Tag: Immigrati e rifugiati

Prima comunione in terra inglese

15 Giugno 2020 - Brixton - Maeve, Oroh, Sasha, Niamh, Laura... i nomi sfilano con un bel sorriso inglese, africano, indiano, portoghese o italiano. Sono una ventina gli adolescenti. Composti, in silenzio, radunati in sacrestia, è il primo dei due gruppi di quest’anno. Ne raccolgo i nomi... All’interno della chiesa Corpus Christi di Brixton, dalle lunghe e antiche vetrate gotiche, la gente, intanto, attende paziente, cullata dal ritmo del pianoforte. Ogni banco ha una famiglia e il posto segnato per il loro ragazzo. Oggi è il giorno della Prima Comunione. Il modo di vestirsi è curato, non ostentato. Due settimane fa, le consegne ai genitori come prepararsi... Un unico fotografo ufficiale, per conservare il clima di preghiera. Solo alla fine la libertà per ognuno di fare delle foto e sarà, come al solito, una cascata divertita di flash. “Le bambine potranno vestirsi in bianco o color crema, ma non è questo l’essenziale” informa un foglietto distribuito, “mentre i ragazzi lo saranno in maniera decorosa”. Nello spirito pratico degli inglesi vi si consiglia anche di prendere il tempo di ringraziare la catechista, di fare digiuno almeno un’ora prima, di seguire i canti e di avvertire le persone invitate di una cerimonia piuttosto lunga... All’ultimo punto, una parola solamente: “Enjoy!” Vivi, per davvero, questo momento! I primi passi sono magici. Viene chiamato il primo ragazzo, che dalla sacrestia avanza quasi fino all’altare. Mamma e papà sono già lì: con l’acqua santa da un grande vaso in cristallo gli tracciano una croce sulla fronte. Dolcemente, come se con le loro mani aprissero un fiore. Lui, si fa, poi, lentamente, un segno di croce sul corpo:”I believe!”(io credo) sussurra. “È il legame con il loro battesimo!” mi soffia Padre Tom. Così, presentano all’assemblea - che guarda incantata - il loro dono di Dio e a Dio il frutto del loro amore. Meditativo, dolcissimo, il commento musicale del pianoforte. Un clima mistico vi invita ad assaporare questi pochi istanti di eternità. E allora, si sente pronunciare il secondo nome... “Life is first, love is second, understanding is third,” si ripete qui in terra inglese e sembra una regola d’oro. La celebrazione continua corale, intensa, ritmata. Alla comunione, si presenta solo un bambino; dietro di lui un grappolo di sei persone: i genitori e qualche parente tra cui il nonno. Chi prende la comunione, chi semplicemente una benedizione. Poi lentamente se ne vanno e lentamente arriva il secondo bambino, attorniato anche lui dal grappolo dei suoi... La fede nasce e cresce in famiglia, si nutre dell’esempio dei suoi, si rafforza con la preghiera tra le pareti domestiche. Get involved. Sì, anche “la famiglia è impegnata in questo cammino”, mi ricorda qualcuno. Viene proposto loro anche il calice, come ogni domenica in tutte le chiese inglesi, ricordando le parole del Signore: “Prendete e mangiate, prendete e bevete!” Quest’assemblea di fedeli dai volti, i colori e le culture differenti sembra un vero mosaico. E la coscienza in questi ragazzi di far parte dello stesso corpo di Cristo è un tesoro impagabile. È lo stesso stupore che vi prende quando si entra in una chiesa inglese, dove razze e culture più diverse dal Caraibi all’India si ritrovano gomito a gomito. Credere insieme allo stesso Cristo, che riunisce l’umanità intera, non è forse un miracolo dei nostri tempi? Avere, così, occhi nuovi e vedere la differenza dell’altro e della sua cultura senza alcuna paura, come una vera ricchezza. Si assapora il gusto della comunione, dell’unità. Anche per noi, per le nostre parrocchie italiane sarà una delle grandi sfide: insegnare a vivere nel mondo d’oggi. Educare all’apertura di mente e di cuore. Non era questa l’unica preoccupazione del Cristo: incontrare, ascoltare, accogliere l’altro in tutta la sua diversità? Per ricordargli quanto egli fosse prezioso allo sguardo di Dio. Nell’originalità del suo cammino.

