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Cei: altri 2 milioni e 400mila euro dell’8X1000 per le strutture sanitarie

20 Aprile 2020 - Roma - Continua l’opera di sostegno della Conferenza Episcopale Italiana alle strutture ospedaliere, molte delle quali stanno radicalmente modificando la propria organizzazione interna per rispondere all’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. Ai 6 milioni di euro già stanziati nelle scorse settimane in risposta alle esigenze di 7 presidi sanitari e socio-sanitari cattolici, distribuiti sul territorio nazionale, la CEI mette a disposizione altri 2 milioni e 400mila euro - provenienti dai fondi dell’otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica - a beneficio di altre 5 realtà. Il contributo è destinato al supporto della Fondazione Papa Paolo VI di Pescara, dove la diocesi ha aperte tre case di riposo, per un totale di 150 posti finora preservati dal contagio, un centro per malati quasi terminali con 50 posti e un centro residenziale con 30 posti per diversamente abili; della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia), la cui “area Covid” annovera 123 posti letto e 18 posti letto di terapia intensiva estensibili in caso di necessità; della Provincia Lombardo-Veneta Fatebenefratelli, che ha visto tutte le strutture dell’Ordine Ospedaliero adoperarsi per riorganizzare i reparti e aumentare i posti letto a disposizione dei pazienti Covid-19, oltre che per proteggere e tutelare tutti gli altri ospiti dal rischio del contagio; dell’ Istituto Figlie di San Camillo, nelle cui strutture sanitarie Covid-19 (a Roma, Treviso, Trento, Cremona e Brescia), con 321 posti letto a disposizione, sono operative 89 suore e circa 2 mila dipendenti laici; della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza, duramente colpita dall’emergenza, particolarmente nella popolazione fragile delle residenze sanitarie per anziani e per disabili. I vescovi italiani rinnovano in questo modo quella “carezza di consolazione”, che “apre il cuore e ridona speranza”, sottolineata dal recente Consiglio Episcopale Permanente che si è svolto in videoconferenza lo scorso 16 aprile. La Cei ricorda che per sostenere le strutture sanitarie è aperta anche una raccolta fondi. Chi intende contribuire può destinare la sua offerta - che sarà puntualmente rendicontata - al conto corrente bancario: IBAN: IT 11 A 02008 09431 00000 1646515 - intestato a: CEI causale: SOSTEGNO SANITÀ.

Don Maffeis: essere segno e strumento della misericordia del Padre

18 Aprile 2020 -
E, aggiunge don Maffeis, “in questa domenica, alle 11, in diretta su Tv2000, Papa Francesco celebra nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, santuario romano a poche centinaia di metri da San Pietro, dedicato alla spiritualità di Gesù misericordioso”. Nella sua riflessione, il sottosegretario della Cei non nasconde che, in realtà, tante persone “faticano ad affidarsi alla misericordia, a riconciliarsi con la propria storia, ad accogliere il perdono e quindi la pace”. Ma, osserva, come Papa Francesco non si stanca di ricordare, “la misericordia è espressione dell’amore steso di Dio, un amore così grande, così profondo, che non viene meno, non si ferma a distanza: viene incontro a tutte le povertà e – conclude – libera dalle tante piccole grandi forme di schiavitù che appesantiscono l’andare”.

Don Maffeis: ricordiamoci degli anziani, anche nel post-emergenza

17 Aprile 2020 - Roma - “Se tutti stiamo soffrendo le limitazioni imposte dalla necessità di arginare la pandemia, tra coloro che si trovano in condizione di particolare disagio ci sono i nostri anziani”. Lo sottolinea don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, che fa riferimento “a quanti si sono trovati a vivere in residenze sanitarie assistenziali dove il pericolo del contagio è stato sottovalutato, per cui sono aperte anche indagini giudiziari”, ma anche “ai tanti che da settimane vivono isolati, privi della possibilità di poter ricevere la visita di un familiare o di una persona amica e, quindi, esposti più di altri alla solitudine e alla tentazione di cedere allo sconforto”. “Pensando a queste persone, ci accorgiamo che, accanto al problema materiale del sostegno e dell’assistenza, c’è dell’altro: i nostri anziani – spiega don Maffeis in un video pubblicato sui media della Cei – hanno bisogno di sentirsi valorizzati, di sentire che la loro esperienza e ricchezza di vita umana e spirituale incontra rispetto, attenzione, considerazione”. Come ripete spesso Papa Francesco, gli anziani “sono le nostre radici, la nostra storia, ci hanno dato la fede, la tradizione, il senso di appartenenza a una patria”. Ecco allora che, secondo il sottosegretario della Cei, “l’annuncio di Pasqua –‘il Signore non ci lascia soli’ – passa attraverso segni concreti di tempo donato, di momenti condivisi”. “Se in queste settimane per molti versi questa prossimità ci è preclusa – conclude – cerchiamo di farci trovare pronti alla ripresa”.​

