Primo Piano

GMMR: una rete di inclusione nelle diocesi italiane attraverso gli uffici Migrantes

25 Settembre 2022 - Roma - Nata nel 1914 come Giornata Nazionale dell’Emigrante in segno di vicinanza e attenzione agli emigranti italiani che cercavano fortuna all’estero oggi questa giornata – che ha preso il nome di Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato - si celebra a livello mondiale e rappresenta una occasione per mettere al centro il tema di coloro che, per varie ragioni, lasciano il loro Paese per un luogo e per una vita più dignitosa fuggendo da guerre che imperversano nel mondo. Si tratta di 280 milioni di persone che si sono messe in cammino. Oggi in Italia sono oltre cinque milioni i migranti presenti. Altrettanti sono gli italiani residenti all’estero. Con loro – ha detto il presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo Gian Carlo Perego, «siamo chiamati a rigenerare le città, l’Italia, l’Europa, sempre più stanche, abitate da anziani, spopolate, coniugando i quattro verbi che caratterizzano le tappe del cammino delle persone e le soste: accogliere, tutelare, promuovere, integrare». Alessane ha 16 anni quando decide di lasciare la Libia per partire verso l’Italia. Prima cinque giorni nel deserto del Sahara, poi un mese di prigione. 20 compagni uccisi senza una ragione. Evasi dal carcere, due giorni di cammino per raggiungere Tripoli, ci racconta il direttore Migrantes di Andria, don Geremia Acri. «Non augurerei mai a nessuno quel viaggio, si può solo morire o soffrire. Ho visto uomini sparare nel fianco di altri uomini che volevano solo tenere con sé una borsa, bambini trucidati senza pietà», racconta Alessene, che insieme a Muhammad, originario del Pakistan e Gabriel originario del Niger partito con la sorella morta durante il viaggio, sono oggi ospiti della casa d’accoglienza “S. Maria Goretti” della Migrantes pugliese. «Ho pensato di morire anche io, di dolore e di tormento, mentre mia sorella si spegneva tra le mie braccia. È stata lei a dirmi: Vai e continua il nostro viaggio, il mio finisce qui». «Oltre all’accoglienza la vera integrazione è l’inserimento lavorativo e l’autonomia abitativa» evidenzia don Geremia. Da circa cinque anni grazie anche al contributo dell’8xmille della Chiesa Cattolica attraverso la Fondazione Migrantes è stato possibile avviare i laboratori della “Tèranga”: un ristorante, un orto e una sartoria sociale che supportano il fabbisogno delle case famiglie gestite dalla Migrantes e che accolgono questi giovani. In sartoria sono state realizzate manufatti cuciti a mano, che sono arrivati nelle case di centinaia di persone in tutta Italia da nord a sud. Prodotti apprezzati per regali e occasioni festive. E durante la pandemia la produzione di mascherine commissionate dalla Fondazione Migrantes e distribuite in varie località d’Italia soprattutto ai tanti costretti a vivere per strada. «Il creare opportunità lavorative da parte della comunità ecclesiale diventa uno strumento per ridare dignità e rendere libero l’individuo», spiega il sacerdote evidenziando che il lavorare insieme, all’interno dei laboratori, ha permesso a diversi migranti di ritrovare quella forza e quel coraggio per «riunire quei frammenti di Sé, ripensando e orientando il proprio progetto di autonomia sociale e lavorativa. Il  Covid-19 prima e la guerra in atto ora ci hanno tolto tanto, ma altresì ci hanno messo sotto gli occhi l’essenziale, finora invisibile». A livello nazionale la Giornata si celebrerà, quest’anno, in Sardegna: nella cattedrale di Iglesias questa mattina alle ore 11, la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Giovanni Paolo Zedda, delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Sarda e concelebrata dal direttore regionale Migrantes p. Stefano Messina che accompagnerà una rappresentanza di migranti che animeranno la liturgia.

Mons. Ambarus: il processo di integrazione richiede il “con”

25 Settembre 2022 - Roma - Celebriamo oggi la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Un appuntamento al centro della nostra preghiera e della nostra fraternità di cristiani, in favore di un' umanità tra le più fragili dei nostri tempi. Va evitato un pericolo latente nel celebrare questa Giornata. Non si tratta solo di "categoria" di persone che ha un' esistenza che si caratterizza per una "mano vuota e tesa", per elemosinare. Essi sono molto di più. I migranti e i rifugiati si sono dovuti svuotare della maggior parte del loro bagaglio umano: relazionale, affettivo e materiale. Hanno dovuto lasciare dietro di sé tutti i legami familiari del Paese di origine, strapparsi da amici, spose o sposi, genitori o figli; hanno lasciato quel poco di ricchezza materiale che avevano nel proprio Paese, casa, oggetti ricordo, terre che sono impresse nel loro animo, abitudini culturali. Hanno vissuto un abbandono: la loro valigia, il loro zaino è diventato la loro casa. A noi, dopo un po' di giorni fuori casa, lontano dal nostro habitat, dalla nostra città, ci può capitare di dire: mi mancano le mie cose, la mia stanza, le comodità. Ecco, ai migranti e rifugiati manca tutto, sono vuoti e svuotati da tutto ciò che significa quotidianità. Però i migranti e i rifugiati non sono semplicemente questo. Non sono coloro che noi possiamo definire "i mancanti"; essi sono anche i "sanamente affamati di vita", di relazioni, di affetti. Hanno una grinta e un' energia di vita molto alta che si può intuire meglio quando si fa esperienza di vicinanza con loro. Nella nostra città abita un numero significativo di stranieri, migranti o rifugiati. Sono qui in mezzo a noi e chiedono a tutti noi di non relegarli in "uno stato di minorità", culturale o religiosa. Desiderano e ci chiedono di condividere la vita, prendendo da loro tutta la ricchezza umana, spirituale e culturale di cui sono portatori. Mi raccontava un rifugiato che un giorno è entrato in una chiesa per pregare; alcune persone presenti lo hanno visto e, pensando di fare un atto di gentilezza e accoglienza nei suoi confronti, gli hanno detto: «La Caritas parrocchiale è aperta domani mattina!». E lui, con stupore e una certa tristezza, ha risposto: «Ero venuto solo per pregare un po'». Il messaggio del Papa per la giornata di quest' anno ha come titolo: "Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati". Costruire insieme con loro e non soltanto "per" loro; costruire il futuro di tutti noi. Le vulnerabilità delle persone non sono totalizzanti; nessuno di noi accetta di essere definito solo per una parte, un settore della propria vita. I migranti vanno inclusi come protagonisti attivi nelle nostre parrocchie e comunità. Sogno il giorno in cui i gruppi di carità, catechesi, oratorio avranno tra i loro membri persone di varie nazionalità e varie lingue; in cui gli stranieri, i migranti diventeranno soggetti attivi, operando per far cogliere al meglio le differenze culturali, agenti di mediazione linguistica, sentendo come casa le nostre parrocchie e i nostri spazi ecclesiali. Vogliamo accelerare il processo di integrazione? Vogliamo dare gambe di quotidianità alla verità liturgica celebrata che ci dice che l' unico popolo di Dio è formato dai popoli del mondo? Attingiamo dalla ricchezza della loro esperienza, perché abbiamo tanto da imparare per la nostra vita. Superiamo insieme la logica che pensa solo a fare qualcosa per loro. Ecco la grande sfida: abbandonare sempre di più il "per" e passare al "con" loro. Questa prassi, se diventa una prassi di tutti i membri della Chiesa, è l' azione profetica di cui ha bisogno il nostro tempo: tutti i popoli formano il popolo di Dio e tutti insieme siamo i costruttori del Regno di Dio in mezzo a noi! ( mons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare di Roma e vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Laziale).

