Primo Piano

Italiani nel mondo: riparte “Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro”

21 Novembre 2022 - Milano - Martedì 22 novembre 2022, nuova puntata della rubrica «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». Ideata e condotta da Massimo Pavanello, sacerdote della diocesi di Milano, la trasmissione presenta la realtà delle Missioni cattoliche italiane. Va in onda, su Radio Mater, l’ultimo martedì di ogni mese, dalle 18.50 alle 19.30. L’appuntamento in calendario vedrà come ospite Delfina Licata, sociologa e redettrice capo del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, giunto alla 16a edizione e presentato nei giorni scorsi. Questa ricerca sarà il focus dell’intervista. Con al centro il tema della “rappresentanza”. Un esempio su tutti, i Comitati degli italiani all’estero (Comites). Da qui partirà la riflessione, per poi continuare a parlare, tra l’altro, di “nuovi” italiani e di pensioni erogate agli expat. Radio Mater (www.radiomater.org) si può ascoltare - in Italia - attraverso la radio (sia in Fm sia in Dab). In tutto il mondo all’indirizzo internet https://www.radiomater.org/it/streaming.htm

Anci: il 23 novembre all’Assemblea di Bergamo evento “La cittadinanza che c’è. I Comuni protagonisti di vent’anni di buona accoglienza”

21 Novembre 2022 -
Roma - Sarà dedicato a “La cittadinanza che c’è. I Comuni protagonisti di vent’anni di buona accoglienza” l’evento, promosso da Anci-Cittalia, in collaborazione con la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, che celebra i vent’anni dalla nascita dello Sprar, sistema di accoglienza dei Comuni. L’incontro si terrà il 23 novembre a Bergamo, dalle 18, nel quadro dei lavori della XXXIX Assemblea annuale dell’Associazione nazionale Comuni italiani. Ad aprire i lavori saranno il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, e il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori. Parteciperanno tra gli altri: Massimiliano Tarantino, direttore di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Chiara Cardoletti rappresentante per l’Italia, la Santa Sede e San Marino dell’Unhcr, mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Cei, il prefetto Francesca Ferrandino, capo Dipartimento Libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno. A concludere i lavori sarà Matteo Biffoni, sindaco di Prato e delegato Anci all’Immigrazione. Come viene spiegato in una nota, “l’evento, al quale sono invitati i Comuni e gli enti gestori della rete Sai, intende attivare una riflessione collettiva sulla storia del Sistema di protezione a partire da accadimenti e protagonisti che si sono rivelati centrali per la costruzione di un differente modello di protezione e inclusione sociale, capace di promuovere il passaggio da una logica assistenziale a un approccio di investimento sociale di rilievo nazionale”. “Ripercorrendo alcune delle pratiche più innovative di inclusione messe in campo dalla società civile e in sinergia con le amministrazioni locali, seguendo la linea del tempo che ha portato il sistema di accoglienza e i servizi correlati a rappresentare un’esperienza di innovazione che si amplia all’intero sistema di welfare del nostro Paese, la rete – conclude la nota – è invitata a condividere una lettura del presente consapevole perché dotata di dimensione storica e, dunque, capace di generare una visione del futuro”.

