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Rapporto Italiani nel Mondo: “aiutare al rispetto della diversità e di chi, italiano o cittadino del mondo, si trova a vivere in un Paese diverso da quello in cui è nato”

25 Ottobre 2019 -

Roma - Il Rapporto Italiani nel Mondo 2019, presentato a Roma questa mattina, attraverso analisi sociologiche e linguistiche, aneddoti e storie fa riferimento al tempo in cui erano gli italiani ad essere discriminati, risvegliando “il ricordo di un passato ingiusto – spiega il testo - non per avere una rivalsa sui migranti di oggi che abitano strutturalmente i nostri territori o arrivano sulle nostre coste, ma per ravvivare la responsabilità di essere sempre dalla parte giusta come uomini e donne innanzitutto, nel rispetto di quel diritto alla vita (e, aggiungiamo, a una vita felice) che è intrinsecamente, profondamente, indubbiamente laico”. Si tratta dunque di “scegliere non solo da che parte stare, ma anche che tipo di persone vogliamo essere e in che tipo di società vogliamo vivere noi e far vivere i nostri figli, le nuove generazioni”. La Fondazione Migrantes auspica che questo studio possa “aiutare al rispetto della diversità e di chi, italiano o cittadino del mondo, si trova a vivere in un Paese diverso da quello in cui è nato”.

Rapporto Italiani nel Mondo: 128 mila partenze nell’ultimo anno

25 Ottobre 2019 -

Roma - Da gennaio a dicembre 2018 si sono iscritti all’AIRE 242.353 italiani di cui il 53,1% (pari a 128.583) per espatrio. L’attuale mobilità italiana continua a interessare prevalentemente i giovani (18-34 anni, 40,6%) e i giovani adulti (35-49 anni, 24,3%). Il 71,2 è in Europa e il 21,5% in America (il 14,2% in America Latina). Sono ben 195 le destinazioni di tutti i continenti. Il Regno Unito, con oltre 20 mila iscrizioni, risulta essere la prima meta prescelta nell’ultimo anno (+11,1% rispetto all’anno precedente). Al secondo posto, con 18.385 connazionali, vi è la Germania (-8,1%). A seguire la Francia (14.016), il Brasile (11.663), la Svizzera (10.265) e la Spagna (7.529). E’ quanto evidenzia il rapporto Italiani nel Mondo presentato a Roma questa mattina.

Le partenze nell’ultimo anno hanno riguardato 107 province italiane. Con 22.803 partenze continua il solido “primato” della Lombardia, seguita dal Veneto (13.329), dalla Sicilia (12.127), dal Lazio (10.171) e dal Piemonte (9.702).

Rapporto Italiani nel Mondo: circa 5.300mila gli italiani residenti all’estero

25 Ottobre 2019 -

Roma - Su un totale di oltre 60 milioni di cittadini residenti in Italia a gennaio 2019, alla stessa data l’8,8% è residente all’estero. In termini assoluti, gli iscritti all’AIRE, aggiornati al 1° gennaio 2019, sono 5.288.281. E’ quanto emerge dal Rapporto Italiani nel Mondodella Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma.

Dallo studio si evidenzia che dal 2006 al 2019 la mobilità italiana è aumentata del +70,2% passando, in valore assoluto, da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’AIRE a quasi 5,3 milioni.

Quasi la metà degli italiani iscritti all’AIRE è originaria del Meridione d’Italia (48,9%, di cui il 32,0% Sud e il 16,9% Isole); il 35,5% proviene dal Nord (il 18,0% dal Nord-Ovest e il 17,5% dal Nord-Est) e il 15,6% dal Centro.

Oltre 2,8 milioni (54,3%) risiedono in Europa, oltre 2,1 milioni (40,2%) in America. Nello specifico, però, sono l’Unione Europea (41,6%) e l’America Centro-Meridionale (32,4%) le due aree continentali maggiormente interessate dalla presenza dei residenti italiani. Le comunità più consistenti si trovano, nell’ordine, in Argentina (quasi 843 mila), in Germania (poco più di 764 mila), in Svizzera (623 mila), in Brasile (447 mila), in Francia(422 mila), nel Regno Unito (327 mila) e negli Stati Uniti d’America (272 mila).