Naufragio in Siria: il bilancio si aggrava

25 Settembre 2022 -

Roma - Continua a salire il bilancio del naufragio di un’imbarcazione di migranti partita dal porto di Minyeh, nel nord del Libano, e affondata al largo della città di Tartus, in Siria. Secondo l’ultimo bollettino diffuso dalla televisione di Stato siriana sono 89 i corpi senza vita recuperati dai soccorritori. A bordo viaggiavano tra le 120 e le 150 persone, 14 delle quali soltanto sono attualmente ricoverate in ospedali siriani. C’erano soprattutto cittadini libanesi, siriani e palestinesi, compresi anziani e bambini. E proprio sul bilancio dei bimbi morti nel naufragio è stata Unicef a diramare una nota: «Abbiamo ricevuto delle prime informazioni secondo cui 10 bambini sono tra coloro che hanno perso la vita. Anche un’altra barca che trasportava 55 migranti è affondata al largo delle coste della Grecia: 3 bimbi risultano scomparsi. È un’ecatombe».

Migrantes Vittorio Veneto: un incontro sul ruolo della comunità ucraina in Italia

24 Settembre 2022 - Vittorio Veneto - Nella sera di giovedì 22 settembre si è tenuto nella Sala verde della Casa Toniolo di Conegliano l’incontro dal titolo “La guerra in Ucraina e la ‘sua’ mobilità umana”: l’evento, organizzato dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Vittorio Veneto, diretto da don Mirko Dalla Torre - che ha concluso i lavori - e moderato dal professor Lamberto Pillonetto, ha visto come ospite Padre Teodosio Roman Hren, vicario generale dell’Esarcato Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia. Presente anche il vescovo, mons. Corrado Pizziolo, che ha introdotto la serata manifestando il proprio ringraziamento. Durante la serata, padre Hren ha spiegato la natura e il ruolo importante dell’Esarcato Apostolico in Italia, in particolare la funzione essenziale nell’organizzazione e nell’accoglienza degli immigrati ucraini giunti dopo lo scoppio della guerra, e ha espresso la gratitudine agli italiani per il sostegno e la solidarietà dimostrata in questi mesi. Egli ha ricordato come sia in atto “un vero e proprio genocidio”, e che la risposta di coraggio dei militari “è un atto di amore cristiano, che risponde al precetto morale di difendere il prossimo dal male”. Mons. Teodosio Roman Hren ha sottolineato che “la Chiesa ha il grande potere di aprire la strada della pace, favorendo il dialogo e la condivisione, ricostruendo i ponti che si sono rotti”, ricordando il continuo lavoro dei sacerdoti nell’ambito della spiritualità, della carità e della diplomazia.  

GMMR, Migrantes Savona-Noli: domani messa nelle lingue straniere

24 Settembre 2022 - Savona - Domani, 25 settembre,  la 108esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che ha per tema "Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati". Nell'occasione in tutte le parrocchie italiane si terrà una colletta per aiutare le persone che vivono in questa difficile situazione.  A Savona la Giornata sarà celebrata nella Chiesa Sacro Cuore di Gesù e nei locali sottostanti, in corso Cristoforo Colombo. Alle ore 10:30 le comunità ecuadoriana, indiana, paraguaiana e ucraina, insieme a quella del Sacro Cuore, animeranno la messa con letture e canti nelle rispettive lingue. Si proseguirà nelle sale attigue con musica, balli, sfide sportive, giochi per bambini e bambine e il rinfresco offerto dall'Ufficio diocesano Migrantes e dagli stessi stranieri cattolici. Sarà dunque un vero e proprio momento di fratellanza nella fede. L'iniziativa è promossa dall'ufficio diocesano su invito del vescovo, mons. Calogero Marino.  

GMMR, Comunità S.Egidio: costruire il futuro con chi è costretto ad abbandonare la propria terra

24 Settembre 2022 -

Roma - La Comunità di Sant’Egidio celebrerà domani, 25 settembre, la 108esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato unendosi alle parole di Papa Francesco che invita a costruire il futuro “con” chi è costretto ad abbandonare la propria terra. "Ci sembra, infatti - si legge in una nota -  non solo opportuno ma decisivo mettere da parte la tentazione di un avvenire delle nostre società, nel Nord del mondo, 'senza' o addirittura 'contro' chi rappresenta ormai da tempo una parte cospicua della nostra popolazione e del mondo del lavoro. Occorre affrontare l’immigrazione, sgombrando il campo da ogni impressione o ragionamento superficiale, da ogni facile strumentalizzazione. È necessario invece, prima di tutto - continua la nota - soccorrere chi rischia la propria vita in viaggi della disperazione nel mare Mediterraneo, sempre più lunghi e dolorosi, come dimostra la recente, tragica, morte di 81 profughi partiti dal Libano con i barconi e naufragati al largo della Siria. Ma poi occorre avere la capacità di accogliere e integrare. I corridoi umanitari – che sono riusciti a portare in Europa oltre 7mila profughi - sono in questo senso un modello da seguire perché permettono di conoscere persone e famiglie testimoni di guerre e di violenze, aiutandole ad inserirsi come parte integrante della nostra società". Per “costruire il futuro” occorrono alcuni interventi che "facilitino l’ingresso di migranti per motivi di lavoro, di cui l’Italia, in piena crisi demografica, ha estremo bisogno: ampliamento delle quote annuali, introduzione della sponsorship (persona o associazione che può fare da garante per l’inserimento nel mondo del lavoro), facilitazione dei ricongiungimenti familiari e un più generoso ricollocamento dei profughi da parte dei paesi europei". Per la Giornata Mondiale domani, 25 settembre, con tanti migranti e rifugiati alla mensa dei poveri di via Dandolo 10, a partire da mezzogiorno, per uno speciale “pranzo dell’amicizia” e alla Scuola di Lingua e Cultura italiana di piazza di Santa Maria in Trastevere 23, dove nel corso della mattina sono aperte le iscrizioni per il nuovo anno scolastico.