Lo stile di Dio? Vicinanza con tenerezza e misericordia

21 Novembre 2022 - Roma - La liturgia, questa domenica, ci fa vivere un passaggio, come il tempo nelle nostre città, con le giornate che lentamente stanno lasciando da parte i colori autunnali per accompagnarci nella stagione invernale. Tempo di passaggio, dunque. Abbiamo lasciato Gesù a Gerusalemme, è il Vangelo di domenica scorsa, e dopo una settimana Luca ci parla della crocifissione e della sua morte; tra sette giorni entreremo in Avvento, iniziando così il cammino verso Betlemme, che è un po’ anche il nostro viaggio verso la mangiatoia e quella nascita che ha cambiato la storia dell’uomo. Forse non è un caso che prima di iniziare in nostro pellegrinaggio verso Betlemme, e vederlo neonato, lo salutiamo, in questa domenica, come re dell’universo. Una regalità diversa da quella terrena. Francesco celebra messa nella cattedrale di Asti, dopo aver incontrato la cugina Carla novantenne a Portacomaro, visitato una casa di riposo e salutato un’altra cugina in un paese vicino, Tigliole. Viaggio per ritrovare il “sapore delle radici”; da queste terre – rese preziose da buoni prodotti del suolo e dalla genuina laboriosità della gente” – sono partiti per l’Argentina i nonni e il padre. Le radici personali sono occasione, per Papa Francesco, per sottolineare le radici della nostra fede, che si trovano “nell’arido terreno del Calvario, dove il seme di Gesù, morendo, ha fatto germogliare la speranza: piantato nel cuore della terra ci ha aperto la via al Cielo; con la sua morte ci ha dato la vita eterna; attraverso il legno della croce ci ha portato i frutti della salvezza”. Il Papa ci invita a riflettere sulla regalità di Gesù che muore sulla croce: “non è seduto su un comodo trono, ma appeso ad un patibolo; il Dio che rovescia i potenti dai troni opera come servo messo in croce dai potenti; ornato solo di chiodi e di spine, spogliato di tutto ma ricco di amore, dal trono della croce non ammaestra più le folle con la parola, non alza più la mano per insegnare. Fa di più: non punta il dito contro nessuno, ma apre le braccia a tutti. Così si manifesta il nostro Re: a braccia aperte". Gesù morendo sulla croce ha abbracciato “la nostra morte, il nostro dolore, le nostre povertà, le nostre fragilità e le nostre miserie”. Si è fatto servo “perché ciascuno di noi si senta figlio”; si è lasciato “insultare e deridere, perché in ogni umiliazione nessuno di noi sia più solo; si è lasciato spogliare, perché nessuno si senta spogliato della propria dignità; è salito sulla croce, perché in ogni crocifisso della storia vi sia la presenza di Dio”. È un re che “ha valicato i confini più remoti dell’umano, è entrato nei buchi neri dell’odio, nei buchi neri dell’abbandono per illuminare ogni vita e abbracciare ogni realtà”. Ricordava il teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeff che “Cristo non aiuta in forza della sua onnipotenza, ma in forza della sua debolezza e della sua sofferenza … La Bibbia rinvia l’uomo all’impotenza e alla sofferenza di Dio; solo il Dio sofferente può aiutare”. Lo stile di Dio? Vicinanza con tenerezza e misericordia. Francesco dice, nell’omelia in cattedrale, che il Vangelo ci pone di fronte a due strade: essere spettatori – “sono molti, la maggioranza” – oppure coinvolti. Anche sotto la croce ci sono spettatori che “guardano da lontano curiosi e indifferenti”. E l’indifferenza verso Gesù è “indifferenza verso i malati, i poveri, i miseri della terra”. È il “contagio dell’indifferenza” che crea distanze con le miserie. Contagio letale dice Francesco: “l’onda del male si propaga sempre così: comincia dal prendere le distanze, dal guardare senza far nulla, dal non curarsi, poi si pensa solo a ciò che interessa e ci abitua a girarsi dall’altra parte”. Parliamo tutti i giorni di cosa non va nel mondo, nella chiesa, “ma poi facciamo qualcosa, ci sporchiamo le mani come Gesù inchiodato al legno, o stiamo con le mani in tasca a guardare”. All’Angelus, un pensiero ai giovani, nelle chiese si celebra la Giornata della gioventù. Li invita a guardare a Maria, a non restare fermi inseguendo comodità e mode: “ci vogliono giovani veramente trasgressivi, non conformisti, che non siano schiavi del cellulare, ma cambino il mondo”, realizzando “sogni di pace”. Pace e preghiere per la martoriata Ucraina e per altri luoghi flagellati dalla guerra: “il nostro tempo sta vivendo una carestia di pace”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Sgravi contributivi per l’assunzione di persone cui è riconosciuta protezione internazionale

18 Novembre 2022 - Roma - E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 269 del 17 novembre 2022, il Decreto 21 settembre 2022 con cui il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali stabilisce i criteri di assegnazione del contributo in favore delle cooperative sociali che assumono persone alle quali è stato riconosciuto lo status di protezione internazionale. Il contributo è riconosciuto sotto forma di esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali, con esclusione dei premi e contributi INAIL, nel limite massimo di importo pari a 350 euro mensili, per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020. L’esonero si applica alle nuove assunzioni di persone con contratto di lavoro a tempo indeterminato decorrente dal 1° gennaio 2018 e con riferimento ai contratti stipulati non oltre il 31 dicembre 2018, alle quali è stato riconosciuto lo status di protezione internazionale a partire dal 1° gennaio 2016. Il lavoratore a cui è stata riconosciuta la protezione internazionale deve produrre alla cooperativa sociale presso cui vi è stata l'assunzione nell'anno 2018 con contratto di lavoro a tempo indeterminato copia del certificato attestante lo status di rifugiato o di protezione sussidiaria, a seguito della decisione positiva sulla domanda di riconoscimento, ovvero, qualora già in possesso, copia del permesso di soggiorno attestante il possesso di una delle due forme di protezione internazionale riconosciuta. (Alessandro Pertici)

Migrantes: Don Tsamba è il nuovo Coordinatore dei cattolici africani di lingua francese in Italia

18 Novembre 2022 - Roma –Don Luis Gabriel Tsamba (diocesi di Mouila - Gabon) è il nuovo Coordinatore nazionale Migrantes della pastorale dei cattolici africani di lingua francese in Italia. La nomina durante il Consiglio Episcopale Permanente della Cei che si è riunito, in sessione straordinaria, mercoledì 16 novembre a Roma. A don Tsamba gli auguri di un fervido lavoro.

Migrantes: Sara Vatteroni nuovo membro del Consiglio di Amministrazione

18 Novembre 2022 - Roma – Sara Vetteroni, attuale direttrice della Migrante regionale Toscana, entra a far parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Migrantes. La nomina durante il Consiglio Episcopale Permanente della Cei che si è riunito, in sessione straordinaria, mercoledì 16 novembre a Roma. A Sara Vatteroni – che sostituisce mons. Pierpaolo Felicolo nominato lo scorso mese di settembre direttore generale della Fondazione Migrantes – gli auguri di un fervido lavoro.

