Primo Piano

Migranti: altri due piccoli morti in un naufragio

19 Dicembre 2022 - Roma - Chi lo sa cosa pensava la piccola Rokia, 3 anni, mentre, insieme alla madre, navigava su un “barcone della speranza” che dalla Tunisia la portava verso l’Italia, con altri 42 migranti. Chi lo sa se immaginava il suo futuro, fatto di giochi e di allegria. Sogni naufragati sul nascere, travolti dalle acque del mare che hanno inghiottito Rokia e il suo barcone di ferro a dieci miglia dalle coste italiane. La piccola è deceduta ieri pomeriggio nel poliambulatorio dell’isola di Lampedusa. Ma se Rokia ha avuto almeno il tempo di immaginare un mondo migliore, lo stesso non ha potuto fare il neonato di soli due mesi morto sabato al largo dell’isola di Lesbo, in Grecia, dopo che il gommone carico di migranti sul quale si trovava ha colpito gli scogli nella zona di Fara ed è affondato. Durante le operazioni di soccorso, altri 30 migranti (uomini, donne e bambini) sono stati tratti in salvo. (OR)

Migrantes Vercelli: a Natale una celebrazione per gli ucraini al seminario vescovile

19 Dicembre 2022 - Vercelli - Per la prima volta nella diocesi di Vercelli il giorno di Natale, alle ore 14.30, nella cappella del Seminario Vescovile  una celebrazione per gli ucraini presenti sul territorio. La Divina Liturgia sarà presieduta da don Yiury Ivanyuta della Parrocchia ucraina di Novara. L’iniziativa è dell’Ufficio pastorale  Migrantes della diocesi che vuole “dare un ulteriore contributo alla popolazione Ucraina presente sul territorio dell’Arcidiocesi, al fine di poter realizzare il Santo Natale secondo il loro rito e le loro tradizioni”, si legge in una nota. “Ci troviamo di fronte a una dilagante povertà non solo nel mondo ma anche in Italia, con una mancanza di alimenti necessari per sopravvivere e soprattutto con un’assenza di pace, di giustizia e di dignità. Abbiamo – spiega l’ufficio Migrantes di Vercelli - una guerra dentro l’Europa, un conflitto che vede due popoli confrontarsi con le armi da molti mesi, senza che si riesca a vedere una possibile cessazione delle ostilità. Questa guerra ha spinto milioni di persone a lasciare l’Ucraina per rifugiarsi in altri paesi e anche qui a Vercelli la Migrantes ha contribuito alla loro ospitalità e alla loro sopravvivenza. Tuttavia siamo convinti che tutto questo non sia sufficiente, in quanto un popolo, anche se lontano dalla sua terra e privato delle più elementari libertà civili e religiose, deve mantenere nel suo cuore le tradizioni culturali e spirituali, che appunto caratterizzano e realizzano una nazione”. .  

Migrantes Milano: mons. Delpini incontra i migranti

19 Dicembre 2022 -  Milano – Mercoledì 21 dicembre, alle 20, nella Basilica di Santo Stefano, dopo una sospensione di due anni torna l’atteso e tradizionale incontro tra l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, e i fedeli delle cappellanie estere cattoliche. Se negli anni scorsi questa occasione si riduceva a un breve momento di dialogo con i soli rappresentanti delle cappellanie prima della celebrazione dei Vespri di Sant’Ambrogio, il 6 dicembre, questa volta, su invito di mons. Delpini, l’incontro sarà più strutturato e aperto a tutti i migranti interessati a partecipare. Dopo una preghiera natalizia nella Basilica di Santo Stefano, l’evento si concluderà con un momento di festa, scambio di auguri e brindisi finale.

Nella diocesi sono circa quaranta le comunità di stranieri cattolici: la più rappresentata è quella filippina che, solo a Santo Stefano, parrocchia “personale” dei migranti nella diocesi, conta otto comunità. Secondi per numero i latino-americani, in particolare i salvadoregni. In espansione, per ragioni comprensibili, anche gli ucraini che dopo il trauma iniziale della guerra si stanno stabilizzando nel territorio, mentre la comunità di migranti più antica in diocesi è quella etiope-eritrea, già presente dalla fine degli anni ’70. Le organizzazioni cattoliche di stranieri fanno capo a 24 cappellani che seguono diverse comunità strutturate con differenti tipologie: le parrocchie “personali”, le cappellanie, le missioni “in cura d’anime”. Nella vita delle comunità straniere di fedeli le difficoltà più significative, spiega don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio Migrantes e parroco di Santo Stefano, «sono quelle relative al rapporto generazionale. Tra i giovani c’è chi è nato nel proprio Paese di origine e chi in Italia, non esiste un modello di riferimento univoco. È più rappresentativo, invece, il rapporto tra padri e figli, dove la fatica vera è la differenza culturale anche quando la fede, in maniera sentita, è praticata da parte di entrambi».

 