Renato Zilio

Direttore Migrantes Marche

Migrantes Porto Santa Rufina: ripartono le celebrazioni etniche

12 Giugno 2020 - Porto Santa Rufina - Questa fase di ripartenza della pastorale Migrantes nella diocesi di Porto Santa Rufina  è stata un po' travagliata: la pastorale etnica che prevedeva in ogni Comunità, celebrazioni Eucaristiche, Catechesi per l’iniziazione Cristiana, processioni, Matrimoni, Pellegrinaggi ai Santuari, feste folcloristiche e altro, si è dovuta adattare alle disposizioni previste dai decreti, dalle disposizioni della Cei e dalle diocesi, interrompendo tutte le attività pastorali. Ora la Pastorale è ripartita con solo le celebrazioni eucaristiche con tante difficoltà adattandosi alle disposizioni non solo Diocesane ma anche di quelle Parrocchiali che per prima cosa hanno pensato alle celebrazioni dei Cattolici Italiani, per sopperire alla diminuzione del numero dei posti nelle Chiese, per il distanziamento dovuto nelle disposizioni, hanno aumentato il numero delle loro celebrazioni, qualche volta a discapito delle celebrazioni dei Migranti. Infatti la Comunità Cattolica Romena di Ladispoli che celebrava alla Parrocchia di San Giovanni, ha dovuto spostare la celebrazione delle 9,30, dividendola in due Parrocchie al Sacro Cuore di Gesù (grazie alla solidarietà del Parroco) alle ore 10 e quella di San Giovanni Battista spostata alle 13, Cesano di Roma è rimasta alle 16. La Comunità Cattolica Albanese di Casalotti e dintorni ancora non riparte nella Pastorale. La Comunità Cattolica Polacca di Ladispoli ha dovuto spostare la celebrazione delle 12 da Ladispoli alle 10 alla Cappella insieme ai Frati Minori di Padre Kolbe a Santa Severa, mentre quella di Passo Scuro è rimasta alle 9,30. La Comunità cattolica Polacca San Giovanni Paolo II° via Cassia La Giustiniana, non ha risentito di nessuna restrizione essendo autonoma: la Santa Messa domenica ore 7,30, giorni feriali 7,15; la sera ore 20,45 preghiera del Rosario e Santa Messa, il venerdì Via Crucis. La Comunità Polacca di Pian Del Sole (Ponte Galeria) è slittata alle 11,30. Per permettere la messa in italiano. La Comunità Cattolica Nigeriana di Ladispoli e Cesano, non hanno risentito dei cambiamenti, grazie al parroco. La santa Messa a Ladispoli alle ore 12,00 e a cesano alle ore 13,00. La Comunità Cattolica Slovacca Cattolica nel Collegio Slovacco Giustiniana, non ha risentito restrizioni essendo autonoma. La Santa Messa ore 7,00 tutti i giorni, la domenica anche in italiano ore 10,30 e il giovedì sera alle ore 20 Adorazione, Rosario e Via Crucis. La Comunità Cattolica Filippina di La Storta, ha dovuto spostare la Santa Messa delle ore 11,00 dalla Chiesa di San Giovanni Calabria a La Storta alla Parrocchia di San Pietro e Paolo all’Olgiata alle 15, grazie alla disponibilità del giovane Parroco. La Comunità Cattolica Srilankese ha dovuto spostare la Santa messa delle ore 11,00 dalla Cappella delle Suore di Nostra Signora del Sacro Cuore in Via Cassia 1826 nella Parrocchia Beata Maria Vergine Immacolata della Giustiniana. La Comunità Caldea Cattolica non ha risentito di nessuna restrizione alla ripartenza essendo autonoma. Ho partecipato ai convegni online della Fondazione Migrantes  facendo presente, insieme ai tanti direttori, delle difficoltà che avevamo tutti. Spero che le tante indicazioni che sono state date siano utili. Ora la nostra preoccupazione è non solo come ripartire con la pastorale dei Migranti, ma anche come celebrare la festa della giornata mondiale dei Migranti e Rifugiati che si svolgerà il 27 settembre. Eravamo tutti abituati a una grandissima festa insieme Italiani e Stranieri con i loro canti le loro Tradizioni religiose e culturali; dopo la celebrazione presieduta dal vescovo si svolgeva una grande agape fraterna condivisa con tutti i presenti. Al più presto ci incontreremo con tutti i Responsabili Sacerdoti e Laici per pensare insieme il da farsi. Speriamo che, sia nei prossimi incontri Nazionali Migrantes per i nuovi direttori e collaboratori che si svolgeranno a luglio e i primi di settembre, che da quelli Regionali vengano fuori delle buone idee pastorali. (Enzo Crialesi - Direttore Migrantes Porto Santa Rufina)

Scalabriniani: ancora morti “di periferia”

12 Giugno 2020 -
Roma - Non è ancora nota la sua identità, è forse non lo sarà mai, ma tra le fiamme divampate questa mattina alle 6 nel 'ghetto di Borgo Mezzanone' (Foggia) giace ancora il corpo carbonizzato di una persona che dormiva in una baracca.
Quelli che si apprende minuto dopo minuto è che di sicuro sia una persona proveniente dall'Africa, evidenzia una nota dei padri Scalabriniani.
Borgo Mezzanone non ha cessato di ospitare, poco fuori del centro abitato, un insediamento abusivo, un pezzo di terra detto 'ex pista', anche durante il tempo della pandemia.  “Le 1500 persone che lo occupano sono le stesse che si è cercato di regolarizzare a ridosso della stagione dei raccolti ormai alle porte”, ricorda padre Mauro Lazzarato, superiore dei missionari Scalabriniani di Europa e Africa: "non c'era bisogno dell'ennesima tragedia per denunciare che il riconoscimento giuridico e l'impiego nel lavoro nei campi su cui tanto si discute vengono dopo l'accoglienza e la protezione necessaria e decisiva perché sia fatta salva innanzitutto la vita di ogni essere umano presente sul nostro territorio e si riconosca quella dignità che nessuna regola restrittiva o economica deve ignorare”, aggiunge padre Lazzarato .
 A questa tragedia fa il paio quanto riferito dalla cronaca qualche giorno fa: i soprannomi ingiuriosi e dispregiativo attribuiti agli sfruttati nei campi in Calabria. "Crediamo - spiega la nota - che le difficoltà ad uscire da una crisi che tutti stiamo attraversando, non possono giustificare nessuna barbarie".