Migrantes: la mobilità italiana. Il tempo delle scelte

25 Ottobre 2019 -

Roma - È stata presentata oggi a Roma la XIV edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes. Con il contribuito di circa 70 studiosi italiani e non, la mobilità dall’Italia e nell’Italia è analizzata partendo dai dati quantitativi (socio-statistici). L’approfondimento di questa edizione è dedicato alla percezione delle comunità italiane nel mondo: “Quando brutti, sporchi e cattivi erano gli italiani: dai pregiudizi all’amore per il made in Italy”. Il Rapporto Italiani nel Mondo riflette cioè sulla percezione e sulla conseguente creazione di stereotipi e pregiudizi rispetto al migrante italiano. Il fare memoria di sé diventa quindi occasione per meglio comprendere chi siamo oggi e chi vogliamo essere.

Senza distogliere lo sguardo

3 Ottobre 2019 - Roma - Ricordiamo oggi il naufragio del 3 ottobre 2013 a poche decine di metri da Lampedusa, che causò la morte di 368 innocenti. Non si tratta del ricordo di un evento passato, ma di una tragedia che continua, perché, anche se nel silenzio dei media e nell’indifferenza dei più, ogni giorno continuano a morire nel Mediterraneo persone che fuggono da guerre, miseria, violenza. Ma, ci ha ricordato il Papa domenica scorsa nell’omelia per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato “ come cristiani non possiamo essere indifferenti di fronte al dramma delle vecchie e nuove povertà, delle solitudini più buie, del disprezzo e della discriminazione di chi non appartiene al “nostro” gruppo. Non possiamo rimanere insensibili, con il cuore anestetizzato, di fronte alla miseria di tanti innocenti. Non possiamo non piangere. Non possiamo non reagire. Chiediamo al Signore la grazia di piangere, quel pianto che converte il cuore davanti a questi peccati (…) Amare il prossimo significa sentire compassione per la sofferenza dei fratelli e delle sorelle, avvicinarsi, toccare le loro piaghe, condividere le loro storie, per manifestare concretamente la tenerezza di Dio nei loro confronti. Significa farsi prossimi di tutti i viandanti malmenati e abbandonati sulle strade del mondo, per lenire le loro ferite e portarli al più vicino luogo di accoglienza, dove si possa provvedere ai loro bisogni”. Amare il prossimo significa sentire compassione per la sofferenza dei fratelli e delle sorelle, avvicinarsi, toccare le loro piaghe, condividere le loro storie, per manifestare concretamente la tenerezza di Dio nei loro confronti. Significa farsi prossimi di tutti i viandanti malmenati e abbandonati sulle strade del mondo, per lenire le loro ferite e portarli al più vicino luogo di accoglienza, dove si possa provvedere ai loro bisogni”.   La memoria di oggi sia per ciascuno di noi occasione per non distogliere lo sguardo da queste persone. e per ottenere la grazia del pianto e di un impegno fattivo verso di loro.  (Don Giovanni De Robertis - Direttore Generale Fondazione Migrantes)