Siena e Assisi unite nella solidarietà per il piccolo Mustafa

19 Dicembre 2022 - Assisi - È nata una gara di solidarietà che unisce Siena e Assisi, la città di Santa Caterina e quella di san Francesco - i due patroni d'Italia -, all'insegna del sostegno del piccolo Mustafa e della sua famiglia. Infatti, grazie alla parrocchia di San Pietro di Assisi sono stati raccolti dei fondi che sono stati consegnati ieri mattina al card. Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val D'Elsa-Montalcino. La foto di Mustafa con suo padre ha fatto il giro del mondo solo pochi mesi fa. Entrambi siriani e vittime della guerra sono stati accolti insieme alla famiglia e ora sono a Budrio, nel bolognese. Per tale occasione il card. Lojudice ha presieduto la Santa Messa delle ore 10,30, nella parrocchia di San Pietro ad Assisi, per incontrare e ringraziare la comunità parrocchiale insieme al parroco, don Massimo Bertoncello. Ha concelebrato Mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e vescovo di Foligno. Era presente anche la sindaca di Assisi, Stefania Proietti, che ha consegnato l'assegno al card. Lojudice. "Siena e Assisi - ha detto il card. Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val D'Elsa-Montalcino - sono città che hanno tante cose in comune, per questo condividere questo percorso è stato naturale e per questo nel ringraziarli per la donazione, ho invitato Mons. Sorrentino e la sindaca alle prossime feste cateriniane a Siena. Spero che gli insegnamenti che vengono da questo comune, che è anche patronato dell'Italia, possano aiutare noi, la comunità cristiana ma anche il Paese tutto, a ripensarsi e ad avere sollecitazioni forti che aiutino e guidino il nostro futuro". "È stata - ha aggiunto Mons. Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e vescovo di Foligno - una giornata di carità vissuta insieme, tra due città che portano il segno di un grande incontro dal cielo, perché sono le città dei due patroni d'Italia. Spero che questa esperienza ci porti insieme a camminare nella carità, che è il cuore vero della vita cristiana".

Il decennio di Carta di Roma: come l’informazione descrive (e scrive) la storia delle migrazioni

19 Dicembre 2022 - Roma - È fine anno. L’anno della guerra riesplosa in Europa e del soccorso dei civili, in Ucraina e fuori. Ed è la fine di un decennio di serrata dei confini e militarizzazione del linguaggio. È il decennio di “Notizie dal fronte” raccontato dall’Associazione Carta di Roma, nata per correggere l’informazione sulle migrazioni. Perché le parole dei comunicatori (stampa e tv, ma anche social) sono specchio di come evolve ed è percepito il fenomeno, e dicono molto del mondo attorno. Lo dimostrano i termini simbolo di questi 10 anni: Lampedusa nel 2013, Mare nostrum nel 2014, muri nel 2016. Virus nel 2020. E se non sono neutrali, e celano un messaggio, le parole non sono neanche innocue, ma hanno il potere di cambiare la realtà. Carta di Roma lavora ogni giorno a responsabilizzare chi narra la migrazione, facendo passare di qui la promozione dei diritti di chi migra o è immigrato. Poi, una volta l’anno, si ferma e fa il punto. Per l’ultimo rapporto, presentato a Roma, Ucraini è la parola del 2022. Sulla loro fuga dall’invasione si è concentrato il racconto. Con nuovi protagonisti, indicati dal ricercatore Giuseppe Milazzo: l’accoglienza e la voce dei rifugiati. Il dovere di rendere la persona il centro della storia, contro la narrazione spersonalizzata del flusso, torna in tutti gli interventi, di Centro Astalli, Tavola Valdese, Usigrai. Nello Scavo di Avvenire ha un’altra preoccupazione: descrivere il sistema di cui i migranti sono vittime, nominare i responsabili delle loro sofferenze, a partire dai padroni delle partenze dalla Libia. Per smontare equivoci e falsità, come sulle Ong, per cui Anna Meli di Cospe vede il rischio di nuove generalizzazioni in negativo. L’omissione è colpevole quanto la notizia scorretta, conferma Valerio Cataldi, presidente di Carta di Roma, e se l’informazione degli ultimi anni, smettendo di tambureggiare sugli ingressi per concentrarsi su pandemia, guerra e crisi economica, ha limitato il lessico di allarme, e il clima d’odio che ne nasce, il silenzio completo fa dimenticare difficoltà irrisolte, avverte Ilvo Diamanti dell’Università di Urbino. Secondo David Recchia di Acli, c’è una paura che non va taciuta: non quella immotivata che il migrante incute, ma la paura che il migrante prova, per cui parte. Presidiare l’Ucraina è doveroso, ma ora c’è bisogno che i giornalisti riprendano il racconto spezzato degli altri 59 conflitti contati da Amref. La Siria, il Sahel. La Somalia, da cui Francesca Mannocchi riporta immagini di bambini minacciati dal morbillo, troppo piccoli e leggeri a causa della malnutrizione. Un vaccino e del cibo terapeutico basterebbero a salvarli, e invece muoiono. L’attenzione mediatica sposta gli aiuti internazionali – l’Ucraina lo dimostra – per questo il racconto è urgente. La regista Sahraa Karimi prega di riaccendere la luce sull’Afghanistan. E si deve spiegare che la siccità e la carestia che falcidiano la Somalia, come le divisioni e il fondamentalismo che opprimono l’Afghanistan, non sono fenomeni improvvisi né passeggeri. Che la violenza, l’insicurezza che ostacola anche l’intervento umanitario, la crisi climatica e la povertà, legate tra loro, non sono emergenze, ma durano e s’aggravano se non si interviene. La buona informazione risale all’origine dei viaggi che hanno termine nelle nostre città: si conquista il tempo per approfondire e lo spazio per riferire. Poi segue le rotte fino alle frontiere: mostra la cornice degli accordi tra Stati per sigillare i confini e la disumanità dei loro metodi, senza abbandonare la prospettiva della persona, che attraversa il deserto, è incarcerata e torturata, s’imbarca, si salva o muore. A destinazione, infine, descrive le nostre nuove società multietniche, e il potere benefico dell’inclusione. Non chiama chi arriva clandestino, né migrante – come fosse destinato a non radicarsi mai, nota Marco Tarquinio, direttore di Avvenire – ma gli dà voce come nuovo cittadino, al di là dello status legale. Dopo un decennio, l’ideale di Carta di Roma è più vicino ma non ancora raggiunto. Oggi si distinguono richiedenti asilo e rifugiati e si è allentata l’associazione tra immigrazione e criminalità, ma la Carta merita realizzazione piena. Scritta per i giornalisti, detta regole buone per ciascuno. Una società più attenta e consapevole è anche più rispettosa e aperta, più attiva contro condotte e politiche razziste. Migliorando il modo di dire le cose, ci ritroveremo a migliorare la realtà.   (Livia Cefaloni)