Nubifragio Marche: la Cei stanzia 500mila euro

24 Settembre 2022 - Roma - Mentre i territori colpiti dal nubifragio nelle Marche restano in ginocchio e si continua a spalare fango da case e aziende, la Presidenza della Cei ha disposto un primo stanziamento di 500mila euro dai fondi dell’8xmille per far fronte alle prime urgenze e ai bisogni essenziali delle persone. Riuniti a Matera, in occasione del Congresso eucaristico, i vescovi hanno voluto ribadire la loro fraterna vicinanza, assicurando il ricordo nella preghiera per le vittime, i dispersi e tutte le famiglie coinvolte. «Possano trovare nel Signore misericordioso il conforto e la forza necessari e nella comunità italiana una solidarietà pronta e concreta – ha detto il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei –. Questo avvenimento disastroso torna a mostrarci la fragilità del nostro territorio. Ogni volta ci domandiamo cosa avremmo dovuto e potuto fare per non piangere i nostri cari e se abbiamo messo in atto tutte le azioni di prevenzione necessarie. Dobbiamo imparare dalle lezioni apprese nel passato, per far sì che catastrofi del genere non si ripetano ». La Presidenza della Cei ha rinnovato anche l’invito alle diocesi, alla rete delle parrocchie, agli istituti religiosi a pregare e a farsi prossimi alle comunità marchigiana e umbra così duramente colpite.

Congresso Eucaristico: Migrantes Basilicata, dai braccianti il vino della Messa

24 Settembre 2022 - Matera - Si chiamano “opere segno”, sono l’eredità sociale che il Congresso eucaristico nazionale lascerà stabilmente sul territorio lucano. Una delle quattro che interessano l’arcidiocesi di Matera- Irsina, nasce da una storia di integrazione. «Dove gli sfruttati dei ghetti hanno oggi una vita dignitosa. E dove le vittime di caporalato sono diventate le vere protagoniste di un’impresa sociale, che presto sarà in grado di offrire il vino per le Messe a tutte le regioni». È un fiume in piena don Antonio Polidoro, responsabile Migrantes delle diocesi lucane e delegato arcivescovile per la Pastorale sociale e del lavoro in quella di Matera-Irsina. Perché mentre si occupa del disbrigo delle pratiche quotidiane per lavoratori stagionali migranti nella “Casa Betania” di Serramarina di Bernalda (Matera), si affretta a mostrare quanto di buono «è stato fatto qui, e nell’arco del Metapontino, da tre anni a questa parte». Da quando, cioè, per volontà dell’arcidiocesi materana è stata creata, a Scanzano Jonico (Matera), la “Cooperativa 25 marzo” «che si è fatta carico di donne e uomini trattati quasi come schiavi» nei campi della vicina ex zona industriale “La Felandina” all’interno della quale, nel 2019, un incendio divampò in un capannone industriale che faceva da “casa” ai migranti, uccidendo una giovane donna nigeriana. Da allora «la Chiesa di Matera – spiega don Polidoro – ha donato un alloggio confortevole a tanti braccianti, Casa Betania appunto, e pretendendo dagli imprenditori del posto che fossero stipulati solo contratti regolari per questi nostri fratelli». Risultato? «Dopo un anno di lavoro, in cui abbiamo offerto anche corsi di italiano, informatica e tirocini formativi, molti sono diventati autonomi e vivono in una casa “vera”; abbiamo inoltre allargato la cooperativa, che sta per diventare impresa sociale, coltivando fichi nell’ambito della campagna Cei “Liberi di partire, liberi di restare”, trovando alcuni ettari per produrre vino, e stipulando le prime collaborazioni con viticoltori del posto che ci aiuteranno nella fase iniziale». Nell’impresa sociale i lavoratori stagionali non saranno collaboratori «ma a pieno titolo corresponsabili, insomma veri protagonisti – racconta il sacerdote –. Pianteremo un vitigno specifico per produrre il vino per le Messe in agro di Scanzano. Partiamo, in questo autunno, con pochi ettari ma abbiamo già un cronoprogramma di lavori che prevede un secondo step per allargarci. Abbiamo già cantina, manodopera e imprese partner affidabili». Per don Polidoro «con questo progetto, “frutto della terra e del nostro lavoro”, si vuole donare dignità ai nostri ospiti e all’équipe che si prende cura di loro. È un sogno che accarezzo da anni e che mette insieme integrazione, solidarietà e rispetto di un territorio, il Metapontino, a forte vocazione agricola». L’idea è che «questi fratelli prima di tutto acquisiscano competenze – specifica don Polidoro –: imparino a studiare attentamente il terreno, e quindi le piante adatte, la potatura, l’irrigazione, i vari trattamenti, passando anche per l’utilizzo del trattore». In un secondo momento, chi lo vorrà potrà tornare nei Paesi d’origine e «replicare in loco le competenze acquisite da noi». (V.Salinaro)  