Cei: il comunicato finale del Consiglio Permanente

17 Aprile 2020 - Roma - “Abbiamo nel cuore i defunti, i malati, quanti si stanno spendendo per alleviare le sofferenze della gente (medici, operatori sanitari, sacerdoti…). Nello stesso tempo, guardiamo al dopo-emergenza, con uno sguardo di speranza e di prospettiva. Esprimiamo un pensiero di vicinanza al Cardinale Angelo De Donatis, vicario generale della diocesi di Roma, ancora convalescente a casa dopo il ricovero al Policlinico Gemelli in quanto positivo al coronavirus”. Con un messaggio di solidarietà, si sono aperti i lavori del Consiglio Episcopale Permanente svolto giovedì 16 aprile, in videoconferenza, sotto la guida del Cardinale Presidente, Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve. È una forma inusuale, hanno sottolineato i vescovi, ma necessaria e importante nel ritrovarsi per avviare una riflessione ampia su quanto e come l’emergenza vissuta inciderà sul Paese e sulla Chiesa. Come cambieranno le cose? Come saremo? Il futuro sarà scandito ancora da abitudini reiterate? Come sarà la coscienza personale e collettiva? Cosa ci chiede il Signore in questo tempo? Perché un Dio buono permette tutto ciò ai suoi figli? Nelle domande dei vescovi è emersa la necessità di una lettura spirituale e biblica di ciò che sta accadendo. La certezza è che la ripresa non sarà contraddistinta da ritmi e abitudini precedenti alla crisi. Senza dubbio, ci sarà una profonda cesura rispetto al passato, anche quello più recente. Per questo, sono necessari strumenti di riflessione per capire alla luce della fede quanto stiamo vivendo. Il Signore, infatti, ci sta facendo entrare nel mistero della Pasqua. Quello presente è un tempo di grande purificazione, un Kairos, che, nella ristrettezza, porta con sé delle opportunità. La costrizione contiene necessariamente anche qualche Grazia. Se è vero che nessuno sa come sarà il nuovo inizio, è altrettanto vero che si è in cammino. Una prima lezione, allora, riguarda la sobrietà, l’essenzialità, la semplificazione. Un’altra lezione chiama in causa l’essere Chiesa e la capacità progettuale, ossia quello sguardo che permette di andare oltre l’emergenza del tempo presente. E poi c’è la grande lezione sul valore della vita che include la malattia e la fragilità. La proposta è che questi temi vengano ripresi nelle Conferenze Episcopali Regionali, per poi poterli approfondire alla prossima sessione del Consiglio Permanente, in programma a settembre. Ciò consentirebbe di allargare l’orizzonte degli Orientamenti pastorali per il quinquennio 2020-2025, ancora in via di approvazione, all’attualità di queste settimane. Il tema della “gioia del Vangelo” al centro del Documento - è stato osservato - va posto in relazione a questo momento di sofferenza e di crisi. Lo sguardo al futuro Sofferenza e crisi segneranno gli anni a venire. Questa esperienza, impensabile e impensata, non è ancora conclusa e continua a preoccupare. È stato messo in discussione un modello di sviluppo che sembrava potesse dettare le regole di vita. La visione di un compimento raggiunto ha mostrato la sua vulnerabilità a causa di una malattia. E a farne le spese saranno nuovamente i più poveri. Per questo è importante liberare le energie positive per ripartire. “È con questo sguardo di fiducia, speranza e carità che intendiamo affrontare questa stagione”, hanno sottolineato i vescovi. A partire dalla solidarietà che non va snaturata dal suo fondamento cristiano, ovvero l’amore di Dio per i suoi figli, che spinge all’impegno verso gli altri, a prestare attenzione agli ultimi tra gli ultimi. L’esperienza della fede, in queste settimane, è stata riconosciuta come una forza morale con ricadute notevoli. È stata una molla per l’energia necessaria ad affrontare la vita e le sue situazioni difficili. La creatività, che ha animato le diverse iniziative spirituali e pastorali, è stata espressione di una nuova vicinanza, in cui la gente ha riconosciuto la vicinanza di Dio. Le parrocchie, i sacerdoti, i volontari sono stati segno eloquente di questa prossimità, che ha assunto il volto concreto della carità con la disponibilità delle strutture ecclesiali per la Protezione Civile, i medici e le persone in quarantena e con gli aiuti destinati dall’otto per mille, in modo particolare con quello straordinario di 200 milioni di euro cui si aggiungono i 22,5 milioni di euro stanziati in queste settimane. La Chiesa c’è, è presente ed è aperta a una riflessione su valori fondamentali quali la famiglia, l’educazione, la sobrietà, la comunità, la solidarietà. L’orizzonte deve essere il mondo post-coronavirus, non trascurando alcun piano di responsabilità, a partire dalla vita ecclesiale. In questo senso il Consiglio Permanente ha condiviso l’impegno della Segreteria Generale, nell’interlocuzione con le Istituzioni governative, per definire un percorso meno condizionato all’accesso e alle celebrazioni liturgiche per i fedeli, in vista anche della nuova fase che si aprirà dopo il 3 maggio. È fondamentale dare una risposta alle attese di tanta gente, anche come contributo alla coesione sociale nei diversi territori. Così come è importante non sottovalutare la preoccupazione circa la tenuta del sistema delle scuole paritarie. Se già ieri erano in difficoltà sul piano della sostenibilità economica, oggi - con le famiglie che hanno smesso di pagare le rette a fronte di un servizio chiuso dalle disposizioni conseguenti all’emergenza sanitaria - rischiano di non aver più la forza di riaprire. La ripresa passa anche dal piano educativo: ormai in prossimità dell’estate, è necessario dare indicazioni alle famiglie circa lo svolgimento dei campi estivi e dei Grest, opportunità di crescita per i ragazzi e di aiuto per i genitori impegnati con la possibile ripresa delle attività lavorative. Lo sguardo al futuro non può trascurare le conseguenze enormi che questa situazione sta recando alle famiglie dell’intero Paese, a quelle già in precarietà o al limite della sussistenza. Una carezza di consolazione Lo sguardo dei vescovi si fa gesto di tenerezza con una carezza di consolazione. Questa apre il cuore ed è capace di ridare speranza. “In questi giorni drammatici – hanno affermato – abbiamo portato nel cuore i defunti, i malati, i medici e gli operatori sanitari, gli anziani, i poveri, le famiglie e i sacerdoti. A tutti loro rivolgiamo la nostra carezza. Quante volte abbiamo avvertito questo gesto fatto con generosità da chi poteva concederla a chi ne aveva bisogno. Non possiamo dimenticare chi ha più sofferto e continua a soffrire”. La carezza, allora, è affetto pieno verso i malati, come sollievo e consolazione per le sofferenze patite; verso i medici e gli operatori sanitari, come gratitudine per la generosità nella cura e nell’assistenza alla persona; verso gli anziani, come invito a preservare la memoria viva del Paese, ma anche come dolore per quanti ci hanno lasciato e per quanti portano ferite non più rimarginabili; verso i poveri, come impegno a essere loro custodi, a non chiudere gli occhi davanti alle vecchie e nuove marginalità, perché l’accoglienza ha una rilevanza sociale; verso le famiglie, quale grazie per la capacità di tenuta complessiva, messe a dura prova da una vita insolita o da lutti dovuti al coronavirus o ad altre cause; verso i sacerdoti, come ringraziamento per il loro essere prossimi al popolo: tanti - più di 100 - hanno offerto la loro vita esprimendo ancora una volta il volto bello della Chiesa amica, che si prende cura del prossimo. La carezza, per tutti, è esortazione alla preghiera, vero antidoto a questo tempo. “L’ombra della morte – hanno detto i vescovi – sembrava estesa sul nostro Paese, ma non ha avuto l’ultima parola. Nel dolore estremo il tema della vita eterna è stato squarcio e svelamento della speranza nella Resurrezione”. Messa Crismale nel Tempo Pasquale Il Consiglio Permanente ha poi condiviso le indicazioni relative alla Messa Crismale, rinviata quest’anno a causa della pandemia. Il Decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti dello scorso 25 marzo ha dato facoltà alle Conferenze Episcopali di trasferire la celebrazione della Messa Crismale ad altra data. “Spero che potremo averla prima di Pentecoste, altrimenti dovremo rimandarla all’anno prossimo”, sono state le parole del Santo Padre durante la Santa Messa in Coena Domini. Il Consiglio Episcopale Permanente ha indicato, come orientamento unitario, che questa celebrazione avvenga, nelle forme possibili, nel Tempo Pasquale, che si concluderà domenica 30 maggio, Solennità di Pentecoste. Orientativamente entro l’ultima settimana. Nelle Diocesi in cui non si potrà procedere con questa celebrazione, verranno conservati gli olii sacri (infermi, catecumeni e crisma) dello scorso anno. Assemblea generale rinviata a novembre Il Consiglio Episcopale Permanente ha deciso di rinviare l’Assemblea Generale che era in programma dal 18 al 21 maggio prossimi: si terrà a Roma da lunedì 16 a giovedì 19 novembre 2020. Nel frattempo, restano in carica sia i Vice Presidenti dell’area Nord e dell’area Centro sia i Presidenti delle Commissioni Episcopali. Slitta, pertanto, al 31 agosto la data di consegna delle relazioni quinquennali. Entro quel termine verranno raccolte le indicazioni del nominativo proposto da ciascuna Conferenza Episcopale Regionale per la presidenza delle dodici Commissioni Episcopali, come pure eventuali segnalazioni circa l’elezione dei membri del Consiglio per gli Affari Economici. Comunicazioni Ripartizione fondi otto per mille. In merito alla ripartizione e all’assegnazione della somma relativa alla quota dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa Cattolica, il Consiglio Permanente, tenuto conto della particolare urgenza della sua approvazione e della necessaria consultazione dei membri della CEI, prevede la condivisione della stessa per corrispondenza. Tale scelta nasce dalla necessità non procrastinabile di questo adempimento. Convenzioni “fidei donum”. I vescovi hanno approvato l’aggiornamento della modulistica riguardante le convenzioni per sacerdoti “fidei donum” e sacerdoti provenienti da altre nazioni in Italia. Entreranno in vigore dal prossimo 1 settembre. Nomine Nel corso dei lavori, il Consiglio Episcopale Permanente ha provveduto alle seguenti nomine:
  • Direttore dell’Ufficio Liturgico Nazionale (dal 1° settembre 2020): Don Mario Castellano della diocesi di Bari-Bitonto;
  • Responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica: Dott. Massimo Monzio Compagnoni;
  • Assistente ecclesiastico centrale del settore giovani dell’Azione Cattolica Italiana: Don Gianluca Zurra della diocesi di Alba.