Giuseppe, uomo del sì

19 Dicembre 2022 - Città del Vaticano - È la domenica di Giuseppe “uomo giusto”, come scrive Matteo nel suo Vangelo. Ieri, domenica, quarta di Avvento, che precede il Natale e ci fa capire che l’attesa si è conclusa e il Messia, promesso e atteso, non è più solo annuncio ma diventa evento, e si inserisce nella storia del popolo di Israele, ma anche nella storia dell’umanità. “Gesù Cristo, il Dio divenuto essere umano – scrive nelle meditazioni sul Natale Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano – significa che Dio ha assunto in carne e ossa tutta l’essenza umana; che d’ora in poi l’essenza divina può essere trovata solo in forma umana; che in Gesù Cristo ognuno è stato liberato per essere realmente persona davanti a Dio. Divenendo umano, Dio si manifesta come colui che non vuole esistere per sé, bensì per noi”. È un Dio che sceglie di nascere in un piccolo, sconosciuto villaggio della Palestina, Betlemme; che sceglie di nascere in una mangiatoria da una povera ragazza di Nazareth; che sceglie, infine, di vivere in mezzo al suo popolo. Sarà Maria a dare corpo e volto all’Emanuele, Dio con noi. Giuseppe, quando scopre la maternità della sua promessa sposa, deve sciogliere il vincolo nuziale: è la legge. Il mondo gli crolla addosso, dice Papa Francesco all’Angelus, svaniti i progetti di “una bella famiglia, con una sposa affettuosa e tanti bravi figli, e un lavoro dignitoso: sogni semplici e buoni, sogni della gente semplice e buona”. Di fronte alla notizia di questo bambino non suo, si chiede il Papa, “cosa avrà provato Giuseppe? Sconcerto, dolore, smarrimento, forse anche irritazione e delusione”. Nel diritto giudaico il fidanzamento, benché non ci fosse ancora convivenza, è come un anticipo del matrimonio, e crea un legame giuridico, in attesa dell’accoglimento in casa. Ma Giuseppe uomo giusto non vuole accusarla pubblicamente, e pensa di ripudiarla in segreto: “sceglie la via della misericordia”. Così, nel “pieno della crisi”, mentre riflette sulla scelta da prendere, “Dio accende nel suo cuore una luce nuova: in sogno gli annuncia che la maternità di Maria non viene da un tradimento, ma è opera dello Spirito Santo, e il bambino che nascerà è il Salvatore”. Quando si sveglia capisce che “il sogno più grande di ogni pio Israelita”, l’essere padre del Messia, si realizza “in modo assolutamente inaspettato”, afferma Francesco. L’irruzione di Dio nella storia dell’umanità ha sempre qualcosa di inatteso e stravolge i criteri e le attese dell’uomo. La “misteriosa” gravidanza di Maria sconvolge il mondo religioso e umano di Giuseppe. Ma egli compie un atto che va oltre la sua volontà, è l’obbedienza radicale alla volontà di Dio che gli permette di agire nel rispetto della legge e nel rispetto della sua futura sposa. Il suo “si” è paragonabile al “si” di Maria che si è lasciata guidare dalla mano del Signore. “Ecco che un semplice falegname si fida e affida a Dio “al di là di tutto” e accoglie Maria e suo figlio “in modo completamente diverso da come si aspettava”. Afferma il Papa: “Giuseppe dovrà rinunciare alle sue certezze rassicuranti, ai suoi piani perfetti, alle sue legittime aspettative e aprirsi a un futuro tutto da scoprire”. Davanti a Dio che gli scombina i piani egli ha il coraggio “eroico” di rispondere sì: “il suo coraggio è fidarsi, si fida, accoglie, è disponibile e non domanda ulteriori garanzie”. Giuseppe, dice il vescovo di Roma, “indica la via: non bisogna cedere a sentimenti negativi, come la rabbia e la chiusura”. Bisogna invece “accogliere le sorprese della vita, anche le crisi, con un’attenzione: quando si è in crisi non bisogna scegliere di fretta secondo l’istinto”, ma “fondarsi sul criterio di fondo: la misericordia di Dio”. E il Signore “è esperto nel trasformare le crisi in sogni: sì, Dio apre le crisi a prospettive nuove, che noi prima non immaginavamo, magari non come noi ci aspettiamo”. In questa vigilia di Natale, Papa Francesco guarda con preoccupazione alle crisi in atto. In primo luogo alla situazione nel Corridoio di Lachin, il punto di maggior vicinanza tra l'Armenia e l'enclave armena del Nagorno Karabakh in territorio dell’Azerbaigian, e chiede alle parti coinvolte soluzioni pacifiche, così come in Perù, auspicando la via del dialogo per il bene della popolazione. E non può mancare la preghiera per l’Ucraina; si rivolge a Madonna affinché tocchi “i cuori di quanti possono fermare la guerra”. (Fabio Zavattaro)

Cei: “abbraccio forte e sincero delle Chiese in Italia” a papa Francesco nel giorno del suo compleanno

