Primo Piano

Incontro sul Mediterraneo: la ricerca del comune nelle diversità e il rifiuto della guerra

24 Febbraio 2022 - Firenze - Sono entrati nel  vivo i lavori di “Mediterraneo frontiera di pace”, il Convegno dei Vescovi in corso a Firenze. Si parte dal ragionare sull’ambiente naturale di un Vescovo, quello in cui di giorno in giorno egli esercita la sua missione: la città, con la vita di cittadinanza e i diritti di cittadini e comunità religiose al suo interno. E i Vescovi, seduti attorno ad un tavolo, ad ascoltare e a raccontarsi il vissuto delle proprie diocesi e la realtà delle proprie città, hanno subito ricevuto una prima conferma: se le sfide sono condivise – le disuguaglianze, le crisi ecologiche, la povertà, la migrazione, in un circolo continuo in cui una circostanza causa l’altra e viceversa – il Mediterraneo è anche un mare di differenze. Siamo tutti diversi, ha detto Mons. Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale e Vicepresidente CEI. Dalle coste del sud francese a quelle libanesi, dalla Grecia alla Tunisia, da Sarajevo a Rabat, si osserva una pluralità ricchissima, un moltiplicarsi di prospettive che fa assumere agli stessi concetti base della discussione, la libertà, la dignità, il rispetto, la democrazia, i diritti, una profonda diversità di significati. La prima questione è, allora, se sia possibile trovare un terreno comune. Una risposta si è già intravista in mattinata, e sta nell’apertura e nella gratuità con cui le comunità cattoliche mediterranee, in tanti scenari diversi, compresi i teatri di conflitto e gli snodi delle rotte migratorie, hanno offerto i propri servizi e il proprio aiuto a chiunque, senza fare distinzioni di appartenenza etnica, politica, religiosa, sociale. La città stessa è per vocazione il luogo di ricomposizione delle diversità, come Gerusalemme, dove, nella concretezza della vita quotidiana, può riconciliarsi la separazione tra appartenenza statale e nazionale. A dirlo è il Patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa. La drammatica evoluzione della crisi ucraina non può che attirare di continuo il pensiero dei Vescovi. Qualcuno cerca la soluzione alle difficoltà nella guerra, ma noi no, scandisce l’Arcivescovo di Lussemburgo, il Cardinale Jean-Claude Hollerich. I Vescovi a Firenze credono nel potere dell’ascolto e del dialogo, sono qui per questo e, percorrendo questa via, vogliono offrire il proprio contributo alla costruzione della Chiesa e della società del futuro. Cosa possono fare? La preghiera è la prima reazione, come dice l’Arcivescovo di Firenze, il padrone di casa, il  card.  Giuseppe Betori. L’uomo è in grado di fare la guerra, la pace è, invece, un dono che va implorato. Possono dimostrare, e rinnovare ad ogni occasione, la propria amicizia e vicinanza verso il popolo ucraino, verso l’Arcivescovo di Kiev Svjatoslav Ševčuk, alla cui lettera i Vescovi di Firenze hanno risposto con un messaggio di solidarietà. Possono, e devono, evitare di alimentare i conflitti, rifiutando il fondamentalismo ed esercitando l’apertura verso l’altro e l’accoglienza. Ma intendono anche fare di più. Per questo invieranno un proprio appello al Consiglio europeo straordinario, convocato in serata a Bruxelles, per chiedere che le istituzioni nazionali e sovranazionali “facciano di tutto”, così il card. Hollerich, per fermare l’escalation e restaurare la pace. Sorprendentemente, tuttavia, l’agenda del Convegno non si trova ad essere del tutto stravolta dal degenerare dello scenario ucraino. I temi programmati del confronto sono in fondo alla radice anche di questo drammatico evento. L’incontro, il dialogo, l’ascolto, l’avvio di una ricerca comune, non servirebbe altro. È l’occasione per lanciare un segnale forte, da Firenze al mondo.  

Vangelo Migrante: VIII Domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Lc 6, 39-45)

24 Febbraio 2022 - Nella prima lettura odierna, il libro del Siracide ricorda che la verità dell’uomo si rivela nel suo modo di ragionare: “il banco di prova per un uomo”; e quello che ha nel cuore si mostra da quel che dice: “non lodare nessuno prima che abbia parlato”. Sulla scorta di questa saggezza, Gesù pone in indissolubile relazione l’esterno e l’interno dell’uomo. E lo fa con delle immagini: “Può un cieco condurre un altro cieco? (…) Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? (…) Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono”.  E conclude: “la bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”. Ma è soprattutto in relazione al prossimo che le due estremità rivelano la loro unione o la loro discrepanza. Quando si presume di avere qualcosa che non si possiede, si finisce per fare disastri: un cieco che guida un altro cieco; allo stesso modo, quando si trascura una ostruzione tanto pericolosa quanto dannosa, si finisce per allontanare chi si vorrebbe addirittura aiutare: la trave e la pagliuzza. Per Gesù la verità e l’amore coincidono e ogni discrepanza è un varco per la menzogna e per quelle forze distruttive che producono il contrario di quello che si presume di compiere. L’unione di verità e di amore è quello che Lui ha fatto con noi. Per questo dinanzi al prossimo non ci si può porre senza prima chiedersi: “sarei disposto a dare la vita per questo fratello?” E, facendo i conti con se stessi, non chiedersi ancora: “ma il prossimo che si avvicina a me, cosa trova dalle mie parti? Rovi e spine o frutti abbondanti? Respingimenti e ogni sorta di acidità e burocrazia o accoglienza, disponibilità … perdono? Dove arriva, allora, questo vangelo? Al discepolato. Nessuno può presumere di essere in grado da se stesso di rivelarsi, di raccontarsi e di relazionarsi con amore e libertà verso il prossimo ma solo dopo aver ricevuto e accolto la verità di quello che è e compie in parole e opere. E non è umiliante quanto dice Gesù: “un discepolo non è più grande del proprio maestro...” Perché nessuno può dare quello che non ha. E perché da quel Maestro si riceve proprio quello che serve. /p. Gaetano Saracino)

