Primo Piano

La pastorale per i rifugiati: documento della Conferenza Episcopale Tedesca

3 Febbraio 2022 - Francoforte - Nei giorni scorsi la Conferenza episcopale tedesca ha pubblicato un documento dal titolo “Ich war fremd und ihr habt mich aufgenommen (Mt 25,35)”, “Ero straniero e mi avete accolto”, dedicato alla pastorale per i rifugiati nelle case di accoglienza. Il testo, curato dalla Migrationskommission, presieduta dal vescovo di Amburgo mons. Stefan Heße, offre riflessioni teologiche e pratici orientamenti. Non è un documento - spiega p. Tobia Bassanelli, delegato nazionale delle Missioni cattoliche Italiane in Germania - molto lungo, una ventina di pagine, aperte dall’indice e da una breve introduzione di mons. Heße, che ne presenta lo scopo, partendo dalla costatazione che la protezione del rifugiato fa parte della coscienza ecclesiale. Il fascicolo può essere ordinato sul sito della DBK, alla voce pubblicazioni. O semplicemente aperto e scaricato da questo il link https://www.dbk-shop.de/media/files_public/01dce3cb068941b0bbb35513cb250c18/DBK_1253.pdf.

Latinoamericani a Torino: sempre devoti a Maria

3 Febbraio 2022 - Torino - Nella chiesa un tempo delle Suore Sacramentine la comunità latinoamericana condivide la vita di fede guidata a tempo pieno da padre Noè. Le porte della chiesa dell’Immacolata Concezione di via Nizza 47 sono aperte tutti i pomeriggi: potrebbe essere una chiesa tra tante, ma entrando ci si rende conto di muoversi in un luogo «insolito». Un gruppetto di anziane signore sta recitando il rosario, in italiano, mentre negli altari laterali statue di madonne in colorati mantelli accompagnati da stendardi scritti in spagnolo hanno un inequivocabile sapore esotico. A completare un quadro sull’altar maggiore troneggia il Santissimo Sacramento, centro di tutta l’architettura. Sembrano elementi scollegati, ma qui sono in realtà la sintesi tra culture, storie e luoghi diversi. La storia è quella di questa chiesa, un tempo dell’Istituto delle suore Sacramentine: le religiose hanno lasciato Torino e venduto la struttura, ma la devozione per il Sacramento è rimasta. Oggi la chiesa è la casa della comunità latinoamericana torinese, ma non ci sono solo celebrazioni in spagnolo: la chiesa è rimasta il punto di riferimento anche per i fedeli che erano legati alle Sacramentine che si trovano ogni sera per l’adorazione, il rosario e la Messa. Padre Noé Antonio Romero Coreas, Missionario della Consolata salvadoregno è la guida di questo puzzle colorato: «Ogni domenica celebriamo la Messa in spagnolo e la chiesa è piena di tutta l’America latina: la nazionalità più numerosa è Peruviana, ma ci sono anche molti boliviani, ecuadoregni, colombiani e un po’ da tutto il Sudamerica. Non mancano anche alcuni italiani affezionati alle nostre celebrazioni vivaci!». Caratteristica dei fedeli latinoamericani è la forte devozione per i santi e la Madonna, venerata sotto molti nomi: per ogni santo c’è un gruppo di devoti rappresentato da uno stendardo colorato e a turno ogni gruppo anima la celebrazione. Alcuni gruppi si trovano anche in altre zone della città, sempre accompagnati da padre Noè. La cappellania è punto di riferimento per tutti i fedeli di lingua spagnola a Torino, ma il cappellano è molto attento perché i fedeli siano inseriti a pieno nella vita della Chiesa territoriale: «C’è sempre il rischio che le cappellanie diventino una Chiesa parallela: per questo ho deciso di non celebrare i sacramenti a parte il Battesimo. Invito tutti ad andare per il catechismo nelle parrocchie italiane. È vero che la fede è molto legata alla cultura: ma piano piano bisogna prendere coscienza del fatto che Gesù non appartiene alla cultura». Momenti importanti della vita della cappellania sono i festeggiamenti nel giorno dell’indipendenza di ciascun Paese rappresentato nella comunità: sono occasioni di festa e colori. «Putroppo oltre alla chiesa non abbiamo molti locali per fare incontri, ma ci accontentiamo di questo spazio che è sempre pieno di vita». (Simone Garbero) Simone

Migrantes Brescia: domani la presentazione del Rapporto Asilo

3 Febbraio 2022 -

Brescia - Domani, seconda giornata internazionale della fratellanza umana, a Brescia, presso il Centro pastorale Paolo VI a Brescia, sarà presentato il Rapporto sul Diritto d’asilo della Fondazione Migrantes. A presentarlo Mariacristina Molfetta della Fondazione Migrantes. Seguiranno alcune testimonianze sul tema "L'esperienza della micro-accoglienza diffusa", a cura della Cooperativa Kemay. La moderazione sarà affidata a Luciano Zanardini, direttore de "La voce del popolo".