Una barca in piazza San Pietro per non dimenticare

1 Ottobre 2019 - Città del vaticano - Erano tutti presenti: migranti arrivati in Europa e che si sono inseriti nella società, rifugiati scampati alle guerre, perseguitati costretti ad abbandonare le loro case e a cercare un futuro altrove. Ma idealmente in piazza San Pietro — dove il Papa ha presieduto la messa per la 105ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato — c’erano anche i tanti che stanno per lasciare i loro Paesi di origine o che, dopo una traversata spesso lunga e difficile, si preparano a sbarcare sulle coste europee. Quarantamila persone si sono strette intorno al Pontefice domenica mattina, 29 settembre. Un’assemblea vivace e variopinta, un miscuglio di razze e di culture, dove era possibile vedere, gli uni accanto agli altri, i discendenti degli indios dell’America latina, con i caratteristici copricapi di mille colori, uomini e donne in costume tradizionale africano o sudamericano, famiglie di europei. Tutti uniti in nome di Cristo e della solidarietà e dell’accoglienza. Anche il coro multietnico — i cui membri indossavano una maglia con la scritta: “Non si tratta solo di migranti”, tema della Giornata — ha voluto sottolineare l’importanza di sentirsi cittadini del mondo, dove nessuno è estraneo in nessun luogo. Le maglie dei cantori erano di cinque colori: blu, verde, rosso, giallo e bianco, a ricordare i cinque continenti e il rosario missionario. Provenivano da vari Paesi: Romania, Congo, Messico, Sri Lanka, Filippine, Italia, Indonesia, India e Perú. Il coro, coordinato da Antonella Mattei, è stato diretto da Jurij Gianluca Ricotti. Anche i protagonisti dell’offertorio erano di varie nazionalità: famiglie provenienti da Italia, Nigeria, Siria, Filippine e Slovacchia. Gli stessi canti scelti per la celebrazione hanno espresso l’universalità della Chiesa e il bisogno di non costruire barriere. Alla preghiera dei fedeli sono state elevate intenzioni in cinese, per riaccendere il desiderio di tendere alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla penitenza e alla mitezza; in italiano, per i governanti; in arabo, per i migranti, i forestieri, i prigionieri; in francese, per i cristiani perseguitati; in swahili, per i defunti. Un altro elemento della liturgia ha assunto il valore di un segno di solidarietà con i migranti: l’incenso. Proveniva dal campo profughi di Bokolmanyo, nell’Etiopia meridionale, che ospita quarantamila rifugiati. L’impiego di questo incenso di alta qualità vanta una tradizione antica che risale a 600 anni fa. È grazie alla sua raccolta e alla sua vendita che i rifugiati riescono a emanciparsi economicamente, andando ben oltre la condizione di mera sopravvivenza. L’incenso è stato donato al Papa dal principe Jaime de Bourbon de Parme, già ambasciatore dei Paesi Bassi presso la Santa Sede. Attualmente collabora con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Al momento della consacrazione sono saliti all’altare i cardinali Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo De Donatis, Vicario generale per la Diocesi di Roma, Peter Kodwo Appiah Turkson, Prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, e il vescovo Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes. Insieme con Francesco hanno concelebrato undici porporati e sedici presuli, tra i quali l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Erano presenti l’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, e monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura. Al termine della celebrazione eucaristica, il cardinale Bassetti ha rivolto un breve saluto al Pontefice, nel quale ha sottolineato come in questa occasione si siano riuniti intorno all’altare uomini e donne di ogni luogo e di ogni razza. “Questa piazza vivace e colorata — ha detto — ha raccolto gente di ogni dove, unita nello spirito di lode al Signore, padre di tutta l’umanità. La fede e la potenza del risorto ci fanno sentire fratelli e ci spingono ad amare tutti, come Lui ci ha amati e ha dato se stesso per noi”. Il Presidente della CEI ha poi sottolineato come la Chiesa che è in Italia si senta “interpellata dal mondo delle migrazioni. Milioni di uomini e donne, bambini, giovani e anziani ogni anno lasciano la propria terra in cerca di una vita migliore, di un luogo di pace o di progresso dove poter trovare rifugio e dignità”. Si tratta, ha aggiunto, “di un vasto movimento di popoli tormentati dalla violenza, dalla fame, dalla disperazione, che cerca aiuto presso i paesi più ricchi e capaci. Essi stendono la mano come il povero Lazzaro, chiedendo almeno le briciole del pane per sfamarsi. Ma il ricco epulone della parabola non vuole vedere né sentire, la sua ricchezza lo ha reso povero di sentimento e gli ha inaridito il cuore. Egli non vuol condividere con altri le sue ricchezze e la prosperità la considera cosa privata”. Eppure il Signore, con la sua Parola e il suo esempio di amore, “ci invita a essere solidali, a non assecondare le ingiustizie e l’empietà. I poveri che bussano alla nostra porta, i migranti che cercano una vita migliore sono il nostro prossimo nel bisogno. La mensa condivisa è compassione, amore, gioia. In questa eucaristia abbiamo condiviso il sacramento che ci fa figli e ci rende fratelli”. Il porporato ha concluso assicurando che la Chiesa italiana, attraverso Caritas e Migrantes, “cerca di dar corpo al Vangelo della carità e della gioia. Preghiamo ogni giorno per lei — ha detto al Papa — e la sosteniamo con il nostro affetto. Pregano per lei i poveri da noi accolti, la cui voce sale al cielo con maggior vigore”. Dopo il giro della piazza in papamobile, il Pontefice ha inaugurato il monumento dedicato ai migranti allestito sul lato sinistro del colonnato. La scultura intitolata Angels unware (“Angeli inconsapevoli”), realizzata in bronzo e argilla dall’artista canadese Timothy Schmalz, è stata promossa dalla Sezione Migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, tramite uno dei due sottosegretari, padre Michael Czerny, che verrà creato cardinale nel prossimo Concistoro. Come spiega l’artista al nostro giornale, il tema dell’opera rimanda al passo della Lettera agli Ebrei (13, 2): «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli». La scultura, racconta Schmalz, raffigura una barca a grandezza naturale in cui trovano posto migranti di ogni epoca, religione, razza e cultura. Al centro svettano due ali di angelo per mostrare che dietro ogni migrante c’è una realtà che lo trascende. Secondo l’artista, ognuno di noi almeno per una volta è stato migrante nella storia. Per realizzare la scultura Schmalz ha impiegato un anno, lavorando ogni giorno dalle 4 alle 17. È toccato a una famiglia originaria del Camerun alzare il telo che copriva il monumento. All’inaugurazione, oltre al cardinale Turkson e a padre Czerny, erano presenti il cardinale Giuseppe Bertello e il vescovo Fernando Vérgez Alzaga, rispettivamente presidente e segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e padre Rafael García de La Serrana Villalobos, direttore della Direzione delle infrastrutture e servizi del Governatorato. (Nicola Gori – Osservatore Romano)