Ucraina: arcivescovo maggiore Shevchuk rifugiato nel sotterraneo della cattedrale della Resurrezione di Kiev

24 Febbraio 2022 -
Roma - Momenti di grandissima apprensione a Kiev. Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, si è dovuto rifugiare, insieme ad altre persone, in un sotterraneo della Cattedrale della Resurrezione di Kiev a causa dei bombardamenti “intensi” in città. È quanto fa sapere al Sir don Andriy Soletskyy, del segretariato dell’arcivescovo Maggiore di Kiev, a Firenze dove sta partecipando all’incontro dei vescovi del Mediterraneo. Prima di lasciare la sua residenza, l’arcivescovo maggiore ha potuto comunicare al Sir come sta evolvendo la situazione in città e nel paese. “Stanotte – racconta – l’esercito russo ha attaccato l’Ucraina. Purtroppo, il governo russo ha scelto la guerra. La mattina presto abbiamo sentito i bombardamenti ed esplosioni anche a Kyiv. Ci sono già decine di morti. L’esercito ucraino non sta deponendo le armi e difende il nostro Paese. Ovviamente, molti sono nel panico ma facciamo di tutto per tenere la popolazione lucida e organizzata”. L’arcivescovo Sviatoslav conferma la decisione della chiesa ucraina di non abbandonare il suo popolo. E soprattutto di aprire chiese e strutture a quanti nei giorni a venire avranno bisogno di aiuto e sostegno. “La nostra Chiesa sarà sempre con il suo popolo”, dice Sua Beatitudine. “Abbiamo l’esperienza della guerra all’Est dell’Ucraina ormai da 8 anni. Cerchiamo di organizzare bene la rete degli aiuti umanitari, metteremo a disposizione della gente, in caso di emergenza, le nostre chiese e gli edifici cha abbiamo in disposizione per salvare ogni vita. Ricordiamo che le nostre chiese erano già diventate ospedali da campo nei tempi della Rivoluzione della dignità”. L’arcivescovo lancia quindi un appello: “Continuiamo chiedere alla comunità internazionale di essere uniti con noi, di credere nell’Ucraina che oggi difende la pace in Europa a costo del sangue dei propri figli. Ogni sforzo su ogni campo è molto importante”. E aggiunge: “Stamattina ho fatto di nuovo un appello al popolo ucraino, chiedendo di mettersi al servizio uno all’altro, di essere solidarietà, di difendere la nostra Patria. Noi siamo un popolo che ama la pace, non vogliamo fare la guerra con nessuno, non pretendiamo il territorio di nessun altro paese, ma saremo predisposti fino all’ultimo a difendere la nostra casa comune che è la nostra cara terra ucraina”.
 

Ucraina: oggi nella parrocchie di Porto Santa Rufina Adorazione per chiedere a Dio il dono della pace

24 Febbraio 2022 -
Roma - Oggi, in tutte le parrocchie di Porto Santa Rufina verrà celebrata un’ora di Adorazione eucaristica per chiedere a Dio il dono della pace. A seguito delle “notizie sempre più preoccupanti che arrivano dalla Russia e dall’Ucraina”, l’invito del vescovo, mons. Gianrico Ruzza, è rivolto “a tutte le comunità parrocchiali e religiose” alle quali è chiesto di “impegnarsi ad offrire al Signore un’ora di Adorazione eucaristica, pregando per la pace”.

Mons. Perego: molti ucraini potrebbero raggiungere l’Europa

24 Febbraio 2022 - Firenze - In Italia, quella ucraina, è la quinta comunità di stranieri: “sono circa 250mila persone e  con l'escalation del conflitto è facile che ci sarà almeno un raddoppio, perché in molti raggiungeranno i propri familiari”. Lo ha detto questa mattina mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, parlando con l’agenzia “La Press”. Per il presule, che in questi giorni è a Firenze per l’Incontro dei Vescovi sul Mediterraneo promosso dalla Cei - è necessario che il governo “abbia attenzione alla tutela del diritto d'asilo per gli ucraini, per iniziare da subito un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione in città”. "Quello che pensavamo non avvenisse immediatamente ma fosse risolto con la strada diplomatica – ha quindi aggiunto - si sta trasformando in una nuova e inutile strage. Il bombardamento porterà a un esodo di almeno quattro milioni di persone, soprattutto verso i Paesi più vicini ma molti potranno raggiungere l'Italia".  Il tema della guerra è oggetto di discussione, preoccupazione e preghiera nell'incontro dei vescovi del Mediterraneo riuniti, fino a domenica, a Firenze. E questa mattina anche un momento di preghiera. “Siamo vicini al patriarca di Kiev, che doveva essere presente, ma ha voluto rimanere nella sua città e nella sua Chiesa", sottolinea mons. Perego.