Tavolo Asilo, “si rispettino il diritto internazionale e le sentenze”

17 Novembre 2022 -
Roma -  “Negli ultimi sei anni la magistratura, pur impegnata in diversi contenziosi a carico di Ong che effettuano soccorsi in mare, non ha mai trovato alcun riscontro di quanto affermato dai ministri del nostro Paese circa le tesi infamanti e calunniose di accordi con i trafficanti libici al fine di trasferire in Europa i migranti”. Lo ribadiscono le organizzazioni che fanno parte del Tavolo Asilo e Immigrazione (tra cui Arci, Acli, Cnca, Fondazione Migrantes, Oxfam, ActionAid, Asgi) in una lunga nota che contesta la recente dichiarazione di Italia, Grecia, Cipro e Malta, largamente ripresa dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, riguardo al ruolo delle Ong e i flussi migratori nel Mediterraneo. Il Tavolo Asilo e Immigrazione respinge fermamente quanto scritto nella nota e ricorda che “le operazioni effettuate dalle navi di salvataggio sono ancorate ai principi del diritto internazionale” e che “esiste ormai una giurisprudenza consolidata” con le sentenze degli ultimi anni dei Tribunali di Agrigento, Palermo, Trapani e Catania, tra cui la più nota della Corte di Cassazione del 16 gennaio 2020 che ha assolto Carola Rackete. Al contrario, precisano le organizzazioni impegnate in prima linea con i migranti, “i quattro  Stati firmatari della dichiarazione stanno al contrario contravvenendo al principio di non-refoulement come sancito dall’art.33 della Convenzione di Ginevra”. Le organizzazioni del Tavolo Asilo ricordano che “Malta semplicemente non risponde alle richieste di individuazione di un porto sicuro da parte delle navi che effettuano salvataggi negando non solo lo sbarco ma anche il coordinamento dei soccorsi. Ed anche l’Italia quando riceve le segnalazioni di natanti in difficoltà nel Mediterraneo centrale dalle Ong presenti, omette di assumere il coordinamento, anche in presenza di un rifiuto di assumere la responsabilità da parte di altri Rcc”. “È opportuno precisare – sottolineano – che tali sistematici comportamenti ingiustificati, in presenza di offese alla vita umana, possono costituire reato”. Inoltre, precisano  “è del tutto scorretto affermare che gli Stati di bandiera abbiano la responsabilità di far sbarcare sul loro territorio i sopravvissuti salvati dalle loro navi, così come che debbano accogliere le domande di asilo”, L’unica reale opportunità per gli Stati di “modificare la situazione attualmente vigente ed alleggerire le responsabilità degli Stati costieri – suggeriscono – è la modifica del Regolamento di Dublino”, anche se, secondo dati ufficiali (Unhcr, Eurostat), in Italia i rifugiati accolti sono appena lo 0,2% sulla popolazione residente, in coda a Svezia, Germania, Grecia, Francia, Danimarca, Paesi Bassi. Per concludere, l’utilizzo del termine “navi private” che “sembra indicare soggetti che si muovono contro gli interessi pubblici per perseguire fini particolaristici, finisce solo col segnalare chiaramente il fallimento della politica italiana ed europea, che ha da anni abdicato al proprio dovere di soccorso, lasciandone nei fatti la responsabilità alle organizzazioni umanitarie e alle navi mercantili che si trovino a intercettare natanti in difficoltà”.

Vangelo Migrante: Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo| Vangelo (Lc 23,35-43)

17 Novembre 2022 - Che Dio è un Dio che muore? E per di più, di una morte infamante come la croce, maltrattato e deriso: ‘guardatelo, il Re!’ I più scandalizzati sono i devoti osservanti: “ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto”. Si scandalizzano i soldati, gli uomini forti; come a dire: ‘se sei il re, usa la forza!’ E per bocca di uno dei crocifissi, ritorna con prepotenza anche la tentazione del deserto: “non sei tu il Cristo? salva te stesso e noi”. Fino all’ultimo Gesù deve scegliere quale volto di Dio incarnare: quello di un messia di potere, secondo le attese di Israele, o quello di un Re che sta in mezzo ai suoi come colui che serve? Il messia dei miracoli e della onnipotenza, o quello della tenerezza e del perdono? E sceglie. Ce lo dice l’assassino che prova un moto compassione per Lui e vorrebbe difenderlo pur nella sua impotenza di inchiodato a morte. In risposta all’altro detrattore, urla: “non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena?”. Egli vede Gesù nella loro stessa pena. Eccolo il Re: è dentro il nostro patire, è crocifisso in tutti i crocifissi della storia, naviga nel fiume di lacrime che scorre nel mondo, o tra le onde che solcano mari in cerca di approdo, entra nella morte perché là entra ogni figlio di Dio. E mostra come il primo dovere di chi ama è di essere insieme con l’amato. “Non ha fatto nulla di male!”: questo è Gesù! Niente di male, per nessuno, mai, solo bene, esclusivamente bene. E fa del bene fino alla fine: perdona, si preoccupa non di sé ma di chi gli muore accanto. Anche sull’orlo della morte, stabilisce un momento sublime di comunione che diventa via al cielo: “ricordati di me quando sarai nel tuo regno”, gli chiede uno dei due compagni di sventura. Gesù non solo si ricorda, ma lo porta via con sé, se lo carica sulle spalle, come fa il pastore con la pecora perduta e ritrovata, perché sia più leggero l’ultimo tratto di strada verso casa: “oggi sarai con me in paradiso”. La salvezza è un regalo, non un merito. I re, per come li intende il mondo, la vita la chiedono ai sudditi. Mandano in guerra gli eserciti e garantiscono la vita di tutti salvando la propria! Per Gesù no: Lui è la Via e la fa con noi, la verità e la condivide con noi, la vita e ce la dona! Qualunque sia il nostro passato: questa è la Buona Notizia di Gesù Cristo, Re dell’Universo. (p. Gaetano Saracino)

