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CEI: “Non ci rassegniamo a isolamento. Grazie a eroismo dei medici”

4 Marzo 2020 - Roma - “Il virus divide, allontana, ci porta ad isolarci. Accettiamolo come provocazione e richiamo perché troppe volte la nostra vita quotidiana si rassegna alle divisioni, alle rotture nelle relazioni e nei rapporti. E appartenere alla Chiesa dice proprio il contrario rispetto all’isolamento”. Lo afferma il Sottosegretario della CEI, don Ivan Maffeis, in un’intervista a Tv2000 trasmessa durante la diretta dello speciale ‘Buonasera dottore’ sull’emergenza coronavirus in onda stasera (mercoledì 4 marzo) ore 21.05. “Noi ci riconosciamo – aggiunge don Maffeis nell’anticipazione diffusa da Tv2000 - siamo le persone che abbiamo incontrato, siamo coloro che hanno disegnato il nostro sguardo sulle cose e sulla vita. L’essere credente e appartenere alla Chiesa è una grazia proprio perché ci permette di avere questo bagaglio, questa tradizione viva nel nostro cuore e nella nostra mente”. “Il pensiero in questi giorni –  conclude don Maffeis a Tv2000 - sicuramente va a chi è stato colpito dal virus e ai famigliari ma anche alle tante persone che con generosità, eroismo e nel silenzio si spendono. Penso soprattutto agli infermieri, agli operatori sanitari, ai medici. A chi è in frontiera e in prima linea. A chi non si rassegna a lasciare le persone né in balìa del virus né della paura. A tutte queste persone dobbiamo essere riconoscenti”.  

Card. Bassetti: “Un’occasione per ritrovare una solidarietà che affratella”

2 Marzo 2020 - Roma - Nella serata di ieri, domenica 1° marzo, il Governo ha emanato un nuovo decreto per contrastare la diffusione del Coronavirus. Alla luce delle indicazioni del Comitato scientifico e tecnico, le misure resteranno valide fino a domenica 8 marzo e sono modulate su tre livelli: a) i paesi più colpiti; b) le loro province (Bergamo, Cremona, Lodi, Pesaro, Piacenza, Savona, Urbino) e regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna); c) l’intero territorio nazionale. Nelle tre regioni sono stabilite limitazioni anche per i luoghi di culto, la cui apertura è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone; sono escluse durante la settimana le Messe feriali. “Ferisce il cuore dei pastori, delle comunità e di tutti i fedeli il non poter celebrare insieme la Santa Messa” scrive in un messaggio rivolto ieri alla diocesi il Patriarca di Venezia, Mons. Francesco Moraglia, che sottolinea come questa condizione vada comunque letta come “un atto di responsabilità civica e di attenzione alle esigenze della collettività e del bene comune”. “L’allarme dei medici, le decisioni delle autorità, le pressioni mediatiche si sono rivelate di straordinaria efficacia nel lottare per contenere la diffusione del virus” ha spiegato l’arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, nell’omelia della Messa di ieri, trasmessa in televisione e via streaming, dove ha chiesto di “dedicare, in questo momento in cui non è senza pericolo radunarsi in assemblea, lo stesso tempo che si dedicherebbe alla Messa al silenzio, alla meditazione della Parola di Dio, alla preghiera” così da trasformare anche questa situazione in un “momento favorevole”. “In fondo il virus è un male comune e ci aiuta a capire che solo amando il bene comune, e facendone parte, trasformeremo queste avversità in un’occasione preziosa per essere più vicini a tante fragilità che stanno intorno a noi”, fa eco da Bologna il Card. Matteo Zuppi, in un’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera. “Questa rinuncia forzata deve aiutarci a capire il dono che abbiamo ricevuto, a farci vivere la ricchezza della nostra fede in modo più consapevole quando torneremo, speriamo presto, alla vita ordinaria”. Non è mancato in questi giorni un dialogo serrato tra la Segreteria Generale della CEI e le Istituzioni del Paese, in cui si sono condivise la preoccupazione per la salute di tutti e la collaborazione per ridurre smarrimenti e paure e, nel contempo, sono state rappresentate le attese delle comunità cristiane, spiega una nota diffusa poco fa. “A questo punto, il pieno rispetto delle disposizioni governative esprime la doverosa disponibilità a condividere fino in fondo le difficoltà che il Paese sta attraversando – commenta il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI –: è il momento di una corresponsabilità nella quale la Chiesa porta il suo contributo di preghiera, di speranza e di prossimità. Questa prova deve poter costituire un’occasione per ritrovare una solidarietà che affratella”.

