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Cei: a fianco delle strutture sanitarie. Stanziati 3 milioni di euro e aperta una raccolta fondi

24 Marzo 2020 - Roma - “In questo momento è tutto emergenza, ogni piccolo contributo è benedetto”. “Molti dei nostri ospiti sono a totale nostro carico”. “Stiamo aprendo un altro reparto Covid perché la Regione non ce la fa più”. “Siamo una delle poche mense per i poveri rimaste aperte”. Queste alcune tra le voci che si elevano dalle strutture sanitarie e socio-sanitarie cattoliche in Italia e fotografano il dramma in cui versa il Paese, ma anche la fiducia e l’impegno con cui stanno operando. In risposta ad alcune delle tante situazioni di necessità, la Conferenza Episcopale Italiana – raccogliendo il suggerimento della Commissione Episcopale per la Carità e la Salute – ha stanziato 3 milioni di euro provenienti dall’otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. Il contributo raggiungerà la Piccola Casa della Divina Provvidenza - Cottolengo di Torino, l’Azienda ospedaliera “Cardinale Giovanni Panico” di Tricase, l’Associazione Oasi Maria Santissima di Troina e, soprattutto, l’Istituto Ospedaliero Poliambulanza di Brescia, che - in meno di un mese – ha mutato radicalmente l’organizzazione dell’Ospedale: gli interventi chirurgici, i ricoveri e tutte le attività ambulatoriali procrastinabili sono sospesi, come tutte le attività private. In questo modo, si sono liberate risorse umane, posti letto e attrezzature destinate completamente all’emergenza Coronavirus. Si tratta di 435 posti letto, di cui 68 di terapia intensiva e 70 di Osservazione Breve Intensiva in Pronto Soccorso. Prima dell’emergenza i posti letto di terapia intensiva erano 16. “La cronaca ci riporta la professionalità di medici, infermieri, sanitari e curanti che con un esemplare impegno testimoniano un amore e una dedizione verso tutti i bisognosi di cure – afferma don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI -: oggi costoro rappresentano quell’attenzione che ebbe, come racconta una delle parabole evangeliche più provocanti, un Samaritano, mosso dalla compassione per la cura di un ferito che era stato da altri ignorato”. “Le nostre Caritas sono impegnate in prima linea nel rispondere ai bisogni di tanta gente”, sottolinea Mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, Arcivescovo di Gorizia e Presidente della Commissione Episcopale per la Carità e la Salute. “Questo stanziamento - aggiunge - vuol essere un segno concreto di vicinanza, perché non manchino strumenti e supporti per assicurare a tutti la possibilità di cura”. Per sostenere le strutture sanitarie viene aperta una raccolta fondi. Chi intende contribuire può destinare la sua offerta - che sarà puntualmente rendicontata - al conto corrente bancario: IBAN: IT 11 A 02008 09431 00000 1646515 - intestato a: CEI - causale: SOSTEGNO SANITÀ  

Le strutture diocesane per la Protezione Civile, i medici e le persone in quarantena

21 Marzo 2020 - Roma - “Non sprecate questi giorni difficili”. È l’appello di Papa Francesco a ritrovare - in questo periodo in cui l’attenzione agli altri è messa a dura prova - la concretezza dei gesti quotidiani e delle relazioni. La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, pur nella consapevolezza delle difficoltà economiche in cui anche tante Diocesi versano, incoraggia ad abbracciare con convinzione scelte solidali, che possano contribuire a rispondere all’emergenza Covid-19. Di fatto, molte diocesi italiane - a partire dalle più provate dall’emergenza - già hanno aperto le porte: Bergamo ha messo a disposizione di medici e infermieri 50 camere singole del Seminario, altre 10 le ha offerte Lodi e così Roma e Taranto; Cremona ha reso disponibili 25 posti per operatori sanitari che dopo il lavoro non possono rientrare in famiglia per non mettere a rischio i familiari; Crema ospiterà 35 medici cinesi che verranno a supporto dell’ospedale cittadino e di quello da campo che verrà costruito nei prossimi giorni in uno spazio della diocesi. Altre diocesi - Brescia, Roma,Tricarico, San Marco Argentano-Scalea, Reggio Calabria, Cassano allo Jonio, Siracusa - hanno offerto le proprie strutture per l’accoglienza di persone in quarantena o si accollano il pagamento alberghiero di pazienti che possono uscire dall’ospedale (Bergamo), liberando posti. Altre - Milano, Rimini, Lanusei… - hanno messo a disposizione strutture per la Protezione Civile. Altre stanno dando ospitalità a persone senza fissa dimora: Pavia, Lodi, Gorizia, Belluno-Feltre, Piacenza, Parma, San Marco Argentano-Scalea, Bari-Bitonto, Nardò Gallipoli, Cerignola-Ascoli… Un’attenzione particolare alcune diocesi la stanno rivolgendo al mondo del carcere e alle condizioni di quanti escono a fine pena e si trovano senza alternative… Si tratta di una mappa della carità ampia e in continuo aggiornamento, per sostenere la quale Caritas Italiana lancia una campagna di raccolta fondi, della durata di un mese. “È il tempo della responsabilità e insieme possiamo dare un segno concreto di speranza e conforto; le Chiese locali, in questo modo, potranno continuare a non far mancare il dinamismo forte della carità”, afferma don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, che lancia la campagna “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità”. Per contribuire alla raccolta fondi di Caritas Italiana (via Aurelia 796 − 00165 Roma) utilizzare il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line tramite il sito www.caritas.it, o un bonifico bancario (con la causale “Emergenza Coronavirus”) tramite:  
  • Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma –Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111
  • Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474
  • Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013
  • UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119
 