Arrivi via mare e via terra se i numeri non mentono

17 Novembre 2022 - Roma -  «La presenza delle navi delle Ong fa aumentare gli sbarchi sulle coste italiane». È una delle frasi più ripetute da esponenti del centrodestra. E lo ha sostenuto anche il ministro Piantedosi parlando di «un fattore di attrazione». Ma è vero l’esatto contrario. Da quando le Ong sono state bloccate dal ministro dell’Interno, gli immigrati sbarcati sono quasi raddoppiati. Lo rivelano proprio i dati ufficiali del Viminale, il “cruscotto giornaliero”. Dall’1 al 24 ottobre, giorno dell’intervento di Piantedosi, con le Ong in mare, sono sbarcate 7.244 persone. Dal 25 ottobre a oggi ne sono sbarcate 13.703 (mancano quelle sbarcate negli ultimi due giorni). Ma senza imbarcazioni delle Ong. Nello stesso periodo del 2021 erano sbarcate 6.413 persone. E allora le Ong operavano. Piantedosi, nel suo intervento ha affermato che dall’1 gennaio 2021 al 9 novembre 2022 le Ong, hanno portato sulle coste italiane 21.046 migranti, di cui 9.956 nel 2021 e 11.090 nel 2022. Vero, ma per il 2021 rappresentano il 14% del totale degli sbarchi e per il 2022 l’11%. Dunque addirittura un calo, mentre cresce il totale degli sbarchi. Ma sono sbarchi autonomi o soccorsi da Guardia costiera, Guardia di Finanza e navi mercantili di varie nazionalità. Anche questi sono dati del Ministero. Un’ulteriore conferma arriva dall’ultimo rapporto di Frontex. Nei primi dieci mesi del 2022 gli arrivi di immigrati rilevati ai confini esterni dell’Ue sono stati 275.500, in aumento del 73% rispetto al 2021. La rotta più attiva è quella dei Balcani occidentali, dove si sono registrati 128.438 attraversamenti, in aumento del 168%. Una rotta terrestre dove non ci sono le Ong. E un fortissimo aumento ha avuto anche la rotta del Mediterraneo Orientale (dalla Turchia o dalla Libia orientale), con 35.343 arrivi (+122%). E anche qui non operano le Ong, ma solo le imbarcazioni della Guardia costiera e della Gdf. Mentre la rotta del Mediterraneo Centrale, quella che porta a Lampedusa e dove operano le Ong, pur essendo la seconda in numero assoluto con 79.140 rilevamenti è cresciuta “solo” del 48%. Ma dove finiscono tutti questi immigrati? Come confermato anche per gli ultimi sbarchi in Calabria e Puglia dalla rotta turca, gran parte delle persone, soprattutto afghani, curdi, siriani, non fanno domanda d’asilo e accettano il decreto di respingimento, anche se avrebbero diritto alla protezione internazionale, perché vengono da Paesi in guerra o dove dominano violenza e persecuzione. Ma non vogliono restare in Italia. Per loro è solo luogo di sbarco e di transito per poi raggiungere il Nord Europa, soprattutto attraverso il confine italo-francese. Un percorso in aumento. La prova ce la fornisce Martina Cociglio, operatrice legale del servizio della Diaconia valdese che partecipa, con altre organizzazioni, al progetto Open Europe, sulle tre frontiere, quella di ingresso di Trieste e quelle in uscita di Ventimiglia e Oulx in Val di Susa. A settembre su 391 persone contattate 59 venivano dalla rotta turca, 309 da quella balcanica, 11 da quella libica, 7 da quella tunisino-algerina. E questo spiega perché 268 fossero afghani, seguiti da 45 iraniani e 33 marocchini. Ben 14 le famiglie con figli, anche molto numerose, e in gran parte afghane, 4 quelle senza figli, 69 i minori non accompagnati (66 afghani). A ottobre calano le persone contattate che sono state 232, ma non la provenienza: 165 dalla rotta balcanica, 33 da quella turca, 18 da quella libica, 7 da quella tunisino-algerina. La maggioranza restano gli afghani, con 120 persone, seguiti da 34 iraniani, 28 marocchini. E in gran parte afghane le 9 famiglie con figli, le 8 senza figli, e i minori non accompagnati (20 su 22). I dati di novembre segnalano un aumento considerevole degli arrivi dalla rotta turca. Su 172 contattati 74 venivano dalla rotta balcanica, 64 da quella turca, 25 da quella libica, 5 da quella tunisino-algerina. Quanto alle nazionalità 66 erano afghani, 37 iraniani, 24 marocchini. Otto le famiglie con figli (anche con mamme incinte e bimbi molto piccoli), 5 quelle senza figli, 10 i minori non accompagnati. Tra di loro anche un gruppo proveniente da due sbarchi del 29 ottobre a Santa Maria di Leuca la cui storia Avvenire aveva raccontato. (Antonio Maria Mira - Avvenire)