Card. Bassetti: “è una Quaresima particolare, la sofferenza che la gente sta vivendo può diventare motivo di grazia”

27 Febbraio 2020 - Roma - “Quella che stiamo vivendo è una Quaresima particolare”. Lo dice al Sir il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. “Nei giorni scorsi abbiamo vissuto a Bari l’incontro dei vescovi del Mediterraneo che ha aperto alla speranza i cuori di tutto coloro che vi hanno partecipato – ricorda il Card. Bassetti -. Ora dobbiamo fare i conti con questa epidemia, che è motivo di sofferenza per tutti, anche per le regioni che non sono state direttamente interessate da casi di positività al virus”. Una situazione, quella che si sta vivendo in Italia, che “sta provocando disagi anche sul piano economico”. Per arginare le paure ed evitare di cadere nello smarrimento, il Card. Bassetti invita a rivolgere lo sguardo al crocifisso. “Anche la sofferenza che la gente sta vivendo in questo momento – sottolinea il Presidente della CEI – può veramente diventare motivo di grazia se abbiamo il coraggio di alzare il nostro sguardo e di puntarlo su Gesù Crocifisso, da cui viene la speranza, la salvezza e la risurrezione”.

La forza della preghiera

26 Febbraio 2020 -
Roma - Dedichiamo volentieri questo pensiero settimanale per manifestare la vicinanza e la solidarietà dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei verso quanti sono colpiti dal coronavirus e i loro familiari, verso i medici e gli infermieri delle strutture sanitarie e verso le autorità locali, regionali e nazionali che devono adottare misure precauzionali e restrittive.
Nella situazione attuale la comunità cristiana si scopre unita più che mai dalla forza della preghiera. Nascono da qui le tante iniziative che stanno prendendo forma nelle Chiese locali. Il tutto per tessere comunità vive che sono pronte a percorrere il cammino quaresimale.
“Il Mercoledì delle Ceneri di quest’anno - annota il teologo Pierangelo Sequeri su Avvenire - è un po’ più virtuale, quanto alla sua densità comunitaria. (Una dura lezione simbolica, a pensarci bene). In ogni caso l’apertura del tempo della Pasqua del Signore, destinato a purificarci dalla nostra indifferenza al mistero della vita, rimane assolutamente reale. (E lì dovremmo farci trovare più uniti)”. (Vincenzo Corrado)

Cei: alle 12 preghiera dell’Angelus per i colpiti dal coronavirus

26 Febbraio 2020 -

Roma - “Oggi, Mercoledì delle Ceneri, inizia il tempo di Quaresima. Come Chiesa che vive in Italia rinnoviamo la preghiera e la vicinanza a quanti sono colpiti dal coronavirus e ai loro familiari; ai medici e agli infermieri delle strutture sanitarie; a chi ha la responsabilità di adottare misure precauzionali e restrittive. Per tutti loro recitiamo alle 12 di oggi la preghiera mariana dell’Angelus. E' quanto si legge in un post pubblicato sulla pagina Facebook della Conferenza Episcopale Italiana: "ci affidiamo alla protezione materna di Maria Santissima!”. 

Coronavirus: comunicato della Presidenza CEI

24 Febbraio 2020 - Roma – “Davanti al diffondersi del Coronavirus, alla notizia dei primi decessi, alla necessità di tutelare la salute pubblica, arginando il più possibile il pericolo del contagio, in questi giorni – e in queste ore – si susseguono richieste relative a linee comuni anche per le nostre comunità ecclesiali”. Lo si legge in una nota della Presidenza della CEI: “avvertiamo il dovere di una piena collaborazione con le competenti Autorità dello Stato e delle Regioni per contenere il rischio  epidemico: la disponibilità, al riguardo, intende essere massima, nella ricezione delle disposizioni emanate. Nel contempo – prosegue la nota - come Chiesa che vive in Italia, rinnoviamo quotidianamente la preghiera elevata ieri a Bari, nella celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre a conclusione dell’incontro del Mediterraneo: preghiera di vicinanza a quanti sono colpiti dal virus e ai loro familiari; preghiera per medici e infermieri delle strutture sanitarie, chiamati ad affrontare in frontiera questa fase emergenziale; preghiera per chi ha la responsabilità di adottare misure precauzionali e restrittive”. “Ci impegniamo – concludono i vescovi - a fare la nostra parte per ridurre smarrimenti e paure, che spingerebbero a una sterile chiusura: questo è il tempo in cui ritrovare motivi di realismo, di fiducia e di speranza, che consentano di affrontare insieme questa difficile situazione”.  

