Primo Piano

Memorandum Italia-Libia: una manifestazione per dire no al rinnovo

27 Ottobre 2022 - Roma - Ieri oltre 40 associazioni hanno manifestato all’Esquilino, davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, a pochi passi dal Viminale. Nella piazza i manifestanti si sono presentati con occhi bendati e mani tinte di rosso, e cartelli con la scritta “Non sono d’accordo”. In piazza anche alcuni esponenti politici. I manifestanti aderiscono alla petizione delle organizzazioni umanitarie che hanno firmato un appello congiunto per dire no al rinnovo del MemorandumItalia–Libia. Si tratta di un accordo che da ormai 5 anni ha conseguenze drammatiche sulla vita di migliaia di donne, uomini e bambini migranti e rifugiati. Dal 2017 ad ottobre 2022 quasi 100.000 persone sono state intercettate in mare dalla guardia costiera libica e riportate forzatamente in Libia, un paese che non può essere considerato sicuro. Per parlare delle conseguenze del Memorandum sulle persone trattenute in Libia tra abusi, sfruttamento, detenzione arbitraria e torture e per fare luce sulla gestione dei fondi europei che finanziano la Guardia costiera libica, 40 organizzazioni, hanno organizzato, poco prima della manifestazione, una conferenza stampa congiunta per chiedere all’Italia e all’Europa di riconoscere le proprie responsabilità e non rinnovare gli accordi con la Libia. "Alla luce della situazione di insicurezza e instabilità della Libia, delle innumerevoli testimonianze di abusi e violenze", i promotori chiedono all’Europa "di riconoscere le proprie responsabilità e al Governo italiano di non rinnovare gli ac-
cordi con la Libia".  

Viminale: da inizio anno sbarcate 79.208 persone migranti sulle coste italiane

26 Ottobre 2022 -
Roma - Sono 79.208 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi  79.200 migranti sbarcati in Italia nel 2022, 16.275 sono di nazionalità egiziana (21%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (16.130, 20%), Bangladesh (11.399, 14%), Siria (6.058, 8%), Afghanistan (5.878, 7%), Costa d’Avorio (2.816, 4%), Guinea (2.298, 3%), Eritrea (1.923, 3%), Iran (1.909, 2%), Pakistan (1.862, 2%) a cui si aggiungono 12.660 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 9.571 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a ieri, 25 ottobre. I minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2021 sono stati 10.053, 4.687 nel 2020, 1.680 nel 2019, 3.536 nel 2018 e 15.779 nel 2017.

Istat: meno stabile la presenza non comunitaria nel Mezzogiorno

26 Ottobre 2022 - Roma - I cittadini non comunitari si concentrano per lo più nel Centro-nord. Al 1° gennaio 2022 la Lombardia ospita da sola il 26,1% degli stranieri con permessi di soggiorno e la provincia di Milano il 12,7%, ossia la quota più alta tra le province e anche tra le regioni, comprese Emilia Romagna (11,3%) e Lazio (11,1%) che seguono nella graduatoria. E' quanto si legge nel report sui Cittadini non comunitari in Italia realizzato dall'Istat. Nel Mezzogiorno la presenza non comunitaria è decisamente più limitata (14,6% dei permessi rilasciati o rinnovati) e anche meno stabile sul territorio: solo il 59,8% dei cittadini non comunitari regolarmente presenti ha un permesso di lungo periodo contro il 65,2% del Nord-ovest, il 69% del Nord-est e il 66,9% del Centro. La stessa ripartizione si caratterizza per una più elevata incidenza dei permessi connessi all’asilo e alla protezione internazionale: sono il 9,2% contro il 5% della media nazionale.

Rotta climatica: nuova serie podcast su Avvenire.it

26 Ottobre 2022 - Milano - Sulman è fuggito nel 2018 dal Punjab, in Pakistan, perché le sempre più frequenti inondazioni hanno reso non più coltivabili i campi di famiglia. "Rotta climatica", la nuova serie podcast in 4 episodi da 22 minuti ciascuno pubblicata da Avvenire.it, ripercorre il viaggio di Sulman, cercando il filo rosso che unisce il movimento di milioni di migranti ambientali (250 milioni entro il 2050) e il surriscaldamento globale, con le sue manifestazioni legate alla fusione dei ghiacci, all' innalzamento del livello del mare, alla desertificazione... Il podcast è stato realizzato da Andrea Genzone, Gabriele Bertacchini e Viola Ducati grazie a diversi enti.