Congo: assalto al campo profughi

3 Febbraio 2022 -

Li hanno sorpresi nella notte, invadendo il campo profughi di Savo, vicino alla cittadina di Bule, nella provincia nord-orientale congolese dell’Ituri. Approfittando del buio, un gruppo di miliziani è entrato nel campo e provocato l’ennesimo massacro compiuto con armi da fuoco e machete: almeno sessanta sfollati sono rimasti uccisi, un’altra quarantina feriti per mano del gruppo Codeco, che da alcuni anni pretende di difendere gli agricoltori Lendu nella faida con la comunità di pastori Hema. «Ho sentito delle urla mentre stavo ancora dormendo, poi una sparatoria durata diversi minuti – ha raccontato Lokana Bale Lussa, residente nel campo –. Sono scappato vedendo che c’era chi appiccava fuoco nel campo, mentre la gente chiedeva aiuto. Ho capito che i miliziani Codeco avevano invaso la nostra zona. Abbiamo bisogno di maggiore sicurezza: già non avevamo accesso alle nostre terre, ora veniamo perseguitati anche nei campi». Secondo alcune ricostruzioni, militari dell’esercito congolese avrebbero incrociato i miliziani dopo il massacro, ma il gruppo armato sarebbe comunque poi riuscito a fuggire. L’area in cui ha avuto luogo il massacro è quella di Djugu, al confine con il Lago Albert e l’Uganda che si trovano ad est, area che già da tempo è teatro degli scontri tra le comunità Lendu e Hema. I combattimenti tra i due gruppi sono esplosi tra il 1999 e il 2003, causando decine di migliaia di vittime prima di essere frenati da una forza di interposizione dell’Unione Europea, Artemis. La violenza è poi ripresa nel 2017, attribuita all’emergere di Codeco (Cooperativa per lo sviluppo del Congo) che punta a difendere i Lendu e che, secondo le Nazioni Unite, ha già provocato centinaia di vittime e costretto alla fuga migliaia di civili. Il gruppo – che ultimamente ha più volte preso di mira i campi profughi – è una delle tante formazioni armate che operano nella provincia, tra le più turbolente dell’intera Repubblica democratica del Congo. Il campo profughi di Savo ospita attualmente circa 24mila persone rispetto a un totale di 1,7 milioni di sfollati in tutta la provincia del-l’Ituri, provincia in cui nel 2021 le vittime civili sono state oltre 1.200.

Sia nell’Ituri che nel vicino Nord Kivu sono peraltro sempre più frequenti le segnalazioni di incursioni di formazioni anche di stampo jihadista. Non a caso proprio nel Nord Kivu, nel territorio di Beni, nei giorni scorsi è stato arrestato un noto jihadista di nazionalità keniana, Salim Mohamed, inviato nella regione dal Daesh. A riferirlo l’Agenzia Fides, che ha riportato la nota di Cepadho, una Ong congolese con base a Goma. (Paola M. Alfieri) 

L’odissea degli ultimi

3 Febbraio 2022 -

Milano - Li hanno trovati nel villaggio turco di Pasakoy. Dodici corpi privi di scarpe e vestiti, stesi sul terreno a meno di dieci chilometri dalla frontiera greca, da sette anni porta principale della “fortezza Europa”. Là, giorno dopo giorno, sfilano, nascosti nella boscaglia, uomini, donne, bambini in fuga dal Medio Oriente o dall’Asia in fiamme. Obiettivo: attraversare il fiume Evros, in bilico tra Turchia e Grecia, e varcare la soglia del Vecchio Continente. La gran parte delle volte non ci riesce. Come i dodici di Pasakoy, nel distretto di Ipsala, nell’Edirne. Secondo le autorità turche, le vittime facevano parte di un gruppo più ampio, di ventidue persone. Il ministro dell’Interno Suleyman Soylu ha denunciato sui social che i profughi sarebbero riusciti a raggiungere la Grecia ma sarebbero stati bloccati e ricacciati indietro della guardie di confine. Non prima, però, di essere privati dei pochi averi, inclusi gli indumenti indispensabili per proteggersi dal freddo che, dunque, li ha stroncati. Quando la polizia di Ankara li ha trovati, undici erano già morti congelati. Il dodicesimo si è spento poco dopo in ospedale. «Ancora una volta, l’Europa si è dimostrata priva di soluzioni, debole e insensibile», ha tuonato Soylu che non ha precisato la nazionalità, il genere o l’età dei profughi.

Dalle foto, diffuse dallo stesso ministro su Twitter, uno sembra un ragazzino. Gli ha fatto subito eco il capo della Comunicazione del governo turco, Fahrettin Altun, che ha definito l’Unione Europea «complice» di Atene. Bruxelles «non sa cosa significhi accogliere chi cerca di salvarsi la vita», ha affermato il presidente Recep Tayyp Erdogan. La Grecia, da parte sua, non ha risposto alle accuse, per altro non nuove. Da tempo Ankara, che ha chiesto più fondi all’Ue per i profughi, sostiene che Atene faccia respingimenti sistematici. Una pratica illegale perché impedisce loro di presentare richiesta di asilo, come garantito dal diritto internazionale. Affermazioni confermate da vari attivisti e associazioni. Appena tre settimane fa, l’Aegean monitor reporter ha rivelato l’espulsione di oltre 26mila profughi in due anni dalla guardia costiera greca lungo la rotta dell’Egeo. È di poco tempo fa, inoltre, la vicenda dell’interprete di Frontex scambiato per migrante e ricacciato in Turchia. Quest’ultima, dalla guerra in Siria, si è ritrovata al centro dell’esodo: nel suo territorio ci sono circa 3,7 milioni di profughi. Il braccio di ferro con la Grecia è cominciato due anni fa quando Erdogan ha spinto questi ultimi a sconfinare.