Papa Francesco: “in questa situazione inedita, in cui tutto sembra vacillare, aiutiamoci a restare saldi in ciò che conta davvero”

19 Marzo 2020 - Roma - “In questa situazione inedita, in cui tutto sembra vacillare, aiutiamoci a restare saldi in ciò che conta davvero”. Così questa sera papa Francesco introducendo, questa sera, la preghiera del Santo Rosario promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana quale momento di unità per tutto il Paese. In tutto il Paese esposizione alle finestre di un drappo bianco e una candela accesa. Il Papa ha voluto spiegare il senso della preghiera del Santo Rosario: “preghiera degli umili e dei santi che, nei suoi misteri, con Maria contemplano la vita di Gesù, volto misericordioso del Padre. E quanto bisogno abbiamo tutti di essere davvero consolati, di sentirci avvolti dalla sua presenza d’amore!” “Questa sera – ha detto il Papa - preghiamo uniti, affidandoci all’intercessione di San Giuseppe, Custode della Sacra Famiglia, Custode di ogni nostra famiglia. Anche il falegname di Nazareth ha conosciuto la precarietà e l’amarezza, la preoccupazione per il domani; ma ha saputo camminare al buio di certi momenti, lasciandosi guidare sempre senza riserve dalla volontà di Dio”. Papa Francesco prega quindi San Giuseppe: “Proteggi, Santo Custode, questo nostro Paese. Illumina i responsabili del bene comune, perché sappiano – come te – prendersi cura delle persone affidate alla loro responsabilità. Dona l’intelligenza della scienza a quanti ricercano mezzi adeguati per la salute e il bene fisico dei fratelli.  Sostieni chi si spende per i bisognosi: i volontari, gli infermieri, i medici, che sono in prima linea nel curare i malati, anche a costo della propria incolumità. Benedici, San Giuseppe, la Chiesa: a partire dai suoi ministri, rendila segno e strumento della tua luce e della tua bontà. Accompagna, San Giuseppe, le famiglie: con il tuo silenzio orante, costruisci l’armonia tra i genitori e i figli, in modo particolare i più piccoli.  Preserva gli anziani dalla solitudine: fa’ che nessuno sia lasciato nella disperazione dell’abbandono e dello scoraggiamento. Consola chi è più fragile, incoraggia chi vacilla, intercedi per i poveri. Con la Vergine Madre, supplica il Signore perché liberi il mondo da ogni forma di pandemia. Amen”. (R.I.)    

Papa Francesco introdurrà, con un video messaggio, la preghiera promossa questa sera dalla Cei

19 Marzo 2020 - Città del Vaticano - Come annunciato ieri durante l’Udienza Generale, questa sera alle ore 21.00, Papa Francesco si unirà da Santa Marta al Rosario promosso dai Vescovi italiani e introdurrà la preghiera con un messaggio. Lo anticipa il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni spiegando che il pontefice inviterà ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a “rivolgersi al Signore – dice Bruni - perché custodisca in modo speciale ogni famiglia, particolarmente gli ammalati e le persone che si stanno prendendo cura di loro”. “Questa sera preghiamo uniti, affidandoci all’intercessione di San Giuseppe, Custode della Sacra Famiglia, custode di ogni nostra famiglia. Anche il falegname di Nazareth – dirà Papa Francesco - ha conosciuto la precarietà e l’amarezza, la preoccupazione per il domani; ma ha saputo camminare al buio di certi momenti, lasciandosi guidare sempre senza riserve dalla volontà di Dio.” (R.I.)