Cei: ringraziamento agli operatori sanitari, alle famiglie, ai sacerdoti, molti dei quali hanno offerto la propria vita, e la vicinanza agli anziani e ai poveri

17 Aprile 2020 - Roma - Una lettura spirituale e biblica dell’emergenza in atto e delle domande che essa porta con sé, con uno sguardo al post-coronavirus: è stato questo il filo conduttore della sessione primaverile del Consiglio Episcopale Permanente, che si è riunito giovedì 16 aprile, in videoconferenza, sotto la guida del Cardinale Presidente, Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve. Nel confronto, i Vescovi si sono soffermati sulla situazione attuale, segnata dalla sofferenza e dal lutto, ma anche da opportunità e Grazia. Un “kairos”, l’hanno definito, che traccia una cesura rispetto al passato e lascia un’eredità preziosa, a livello sociale ed ecclesiale, dalla quale ripartire con fiducia e speranza, facendo tesoro di tutte quelle esperienze di solidarietà, attenzione agli ultimi e alle persone in difficoltà sgorgate dalla fantasia della carità delle nostre comunità. Di qui il ringraziamento agli operatori sanitari, alle famiglie, ai sacerdoti, molti dei quali hanno offerto la propria vita, e la vicinanza agli anziani e ai poveri. Vicinanza che ha assunto il volto concreto della carità con la disponibilità delle strutture ecclesiali per la Protezione Civile, i medici e le persone in quarantena e con gli aiuti destinati dall’otto per mille, in modo particolare con quello straordinario di 200 milioni di euro, cui si aggiungono i 22,5 milioni di euro stanziati in queste settimane. Nel corso del dibattito, è stato sottolineato come l’esperienza di fede, in questo periodo, sia stata una forza morale che ha permesso di affrontare con nuovo slancio una stagione impensabile ed impensata. La Chiesa è sempre stata presente e continua ad esserlo, anche nell’interlocuzione con le Istituzioni governative per definire un percorso meno condizionato all’accesso e alle celebrazioni liturgiche per i fedeli in vista della nuova fase che si aprirà dopo il 3 maggio. Durante i lavori, sono state fornite indicazioni circa la celebrazione della Messa Crismale e la ripartizione e l’assegnazione della somma destinata all’otto per mille. È stato approvato l’aggiornamento della modulistica per le convenzioni per i sacerdoti “fidei donum” e sono state prese alcune decisioni riguardanti l’Assemblea Generale (rinviata a novembre) e le Commissioni Episcopali. I Vescovi, infine, hanno provveduto ad alcune nomine.

