Primo Piano

Ciò che ci disseta è l’Amore

4 Settembre 2023 -
È pomeriggio inoltrato a Ulan Bator, capitale della Mongolia dove Papa Fran0cesco si trova da venerdì primo settembre, 43mo viaggio internazionale. In Italia sono da poco passate le undici del mattino quando, al termine della messa, celebrata nel moderno Palazzo del ghiaccio, il vescovo di Roma rivolge un messaggio alla Cina, tenendo per mano l’arcivescovo emerito di Hong Kong, cardinale John Tong Hon, e il successore Stephen Chow Sauyan, che riceverà la porpora nel concistoro del 30 settembre 2023: “vorrei approfittare della loro presenza per inviare un caloroso saluto al nobile popolo cinese. A tutto il popolo auguro il meglio, e andare avanti, progredire sempre! E ai cattolici cinesi chiedo di essere buoni cristiani e buoni cittadini”. Due ore di aereo separano la capitale della Mongolia da Pechino; qualcosa in più da Mosca. Ma è evidente il valore di queste parole che Francesco pronuncia con a fianco i due presuli cinesi. Parole che anticipano l’annunciata visita a Pechino dell’inviato del Papa per il processo di pace in Ucraina, il cardinale Matteo Zuppi. Parole da leggere in controluce con quelle pronunciate, poco prima della celebrazione, nell’incontro interreligioso nel quale ha detto: “continuiamo a crescere insieme nella fraternità, come semi di pace in un mondo tristemente funestato da troppe guerre e conflitti”. Come esponenti di diverse religioni dobbiamo promuovere uno “stare insieme armonioso e aperto al trascendente, in cui l’impegno per la giustizia e la pace trovano ispirazione e fondamento nel rapporto con il divino”. Domenica in cui il Vangelo di Matteo ci propone il dialogo tra Pietro e Gesù, il quale parla di cosa accadrà a Gerusalemme: patire e soffrire a causa della cecità e dell’arroganza di anziani, sacerdoti e scribi, e venire ucciso per poi risorgere. Pietro non accetta queste parole, ragiona con logica umana, è convinto che Dio non lascerà morire suo figlio sulla croce. Ma Gesù sa che senza la croce non ci sarà resurrezione e non saranno sconfitti il peccato e la morte. Così dice a Pietro “va dietro di me, Satana, tu mi sei di scandalo”. Domenica scorsa abbiamo letto nel Vangelo che il Signore ha cambiato il nome di Simone in Cefa, ovvero in Pietro, la roccia sulla quale edificherà la sua chiesa; e questa domenica lo chiama Satana. Pietro si ribella, rifiuta il destino annunciato da Gesù lo considera un fallimento e così diventa da pietra solida a pietra d’inciampo nel cammino del Signore. Nell’omelia pronunciata nel Palazzo del ghiaccio cita le parole del Salmo, e si sofferma su due aspetti: la sete che ci abita e l’amore che ci disseta. Alla sinistra del Papa c’è la statua di legno della Vergine ritrovata da una donna nella spazzatura, alle spalle il grande crocifisso: chi vuole seguire Gesù percorre un cammino che passa attraverso l’esperienza del rifiuto, della contraddizione: “se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Rinnegare è dire no all’egoismo che ci fa ragionare con il metro della convenienza e non quello dell’affidamento totale. Siamo “nomadi di Dio” dice il Papa, “pellegrini alla ricerca della felicità, di “un significato e una direzione della nostra vita, di una motivazione per le attività”. La fede cristiana afferma il vescovo di Roma “risponde a questa sete, la prende sul serio; non la rimuove, non cerca di placarla con palliativi o surrogati. Perché in questa sete c’è il nostro grande mistero: essa ci apre al Dio vivente, al Dio Amore che ci viene incontro per farci figli suoi e fratelli e sorelle tra di noi”. Ciò che ci disseta è l’amore, ricorda Francesco: “a volte ci sentiamo come una terra deserta, arida e senz’acqua, ma è altrettanto vero che Dio si prende cura di noi e ci offre l’acqua limpida e dissetante, l’acqua viva dello Spirito che sgorgando in noi ci rinnova liberandoci dal pericolo della siccità”. Successo, potere e cose materiali non dissetano le arsure della nostra vita, “questa è una mentalità mondana, che non porta a nulla di buono e ci lascia più aridi di prima”. Gesù, dice Francesco, ci indica la via: se vogliamo essere suoi discepoli dobbiamo prendere la sua croce e seguirlo. Solo l’amore ci disseta il cuore, guarisce le nostre ferite e ci dà la vera gioia. (Fabio Zavattaro - Sir)

Il fattore umano torna su Raitre sui diritti violati

1 Settembre 2023 -

Roma - Il titolo è, già da solo, un pugno nello stomaco: “Serve di stato”. Ed è solo uno dei nove reportage che compongono la terza stagione de "Il fattore umano", il programma sui diritti umani in onda il lunedì in seconda serata su Raitre partendo, questa è l’idea che anima gli autori Raffaella Pusceddu e Luigi Montebello, dall’art.1 della Convenzione Onu sui diritti umani approvata nel 1948 per il quale: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza». A ricordarci che spesso, purtroppo, non accade è, appunto, Il fattore umano. Lunedì 4 settembre lo farà, come dicevamo, con “Serve di stato” di Angelo Loy e Martino Mazzonis, che si occuperà delle donne filippine, incentivate a lasciare il loro Paese e andare a fare le domestiche all’estero fin dai tempi del dittatore Ferdinando Marcos per poter contribuire, con le loro rimesse, a mantenere milioni di persone e pagare una parte del debito estero. Con la voce narrante della scrittrice filippina Gina Apostol e attraverso le storie drammatiche di quattro donne emigrate, tornate o in procinto di partire, “Serve di stato” racconta il sistema di emigrazione filippino incentivato dallo Stato, il ruolo delle agenzie che reclutano le emigranti nei villaggi più poveri e la formazione offerta dallo Stato attraverso scuole specializzate perché in campagna o negli slums le donne non hanno mai nemmeno visto un’aspirapolvere o una lavatrice. Lunedì 11 settembre sarà la volta de “La procedura” di Luigi Montebello. Si va in Texas, uno degli Stati Uniti in cui la pena di morte riscuote maggiori consensi. A parlarne sono ex direttori di penitenziari e guardie carcerarie che hanno assistito e somministrato i farmaci letali ai condannati. Grazie alla voce narrante di Antony Graves, che ha passato dodici anni nel braccio della morte in Texas per un crimine mai commesso e oggi si batte per la riforma del sistema penitenziario americano, scopriremo, tra l’altro, come la morte tramite iniezione letale non sia affatto dolce come qualcuno ancora sostiene, ma avvenga tra indicibili sofferenze e come la difficoltà di reperire i farmaci abbia spinto alcuni Stati a ricorrere a vecchi metodi come la sedia elettrica o la fucilazione. “I perseguitati”, infine, è il titolo del reportage in onda il 18 settembre. Chiara Avesani e Matteo Del Bo’ ci raccontano, attraverso la voce narrante della scrittrice iraniana Azar Nafisi, cosa è successo ai giovani che, lo scorso anno, hanno manifestato in piazza a Teheran in seguito alla fine di Mahsa Amini, la ventiduenne morta mentre era tenuta in custodia della polizia perché non portava il velo in modo appropriato. Migliaia di persone, soprattutto giovani, sono state arrestate e altrettante sono dovute fuggire per evitare l’arresto, ma il regime le segue e le controlla in qualunque Paese cerchino rifugio. (Tiziana Lupi)