17 Dicembre 2022 -
Roma - “L’abbraccio forte e sincero delle Chiese in Italia”. È quello della Presidenza della Conferenza episcopale italiana a Papa Francesco nel messaggio di auguri inviato nel giorno del suo 86º compleanno. “Abbiamo ancora negli occhi le immagini del Suo viso solcato dalle lacrime, mentre si rivolge alla Vergine Maria, nella Solennità dell’Immacolata Concezione, durante il tradizionale Atto di Venerazione in piazza di Spagna. Nella Sua voce, rotta dall’emozione, e nel Suo capo chino – prosegue il testo – abbiamo percepito il dolore e l’angoscia per il dramma di una guerra che sta coprendo, con le sue tenebre, la martoriata Ucraina. A pochi giorni dal Natale, la gioia di fronte alla vita che nasce rischia di tramutarsi nel tormento per le tante, troppe morti. Padre Santo, piangiamo con Lei, certi che il Signore che viene consolerà il suo popolo e fascerà le sue ferite”. La Presidenza della Cei affida alla protezione della Madonna “le nostre comunità, gli anziani e i bambini, le famiglie, i giovani, gli ammalati e i poveri, chi ha perso il lavoro, chi è solo, chi è caduto nel vortice delle dipendenze, chi non trova il coraggio di sperare”. “Con Lei, che ci guida con saggezza e pazienza – conclude il messaggio -, camminiamo sulle strade del mondo per andare incontro alle sorelle e ai fratelli, per disegnare percorsi di amore e unità”. La Fondazione Migrantes si unisce alla Cei negli auguri a Papa Francesco sempre vicino al mondo della migrazione.

Migrantes Reggio Calabria-Bova: i popoli cantano la pace

16 Dicembre 2022 - Reggio Calabria - Domenica scorsa, a Reggio Calabria, si è ripetuto l’appuntamento annuale con il “Natale multietnico”. Sospesa negli ultimi due anni, a causa della pandemia, quest’anno le comunità etniche immigrate presenti a Reggio Calabria e nel territorio della città metropolitana non hanno voluto rinunciare alla tradizionale manifestazione, che li raccoglie nella parrocchia Santi Filippo e Giacomo in Sant’Agostino, gestita dai missionari Scalabriniani. È sempre un evento carico di emozioni perché mette insieme, come in una grande sinfonia, tanti idiomi diversi, che danno voce alle forme tradizionali dei paesi d’origine di celebrare la solennità del Natale. Quest’anno è stata anche l’occasione per festeggiare la recente canonizzazione di San Giovanni Battista Scalabrini, con la partecipazione dell’arcivescovo, mons.  Fortunato Morrone. Tema dell’incontro era il proclama lanciato da san Paolo alla comunità degli Efesini: “Gesù è la nostra pace!”. Ispirandosi a questa verità di fede, Mons. Morrone ha sottolineato la centralità di Gesù Cristo, che però non elimina le diversità, ma le valorizza in vista di creare un’arricchente unità. In effetti, le differenti peculiarità di patrimonio culturale e religioso, invece di produrre tensioni e conflitti tra i singoli e tra le comunità, possono favorire lo scambio e il progresso di tutti, compresi i popoli e le famiglie. Durante la serata si sono avvicendati i canti tipici natalizi di diversi Paesi del mondo, intonati attorno al presepio, in un’atmosfera di Chiesa e di fraternità. Tutti coloro che erano presenti, infatti, hanno contribuito a creare un’atmosfera carica di tenerezza e di prossimità. Vestiti con costumi tradizionali, sono intervenuti gruppi provenienti da Italia, Romania, Polonia, Filippine, Congo e Ucraina, con rappresentanti della comunità cattolica e di quella ortodossa. Alla fine di ogni esibizione tutti i gruppi, nell’idioma tipico di ogni nazione, hanno rivolto ai presenti un caloroso augurio per un Natale di pace e serenità. Non poteva mancare il canto “Tu scendi dalle stelle”, che tutti hanno cantato in coro davanti alla grotta di Betlemme. I volti, i canti e le storie di tanti immigrati hanno commosso l’Arcivescovo, che si è intrattenuto a lungo con una mamma Ucraina che, tra le file della sua comunità, portava la foto del figlio soldato, che attualmente risulta disperso sul fronte di guerra che sta insanguinando l’Ucraina. Ancor più toccante, però, è stata la preghiera del “Padre nostro”, che tutti hanno innalzato a Dio nella propria lingua, invocando il dono della pace soprattutto per le zone del mondo che oggi sono maggiormente colpite da conflitti bellici: l’Ucraina, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo, il Myanmar, il Sud Sudan, la Siria, l’Afghanistan, lo Yemen e tutte quelle aree che fanno pensare che stiamo vivendo una terza guerra mondiale “a pezzi”, come più volte ha detto Papa Francesco. (p. Gabriele Bentoglio)    

Comunità filippina di Roma: domenica messa in san Pietro con il card. Tagle

16 Dicembre 2022 - Città del Vaticano – Sarà il card. Luis Antonio Gokim Tagle, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli a presiedere, domenica alle 14,00, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, la messa con i numerosi centro cattolici filippini di Roma. L’occasione le celebrazioni per la  Novena in preparazione del Natale, conosciute nel Paese, nella lingua Tagalog, come “Simbang gabi” (Messa della notte) o “Misa de Gallo” (Messa del gallo), pregando per le loro famiglie e per la pace nel Paese e nel mondo e affidando le loro intenzioni al Bambino Gesù, l'Emmanuele. In questo periodo, dal 16 al 24 dicembre, i cattolici  filippini si alzano presto per prendere parte alla Messa mattutina fino alla "Misa de gallo" della Vigilia di Natale, quando accolgono Gesù Bambino. Alla celebrazione parteciperà anche il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo.

