Bari – Dopo l’incontro con i vescovi nella basilica di San Nicola Papa Francesco è sceso nella cripta per un momento di preghiera davanti alla reliquia del patrono di Bari, San Nicola. Prima ha salutato personalmente i vescovi scambiando con ognuno di loro alcune parole. Ad accompagnare il papa nella cripta p. Giovanni Distante, priore della basilica. Tra poco la celebrazione eucaristica in Corso Vittorio Emanuele II da dove, al termine, reciterà la preghiera dell’Angelus e poi partirà per il Vaticano. (R.Iaria)
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Papa Francesco: “non accettiamo mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso”
Bari - “Non accettiamo mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso o che chi giunge da lontano diventi vittima di sfruttamento sessuale, sia sottopagato o assoldato dalle mafie”. E’ Papa Francesco a parlare nella basilica di San Nicola a Bari in occasione, questa mattina, della giornata conclusiva dell’Incontro “Mediterraneo frontiera di pace” promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e al quale hanno partecipato 58 vescovi in rappresentanza di 20 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo”. “Certo – ha detto il papa - l’accoglienza e una dignitosa integrazione sono tappe di un processo non facile; tuttavia, è impensabile poterlo affrontare innalzando muri. In tale modo, piuttosto, ci si preclude l’accesso alla ricchezza di cui l’altro è portatore e che costituisce sempre un’occasione di crescita”. Per Papa Francesco “quando si rinnega il desiderio di comunione, inscritto nel cuore dell’uomo e nella storia dei popoli, si contrasta il processo di unificazione della famiglia umana, che già si fa strada tra mille avversità”. Il Mediterraneo – ha proseguito - ha una “vocazione peculiare in tal senso: è il mare del meticciato, ‘culturalmente sempre aperto all'incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione’. Essere affacciati sul Mediterraneo rappresenta dunque una straordinaria potenzialità: non lasciamo che a causa di uno spirito nazionalistico, si diffonda la persuasione contraria, che cioè siano privilegiati gli Stati meno raggiungibili e geograficamente più isolati. Solamente il dialogo permette di incontrarsi, di superare pregiudizi e stereotipi, di raccontare e conoscere meglio sé stessi”. E una “particolare opportunità, a questo riguardo, è rappresentata dalle nuove generazioni, quando è loro assicurato l’accesso alle risorse e sono poste nelle condizioni di diventare protagoniste del loro cammino: allora si rivelano linfa capace di generare futuro e speranza. Tale risultato è possibile solo dove vi sia un’accoglienza non superficiale, ma sincera e benevola, praticata da tutti e a tutti i livelli, sul piano quotidiano delle relazioni interpersonali come su quello politico e istituzionale, e promossa da chi fa cultura e ha una responsabilità più forte nei confronti dell’opinione pubblica”. Parlando a braccio il pontefice ha detto che è “una grande ipocrisia” quando “nelle convenzioni internazionali tanti Paesi parlano di pace e poi vendono le armi ai paesi in guerra. Questa è la grande ipocrisia”. La guerra, che “orienta le risorse all'acquisto di armi e allo sforzo militare, distogliendole dalle funzioni vitali di una società, quali il sostegno alle famiglie, alla sanità e all'istruzione, è contraria alla ragione, secondo l’insegnamento di san Giovanni XXIII. In altre parole, essa è un’autentica follia, perché è folle distruggere case, ponti, fabbriche, ospedali, uccidere persone e annientare risorse anziché costruire relazioni umane ed economiche. È una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare: mai la guerra potrà essere scambiata per normalità o accettata come via ineluttabile per regolare divergenze e interessi contrapposti.