Papa Francesco prega davanti alla reliquie di san Nicola

23 Febbraio 2020 -

Bari – Dopo l’incontro con i vescovi nella basilica di San Nicola Papa Francesco è sceso nella cripta per un momento di preghiera davanti alla reliquia del patrono di Bari, San Nicola. Prima ha salutato personalmente i vescovi scambiando con ognuno di loro alcune parole. Ad accompagnare il papa nella cripta p. Giovanni Distante, priore della basilica. Tra poco la celebrazione eucaristica in Corso Vittorio Emanuele II da dove, al termine, reciterà la preghiera dell’Angelus e poi partirà per il Vaticano. (R.Iaria)

Papa Francesco: “non accettiamo mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso”

23 Febbraio 2020 -

Bari - “Non accettiamo mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso o che chi giunge da lontano diventi vittima di sfruttamento sessuale, sia sottopagato o assoldato dalle mafie”. E’ Papa Francesco a parlare nella basilica di San Nicola a Bari in occasione, questa mattina, della giornata conclusiva dell’Incontro “Mediterraneo frontiera di pace” promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e al quale hanno partecipato 58 vescovi in rappresentanza di 20 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo”. “Certo – ha detto il papa - l’accoglienza e una dignitosa integrazione sono tappe di un processo non facile; tuttavia, è impensabile poterlo affrontare innalzando muri. In tale modo, piuttosto, ci si preclude l’accesso alla ricchezza di cui l’altro è portatore e che costituisce sempre un’occasione di crescita”. Per Papa Francesco “quando si rinnega il desiderio di comunione, inscritto nel cuore dell’uomo e nella storia dei popoli, si contrasta il processo di unificazione della famiglia umana, che già si fa strada tra mille avversità”. Il Mediterraneo – ha proseguito - ha una “vocazione peculiare in tal senso: è il mare del meticciato, ‘culturalmente sempre aperto all'incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione’. Essere affacciati sul Mediterraneo rappresenta dunque una straordinaria potenzialità: non lasciamo che a causa di uno spirito nazionalistico, si diffonda la persuasione contraria, che cioè siano privilegiati gli Stati meno raggiungibili e geograficamente più isolati. Solamente il dialogo permette di incontrarsi, di superare pregiudizi e stereotipi, di raccontare e conoscere meglio sé stessi”. E una “particolare opportunità, a questo riguardo, è rappresentata dalle nuove generazioni, quando è loro assicurato l’accesso alle risorse e sono poste nelle condizioni di diventare protagoniste del loro cammino: allora si rivelano linfa capace di generare futuro e speranza. Tale risultato è possibile solo dove vi sia un’accoglienza non superficiale, ma sincera e benevola, praticata da tutti e a tutti i livelli, sul piano quotidiano delle relazioni interpersonali come su quello politico e istituzionale, e promossa da chi fa cultura e ha una responsabilità più forte nei confronti dell’opinione pubblica”. Parlando a braccio il pontefice ha detto che è “una grande ipocrisia” quando “nelle convenzioni internazionali tanti Paesi parlano di pace e poi vendono le armi ai paesi in guerra. Questa è la grande ipocrisia”. La guerra, che “orienta le risorse all'acquisto di armi e allo sforzo militare, distogliendole dalle funzioni vitali di una società, quali il sostegno alle famiglie, alla sanità e all'istruzione, è contraria alla ragione, secondo l’insegnamento di san Giovanni XXIII. In altre parole, essa è un’autentica follia, perché è folle distruggere case, ponti, fabbriche, ospedali, uccidere persone e annientare risorse anziché costruire relazioni umane ed economiche. È una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare: mai la guerra potrà essere scambiata per normalità o accettata come via ineluttabile per regolare divergenze e interessi contrapposti.

Il papa ha quindi sottolineato che il “Mare nostrum” è “il luogo fisico e spirituale nel quale ha preso forma la nostra civiltà, come risultato dell’incontro di popoli diversi. Proprio in virtù della sua conformazione, questo mare – ha sottolineato - obbliga i popoli e le culture che vi si affacciano a una costante prossimità, invitandoli a fare memoria di ciò che li accomuna e a rammentare che solo vivendo nella concordia possono godere delle opportunità che questa regione offre dal punto di vista delle risorse, della bellezza del territorio, delle varie tradizioni umane”. (Raffaele Iaria)

Card. Bassetti: l’Incontro di Bari avvia un processo che richiede “una nuova disponibilità a coinvolgersi con un cuore grande”

23 Febbraio 2020 -

Bari - “La Sua presenza corona di grazia queste giornate di incontro e riflessione, di fraternità e condivisione”. Così il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha salutato papa Francesco nella Basilica di San Nicola a Bari dove è in corso l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”. Una iniziativa – ha spiegato il porporato – che “attinge a radici antiche e profonde: incarna, infatti, la visione profetica di Giorgio La Pira, che sin dalla fine degli anni Cinquanta aveva ispirato i ‘dialoghi mediterranei’ e aveva anticipato lo spirito ecumenico che avrebbe soffiato, poi, con grande forza, nel Concilio”. Secondo La Pira – ha ricordato il card. Bassetti - i popoli dei Paesi rivieraschi, “con l’appartenenza alla comune radice di Abramo, condividono una visione della vita e dell’uomo che, nonostante le profonde differenze, è aperta ai valori della trascendenza. E da qui discende la visione comune non solo della sacralità di ogni vita umana, ma anche della sua intangibilità”.

