Primo Piano

Incontro sul Mediterraneo: domani fedeli in piazza Santa Croce per pregare per il Papa e per la pace

26 Febbraio 2022 -
Firenze - “La voglia di pregare per Papa Francesco, per i temi del convegno, per la pace in Ucraina manifestata dalla nostra gente ci ha spinto a confermare la presenza dei fedeli in piazza in Santa Croce”. Lo ha detto l'arcivescovo di Firenze, il card.  Giuseppe Betori, al termine della riunione in Prefettura alla quale hanno partecipato tutte le autorità interessate e il Cerimoniale del Quirinale. Proprio la presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella impone il mantenimento delle misure di sicurezza, per cui dentro la Basilica di Santa Croce potranno entrare solo le autorità e i fedeli già in possesso del biglietto di invito.
Ad accogliere il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella all’ingresso del Chiostro di Santa Croce ci saranno il Sindaco di Firenze, Dario Nardella e il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, insieme al Presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti e a la card. Betori, oltre alla Presidente dell’Opera di Santa Croce, Cristina Acidini e al Rettore della Basilica, padre Giancarlo Corsini. (R.I.)

Incontro sul Mediterraneo: i Vescovi in ascolto del mondo del sociale fiorentino

25 Febbraio 2022 - Firenze - Accanto al volto più celebrato di capitale di arte e cultura e di protagonista della Storia, la città di Firenze ha anche una lunga tradizione di servizi caritatevoli e opere di solidarietà, che la rendono pioniere e modello dell’impegno nel sociale. Questa storia è stata raccontata, nella serata di ieri, 24 febbraio, ai Vescovi giunti in città per l’incontro sul Mediterraneo. Accomodati nella navata centrale della Basilica di San Lorenzo, incorniciati nell’essenzialità della simmetria brunelleschiana, le massime autorità religiose del Mediterraneo hanno potuto conoscere l’esperienza di alcune fra le realtà che compongono la galassia del sociale fiorentino, dalla viva voce di chi ne incarna l’impegno. Una costellazione di organizzazioni e istituzioni, che si dedicano ad attività molto diverse, dall’assistenza sanitaria alla consulenza psicologica, dalla cura dei disabili alla riabilitazione dei tossicodipendenti, dal sostegno alla povertà all’accompagnamento dell’infanzia e molto altro. Pronte a sostenere chiunque, senza fare distinzioni. Abituate ad intervenire in situazioni di crisi anche quando esplodono improvvisamente, come la pandemia o, evenienza tornata di drammatica attualità, come la guerra. Alcune antichissime, come l’Istituto degli Innocenti, la prima struttura nata, nel 1400, non solo per raccogliere i bambini abbandonati, ma anche per seguirli e sostenerli in tutto il percorso di crescita, e che da allora non ha smesso di assistere e promuovere l’infanzia e la maternità. In occasione della sua scorsa visita a Firenze, Papa Francesco lodò l’Istituto per occuparsi dell’altra metà, facendo riferimento alle medagliette che le mamme lasciavano ai propri neonati prima di abbandonarli, nella speranza di ritrovarli in futuro. Oggi, aveva detto il Papa, sono i bambini vittime della guerra e della migrazione ad avere simbolicamente l’altra metà della medaglia: orfani, privati dei diritti basilari, costretti a fuggire e non accompagnati. Spesso, queste realtà hanno dovuto reindirizzare, o espandere, le proprie attività per fare scudo all’impatto della pandemia. Lo racconta la fondatrice di Villa Lorenzi, creata per volontà del cardinale  Benelli, ispirato dalla visione di don Milani, per favorire l’uscita dalla marginalità, soprattutto dalla tossicodipendenza, con attenzione particolare ai giovani. Gli adolescenti di oggi sono in crisi, soffrono per la solitudine e il disorientamento, spesso reagiscono con l’asocialità, le dipendenze, la violenza. Molti sono immigrati, com’è comprensibile per una categoria nella quale le ansie date dall’età e dal contesto storico e socioeconomico si sommano a quelle del distacco e dell’inserimento e, a volte, anche a quelle di fughe costrette, viaggi difficili, abusi, violenze. Tra le realtà che si raccontano ai Vescovi, non può mancare la Caritas diocesana di Firenze. Il suo impegno a sostegno delle fragilità si è da tempo orientato anche verso la creazione di percorsi, in città e nel territorio, per offrire la prima accoglienza a chi arriva e poi, via via, per accompagnarlo in ogni fase dell’integrazione, nel processo di riappropriazione dell’autonomia e di ricostruzione della propria vita in un contesto nuovo. I migranti inclusi nei circuiti della Caritas sono affiancati e incoraggiati nell’apprendimento della lingua, nell’iscrizione dei propri figli a scuola, nella formazione professionale, nell’inserimento lavorativo. Molte volte si tratta di famiglie. Anche tra loro erano state scelte le 49 persone rifugiate, di diversi Paesi quali Afghanistan, Siria, Eritrea, Mali, che avrebbero dovuto incontrare il Papa nella giornata di domenica. (Livia Cefaloni)