8X1000 Chiesa Cattolica: basta una firma per tendere la mano a chi ne ha bisogno

1 Settembre 2023 -

Roma - Quando fai un gesto d’amore, quando aiuti qualcuno, quando tendi la mano al prossimo, provi una sensazione di felicità difficile da spiegare: non fai sentire bene solo chi riceve il gesto, ma ti senti bene anche tu. Con una firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica, puoi moltiplicare quella sensazione per migliaia di volte e aiutare la Chiesa a realizzare migliaia di progetti ogni anno, in tutta Italia e nel mondo, per raggiungere e sostenere chi ne ha più bisogno. Puoi accogliere, donare un pasto caldo, offrire un riparo, dare una seconda possibilità. Puoi anche ridare vita a un luogo, sostenere chi è in difficoltà, confortare, proteggere, dare futuro alla vita. Per realizzare questi e tanti altri gesti d’amore basta una firma: la tua.   Scopri come firmare su 8xmille.it

Arsi vivi 74 immigrati a Johannesburg

1 Settembre 2023 -

 

Milano - Di molti, non si saprà mai chi sono. Fuggiti dalle mille disperazioni dell’Africa australe, spesso con il miraggio di un lavoro sottopagato nel sottobosco informale di un’economia sudafricana che resta pur sempre la prima del continente, a decine hanno trovato la morte nel rogo di un palazzo di cinque piani a Johannesburg. Come nel 2017 a Londra le fiamme avevano avvolto la Grenfell Tower, portandosi via soprattutto povera gente, così l’altra notte, nella capitale economica del Sudafrica, fiera città di lotta per i diritti dei neri ai tempi dell’apartheid, a morire sono stati in gran parte gli ultimi tra gli ultimi, migranti senza documenti, anziani, madri sole, esseri umani relegati ai margini. La conta delle vittime si è fermata per ora a 74, tra cui almeno 7 bambini (uno di loro aveva appena 18 mesi), ma sono numeri che potrebbero crescere di ora in ora, a mano a mano che i soccorritori estraggono corpi senza vita, in molti casi irriconoscibili, corpi che nessuno andrà mai a reclamare. Oltre una cinquantina, invece, i feriti, ricoverati negli ospedali cittadini. Quel Sudafrica in cui negli ultimi anni, davanti alla crisi economica, è cresciuto il malcontento nei confronti dei migranti irregolari, si interroga ora sgomento sull’accaduto. Non mancano, però, voci stonate. Come quella della portavoce del sindaco di Johannesburg, Colleen Makhubele, che poco dopo la tragedia si affrettava a sottolineare che gli abitanti del palazzo avevano violato la legge. L’edificio, che un tempo era stato affittato da una Ong, era ormai a tutti gli effetti attualmente un palazzo occupato, molto probabilmente gestito da bande criminali che vi smistavano migranti con un vero e proprio racket. Dichiarato inagibile, il palazzo era stato di fatto abbandonato a sé stesso dalle istituzioni. Almeno 300 gli sfollati che, hanno assicurato le autorità, verranno ospitati in un altro edificio di proprietà del Comune di Johannesburg. Il rogo, secondo alcune testimonianze, sarebbe iniziato durante un black out. In ognuna delle stanze abitavano decine di persone: «Quelli che stavano cercando di scappare sono rimasti intrappolati», hanno fatto sapere le autorità. Il rischio incendi, in palazzi che presentano numerosi allacciamenti illegali per fornire energia agli inquilini, è molto alto. Quanto accaduto è «una grande tragedia», ha sottolineato il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, auspicando che l’inchiesta in corso possa prevenire simili drammi in futuro.

Le statistiche ufficiali parlano di 2,9 milioni di immigrati in Sudafrica, spesso costretti ai lavori più umili e a condizioni di vita poco dignitose. La «nazione arcobaleno», in cui per decenni i neri hanno lottato contro l’apartheid, ha visto crescere negli ultimi anni la xenofobia contro gli stranieri, un fenomeno purtroppo pervasivo ad ogni latitudine e alimentato dalle promesse di sviluppo tradite. Di molti, non si saprà mai chi sono. Fuggiti dalle mille disperazioni dell’Africa australe, spesso con il miraggio di un lavoro sottopagato nel sottobosco informale di un’economia sudafricana che resta pur sempre la prima del continente, a decine hanno trovato la morte nel rogo di un palazzo di cinque piani a Johannesburg. Come nel 2017 a Londra le fiamme avevano avvolto la Grenfell Tower, portandosi via soprattutto povera gente, così l’altra notte, nella capitale economica del Sudafrica, fiera città di lotta per i diritti dei neri ai tempi dell’apartheid, a morire sono stati in gran parte gli ultimi tra gli ultimi, migranti senza documenti, anziani, madri sole, esseri umani relegati ai margini. La conta delle vittime si è fermata per ora a 74, tra cui almeno 7 bambini (uno di loro aveva appena 18 mesi), ma sono numeri che potrebbero crescere di ora in ora, a mano a mano che i soccorritori estraggono corpi senza vita, in molti casi irriconoscibili, corpi che nessuno andrà mai a reclamare. Oltre una cinquantina, invece, i feriti, ricoverati negli ospedali cittadini.

