Primo Piano

Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: Giustizia: continua a diminuire la presenza di detenuti stranieri nelle carceri

7 Ottobre 2022 - Roma - Analizzando i dati della realtà carceraria emerge che l’incidenza della componente straniera è decisamente in controtendenza: a fronte dell’aumento generale del nume­ro dei detenuti (+1,4), infatti, la presenza straniera, a distanza di un anno, è sostanzialmente diminuita (-1%). Il dato è in linea con il trend dell’ultimo decennio, nel corso del quale le cifre dei detenuti di cittadinanza straniera si sono notevolmente contratte. Lo evidenzia il rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato oggi a Roma. Dall’Africa proviene più della metà dei detenuti stranieri (53,3%) e il Marocco è in assoluto la nazione straniera più rappresentata (19,6%). Se­guono Romania (12,1%), Albania (10,8%), Tunisia (10,2%) e Nigeria (7,8%). Nelle sezioni femminili, su un totale di 722 recluse straniere, spiccano so­prattutto le detenute provenienti da Romania (24,1%), Nigeria (17,7%) e Marocco (5,8%). Pur se con cifre ogni anno sempre più esigue, si segnala ancora la presenza di madri detenute con figli al seguito, la metà dei quali di cittadinanza stra­niera. Le statistiche relative alle tipologie di reato confermano il dato generale che vede i reati contro il patrimonio come la voce con il maggior numero di ristretti (8.510 stranieri imputati o condannati per tale fattispecie di reato, ovvero il 27% dei ristretti per il reato in questione e il 49,9% dei detenuti stranieri). Seguono i reati contro la persona (7.285) e quelli in materia di stupefacenti (5.958). I dati restituiscono ancora una volta la fotografia di un sistema in cui le per­sone migranti finiscono con più facilità nel sistema carcerario e ne escono meno agevolmente degli italiani. Se le pene inflitte denotano una minore pericolosità sociale degli immigrati, gli stessi beneficiano in maniera più blanda delle misure alternative rispetto ai detenuti autoctoni. Agli stra­nieri, inoltre, viene applicata con maggiore rigore la custodia cautelare in carcere: ben il 32% degli stranieri detenuti è in attesa del primo grado di giudizio. Circostanza, questa, che finisce con il determinare una sovra-rap­presentazione della popolazione carceraria straniera. Le condizioni di marginalità in cui spesso versa la popolazione migrante ne determina una maggiore esposizione al rischio di essere vittima di reato. Il catalogo dei reati di cui gli stranieri sono soggetti passivi è, purtroppo, assai vasto e spazia dai reati più efferati, a cominciare dalla tratta di esseri umani, alle molteplici ed “ordinarie” forme di vittimizzazione che rimangono spes­so sommerse. In cima alla lista dei reati più odiosi vi sono certamente quelli che vedono come vittime i minori. In tal senso, gli stranieri hanno rappresentato il 4% delle vittime di reati sessuali segnalate e prese in carico per la prima volta nel 2021 dall’Ufficio di servizio sociale per i minorenni. Gli stranieri vittime di altre forme di sfruttamento e maltrattamento sono stati invece il 9% del totale dei minori segnalati e presi in carico nello stesso periodo.    

Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: istruzione, diminuiscono gli alunni stranieri, aumentano i nati in Italia

7 Ottobre 2022 - Roma - Una novità dell’anno scolastico 2020/2021 è la diminuzione del numero degli alunni con cittadinanza non italiana: 865.388 in totale, con un calo di oltre 11 mila unità rispetto all’anno precedente (-1,3%).  E' quanto emerge dal Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato oggi a Roma. È la prima volta che accade dal 1983/1984, anno scolastico a partire dal quale sono state fatte rilevazioni statistiche attendibili. L’incidenza percentuale degli alunni con cittadinanza non italiana sul totale della popolazione scolastica rimane inalterata (10,3%) perché è diminuito il numero totale degli alunni, ovvero sono diminuiti anche gli alunni di cittadinanza italiana. La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana (220.771), mentre l’Emilia-Romagna quella con l’incidenza percentuale più alta (17,1% sul totale della popolazione scolastica regionale). Si confermano ai primi posti le province di Prato (28,0% del totale), Piacenza (23,8%), Parma (19,7%), Cremona (19,3%), Mantova (19,1%) e Asti (18,8%). I dati mettono in evidenza la costante crescita delle nuove generazioni, ovvero degli alunni con cittadinanza non italiana nati in Italia: si tratta del 66,7% degli studenti provenienti da contesti migratori, un punto percentuale in più rispetto al 2019/2020. Sebbene in miglioramento rispetto al passato, il ritardo scolastico è ancora un grande ostacolo per l’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana nel sistema educativo italiano, tanto più che gli alunni con cittadinanza non italiana continuano a rimanere quelli a più alto rischio di abbandono. Se si guarda alla serie storica 2010/2011-2020/2021, si rileva una crescita degli studenti stranieri iscritti negli atenei italiani del 62%. In prevalenza di genere femminile, hanno seguito nel decennio di riferimento un andamento di crescita, seppur lieve, a fronte di una diminuzione del numero di iscritti totali registrata negli anni accademici tra il 2011/2012 e il 2015/2016. Le regioni con il più alto numero di iscritti stranieri nell’anno accademico 2020/2021 sono Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Piemonte, mentre i principali Paesi di origine sono Romania (11,0%), Albania (8,7%) e Cina (8,1%). Questi dati dimostrano che le provenienze e la distribuzione regionale degli studenti universitari stranieri sono strettamente collegate alle statistiche relative alla presenza dei cittadini stranieri residenti in Italia. Si deduce, quindi, che si tratti di una parte importante di “studenti stranieri” che vivono sul territorio nazionale già da tempo, dove hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado, e non veri e propri foreign students.    

Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: povertà: i cittadini stranieri sono l’utenza prevalente dei Centri d’ascolto Caritas

7 Ottobre 2022 - Roma - Le persone di origine straniera che sono transitate nel corso del 2021 nei Centri di Ascolto della Caritas (CdA) sono state 120.536. Sul totale, gli stranieri incidono per il 55% e rispetto allo scorso anno aumentano di tre punti percentuali sul totale dell’utenza (nel corso del 2020 erano stati pari al 52%) e del +13,3% in termini di valori assoluti. Si conferma dunque, il loro prevalente protagonismo fra le persone che si rivolgono ai CdA. E' quanto emerge dal rapporto Immigrazione di caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato oggi a Roma. Nelle regioni del Nord e del Centro Italia il volto delle persone prese in carico dalla Caritas coincide per lo più con quello degli stranieri (in queste macro-aree gli immigrati rappresentano rispettivamente il 64,1% e il 56,8%); nel Mezzogiorno, invece, dove si registrano più alti livelli di povertà e di disoccupazione e, al contempo, un minore peso della componente straniera residente, le storie intercettate sono per lo più di italiani e gli stranieri costituiscono una quota ridotta, pari al 28,5%. Gli utenti stranieri della Caritas appartengono a 189 diverse nazionalità, ma, come per l’anno precedente, il podio spetta a tre nazionalità: Marocco (21.177 persone, pari al 18,1%), Romania (9.450, 7,8%) e Nigeria (8.844, 7,3%). Si conferma una diminuzione degli stranieri provenienti dall’Europa dell’Est, a fronte di un incremento degli africani: il 48,8% delle presenze (sopra il migliaio di unità) proviene dal continente africano, con una forte incidenza delle nazioni maghrebine e nordafricane, che raggiungono da sole il 25,6% delle presenze. Dall’analisi e dalla comparazione dei bisogni espressi sia dagli utenti di nazionalità italiana che straniera, emerge che: l’incidenza della povertà economica tra gli stranieri (78,0%) è di poco inferiore a quella registrata tra gli italiani (82,4%); i problemi lavorativi coinvolgono quote simili di italiani e stranieri (48,1% e 48,3%); i problemi abitativi appaiono più diffusi tra gli utenti di nazionalità non italiana (24,6% contro il 17,1%); le problematiche familiari (separazioni, conflitti, abbandono, maltrattamenti, maternità indesiderate, morte di un congiunto, ecc.) sono molto più diffuse tra gli italiani (18,2%) che tra gli stranieri (8,9%); come ovvio, i bisogni determinati dalla migrazione sono presenti all’interno della componente straniera (14,7%), e riguardano in modo particolare problematiche legate a questioni inerenti alle domande di asilo/permessi di soggiorno, alla irregolarità giuridica e/o problemi burocratici/amministrativi. Da quasi un decennio quest’ultimo tipo di problemi risulta in forte aumento, anche a causa di una maggiore capacità di intercettazione dei casi da parte di alcune Caritas diocesane; poco diffuse, nel complesso, alcune problematiche che trovano risposta presso contesti assistenziali diversi dai Centri di Ascolto (dipendenze, carcere, handicap, ecc.).

Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: Lavoro, aumentano le opportunità ma non la stabilità

7 Ottobre 2022 - Roma - Al I° trimestre 2022 i dati Istat relativi alla Rilevazione sulle forze di lavoro registrano, dopo un forte calo dell’anno precedente, una crescita del tasso di occupazione dei lavoratori stranieri tra i 20 e i 64 anni, più significativo rispetto a quello registrato tra i lavoratori italiani (+1,5 contro +0,8). Se questa è la media nazionale, molto diverse sono le situazioni a livello di aree: tutte quelle del Nord Italia crescono, il Centro rimane sostanzialmente stabile, il Sud cresce solo debolmente. In generale, poi, il tasso di occupazione per la componente straniera è ancora al di sotto di quello registrato per i lavoratori italiani (61,4% contro 62,9%), mentre quello di disoccupazione presenta tra gli stranieri un valore ancora particolarmente elevato, pari al 14,4%, ovvero 5,4 punti percentuali in più rispetto a quello registrato tra gli autoctoni (9,0%). Lo si legge nel Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma.  Fra gli indicatori che hanno segnato una ripresa vi sono i dati sulle assunzioni di personale comunitario ed extra-Ue, aumentate in modo significativo rispetto alla fase pandemica. Nel complesso, fra il II° trimestre 2020 e il II° trimestre 2021 si è registrato in Italia un incremento delle assunzioni pari a 1.149.414 unità, di cui 124.230 hanno riguardato la componente extracomunitaria e 35.520 quella comunitaria. Si è trattato di una crescita che ha interessato maggiormente lavoratrici e giovani lavoratori under-24, che nella fase pandemica erano risultate le categorie più penalizzate dalla crisi. L’incremento più significativo delle assunzioni di cittadini stranieri si è avuto nel settore dell’Industria, in particolare nel Nord Italia; altro settore interessato da incrementi significativi è stato quello del Commercio e riparazioni, seguito da Costruzioni e altre attività nei servizi. Permangono diverse criticità: gli incrementi più significativi nelle tipologie di ingaggio sono l’apprendistato e le collaborazioni; rispetto agli italiani è stata molto più modesta la crescita dei contratti a tempo indeterminato (circa l’11% contro oltre il 40%), a dimostrazione del fatto che i lavoratori stranieri vivono una maggiore precarietà sul lavoro: 7 contratti su 10 sono a termine; inoltre, ad un aumento delle assunzioni ha fatto da contraltare un incremento delle cessazioni dei rapporti di lavoro (+ 9,9% tra i lavoratori Ue e 28,0% tra quelli extra-Ue). Come rilevato dall’Istat, la progressiva diffusione di forme di lavoro non-standard – ovvero rapporti di lavoro che mancano di uno o più elementi che caratterizzano il lavoro tradizionale (regolarità, requisiti assicurativi minimi, copertura assicurativa generalizzata, adeguato livello di protezione sociale in caso di perdita di lavoro o congrua contribuzione pensionistica) – ha reso più fragile la condizione di molti lavoratori, in particolare di cittadinanza straniera, anche in termini di esclusione sociale. In Italia, su 100 lavoratori, circa 18 sono classificati come lavoratori vulnerabili, perché dipendenti a termine o collaboratori o in part-time involontario, mentre 4 sono classificati addirittura come doppiamente vulnerabili: in termini assoluti si tratta di un esercito di 816 mila lavoratori. L’alto livello di occupabilità dei migranti in Italia è in gran parte dovuta alla loro disponibilità a ricoprire lavori manuali non qualificati, spesso poveramente pagati: questo provoca un fenomeno di “etnicizzazione” delle relazioni di lavoro, connotando fortemente alcuni settori occupazionali, come ad esempio il lavoro di cura. L’accentuarsi e il protrarsi di questo divario di tutele e di disuguaglianze economiche, accelerato dalla pandemia, rischiano di trasformarsi in una condizione permanente, un vero e proprio status non solo occupazionale, dal quale difficilmente si potrà uscire. In un quadro complessivamente critico, esistono comunque dei positivi paradossi. In Italia si contano 136.312 imprese a conduzione femminile straniera, pari all'11,6% delle attività guidate da donne e al 23,8% delle imprese fondate da immigrati. Negli ultimi dieci anni sono aumentate del 42,7% e sono cresciute con un ritmo maggiore rispetto a quelle a conduzione maschile. Le titolari sono nate all’estero, soprattutto in Cina (34 mila), Germania (10 mila) e Albania (8 mila) e le loro aziende crescono a un tasso più elevato di quelle a guida maschile. Le donne con background migratorio che fanno impresa in Italia rappresentano circa il 10% di tutte le imprenditrici attive nel Paese. In Italia le imprenditrici immigrate, a fine 2021, sono 205.951, pari al 27,3% degli imprenditori nati all'estero, l'80% delle quali possiede imprese individuali. Indubbiamente il processo di crescita di queste aziende si inserisce in un percorso di integrazione positiva, che però non deve fare dimenticare che ci sono situazioni di famiglie immigrate – provenienti soprattutto da India, Bangladesh, Egitto e Marocco – dove la maggioranza delle donne è ancora esclusa dal mercato del lavoro.  

Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: popolazione straniera in Italia, segnali di ripresa e opportunità da cogliere

7 Ottobre 2022 - Roma - L’attuale edizione del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, presentato questa mattina a Roma, è la prima post-pandemia: i dati attestano sia lenti segnali di ripresa sia criticità e fatiche dei cittadini italiani e stranieri, dovute ad una scarsa attenzione delle politiche sociali verso le fasce più fragili della popolazione nel periodo culminante dell’emergenza sanitaria. Fra i segnali incoraggianti troviamo, ad esempio, la ripresa della crescita della popolazione straniera residente in Italia: i dati al 1° gennaio 2022 parlano di 5.193.669 cittadini stranieri regolarmente residenti, cifra che segna una ripresa dallo scorso anno. Nel quadro delle prime 5 regioni di residenza, si conferma il primato della Lombardia, seguita da Lazio, Emilia-Romagna e Veneto, mentre la Toscana sopravanza il Piemonte al 5° posto. Il quadro delle nazionalità rimane sostanzialmente inalterato: fra i residenti prevalgono i rumeni (circa 1.080.000 cittadini, il 20,8% del totale), seguiti, nell’ordine, da albanesi (8,4%), marocchini (8,3%), cinesi (6,4%) e ucraini (4,6%). Sono aumentati anche i cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno (al 1° gennaio 2022 sono 3.921.125, mentre nel 2021 erano attestati sui 3,3 milioni), così come i nuovi permessi di soggiorno rilasciati nell’anno: nel corso del 2021 sono stati 275 mila, +159% rispetto al 2020 (105.700); in particolare si è registrata un’impennata dei motivi di lavoro, certamente come esito della procedura di sanatoria varata dal governo nel 2020. Anche i provvedimenti di cittadinanza hanno segnato una certa crescita: sono stati 118 mila nel 2020, ovvero un +4% dall’anno precedente. Secondo le stime dell’Istat, nel 2021 le famiglie con almeno un componente straniero sarebbero il 9,5% del totale (ovvero 2.400.000); di queste 1 su 4 è mista (con componenti sia italiani che stranieri) e 3 su 4 hanno componenti tutti stranieri. Rispetto alle diverse tipologie delle famiglie, quelle unipersonali (composte da single/vedovi/separati/ divorziati) è per i cittadini stranieri leggermente più elevata che per gli italiani (34,7% contro 33,4%) ed è più cospicua anche la tipologia di coppia con figli conviventi senza altre persone (36,6% per i cittadini stranieri e 31,0% fra gli italiani). Rispetto ai ragazzi italiani è più alta di oltre 4 punti percentuali la quota di minori stranieri che vivono solo con la madre, mentre è più bassa la quota di quelli che vive con entrambi i genitori o solo con il padre. In generale la popolazione straniera ha una struttura più giovane di quella italiana: ragazze e ragazzi con meno di 18 anni rappresentano circa il 20% della popolazione e per ogni anziano (65 anni o più) ci sono più di 3 giovanissimi di età compresa fra gli 0 e i 14 anni. I ragazzi nati in Italia da genitori stranieri (“seconde generazioni” in senso stretto) sono oltre 1 milione e di questi il 22,7% ha acquisito la cittadinanza italiana; se ad essi aggiungiamo i nati all’estero, la compagine dei minori stranieri (fra nati in Italia, nati all’estero e naturalizzati) supera quota 1.300.000 e arriva a rappresentare il 13,0% del totale della popolazione residente in Italia con meno di 18 anni. Si è assistito nell’ultimo anno anche al preoccupante aumento del numero dei minori stranieri non accompagnati, arrivati nell’aprile del 2022 a 14.025, certamente anche per effetto della guerra in Ucraina, da cui proviene il 28% circa del totale. Il 46,4% dei giovani stranieri si dichiara molto o abbastanza preoccupato per il futuro: i timori riguardano principalmente la guerra, la povertà o il peggioramento delle condizioni economiche. Emerge altresì che i giovani stranieri (e le ragazze più dei ragazzi) sognano un futuro in altri Paesi molto più dei coetanei italiani (59% contro il 42%). Il quadro socio-anagrafico si presenta dunque per diversi aspetti preoccupante e pone l’urgenza di politiche che potenzino efficacemente le opportunità da offrire ai ragazzi stranieri, anche per non disperdere il potenziale prezioso che rappresentano per un’Italia sempre più vecchia.  

Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: la mobilità internazionale cresce, insieme alle situazioni di vulnerabilità.

7 Ottobre 2022 - Roma - Il numero di migranti internazionali è stimato in 281 mi­lioni nel 2021 (3,6% della popolazione mondiale), a fronte dei 272 milioni del 2019. Di questi, quasi due terzi sono migranti per lavoro. Lo si evidenzia nel Rapporto Immigrazione Carigtas Italiana e Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma. La principale causa dell’aumento del numero complessivo di persone che si trovano a vivere in un Paese diverso dal proprio sta nell’acuirsi e nel protrarsi del numero di contesti di crisi registrati a livello mondiale, che hanno fatto superare ad inizio 2022 per la prima volta nella storia la soglia di 100 milioni di migranti forzati (con un notevole incremento rispetto agli 89,3 milioni di fine 2021). Significativa anche l’esistenza di circa 345 milioni di persone a grave rischio alimentare, quasi 200 milioni in più rispetto a prima della pandemia. Nell’area del Mediterraneo allargato si registra un incremento della situazione di vulnerabilità della popolazione stra­niera residente, con pesanti conseguenze sui processi di integrazione dei migranti nei Paesi di destinazione.  

Luce, segno di speranza

7 Ottobre 2022 - Roma - Le celebrazioni per la festa di san Francesco, culminate con l’accensione della lampada votiva dei Comuni d’Italia, consegnano nel buio delle terribili notizie quotidiane la potenza di una fiammella che arde ininterrottamente. Ed è proprio questa immagine che aiuta a cogliere il significato di alcuni avvenimenti che non sono semplici coincidenze. La luce squarcia le tenebre dei conflitti e alimenta la speranza: un mondo migliore è possibile. Non è mai troppo tardi per la pace. La luce è anche orientamento per non inciampare lungo il percorso. Una metafora, questa, che diventa impegno per quanti si occupano di comunicazione a tenere sempre a mente l’importanza del proprio servizio, che non è mai per se stessi ma sempre per la comunità. Infine, in questa settimana che separa dal 60° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, la luce ricorda quel prezioso riferimento con cui rileggere l’oggi, non solo ecclesiale, e comprenderne le sfide e le opportunità. (Vincenzo Corrado)

Comitato 3 ottobre: “non spostate da Lampedusa la Porta d’Europa”

7 Ottobre 2022 -
Roma - «Il 3 ottobre diventi “Giornata europea della memoria e dell’accoglienza” e la Porta d’Europa sia dichiarato patrimonio dell’Unesco, quale esempio eccezionale dello spirito di accoglienza dell’isola di Lampedusa». Lo ha dichiarato Tareke Brahne, presidente del comitato 3 ottobre, che è tornato a ribadire un secco «no» allo spostamento del monumento di Mimmo Paladino a Lampedusa.
«Pensare di spostare la Porta d’Europa è un oltraggio alla memoria delle oltre 24mila persone che solo negli ultimi nove anni hanno perso la vita nel Mediterraneo», ha concluso.

Vangelo Migrante: XXVIII Domenica del tempo Ordinario (Lc 17,11-19)

6 Ottobre 2022 -
Il brano del Vangelo di questa domenica, contiene in sé delle contraddizioni, una strategia dell’evangelista Luca per aiutarci a comprendere e focalizzare, alcuni significati che la vicenda reca in se stessa. Uno degli elementi che attira da subito la nostra attenzione, emerge dal percorso che Gesù compie nel dirigersi a Gerusalemme che è situata nel sud del Paese, Egli passa dalla Samaria e dalla Galilea, che si trovano nel nord, da tutt’altra parte: hai l’opportunità di incontrare Gesù nei luoghi dell’infedeltà (Samaria) e della vita quotidiana che nel suo profondo è pagana (Galilea). Un altro elemento di contraddizione riguarda il luogo in cui si trovano i lebbrosi, i quali dice il Vangelo, vanno incontro a Gesù uscendo dal loro villaggio. Siamo ben consapevoli che la lebbra è una malattia infettiva, proprio per questo motivo anche ai tempi di Gesù, i lebbrosi erano costretti a vivere fuori dalla città, espulsi dalla comunità, qui invece sono situati all’interno del villaggio. Sino a questa domenica abbiamo compiuto un cammino dove ci siamo riscoperti il Figlio maggiore della parabola del padre misericordioso, l’amministratore che sperpera i beni del suo padrone, il ricco immerso nelle sue ricchezze che ha tagliato fuori dalla sua vita il bisognoso… quei lebbrosi dunque, rappresentano noi stessi, la nostra umanità, le nostre comunità (in Israele, il numero dieci è il quoziente minimo per poter creare una comunità), infettate dall’aridità e dal consumismo, dalla nostra mancanza di fede. L’uomo peccatore come quei lebbrosi si sente lontano da Dio, si fermano infatti a distanza, ma Gesù annulla il tutto invitandoli ad andare presso i sacerdoti a Gerusalemme, a compiere cioè quel cammino di amore che anche Lui sta effettuando, lì dove troverà la morte. Durante il tragitto vengono guariti: la salvezza che Cristo ci ha garantito con il suo cammino verso la croce è per ciascuno, ma non tutti se ne accorgono. Mentre gli altri viaggiano secondo il protocollo di quello che gli è stato detto, solo uno ritorna all’origine dell’incontro per ringraziare (eucarestia) e dunque stringersi in relazione esclusiva con la fonte della sua salvezza. Tuttavia sarà impossibile fare eucarestia se gli altri fratelli non ci sono, per questo motivo fecondati dalla fede, diviene necessario incamminarsi nuovamente alla ricerca del fratello assente. (Luca De Santis)

Mons. Felicolo: accoglienza verso i migranti e impegno nella difesa della loro dignità