Don Maffeis: in questo tempo sofferente c’è bisogno di operatori di pace

16 Aprile 2020 - Roma - “Se è vero che la vita e la morte abitano la nostra esperienza quotidiana, la Pasqua non smette di ricordare al nostro cuore stanco e forse anche un po’ sfiduciato che a vincere è comunque la vita”. Lo sottolinea, in un video pubblicato dai media Cei, don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, per il quale “in alcuni momenti è normale chiedersi dove siano questi segni che possano testimoniare che la risurrezione ha davvero fatto irruzione in questo mondo ferito e sofferente, a volte in balia di logiche meschine, egoistiche e di corto respiro”. A questa domanda, spiega don Maffeis, ha dato una risposta Papa Francesco che nell’udienza del mercoledì ha chiamato “beati”, cioè felici, gli operatori di pace. “L’esperienza insegna che quando siamo troppo preoccupati di noi stessi, quando cerchiamo di tutelare e raggiungere un benessere personale rischiamo di farlo a scapito delle relazioni con gli altri e dell’interesse del contesto in cui viviamo”, osserva il sottosegretario della Cei evidenziando invece che “la pace che nasce dalla Pasqua rinnova l’essere e l’agire, ci rende capaci di piccoli segni concreti di riconciliazione, di accoglienza, di disponibilità, di giustizia”. “È quella pace che sa riportare un soffio di speranza anche in questo tempo sofferente e pesante come il nostro”, rileva don Maffeis che invita a diventare “operatori di pace perché la pace possa abitare le nostre case, raggiungere il cuore e la vita di quanti si sentono abbandonati e di coloro che sono più esposti alla sofferenza”.    

Cei: Humanlines, il portale che racconta i Corridoi umanitari

15 Aprile 2020 -

Roma - C’è Danait, giovane eritrea che parla un perfetto italiano e ha lavorato per l’Unhcr. Poi ci sono Awet, dodicenne, sordo, arrivato dall’Eritrea a Cossato, in provincia di Biella, dove può frequentare una delle migliori scuole di lingua dei segni, e Omar, un adolescente che diventa amico di Fabio, il proprietario di una pasticceria in un piccolo paese del profondo nord.

Sono solo alcuni dei protagonisti delle storie, piene di verità e di sofferenza, raccolte da “Humanlines”, un portale di informazione e web documentario in continuo divenire, promosso dall’Università di Notre Dame (USA), per raccontare il progetto dei Corridoi Umanitari finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana che ha permesso a centinaia di rifugiati eritrei, somali e sud-sudanesi di arrivare in Italia in modo legale e sicuro.

“Abbiamo scelto di raccontare microstorie in grado di trattare ciascuna un tema e un frammento di tale complessità, nella speranza di dar vita nel tempo ad un mosaico coerente, onesto, affidabile”, spiega Ilaria Schnyder che insieme a Clemens Sedmak coordina anche un progetto di ricerca longitudinale volto a monitorare e valutare le diverse dinamiche dei Corridoi Umanitari che incarnano una nuova visione di pensare l’immigrazione e l’accoglienza. Le storie, aggiunge, sono “narrate attraverso fotografia, audio, video ma anche comics e videoanimazione”. A queste si affiancheranno report, articoli accademici e approfondimenti.  

Don Maffeis: portare a tutti l’annuncio di speranza

15 Aprile 2020 -
“L’annuncio di speranza non va tenuto confinato in recinti sacri, ma va portato a tutti”. Lo ribadisce, in un video sui media Cei, don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, per il quale “vivere la Pasqua significa essere cristiani che consolano, che portano i pesi gli uni degli altri, che incoraggiano, che non si stancano di annunciare e di testimoniare una vita che non muore”. Facendo riferimento all’invito del Risorto ai discepoli a recarsi in Galilea, don Maffeis ricorda che “la Galilea è il luogo che richiama la vita quotidiana, la famiglia, il lavoro, come a dire che se la speranza non incrocia la vita di ogni giorno è destinata a rimanere un’idea sterile”. Non solo: la Galilea è anche con “il luogo dei ricordi”, spiega il sottosegretario della Cei sottolineando che “in fondo ognuno di noi ha la propria Galilea, che coincide con ciò che l’ha segnato nella vita, con gli incontri che l’hanno arricchita”, donando a ciascuno una direzione precisa”. “Specie nei momenti di difficoltà, di prova, di crisi come quello che stiamo attraversando – conclude – è decisivo tornare con la memoria del cuore a questa sorgente, che ha il volto delle persone amate”. ​

Cei: si intensifica l’impegno concreto delle diocesi

14 Aprile 2020 - Roma - Prosegue l’impegno delle diocesi italiane nel far fronte all’emergenza Covid-19 mettendo a disposizione strutture edilizie, proprie o altrui, destinate principalmente a tre categorie di soggetti: medici e infermieri, persone in quarantena, senza dimora. Ad oggi sono 33 - ma l’elenco è in continuo aggiornamento - le diocesi ad aver comunicato di aver messo a disposizione della Protezione civile e del Sistema sanitario nazionale 46 strutture per oltre 1.200 posti. Sono poi 23 le diocesi ad aver fatto sapere di aver impegnato oltre 28 strutture per più di 500 posti nell’accoglienza di persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali. Infine 27 diocesi hanno informato di aver messo a disposizione più di 32 strutture per oltre 600 posti per l’accoglienza di persone senza dimora.  

Don Maffeis: togliamo dal vocabolario le parole che impoveriscono la comunità

14 Aprile 2020 - Roma - “Proviamo a rivedere il nostro vocabolario arrivando forse anche a togliere quelle parole, quelle azioni che non costruiscono famiglia, impoveriscono la comunità, non servono alla vita”. “Per fare Pasqua servono parole nuove, parole diverse: proviamo a rivedere il nostro vocabolario arrivando forse anche a togliere quelle parole, quelle azioni che non costruiscono famiglia, impoveriscono la comunità, non servono alla vita”. È l’invito di don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, che prende spunto dall’omelia di Papa Francesco che “a Pasqua ha provato a metter fuori gioco alcune parole”. “Non è questo – afferma don Maffeis in un video, ricordando quanto detto dal pontefice – il tempo dell’indifferenza, perché tutto il mondo sta soffrendo e deve potersi ritrovare unito nell’affrontare la pandemia”. Non è questo “il tempo degli egoismi”, ha poi sottolineato il Papa, “facendo appello alla nostra Europa, a quello spirito di solidarietà che all’indomani della seconda guerra mondiale le ha permesso di rialzarsi”. Non è questo “il tempo delle divisioni”, ha aggiunto Bergoglio, “denunciando con forza i conflitti in corso, chiedendone la fine, a partire dal commercio di armi che spreca capitali che dovrebbero essere usati per curare le persone”. “Non è questo il tempo della dimenticanza, ha concluso il Papa, precisando che la crisi che stiamo vivendo non deve farci dimenticare tante altre emergenze”. ​      

Media Cei: domani sera il Rosario da Pompei

14 Aprile 2020 - Roma - Avvenire, Tv2000, InBluradio, Sir e Federazione dei settimanali cattolici e Corallo, d’intesa con la segreteria generale della Cei, invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi domani alle 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 e InBluradio oltre che in diretta Facebook. Questa volta andrà in onda dal Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei. A guidarlo sarà l’arcivescovo prelato e delegato pontificio, mons, Tommaso Caputo, e si concluderà con la Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei.