Cei: “dare non la morte ma la vita”

16 Novembre 2022 -

Roma - “Dare non la morte ma la vita, generare e servire sempre la vita”. È l’invito dei vescovi italiani, nel Messaggio per la prossima Giornata per la vita, in programma il 3 febbraio prossimo sul tema: “La morte non è mai una soluzione. ‘Dio ha creato tutte le cose perché esistano; le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte’ (Sap 1,14)”. Un imperativo, questo, che secondo la Cei “ci mostra come sia possibile coglierne il senso e il valore anche quando la sperimentiamo fragile, minacciata e faticosa”: “Ci aiuta ad accogliere la drammatica prepotenza della malattia e il lento venire della morte, schiudendo il mistero dell’origine e della fine. Ci insegna a condividere le stagioni difficili della sofferenza, della malattia devastante, delle gravidanze che mettono a soqquadro progetti ed equilibri… offrendo relazioni intrise di amore, rispetto, vicinanza, dialogo e servizio. Ci guida a lasciarsi sfidare dalla voglia di vivere dei bambini, dei disabili, degli anziani, dei malati, dei migranti e di tanti uomini e donne che chiedono soprattutto rispetto, dignità e accoglienza. Ci esorta a educare le nuove generazioni alla gratitudine per la vita ricevuta e all’impegno di custodirla con cura, in sé e negli altri”. Di qui l’omaggio ai “tanti uomini e le donne, credenti di tutte le fedi e non credenti, che affrontano i problemi producendo vita, a volte pagando duramente di persona il loro impegno. A queste persone e alle tante organizzazioni schierate su diversi fronti a difesa della vita va la nostra riconoscenza e il nostro incoraggiamento”.

Corridoi umanitari: Unhcr, arrivati a Fiumicino 51 rifugiati vincitori di borse di studio in 33 università

16 Novembre 2022 -
(fonte Unhcr)
Roma - È arrivato questa mattina all’aeroporto di Fiumicino il primo gruppo dei 51 rifugiati destinatari di borse di studio che proseguiranno il loro percorso accademico in 33 atenei italiani grazie alla quarte edizione del progetto Unicore – University corridors for refugees. Alla sua quarta edizione, il progetto Unicore University corridors for refugees offre a rifugiati residenti in Camerun, Malawi, Mozambico, Niger, Nigeria, Sudafrica, Zambia e Zimbabwe, l’opportunità di arrivare in Italia in maniera regolare e sicura per proseguire gli studi presso 33 atenei italiani. Grazie ai partner del progetto, tra cui il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Caritas italiana, Diaconia Valdese, Centro Astalli, Gandhi Charity ed un’ampia rete di partner locali gli studenti riceveranno il supporto necessario per completare gli studi e favorire la loro integrazione nella vita universitaria. Gli studenti, 13 donne e 38 uomini, sono stati selezionati dagli stessi atenei sulla base del merito accademico e della motivazione in seguito ad in bando pubblicato ad aprile 2022 e frequenteranno un programma di laurea magistrale della durata di due anni. Prima della partenza gli studenti hanno potuto frequentare un corso di lingua italiana messo a disposizione dalle Università per stranieri di Perugia e di Siena e dall’Università di Notre Dame. University corridors for refugees è coordinato da Unhcr, Agenzia Onu per i rifugiati e vede la partecipazione di 38 atenei che hanno reso disponibili oltre 140 borse di studio negli ultimi 4 anni. La Fondazione Finanza Etica fornirà un supporto nell’agevolare il percorso di integrazione degli studenti in Italia aiutandoli nell’accesso ai conti correnti bancari, aperti presso le filiali di Banca Etica, e attraverso tirocini all’interno delle proprie sedi. L’83% dei rifugiati nel mondo vive in Paesi in via di sviluppo dove troppo spesso le opportunità per ricostruire il proprio futuro in dignità sono assenti. Unhcr mira a rafforzare i canali di ingresso sicuri come i corridoi universitari che rappresentano per i rifugiati un’alternativa ai pericolosi viaggi nelle mani dei trafficanti. Attraverso il progetto Unicore mira, inoltre, a raggiungere un tasso di iscrizione a programmi di istruzione superiore al 15% per i rifugiati nei Paesi di primo asilo e nei Paesi terzi. A livello globale, infatti, emerge un quadro drammatico: solo il 5% dei rifugiati ha accesso all’istruzione superiore contro il 38% della popolazione non rifugiata.

