Primo Piano
Vangelo Migrante: VIII Domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Lc 6, 39-45)
Ucraina: arcivescovo maggiore Shevchuk rifugiato nel sotterraneo della cattedrale della Resurrezione di Kiev
Ucraina: oggi nella parrocchie di Porto Santa Rufina Adorazione per chiedere a Dio il dono della pace
Mons. Perego: molti ucraini potrebbero raggiungere l’Europa
Ucraina: Vescovi Europei, “nel nome di Dio, fermatevi”
Firenze - Da Firenze, dove si sta svolgendo l’incontro “Mediterraneo frontiera di pace”, mons. Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), rivolge un accorato appello per la pace in Ucraina. Le Chiese che sono in Europa "condannano con forza quanto è accaduto questa notte in Ucraina: bisogna agire insieme e con determinazione per porre fine immediatamente all’aggressione russa e fare tutto il possibile per proteggere donne, uomini e bambini innocenti: nel nome di Dio fermatevi adesso!". La Comunità internazionale, e in modo particolare l’Unione Europea, "non lasci intentata nessuna via per fermare questo conflitto, perché le armi cedano il passo al dialogo e ai negoziati, perché venga difeso il diritto internazionale, l’indipendenza e la sovranità territoriale dell’Ucraina. Perché si ponga fine a una guerra che dall’Ucraina si estenderebbe inevitabilmente agli Stati vicini e diventerà una minaccia per tutta l’Europa. I vescovi europei e le comunità cristiane pregano per le vittime di questo conflitto e per i loro familiari, sono vicini a quanti soffrono per questi atti di violenza. Si uniscono all’invito di Papa Francesco che chiede preghiera e digiuno per la pace: 'La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra'".
Ucraina: una preghiera per la pace questa sera su iniziativa della Comunità di Sant’Egidio
Roma - La Comunità di Sant’Egidio promuove una veglia di preghiera per la pace in Ucraina questa sera (giovedì 24 febbraio), alle 20, nella basilica di Santa Maria in Trastevere, in collegamento streaming con tutti i paesi in cui è presente nel mondo. “E’ la nostra prima, spontanea, risposta alla tragedia che si sta consumando in queste ore in Ucraina – spiega la Comunità - Non ci si può rassegnare alla guerra come ultima parola, ma occorre chiedere incessantemente la pace. E’ ciò che imploriamo per il bene dell’Ucraina e del mondo intero rivolgendoci a tutti, a partire da chi ha responsabilità sulle nazioni. Invitiamo tutti a unirsi a noi per fermare la follia del ricorso alle armi”.
Roma, 24 febbraio 2022
“Si fermi la follia della guerra”: l’appello dall’incontro sul Mediterraneo di Firenze
Mario Draghi a Firenze e i sogni traditi della gioventù mediterranea
Draghi a incontro sul Mediterraneo: “serve gestione condivisa, equilibrata e umana delle migrazioni”
Card. Bassetti: impegni concreti dall’Incontro sul Mediterraneo
Che il respiro mediterraneo pervada il mondo intero: la prolusione del card. Bassetti all’apertura del Convegno di Firenze
(foto Livia Cefaloni)
23 Febbraio 2022 - Firenze - Ai piedi della facciata di Santa Maria Novella illuminata dal sole del primo pomeriggio, parlando tra loro tante lingue diverse, i Vescovi sfilano uno dopo l’altro e"spariscono" nel chiostro. È ora ufficialmente aperto il Convegno “Mediterraneo frontiera di pace”, un 'sinodo' mediterraneo, proseguimento del percorso avviato a Bari due anni fa, che dovrà accostare preghiera e iniziativa, il binomio lapiriano di contemplazione e azione, per rilanciare il ruolo delle città e delle Chiese davanti alle sfide che mettono in crisi il nostro presente. Per recuperare, come ha detto il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in apertura della sua prolusione, il “respiro mediterraneo”: lo spirito dei popoli mediterranei, il modo in cui essi, storicamente e naturalmente, affrontano e superano le difficoltà, attraverso il dialogo, la comunione, la solidarietà, verso la costruzione e la difesa della pace mondiale.
Pace, appunto. È ironicamente tragico che un convegno sulla pace si apra proprio in questo momento, mentre un turbinio di annunci e smentite pare spingere il mondo sull’orlo di una guerra di dimensioni che non si osservavano da tempo. Perché è vero che subito dopo il crollo del muro di Berlino, dal 1991 con la prima guerra del Golfo, i focolai di crisi si sono accesi uno dopo l’altro, costringendo le nuove generazioni di tanti popoli a non conoscere altro che violenza. Ma la forza distruttrice della Seconda guerra mondiale e della Guerra fredda, con l’incombente minaccia nucleare, parevano un capitolo chiuso. Non è così, la pace non è mai data per sempre. E ci ritroviamo di nuovo sull’orlo della fine.
I Vescovi sono a Firenze per mettersi in ascolto dei venti di guerra e delle invocazioni di pace. Lo dimostra il gesto del card. Bassetti, che apre il suo intervento leggendo la lettera inviatagli dall’arcivescovo di Kiev, Svjatoslav Ševčuk. Si scusa di non essere a Firenze, dov’era atteso, ma, dice, ha sentito il dovere di rimanere accanto al suo popolo, nella sua terra “martoriata” che rischia di trasformarsi in un “campo di morte”. Chiede che la speranza non si spenga.
Non si può smettere di sperare quando la posta in gioco è la salvezza dell’umanità, perché, nell’era atomica, è questo il bene che una guerra mette in pericolo. Come evitarla, dunque? La risposta sta tutta nell’ideale realista di Giorgio La Pira, nel cui spirito si svolge il Convegno di questi giorni , in continuità con i Colloqui mediterranei che egli ideò. Occorre un cambio di passo, “dal paradigma del più forte a quello cooperativo e della solidarietà”, dallo sforzo di sopraffazione, prima causa di tutte le sofferenze, all’integrazione reciproca, che non è poi null’altro che un ritorno alla natura profonda dell’essere umano.
L’ascolto e l’aiuto reciproco sono le guide che conducono fuori dalla crisi. Ce lo ha mostrato anche la pandemia, quando a fianco, e spesso all’ombra, di divisioni e disparità, si sono moltiplicate le espressioni di amicizia sociale. È il fiore della speranza che nasce nella scarpata. E appunto un germoglio di speranza vuole essere l’incontro di Firenze. L’auspicio, proclamato a Bari da Papa Francesco all’inizio del cammino che prosegue oggi, è di ricostruire i legami interrotti e rialzare le città distrutte. Quando gli Stati sembrano non riuscire a superare la logica del predominio, ripartire da qui, dalle comunità mediterranee, attraverso il lavoro comune dei loro riferimenti spirituali, per cercare rimedi alle tante crisi che oggi increspano le acque del nostro mare e offrire modelli ben al di là di questa piccola, fondamentale regione. (Livia Cefaloni)