Istat: in aumento più cittadini non comunitari in Italia

26 Ottobre 2022 - Roma - Tra il 2021 e il 2022 i cittadini non comunitari con regolare permesso di soggiorno in Italia sono aumentati di quasi il 6%, passando da 3.373.876 al 1° gennaio 2021 a 3.561.540 al 1° gennaio 2022. L’incremento ha interessato tutte le collettività a eccezione dei cittadini della Moldova che restano sostanzialmente stabili rispetto al 2021. La crescita più consistente si registra per gli egiziani e i cittadini di Bangladesh e Pakistan. Lo certifica l'Istat nel Report sui Cittadini non Comunitari in Italia. Le persone con permesso di soggiorno in Italia hanno un’età media di poco più di 35 anni e una struttura di genere nell’insieme equilibrata (nel 49% dei casi si tratta di donne), anche se poi si riscontrano evidenti sbilanciamenti tra i sessi all’interno delle singole collettività: tra i cittadini di un paese europeo le donne rappresentano oltre il 59% mentre sono circa il 39% tra le comunità africane. I minori sono quasi il 21% dei cittadini regolarmente presenti, una quota decisamente più alta di quella riferita alla popolazione residente italiana che è pari al 15,3%.  L’incidenza di bambini e ragazzi sul totale delle presenze è particolarmente rilevante nelle comunità dell’Africa del Nord (circa il 28% del totale), soprattutto in quella egiziana (quasi il 33%). All’opposto le persone con più di 60 anni rappresentano in media poco più del 10% del totale ma si arriva quasi al 29% tra i cittadini dell’Ucraina. I permessi di soggiorno di lungo periodo, quelli cioè rilasciati ai non comunitari che risiedono in maniera stabile e continuativa in Italia da almeno 5 anni, sono quasi il 66% di quelli in corso di validità. Considerando i principali continenti, l’incidenza dei lungo soggiornanti è più elevata per i non comunitari europei (75,2%), più bassa per  America Latina (69,1%) e Africa (62,9%) e minima per l’Asia (60,5%). Le differenze emergono anche all’interno dei raggruppamenti continentali: considerando gli europei, ad esempio, gli albanesi hanno un permesso di soggiorno di lungo periodo nel 68,2% dei casi, i cittadini della Moldavia nell’85,9%.

Istat: in crescita i permessi per richiesta di asilo, anche tra i minori

26 Ottobre 2022 - Roma - Nel 2021 sono quasi 31 mila i nuovi permessi per motivi connessi alla protezione internazionale. La maggior parte dei nuovi documenti è stata concessa a cittadini del Pakistan (6.090), seguiti a distanza dai cittadini del Bangladesh (quasi 5.000) e della Nigeria (3.057). I flussi in ingresso sono in netta ripresa (+129%) rispetto all’anno precedente, periodo che ha scontato fortemente gli effetti della pandemia. Lo certifica il Report Istat sui Cittadini non comunitari in Italia. Durante il 2021 è tornata a crescere la rilevanza di flussi di persone in cerca di protezione provenienti dall’Africa (Egitto, Mali e Costa D’Avorio), mentre - evidenzia l'Istat - hanno perso importanza relativa gli ingressi dai paesi dell’America Latina (in particolare Venezuela e Colombia) che avevano avuto un ruolo primario nel 2020. Proseguono gli arrivi dal subcontinente indiano e sale l’Afghanistan nella classifica dei primi dieci paesi per numero di ingressi motivati da una richiesta di protezione. Con la ripresa dei flussi dall’Africa torna ad aumentare anche la quota di uomini sul totale dei nuovi ingressi per asilo: dal 76,2% del 2020 all’80,2% del 2021. Tra le prime dieci collettività per questa motivazione solo la Georgia vede una netta prevalenza femminile, pari all’82,3%. Le donne rappresentano circa il 40% dei richiedenti asilo dalla Nigeria e il 31,3% dalla Costa d’Avorio. La prevalenza maschile è però netta: per tre collettività tra le prime dieci si aggira intorno al 99% e per il Mali è superiore al 97%. Anche la quota di minori che arrivano per asilo è sensibilmente aumentata rispetto al passato: da poco più del 3% dei flussi del 2016 al 9,5% del 2021, anche se in lieve flessione rispetto al 2020. Per alcune collettività la presenza di minori è particolarmente rilevante e supera il 23% sul totale dei flussi in ingresso per i cittadini di Nigeria, El Salvador e Afghanistan.

Migranti e integrazione: il valore dell’ accoglienza oggi su Tv2000 con mons. Felicolo

26 Ottobre 2022 - Roma - La mobilità internazionale cresce, insieme alle situazioni di vulnerabilità. Il numero di migranti internazionali è stimato in 281 milioni nel 2021 (3,6% della popolazione mondiale), a fronte dei 272 milioni del 2019.Di questi, quasi due terzi sono migranti per lavoro. La principale causa dell' aumento del numero complessivo di persone che si trovano a vivere in un Paese diverso dal proprio sta nell' acuirsi e nel protrarsi del numero di contesti di crisi registrati a livello mondiale, che hanno fatto superare ad inizio 2022 per la prima volta nella storia la soglia di 100 milioni di migranti forzati. "Siamo Noi", programma pomeridiano di Tv2000 in diretta alle 15.15 di oggi, ne parla con: Mons. Pierpaolo Felicolo , direttore generale della Fondazione Migrantes; Brenda Bermudez Linares, operatrice socio sanitaria. In collegamento da Roma, dalla manifestazione 'Io non sono d' accordo': Rossella Miccio , presidente di Emergency; Donatella Parisi , responsabile comunicazione del Centro Astalli.