Ucraini in Italia: mons. Tomasi a comunità ucraina, “vogliamo dirvi la nostra disarmata vicinanza e preghiamo per la pace”

25 Febbraio 2022 -
Treviso - “In questo momento così tragico, in cui la guerra sta colpendo persone a voi care, le vostre famiglie, il vostro popolo, il vostro Paese, vogliamo dirvi la nostra disarmata vicinanza”. Inizia così la lettera che mons. Michele Tomasi, vescovo di Treviso, ha inviato ieri alla comunità ucraina di rito greco-cattolico e a tutti gli ucraini presenti sul territorio diocesano. “I nostri mezzi – scrive Tomasi – non sono potenti dal punto di vista militare: si chiamano preghiera, solidarietà, vicinanza di persone, di fratelli e sorelle nella fede. A Dio chiediamo con forza insieme con voi: si fermi questa follia di una guerra che ha già iniziato a fare vittime, e troppe rischia ancora di farne. Una guerra che già sta uccidendo la possibilità della pace, e di tutto il bene che nella pace può essere coltivato, e fatto crescere fino a portare frutto. Il bene che voi, con sacrificio e con amore, state cercando di costruire con tanto impegno in emigrazione per i vostri cari”. Mons. Tomasi invita i fedeli della diocesi di Treviso a partecipare, il prossimo 2 marzo, mercoledì delle Ceneri, alla giornata di preghiera e digiuno che Papa Francesco ha chiesto per invocare la pace. “E questo – conclude Tomasi – sia solo un primo segno per una vicinanza che possa continuare nella solidarietà e nella preghiera”.

Incontro sul Mediterraneo: card. Bassetti, “vicinanza al Papa”

25 Febbraio 2022 -
Firenze - A nome dei Vescovi del Mediterraneo, convenuti a Firenze, il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, esprime "vicinanza" a Papa Francesco  che, a causa di un’acuta gonalgia, non potrà essere presente nel capoluogo toscano domenica 27 febbraio, né presiedere le celebrazioni del 2 marzo, mercoledì delle Ceneri.
"Sappiamo - dice il porporato - quanto tenesse a questo incontro. Sin dall’inizio, abbiamo condiviso con lui questo importante progetto verso il quale ha sempre espresso parole di sostegno e di incoraggiamento a proseguire sulla strada tracciata. Il Pontefice "ci accompagna in questo processo di ascolto, di conoscenza reciproca, di spiritualità, di fratellanza e di pace. E noi Gli assicuriamo la nostra preghiera. Domenica saremo tutti uniti spiritualmente; pregheremo insieme per la pace, con il nostro pensiero rivolto all’Ucraina". (R.I.)

Ucraina: oggi preghiera a Roma con il card. De Donatisnella cattedrale dei Santi Sergio e Bacco degli ucraini

25 Febbraio 2022 -
Roma - La comunità diocesana di Roma si stringe ai fratelli ucraini in un momento di preghiera: oggi, venerdì 25 febbraio, alle ore 19, nella cattedrale dei Santi Sergio e Bacco degli ucraini si terrà la celebrazione dei vespri. Interverranno il cardinale vicario Angelo De Donatis; il vescovo Dionisio Lachovicz, esarca apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia; il vescovo ausiliare di Roma, mons. Benoni Ambarus; il parroco dei Santi Sergio e Bacco, don Taras Ostafiiv. Parteciperanno anche mons, Pierpaolo Felicolo e don Pietro Guerini dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma.
"Come ci ha invitato a fare il nostro vescovo Papa Francesco, vogliamo intensificare la nostra preghiera per la pace", dice il card. De Donatis: "vogliamo pregare insieme ai nostri fratelli e sorelle della comunità cristiana ucraina di Roma e in questo modo far sentire la nostra vicinanza e il nostro sostegno a tutta la popolazione ucraina, così duramente provata da questi giorni di guerra".
"La comunità ucraina di Roma è formata soprattutto da donne, ma ci sono anche tante famiglie", spiega mons. Felicolo, direttore della Migrantes di Roma: "è una comunità laboriosa, attiva nell’accompagnare gli anziani, nel lavoro domestico, e tutti sono qui con la prospettiva di poter aiutare i parenti rimasti in Ucraina. È visibile e palpabile la preoccupazione, perché tutti hanno familiari e amici che stanno combattendo o rifugiati nelle stazioni della metropolitana. C’è un grande desiderio di pace e sia nella cattedrale dei Santi Sergio e Bacco che nella basilica di Santa Sofia le persone si recano incessantemente per pregare". Lo conferma il parroco don Ostafiiv: "La cattedrale dei Santi Sergio e Bacco degli ucraini è aperta dalle 6.30 del mattino fino alla sera tardi e tanti vengono anche durante le pause del lavoro per dire una preghiera. Tutti sono in stretto contatto con i propri familiari che stanno vivendo questa terribile situazione di guerra".