Le immagini dei profughi nella morsa delle polizie dei due Stati che li rimpallavano come merce hanno fatto il giro del mondo. Poi di nuovo il silenzio. Eppure, intrappolati tra i conflitti fra Stati e l’indecisione europea, i migranti muoiono. Di malattie e di fame. Annegati o congelati. Corpi in genere senza nome, a volte perfino senza vestiti, abbandonati lungo le linee di faglia della geopolitica. (Lucia Capuzzi - Avvenire)

Migrantes Padova: un mondo in casa

2 Febbraio 2022 -
padova - Quasi 35.000 persone con cittadinanza straniera risiedono a Padova, il doppio in Provincia, il triplo in Diocesi, con quasi 100.000 presenze. Secondo la mappa delle religioni, il 60% sono cristiani, il 50% cattolici. Per questo è stata scelta l’immagine di un mondo, con meridiani e paralleli a formare cornici di devozioni, nella locandina che la Migrantes Diocesana ha spedito alle parrocchie, e pubblicata nel suo sito. Ogni domenica, in diverse chiese della città e della Diocesi, si celebrano Messe in lingua inglese, francese, spagnolo, rumeno, polacco, ucraino. In altre più misteriose: tagalog, hindi, cingalese, cinese. Per ognuno c’è un sacerdote che proviene dagli stessi contesti nazionali: sono 11, che prendono il nome di “cappellani etnici”, coordinati dalla Migrantes Diocesana. Due di loro, un rumeno e un ucraino, celebrano secondo il rito bizantino. Si comprende dunque che c’è un mondo non solo di lingue, ma di tradizioni, devozioni, riti, che fa risaltare il volto della Chiesa, anzitutto nella sua universalità: è la Chiesa che ritorna al fatto sorgivo della Pentecoste, alla ricchezza delle diverse espressioni della fede, alla “unione nella diversità”. Non deve sfuggire una conseguenza dirompente, descritta da San Paolo in questo modo: “Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio (Ef 2,20). Una sorta di “spada a doppio taglio”, sempre per usare un’espressione cara a San Paolo, che ha l’effetto di colpire e di sanare allo stesso tempo: colpisce il corpo ecclesiale e quello sociale, ma è anche salutare sia per la Chiesa che per la società civile. Fa inoltre risaltare la Chiesa nella sua missionarietà: mentre offre la ricchezza di una tradizione millenaria della vita cristiana, riceve l’entusiasmo con cui la fede è vissuta in altri continenti. Ed almeno un altro aspetto va sottolineato: c’è Chiesa inclusiva per sua natura, dove non ci sono né stranieri, né extracomunitari, perché nessuno, tantomeno i battezzati, sono “fuoridellacomunità”, come purtroppo indica il significato letterale del termine “extracomunitario”. Da qui si comprende che la nostra Chiesa, in questo caso la Chiesa di Padova, svolge un ruolo sociale fondamentale, perché immette linfa di fraternità e di comunità in un terreno altrimenti arido; segna percorsi di corretta integrazione, valorizzazione, restituzione di dignità. Le Sante Messe etniche, celebrate ogni domenica, sono il segno profetico di questa realtà. Lo saranno maggiormente nella misura in cui saremo capaci di trasmettere questa ricchezza, apprezzarla e condividerla, anzitutto nelle nostre parrocchie. Sarà un argomento interessante da affrontare in un’altra occasione. Ma anche il tessuto sociale ne trarrà beneficio, perché viene indicata la strada di una convivenza che tutti desideriamo più rappacificata. (Gianromano Gnesotto - direttore Ufficio Migrantes Padova)

Rifugiati morti di freddo al confine tra Turchia e Grecia

2 Febbraio 2022 - Istanbul - Sono almeno 12 i migranti morti a causa del freddo nei pressi del confine tra la Grecia e la Turchia. Lo fa sapere la Tv di Stato turca Trt citando il ministero dell'Interno secondo il quale i migranti sarebbero stati respinti dalle guardie di frontiera greche verso la Turchia mentre tentavano di entrare illegalmente in Grecia. Le autorità turche - riferisce Ansa - hanno trovato un gruppo di 22 migranti, a cui erano stati sottratti vestiti e scarpe, nei pressi del valico di Ipsala, 12 di loro sono morti per ipotermia.

Primo anniversario di San Giustino de Jacobis “Protettore dei lucani nel mondo”

2 Febbraio 2022 - Roma - "San Giustino de Jacobis ha saputo porsi nei confronti di gente di altra cultura, nella totale disponibilità e umiltà. Ha saputo mediare e anticipare gli sforzi su un tema molto dibattuto: “Intercultura, base per una convivenza civile”. Ha saputo facilitare l’interazione, la collaborazione e la convivenza in ambienti multiculturali senza avere piena consapevolezza della grandiosità della sua opera". Queste le parole tratte dal libro "In dialogo con San Giustino de Jacobis" di don Michele Del Cogliano, che  sta portando San Giustino de Jacobis fuori dai confini della Basilicata. Il libro, in occasione del primo anniversario che vede il Santo investito del titolo di “protettore dei lucani nel mondo”, è stato donato a tutti i Vescovi d’Italia. Una iniziativa, questa, in collaborazione con il Comune di San Fele e con l’attenzione del Vescovo di Melfi Rapolla Venosa, mons. Ciro Fanelli il quale ha coronato il tutto con una lettera di presentazione per richiamare l’attenzione su questa figura oggi così attuale. Un anno fa la Conferenza Episcopale della Basilicata, proprio su proposta del Vescovo di Melfi, innalzava San Giustino de Jacobis a “protettore dei lucani sparsi nel mondo”. Inoltre, Mons. Fanelli ha affidato a San Giustino, uomo del dialogo e dell’inclusione, il cammino sinodale diocesano e la formazione degli organi di partecipazione che si stanno svolgendo in tutte le parrocchie così come indicato da Papa Francesco. Il parroco di San Fele, don Michele Del Cogliano, Direttore dell’ufficio missionario della diocesi di Melfi -Rapolla-Venosa, ha inaugurato il cammino sinodale dando inizio a una “Peregrinatio” della reliquia del Santo che ogni domenica viene accolta da una parrocchia della diocesi. Si è già arrivati all’undicesima tappa di questo cammino ed è proprio il parroco di San Fele a recarsi ogni domenica in una parrocchia della diocesi alla quale dona una tela del santo da lasciare alla pubblica venerazione.  