Don Maffeis: la chiave per affrontare l’emergenza

18 Marzo 2020 - Roma - “Se c’è un’esperienza che può aiutarci in questo momento di emergenza ad affrontarlo senza perdere la speranza è quella che riconduce al cammino di maturazione umana e spirituale che appartiene ad ogni uomo”. Lo sottolinea don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, ricordando che “per un credente, questo cammino ha il volto della preghiera”. La preghiera, spiega, “porta, in questo momento, a farci carico di tanti ammalati, di tante persone che nelle case e negli ospedali stanno soffrendo; porta ad intercedere per infermieri, medici e per quanti stanno dando la vita, in prima linea, per curare le persone; ci porta a riscoprire il volto di Dio, che è sempre dalla parte dell’uomo anche quando tutto sembra contro”. Un Dio, aggiunge, “che ama l’uomo”. E “questa riscoperta del volto di Dio, alimentata dalla preghiera di ciascuno, porta a riscoprire il volto del fratello”. La preghiera, infatti, “diventa carità, che si realizza nei gesti concreti”. “In questo tempo in cui tutti siamo costretti a stare di più, insieme, in famiglia – rileva don Maffeis – vuol dire carità che si fa pazienza nei rapporti con le persone care, diventa stile di vita, non solo di sopportazione, ma di una nuova modalità di stare insieme”. È una carità, osserva ancora il sottosegretario della Cei e direttore di www.migrantesonline.it, che si esprime in tanti gesti di prossimità, di servizio: penso a tanti volontari, a tante realtà associative che si stanno facendo carico degli ultimi, dei poveri, dei più bisognosi, a tanti giovani che si rendono disponibili, nel condominio, per fare la spesa all’anziano”. Tutto questo, conclude, “ci consegna un patrimonio enorme, un patrimonio che è la ricchezza del nostro Paese, che è la chiave per affrontare questa emergenza ed è anche la garanzia per poterne uscire insieme”.  

CEI: da Papa Francesco “parole che confortano e sostengono”

18 Marzo 2020 -
Roma - “Faccio mio l’appello dei Vescovi italiani che in questa emergenza sanitaria hanno promosso un momento di preghiera per tutto il Paese. Ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa: tutti uniti spiritualmente domani alle ore 21 nella recita del Rosario, con i Misteri della luce. Io vi accompagnerò da qui. Al volto luminoso e trasfigurato di Gesù Cristo e al suo Cuore ci conduce Maria, Madre di Dio, salute degli infermi, alla quale ci rivolgiamo con la preghiera del Rosario, sotto lo sguardo amorevole di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia e delle nostre famiglie. E gli chiediamo che custodisca in modo speciale la nostra famiglia, le nostre famiglie, in particolare gli ammalati e le persone che stanno prendendosi cura degli ammalati: i medici, gli infermieri, le infermiere, i volontari, che rischiano la vita in questo servizio”.
Queste le parole che Papa Francesco ha pronunciato questa mattina  al termine dell’udienza generale dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico e trasmessa dai media vaticani.
La Chiesa che è in Italia, nella persona dei suoi Pastori, dei sacerdoti e dei fedeli, ringrazia Papa Francesco per "questa prossimità, che diventa motivo di sostegno e d’incoraggiamento a pregare e a camminare insieme sulle strade del Vangelo", si legge in una nota della Conferenza Episcopale Italiana: "in questo momento di sofferenza per il Paese, la preghiera del Rosario di domani sera sarà invocazione e supplica alla misericordia del Padre perché ci liberi da questa pandemia".
TV2000 offrirà la possibilità di condividere la preghiera.

Anche la Chiesa caldea in preghiera per l’Italia

17 Marzo 2020 -
Roma - La CEI ha promosso un momento di preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), simbolicamente uniti, alle ore 21 di giovedì 19 marzo, festa di san Giuseppe, custode della Santa Famiglia. La Chiesa cattolica caldea, per espressa volontà del Card.  Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, si unirà spiritualmente all’iniziativa della Chiesa italiana. Questa adesione si aggiunge alla solidarietà espressa da tante altre Conferenze Episcopali di tutto il mondo, a partire dalle Chiese dell’Est europeo, che assicurano la loro vicinanza all’Italia.
La preghiera del Rosario verrà accompagnata anche da un semplice segno: si propone di esporre alle finestre delle case un piccolo drappo bianco o una candela accesa, simboli della speranza e della luce della fede. “Dalle nostre abitazioni - afferma il card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI - si eleva al Padre la supplica dei suoi figli, affinché il Signore, buono e misericordioso, dia la forza del suo Spirito ai medici e agli operatori sanitari, illumini i ricercatori, guidi i governanti, infonda vigore ai corpi degli anziani e dei bambini, allontani la paura, doni a tutti, specialmente ai malati, la consolazione del suo Figlio Gesù”.
TV2000 offrirà la possibilità di condividere la preghiera.