Con questo Incontro – ha quindi aggiunto il presidente della Cei - “abbiamo iniziato a mettere in pratica questa visione, mettendoci in ascolto del Signore e cercando i segni dei tempi nelle parole e nella testimonianza offerta dalla presenza e dalla storia di ciascuno. Ne sono parte le ricchezze delle molteplici tradizioni liturgiche, spirituali, ecclesiologiche: ricchezze che, mentre ci distinguono, contribuiscono a rendere viva e preziosa l’esperienza della comunione”.

Il card. Bassetti ha detto che i lavori sono stati caratterizzati dal metodo sinodale e che “segna – ha detto - l’avvio di un processo, che richiede da parte di ciascuno una nuova disponibilità a coinvolgersi con un cuore grande”. (Raffaele Iaria)

Card. Bassetti: fare una distinzione tra migranti e profughi “altrimenti si continua a fare una grande confusione”

22 Febbraio 2020 -

Bari - Fare una distinzione tra migranti e profughi “altrimenti si continua a fare una grande confusione”. A dirlo, questa mattina, il card. Gualtiero Bassetti rispondendo alle domande dei giornalisti, nel breefing dell’incontro a Bari sul tema “Mediterraneo, frontiera di pace”, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana. Per il porporatoil fenomeno migratorio c’è sempre stato e sempre ci sarà”: dall’Italia partono tanti giovani, “anche – ha detto - troppi, ma non sono profughi. Profughi sono quelli che hanno motivi per partire: guerre, persecuzioni, ideologie contrarie, e che sono costretti a lasciare le loro nazioni”.

Il presidente della Cei ha quindi parlato dell'esperienza dei corridoi umanitari nata per “rispondere a quella necessità di accoglienza e di accompagnamento” di cui parla Papa Francesco. “Come sarebbe bello – ha quindi aggiunto - se nell'accoglienza si coinvolgessero sempre di più le nostre famiglie, come è accaduto in Libano”. Ma l’accoglienza “non basta: è “necessaria l’integrazione. Bisogna creare attorno alle persone - ha aggiunto - un clima di amicizia e di affetto perché’ possa crescere e maturare un clima di famiglia". “Le migrazioni sono una grandissima perdita per noi ed un grande peso per voi”, ha detto poi il card. Louis Raphaël Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei spiegando che i giovani “vanno via perché non c’è pace, non c’è sicurezza”. (R. Iaria)​

Card. Bassetti: al papa un documento “sostanzioso” dall’Incontro di Bari

22 Febbraio 2020 -

Bari – Non finirà a Bari l’ incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace”: il sistema della sinodalità che è stato sperimentato non sarà archiviato: il modello di dialogo messo in atto si ripeterà, con l’obiettivo di far dialogare e collaborare le Chiese locali. “Questa è stata solo la prima tappa”, ha detto oggi il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei nel breefing con i giornalisti: “siamo convinti che questo sia soltanto l’inizio di un cammino che era necessario intraprendere, per dare la nostra risposta col Vangelo ai problemi della Chiesa, alle nostre Chiese e alla società di oggi”, ha aggiunto durante la conferenza stampa comnclusiva dell’incontro facendo un bilancio di questi quattro giorni durante i quali “si è fatta luce sulla nostra conoscenza, i nostri rapporti, i nostri problemi. Prima ci chiamavamo fratelli come titolo, dopo queste giornate ci diciamo fratelli perché lo siamo realmente”. Il card. Bassettiha quindi proposto di costituire un Forum in ogni Conferenza episcopale nazionale, “per affrontare i temi emergenti, il più importante dei quali è quello della pace, che va continuamente conquistata, che ci sfugge sempre di mano”. E parlando del documento che sarà consegnato domani a Papa Francesco il cardinale lo ha definito “Un punto d’appoggio sostanzioso”: “Abbiamo scritto una pagina che io ho definito bella”. “Vogliamo ha quindi aggiunto - essere pastori con l’odore delle pecore, come ci chiede il Santo Padre”. (R.I.)