Don Maffeis: riconoscere i segni del risorto presenti in questo tempo difficile

12 Aprile 2020 - Roma - “La luce e la pace della Pasqua possano raggiungere ogni casa e rianimare la speranza di ciascuno”. ​ “C’è una distanza non da poco tra la gioia dell’Alleluja pasquale e le inquietudini di queste lunghe settimane, segnate da preoccupazioni e ansietà, da paure e tensioni. Quest’anno ci scambiamo auguri difficili, ma che proprio in questo contesto risultano ancora più preziosi”. Lo evidenzia, in un video pubblicato sui media della Cei, don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, per il quale abbiamo tanto bisogno “di Pasqua, di sentire l’annuncio che il Signore è vivo e presente e non ci abbandona mai, che tiene le sorti del mondo e di ciascuno”. “Il crocifisso è risorto: la Chiesa vive per esserne messaggera e testimone, ricordando a ciascuno che la vita vince la  morte, il perdono disarma rancori e vendette, sulla violenza l’ultima parola appartiene all’amore”, aggiunge don Maffeis sottolineando che “questa fiducia è il nostro bene più grande, è quello che cambia il cuore, il mondo di essere e di stare al mondo, come dicono le vite di tanti santi della porta acanto che vediamo all’opera anche nell’affrontare questa pandemia” L’auspicio è che ognuno possa “riconoscere i segni del risorto presenti in questo tempo difficile e offrire segni di risurrezione facendo nostri le parole, le azioni e gli atteggiamenti del Signore e del suo Vangelo”. “La luce e la pace della Pasqua – è l’augurio del sottosegretario della Cei – possano raggiungere ogni casa e rianimare la speranza di ciascuno”. ​    

La promessa che rincuora: l’augurio del card. Bassetti

12 Aprile 2020 -

Ci sono alcune immagini di questa Quaresima che abbiamo appena vissuto che difficilmente riusciremo a dimenticare: la lunga fila di camion militari che lasciano Bergamo con il loro carico di morte; l’infermiera dell’ospedale di Cremona che sfinita dalle fatiche del lavoro si addormenta con la mascherina e il camice ancora indosso; e infine i primi timidi sguardi di coloro che sono guariti. Sguardi persi, ancora un po’ spaventati, ma pieni di stupore.

In queste immagini sembra rappresentarsi metaforicamente il mistero vissuto nel triduo pasquale: la morte, il silenzio, la Resurrezione. E ancora: il dolore, la paura, la gioia. C’è tutto questo nella Pasqua: il passaggio dalla morte alla vita. Il passaggio dall’angoscia alla speranza: dallo scandalo della croce alla promessa della vita eterna.

So bene che molti italiani in questi giorni stanno piangendo i propri defunti e sono in trepidazione per amici e parenti ammalati. È un dolore che ci unisce profondamente in una comunione spirituale quotidiana e ininterrotta. Una comunione con il Padre che non può essere interrotta dalle difficoltà della vita presente che colpiscono ognuno di noi. Chi ci separerà dall’amore di Dio? Non certo l’angoscia e la persecuzione. Nella celebrazione pasquale noi siamo 'vincitori' proprio 'grazie a colui che ci ha amati'. Gesù è la porta sempre aperta verso il Cielo. Dobbiamo gridarlo con gioia e senza paura.

Mai come oggi, scriveva molti anni fa don Divo Barsotti, «dobbiamo rendere testimonianza della resurrezione di Cristo» e «l’unica cosa importante è credere ». Mai come in questo momento, quando tutte le sicurezze sociali prodotte da un mondo ricco, individualista e cinico si sono liquefatte come neve al sole, dobbiamo annunciare al mondo intero la bellezza e la potenza della buona novella.

Questo è il «tempo di credere» affermava don Primo Mazzolari in una meditazione svolta nel 1940 sui discepoli di Emmaus. Il parroco di Bozzolo scriveva durante il secondo conflitto mondiale e definì la Chiesa come un «focolare che non conosce assenze» dedicando il libro «alla legione degli smarriti sempre più vicina al mio povero cuore, sempre più cara al cuore di tutti». Quella meditazione fu sequestrata dalle forze dell’ordine, ma si diffuse in forma clandestina e ancora oggi conserva, profeticamente, alcune intuizioni di don Primo.

In questo tempo, infatti, la Chiesa è stata autenticamente un focolare domestico. Moltissime sono le testimonianze di famiglie riunite intorno alla preghiera comunitaria: dalle lodi mattutine ai vespri fino alle celebrazioni della liturgia della parola nel triduo pasquale. Genitori e figli hanno assaporato la precarietà, la gioia e lo stupore della Chiesa domestica. E moltissime sono le testimonianze di quegli «smarriti» di cuore che si erano persi e che hanno invece seguito, in mille modi diversi, dalla televisione ai social, le celebrazioni dei sacerdoti e quelle del Papa. Enorme la commozione nel vedere Francesco camminare da solo in Piazza san Pietro. Solo sotto la croce.

Oggi quella croce è diventata gloriosa. È la gloria della resurrezione così magnificamente rappresentata nell’affresco di Piero della Francesca conservato a Sansepolcro, in quella terra di Arezzo dove per una decina di anni sono stato Vescovo. Un affresco molto caro agli abitanti del 'borgo' perché, probabilmente, la presenza di quest’affresco – considerato da alcuni intellettuali come il dipinto più bello del mondo – risparmiò la cittadina toscana dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. In quell’affresco, è bene sottolinearlo con forza, la sofferenza è passata, Cristo ha sconfitto la morte, la luce ha illuminato le tenebre. Questa è la Pasqua. È la gioia infinita della resurrezione. Il fondamento della nostra fede. Una speranza che non delude mai.