Ucraina: Vescovi Europei, “nel nome di Dio, fermatevi”

24 Febbraio 2022 -

Firenze - Da Firenze, dove si sta svolgendo l’incontro “Mediterraneo frontiera di pace”, mons. Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), rivolge un accorato appello per la pace in Ucraina. Le Chiese che sono in Europa "condannano con forza quanto è accaduto questa notte in Ucraina: bisogna agire insieme e con determinazione per porre fine immediatamente all’aggressione russa e fare tutto il possibile per proteggere donne, uomini e bambini innocenti: nel nome di Dio fermatevi adesso!". La Comunità internazionale, e in modo particolare l’Unione Europea, "non lasci intentata nessuna via per fermare questo conflitto, perché le armi cedano il passo al dialogo e ai negoziati, perché venga difeso il diritto internazionale, l’indipendenza e la sovranità territoriale dell’Ucraina. Perché si ponga fine a una guerra che dall’Ucraina si estenderebbe inevitabilmente agli Stati vicini e diventerà una minaccia per tutta l’Europa.  I vescovi europei e le comunità cristiane pregano per le vittime di questo conflitto e per i loro familiari, sono vicini a quanti soffrono per questi atti di violenza. Si uniscono all’invito di Papa Francesco che chiede preghiera e digiuno per la pace: 'La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra'".

 

Ucraina: una preghiera per la pace questa sera su iniziativa della Comunità di Sant’Egidio

24 Febbraio 2022 -

Roma - La Comunità di Sant’Egidio promuove una veglia di preghiera per la pace in Ucraina questa sera (giovedì 24 febbraio), alle 20, nella basilica di Santa Maria in Trastevere, in collegamento streaming con tutti i paesi in cui è presente nel mondo. “E’ la nostra prima, spontanea, risposta alla tragedia che si sta consumando in queste ore in Ucraina – spiega la Comunità - Non ci si può rassegnare alla guerra come ultima parola, ma occorre chiedere incessantemente la pace. E’ ciò che imploriamo per il bene dell’Ucraina e del mondo intero rivolgendoci a tutti, a partire da chi ha responsabilità sulle nazioni. Invitiamo tutti a unirsi a noi per fermare la follia del ricorso alle armi”.

Roma, 24 febbraio 2022

“Si fermi la follia della guerra”: l’appello dall’incontro sul Mediterraneo di Firenze

24 Febbraio 2022 -
Firenze - I Vescovi del Mediterraneo, riuniti a Firenze per l’incontro “Mediterraneo frontiera di pace”, esprimono "preoccupazione e dolore per lo scenario drammatico in Ucraina, e rinnovano la loro vicinanza alle comunità cristiane del Paese". Accogliendo l’invito di Papa Francesco a vivere il 2 marzo una giornata di digiuno e preghiera per la pace, i Vescovi - si legge in una nota - "fanno appello alla coscienza di quanti hanno responsabilità politiche perché tacciano le armi. Ogni conflitto porta con sé morte e distruzione, provoca sofferenza alle popolazioni, minaccia la convivenza tra le nazioni. Si fermi la follia della guerra! I Vescovi del Mediterraneo conoscono bene questo flagello, per questo chiedono a una sola voce la pace".

Mario Draghi a Firenze e i sogni traditi della gioventù mediterranea

24 Febbraio 2022 - Firenze - Nel Sud del Mediterraneo si specchia il futuro dell’umanità. È proprio così, se si pensa che la percentuale di giovani con meno di quindici anni nei Paesi che vi si affacciano è doppia rispetto a quella europea e che le persone che convergono sulle sue coste provengono dai Paesi, quelli asiatici e africani, in cui si concentra oltre la metà della popolazione mondiale di adolescenti. Questi giovani hanno il diritto di crescere e di accedere a tutte le possibilità, hanno il diritto di realizzare la propria personalità: rappresentano il pianeta di domani e dal loro successo dipende quello dell’intero genere umano. Eppure, la realtà spesso tradisce le loro aspirazioni. È a questi giovani che rivolge il pensiero il Presidente del Consiglio Mario Draghi, intervenuto ieri davanti ai circa 60 Vescovi riuniti a Firenze fino al 27 febbraio per discutere delle attuali sfide intermediterranee. Perché, ha detto il Primo ministro, occuparsi del Mediterraneo vuol dire innanzitutto prendersi cura delle nuove generazioni, tutelare i loro diritti e, dunque, combattere gli ostacoli che si frappongono alla loro piena realizzazione: la disoccupazione e le discriminazioni del mondo del lavoro, gli insufficienti investimenti nella scuola e nella formazione, la crisi climatica e l’inquinamento, con i disastri ecologici e ambientali che ne derivano, l’instabilità politica che minaccia la sicurezza e impedisce ogni progetto. Tutto ciò intrappola i giovani mediterranei nel destino di spostarsi da sud verso nord. Parlare di giovani e di Mediterraneo conduce fatalmente a parlare di migrazioni. Anche la migrazione, come tutte le altre sfide mediterranee, riguarda in primo luogo i giovani. Ed è una migrazione spesso difficile, non liberamente scelta, ma imposta dalla durezza del contesto di provenienza, dalle scarse opportunità che offre. In molti casi, è una migrazione senza alternative, la più rischiosa perché la più disperata. Chi la intraprende è disposto ad accettare l’evenienza della morte ai confini d’Europa evocata dal card. Gualtiero Bassetti, per freddo nella neve dei Balcani o per annegamento nelle acque del Canale di Sicilia o dell’Egeo. Non sono solo i Paesi di provenienza a perdere i loro cittadini di domani: quella che migra è la gioventù del mondo ed è allora l’umanità intera a privarsi del proprio futuro. Mario Draghi ha invocato una gestione della migrazione nuova, che sia condivisa, equilibrata, umana. Per realizzarla, ha chiesto l’aiuto dei Vescovi di fronte a lui, sottolineando il loro ruolo imprescindibile di guide del dialogo e della mediazione. La sua speranza è che il Convegno incoraggi un contrasto concreto e quotidiano alle divisioni e alle ingiustizie, che parta dal cuore delle comunità mediterranee, che si svolga al livello delle persone. È un tema che ritorna, è il grande tema di questo Convegno: impegno nella solidarietà e nella vicinanza, come tra i Vescovi a Firenze così per i popoli che li aspettano in patria e per tutti i popoli del mondo. (Livia Cefaloni)