CEI: gli auguri a Papa Francesco nel settimo anniversario della sua elezione

13 Marzo 2020 - Roma - Oggi inizia l’ottavo anno di pontificato di Papa Francesco. Era, infatti, il 13 marzo del 2013 quando il conclave, dopo la rinuncia di Papa Benedetto XVI, eleggeva il Card. Jorge Mario Bergoglio, Arcivescovo Buenos Aires, sul soglio di Pietro. La fumata bianca arrivò alle 19:06, al quinto scrutinio. È il 266º successore di Pietro. “Conserviamo tra i ricordi più cari quella sera del 13 marzo di sette anni fa: il tempo era incerto, piovigginava a Roma, ma già dal mattino si percepiva nell’aria che sarebbe stata una giornata che sarebbe rimasta nel cuore per sempre”, scrive in un messaggio il card. Gualtiero Bassetti, presidente della CEI: “molte persone da più parti raggiungevano Piazza San Pietro con la curiosità di scoprire in diretta il colore della ‘fumata’. Santità – scrive il porporato - vogliamo pensare che quegli occhi rivolti verso l’alto non fossero solo di curiosità ma anche di attesa: il popolo attendeva il Papa dall’alto e non da lontano. Guardavano in alto per scoprire la volontà di Dio, per mettere i propri occhi nel cuore di Dio e per incrociare gli occhi del Papa, anche se a distanza. In questo giorno in cui Lei ricorda il Suo anniversario ci permetta ancora di rendere grazie al Signore per i suoi innumerevoli doni”. “Santità, Le vogliamo dire grazie”, scrive il Presidente della CEI: “per le parole, per il tono delle Sue parole, per il continuo cercare di spingersi verso il cuore dell’umanità ferita e redenta. Grazie per l’attenzione che costantemente rivolge alle persone che fanno fatica: molti ci dicono che la Sua presenza e le Sue parole sono luoghi in cui riprendere le forze per affrontare ogni giornata. Grazie perché ci ricorda che siamo doni di Dio per la vita di tutti i fratelli e le sorelle che incontriamo. Grazie per il Suo instancabile lavoro, per la freschezza delle Sue azioni, per il Suo spingersi sempre oltre quando c’è bisogno di annunciare una bellezza. Grazie per la Sua attenzione a questo tempo complicato, fatto di emergenze e di situazioni drammatiche. Ci permetta, Santità, di affidare al Suo cuore di Padre il cammino, l’impegno e la fatica del popolo italiano”. “Padre Santo, preghiamo per Lei, il Signore La conservi in buona salute. Le chiediamo – conclude il Card. Bassetti - umilmente di pregare per la Chiesa che è in Italia, per tutti coloro che in questo momento stanno soffrendo, perché il Signore conceda a tutti la forza necessaria per ripartire”.

CEI: in preghiera per il Paese

12 Marzo 2020 -

Roma - In questo momento di emergenza sanitaria, la Chiesa italiana promuove un momento di preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), simbolicamente uniti alla stessa ora: alle 21 di giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia.

Alle finestre delle case la Chiesa Italiana propone di esporre un piccolo drappo bianco o una candela accesa. TV2000 offrirà la possibilità di condividere la preghiera in diretta.​

CEI: un sito per buone prassi, contributi di riflessione, notizie e materiale pastorale

12 Marzo 2020 - Roma - In questo tempo di prova e di difficoltà per tutti, la Chiesa che è in Italia vuole dare segni di speranza e di costruzione del futuro. A partire dal presente. È da oggi on line https://chiciseparera.chiesacattolica.it, ambiente digitale che raccoglie e rilancia le buone prassi messe in atto dalle nostre diocesi, offre contributi di riflessione e approfondimento, condivide notizie e materiale pastorale. Un'iniziativa, promossa dalla Segreteria Generale della Cei, per testimoniare ancora e sempre l’impegno della Chiesa che vive in Italia nel continuare a tessere i fili delle nostre comunità. La convinzione che ci guida è che le criticità, lo smarrimento, la paura non possano spezzare il filo della fede, ma annodarlo ancora di più in speranza e carità. Chiciseparera.chiesacattolica.it vuole essere anche un punto di riferimento per riscoprire un senso di appartenenza più profondo. Il nome stesso “Chi ci separerà?” (Rm 8,35) indica un percorso impegnativo: la certezza – spiega la CEI in una nota - che, pur circondati da una minaccia, niente potrà mai separarci da quell’Amore che ci unisce, perché figli e fratelli, e ci rende comunità. In questo senso bisogna osare, mettersi in cammino e non fermarsi. Il sito appena pubblicato intende guardare oltre il tempo presente. E quell’oltre non può che essere anche la qualità di una comunicazione pensata e che faccia pensare. È l’orizzonte a cui tendere.  