Mons. Perego: “gli egoismi e le ideologie non affoghino la solidarietà dell’Europa”

16 Novembre 2022 - Milano - "Ritornano i respingimenti, si bloccano i ricollocamenti dei migranti, si alzano i muri tra i Paesi: sono purtroppo queste le conseguenze delle scelte dell’Italia e dello scontro tra la Francia e il nostro Paese in questi giorni. Mentre la guerra è alle porte, la crisi economica delle famiglie e delle imprese grave, diventa il problema principale lo sbarco in un nostro porto con l’immediato ricollocamento nei Paesi europei di 234 persone sulla nave Ocean Viking. La bandiera che sventola sulla nave ha avuto più valore delle sofferenze delle persone, la forza ha avuto la prevalenza sulla legalità, l’ideologia sulla ragionevolezza». È l’analisi di mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, presidente Cemi e Fondazione Migrantes, nell’editoriale che apre il nuovo numero di Famiglia Cristiana, in edicola da domani. «Le prime vittime di questa retorica sono state una donna morta per ipotermia, che attraversava il Mediterraneo in cerca di cure, e un bambino di 20 giorni affogato in un barchino: sono i volti della tragedia delle rotte del Mediterraneo che si aggiungono ai 1.800 morti di quest’anno che hanno una tomba in fondo al nostro Mare, al Mare d’Europa diventato un cimitero», è l’amaro commento di mons. Perego. Di fronte a una situazione così drammatica, è necessario un sussulto politico dell’Europa: «L’impegno per la solidarietà europea non può, però, fermarsi, ma deve continuare, rafforzarsi e prendere esempio dall’accoglienza di sei milioni e mezzo di persone avvenuta in tutto il Continente: dove si è messa al centro la protezione della persona, dopo vent’anni di dimenticanza, e non i confini, dove la collaborazione fra Paesi e istituzioni, società civile si è rafforzata attorno all’accoglienza diffusa… Non affoghiamo la solidarietà europea», conclude Perego. «Non affondiamo le parole evangeliche: “Ero forestiero e mi avete ospitato”».

Migrantes Bologna: il progetto “Diffusamente” nella diocesi emiliana

16 Novembre 2022 -
Bologna - Sono state 16 le parrocchie bolognesi che si sono attivate per accogliere o sostenere l’accoglienza di profughi dall’Ucraina, secondo quanto è stato rilevato in occasione del progetto “Diffusamente” della Fondazione Migrantes, per un totale di 117 persone, senza contare i profughi che sono stati sostenuti da Caritas e dalle altre organizzazioni.
Dai fondi stanziati per il progetto, la Migrantes diocesana ha ricevuto € 16.000 che sono stati ripartiti tra le 16 parrocchie, 2 centri di ospitalità cattolici e la parrocchia greco-cattolica ucraina, in proporzione al numero delle persone assistite.
Alcune parrocchie hanno offerto ospitalità presso le proprie strutture o in appartamenti; altre hanno dato sostegno a famiglie italiane che hanno accolto profughi; altre parrocchie hanno sostenuto famiglie ucraine che hanno avuto ricongiungimenti.
Alla fine dell'estate, numerosi profughi sono rientrati in patria e continuano in vari casi ad essere accompagnati dal sostegno delle parrocchie nelle loro necessità (ad esempio con i supporti tecnologici per la DAD dei figli in età scolare e con beni di prima necessità), alimentando i legami di amicizia e di sostegno.

Medico di colore insultato sui social

16 Novembre 2022 - Milano - Aveva deciso di mollare, di lasciare quel lavoro di medico di base, tanto desiderato e atteso, anche se per ora solo a tempo: pregiudizi e razzismo lo avevano spinto a gettare la spugna. Poi, il ripensamento: resto. È la storia, amara, di Enock Rodrigue Emvolo, 48 enne medico camerunense laureato a La Sapienza di Roma, che aveva deciso di lasciare Fagnano Olona (Varese), dove aveva assunto il ruolo di medico di base di un collega andato in pensione, come sostituto. Ieri però, dopo una riunione con il sindaco Marco Baroffio e i vertici Asst, ha cambiato idea e resterà al suo posto. Un ufficio senza computer, le ricette da scrivere a mano e il “volto nuovo”, gli avevano regalato decine di commenti negativi sui social, tra cui anche un paio di matrice razzista. «Senegalese» e, ancora, «vai a pascolare le pecore» i due commenti più pesanti e razzisti (ora oscurati) che su un gruppo Facebook avevano hanno dato il via alla polemica. Gli altri, per lo più, lo avevano attaccato per la sua “lentezza” e per le mancate risposte a telefonate di pazienti, e per le ricette scritte a mano. A denunciare la vicenda e i post razzisti era stata per prima l’ex sindaco Elena Catelli. Ieri l’attuale primo cittadino Baroffio ha confermato che il dottor Emvolo resterà al suo posto finché non arriverà il sostituto. «Ci ha spiegato quello che è successo, ed è molto amareggiato per essere divenuto noto per questa vicenda, tanto che non desidera parlarne». Secondo il sindaco, «due idiozie hanno etichettato tutta Fagnano Olona, che è un Comune che accoglie da sempre, rifugiati dalla guerra». E infine, cercando di placare le polemiche, ha aggiunto che nella giornata odierna «lo accompagneremo nel nuovo studio, dove sarà dotato di pc, collegamenti e di tutto ciò che è necessario per lavorare bene».

