Tag: Immigrati e rifugiati

“Rifugiati nella rete: un incontro oggi pomeriggio a Roma

22 Ottobre 2019 -   Roma - “Rifugiati nella rete. Servizi, sfide e opportunità per un sostegno integrato e per una narrazione da protagonisti”. Questo il tema di un incontro che si svolgerà oggi pomeriggio a Roma nella sede dell'Agenzia di stampa “Dire”, su iniziativa di Arci, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e Intersos. Sarà l’occasione per presentare due progetti, JumaMap e PartecipAzione, realizzati, rispettivamente, da Arci e Intersos, con il supporto dell’UNHCR. Il primo, JumaMap – Refugees Map Services, è una piattaforma dove trovare associazioni, enti pubblici e privati e spazi informali che offrono servizi rivolti ai richiedenti asilo e rifugiati: dall’assistenza legale, sanitaria, passando dalle scuole d’italiano. La piattaforma è disponibile in 10 lingue e al momento registra oltre 1000 servizi su tutto il territorio nazionale. Il secondo, PartecipAzione, è un programma di capacity building ed empowerment realizzato da INTERSOS in partenariato con UNHCR, che ha l’obiettivo di sostenere la crescita, le attività e le reciproche collaborazioni di quelle organizzazioni che a livello locale favoriscono la coesione sociale, l’integrazione, la protezione e l’empowerment di rifugiati e richiedenti asilo in 11 regioni target. Entrambe i progetti sono sostenuti finanziariamente da UNHCR. Alla presentazione interverranno Carlotta Sami, portavoce Unhcr per il Sud Europa; Filippo Miraglia, responsabile nazionale Immigrazione di Arci; Cesare Fermi, responsabile unità Migrazioni di Intersos; Fatima Abdurkazova, operatrice sociale e mediatrice linguistica del Numero Verde Rifugiati di Arci e beneficiaria del programma PartecipAzione; Lyas Cicciù, Unione Nazionale Italiana, per i Rifugiati ed Esuli (UNIRE). Modererà la giornalista dell’Agenzia di stampa Dire, Alessandra Fabbretti.  

Papa Francesco saluta la comunità peruviana e i partecipanti alla marcia “Restiamo umani”

21 Ottobre 2019 - Città del Vaticano - “Saluto e benedico con affetto la comunità peruviana di Roma, qui radunata con la venerata Immagine del Señor de los Milagros – ¡conserven siempre la fe y las tradiciones de su pueblo!”. Così Papa Francesco ha salutato, ieri, al termine dell’Angelus, i partecipanti alla processione dell’immagine del Senor de lo Milagros presenti in Piazza San Pietro. Durante i saluti anche un pensiero ed  un ringraziamento ai partecipanti alla marcia “Restiamo umani” a favore dell’accoglienza, promossa dall’attivista italo congolese John  Mpaliza, partita il 20 giugno da Trento e che si è conclusa ieri a Roma , in San Pietro. “Ringrazio i partecipanti alla marcia ‘Restiamo umani’, che negli ultimi mesi ha percorso città e territori dell’Italia per promuovere  un confronto costruttivo sui temi dell’inclusione e dell’accoglienza”, ha detto il Papa: “Grazie per questa bella iniziativa!”.