Quel Sudafrica in cui negli ultimi anni, davanti alla crisi economica, è cresciuto il malcontento nei confronti dei migranti irregolari, si interroga ora sgomento sull’accaduto. Non mancano, però, voci stonate. Come quella della portavoce del sindaco di Johannesburg, Colleen Makhubele, che poco dopo la tragedia si affrettava a sottolineare che gli abitanti del palazzo avevano violato la legge. L’edificio, che un tempo era stato affittato da una Ong, era ormai a tutti gli effetti attualmente un palazzo occupato, molto probabilmente gestito da bande criminali che vi smistavano migranti con un vero e proprio racket. Dichiarato inagibile, il palazzo era stato di fatto abbandonato a sé stesso dalle istituzioni. Almeno 300 gli sfollati che, hanno assicurato le autorità, verranno ospitati in un altro edificio di proprietà del Comune di Johannesburg.

Il rogo, secondo alcune testimonianze, sarebbe iniziato durante un black out. In ognuna delle stanze abitavano decine di persone: «Quelli che stavano cercando di scappare sono rimasti intrappolati», hanno fatto sapere le autorità. Il rischio incendi, in palazzi che presentano numerosi allacciamenti illegali per fornire energia agli inquilini, è molto alto. Quanto accaduto è «una grande tragedia», ha sottolineato il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, auspicando che l’inchiesta in corso possa prevenire simili drammi in futuro.

Le statistiche ufficiali parlano di 2,9 milioni di immigrati in Sudafrica, spesso costretti ai lavori più umili e a condizioni di vita poco dignitose. La «nazione arcobaleno», in cui per decenni i neri hanno lottato contro l’apartheid, ha visto crescere negli ultimi anni la xenofobia contro gli stranieri, un fenomeno purtroppo pervasivo ad ogni latitudine e alimentato dalle promesse di sviluppo tradite. (Paolo M. Alfieri - Avvenire)

Papa Francesco: iniziato il viaggio apostolico in Mongolia

1 Settembre 2023 - Città del Vaticano -  Papa Francesco è arrivato in Mongolia. L'aereo con a bordo il Pontefice è atterrato allo scalo internazionale della capitale Ulan Bator. il Pontefice  è stato accolto dal ministro degli Esteri. Dopo una breve cerimonia di benvenuto si è trasferito alla Prefettura apostolica. Per questo suo primo giorno in Mongolia Papa Francesco non avrà altri impegni.

Papa Francesco: inizia oggi il viaggio apostolico in Mongolia

31 Agosto 2023 -

Roma - Comincia oggi la visita di papa Francesco che alle 18.30 partirà dall’aeroporto di Roma Fiumicino per Ulaanbataar, capitale del Paese asiatico, dove arriverà domani e dove avrà l’accoglienza ufficiale. «Grande è l’attesa», spiega il cardinale segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, in una intervista ai media vaticani. Per il suo 43° viaggio apostolico che si concluderà lunedì, il Pontefice ha scelto una terra grande cinque volte l’Italia e con una popolazione di tre milioni e 300mila abitanti, che confina con la Russia e la Cina e in cui i cattolici sono 1.500. Motto del viaggio è “Sperare insieme”. Secondo Parolin, l’interesse del Papa è di incontrare «una comunità ridotta nei numeri, ma giovane, vivace, affascinante per la sua peculiare storia e composizione». Domenica è prevista nel pomeriggio la Messa nella “Steppe Arena”, mentre al mattino si terrà l’incontro ecumenico e interreligioso. «L’evento con esponenti di altre religioni – sottolinea Parolin – è sempre finalizzato alla costruzione della pace e della fraternità e sappiamo quanto ce n’è bisogno oggi. Poi la visita segna un momento importante di incontro con il buddismo che in Mongolia vanta una presenza molto significativa, caratterizzata da una sapiente ricerca della verità». Durante le giornate in Asia sono attesi appelli alla pace. «Mi pare che sia la stessa presenza del Papa in Mongolia a costituire un invito alla pace. E questo per il posto significativo che il Paese occupa nel grande contesto asiatico. La visita porta in sé il richiamo al rispetto di ogni Paese, piccolo o grande che sia, all’osservanza del diritto internazionale, alla rinuncia del principio della forza per regolare le controversie, alla costruzione di rapporti di collaborazione, di solidarietà e di fraternità».

Rifugiato si laurea in Pianificazione allo Iuav di Venezia

31 Agosto 2023 - Venezia - Dal campo rifugiati in Etiopia alle aule dell'Università Iuav di Venezia dove si laurea in pianificazione: Solomon Seyoum Elala, studente eritreo, è arrivato in laguna nel settembre 2020, grazie al corridoio universitario Unicore (University Corridors for Refugees), il programma di integrazione per giovani rifugiati che intendono proseguire i loro studi in Italia. E' stato scelto - scrive l'Ansa - da Giovanna Marconi, referente per le attività di inclusione e coordinatrice della Cattedra Unesco sull'Inclusione Sociale e Spaziale dei Migranti Internazionali, dopo un'attenta valutazione del curriculum e un colloquio via Skype. La docente lo racconta così: "indossava un vestito elegante da grande occasione; era teso ma brillante, evidentemente determinato a giocarsi al meglio quell'unica opportunità di lasciare il campo rifugiati dove viveva da quando la sua famiglia aveva dovuto lasciare l'Eritrea, e riprendere i suoi studi in un paese che aveva molto più da offrire: il nostro. Ho scommesso su di lui, assumendomi la responsabilità di lasciare altri indietro, ed è stato un successo". Solomon Elala si iscrive al corso di laurea magistrale in Pianificazione e politiche per la città, il territorio e l'ambiente. Da subito si impegna e dimostra interesse per i temi del corso di studi, soprattutto quelli ambientali. Nel corso degli studi ha messo a fuoco il suo progetto di tesi: "voleva occuparsi della sua Addis Abeba - racconta Marconi - per contribuire con il suo nuovo bagaglio di conoscenze a immaginare uno sviluppo più sostenibile degli insediamenti informali, ma temeva non fosse opportuno, in parte per la carenza di dati disponibili ma soprattutto perché si trattava di una realtà secondo lui troppo lontana da quelle sulle quali lavoravano i suoi compagni di corso Nel luglio scorso si è laureato con 108/110. Così descrive la sua esperienza all'Università Iuav di Venezia: "I professori sono davvero inclusivi e il loro entusiasmo nell'aiutare gli studenti è stato ammirevole. Complessivamente, è stato fantastico".