6 Ottobre 2022 - Roma - La canonizzazione di un vescovo è "sempre motivo di particolare gioia per la Chiesa. E la canonizzazione di Giovanni Battista Scalabrini lo è particolarmente per la Chiesa Italiana e per la Fondazione Migrantes che nella e per la Cei segue particolarmente il mondo della mobilità umana". Lo ha detto questa mattina mons. Pierpaolo Felicolo, direttore gfenerale della Fondazione Migrantes, intervenendo ad una conferenza stampa promossa dalla famiglia scalabriniana. Famiglia scalabriniana che collabora con la Migrantes nelle diocesi dove sono presenti e nelle Missioni Cattoliche Italiane soprattutto in Europa. "Un profeta, antisegnano e pioniere Scalabrini, nel considerare il fatto migratorio in tutti i suoi aspetti: non voleva - ha spiegato mons. Felicolo -  far mancare ai migranti che allora partivano soprattutto per le Americhe, quella vicinanza spirituale ma anche culturale importante per la tutela dei loro diritti e per la loro promozione sociale nei paesi di arrivo". "Abbandonare ieri come oggi i migranti – ne era convinto Scalabrini – vuol dire abbandonarli anche nella fede e nella pratica religiosa. Aveva intuito - ha aggiuto il direttore Migrantes - che chi partiva non poteva e non voleva dimenticare la terra d’origine: voleva mantenere un collegamento. E la fede è il mezzo vitale per questo, rafforzata con la celebrazione nella propria lingua. Aveva, infatti, pensato alla dimensione religiosa dei migranti". Da allora ad oggi è cambiato molto: ma quel "richiamo alla carità pastorale, sociale e politica è ancora vivo come dimostra l’accoglienza verso i migranti e l’impegno nella difesa della loro dignità . Un impegno che la Chiesa italiana porta avanti, attraverso la Migrantes, camminando insieme ai migranti e coniugando evangelizzazione e promozione umana", ha concluso. (Raffaele Iaria)

Centro Astalli: “urgente un piano europeo di accoglienza e integrazione”

6 Ottobre 2022 -
Roma - “Urgente un piano europeo di accoglienza e integrazione”. Lo dichiara il Centro Astalli, che “apprende con profondo dolore di due naufragi di migranti avvenuti in queste ore a largo della Grecia”. Quindici le vittime accertate, tutte donne, e decine i dispersi. “Il cordoglio per le vittime oggi deve essere soprattutto un appello a istituzioni nazionali e sovranazionali a porre fine all’ecatombe di esseri umani nel Mediterraneo”, ribadisce padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli. Ecco le richieste: “Si fermino le morti in mare investendo risorse per un’operazione europea di ricerca e soccorso nel Mediterraneo; si strutturino in modo permanente e adeguato vie di ingresso sicure per i migranti in Europa, agevolando ricongiungimenti familiari, prevedendo permessi di soggiorno per lavoro e programmi di accoglienza e integrazione; si mettano in atto piani di evacuazione e corridoi umanitari per le vittime di guerra o di regimi illiberali e antidemocratici”. Il Centro Astalli, infine, ribadisce che “gestire un fenomeno complesso come la migrazione umana è responsabilità precisa dell’Ue, che richiede lungimiranza, visione e capacità di superare nazionalismi e chiusure”.