Istat: flessione per le acquisizioni di cittadinanza

18 Ottobre 2019 - Roma - I cittadini stranieri che nel 2018 hanno acquisito la cittadinanza italiana sono 112.523, di cui 103.478 originari di un Paese non comunitario. Rispetto al 2017, si è registrata una flessione del 23,8%, in controtendenza rispetto alla continua crescita degli ultimi anni, che ha riportato il valore su un livello vicino a quello del 2013. E’ quanto emerge dal Report “Cittadini non comunitari in Italia” realizzato dall’Istat. A subire il calo più consistente rispetto all’anno precedente sono state le acquisizioni per residenza e quelle per trasmissione dai genitori; per queste due modalità la diminuzione è evidente sia in termini assoluti (-21 mila e -14 mila circa) che percentuali (-37,2% e -31,9%). Il primato delle acquisizioni per residenza e trasmissione resta alle regioni del Nord. Crescono, anche se di poco, i procedimenti per matrimonio (+2 mila, +8,8%). Grazie all’integrazione di nuove fonti disponibili, dal 2016 – sottolinea l’Istat - è possibile individuare anche coloro divenuti italiani per ius sanguinis (per discendenza), ovvero nati all’estero da padre o madre di origine italiana. Si tratta di un collettivo in crescita: nel 2016 erano circa 7 mila individui - pari al 3,8% di tutte le acquisizioni di cittadini non comunitari - saliti a 8.211 nel 2017 (6,1% del totale) che nel 2018 sfiorano le 9 mila unità (8,6% del totale). L’acquisizione per ius sanguinis è particolarmente rilevante nelle regioni del Mezzogiorno che in passato hanno dato luogo a consistenti flussi di emigrazione verso l’estero. I procedimenti per discendenza rappresentano la maggior parte delle acquisizioni in Calabria, Molise, Basilicata e Campania. Complessivamente per il Sud si registra una lieve variazione positiva rispetto al 2017. Queste dinamiche – scrive l’Istat - si riflettono sulla struttura per età di coloro che acquisiscono la cittadinanza italiana. Il calo delle acquisizioni per trasmissione dai genitori ed elezione al 18° anno di età ha comportato un calo nella classe d’età più giovane, che dal 2013 ha sempre avuto un peso relativo superiore al 40% mentre nel 2018 è inferiore al 36%. Sono prevalentemente le donne ad aver acquisito la cittadinanza nel 2018 (53,6% del totale). In particolare, nel caso del matrimonio, su 100 acquisizioni 85 riguardano donne, le quali nel 38,4% dei casi divengono italiane con questa modalità. Gli uomini ottengono invece la cittadinanza italiana principalmente per residenza (58%). Anche nel 2018, in linea con gli anni precedenti sebbene con valori assoluti decisamente ridotti, il numero maggiore di acquisizioni riguarda albanesi (21.841) e marocchini (15.496), collettività storicamente presenti sul nostro territorio e che coprono più del 36% delle acquisizioni di cittadinanza nell’anno. Tuttavia, tra il 2017 e il 2018 per la comunità marocchina il calo delle acquisizioni di cittadinanza è ben superiore alla media ((-31,6% contro -23,8%). Al terzo posto si collocano ormai stabilmente i cittadini di origini brasiliane (+7,3% tra 2017 e 2018). Nel 67,6% dei casi si è trattato di acquisizioni avvenute per ius sanguinis. Al 1° gennaio 2018 risiedono nel nostro Paese oltre un milione 340 mila persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana; di questi circa un milione e 97 mila (81,6%) erano precedentemente stranieri non comunitari, donne nel 52,6% dei casi. L’acquisizione della cittadinanza riguarda in particolare alcune collettività come quella albanese e quella marocchina mentre per altre il numero è molto contenuto: è il caso – ad esempio - dei cinesi. Le motivazioni alla base del diverso comportamento sono molteplici; un peso rilevante lo ha la durata della presenza, specie nel caso di acquisizione per residenza che, per i cittadini non comunitari, prevede almeno dieci anni di permanenza nel nostro Paese. Inoltre, il mancato riconoscimento della doppia cittadinanza da parte dei paesi di origine può scoraggiare gli immigrati dall’acquisire la cittadinanza italiana. I residenti che hanno ottenuto la cittadinanza sono nel 16,8% dei casi marocchini e nel 15,5% albanesi. In particolare, per ogni 100 stranieri marocchini ci sono 44 italiani di origine marocchina; per ogni 100 albanesi 38 italiani di origine albanese. Marocchini e albanesi rappresentano rispettivamente il 12,3% e l’11,6% degli stranieri residenti, ma considerando la popolazione di origine straniera (stranieri residenti + italiani per acquisizione) rappresentano circa il 13%. A seguire ci sono gli originari dell’India e del Pakistan. Per i cinesi, all’opposto, risulta molto bassa la propensione ad acquisire la cittadinanza italiana. I minorenni sono circa 257 mila, il 23,5% di tutti i residenti che hanno acquisito la cittadinanza. Il 78,8% è nato nel nostro Paese. Il 20,4% dei nuovi cittadini lo è diventato a seguito di matrimonio con un italiano. La quota più elevata di nuovi cittadini per matrimonio riguarda gli originari della Federazione Russa (44%), la più bassa gli individui provenienti da Pakistan e India. I nuovi cittadini italiani si concentrano soprattutto nelle regioni del Centro-nord, come Lombardia (24,5%), Veneto (12,1%) Piemonte (11,6%) ed Emilia Romagna (11,4%). Rapportando i nuovi cittadini agli stranieri emerge che nel Nord-ovest ci sono quasi 34 cittadini per acquisizione ogni 100 stranieri residenti, nel Nord-est 36, nel Centro 26, nel Mezzogiorno 22. Tra le regioni che ospitano almeno 10 mila residenti stranieri il massimo si tocca in Piemonte - oltre 50 nuovi cittadini ogni 100 residenti - il minimo in Campania (14 ogni 100).

Istat: si riducono i flussi migratori in ingresso

18 Ottobre 2019 - Roma – Secondo il Report “Cittadini non comunitari in Italia” realizzato dall’Istat  nel 2018 sono stati rilasciati 242.009 nuovi permessi di soggiorno, il 7,9% in meno rispetto all’anno precedente. La diminuzione è in larga parte riconducibile al calo dei permessi rilasciati per richiesta asilo che sono passati da quasi 88 mila e 500 nel 2017 a meno di 52 mila e 500 nel 2018 (-41,9%). Crescono invece del 4% i permessi per motivi umanitari. In aumento anche i permessi per altre motivazioni, in particolare i permessi per lavoro (+19,7%), dopo molti anni di tendenza alla diminuzione; si tratta di permessi di breve durata: il 27% ha una durata di sei mesi o inferiore; inoltre, quasi il 22% dei permessi per lavoro è stato rilasciato a cittadini statunitensi (in parte personale civile delle basi Nato). In aumento anche i permessi per studio (+20%) - dei quali quasi il 21% è stato concesso a cittadini cinesi (oltre 4.500) - e i permessi per famiglia che, in termini relativi, coprono oltre il 50% dei nuovi rilasci del 2018. La dinamica dell’anno scorso ha portato a una crescita dell’incidenza della componente femminile, che rappresenta oltre il 45% dei nuovi ingressi, contro il 39% del 2017; la quota di donne è particolarmente elevata (oltre il 58%) per i permessi per motivo di famiglia. Secondo il Report dell’Istituto di Statistica i nuovi flussi di migranti non comunitari coinvolgono in maniera molto intensa il Nord del Paese: quasi il 56% si dirige verso l’Italia settentrionale mentre solo il 23% dei nuovi permessi è stato rilasciato in una regione del Mezzogiorno. Anche i permessi per famiglia (15,8% del totale) e – soprattutto – per studio (7,5%) vedono uno scarso coinvolgimento del Sud e delle Isole. La situazione muta totalmente se invece si considerano i permessi emessi per asilo e protezione internazionale: in questo caso poco più del 42% è stato rilasciato da una prefettura del Nord, ma quasi il 41% da una del Mezzogiorno. La diminuzione dei nuovi permessi per motivi umanitari e richiesta di asilo riflette anche una modifica sostanziale dei paesi di provenienza dei nuovi flussi migratori in ingresso. Tornano in testa alla graduatoria Albania e Marocco, paesi dai quali storicamente provengono le migrazioni verso il nostro Paese, attualmente sostenute dagli ingressi per motivi di famiglia. Diminuiscono invece di più del 40% le migrazioni provenienti dalla Nigeria. Escono dalla graduatoria dei primi dieci paesi di cittadinanza Gambia e Senegal mentre rientrano Egitto e Ucraina. Tengono le migrazioni dal subcontinente indiano; tuttavia, mentre diminuiscono gli arrivi da Bangladesh e Pakistan, aumentano i permessi rilasciati a Indiani.  