Memorandum Italia-Libia: un appello firmato da diverse associazioni ed organizzazioni umanitarie per la revoca

2 Febbraio 2022 - Roma - Oggi, 2 febbraio 2022, giorno del quinto anniversario del Memorandum Italia Libia, decine di organizzazioni italiane, libiche, africane ed europee – fra le quali anche Fondazione Migrantes – presentano un documento di analisi e denuncia degli effetti del Memorandum e lanciano un appello al governo e alle organizzazioni internazionali: l’unica strada per tutelare le persone migranti in Libia è la revoca immediata del Memorandum. "Il blocco delle partenze determinato dall’attuazione del Memorandum attraverso gli ingenti finanziamenti garantiti dall’Italia alle autorità libiche si è rivelato un fattore che agevola la strutturazione di modelli di sfruttamento, riduzione in schiavitù e violenze, definiti come crimini contro l’umanità dalla Missione d'inchiesta indipendente delle Nazioni Unite", si legge nel testo: "al contempo, le misure previste per consentire l’uscita legale delle persone migranti dal paese - evacuazioni, corridoi umanitari e resettlement – si sono dimostrate gravemente insufficienti a garantire l’accesso ai diritti e alla protezione in maniera generalizzata, sia per la limitatezza dei mezzi, sia per l’assenza di garanzie procedurali e il carattere concessorio proprio di questi sistemi. Spesso, l’adesione a programmi di rimpatrio 'volontario' rappresenta l’unico strumento per sottrarsi alle violenze e agli abusi, anche quando il ritorno nel Paese di origine espone le persone alle medesime persecuzioni da cui sono fuggite". A fronte dell’esperienza maturata negli ultimi cinque anni e "all’aumento di violenze e repressione" a cui si assiste negli ultimi mesi, le organizzazioni firmatarie, attraverso l’appello richiedono "al governo italiano di revocare immediatamente il Memorandum. Si tratta dell’unica scelta praticabile - spiegano - di fronte all'impossibilità strutturale di apportare miglioramenti significativi alle condizioni di vita di migranti e rifugiati in Libia e di garantire loro un adeguato accesso alla protezione, come dimostrato dall’evoluzione della situazione libica" e all’UNHCR e OIM, in "ottemperanza al loro mandato di tutela dei cittadini stranieri presenti in Libia, di aderire alla richiesta di revoca del memorandum, così da evitare qualsiasi rischio di connessione tra le gravi violazioni dei diritti umani che derivano dal Memorandum e le proprie iniziative".

Accordi Italia-Libia: oggi sit-in a Roma

2 Febbraio 2022 -
Roma - Oggi, 2 febbraio, è il quinto anniversario degli accordi di cooperazione tra Italia e Libia finalizzati all’intercettamento dei migranti e dei rifugiati durante la traversata del mar Mediterraneo e al loro ritorno forzato nell’inferno libico. Per l’occasione Amnesty international Italia organizza un sit-in a Roma nei pressi del ministero degli Affari esteri (viale dei Giusti della Farnesina, area pedonale) con inizio alle 17.30. “Detenzione arbitraria, tortura, trattamenti inumani, stupri, violenze sessuali, lavori forzati e uccisioni illegali – ricorda Amnesty -. Questo è l’atroce destino cui, negli ultimi cinque anni, sono andati incontro oltre 82.000 uomini, donne e bambini intercettati in mare e riportati in Libia – 32.425 solo nel 2021 – grazie alla collaborazione dell’Unione europea con lo stato nordafricano, collaborazione in cui l’Italia è dal 2017 in prima linea”. Parteciperanno al sit-in varie organizzazioni per i diritti umani e di ricerca e soccorso in mare.

Min. Esteri: nuovo strumento di tutela per gli italiani all’estero

1 Febbraio 2022 -
Roma - Da oggi per gli italiani all’estero, lavoratori e studenti, viaggiatori e cooperanti, residenti o temporanei, la Farnesina offre un nuovo strumento di tutela. Sul sito www.dovesiamonelmondo.it ogni cittadino potrà registrare su una mappa la propria abitazione, per facilitare gli interventi in caso di necessità. “Si tratta – ha sottolineato il Segretario Generale, Amb. Ettore Francesco Sequi – di un nuovo strumento con cui il Ministero degli Esteri conferma la propria volontà di porsi al servizio dei cittadini, sfruttando le opportunità offerte dalla transizione digitale: l’innovazione continua a essere uno degli assi portanti della nostra azione”.
Andando nella sezione per la registrazione dei singoli cittadini si potrà facilmente registrare il proprio indirizzo ed un contatto d’emergenza. L’Unità di Crisi e la rete diplomatica e consolare potranno così reagire con maggiore efficacia caso per caso, utilizzando ogni volta i canali disponibili secondo le possibilità del momento.
Il servizio sarà presto accessibile anche dalla APP “Unità di Crisi”, disponibile per Android e iPhone, che facilita la consultazione del sito www.viaggiaresicuri.it e consente di segnalare la propria posizione con il GPS del telefono in situazioni d’emergenza.