Ismu: in Lombardia sanatoria per 37mila immigrati

12 Giugno 2020 -

Milano - Sarebbero poco più di 37 mila le persone di nazionalità straniera senza permesso di soggiorno che potrebbero accedere alla sanatoria 2020 e che lavorano in agricoltura e negli altri settori o nel «badantato» inLombardia: circa 28 mila tra domestici, baby sitter e assistenti domiciliari (per l’85% donne); e circa 9 mila impiegati nei campi agricoli (per l’85% uomini). Questa la stima dell’Ismu su dati delle ultime due annualità di ricerca dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità (Orim). Nel complesso, dunque,potrebbero sanare la propria posizione di irregolarità un terzo dei 112 mila irregolari stimati in Lombardia dall’Orim al 1 luglio 2019. In particolare, va evidenziato che il gruppo interessato alla regolarizzazione presenta un’elevata differenza di genere: due donne irregolari nel soggiorno su tre potrebbero teoricamente presentare domanda (perchè nel settore del «badantato» e dell’aiuto domestico si concentra quasi tutto il lavoro irregolare femminile), contro meno di un uomo irregolare ogni sette (perchè il settore agricolo impegna solo una piccola parte degli stranieri in Lombardia). Si prefigura pertanto, conclude Ismu, una regolarizzazione sempre in linea teorica altamente selettiva a favore della componente femminile.

La sorpresa dei volontari stranieri: “Noi, al servizio di chi ci ha accolti”

12 Giugno 2020 -

Milano - Cronache di una piccola rivoluzione, quella del volontariato degli stranieri in Italia. Quella compiuta negli ultimi 25 anni dagli immigrati, che perlopiù sono regolari (circa 5,8 milioni) e continuano a integrarsi, ad acquisire la cittadinanza a ritmo sostenuto (nonostante i limiti della legge del 1992) e svolgono attività solidali per restituire quanto ricevuto nei confronti della comunità che li ha accolti. A impegnarsi in queste attività per il bene comune, sono soprattutto donne giovani e con un alto livello di istruzione.

Uno studio che verrà pubblicato il 22 giugno dimostra per la prima volta che sta aumentando il numero delle persone straniere regolarmente residenti nel Belpaese e impegnate a titolo gratuito nelle associazioni. La prima ricerca nazionale sull’argomento, che stravolge tutti gli stereotipi imperanti nei media e nei social che contribuiscono a metterci stabilmente all’ultimo posto (secondo Ipsos–Ocse) nella classifica dei più disinformati in materia nel mondo occidentale, si intitola “Volontari inattesi. L’impegno sociale delle persone di origine immigrata” (Erickson), promossa da Csvnet e realizzata dal Centro studi Medì di Genova. Gli autori sono il sociologo Maurizio Ambrosini, docente della facoltà di Scienze politiche alla Statale di Milano, da anni esperto di migrazioni e membro del Cnel, e Deborah Erminio (Università di Genova, Centro Medì). Ha collaborato la rete dei Centri di servizio per il volontariato raccogliendo dati at- traverso centinaia di questionari e interviste. L’immagine assistenziale dei migranti, visti solo come destinatari di accoglienza e aiuto, viene ribaltata. Un gran numero si impegna nelle forme più disparate di solidarietà a favore degli italiani. Ambrosini, Erminio e il Centro Medi hanno utilizzato 658 questionari e più di 100 interviste, effettuate in 163 città italiane a immigrati volontari residenti stabilmente e provenienti da 80 Paesi. Le loro esperienze sono avvenute in cinque grandi reti nazionali del non profit (Avis, Aido, Fai, Misericordie, Touring Club) che li hanno coinvolti nelle loro attività. La prima nota di rilievo è che il 52 % dei volontari immigrati è donna; il 42% ha un’età media tra 20 e 35 anni. Vivono in Italia da circa 15 anni e il 4% è nato nel nostro Paese. Il 42 % è cittadino italiano, 6 su 10 lavorano, il 41 % è laureato mentre i diplomati si attestano al 36. Più della metà dei volontari di origine straniera s’impegna con una media di circa 6 anni di attivismo. I più saltuari rappresentano un quarto circa del campione, con un’esperienza di volontariato di circa 3–4 anni. Si tratta soprattutto di casalinghe oppure persone che lavorano in modo occasionale o che hanno un impiego part–time.