Cei, Congresso Eucaristico: il programma di oggi

24 Settembre 2022 -

Matera - Il Congresso eucaristico giunge oggi alla sua terza giornata di lavori, che seguirà di fatto lo schema già vissuto nella giornata di ieri. E così anche questa mattina si svolgeranno le celebrazioni eucaristiche nelle parrocchie della città di Matera: Basilica Cattedrale, Maria Madre della Chiesa, San Pio X, San Paolo, San Giacomo, Immacolata, San Giuseppe Artigiano, Addolorata, Sant’Agnese, Santa Famiglia, Cristo Re. Dalla Basilica Cattedrale sarà trasmessa la meditazione affidata alla professoressa Giuseppina De Simone (docente di filosofia della religione e teologia fondamentale) sul tema “Il gusto buono del nostro Pane. Chiesa, sinodalità, Eucaristia”. La meditazione sarà trasmessa in streaming in tutte le parrocchie sedi del Congresso, dove, anche oggi, ci saranno testimonianze e un confronto tra i delegati. Nel pomeriggio alle 17 in piazza Giovanni XXIII, nelle vicinanze di via via Petrarca dove sorge la parrocchia dedicata a San Pio X, i delegati e i fedeli di Matera si ritroveranno per iniziare la processione eucaristica che si snoderà per le vie cittadini fino a raggiungere piazza San Francesco d’Assisi, dove sorge l’omonima parrocchia. Alle 21 in piazza Vittorio Veneto – dove giovedì sera si era aperto con una Liturgia della Parola – il Congresso vivrà la sua serata culturale conclusiva. L’atto finale prima dell’ultimo appuntamento per domenica mattina alle 9 quando allo Stadio «XXI Settembre - Franco Salerno», papa Francesco presiederà la Messa finale.

Settanta vittime in mare: il cordoglio del Centro Astalli

23 Settembre 2022 - Roma - Un’imbarcazione con a bordo più di 100 migranti è affondata nelle scorse ore di fronte alle coste siriane. Le autorità hanno recuperato i corpi di 71 persone annegate al largo della città di Tartus, in Siria. Tra loro anche dei bambini. Il ritrovamento è avvenuto vicino alla costa, a poche decine di chilometri dal confine con il Libano. Circa 20 sono le persone sopravvissute e portate in ospedale. “Con profondo dolore e cordoglio apprendiamo della tragica notizia della morte evitabile di decine di persone in fuga da guerre e violenze", ha detto p. Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli: "sono uomini, donne e bambini che in mancanza di alternative legali, cercano di mettersi in salvo affidandosi ai trafficanti che gestiscono illegalmente una parte sempre più significativa di mobilità umana”. Si tratta di una tragedia che arriva alla vigilia delle elezioni politiche in Italia e della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato della Chiesa cattolica dal titolo “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”. Per questo il Centro Astalli non smette di chiedere "l’attivazione di canali umanitari e quote di ingresso regolari che consentano di gestire la mobilità umana in modo legale e sicuro e pongano così fine all’ecatombe che si consuma dai anni alle porte d’Europa"; "politiche di accoglienza e integrazione che possano consentire alle persone migranti di vivere in sicurezza e dignità e dare il loro contributo al benessere e alla crescita del Paese". (R.I.)

Migrantes: il nostro futuro si costruisce con i migranti e i rifugiati

23 Settembre 2022 - Roma - Il nostro futuro si costruisce con i migranti e i rifugiati – ci ha ricordato Papa Francesco in un passaggio dell’enciclica Fratelli tutti: “Le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondo” (F.T. 40); e lo ripete nel Messaggio per la Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato di quest’anno. Ma chi sono i migranti e i rifugiati oggi?  Sono 280 milioni di persone che nel mondo si sono messe in cammino. Tra questi saranno ormai 90 milioni i richiedenti asilo e rifugiati al termine di questo anno, anche in seguito alla tragica, irrazionale e inutile guerra in Ucraina, che ha costretto sei milioni di persone a mettersi in fuga. Sono le vittime, spesso dimenticate, di oltre 30 guerre dimenticate, dei disastri ambientali, dei popoli alla fame. Sono le vittime della tratta, della violenza e di ogni forma di sfruttamento. Con loro siamo chiamati a rigenerare le città, l’Italia, l’Europa, sempre più stanche, abitate da anziani, spopolate, coniugando i quattro verbi che caratterizzano le tappe del cammino delle persone e le soste: accogliere, tutelare, promuovere, integrare. Le nostre città non sono aperte e accoglienti. Talora anche le nostre chiese e comunità cristiane, nonostante segni positivi, alzano i muri: dentro e fuori. Non sappiamo leggere la storia con gli occhi della fede. Non sappiamo anche capire che «l’arrivo di migranti e rifugiati cattolici offre energia nuova alla vita ecclesiale delle comunità che li accolgono», come ci ricorda il Papa. E il messaggio ci ricorda che «nessuno dev’essere escluso», perché il progetto di Dio «è essenzialmente inclusivo e mette al centro gli abitanti delle periferie esistenziali. Siamo invitati a cogliere nelle storie e nell’arrivo «una fonte di arricchimento» culturale, sociale, religioso, seguendo la profezia di Isaia (60,5): «Le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli».  Grazie ai migranti e ai rifugiati l’identità si arricchisce nell’incontro con le diversità culturali e religiose e costruisce «un noi più grande». Con i migranti e i rifugiati Papa Francesco ci invita non solo a costruire la città, la Chiesa, ma anche a camminare insieme verso la città celeste, l’incontro con il Signore, in una nuova Pentecoste che ci fa scoprire la fraternità come stile e il cammino come missione. (Mons. Gian Carlo Perego - Presidente Fondazione Migrantes).  

