Primo Piano
Il naufragio dei dimenticati
Milano - Mentre nel Mediterraneo si consuma l’ennesima tragedia, a La Spezia partono i primi accertamenti sulla vicenda della Gero Barents, che ha soccorso la settimana scorsa 237 persone a rischio in mare. È la stretta contro le navi Ong messa in atto dal nuovo governo di centrodestra, a firma del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’ultima tragedia del mare si è verificata nella notte tra sabato e domenica, quando le due navi umanitarie operative nel Mediterraneo erano lontane oltre 100 ore di navigazione da quella terribile area Sar, tra il Nord Africa e Lampedusa. Un’imbarcazione con almeno 40 persone è colata a picco proprio nel tratto di mare davanti alle coste tunisine di Louata, nel governatorato di Sfax. La Guardia costiera di Tunisi è riuscita a trarre in salvo 24 persone ma almeno 13 risultano ancora disperse. I naufraghi hanno dichiarato di essere originari di vari Paesi sub-sahariani. Secondo i dati dell’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, da inizio anno, più di 40 persone in partenza dalla Libia hanno perso la vita in mare.
Nel porto di La Spezia, intanto, sono stati avviati ieri mattina gli accertamenti per verificare se la nave Ong di Medici senza frontiere ha rispettato le norme in tema di soccorso. In particolare, l’attenzione di chi vuol vederci chiaro è concentrata sulle ultime due operazioni. Il decreto infatti stabilisce che le navi, dopo il primo soccorso, debbono raggiungere senza perdere tempo il porto sicuro assegnato. In realtà però il decreto Piantedosi non esclude i salvataggi multipli se questi sono fatti, appunto, senza ritardare l’arrivo in porto.
«Non abbiamo fatto niente di contrario alle misure stabilite - aveva detto sabato scorso Matias Gil, capomissione di Msf -. Se ci sono situazioni di pericolo non possiamo abbandonare le persone in mare. Cosa sarebbe stato dei bambini piccoli, con il mare che stava cominciando a peggiorare? ». Se la relazione che arriverà sul tavolo del prefetto di La Spezia, Maria Luisa Inversini, accerterà la violazione del decreto, le sanzioni saranno pesantissime: multa da 10 a 50 mila euro per il comandante della nave e fermo dell’attività per due mesi. «Potrebbero essere sanzionati per aver compiuto un salvataggio non autorizzato dalla nuova normativa – ha sottolineato con durezza l’ex ministro Pd, Andrea Orlando –. Avete capito bene. Non per aver omesso il soccorso ma per averlo effettuato». Le 237 persone sbarcate sono state quindi successivamente distribuite in diversi centri di accoglienza del Nord tra Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Ma anche in Toscana e fino in Puglia. È invece già ripartita alla volta di Siracusa, dove si fermerà alcuni giorni prima di ritornare in area di ricerca e soccorso, la nave Ocean Viking della Ong Sos Mediterranée. Per quanto riguarda i 95 migranti soccorsi nell’unica operazione effettuata da questa seconda nave umanitaria, sono tutti ripartiti da Carrara verso i luoghi di accoglienza in Toscana, Lazio e Marche. Di essi, 33 minori non accompagnati (su 34 minori totali) sono stati invece trasferiti in una struttura individuata dalla prefettura a Marina di Massa. Provengono tutti dall’Africa sub-sahariana, da Nigeria, Mali, Ghana, Ciad e Costa d’Avorio. Quattro i bambini tra i 5 e i 14 anni e viaggiavano tutti insieme ai familiari. «Siamo felici che abbiano raggiunto la salvezza, ma restiamo preoccupati per l’assegnazione di porti lontani che rallentano il soccorso in mare» sottolineano gli operatori dell’organizzazione non governativa. (Daniela Fassini - Avvenire)
Papa Francesco: vado in Africa con un messaggio di pace
Costruttori di Ponti: dedicato ad Omar Neffati l’incontro di oggi. La proposta di mons. Perego