Frosinone: diocesi in campo per l’accoglienza di nuovi arrivi dei migranti

31 Agosto 2023 -

Frosinone - La Prefettura chiede un aiuto alla Diocesi per accogliere la grande quantità di immigrati arrivati in Italia quest’anno. E la Diocesi risponde positivamente. Ma a precise condizioni. In particolare che l’accoglienza sia vera integrazione con la possibilità di inserirsi nel nostro territorio in maniera degna. Accade a Frosinone ma, sta accadendo in tante altre Diocesi. In quella laziale, ha fatto sapere la Prefettura, è previsto l’arrivo di circa 100-150 immigrati ogni settimana. Almeno fino a fine ottobre. Numeri ai quali l’attuale sistema di accoglienza non riesce a rispondere. Perché i 350 posti nei Sai (ex Spar) e i 1.103 nei Cas sono già esauriti. Così la Prefettura, su indicazione del Viminale, ha fatto sapere che procederà ad affidamento diretto, anche in deroga alle regole generali, quindi senza bando, riconoscendo servizi base per 26 euro al giorno pro capite. Molto più dei 19 euro previsti dai cosiddetti “decreti sicurezza”, che tagliarono drasticamente i fondi (prima erano 35 euro), eliminando proprio tutta una serie di servizi di integrazione.

La richiesta di aiuto trova una risposta positiva dalla Diocesi che, attraverso il proprio braccio operativo, la cooperativa “Diaconia” è impegnato da molti anni per la buona accoglienza. « Noi abbiamo sempre lavorato in collaborazione con le istituzioni però mettendoci molto del nostro – sottolinea il vescovo Ambrogio Spreafico –. Piccoli gruppi che inseriamo nelle realtà locali. Vengono accolti nelle parrocchie, hanno un rapporto molto bello di convivenza nei paesi dove si trovano. È la comunità che integra e rende anche le sofferenze di ognuno meno dolenti perché c’è la solidarietà dell’amicizia, della vicinanza, delle condivisione. In alcuni comuni gli immigrati fanno anche lavori socialmente utili». Come ci spiega il presidente, Marco Arduini, attualmente “Diaconia” gestisce due Cas e tre Sai, per un totale di 337 persone, tutta accoglienza diffusa, in piccoli gruppi, 207 nei Cas e 130 nei Sai. Gruppi familiari, nuclei monoparentali, donne vittime di tratta e sfruttamento. Dopo i tagli decisi dal governo “giallo- verde”, la diocesi ha continuato a coprire alcuni servizi. « Dopo il “decreto Salvini” continuiamo a sostenere tutte le spese che lo Stato non passa più – ricorda il vescovo –. Un’accoglienza risicata non funziona. Noi vogliamo accogliere per dare la possibilità a gente che fugge non solo da guerre e da calamità naturali ma anche da situazioni economiche difficili, di inserirsi nel nostro territorio in maniera degna e che possano avere la possibilità di apprendere la lingua, di inserirsi nella nostra cultura». Attualmente nelle strutture non ci sono più posti disponibili anche perché alla prefettura è stato assicurato anche il 10% in più rispetto al numero assegnato attraverso bando di gara (nella formula di gratuità) oltre al quinto d’obbligo previsto nel bando di gara. Così la Diocesi sta facendo una ricognizione dei beni ecclesiastici, soprattutto case di congregazioni religiose rimaste vuote, ma in buone condizioni, per metterli a disposizione. Ma a precise condizioni: che il servizio sia affidato ad operatori già impegnati in tale attività come “Diaconia”; che vi siano contratti scritti che garantiscano le strutture e gli operatori e che sia definito il periodo; che si accettino le strutture per come sono, senza richiedere particolari interventi di adeguamento anche perché la Diocesi non ha risorse sufficienti; che non si creino concentrazioni eccessive di ospitalità, quindi accoglienza diffusa; che sia onere della prefetture trattare con i Comuni interessati per garantire accettazione. «Su questo – aggiunge Arduini – la Prefettura si è detta d’accordo ma non ha messo niente nero su bianco e attendiamo una risposta». Intanto “Diaconia” «ha deciso, sempre su precisa richiesta, di partecipare per la prima volta al bando per l’accoglienza di minori non accompagnati. Anche qui vorremmo operare in piccoli gruppi come per le case famiglia». Di nuovo una risposta concreta ai più fragili. « L’universalismo evangelico – sottolinea il vescovo – è la fraternità che viene dalla ricchezza e dignità della differenza di ognuno. Questo rende possibile vivere la comunità». (Antonio Maria Mira - Avvenire)

Migrantes: oggi la conclusione della Summer School promossa insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore e al Simi

31 Agosto 2023 - Roma - Si concluderà oggi, con una celebrazione eucaristica presiedura dall’arcivesco Carlo Roberto Maria Redaelli nella chiesa di Sant'Ignazio a Gorizia l'undicesima edizione della Summer School promossa dalla Fondazione Migrantes insieme all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dal Simi. La giornata conllusiva della Summer che ha avuto per tema "Mobilità umana e giustizia globale", si aprirà a Lignano Sabbiadoro con una sessione alla quale interverranno Anna Pozzi, giornalista, redattrice del mensile Mondo e missione, su "Fuori dai riflettori. Conflitti dimenticati e guerre per procura nel quadro della Terza Guerra mondiale a pezzi", e Mariacristina Molfetta, curatrice del Rapporto Asilo della Fondazione Migrantes, che affronterà il tema "I 'confini' della mobilità forzata. I rifugiati che (non) trovano rifugio". Nel pomeriggio sessione dedicata al tema "Pace in terra agli uomini e alle donne che Dio ama" con una tavola rotonda a Gorizia in occasione del 60° della Pacem in Terris. Vi prenderanno parte padre Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale; mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara - Comacchio e presidente della Commissione per le migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes; mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia e presidente di Caritas italiana. (R.Iaria)

Il no delle religioni alla guerra: a Berlino l’incontro internazionale per la pace