Card. Gualtiero Bassetti

Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e

presidente della Conferenza episcopale italiana

Don Maffeis: attraversiamo questa notte di dolore e angoscia affidandoci al Padre

10 Aprile 2020 -
Il nostro pensiero, afferma, “va ai morti di questa pandemia, tante volte invisibili, rapiti come sono stati, sottratti agli affetti, partenze strazianti che aggiungono dolore a dolore nel cuore di chi rimane”, ma anche a “tanti nostri anziani, la cui morte impoverisce le nostre famiglie e le nostre comunità di quel patrimonio di esperienza, di relazioni, di saggezza”. Don Maffeis non dimentica poi “i 100 sacerdoti che il virus si è portato via: vite spese per lo più nel nascondimento e nel servizio, vite che hanno intessuto la storia delle nostre comunità”. “In un tempo di smarrimento e desolazione, sostiamo ai piedi della Croce: ci accorgeremo che non appartiene solo al regno della morte”, assicura il sottosegretario della Cei evidenziando che “la croce è memoria viva di Colui donando che muore donando se stesso, che avvolge le nostre fragilità e i nostri peccati con l’amore di Dio Padre, quel Padre nelle cui mani si abbandona con fiducia”. “Ci sia data la grazia – conclude – di attraversare questa notte del dolore e dell’angoscia affidandoci al Padre fino a trovare in Lui misericordia e pace”.

Cei: “migranti sfruttati in molte aree del Paese”

8 Aprile 2020 - Roma – “Per ridare forza e dignità al lavoro dobbiamo curare la ferita dei nostri profondi divari territoriali. Non esiste una sola Italia del lavoro, ma ‘diverse Italie’, con regioni e zone vicine alla piena occupazione – dove il problema diventa spesso quello di umanizzare il lavoro, vivendo il riposo della festa – e regioni dove il lavoro manca e costringe molti a migrare”. E’ quanto si legge nel messaggio che la Commissione Episcopale per i Problemi sociali e il lavoro della Cei ha rivolto per il prossimo 1 Maggio, festa del Lavoro. Nel messaggio, dal titolo “Il lavoro in una economia sostenibile” si evidenzia che “Costruire un’economia diversa non solo è possibile, ma è l’unica via che abbiamo per salvarci e per essere all’altezza del nostro compito nel mondo. È in gioco la fedeltà al progetto di Dio sull’umanità”. I vescovo invitano ad avere “il coraggio di guardare alla schizofrenia del nostro atteggiamento verso i nostri fratelli migranti: sono sfruttati come forma quasi unica di manovalanza, a condizioni di lavoro non dignitose in molte aree del Paese. Dobbiamo – sottolineano - saper trasformare le reti di protezione contro la povertà – essenziali in un mondo dove creazione e distruzione di posti di lavoro sono sempre più rapidi e frequenti – in strumenti che non tolgano dignità e desiderio di contribuire con il proprio sforzo al benessere del Paese”.

Raffaele Iaria

 

Cei: stanziamento straordinario in un aiuto alla ripresa

8 Aprile 2020 -
Roma - Un aiuto straordinario della Chiesa italiana per sostenere persone e famiglie in situazioni di povertà o di necessità, enti e associazioni che operano per il superamento dell’emergenza provocata dalla pandemia, enti ecclesiastici in situazioni di difficoltà.
Ruota attorno a queste destinazioni la somma che la Presidenza della CEI – sentite tutte le Conferenze Episcopali Regionali – stanzia per contribuire a far fronte alle conseguenze sanitarie, economiche e sociali provocate dal Covid-19.
Si tratta di un importo straordinario di 200 milioni di euro, provenienti dall’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa Cattolica e recuperati dalla finalità a cui erano stati destinati, essenzialmente l’edilizia di culto. Di questi, 156 milioni sono ora ripartiti, in modo proporzionale, fra tutte le Diocesi.
L’erogazione avverrà entro fine aprile e impegna a un utilizzo di tali risorse entro il 31 dicembre 2020; la rendicontazione - che dovrà essere inviata alla Segreteria Generale della CEI entro il 28 febbraio 2021 - si atterrà al dettato concordatario (Legge 222/85) e ai criteri di trasparenza, rafforzati dall’Assemblea Generale del maggio 2016.
Tenuto conto delle differenti situazioni esistenti sul territorio nazionale, le modalità di tale rendicontazione non seguiranno la griglia predisposta per i fondi ordinari, ma dovranno specificare: i soggetti destinatari delle erogazioni, le causali, le somme erogate, i relativi giustificativi - secondo prassi - delle attività sostenute.

Card. Bassetti: “da soli si va poco lontano”

2 Aprile 2020 - Roma - “Non illudiamoci di ricominciare come prima. È una grande illusione che può solo farci male. Ma dobbiamo aprire il cuore alla speranza. E la solidarietà sostiene tutti, credenti e non credenti”. Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Gualtiero Bassetti, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, commentando questo momento d'emergenza causato dal coronavirus. “Con tanta buona volontà, solidarietà e spirito di condivisione – ha proseguito il card. Bassetti - dovremmo capire che ormai da soli si va poco lontano. Dovremmo riflettere anche sulla nostra fragilità. Se la nostra vita è così fragile perché non fare di tutto per essere solidali? Ricordo che dopo la Seconda guerra mondiale se siamo riusciti a sopravvivere è solo grazie al fatto che quel pochino che avevamo veniva moltiplicato. Io davo un pochino di pane alla vicina, lei mi dava un pochino di latte per far crescere i bambini. Ci siamo accorti che dividendo quello che avevamo si moltiplicava. La logica del Vangelo è proprio questa: più condividi e più moltiplichi”. “Io sto bene – ha sottolineato il card. Bassetti a InBlu Radio - ma ho tante preoccupazioni per la mia diocesi e per tutte le diocesi d'Italia con qualche vescovo ammalato. Ho mandato un messaggio anche al vicario del Santo Padre. La Chiesa di Dio cammina tra le prove del mondo e le consolazione dello Spirito. Stiamo vivendo una grande prova. È stata tutta una grande sorpresa. Quando è iniziato tutto nessuno poteva prevedere che la situazione andasse a picco in maniera così forte. Eravamo abituati a tante epidemie del passato magari più leggere. Questa è una realtà che abbraccia tutto il mondo. Tutti vivono nella paura di un futuro che, dal punto di vista umano, non dà delle certezze”. “L'unica speranza – ha ribadito il card. Bassetti - ci viene dalla capacità che c'è nella gente e la forza di affrontare la difficoltà e la solitudine, nonostante l'inquietudine e la paura per il futuro. Ci sarà sicuramente anche il dopo virus. Quando i campi venivano incendiati dalle guerre non producevano più per tanto tempo e così succederà per l'economia che è in fortissima crisi. Se non si lavora poi non è facile riprendere il lavoro perché è una macchina complessa da rimettere in moto”. “Stando chiuso in casa – ha concluso il card. Bassetti a InBlu Radio – ho sentito molte persone per telefono. E posso dire che la grande preghiera del Papa ha rigenerato la speranza per tutti, non solo per i credenti. Piazza San Pietro in cui c'era solo la bianca figura del Santo Padre bagnata dalla pioggia ha parlato al cuore del mondo intero. E quello spazio vuoto è diventato più pieno di quando c'è mezzo milione di persone che magari partecipano distrattamente alla funzione. Questi sono dei segni che rimangono nelle gente e fanno capire che la vita non è solo legata al virus o al pane quotidiano ma è qualcosa di più grande”.  