Istat: nel 2021 nuovi permessi in crescita

26 Ottobre 2022 - Roma - Nel corso del 2021 sono stati rilasciati in Italia 241.595 nuovi permessi di soggiorno, con un aumento del 127% dopo il minimo storico registrato l’anno precedente a causa della pandemia. L’incremento riporta il numero di ingressi sui valori registrati nel 2018. Lo certifica l’Istat  nel Report sui cittadini non comunitari in Italia. Per l’istituto di statistica italiano sono tornati a crescere i nuovi documenti concessi per asilo: ne sono stati emessi quasi 31 mila (+129% rispetto al 2020), un numero superiore anche a quello registrato nel 2019. Tuttavia, in termini relativi i permessi per asilo e altre forme di protezione hanno, sul totale dei nuovi rilasci, una minore importanza rispetto al 2019 (12,8% contro 15,6%) perché, a seguito del provvedimento di regolarizzazione emanato nel 2020 (art. 103 del D.L. 34 del 2020), sono cresciuti notevolmente i permessi per lavoroi. Nel 2021 sono infatti 51.019 i nuovi documenti rilasciati per lo svolgimento di attività lavorativa, più di quanti ne erano stati emessi in tutto il quadriennio precedente (meno di 48.500), e rappresentano oltre il 21% dei nuovi permessi rilasciati, una quota record visto che dal 2015 non avevano mai superato il 10% del totale dei nuovi rilasci. I permessi per studio concessi, pari a 17.603 nel 2021, risultano – secondo l’Istat - più che raddoppiati rispetto all’anno precedente ma non sono ancora tornati ai livelli del 2019 e del 2018, quando superavano i 20 mila. Raddoppiati anche i permessi per famiglia che tornano sopra le 122 mila unità e fanno registrare, in termini assoluti, il picco più alto dal 2012 a oggi. Il numero di nuovi ingressi cresce per tutte le principali collettività ma il primato spetta all’Ucraina che registra un +209% tra il 2020 e il 2021 (contro un aumento medio di +127%), l’incremento più alto tra le prime dieci collettività. Per i cittadini ucraini in valore assoluto passano da 3.264 a 10.087, in larga parte rilasciati per motivi di lavoro: rappresentano infatti oltre il 52% di quelli nel complesso concessi nell’anno a persone di questa cittadinanza. Altra novità, conseguente alla Brexit, è la presenza del Regno Unito tra le prime dieci collettività non comunitarie per numero di ingressi. Si può però ipotizzare che dietro a una quota elevata di “nuovi documenti” ci siano in realtà individui, già da tempo presenti sul territorio italiano, i quali hanno dovuto richiedere un documento di soggiorno a seguito dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Escono invece dalla graduatoria gli Stati Uniti per i quali la nutrita presenza studentesca non ha ancora ripreso i livelli del periodo precedente la pandemia. In generale, per tutte le prime dieci collettività, il principale motivo di ingresso in Italia è il ricongiungimento familiare (a cui si riferisce quasi il 73% degli ingressi di cittadini marocchini durante il 2021). Fanno eccezione il Pakistan, i cui cittadini richiedono maggiormente protezione internazionale (oltre il 41% dei nuovi documenti rilasciati), e la Nigeria (oltre il 39%). Per la Cina tornano elevati gli ingressi per studio che coprono il 29,8% dei permessi emessi nel 2021. Molto rilevanti per alcune cittadinanze anche i permessi rilasciati per motivi di lavoro che vedono in testa alla graduatoria, oltre l’Ucraina, anche India (37,7% del totale dei nuovi ingressi) e Cina (circa il 30,6%).

Due gemellini senza vita su un barchino

26 Ottobre 2022 -

Milano - Oltre 400 persone soccorse la notte scorsa dai nostre guardacoste, 1.300 migranti in grave pericolo a Est delle coste di Sicilia e Malta, due neonati senza vita arrivati con un barcone e oltre 390 persone sbarcate a Lampedusa nelle ultime 24 ore. Senza contare le due navi Ong bloccate dalla “direttiva Piantedosi” ora tra Libia e Italia in attesa di un porto “sicuro”. Un’emergenza umanitaria, quella che si sta vivendo in questi giorni nel Mediterraneo, che mette a dura prova chi, giorno dopo giorno decide di salvare dal mare e dagli aguzzini quelle vite disperate che non vogliono altro che raggiungere l’Europa. Una tragedia senza fine che racconta anche di due bimbi neonati con meno di 20 giorni trovati senza vita su un barchino che trasportava 58 migranti intercettato a 10 miglia dall’isola di Lampedusa. Ma a tenere col fiato sospeso Ong e volontari ma anche le associazioni che operano nei porti di accoglienza, ci sono quei due barconi con 600 e 700 migranti in pericolo. « Abbiamo parlato con una persona a bordo che ci ha detto che la situazione è estremamente pericolosa - avverte Alarm Phone - Le persone stanno soffrendo di grave disidratazione ed una sarebbe finita in mare. Noi temiamo per le vite di oltre 1.300 persone». Il “centralino” del mare invita a lanciare subito un intervento di soccorso nei confronti delle due imbarcazioni che sarebbero partite da Tobruk, in Libia. Secondo le indicazioni della ong i barconi sarebbero in acque internazionali ad est delle coste di Sicilia e Malta.

Sono invece originari della Guinea i due gemellini trovati morti sul barcone partito da da Sfax in Tunisia, a bordo del quale c’erano altre 58 persone: 28 uomini, 17 donne e 13 minori. I migranti hanno dichiarato di essere in fuga da Gambia, Guinea, Serra Leone e Costa d’Avorio.

I cadaveri dei neonati verranno portati alla camera mortuaria del cimitero dove già si trovano altri quattro corpi di migranti recuperati lunedì e quelli dei due bambini - di 10 mesi e un anno - morti ustionati. «Tutto questo poteva essere evitato? Penso proprio di sì - aggiunge don Carmelo, parroco dell’isola -. Se queste persone avessero viaggiato in sicurezza non sarebbe capitato. E nessuno lascia la propria casa per affrontare un viaggio del genere se ha un’alternativa ». «Chi è in mare va salvato. I muri non servono a fermare i flussi ma, al contrario, alimentano la clandestinità e gli affari dei trafficanti. Occorre uno sforzo internazionale, pensare a viaggi sicuri per chi scappa da guerre e miserie, strutturare corridoi umanitari perché il Mediterraneo non continui a essere un cimitero». (D.Fas.)