GMMR, Migrantes Crema: costruiamo il futuro insieme

23 Settembre 2022 - Crema - Vola alto quest’anno papa Francesco nel suo Messaggio per la 108a Giornata Mondiale del Migranyte e del Rifugiato Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati, questo è il titolo, non è soltanto un richiamo ad essere attenti agli altri, a provare misericordia per chi soffre, a chiedere un mondo più inclusivo. Qui papa Francesco osa sognare e chiama tutti noi ad osare questo sogno. E lo fa parafrasando le parole del profeta Isaia che nel capitolo 60 immagina la città del futuro, quella Nuova Gerusalemme che, come viene ricordato nell’Apocalisse, sarà «dimora di Dio con gli uomini». Certo la storia, con tutti i drammi quotidiani che ci offre, ci ricorda come la realizzazione si questa meta, che è in fondo il punto di arrivo della nostra vita, sia ancora lontana. Durante il suo viaggio in Kazakistan, il Papa aveva avuto modo di evidenziare come uno dei grandi problemi che ci sfidano è quello dell’accoglienza fraterna. «Mai come ora – ha affermato il Pontefice – assistiamo a grandi spostamenti di popolazioni, causati da guerre, povertà, cambiamenti climatici, dalla ricerca di un benessere che il mondo globalizzato permette di conoscere, ma a cui è spesso difficile accedere. Non è un dato di cronaca, è un fatto storico che richiede soluzioni condivise e lungimiranti. Riscopriamo l’arte dell’ospitalità, dell’accoglienza, della compassione...» Situazioni difficili dicevamo, ma non per questo dobbiamo perderci d’animo. Anzi proprio facendo tesoro di quanto appreso dai più recenti drammi, dobbiamo impegnarci per costruire un mondo dove tutti possano vivere in pace e dignità. Già, ma quali caratteristiche dovrà avere questo Mondo nuovo? Giustizia Sarà il primo elemento costitutivo del Regno di Dio. Sarà la realizzazione di quell’ordine divino, dove tutto il creato tornerà ad essere “cosa buona” e l’umanità “cosa molto buona”. Ma perché regni questa meravigliosa armonia, bisogna che siano eliminate le disuguaglianze e le discriminazioni del mondo presente. Inclusione Nessuno dev’essere escluso. Il progetto di Dio è essenzialmente inclusivo e mette al centro gli abitanti delle periferie esistenziali. Tra questi ci sono molti migranti e rifugiati, sfollati e vittime della tratta. La costruzione del Regno di Dio è con loro, perché senza di loro non sarebbe il Regno che Dio vuole. L’inclusione delle persone più vulnerabili è condizione necessaria per ottenervi piena cittadinanza. Lavoro Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati significa anche riconoscere e valorizzare quanto ciascuno di loro può apportare al processo di costruzione. Nella visione profetica di Isaia, gli stranieri non figurano come invasori e distruttori, ma come lavoratori volenterosi che ricostruiscono le mura della nuova Gerusalemme, la Gerusalemme aperta a tutte le genti. Ricchezza Nella medesima profezia l’arrivo degli stranieri è presentato come fonte di arricchimento: «Le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli». In effetti, la storia ci insegna che il contributo dei migranti e dei rifugiati è stato fondamentale per la crescita sociale ed economica delle nostre società. E lo è anche oggi. Il loro lavoro, la loro capacità di sacrificio, la loro giovinezza e il loro entusiasmo arricchiscono le comunità che li accolgono. Tuttavia questo contributo potrebbe essere molto maggiore se valorizzato e sostenuto attraverso programmi mirati. Porte aperte Gli abitanti della nuova Gerusalemme – profetizza ancora Isaia – mantengono sempre spalancate le porte della città, perché possano entrare i forestieri con i loro doni. La presenza di migranti e rifugiati rappresenta una grande sfida, ma anche un’opportunità di crescita culturale e spirituale per tutti. Possiamo maturare in umanità e costruire insieme un “noi” più grande, si confrontano visioni e tradizioni diverse, si scoprono le ricchezze contenute in religioni e spiritualità a noi sconosciute, e questo ci stimola ad approfondire le nostre proprie convinzioni. Il tempio del Signore più bello Nella Gerusalemme delle genti il tempio del Signore è reso più bello dalle offerte che giungono da terre straniere. In questa prospettiva, l’arrivo di migranti e rifugiati cattolici offre energia nuova alla vita ecclesiale delle comunità che li accolgono. Essi sono spesso portatori di dinamiche rivitalizzanti e animatori di celebrazioni vibranti. La condivisione di espressioni di fede e devozioni diverse rappresenta un’occasione privilegiata per vivere più pienamente la cattolicità del Popolo di Dio.  Il futuro comincia oggi e comincia da ciascuno di noi. Con queste parole si conclude l’esortazione del Papa, nella convinzione che non possiamo lasciare alle prossime generazioni decisioni che dobbiamo prendere adesso. (a cura dell’Ufficio Migrantes di Crema)  
A livello diocesano abbiamo raccolto l’esortazione del Papa mettendo in programma due iniziative:   La prima è una CELEBRAZIONE EUCARISTICA presieduta dal vescovo mons. Daniele Gianotti – domenica 25 alle 18.30 in Cattedrale – a cui sono invitate le comunità etniche. Sarà una Messa “internazionale” in cui letture, canti, intenzioni… verranno pronunciate in più lingue. Un’attenzione particolare, anche nella preghiera, sarà per i fedeli Ucraini e per il difficile momento che sta vivendo il loro Paese.   La seconda sarà un CONVEGNO organizzato dagli Uffici Migrantes della Lombardia che si svolgerà il 15 ottobre presso l'Auditorium Manenti (chiesa di San Bernardino dentro le mura) dal titolo DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE: CONFERME O RIVOLUZIONI? La sfida aperta delle cosiddette "seconde generazioni".
     

Medicina Solidale: gli auguri a mons. Felicolo. “suo impegno per minori migranti fondamentale”

23 Settembre 2022 - Roma - "Porgiamo a nome nostro e della nostra associazione i più affettuosi auguri di buon lavoro a Mons. Felicolo, che da sempre ci è stato accanto nel sostegno e nell'accoglienza delle persone fragili, soprattutto migranti". È quanto dichiarano congiuntamente Giovanni Serra e Lucia Ercoli  rispettivamente presidente e responsabile sanitario Medicina Solidale, in merito alla nomina di  mons. Pierpaolo Felicolo quale nuovo direttore generale della Fondazione Migrantes. "Con lui - aggiungono - condividiamo da oltre 20 anni l'impegno a favore dei bambini migranti non solo con progetti di accoglienza, ma soprattutto con la promozione  e la difesa dei loro diritti, spesso calpestati o ignorati". "Siamo convinti - concludono - che nel suo nuovo ruolo sarà ancora con noi in una vera e propria battaglia di civiltà a favore dei più piccoli".

GMMR, Migrantes Ravenna-Cervia: domenica messa con il vescovo

23 Settembre 2022 - Ravvenna - "Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati", è il tema della 108esima Giornata per il migrante in programma il prossimo 25 settembre. L' appuntamento si celebra anche a Ravenna con una Messa a San Pier Damiano alle 10, animata dalle comunità di migranti cattolici che professano sul territorio. A presiedere la celebrazione sarà l' arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni e a concelebrare il direttore dell' Ufficio  Migrantes padre Vincenzo Tomaiuoli. L' invito del direttore è che «questa giornata diventi un' occasione per aumentare nei nostri fedeli la consapevolezza che il nostro futuro lo costruiamo nella misura in cui sappiamo coinvolgere anche i migranti e i rifugiati».