Il cammino della speranza: una mostra a Bari fino al 1 marzo

22 Febbraio 2020 - Bari - Un evento collaterale all’incontro di riflessione e di spiritualità: “Mediterraneo Frontiera di Pace” - in corso a Bari fino a domani e che sarà concluso da Papa Francesco - ha avuto inizio sabato 15 febbraio 2020 e si protrarrà fino al 1 marzo. Nell’antica Chiesa Santa Teresa dei Maschi ubicata nella Città Vecchia del capoluogo pugliese, opere di vari artisti, spagnoli, italiani, siriani, libici e irakeni, sono state esposte per illustrare la tematica: popolazioni in fuga da territori in guerra che attraversano il Mediterraneo in cerca di pace e libertà. Questo esodo doloroso è stato rappresentato dall’artista pugliese Miranda Santoro, che ha dipinto un gruppo di fuggiaschi di varie età che si incamminano verso la speranza di una nuova vita. Il cammino della speranza rappresenta il fenomeno migratorio che oggi interessa e coinvolge tutta l’Europa e chiede precise risposte e soluzioni condivise. Altre tematiche, collegate ai flussi migratori, quali lo sradicamento dalla propria terra d’origine, le lacerazioni famigliari, l’incertezza del futuro, il respingimento, l’approdo e la rinascita, sono state illustrate graficamente, e con sculture di vari materiali. La Mostra ha contribuito a sviluppare la cultura del dialogo, della solidarietà, della pace, che tanto necessitano al Mediterraneo e a tutto il mondo. La città di Bari si è proposta ancora una volta come promotrice e protagonista di incontri tra diverse spiritualità, sui temi della pace, dell’accoglienza, dell’ascolto e del dialogo, tenendo fede alla sua tradizione millenaria che la vede crocevia di diversi popoli, civiltà e religioni, che come i raggi di una ruota convergono verso un centro e da esso si dipartono. (S. P. D.) ​

Mediterraneo frontiera di pace”: in attesa del papa si lavora al documento finale

22 Febbraio 2020 -

Bari – Fervono i preparativi nella città di Bari per l’arrivo, domani, di Papa Francesco. Fervono anche i lavori dell’Incontro “Mediterraneo frontiera di Pace” voluto dalla Cei e che sarà concluso dal pontefice. Al Papa i 58 vescovi in rappresentanza di 20 Paesi dell’area mediterranea consegneranno un documento mentre i lavori di questi giorni hanno toccato diversi temi per il futuro di quest’area.

Ieri, durante breefing con i giornalisti l’invito, tra le altre cose, ai politici europei a promuovere corridoi umanitari per i profughi. “Abbiamo davanti ai nostri occhi il dramma dei rifugiati. Lo vediamo nelle isole della Grecia e in Libia. Sono una vergogna per l’Europa. Noi parliamo tanto dei valori europei ma li dimentichiamo completamente quando dobbiamo aiutare. L’appello che rivolgiamo è di aprire corridoi umanitari”, ha detto il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece). L’arcivescovo nei giorni scorsi aveva scritto una lettera alle Conferenze episcopali dell’Unione europea insieme ai cardinali Konrad Krajewski, elemosiniere di Papa Francesco, e Michael F. Czerny, sotto-segretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale per chiedere a parrocchie, comunità religiose, monasteri e santuari di tutta l’Europa di accogliere “almeno una famiglia di rifugiati” aderendo al progetto dei corridoi umanitari. “Non so come la lettera sarà accolta dalle nostre diocesi e dalle parrocchie ma ho visto che c’è un grande interesse e ho ricevuto mail da parte di molti politici che chiedono di prendere contatto. Vediamo”; ha detto il porporato: “dobbiamo rimanere realisti ma se c’è una sola vita salvata, vale la pena farlo”. Il cardinale di Lussemburgo ha anche lanciato un appello all'Unione europea affinché si doti di una “politica comune” e utilizzi “tutti i mezzi” previsti anche dal Trattato di Dublino “per aiutare la gente, per essere fedeli al Vangelo”. “Vogliamo anche fare un appello alla politica perché combatta le cause delle migrazioni e si impegni per la pace, la dignità umana, la libertà religiosa”, ha quindi aggiunto.

Mons. Charles Jude Scicluna, arcivescovo di Malta e presidente della Conferenza episcopale di Malta ha invitato a “trasformare la xenofobia in xenofilia, anche con una presenza pacificatrice sui media”, ma distinguendo tra i compiti della comunità ecclesiale e quelli della politica. Il presule ha quindi ricordato il prossimo viaggio, il 31 maggio, di papa Francesco a Malta: “Il Papa viene per chiederci di continuare nel nostro impegno di accoglienza dei migranti”, ha detto spiegando che visiterà una comunità cattolica antichissima, “caratterizzata da una tradizione secolare di accoglienza che trova le sue radici nella bellezza dell’accoglienza narrata nel capitolo 28 degli Atti degli Apostoli”. “Ma viene anche per chiedere di continuare con l’accoglienza, in nome di quella filantropia mostrata allora per 276 persone, tra cui gli apostoli Paolo e Luca”. Si registra, ha quindi detto il vicepresidente della Cei e coordinatore del Comitato organizzatore dell’evento di Bari, mons. Antonino Rastanti - “un’unanime volontà e richiesta che non finisca tutto qui, perché non vogliamo fare un evento chiuso in se stesso. Quelli di cui abbiamo parlato in questi giorni non sono problemi semplici e noi non abbiamo la pretesa di risolverli. C’è piuttosto – ha spiegato - l’esigenza di approfondire e studiare ulteriormente la complessa e diversificata situazione del nostro mare Mediterraneo, a partire dal contributo che le nostre comunità possono offrire”. (Raffaele Iaria)​

Card. Bassetti: la vicinanza ai fratelli tedeschi”