30 Gennaio 2023 - Ferrara - Focus del Seminario “Costruttori di Ponti 7” di oggi pomeriggio a Ferrara sono i giovani e il diritto alla cittadinanza, in un quadro di inclusione e di uguaglianza che deve attuarsi a partire dalla scuola, primo luogo dove i ragazzi crescono e si confrontano. Questi principi sono stati ribaditi nel testo “Orientamenti interculturali. Idee e proposte per l’integrazione di alunni e alunne provenienti da contesti migratori”, pubblicato nel marzo del 2022 dal Ministero dell’Istruzione. E proprio ad un giovane l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, ha voluto dedicare questo incontro: Omar Neffati, portavoce del Movimento “Italiani senza cittadinanza” scomparso tragicamente nelle settimane scorse. Tutta la vita di Omar – ha detto mons. Perego – è stato “un impegno per i giovani nella causa di acquisizione di cittadinanza, perché nati e cresciuti in questo Paese o arrivati in tenera età”. Omar era arrivato in Italia dalla Tunisia a soli 6 mesi. Omar ha “testimoniato l’amore per l’Italia, un affetto a senso unico, mai ricambiato. Né l’Italia – ha detto ancora mons. Perego – ha ascoltato la sua voce che ha portava in se quella di oltre un milione di altri bambini, ragazzi e giovani che frequentano le nostre scuole, le università, i territori, incrociando le nostre esistenze. Omar è morto da straniero, dopo aver atteso la cittadinanza per vent’anni, lui che è stato più italiano di tanti altri per impegno, dedizione, cultura”. Il presidente della Migrantes ha voluto che proposto che questo incontro fosse dedicato a Omar “accompagnandolo con il nostro impegno, affinchè il suo ‘sogno’ di una Italia più giusta si realizzi per vivere in un Paese migliore per ciascuno di noi”. Dopo una breve apertura musicale, a cura della musicista e insegnante ucraina Liubov Kardash, il programma del seminario ha visto i saluti introduttivi di Evelina Lamma, Prorettrice Vicaria Università di Ferrara; Bruno Di Palma, Vicedirettore Ufficio Scolastico Regionale per l'Emilia-Romagna e Serena Forlati, Direttrice Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Ferrara; Tamara Zappaterra, Prorettrice alla Diversità, Equità e Inclusione, Università di Ferrara e Albertina Soliani, Presidente Istituto Alcide Cervi. A seguire, gli interventi del seminario, a cura di Laura Lepore, coordinatrice Ufficio alunni stranieri, Comune di Ferrara, con Hafsa Boumhi, volontaria del Servizio civile regionale e Aseel Al-Kharabsheh, mentore; Cinzia Conti, ISTAT; Italo Fiorin, Università Lumsa di Roma, Osservatorio intercultura, Ministero dell’Istruzione e del Merito; Alessandra Annoni, docente di diritto internazionale, Università di Ferrara; Anna Bazzanini, dirigente Istituto Comprensivo “C. Govoni”, Ferrara e Lia Bazzanini, dirigente Liceo "G. Carducci", Ferrara; Elisabetta Fontanesi e Anna Ciotta, docenti, con la studentessa Ecaterina Tentiuc dell’Istituto Professionale “Filippo Re”, Reggio Emilia; Giulia Martini, Carlotta Mancini, Servizio Immigrazione, Comune di Prato con Umar Iqbal Muhammad, studente. ConcludeRà Edoardo Patriarca Del Festival della Migrazione. Il seminario è moderato da Clelia Caiazza, dirigente Direzione generale per lo studente del Ministero dell’Istruzione e del Merito, e da Vinicio Ongini, Ministero dell’Istruzione e del Merito.(Raffaele Iaria) Mons. Perego: il vero cambiamento è nel costruire l’Italia del domani con le nuove generazioni di 190 Paesi
Corridoi Umanitari: arrivati oggi a Fiumicino 50 siriani rifugiati
Roma - Sono atterrati questa mattina a Fiumicino, con un volo proveniente da Beirut, 50 rifugiati siriani che hanno vissuto a lungo nei campi profughi della Valle della Bekaa, nel nord Libano o in alloggi precari a Beirut. Si tratta di famiglie e singoli che negli ultimi mesi hanno sofferto un pesante peggioramento delle loro condizioni di vita a causa della grave crisi politica, economica e sociale che sta attraversando il Libano. Tra di loro 23 minori che, a causa della loro situazione precaria, non potevano frequentare la scuola e alcune persone con disabilità. Il loro ingresso in Italia è reso possibile attraverso il sistema dei corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Tavola Valdese, in accordo coi Ministeri dell’Interno e degli Esteri, che dal febbraio 2016 hanno portato in salvo nel nostro Paese, dal Libano, oltre 2.400 persone. Complessivamente in Europa con i corridoi umanitari sono giunti circa 6mila rifugiati. I nuclei familiari giunti questa mattina saranno accolti in diverse regioni italiane (Lazio, Calabria, Friuli, Lombardia, Piemonte, Puglia) e verranno avviati in un percorso di integrazione: per i minori attraverso l'immediata iscrizione a scuola e per gli adulti, con l’apprendimento della lingua italiana e, una volta ottenuto lo status di rifugiato, l'inserimento nel mondo lavorativo.