Card. Zuppi: “l’immigrazione non è un problema di sicurezza ma di visione e di umanità”

25 Ottobre 2022 - Roma - “Il Mediterraneo deve essere una cerniera, non un muro: occorre un cambio di prospettiva per affrontare la questione delle migrazioni in termini di umanità, non di sicurezza”. Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, è intervenuto a uno dei forum del convegno interreligioso “Il grido della pace”, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, ed è tornato a parlare di immigrazione. “Dal mar Mediterraneo si alza il grido 'salvami' - ha detto Zuppi - e rispondere non è una responsabilità solo dei paesi che si affacciano sul mare, ma di tutta l’Europa. Dobbiamo liberarci tutti dalla tentazione di reagire con le paure, perché quello dei migranti non è un problema solo di sicurezza, ma di visione: se continueremo ad accettare le diseguaglianze tra riva Nord e Sud si accumuleranno i risentimenti e il mare nostrum diventerà mare mostrum”. Alle parole di Zuppi hanno fatto eco quelle del cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, che ha denunciato “l’Unione Europea che finanzia la mafia libica nel silenzio e nell’indifferenza del mondo” e ha richiamato i paesi mediterranei ad una responsabilità comune: “dobbiamo resistere alle sirene politiche che cercano di anestetizzarci con la paura e farci credere che l'immigrazione sia solo una minaccia”.

Migrantes Spoleto-Norcia: l’ invocazione di pace di cattolici e musulmani

25 Ottobre 2022 - Spoleto -La comunità cristiana e la comunità islamica di Spoleto hanno invocato il dono della pace in Ucraina e nelle altre regioni del mondo dove si combattono guerre. Il momento è stato organizzato dalla Caritas e dall' Ufficio Migrantes della diocesi di Spoleto-Norcia e si è tenuto nel pomeriggio di domenica a Spoleto. «Abbiamo pensato a questo momento - afferma don Edoardo Rossi, direttore della Caritas e dell' Ufficio Migrantes - nel contesto delle iniziative della 108sima Giornata del Mondiale del Migrante e Rifugiato celebrata lo scorso 25 settembre. È il primo passo di un cammino che si intraprende tra la comunità cristiana e quella musulmana di Spoleto a favore della pace, nella comune consapevolezza che gli stranieri non sono invasori e distruttori, ma lavoratori volenterosi». Anche il Comune di Spoleto ha aderito al momento di preghiera. Dopo la lettura di alcuni brani del profeta Isaia sono intervenuti l' Arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo e l' Imam di Spoleto Abdelilah Saouf. Il vescovo ha sottolineato che la diversità è un' autentica ricchezza più che una minaccia. «Siamo qui - ha detto - per elevare all' unico Dio il nostro grido di pace e per ridire che mai la violenza e la guerra possono invocare il nome di Dio». L' Imam Saouf si è detto felice di questo momento comune di preghiera: «La comunità musulmana vuole contribuire insieme alla Chiesa a far crescere la pace nel mondo». Al termine sia l' Imam che l' Arcivescovo hanno elevato a Dio preghiere per la fine della guerra.

Memorandum Italia–Libia: 40 organizzazioni in piazza contro il rinnovo degli accordi

25 Ottobre 2022 - Roma - Le conseguenze del Memorandum sulle persone trattenute in Libia tra abusi, sfruttamento, detenzione arbitraria e torture e fare luce sulla gestione dei fondi europei che finanziano la Guardia costiera libica. Sono i principali temi della conferenza stampa, organizzata da 40 organizzazioni, il prossimo mercoledì 26 ottobre a Roma, alle ore 14.30 presso la Sala Cristallo dell’hotel Nazionale in Piazza di Montecitorio 131, per chiedere all’Italia e all’Europa di riconoscere le proprie responsabilità e non rinnovare gli accordi con la Libia. Dopo la conferenza stampa, le organizzazioni invitano la società civile a scendere in piazza durante la manifestazione organizzata alle 17,30 in Piazza dell’Esquilino. “Se entro il 2 novembre il governo italiano non deciderà per la sua revoca, il Memorandum Italia–Libia – si legge in una nota delle Organizzazioni - verrà automaticamente rinnovato per altri 3 anni. Si tratta di un accordo che da ormai 5 anni ha conseguenze drammatiche sulla vita di migliaia di donne, uomini e bambini migranti e rifugiati. Dal 2017 ad ottobre 2022 quasi 100.000 persone sono state intercettate in mare dalla guardia costiera libica e riportate forzatamente in Libia, un paese che non può essere considerato sicuro. Le organizzazioni chiedono al governo italiano di riconoscere le proprie responsabilità e di non rinnovare gli accordi con la Libia”.

Migranti, i naufragi e i morti

25 Ottobre 2022 - Milano - Non c’è fine ai racconti di tragedie che arrivano dal mare. Dopo i due bimbi con meno di un anno morti bruciati su un barcone alcuni giorni fa e la neonata dispersa durante un naufragio domenica, ieri l’ennesimo dramma a poche miglia dalla Sicilia. Un barchino di circa 5 metri, con a bordo una trentina di migranti, è affondato a 24 miglia dall’isola. Ventidue uomini, 3 donne e un minore sono stati tratti in salvo dalla Capitaneria di porto. Ci sarebbero però, secondo il racconto dei superstiti, tre uomini e una donna dispersi. Una bambina, in stato di ipotermia, la madre e un ragazzo che aveva forti dolori al petto, sono stati portati al poliambulatorio per le cure mediche. I migranti hanno dichiarato di essere originari di Liberia, Camerun, Costa d’Avorio, Guinea, Senegal, Mali e Gambia. «In mare si continua a morire e questo é semplicemente inaccettabile. Le persone che stiamo assistendo hanno visto bambini morire a pochi passi dalla fine del viaggio racconta Sami Aidoudi, responsabile dell’intervento di Msf a Lampedusa -. Avevano l’Europa davanti agli occhi». Dall’inizio di quest’anno oltre 1.700 persone (per l’esattezza 1.735, secondo l’Oim) risultano morte o disperse nel Mediterraneo.