Card. Bassetti: “auspichiamo che al più presto taccia il fragore delle armi”

25 Febbraio 2022 -

Firenze - “Auspichiamo che al più presto in Ucraina taccia il fragore delle armi”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, salutando questa mattina, a Palazzo Vecchio, i sindaci dei paesi del Mediterraneo, riuniti a Firenze per l'incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo, promosso dalla Conferenza episcopale italiana. “Sindaci e vescovi – ha aggiunto Bassetti – hanno una missione simile, pur con compiti diversi, ed è quello di creare su tutto il bacino del Mediterraneo una tenda di pace nel segno del rispetto reciproco perché tutti ritrovino le radici della loro fraternità”. “Sono fermamente convinto che insieme dobbiamo promuovere processi di liberazione pace, fratellanza, giustizia”, ha concluso il cardinale: “questo, a suo tempo, fece il sindaco di Firenze Giorgio La Pira e per questo noi, insieme, vogliamo dialogare insieme in questi giorni”.

Ucraina: accoglienza per i profughi nel monastero Don Orione di Leopoli

25 Febbraio 2022 - Roma - "In questo momento ci siamo riuniti tutti nel monastero di Leopoli che abbiamo deciso di mettere a disposizione dei profughi e di quanti avranno bisogno. L'altra nostra priorità è la tutela degli 8 ragazzi disabili che vivono nella nostra comunità. Se il conflitto dovesse arrivare drammaticamente anche qui saremo costretti a portarli nelle nostre case in Polonia o in Italia". Lo dice don Moreno Cattelan, missionario orionino in una dichiarazione rilanciata dall'Ufficio Stampa dell'Opera Don Orione. In questo momento si sta tenendo una riunione per organizzare ogni possibile scenario soprattutto per la tutela dei ragazzi disabili presenti. "Da ieri sera - aggiunge Don Cattelan - a Leopoli non esce nessuno. Tutti siamo in attesa. La paura è quella principale dei bombardamenti. Il nostro chierico non potrà lasciare il paese perchè c'è il richiamo alla leva militare per tutti i cittadini ucraini abili dai 18 ai 60 anni. Vi chiedo soprattutto di pregare per noi. Non lasceremo il popolo ucraino. Noi rimaniamo qui!".

Incontro sul Mediterraneo: per un dolore al ginocchio il papa non potrà essere presente domenica

25 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - "A causa di un’acuta gonalgia, per la quale il medico ha prescritto un periodo di maggiore riposo per la gamba, Papa Francesco non potrà recarsi a Firenze domenica 27 febbraio, né presiedere le celebrazioni di Mercoledì delle Ceneri il 2 marzo". Lo comunica oggi la Sala Stampa della Santa Sede in una comunicazione ai giornalisti. Nel programma era previsto anche un incontro del Pontefice con 49 migranti che vivono a Firenze.

Incontro sul Mediterraneo: 49 i rifugiati che incontrerà domenica Papa Francesco

25 Febbraio 2022 - Firenze -  Papa Francesco domenica sarà a Firenze per concludere, con una celebrazione eucaristica, l'Incontro dei vescovi e sindaci del Mediterraneo promosso dalla Cei. Prima della celebrtazione eucaristica incontrerà a Palazzo Vecchio 49 rifugiati provenienti da Afghanistan, Etiopia, Siria, Somalia, Costa d'Avorio, Eritrea e Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Gana e Mali. Rifugiati oggi inseriti nei percorsi di accoglienza e integrazione. Sono state selezionati, è stato spiegato, per la loro diversa esperienza di accoglienza in città. Tra loro ci saranno Mohamad Anosh e la moglie Reha, entrambi afgani, chirurgo pediatrico lui, attivista per i diritti umani lei: in Italia con le due figli, che vanno a scuola, hanno ottenuto lo status di rifugiati. Anche Mohammad Azreakhsh incontrerà il Papa: afgano, tecnico informatico, è arrivato in Italia con la famiglia alla quale è stato riconosciuto lo status di rifugiato. Joseph, giovane nigeriano, ha affrontato un viaggio di un anno e cinque mesi passando dalla Libia, per raggiungere l'Italia. "Al Papa dirò che gli voglio bene e che lo ringrazio per quello che fa perché ha aiutato questo mondo e i migranti che lasciano il loro Paese. Lui ha fatto tante cose per gli umani e sono molto contento di incontrarlo domenica", ha detto Joseph, rifugiato nigeriano di 28 anni arrivato in Italia  nel 2015.