Draghi a incontro sul Mediterraneo: “serve gestione condivisa, equilibrata e umana delle migrazioni”

24 Febbraio 2022 -
Firenze - “Oltre alle scarse opportunità lavorative, anche l’instabilità politica contribuisce a indurre decine di migliaia di persone, tra cui molti giovani, a emigrare non solo per opportunità, ma per necessità”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, intervenendo, ieri pomeriggio, alla giornata di apertura dell’incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo, in corso a Firenze. “Un fenomeno che attualmente porta con sé enormi rischi per chi arriva in Europa dal Nord Africa o dai Balcani”, ha sottolineato il premier: “E che al momento rappresenta un problema per i Paesi di origine, che perdono energie vitali, e per i Paesi di arrivo, che spesso faticano a integrare i nuovi arrivi, ad accoglierli con dignità”. “Il mar Mediterraneo ci ricorda che ciò che accade nell’Egeo riguarda anche il Tirreno, ciò che avviene al largo della Tunisia o della Libia si ripercuote sulle coste della Sicilia”, il monito di Draghi: “Più volte in passato ho ribadito l’importanza di una gestione condivisa, equilibrata e umana delle migrazioni. Condivisa perché, senza un’assunzione di responsabilità collettiva, l’azione europea non potrà mai essere giusta ed efficace. Equilibrata, perché non basta contrastare i flussi illegali, ma serve curare con attenzione l’accoglienza. E umana, perché non possiamo essere indifferenti rispetto alle sofferenze dei migranti”.

Card. Bassetti: impegni concreti dall’Incontro sul Mediterraneo

24 Febbraio 2022 - Firenze - «I rappresentanti delle comunità ecclesiali e civili si ritrovano uniti nella città di Giorgio La Pira per riaffermare i valori di riconciliazione, concordia e fraternità». Così il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, in un editoriale che compare sul numero di "Famiglia Cristiana" da oggi in edicola. «Tutti ci sentiremo e saremo coinvolti. In una parola, tutti ci sentiremo impegnati a far crescere segni concreti di speranza», prosegue il presidente dei vescovi italiani. Di seguito il testo del suo intervento.     «Ecco l’opera che il Signore vi affida per questa amata area del Mediterraneo: ricostruire i legami che sono stati interrotti, rialzare le città distrutte dalla violenza, far fiorire un giardino laddove oggi ci sono terreni riarsi, infondere speranza a chi l’ha perduta ed esortare chi è chiuso in se stesso a non temere il fratello. E guardare questo, che è già diventato cimitero, come un luogo di futura risurrezione di tutta l’area”. Questa consegna affidataci da papa Francesco al termine del primo incontro “Mediterraneo frontiera di pace”, tenuto a Bari nel febbraio del 2020, mi ha segnato nel profondo. In questi due anni l’eco di quelle parole ha continuato a risuonare nelle mie orecchie, ma soprattutto nel mio cuore, indicando un percorso da dover proseguire. Non nascondo che mi sono sentito accarezzato e sostenuto dal sindaco “santo” Giorgio La Pira. Dalla sua ispirazione e accogliendo anche le condivisioni dei vescovi del Mediterraneo, ho pensato di dover convocare un nuovo incontro, questa volta a Firenze, dal 23 al 27 febbraio, per riprendere il filo di una riflessione che continua a essere centrale per le nostre città. Ne è testimonianza il fatto che il sindaco Dario Nardella abbia rimotivato l’intuizione iniziale, sposandola e facendosi promotore di un evento con i suoi colleghi rivieraschi. Le due anime – ecclesiale e civile – si ritroveranno, si confronteranno e assumeranno anche impegni concreti, nello stile del Documento di Abu Dhabi. è urgente, infatti, far emergere un bene comune del Mediterraneo, costruendo il quale si pone un tassello determinante e imprescindibile per l’intera famiglia umana. Il sigillo ai nostri desideri verrà posto da papa Francesco che sarà con noi domenica 27 febbraio. Che vivremo un evento storico è anche testimoniato dalla presenza del Presidente del Consiglio Mario Draghi, alla giornata di apertura dell’incontro dei vescovi, e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, domenica 27. Sono certo che, come avvenne a Bari, i vescovi porteranno a Firenze la vita di comunità cristiane che vivono la loro comunione ecclesiale come germe dell’unità dell’intera famiglia umana: una realtà sacramentale e quindi fatta di grazia e di materia, una storia di liturgia, teologia, vita cristiana vissuta e orientata alla riconciliazione e alla fraternità nel segno profetico, così chiaro a La Pira e sancito dal Concilio Vaticano II e dalla Fratelli tutti di Francesco. I sindaci mediterranei porteranno certamente la storia di comunità provate dalla pandemia, dalla lunga crisi economica e dalle crisi migratorie; presenteranno il volto autentico di città in cui sono tuttora le macerie delle guerre. Tutti ci sentiremo e saremo coinvolti. In una parola, tutti ci sentiremo impegnati a far crescere segni concreti di speranza. (Card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, presidente della Cei)