Mons. Russo: le iniziative della Chiesa Italia

1 Aprile 2020 - Roma - “In questo momento vorrei rivolgere un pensiero grato a tutti i nostri media che, in forme diverse e secondo le specificità di ciascuno, stanno tessendo il filo delle comunità. Porto nel cuore quanto mi hanno scritto diversi settimanali diocesani in questi giorni: le nostre pagine sono diventate un necrologio continuo. Avverto la sofferenza che arriva dai territori, a tutti assicuro la vicinanza della Chiesa italiana. Grazie!”. A parlare è mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, nei giorni che precedono la Settimana Santa che quest’anno sarà vissuta da un intero Paese in quarantena: “Ricordo che la prossimità della Chiesa in Italia si esprime ugualmente attraverso segni concreti. In particolare, abbiamo promosso due sottoscrizioni di raccolta fondi: Sostegno alla sanità ed Emergenza coronavirus, con Caritas italiana”. Eccellenza, la Chiesa italiana si è mossa fin dai primi momenti per fronteggiare la pandemia anche sul piano dell’assistenza caritativa e solidale stanziando oltre 16 milioni di euro. Decine di diocesi in tutta Italia stanno mettendo a disposizione le loro strutture per la Protezione civile, i medici e le persone in quarantena… È una geografia della carità in continuo aggiornamento. Le diverse iniziative sul piano dell’assistenza caritativa e solidale sono tutte mosse dalla certezza che nel volto sofferente dei nostri fratelli è presente Cristo. È una certezza che viene dal Vangelo di Matteo: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare…”. Parole che sono riferimento imprescindibile per le nostre azioni. Nella situazione attuale, in cui sono messe a nudo tutte le nostre certezze, riscopriamo il senso e il valore della prossimità, della cura, della relazione… In una parola: della carità, sempre silenziosa, ma operosa. La Chiesa, senza rumore e megafono, continua a sostenere in maniera corresponsabile medici, operatori sanitari e malati. È un ritorno dell’attenzione e generosità che tanti cittadini, ogni anno, rivolgono con la destinazione dell’otto per mille alla Chiesa cattolica. Il Sistema sanitario è in forte difficoltà e anche la sanità cattolica sta facendo la sua parte. La Cei sostiene le strutture sanitarie in vari modi. In risposta ad alcune delle tante situazioni di necessità in sanità, la Conferenza episcopale italiana – raccogliendo il suggerimento della Commissione episcopale per la carità e la salute – ha stanziato finora 6 milioni di euro, in due tranche da 3 milioni, provenienti dall’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. Il primo contributo, del 24 marzo, raggiunge la Piccola Casa della Divina Provvidenza del Cottolengo di Torino, l’Azienda ospedaliera “Cardinale Giovanni Panico” di Tricase, l’Associazione Oasi Maria Santissima di Troina, nei pressi di Enna, e l’Istituto Ospedaliero Poliambulanza di Brescia. Il secondo, del 30 marzo, va a beneficio della Fondazione Policlinico Gemelli, dell’Ospedale Villa Salus di Mestre, dell’Ospedale Generale Regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti in provincia di Bari. È stata inoltre aperta una raccolta fondi, che sarà puntualmente rendicontata e che potrà aiutare altre realtà. Con la sospensione delle attività scolastiche, anche le scuole paritarie attraversano una fase di crisi. Cosa si aspetta dalla politica? La Segreteria Generale della Cei ha rappresentato più volte al ministero dell’Istruzione la situazione drammatica vissuta dalle scuole paritarie. A nome di tante famiglie, di insegnanti che sono senza stipendio e di strutture che, stante così le cose, a settembre difficilmente potranno riaprire – con un danno oggettivo per il bene comune – si sono presentate alcune richieste essenziali, chiedendo a voce e per iscritto che l’appello venga raccolto. Ci aspettiamo che questo passo possa essere fatto. Sono tanti i sacerdoti che hanno perso la vita, molti di loro per adempiere a pieno i doveri del ministero. Cosa si sente di dire per tutti loro? Tutti i nostri sacerdoti sono sempre vicini alla gente, fedeli alla vocazione fino alla fine, vivono con le proprie pecore, come ripete spesso Papa Francesco. Lo sono così tanto che, proprio in questa circostanza, hanno condiviso anche la malattia e, purtroppo, in molti casi, la morte. Li ricordiamo prima di tutto per fare memoria della loro vita, delle loro opere, di quanto hanno lasciato nei cuori di chi li ha conosciuti. I media cattolici, e non solo, hanno onorato questi fratelli celebrando esistenze spese per il prossimo. Molti erano missionari, tornati in Italia dopo una vita tra i più poveri del mondo; altri erano preti diocesani, alcuni di questi a riposo – ma un sacerdote va mai veramente in pensione? – dopo aver visto crescere generazioni di fedeli, spesso in parrocchie piccole, dove ci si conosce tutti come una famiglia e dove in tanti li hanno pianti, unendoli ai lutti personali. Anche questo ci dice del prezioso mandato dell’essere comunità; un mandato che ci porta ad interpretare il nuovo che abbiamo davanti e ad assumere quindi anche nuove modalità di essere Chiesa. Ci aspetta una Settimana Santa “senza concorso di popolo”. Che Pasqua sarà? Sarà sicuramente una Pasqua diversa: la storia che stiamo vivendo ci pone dinanzi questa realtà, inedita per tutti. La Settimana Santa apre al cuore della nostra fede; per questo, anche se le ristrettezze del momento presente ci mettono a dura prova, non dimentichiamo che siamo in cammino verso la Resurrezione. Ed è proprio questo orizzonte ad aiutarci a vivere al meglio il tempo pasquale. Siamo a casa, ma non siamo soli! Invito tutti a riscoprire il senso pieno di ciò che, purtroppo, quest’anno non potremo vivere insieme, per fare festa tutti insieme quando sarà possibile. E quella festa, che sarà la Pasqua di tutti noi, sarà anche momento di conforto per quanti ci hanno lasciato e per i loro familiari. Ripeto: non siamo soli! Da Nord a Sud, si moltiplicano le messe in streaming, gli accompagnamenti spirituali a distanza e le persone si incontrano sui social per fare comunità. Tanti sacerdoti sperimentano modalità nuove per le celebrazioni e l’accompagnamento dei fedeli. Come valuta questa inattesa stagione ecclesiale? C’è un grande senso di appartenenza che sta sempre più emergendo. Le varie iniziative sono una risposta a un desiderio profondo di comunità. È alle domande della nostra gente bisogna, in qualche modo, rispondere. È ciò che ci ha mossi, come Segreteria Generale, nel progettare chiciseparera.chiesacattolica.it, un ambiente digitale che rilancia le buone prassi messe in atto dalle diocesi, offre contributi di riflessione – a partire da lettere, messaggi e video dei vescovi -, condivide notizie e materiale pastorale. Viviamo una stagione di grande creatività, che ci permette di guardare oltre l’emergenza. E in quell’oltre non possiamo non essere sostenuti dalla speranza, alimentata dalla fede e dalla carità. Quando tutto sarà finito, avremo modo di riflettere su quanto vissuto, non dimenticando che siamo in una situazione eccezionale. E che non possiamo fare a meno dell’incontro fraterno che da sempre ci caratterizza. (Riccardo Benotti - Sir)