Istat: dal Nord del Paese oltre la metà degli emigrati italiani

1 Febbraio 2022 - Roma - Nell’ultimo decennio si è registrato un significativo aumento delle cancellazioni anagrafiche di cittadini italiani per l’estero (emigrazioni) e un volume di ingressi che non bilancia le uscite (complessivamente 980mila espatri e 400mila rimpatri). Di conseguenza i saldi migratori con l’estero dei cittadini italiani sono negativi, soprattutto a partire dal 2015, con una media di 69mila unità in meno all’anno. Nel 2020 il saldo migratorio con l’estero degli italiani è negativo per 65.190 unità. Lo scrive oggi in una nota l’Istat sottolineando che nonostante la pandemia, nel 2020 il flusso più consistente di cancellazioni per trasferimento della residenza all’estero di cittadini italiani si è registrato nel Nord-ovest (36mila, +10% rispetto al 2019), seguito dal Nord-est (27mila, +2%); in aumento anche le emigrazioni in partenza dal Centro (20mila, +4%), mentre diminuiscono sensibilmente i flussi dal Mezzogiorno (39mila, -13% rispetto al 2019). Rispetto al 2019 la propensione a espatriare dei cittadini italiani residenti nel 2020 è stabile ed è pari a 2,2‰. "I tassi di emigratorietà sono sopra la media nazionale al Nord (2,6 espatri su 1.000 residenti italiani) e sotto la media al Centro e nel Mezzogiorno del Paese (2‰). La distribuzione degli espatri per regione di provenienza è eterogenea. «Il tasso di emigratorietà più elevato - si legge nel Report -  si ha in Valle d’Aosta/Vallée d'Aoste, Trentino-Alto Adige (in una posizione geografica di confine che facilita gli spostamenti con l’estero) e Molise (più di tre italiani per 1.000 residenti). Seguono Marche, Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna (tassi di circa 2,5‰). Le regioni con il tasso di emigratorietà per l’estero più basso sono invece Puglia e Lazio (valori pari a circa 1,5‰). A livello provinciale, i tassi più elevati di emigratorietà degli italiani si rilevano a Bolzano/Bozen (4‰), Mantova, Vicenza e Macerata (tutte 3,6‰), Imperia, Isernia e Treviso (tutte 3,2‰); quelli più bassi si registrano nelle province di Foggia e Barletta-Andria-Trani (1,2‰)".

Istat: un italiano emigrato su quattro ha almeno la laurea

1 Febbraio 2022 - Roma - Nel 2020 gli italiani espatriati sono soprattutto uomini (54%), ma fino ai 25 anni non si rilevano forti differenze di genere (20mila per entrambi i sessi) e la distribuzione per età è perfettamente sovrapponibile. A partire dai 26 anni fino alle età anziane, invece, gli emigrati iniziano a essere costantemente più numerosi delle emigrate: dai 75 anni in poi le due distribuzioni tornano a sovrapporsi. Lo scrive oggi l'Istat. L’età media degli emigrati è di 32 anni per gli uomini e 30 per le donne. Un emigrato su cinque ha meno di 20 anni, due su tre hanno un’età compresa tra i 20 e i 49 anni mentre la quota di ultracinquantenni è pari al 14%. Considerando il livello di istruzione posseduto al momento della partenza, nel 2020 un italiano emigrato su quattro è in possesso almeno della laurea (31mila). Rispetto all’anno precedente, le numerosità dei laureati emigrati è in lieve aumento (+5,4%). L’incremento è molto più consistente se si amplia lo spettro temporale: rispetto a cinque anni prima gli emigrati con almeno la laurea crescono del 17%. Secondo l'Istat sono poco più di 40mila i giovani italiani tra i 25 e i 34 anni espatriati nel 2020 (il 33% del totale degli espatriati); di essi due su cinque (18mila) sono in possesso di almeno la laurea (+10% rispetto al 2019). Il numero dei rimpatri di giovani laureati si attesta su livelli nettamente più bassi (6 mila, -3,5% sul 2019), generando un saldo migratorio negativo che si traduce in una perdita di circa 12 mila unità. La riduzione degli espatri nel 2020 rispetto al 2019 (-0,9%) ha ridotto l’emigrazione giovanile del 7%, ma la quota dei laureati sul totale dei giovani espatriati è passata dal 38,7% del 2019 al 45,6% del 2020 .  Cresce anche l’incidenza degli espatriati laureati sulla popolazione italiana laureata di 25-34 anni, dal 9,9‰ del 2019 al 10,5‰ del 2020. Non si arresta, dunque - secondo l'Istituto di Statistica italiano - la fuga delle giovani risorse qualificate verso l’estero, nonostante le limitazioni imposte agli spostamenti durante le varie fasi della pandemia. .