Che il respiro mediterraneo pervada il mondo intero: la prolusione del card. Bassetti all’apertura del Convegno di Firenze

(foto Livia Cefaloni) 23 Febbraio 2022 - Firenze - Ai piedi della facciata di Santa Maria Novella illuminata dal sole del primo pomeriggio, parlando tra loro tante lingue diverse, i Vescovi sfilano uno dopo l’altro e"spariscono" nel chiostro. È ora ufficialmente aperto il Convegno “Mediterraneo frontiera di pace”, un 'sinodo' mediterraneo, proseguimento del percorso avviato a Bari due anni fa, che dovrà accostare preghiera e iniziativa, il binomio lapiriano di contemplazione e azione, per rilanciare il ruolo delle città e delle Chiese davanti alle sfide che mettono in crisi il nostro presente. Per recuperare, come ha detto il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana,  in apertura della sua prolusione, il “respiro mediterraneo”: lo spirito dei popoli mediterranei, il modo in cui essi, storicamente e naturalmente, affrontano e superano le difficoltà, attraverso il dialogo, la comunione, la solidarietà, verso la costruzione e la difesa della pace mondiale. Pace, appunto. È ironicamente tragico che un convegno sulla pace si apra proprio in questo momento, mentre un turbinio di annunci e smentite pare spingere il mondo sull’orlo di una guerra di dimensioni che non si osservavano da tempo. Perché è vero che subito dopo il crollo del muro di Berlino, dal 1991 con la prima guerra del Golfo, i focolai di crisi si sono accesi uno dopo l’altro, costringendo le nuove generazioni di tanti popoli a non conoscere altro che violenza. Ma la forza distruttrice della Seconda guerra mondiale e della Guerra fredda, con l’incombente minaccia nucleare, parevano un capitolo chiuso. Non è così, la pace non è mai data per sempre. E ci ritroviamo di nuovo sull’orlo della fine. I Vescovi sono a Firenze per mettersi in ascolto dei venti di guerra e delle invocazioni di pace. Lo dimostra il gesto del card. Bassetti, che apre il suo intervento leggendo la lettera inviatagli dall’arcivescovo di Kiev, Svjatoslav Ševčuk. Si scusa di non essere a Firenze, dov’era atteso, ma, dice, ha sentito il dovere di rimanere accanto al suo popolo, nella sua terra “martoriata” che rischia di trasformarsi in un “campo di morte”. Chiede che la speranza non si spenga. Non si può smettere di sperare quando la posta in gioco è la salvezza dell’umanità, perché, nell’era atomica, è questo il bene che una guerra mette in pericolo. Come evitarla, dunque? La risposta sta tutta nell’ideale realista di Giorgio La Pira, nel cui spirito si svolge il Convegno di questi giorni , in continuità con i Colloqui mediterranei che egli ideò. Occorre un cambio di passo, “dal paradigma del più forte a quello cooperativo e della solidarietà”, dallo sforzo di sopraffazione, prima causa di tutte le sofferenze, all’integrazione reciproca, che non è poi null’altro che un ritorno alla natura profonda dell’essere umano. L’ascolto e l’aiuto reciproco sono le guide che conducono fuori dalla crisi. Ce lo ha mostrato anche la pandemia, quando a fianco, e spesso all’ombra, di divisioni e disparità, si sono moltiplicate le espressioni di amicizia sociale. È il fiore della speranza che nasce nella scarpata. E appunto un germoglio di speranza vuole essere l’incontro di Firenze. L’auspicio, proclamato a Bari da Papa Francesco all’inizio del cammino che prosegue oggi, è di ricostruire i legami interrotti e rialzare le città distrutte. Quando gli Stati sembrano non riuscire a superare la logica del predominio, ripartire da qui, dalle comunità mediterranee, attraverso il lavoro comune dei loro riferimenti spirituali, per cercare rimedi alle tante crisi che oggi increspano le acque del nostro mare e offrire modelli ben al di là di questa piccola, fondamentale regione. (Livia Cefaloni)  

Card. Bassetti: “i nostri fratelli schiacciati dalle guerre, dalla fame, dal freddo o annegati sono i primi destinatari dell’annuncio evangelico”

23 Febbraio 2022 -
Firenze - “I nostri fratelli schiacciati dalle guerre, dalla fame, dal cambiamento climatico, alcuni dei quali muoiono di freddo ai confini di Europa o annegano nel Mediterraneo, sono i primi e privilegiati destinatari dell’annuncio evangelico”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, che aprendo a Firenze l’incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo ha esortato i presenti a raccogliere l’invito di Papa Francesco a dar corpo ad una “teologia del Mediterraneo”. Punto di partenza: l’umanesimo, “che questa culla fiorentina ha fatto crescere proprio grazie alla presenza dei padri e dei loro seguiti in città. Noi cristiani siamo ancora divisi, ma possiamo e dobbiamo offrire al mondo una visione condivisa dell’uomo nella sua integralità e nella sua integrazione in un creato che ha bisogno della sua cura e della sua custodia”.