Viminale: da inizio anno sbarcate 4.958 persone sulle coste italiane
Migrantes: visita del direttore generale al carcere di Bollate
Mons. Vaccari: “vicinanza a chi ha affrontato lungo viaggio”
Papa Francesco: viaggio in Congo e Sud Sudan, “terre provate da lunghi conflitti”
Migrantes: Decreto flussi, “un segnale positivo ma ancora insufficiente”
Mons. Pierpaolo Felicolo
Direttore Generale Fondazione Migrantes
La memoria dell’olocausto diventi uno sguardo ad ogni forma di violenza e discriminazione
Migrantes Piemonte-Valle d’Aosta: ieri l’incontro con mons. Felicolo
Circo: da stasera a Milano quattro spettacoli per tutta la famiglia
Milano - Quattro spettacoli e due incontri degli autori con il pubblico per conoscere meglio l’arte circense in chiave moderna, cioè in forma ibrida, oltre l’aspetto virtuosistico e puramente acrobatico che ci presenta la tradizione dei Barnum agli Orfei, ai Togni. Al Teatro della Triennale di Milano (via Alemagna 6), da oggi fino a domenica, va in scena la seconda edizione di “Fuori Asse Focus 2023/Ai confini del circo”, rassegna organizzata da Quattrox4 Circus Ets di Milano in collaborazione con il Comune. Si comincia stasera (ore 20) con White Out-La conquista dell’inutile del performer e coreografo Piergiorgio Milano, che sarà replicato domenica (ore 19.30). Gli autori, coreografi e registi delle quattro rappresentazionisaranno anche i protagonisti di incontri in sala con gli spettatori (a cura di Gaia Vimercati) e dialogheranno con i giovani critici Silvia Garzella, Emanuele Regi e Ludovica Taurisano. Tutto il programma su triennale.org e quattrox4. com.
Card. Zuppi: “contrastare ogni forma di razzismo, antisemitismo e discriminazione”

Richiesta di protezione: il caso degli irregolari lasciati nel limbo
Roma - Dopo la decisione del Tribunale di Ancona – che ha accolto il ricorso di un cittadino pachistano e stabilito con un’ordinanza che Questura e Prefettura sono tenute a trovare soluzioni per l’accoglienza in città entro 5 giorni dalla presentazione della domanda di protezione internazionale – ecco che sulla materia dei migranti irregolari, costretti ad attese interminabili per veder riconosciuti i propri diritti, interviene il Tribunale di Bologna. Con una sentenza che ha dato torto alla Questura e alla Prefettura di Parma imponendo agli enti pubblici il rilascio, stavolta entro 20 giorni, di un permesso di soggiorno per richiesta d’asilo e l’accesso all’accoglienza per i migranti. La decisione è arrivata grazie al lavoro del Ciac (Centro immigrazione asilo e cooperazione internazionale) di Parma e al sostegno dell’avvocato Calogero Musso, di concerto con gli avvocati soci Asgi di Parma. «È una grande vittoria dei diritti – commentano dall’ente di tutela –: il Tribunale ha chiarito che tutti i richiedenti asilo hanno diritto alla formalizzazione della domanda di protezione internazionale e all'accesso all'accoglienza senza se e senza ma».
Il caso su cui è intervenuto il giudice bolognese nasce nella scorsa estate con l’arrivo a Parma, come in diverse altre città italiane, di alcuni cittadini stranieri a cui era stata impedita la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno per richiesta asilo e di accedere alle misure di accoglienza. Alla loro domanda, infatti, si era opposto un vero e proprio muro di gomma da parte dell’amministrazione pubblica e i profughi erano stati costretti a vivere per strada per diversi mesi creando enormi disagi. Alla fine dell’estate 2022, visto che la situazione non si sbloccava, alcuni di loro hanno deciso di far sentire la propria voce, stabilendosi davanti alla sede di Ciac in via Cavestro a Parma. È stata proprio l’associazione parmigiana ad interessarsi della loro situazione prima lanciando un appello all’accoglienza e successivamente promuovendo una serie di incontri con le istituzioni. Contemporaneamente la decisione insieme ad Asgi di procedere col ricorso contro la Prefettura e la Questura di Parma. La sentenza del Tribunale di Bologna è chiarissima nel decretare che è «illegittimo ogni comportamento tenuto dalla pubblica amministrazione diretto a ritardare/impedire la formalizzazione dell’istanza di protezione».