L’associazione nella quale svolgere attività si trova perlopiù con il passaparola, mentre nei campi di impegno al primo posto si collocano le attività culturali anche a sfondo sociale come la promozione del patrimonio, l’organizzazione di mostre e visite guidate ma anche progetti educativi con bambini e ragazzi in doposcuola o sostegno scolastico. Seguono le iniziative ricreative e di socializzazione – feste, eventi, sagre – insieme ai servizi di assistenza sociale negli sportelli di accoglienza e ascolto, mensa sociale, distribuzione di vestiario o di pacchi alimentari. Sono molto coinvolti inoltre negli empori solidali delle Caritas diocesane, dove persone e famiglie in difficoltà economica possono fare la spesa gratuitamente. Secondo il primo rapporto Caritas Italiana e Csvnet del dicembre 2018, i volontari stranieri sono presenti in un terzo dei quasi 200 empori con una media di quattro unità per servizio. Lo si è visto, del resto, in questi mesi di emergenza alimentare per i più poveri dovuti alla pandemia. L’impegno individuale – senza far parte di un gruppo o associazione – riguarda un quarto dei volontari immigrati, stessa percentuale di chi sceglie di fare volontariato più strutturato.

La metà non aveva mai fatto attività spontanee e gratuite per la comunità nel proprio paese di origine e in Italia ha fatto la sua prima esperienza. Le motivazioni? La causa per cui opera l’associazione, seguita dalla possibilità di svolgere attività con gli amici, oltre alla possibilità di incontrare altre persone. Ora è tempo di accorgersi che la società è cambiata e va cambiata la narrazione per adeguarsi alla nuova realtà cresciuta in silenzio. E chissà che con un racconto nuovo degli stranieri che sono autentiche risorse, non si inizi a contrastare l’odio, il razzismo e la xenofobia. (Paolo Lambruschi - Avvenire)

Colombia: venezuelani bloccati ai limiti della sopravvivenza 

11 Giugno 2020 - Roma - Almeno 500 persone si ritrovano bloccate da circa quindici giorni nella capitale colombiana. Sono i migranti venezuelani costretti a tornare nel proprio paese, ma, allo stesso tempo, senza la possibilità di farlo a causa dello scontro tra Bogotá e Caracas. Hanno perso l'alloggio in cui vivevano durante la serrata legata alla pandemia. E adesso si ritrovano in condizioni ai limiti della sopravvivenza: niente acqua potabile per loro, che passano la notte in tende di fortuna allestite lungo le strade. La situazione dei migranti è precipitata con la chiusura del Paese. Attivi molto spesso in lavori informali, infatti, si sono ritrovati senza soldi. Con la prima conseguenza che nella Colombia impegnata contro il coronavirus i senzatetto sono improvvisamente aumentati. “Io sono qui con mia moglie da più di 15 giorni”, dice Pelemaco Rivera, 46 anni, migrante venezuelano a RedattoreSociale: “Prima che arrivasse l'emergenza sanitaria lavoravo in un autolavaggio, ma da oltre due mesi non so come pagare l'affitto. Circa un mese fa ci siamo ritrovati a vivere per strada, sopravviviamo grazie alle donazioni e al cibo che ci regalano. Non ci resta altra possibilità che ritornare in Venezuela”. Una situazione a cui nulla è valso il “decreto anti-sfratto” del governo di Ivan Duque, scerive l’agenzia spiegando che tornare in Venezuela per chi ancora sta in Colombia non è così semplice. L'agenzia nazionale Migración Colombia, infatti, permette a non più di 300 persone al giorno di passare il confine, che peraltro non è aperto tutti i giorni. Secondo le autorità della Colombia, sui circa 1,8 milioni di venezuelani presenti, quelli che finora sono riusciti a rientrare sono ufficialmente oltre 135mila. A complicare tutto c’è la tensione tra Caracas e Bogotá. Oltre agli ordini impartiti alle autorità frontaliere della Colombia, che devono "consegnare" i migranti in uscita alle autorità venezuelani. Per evitare assembramenti, inoltre, non è permesso andarsene in autobus. E da Caracas l'accusa espressa dal presidente Nicholas Maduro è quella di lasciare passare persone risultate positive al nuovo coronavirus. Tra le 484 persone bloccate a nord di Bogotá' assistite dal Consiglio norvegese per i rifugiati ci sono 125 minori, 16 anziani e sei donne incinte.

Naufragio migranti: recuperati 34 cadaveri

11 Giugno 2020 -

Roma - Sono stati recuperati i corpi di 34 dei 53 migranti a bordo di un barcone naufragato l’altro giorno nel Mediterraneo. I cadaveri sono stati recuperati dalla Marina tunisina nell’area di mare situata tra El Louza (Jebeniana) e Kraten al largo delle isole Kerkennah, teatro del naufragio del barcone partito da Sfax nella notte tra il 4 ed il 5 giugno e diretto verso le coste italiane. Lo rende noto il sito informativo Tunisie numerique precisando che i corpi rinvenuti appartengono a 22 donne, 9 uomini, 3 bambini, di vari paesi dell’Africa sub-sahariana e un tunisino originario di Sfax, che sarebbe stato al timone del peschereccio affondato. Marina militare e Guardia costiera sono ancora al lavoro alla ricerca di altri dispersi.

