Primo Piano

Corridoi Umanitari Cei: ieri l’arrivo di profughi afghani

7 Dicembre 2023 - Roma - È arrivato ieri all’aeroporto di Fiumicino il secondo gruppo di tre in programma per questo mese di dicembre di profughi afghani provenienti dal Pakistan, nell’ambito del Protocollo per i “corridoi umanitari” stipulato dal Governo italiano con la Conferenza Episcopale Italiana. Si tratta di 93 persone in tutto che verranno ospitate in varie diocesi, chiese, comunità d’Italia, da Nord a Sud. Si tratta degli ultimi arrivi di un totale di 300 rifugiati afgani che si trovano sfollati in Paesi di transito, come il Pakistan e la Turchia. Il progetto è interamente finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana e viene realizzato in coordinamento con le diocesi italiane. Dà una nuova possibilità di vita a persone che si trovano in contesti di guerra e di grave violazione dei diritti umani che diversamente non potrebbero mai raggiungere in sicurezza il territorio europeo. A questa esperienza si sono aggiunti più di recente i “corridoi universitari” – che danno a giovani rifugiati il supporto necessario a completare gli studi e a favorire l’integrazione nella vita universitaria – e i “corridoi lavorativi”, nati con l’obiettivo di trasferire in Italia un certo numero di beneficiari individuati in Paesi terzi, sulla base dei criteri previsti dai protocolli nazionali siglati con il Governo italiano. Dall’inizio del programma ad oggi sono state accolte dalla Chiesa in Italia, in 50 diocesi, quasi 1.600 persone (di cui 400 minori), provenienti prevalentemente da Eritrea, Somalia, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Sudan, Siria, Iraq, Afghanistan, Yemen. Un ulteriore protocollo, appena firmato con i Ministeri competenti, è incentrato sull’Africa e sulla Giordania e dovrebbe essere avviato nel 2024.  

Mons. Delpini: coloro che hanno responsabilità sono chiamati ad affrontare con fiducia il fattore migrazioni

7 Dicembre 2023 - Milano - "Coloro che hanno responsabilità sono chiamati ad affrontare con fiducia il fattore migrazioni per elaborare pensieri e non solo emozioni e paure, per propiziare l’incontro tra persone che, conoscendosi, possano stimarsi e aiutarsi, mentre temendosi possono soltanto evitarsi e respingersi". Lo ha detto l'arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, nel suo discorso alla città in occasione della festa di Sant'Ambrogio, patronoi della diocesi, di Milano e della Lombardia. Le migrazioni - ha detto il presule - sono "interpretate come un inarrestabile fenomeno globale. Luoghi comuni e sentimenti diffusi, informazioni parziali e ideologie tendono a ridurre i migranti ai profughi, folla indistinta di poveracci che sono da temere come invasori o da accogliere come miserabili bisognosi di tutto".  In realtà, si tratta - ha spiegato mons. Delpini -  di "un fenomeno complesso studiato e analizzato in molti modi. La tragedia delle guerre che devastano molti Paesi del mondo è tra le ragioni più drammatiche delle migrazioni. La difficoltà che l’Europa sperimenta nell’affrontare il tema è un segno preoccupante. La questione, infatti, è ineludibile per molti Paesi del continente africano, asiatico, americano". L’Europa - ha proseguito - potrebbe avere "la fierezza e la genialità di una via più sapiente e lungimirante. Le nazioni d’Europa hanno risorse e competenze per incisive opere di pace, per promuovere sviluppo umano e alleanze internazionali, per contribuire a rendere possibile il diritto di restare e il diritto di partire e contrastare quel migrare disperato che espone a inimmaginabili sofferenze. Noi vorremmo essere cittadini di una Europa protagonista nell’opera di pace e di sviluppo dei popoli". (R.Iaria)