30 Agosto 2023 - Roma - In un tempo in cui nuovi muri si innalzano e aumenta la rassegnazione di fronte a guerre che si eternizzano, come quella in Siria, e al drammatico conflitto che si combatte ancora, dopo un anno e mezzo, in Ucraina, il popolo della pace si darà appuntamento a Berlino, dal 10 al 12 settembre, per l’Incontro internazionale “L’audacia della pace”, il trentasettesimo nello “spirito di Assisi”, dopo la prima preghiera delle religioni mondiali voluta da Giovanni Paolo II. Promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con la Chiesa cattolica e quella evangelica di Berlino, l’evento  prevede un’assemblea inaugurale, 20 forum tematici e una cerimonia finale. Come ha spiegato il presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, la scelta di Berlino è altamente simbolica: “In una stagione che vede risorgere tanti muri e crescere polarizzazioni preoccupanti, l’esempio di una città, grande capitale europea, dove un muro è caduto per la forza delle democrazie, del dialogo e della pazienza di costruire canali di pace, è fondamentale e dà speranza per il futuro”. Numerosi i leader religiosi e le personalità delle istituzioni e del mondo della cultura che interverranno, provenienti da 33 paesi di tutti i continenti. Tra loro il presidente e il cancelliere tedeschi, Frank-Walter Steinmeier (all’inaugurazione) e Olaf Scholz (in dialogo, in un forum, con Andrea Riccardi), il presidente della Guinea Bissau Umaro Sissoco Embalò, il Grande Imam di Al-Azhar Ahmed Al-Tayyeb, il presidente della Conferenza dei rabbini europei, Pinchas Goldschmidt, il cardinale Matteo Zuppi e il patriarca assiro Mar Awa Royel dall’Iraq, insieme a delegazioni di diverse Chiese cristiane, dell’islam, dell’ebraismo e delle altre religioni mondiali, con delegazioni dal Giappone e dall’India per il buddismo e l’induismo. Il programma  prevede l’inaugurazione nel pomeriggio di domenica 10 settembre e, a seguire, 20 forum nella giornata di lunedì 11 e nella mattina di martedì 12 su temi come la crisi ambientale, i migranti, il dialogo interreligioso, la democrazia nell’età contemporanea, la globalizzazione, il disarmo e l’intelligenza artificiale. La cerimonia finale si svolgerà davanti alla Porta di Brandeburgo il pomeriggio del 12 settembre dove è atteso un messaggio di Papa Francesco e verrà letto l’appello di pace delle religioni mondiali. Previste anche testimonianze da paesi in guerra, come l’Ucraina e l’Afghanistan.

Migrantes: a Frascati l’incontro degli operatori pastorali per rom e sinti

30 Agosto 2023 - Roma – “I Rom nel cuore della Chiesa”: questo il tema dell’incontro nazionale degli operatori pastorali Migrantes che si svolgerà a Frascati dall’8 al 10 settembre. Il convegno si aprirà venerdì pomeriggio (8 settembre) con una preghiera animata da don Daniele Simonazzi. Il giorno successivo (sabato 9 novembre) la giornata si aprirà con i saluti del Direttore Generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Seguirà una relazione su “Rileggere attraverso la Parola l’esperienza insieme a Rom e Sinti” affidata a don Simonazzi del Comitato Campano con i Rom e alcune esperienze e testimonianze:  Parrocchia San  Giovanni Evangelista di Modena; Migrantes della diocesi di Carpi e dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. Nel pomeriggio relazione su “Migranti nella Bibbia ‘Una sfida Antropologica e Teologica all’accoglienza ospitale’” affidata al teologo Carmine De Sante mentre domenica la conclusione con una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Riccardo Lamba, Incaricato per la Migrantes della diocesi di Roma. Durante la tre giorni momenti di riflessione, confronto in stile sinodale e momenti di festa con canti e musiche della tradizione rom e sinta. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco: accogliere tutte le persone che hanno bisogno

30 Agosto 2023 -

Roma - Papa Francesco chiede di pregare per «le persone che vivono ai margini della società, in condizioni di vita disumane» nelle intenzioni del mese di settembre, perché «non siano dimenticate dalle istituzioni e non siano mai considerate scarti». È il passaggio centrale del video del Pontefice diffuso dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa per il mese di settembre. Di qui l’amara constatazione del Vescovo di Roma: «Una persona senzatetto che muore per strada non apparirà mai sulla prima pagina dei motori di ricerca di Internet o dei notiziari». E la domanda rivolta a tutti: «Come siamo potuti arrivare a questo livello di indifferenza?». Ad accompagnare le parole di Francesco sono le immagini che mostrano i senza dimora sui marciapiedi di Canada, Usa, Kenya, Camerun e India bambini di strada che passano le giornate lavando i vetri alle automobili ferme ai semafori di San Salvador, e ancora disabili in Spagna, Filippine e Centroamerica. E ci sono anche le baraccopoli a ridosso dei grattacieli a Vancouver, Buenos Aires e Rio de Janeiro. Un’umanità di vario genere che vive ai margini, secondo l’Onu il 10% della popolazione mondiale, più di 700 milioni di persone. Di qui il richiamo di Bergoglio: «Come possiamo permettere che la “cultura dello scarto” – in cui milioni di uomini e donne non valgono nulla rispetto al profitto economico – come possiamo permettere che questa cultura domini le nostre vite, le nostre città, il nostro modo di vivere? Ci verrà il torcicollo, a forza di guardare dall’altra parte per non vedere questa situazione». La risposta a tutto questo è, secondo Francesco, l’accoglienza.«Concentriamoci sull’accoglienza. Sull’accogliere tutte le persone che hanno bisogno. La “cultura dell’accoglienza”, dell’ospitalità, del dare un tetto, del dare un riparo, del dare amore, del dare calore umano».

Lampedusa: 130 operatori CRI nell’hotspot di Lampedusa

29 Agosto 2023 -
Lampedusa - “Grazie davvero agli operatori e ai volontari della Croce Rossa Italiana che anche in queste ore stanno garantendo la gestione dell’hotspot di Lampedusa nonostante momenti di criticità che hanno visto il centro essere sotto pressione per l’alto numero di persone accolte”. Lo scrive oggi Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa Italiana sui suoi profili social. “Ad essere impegnati sono quotidianamente 130 operatori tra cui quelli del settore emergenze, i mediatori culturali, il personale sanitario e gli psicologi. Un impegno straordinario che per noi significa esserci dove c’è più bisogno”.

Ucraini cattolici di rito bizantino: nuove norme per l’Esarcato

29 Agosto 2023 -

Roma  - Nuove norme per l’Esarcato per i fedeli ucraini cattolici di rito bizantino in Italia. Più stretti i rapporti con la Cei e con le rispettive diocesi italiane: è quanto stabilisce un Rescritto del Dicastero per le Chiese orientali, approvato dal Papa. Si stabilisce che «l’Esarcato è una porzione del popolo di Dio formato dai fedeli ascritti alla Chiesa sui iuris greco-cattolica ucraina, con domicilio o quasi domicilio in Italia e retta dall’esarca a nome del romano Pontefice». L’esarca è membro di diritto della Cei, di cui è vincolato alle norme che ne regolano il funzionamento, nonché le direttive. Si stabiliscono poi norme che rafforzano il coordinamento tra l’Esarcato e i vescovi delle diocesi anche per l’erezione di parrocchie e i rapporti tra i chierici grecocattolici e i sacerdoti cattolici che operano in uno stesso territorio.

