27 Ottobre 2023 - Fidenza - “La salute degli immigrati e dei profughi e richiedenti asilo: aspetti sanitari e aspetti religiosi e culturali” è il tema del convegno regionale promosso oggi a Fidenza dalle Delegazioni della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna (Ceer) per la pastorale della salute, il dialogo interreligioso, Migrantes e Caritas; dalla diocesi di Fidenza e dal Centro interdiocesano di pastorale della salute delle diocesi di Modena-Nonantola e di Carpi; dal Festival della migrazione di Modena, di cui costituisce un evento centrale; dall’Ambulatorio Porta aperta di Modena per stranieri e italiani senza fissa dimora; dall’Ausl di Parma. Ad aprire i lavori il vescovo di Fidenza Ovidio Vezzoli, e mons. Douglas Regattieri, responsabile Delegazioni regionali di Pastorale della salute e di Caritas della Ceer. In programma nella prima parte della mattinata una riflessione del cardinale presidente della Cei, Matteo Maria Zuppi.
“La salute degli immigrati e dei profughi e richiedenti asilo ci interroga per diversi motivi – spiegano gli organizzatori -. Innanzitutto, per la rilevanza dei numeri e l’importanza della presenza fra noi degli immigrati e dei profughi; per la complessità dei bisogni; per l’impatto sull’organizzazione sanitaria e sul lavoro degli operatori sanitari. Ci interroga anche sul versante culturale, umano e religioso. Siamo sollecitati a riflettere sull’accoglienza e sulla costruzione di una società più umana e pacificata”. Infine, “ci interroga per un aspetto di grandissima attualità: recuperare la dimensione spirituale, la cura della relazione e la presa in carico, come parti integranti di una cura efficace. Questo vale per tutti i pazienti e le loro famiglie, sia italiani di origine che immigrati; la cura degli immigrati richiede una ulteriore attenzione per le convinzioni culturali e religiose di ognuno dei pazienti. Purtroppo, questi aspetti oggi sono spesso gravemente carenti”. Di qui l’intenzione di approfondire, in particolare, l’assistenza sanitaria e gli aspetti interreligiosi e e interculturali, con l’obiettivo di portare un contributo di conoscenza e di sensibilizzazione. Diversi i relatori, appartenenti a differenti confessioni religiose.
Primo Piano
Spettacolo Viaggiante: e’ morta l’acrobata Rinetta Vulcanelli
27 Ottobre 2023 - Tolmezzo - È deceduta questa mattina presso l’ospedale di Tolmezzo Rinetta Vulcanelli, moglie di Salvatore Vassallo. Vassallo è deceduto lo scorso mese di agosto. La famiglia Vassallo è titolare del Circo di Vienna che in questi giorni presenta lo Spettacolo nella Piazza di Gemona del Friuli. Fin da bambina, assieme alle sorelle Paola e Zora, Rinetta ha lavorato nel circo di famiglia con numeri di equilibrismo su filo e di acrobazia al trapezio. Donna buona, di carattere generoso, sempre disponibile, accogliente, ospitale ed altruista, Rinetta ha amato la sua famiglia senza risparmiarsi in sacrifici anzi, ciò che era impegno e dovere per lei era vissuto con tranquillità e mai per forza.
Ha affrontato questi anni di malattia con serentà e nel silenzio, come era suo stile, accudita dalle figlie Doriana, Vania e Elen e le loro famiglie. Le esequie si terranno lunedì 30 ottobre a Tolmezzo. (Mirko Dalla Torre)
Festival della Migrazione: “trattare il fenomeno in modo strutturale, andando oltre l’emergenza”
26 Ottobre 2023 - Modena - Trattare le migrazioni non più come un’emergenza, ma come un fenomeno strutturale. È questo il filo conduttore degli interventi che hanno aperto l’ottava edizione del Festival della Migrazione, la rassegna promossa da Fondazione Migrantes, Porta aperta, UNIMORE e CRID, inaugurata questa mattina presso Fondazione San Carlo. “Liberi di partire, liberi di restare” è il titolo di una manifestazione che anche quest’anno si pone l’intento di sviluppare un confronto andando oltre i luoghi comuni e la propaganda, come ha sottolineato nel suo intervento il Portavoce del Festival Edoardo Patriarca: “Le migrazioni dovrebbero essere accompagnate da narrazioni veritiere e politiche lungimiranti, invece c'è troppa propaganda ed eccezionalità, aspetti che vanno ad offuscarne le cause profonde. Parlare di emergenza, scambiare gli arrivi dal mare con le migrazioni sono approcci comunicativi che divergono nei dati di realtà. Non è giunto il tempo di rivedere una legge vecchia e inadeguata come la Bossi-Fini? Non è il momento di impiantare un sistema di integrazione che vede protagonisti gli enti locali? E l'Unione Europea quando si prenderà carico della gestione di questi processi? Le frontiere e i confini servono per essere attraversati, per passare e tornare. Da qui il titolo che abbiamo scelto: liberi di partire, per realizzare il proprio progetto di vita, liberi di restare, non obbligati a fuggire dalle persecuzioni. Questa è un’edizione allargata su più territori, che va oltre la provincia modenese e può contare su una collaborazione preziosa con il festival di Torino e questo non può che essere motivo di grande soddisfazione”.
“Tutte le questioni chiamate in causa sono parte dei temi a cui siamo chiamati a dare risposta insieme, come comunità, come enti e come terzo settore – ha sottolineato nel suo intervento Davide Baruffi, Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regione Emilia-Romagna –. Noi siamo convinti che un'emergenza ci sia, quella delle persone che muoiono tentando di raggiungere il nostro Paese: la capacità di accogliere funziona in proporzione alla modalità in cui viene alimentata e in questo momento non c'è uno sforzo adeguato. L'idea che ogni paese possa proteggersi da sé, è un'idea profondamente sbagliata, serve una chiamata di responsabilità da parte dell’Europa. La Regione Emilia-Romagna non ha firmato l’intesa sulla gestione dello stato di emergenza per quanto riguarda la migrazione non per ragioni ideologiche, ma perché è sbagliata l’idea che il problema possa essere scaricato sulle città, sulle regioni e sui quartieri. Non può passare che le persone possano accedere al nostro Paese solo se hanno un valore aggiunto che apporta beneficio economico. L’Emilia Romagna cercherà di costruire quella politica di governo di cui abbiamo bisogno, a fianco ai territori e alle organizzazioni”.
Al via dei lavori era presente anche il Prefetto di Modena Alessandra Camporota, che ha spiegato che “accogliere e integrare significa favorire lo sviluppo dei propri cittadini favorendo l'inserimento di altri. Sottolineo l'enorme sforzo delle Forze dell'Ordine attraverso la Questura per quanto riguarda i permessi di asilo e ringrazio il terzo settore, con cui stiamo affrontando un momento profondamente critico. L'impegno delle istituzioni è favorire la conoscenza delle ragioni per cui si verificano particolari fenomeni e la modalità attraverso cui vengono affrontati, tenendo anche conto del senso di insicurezza crescente e cercando di risanarlo attraverso la conoscenza”.