20 Febbraio 2020 - Bari -  “In questo momento, pieni di commozione, siamo vicini ai nostri fratelli tedeschi per quello che è avvenuto: questo terribile scempio, questo attentato che offende profondamente la dignità umana”. Con queste parole il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, commenta la strage avvenuta nella notte ad Hanau, nell’Assia tedesca. Intorno alle 22, un killer ha aperto il fuoco prendendo di mira i bar notoriamente frequentati dalla comunità turca. 9 le vittime, con 4 feriti che sarebbero in condizioni gravissime, ma è al momento di 11 il totale dei morti, dopo che il corpo senza vita dell’autore della strage è stato trovato nella sua abitazione insieme a quello della madre. Il killer è un cittadino tedesco, estremista di destra. Gli inquirenti hanno ritrovato un messaggio in cui lo stragista ha scritto che alcuni popoli, che non si possono più espellere dalla Germania, devono essere annientati. La notizia è giunta anche a Bari dove sono riuniti da ieri sera 58 vescovi e delegati di 20 Conferenze episcopali dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. “Chi semina odio, raccoglie tempesta”, dice il cardinale commentando la motivazione che ci sarebbe dietro la strage di questa notte. E aggiunge: “Siamo uniti, siamo solidali e assicuro le preghiere della Conferenza episcopale italiana e delle Conferenze episcopali di tutti i Paesi bagnati dal Mediterraneo riuniti qui a Bari”.

Incontro CEI sul Mediterraneo: da oggi tavoli di confronto e momenti di preghiera

20 Febbraio 2020 - Bari -  Tavoli di conversazione e discussione, lavori in assemblea, momenti di preghiera, incontri nelle parrocchie e l’abbraccio finale ad un gruppo di persone più svantaggiate. Si presenta così l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” che si è aperto ieri a Bari. Protagonisti 58 vescovi delegati di 20 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. La giornata di oggi si aprirà fra poco con la celebrazione eucaristica nella basilica di San Nicola. Al centro dei lavori il primo tema che animerà tavoli di conversazione e discussione in assemblea. In serata i vescovi faranno una visita guidata alla città vecchia. Venerdì, dopo i lavori di assemblea e confronto sempre al Castello Svevo, alle 19 ogni vescovo sarà ospite di una parrocchia dove, dopo la messa, ci sarà un momento di confronto e testimonianze e infine la cena. Sono una trentina le parrocchie coinvolte. Sabato la giornata si aprirà con la celebrazione eucaristica nella cattedrale di Bari. Alla 15.30 al Teatro Petruzzelli, è in programma un evento culturale con momenti artistici e testimonianze. E, alle 19, un momento di preghiera mariana in cattedrale. Domenica alle 8.15 circa Papa Francesco atterrerà nel piazzale Cristoforo Colombo dove, ad accoglierlo, ci saranno l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Mons. Francesco Cacucci, e le autorità civili. Alle 8.30 il pontefice incontrerà i vescovi del Mediterraneo. Al termine, scenderà nella cripta per venerare le reliquie di san Nicola e saluterà la comunità dei padri domenicani. Uscendo dalla Basilica, sul sagrato, rivolgerà un saluto ai fedeli per poi ripartire in auto verso corso Vittorio Emanuele II dove presiederà la concelebrazione eucaristica e reciterà la preghiera dell’Angelus. Alle 12.30 la ripartenza in elicottero alla volta del Vaticano, dove atterrerà alle 13.45. Dopo la messa i vescovi andranno a pranzo nella Fiera del Levante: parteciperà anche un gruppo di persone in difficoltà che si distribuiranno tra i presuli. Si tratta di una trentina di persone, tra migranti del Cara, senza fissa dimora e persone impegnate in percorsi di riabilitazione.

Mons. Raspanti: diventa “assordante” il suono delle parole “Dov’è Abele, tuo fratello?”