Cei: domani sessione straordinaria del Consiglio Permanente

15 Novembre 2022 -
Roma - Domani, mercoledì 16 novembre, dalle ore 9.30, si svolgerà a Roma, presso la sede di Circonvallazione Aurelia 50, una sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente che avrà al centro il Cammino sinodale, entrato nel vivo del secondo anno dedicato all’ascolto.
Le Diocesi italiane sono impegnate a sviluppare la “fase narrativa” secondo le indicazioni contenute nel documento “I cantieri di Betania” e nel Vademecum ad esso correlato. Durante i lavori sarà condiviso un aggiornamento sul percorso e sulle iniziative in atto.
Il Consiglio Permanente provvederà poi ad alcune nomine, tra cui quelle dei membri del Comitato nazionale del Cammino sinodale.

Migrantes Foligno: opitalità con il progetto “Diffusamente” di Acri e Migrantes

15 Novembre 2022 - Foligno - La Migrantes della Diocesi di Foligno ha accolto con immediatezza l’appello di Papa Francesco per l’ospitalità degli ucraini fuggiti o allontanatesi dalla crudele guerra, creando un comitato di accoglienza con le parrocchie e le varie realtà caritative presenti sul territorio.  Dieci parrocchie, coordinate dal parroco e dai Consigli Pastorali delle rispettive Unità pastorali: Sant’Eraclio-Cancellara e San Domenico da Foligno, hanno aderito al progetto “Diffusamente” di Acri e Fondazione Migrantes, proposto dalla Migrantes diocesana. Il contributo di 3000 euro del progetto “Diffusamente” ha sostenuto le parrocchie nell’ospitalità dei n. 5 nuclei famigliari, e  di altre famiglie ospitanti. Il progetto “Diffusamente” di Acri e Migrantes verrà presentato a Modena al festival dell’emigrazione il 23 novembre con la presenza del presidente Acri e di Monsignor Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes. Gli operatori delle Unità Pastorali Sant’Eraclio, Cancellara e San Domenico da Foligno hanno accompagnato le persone accolte, giornalmente, nei vari impegni burocratici: cessione di fabbricato, documenti di identità, inserimento dei ragazzi nelle scuole, vaccinazioni, come usufruire dell’emporio Caritas diocesana o parrocchiale. L’esperienza è stata molto positiva. Ci si è adoperati ad inserire i ragazzi anche nella vita e attività degli oratori per una buona socializzazione con tutti i bambini/ragazzi del territorio che già frequentavano l’oratorio,  sia nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio, che durante l’oratorio estivo. Le due Unità pastorali hanno ricevuto rispettivamente euro 1500 a sostegno sicuramente parziale ma gratificante, delle spese sostenute.

Scalabriniane: sr. Bosini nuova superiora provinciale

15 Novembre 2022 - Piacenza - Le Suore Missionarie Scalabriniane della Provincia San Giuseppe -Europa-, hanno appena finito il XXI Capitolo Provinciale ed è stato eletto un nuovo Governo Provinciale: Suor Giuliana Bosini come Superiora Provinciale; Suor Eleia Scariot come Prima Consigliera, Suor Janete Santos Ribeiro, Suor Etra Modica, Suor Stella Jonh Joseph.  Giorni di lavoro, di riflessioni sui "passi compiuti ed uno sguardo rivolto al futuro hanno dato luogo al discernimento, all’azione dello Spirito Santo e al SÍ di ogni suora che è stata votata", spiega una nota.  “Mi metto a servizio con molto amore ad esempio di Maria. Lo Spirito farà cose nuove, Lui ci aiuterà con certezza a mettere in atto quello che ci siamo detti in questi giorni. Dobbiamo salire sul monte con Gesù, ma Lui ci darà la forza e la Madonna non ci lascerà” ha  detto la nuova  superiora Sr. Bosini che sostituisce sr. Milva Caro. Tra l’altro il governo appena eletto rispecchia l’internazionalità che caratterizza la Provincia San Giuseppe, e questo "lo rende fedele al carisma Scalabriniano, sicure che la diversità unisce e fortifica". A sr. Bosini e al nuovo governo della Provincia San Giuseppe gli auguri del Presidente e del Direttore generale della Fondazione Migrantes - l'arcivescovo mons. Gian Carlo Perego e mons. Pierpaolo Felicolo - di un proficuo lavoro sempre a servizio dei migranti. La Migrantes ringrazia anche sr. Milva caro per la collaborazione in questi anni.

Migrantes Taranto: oggi convegno diocesano

15 Novembre 2022 - Taranto - "Costruire il futuro con i Migranti e profughi": questo il tema del convegno Migrantes della diocesi di Taranto che si svolgerà questa mattina presso l' Istituto Superiore "Maria Pia" con la presenza dell' arcivescovo di Taranto mons. Filippo Santoro. Dopo i saluti della dirigente scolastica dell' istituto "Maria Pia", Giovanna Santoro, del prefetto Demetrio Martino, del sindaco Rinaldo Melucci interverranno: mons. Ciro Alabrese direttore diocesano Scuola e Università, Cosima Ilaria Buonocore docente Incaricata dell' Università di Bari, il comandante della Capitaneria di Porto Diego Tomat, Ciro Intermite dell' istituto Maria Pia, Flavia Leopardo dell' associazione Noi e Voi e don Giuseppe Mandrillo, direttore diocesano Ufficio Missionario. Modererà il convefbo la direttrice dell'Ufficio Migrantes Marisa Metrangolo.