Peruviani in Italia: 3000 persone per la festa del Señor de los Milagros a Roma

24 Ottobre 2022 - Città del Vaticano - Erano circa 3000 i peruviani che ieri mattina hanno voluto essere presenti nella basilica di san Pietro  per la festa del Señor de los Milagros. La celebrazione è stata presieduta dal direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. I partecipanti hanno assistito anche, in piazza San Pietro, alla preghiera mariana dell’Angelus durante la quale papa Francesco ha rivolo loro un saluto. La festa del Señor de los Milagros è legata all’immagine di un crocifisso, originariamente un affresco dipinto in una cappella di Lima da uno schiavo di origine angolana, oggi simbolo dei peruviani sparsi nel mondo. Una festa molto sentita e preparata dalle varie comunità con novene e celebrazioni. Una venerazione che mons. Felicolo ha voluto ricordare nell’omelia esprimendo un ringraziamento all’intera comunità peruviana e a quanti portano avanti questa devozione segno di fede e di partecipazione di una comunità che nel nostro paese è molto presente ed attiva anche nel mondo ecclesiale”. (R.I.)

Padre Baggio: “migranti non fenomeno anonimo ma persone”

24 Ottobre 2022 -
Roma - “La prima indicazione è un invito a spostare l’attenzione dalle “migrazioni” ai “migranti”, ossia da un fenomeno anonimo alle persone che migrano. La tentazione della semplificazione e della relativa riduzione a fenomeno anonimo ci distrae dal riconoscimento dell’altro, della persona migrante, come soggetto portatore della dignità umana intrinseca in ogni fratello e sorella”. E’ il monito lanciato questa mattina da padre Fabio Baggio, del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, intervenendo, al Centro Congressi di Roma La Nuvola, al Forum su “La grande occasione: migrazioni e futuro” che si è svolto nell’ambito dell’incontro interreligioso “Il grido della pace” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. “La seconda indicazione del Santo Padre – ha subito aggiunto il rappresentante dei dicastero vaticano – è l’incoraggiamento a formulare politiche lungimiranti per uscire dall’emergenzialità. Esiste anche qui la tentazione della semplificazione, il rischio di non riconoscere la complessità della mobilità umana nello scenario globale. La lettura meramente emergenziale del fenomeno migratorio non aiuta la ricerca e l’elaborazione di soluzioni sostenibili non solo per i migranti, ma anche per le comunità locali nei paesi di transito e destinazione. Occorre invece farsi promotori di politiche migratorie lungimiranti e giuste”. Nel suo intervento padre Baggio ha dato una terza indicazione, spronando “tutti e tutte a diffondere la cultura dell’incontro in contrapposizione a quella dello scarto”. “Come ci insegna il Santo Padre – ha detto -, il futuro va costruito ‘con’ i migranti e i rifugiati, così come con tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, con gli scartati e gli emarginati, affinché nessuno rimanga escluso”. Ma “costruire con” significa anche “riconoscere e promuovere il contributo dei migranti e dei rifugiati a tale opera di costruzione, perché solo così si potrà edificare un mondo che assicuri le condizioni per lo sviluppo umano integrale di tutti e tutte”.

Migrantes Lombardia: al convegno sui giovani le “nuove generazioni”