“Quello dei migranti – ha ribadito Carlo Alberto Porro, Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia – è un tema importante per le sue implicazioni socio-politiche e culturali. Non si tratta solo di passaggi di frontiere, ma di una riflessione che dà la possibilità di confrontarsi con altri. Ringrazio tutti coloro che all'interno della nostra Università, come il CRID, offre un contributo molto significativo nel dibattito culturale di questo fenomeno”.
Il Vicesindaco Gianpietro Cavazza ha posto l’accento sull’importanza delle parole quando si parla del tema migratorio: “Abbiamo parlato degli stranieri come un valore, ma facciamo attenzione perché il passaggio successivo è quello di considerarli una merce: è fondamentale usare le parole giuste per trattare questi temi. Le migrazioni sono un fatto strutturale e per affrontare argomenti come quelli degli stranieri, della salute e dell'istruzione bisogna restare fuori dallo scontro elettoralistico. Si investe sulla cultura e sulle giovani generazioni affinché siano più attrezzate per affrontare questo fenomeno di carattere strutturale. Troppo spesso alla parola straniero viene associata la parola insicurezza: ben venga un festival come questo che riesce a riempire questa narrazione fuorviante, spesso riproposta a fine elettoralistici”.
Dopo l’intervento di Matteo Tiezzi, Presidente di Fondazione di Modena, che ha evidenziato come Fondazione di Modena sostenga tanti progetti sul territorio che esprimono attività su questo tema, “perché essere liberi di partire ed essere liberi di restare è un obiettivo ambizioso, che deve essere portato nella società come una sfida da raggiungere” la parola è andata a mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore generale della Fondazione Migrantes: “È fondamentale proteggere le persone migranti dal pregiudizio e dalle retoriche strumentali. Le persone migranti non sono soltanto numeri, sono pensieri, emozioni, non solo di chi parte, ma anche di chi resta, volti e storie che ci impegnano con diritti e doveri ad aprirci al futuro. Oggi più che mai è bene soffermarsi non solo sul viaggio, ma anche sui motivi di partenza, sulla forza di ciò che lega al paese di origine ma non impedisce di partire. Non dimentichiamo la libertà di tornare, qualora la forza della propria storia, dei propri desideri lo richiedano. Libertà di un'esistenza dignitosa, la libertà di continuare a vivere, spesso negata dalle guerre e dal cambiamento climatico”. Gianfrancesco Zanetti, direttore di Fondazione San Carlo, ha aggiunto che “il successo del Festival deriva dalla qualità scientifica e dell'impegno civile che lo caratterizza. Le posizioni scientifiche non devono essere unilaterali e con fini elettoralistici, ma nemmeno completamente asettiche, distaccate. Non si dovrebbe assumere posizioni basate sul pregiudizio, che avrebbero un disvalore scientifico e influenzerebbero l'immagine, ma è impossibile ottenere una posizione completamente asettica e neutrale. L'interesse della Fondazione per il Festival è quasi vocazionale e sentiamo un impegno scientifico sintonico con le sue ragioni: temi che hanno un immediato riflesso nell'impegno civile e nella vita dei cittadini”.
Mons. Erio Castellucci, Arcivescovo di Modena-Nonantola e Vescovo di Carpi, ha mandato un messaggio video nel quale ha affermato che “il Festival della Migrazione rappresenta ormai un appuntamento noto e atteso. Quando si è costretti a restare al di fuori del proprio paese, o si è costretti a partire, allora si tratta di una libertà fittizia. Non c'è ancora la possibilità di un'accoglienza degna. Speriamo, grazie all'azione di tanti e a tutte le forze coinvolte, di riuscire a invertire la rotta soprattutto dal punto di vista di una cultura che tenga conto anche della dimensione legislativa”.
A chiudere la sessione introduttiva ci ha pensato Alberto Caldana, Presidente di Porta aperta e di CSV Terre Estensi: “Il fatto che il Festival si sia allargato ad altri territori significa che c'è voglia di discussione e di approfondimento. Abbiamo bisogno di trattare l'argomento della migrazione non come un'emergenza, ma di costruire percorsi che siano oggi in grado di edificare la comunità e rafforzarla, una comunità che è fatta da persone che vengono da diversi paesi”.
Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Acri, comuni di Modena, Carpi, Spilamberto, Fiorano, Formigine, Maranello e Soliera, inoltre del patrocinio di Università di Ferrara, Università di Camerino, Università di Perugia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università per gli Stranieri di Siena, gode inoltre del sostegno di Fondazione di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Csv Terre Estensi e di Fondazione Collegio San Carlo e del contributo di Bper Banca e Menù.
Corridoi umanitari: arrivati ieri 46 siriani dal Libano
26 Ottobre 2023 - Roma - Sono atterrati ieri a Fiumicino, con un volo proveniente da Beirut, 46 rifugiati siriani, tra cui alcuni minori, che hanno vissuto a lungo nei campi profughi della regione dell'Akkar, nella Valle della Bekaa e in alloggi precari alla periferia di Beirut.
Il loro arrivo in Italia - in un momento difficilissimo per il Libano a causa del vicino conflitto israelo-palestinese - è stato reso possibile grazie ai Corridoi Umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e Tavola valdese, in accordo coi Ministeri dell’Interno e degli Esteri, che dal febbraio 2016 hanno portato in salvo in Italia, solo da questo paese, 2.700 persone. Complessivamente in Europa con i Corridoi Umanitari sono giunti oltre 6.500 rifugiati.
I nuclei familiari giunti ieri saranno accolti in 7 regioni italiane (Lazio, Sicilia, Calabria, Piemonte, Veneto, Campania, Toscana), in parte grazie ai loro parenti, giunti in precedenza coi Corridoi Umanitari e ormai bene integrati nel nostro Paese, in parte in case messe a disposizione da famiglie italiane e associazioni. Queste ultime li accompagneranno nel percorso di integrazione, grazie all’apprendimento della lingua italiana e, una volta ottenuto lo status di rifugiato, all’inserimento nel mondo lavorativo.
Mons. Felicolo: “incarnare il tema delle migrazioni nelle realtà del territorio”
26 Ottobre 2023 - Modena - "Scorrendo i temi dei lavori delle giornate che ci attendono, si comprende come il servizio pastorale e la ricerca debbano sapersi incarnare nelle realtà del territorio". Lo ha detto questa mattina il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, in apertura dell'VIII edizione del Festival della Migrazione che vede l'organismo pastorale della Cei tra i promotori. Per mons. Felicolo "le persone migranti non sono soltanto numeri bensì sono 'vissuti, pensieri ed emozioni', tanto in chi parte quanto in chi resta". Sono - ha aggiunto - “volti e storie, che ci impegnano con diritti e doveri ad aprirci al futuro: su tutti, in termini di cittadinanza, identità, salute, formazione, sviluppo e custodia comune del creato e della pace. Non di meno, si coglie l’importanza della narrazione che del fenomeno della mobilità viene offerta: dalle forme più tradizionali, che richiedono però 'un lessico per l’integrazione' che sia al passo con la realtà in mutamento o già cambiata fino a nuovi strumenti del racconto, come il cinema di migrazione". Ricordando la recente Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato il direttore generale della Fondazione Migrantes evidenzia, citabdo il titolo "Liberi di scegliere se migrare o restare" che la scelta è insita in questo binomio: "per questo oggi più che mai è importante soffermarsi non soltanto sulle insidie del viaggio o sulle tante reciproche criticità della permanenza ma anche sui motivi delle partenze sulla forza di ciò che lega al Paese di origine, su ciò che spinge comunque a resistere nel Paese di adozione, sui modi di vivere appieno i territori. E poi ancora, non dimentichiamo, la libertà di tornare qualora la propria storia , i propri desideri e le condizioni lo richiedono. Proprio la libertà, insieme alle persone, è spesso fra le prime vittime delle tante violenze del mondo contemporaneo".