Incontro sul Mediterraneo: domenica speciale con Tv2000. Tra gli ospiti anche il presidente Migrantes

23 Febbraio 2022 - Roma - Tv2000, domenica 27 febbraio, dedica una programmazione speciale alla visita di Papa Francesco a Firenze, in occasione dell’Incontro dei Vescovi e Sindaci del Mediterraneo. Questi gli appuntamenti trasmessi dall’emittente televisiva Cei: ore 8.30 l’Incontro con i vescovi e con i sindaci nel Salone dei Cinquecento del Palazzo Vecchio; ore 9.30 nella Sala d’Arme l’incontro con le famiglie di profughi e rifugiati; ore 10.20 la Santa Messa nella Basilica di Santa Croce e la recita dell’Angelus, in diretta anche su radio InBlu2000. Approfondimenti della trasmissione ‘Il diario di Papa Francesco’ a partire dalle ore 8. Tra gli ospiti: don Emilio Salvatore, Preside della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italiana Meridionale; Francesco Bonini, Rettore Università LUMSA; Gianluca Galimberti, sindaco di Cremona; don Giovanni Emidio Palaia, teologo docente Università LUMSA; Alessandro Acciavatti, storico e saggista; Mons. Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes.  

Una diplomazia delle Chiese e delle città per ripensare la cooperazione in materia migratoria

23 Febbraio 2022 - Firenze - Libia e Italia sono incredibilmente vicine fra loro, e non solo perché a separarle ci sono poco più di 250 miglia marine (neppure 500 chilometri). Le unisce un passato condiviso, anche se spesso doloroso: la storia della dominazione coloniale italiana, conflittuale e violenta, chiusa nel 1951 con la proclamazione dell’indipendenza libica, ha pesato sulle relazioni tra i due Paesi che, tuttavia, non si sono spente mai. Anche nei momenti di tensione e isolamento internazionale vissuti durante la dittatura di Gheddafi, sono proseguiti gli scambi economici e culturali, testimonianza di interessi e radici comuni. Così, quando con il rovesciamento del regime e la frammentazione territoriale e politica, non ancora risolta, la lunga costa libica, ormai libera da controlli, si è trasformata nel luogo di partenza ideale per i migranti diretti in Europa, l’Italia è parsa il partner naturale di una cooperazione per la gestione dei flussi, tanto più che era in Italia che quei migranti, i sopravvissuti al viaggio, venivano a sbarcare. Diversi accordi si sono succeduti, tracciando un’evoluzione delle strategie culminata nel Memorandum del febbraio 2017, tuttora in vigore. Il suo cuore è il trasferimento degli oneri legati all’immigrazione (controlli dei documenti, ricezione ed esame delle domande di protezione, accoglienza, rimpatri) dal luogo di destinazione (l’Italia) al luogo di partenza (la Libia), mentre le autorità italiane si impegnano a supportare materialmente le attività necessarie, con mezzi e finanziamenti. Si chiama esternalizzazione delle frontiere, ad oggi è la politica europea ufficiale in materia migratoria (lo stesso schema è adottato, ad esempio, tra UE e Turchia) e il suo obiettivo dichiarato è evitare le morti in mare, prevenendo le partenze. È un obiettivo legittimo e doveroso, dalla prospettiva dei migranti prima che degli Stati, perché sono loro i primi ad aver diritto a una migrazione ordinata e sicura e ad un’accoglienza dignitosa. Solo che spesso ciò viene dimenticato: non si aprono canali d’ingresso alternativi, non si vigila sulla correttezza delle procedure d’asilo e l’unica cosa che sembra importare è l’alzata di una barriera sui confini europei, indifferente a quanto avviene al di là, nel mare, dove i migranti sono intercettati con le armi, e a terra, dove sono detenuti in condizioni disumane. Cooperare è necessario quando le questioni travalicano i confini, ma il faro deve rimanere il rispetto della persona, dei diritti, della vita. La collaborazione italo-libica deve essere ripensata, lo chiedono da tempo organizzazioni umanitarie e organismi internazionali per la tutela dei diritti umani. Papa Francesco ha definito l’attuale sistema “criminale”. L’incontro di Firenze sul Mediterraneo, che si apre noggi, può essere il punto di partenza: in città arriveranno Vescovi dell’area nordafricana e mediorientale e alcuni Sindaci libici, riferimenti fondamentali in un territorio in cui, nella perdurante assenza di un solido potere centrale, gli unici decisori restano le autorità locali (non è un caso che l’attuazione dello stesso Memorandum abbia richiesto l’accordo con una delegazione di sindaci libici). È l’occasione per accantonare le difficoltà, e il distacco, dei rapporti intergovernativi e mettere in pratica la “diplomazia delle città”, o delle Chiese, come l’ha definita mons. Antonino Raspanti, vicepresidente della CEI, alla ricerca di soluzioni nuove, davvero umane. (Livia Cefaloni)  

Ex migrante alla guida della diocesi Charleston

23 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - E un ex migrante, originario di Haiti, il nuovo vescovo di Charleston, negli Stati Uniti. Si trata di mons. Jacques E. Fabre, nominato ieri da Papa Francesco. Nato il 13 novembre 1955 a Port-au-Prince (Haiti), emigrato a New York City, ha frequentato la Saint John's University a Jamaica (New York) e il Saint Michael's College a Toronto (Canada). Dopo essere entrato nella congregazione dei missionari di San Carlo (scalabriniani), ha svolto gli studi ecclesiastici presso la Catholic Theological Union a Chicago e successivamente ha studiato alla Pontificia Università Urbaniana a Roma. È stato ordinato sacerdote il 10 ottobre 1986 nella Diocesi di Brooklyn, Nel 1990 e 1991 è stato anche cappellano dei rifugiati a Guantanamo, Cuba. Si tratterebbe del primo titolare di una diocesi americana originario di Haiti.