Centro Astalli: gli auguri al nuovo direttore Migrantes

23 Settembre 2022 - Roma - Il Centro Astalli rivolge i "migliori auguri" a don Pierpaolo Felicolo, nominato Direttore Generale della Fondazione Migrantes, dal Consiglio permanente della Cei che si è riunito a Matera dal 20 al 22 settembre. "Il nostro grazie - si legge in una nota - a Don Gianni De Robertis, direttore uscente, che ha lavorato con impegno e dedizione nella costruzione di una Chiesa vicina agli ultimi e aperte alle differenze". “Accogliamo la nomina di Don Pierpaolo come un segnale di speranza per una comunità ecclesiale sempre più in cammino al fianco di chi arriva in Italia in cerca di pace, giustizia e umana solidarietà", scrive padre Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli: "Tante e complesse le sfide che ci attendono: in un mondo in cui sembrano prevalere divisioni e chiusure è sempre più urgente una chiesa viva, aperta e solidale nei confronti di chi vive l’esperienza della mobilità umana.  Rinnoviamo con gioia a Don Pierpaolo e a tutta la Migrantes il desiderio di lavorare insieme per rimuovere gli ostacoli e le inequità che costringono migliaia di persone in Italia a vivere l’esperienza della marginalità ed esclusione".    

GMMR, Migrantes Vicenza: costruire il futuro “con” i migranti e i rifugiati

23 Settembre 2022 -

Vicenza - La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato viene celebrata questo fine settimana in tutta la Chiesa. Papa Francesco nel messaggio per la giornata ha dato un titolo: costruire il futuro con i migranti: una preposizione che dà il senso e la motivazione.

La condizione dei migranti, i rifugiati, i richiedenti asilo continua ad attirare l’attenzione. La cronaca parla di una diminuzione del numero di attraversamenti ma anche, il bilancio delle vittime in forte aumento. L’anno scorso sono stati registrati circa 3.231 morti o dispersi in mare nel Mediterraneo e nell’Atlantico nord-occidentale. Nel 2020 il numero registrato corrispondeva a 1.881, 1.510 nel 2019 e oltre 2.277 nel 2018. Questo numero potrebbe essere ancora più elevato con morti e dispersi lungo le rotte terrestri attraverso il deserto del Sahara e zone di confine remote.

Le agenzie, le organizzazioni umanitarie che si occupano delle vittime esprimono la preoccupazione e l’urgenza di interventi mirati, soprattutto il soccorso e l’aiuto. Denunciano infatti anche l’aumento degli abusi diffusi nei Paesi di origine e di transito. Coloro che sopravvivono e tentano la traversata vengono abbandonati dai trafficanti, altri vengono intercettati e riportati nel Paese di partenza, dove vengono successivamente detenuti. Ogni anno, migliaia di persone muoiono o scompaiono in mare senza lasciare traccia.

L’Unhcr ha costantemente richiamato l’attenzione sulle terribili esperienze e sui pericoli affrontati dai rifugiati e dai migranti che intraprendono le rotte per giungere a un altro Paese. Molti di loro sono individui in fuga da conflitti, violenze e persecuzioni. La rappresentazione grafica dei dati si concentra in particolare sulla rotta che va dall’Est e dal Corno d’Africa al Mediterraneo centrale.

I migranti delle caravanas de migrantes centroamericanos, delle rotte dei Balcani o dei deserti africani si devono affidare ai trafficanti (“di carne umana”, come affermava Scalabrini), esponendosi a un rischio molto alto di abusi e di sfruttamento, consegne alle forze dell’ordine e rimpatri forzati.

Papa Francesco insiste: «il futuro comincia oggi e comincia da ciascuno di noi. Non possiamo lasciare alle prossime generazioni la responsabilità di decisioni che è necessario prendere adesso, perché il progetto di Dio sul mondo possa realizzarsi e venga il suo Regno di giustizia, di fraternità e di pace». Mario Draghi a Firenze nel febbraio scorso, ricordava che «la stabilità e la pace si organizzano nelle istituzioni, ma si costruiscono nelle città perché è lì il contrasto quotidiano alle diseguaglianze, all’odio e all’ignoranza ». Anche la nostra realtà di Chiesa locale può costruire un mondo con i migranti coniugando il locale con il globale, superando una egemonia mono-culturale per arrivare alla condivisione di una fede multiculturale e interculturale. Ogni realtà può contribuire, in questo senso, affinchè i migranti possano ‘custodire le proprie radici senza restarne prigionieri’, ad ‘aprirsi al nuovo e accoglierne tutte le ricchezze’.

I migranti, infine, possono, se noi glielo ‘permettiamo’, essere “soggetti” attivi nelle nostre comunità ogni qualvolta sono chiamati ad essere parte specifica e attiva dei progetti nei vari ambiti portando una nota inter-culturale, non “per loro” ma, finalmente, ‘con loro’. (Sergio Durigon - Direttore Migrantes Vicenza)

GMMR, Migrantes Verona: un futuro da costruire insieme

23 Settembre 2022 -  Verona - Il 25 settembre si celebra la 108ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.  Comunque la si guardi, la storia di questi decenni si intreccia in maniera forte con la realtà dell' immigrazione. E se vogliamo accogliere anche i segnali che ci arrivano dal mondo intero, questa realtà segnerà pure la storia futura. L' abbiamo affermato più volte in altri interventi: le migrazioni ci possono trovare aperti, interessati e curiosi perché ci permettono di incontrare nel nostro piccolo pezzetti di mondo, pezzetti della ricchezza di culture e religioni diverse; oppure ci possono trovare impauriti perche sentiamo il nostro mondo crollare con l' arrivo di persone con caratteristiche così diverse da quelle "tradizionali". Al di là di queste reazioni che direi naturali e comprensibili, dobbiamo però chiederci cosa desideriamo realizzare "assieme" perché questo è il nodo che riguarda tutti noi, compresi i cittadini immigrati. Purtroppo su questo punto dobbiamo riconoscere che non riusciamo ad avviare una riflessione e un dialogo significativo. Rimaniamo sempre presi da un dibattito di corto respiro legato a visioni emergenziali, caritative e securitarie. Un confronto tra cittadini che riguardi l' incontro di culture e religioni diverse non sembra appartenere al dibattere culturale e politico del nostro Paese. Il dibattitto pubblico facilmente si accende quando ci sono delle emergenze e poco più, senza mettere sul tavolo un dialogo costruttivo circa il futuro del nostro vivere assieme. Poco diciamo di come la scuola dovrebbe operare per costruire accoglienza e integrazione, pur riconoscendo che di fatto è la realtà che più lavora per questo in collaborazione con tante realtà del Terzo settore. E il mondo dell' imprenditoria e del lavoro cosa dice circa la costruzione di una società inclusiva, anche se è evidente che sarà lì che andrà a pescare i suoi lavoratori? Non possiamo tacere poi della cultura che non sembra vedere che serve riflessione, tanta, e dialogo, tanto, che coinvolga i cittadini autoctoni come quelli immigrati per far leggere le diversità e le consonanze e soprattutto far emergere le possibili vie di comprensione reciproca. Questo è vero anche a livello ecclesiale: dentro le nostre comunità cristiane guai a parlare di immigrazione perché è tema troppo divisivo, al massimo possiamo parlare del come rendere più efficace il Centro di ascolto (cosa comunque lodevole). Eppure c' è in gioco il come vogliamo accogliere nella comunità cristiana quanti condividono la fede con noi e che non possiamo liquidare semplicemente con il "si adattino alla nostra realtà". Atteggiamento superficiale e irrispettoso. Basti andare a vedere come si rapportano le comunità di italiani all' estero su questo aspetto che non accettano facili proposte di assimilazione! E il fatto che Gesù è il salvatore, la Luce delle genti non sembra dirci niente sulla strada dell' incontro con chi ha altre prospettive religiose! Non tanto per spirito di proselitismo ma per un dialogo rispettoso che riconosce le diversità e le ricchezze di ognuno. Accogliamo allora questa giornata per approfondire questa realtà e per chiedere lo Spirito del Signore per viverla in maniera evangelica per il bene della nostra comunità e della società tutta. (don Giuseppe Mirandola - Direttore Migrantes Verona)