Monsignor Felicolo ha anche citato il lavoro di ricerca promosso dalla Fondazione Migrantes per comprendere il fenomeno delle migratorio: tra questi strumenti culturali, "frutto di ricerca", il Rapporto Immigrazione, il Rapporto Italiani nel Mondo e il Rapporto sul Diritto d'Asilo.
Inviato da iPhone Festival della Migrazione: questa mattina l’avvio a Modena
26 Ottobre 2023 - Modena - L’ottava edizione del Festival della Migrazione si è aperto ieri con il messaggio che ha fatto pervenire papa Francesco nel quale incoraggia a “sviluppare proposte concrete per favorire una migrazione regolare e sicura”. L'edizione 2023 del Festival si snoderà, da oggi fino al 28 ottobre in diverse iniziative in città dell’Emila Romagna e del Veneto Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, Porta aperta, UNIMORE e CRID, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Modena e di Carpi oltre che di numerosi atenei italiani. Le città coinvolte quest’anno sono Modena, Bologna, Ferrara, Rovigo, Fidenza, Carpi, Formigine, Mirandola, Soliera, Rovigo, Fiorano Milanese per promuovere un confronto approfondito e non ideologico su un fenomeno complesso come quello delle migrazioni: l’obiettivo degli organizzatori è infatti quello di rappresentare le diversità, le sfumature e l’esperienza soggettiva della migrazione, andando oltre i luoghi comuni e la retorica che troppo spesso riduce i migranti e il fenomeno stesso a categorie semplicistiche.
L’apertura ufficiale questa mattina a Modena con i saluti del portavoce del Festival, Edoardo Patriarca, di Alberto Caldana, Presidente Porta Aperta, di Davide Baruffi, Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regione Emilia-Romagna; di Gianpietro Cavazza, Vicesindaco di Modena; di Alessandra Camporota, Prefetto di Modena, di mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e Vescovo di Carpi e vicepresidente della Cei; di Matteo Tiezzi, Presidente Fondazione di Modena; di Carlo Adolfo Porro, Magnifico rettore UniMoRe, di mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore generale della Fondazione Migrantes, di Gianfrancesco Zanetti, Direttore Fondazione San Carlo. Seguiranno, sul tema “Le parole dell’integrazione: un lessico per la migrazione” con gli interventi di Luigi Alici, Professore emerito di Filosofia morale all’Università di Macerata; di Ivo Lizzola, Professore ordinario di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità e del conflitto e della mediazione presso il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università di Bergamo; di don Stefano Stimamiglio, Direttore di Famiglia Cristiana, di Paolo Lambruschi, inviato di Avvenire e di Giovanni Rossi, già
Presidente FNSI. Nel pomeriggio a Ferrara, invece, spazio all’incontro “Volti, storie, diritti dei minori migranti” a cura dell’Università di Ferrara. Nella mattinata di venerdì 27 ottobre il Festival si fa in due: a Fidenza avrà luogo l’incontro “La salute degli immigrati e dei profughi e richiedenti asilo: aspetti sanitari e aspetti inter-religiosi e inter-culturali”, a cura della Migrantes dell’Emilia Romagna, Caritas regionale, Pastorale della salute regionale e Ausl di Parma, a Modena i convegni a cura del CRID “L’accesso all’istruzione superiore di richiedenti asilo e titolari di protezione”. Il programma della giornata proseguirà a Carpi con un convegno nazionale sulla cooperazione internazionale, a seguire “Custodire il creato costruendo la pace”, nell’ambito della Giornata del dialogo cristiano islamico. Sabato 28 ottobre il Festival della Migrazione farà tappa a Rovigo con l’incontro “Diritto alla scuola e scuola di diritti” promosso da Università di Ferrara e Fondazione Cariparo; a Modena Fondazione Migrantes cura una
giornata di seminari su migrazione e pace, con un contributo anche del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. L’intero programma su www.festivalmigrazione.it. (Raffaele Iaria)
Festival della Migrazione: oggi la presentazione
25 Ottobre 2023 - Modena - E' stato presentato, questa mattina a Modena, l'8 edizione del festaival della Migtrazione che si svolgerà da domani al 28 ottobre. «Questa edizione ha ricevuto un messaggio autografo di papa Francesco: un messaggio di sostegno in quanto opportunità importante per riflettere insieme sul tema della libertà, la libertà di migrare», ha detto mons. Mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes: «La migrazione non può essere semplicemente una scelta in mano ai governi degli stati: non si può scegliere chi accogliere. E’ una scelta delle persone, che cercano di costruire la propria vita e la propria felicità. Non dimentichiamo che in Italia non ci sono canali regolari di ingresso e molti sono in una condizione di illegalità: occorre anche favorire la formazione e un incontro tra domanda e offerta di lavoro». Perego ha proseguito: «Libertà di migrare significa anche avere dei corridoi umanitari, che purtroppo non esistono. C'è un dovere di accoglienza, di regolamentazione del fenomeno, dobbiamo uscire da una logica emergenziale e legata alla sicurezza. Accogliere, tutelare promuovere e integrare sono i verbi di un vero percorso migratorio. Modena e le nostre città dell'Emilia, in questi giorni di festival, possono essere un luogo dove riflettere su questi temi, in cui il diritto e la libertà di partire e di rimanere è un diritto fondamentale». Fa eco il portavoce della manifestazione, Edoardo Patriarca: «I giovani che giungono nel nostro Paese come migranti devono essere pensati come una grande opportunità per il nostro Paese. Sono necessarie politiche che rendono legali l'arrivo in Italia. Questa è una richiesta minima per permettere che chi vuole giungere in Italia non debba attraversare il Mediterraneo per costruirsi qui una vita. Attendiamo da anni una legge per la cittadinanza, abbiamo un milione di ragazzi italiani, che vivono qui da tempo, che però hanno un accesso faticosissimo, quasi negato, alla cittadinanza. Il Festival è un modo per raccontare e fare cultura: abbiamo bisogno di spiegare cosa significa oggi parlare di migrazione».
Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Acri, comuni di Modena, Carpi, Spilamberto, Fiorano, Formigine, Maranello e Soliera, inoltre del patrocinio di Università di Ferrara, Università di Camerino, Università di Perugia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università per gli Stranieri di Siena, gode inoltre del sostegno di Fondazione di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Csv Terre Estensi e di Fondazione Collegio San Carlo e del contributo di Bper Banca e Menù.