Fondazione Migrantes: domani al circo Rony Roller celebrazione eucaristica sotto il tendone

16 Dicembre 2022 - Roma - Una celebrazione eucaristica sotto il tendone del circo Rony Roller che da domani al 14 febbraio sarà a Roma in Via Boccea. La celebrazione domani mattina alle 11,00 presieduta dal direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Saranno presenti gli operatori del circo ed alcuni operatori pastorali. Il circo allieterà con il suo spettacolo le giornale natalizie. Negli anni scorsi hanno anche voluto offrire alcuni spettacoli a gruppi di diversamente abili, bambini, persone fragili e poveri. “Ringrazio tutti i ragazzi e le ragazze del Circo che hanno fatto questo spettacolo. È uno spettacolo che ci mette in contatto con la bellezza, e la bellezza si tira su sempre, la bellezza si fa andare oltre, la bellezza è una via per andare dal Signore. Grazie, grazie a voi per questo spettacolo”, ha detto loro papa Francesco il 5 gennaio scorso durante una Udienza Generale. Un gruppo di artisti, al termine dell’udienza, si è esibito di fronte a Papa Francesco con vari numeri. Non è la prima volta che accade. “Saluto gli artisti del Rony Roller Circus – ha detto il Papa – e torno a ringraziare questa attività vostra che è curiosa. Dietro di questo che hanno dato, dietro questa bellezza, ci sono ore e ore di allenamento e di lavoro per finire a fare uno spettacolo così. Grazie, grazie…”.

Migrantes Messina: il vescovo Di Pietro alla festa della Cappellania Filippina

16 Dicembre 2022 - Messima - Domenica scorsa, presso la palestra comunale di Ritiro, la Cappellania cattolica filippina (Filipino Catholic Community of Messina - FCCM) ha celebrato l’annuale Festa che raccoglie in sé 3 eventi: l’anniversario della Cappellania (ottavo anno); la festa delle famiglie; la proiezione sulla prossima festa del Natale per dare lode al Signore che viene. La celebrazione eucaristica, presieduta da p. Ric Duque, è stata il centro della Festa. Tanti gli ospiti che hanno raccolto l’invito della Cappellania per condividere quanto era stato preparato. Il sindaco, Federico Basile, ha rappresentato la Città spendendo parole di riconoscimento nei confronti di una comunità che è parte integrante di una società che vuole essere sempre più plurale. Grande gioia e apprezzamento per l’invito raccolto dal vescovo ausiliare, monsignor Cesare Di Pietro. Il suo arrivo nella palestra è stato segnato dal tripudio di una Chiesa viva, dove la freschezza di fede si leggeva nel volto di ciascuno dei presenti. Il vescovo Cesare si è fermato a gustare le prelibatezze della cucina filippina e chiamato a prendere la parola ha ringraziato p. Ferico, per il generoso servizio alla Cappellania, e tutti i fedeli, specialmente le famiglie, esortandole a seguire l’esempio della Famiglia di Nazareth (Migrantes Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela)

Papa Francesco: sviluppare con politiche adeguate, l’accoglienza e l’integrazione

16 Dicembre 2022 - Città del Vaticano - "Abbiamo bisogno di sviluppare, con politiche adeguate, l’accoglienza e l’integrazione, in particolare nei confronti dei migranti e di coloro che vivono come scartati nelle nostre società. Solo spendendoci in queste situazioni, con un desiderio altruista ispirato all’amore infinito e misericordioso di Dio, potremo costruire un mondo nuovo e contribuire a edificare il Regno di Dio, che è Regno di amore, di giustizia e di pace". Lo scrive papa Francesco nel messaggio per la prosima Giornata Mondiale della Pace che si celebrerà il 1 gennio - e presentato oggi - sul tema "Nessuno può salvarsi da solo. Ripartire dal Covid-19 per tracciare insieme sentieri di pace". Il Pontefice, nel messaggio, evidenzia che "è insieme, nella fraternità e nella solidarietà, che costruiamo la pace, garantiamo la giustizia, superiamo gli eventi più dolorosi. Le risposte più efficaci alla pandemia sono state, in effetti, quelle che hanno visto gruppi sociali, istituzioni pubbliche e private, organizzazioni internazionali uniti per rispondere alla sfida, lasciando da parte interessi particolari. Solo la pace che nasce dall’amore fraterno e disinteressato può aiutarci a superare le crisi personali, sociali e mondiali”. Lo scrive Papa Francesco, nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace, che ricorre il 1° gennaio, in cui incoraggia “popoli e nazioni a rimettere al centro la parola ‘insieme’”. Papa Francesco  ricorda che, “nel momento in cui abbiamo osato sperare che il peggio della notte della pandemia da Covid-19 fosse stato superato, una nuova terribile sciagura si è abbattuta sull’umanità”. “Abbiamo assistito all’insorgere di un altro flagello: un’ulteriore guerra, in parte paragonabile al Covid-19, ma tuttavia guidata da scelte umane colpevoli", ha evidenziato aggiungendo che la guerra in Ucraina "miete vittime innocenti e diffonde incertezza, non solo per chi ne viene direttamente colpito, ma in modo diffuso e indiscriminato per tutti, anche per quanti, a migliaia di chilometri di distanza, ne soffrono gli effetti collaterali – basti solo pensare ai problemi del grano e ai prezzi del carburante. Di certo, non è questa l’era post-Covid che speravamo o ci aspettavamo”. Soffermandosi su questa guerra, il Papa ribadisce che “insieme a tutti gli altri conflitti sparsi per il globo, rappresenta una sconfitta per l’umanità intera e non solo per le parti direttamente coinvolte”. “Mentre per il Covid-19 si è trovato un vaccino, per la guerra ancora non si sono trovate soluzioni adeguate. Certamente il virus della guerra è più difficile da sconfiggere di quelli che colpiscono l’organismo umano, perché esso non proviene dall’esterno, ma dall’interno del cuore umano, corrotto dal peccato”. (R.Iaria)
 