Istat: la pandemia non ferma la migrazione degli italiani all’estero

1 Febbraio 2022 - Roma - Nel 2020 il volume delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è di circa 160mila unità e segna un forte calo (-10,9% sul 2019) soprattutto per la riduzione, di circa un terzo, delle emigrazioni di residenti non italiani. Gli espatri dei cittadini italiani (pari a 120.950) diminuiscono soltanto dello 0,9%. Lo dice oggi l’Istat. L’impatto della pandemia sui flussi in uscita dal Paese – scrive - è “riconducibile tanto all’effetto diretto delle restrizioni alla mobilità internazionale, attuate per contrastare la diffusione del virus, quanto al clima di incertezza e difficoltà che può aver impattato negativamente sui progetti migratori”. Gli effetti congiunturali sono evidenti. Nei primi due mesi del 2020, le cancellazioni anagrafiche verso l’estero mostrano un andamento in linea con le tendenze più recenti: ossia un incremento del 26,3% rispetto allo stesso bimestre del 2019, dovuto soprattutto ai trasferimenti verso i paesi dell’Unione europea (+43,4%) e di America e Oceania (+47%), una decisa diminuzione dei flussi verso l’Africa (-53%) e, in misura minore, verso l’Asia (-7,8%). Durante la prima ondata (marzo-maggio 2020) i flussi di emigrazione per qualunque destinazione diminuiscono drasticamente (-31,7%) e risultano più che dimezzati (-54,2%) quelli diretti verso i paesi africani. Nella fase di transizione (giugno-settembre 2020) si riducono lievemente le uscite rispetto ai livelli medi del 2019 (-4,6%), grazie alla ripresa delle emigrazioni verso i paesi Ue (+7,3%), mentre continuano a diminuire le emigrazioni verso l’Africa (-50%). La seconda ondata (ottobre-dicembre 2020) provoca una nuova contrazione dei flussi in uscita, ma in misura meno marcata (-21,8% rispetto allo stesso periodo del 2019) della prima ondata.

Istat: migrazioni internazionali e interne in forte calo nel 2020

1 Febbraio 2022 - Roma - Nel 2020, iscrizioni e cancellazioni anagrafiche sono state fortemente influenzate dalle limitazioni alla mobilità interna e soprattutto internazionale causate dalla pandemia. Lo dice oggi l'Istat nel report sulle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche relative al 2020. Inoltre, non si può escludere un effetto “amministrativo” dovuto - scrive l'istituto di statistica - al rallentamento nella lavorazione delle pratiche di trasferimento di residenza da parte dei Comuni anche per le difficoltà di verifica sul territorio. I primi dati provvisori del periodo gennaio-ottobre 2021 evidenziano un incremento moderato dei flussi migratori interni e più marcato di iscrizione dall’estero (rispettivamente, +7% e +16% rispetto allo stesso periodo del 2020), tuttavia i livelli mensili sono ancora "ben lontani dai valori registrati prima della pandemia; si osserva anche una continua riduzione dei flussi in uscita dal Paese (-21%)".

Cile: nuove tensioni e vandalismi contro i migranti venezuelani

1 Febbraio 2022 - Roma - Nuove tensioni a Iquique sulla presenza di migranti, prevalentemente venezuelani. Domenica scorsa, durante una manifestazione che ha coinvolto centinaia di persone che protestavano contro la presenza dei migranti illegali - numerosi nella città del nord, punto d’arrivo per coloro che entrano in Cile attraverso il deserto alla frontiera con la Bolivia –, un accampamento di venezuelani è stato oggetto di atti violenti e vandalici. I fatti sono accaduti mentre i manifestanti si sono imbattuti nell’accampamento, che era sorto su un terreno privato e che proprio in quel momento veniva smantellato dalle forze dell’ordine. I manifestanti hanno chiesto maggiore sicurezza, soprattutto dopo che nei giorni scorsi quattro migranti si erano scontrati con le forze dell’ordine. Secondo il procuratore di Tarapacá, la regione di Iquique, si è riscontrato nell’ultimo anno un forte aumento di atti violenti e di omicidi. Ma è forte soprattutto l’emergenza umanitaria che vede i migranti, compresi numerosi bambini, in situazione di forte precarietà. L'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha avvertito, lo scorso dicembre, che quasi 500 rifugiati e migranti venezuelani attraversano quotidianamente i valichi di frontiera irregolari tra Bolivia e Cile e arrivano nel Paese “dopo diversi giorni senza mangiare, con disidratazione, ipotermia e malessere per l’altitudine”. Sull’accaduto è intervenuta ieri, con una nota, la diocesi di Iquique, manifestando “preoccupazione per le situazioni che stiamo vivendo come società, soprattutto di fronte alla crisi migratoria che continua a trascinarsi e non trova una soluzione adeguata”. Prosegue il comunicato, firmato dall’amministratore diocesano, padre Guillermo Fajardo Rojas: “Invitiamo tutti i cittadini che vivono e amano la nostra città, in particolare le autorità attuali e future, a insistere su un atteggiamento di dialogo fruttuoso”, creando le condizioni per “una risposta congiunta e umanitaria all'attuale migrazione”. Conclude l’amministratore diocesano: “È estremamente urgente non continuare a rimandare soluzioni reali che tengano conto del bene comune e del sostegno di tutti per una sana e ordinata convivenza tra i cittadini”.

Tornano le videochiamate dellʼInps per i pensionati che vivono allʼestero

1 Febbraio 2022 -

Milano - L’accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero riveste per l’Inps una particolare importanza. Sono oltre 350.000 i titolari di pensioni della nostra previdenza diversamente localizzati in oltre 160 Paesi. Tuttavia la difficoltà di acquisire notizie aggiornate e tempestive sulle condizioni del titolare (decesso ecc.) espone l’Istituto al continuo rischio di pagare importi di pensione non dovuti.