Migrantes: da ieri la Summer School “Mobilità Umana e Giustizia Globale”

29 Agosto 2023 - Roma – Si è aperta ieri a Lignano Sabbiadoro (Ud) l’edizione 2023 della Summer School “Mobilità Umana e Giustizia Globale” promossa dalla Fondazione Migrantes, dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dal SIMI (Scalabrini International Migration Institute). Questa edizione – alla quale interverranno per la Fondazione Migrantes il presidente, l’arcivescovo mons. Gian Carlo Perego e il Direttore generale, mons. Pierpaolo Felicolo -  si svolge nel 60°anniversario della Pacem in Terris, per sottolineare l’urgenza di costruire un sistema di “governance globale capace di garantire a tutti gli uomini e le donne della Terra il diritto a una esistenza pacifica e dignitosa e lo stretto legame tra la pace e la giustizia sociale”, spiegano i promotori. Da ieri e fino a giovedì l’attenzione dei relatori e dei partecipanti – circa 25 da diverse diocesi italiane – si focalizzerà sul rapporto tra conflitti e mobilità forzata; sui confini – quelli fisici, fatti dai muri di cemento e di filo spinato che si stanno moltiplicando perfino all’interno del continente europeo, e quelli invisibili, eretti attraverso la distinzione tra chi ha e chi non ha diritto a essere accolto e protetto; sulle pratiche di accoglienza e sui bisogni di cura delle vittime delle guerre e degli esodi forzati. Ieri, dopo la presentazione della Summer School e degli enti promotori l’attenzione è stata sul tema “Tra passato e presente, tra inclusione ed esclusione. Quando erano gli italiani a scappare. Dalla convivenza all'esodo forzato” con una relazione affidata a Marco Plesnicar, direttore dell'Archivio di Stato di Gorizia. Nel pomeriggio visita guidata ai luoghi della "frontiera", l’incontro con Maria Grazia Ziberna, presidente provinciale dell'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e con il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna. Questa mattina il tema sarà “Difendere i profughi o difendersi dai profughi? La storia si ripete. Il nuovo volto della ‘Fortezza Europa’”, con una relazione affidata a Mauro Ungaro, presidente nazionale della Federazione Italiana Settimanali Cattolici. Seguirà Francisco Javier Cuenca-Bua dell’Universidad Rey Juan Carlos de Madrid che si concentrerà sul tema “La ‘difesa’ dei confini e le pratiche di ‘sconfinamento’. La politica europea di esternalizzazione dei controlli”. Nel pomeriggio visita a esperienze di accoglienza sul territorio e l’incontro con Giovanna Corbatto, garante del Comune di Gradisca d'Isonzo per i diritti delle persone recluse. Domani mattina, mercoledì 30 agosto, la terza sessione su “Curare le ferite. Prendersi cura dei profughi”. Sono previsti interventi su “Corpi violati e torturati” affidati a Tamara Amadio del Centro italiano per i rifugiati e su “Menti e cuori feriti. I più vulnerabili tra i vulnerabili” affidato a Giovanni Giulio Valtolina, responsabile del Settore Minori e Famiglia della Fondazione ISMU. Nel pomeriggio Laboratorio “Il Teatro dell'Oppresso tra i luoghi/ai confini della memoria. Pratiche di arte e liberazione/rielaborazione” a cura di Felicia Robles, docente presso il Ministero dell'Istruzione e del Merito. Giovedì tema della giornata sarà “Le guerre oscurate, i profughi che non vediamo” con relazioni su “Fuori dai riflettori. Conflitti dimenticati e guerre per procura nel quadro della ‘Terza Guerra mondiale a pezzi’”, affidata a Anna Pozzi, giornalista del mensile “Mondo e missione” e a Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes su “I ‘confini’ della mobilità forzata. I rifugiati che (non) trovano rifugio”. La sessione conclusiva, nel pomeriggio di giovedì, sarà su “Pace in terra agli uomini e alle donne che Dio ama” con una tavola rotonda che vedrà la partecipazione di p. Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale; di mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes e di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia, presidente della Caritas Italiana che presiederà, a conclusione della Summer School, una solenne celebrazione eucaristica. (R.Iaria)

Card. Zuppi: “il futuro del nostro Paese è una porta aperta, non un muro”

28 Agosto 2023 - Roma - “Cosa chiediamo alla Madonna di Mompileri? Che ci aiuti a vedere la pace là sotto la sciara terribile che è la guerra che distrugge tutto, che distrugge anche la speranza. Occorre scavare tanto perché possa venire fuori l’immagine più bella, l’immagine di Dio, che è l’immagine della pace”. Lo ha detto domenica sera il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, a margine della concelebrazione eucaristica che ha presieduto, davanti ai fedeli presenti, per il giubileo del santuario della Madonna della Sciara a Mompileri (Catania). Nell’intervento del card. Zuppi non è mancato un riferimento preciso al dramma dei migranti. “Il presidente Mattarella con grande capacità e con grande visione – ha detto Zuppi – ha indicato un futuro del nostro Paese, che è quello di essere una porta aperta. Una porta aperta non significa che entra chiunque, significa una porta e non un muro. I muri creano tanta clandestinità e tanta sofferenza. Le porte aperte con la disciplina, le regole di qualunque accesso, raccolgono la speranza di tanti e diventano luogo di futuro. Dobbiamo uscire dall’emergenza , oppure dobbiamo affrontare le emergenze, come quando arrivano 2500 persone in un giorno. Ma se c’è una struttura che non è l’emergenza, è molto più facile affrontare le prevedibili ondate straordinarie”.

Una circolare a fronte di nuovi arrivi di richiedenti asilo

28 Agosto 2023 - Roma - La circolare della Prefettura di Firenze, come di altre Prefetture  (Bologna, Ferrara, Genova, Siena…) in queste settimane,  a fronte di nuovi arrivi di richiedenti asilo via mare e via terra in Italia, in applicazione di una circolare del Ministero dell’Interno del 7 agosto c.a., informa le strutture di accoglienza che devono uscire dai CAS  ed  essere messi in strada le persone e le famiglie che hanno ottenuto o ottengono un titolo di protezione internazionale, indipendentemente dal fatto che abbiamo già la possibilità di una nuova abitazione e che non abbiano posto in una struttura del SAI.  Lo ha rilevato anche il Tavolo nazionale asilo in un suo comunicato, firmato da 23 enti e associazioni, tra cui la Fondazione Migrantes: “Dopo avere trasformato in poco tempo i CAS in meri parcheggi per richiedenti asilo, eliminando servizi primari quali l’informativa legale e l’assistenza psicologica, il 7 agosto 2023 il Ministero dell’interno ha emanato una circolare con cui ha dato indicazioni alle prefetture di disporre la cessazione immediata delle misure di accoglienza per coloro che sono riconosciuti titolari di protezione internazionale e speciale, senza aspettare il rilascio del permesso di soggiorno e senza provvedere al loro trasferimento nel SAI”. La circolare colpirà soprattutto gli ucraini, che hanno ottenuto una protezione temporanea, gli afgani, i sudanesi, i siriani, gli eritrei e tutti gli altri in fuga da guerre, a un anno e mezzo dall’accoglienza. Migliaia di persone e famiglie si troveranno senza un alloggio e una risorsa per il mantenimento, a carico delle città e dei Paesi, dei Comuni, senza alcuna risorsa. Le Caritas, le Migrantes e altre realtà di accoglienza hanno già dichiarato che non metteranno in strada nessuno, soprattutto le situazioni più fragili. Questo significa che saranno non più a carico della Prefettura, ma dei singoli enti di accoglienza. Piuttosto che aumentare i posti in accoglienza, come avvenne nel 2016 quando in un anno gli sbarchi furono 180.000, il Governo preferisce limitare le accoglienze e abbandonare i rifugiati a se stessi. Una situazione vergognosa, che non tutela il diritto costituzionale ed europeo all’asilo. (mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo, Presidente Cemi e Fondazione Migrantes)