Migrantes Modena-Nonatola e Carpi: presentato il “quali bilancio” di un decennio

18 Ottobre 2019 - Modena - Un breve opuscolo, alcune pagine, quante storie. In questi giorni è stato dato alle stampe e distribuito un testo dal titolo “2009- 2019 Quasi un bilancio”, a cura degli uffici Migrantes della Diocesi di Carpi e della Diocesi di Modena-Nonantola. La pubblicazione cade proprio nel momento in cui viene data pastoralmente da parte del Vescovo Erio Castellucci, Amministratore apostolico della Diocesi di Carpi, l’indicazione di procedere con una collaborazione la più stretta possibile tra i due uffici, indicazione concretizzata anche dalla nomina propria di questi giorni di don Graziano Gavioli quale assistente ecclesiastico unico, cui facciamo gli auguri fraterni di benvenuto. La redazione era ovviamente iniziata, oseremmo dire quasi profeticamente, molti mesi fa. Quasi profeticamente, ma anche molto oggettivamente. Infatti, il percorso delle due Migrantes si sviluppa parallelamente e fraternamente, attraverso una interazione, un sostegno, uno scambio fraterno fatto di amicizia, relazioni e condivisioni, lungo tutti gli ultimi dieci anni. A partire dal momento in cui si parte con la nomina nel 2009 del primo direttore, per la Diocesi di Modena, don Giuliano Barattini, da poco scomparso, allora parroco di Spezzano e proveniente da una lunga esperienza in Brasile, sacerdote fidei donum, nella Diocesi di Goias. Don Giuliano per Modena, insieme al diacono Stefano Croci di Carpi, partecipano ad un corso per nuovi direttori Migrantes a Roma nel giugno di quell’anno. A Modena la Migrantes si costituirà formalmente già nell’autunno del 2009, coinvolgendo persone sensibili o con esperienza e i cappellani delle comunità straniere immigrate di fede cattolica ed ortodossa allora presenti in diocesi, allargando appunto anche al referente di Carpi, Stefano Croci, il quale già attivo da diversi anni, tra le altre, nella pastorale rivolta ai sinti, darà vita nel 2011 alla Migrantes di Carpi. Dal 2009 ad oggi, dunque, quasi un bilancio. E scorrendo le pagine dell’opuscolo, ci si può rendere conto di diversi aspetti di quest’ambito pastorale. In particolare, si può comprendere, a grandi linee, il percorso che la Chiesa italiana e quella locale hanno fatto e stanno facendo nella maturazione della consapevolezza dell’importanza del tema delle migrazioni, anche di fronte al suo evolversi. A partire dalla presa d’atto che l’impatto dell’emigrazione di fine Ottocento e inizio Novecento ebbe nel nostro paese, spingendo la Chiesa ad istituire la giornata mondiale, la più antica ricorrenza “tematica” nella Chiesa Cattolica, indetta per la prima volta nel 1914 e celebrata da poco, l’ultima domenica di settembre, anche quest’anno, come da allora ogni anno. Passando nel 1965, per l’istituzione della Commissione Episcopale per l’Emigrazione e l’Ufficio Centrale per l’Emigrazione Italiana (UCEI), organo della allora neonata Conferenza Episcopale Italiana per arrivare nel 1987 al confluire di tutte le diverse competenze circa la mobilità nella Fondazione Migrantes e giungere, come detto, poi nel tempo alla formalizzazione anche a livello locale delle relative articolazioni. Inoltre, con la lettura dell’opuscolo, si ha contezza anche, nelle sue linee principali, dell’approccio pastorale nei confronti delle migrazioni maturato nel tempo a livello locale, con, in particolare, la consapevolezza di dover affrontare il tema dell’immigrazione non solo (e non tanto) in termini socio-assistenziali, ma, per quanto attiene allo specifico delle Migrantes, in termini pastorali, ossia di accompagnamento alla vita religiosa, e inoltre di diffusione di un atteggiamento positivo e costruttivo nella società in merito a tale tema (v. anche Evangelii Gaudium, 200). Nasce da questo, tra le altre iniziative, a Carpi la pastorale verso i Sinti e a Modena l’intuizione di celebrazioni nella lingua madre per diverse comunità straniere, al fine di favorire la partecipazione in particolare all’Eucaristia. E dalle pagine, come dicevamo all’inizio, emergono tante storie, sia di chi si è impegnato pastoralmente, Vescovi, parroci, diaconi, laici, come una “minoranza creativa e operosa”, citando la bella e suggestiva immagine che don Erio Castellucci ci ha suggerito nella sua lettera pastorale di questi giorni, e sia le storie di chi ha vissuto da migrante questa pastorale, come Obeng Boateng, che dice: “Nel momento in cui sono arrivato [a Modena] ero smarrito. Non avevo un alloggio, un lavoro, la famiglia lontano, non conoscevo nessuno e tanto meno la lingua e le leggi di questo paese. Spingevamo una bicicletta su cui c’era tutto il nostro avere; passando davanti ad una chiesa vedemmo una grande scritta ‘Santa Maria, madre di Dio, prega per noi’. Era un segno di Dio, ci fermammo e parlammo con il cappellano e lui e una catechista si impegnarono per la nostra preparazione al battesimo”. Oggi, grazie all’incontro con quegli operatori pastorali, e ai frutti spirituali che quell’azione ha portato, è diacono e referente della Comunità Ghanese. Un breve opuscolo, dunque, alcune pagine, ma quante storie, in queste pagine, per una storia, quelle delle due Migrantes, che, fiduciosi nella grazia di Dio, intendono proseguire, oggi ancora più strettamente insieme. Chi volesse richiederne una copia può scrivere a info.migrantescarpi@gmail. Com (Uff. Migrantes Diocesana Carpi)