Guardare da vicino, vedere lontano: una mostra fotografica dà luce ai volti e ai luoghi dell’immigrazione in Italia

14 Novembre 2022 - Roma - Le mantelle si aprono rosse e blu e le gonne a campana roteano, mentre tre giovani piroettano sui passi della danza tradizionale. Venditori sistemano in barca i pomi di guava, galleggiando sui canali di Barisal. Una donna si inginocchia sull’uscio di una chiesa in legno. Due mani intrecciano fibre di paglia per creare la tesa d’un cappello, l’artigiano di Kumartuli modella le gambe di una dea d’argilla, il sorriso della raccoglitrice spunta sotto un grosso carico di foglie di tè, la frutta resta da vendere sulle strade della periferia di Bamako. In questi giorni a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, camminando per la sala Fontana, si finisce trasportati in Afghanistan, Bangladesh, Romania, Ecuador, India, Indonesia, Mali. E il viaggio per il mondo continua fuori dal centro, nelle biblioteche comunali dei quartieri Salario, Testaccio, Spinaceto e Tufello. Una mostra fotografica permette tutto questo, organizzata nel 50° anniversario della Convenzione UNESCO del 1972 per la Protezione del patrimonio mondiale. Si chiama Vicino/lontano e la sua idea è illuminare il volto dei Paesi d’origine delle migrazioni verso l’Italia, con il loro patrimonio umano, paesaggistico, artistico e di tradizioni, attraverso gli occhi di fotografi che in essi hanno le proprie radici. Vicino, in primo piano, come lo sguardo del pastore pakistano sull’Himalaya, come le rughe del padre albanese, come le mani tinte delle donne afghane durante la cerimonia dell’hennè, come i grossi pesci scaricati a braccia sull’isola ecuadoriana di Santa Cruz. E lontano, sullo sfondo: il monte Horeb in Marocco, in un’area sacra a Cristiani, Islamici ed Ebrei; l’architettura dell’isola di Gorée, in Senegal, fino all’Ottocento il più grande centro per il commercio di schiavi africani; i canti Hudhud della comunità filippina degli Ifugao, intonati durante la semina del riso; il paesaggio minerario di Roșia Montană, in Romania, e il santuario dei panda giganti in Sichuan – Wolong, Cina. Ma anche il festival di pesca nigeriano e la preghiera nell’immensa moschea di Giacarta. E poi i segni di guerre passate e presenti, sul fianco della rupe di Bamiyan in Afghanistan, dove dal 2001 non ci sono più i due Buddha giganti, distrutti dai talebani, e tra i giardini e i palazzi di Kyiv e Mariupol, che oggi non esistono più. Il titolo della mostra evoca il movimento di un obiettivo fotografico puntato sulla fonte delle migrazioni, sui tanti, diversissimi Paesi da cui parte chi giunge in Italia. Allarga l’inquadratura, per cogliere lo splendore della natura e dell’architettura, la ricchezza della cultura tradizionale, gli usi, i riti, la spiritualità, ma anche l’asprezza di certi territori, le ferite non rimarginate della Storia, le ingiustizie e le povertà. E poi mette a fuoco i dettagli: la fronte, gli occhi, la bocca, le mani di chi abita quei Paesi, con tutti i pensieri, i sentimenti, le parole, le abilità che nascondono. Così la mostra permette di conoscere e comprendere, getta le basi del dialogo e inizia a costruire l’amicizia, com’è nello spirito della Convenzione UNESCO e, ancor prima, del grande sogno delle Nazioni Unite. È questo l’unico antidoto possibile contro la logica della conta degli sbarchi e della trattativa sulle quote dell’accoglienza, contro quelle tendenze che sono prevalse nell’Europa degli ultimi anni e che conducono dritte alla narrativa dell’emergenza e alle politiche dell’esclusione. Il cambiamento nasce dal recuperare l’individualità all’interno del “flusso”. Dallo scoprire in ogni migrante un uomo, una donna, un bambino, il mondo ricchissimo che hanno lasciato e il futuro che sognano di costruire. Per iniziare questo esercizio di riumanizzazione, la mostra resta aperta a Roma fino al 27 novembre. (Livi Cefaloni)    

Papa Francesco: “Migrazioni forzate sono tra i grandi mali della nostra epoca”

14 Novembre 2022 - Città del Vaticano - "Pensiamo a quanti giovani sono oggi costretti a lasciare la propria terra alla ricerca di un'esistenza dignitosa; a quanti uomini, donne e bambini affrontano viaggi disumani e violenze di ogni tipo, pur di cercare un domani migliore". E' quanto si  legge nel discorso che Papa Francesco ha consegnato ai volontari della Focsiv ricevuti in Vaticano questa mattina. Il pensiero del Pontefice è andato a quanti "continuano a morire sulle rotte della disperazione, mentre si discute sul loro destino o ci si gira dall'altra parte! Le migrazioni forzate, per fuggire a guerre, fame, persecuzioni o mutamenti climatici, sono uno dei grandi mali di questa epoca, che potremo affrontare alla radice solo assicurando un reale sviluppo in ogni Paese. E voi, volontari della Focsiv, siete impegnati anche su questo versante".