Viminale: da inizio anno sbarcate 141.739 migranti sulle nostre coste
25 Ottobre 2023 - Roma - Sono 141.739 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane secondo i dati diffusi dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questo 17.474 sono di nazionalità guineana (12%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (15.666, 11%), Tunisia (15.448, 11%), Egitto (9.085, 6%), Bangladesh (8.219, 6%), Burkina Faso (8.151, 6%), Pakistan (6.454, 5%), Siria (6.135, 4%), Mali (5.427, 4%), Camerun (4.877, 3%) a cui si aggiungono 44.803 persone (32%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Festival della Migrazione: il messaggio di papa Francesco
25 Ottobre 2023 - Roma - Il tema del Festival della Migrazione che si apre domani a Modena «riprende quello del Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato di quest'anno, dedicato alla libertà di scegliere se migrare o restare. Ed è ancora più chiaro il riferimento all'iniziativa di solidarietà promossa qualche anno fa dalla Conferenza Episcopale Italiana, che cito proprio nel mio Messaggio come risposta concreta alle sfide delle migrazioni contemporanee». E’ quanto scrive papa Francesco in un messaggio inviato al Festival della Migrazione promosso dalla Fondazione Migrantes e altri enti e che si svolgerà da domani al 28 ottobre a Modena e in diverse città dell’Emilia Romagna e del Veneto. «Nei vostri lavori – scrive papa Francesco - intendete riflettere sui flussi migratori contemporanei attraverso considerazioni che vadano oltre l'emergenza, nella consapevolezza che ci troviamo di fronte a un fenomeno poliedrico, articolato, globale e a lungo termine. Per questo le risposte alle sfide migratorie di oggi non possono che essere articolate, globali e a lungo termine». «Vi proponete – continua il messaggio - di ribadire la centralità della persona umana nel disegno di politiche e programmi migratori, con attenzione particolare alle categorie più vulnerabili, come le donne e i minori. In effetti, il principio del primato della persona umana e della sua inviolabile dignità ‘ci obbliga ad anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale’ (Messaggio per la G.M. del Migrante e del Rifugiato 2018). E ancora, ‘Gesù Cristo ci chiede di non cedere alla logica del mondo, che giustifica la prevaricazione sugli altri per il mio tornaconto personale o quello del mio gruppo: prima io e poi gli altri! Invece il vero motto del cristiano è 'prima gli ultimi!’ (Messaggio per la G.M. del Migrante e del Rifugiato 2019)». Papa Francesco incoraggia a «sviluppare proposte concrete per favorire una migrazione regolare e sicura». Su questa linea, «è necessario moltiplicare gli sforzi per combattere le re-ti criminali, che speculano sui sogni dei migranti. Ma è altrettanto necessario in-dicare strade più sicure. Per questo, bisogna impegnarsi ad ampliare i canali mi-gratori regolari» (Riflessione nel Momento di preghiera peri migranti, 19 novem-bre 2023). Ma nello stesso tempo «occorre – scrive papa Francesco - adoperarsi alacremente per garantire a tutti e tutte il diritto a non dover migrare».
Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, Porta aperta, UNIMORE e CRID, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Modena e di Carpi oltre che di numerosi atenei italiani. Si svolge dal 26 al 28 ottobre tra Modena, Bologna, Ferrara, Rovigo, Fidenza e Carpi, Formigine, Mirandola, Soliera, Rovigo, Fiorano Milanese.
Migranti, segnale sull’accoglienza: più fondi per i minori
25 Ottobre 2023 - Milano - Nel 2024 il fondo di accoglienza dei migranti sarà più cospicuo. Arriveranno infatti 200 milioni di euro in più a favore dei Comuni coinvolti nel piano di distribuzione e ospitalità di profughi e dei minori non accompagnati. Lo prevede la bozza della legge di Bilancio che integra le risorse già stabilite dal "decreto anticipi" per il capitolo migranti, pari a 46,859 milioni nel 2023. Per il 2025, inoltre, lo stanziamento sale a 300 milioni mentre per l'anno successivo il fondo tornerà a 200 milioni.
Dopo il giro di vite su Cpr e rimpatri, dunque, il governo prende atto della necessità di sostenere gli enti locali che avevano manifestato in più occasioni una difficoltà nel predisporre strutture e servizi di fronte a un aumento costante dei flussi migratori. Il pressing esercitato dai sindaci su prefetture e ministero degli Interni ha sortito gli effetti sperati.
Ma il provvedimento finanziario prevede anche un contributo di un milione di euro, dal 2024, sul Fondo sanitario nazionale per potenziare la prevenzione e l'assistenza per i migranti che si trovano in condizioni di vulnerabilità sociale ed economica. Le risorse saranno a favore dell'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà. I soldi serviranno anche a promuovere competenze specifiche del personale sanitario.
Fino al 23 ottobre, in base ai dati del Viminale, erano 15.005 i minori stranieri non accompagnati sbarcati in Italia dall'inizio dell'anno, mentre i migranti arrivati sono in tutto 141.519.
E sul tema dei minori stranieri non accompagnati interviene la Garante dell'infanzia e dell'adolescenza Carla Garlatti, secondo la quale «non è più tempo di un approccio emergenziale » ma servono interventi «strutturali». Garlatti ha ricordato poi che nel nostro Paese «attualmente i minori stranieri non accompagnati sono poco più di 22mila, numero che comprende però quelli provenienti dall'Ucraina, la cui storia è completamente diversa dagli altri, e che per l'85% sono ospitati in famiglie».
L'età prevalente di questi "under 18" è intorno ai 17 anni, «ma si sta abbassando ai 15-16» ha osservato, in prevalenza provengono dall'Egitto e sono quasi tutti maschi. La Garante, richiamando la legge Zampa, ha sollecitato la creazione di «strutture di prima accoglienza equamente distribuite sul territorio nazionale» nonché di un "effettivo" primo colloquio «le cui regole devono essere dettate con decreto». Si tratta infatti di un momento «importante per capire se il minore vuole restare in Italia oppure no».
Durante le visite effettuate in alcuni centri, la Garante Carla Garlatti ha riferito di aver «incontrato minori che, per la maggior parte, hanno ansia di entrare nel mondo del lavoro, imparare l'italiano e realizzarsi nel nostro Paese: desiderano veramente un'integrazione». (Fulvio Fulvi)
Dai migranti all’emergenza climatica: le suore in campo per un mondo nuovo
25 Ottobre 2023 - Roma - Suor Nieves Crespo coordina in Etiopia il progetto intercongregazionale sulle migrazioni e ha portato l'esperienza di chi ogni giorno vive sul campo le attese, le speranze e le difficoltà di centinaia di persone desiderose di raggiungere l'Europa: prima di tutto informandole in maniera sicura e affidabile sulla migrazione, rispetto alle tante false promesse che invece circolano, e poi accompagnandole in maniera concreta, ad esempio aiutando i giovani a trovare lavoro o le donne sole a vivere in sicurezza.
Le suore arrivate dal Borneo, dalla Malaysia ma soprattutto dall'Amazzonia, hanno invece raccontato delle sfide che affrontano sul tema del cambiamento climatico, comprese quelle che a livello globale passano come dei successi e che invece nel locale si mostrano delle false soluzioni, come ad esempio le multinazionali che vendono crediti per la cattura del carbonio e che in realtà tolgono terre alle popolazioni locali, permettendo di continuare a distruggere il pianeta in cambio di un pagamento che per le multinazionali è ben poca cosa, ma che nel frattempo - hanno riferito la religiose - toglie spazio, terra e vita alle popolazioni locali.