Intrecci: domani un cortometraggio al Museo Nazionale Romano
Migranti: l’Europa ha rialzato i muri. Oltre 2mila chilometri di “barriere”
Bruxelles - Tornano a crescere i flussi migratori e riappare la parola «magica»: muri alle frontiere esterne. Il tema è tornato alla ribalta, sulla scorta dei dati diffusi da Frontex (l’agenzia delle frontiere esterne Ue): il 2022 ha registrato 330.000 ingressi irregolari, il «più elevato numero dal 2016». Il tema è stato evocato ieri al Consiglio informale dei ministri dell’Interni Ue a Stoccolma e lo sarà al Consiglio europeo informale del 9 e 10 febbraio. Partiamo subito da un punto: i «muri» sono già ampiamente realtà. Secondo un documento pubblicato dal Parlamento Europeo lo scorso ottobre, a fine 2022 si contavano 2.048 chilometri di barriere ai confini Ue in 12 Stati membri, nel 2014 erano appena 315, nel 1990 zero. A dare l’esempio fu la Spagna, che tra il 1993 e il 1996 realizzò 20,8 chilometri di recinzione intorno alle sue exclave in Marocco di Ceuta e Melilla.
Pochi anni dopo è stato il turno della Lituania, che ha costruito barriere (71,5 chilometri) con la Bielorussia già tra il 1999 e il 2000, dunque prima di entrare nell’Ue (muri poi «ereditati» dall’Ue). In seguito alla crisi dei profughi “inviati” da Minsk in Europa, la repubblica baltica ha ampliato la recinzione a 502 chilometri. Possiamo citare i 37,5 chilometri di barriera (con pali d’acciaio alti cinque metri) al confine tra Grecia e Turchia lungo il fiume Evros, Atene ha già annunciato che costruirà altri 35 chilometri. Anche la Bulgaria ha eretto al confine turco una recinzione a partire dal 2014, che oggi conta 235 chilometri. Come dimenticare l’Ungheria, che tra il 2015 e il 2017 ha costruito 158 chilometri di recinzione al confine serbo e 131 al confine con la Croazia (oggi membro Ue e di Schengen). Muri li troviamo anche ai confini esterni in Polonia, Estonia, Lettonia, in Francia all’imbocco del tunnel della Manica, per non parlare dell’Austria che nel 2015 ha «innovato», costruendo la prima recinzione (3,7 km) al confine con uno Stato Schengen, la Slovenia.
I muri insomma “crescono” e molti Stati membri vogliono che a finanziarli sia l’Ue (il primo a chiederlo fu il premier ungherese Viktor Orbán). Ed è di questi giorni la richiesta del cancelliere austriaco Karl Nehammer che Bruxelles eroghi due miliardi di euro per rafforzare la barriera eretta dalla Bulgaria al confine con la Turchia. Richiesta ribadita ieri a Stoccolma dal suo ministro dell’Interno Gerhard Karner. «So che è oggetto di dibattiti accesi – ha detto ottimista - ma penso anche che recentemente ci sia stato un movimento sul tema, perché molti Paesi sono coinvolti e le frontiere esterne hanno bisogno di aiuto». L’Austria è sotto forte pressione migratoria, come lo è l’Olanda (soprattutto per i flussi secondari da altri Stati Ue), che ha dato man forte a Vienna. A suo sostegno anche il presidente del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber. «A nessuno piace costruire recinzioni – ha dichiarato - ma dov’è necessario, deve essere fatto». Già nell’ottobre 2021, dodici Stati membri (Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Grecia, Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia) hanno inviato alla Commissione una lettera chiedendo finanziamenti Ue per i “muri”. « Barriere fisiche – scrivevano – appaiono un’efficace misura di protezione dei confini che servono gli interessi di tutte l’Ue» e dunque «devono essere oggetto di fondi aggiuntivi adeguati dal bilancio Ue con la massima urgenza ». La Commissione per ora ha resistito. « Non ci saranno fondi per fili spinati e muri» replicò allora la presidente Ursula von der Leyen. Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, è stato però più morbido, parlando di «finanziamento giuridicamente possibili». E ieri a Stoccolma la commissaria agli Affari Interni Ylva Johansson è apparsa più sfumata. «Gli Stati membri – ha detto - sono quelli che meglio sanno quali sono le misure più efficaci per proteggere le frontiere esterne». Quanto ai soldi, «gli Stati membri hanno tagliato i fondi proposti dalla Commissione per il bilancio 2021-27 per la gestione delle frontiere e la migrazione, se si vogliono finanziare nuove misure bisogna tagliare altrove». E l’Italia? La premier Giorgia Meloni, che all’opposizione chiedeva il “blocco navale” davanti alla Libia, oggi parla di resuscitare la missione navale Ue nel Mediterraneo antiscafisti Sofia (chiusa nel 2020, per volontà dell’allora governo italiano), in particolare la “fase tre” mai attuata, che prevede il pattugliamento nelle acque libiche. Ci vorrebbe il via libera della autorità di Tripoli. (Giovanni Maria del Re - Avvenire)
Tavolo Asilo e Immigrazione: abrogare il DL 1/2023 e impedire modifiche legislative discriminatorie
Von der Leyen: “denunciare antisemitismo, antiziganismo e tutte le forme di discriminazione”
Foto Unione Europea