Comece-Secam: “cooperazione multilaterale, ecologia, migranti”

11 Giugno 2020 - Bruxelles - “Siamo fermamente convinti che l’Africa e l’Europa potrebbero diventare i motori per il rilancio della cooperazione multilaterale”, affermano i presidenti di Comece (Commissione degli episcopati dell’Unione europea) e Secam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar) nell’introduzione del documento “Fiorisca la giustizia e abbondi la pace per sempre” diffuso ieri in vista del vertice Ue-Unione africana del prossimo ottobre che si propone la definizione di una partnership di lungo periodo tra le due sponde del Mediterraneo. Si tratta di un vertice particolarmente delicato, che si sta preparando, e probabilmente si svolgerà, nel pieno della pandemia Covid-19 la quale investe il mondo intero, con effetti devastanti nei due continenti. “In un momento in cui il mondo è colpito dalla pandemia Covid-19 e dalle sue pesanti conseguenze”, i presidenti di Comece e Secam, rispettivamente il card. Jean-Claude Hollerich e il card. Philippe Nakellentuba Ouédraogo, richiamano l’attenzione sulle persone fragili e in difficoltà, le famiglie, le comunità locali, i migranti. Nel contributo congiunto, preparato dai rispettivi segretariati con sede a Bruxelles e ad Accra, si “incoraggiano – spiega una nota che accompagna il testo – i decisori politici europei e africani a orientare i loro lavori preparatori sui principi della dignità umana, responsabilità e solidarietà, sottolineando al contempo l’opzione preferenziale per i poveri, la salvaguardia del Creato e la ricerca del bene comune”. Commentando il lancio del contributo congiunto, il card. Hollerich ricorda le radici comuni e la vicinanza geografica dell’Europa e dell’Africa e sottolinea “la responsabilità dell’Europa di condividere la pace e la prosperità con i suoi vicini”. Il documento dei vescovi dei due continenti offre anche una serie di “raccomandazioni politiche specifiche”, volte a “rimodellare le relazioni politiche ed economiche intercontinentali per stabilire un partenariato equo e responsabile incentrato sui cittadini”. A questo proposito, i vescovi europei e africani invocano un partenariato per lo sviluppo umano integrale, l’ecologia integrale, la sicurezza umana e la pace, nonché per le popolazioni in movimento.

La danza del pane

10 Giugno 2020 - Jesi - Ormai in prossimità della festa del Corpus Domini, del “Pane di vita”, le nigeriane me ne parlano ancora, me lo ricordano… Lo rivivono con un’emozione segreta, intensa. E vorrebbero ripetere l'esperienza appena possibile: la danza del pane. Era nell’estate scorsa, nel caldo afoso di Jesi, vecchia Marca anconetana, quarantamila abitanti nel fondo di una pianura, stretta da colline come nel fondo di un catino. Ma più di un centinaio di Nigeriani, vestiti a festa con i loro lunghi abiti multicolori, provenienti da tutte le Marche, non si sono scoraggiati. Anche loro risentono dell'afa. Le  donne mi ripetevano: “In Nigeria camminiamo per ore con il carico sulla testa a 40 gradi… ma qui non ce la facciamo.. Ma oggi è festa, Mothering Sunday, ci ritroviamo tra lontani…”. E inizia la Messa. E così pure i loro canti ritmici, le  movenze del corpo accompagnate dal battito delle mani, gli strumenti a percussione e le voci soliste con quelle corali che non possono non far sciogliere anche i più estranei in una vibrazione, che accompagna i ritmi naturali del corpo: il respiro, il passo, il battito del cuore. Qualcosa ti prende anche se non si spiega come o perché. Ti prende e basta. E non ti lascia come ti trova: ti scuote, ti sbalza, ti sovverte, ti butta sottosopra. È un incanto... All'offertorio, dopo l'omelia di don Cristiano, prete diocesano, italiano ma poliglotta, ecco si snoda la danza del pane. Una enorme pane rotondo di quasi cinque chilogrammi, croccante, dorato, profumatissimo, offerto da un antico panificio di Loreto, è portato in processione. Porta una grande, bella croce al centro. Ed è come un’ostia gigante, che parla della vita dell’uomo e della vita di Dio. E di un mondo che sa trasformarsi, per raggiungere entrambi. Tutte le donne seguono in una fila interminabile, che solca lo spazio della chiesa. Quasi in un unico corpo, un unico passo, un unico canto. I ritmi della musica assecondano movenze di corpi flessuosi di uomini, di bambini dai vestiti etnici, lunghi, fantasiosi e coloratissimi. Mosse dolci, ritmate, lente. Con un’eleganza soave, armoniosa, la lunghissima fila va verso l’altare… in una gestualità che sa di grande sacralità. Quel pane prolungherà l'effetto dell'Eucaristia nel banchetto che poi segue. Verrà spezzato in piccole parti, consegnato ai vari gruppi e famiglie, perché per i giorni seguenti rimanga un po' di sapore di festa, sapore di fraternità che si è celebrata insieme. E ricordo, in fondo, del senso di ogni vita di migrante. Vivere è saper spezzare la propria esistenza come il pane. Romperla… sì, rompere tutti propri legami, le proprie alleanze, le proprie abitudini. Ma per far vivere, nutrire gli altri. Per far vivere il mondo.