E queste sono solo alcune delle narrazioni emerse dal primo Advocacy Forum della Uisg, l'Unione internazionale delle superiore generali, l'organizzazione che rappresenta oltre 600mila suore nel mondo, tenutosi lunedì e martedì a Roma, presso la Curia generalizia dei gesuiti, in collaborazione con il Global Solidarity Fund. Un'iniziativa che è il punto di arrivo, ma anche e soprattutto di ripartenza, del progetto "Sisters Advocating Globally", nato tre anni fa per creare una rete di suore impegnate nell'advocacy sociale e ambientale e spazi di riflessione su alcuni temi- cardine dello sviluppo internazionale: il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, la povertà, la disoccupazione e le disuguaglianze sociali, la migrazione forzata e la tratta di esseri umani, le crisi sanitarie e le violazioni dei diritti umani.
A Roma si sono ritrovate un centinaio di persone da tutto il mondo, tra suore e partner vari (rappresentanti governativi, organizzazioni internazionali, istituzioni vaticane, società civile ed esperti del mondo accademico e della stampa). «E siamo state molto contente sia di vedere l'impegno e la convinta partecipazione dei partner accolti, ascoltando le voci delle comunità locali che poi riflettono l'impegno delle suore a livello globale, sia di ascoltare le sfide che si affrontano, ma anche le molte proposte di soluzioni arrivate; io ad esempio ho partecipato ad un gruppo di lavoro che ha sviluppato il tema di come favorire in ambito migratorio la coesione sociale attraverso l'integrazione e il dialogo», ha commentato in sede di bilancio finale suor Mary John Kudiyiruppil, vice segretaria esecutiva della Uisg, religiosa delle Serve dello Spirito Santo, indiana e da circa un anno in Italia.
Ma ovviamente il Forum non ha tralasciato quello che è il ruolo delle religiose nella Chiesa e dunque anche il loro contributo al processo sinodale in corso, come ha rimarcato Giulia Isabel Cirillo, spagnola, coordinatrice del progetto: «Questo Forum ha voluto rappresentare proprio una piattaforma e un esempio di sinodalità, con lo sforzo di mettere in rete le relazioni che abbiamo iniziato a tessere nei primi tre anni. Lo sviluppo della sinodalità per noi si esprime attraverso questo cammino insieme: per capire come le suore possono interfacciarsi con le altre persone di buona volontà che lavorano sugli stessi temi, cosa il mondo dello sviluppo può imparare dalle suore, qual è il valore aggiunto che le suore possono portare sia dalla loro spiritualità, sia dagli insegnamenti raccolti sul campo, e che cosa la Uisg può imparare da questi partner».
«Collegando il locale al globale attraverso le reti guidate dalle suore - ha sottolineato suor Patricia Murray, segretaria esecutiva Uisg - miriamo a facilitare un confronto di diversi vissuti e uno scambio di riflessioni, per modellare le conversazioni sullo sviluppo internazionale attorno ai bisogni delle comunità locali». (Igor Traboni - Avvenire)
Algeria: l’italiano mons. Carraro nuovo vescovo di Orano
23 Ottobre 2023 - Treviso - Padre Davide Carraro (missionario del Pime), 46 anni, originario di Sambughè, è stato nominato vescovo di Orano, in Algeria. Nato nel 1977 mons. Carraro, finoera vicario generale di Algeri ha studiato Filosofia in Italia e Teologia nelle Filippine, ed è stato ordinato sacerdote il 27 maggio 2006. Gioia nella sua parrocchia, Sambughè di Preganziol, e nella diocesi tutta di treviso per questa nomina. Una gioia che il vescovo mons. Michele Tomasi sottolinea con queste parole: “Esprimo tutta la mia gratitudine al Santo Padre Francesco per la nomina a Vescovo di Orano, in Algeria, di padre Davide Carraro, del P.I.M.E., originario della parrocchia di Sambughé, diocesi di Treviso. Attualmente Vicario generale della Diocesi di Algeri, S.E. Carraro continuerà nella preziosa testimonianza cristiana in una terra che serve con dedizione ed amore, testimonianza di incontro e di servizio, di amore per il Signore Gesù e di presenza, piccola ma di grande significato, della comunità cattolica in nord Africa. Ci sentiamo uniti a padre Davide, lo accompagniamo con la nostra preghiera, affinché possa vivere con gioia questo suo nuovo ed impegnativo ministero. Preghiamo anche per la Chiesa che è in Algeria, nella quale vive e opera anche una fraternità delle Discepole del Vangelo, affinché la comunità cristiana testimoni sempre il Signore Gesù, che ci manifesta l’amore infinito del Padre, che ci costituisce fratelli e sorelle, tutti”.
Viminale: da inizio anno sbarcate 141.519 migranti sulle coste italiane
23 Ottobre 2023 -
Roma - Sono finora 141.519 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo i dati del ministero degli Interni aggiornati a questa mattina. Di questi
Di questi 17.466 sono di nazionalità guineana (12%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (15.646, 11%), Tunisia (15.370, 11%), Egitto (9.034, 6%), Bangladesh (8.219, 6%), Burkina Faso (8.151, 6%), Pakistan (6.454, 5%), Siria (5.995, 4%), Mali (5.406, 4%), Camerun (4.877, 3%) a cui si aggiungono 44.901 persone (32%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Fino ad oggi sono stati 14.780 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a oggi, 23 ottobre.
Corridoi umanitari: nuovi arrivi da Cipro e Pakistan
23 Ottobre 2023 - Roma - Sono arrivate questa mattina da Cipro 20 persone grazie ai corridoi umanitari della Comunità di Sant’Egidio, realizzati in accordo con i Ministeri dell'Interno e degli Esteri. In fuga dall'Afghanistan e dalle guerre che colpiscono diversi paesi africani, come Repubblica Democratica del Congo, Cameroun e Somalia, hanno trascorso lunghi periodi di permanenza nel campo profughi di Pournara. Situato nei pressi della capitale Nicosia, il campo è stato visitato da Papa Francesco durante il suo viaggio a Cipro nel dicembre 2021. Per due estati consecutive oltre 200 giovani delle Comunità di Sant'Egidio di diversi paesi europei hanno trascorso le loro vacanze in questo campo organizzando il "Ristorante dell'Amicizia", ma anche corsi di lingua italiana e inglese per giovani e adulti, insieme ad attività educative e ricreative per i numerosi minori presenti.
I singoli e i nuclei familiari - presenti anche due bimbi di 5 e 9 mesi - accolti stamattina a Fiumicino, verranno ospitati nel Lazio, nelle Marche e in Sicilia, e subito avviati verso l’integrazione grazie all’apprendimento della lingua italiana e, una volta ottenuto lo status di rifugiato, all’inserimento nel mondo lavorativo.
L'arrivo dei rifugiati da Cipro è stato preceduto, nei giorni scorsi - spiega una nota della comunità fondata da Andrea Ricardi - da quello di 11 cittadini afghani giunti a Roma da Islamabad. Rifugiati in Pakistan dall’agosto 2021, questi nuclei familiari, composti anche di minori e anziani, hanno "trascorso oltre due anni in condizioni gravemente precarie in un campo profughi informale nel centro della capitale pachistana. Perché, dopo la caduta di Kabul e la grande mobilitazione iniziale, molti tra gli afghani riusciti a salvarsi rifugiandosi nei paesi confinanti, restano ancora in attesa di reinsediamento".