Mons. Felicolo: solo studiando i cambiamenti in atto la Chiesa fa cultura

7 Dicembre 2023 - Aosta - Ieri sera, 6 dicembre, il Salone del Palazzo vescovile di Aosta ha ospitato la presentazione delle due pubblicazioni annuali curate dalla Fondazione Migrantes: il Rapporto Italiani nel Mondo, giunto alla diciottesima edizione, e il Rapporto Immigrazione, che nel 2023 vede la sua trentaduesima edizione. Relatori sono stati Delfina Licata, curatrice del RIM, e mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione, insieme allo storico Alessandro Celi, autore dell’articolo sulla Valle d’Aosta per il RIM, e ad Andrea Gatto, direttore della Caritas diocesana, moderati da Michela Ceccarelli, ricercatrice della Fondation Chanoux di Aosta. I lavori sono stati introdotti da un intervento del vescovo, mons. Franco Lovignana, che ha proposto «due sottolineature» alla riflessione dei presenti, giudicando innanzitutto «positiva la presentazione dei due rapporti insieme, perché permettono di guardare senza allarmismi e visione ideologiche a fenomeni che vanno analizzati insieme, a partire dalla storia delle singole persone migranti». Successivamente, il presule ha rilevato che i due rapporti «sono testimonianza di una Chiesa che fa cultura» sia «accompagnando materialmente e spiritualmente i migranti» sia documentando il fenomeno in maniera oggettiva. Nel suo intervento, mons. Felicolo, dopo aver ricordato che per i Rapporti «si lavora insieme, in modo a volte complesso, ma sempre arricchente», ha messo in rilievo alcune tipologie di migranti: da quelli ambientali, in fuga dalla loro terra di origine perché i cambiamenti climatici rendono impossibile la coltivazione, ai minori che tali sono per la legislazione italiana, mentre nei Paesi di origine hanno superato prove di iniziazione - «si gettano dall’alto legati alle liane» – che li rendono più maturi rispetto agli adolescenti cui pensiamo normalmente. Il direttore ha poi fornito i dati relativi agli immigrati, ricordato il «problema dei titoli di studio, con ingegneri o chimici che non trovano lavoro perché la loro laurea non è riconosciuta in Italia», mentre «lavorano in Italia 77.500 professionisti sanitari di origine straniera, ai quali occorre aggiungere odontoiatri, fisioterapisti, psicologi, senza però ottenere la cittadinanza. Infatti, il 65% di essi non ha acquisito tale diritto, ma nessuno lo dice». Proprio sulla correttezza dell’informazione mons. Felicolo ha concluso il proprio intervento: «La Fondazione fornisce i dati, altri danno i numeri» ossia cifre spesso decontestualizzate, al solo scopo di attirare l’attenzione senza cercare di spiegare il fenomeno, mentre «solo studiando il cambiamento in atto la Chiesa fa cultura». Soffermandosi sui dati della mobilità dei valdostani Licata ha detto che se a livello nazionale dal 2006 al 2023 «la crescita è stata del 91%, per i valdostani è stata del 125%: quindi da 3.500 sono passati a 7.800». Per Licata «siamo un Paese della mobilità, strutturalmente legato al fenomeno migratorio: i flussi, le partenze e i ritorni fanno parte della nostra quotidianità e della nostra storia».           (Foto Corriere della Valle)  (Foto Ansa)

Bologna: Divina Liturgia in Rito greco-cattolico rumeno concelebrata dal card. Zuppi

7 Dicembre 2023 -
Bologna - Domenica scorsa nella cattedrale di Bologna l’arcivescovo, il card. Matteo Zuppi, ha concelebrato la Divina liturgia in Rito greco-cattolico romeno presieduta da mons. Cristian Dumitru Crişan, vescovo ausiliare di Făgăraş e Alba Iulia, a nome dell’arcivescovo maggiore card. Lucian Mureşan. La celebrazione si è svolta al termine del pellegrinaggio dei fedeli romeni in Cattedrale dove sono custodite le reliquie di Sant’Anna, Madre di Maria, che lo scorso luglio hanno raggiunto alcune località della Romania accompagnate da una delegazione della Diocesi di Bologna.

