositi di violenza. Ma non dobbiamo pensare che si vive nella prospettiva di Erode solo se si diventa tiranni, no! In realtà è un atteggiamento in cui possiamo cadere tutti noi, ogni volta che cerchiamo di scacciare le nostre paure con la prepotenza, anche se solo verbale o fatta di piccoli soprusi messi in atto per mortificare chi ci è accanto. Anche noi abbiamo nel cuore la possibilità di essere dei piccoli Erode. Giuseppe è l’opposto di Erode: prima di tutto è «un uomo giusto» (Mt 1,19), mentre Erode è un dittatore; inoltre si dimostra coraggioso nell’eseguire l’ordine dell’Angelo. Si possono immaginare le peripezie che dovette affrontare durante il lungo e pericoloso viaggio e le difficoltà che comportò la permanenza in un paese straniero, con un'altra lingua: tante difficoltà. Il suo coraggio emerge anche al momento del ritorno, quando, rassicurato dall’Angelo, supera i comprensibili timori e con Maria e Gesù si stabilisce a Nazaret (cfr Mt 2,19-23). Erode e Giuseppe sono due personaggi opposti, che rispecchiano le due facce dell’umanità di sempre. È un luogo comune sbagliato considerare il coraggio come virtù esclusiva dell’eroe. In realtà, il vivere quotidiano di ogni persona – il tuo, il mio, di tutti noi – richiede coraggio: non si può vivere senza coraggio! Il coraggio per affrontare le difficoltà di ogni giorno. In tutti i tempi e in tutte le culture troviamo uomini e donne coraggiosi, che per essere coerenti con il proprio credo hanno superato ogni genere di difficoltà, sopportando ingiustizie, condanne e persino la morte. Il coraggio è sinonimo di fortezza, che insieme alla giustizia, alla prudenza e alla temperanza fa parte del gruppo delle virtù umane, dette “cardinali”. La lezione che ci lascia oggi Giuseppe è questa: la vita ci riserva sempre delle avversità, questo è vero, e davanti ad esse possiamo anche sentirci minacciati, impauriti, ma non è tirando fuori il peggio di noi, come fa Erode, che possiamo superare certi momenti, bensì comportandoci come Giuseppe che reagisce alla paura con il coraggio di affidarsi alla Provvidenza di Dio. Oggi credo ci voglia una preghiera per tutti i migranti, tutti i perseguitati e tutti coloro che sono vittime di circostanze avverse: che siano circostanze politiche, storiche o personali. Ma, pensiamo a tanta gente vittima delle guerre che vuole fuggire dalla sua patria e non può; pensiamo ai migranti che incominciano quella strada per essere liberi e tanti finiscono sulla strada o nel mare; pensiamo a Gesù nelle braccia di Giuseppe e Maria, fuggendo, e vediamo in Lui ognuno dei migranti di oggi. E’ una realtà, questa della migrazione di oggi, davanti alla quale non possiamo chiudere gli occhi. E’ uno scandalo sociale dell’umanità. San Giuseppe, tu che hai sperimentato la sofferenza di chi deve fuggire tu che sei stato costretto a fuggire per salvare la vita alle persone più care, proteggi tutti coloro che fuggono a causa della guerra, dell’odio, della fame. Sostienili nelle loro difficoltà, rafforzali nella speranza e fa’ che incontrino accoglienza e solidarietà. Guida i loro passi e apri i cuori di coloro che possono aiutarli. Amen.

Scalabriniane: nasce una Fondazione per sostenere migranti e rifugiati nel mondo

29 Dicembre 2021 -
Roma - Incidere sulle politiche internazionali a sostegno dei migranti e dei rifugiati. È questo l’obiettivo che ha spinto la Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane a dare vita alla Fondazione Scalabriniana, un’organizzazione che opera in un’ottica solidale e lì dove ci sono le maggiori emergenze mondiali. “In questi anni 272 milioni di persone hanno abbandonato le loro case per persecuzioni, e conflitti, problemi economici, ambientali – spiega suor Janete Ferreira, animatrice generale dell’apostolato della Congregazione - Tutti i giorni migliaia di persone attraversano le frontiere delle proprie nazioni d’origine per proteggere la loro vita o semplicemente per trovare qualcosa da mangiare. In Nord America il ‘sogno americano’ provoca ondate di famiglie che tentano di entrare negli Usa da Messico e Centro America. In Sud America la crisi economica del Venezuela ha provocato un flusso di migranti senza precedenti, specialmente per Colombia, Ecuador e Perù: si stimano circa 5 milioni di persone che hanno lasciato lo Stato. L’Unione europea è al centro delle richieste di aiuto di molti migranti che attraversano forse quella che è tra le vie più pericolose al mondo, quella del Mediterraneo”. “Abbiamo deciso di creare questa Fondazione fedeli al nostro carisma, per dare risposta ai migranti che soffrono nel pianeta – aggiunge – Vogliamo contribuire al loro sviluppo, per generare alleanza e reti di cooperazioni a livello nazionale e internazionale, lavorando per i diritti e per la costruzione di pace, giustizia, solidarietà, interculturalità”.