Riprende pertanto quest’anno la periodica operazione di accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati all’estero in carico all’Inps. L’accertamento viene effettuato da Citibank NA, l’istituto di credito vincitore per bando pubblico, incaricato di eseguire i pagamenti al di fuori del territorio nazionale per conto dell’Inps. La vastità dell’operazione obbliga tuttavia Citibank a frazionare le comunicazioni con i pensionati per aree geografiche, e nell’arco di diversi mesi, dovendo tener conto anche delle condizioni climatiche o sociali dei Paesi interessati.

A partire dal 7 febbraio 2022, i primi a ricevere da Citibank il modulo per l’esisten-za in vita sono i pensionati residenti nel Continente americano, nei Paesi scandinavi, negli Stati dell’Europa dell’est, in Asia, Medio ed Estremo Oriente.

I moduli devono essere restituiti alla banca entro il 7 giugno 2022. Qualora l’attestazione non sia prodotta, il pagamento della pensione di luglio 2022 avverrà in contanti presso le Agenzie di Western Union e, in caso di mancata riscossione personale oppure di mancata attestazione entro il 19 luglio 2022, il pagamento della pensione sarà sospeso dalla rata di agosto 2022.

Nella necessità di evitare assembramenti stante l’emergenza sanitaria in corso, l’Istituto ha previsto un periodo di quattro mesi durante i quali attestare l’esistenza in vita. I pensionati, come in passato, potranno recarsi presso gli uffici consolari, i patronati o le autorità locali. In questa occasione l’Inps ha previsto anche, in aggiunta e per maggiore comodità degli interessati, l’opportunità di rapportarsi con gli uffici consolari con una videochiamata attraverso gli applicativi più diffusi, ad esempio Skipe, Zoom, Microsoft Teams, Webex, WhatsApp. Nelle comunicazioni di Citibank sono contenute le modalità di connessione, da osservare a garanzia dell’identità del pensionato e del suo recapito digitale. (Vittorio Spinelli - Avvenire)

In Famiglia: la parabola dei due figli

1 Febbraio 2022 - Fino ad oggi ci siamo lasciati condurre dalla Parola di Dio attraverso i suoi protagonisti, ovvero gli uomini e le donne del popolo di Israele che, pur con tutti i limiti della loro umanità, hanno desiderato camminare e mettere la vita nelle mani del Signore. In questa occasione, invece, ci vorremmo avvicinare a quei racconti del tutto caratteristici della “buona notizia” di Gesù che sono le parabole e, in particolare, alle due in cui ad agire sono un padre e i suoi figli. Si tratta, infatti, di due racconti che possono dirci molto di quale sia l’immagine di famiglia che Gesù aveva nel suo bagaglio di conoscenze. Conoscenze, ovviamente, che non gli derivavano solo dall’essere figlio di Giuseppe, il falegname-carpentiere che lo ha educato alla vita fra gli uomini, ma anche dall’essere il Figlio prediletto, in unità misteriosa, ma concretissima con il Padre dei cieli. Nei racconti parabolici Gesù desidera portare i suoi interlocutori e quindi tutti noi a conoscere la reale immagine di Dio, liberandoci delle nostre precomprensioni, dei nostri pre-giudizi su di Lui che, quasi sempre, gli attribuiscono dei tratti e delle caratteristiche che non sono “da Dio”, ma vengono create da noi, sulla base delle nostre esperienze di vita famigliare, più o meno dolorose. Il primo di questi due racconti (Mt 21, 28-32) vede un padre che invita in uguale e identico modo i suoi due figli ad andare a lavorare nella vigna. La prima osservazione da fare è proprio questa: l’invito non presenta differenze, il padre rispetto alla “missione” della vigna, non fa preferenze, non crea distinguo, né previsioni di sorta. È desideroso che entrambi i figli possano spendersi per il compito a loro assegnato, crede che abbiano le stesse possibilità e che, probabilmente, ciascuno con i suoi talenti possa far bene. Non ci sono figli di serie A e figli di serie minori, fratelli più avvantaggiati di altri; se lo pensiamo siamo noi a sbagliare e questo ci fa subito correre il rischio di avere una visione distorta dell’amore del padre. Quella che si differenzia è la risposta dei figli. Uno ammette di “non aver voglia” di spendersi per la vigna, ma poi si pente e ci va, mentre, antiteticamente, il secondo dice “sì, signore”, ma non ci va. Facile per i capi dei sacerdoti e gli anziani a cui Gesù rivolge la domanda esplicita rispondere che la “volontà del padre” è stata compiuta dal primo, più difficile avere però l’umiltà e l’onestà intellettuale per mettersi nei panni di chi questa volontà non ha saputo adempierla. Le parole di Gesù sono sferzanti: si rifà alla predicazione del suo predecessore, il Battista, che ha chiesto conversione e giustizia e l’ha ottenuta da pubblicani e prostitute (gli impresentabili di ogni tempo) ma non da chi si credeva già nel giusto senza bisogno di conversione. Lo scarto che Gesù chiede è proprio qui: fra la comprensione teorica di quale sia la strada giusta e il proponimento di provare a seguirla. Il figlio che ammette la sua indolenza, che non si vergogna di manifestare al papà che costa fatica ascoltarlo e fidarsi della sua parola, incontrerà sempre e comunque il suo amore, la sua capacità di ascolto, in una parola la sua misericordia, ma il figlio che sceglie di chiamare il padre “Signore”, che lo ossequia con le parole, ma poi non teme, nel presunto segreto, di comportarsi come se il padre non lo vedesse, quest’ultimo non è punito, ma si allontana lui per primo dalla strada del bene e credendo di non aver bisogno di convertirsi, ovvero letteralmente di tornare sui suoi passi, non può che andare a sbattere. Molto spesso facciamo fatica a liberarci dall’idea di un Dio che ci punisce per ogni nostro errore e quindi anche per la nostra pigrizia, mentre fin da quando nel deserto, nel deserto di ciascuno di noi, cioè nel momento del bisogno esistenziale di sempre, egli ci ha donato le sue Dieci Parole, la sua non è stata altro che l’offerta piena della Sua vita. Gesù nella sua predicazione, prima di donarsi egli stesso per tutti, prima, potremmo dire, di passare dalle parole ai fatti, non fa che ribadirci questa necessità di ritrovare l’intimità perduta con il padre, ammettere la nostra debolezza, il nostro peccato, il nostro non capire o non voler capire. Il Signore predilige i deboli, è sempre dalla loro parte, si sbilancia nella misura in cui ammettiamo di avere bisogno di Lui; ma ha le mani legate, a causa dell’amore per la nostra libertà, quando cerchiamo di fare da soli. Quando da piccoli iniziavamo a pedalare sulla bici senza le rotelle, i primi metri le braccia del papà erano lì pronte a prenderci e se questo non è successo, beh, tutti ammettiamo che lo avremmo desiderato. Nostro Padre nei cieli, quello che Gesù ci racconta, è sempre così pronto e premuroso se solo sappiamo tornare a lui con un ginocchio sbucciato o un gomito livido, a lui a chiedere il disinfettante e i cerotti del perdono; quelli che portava Giovanni bruciavano certamente di più, quelli scelti da Gesù sono medicamenti speciali, la cui forza risanatrice viene direttamente da Lui e non chiede in cambio sacrifici quanto piuttosto un animo grato e riconoscente. Chissà cosa si sarebbero potuti dire i due fratelli della parabola tornando la sera a cena di fronte a loro padre, chissà se anche noi avremo il coraggio di saper stare nei panni di entrambi: capaci di ravvedimento e alla fine guidati da proponimenti buoni oppure disonesti e in fondo non capaci di fidarsi di chi ci ha dato la vita. C’è posto per tutti i fratelli alla cena del Signore, ma quando si fa sera, attorno al fuoco, sull’amore non possiamo bluffare e solo nella verità possiamo sentirci davvero in famiglia. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Viminale: da inizio anno sbarcate 3.035 persone migranti sulle nostre coste