Mons. Santoro: “dovere dell’accoglienza spazzi via la tentazione della polemica pretestuosa”.

17 Ottobre 2019 - Taranto - “Auspico che il dovere civico e morale dell’accoglienza spazzi via la tentazione della polemica pretestuosa. Taranto ha già dato in passato prova della sua grande generosità, si renda ancora una volta disponibile a questa transitoria ospitalità”. Lo ha detto l’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, commentando lo sbarco nel capoluogo pugliese, di 176 profughi, tra cui 12 donne, 4 incinte, e 33 minori, di cui 23 non accompagnati da adulti. “Mi raggiunge a Roma, dove sono per il Sinodo sull’Amazzonia – scrive mons. Santoro – la notizia dell’arrivo a Taranto della Ocean Viking, con il suo carico di umanità dolente. È vivo ancora il lutto per il recente naufragio che ha visto la stessa nave impegnata con la Marina Militare nella ricerca delle vittime. La gran parte non è stata restituita dal mare: oggi fortunatamente possiamo parlare di vita e non di morte.  

Una sartoria nel segno dell’integrazione

10 Ottobre 2019 - Siracusa - Una nuova attività commerciale frutto di un progetto di accoglienza e integrazione della diocesi di Siracusa. E’ stata inaugurata, ieri, a Siracusa, mei giorni scorsi “Derick fashion”, una sartoria sociale che si occuperà di confezionare abbigliamento per uomo, donna e bambino. Un’idea nata grazie al progetto 8xmille “Liberi di partire, liberi di restare” a cura delle suore missionarie di San Carlo Borromeo. Ad aprire la sartoria Federick, nigeriano, che insieme alla moglie Agatha in stato di gravidanza e alla figlia Mery di due anni, risiedeva in Libia e fu costretto ad affrontare un viaggio in mare nel giugno del 2015. In Libia Federick gestiva una sartoria, ma il cambiamento della situazione politica ha provocato il sequestro del negozio.  Federick è stato costretto a fuggire con la famiglia e l'unica soluzione è stata affrontare un viaggio in mare. Arrivato in Italia il nucleo familiare è stato inserito in un centro di accoglienza e poi accolto dalla comunità parrocchiale Maria Ss.ma Addolorata a Grottasanta guidata da padre Felice. I fedeli hanno accettato di farsi carico spiritualmente, moralmente ed economicamente della famiglia affittando loro una casa. Oggi la famiglia è più numerosa con l’arrivo di Emanuele nel gennaio del 2016 e Gabriele a luglio 2017. L’attività commerciale è dotata di macchinari professionali per la realizzazione di abiti su misura, ma si occuperà anche di servizi di cucito rapido e riparazioni sartoriali. Avviata una partnership commerciale con il negozio “Le Divise” per la realizzazione di abiti tradizionali e divise lavorative.

Torino: un ponte dedicato alle vittime dell’immigrazione

10 Ottobre 2019 - Torino - Il vecchio ponte sulla Dora, tra via Livorno, via Orvieto e corso Mortara, intitolato finora al beato Amedeo IX, da ieri, 9 ottobre,  è dedicato alle Vittime dell’Immigrazione. Ad esprimere la volontà di intitolare ai migranti periti durante il loro viaggio per la speranza è stata la petizione “Torino non dimentica”  che ha raggiunto più di 2 mila firmatari. La petizione, presentata al Consiglio comunale della Città di Torino nel marzo 2018, chiedeva di intitolare uno spazio pubblico al ricordo delle vittime dell’immigrazione, e la scelta della Commissione toponomastica è ricaduta sul ponte pedonale di Parco Dora.