don Alberto Balducci

Direttore Migrantes Jesi

Migrantes Andria: un rifugio ospitale anche per la notte

10 Giugno 2020 - Andria - Durante l’emergenza sanitaria per contenere il contagio l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Andria ha allestito un rifugio per dare sostegno concreto alle situazioni di maggiore fragilità sociale ed economica. La Casa di Accoglienza “Santa Maria Goretti”, spiega il direttore Migrantes, don Geremia Acri, ha assicurato sinora servizi diurni e non vi sono sul territorio luoghi per un’accoglienza notturna di persone che vivono per strada. Offrire un posto accogliente per la notte è l’ennesima risposta della Chiesa, un segno di attenzione nei confronti di tutte quelle persone che nel momento del bisogno non trovano soluzioni in grado di rispondere a esigenze materiali immediate. Il tempo vacillante di questa stagione ci mette di fronte al bisogno sempre più impellente di aiutare quelli della 'prima volta': quelli che la ripresa del lavoro è dura; quelli che hanno contratto mutui, affitti onerosi per le loro attività commerciali e artigianali che stentano a decollare nuovamente; quelli che il peso delle troppe incognite hanno reso fragili dal punto di vista psicologico; e quelli che hanno bisogno di trovare una nuova strada per sostenere la propria vita e quella dei propri cari. Ora chi è rimasto senza un tetto sa di non essere dimenticato. Grazie ai volontari che prestano il loro servizio presso la Casa di Accoglienza. (Sabina Leonetti -  Avvenire)

Don La Magra: “la violenza non risolve i bisogni di tutti, no a capri espiatori”

10 Giugno 2020 -  Lampedusa - “Nessuno ha rivendicato questi gesti ma il messaggio sembra chiaro. Fa rabbia l’idea che si usi la violenza per rivendicare i diritti della popolazione, perché non sono i migranti ad ostacolare ciò che è giusto per i lampedusani, né c’è una competizione tra i diritti delle persone”. A distanza di alcuni giorni dagli incendi ai “cimiteri dei barconi” a Lampedusa e dall’oltraggio alla Porta d’Europa, monumento simbolo dell’accoglienza alle persone migranti, don Carmelo La Magra, parroco di San Gerlando, unica parrocchia dell’isola, esprime al Sir la sua amarezza: “Certamente è qualcosa che nasce all’interno dell’isola. Non credo sia una sommossa popolare ma l’iniziativa di poche persone che cercano di farsi sentire usando metodi violenti”. Nella piccola comunità di Lampedusa, ammette, “un po’ di tensione si avverte, perché si soffre per la crisi economica provocata dalla chiusura delle attività e non si sa ancora se si riuscirà a lavorare quest’estate. Perciò è facile trovare un capro espiatorio".

Efal: formazione operatori sanitari in emergenza Covid-19

10 Giugno 2020 -  Roma - L’EFAL in qualità di Ente di Formazione Professionale è impegnato da sempre nella formazione rivolta agli operatori sociali e multidisciplinari che si occupano di accoglienza. Negli ultimi anni grazie anche alla convenzione con l’Università di Siena, EFAL si occupa di somministrazione degli esami per la certificazione della lingua italiana. Questo ha permesso al “nostro Ente – dice la direttrice Maria Pangaro - di avere una maggiore conoscenza dei fabbisogni formativi e in queste settimane di grande difficoltà per tutti per via della pandemia che ha colpito anche il nostro Paese, l’EFAL ha strutturato una serie di corsi visionabili anche sul sito www.efal.it tra cui un percorso in webinar  della durata di 4 ore per formare e informare operatori impegnati nella prima accoglienza Fami e nella seconda accoglienza Siproimi”. La formazione missione di EFAL è “necessaria in questa fase storica per l’Italia e solo attraverso momenti dedicati è possibile salvaguardare la salute di tanti operatori ma al tempo stesso degli ospiti stranieri”, conclude Pangaro.  

