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Don Maffeis: essere segno e strumento della misericordia del Padre
Don Maffeis: ricordiamoci degli anziani, anche nel post-emergenza
Cei: il comunicato finale del Consiglio Permanente
- Direttore dell’Ufficio Liturgico Nazionale (dal 1° settembre 2020): Don Mario Castellano della diocesi di Bari-Bitonto;
- Responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica: Dott. Massimo Monzio Compagnoni;
- Assistente ecclesiastico centrale del settore giovani dell’Azione Cattolica Italiana: Don Gianluca Zurra della diocesi di Alba.
Cei: ringraziamento agli operatori sanitari, alle famiglie, ai sacerdoti, molti dei quali hanno offerto la propria vita, e la vicinanza agli anziani e ai poveri
Don Maffeis: in questo tempo sofferente c’è bisogno di operatori di pace
Cei: Humanlines, il portale che racconta i Corridoi umanitari
Roma - C’è Danait, giovane eritrea che parla un perfetto italiano e ha lavorato per l’Unhcr. Poi ci sono Awet, dodicenne, sordo, arrivato dall’Eritrea a Cossato, in provincia di Biella, dove può frequentare una delle migliori scuole di lingua dei segni, e Omar, un adolescente che diventa amico di Fabio, il proprietario di una pasticceria in un piccolo paese del profondo nord.
Sono solo alcuni dei protagonisti delle storie, piene di verità e di sofferenza, raccolte da “Humanlines”, un portale di informazione e web documentario in continuo divenire, promosso dall’Università di Notre Dame (USA), per raccontare il progetto dei Corridoi Umanitari finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana che ha permesso a centinaia di rifugiati eritrei, somali e sud-sudanesi di arrivare in Italia in modo legale e sicuro.
Don Maffeis: portare a tutti l’annuncio di speranza
Cei: si intensifica l’impegno concreto delle diocesi
Don Maffeis: togliamo dal vocabolario le parole che impoveriscono la comunità
Media Cei: domani sera il Rosario da Pompei
Don Maffeis: riconoscere i segni del risorto presenti in questo tempo difficile
La promessa che rincuora: l’augurio del card. Bassetti
Ci sono alcune immagini di questa Quaresima che abbiamo appena vissuto che difficilmente riusciremo a dimenticare: la lunga fila di camion militari che lasciano Bergamo con il loro carico di morte; l’infermiera dell’ospedale di Cremona che sfinita dalle fatiche del lavoro si addormenta con la mascherina e il camice ancora indosso; e infine i primi timidi sguardi di coloro che sono guariti. Sguardi persi, ancora un po’ spaventati, ma pieni di stupore.
In queste immagini sembra rappresentarsi metaforicamente il mistero vissuto nel triduo pasquale: la morte, il silenzio, la Resurrezione. E ancora: il dolore, la paura, la gioia. C’è tutto questo nella Pasqua: il passaggio dalla morte alla vita. Il passaggio dall’angoscia alla speranza: dallo scandalo della croce alla promessa della vita eterna.
So bene che molti italiani in questi giorni stanno piangendo i propri defunti e sono in trepidazione per amici e parenti ammalati. È un dolore che ci unisce profondamente in una comunione spirituale quotidiana e ininterrotta. Una comunione con il Padre che non può essere interrotta dalle difficoltà della vita presente che colpiscono ognuno di noi. Chi ci separerà dall’amore di Dio? Non certo l’angoscia e la persecuzione. Nella celebrazione pasquale noi siamo 'vincitori' proprio 'grazie a colui che ci ha amati'. Gesù è la porta sempre aperta verso il Cielo. Dobbiamo gridarlo con gioia e senza paura.
Mai come oggi, scriveva molti anni fa don Divo Barsotti, «dobbiamo rendere testimonianza della resurrezione di Cristo» e «l’unica cosa importante è credere ». Mai come in questo momento, quando tutte le sicurezze sociali prodotte da un mondo ricco, individualista e cinico si sono liquefatte come neve al sole, dobbiamo annunciare al mondo intero la bellezza e la potenza della buona novella.
Questo è il «tempo di credere» affermava don Primo Mazzolari in una meditazione svolta nel 1940 sui discepoli di Emmaus. Il parroco di Bozzolo scriveva durante il secondo conflitto mondiale e definì la Chiesa come un «focolare che non conosce assenze» dedicando il libro «alla legione degli smarriti sempre più vicina al mio povero cuore, sempre più cara al cuore di tutti». Quella meditazione fu sequestrata dalle forze dell’ordine, ma si diffuse in forma clandestina e ancora oggi conserva, profeticamente, alcune intuizioni di don Primo.
In questo tempo, infatti, la Chiesa è stata autenticamente un focolare domestico. Moltissime sono le testimonianze di famiglie riunite intorno alla preghiera comunitaria: dalle lodi mattutine ai vespri fino alle celebrazioni della liturgia della parola nel triduo pasquale. Genitori e figli hanno assaporato la precarietà, la gioia e lo stupore della Chiesa domestica. E moltissime sono le testimonianze di quegli «smarriti» di cuore che si erano persi e che hanno invece seguito, in mille modi diversi, dalla televisione ai social, le celebrazioni dei sacerdoti e quelle del Papa. Enorme la commozione nel vedere Francesco camminare da solo in Piazza san Pietro. Solo sotto la croce.
Oggi quella croce è diventata gloriosa. È la gloria della resurrezione così magnificamente rappresentata nell’affresco di Piero della Francesca conservato a Sansepolcro, in quella terra di Arezzo dove per una decina di anni sono stato Vescovo. Un affresco molto caro agli abitanti del 'borgo' perché, probabilmente, la presenza di quest’affresco – considerato da alcuni intellettuali come il dipinto più bello del mondo – risparmiò la cittadina toscana dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. In quell’affresco, è bene sottolinearlo con forza, la sofferenza è passata, Cristo ha sconfitto la morte, la luce ha illuminato le tenebre. Questa è la Pasqua. È la gioia infinita della resurrezione. Il fondamento della nostra fede. Una speranza che non delude mai.
Card. Gualtiero Bassetti
Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e
presidente della Conferenza episcopale italiana
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Cei: “migranti sfruttati in molte aree del Paese”
Raffaele Iaria