Mons. Perego: concepire la città come comunità inclusiva e aperta, che riconosca le diversità e le provenienze

25 Febbraio 2022 - Firenze – “Firenze sarà un laboratorio di confronto fra tutte le esperienze, le fatiche, le sofferenze, le umiliazioni, che oggi si vivono intorno e dentro il Mediterraneo, e che impongono un cambio di direzione. Abbiamo davanti la sfida di far diventare quello che oggi è una barriera e un cimitero, in un grande corridoio umanitario, che colleghi fra loro, anziché separare, persone e città, attraverso nuove forme di collegamento e di collaborazione fra i continenti che si affacciano sul Mediterraneo, a tutela dei diritti fondamentali, di sbarco, di protezione, di asilo, delle persone che si spostano in mare fuggendo da miseria, fame, guerre, violenze”. Lo dice oggi, in una intervista a “la Repubblica”, il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, in questi giorni a Firenze per l’incontro dei vescovi e sindaci del Mediterraneo che si concluderà domenica con la visita di Papa Francesco. Per mons. Perego cittadinanza oggi significa “concepire la città come comunità inclusiva e aperta, che riconosca le diversità e le provenienze, valorizzando tutti, nessuno escluso…. i beni comuni devono tornare al centro dell' ottica di governo delle città”. La riforma della legge sulla cittadinanza – ha quindi aggiunto mons. Perego - è “un' altra questione cruciale per parlare di città inclusiva. Così il ripensamento, da parte di tanti paesi europei, delle loro leggi in materia di libertà religiosa, di riconoscimento formale delle minoranze e del diritto di disporre di edifici di culto. Senza i quali non ci si può sentire parte di una città allo stesso modo della maggioranza, e perciò non si danno né vera libertà religiosa, né compiuta cittadinanza”. (R.I.)

Ucraine in Italia: la voce delle badanti, temiamo per i nostri figli

25 Febbraio 2022 - Roma - Sono circa 160mila le donne venute dall’Ucraina per lavorare nelle famiglie italiane come colf o baby-sitter oppure per assistere anziani e malati non autosufficienti. Si tratta del 15% degli stranieri impiegati nel settore domestico (con contratti o irregolari) in Italia, soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro. Una parte consistente (il 76,6%) dei 236mila ucraini residenti nel nostro Paese. Badanti, età media 50 anni, che vivono perlopiù nel domicilio dell’assistito o da sole. Storie diverse ma simili di emigranti che lavorano per inviare i soldi a casa e dare un futuro ai figli (141 milioni di euro le rimesse nel primo semestre 2021). Ludmilla, 55 anni, fa le pulizie in appartamenti nel quartiere Rubattino a Milano e arriva da Cernivci, nella zona a Sud-Ovest dell’Ucraina, vicino al confine con la Romania: è terrorizzata anche se lì la situazione sembra per il momento abbastanza tranquilla. Il marito e i due figli ormai adulti vivono e lavorano nel loro Paese: avrebbero dovuto raggiungerla fra qualche giorno per trascorrere insieme, in Italia, le festività pasquali ma anche le frontiere con la Polonia e la Romania sono chiuse e le automobili non possono passare. Aerei e treni non possono partire. «La mia vita è spezzata in due – afferma – e i miei cari in queste ore sono presi dall’angoscia, soprattutto di notte, per paura dei bombardamenti, anche se lì la guerra sembra ancora lontana». È disperata e non sa darsi una spiegazione di quello che succede in Ucraina: «Ma cosa vogliono? La Russia e l’Occidente si sono presi già tutto... ». La speranza, per lei e per gli altri cittadini ucraini che si trovano in Italia, è che si possa raggiungere al più presto un accordo politico internazionale che allontani il rischio di altri morti e distruzioni. Sonia, 60 anni, è collaboratrice domestica in una famiglia di Bologna, è stravolta, piange e non riesce quasi a parlare. Si trova in uno stato di ansia scoppiato all’improvviso, quando ieri mattina ha saputo dalla televisione dell’attacco delle truppe russe al suo Paese: il marito, la figlia e la sorella invalida abitano alla periferia di Kiev e le hanno detto in una breve telefonata che sentono i colpi dell’artiglieria che si avvicinano alla città. «Prima tornavo due volte l’anno a casa, l’ultima è stata a dicembre per la seconda dose del vaccino anti-Covid, e adesso non so quando potrò riabbracciarli» commenta. Sonia ha lasciato trent’anni fa la sua casa sulla riva del fiume Dnepr per andare a lavorare come collaboratrice domestica prima in Portogallo poi in Francia e Germania e infine in Italia, dove dice di trovarsi benissimo: «In Ucraina di lavoro non ce n’è ma io dovevo portare i soldi a casa per far studiare mia figlia, che è stata cresciuta dalla nonna, e per far curare mia sorella malata». Sacrifici ripagati. «Ma adesso, con la guerra, ho paura che tutto quello che abbiamo realizzato possa crollare». Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, l’associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, ha espresso intanto «forte vicinanza al popolo ucraino che con grande dedizione e sacrificio da anni si occupa dei nostri anziani e delle nostre case». «La guerra è il più grande disastro e la più grande pazzia che l’uomo può fare – sostiene don Igor Krupa, parroco della comunità ucraina di Milano, che si riunisce nella chiesa ortodossa di Largo Corsia de’ Servi – noi facciamo parte di quella generazione che la guerra la vede solo dai filmati ma in Ucraina la guerra c’è dal 2014: nel Donbass non hanno mai smesso di sparare e tanti ragazzi hanno continuato a morire». Don Igor racconta di una «grandissima preoccupazione che si respira nella sua numerosa comunità costituita da famiglie con figli nati in Italia e da tante donne venute nel capoluogo lombardo per lavorare con il sogno di ritornare un giorno in Ucraina, dove vivono i loro parenti. A Prato la comunità cattolica ucraina di rito bizantino è guidata da don Nicola Dzudzar: una sessantina di persone. Di solito si ritrovano in preghiera due giorni alla settimana nella chiesa di Santa Margherita, all’angolo con piazza Mercatale. «Ogni celebrazione termina con un inno religioso, il cui incipit è “O grande Signore unico proteggi l’Ucraina” – afferma don Nicola -. Un’invocazione alla protezione divina, per il Paese, il popolo, la nazione, la Chiesa e i fedeli. Una preghiera quanto mai adatta in questo periodo». Pregare per la pace in Ucraina, oggi alle 21 in Duomo, con la recita del rosario: un’iniziativa, spontanea e nata dal basso, accolta con favore dal vescovo di Prato Giovanni Nerbini. Preghiere speciali sono state organizzate per la comunità ucraina anche a Firenze, nella chiesa dei Santi Simone e Giuda, dal parroco don Volodymyr Voloshyn, e a Pisa, in San Pierino. Manifestazioni di cittadini ucraini contro la guerra organizzate anche nelle piazze di Genova, Milano, Pescara e Bari. (Fulvio Fulvi - Avvenire)