Migrantes: il 25 ottobre il Rapporto Italiani nel Mondo

30 Settembre 2019 - Roma –  Sarà presentato a Roma il prossimo 25 ottobre, il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. Giunto alla XIV edizione il Rapporto presenta annualmente la realtà dell’emigrazione italiana nel Mondo con il contributo di oltre 50 studiosi dall’Italia e dal Mondo. Si tratta dell’unico Rapporto interamente dedicato all’Italia e alla sua mobilità nel mondo: dati quantitativi (statistici) e qualitativi del fenomeno migratorio degli italiani all’estero.

Don De Robertis: non si tratta solo di Migranti (persone, non aggettivi)

28 Settembre 2019 - Roma – Domani, domenica 29 settembre, si celebrerà in Italia e in tutto il mondo la Giornata del migrante e del rifugiato. Il tema scelto quest’anno da papa Francesco per il suo messaggio –. Non si tratta solo di migranti – ci invita a riflessioni stringenti. Anzitutto ci ricorda, come più volte aveva già fatto il Santo Padre in questo 2019, che nessun essere umano può essere ridotto a un aggettivo: «Migranti è un aggettivo, le persone sono sostantivi». Essi sono uomini, donne, bambini, padri, madri e sposi, portatori di molteplici storie, interessi e ricchezze come ciascuno di noi. In secondo luogo, il Papa vuole dirci che nella posizione che assumiamo verso il forestiero non è in gioco solo il “loro” destino, ma anche il “nostro”: «L’atteggiamento nei loro confronti rappresenta un campanello d’allarme che avvisa del declino morale a cui si va incontro se si continua a concedere terreno alla “cultura dello scarto”. Infatti, su questa via, ogni soggetto che non rientra nei canoni del benessere fisico, psichico e sociale diventa a rischio di emarginazione e di esclusione». Forse non è un caso che in questi ultimi anni in Italia abbiamo visto crescere l’ostilità verso le persone straniere, l’indifferenza di fronte al dramma di quanti cercano di raggiungere le nostre coste, e insieme la litigiosità, la solitudine e la violenza presenti nella nostra società. Veramente, come scrive ancora il Papa nel suo messaggio, «la presenza dei migranti e dei rifugiati – come, in generale, delle persone vulnerabili – rappresenta oggi un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità». Infine, non si tratta solo di migranti perché è della stessa presenza viva di Cristo nella nostra società che si tratta, che non è assicurata dalla presenza dei crocifissi o di altri simboli religiosi, ma dallo spazio che facciamo a coloro con cui ha voluto identificarsi: abbracciare o respingere il forestiero, la persona vulnerabile, significa abbracciare o respingere Cristo, così come leggiamo nel Vangelo e vediamo nella vita dei santi. Domani, 29 settembre, piazza San Pietro si riempirà di gente di ogni parte del mondo, con i suoi colori, i suoi canti, le sue lingue, le sue danze. Sarà una occasione unica per incontrarci. Sarà una immagine di quella Italia bella che vogliamo costruire e che già esiste, dove le differenze non sono temute ma accolte come una ricchezza, e insieme composte a formare un’unica sinfonia, una costruzione comune. A questa celebrazione siete invitati anche tutti voi, nelle vostre città o in piazza San Pietro, perché... non si tratta solo di migranti.    

Migrantes: alcune nomine

26 Settembre 2019 - Roma - Nel corso dei lavori della sessione autunnale, il Consiglio Episcopale Permanente della Cei ha nominato membro della Commissione Episcopale per le migrazioni Mons. Roberto CARBONI, , Arcivescovo di Oristano e Amministratore Apostolico di Ales - Terralba. Durante lo stesso incontro ha confermato Coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici africani di lingua francese in Italia don Matthieu Malik Faye. Ne da notizia oggi il comunicato finale dei lavori diffuso durante una conferenza stampa presieduta dal Segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo. Ad entrambi l’augurio di un proficui lavoro.