Complessivamente, con il sistema dei corridoi umanitari, interamente autofinanziati e realizzati grazie a una rete di accoglienza diffusa, sono giunti in Europa circa 6500 rifugiati, di cui oltre 5600 in Italia. (R.I.)
Papa Francesco: l’integrazione “dipende da come viene fatta”
23 Ottobre 2023 - Città del Vaticano - L’integrazione “dipende da come viene fatta; dal modo in cui si fomenta la convivenza. Il problema, in Europa, è che in alcune città si formano ghetti di immigrati. Questo non è positivo né per loro né per il Paese ospitante”. Lo dice papa Francesco nel libro “Non sei solo. Sfide, risposte, speranze” in conversazione con Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, in uscita domani ed edito da Salani. Il papa ricorda che “c’ è stato un caso di giovani che hanno perpetrato un attentato con decine di morti e feriti. Vivevano in un ghetto che si è trasformato in terreno fertile perché fossero sottoposti a un lavaggio del cervello. Chiediamoci quale futuro può avere un giovane a cui, quando cerca un lavoro, sbattono tutte le porte in faccia per il semplice fatto di avere origini diverse. Il rischio di cadere nell'alcolismo, nella droga odi delinquere per sopravvivere è alto. Finanche – dice il Pontefice nel testo anticipato oggi dal quotidiano “La Stampa” - nella tentazione del suicidio. Per non parlare di chi invece si ritrova coinvolto con l'ISIS”. Per papa Francesco è necessario “andare oltre i pregiudizi e che gli stessi rifugiati facciano uno sforzo e si aprano a un nuovo contesto culturale senza perdere le loro tradizioni, che sono un arricchimento. Scusate se cito il mio Paese, ma è l'esempio che conosco meglio, e in più, vista l'enorme quantità di immigrati di diversi Paesi, culture e religioni che ha accolto, l'Argentina è anche un esempio di integrazione”. Il papa racconta che quando era un ragazzo ragazzo, alla scuola pubblica “convivevano, senza nessun problema, giovani delle più diverse origini famigliari. E tuttavia capisco certe cautele da parte dei cittadini e anche la prudenza delle autorità dei Paesi ospitanti perché in alcuni casi sono plausibili. Detto ciò, che da un certo timore si passi al terrore e si chiudano le frontiere mi sembra un atteggiamento irrazionale. Perché non ci sediamo e non analizziamo come si può agire a favore dell'integrazione? E perché non stabiliamo anche quanti ne possiamo integrare? Anche in Europa ci sono eccellenti esempi di integrazione”. Il Pontefice insiste nel dire che “la chiave sta nell'integrazione è nel portarla a termine. È vero che l'ideologizzazione dell'elemento religioso, quello che in Africa si chiama islam radicale, è un problema e rappresenta una perversione della religiosità perché l'islam, in verità, è una religione di pace e la maggior parte dei suoi membri sono pacifici. Come dicono loro, o si è terroristi o si è musulmani. Che poi, detto traparentesi, il fondamentalismo lo troviamo in tutte le religioni. Inoltre, caso strano, nei Paesi africani in cui non sono filtrate organizzazioni come l'ISIS, di solito la convivenza è molto buona. In alcuni, a Natale, i musulmani fanno regali ai cristiani. E i cristiani fanno regali ai musulmani per il Ramadan o perla festa del Sacrificio. Un nunzio destinato a un Paese africano – ha detto ancora papa Francesco - mi ha raccontato che, nella cattedrale della sua capitale, si forma una lunga coda per varcare la Porta Santa e ottenere indulgenze giubilare e che tra i cristiani ci sono molti musulmani che poi si dirigono all'altare dove si trova l'immagine della Madonna perché Maria è venerata nell'islam”. (R.I.)
La moneta, Cesare e Dio
23 Ottobre 2023 -
Città del vaticano - Per la Chiesa ieri, domenica, è stat la Giornata missionaria mondiale, memoria liturgica di san Giovanni Paolo II e anniversario dell’inizio del Pontificato di Papa Wojtyla, 22 ottobre di 45 anni fa. Domenica in cui Papa Francesco esprime preoccupazione per quanto sta accadendo in Israele e Palestina, e rinnova la sua richiesta perché si arrivi alla pace: “la guerra sempre è una sconfitta. È una distruzione della fraternità umana. Fratelli fermatevi”. Prega il Papa per coloro che soffrono e manifesta vicinanza “agli ostaggi, ai feriti, alle vittime e ai loro familiari”. A Gaza è “grave la situazione umanitaria”, dice prima di ricordare, con dolore, quanto accaduto alla parrocchia greco-ortodossa di San Porfirio, colpita da diversi missili, e all’ospedale Al-Ahli: “rinnovo il mio appello affinché si aprano gli spazi, si continuino a fare arrivare gli aiuti umanitari, e si liberino gli ostaggi”. Ma non dimentica Francesco l’Ucraina: “la guerra, ogni guerra che è nel mondo è una sconfitta”. Tornano alla mente le parole, quanto mai attuali oggi, che venti anni fa san Giovanni Paolo II pronunciava mentre il mondo era in ansia per il possibile intervento della coalizione internazionale, poi avvenuto, in Iraq: “Mai potremo essere felici gli uni contro gli altri, mai il futuro dell’umanità potrà essere assicurato dal terrorismo e dalla logica della guerra”.
Domenica che Matteo, nel suo Vangelo, ci porta a Gerusalemme dove Gesù è messo alla prova da discepoli dei farisei e da erodiani: filogovernativi e collaborazionisti, questi ultimi, una popolazione a sud del Mar Morto sotto la Giudea; contrari all’occupazione romana, i primi. L’evangelista, nel suo racconto, ci propone tre elementi: la moneta, il sottile inganno e la risposta spiazzante. La moneta con il volto di Cesare è il census coniata appositamente da Roma per il tributo dovuto all’impero dal popolo della Giudea, esclusi anziani e bambini. Aveva il valore di una giornata di lavoro ed era uno dei segni più odiosi per far sentire il peso della schiavitù. Il sottile inganno è la domanda sulla legittimità del tributo a Cesare e una risposta positiva poteva costare l’accusa di idolatria, una negativa, l’accusa di essere un sobillatore politico. Ma Gesù non si lascia ingannare: li chiama “ipocriti”, e pone loro una domanda: questa immagine e questa iscrizione di chi sono?
Risponde con un sorprendente realismo politico: “rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Il tributo va pagato “ma l’uomo porta in sé un’altra immagine quella di Dio” commentava Benedetto XVI: “l’immagine di Dio non è impressa sull’oro, ma sul genere umano. La moneta di Cesare è oro, quella di Dio è l’umanità”.