Cei: tutte le Chiese in Italia unite in una preghiera corale

24 Febbraio 2022 -
Roma - "Le drammatiche immagini delle azioni militari in Ucraina provocano dolore e scuotono le coscienze. Nel condannare fermamente la scellerata decisione di ricorrere alle armi, esprimiamo vicinanza al popolo ucraino e alle comunità cristiane del Paese". Lo scrive questa sera la presidenza della Cei evidenziando che "ogni conflitto porta con sé morte e distruzione, lacera il tessuto sociale e minaccia la convivenza tra le nazioni. La memoria di quanto accaduto nel Vecchio Continente nel secolo scorso deve indurci a rinnegare ogni discorso di odio e ogni riferimento alla violenza, spronandoci invece a coltivare relazioni di amicizia e propositi di pace".
"È il desiderio dell’umanità intera, è l’impegno dei Vescovi del Mediterraneo" che riuniti in questi giorni a Firenze per l’Incontro “Mediterraneo frontiera di pace” hanno chiesto ad "una sola voce di far tacere le armi. Siamo chiamati, come diceva Giorgio La Pira, a 'usare il metodo d’Isaia: convertire, cioè, in investimenti di pace gli investimenti di guerra: trasformare in aratri le bombe, in astronavi di pace i missili di guerra!”".
La Cei fa appello  alla "coscienza di quanti hanno responsabilità politiche affinché si fermi al più presto la follia della guerra". Allo stesso tempo l'invito a tutte Chiese che sono in Italia a unirsi in una "corale preghiera per la pace" e ad aderire alla Giornata di digiuno indetta da Papa Francesco per il prossimo 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri.