Papa Francesco indice una Giornata di digiuno per la pace: “ho un grande dolore nel cuore per il peggioramento della situazione in Ucraina”

23 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - "Ho un grande dolore nel cuore per il peggioramento della situazione nell’Ucraina". Lo ha detto questa mattina Papa Francesco al termine dell'Udienza Generale. "Nonostante gli sforzi diplomatici delle ultime settimane - ha aggiunto - si stanno aprendo scenari sempre più allarmanti. Come me tanta gente, in tutto il mondo, sta provando angoscia e preoccupazione. Ancora una volta la pace di tutti è minacciata da interessi di parte". Da qui l'appello Vorrei appellarmi a quanti hanno responsabilità politiche, perché facciano un serio esame di coscienza davanti a Dio, che è Dio della pace e non della guerra; che è Padre di tutti, non solo di qualcuno, che ci vuole fratelli e non nemici". Il Pontefice prega "prega" tutte le parti coinvolte perché "si astengano da ogni azione che provochi ancora più sofferenza alle popolazioni, destabilizzando la convivenza tra le nazioni e screditando il diritto internazionale". Papa Francesco rivolge, poi, un appello a  tutti, "credenti e non credenti": "Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno". Da qui l'invito ad una giornata di digiuno per la pace, il 2 marzo prossimo, Mercoledì delle Ceneri e incoraggia "in modo speciale i credenti perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno. La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra".

Incontro sul Mediterraneo: un volume del card. Bassetti su La Pira donato agli ospiti

23 Febbraio 2022 - Firenze - In occasione dell’Incontro “Mediterraneo frontiera di pace” che si apre oggi a Firenze viene presentato in anteprima il volume scritto dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, e dedicato a Giorgio La Pira che ha influenzato profondamente il porporato quando era prete a Firenze e che lo ha ispirato per ideare il forum ecclesiale nel 2020 a Bari e l’appuntamento di questa settimana lungo l’Arno. Il libro si intitola "Il pane e la grazia (Libreria Editrice Vaticana) riprendendo due parole care al sindaco “santo”. Al centro della riflessione di Bassetti «la profezia di La Pira per la Chiesa e il mondo di oggi», spiega il sottotitolo. La pubblicazione verrà donata dal cardinale a tutti i vescovi del Mediterraneo che partecipano alle giornate toscane. «Il diritto al pane si intrecciava visceralmente con la fame di Dio – nota il presidente della Cei –. Da questo punto di vista, l’incontro spirituale e umano con il cattolicesimo fiorentino e con la figura di Giorgio La Pira è stato decisivo. Quest’uomo minuto, di origini siciliane, che si era fatto povero tra i poveri, che scrutava il mondo con lo sguardo lungo del profeta, “aveva il senso dei fini”, come disse Paolo VI, e “sapeva dove andare”».

Ucraina: Sua Beatitudine Shevchuk lancia un appello al popolo ucraino

23 Febbraio 2022 - Roma - Un messaggio destinato a tutto il popolo ucraino e a tutte le persone di buona volontà, per chiamare tutti alla “responsabilità e il sacro dovere dei cittadini” di difendere la patria: Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Capo della Chiesa greco- cattolica ucraina, indirizza un messaggio “ai figli e alle figlie del popolo ucraino in Ucraina e negli insediamenti e a tutte le persone di buona volontà”, in un momento drammatico per la nazione. Sua Beatitudine sottolinea che il riconoscimento da parte della Federazione Russa delle auto-proclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk “rappresenta una seria sfida e minaccia all’intera comunità internazionale e al diritto internazionale”, e denuncia che è stata “gravemente danneggiata la logica stessa delle relazioni tra gli Stati”. La decisione della Federazione Russa - continua Sua Beatitudine - certifica il ritiro unilaterale della stessa federazione “dal lungo processo di pace che doveva garantire il ripristino di condizioni di vita dignitose nei territori temporaneamente occupati dall’Ucraina che hanno subito l’aggressione dell’armata russa”. Il presule della Chiesa greco-cattolico ucraina ricorda che la guerra, iniziata già nel 2014, ha “lasciato ferite profonde nella vita di molti nostri connazionali”, con “migliaia di morti, feriti, persone sole”. L’arcivescovo maggiore aggiunge che il gesto del presidente della Federazione Russa “ha distrutto le basi del lungo processo di ripristino della pace in Ucraina, ha creato il presupposto per una nuova ondata di aggressione armata contro il nostro Stato ed ha aperto le porte a un'operazione militare su vasta scala contro il popolo ucraino”. Per questo, afferma, “oggi consideriamo la difesa della nostra terra natale, della nostra memoria e della nostra speranza, del nostro diritto di esistere concesso da Dio, come una responsabilità personale e un sacro dovere dei cittadini ucraini”.  “Difendere la nostra Patria - dice - è un nostro diritto naturale e il nostro dovere civico. Siamo forti quando stiamo insieme. Ora è arrivato il momento di unire i nostri sforzi per difendere l'indipendenza, l'integrità territoriale e la sovranità dello Stato ucraino. È dovere e responsabilità di tutta l'umanità impegnarsi oggi a prevenire la guerra e a proteggere una pace giusta”.  Sua Beatitudine sottolinea ancora una volta che “il mondo non può progredire né trovare risposte alle sfide dei nostri tempi ricorrendo alla forza e alla violenza e trascurando i valori universali e la verità evangelica”, e per questo chiede “a tutte le persone di buona volontà di non ignorare le sofferenze del popolo ucraino causate dall'aggressione militare russa. Siamo un popolo che ama la pace. Ed è per questo che siamo pronti a difenderlo e a combattere fedelmente per essa”. Per questo prega per la saggezza dei governanti, perché si “ristabilisca una pace giusta sul suolo ucraino”, e per i difensori dell’Ucraina che “in questi giorni sono un esempio di amore sacrificale e di servizio sincero al nostro popolo”.  