GMMR, Migrantes Ugento-Santa Maria di Leuca: pensare al nostro futuro insieme ai migranti

23 Settembre 2022 -  Ugento - La giornata dei migranti, che si celebrerà il prossimo 25 settembre, ha come tema il seguente: Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati. L’attuale situazione geopolitica e socioeconomica, ci vede particolarmente preoccupati proprio circa il futuro, quello della nostra nazione italiana, ma anche quello del mondo intero, quello di tante famiglie e lavoratori e quello dei singoli. Un futuro che, ad un primo sguardo, ci sembra pallido, incerto, quasi fosco per cui ci sentiamo smarriti e impauriti col rischio di perdere anche quello che, come comunità cristiana, ci contraddistingue, ossia uno sguardo di fiducia e speranza; fiducia riposta in Dio e nella sua paterna provvidenza, ma anche nell’uomo e nella sua ontologica propensione al bene, per cui anche se può sembrare che tutto concorra al male, in realtà l’uomo resta sempre capace di scorgere in se le energie e le forze spirituali per essere ciò che effettivamente è: operatore di bene, di giustizia e di pace, capace di custodire il creato e il fratello. In questo scenario, un’altra cosa che rischiamo di perdere di vista è l’attenzione ai nostri fratelli migranti e rifugiati, i quali, come si vede continuano a toccare le nostre terre, anche quelle della nostra diocesi, in cerca di un futuro migliore. La nostra sensibilità, e quella delle nostre comunità cristiane, ancora deve crescere. Resta vero che tanto si è fatto e si fa, ma, mentre ci interroghiamo sul nostro futuro rischiamo di farlo, o a prescindere dai migranti o, peggio ancora, escludendoli, come se essi rappresentassero un pericolo o un’insidia al raggiungimento di un futuro di pace e stabilità per noi. La giornata dei migranti di quest’ anno, ci pone proprio dinanzi a questa sfida: pensare al nostro futuro insieme ai migranti, tenendo presenti due fondamentali realtà. La prima è l’accoglienza, per cui una società che non accoglie non può avere futuro, dal momento che l’accoglienza e l’attenzione verso chi soffre è il segno principale di una comunità aperta al futuro, un futuro contrassegnato non da logiche e calcoli umani ma aperto alla sorpresa di Dio, a ciò che Lui sta preparando e prepara per coloro che lo amano, come dice l’apostolo. Cosa Dio prepara nel nostro futuro? La pace, la giustizia del suo regno che è in mezzo a noi e che viene, e tale futuro di pace è garantito solo a coloro che lo amano. Ma amare Dio vuol dire amare i fratelli, tutti, soprattutto i poveri gli emarginati i migranti. Accogliere il migrante significa accogliere Dio che si fa prossimo a noi nella persona dei nostri fratelli e ci mette alla prova circa la disponibilità ad accogliere, insieme al fratello, anche il suo progetto d’amore per un futuro di pace. L’altro aspetto per cui il nostro futuro, se pur contrassegnato da numerose incertezze, deve essere un futuro inclusivo dei migranti, è l’integrazione. Risulta necessario abbandonare ogni residuo di autoreferenzialità, per cui l’altro, lo straniero, ci toglie qualcosa, ci toglie futuro. Il fratello che viene, anche se chiede, non toglie nulla. Chi domanda non può togliere, tuttalpiù è pronto a donare, a donarsi, nella misura in cui si rispecchia in chi gli dona. In pratica, mentre noi doniamo, in realtà siamo noi a ricevere e mentre il fratello riceve, è lui che si dona, in una dinamica di reciprocità evangelica che ci fa vedere le nostre risorse, non più nostre, ma di tutti, e le risorse altrui, disponibilità aperte a tutti. L’integrazione di cui parliamo è a volte intesa soltanto a senso unico: sono i migranti a doversi integrare nella nostra cultura. Questo è vero, ed è necessario individuare le forme migliori perché questo si realizzi in un equilibrio che consenta di intessere relazioni serene, senza sbilanciamenti e squilibri sociali e culturali. Ma siamo anche noi che dobbiamo integrare il nostro modo di vedere le cose, integrare nel senso di una integrazione della mentalità, mettere ciò che manca, aprire la mente e il cuore alla novità che viene dall’altro, senza paure. In questo senso, ancora una volta, il nostro impegno sarà caratterizzato da un rapporto osmotico tra dare e ricevere, accogliere ed essere accolti, perché forse, a volte, dimentichiamo che anche noi, sia in passato che nel presente, abbiamo avuto il desiderio di essere accolti da qualcuno, anche perché questo è in definitiva, l’anelito e il desiderio di ogni persona umana: essere accolto nel cuore del fratello, per esser accolti nel cuore di Dio. La costruzione del Regno di Dio, a cui siamo chiamati a lavorare continuamente, comprende, come anche papa Francesco dice nel suo messaggio, i nostri fratelli migranti, dal momento che, Dio non esclude nessuno dalla costruzione del Regno, il quale ha le caratteristiche dell’inclusività. Di questo, il Santo Padre, propone una immagine, a mio avviso molto pregnante, attinta dal profeta Isaia, in cui, alla ricostruzione del tempio di Gerusalemme, gli israeliti accolsero di buon grado l’aiuto degli stranieri, che non vennero visti come invasori, ma co - costruttori del tempio, del Regno. Invito i pastori e le comunità a farne tesoro. Sarebbe utile promuovere nelle parrocchie almeno uno o due incontri con i fedeli, in cui si possa leggere il messaggio del Papa e porre in atto una riflessione comunitaria. Oltre a questo, propongo di vivere un momento comunitario di preghiera, con ascolto della Parola di Dio, per preparare le comunità a vivere con consapevolezza, non soltanto la giornata dei migranti, ma tutto l’impegno che deve scaturirne, per la nostra vita cristiana. Infine, propongo di aggiungere alla preghiera universale delle celebrazioni di domenica 25 settembre una speciale intenzione per i migranti che potete attingere dai formulari liturgici in uso, oppure da comporre in comunità coinvolgendo i laici, o ancora, utilizzando la preghiera composta da papa Francesco in coda al suo messaggio. (don Fabrizio Gallo - Ufficio Migrantes Ugento-Santa Maria di Leuca)