“Rete di speranza”, il nuovo programma di Tv2000

30 Marzo 2020 - Roma - Parte su Tv2000 (canale 28 del digitale terreste e 157 di Sky) ‘Rete di speranza’, il programma che racconta la Chiesa ai tempi del coronavirus, in onda dal martedì al venerdì alle ore 19.30 dal 31 marzo. Le Messe pubbliche sono sospese, le parrocchie e gli oratori sono avvolti dal silenzio ma la Chiesa italiana non ha perso la parola, non si è chiusa nelle canoniche, non ha abbandonato i suoi fedeli. Alla presenza fisica di tanti sacerdoti, che soprattutto nelle zone più colpite dal coronavirus, hanno continuato ad essere vicini alle famiglie provate dal dolore, si è sommata, giorno dopo giorno, la presenza crescente e solo apparentemente virtuale di quanti, in tutta Italia, hanno trovato nei social strumenti nuovi per rimanere fedeli alla propria missione. Vescovi, sacerdoti, religiose, responsabili di associazioni e di movimenti, animatori parrocchiali sono da settimane protagonisti di una creatività pastorale senza precedenti fatta di dirette Facebook, video sui profili YouTube di diocesi e parrocchie, riflessioni rilanciate via WhatsApp, preghiere via Instagram, esercizi spirituali su piattaforme di videoconferenza. “Rete di speranza”, vuole raccontare tutto questo, vuole rilanciare le voci della Chiesa al tempo del coronavirus, cogliendo l’occasione per riflettere, con un ospite in collegamento Skype, sul cambiamento che la Chiesa italiana sta vivendo. Ogni giorno il programma riproporrà, dunque, alcune di queste voci “catturate” nella Rete: voci di speranza, esempi di una nuova “Chiesa in uscita”, testimonianze di un popolo di Dio che nel momento della prova riconosce l’essenzialità di una fede viva, capace di rispondere alle domande più profonde che l’esperienza che stiamo vivendo pone nel cuore di ciascuno di noi. Un programma di Dario Quarta e Gennaro Ferrara che ne è anche il conduttore. "Abbiamo sentito, come emittente della Conferenza episcopale italiana - dice il direttore di Tv2000 Vincenzo Morgante - l’esigenza di continuare a portare la Chiesa nelle case dei telespettatori. E abbiamo pensato di farlo con lo stile che ci contraddistingue: attraverso il racconto, attraverso le testimonianze, attraverso le persone. Nel tempo che stiamo vivendo, di difficoltà e di paura, la Chiesa non si ferma, ma continua con ogni mezzo e, soprattutto, con nuovi mezzi a portare avanti la propria missione, reinventandosi e mettendosi in gioco per stare vicino ai fedeli. E se la distanza minima di sicurezza è di un metro, la Rete è il luogo in cui oggi ci si può aggregare: diventa sala parrocchiale, oratorio, sagrestia. Questo è il tema del nuovo programma che abbiamo pensato di dover proporre. Un dovere, dunque, alla base di un progetto che nasce per raccogliere tutti i segni del cambiamento, le speranze e le voci di un popolo”.    

Cei: altri 3 milioni di euro per essere a fianco delle strutture sanitarie

30 Marzo 2020 - Roma - Continuando l’opera di sostegno alle strutture ospedaliere, molte delle quali stanno radicalmente modificando la propria organizzazione interna per rispondere all’emergenza sanitaria, la Conferenza Episcopale Italiana mette a disposizione altri 3 milioni di euro – provenienti dai fondi dell’otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica – a beneficio della Fondazione Policlinico Gemelli, dell’Ospedale Villa Salus di Mestre, dell’Ospedale Generale Regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti (BA). Per sostenere le strutture sanitarie è aperta una raccolta fondi. Chi intende contribuire può destinare la sua offerta – che sarà puntualmente rendicontata – al conto corrente bancario: IBAN: IT 11 A 02008 09431 00000 1646515 - intestato a: CEI - causale: SOSTEGNO SANITÀ