Card. Bassetti: non dobbiamo cadere nella tentazione del pessimismo, dello sconforto, della disperazione

11 Marzo 2020 -

Roma – “Non dobbiamo cadere nella tentazione del pessimismo, dello sconforto, della disperazione, ma piuttosto coniughiamo prudenza e discernimento”. È quanto afferma oggi il presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, in una intervista al quotidiano “Avvenire” sottolineando che oggi “più che mai il nostro Paese ha bisogno di responsabilità, individuale e collettiva” e aggiungendo che nonostante la sospensione delle Messe “con il popolo” e delle celebrazioni pubbliche, “la Chiesa non è né rassegnata né disarmata, ma è al fianco del popolo”. Oggi “ci scopriamo – ha detto il porporato - vulnerabili, fragili, inermi, di fronte a un ‘nemico’ che non possiamo vedere ma di cui subiamo tutta la minacciosità. È il momento della vulnerabilità ed è il momento della fortezza”. La Chiesa italiana è “ben consapevole delle difficoltà dei territori e delle molte persone che, a causa dell’emergenza, attraversano un guado lavorativo particolarmente insidioso. Le misure di contenimento del virus incidono necessariamente sulle nostre abitudini e il sacrificio necessario si ripercuote sull’attività di tanti. A loro siamo vicini con preoccupazione fraterna. È questa infatti – ha detto il card. Bassetti - una criticità da non lasciare in secondo piano e che, se non affrontata con misure opportune, rischia di trasformarsi in dissesto strutturale anche dopo aver contenuto l’urgenza sanitaria. Perciò ritengo che si riveleranno decisivi provvedimenti di sostegno e progettualità a medio - lungo periodo che potranno essere messi in campo anche contando su un ruolo più solidale dell’Unione Europea”.

“Dopo la fortezza, non dimentichiamo la speranza”, ha continuato il porporato: “ho già avuto modo di dire, e lo ripeto ancora, che c’è una paura che serve, che si rivela necessaria per valutare attentamente i rischi e poter prevedere e promuovere contromisure adeguate. Agendo corresponsabilmente siamo in grado di contribuire alla risoluzione di questo frangente. Le istituzioni sono compatte: un segno forte per il nostro Paese che ha bisogno di punti saldi di riferimento”. Papa Francesco ha deciso di affidare l’Italia alla Madonna, insieme con il mondo intero. L’Itala – ha spiegato il presidente della Cei - ha sempre avuto “uno speciale legame con la Vergine. Lo testimoniano anche le tante lettere ed email che mi sono arrivate in questi giorni, in cui mi si chiedeva di affidare la nazione in difficoltà alla protezione della Madre di Dio. Il Papa, con profetica intuizione e straordinaria sensibilità, si è fatto interprete di questa richiesta che viene dal nostro popolo. Tutto ciò mi riempie di grande gioia. Ed è veramente un’ispirazione del Signore”.

 

CEI: un tempo di enorme responsabilità

10 Marzo 2020 - Roma  -  Nel contrasto alla diffusione del coronavirus, l’estensione a tutto il Paese delle misure restrittive, decise dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con il decreto del 9 marzo, ha ribadito l’impedimento a ogni celebrazione della Santa Messa con concorso di fedeli. Questa decisione, che crea rammarico e disorientamento nei Pastori, nei sacerdoti, nelle comunità religiose e nell’intero Popolo di Dio, è stata accettata in forza della tutela della salute pubblica. A maggior ragione, tale inedita situazione deve poter incontrare una risposta non rassegnata né disarmante. Va in questa direzione l’impegno con cui la Chiesa italiana – soprattutto attraverso le sue Diocesi e parrocchie – sta affrontando questo tempo, che come ricorda Papa Francesco costituisce un cambiamento d’epoca, per molti versi spiazzante. Più che soffiare sulla paura, più che attardarci sui distinguo, più che puntare i riflettori sulle limitazioni e sui divieti del Decreto, la Chiesa tutta sente una responsabilità enorme di prossimità al Paese. È prossimità che si esprime nell’apertura delle chiese, nella disponibilità dei sacerdoti ad accompagnare il cammino spirituale delle persone con l’ascolto, la preghiera e il sacramento della riconciliazione; nel loro celebrare quotidianamente – senza popolo, ma per tutto il popolo – l’Eucaristia; nel loro visitare ammalati e anziani, anche con i sacramenti degli infermi; nel loro recarsi sui cimiteri per la benedizione dei defunti. Ancora, questa prossimità ha il volto della carità, che passa dall’ “assicurare a livello diocesano e parrocchiale i servizi essenziali a favore dei poveri, quali le mense, gli empori, i dormitori, i centri d’ascolto”, come scrive Caritas Italiana, che aggiunge l’attenzione a “non trascurare i nuovi bisognosi e anche chi viveva già situazioni di difficoltà e vede peggiorare la propria condizione”. Sul territorio le iniziative – sia in campo liturgico che caritativo – si stanno moltiplicando, sostenute dai Vescovi e dalla passione di preti e laici, di animatori e volontari. La Segreteria Generale della CEI, oltre a rispondere alle domande che provengono dalle Diocesi, sta predisponendo una serie di sussidi che possano accompagnare la preghiera personale e familiare, come pure di piccoli gruppi di fedeli. Attraverso Avvenire, Tv2000, Circuito InBlu e Sir si stanno mettendo a punto nuove iniziative, programmi orientati alla preghiera e all'offerta di chiavi di lettura con cui interpretare alla luce della fede questa non facile stagione. Un ambiente digitale raccoglierà e rilancerà le buone prassi messe in atto dalle Diocesi e offrirà contributi di riflessione e approfondimento. (La Segreteria Generale della CEI)  