GMMR, Migrantes Brescia: inaugurata ieri la mostra “Corpi Migranti” e le iniziative di domenica

23 Settembre 2022 - Brescia - Ieri pomeriggio presso il MoCa di via Moretto, a Bresia, l’inaugurazione della mostra fotografica di Max Hirzel “Corpi migranti”. L’esposizione, promossa dall’Ufficio Migrantes della diocesi, dal Centro Migranti e dalla cooperativa Kemay, è in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Territoriale e con il Comune di Brescia e si inserisce alla vigilia della 108ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che viene celebrata domenica 25 settembre.
La
mostra sarà aperta da oggi al 15 ottobre. L’accesso è libero e gratuito dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19. I gruppi e le classi scolastiche possono prenotare la visita
guidata,
scrivendo a migranti@diocesi.brescia.it . Il Reportage fotografico di lunga durata, Corpi migranti documenta un lato del fenomeno migratorio poco raccontato, permettendo di guardare al fenomeno da una prospettiva inusuale. Un lavoro nato da queste parole che un giovane camerunese in transito a Bamako disse a Max Hirzel,
l’autore:
“Nel deserto vidi una tomba, era di una ragazza di Douala, e mi chiesi se suo papà e sua mamma, i suoi fratelli e sorelle sapessero che la loro bimba è là”.
Era
il 2015 quando lautore cominciò a documentare la gestione dei corpi dei migranti deceduti nel tentativo di raggiungere lItalia. Il mio lavoro racconta Hirzel è testimoniare, documentare la realtà. Ma come contribuire a una narrazione collettiva di senso? Me lo chiedo costantemente, soprattutto su un soggetto così politicizzato. Così è nato questo lavoro, cercando quella zona d'ombra che sta oltre il racconto mediatico abituale a cui siamo un po' assuefatti. Ho pensato potesse essere dopo l'annuncio dell'ennesimo naufragio, per questo ho iniziato dai cimiteri, volevo sapere dove fossero sepolti questi corpi, e come. Poi ho solo seguito le tracce”.
La
solitudine di un corpo, il lavoro di identificazione, la relazione con le famiglie di origine, un lutto collettivo spesso impossibile; il lungo percorso di indagine sarebbe terminato, alcuni anni dopo, in un villaggio del Saloum, in Senegal. “Incontrando una sepoltura dopo laltra, è stata unesigenza naturale e professionale continua
cercare
di sapere tutto il possibile di quelle salme, senza nome anche solo i dati autoptici riportano dai numeri alla dimensione individuale, quindi il tema dell'identità e del lavoro di identificazione si è imposto come centrale. Ho intuito che tutto questo contesto, il destino dei corpi e ciò che vi ruota attorno, fosse in qualche modo emblematico di tutto il fenomeno, rappresentava perfettamente la realtà che definisco anomalia”.
Per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato a livello diocesano sono state curate tre celebrazioni eucaristice: domenica 25 settembre alle 10 con la presenza della comunità filippina e latinoamericana nella chiesa dei Santi Faustino e Giovita; alle 10.30 nella parrocchia di Sant’Alessandro la S. Messa è presieduta dal Vicario Generale, mons. Gaetano Fontana ed è animata dalle comunità srylankese, ucraina e africana di lingua francese; alle 11 nella parrocchia della Stocchetta con le comunità africane di lingua inglese e con la comunità polacca.

Imola: la comunità greco-cattolica, un storico legame

23 Settembre 2022 - Imola - Domenica 25 settembre la Chiesa celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Papa Francesco ci invita a riflettere attraverso una profonda analisi del tempo odierno di una società cristiana che vive nell' oggi indirizzata verso la città futura. «L' arrivo dei migranti e rifugiati cattolici offre energia nuova alla vita ecclesiale delle comunità che li accolgono. Essi sono portatori di dinamiche rivitalizzanti e animatori di celebrazioni vibranti. La condivisione di espressione di fede e devozioni diverse rappresenta un' occasione privilegiata per vivere più pienamente la cattolicità del popolo di Dio». E mentre a Imola diamo il benvenuto alla comunità greco-cattolica ucraina con la celebrazione nella chiesa di San Lorenzo in città, domenica 11 settembre è stata la comunità rumena grecocattolica ad avere la visita pastorale del proprio vescovo, monsignor Cristian Crisan, ausiliare di Blaj, che ha sostituito il vescovo Virgilio Bercea nel lavoro di coordinamento pastorale tra le comunità greco-cattoliche romene in diaspora. La Diocesi di Imola, prima in Italia ad avere presente dopo gli anni '90 la comunità greco-cattolica rumena grazie alle fatiche dell' indimenticabile don Carlo Dalpane e alle attenzioni "giuridiche" del vescovo Giuseppe Fabiani, continua a vivere questa apertura verso questo nostro mondo in continuo divenire. L' invito, per tutti, in questa giornata particolare a condividere con il nostro vescovo monsignor Giovanni Mosciatti, la santa messa in cattedrale domenica 25 settembre alle 18 accompagnando nella preghiera tutti coloro che per motivi di lavoro, di guerra, di povertà vivono l' esperienza dell' emigrazione. (Don Maurizio Ardini, direttore Ufficio Migrantes Imola)