Mons. Di Tora: le migrazioni non solo la fine del mondo”

26 Settembre 2019 - Roma -  “Quante volte oggi definiamo gli altri solo per categorie: disagiati, senza casa, usurati, immigrati, malati di gioco, dipendenti da telefonino; quasi fossero solo dei numeri e non delle persone”. A denunciarlo, sulla scorta del Messaggio del Papa di quest’anno – dal titolo “Non si tratta solo di migranti” – è stato mons. Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei, che durante la conferenza stampa a chiusura del Consiglio permanente dei vescovi italiani ha ricordato l’imminente appuntamento della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebra domenica prossima, 29 settembre, e in occasione della quale il Papa presiederà una messa alle 10,30 in piazza San Pietro. “Il futuro è nelle nostre mani”, ha detto Di Tora: “l’altro, il povero, il rifugiato non è solo un problema, ma un essere umano, da accogliere per costruire una società mondiale più giusta. Le migrazioni non sono la fine del mondo, ma l’inizio di un mondo nuovo. Costruendo la città dell’uomo con un impegno integrale per ognuno e per tutti, realizziamo la città di Dio, luogo di incontro e di convivialità dell’umanità intera”. ​

Mci Germania e Scandinavia: da oggi il convegno nazionale sul tema “Sale della terra”

16 Settembre 2019 - Francoforte – Si svolgerà da oggi al 19 settembre a Bergisch Gladbach, vicino  Colonia, il Convegno Nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia sul tema “Sale della terra”. “ A nessuno sfugge la disgregazione sociale in corso, sia per la divaricazione tra le classi sociali, che per le aggressività verbali, il facile ricorso alla violenza, l’assoluta mancanza di rispetto nel confronto tra posizioni diverse, le spaccature sempre più marcate nella vita politica e sociale”, afferma il delegato nazionale p. Tobia Bassanelli. Mercoledì è prevista la relazione del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis sul tema “Il sale della terra: il contributo della Chiesa per la coesione sociale”.

Migrantes: immane tragedia la morte di Ettore Weber

5 Luglio 2019 - Roma – “È giunta la dolorosa notizia della morte di Ettore Weber, abile ed esperto ammaestratore, che nel consueto spettacolo con i felini da lui presentato in questi giorni al circo di Marina Orfei nella piazza di Triggiano nel barese è stato aggredito da una grossa tigre”. E’ quanto si legge in una nota della Fondazione Migrantes che parla di “un’immane tragedia” che ha colpito tutto il mondo del circo italiano, come ha anche ricordato Antonio Buccioni, presidente dell’Ente Nazionale Circhi. “Ettore, discendente dell’antica famiglia circense di Umberto Weber – scrive Migrantes - amava il suo lavoro e i suoi animali che seguiva personalmente e quotidianamente con impareggiabile dedizione; per questo ciò che è accaduto ieri sera al circo Orfei è da ritenersi una fatale disgrazia”. Alla moglie Loredana Vulcanelli e ai figli Eros e Alex la Migrantes rivolge le “più sentite condoglianze” del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, di mons. Piergiorgio Saviola, già direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del circo e del luna park, e dai membri della Consulta Nazionale per la pastorale dello spettacolo viaggiante. Il direttore generale, “certo che il Signore donerà a tutti la forza e il conforto per sostenere questa tragica fatalità che ha colpito la famiglia Weber e tutto il mondo del circo”, lunedì prossimo celebrerà una S. Messa in suffragio del “caro Ettore” presso la cappella della Fondazione Migrantes

Migrantes: oggi al Caravita concerto “Il Canto del Sole”

3 Luglio 2019 - Roma - La Fondazione Migrantes, in collaborazione con Nota Preziosa Management, presenta l’oratorio moderno “Il Canto Del Sole” di e con Lucia Lanzara coi Tamburi Ben Kadì e la partecipazione straordinaria di Ismaila Mbaye. Il Canto del Sole è un concerto per la pace, per voce e percussioni, scritto in occasione dello scoppio della guerra in Iraq. Contaminazione pura, le atmosfere oniriche della voce si fondono ai ritmi tribali tradizionali dei tamburi africani. Lucia Lanzara ha anche fondato i Ben Kadí col sostegno della Migrantes. Si tratta di un gruppo di percussionisti formato da ragazzi MSNA che hanno affrontato il “viaggio“. Ben Kadí in africano significa “insieme è meglio”. Questa è la Mission dei Ben Kadí: sensibilizzare al riconoscimento reciproco attraverso l’arte.