La posta in gioco

28 Agosto 2023 - Roma - "Intelligenze artificiali e Pace" è il titolo del messaggio di Papa Francesco per la 57ª Giornata mondiale della pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2024. Lo ha annunciato lo scorso 7 agosto il Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale e, come in passato, verrà reso noto l’8dicembre. “I notevoli progressi compiuti nel campo delle intelligenze artificiali - si sottolinea nel comunicato del Dicastero - hanno un impatto sempre più profondo sull’attività umana, sulla vita personale e sociale, sulla politica e l’economia. Papa Francesco sollecita un dialogo aperto sul significato di queste nuove tecnologie, dotate di potenzialità dirompenti e di effetti ambivalenti”. Anche quest’estate la cronaca interna e internazionale ha lasciato ben intravvedere che la sfida dell’Intelligenza Artificiale (AI) non è affatto distante dalla quotidianità e quanto è avvenuto e sta avvenendo ravviva la raccomandazione a prendere a cuore la posta in gioco assumendo la responsabilità di conoscere e approfondire contenuti, rischi e opportunità che vengono dai risultati e dallo sviluppo della ricerca tecnologica e scientifica. Molti interrogativi si sono aperti in particolare sul piano etico considerando le possibilità di avere una macchina fuori controllo o sotto il controllo del male, una macchina che potrebbe mettere a grave rischio il futuro dell’uomo e del pianeta. “L’urgenza di orientare la concezione e l’utilizzo delle intelligenze artificiali in modo responsabile, perché siano al servizio dell’umanità e della protezione della nostra casa comune - afferma il Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo sostenibile- esige di estendere la riflessione etica all’ambito dell’educazione e del diritto. La tutela della dignità della persona e la cura per una fraternità effettivamente aperta all’intera famiglia umana sono condizioni imprescindibili perché lo sviluppo tecnologico possa contribuire alla promozione della giustizia e della pace nel mondo”. In questa prospettiva nel febbraio 2020 si era costituito un gruppo di lavoro che nel gennaio di quest’anno ha reso noto un documento a firma di cattolici, ebrei e musulmani definito “Rome Call for AI Ethics” per cercare di favorire un approccio etico all’Intelligenza Artificiale anche coinvolgendo specifiche istituzioni nazionali e internazionali. “Le adesioni alla Rome Call - ha spiegato la Pontificia Accademia per la Vita che coordina il percorso - sono cresciute nel tempo, sono un passo significativo per promuovere un’antropologia digitale, con tre coordinate fondamentali: l’etica, l’educazione e il diritto». Tutti questi percorsi - compresa la legge sull’AI approvata dal Parlamento Ue e che entro fine anno dovrebbe ricevere via libera dalle altre istituzioni comunitarie - sono da conoscere e seguire perché la posta in gioco è veramente molto alta: lo conferma anche l’annuncio del tema del messaggio per la Giornata mondiale della pace 2024. Paolo Bustaffa

Card. Zuppi: “l’accoglienza non è un pericolo: è aprirsi al futuro”

28 Agosto 2023 - Roma “Come si fa a definire ‘emergenziale’ la questione migratoria? Fa parte della storia recente e dell'attualità d'Italia ormai da lungo tempo. E sarà così per anni. Bisogna predisporre prima possibile un sistema strutturato di assistenza e integrazione per affrontare finalmente le criticità con lucidità ed efficacia. Rendendole un'opportunità”. E’ quanto dice oggi, in una intervista al quotidiano “La Stampa”, il card. Metteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiani sottolineando che “l'accoglienza non è un pericolo: è aprirsi al futuro”. La realtà migratoria – ha spiegato il porporato - è “un fenomeno che non è emergenziale. Come si fa a definirlo emergenziale?.Non lo è da anni, decenni ormai. E non lo sarà per anni, considerando i disequilibri, la demografia, le scarse ed episodiche risposte messe in campo finora. Non sono liberi di restare e nemmeno di partire! La migrazione fa parte della storia e dell'attualità d'Italia, ormai da lungo tempo. Se si continua a tentare di gestirla con la concezione dell'emergenza e basta, saremo sempre in balia e vittime dell'agitazione e della paura, oltre che spettatori di tragedie del mare inaccettabili”. Per il card. Zuppi “momenti drammatici e dinamiche complesse saranno sempre da mettere in conto, purtroppo, ma se noi riusciamo presto a impostare un piano strutturale che parta dal governo e coinvolga tutti gli interlocutori attivi nell'accoglienza e nell'integrazione di quanti arrivano in Italia - chiedendo all'Ue di assumersi le proprie responsabilità - potremo essere più pronti ad affrontarli in modo costruttivo. Altrimenti avremo l'impressione di svuotare l'oceano con le mani. Certo, è una sfida enorme, epocale, ma proprio per questo non possiamo più ‘derubricarla’ a emergenza, altrimenti non ci avvicineremo mai a una soluzione. È urgente trasformare l'emergenza in piano d'azione, per predisporre finalmente meccanismi strutturati, a livello italiano e anche europeo”. “Dobbiamo – aggiunge ancora nella lunga intervista il presidente della Cei - uscire dalla logica limitata ai Cas (Centri di accoglienza straordinaria), occorre investire analogamente tanto anche sui Sai (Sistema accoglienza integrazione). E serve anche garantire all'interno dei Cas vari servizi fondamentali - come l'informazione legale e il sostegno psicologico - perché altrimenti diventano solo tremendi parcheggi, peraltro già pieni. In più in questo modo si continua a creare clandestinità, perché non si sa più dove e come collocare queste persone, che invece potrebbero intraprendere percorsi di integrazione con i Sai. Così potremo rendere le emergenze opportunità. E guidare meglio i flussi, che non sono solo una complicazione numerica, cioè di ‘quanti ce ne servono’”. Per il card. Zuppi si pongono ancora i temi della casa, del lavoro, della scuola. Questi percorsi devono funzionare in modo efficace, e non con tempi eterni e procedure che diventano dei labirinti che aumentano l'incertezza, e quindi la clandestinità. E la litigiosità, come quella tra alcuni sindaci. E anche la paura da parte dei cittadini, che avvertono come una presenza ulteriormente minacciosa tutte quelle persone proprio perché ‘parcheggiate’ malamente. Poi, siamo chiamati a passare da un'idea di sicurezza a un'idea di sviluppo” come il rispondere alla richiesta di manodopera. Il governo – ha spiegato il cardinale - con “saggezza ha aumentato il numero di ingressi di lavoratori consentiti, e probabilmente ne serviranno ancora di più, se vogliamo guardare a un avvenire all'altezza dei problemi. Le tante pratiche di permessi devono essere snellite. Bisogna garantire di più il passaggio ai permessi di lavoro per evitare che poi si cerchi la clandestinità. Su alcuni aspetti si può ricorrere ai patronati, o ad altre forme che possono aiutare a velocizzare gli iter”. Oggi occorre – ha concluso il presidente dei vescovi italiani -  “cambiare l'approccio emergenziale in un intervento sistemico, organizzato e articolato. La Chiesa è in campo anche per questo. Siamo sempre stati interlocutori attenti, mai strumentali, sempre leali, con tutti i governi. E anche con l'attuale esecutivo c'è stata un'interlocuzione e continuerà a esserci, per fronteggiare insieme le problematiche, e anche per manifestare il nostro punto di osservazione”. L’accoglienza è “un valore cristiano e un valore umano. Coincidono pienamente. L'accoglienza non è un pericolo: apre al futuro. Non lo limita, lo permette. E ci consente anche di vivere il presente: se non avessimo accolto migliaia di donne che oggi lavorano come badanti nelle nostre case, per la gran parte delle famiglie italiane la vita sarebbe insostenibile. E questo avviene anche in tante aziende”. (R.I.)