Incontro sul Mediterraneo: preghiera silenziosa dei vescovi

24 Febbraio 2022 - Firenze - Mezz’ora di preghiera silenziosa a Santa Maria Novella, sotto gli occhi vigili ma dolenti del crocifisso di Giotto. Si è conclusa così la seconda giornata dell’incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo promosso dalla Cei a Firenze. I 60 vescovi, provenienti da 20 Paesi che partecipano all’incontro dei sindaci e dei vescovi sul Mediterraneo, hanno voluto anticipare la chiusura dei loro lavori per poter offrire il loro contributo, fatto di preghiera ed adorazione eucaristica silenziosa, alla causa della pace, in serio pericolo dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. La mattinata di era cominciata con i vescovi del Mediterraneo che avevano espresso “preoccupazione e dolore” per lo scenario drammatico in Ucraina e “vicinanza alle comunità cristiane del Paese”. I vescovi riuniti a Santa Maria Novella hanno inoltre accolto l’invito di Papa Francesco a vivere il 2 marzo una Giornata di digiuno e preghiera per la pace, facendo “appello alla coscienza di quanti hanno responsabilità politiche perché tacciano le armi”. “Ogni conflitto porta con sé morte e distruzione, provoca sofferenza alle popolazioni, minaccia la convivenza tra le nazioni. Si fermi la follia della guerra!”, si legge nella nota dei vescovi del Mediterraneo, che “conoscono bene questo flagello e per questo chiedono a una sola voce la pace”.  

Tavolo asilo e immigrazione, “si accolgano i profughi della guerra”

24 Febbraio 2022 -
Roma - “Facciamo appello al nostro governo e all’Ue affinché le persone costrette a fuggire trovino le frontiere europee aperte e accessibili e affinché si predisponga con urgenza un piano europeo d’accoglienza con una suddivisione equa tra i Paesi membri. Per evidenti ragioni l’Ucraina va subito cancellata dall’elenco dei cosiddetti Paesi di origine sicuri”. Lo chiede il Tavolo asilo e immigrazione, che riunisce le principali organizzazioni laiche e cattoliche che si occupano di accoglienza, esprimendo “sgomento e preoccupazione per quel che sta succedendo in queste ore in Ucraina, in particolare per la sorte delle popolazioni civili coinvolte”. “D’altronde – commentano – se non si lavora per costruire la pace, ma si alimentano confronti muscolari e si aumentano le spese militari, il risultato non può che essere tragico”. “Siamo convinti che l’unica strada da perseguire sia quella della diplomazia – affermano -. In seguito ai bombardamenti e alle violenze migliaia di persone sono in fuga e cercheranno protezione”. “Non possiamo e non vogliamo accettare nessuna ipotesi di chiusura di fronte alle vittime di una guerra scoppiata nel cuore dell’Europa e che i nostri governi troppo poco hanno fatto per scongiurare”, concludono.

Incontro sul Mediterraneo: la ricerca del comune nelle diversità e il rifiuto della guerra

24 Febbraio 2022 - Firenze - Sono entrati nel  vivo i lavori di “Mediterraneo frontiera di pace”, il Convegno dei Vescovi in corso a Firenze. Si parte dal ragionare sull’ambiente naturale di un Vescovo, quello in cui di giorno in giorno egli esercita la sua missione: la città, con la vita di cittadinanza e i diritti di cittadini e comunità religiose al suo interno. E i Vescovi, seduti attorno ad un tavolo, ad ascoltare e a raccontarsi il vissuto delle proprie diocesi e la realtà delle proprie città, hanno subito ricevuto una prima conferma: se le sfide sono condivise – le disuguaglianze, le crisi ecologiche, la povertà, la migrazione, in un circolo continuo in cui una circostanza causa l’altra e viceversa – il Mediterraneo è anche un mare di differenze. Siamo tutti diversi, ha detto Mons. Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale e Vicepresidente CEI. Dalle coste del sud francese a quelle libanesi, dalla Grecia alla Tunisia, da Sarajevo a Rabat, si osserva una pluralità ricchissima, un moltiplicarsi di prospettive che fa assumere agli stessi concetti base della discussione, la libertà, la dignità, il rispetto, la democrazia, i diritti, una profonda diversità di significati. La prima questione è, allora, se sia possibile trovare un terreno comune. Una risposta si è già intravista in mattinata, e sta nell’apertura e nella gratuità con cui le comunità cattoliche mediterranee, in tanti scenari diversi, compresi i teatri di conflitto e gli snodi delle rotte migratorie, hanno offerto i propri servizi e il proprio aiuto a chiunque, senza fare distinzioni di appartenenza etnica, politica, religiosa, sociale. La città stessa è per vocazione il luogo di ricomposizione delle diversità, come Gerusalemme, dove, nella concretezza della vita quotidiana, può riconciliarsi la separazione tra appartenenza statale e nazionale. A dirlo è il Patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa. La drammatica evoluzione della crisi ucraina non può che attirare di continuo il pensiero dei Vescovi. Qualcuno cerca la soluzione alle difficoltà nella guerra, ma noi no, scandisce l’Arcivescovo di Lussemburgo, il Cardinale Jean-Claude Hollerich. I Vescovi a Firenze credono nel potere dell’ascolto e del dialogo, sono qui per questo e, percorrendo questa via, vogliono offrire il proprio contributo alla costruzione della Chiesa e della società del futuro. Cosa possono fare? La preghiera è la prima reazione, come dice l’Arcivescovo di Firenze, il padrone di casa, il  card.  Giuseppe Betori. L’uomo è in grado di fare la guerra, la pace è, invece, un dono che va implorato. Possono dimostrare, e rinnovare ad ogni occasione, la propria amicizia e vicinanza verso il popolo ucraino, verso l’Arcivescovo di Kiev Svjatoslav Ševčuk, alla cui lettera i Vescovi di Firenze hanno risposto con un messaggio di solidarietà. Possono, e devono, evitare di alimentare i conflitti, rifiutando il fondamentalismo ed esercitando l’apertura verso l’altro e l’accoglienza. Ma intendono anche fare di più. Per questo invieranno un proprio appello al Consiglio europeo straordinario, convocato in serata a Bruxelles, per chiedere che le istituzioni nazionali e sovranazionali “facciano di tutto”, così il card. Hollerich, per fermare l’escalation e restaurare la pace. Sorprendentemente, tuttavia, l’agenda del Convegno non si trova ad essere del tutto stravolta dal degenerare dello scenario ucraino. I temi programmati del confronto sono in fondo alla radice anche di questo drammatico evento. L’incontro, il dialogo, l’ascolto, l’avvio di una ricerca comune, non servirebbe altro. È l’occasione per lanciare un segnale forte, da Firenze al mondo.  