Card. Montenegro: “l’Europa ancora incapace” di affrontare il tema immigrazione

9 Ottobre 2019 - Lampedusa  - “L’Europa sta dimostrando che ancora non è in grado di affrontare questo problema. Oppure, non voglio essere cattivo, forse non vuole essere in grado. Perché affrontare questi problemi vuol dire perdere popolarità e allora noi, pur di restare a galla, preferiamo che gli altri affondino: una Europa che non è capace di accogliere, che da anni discute dicendo che le cose cambieranno. Sì, le cose cambieranno: i numeri dei morti cambia ma le cose restano”. Lo ha detto l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro ieri appena giunto a Lampedusa, per “un pellegrinaggio nei confronti di questi fratelli che mi appartengono”, prima di recarsi nell’Oasi della fraternità per un momento di raccoglimento e di preghiera di fronte alle 13 bare delle donne vittime del naufragio avvenuto al largo di Lampedusa, nella notte tra domenica e lunedì. (naufragio lampedusa ) Poi i corpi recuperati dovrebbero essere tumulati nei cimiteri dei comuni dell’Agrigentino. “Si ripetono – ha aggiunto il card. Montenegro – gli stessi sentimenti e le stesse emozioni di sempre: meraviglia, perché gli altri si meravigliano perché succedono questi fatti. E indignazione, perché questi fatti succedono. Ed è strano che continuiamo a contare i morti e la storia continua a essere quella che è. Tante parole, ma le parole non riescono ancora a cambiare la vita. Ora sarà una rincorsa sulla responsabilità di chi è colpevole, perché sono morti”. E poi l’arcivescovo ha aggiunto: “Ognuno di noi ha un po’ di colpe”.  

Naufragio a Lampedusa: la voce di uno dei soccorritori del 3 ottobre 2013, “oggi un dolore che si ripete, da allora non è cambiato nulla”

8 Ottobre 2019 - Lampedusa - “La tragedia di oggi mi sembra fotocopia di quella del 3 ottobre 2013, anche se il numero dei morti è minore di allora”. Lo dice al Sir Simone D’Ippolito, subacqueo soccorritore dei migranti naufragati al largo di Lampedusa sei anni fa, riferendosi al naufragio che si è verificato domenica notte. Finora sono stati recuperati 13 corpi. “Le condizioni del mare ieri erano abbastanza proibitive. Sono passati sei anni ma è cambiato poco o nulla. La politica non è riuscita a intervenire – aggiunge D’Ippolito -. Queste tragedie non devono succedere, soprattutto alle porte di Lampedusa. È ancora più doloroso. Queste persone vedono la salvezza a poca distanza ma invece ci lasciano la vita. Sentendo le testimonianze di coloro che erano a bordo sembra che tra i dispersi ci siano 7 o 8 ragazzini”. Parlando dello stato d’animo dei lampedusani, il sub spiega che “molti sono coinvolti nei soccorsi, soprattutto i pescatori” quando si verificano naufragi di migranti. “Noi viviamo queste tragedie in maniera più intensa. Speriamo che sia sempre l’ultima volta, ma purtroppo non è mai così. Ci colpiscono queste vicende come è stato per me il 3 ottobre scorso. Negli anniversari ricordo e ne risento interiormente”.

Naufragio a Lampedusa: card. Montenegro benedice le salme

8 Ottobre 2019 - Lampedusa – E’ stato il Card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, a  benedire le salme delle donne migranti recuperate dopo il naufragio di domenica notte al largo di Lampedusa. Nella notte solo quattro delle tredici donne vittime del naufragio sono state riconosciute. Tra queste  quello di una ragazzina di 12 anni, la più piccola delle vittime recuperate. A identificarla sarebbe stata una zia con cui viaggiava. Nella sala adibita a camera ardente sono stati portati solo i superstiti che nel naufragio hanno perso un familiare. Intanto, questa mattina, sono riprese le ricerche della ventina di persone che mancano ancora all’appello tra cui 4 bambini. La più piccola avrebbe otto mesi.

Viminale: 7939 i migranti arrivati nel 2019 sulle nostre coste

7 Ottobre 2019 - Roma –  Secondo i dati, aggiornati a questa mattina, del Ministero dell’Interno,  in Italia sono arrivati, nel corso del 2019, 7939 migranti. Di questi 306 nei primi giorni di ottobre compresi i 22 superstiti del naufragio avvenuto in nottata al largo di Lampedusa. Rispetto agli anni scorsi, si è registrata una diminuzione delle persone arrivate in Italia via mare del 62,73% sul 2018 (furono 21.300) e del 92,58% sul 2017 (106.931). La maggioranza degli arrivi riguarda persone di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Pakistan (997, 13%), Costa d’Avorio (867, 11%), Algeria (778, 10%), Iraq (596, 7%), Sudan (344, 4%), Bangladesh (325, 4%), Iran (208, 3%), Guinea (188, 2%) e Marocco (152, 2%), a cui si aggiungono 1.252 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Oltre mille i  minori stranieri non accompagnati. Questo dato è aggiornato al 30 settembre.