Decreto “coronavirus”: la posizione della CEI 

8 Marzo 2020 -
Roma - La Chiesa che vive in Italia e, attraverso le Diocesi e le parrocchie si rende prossima a ogni uomo, condivide la comune preoccupazione, di fronte all’emergenza sanitaria che sta interessando il Paese. Lo scrive questa sera la Conferenza Episcopale Italiana in una nota dopo il decreto di ieri sera della Presidenza del Consiglio dei Ministri.  Rispetto a tale situazione, la CEI – all’interno di un rapporto di confronto e di collaborazione – in queste settimane ha fatto proprie, rilanciandole, le misure attraverso le quali il Governo è impegnato a contrastare la diffusione del “coronavirus”. Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, entrato in vigore oggi, sospende a livello preventivo, fino a venerdì 3 aprile, sull’intero territorio nazionale “le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”.
L’interpretazione fornita dal Governo "include - scrive la Cei - rigorosamente le Sante Messe e le esequie tra le 'cerimonie religiose'". Si tratta - spiega la Cei - di "un passaggio fortemente restrittivo, la cui accoglienza incontra sofferenze e difficoltà nei Pastori, nei sacerdoti e nei fedeli. L’accoglienza del Decreto è mediata unicamente dalla volontà di fare, anche in questo frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica".

Coronavirus: la posizione della CEI

5 Marzo 2020 - Roma - È in vigore un nuovo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, finalizzato a definire in modo unitario il quadro degli interventi per arginare il rischio del contagio del “coronavirus” (COVID-19) ed evitare il sovraccarico del sistema sanitario. Il testo conferma le misure restrittive emanate lo scorso 1 marzo – e destinate a restare in vigore fino a domenica 8 marzo inclusa – con le quali in tre regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) e in alcune province (Savona, Pesaro e Urbino) sono state stabilite limitazioni anche per i luoghi di culto, la cui apertura richiede l’adozione di misure tali da evitare assembramenti di persone. Alla luce del confronto con il Governo, in queste realtà la CEI chiede che, durante la settimana, non ci sia la celebrazione delle Sante Messe. Il nuovo decreto, inoltre, stabilisce – per l’intero territorio nazionale, fino al 3 aprile – la “sospensione delle manifestazioni, degli eventi e degli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro” (DPCM, art. 1, b). Tra le misure di prevenzione, si evidenzia, in particolare, l’“espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro” (DPCM, art. 2, b). Nelle aree non a rischio, assicurando il rispetto di tali indicazioni in tutte le attività pastorali e formative, la CEI ribadisce la possibilità di celebrare la Santa Messa, come di promuovere gli appuntamenti di preghiera che caratterizzano il tempo della Quaresima. Le misure adottate – si legge in una nota diffusa questa mattina - mettono “in crisi le abituali dinamiche relazionali e sociali”. La Chiesa che è in Italia “condivide questa situazione di disagio e sofferenza del Paese e assume in maniera corresponsabile iniziative con cui contenere il diffondersi del virus. Attraverso i suoi sacerdoti e laici impegnati continua a tessere con fede, passione e pazienza il tessuto delle comunità. Assicura la vicinanza della preghiera a quanti sono colpiti e ai loro familiari; agli anziani, esposti più di altri alla solitudine; ai medici, agli infermieri e agli operatori sanitari, al loro prezioso ed edificante servizio; a quanti sono preoccupati per le pesanti conseguenze di questa crisi sul piano lavorativo ed economico; a chi ha responsabilità scientifiche e politiche di tutela della salute pubblica”.