Vangelo Migrante: VIII Domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Lc 6, 39-45)

24 Febbraio 2022 - Nella prima lettura odierna, il libro del Siracide ricorda che la verità dell’uomo si rivela nel suo modo di ragionare: “il banco di prova per un uomo”; e quello che ha nel cuore si mostra da quel che dice: “non lodare nessuno prima che abbia parlato”. Sulla scorta di questa saggezza, Gesù pone in indissolubile relazione l’esterno e l’interno dell’uomo. E lo fa con delle immagini: “Può un cieco condurre un altro cieco? (…) Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? (…) Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono”.  E conclude: “la bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”. Ma è soprattutto in relazione al prossimo che le due estremità rivelano la loro unione o la loro discrepanza. Quando si presume di avere qualcosa che non si possiede, si finisce per fare disastri: un cieco che guida un altro cieco; allo stesso modo, quando si trascura una ostruzione tanto pericolosa quanto dannosa, si finisce per allontanare chi si vorrebbe addirittura aiutare: la trave e la pagliuzza. Per Gesù la verità e l’amore coincidono e ogni discrepanza è un varco per la menzogna e per quelle forze distruttive che producono il contrario di quello che si presume di compiere. L’unione di verità e di amore è quello che Lui ha fatto con noi. Per questo dinanzi al prossimo non ci si può porre senza prima chiedersi: “sarei disposto a dare la vita per questo fratello?” E, facendo i conti con se stessi, non chiedersi ancora: “ma il prossimo che si avvicina a me, cosa trova dalle mie parti? Rovi e spine o frutti abbondanti? Respingimenti e ogni sorta di acidità e burocrazia o accoglienza, disponibilità … perdono? Dove arriva, allora, questo vangelo? Al discepolato. Nessuno può presumere di essere in grado da se stesso di rivelarsi, di raccontarsi e di relazionarsi con amore e libertà verso il prossimo ma solo dopo aver ricevuto e accolto la verità di quello che è e compie in parole e opere. E non è umiliante quanto dice Gesù: “un discepolo non è più grande del proprio maestro...” Perché nessuno può dare quello che non ha. E perché da quel Maestro si riceve proprio quello che serve. /p. Gaetano Saracino)

Ucraina: arcivescovo maggiore Shevchuk rifugiato nel sotterraneo della cattedrale della Resurrezione di Kiev