Il papa ha quindi sottolineato che il “Mare nostrum” è “il luogo fisico e spirituale nel quale ha preso forma la nostra civiltà, come risultato dell’incontro di popoli diversi. Proprio in virtù della sua conformazione, questo mare – ha sottolineato - obbliga i popoli e le culture che vi si affacciano a una costante prossimità, invitandoli a fare memoria di ciò che li accomuna e a rammentare che solo vivendo nella concordia possono godere delle opportunità che questa regione offre dal punto di vista delle risorse, della bellezza del territorio, delle varie tradizioni umane”. (Raffaele Iaria)
Card. Bassetti: l’Incontro di Bari avvia un processo che richiede “una nuova disponibilità a coinvolgersi con un cuore grande”
Bari - “La Sua presenza corona di grazia queste giornate di incontro e riflessione, di fraternità e condivisione”. Così il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha salutato papa Francesco nella Basilica di San Nicola a Bari dove è in corso l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”. Una iniziativa – ha spiegato il porporato – che “attinge a radici antiche e profonde: incarna, infatti, la visione profetica di Giorgio La Pira, che sin dalla fine degli anni Cinquanta aveva ispirato i ‘dialoghi mediterranei’ e aveva anticipato lo spirito ecumenico che avrebbe soffiato, poi, con grande forza, nel Concilio”. Secondo La Pira – ha ricordato il card. Bassetti - i popoli dei Paesi rivieraschi, “con l’appartenenza alla comune radice di Abramo, condividono una visione della vita e dell’uomo che, nonostante le profonde differenze, è aperta ai valori della trascendenza. E da qui discende la visione comune non solo della sacralità di ogni vita umana, ma anche della sua intangibilità”.
Con questo Incontro – ha quindi aggiunto il presidente della Cei - “abbiamo iniziato a mettere in pratica questa visione, mettendoci in ascolto del Signore e cercando i segni dei tempi nelle parole e nella testimonianza offerta dalla presenza e dalla storia di ciascuno. Ne sono parte le ricchezze delle molteplici tradizioni liturgiche, spirituali, ecclesiologiche: ricchezze che, mentre ci distinguono, contribuiscono a rendere viva e preziosa l’esperienza della comunione”.
Il card. Bassetti ha detto che i lavori sono stati caratterizzati dal metodo sinodale e che “segna – ha detto - l’avvio di un processo, che richiede da parte di ciascuno una nuova disponibilità a coinvolgersi con un cuore grande”. (Raffaele Iaria)
Card. Bassetti: fare una distinzione tra migranti e profughi “altrimenti si continua a fare una grande confusione”
Bari - Fare una distinzione tra migranti e profughi “altrimenti si continua a fare una grande confusione”. A dirlo, questa mattina, il card. Gualtiero Bassetti rispondendo alle domande dei giornalisti, nel breefing dell’incontro a Bari sul tema “Mediterraneo, frontiera di pace”, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana. Per il porporato “il fenomeno migratorio c’è sempre stato e sempre ci sarà”: dall’Italia partono tanti giovani, “anche – ha detto - troppi, ma non sono profughi. Profughi sono quelli che hanno motivi per partire: guerre, persecuzioni, ideologie contrarie, e che sono costretti a lasciare le loro nazioni”.
Il presidente della Cei ha quindi parlato dell'esperienza dei corridoi umanitari nata per “rispondere a quella necessità di accoglienza e di accompagnamento” di cui parla Papa Francesco. “Come sarebbe bello – ha quindi aggiunto - se nell'accoglienza si coinvolgessero sempre di più le nostre famiglie, come è accaduto in Libano”. Ma l’accoglienza “non basta: è “necessaria l’integrazione. Bisogna creare attorno alle persone - ha aggiunto - un clima di amicizia e di affetto perché’ possa crescere e maturare un clima di famiglia". “Le migrazioni sono una grandissima perdita per noi ed un grande peso per voi”, ha detto poi il card. Louis Raphaël Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei spiegando che i giovani “vanno via perché non c’è pace, non c’è sicurezza”. (R. Iaria)
Card. Bassetti: al papa un documento “sostanzioso” dall’Incontro di Bari
Bari – Non finirà a Bari l’ incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace”: il sistema della sinodalità che è stato sperimentato non sarà archiviato: il modello di dialogo messo in atto si ripeterà, con l’obiettivo di far dialogare e collaborare le Chiese locali. “Questa è stata solo la prima tappa”, ha detto oggi il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei nel breefing con i giornalisti: “siamo convinti che questo sia soltanto l’inizio di un cammino che era necessario intraprendere, per dare la nostra risposta col Vangelo ai problemi della Chiesa, alle nostre Chiese e alla società di oggi”, ha aggiunto durante la conferenza stampa comnclusiva dell’incontro facendo un bilancio di questi quattro giorni durante i quali “si è fatta luce sulla nostra conoscenza, i nostri rapporti, i nostri problemi. Prima ci chiamavamo fratelli come titolo, dopo queste giornate ci diciamo fratelli perché lo siamo realmente”. Il card. Bassettiha quindi proposto di costituire un Forum in ogni Conferenza episcopale nazionale, “per affrontare i temi emergenti, il più importante dei quali è quello della pace, che va continuamente conquistata, che ci sfugge sempre di mano”. E parlando del documento che sarà consegnato domani a Papa Francesco il cardinale lo ha definito “Un punto d’appoggio sostanzioso”: “Abbiamo scritto una pagina che io ho definito bella”. “Vogliamo ha quindi aggiunto - essere pastori con l’odore delle pecore, come ci chiede il Santo Padre”. (R.I.)