24 Ottobre 2022 - Crema - "Ce lo siamo meritati di essere italiani". Queste parole pronunciate dal capitano della squadra Italia 2 nel cortometraggio “Il mondiale in piazza”, per giustificare la propria identità e la propria appartenenza, ben sintetizzano il senso del Convegno che si è svolto all'Auditorium Manenti a Crema. L'idea di un Convegno regionale, organizzato dagli Uffici Migrantes della Lombardia, è nato al termine del primo anno del Corso di formazione permanente, un'esperienza senza dubbio positiva che però si vorrebbe radicare maggiormente nel territorio. Per questo si è pensato di far introdurre il Corso di formazione da una giornata di approfondimento e che questa iniziativa, che si ripeterà ogni anno, tocchi una diocesi diversa. La prima tappa è stata Crema che ha ospitato per l'intera giornata di sabato 15 ottobre quasi un centinaio di persone provenienti da diverse diocesi lombarde per confrontarsi su un tema oggi di grandissima attualità: le cosiddette seconde generazioni. Il titolo "Di generazione in generazione": conferme o rivoluzioni?" riprende volutamente il titolo di un libro, pubblicato nel 2018, frutto di una ricerca commissionata dalle Migrantes Lombarde all'Istituto Toniolo, sulla situazione della fede, qualunque Fede , delle nuove generazioni provenienti dal processo migratorio. Questa volta però il campo di ricerca è più ampio perché oltre all'aspetto religioso si vuole indagare anche l'aspetto culturale e sociale. Per poter effettuare questa indagine indiretta non ci si è limitati ad interpellare gli scienziati, ma si è cercato di ascoltare gli stessi interessati, cioè i giovani protagonisti di questi personalissimi percorsi di integrazione. Ne è uscita una bella occasione di confronto, dove si sono misurati non soltanto gli italiani e gli italiani di diversa provenienza ma anche padri e figli, perché dove si mettono in discussione differenti generazioni, valutando pregi e difetti dei loro comportamenti, si può solo migliorare perché si punta sugli aspetti positivi che emergono dall’esperienza. Diversi gli spunti interessanti emersi dal Convegno.  Il primo è senz'altro la percezione palpabile di gratitudine che i sei giovani coinvolti a diverso titolo hanno dimostrato perché per la prima volta si sono sentiti trattati alla pari e sono stati ascoltati. Ognuno di loro infatti al termine del proprio intervento, ha dato l'impressione di essere un vero e proprio laboratorio multiculturale, dove hanno trovato posto, seppur in maniera diversa e in percentuali variabili, la cultura di origine e la cultura italiana. Il secondo è che le migrazioni sono un dato strutturale e non eccezionale. Per questo è ora di smettere di considerare la diversità come un problema. Anzi, come ha sottolineato p. Aldo Skoda si si sono raggiunti risultati positivi solo quando la diversità è stata considerata come un elemento arricchente di una comunità. In questa logica le migrazioni possono anche essere un fatto positivo, stando alla profezia di Geremia, citata dal vescovo Gianotti nella lectio divina iniziale. Al capitolo 29,4 il profeta, riferendo la parola del Signore, incita i deportati a Babilonia a costruire case, a coltivare orti, a prendere moglie, a generare figli… insomma a moltiplicarsi. E così conclude: «Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare..., perché dal suo benessere dipende il vostro benessere». Un ragionamento che non fa una piega e che può essere tranquillamente ribaltato: lo star bene dell'emigrato è sinonimo dello star bene di tutti coloro che vivono in quel luogo. Ora i giovani figli dei migranti non sono migranti, non hanno vissuto la migrazione, ma ne hanno solo sentito parlare dai genitori. E questa nuova realtà deve portarci a compiere scelte sia pastorali che sociali del tutto nuove: passare da un fare per, che genera servizi, a un fare con, che genera un cammino condiviso; di conseguenza dare voce ai protagonisti; utilizzare tutti gli spazi, istituzionali e no, per intraprendere cammini che aiutino quello scambio che, per essere vero, deve prevedere un arricchimento reciproco: la scuola, l'oratorio, lo sport, le espressioni artistiche... Sono tutte preziose occasioni per gettare le basi di quella integrazione istituzionale che ha come ultimo obiettivo la pari dignità nelle strutture. L'Integrazione Film Festival di Bergamo e Sarnico, ampiamente presentato, è uno splendido esempio di come la settima arte possa farsi portavoce di tantissime istanze, indicando anche percorsi positivi. A questo punto non ci rimane altro che far tesoro di questi suggerimenti incominciando dalla definizione stessa di queste generazioni, che sul modello dei nativi digitali, possono essere a buon diritto chiamati nativi multiculturali. (a cura dell’Ufficio Migrantes Crema)

Comunità Sant’Egidio: “Aprire vie legali di ingresso in Europa e trasformare gli stranieri in cittadini”

24 Ottobre 2022 - Roma - “I migranti non sono braccia che migliorano il PIL, ma vogliono partecipare alle nostre comunità nazionali e contribuire a renderle migliori”. Lo ha affermato Daniela Pompei, responsabile dei servizi migranti, rifugiati e rom della Comunità di Sant’Egidio, intervenendo al forum “La grande occasione: migrazioni e futuro” nel corso dell’incontro interreligioso “Il grido della pace”. “Sostenere il processo di inserimento dei giovani immigrati  - ha spiegato Pompei, ricordando come l’Italia è sempre meno attrattiva anche per i ragazzi migranti - trasforma degli stranieri in veri patrioti. Occorrono provvedimenti concreti ed urgenti, come semplificare il percorso di riconoscimento dei titoli di studio stranieri, ed investire nell’istruzione e nella formazione professionale”. Accanto a Pompei, Valentina Brinis, advocacy officer della Ong spagnola Open Arms, che ha rivolto un appello al governo italiano: “Non dimentichiamo la pulsione etica dell’operazione Mare Nostrum, che è la stessa dei medici che hanno lavorato contro la pandemia di Covid-19 - ha detto Brinis - il nostro Paese dovrebbe elaborare le politiche migratorie non sull’onda delle emozioni, ma dei dati reali".

Il Circo Maya Orfei Madagascar a Reggio Emilia

24 Ottobre 2022 - Reggio Emilia - Chi aveva detto che allo spettacolo del circo equestre, la gente non va più? Soprattutto quando esso presenta un ricco parco zoologico al proprio seguito? Domenica 23 ottobre allo spettacolo delle 15,30 a Reggio Emilia, al Circo Maya Orfei Madagascar si registrava il tutto esaurito (considerando che il complesso si trovava in città da venerdi 7 ottobre) e all’uscita, una lunga coda di gente alla cassa e in fila per l’ingresso per il secondo e ultimo spettacolo delle ore 18, ne lasciava presagire abbondantemente l’en plein. Per la gioia dei bambini e degli adulti (e sì, perche il circo è spettacolo per tutte le età), per oltre due ore nella grande pista centrale si sono alternati: numeri di alta equitazione, verticalisti, trapezisti volanti, tigri e leoni, numeri aerei, lancia coltelli e quant’altro di strabiliante; di grande apprezzamento anche l’originale carosello (denominato Madagascar, per l’appunto), con tanti animali. Lo stupore dei bimbi e del pubblico, sincero e al contempo indice di gradimento (Il circo deve essere bellezza, emozione, stupore),  si manifestava con un grande “ohhhh!” ad ogni ingresso dal sipario dei diversi animali (ricordiamo anche il simpatico ippopotamo, il grazioso elefante, la giraffa, i vatussi ecc.). Lo spettacolo presentato da Dario De Felice (per brevità, tra gli artisti si ricordano in un elenco non esaustivo i cognomi Martini, Bizzarro, Ardisson, Piazza), era come da tradizione alternato dagli sketch del “clown”, che alla fine ha regalato al pubblico un numero alle cinghie aeree mozzafiato: Maverik Piazza. Un bel regalo per la città  che grazie al circo Orfei alle proprie famiglie è stata offerta la possibilità, attraverso gli spettacoli (e a prezzi popolari, va detto), di condividere momenti di svago, cultura e divertimento. Perché lo spettacolo del circo è anche allegria e tutto rigorosamente dal vivo! Al circo Orfei,  era presente anche una coppia di struzzi che non mettevano la testa sotto la sabbia: anzi sembrava quasi si compiacessero, del numerosissimo pubblico che nell’intervallo dello spettacolo si era recato a visitare l’attiguo zoo. (Alessandro Cantarelli)