Mci Germania: è morto don Minella

24 Agosto 2023 - Belluno - A  Pedavena (BL)  il 21 agosto scorso,  presso la Casa P. Kolbe dove abitava in questi ultimi anni, è deceduto, all’età di 93 anni, don Giuseppe Minella.  Il “Gazzettino” nella cronaca di Feltre ne descrive, a firma di Eleonora Scarton,  la lunga attività sacerdotale definendolo “sacerdote amico dei ragazzi e studenti”. Effettivamente don Minella, sacerdote nella diocesi di Belluno-Feltre dal 1954, di formazione intellettuale con la  laurea in lettere  nel 1974, si è particolarmente dedicato ai giovani con diversi incarichi: vice-direttore nel Collegio vescovile  di Feltre (1954-1955), vicario cooperatore nella parrocchia del Duomo  di Feltre ( 1955-1957), poi nuovamente  vice-direttore  del Collegio vescovile (1957-1958), risiedendo in Seminario (1958-1959), direttore della Casa dello Studente  (1971-1974) e cappellano della Colonia “Stella maris” di Feltre (1972- 1977), assistente diocesano di Azione Cattolica ( 1955-1960 ) e presso la Comunità  “Opus Mariae reginae”  di Santa Giustina, parroco a Mugnai  ( 1959-1965) e poi Porcen  (1974-2006), insegnante di lettere presso l’Istituto Geometri di Feltre. Nella fitta  serie  dei suoi impegni diocesani quello di “ missionario per gli emigrati italiani a Colonia (1965-1968 ). Ed effettivamente per don Minella l’attività in Germania è stata una  parentesi ristretta nella sua vita. Ma, come poi mi disse, “tonificante e significativa, indimenticabile”. Non più con giovani e studenti ma per infaticati operai o giovani intraprendenti con una famiglia da sostenere o da formare.  Don Minella aveva chiesto al suo Vescovo, Mons. Muccin, di fare una esperienza missionaria  ed il Vescovo gli aveva proposto gli operai italiani in Germania.. Qui l’allora direttore dei missionari italiani d’intesa con il coordinatore diocesano dei sacerdoti stranieri della grande arcidiocesi di Colonia, Mons Schlafke, gli affida l’apertura di una nuova sede a Remscheid,  con una popolazione di ca. 4.500 anime,  scorporandola dalla troppo vasta Missione di Solingen. Bisognava innanzi tutto impegnarsi ad imparare la lingua  tedesca e poi a conoscere il territorio della Missione, trovare collaboratori, creare nuclei di presenza nelle diverse località della sua zona ed avere una sede. Davvero un brusco cambiamento nella esperienza precedente. Già la sistemazione, detta provvisoria, ma rimasta definitiva, presso una anziana signora protestante, la Frau Lehmann,  lo aveva un po’ impensierito. Ma poi ne è maturato un buon rapporto ed è stata una grande opportunità per apprendere la lingua tedesca. Con la sua cultura e le doti di canto e suono, con la sua attenzione alle persone e tenace impegno ben presto don Giuseppe organizza luoghi e tempi di incontro e raduno della popolazione italiana della zona. Così è nata la nuova Missione italiana di Remscheid. Per la Chiesa Cattolica sono anche gli anni del provvidenziale Concilio Ecumenico Vaticano II (1963-68). E don Minella sente l’esigenza di un periodo di aggiornamento culturale. D’intesa con i superiori il 10 ottobre 1968 lascia definitivamente la Missione di Remscheid. Una esperienza “breve ed intensa, talvolta faticosa , ma anche gratificante”, come ha scritto, e  “avanti  verso la nuova esperienza di studio in Roma”. Qui ottiene la licenza in Teologia Universale presso l’Università Lateranense nel 1969 e nel 1970 la laurea in Teologia. Avrebbe  voluto ritornare in Germania ma il Vescovo lo nomina direttore della Casa dello Studente di Feltre. Riprende allora   gli studi con la laurea in Filosofia(1974). Il Vescovo lo nomina parroco di  Santa Giustina e  ed insegnante di Storia al  Liceo del Seminario di Belluno (1975). Il Signore, pastore eterno delle nostre anime ha certamente accolto questo suo zelante sacerdote. Al vescovo di Belluno-Feltre e  alla famiglia la vicinanza della Fondazione Migrantes. (Silvano Ridolfi)