Meravigliose invenzioni

7 Dicembre 2023 - Roma - Ci sono eventi storici che, per la loro forza propulsiva, imprimono una discontinuità nel vissuto personale e comunitario. Sono quei passaggi che rappresentano una sorta di cesura tra ciò che è stato e ciò che sarà, prefigurazione del futuro nella ricchezza del passato. Così è stato nelle Chiese in Italia dopo la promulgazione del Decreto Inter mirifica. A sessant’anni dalla pubblicazione, restano alcune intuizioni di fondo, in primis quella dell’inculturazione del messaggio cristiano nel tempo dei mass media. «Ogni epoca, ogni condizione, ogni contesto richiede un suo specifico linguaggio. La Chiesa lo ha sempre tenuto presente nell’annunciare la parola di Dio» (Direttorio sulle comunicazioni sociali, n. 49). È a partire da questa consapevolezza che si possono scrivere i nuovi capitoli del libro aperto dal Decreto conciliare. Come evidenzia il volume “Meravigliose invenzioni” promosso dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali: edito da Scholé-Morcelliana, raccoglie i contributi di storici, semiologi, filosofi, massmediologi e giornalisti. Per celebrare una ricorrenza speciale e ritrovare nuovo slancio. (Vincenzo Corrado)

Sassari: icona programmatica dell’anno liturgico la croce dei migranti

7 Dicembre 2023 - Sassari - Nel segno della solidarietà e del pensiero ospitale la festa di san Nicola, patrono dell'arcidiocesi e titolare della chiesa cattedrale di Sassari. Atti concreti e conversione culturale chiesti dall'arcivescovo mons. Gian Franco Saba nella Lettera pastorale «Educare al pensiero ospitale. Per una cultura della pace e dell'inclusione in un contesto di cambiamento d'epoca», presentata alla diocesi e alle autorità civili nel corso di un incontro pubblico nel palazzo della Provincia di Sassari. Icona programmatica, quest'anno, una povera croce di legno, corrosa dalla salsedine, di nessun valore artistico, ma per il suo significato simbolico più preziosa dell'oro. È ricavata, infatti, da una tavola di uno dei barconi che trasportano migranti lungo la rotta della disperazione: dalle coste dell'Africa a Lampedusa e Pantelleria. Una croce realizzata e consegnata ieri all'arcivescovo dagli 11 uomini e donne della motovedetta CP291 della Capitaneria di Porto di Porto Torres, che nel corso di 2 missioni (15 maggio-15 luglio e 15 settembre- 15 novembre) hanno operato nel Mediterraneo centrale presso Pantelleria e Lampedusa, fornendo supporto e assistenza tecnica nelle operazioni attuate dall'Italia per rafforzare la capacità di sorveglianza delle frontiere sul controllo dei flussi migratori. La motovedetta in 4 mesi ha partecipato a 44 soccorsi traendo in salvo 1.445 persone e percorso complessivamente 4.505 miglia nautiche. Un impegno solidaristico apprezzato dall'arcivescovo che davanti al comandante della capitaneria di Porto Torres, il capitano di fregata Giuseppe Cannarile, ha annoverato i componenti dell'equipaggio della motovedetta CP291 tra i membri del Comitato d'onore della Fondazione Accademia Casa di popoli, culture e religioni - istituita 5 anni fa dal presule turritano - per aver contribuito con gesti concreti al nuovo umanesimo dell'incontro. La croce donata all'arcivescovo è un segno di riconoscenza nei confronti del vescovo Gian Franco Saba che fin dal suo arrivo, sei anni fa, a Sassari ha messo i problemi dell'integrazione sociale e del dialogo interreligioso e interetnico tra gli obiettivi prioritari della sua pastorale. (M. Girau)  