Centro Astalli: fare memoria “è atto dovuto”

3 Ottobre 2019 - Roma - "Fare memoria è atto dovuto". A sei anni dal terribile naufragio, avvenuto nella notte del 3 ottobre davanti alle coste di Lampedusa in cui persero la vita 368 migranti, "fare memoria e mantenere vivo il ricordo di quel tragico giorno e dei tanti altri che ne sono seguiti è atto dovuto", ricorda oggi il Centro Astalli sottolineando che da allora oltre 18mila persone sono morte in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa per chiedere asilo. "Un numero impressionante di bambini, donne e uomini, relegati troppo spesso all’oblio della nostra indifferenza", si legge in una nota diffusa pochi minuti fa:  neanche più un morto nel Mediterraneo: fu questo l’appello rivolto alle istituzioni nazionali ed europee. Oggi, come sei anni fa," torniamo a chiedere di fermare l’ecatombe di migranti in mare. Sia priorità mettere in atto vie legali per garantire accesso alla protezione e sconfiggere così il traffico di esseri umani. Sia priorità il salvataggio in mare delle persone, come previsto da convenzioni internazionali e diritti umani, troppo spesso calpestati con norme demagogiche contro la solidarietà. Siano priorità politiche strutturali e di lungo periodo che permettano di preparare i territori ad un’accoglienza diffusa di richiedenti asilo e rifugiati. Sia priorità - conclude il Centro Astalli - contro ogni semplificazione, affrontare il tema della migrazione nelle sue diverse componenti con responsabilità e lucidità, non strumentalizzandolo o banalizzandolo, eliminando i discorsi di odio, razzismo e xenofobia". (R.I.)

Loreto: domenica il pellegrinaggio dei migranti “marchigiani”

3 Ottobre 2019 - Loreto - Un pellegrinaggio di un popolo variopinto di indiani, ucraini, latino-americani, nigeriani e romeni vestiti a festa con costumi e bandiere, denominato "Pellegrinaggio marchigiano dei migranti. Anche noi da Maria". Questa la scritta, a grandi caratteri, su un lunghissimo drappo arancione, che aprirà il corteo, domenica 6 ottobre (nel pomeriggio) con più di 300 pellegrini previsti a Loreto. È il loro incontro annuale con il santuario mariano, provenendo da tutte le Marche. Non mancherà il saluto di benvenuto del sindaco, Paolo Niccoletti e dell' arcivescovo Mons. Fabio Dal Cin. Portano con orgoglio la loro fede. Ma anche la loro identità, la loro originalità di uomini e donne venuti da altri orizzonti, per vivere nelle nostre Marche e farle vivere con il loro lavoro e dinamismo. Il vescovo emerito di Senigallia, Mons. Giuseppe Orlandoni, accompagna ogni anno questo pellegrinaggio multicolore. Segno concreto di una Chiesa, cioè di un popolo di Dio in cammino verso la nuova “terra promessa”. Sì, la fratellanza tra uomini, culture e lingue differenti. Commovente, come sempre, il loro passaggio nella santa Casa. Per ricordare, poi, nella celebrazione, tra canti e letture nelle diverse lingue, quanto Maria incoraggia il loro camminare, il loro “andare avanti”. La vita di un migrante è sempre una lotta e una danza, allo stesso tempo. Qualcosa di duro, ma anche di grande, che apre la mente e il cuore. Una processione di bambini accompagnati dai genitori, alla fine, riceverà una benedizione speciale dal Vescovo: piccoli volti, dai tratti somatici di ogni continente, l'Italia di domani. Un momento fraterno, festivo e conviviale, tra cibi orientali, latinoamericani e africani concluderà nei locali della Prelatura la giornata. Quasi un simbolo - a tavola - della società integrata che si vuole costruire insieme. Sotto lo sguardo di Maria. (p. Renato Zilio - Migrantes Marche)

Migrantes Cosenza-Bisignano: celebrazione multietnica e festa delle migrazioni

3 Ottobre 2019 - Cosenza - “È proprio durante questi appuntamenti che è doveroso ricordare quanto sia importante aprirci verso quei nuovi orizzonti che Gesù ci ha indicato”. È iniziata con questa esortazione di don Giacomo Tuoto la celebrazione eucaristica multietnica per la Giornata del Migrante e del Rifugiato svoltasi nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù e Madonna di Loreto a Cosenza. Insieme a don Giacomo - per la messa animata dalle diverse comunità di migranti presenti in città– anche Don Michel Fortino, Don Damian Dobrydnio, Don Patrick Amadi e Don Ruben Cruz Almonte. Una celebrazione dal sapore multietnico con lettura del Vangelo in diverse lingue, così come i canti e le preghiere dei fedeli. La riflessione di don Giacomo durante l’omelia ha posto l’accento su tre parole negative del Vangelo di domenica scorsa: indifferenza che genera ingiustizia; individualismo che ci fa pensare di poter bastare a noi stessi e avidità che ci spinge a bramare anche ciò di cui non abbiamo bisogno. “A queste tre parole negative - sottolinea don Giacomo - dobbiamo rispondere con tre atteggiamenti positivi, trasformando l’indifferenza in attenzione per il prossimo, soprattutto se è svantaggiato o povero perché chi vuole imitare il Signore non può essere indifferente verso i fratelli; all’individualismo dobbiamo rispondere con la comunione e la relazione, perché dentro di noi è impressa l’immagine di Dio che è relazione; e infine l’antidoto  all’avidità che si trova ascoltando la parola di Dio, aprendo il cuore e imparando ad essere figli degni di questo  mondo”. Nel pomeriggio, dopo la celebrazione eucaristica della mattina, si è svolta nella piazza antistante la chiesa del Sacro Cuore di Gesù e Madonna di Loreto la Festa delle migrazioni coordinata dall’Ufficio Migrantes della diocesi con canti, danze, musica e cibo dal Mondo con le comunità Ucraina, Polacca, Siriana, Russa, Bielorussa, Senegalese, Africana, Cubana, Ecuadoregna, Marocchina, Romena, Bulgara, Nigeriana e Filippina. Tanti i partecipanti alla festa che hanno potuto apprezzare oltre ai piatti tipici anche le esibizioni canore e i balli messi in scena dalle diverse comunità. Tra gli stand delle diverse comunità straniere anche quello degli scout Agesci della Zona Terra dei Bruzi per la firma del documento pro-accoglienza “Siamo figli della luce”. (Roberto De Cicco)