Migrantes Andria: migranti “dal ghetto al centro”

24 Ottobre 2022 -
Andria - “Il fenomeno dei ghetti in Italia in larga parte è una conseguenza voluta da come è stato e viene gestito il fenomeno dell’emergenza migranti”. Lo si legge in una nota diffusa dalla diocesi di Andria. “Negli ultimi anni sia la politica che i grandi esperti di materie sociali, hanno focalizzato il dibattito solo se fosse giusto chiudere i porti oppure tenerli aperti. Senza mai affrontare il vero problema, ossia strutturare un servizio, che intervenisse a favore dei migranti che scappavano da guerra e fame su barconi di fortuna e soprattutto garantisse un vero processo di integrazione e sviluppo economico nel tessuto sociale e locale. Infatti tutto questo è stato affidato a enti privati, che si sono arrangianti e organizzati come meglio hanno potuto”. In taluni casi “sono scoppiati casi giudiziari e mediatici dove l’obiettivo era lucrare e non aiutare i migranti, in altri si sono sviluppate realtà virtuose che con lungimiranza e abnegazione hanno costruito il futuro della nostra società”. “Alcuni mesi fa – si legge ancora – diversi migranti abbandonavano alcuni ghetti dei nostri territori e si trasferivano in una casa della Comunità Migrantesliberi in collaborazione con l’uffico Migrantes della diocesi di Andria. Nella rete sociale di supporto ha partecipato anche l’associazione NoCap di Yvan Sagnet, che ha interloquito con l’azienda Cantatore per la stipula di contratti lavorativi legali e trasparenti”. Il progetto prevedeva che dopo tre mesi, i migranti proseguivano il loro percorso in autonomia, presso case in affitto badando liberamente al ménage quotidiano delle spese. Obiettivi tutti raggiunti con la piena soddisfazione della rete e soprattutto dei migranti”. Don Geremia Acri, direttore dell’ufficio Migrantes e di Casa accoglienza “S. Maria Goretti” della diocesi di Andria e responsabile della Comunità Migrantesliberi racconta: “In questi vent’anni di servizio/attività, con i collaboratori e volontari, oltre a promuovere i valori evangelici e di solidarietà nei confronti degli ultimi ci siamo impegnati a promuovere concetti come autonomia e indipendenza. Dopo l’ascolto e la presa in carico della persona, che sia migrante o italiana non c’è alcuna differenza, si cerca di individuare il bisogno reale e nel contempo stabilire delle linee educative. Questa metodologia scavalca la tradizionale logica assistenzialista e nel tempo diventa vincente. A piccoli passi e con grandi sacrifici si ottengono risultati molto importanti raggiunti mettendo al centro la cura della persona”. “L’indigenza, l’emarginazione possono essere eliminate solo ridando dignità, autonomia, libertà e indipendenza. Le lunghe file di poveri e dei nuovi poveri che chiedono cibo, accesso ai servizi per l’igiene personale e per le cure mediche, per avere lavoro o solo il conforto dell’ascolto e di una parola di speranza sono crudi testimoni di una povertà che va combattuta. Si combattere e sconfiggere tutto, ma la vergogna, l’imbarazzo, gli occhi spenti e bassi no no sono situazioni e atteggiamenti che non si possono eliminare con un pacco viveri. La dignità è sacra e come tale va trattata e rispettata”.