Migrantes Casa S. Barbara: il cuore aperto al mondo nel tempo della pandemia

9 Giugno 2020 - Caltanissetta - Casa S. Barbara: è il luogo in cui si sta realizzando un progetto di accoglienza dei giovani migranti, rifugiati e richiedenti asilo, a cura dell’Ufficio Diocesano Migrantes, della Caritas Diocesana, della parrocchia S. Barbara e dell’UISG (Unione Internazionale Superiore Generali) che opera a Caltanissetta dedicandosi all’integrazione dei migranti. Sei giovani, provenienti da tre diversi paesi dell’Africa (Nigeria, Mali e Camerun) che parlano lingue diverse e professano diverse religioni (un musulmano e cinque cattolici in questa fase), un nucleo familiare di due giovani nigeriani con una bimba di sei mesi, hanno trovato accanto alla parrocchia S. Barbara una casa in cui vivere dignitosamente, seguendo percorsi di formazione e di inserimento lavorativo per conquistare autonomia e vivere responsabilmente l’integrazione. Oltre ai volontari della Migrantes (coordinati da Donatella D’Anna) e all’appoggio della Caritas (guidata da Giuseppe Paruzzo), la parrocchia, storica presenza nel Villaggio S. Barbara costruito nel dopoguerra per ospitare i minatori dello zolfo alla periferia di Caltanissetta, oggi retta dal generoso giovane parroco Don Marco Paternò, segue con sollecitudine il percorso dei giovani rifugiati, curando la costruzione di rapporti virtuosi con la comunità parrocchiale. “Sono state coinvolte anche famiglie-tutor, che seguono i giovani come genitori, accompagnandoli nell’integrazione senza sostituirsi ad essi” dichiara Donatella D’Anna, direttrice dell’Ufficio Migrantes, promuovendo la loro autonomia con un rinforzo affettuoso di autostima che recuperi lo sradicamento di chi ha dovuto abbandonare in un altro continente famiglia ed affetti per tentare un futuro possibile a migliaia di chilometri lontano. La comunità ha cominciato a funzionare a Casa S. Barbara il 5 marzo, mentre partiva il lockdown per la pandemia, un segno di apertura nell’obbligo della chiusura, che anche in questa periferia della società sta tessendo i legami della solidarietà, mettendo in pratica quel “nessuno si salva da solo” pronunciato da Papa Francesco.    

Sanatoria 2020: più salute e giustizia

9 Giugno 2020 - Roma - E’ stato importante che la drammatica situazione sanitaria e la conseguente e necessaria tutela della salute di ogni persona – secondo il dettato costituzionale – abbia portato a valutare l’emersione dal lavoro nero di lavoratori in cinque ambiti importanti: l’agricoltura, la zootecnia e la pesca, l’assistenza alla persona, il lavoro domestico. Il collegamento salute e lavoro – uno degli aspetti fondamentali nello Statuto dei lavoratori – che compie quest’anno il suo cinquantesimo anno – ha trovato una sensibilità politica, economica e sociale capace di valorizzarlo e concretamente attuarlo. Non è possibile immaginare quanti saranno i beneficiari, anche alla luce della difficile situazione economica innescata dal Covid 19. Alcune stime parlano di 150.000- 200.000 lavoratori: fossero anche poche persone, di fatto un diritto dei lavoratori, quello alla salute, viene tutelato, portandosi con sé anche una regolarizzazione sul piano legale e giuridico che porterà ulteriori benefici sia ai lavoratori come alle nostre comunità. Dalla regolarizzazione sono esclusi i migranti che hanno commesso reati legati al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, o alla droga o a reati con l’arresto in fragranza. Anche questa attenzione a una regolarizzazione che non sacrifichi un altro aspetto importante, come la giustizia e la sicurezza, è un ulteriore elemento che rende la sanatoria 2020 un atto politico e giuridico importante. La sanatoria con l’emersione del lavoro nero rende ulteriormente evidente – qualora fosse stato ancora necessario – che l’attuale normativa sull’immigrazione, cioè la Bossi-Fini la legge Bossi Fini – con i meccanismi di incontro tra domanda e offerta di lavoro legati a decreti flussi non funziona e ha generato in quasi vent’anni solo sfruttamento, lavoro nero, evasione fiscale, morte e ingiustizia, nessuna tutela previdenziale e sanitaria. Per questo ci si augura che le forze politiche mettano mano a una revisione legislativa che sia veramente capace di tutelare i diritti dei lavoratori e le nostre comunità.

Migrazioni: i 9 punti del documento all’Ue firmato da Italia, Spagna, Grecia Cipro e Malta.