Andria: un murales per ricordare le vittime del naufragio a Lampedusa

3 Ottobre 2019 - Andria - Sono stati Daniele Geniale e Roberta Fucci a realizzare sul muro perimetrale della Casa Accoglienza “S. M. Goretti” ad Andria il murales “Si prese cura…”, voluto in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, che si celebra oggi. Era il  3 ottobre 2016, quando nei pressi delle coste di Lampedusa persero la vita in un drammatico naufragio 368 persone, altri 20 risultarono disperse, 155 furono i superstiti, di cui 41 bambini. “Per la Casa accoglienza “S. Maria Goretti” e per l’Ufficio Migrantes della diocesi di Andria rappresentare un’opera di street art su quei muri che trasudano di umanità significa lasciare un segno evocativo della parabola del buon samaritano – commenta don Geremia Acri -. Infatti, il titolo dell’opera “Si prese cura…” non è casuale, riprende l’intestazione della lettera pastorale del nostro vescovo Mons. Luigi Mansi”. “La cura nella tradizione cristiana – spiega don Acri – è custodire ed espandere i confini del proprio sé, e la capacità di sentire insieme all’altro, il disagio e la gioia, la sofferenza e la felicità, che implica il riconoscimento della comune umanità a cui tutti apparteniamo. La cura è una postura dell’anima che supera quel senso caritatevole e altruistico della pietà, è un impegno a fare bene per se stessi e per gli altri. La cura è un’attitudine donativo, che si fonda sulla consapevolezza dei propri limiti e sulla nostra condizione di vulnerabilità reciproca con l’Altro. La cura è la leva che apre i nostri cuori perché sottolinea la dimensione affettiva della relazione con le persone e l’ambiente che ci circonda. E oggi è quanto mai urgente ampliare il concetto di cura, e la comunità ecclesiale ha una grande responsabilità, soprattutto quella parte di laici cattolici impegnati nei ruoli pubblici, come la politica e le istituzioni statali”. Il murales sarà inaugurato domani sera, alle 18.30. “Quello che ho fatto – spiega l’artista Daniele Geniale – è stato narrare la parabola per esprimere la mia idea sull’universalità dei valori intrinseci nei testi evangelici. Il mio approccio è stato quello di attualizzare il breve racconto della parabola, usando gli archetipi contemporanei, che sostituiti alle figure del sacerdote e del levita, hanno la stessa funzione di questi ultimi per l’economia del racconto”.  

Migranti: oggi ricorre il sesto anniversario della tragedia di Lampedusa

3 Ottobre 2019 - Lampedusa - Sono passati sei anni da quella che è stata considerata una delle più gravi stragi di migranti del Mediterraneo: era il 3 ottobre 2013 quando una nave partita dalla Libia si rovescia a 800 metri dall’Isola dei Conigli, a Lampedusa. L’imbarcazione ha a bordo tra 520 e 550 persone. Nonostante i tentativi di aggrapparsi a pezzi di relitto, 368 persone muoiono affogate. I superstiti saranno 155, ma qualcuno sostiene che ci siano anche una ventina di dispersi.  

Piacenza: con “Humans” una mostra e un reading sul tema della GMMR

1 Ottobre 2019 -
Piacenza - "Humans: non si tratta solo di migranti: si tratta della nostra umanità”. Riprendendo le parole di Papa Francesco le suore scalabriniane hanno dato questo nome a un evento che si terrà nella Casa provinciale delle sorelle, in piazzetta San Savino 29 a Piacenza, sabato 5 e domenica 6 ottobre. "Humans" è una mostra fotografica e un reading musicale a cui prenderanno parte la fotografa Alice Asinari e la cantautrice Antonella Mattei. La mostra sarà visitabile sabato 5 dalle 19 alle 22.30 e domenica 6 dalle 10 alle 17.30. Il reading musicale, invece, è previsto alle 20.30 di sabato: si tratta di un momento in cui la musica si alterna ad alcune riflessioni con un tema centrale, quello dell’accoglienza e della migrazione. Le letture riguarderanno proprio le storie dei migranti fotografati.
"Le parole dette da Papa Francesco nel corso della Giornata mondiale per i migranti e i rifugiati di domenica scorsa sono per noi uno sprone per fare di più e sempre meglio - ha detto suor Milva Caro, superiora provinciale - Non possiamo restare indifferenti perché deve vincere, sempre, il concetto di umanità nella vita. Questo piccolo evento ha un grande valore simbolico. Noi suore teniamo aperta la porta della nostra casa a tutta la comunità, a chi accoglie e a chi viene accolto".