CEI: “Non ci rassegniamo a isolamento. Grazie a eroismo dei medici”

4 Marzo 2020 - Roma - “Il virus divide, allontana, ci porta ad isolarci. Accettiamolo come provocazione e richiamo perché troppe volte la nostra vita quotidiana si rassegna alle divisioni, alle rotture nelle relazioni e nei rapporti. E appartenere alla Chiesa dice proprio il contrario rispetto all’isolamento”. Lo afferma il Sottosegretario della CEI, don Ivan Maffeis, in un’intervista a Tv2000 trasmessa durante la diretta dello speciale ‘Buonasera dottore’ sull’emergenza coronavirus in onda stasera (mercoledì 4 marzo) ore 21.05. “Noi ci riconosciamo – aggiunge don Maffeis nell’anticipazione diffusa da Tv2000 - siamo le persone che abbiamo incontrato, siamo coloro che hanno disegnato il nostro sguardo sulle cose e sulla vita. L’essere credente e appartenere alla Chiesa è una grazia proprio perché ci permette di avere questo bagaglio, questa tradizione viva nel nostro cuore e nella nostra mente”. “Il pensiero in questi giorni –  conclude don Maffeis a Tv2000 - sicuramente va a chi è stato colpito dal virus e ai famigliari ma anche alle tante persone che con generosità, eroismo e nel silenzio si spendono. Penso soprattutto agli infermieri, agli operatori sanitari, ai medici. A chi è in frontiera e in prima linea. A chi non si rassegna a lasciare le persone né in balìa del virus né della paura. A tutte queste persone dobbiamo essere riconoscenti”.  

Card. Bassetti: “Un’occasione per ritrovare una solidarietà che affratella”

2 Marzo 2020 - Roma - Nella serata di ieri, domenica 1° marzo, il Governo ha emanato un nuovo decreto per contrastare la diffusione del Coronavirus. Alla luce delle indicazioni del Comitato scientifico e tecnico, le misure resteranno valide fino a domenica 8 marzo e sono modulate su tre livelli: a) i paesi più colpiti; b) le loro province (Bergamo, Cremona, Lodi, Pesaro, Piacenza, Savona, Urbino) e regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna); c) l’intero territorio nazionale. Nelle tre regioni sono stabilite limitazioni anche per i luoghi di culto, la cui apertura è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone; sono escluse durante la settimana le Messe feriali. “Ferisce il cuore dei pastori, delle comunità e di tutti i fedeli il non poter celebrare insieme la Santa Messa” scrive in un messaggio rivolto ieri alla diocesi il Patriarca di Venezia, Mons. Francesco Moraglia, che sottolinea come questa condizione vada comunque letta come “un atto di responsabilità civica e di attenzione alle esigenze della collettività e del bene comune”. “L’allarme dei medici, le decisioni delle autorità, le pressioni mediatiche si sono rivelate di straordinaria efficacia nel lottare per contenere la diffusione del virus” ha spiegato l’arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, nell’omelia della Messa di ieri, trasmessa in televisione e via streaming, dove ha chiesto di “dedicare, in questo momento in cui non è senza pericolo radunarsi in assemblea, lo stesso tempo che si dedicherebbe alla Messa al silenzio, alla meditazione della Parola di Dio, alla preghiera” così da trasformare anche questa situazione in un “momento favorevole”. “In fondo il virus è un male comune e ci aiuta a capire che solo amando il bene comune, e facendone parte, trasformeremo queste avversità in un’occasione preziosa per essere più vicini a tante fragilità che stanno intorno a noi”, fa eco da Bologna il Card. Matteo Zuppi, in un’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera. “Questa rinuncia forzata deve aiutarci a capire il dono che abbiamo ricevuto, a farci vivere la ricchezza della nostra fede in modo più consapevole quando torneremo, speriamo presto, alla vita ordinaria”. Non è mancato in questi giorni un dialogo serrato tra la Segreteria Generale della CEI e le Istituzioni del Paese, in cui si sono condivise la preoccupazione per la salute di tutti e la collaborazione per ridurre smarrimenti e paure e, nel contempo, sono state rappresentate le attese delle comunità cristiane, spiega una nota diffusa poco fa. “A questo punto, il pieno rispetto delle disposizioni governative esprime la doverosa disponibilità a condividere fino in fondo le difficoltà che il Paese sta attraversando – commenta il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI –: è il momento di una corresponsabilità nella quale la Chiesa porta il suo contributo di preghiera, di speranza e di prossimità. Questa prova deve poter costituire un’occasione per ritrovare una solidarietà che affratella”.