24 Febbraio 2022 -
Roma - Momenti di grandissima apprensione a Kiev. Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, si è dovuto rifugiare, insieme ad altre persone, in un sotterraneo della Cattedrale della Resurrezione di Kiev a causa dei bombardamenti “intensi” in città. È quanto fa sapere al Sir don Andriy Soletskyy, del segretariato dell’arcivescovo Maggiore di Kiev, a Firenze dove sta partecipando all’incontro dei vescovi del Mediterraneo. Prima di lasciare la sua residenza, l’arcivescovo maggiore ha potuto comunicare al Sir come sta evolvendo la situazione in città e nel paese. “Stanotte – racconta – l’esercito russo ha attaccato l’Ucraina. Purtroppo, il governo russo ha scelto la guerra. La mattina presto abbiamo sentito i bombardamenti ed esplosioni anche a Kyiv. Ci sono già decine di morti. L’esercito ucraino non sta deponendo le armi e difende il nostro Paese. Ovviamente, molti sono nel panico ma facciamo di tutto per tenere la popolazione lucida e organizzata”. L’arcivescovo Sviatoslav conferma la decisione della chiesa ucraina di non abbandonare il suo popolo. E soprattutto di aprire chiese e strutture a quanti nei giorni a venire avranno bisogno di aiuto e sostegno. “La nostra Chiesa sarà sempre con il suo popolo”, dice Sua Beatitudine. “Abbiamo l’esperienza della guerra all’Est dell’Ucraina ormai da 8 anni. Cerchiamo di organizzare bene la rete degli aiuti umanitari, metteremo a disposizione della gente, in caso di emergenza, le nostre chiese e gli edifici cha abbiamo in disposizione per salvare ogni vita. Ricordiamo che le nostre chiese erano già diventate ospedali da campo nei tempi della Rivoluzione della dignità”. L’arcivescovo lancia quindi un appello: “Continuiamo chiedere alla comunità internazionale di essere uniti con noi, di credere nell’Ucraina che oggi difende la pace in Europa a costo del sangue dei propri figli. Ogni sforzo su ogni campo è molto importante”. E aggiunge: “Stamattina ho fatto di nuovo un appello al popolo ucraino, chiedendo di mettersi al servizio uno all’altro, di essere solidarietà, di difendere la nostra Patria. Noi siamo un popolo che ama la pace, non vogliamo fare la guerra con nessuno, non pretendiamo il territorio di nessun altro paese, ma saremo predisposti fino all’ultimo a difendere la nostra casa comune che è la nostra cara terra ucraina”.
 

Ucraina: oggi nella parrocchie di Porto Santa Rufina Adorazione per chiedere a Dio il dono della pace

24 Febbraio 2022 -
Roma - Oggi, in tutte le parrocchie di Porto Santa Rufina verrà celebrata un’ora di Adorazione eucaristica per chiedere a Dio il dono della pace. A seguito delle “notizie sempre più preoccupanti che arrivano dalla Russia e dall’Ucraina”, l’invito del vescovo, mons. Gianrico Ruzza, è rivolto “a tutte le comunità parrocchiali e religiose” alle quali è chiesto di “impegnarsi ad offrire al Signore un’ora di Adorazione eucaristica, pregando per la pace”.

Mons. Perego: molti ucraini potrebbero raggiungere l’Europa

24 Febbraio 2022 - Firenze - In Italia, quella ucraina, è la quinta comunità di stranieri: “sono circa 250mila persone e  con l'escalation del conflitto è facile che ci sarà almeno un raddoppio, perché in molti raggiungeranno i propri familiari”. Lo ha detto questa mattina mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, parlando con l’agenzia “La Press”. Per il presule, che in questi giorni è a Firenze per l’Incontro dei Vescovi sul Mediterraneo promosso dalla Cei - è necessario che il governo “abbia attenzione alla tutela del diritto d'asilo per gli ucraini, per iniziare da subito un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione in città”. "Quello che pensavamo non avvenisse immediatamente ma fosse risolto con la strada diplomatica – ha quindi aggiunto - si sta trasformando in una nuova e inutile strage. Il bombardamento porterà a un esodo di almeno quattro milioni di persone, soprattutto verso i Paesi più vicini ma molti potranno raggiungere l'Italia".  Il tema della guerra è oggetto di discussione, preoccupazione e preghiera nell'incontro dei vescovi del Mediterraneo riuniti, fino a domenica, a Firenze. E questa mattina anche un momento di preghiera. “Siamo vicini al patriarca di Kiev, che doveva essere presente, ma ha voluto rimanere nella sua città e nella sua Chiesa", sottolinea mons. Perego.

Ucraina: Vescovi Europei, “nel nome di Dio, fermatevi”

24 Febbraio 2022 -

Firenze - Da Firenze, dove si sta svolgendo l’incontro “Mediterraneo frontiera di pace”, mons. Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), rivolge un accorato appello per la pace in Ucraina. Le Chiese che sono in Europa "condannano con forza quanto è accaduto questa notte in Ucraina: bisogna agire insieme e con determinazione per porre fine immediatamente all’aggressione russa e fare tutto il possibile per proteggere donne, uomini e bambini innocenti: nel nome di Dio fermatevi adesso!". La Comunità internazionale, e in modo particolare l’Unione Europea, "non lasci intentata nessuna via per fermare questo conflitto, perché le armi cedano il passo al dialogo e ai negoziati, perché venga difeso il diritto internazionale, l’indipendenza e la sovranità territoriale dell’Ucraina. Perché si ponga fine a una guerra che dall’Ucraina si estenderebbe inevitabilmente agli Stati vicini e diventerà una minaccia per tutta l’Europa.  I vescovi europei e le comunità cristiane pregano per le vittime di questo conflitto e per i loro familiari, sono vicini a quanti soffrono per questi atti di violenza. Si uniscono all’invito di Papa Francesco che chiede preghiera e digiuno per la pace: 'La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra'".