Don Claudio Visconti presenta il Foyer cattolico europeo

24 Ottobre 2022 -
Bruxelles - Uno spazio dove ragazzi, giovani e adulti “si educano alla fede cristiana attraverso le dimensioni fondanti del credere”: la catechesi, la liturgia, la carità. Una fede “non solo e non tanto come dottrina, ma come risposta alle domande più profonde sul senso della vita. Un percorso che si realizza nell’incontro con Gesù”. Don Claudio Visconti, sacerdote bergamasco, da alcuni anni è responsabile della Comunità italiana a Bruxelles. Tre anni fa ha individuato l’opportunità – forse la necessità – di rilanciare il Foyer Catholique Européen, nel cuore del quartiere europeo della capitale belga. Un’operazione complessa, che ha richiesto anzitutto una completa ristrutturazione dello stabile situato al civico 51 di Rue du Cornet. Nel frattempo è stata ripensata la “mission” del Foyer, le cui origini risalgono a sessant’anni fa, nel periodo di incubazione della Comunità economica europea. Il prossimo 11 novembre verrà inaugurato il rinnovato Foyer Catholique: don Visconti ne è il responsabile, mentre il presidente del Consiglio di amministrazione è Lorenzo Mannelli, funzionario del Parlamento europeo, già capo di gabinetto dello scomparso David Sassoli.
“Nel 1963, i cristiani impegnati nel processo di unificazione europea fondarono il Foyer cattolico europeo con l’aiuto dei padri Gesuiti”, affermano i responsabili nella lettera d’invito. “Oggi il Foyer è un segno di unità e un luogo di incontro, discussione, educazione, azione e celebrazione al servizio di una pastorale cattolica europea, in uno spirito ecumenico e sociale”. “È interamente finanziato dai contributi e dalle donazioni dei suoi membri e sostenitori, provenienti da tutta Europa”. Nell’edificio trovano spazio sale riunioni, uffici, la sede del gruppo scout St. Benoit. E una splendida cappella, decorata con un capolavoro biblico-simbolico ispirato ai doni dello Spirito Santo, opera dell’artista italiano Andrea Mastrovito. Ma qual è l’idea di fondo che soggiace al rinnovato spazio europeo di Rue du Cornet? “Educare alla fede è educare a un’umanità piena che si riconosce fraterna e solidale – spiega don Claudio Visconti al Sir–. Educare alla fede è aiutare a riconoscere in Gesù l’‘Uomo’, e nel suo stile la realizzazione piena dell’essere umano”. Tre sono, intrecciate tra loro, le “vocazioni” della casa. Anzitutto “la catechesi e la formazione cristiana, con attenzione ai ragazzi ed ai giovani, mediante itinerari specifici di scoperta e di incontro con il Signore. Ma la formazione prevede possibilità di altri incontri di carattere psicologico e sociale e formativo ai temi che aiutano l’uomo nella scoperta di sé e nella costruzione di una comunità fraterna”. In secondo luogo l’educazione al rito e alla vita liturgica. Terzo: “l’educazione alla vita etica e alla carità”. I principali – ma non esclusivi – destinatari del Foyer sono le comunità cristiane di origine straniera che, sottolinea don Visconti, “necessitano di spazi per le loro attività pastorali; le realtà di carattere internazionale le cui attività rivestano caratteristiche morali e confessionali che non contraddicono le finalità della casa”. L’abitare la stessa casa “sarà occasione per tutti non solo di conoscenza ma di partecipazione, di interscambio tra le diverse attività proposte, così pure occasione per costruire momenti condivisi”. Vi si intravvede, in filigrana, il richiamo alla “unità nella diversità”, motto dell’Unione europea. Don Claudio fornisce anche una lettura del contesto brussellese, città divisa in 19 comuni, con due lingue ufficiali (francese e fiammingo) e almeno altre 23 parlate da una popolazione ad alta “densità internazionale”. A suo avviso Bruxelles “presenta molte similitudini con la Gerusalemme del tempo della prima comunità degli apostoli: la religione cristiana è minoritaria, il contesto sociale altamente secolarizzato, mentre genti diverse si incontrano in un’unica città. La Buona Notizia riceve poca attenzione se non addirittura ostilità”. La Chiesa cattolica convive con quelle ortodosse e protestanti (oltre a una forte presenza islamica): in questo “panorama multiconfessionale e multilinguistico, le Chiese pongono semi del Vangelo annunciando la Parola, portando la loro testimonianza di carità e celebrando le festività”. Ma se molti arrivano a Bruxelles per lavorare nel progetto di integrazione europea, “la vita locale offre un panorama difficile da decifrare fra lingue e culture, storie e colori, religioni e tradizioni. In questa Babele, l’occhio attento sa cogliere le espressioni di una umanità che ricerca un senso rispetto allo straniamento perché, a Bruxelles, tutti sono un po’ stranieri, anche i locali”. Eppure la religiosità resiste, “seppur in maniera sempre meno centrale, mentre le Chiese, anche loro da chiamare al plurale, cercano di annunciare il Vangelo districandosi fra lingue e linguaggi diversi. Ritroviamo, dunque, i segni di una Pentecoste, in cui gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati ad accogliere il Vangelo e accogliersi l’un l’altra, a generare e condividere, a donare e donarsi”. Crocevia del mondo. A questi concetti si è ispirato Andrea Mastrovito, con il support del teologo don Giuliano Zanchi, per realizzare l’installazione che impreziosisce la cappella da cento posti del Foyer. Un’opera che si estende su 120 metri quadri, fra intarsi di legni colorati e pagine della Bibbia nelle lingue di tutto il mondo. “Quando abbiamo deciso di ristrutturare il Foyer con la sua cappella mi è venuto immediato rivolgere il pensiero allo Spirito Santo, e a Lui dedicare l’opera che caratterizza significativamente questo luogo”. “Nel giorno di Pentecoste fu grazie allo Spirito Santo che gli abitanti e i pellegrini di Gerusalemme intesero gli apostoli parlare nelle loro lingue o, forse, parlare l’unica lingua che tutti compresero: la lingua dell’amore, la lingua del Vangelo. Questa nostra casa che oggi ci accoglie è in realtà il crocevia di tante strade su cui camminiamo e che continuamente ci provoca alla conversione: da Babele a Pentecoste”. E conclude: “se nessuno sa cosa riserva il futuro a questa Europa; il senso dell’opera invita a fidarsi dello Spirito Santo, così come gli apostoli si fidarono quel giorno di Pentecoste. Essi partirono per il mondo ad annunciare il Vangelo, allo stesso modo il Foyer spera di accogliere chi arriva in questo crocevia del mondo e aiutarlo a custodire e a far crescere la fede nel Signore”.
Don Claudio Visconti nella cappella del Foyer Catholique di Bruxelles, (foto SIR/Marco Calvarese)