Quante volte abbiamo ripetuto, e non sempre in modo appropriato, la frase del Vangelo di Matteo. “Parole diventate di uso comune, dice Papa Francesco, ma a volte utilizzate in modo sbagliato – o almeno riduttivo – per parlare dei rapporti tra Chiesa e Stato, tra cristiani e politica”. Altra lettura sbagliata, per il vescovo di Roma, la divisione tra Cesare e Dio: è una “schizofrenia” separare la realtà terrena e quella spirituale, “come se la fede non avesse nulla a che fare con la vita concreta, con le sfide della società, con la giustizia sociale, con la politica e così via”. A Cesare, afferma Francesco, “cioè alla politica, alle istituzioni civili, ai processi sociali ed economici, appartiene la cura dell’ordine terreno”, e noi siamo chiamati a dare alla società il nostro contributo “promuovendo il diritto e la giustizia nel mondo del lavoro, pagando onestamente le tasse, impegnandoci per il bene comune”. A Dio “appartiene l’uomo, tutto l’uomo e ogni essere umano. E ciò significa che noi non apparteniamo a nessuna realtà terrena, a nessun ‘Cesare’ di turno. Siamo del Signore e non dobbiamo essere schiavi di nessun potere mondano”. Gesù ci ricorda “che nella nostra vita è impressa l’immagine di Dio, che niente e nessuno può oscurare”. È quanto affermava l’anonimo estensore della lettera A Diogneto il quale scriveva, a metà del secondo secolo, che i cristiani hanno la loro cittadinanza in cielo: “abitano ognuno nella propria patria, ma come se fossero stranieri; rispettano e adempiono tutti i doveri di cittadini e si sobbarcano gli oneri come fossero stranieri; ogni regione straniera è la loro patria, eppure ogni patria per essi è terra straniera”. (Fabio Zavattaro - Sir)
“Io capitano”: Garrone a Palermo, “consentire a tutti di muoversi liberamente”
20 Ottobre 2023 - Palermo - Quanto è grande questo deserto? Quanto è profondo l’abisso nel cuore dell’uomo? Quanto è vasto questo mare che ci divide da un porto di salvezza? Sono queste le domande che accompagnano lo spettatore nella visione del film “Io capitano”, l’opera con cui Matteo Garrone ha vinto il Leone d’Argento per la miglior regia all’ottantesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Film che il regista ha presentato a Palermo presso il cinema “Rouge et Noir”. La pellicola ripercorre il viaggio di Seydou e Moussa, due giovani senegalesi diretti in Italia. Attratti, come tanti loro coetanei, dall’abbaglio della vita luccicante ammirata sui social, i due scopriranno ben presto l’amaro prezzo da pagare per inseguire il desiderio di un destino migliore. Il deserto con i suoi pericoli, prima, e poi la Libia con le sue crudeltà, metteranno a dura prova la voglia dei due minori di raggiungere le coste europee. Un’odissea, la loro, che ricalca in maniera fedele quella vissuta da chi ha intrapreso il percorso migratorio dall’Africa.
La sceneggiatura, infatti, nulla aggiunge ai crudi racconti di quanti sono riusciti a compiere la traversata. Garrone, tuttavia, riesce in alcuni momenti a stemperare la tensione del racconto con quei tocchi onirici che rappresentano la sua cifra stilistica. Il risultato è un’opera che colpisce dritto allo stomaco e che si inserisce nel dibattito, sempre infuocato, in materia di politiche migratorie. Una tema, questo, che Garrone ha toccato anche in occasione al termine della proiezione. «I ragazzi come i protagonisti del film inseguono un sogno in un sistema ingiusto che con consente loro di muoversi liberamente – ha detto il cineasta romano -. Fino a quando non ci saranno canali legali di ingresso queste persone continueranno a rischiare la vita e ad alimentare il traffico di esseri umani». L’autore, parlando con il pubblico, ha raccontato di avere voluto «dare la voce a chi non ce l’ha», realizzando un controcampo, narrando una storia dalla prospettiva di chi sta dall’altra parte del mare. «Non giovani che non fuggono da guerre – ha precisato - ma giovani che sono attirati da tutto ciò che spesso vedono internet e che è un loro diritto raggiungere, senza fili spinati e preclusioni».
Il film, inoltre, pone l’attenzione sulla questione legata ai migranti accusati di essere scafisti solo per avere preso il timone dei barconi della speranza, in assenza di legami con le organizzazioni criminali che lucrano sulla disperazione di interi popoli. Un automatismo che, negli ultimi anni, ha portato alla sbarra centinaia di persone, spesso giovanissime, colpevoli solo di avere accettato il ruolo di capitano per non pagare il prezzo della traversata. È la storia di F., il quindicenne a cui si è ispirato il regista per il personaggio del protagonista, ritrovatosi senza nulla dopo avere trascorso sei mesi in carcere. È anche il caso che di P., sette anni in attesa di giudizio con l’accusa di essere uno scafista prima di essere assolto e ora testimonial dell’associazione “Dal mare al carcere”. «Gli scafisti – ha detto il migrante, intervenendo alla presentazione del film – non hanno bisogno di venire in Europa, perché hanno già il loro business. I capitani che portano la barca cercano solo di salvare sé stessi e i loro compagni di viaggio». (Luca Insalaco)
Festilval della Migrazione: dal 25 ottobre l’ottava edizione
20 Ottobre 2023 - Modena - Dal 25 al 28 ottobre ritorno il Festival della Migrazione. La rassegna promossa da Fondazione Migrantes, Porta aperta, UNIMORE e CRID si snoderà nelle sedi di Modena, Carpi, Bologna, Ferrara, Fidenza e Rovigo, con eventi anche a Mirandola, Soliera, Formigine e Fiorano Modenese. “Liberi di partire, liberi di restare” è il titolo dell’evento giunto all’ottava edizione, che anche quest’anno si propone di promuovere un confronto approfondito e non ideologico su un fenomeno complesso come quello delle migrazioni: l’obiettivo degli organizzatori è infatti quello di rappresentare le diversità, le sfumature e l’esperienza soggettiva della migrazione, andando oltre i luoghi comuni e la retorica che troppo spesso riduce i migranti e il fenomeno stesso a categorie semplicistiche. Dopo la presentazione del Festival allo Spazio F e l’anteprima all’Opera Padre Marella di Bologna di mercoledì 25 ottobre, l’apertura ufficiale della kermesse sarà giovedì 26 ottobre alla Fondazione San Carlo di Modena, dove si terranno i saluti dei partner istituzionali e lectio di Luigi Alici e Ivo Lizzola dal titolo “Liberi di partire, liberi di restare, liberi di raccontare”. Nel pomeriggio, presso lo Spazio F, il racconto delle esperienze supportate da Fondazione di Modena e Fondazione Migrantes, a Palazzo Europa la presentazione del libro “Lampedusa” di Elena Bellei e in serata la parrocchia di Gesù Redentore ospiterà il dialogo tra Maurizio Ambrosini e don Mattia Ferrari dal titolo “La storia & le storie”. Nella stessa giornata a Carpi è prevista una doppia proiezione – alla mattina per le scuole, in serata per tutti – del film di Matteo Garrone “Io capitano”, nel pomeriggio a Ferrara, nell’aula magna del Dipartimento di Giurisprudenza, spazio all’incontro “Volti, storie, diritti dei minori migranti” a cura dell’Università di Ferrara, infine a Mirandola serata in compagnia dell’autrice Anna Pisterzi, che in Sala Trionfini presenterà il suo libro “Traiettorie”.