19 Febbraio 2020 - Bari -  “L’altro non è semplicemente a prescindere da me, ma insieme a me, a tal punto che affinché io ci sia, occorre l’altro. L’altro è per me costitutivo”. E’ quanto ha detto mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e vice presidente della Cei nella relazione introduttiva sul tema “Alla ricerca della vocazione mediterranea” dell’Incontro Mediterraneo frontiera di pace” promosso a Bari dalla Cei e al quale partecipano 58 vescovi delegati di 19 Paesi del Mediterraneo. “L’altro è per me costitutivo” e lo è “a più titoli”, ha spiegato: “innanzitutto perché, con la sua alterità da me, mi aiuta a definirmi, a diventare consapevole della mia identità, dei miei contorni personali, del mio profilo diverso e distinto dal suo. Inoltre perché mi invita - con le sue esigenze, con le sue rivendicazioni, ma pure con la sua disponibilità - a non far degenerare la distinzione in distanza: noi ci costituiamo in forza di una dialettica di discontinuità nella continuità.  E parlando dei problemi che vivono i paesi del Mediterraneo ha sottolineato che “noi non  possiamo limitarci alla denuncia dei crimini e delle ingiustizie, che non dobbiamo peraltro negligere. Abbiamo il dovere di indicare come la strada nella quale il Mediterraneo è immesso sia connessa con il piano divino di salvezza in Cristo, quanto se ne allontani e dove Dio vuole che indirizziamo i nostri passi per rimanere fedeli a lui, Signore della storia”. Mons. Raspanti ha ricordato il grido del siriano padre Jacques Mourad: “I popoli del Mediterraneo non ne possono più di sofferenze, sangue, violenze, conflitti, distruzioni. Così mi viene dal cuore la richiesta di pregare perché da Bari arrivi questa luce per tutto il Mediterraneo”. In questi giorni i vescovi si confronteranno sui problemi che affliggono la Regione e i popoli del Mare Nostrum: le migrazioni, la povertà, le violenze, la mancanza di istruzione o di cure sanitarie, lo sfruttamento di nazioni, la crisi dell’istituto familiare. Ma, ha aggiunto il vicepresidente della Cei “la storia ci insegna che per la felicità delle persone è basilare più che risolvere le singole criticità, offrire orizzonti di speranza, un sogno da nutrire, un ideale al quale appartenere e di cui essere insieme costruttori”. C’è un tratto – ha detto mons. Raspanti – che caratterizza il Mediterraneo: la presenza “in uno spazio geografico relativamente piccolo” di “una marcata accentuazione delle identità/alterità delle genti che vi abitano”. “Dinamica – ha osservato Raspanti – che non è rimasta al riparo da degenerazioni, come lotte, odio, contrapposizioni”. Non si tratta di mettere “in secondo piano quello che ci divide e puntare su ciò che ci accomuna, correndo i rischi di appiattire le identità e deprezzare i tesori dei popoli”. Si tratta piuttosto di sottolineare come tensioni e abbracci “non hanno mai cancellato il senso di appartenenza reciproca che i popoli del Mediterraneo avvertono in sé”. E ha concluso: “Ciò implica che in questo bacino possa esser richiesto un maggior coraggio al processo del perdono e della riconciliazione, alla corresponsabilità e alla fraternità? Il suono delle parole ‘Dov’è Abele, tuo fratello?’ diventa qui tuono assordante?”. (R.I.)  

Card. Bassetti: questione cittadinanza è cruciale

19 Febbraio 2020 - Bari - “Spero che questo nostro ritrovarci sia l’avvio di un processo che ci consenta di condividere e offrire ai nostri popoli una visione non frammentaria, ma complessiva e organica dei problemi e delle ricchezze del Mediterraneo, necessaria per superare le crisi che stiamo vivendo”. E’ quanto ha detto questo pomeriggio il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, aprendo l’incontro “Mediterraneo Frontiere di pace” che si svolge, fino al 23 febbraio, a Bari e che sarà concluso da papa Francesco. A queste giornate di riflessione e di preghiera parteciperanno 58 tra vescovi e patriarchi dei 19 Paesi che s'affacciano sul “Mare nostrum”. Per il card. Bassetti “noi vescovi non possiamo vedere la questione dei migranti in maniera settorializzata, come se fosse un problema di ‘esodi’ che impoveriscono i territori o di ‘arrivi’ che li destabilizzano: il povero – ha spiegato il presidente della CEI – che parte o che decide di restare, che arriva o che troppo spesso muore durante il viaggio o conosce sofferenze e ingiustizie indicibili, è Cristo che emigra, resta, soffre, bussa alle nostre porte”. I problemi costituiscono – ha quindi aggiunto – uno “stimolo ulteriore a superare, noi per primi, le barriere che attraversano il Mediterraneo e a intensificare l’incontro e la comunione fra di noi. Ne avvertiamo – ha quindi detto il card. Bassetti – la responsabilità e l’urgenza, convinti come siamo che la tessitura di relazioni fraterne è condizione per partecipare al processo di integrazione”. Il card. Bassetti, spiegando l’origine di questo incontro a Bari, ha detto che da quando ha conosciuto Giorgio la Pira, il “sindaco santo” di Firenze egli ha “cominciato a parlare al mio cuore. Si è fatto poi annuncio e proposta due anni fa, quando ho cominciato a sentire dentro di me l’incontenibile sofferenza del ‘Mare Nostrum’, ridotto a tomba per migliaia di fratelli. E’ così che mi sono ricordato delle parole di La Pira: ‘il Mediterraneo torni ad essere quello che fu’”. Parlando del yema migrazioni il card. Bassetti ha quindi sottolineato che “non potrà esserci arresto delle crisi migratorie e umanitarie senza che sia restituito a ogni uomo e  a ogni donna, cittadini del mondo, il diritto di restare nella propria patria a costruire un futuro migliore per sé e per la propria famiglia, e senza che a questo diritto sia affiancato anche quello di spostarsi. “Liberi di partire, liberi di restare” è la linea che, come Conferenza Episcopale Italiana, ci siamo dati nella nostra azione solidale nei confronti dei popoli impoveriti”. Parlando poi della cittadinanza il presidente dei vescovi italiani i ha detto che “è cruciale per tutti”: è questione che “si pone in maniera nuova per gli stessi Paesi di antica tradizione democratica con le sfide dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti, dello spazio pubblico reclamato da tutte le religioni; paesi che si ritrovano a fare i conti con la pericolosa tentazione a involuzioni identitarie che minano il fondamento dei diritti inviolabili della persona”. (R. Iaria)        