Migrantes Bolzano oggi “Aperi-cena” per la Giornata internazionale dei Migranti

16 Dicembre 2022 - Bolzano - Gustare piccole prelibatezze provenienti da tutto il mondo, a ritmo di musica, è un ottimo modo per conoscersi. Il servizio diocesani di Caritas e Migrantes di Bolzano, in vista della Giornata internazionale dei migranti, invita a trascorre qualche ora insieme oggi, venerdì 16 dicembre. In vista della Giornata Internazionale dei Migranti, la direttrice della Caritas di Bolzano-Bressanone, Beatrix Mairhofer, si sofferma sulla carenza di alloggi che interessa in modo particolare i nuovi cittadini: “Per queste persone è più difficile trovare un alloggio a prezzi accessibili, anche quando hanno contratti di lavoro a tempo indeterminato. Le cause vanno cercate in affitti elevati e nella diffidenza diffusa fra i proprietari”. Il servizio Migrantes offre, fra altre cose, consulenza e assistenza ai nuovi cittadini in cerca di alloggio. Un team di consulenti esperti illustra le diverse opzioni abitative a seconda dell’urgenza delle situazioni, offre assistenza per le questioni burocratiche e legali, e fornisce un primo orientamento per inserirsi nel panorama altoatesino. “I processi d’integrazione funzionano meglio quando le persone hanno la possibilità di incontrarsi, di conoscersi e di scambiarsi idee. Questo aiuta a superare diffidenze e pregiudizi”, afferma Sandro Tognolo, responsabile del servizio Migrantes. L’“Aperi-cena” di oggi è un modo per mettere al centro proprio queste occasioni d’incontro. A partire dalle 18, ospiti e personale di servizio invitano la cittadinanza presso la sede di Migrantes, a Bolzano in via Roma 85/a, per trascorrere la serata insieme. Ad attendere i visitatori ci saranno piccole prelibatezze di tutto il mondo e il Dj set di Shanti Baba: “Tutti i curiosi saranno i benvenuti”, afferma Sandro Tognolo.

Migrantes Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola: domani con “Sconfinato amore” si riflette su seconde generazioni e cittadinanza agli stranieri

16 Dicembre 2022 - Fano - “"Sconfinato amore. Seconde generazioni: quale futuro senza cittadinanza?”". Questo il tema che verrà affrontato nel momento interreligioso di riflessione e spiritualità in programma domani, sabato 17 dicembre, alle 17.30 presso il Centro pastorale diocesano di Fano. L'iniziativa è promossa da Ufficio di Pastorale Migrantes della diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, Fondazione Al Hikma di cultura islamica di Fossombrone, gruppo ‘Festa dei Popoli' di Fano, associazione “Al Fihriyat”, associazione “Insieme per l'Ucraina – Marche” e Integrazione Film Festival. Dopo il saluto introduttivo del vescovo diocesano, mons. Armando Trasarti, verrà proiettato il cortometraggio "“Il mondiale in piazza"” di Vito Palmieri che ha ottenuto il primo premio “MigrArti” alla Mostra del Cinema di Venezia 2018. Prevista la partecipazione dell'imam di Fossombrone, Omar Rakhis, dell'imam di Fermignano, Youssef Id Abdelkader, e delle diverse Comunità etniche presenti sul territorio diocesano.

Istat: minorenne più di un terzo di chi vive in campi autorizzati o insediamenti tollerati

15 Dicembre 2022 - Roma - A fine 2021 in Italia si contano 15.759 persone iscritte in anagrafe che vivono nei campi attrezzati e negli insediamenti tollerati e spontanei. La composizione per genere, con un rapporto di mascolinità di 106,8 uomini ogni 100 donne, mostra un tendenziale bilanciamento, anche per la componente straniera. Lo evidenzia il Report sul Censimento Permanente presentato dall'Istat. Si tratta di una popolazione giovane, con un’età media di 29,6 anni (29,9 gli italiani e 28,1 anni per gli stranieri). Il 35% è minorenne e soltanto il 13% ha un’età superiore ai 55 anni. La distribuzione per classi di età e cittadinanza conferma una popolazione straniera più giovane rispetto a quella italiana, con una percentuale di minorenni stranieri che sfiora il 40%. I cittadini italiani rappresentano circa l’80% della popolazione che vive nei campi/insediamenti. La componente straniera, un quinto del totale, è rappresentata prevalentemente da cittadini europei, in particolare bosniaci, rumeni, serbi e croati.  I campi e gli insediamenti rilevati presso le anagrafi comunali sono distribuiti in 202 comuni. Circa un quarto delle persone conteggiate vive nei comuni di Roma (il 16,4%), Milano (quasi il 5%) e di Reggio nell’Emilia (il 4,5%).

Istat: il Nord è l’area più attrattiva per gli stranieri

15 Dicembre 2022 - Roma - Nel Nord Italia si concentra il 59% della popolazione straniera censita (2 milioni 973mila); in particolare è il Nord ovest, con oltre un terzo dei cittadini non italiani rilevati, l’area più attrattiva. Il Centro Italia accoglie il 25% di stranieri rilevati (1 milione 241mila) e il Sud e le Isole, rispettivamente, l’11,6% e il 4,6%. Nel confronto con il 2020, le regioni che hanno registrato il calo maggiore sono Lombardia (-35mila), Toscana (-19mila circa), Lazio (-17mila) e Veneto (-16mila). Al contrario, Calabria, Puglia e Basilicata, sebbene in misura molto ridotta, sono le uniche a registrare un incremento di stranieri. E' quanto emerge dal report Istat sul Censimento Permanente. Relativamente alla composizione per genere, nelle ripartizioni settentrionali e centrale vi è una prevalenza di donne mentre il Meridione è a maggioranza maschile.  L’età media e l’indice di vecchiaia più elevati si osservano nel Centro e nel Sud Italia e nei comuni fino a 5mila abitanti e oltre i 100mila, con valori sopra la media nazionale. Le quote più significative di popolazione straniera di 0-4 anni si rilevano nel Nord e nei comuni tra 5mila e 50mila abitanti, lo stesso vale per l’indice di dipendenza. Le regioni con gli stranieri ‘più anziani’ sono Sardegna, Lazio e Umbria, quelle con i più giovani sono Basilicata, Sicilia, Lombardia e Veneto.  Le quote più rilevanti di stranieri sotto-coperti si rilevano in Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna e Veneto mentre quelle di sovra-coperti stranieri sono nel Lazio, in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria.