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Mediterraneo frontiera di pace”: in attesa del papa si lavora al documento finale
Bari – Fervono i preparativi nella città di Bari per l’arrivo, domani, di Papa Francesco. Fervono anche i lavori dell’Incontro “Mediterraneo frontiera di Pace” voluto dalla Cei e che sarà concluso dal pontefice. Al Papa i 58 vescovi in rappresentanza di 20 Paesi dell’area mediterranea consegneranno un documento mentre i lavori di questi giorni hanno toccato diversi temi per il futuro di quest’area.
Ieri, durante breefing con i giornalisti l’invito, tra le altre cose, ai politici europei a promuovere corridoi umanitari per i profughi. “Abbiamo davanti ai nostri occhi il dramma dei rifugiati. Lo vediamo nelle isole della Grecia e in Libia. Sono una vergogna per l’Europa. Noi parliamo tanto dei valori europei ma li dimentichiamo completamente quando dobbiamo aiutare. L’appello che rivolgiamo è di aprire corridoi umanitari”, ha detto il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece). L’arcivescovo nei giorni scorsi aveva scritto una lettera alle Conferenze episcopali dell’Unione europea insieme ai cardinali Konrad Krajewski, elemosiniere di Papa Francesco, e Michael F. Czerny, sotto-segretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale per chiedere a parrocchie, comunità religiose, monasteri e santuari di tutta l’Europa di accogliere “almeno una famiglia di rifugiati” aderendo al progetto dei corridoi umanitari. “Non so come la lettera sarà accolta dalle nostre diocesi e dalle parrocchie ma ho visto che c’è un grande interesse e ho ricevuto mail da parte di molti politici che chiedono di prendere contatto. Vediamo”; ha detto il porporato: “dobbiamo rimanere realisti ma se c’è una sola vita salvata, vale la pena farlo”. Il cardinale di Lussemburgo ha anche lanciato un appello all'Unione europea affinché si doti di una “politica comune” e utilizzi “tutti i mezzi” previsti anche dal Trattato di Dublino “per aiutare la gente, per essere fedeli al Vangelo”. “Vogliamo anche fare un appello alla politica perché combatta le cause delle migrazioni e si impegni per la pace, la dignità umana, la libertà religiosa”, ha quindi aggiunto.
Mons. Charles Jude Scicluna, arcivescovo di Malta e presidente della Conferenza episcopale di Malta ha invitato a “trasformare la xenofobia in xenofilia, anche con una presenza pacificatrice sui media”, ma distinguendo tra i compiti della comunità ecclesiale e quelli della politica. Il presule ha quindi ricordato il prossimo viaggio, il 31 maggio, di papa Francesco a Malta: “Il Papa viene per chiederci di continuare nel nostro impegno di accoglienza dei migranti”, ha detto spiegando che visiterà una comunità cattolica antichissima, “caratterizzata da una tradizione secolare di accoglienza che trova le sue radici nella bellezza dell’accoglienza narrata nel capitolo 28 degli Atti degli Apostoli”. “Ma viene anche per chiedere di continuare con l’accoglienza, in nome di quella filantropia mostrata allora per 276 persone, tra cui gli apostoli Paolo e Luca”. Si registra, ha quindi detto il vicepresidente della Cei e coordinatore del Comitato organizzatore dell’evento di Bari, mons. Antonino Rastanti - “un’unanime volontà e richiesta che non finisca tutto qui, perché non vogliamo fare un evento chiuso in se stesso. Quelli di cui abbiamo parlato in questi giorni non sono problemi semplici e noi non abbiamo la pretesa di risolverli. C’è piuttosto – ha spiegato - l’esigenza di approfondire e studiare ulteriormente la complessa e diversificata situazione del nostro mare Mediterraneo, a partire dal contributo che le nostre comunità possono offrire”. (Raffaele Iaria)