Scalabrini: oggi la presentazione delle iniziative

6 Ottobre 2022 - Roma - Si è svolta questa mattina a Roma la conferenza stampa organizzata dalla Congregazione dei Missionari di San Carlo Borromeo, la Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane e l’Istituto delle Missionarie Secolari Scalabriniane, in vista dell’imminente canonizzazione del Giovanni Battista Scalabrini, il 9 ottobre a piazza San Pietro. “La proclamazione a Santo di Scalabrini è un invito alla Chiesa, alla società e alla comunità internazionale a ricordare la corresponsabilità che abbiamo nell’accoglienza e nella protezione delle persone migranti e rifugiate, oltre all’impegno di promuovere il diritto allo sviluppo e alla pace per evitare le migrazioni forzate”, ha detto padre Leonir Chiarello, Superiore Generale dei Missionari di San Carlo Borromeo Scalabriniani. “Con questa canonizzazione, Papa Francesco ci invita a seguire l’esempio del Vescovo Scalabrini e delle istituzioni che lui ha fondato e ispirato. Noi missionari abbiamo questa visione olistica dell’immigrazione che contempla la dimensione economica, sociale, politica, culturale e religiosa. Ha riconosciuto in questo fenomeno il modo in cui Dio si rivela nella storia umana e crea un’unica famiglia universale. Seguendo le sue orme, la Congregazione ha aperto parrocchie, ospedali, ambulatori, centri studi e di formazione, case e centri per migranti, centri Stella Maris per i lavoratori del mare e si è messa a servizio degli organismi della Chiesa locale che lavora con i migranti. Siamo presenti in 33 Paesi nel mondo. Con la canonizzazione di Scalabrini, voluta anche in assenza del secondo miracolo, Papa Francesco manda un messaggio chiaro e solenne alla Chiesa e all'intera umanità: i migranti, che l’avevano commosso e spinto all’azione, rimangono un tema centrale per la Chiesa e la società”. Per mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore generale della Fondazione Migrantes, è "un motivo di gioia per la Chiesa e lo è particolarmente anche per la Fondazione Migrantes che segue la mobilità umana. Scalabrini è stato un profeta antesignano: non voleva far mancare ai migranti la vicinanza spirituale e materiale e non voleva abbandonarli nella fede. Credeva che dove vi è il popolo, lì deve esserci anche la Chiesa. Questo impegno verso le persone in mobilità continua con le sue missionarie e missionari, con tutta la Chiesa Cattolica e con la Fondazione Migrantes che cammina insieme ai migranti”. Suor Neusa de Fatima Mariano, superiora delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane, ha spiegato: “Le risposte che Scalabrini ha dato al fenomeno dell’immigrazione hanno anticipato i tempi moderni”. Scalabrini ha riconosciuto il grande valore che donne consacrate avrebbero portato al suo progetto missionario e ha fondato la Congregazione femminile nel 1895. “Oggi noi siamo l’espressione del volto femminile del carisma scalabriniano rivolto ai migranti”, ha continuato suor Neusa. “Abbiamo oltre 100 missioni animate dalla spiritualità di Scalabrini, che è vivere la comunione nella diversità. La nostra scelta è quella di rivolgerci in modo particolare alle donne e ai bambini rifugiati, essere migranti con i migranti, compagne nel loro cammino. In questi ultimi anni abbiamo creato un progetto specifico della Congregazione: il “Servizio Itinerante”, presente nei luoghi di frontiera, dove c’è più sofferenza. Con questa specifica azione, la Congregazione offre il suo contributo, affinché ai migranti e ai rifugiati in situazioni di emergenza e in condizioni di vulnerabilità, sia garantito il rispetto della loro dignità, l’attenzione ai loro bisogni primari e l’accesso alle opportunità di promozione umana”. A 56 anni dalla morte del beato Giovanni Battista Scalabrini, il 25 luglio 1961 è iniziato il cammino dell’Istituto delle Missionarie Secolari Scalabriniane, terzo Istituto ispirato a Scalabrini. Senza segni esterni che le distinguano, le Missionarie Secolari lavorano e svolgono professioni nei più diversi ambienti e contesti della società per trasformare dal di dentro ogni realtà, in particolare quella migratoria, in un’esperienza d’accoglienza e di comunione tra le diversità.  “Lo spirito di Scalabrini non si è esaurito alla sua morte e ha segnato la vita di tante persone. Una di queste è stata Adelia Firetti, la nostra fondatrice”, ha detto Giulia Civitelli, missionaria secolare scalabriniana e direttore sanitario del Poliambulatorio della Caritas alla Stazione Termini di Roma. “Adelia era una giovane insegnante di Piacenza, arrivata in Svizzera negli anni ’60 su invito degli Scalabriniani per avviare una scuola per i figli degli emigrati italiani", ha continuato Civitelli. "Noi missionarie secolari scalabriniane cerchiamo di educare le persone al dialogo interculturale e all’incontro con i migranti. Viviamo in piccole comunità: le nostre case sono i Centri Internazionali Scalabriniani, dei veri e propri laboratori di relazione, dove i giovani scoprono la ricchezza dell’altro. Questo è il messaggio che vogliamo condividere con tutti: è possibile vivere la diversità nella comunione. Insieme possiamo scoprirci tutti appartenenti ad un’unica famiglia umana”. Nato a Fino Mornasco, in provincia di Como nel 1839, il Vescovo di Piacenza Giovanni Battista Scalabrini è ancora oggi un dono per la Chiesa e l’umanità: un uomo innamorato di Dio, capace di vedere negli ultimi lo sguardo di Gesù. Profondamente commosso dal dramma di tanti italiani costretti ad emigrare negli Stati Uniti e nell’America del Sud alla fine dell’‘800, non resta indifferente. Si documenta, sensibilizza la società e manda i suoi missionari e le sue missionarie nel mondo per aiutare e sostenere gli emigranti nei porti, sulle navi e all’arrivo nei nuovi Paesi. È considerato per questo un padre per tutti i migranti e i rifugiati.

Mons. Scalabrini e il laico Zatti domenica Santi

6 Ottobre 2022 - Roma - Papa Francesco presiederò domenica domenica 9 ottobre la celebrazione eucaristica e il rito della canonizzazione del vescovo  Giovanni Battista Scalabrini e del laico salesiano Artemide Zatti. Mons. Scalabrini, nato del 1839 e vescovo di Piacenza dal 1876 alla morte nel 1905, colpito dal numero crescente di italiani che lasciavano il territorio per emigrare oltreoceano, fondò due congregazioni religiose, una maschile e una femminile, per l’assistenza spirituale agli emigrati italiani, aiutandoli ad integrarsi nelle società che venivano a crearsi anche con il loro contributo, soprattutto nelle Americhe. Egli stesso compì due visite pastorali tra gli italiani nel Nord America e in Brasile e propose alla Santa Sede la creazione di quello che diventerà il Dicastero che avrà una attenzione speciale alla pastorale dei migranti e degli itineranti. La storia di Artemide Zatti è quella di un giovane, costretto dalla necessità a lasciare a 17 anni il suo paese di Boretto (Re), sulle rive del Po, e a emigrare in Argentina. Frequentando gli ambienti salesiani di Bahìa Blanca, decise di seguire le orme di don Bosco, ma contrasse la Tbc prendendosi cura di un prete malato. Ottenuta la guarigione, decise di dedicare tutto se stesso alla cura degli infermi, giungendo ad amministrare da solo un intero ospedale, nel quale egli stesso operava come infermiere, prendendosi cura giorno e notte dei più bisognosi. Morì il 15 marzo 1951 a Viedma, in Argentina.

Migrantes Civitavecchia-Tarquinia e Porto Santa Rufina: celebrata domenica la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