31 Gennaio 2022 -
Roma - Sono  3.035 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi  713 sono di nazionalità bengalese (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (405, 13%), Tunisia (339, 11%), Costa d’Avorio (151, 5%), Afghanistan (91, 3%), Guinea (84, 3%), Eritrea (71, 2%), Camerun (68, 2%), Algeria (56, 2%), Siria (31, 1%) a cui si aggiungono 1.026 persone (34%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 195 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato ad oggi, 31 gennaio. I minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2021 sono stati 10.053, 4.687 nel 2020, 1.680 nel 2019, 3.536 nel 2018 e 15.779 nel 2017. Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 77.075 persone su tutto il territorio nazionale di cui 423 negli hot spot (361 in Sicilia e 62 in Puglia), 50.714 nei centri di accoglienza e 25.938 nei centri Sai. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (13%, in totale 9.751 persone), seguita da Emilia Romagna (10%), Piemonte, Lazio e Sicilia (9%), Campania e Toscana (6%).

Decreto flussi: domani secondo click day per 42mila

31 Gennaio 2022 - Roma - Secondo click day da domani per l'ingresso in Italia di 42mila lavoratori extracomunitari secondo quanto previsto dall'ultimo decreto flussi. Potranno presentare l'istanza tutti coloro i quali, muniti di un'identità Spid e attraverso il sito https://nullaostalavoro.dlci.interno.it, hanno intenzione di procedere all'assunzione di lavoratori, nei settori agricolo e turistico-alberghiero, per motivi di lavoro subordinato stagionale. Sono - sottolia il soto del Ministero dell'Interno -  ammessi i lavoratori subordinati stagionali non comunitari cittadini provenienti da Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d'Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, Guatemala, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina. Sempre entro i 42.000, una quota di mille unità è riservata ai lavoratori non comunitari, cittadini dei Paesi sopra indicati, che abbiano fatto ingresso in Italia per prestare lavoro subordinato stagionale almeno una volta nei cinque anni precedenti e per i quali il datore di lavoro presenti richiesta di nulla osta pluriennale per lavoro subordinato stagionale. E' inoltre riservata, per il settore agricolo, una quota di 14.000 unità ai lavoratori non comunitari, le cui istanze di nulla osta all'ingresso in Italia per lavoro stagionale anche pluriennale, siano presentate dalle organizzazioni professionali dei datori di lavoro di Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Alleanza delle Cooperative (Lega cooperative e Confcooperative). L'inoltro da parte di un datore di lavoro, italiano o straniero regolarmente residente in Italia, della richiesta di nulla osta per l'assunzione di un lavoratore extracomunitario rappresenta il momento di avvio dell'intera procedura. Le istanze potranno essere presentate fino al 17 marzo.