Nella mattinata di venerdì 27 ottobre il Festival si fa in due: a Fidenza avrà luogo l’incontro “La salute degli immigrati e dei profughi e richiedenti asilo: aspetti sanitari e aspetti inter-religiosi e inter-culturali”, a cura di Fondazione Migrantes Emilia Romagna, Caritas regionale, Pastorale della salute regionale e Ausl di Parma, all’Aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza di Modena i convegni a cura del CRID “L’accesso all’istruzione superiore di richiedenti asilo e titolari di protezione” e “Cittadinanza, identità, diritti: i giovani italiani DOS”. Il programma della giornata proseguirà a Carpi, in Sala Duomo, sede dell’incontro “Liberi di restare: la cooperazione internazionale e le comunità territoriali” e, in serata, della lectio di Brunetto Salvarani e Adil Laamane “Custodire il creato costruendo la pace”, nell’ambito della 22a edizione della Giornata ecumenica del dialogo cristiano islamico. In serata, alla parrocchia San Pio X di Modena, un’iniziativa di grande spessore: alle 20 la presentazione del progetto sociale Roots, un ristorante che ha come scopo anche quello di insegnare un lavoro a donne migranti, con una degustazione gratuita, alle 21 “La storia e le storie”, con il professor Maurizio Ambrosini e con don Mattia Ferrari, che è stato cappellano sulla Mare Jonio di Mediterranea.
Sabato 28 ottobre il Festival della Migrazione farà tappa a Rovigo, Modena, Soliera e Formigine. Nel capoluogo veneto, a Palazzo Angeli, Università di Ferrara e Fondazione Cariparo organizzano l’incontro “Diritto alla scuola e scuola di diritti”; a Modena Fondazione Migrantes cura la giornata al Teatro San Carlo: in mattinata l’incontro “Liberi di scegliere di migrare e di restare, ma a quali condizioni”, ispirato al messaggio di Papa Francesco riguardo al fenomeno migratorio, nel pomeriggio la testimonianza della Chiesa nella costruzione della pace con mezzi pacifici. Nel pomeriggio, sempre a Modena, ma a Palazzo Europa, il Centro Servizi per il Volontariato propone l’iniziativa “Il colore dei passaporti”, al Castello Campori di Soliera Marilena Umuhoza Delli presenta il suo libro “Lettera di una mamma afrodiscendente alla scuola italiana”, mentre alla Sala Loggia c’è l’evento “Aspettando ‘Il rumore dei passi’”. Gran finale in serata al teatro San Carlo di Modena, con lo spettacolo “Canto per l’Europa” di e con Paolo Rumiz.
Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Acri, comuni di Modena, Carpi, Spilamberto, Fiorano, Formigine, Maranello e Soliera, inoltre del patrocinio di Università di Ferrara, Università di Camerino, Università di Perugia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università per gli Stranieri di Siena, gode inoltre del sostegno di Fondazione di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Csv Terre Estensi e di Fondazione Collegio San Carlo e del contributo di Bper Banca e Menù.
Papa Francesco: “farci prossimi di tutti i viandanti di oggi, per salvare le loro vite, curare le loro ferite, lenire il loro dolore”
20 Ottobre 2023 - Città del vaticano - “Come il buon samaritano, siamo chiamati a farci prossimi di tutti i viandanti di oggi, per salvare le loro vite, curare le loro ferite, lenire il loro dolore”. Ieri sera in piazza san Pietro momento di preghiera per i migranti e i rifugiati, con i partecipanti al Sinodo in corso in Vaticano alla presenza di papa Francesco che ha ricordato come “per molti, purtroppo, è troppo tardi e non ci resta che piangere sulle loro tombe, se ne hanno una, o il Mediterraneo ha finito di essere una tomba”. Il “Signore conosce il volto di ciascuno, e non lo dimentica. Il buon samaritano non si limita a soccorrere il povero viandante sulla strada. Lo carica sul suo giumento, lo porta a una locanda e si prende cura di lui”, ha detto il Pontefice: “qui possiamo trovare il senso dei quattro verbi che riassumono la nostra azione con i migranti: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. Per il papa quindi i migranti “vanno accolti, protetti, promossi e integrati. Si tratta di una responsabilità a lungo termine, infatti il buon samaritano si impegna sia all’andata sia al ritorno. Per questo è importante prepararci adeguatamente alle sfide delle migrazioni odierne, comprendendone sì le criticità, ma anche le opportunità che esse offrono, in vista della crescita di società più inclusive, più belle, più pacifiche”. Nel suo intervento papa Francesco ha chiesto che si rendano sicure le strade percorse dai migranti, perché non cadano nelle mani delle reti criminali che su di loro speculano, e ci si impegni ad ampliare i canali migratori regolari. La celebrazione davanti al monumento Angel Unawares, la scultura che raffigura uomini e donne migranti di ogni età e provenienza. “Quanti fratelli e sorelle oggi si ritrovano nella medesima condizione del viandante della parabola? Tanti! Quanti vengono derubati, spogliati e percossi lungo la strada? Partono ingannati da trafficanti senza scrupoli. Vengono poi venduti come merce di scambio. Vengono sequestrati, imprigionati, sfruttati e resi schiavi. Vengono umiliati, torturati e violentati. E tanti, tanti muoiono senza arrivare mai alla meta. Le rotte migratorie del nostro tempo sono popolate da uomini e donne feriti e lasciati mezzi morti, da fratelli e sorelle il cui dolore grida al cospetto di Dio. Spesso sono persone che scappano dalla guerra e dal terrorismo, come vediamo purtroppo in questi giorni”, ha detto il papa. Oggi come ai tempi del buon samaritano, “c’è chi vede e passa oltre, sicuramente dandosi una buona giustificazione, in realtà per egoismo, indifferenza, paura, questa è la verità”. Il Vangelo dice che quel samaritano vide “quell’uomo ferito e ne ebbe compassione. Questa è la chiave. E la compassione è l’impronta di Dio nel nostro cuore. Lo stile di Dio è vicinanza, compassione e tenerezza: questo è lo stile di Dio. E la compassione è impronta di Dio nel nostro cuore. Come il buon samaritano, siamo chiamati a farci prossimi di tutti i viandanti di oggi, per salvare le loro vite, curare le loro ferite, lenire il loro dolore. Per molti, purtroppo, è troppo tardi e non ci resta che piangere sulle loro tombe, se ne hanno una, o il Mediterraneo è finito per essere la tomba. Ma il Signore conosce il volto di ciascuno, e non lo dimentica”. (Raffaele Iaria)
Migranti trattenuti a Lampedusa: la Cedu condanna l’Italia
20 Ottobre 2023 - Bruxelles - La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha condannato l'Italia per le condizioni di vita e la detenzione di tre migranti tunisini nell'hotspot di Lampedusa tra il 2017 e il 2019. In tre sentenze distinte, la Cedu afferma che i migranti sono stati sottoposti a «un trattamento disumano e degradante» a causa delle condizioni di vita nell’hotspot. Sono stati «arbitrariamente privati della loro libertà», afferma, perché trattenuti nell’hotspot «senza una base giuridica chiara e accessibile e in assenza di un provvedimento motivato che ne disponesse la detenzione».
Nella sentenza i togati di Strasburgo evidenziano che i tre migranti sono stati tenuti nell'hotspot per periodi che vanno dai 17 giorni a oltre 2 mesi, anche se il posto era sovraffollato, le condizioni igieniche erano carenti, e mancavano i letti. Uno c'è rimasto anche dopo lo scoppio di un incendio. La Cedu ha stabilito che l'Italia dovrà versare a ciascun migrante 9mila euro.