Il filo della storia

19 Febbraio 2020 - Roma - Ci sono incontri indelebili nella storia dei popoli. Sono incontri che restano lì, a segnare il passo di un cammino nuovo. Questo è stato il 7 luglio 2018: Bari diventa teatro dell’incontro di Papa Francesco con i capi delle Chiese e delle Comunità cristiane del Medio Oriente. Così saranno ricordate anche le giornate 19-23 febbraio 2020: dopo due anni, Bari ritorna ad essere nuovamente centro di un importante evento per la Chiesa e la società. Si apre oggi, infatti, l’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace” cui, su invito della Conferenza Episcopale italiana, parteciperanno 60 delegati di 20 Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Un’occasione unica per conoscersi, ascoltarsi e dialogare. Le prospettive che possono essere aperte sono davvero tante. E tutte, nella loro concretezza, verranno affidate a Papa Francesco domenica 23 febbraio, quando il Santo Padre giungerà nel capoluogo pugliese per chiudere l’evento. La storia consegnerà una nuova pagina, che senz'altro – ed è l’augurio di tutti – possa tracciare nuovi spazi di cammino comune. A tutti gli operatori della comunicazione la gratitudine per il lavoro di questi giorni.​ (Vincenzo Corrado)

Card. Bassetti: “Mediterraneo è uno spaccato della Chiesa Cattolica”

19 Febbraio 2020 - Roma -   “Il Mediterraneo con tutte le sue chiese è uno spaccato di Chiesa Cattolica”. Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, il card. Gualtiero Bassetti, in un’intervista a ‘Il diario di Papa Francesco’ su Tv2000 alla vigilia dell’incontro ‘Mediterraneo frontiera di pace’, che si svolge a Bari da oggi al 23 febbraio. Nel Mediterraneo, ha sottolineato il card. Bassetti, “ci sono chiese perseguitate, quelle piccole, quelle che rischiano di scomparire come la chiesa caldea. Proprio su questo problema il patriarca Sako ha sottolineato che ‘se scompaiono le radici caldee della Chiesa che risalgono ad Abramo dovrà patire anche l’albero che si è impiantato in Occidente’. Il cristianesimo nasce proprio da quelle radici. Ecco perché è importante il confronto. Chiese piccole, chiese perseguitate, chiese con pochissimi credenti come le chiese occidentali della Libia, della Tunisia o dell’Egitto. Sarà molto importante sentire anche la voce di tutte le chiese che hanno vissuto le guerre dei Balcani. Infine le nostre chiese come l’Italia e la Francia con i problemi di secolarizzazione”. “Metteremo insieme le nostre difficoltà – ha concluso il card. Bassetti a Tv2000 -  non per fare delle lamentele perché il Papa ha già detto che ‘le lamentele non servono a nulla, sollevare problemi e basta non serve a nulla. Desidero da voi delle proposte’. Il Santo Padre ci ha dato un compito difficile ma è quello giusto”.  

Card. Bassetti: “L’accoglienza è virtù evangelica”

18 Febbraio 2020 - Roma - “L’accoglienza è virtù evangelica: va assicurata senza se e senza ma, soprattutto se chi varca il nostro confine è in condizioni disperate”. Lo ha detto il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in una intervista pubblicata domenica sul quotidiano “Avvenire” a pochi giorni – inizia domani 19 febbraio – dall’incontro promosso dalla Chiesa Italiana a Bari sul tema “Mediterraneo, frontiera di pace” e che vedrò la partecipazione di vescovi delle Chiese dei Paesi che si affacciano sul mare Nostrum. Per il Card. Bassetti “l’arrivo dei profughi non riguarda solo l’Europa. Cito il Nord Africa dove si approda dal sud del Sahara, o il Libano e la Turchia che ospitano milioni di rifugiati di guerra. La Chiesa è sempre in prima linea. Tuttavia – ha spiegato -  c’è anche altro. Alcune Chiese restano vive proprio grazie ai migranti come avviene nei Paesi del Maghreb o in Grecia. Inoltre come comunità ecclesiale dobbiamo denunciare con forza il traffico di esseri umani ma anche le condizioni di schiavitù in cui versano i migranti nei campi d’accoglienza sparsi per il Mediterraneo”.