Istat: dall’Europa quasi la metà degli stranieri censiti

15 Dicembre 2022 - Roma -  Quasi la metà degli stranieri censiti in Italia nel 2021 proviene dall’Europa (47,7%), il 22,6% dall’Africa, una percentuale di poco inferiore dall’Asia e il 7,3% dall’America. Lo evidenzia oggi il report dell’Istat sul censimento permanente.  L’Unione europea è l’area maggiormente rappresentata (27,6%), seguono l’Europa centro orientale (19,3%), l’Africa del nord (13,6%) e l’Asia centro meridionale (11,6%). Sono 195 i paesi rappresentati dal contingente straniero censito e i primi dieci totalizzano il 63,7% della presenza straniera in Italia. Nella graduatoria del 2021, rispetto all’anno precedente, il Marocco sale al secondo posto a svantaggio dell’Albania mentre il Bangladesh scambia la propria posizione con quella delle Filippine. La Romania guadagna peso relativo a sfavore di Cina e Ucraina. Nel suo complesso la popolazione straniera censita diminuisce del 2,7% rispetto all’anno precedente. Il calo interessa tutte le collettività ma è più accentuato per quella cinese che perde il 9,2% del suo contingente (-30mila unità circa che vanno a controbilanciare le 41mila unità cinesi in sotto copertura nel 2020). Le uniche eccezioni sono quelle di Romania, Egitto e Bangladesh che invece guadagnano unità. A fronte di un rapporto di mascolinità sostanzialmente equilibrato, si conferma una presenza femminile preponderante per l’Ucraina (77,8% di donne) e in misura minore per le collettività rumena e filippina (60% di donne). Fortemente maschili sono le comunità di Pakistan (72% di uomini), Bangladesh (71,3% di uomini), Egitto (66%) e India (quasi il 60%).

Istat: l’età media degli stranieri rallenta il processo di invecchiamento della popolazione residente in Italia

15 Dicembre 2022 - Roma - La più giovane struttura per età della popolazione straniera rallenta il processo di invecchiamento della popolazione residente in Italia. L’età media degli stranieri è più bassa di oltre 10 anni rispetto a quella degli italiani (35,7 anni contro 46 anni nel 2021). Si sta riducendo però il peso relativo dei minori, che rappresentano il 20,8% della popolazione straniera censita (quota pari al 21,3% nel 2001). Lo evidenzia oggi il report dell’Istat sul Censimento Permanente.  Le persone senza tetto e senza fissa dimora ammontano a poco più di 96mila mentre la popolazione che formalmente risulta residente nei campi attrezzati o negli insediamenti tollerati e spontanei è pari a circa 16mila unità. Più di un terzo della popolazione residente in convivenza – emerge dal Censimento Istat - è rappresentato da stranieri, concentrati prevalentemente nelle strutture di accoglienza per immigrati. Secondo i dati Istat la popolazione più giovane dei reidenti in Italia risiede negli istituti per minori e nelle strutture di accoglienza per immigrati dove l’età media è inferiore a 28 anni. Tra le persone senza tetto e senza fissa dimora iscritte nelle anagrafi comunali, quasi il 38% è di nazionalità straniera e la componente maschile è decisamente prevalente (212,4 uomini ogni 100 donne). L’età media totale è di 41,6 anni, per gli italiani si innalza a 45,5 anni mentre per gli stranieri si abbassa a 35,2 anni. Le persone che risiedono in campi autorizzati o insediamenti tollerati e spontanei sono per lo più giovani (l’età media è tra i 28 e i 29 anni sia per gli stranieri che per gli italiani). Il 35% è minorenne e soltanto il 13% ha un’età superiore ai 55 anni. La percentuale di minorenni stranieri sfiora il 40%. I cittadini italiani rappresentano invece circa l’80% della popolazione che vive nei campi/insediamenti. La componente straniera è rappresentata prevalentemente da cittadini europei, in particolare bosniaci, rumeni, serbi e croati.