La suora, i volontari e quel night club in Texas diventato rifugio per i richiedenti asilo

30 Settembre 2019 - McAllen-Texas - Sono le 11 del mattino e il sole picchia anche all’ombra, quando Jorge, 22 anni, texano e messicano insieme riceve una chiamata dagli agenti di frontiera. Hanno appena rilasciato 18 famiglie dai centri di detenzione e sono alla stazione dei bus in attesa che qualcuno dei volontari gli dia indicazioni sul Respite Center, il centro di accoglienza che la Caritas della valle di Rio Grande ha aperto a pochi metri dalla fermata principale. Solo sister Norma Pimentel, con l’audacia e il coraggio dei profeti, poteva trasformare un night club in una casa per migliaia di migranti in fuga da miseria, guerre di bande, instabilità politica. L’ingresso del centro a McAllen è buio, come si addice ad una pista per balli e spettacoli. Qualche neon illumina l’angolo bar ora farmacia, dove sono impilate le cartoline preparate dai bambini della città come segno di accoglienza e la zona guardaroba, ora banco per la registrazione e improvvisata sala d’attesa. Seguendo le frecce sul pavimento ci si ritrova nella sala mensa e nella rudimentale “boutique”, dove la luce naturale risplende su centinaia di materassi impilati ordinatamente e sulle scatole e gli scaffali di vestiti organizzati per taglia. Nella sala successiva accanto alle docce artigianali c’è la sala mensa dove i volontari stanno preparando i sandwich e le bottiglie d’acqua in attesa degli ultimi arrivati. Ed eccoli arrivare e varcare la porta del night smarriti e increduli. Tutti loro tengono per mano o in braccio un bambino o una bambina. Nell’altra mano gli adulti reggono pochi fogli, il loro lasciapassare per gli Usa, per la salvezza. Non hanno altro. Niente zaini, borse, vestiti di ricambio. Solo i jeans e le magliette che indossano e scarpe da tennis senza lacci. Gli agenti dell’immigrazione glieli hanno sequestrati appena messo piede nel centro di smistamento. E’ un’operazione di ruotine nelle carceri per impedire il suicidio di un detenuto, lo è diventata anche nel campo di McAllen, anche se queste mamme e papà non hanno commesso reati e si sono presentati ad una delle porte d’ingresso negli Usa, legalmente e con una richiesta ufficiale di asilo. Sul loro volto si apre un timido sorriso quando i volontari li accolgono con un “Bienvenido” e cominciano a distribuire un elastico per capelli alle donne, una stella adesiva ai bambini e una busta con l’occorrente per una doccia e un cambio. Osservano con curiosità le pareti colorate dai disegni di chi li ha preceduti in questo esodo e che si sono fermati qui per una notte o un giorno, prima di riprendere il viaggio e ricongiungersi ad un parente in un altro stato americano. Jorge, che per questa mattina coordina gli arrivi, comincia a spiegare dove sono e li invita a sedersi in attesa della registrazione, mentre vengono distribuite bottiglie d’acqua e i bambini sono portati in sala mensa per ricevere i sandwich della colazione. Sono le 11.30 ed è il primo pasto da ieri pomeriggio. Peter viene da Houston, Patti dal Colorado, Brittany dalla Pennsilvania, sono qui da qualche giorno o da qualche settimana come volontari e si commuovono seguendo questa processione lenta, sfinita e sollevata allo stesso tempo. Ci sono stati giorni – spiega Peter – in cui ne sono arrivati anche 800. La decisione della corte d’appello con cui si è stabilito che i richiedenti asilo, che giungono in Texas o New Messico senza aver prima fatto richiesta in Messico, saranno esclusi dalla protezione umanitaria, ha ridotto drasticamente i numeri. Ieri ad esempio è entrata solo una famiglia”. La nuova politica “Rimani in Messico” infatti ha generato una lista d’attesa infinita dall’altra parte della frontiera, dove i funzionari americani decidono i numeri da ammettere e non è raro che, parecchie mattine, le porte d’ingresso restino chiuse, mentre i rimpatri, in appena due mesi dall’entrata in vigore sono già arrivati ad oltre ventimila, spesso perchè i migranti non capiscono la lingua quando vengono chiamati e non hanno alcuna assistenza legale. La decisione con cui la corte Suprema, mercoledì scorso, ha riconosciuto al Presidente la legittimità delle sue politiche migratorie, chiude definitivamente le diatribe tra i diversi tribunali locali e federali, che avevevano dichiarato illegale l’ordine esecutivo con cui Trump vietava di fatto l’asilo e costringeva i richiedenti a farlo nei paesi di transito o ad aprire pratiche costosissime nei paesi di provenienza. Carmen e Juan, quindi, non sanno di essere tra gli ultimi ad attraversare il confine di McAllen e ad essere accolti da sister Norma. Sono hounduregni. Parlano solo spagnolo e hanno un bimbo di sei anni che non si stacca dal collo del papà. Mentre i loro compagni di avventura si siedono in attesa di essere registrati, Carmen e Juan si inginocchiano e si abbracciano. Su quella scrostata sedia blu poggiano la fronte e pregano in lacrime, stringendo in mezzo il piccolo. Da quell’altare improvvisato levano un canto di gratitudine, certi che il Dio dei poveri li ascolta, anche se inginocchiati sul pavimento nero di un ex night club. Il loro caso si aggiungerà agli altri 900 mila in attesa nei tribunali americani, dove una richiesta d’asilo impiega circa due anni prima di arrivare sul tavolo di un giudice e decidere per la permanenza o il rimpatrio. Intanto almeno per oggi, respirano libertà e respirano senza paura. (Maddalena Maltese – Sir)

GMMR: consegnato al Papa il Rapporto Immigrazione e una coperta termica

29 Settembre 2019 - Roma – Sono stati consegnati, questa mattina, a Papa Francesco, al termine della Messa per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato una copia del Rapporto Immigrazione realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes dal titolo “Non si tratta solo di migranti” e la coperta termica, simbolo della Campagna “Io accolgo” di cui i due organismi della Cei sono tra i promotori. (R.I.)