6 Ottobre 2022 - Roma - Si è svolto domenica 2 ottobre 2022 dalle ore 16,00 alle ore 22,00, nella Parrocchia di Sacro Cuore di Gesù a Ladispoli l’incontro della GMMR, degli oltre 250 Migranti Cattolici e Greco Cattolici delle due diocesi di Civitavecchia-Tarquinia e Porto Santa Rufina, alla presenza del Vescovo Gianrico Ruzza, che ha presieduto la Messa, del Vicario Generale, don Alberto Mazzola, di don Giovanni Righetti Parroco, che ha ospitato la festa, di don Federico Tartaglia, delegato episcopale di Porto-Santa Rufina per l’animazione missionaria, l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, che ha animato la festa dei popoli, e dei due direttori Migrantes (suor Chiara Mihaiela Albu e chi scrive), dei Sacerdoti, che curano la Pastorale delle Comunità straniere cattoliche nelle nostre Diocesi. Le Comunità e i sacerdoti presenti sono state quella: Italiana, Filippina, Srilankese, Nigeriana, Polacca, Romena Cattolica, Slovacca, Sud Americana, Greco Cattolica Ucraina e Greco Cattolica Romena della Diocesi di Porto Santa Rufina e Romena Cattolica e Sud Americana della Diocesi di Civitavecchia Tarquinia. C’era anche la Comunità parrocchiale del Sacro Cuore che festeggiava i 30 anni della Parrocchia, che ha partecipato alla festa. L’incontro si è svolto in quattro momenti. Il primo quello dell’accoglienza, nella sala Parrocchiale dalle 15,30 alle ore 16,00, con l’animatore Carlo che ha accolto le Comunità dei migranti che arrivavano con delle bellissime canzoni melodiche italiane. Il secondo, dalle 16,00 alle 18,10 la “festa dei popoli”. È stata una grande festa di musica e parole per fare incontrare le genti nel segno della comunione e della fraternità universale. I Sacerdoti e le loro Comunità si sono esibiti nella sala teatrale della parrocchia con canti e balli della loro tradizione folcloristica. La cosa interessante e bella, da un punto di vista dell’integrazione, è stata quando don Federico ha chiesto a tutte le Comunità di cantare e ballare insieme con quella italiana, in modo che non c’erano più singole Comunità, ma una grande Comunità cattolica, che festeggiava nella fraternità e nella comunione. Il terzo, quello della Celebrazione Eucaristica multilingue delle 18,30 presieduta dal Vescovo. Nella Concelebrazione, dove erano presenti non solo i 250 immigrati ma anche 200 fedeli della Comunità parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù, si sono susseguiti i canti, le letture e le preghiere nelle varie lingue presenti, compresa quella italiana, dal coro Parrocchiale diretto dal maestro Alejandro. Nell’omelia il Vescovo ha detto che “l’accoglienza è la strada per vivere come sorelle e fratelli”. E ha ricordato “il Dolore sconvolgente di questa guerra, che è il dolore degli innocenti provocato dalla menzogna umana”. Il pensiero del pastore è andato poi alle persone che “ogni giorno sfidando la morte cercano un respiro dalla crisi ambientale, politica e sociale. La costruzione della pace nasce dall’annuncio della Parola di Dio ha aggiunto il pastore, rivolgendosi al parroco don Gianni Righetti e alla sua comunità che festeggiava il trentesimo anniversario della Parrocchia e continuiamo ad annunciare Gesù: è il nostro dono per il territorio”. Alla fine la benedizione alle famiglie: “Abbiamo bisogno della vostra gioia coniugale, siate sempre lievito, gioite pregate, custodite il dono che arricchisce la nostra e la vostra vita. Ogni famiglia è tempio santo di Dio che abita tra noi”. Il quarto momento è stato quello dell’agape fraterna dalle 20,00 fino alle 22,00 che ha riunito insieme i cuori e tutte le persone non solo delle comunità cattoliche straniere intervenute ma anche di quella italiana parrocchiale che sono rimaste meravigliate, durante la messa nelle diverse lingue dai canti e poi nella sala della parrocchia, trasformata, per l’occasione dalle Comunità, in un grande ristorante multietnico dove si sono condivisi i piatti e le bevande portati dalle Comunità. (Enzo Crialesi, responsabile Migrantes Porto-Santa Rufina)

Migrantes Treviso: folla commossa ai funerali di mons. Canuto Toso

6 Ottobre 2022 - Treviso - Una folla commossa ha partecipato ieri pomeriggio alla celebrazione delle esequie di mons. Canuto Toso, per molti anni direttore diocesano della Migrantes di Treviso, nella Chiesa di San Nicolò a Treviso. Don Canuto si è spento nella tarda serata di sabato 1 ottobre all’età di 91 anni, e 65 anni di vita sacerdotale. A presiedere il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, che nell’omelia ha tracciato la figura di don Toso come prete “… dalla parte delle pecore”. Il presule ha ricordato poi l’impegno di vita di mons. Toso “dei cui frutti dà testimonianza la presenza di tanti qui oggi, è stato quello di dare dignità, ascolto, accompagnamento a quanti ne avevano bisogno, per le vicende spesso faticose e drammatiche della vita. Ha donato pane fisico e spirituale, è stato vicino, ha vestito dei panni della dignità, del riconoscimento sociale e del lavoro, ha visitato instancabilmente in tutto il mondo quanti, partiti da casa a causa del bisogno proprio e delle famiglie, hanno potuto costruire vicende di vita buone e felici, mantenendo il legame vitale con le proprie radici”. Molti i labari dell’associazione “Trevisani nel mondo” da lui fondata, presenti anche i rappresentati delle comunità etniche presenti in diocesi. La Fondazione Migrantes si è fatta presente con un messaggio a firma del Presidente mons. GianCarlo Perego, letto all’inizio della celebrazione Esequiale. Numerosi i sindaci presenti: oltre Mario Conte, sindaco di Treviso, hanno partecipato il presidente della Provincia, Stefano Marcon e l’assessore regionale Federico Caner. Il presidente della Regione Luca Zaia ha inviato un messaggio di cordoglio e di stima per l’operato di don Canuto. Al termine delle esequie, il saluto della “Trevisani nel mondo”, fondata da don Canuto, i quali hanno proposto la preghiera dell’emigrante seguita dall’inno dell’associazione (MDT)

Migrantes Salerno-Campagna- Acerno: in tv la Festa dei Popoli

5 Ottobre 2022 - Salerno - Da ieri sera è possibile vedere la Festa dei Popoli 2022 di Salerno in 3 puntate grazie alla collaborazione dell' Ufficio Migrantes della diocesi di  Salerno-Campagna- Acerno e Tele Diocesi Salerno sul CANALE 87 del digitale terrestre. La prima puntata ieri sera dalle ore 21 con replica alle 15 di oggi. La seconda puntata sarà trasmessa questa sera dalle ore 21 con replica alle 15 del 06 ottobre 2022 mentre la terza puntata domani sera dalle ore 21 con replica alle 15 del 07 ottobre 2022.