Papa Francesco: “la migrazione di oggi uno scandalo sociale dell’umanità”

29 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - “Giuseppe è l’opposto di Erode: prima di tutto è ‘un uomo giusto’; inoltre si dimostra coraggioso nell’eseguire l’ordine dell’Angelo”. Lo ha detto Papa Francesco nella catechesi dell’udienza generale di stamani. Riprendendo il ciclo di catechesi su San Giuseppe, ha incentrato la sua riflessione sul tema: “San Giuseppe, migrante perseguitato e coraggioso”. “Erode e Giuseppe sono due personaggi opposti, che rispecchiano le due facce dell’umanità di sempre – ha detto il Papa -. È un luogo comune sbagliato considerare il coraggio come virtù esclusiva dell’eroe. In realtà, il vivere quotidiano di ogni persona richiede coraggio per affrontare le difficoltà di ogni giorno”. Guardando alla storia, il Papa ha poi ribadito che “in tutti i tempi e in tutte le culture troviamo uomini e donne coraggiosi, che per essere coerenti con il proprio credo hanno superato ogni genere di difficoltà, sopportando ingiustizie, condanne e persino la morte”. “Il coraggio è sinonimo di fortezza, che insieme alla giustizia, alla prudenza e alla temperanza fa parte del gruppo delle virtù umane, dette ‘cardinali’”. E, ancora, la lezione che “ci lascia oggi Giuseppe”, cioè che “la vita ci riserva sempre delle avversità, e davanti ad esse possiamo anche sentirci minacciati, impauriti, ma non è tirando fuori il peggio di noi, come fa Erode, che possiamo superare certi momenti, bensì comportandoci come Giuseppe che reagisce alla paura con il coraggio di affidarsi alla Provvidenza di Dio”. Infine, la preghiera per tutti i migranti, tutti i perseguitati e tutti coloro che sono vittime di circostanze avverse politiche, storiche e personali. Il riferimento è alle persone vittime delle guerre che vogliono fuggire dalla loro patria e non possono, i migranti che “cominciano quella strada per essere liberi e invece finiscono sulla strada o nel mare”. “Una realtà quella della migrazione di oggi davanti alla quale non possiamo chiudere gli occhi, è uno scandalo sociale dell’umanità”.  

Papa Francesco: migranti “vittime della violenza dei potenti”

29 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - Papa Francesco dedica l'Udienza generale di questa mattina su "San Giuseppe, migrante perseguitato e coraggioso" riprendendo il ciclo di catechesi su San Giuseppe. "Ancora oggi tanti nostri fratelli e tante nostre sorelle - ha detto - sono costretti a vivere la medesima ingiustizia e sofferenza. La causa è quasi sempre la prepotenza e la violenza dei potenti" ed ha ricordato che la Sacra Famiglia fu costretta per un periodo a rifugiarsi in Egitto per sfuggire alla violenza di Erode.

Migrantes Abruzzo Molise rilancia la Campagna “Lanterne Verdi”

29 Dicembre 2021 - Pescara - Il Servizio Migrantes regionale della Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana rilancia ed affida alla libertà delle comunità locali l’iniziativa “Lanterne Verdi” sposata dal quotidiano Avvenire. Recepisce la dichiarazione di accompagnamento all’iniziativa della Fondazione Migrantes della CEI. "La campagna Lanterne Verdi rappresenta un ulteriore occasione per richiamare l’attenzione sul mondo della migrazione oggi e per ricordare i Diritti fermati alle frontiere di alcuni Paesi europei. Sono i Diritti di persone in fuga perché la loro casa è stata distrutta dalle guerre e dai disastri naturali, da torture e violenze: persone che hanno perso tutto. Sono i Diritti di 84 milioni di persone. Per loro il semaforo è sempre rosso. Nessuno può passare, cercare la libertà, la sicurezza e la pace che sono Diritti per ogni persona, ogni famiglia" scrivono mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne e e incaricato dei vescovi di Abruzzo-Molise per la Migrantes e la direttrice regionale Migrantes Lidia Di Pietro. Per i migranti "non c’è posto. Alle frontiere della nostra 'casa comune', l’Europa - aggiungono in una nota -  si soffre, si muore di fame e di freddo: si muore anche di delusione e di disperazione. Il Mediterraneo, la nostra frontiera con il continente africano è un cimitero senza lapidi, come ha ricordato Papa Francesco. Alle frontiere dell’Europa si sono alzati 10 muri e i sono chiuse le porte ai Diritti, alla Democrazia". Con l’adesione alla campagna "Lanterne  Verdi" la Migrantes Abruzzo-Molise invita "ad accendere la luce verde al semaforo delle frontiere, così che cessi la sofferenza, la morte e siano tutelati i diritti di chi è in cerca di asilo, di protezione e di sicurezza". (R.I.)  

Mci Francia: questa sera su Radio Mater spazio dedicato agli italiani in Francia

28 Dicembre 2021 -
Roma - Oggi, Martedì 28 dicembre 2021, andrà in onda la quarta puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro».
La trasmissione - in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore).
Lo spazio radiofonico di questa sera ospiterà la testimonianza della Comunità cattolica italiana che vive in Francia.
In collegamento da Oltralpe, ci sarà mons. Ferruccio Sant, coordinatore delle Missioni cattoliche italiane in Francia. Nativo della diocesi di Vittorio Veneto, ha prestato servizio pastorale in territori francofoni anche oltremare.
La trasmissione è ideata e condotta da Massimo Pavanello, sacerdote della diocesi di Milano, con la consulenza della Fondazione Migrantes.

Radio Mater (www.radiomater.org) si può ascoltare - in Italia - attraverso la radio o la televisione. In tutto il mondo, all’indirizzo internet https://www.radiomater.org/it/streaming.htm

Viminale: da inizio anno sbarcate 66.432 persone migranti

27 Dicembre 2021 -
Roma - Sono 66.432 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 15.628 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (8.261, 12%), Bangladesh (7.737, 12%), Iran (3.892, 6%), Costa d’Avorio (3.727, 6%), Iraq (2.557, 4%), Guinea (2.419, 4%), Siria (2.235, 3%), Eritrea (2.197, 3%), Marocco (2.191, 3%) a cui si aggiungono 15.588 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Per il Viminale fino ad oggi sono stati 9.478 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.