9 Giugno 2020 - Roma - “Per la prima volta cinque Paesi mediterranei dell’Unione europea hanno presentato alla Commissione una proposta politica in vista dell’imminente elaborazione di una nuova strategia comune e solidale sull’immigrazione e l’asilo. È un passo importante, tra l’altro, per il riconoscimento, della specificità delle frontiere marittime esterne dell’Unione e dell’obbligatorietà delle procedure di ricollocamento dei migranti tra i partner della Ue”. Lo aveva affermato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese al termine del Consiglio affari interni dei ministri Ue lo scorso 5 giugno scorso, evidenziando le peculiarità del documento condiviso da Cipro, Grecia, Italia, Malta e Spagna in vista dei prossimi negoziati per la definizione di una nuova strategia migratoria dell’Unione europea. Il testo è ora presente nel sito del Governo italiano – Ministero dell’Interno. Nove i punti da valorizzare nell’ambito dell’agenda dell’Ue: il riconoscimento della specificità della gestione delle frontiere marittime; la ricollocazione obbligatoria tra tutti gli Stati membri dei migranti che sbarcano a seguito di operazioni Sar; l’adozione di un sistema comune europeo per i rimpatri; l’individuazione di Linee guida per l’attività di ricerca e soccorso in mare da parte delle imbarcazioni private; il superamento del criterio della responsabilità del Paese di primo ingresso stabilito dal regolamento di Dublino; l’introduzione di un meccanismo obbligatorio e automatico per la ridistribuzione pro quota delle richieste di asilo; l’adozione di un sistema di asilo che tuteli i diritti ma che consenta, allo stesso tempo, di prevenire gli abusi; la previsione a carico del Paese di primo ingresso soltanto delle procedure di pre-screening per i necessari accertamenti sanitari e di sicurezza; il rafforzamento delle politiche di collaborazione con i Paesi terzi, in particolare con quelli del Nord Africa e del Medio Oriente.  

Viminale: 5.472 i migranti arrivati in Italia nel 2020

8 Giugno 2020 -

Roma - 5.472: questo il numero delle persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei quasi 5.500 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 1.050 sono di nazionalità bengalese (19%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (839, 15%), Costa d’Avorio (685, 13%), Sudan (456, 8%), Algeria (372, 7%), Marocco (322, 6%), Somalia (228, 4%), Guinea (224, 4%), Mali (167, 3%), Nigeria (123, 2%) a cui si aggiungono 1.006 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

 

L’incendio dei barconi, l’offesa a Lampedusa

8 Giugno 2020 - Lampedusa - A distanza di pochi giorni dallo sfregio della Porta d’Europa, sono stati incendiati i relitti dei barconi di migranti, in quelli che sono chiamati i cimiteri dei barconi. Una sorta di museo a cielo aperto delle carrette del mare su cui migliaia di persone sono arrivate sull’isola di Lampedusa, un modo anche per mantenere viva la memoria delle persone migranti morte in mare. Sono state necessarie circa sette ore per avere la meglio sulle altissime fiamme che hanno ridotto in cenere una cinquantina di carrette del mare.  

Viminale: 5.461 i migranti sbarcate nel 2020 sulle coste italiane

5 Giugno 2020 -
Roma - Sono finora 5.461 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Degli oltre 5.400 migranti sbarcati in Italia dall'inizio dell'anno 1.044 sono di nazionalità bengalese (19%). Gli altri provengono da Tunisia (818, 15%), Costa d’Avorio (684, 14%), Sudan (398, 7%), Algeria (372, 7%), Marocco (322, 6%), Somalia (228, 4%), Guinea (214, 4%), Mali (165, 3%), Nigeria (117, 2%) a cui si aggiungono 1.099 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Amnesty: il Rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo

5 Giugno 2020 - Roma – Ogni anno Amnesty International pubblica un rapporto sulla situazione dei diritti nel mondo. In questi l’analisi approfondita  dei fatti salienti del 2019 – dai conflitti alle crisi dei rifugiati e del clima, fino alla repressione delle libertà individuali – e delle prospettive per il 2020 si trovane in un volume pubblicato da Infinito Edizioni. Il volume contiene panoramiche regionali e schede su una serie di paesi-chiave, tra cui l'Italia, per avere una visione chiara e consapevole del mondo in cui viviamo. Racconta anche i non pochi successi di un movimento globale per i diritti umani sempre più reattivo e forte, del quale attiviste e attivisti di Amnesty International sono protagonisti. Il Rapporto di Amnesty International continua a essere un riferimento indispensabile per ricercatori, avvocati, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni, associazioni, attivisti e per tutte le persone che non si arrendono all’idea che il cambiamento sia impossibile, spiegano gli autori.

Guterres: “nessuno Stato può combattere la pandemia o gestire le migrazioni da solo”

4 Giugno 2020 - Roma - “Covid-19 continua a devastare soprattutto le esistenze dei più vulnerabili con maggior virulenza. Ciò è particolarmente vero per i milioni di persone che si muovono: rifugiati e sfollati costretti a fuggire violenze e disastri, o migranti in situazioni precarie”. Lo ha affermato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, nel suo nuovo documento programmatico intitolato “Covid-19 e persone in movimento”. Essi, ha evidenziato “sono ora alle prese con una triplice crisi”, “sanitaria”, “socio-economica” e una “crisi di protezione”. Infatti, “più di 150 Stati hanno imposto restrizioni alle frontiere per contenere la diffusione del contagio. Almeno 99 di questi non hanno fatto alcuna eccezione per le persone in cerca di asilo dalle persecuzioni”. Al tempo stesso, “la paura del Covid-19 ha portato alle stelle xenofobia, razzismo e stigmatizzazione”.