Sant’Egidio: nuovi arrivi con i corridoi umanitari in Italia e in Belgio

5 Ottobre 2022 - Roma - Nuovi arrivi, in Italia e in Belgio, con i corridoi umanitari della Comunità di Sant'Egidio. Stamattina a Fiumicino sono giunti, con un volo proveniente da Nicosia, 10 richiedenti asilo che hanno trascorso diversi mesi nei campi di Cipro, il Paese europeo che ospita, in percentuale, il numero più alto di profughi. Verranno ospitati a Roma da Sant'Egidio, in seguito al viaggio di Papa Francesco sull'isola nel dicembre 2021. Contemporeanemante si apre in Belgio un nuovo corridoio umanitario che permetterà l'arrivo legale e sicuro per 250 persone. All'aeroporto di Bruxelles sono giunti 16 cittadini siriani, tra cui 6 minori, che erano da anni rifugiati in Libano. Complessivamente, con il sistema dei corridoi umanitari, realizzati grazie a una rete di accoglienza diffusa, sono giunti in Europa 5.200 rifugiati, di cui 4450 in Italia, ai quali si aggiungono oltre 1800 cittadini ucraini in diversi Paesi europei. Tutto ciò grazie a progetti "totalmente autofinanziati e la generosità non solo di associazioni, congregazioni religiose e parrocchie ma anche di cittadini che hanno offerto le loro case e il loro impegno gratuito e volontario".

Discernimento, via orante per il cuore

5 Ottobre 2022 -
Città del Vaticano - Oggi Papa Francesco ha ripreso le meditazioni sul tema del discernimento, arrivando, è proprio il caso di dirlo, al cuore della questione con la questione del cuore. Ci ha ricordato che il discernimento non è una tecnica, ma il risultato affettivo della familiarità con Dio attraverso la preghiera: “Due sposi che hanno vissuto insieme tanto tempo volendosi bene finiscono per assomigliarsi. Qualcosa di simile si può dire della preghiera affettiva: in modo graduale ma efficace ci rende sempre più capaci di riconoscere ciò che conta per connaturalità, come qualcosa che sgorga dal profondo del nostro essere”. Spesso abbiamo ricordato che discernere significa ascoltare come risuona il cuore nell’incontro con la vita; ma per arrivare a permettersi di ascoltare sinceramente il proprio cuore, in piena trasparenza, occorre superare quella diffidenza istintiva, effetto del peccato originale, per cui non siamo immediatamente pronti a fare verità, a dirci la verità a ogni costo: “Alcuni temono che prendere sul serio la sua proposta, quello che Gesù ci propone, significhi rovinarsi la vita, mortificare i nostri desideri, le nostre aspirazioni più forti. Questi pensieri fanno talvolta capolino dentro di noi: che Dio ci chieda troppo, abbiamo paura che Dio ci chieda troppo, che non ci voglia davvero bene”. Sento magari che il corso attuale della mia vita mi amareggia, ma non lo ammetto, mi dico che va tutto bene, anzi benone, perché temo che mettermi in discussione potrebbe espormi, farmi perdere quanto conta per me; oppure, presagisco che accogliere una determinata possibilità mi darebbe gioia, ma esito, perché ho paura di giocarmi, di compromettermi. In entrambi i casi, e in molti altri simili, nella gamma delle speranze e delle incertezze umane, il problema è quella mancanza di fiducia in Dio di cui ha parlato Papa Francesco nella catechesi, mancanza di fiducia che riduce la vita a una roulette russa: “E se poi mi sbaglio?”, “E se non sarò felice?”, “E se fosse tutto un inganno?”. Domande lecite, a cui però poi non si ha la forza e la voglia di rispondere, perché si ha paura di tematizzarle con Dio, si teme la sua volontà come qualcosa di espropriante, schiacciante, insensibile alla nostra specificità – una concezione davvero demoniaca del rapporto di Dio con noi, come ha ricordato il Papa! Frequentare di più Dio è l’unica soluzione: scoprire, in una preghiera semplice, affettiva, non formale, il suo stile, la sua “leggerezza”, e, soprattutto, i sentimenti che accompagnano i pensieri da Lui ispirati: consolazione, pace, speranza, gioia. La gioia, unico vero indizio della vera presenza di Dio. Tutto il resto può benissimo essere un prodotto del nostro super-io o persino della tentazione; solo il Dio vero può instillare in noi il sentimento della vera gioia, elegante, discreta, aurorale, pacificatrice (con noi stessi e i nostri timori). Seguire interiormente la pista di questa gioia ci farà scoprire che Dio non toglie, non inchioda, non condanna, non pretende, non preme. Quello a cui Dio ci chiama, è sempre per un di più di questa stessa gioia, che sarà capace anche di illuminare e rendere accettabili croci e sacrifici, quando dovessero presentarsi. Ricordiamoci che sulle spalle del Figlio la croce l’ha messa il mondo, non il Padre. Rispetto a chi vorrebbe ridurre il discernimento a una tecnica replicabile in laboratorio, autonoma da qualsivoglia relazione con Dio, il Papa ha ribadito invece che solo seguendo nella preghiera la pista di questa gioia, di questa “luce gentile” che ci guida al bene, possiamo discernere la vera volontà di Dio per noi, che è sempre una volontà d’amore. (Alessandro Di Medio) (Foto Sir/Gennari/Siciliani)

Migrantes Treviso: oggi i funerali di don Canuto

5 Ottobre 2022 - Treviso - Si svolgeranno oggi pomeriggio alle 15,30 i funerali di don Canuto Toso, il prete dei migranti, direttore per molti anni della Migrantes diocesana di Treviso e fondatire dell'associazione "Trevisani nel Mondo", morto sabato scorso a 91 anni. A presiedere la celebrazione, al Tempio di San Nicolò il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomani, con il quale concelebreranno l' emerito, mons. Paolo Magnani e molti sacerdoti. La salma di don Toso ha lasciato questa mattina l' obitorio dell' ospedale di Treviso ed è stata portata nella chiesa degli Oblati, dove rimarrà esposta fino alle 12. Dopo le esequie verrà trasferita nel paese natale, a San Martino di Lupari. (R.Iaria)