Padre Maccalli: “c’è da essere, non c’è solo da fare”

23 Febbraio 2022 - Siracusa - "Che Dio ci faccia comprendere un giorno che siamo tutti fratelli". E' questa la frase che padre Gigi Maccalli ha detto al capo del villaggio che lo aveva tenuto nascosto per mesi. Era arrivato il momento della sua liberazione e alcune ore dopo sarebbe rientrato in Italia. Il padre missionario della provincia di Crema, 59 anni, della Società Missione Africane, era stato rapito in Niger al confine col Burkina Faso, nella notte tra il 17 e il 18 settembre del 2018, da miliziani jihadisti. Prestava la sua opera nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey. Dopo due anni, l’8 ottobre 2020, la liberazione in Mali. La testimonianza di padre Gigi è stata al centro della giornata  organizzata dal Centro missionario diocesano, dalla Caritas diocesana, dall’Ufficio per la Pastorale giovanile, dall’Ufficio Migrantes, dal Centro diocesano per le vocazioni, dal Servizio per la pastorale del turismo, tempo libero e sport. Con padre Maccalli anche padre Salvatore Cardile del Pime, missionario per molti anni in Brasile; e Alex Zappalà, direttore del Centro missionario della diocesi di Pordenone-Concordia.  Zappalà ha parlato della sua esperienza in Amazzonia: "Si è martiri non solo perché si è perso la vita ma perché hanno testimoniato fino alla fine. Fare qualcosa per gli altri e importante. Ma essere qualcosa per gli altri è di più". Ad aprire l'incontro è stato l'arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto. "Come ci dice papa Francesco, siamo missionari con l'annunzio e la testimonianza. Dobbiamo prendere coscienza della nostra identità e vivere l'annunzio del Vangelo. Coltivare lo spirito missionario nel nostro cuore. Siamo canali di grazia per portare Gesù all’altro" ha detto mons. Lomanto. Padre Gigi ha raccontato la sua esperienza missionaria nel Niger e la sua prigionia durata due anni: "Il mio rapporto con Dio si è rafforzato. Ho gridato il mio dolore nella preghiera dei salmi. Anche nel più grande buio c’è una luce. Il Signore mi ha dato un’esperienza profonda da fare". Il missionario ha raccontato del rapimento, del viaggio in motocicletta per 17 giorni. Delle catene chiuse alle caviglie. Del trasferimento in auto e del deserto, "prigione a cielo aperto".  Per mesi tra le dune. I trasferimenti dal Niger al Burkina Faso fino all'Algeria. "Mi ero fatto dare un foglietto dove annotavo i miei pensieri. Poi mi hanno dato l'etichetta di un ananas e poi un pezzo di cartone". Padre Gigi ha mostrato i tre regali che si è portato a casa: "Il primo è un anello della catena. Sono riuscito anche ad aprire il bullone, anche se poi lo hanno sostituito con uno più grosso. Questo anello mi ricorda la comunione con tante vittime innocenti. La gente è ostaggio di tanta violenza e tanta paura. Il secondo regalo è questo straccio di stoffa. L’ho annodato, come fosse un rosario e pregavo. Quello che ho scoperto è stato l’essenziale. Ho sofferto la fame, il freddo ed il caldo. Mi mancava poter comunicare. Comunicare amore e vivere la libertà. Ero circondato da sette giovani con kalashnikov, ostaggi di analfabetismo e propaganda". Il terzo regalo è un oggetto che il missionario ha costruito con le sue mani: "Mi sono costruito una piccola croce in legno. Mi resta il silenzio. Ho fatto esperienza del silenzio e del silenzio di Dio. Ho scoperto in quel silenzio un Dio che è oltre la Parola. La nostra vita è tra dono e perdono. La speranza mi accompagnava. 'Padre perdona loro non sanno quello che fanno', mi ripetevo. La prima parola di Gesù risorto è Shalom, pace a voi. Il perdono fasciato di silenzio genera la pace. Questo credo fortemente. Mi trovo oggi a testimoniare: non ci sono solo cose da fare, c'è da essere, c'è da essere comunione con questo Dio che ama gratuitamente tutta l'umanità e pregare perchè nasca davvero la pace".