La biografia di La Pira scrive l’agenda del nostro tempo

15 Dicembre 2022 - Roma - Lo scorso 12 dicembre, nella Sala Capitolare della biblioteca Spadolini del Senato, è risuonata una conversazione speciale, accesa e commossa come accade quando il pensiero si volge a personalità straordinarie. Si parlava di un uomo che ha vissuto il Novecento ma non vi è rimasto rinchiuso, e ha oltrepassato il suo secolo con lo sguardo. Che senza rappresentare nessuno ha rappresentato moltissimo, un sindaco con la statura da leader morale globale. Che credeva che, radicata nel profondo dell’uomo, vi fosse un’aspirazione naturale all’unità e alla pace: lui la vedeva, dietro gli orrori e le divisioni del suo tempo. Un uomo che è sceso nella Storia senz’armi e, disarmato, ha contribuito a scriverla. Contraddittorio e profetico, religioso di una religiosità totale, in continua tensione tra l’ideale e il materiale, tra spiritualità e politica. Si parlava di Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, padre costituente, in corso di beatificazione. L’occasione è stata la presentazione della nuova biografia a cura di Giovanni Spinoso e Claudio Turrini, intitolata “I capitoli di una vita” nello sforzo di fare ordine nella ricchezza di esperienze, approfondite grazie all’archivio della Fondazione La Pira. Eppure, la riflessione che ne è nata non ha somigliato affatto alla rievocazione di una figura storica. Come si è arrivati a parlare di Ucraina invasa, di migrazione dall’Africa subsahariana, di disuguaglianze sociali e di diritti delle future generazioni? Che c’entra La Pira nel mondo globalizzato e tecnologico di oggi, conteso tra nuove potenze, riscaldato e inquinato in modo quasi irreparabile? La scoperta è sorprendente: la sua visione può guidare la nostra contemporaneità, al punto che possiamo leggere i tomi sulla sua vita come fossero la nostra agenda. Idee che al tempo prefiguravano il futuro, col materializzarsi delle difficoltà che prevedevano, sono diventate proposte d’azione per il presente. Non basta più studiarlo, il dovere oggi, dice la presidente della Fondazione Patrizia Giunti, è mettere in pratica il pensiero lapiriano. A partire dal suo cuore: la centralità della persona umana. La necessità di valorizzarla nella specificità della sua condizione, specialmente se di emarginazione, come fece La Pira quando allestì la messa dei poveri di San Procolo e quando ospitò, nei colloqui mediterranei del maggio 1961, i rappresentanti dell’“Africa Nera”. Convinto che il futuro appartenesse a chi era rimasto indietro fino ad allora: che serviva la forza degli ultimi per ricomporre le fratture della Storia, come ha detto Andrea Riccardi, storico, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e che l’Africa subsahariana sarebbe stata centrale nel mondo che veniva. Intravedeva già, forse, l’Europa di oggi, afflitta dalla decrescita della popolazione e dalla scarsità di risorse. Le energie nuove si concentrano tutte davvero al di là del deserto, il cuore dell’Africa accoglie la gioventù del mondo. In mezzo c’è il Mediterraneo, su cui La Pira immaginava un ponte, e che invece è diventato la barriera contro cui i sogni di quella gioventù si infrangono, la trappola in cui quelle energie si sciupano. Quanto sarebbe diversa la risposta di oggi alla spinta migratoria da sud, se ci si concentrasse a cogliere il potenziale nelle vite di chi migra e nei Paesi che queste si lasciano dietro? Ma lo sguardo al mondo extraeuropeo, raccomandava La Pira, deve liberarsi della fame colonizzatrice e convincersi della realtà di una pari dignità tra popoli. La Pira credeva in un’unica umanità e in un’unica Chiesa. Promosse in prima persona il dialogo tra popoli divisi, come l’israeliano e il palestinese, e il dialogo con altre religioni. Sfogliare la vita di La Pira evoca oggi l’Ucraina: il suo insegnamento avrebbe impedito il formarsi stesso del sostrato di avversione, anche religiosa, del conflitto attuale, e l’avrebbe ripianato presto, tramite la sua avanzatissima idea di giustizia internazionale. L’ha spiegata il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano: anche se solo per regolarla, il diritto internazionale continua a prevedere la guerra, e così a legittimarla. Invece, deve cancellarsene l’ipotesi in radice, rendendo vincolante lo strumento della negoziazione. La pace è un diritto che ha radice nella natura stessa dell’uomo, ne è l’aspirazione più profonda, scritta – ha detto ancora Parolin – sui volti delle madri e dei profughi di ogni Paese in guerra. Un diritto anche delle prossime generazioni, se produrre armi, imbracciarle e farle esplodere distoglie energie dalla sfida prima della tutela del pianeta: ostacola la riparazione della Terra, e anzi ne aggrava lo stato. Sull’Africa, sull’Ucraina, La Pira non si sarebbe rassegnato all’impotenza: avrebbe nutrito il dialogo, da qualsiasi livello fosse stato possibile. Come ha concluso Romano Prodi, sarebbe stato anche pronto a gesti simbolici dirompenti. Se possiamo immaginarcelo così bene, se gli studi ci restituiscono la figura in modo così vivido e il pensiero in modo così profondo, prendiamo ispirazione. Leggiamo la biografia di La Pira come fosse l’agenda del nostro tempo. (Livia Cefaloni)

Migrantes Cagliari: mons. Baturi incontra i migranti nella sua residenza

15 Dicembre 2022 -

Cagliari - Sabato 17 dicembre 2022, a partire dalle 9, presso i locali dell’episcopio (piazza Palazzo a Cagliari), si rinnova l’incontro tra il vescovo di Cagliari e segretario generale della Cei monsignor Giuseppe Baturi e i rappresentanti delle diverse comunità straniere presenti in città.

L'iniziativa dal titolo “Il Vescovo incontra gli immigrati”, promossa con il supporto della Caritas diocesana e dell'Ufficio Migrantes, rappresenta un'opportunità dal punto di vista della accoglienza e dell'evangelizzazione, ma anche un'occasione di rafforzamento delle relazioni di amicizia e di fratellanza, da sempre priorità della Chiesa.

A fare da sfondo l'enciclica "Fratelli tutti" promulgata dal Santo padre nel 2020 ed il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” firmato nel 2019 ad Abu Dhabi da papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyib, indicando come bussole la cultura del dialogo, la collaborazione comune e la conoscenza reciproca e l'enciclica.

«La vita dell’uomo vale ogni sforzo e ogni sacrificio – afferma monsignor Baturi. Il fenomeno dell’immigrazione è globale e riguarda milioni di persone sullo scenario mondiale. L’accoglienza è fatta di incontri tra culture e popolazioni diverse e questa rappresenta motivo di crescita e opportunità per tutti. Nel messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2022, papa Francesco scrive che “costruire il futuro con i migranti e i rifugiati significa anche riconoscere e valorizzare quanto ciascuno di loro può apportare al processo di costruzione”, ed è in quest’ottica che rinnoviamo l’appuntamento in episcopio. Natale si avvicina – conclude - attendiamo il Signore che viene, e lo fa anche attraverso i profughi. Lui stesso lo è stato e ci sprona ad aprire le nostre comunità all’accoglienza».