Card. Bassetti: “è una Quaresima particolare, la sofferenza che la gente sta vivendo può diventare motivo di grazia”

27 Febbraio 2020 - Roma - “Quella che stiamo vivendo è una Quaresima particolare”. Lo dice al Sir il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. “Nei giorni scorsi abbiamo vissuto a Bari l’incontro dei vescovi del Mediterraneo che ha aperto alla speranza i cuori di tutto coloro che vi hanno partecipato – ricorda il Card. Bassetti -. Ora dobbiamo fare i conti con questa epidemia, che è motivo di sofferenza per tutti, anche per le regioni che non sono state direttamente interessate da casi di positività al virus”. Una situazione, quella che si sta vivendo in Italia, che “sta provocando disagi anche sul piano economico”. Per arginare le paure ed evitare di cadere nello smarrimento, il Card. Bassetti invita a rivolgere lo sguardo al crocifisso. “Anche la sofferenza che la gente sta vivendo in questo momento – sottolinea il Presidente della CEI – può veramente diventare motivo di grazia se abbiamo il coraggio di alzare il nostro sguardo e di puntarlo su Gesù Crocifisso, da cui viene la speranza, la salvezza e la risurrezione”.

La forza della preghiera

26 Febbraio 2020 -
Roma - Dedichiamo volentieri questo pensiero settimanale per manifestare la vicinanza e la solidarietà dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei verso quanti sono colpiti dal coronavirus e i loro familiari, verso i medici e gli infermieri delle strutture sanitarie e verso le autorità locali, regionali e nazionali che devono adottare misure precauzionali e restrittive.
Nella situazione attuale la comunità cristiana si scopre unita più che mai dalla forza della preghiera. Nascono da qui le tante iniziative che stanno prendendo forma nelle Chiese locali. Il tutto per tessere comunità vive che sono pronte a percorrere il cammino quaresimale.
“Il Mercoledì delle Ceneri di quest’anno - annota il teologo Pierangelo Sequeri su Avvenire - è un po’ più virtuale, quanto alla sua densità comunitaria. (Una dura lezione simbolica, a pensarci bene). In ogni caso l’apertura del tempo della Pasqua del Signore, destinato a purificarci dalla nostra indifferenza al mistero della vita, rimane assolutamente reale. (E lì dovremmo farci trovare più uniti)”. (Vincenzo Corrado)

Cei: alle 12 preghiera dell’Angelus per i colpiti dal coronavirus

26 Febbraio 2020 -

Roma - “Oggi, Mercoledì delle Ceneri, inizia il tempo di Quaresima. Come Chiesa che vive in Italia rinnoviamo la preghiera e la vicinanza a quanti sono colpiti dal coronavirus e ai loro familiari; ai medici e agli infermieri delle strutture sanitarie; a chi ha la responsabilità di adottare misure precauzionali e restrittive. Per tutti loro recitiamo alle 12 di oggi la preghiera mariana dell’Angelus. E' quanto si legge in un post pubblicato sulla pagina Facebook della Conferenza Episcopale Italiana: "ci affidiamo alla protezione materna di Maria Santissima!”. 

Coronavirus: comunicato della Presidenza CEI

24 Febbraio 2020 - Roma – “Davanti al diffondersi del Coronavirus, alla notizia dei primi decessi, alla necessità di tutelare la salute pubblica, arginando il più possibile il pericolo del contagio, in questi giorni – e in queste ore – si susseguono richieste relative a linee comuni anche per le nostre comunità ecclesiali”. Lo si legge in una nota della Presidenza della CEI: “avvertiamo il dovere di una piena collaborazione con le competenti Autorità dello Stato e delle Regioni per contenere il rischio  epidemico: la disponibilità, al riguardo, intende essere massima, nella ricezione delle disposizioni emanate. Nel contempo – prosegue la nota - come Chiesa che vive in Italia, rinnoviamo quotidianamente la preghiera elevata ieri a Bari, nella celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre a conclusione dell’incontro del Mediterraneo: preghiera di vicinanza a quanti sono colpiti dal virus e ai loro familiari; preghiera per medici e infermieri delle strutture sanitarie, chiamati ad affrontare in frontiera questa fase emergenziale; preghiera per chi ha la responsabilità di adottare misure precauzionali e restrittive”. “Ci impegniamo – concludono i vescovi - a fare la nostra parte per ridurre smarrimenti e paure, che spingerebbero a una sterile chiusura: questo è il tempo in cui ritrovare motivi di realismo, di fiducia e di speranza, che consentano di affrontare insieme questa difficile situazione”.