La storia di Abdullahi Mire: giovane somalo premiato dall’Unhcr

7 Dicembre 2023 - Città del Vaticano - «Per me il momento più felice è quando metto un libro nelle mani di un bambino rifugiato»: così Abdullahi Mire - giornalista freelance somalo di 36 anni, negli anni Novanta rifugiato nel campo profughi di Dadaab - sintetizza il senso del suo impegno nella vita. Un impegno che gli è valso il Premio Nansen per i Rifugiati dell'Unhcr per il 2023, con la consegna in programma il 13 dicembre, le congratulazioni del segretario generale dell'Onu, António Guterres, e dell'Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, che lo ha definito «la prova vivente di come all'interno delle comunità sfollate possano nascere idee trasformative». La storia di Mire testimonia la possibilità di riscatto tramite i libri di scuola e inizia quando a soli 3 anni si ritrova, per via della guerra civile esplosa nel 1991 in Somalia, nell'enorme campo profughi kenyano di Dadaab. Dopo essere stato reinsediato in Norvegia, Mire ha avvertito il desiderio di tornare per servire la comunità dei rifugiati somali ed ha trovato lavoro proprio in Kenya. Qui ha creato l'organizzazione Refugee Youth Education Hub, gestita da rifugiati, che sostiene il diritto all'istruzione tramite la donazione di 100.000 libri ai bambini rifugiati nel campo di Dadaab. In questo campo sterminato di tende e alloggi di fortuna nel nord-est del Kenya, uno dei più grandi e di più lungo corso al mondo con oltre 300.000 rifugiati ospitati, l'organizzazione fondata da Mire ha creato tre biblioteche piene di libri provenienti dalle donazioni. Secondo l'ultimo rapporto sull'istruzione dell'Unhcr, oltre la metà dei quasi 15 milioni di rifugiati in età scolare rimane fuori dal sistema educativo formale. Questo dato vale anche per Dadaab, dove solo il 58 per cento dei bambini rifugiati può frequentare le scuole. A far decollare l'attività di Mire, nel 2017, l'incontro con una giovane rifugiata a Dadaab, Hodan Bashir, determinata a diventare medico ma costretta a studiare biologia su un libro condiviso con altre 15 ragazze. Un incontro che ha spronato Mire ad avviare una prima campagna di raccolta libri. Tramite i social network e i propri contatti, come quelli della diaspora somala, il giovane è riuscito a raccogliere 20.000 libri solo per la prima fase della campagna. L'obiettivo finale è ridurre in maniera significativa il rapporto che vede una media di un libro disponibile per ogni dieci bambini a Dadaab. Hodan è stata tra le prime a ricevere un libro di testo e oggi lavora come infermiera in uno degli ospedali del campo profughi. «Nel campo ogni cosa è provvisoria. La sola cosa che rappresenta un passaporto per superare le sfide è l'istruzione», sottolinea Mire. (Valerio Palombaro - OR)  

Stranieri in Italia: presentato oggi Coordinamento italiano delle diaspore

6 Dicembre 2023 - Roma – E’ stata presentata questa mattina, nella sede dell’agenzia Dire a Roma la rete di oltre 100 associazioni che hanno dato vita al Coordinamento italiano delle diaspore, nuova rete per la cooperazione internazionale. A presentare l’iniziativa i rappresentati del coordinamento e Laurence Hart, direttore per il Mediterraneo dell'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) che li ha incoraggiati a “sparigliare, a trovare forme nuove di coinvolgimento" spiegando che questa rappresenta “una buona pratica italiana alla quale l'Europa può ispirarsi". Una iniziativa che coinvolgere oggi realtà presenti in nove regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Liguria, Trentino, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Sicilia e Sardegna) con l’obiettivo di essere presenti in tutte le regioni. Presidente del coordinamento è Bertrand Mani Ndongbou, originario del Camerun e vice presidente Ana Estrela di origini brasiliane. Durante la presentazione è stato sottolineato il ruolo delle comunità straniere in Italia, preziose anche per l'apporto dei figli dei migranti, molti dei quali nati in Italia, “nuovi italiani” che crescono e studiano qui. Durante l’incontro è stato annunciata la data del quinto Summit nazionale delle diaspore che si svolgerà a Roma – su iniziativa di Le Reseau e di Oim e con il supporto della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (Dgcs) e dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) - il prossimo 10 febbraio e che vedrà il coinvolgimento del Coordinamento appena nato. "Siamo arrivati qui – ha detto il presidente del coordinamento - dopo sette anni di incontri e discussioni” e dobbiamo ora vedere “cosa possiamo fare insieme, perché finalmente, nello spirito della legge, le diaspore siano parte della cooperazione internazionale". (Raffaele Iaria)

Firmato un Memorandum per l’inclusione socio-economica dei rifugiati

6 Dicembre 2023 - Roma -  Lo scorso 30 novembre il presidente del Consiglio nazionale del Notariato, la rappresentante dell’Unhcr per l’Italia, la Santa Sede e San Marino, hanno sottoscritto un memorandum per l'inclusione sociale ed economica dei rifugiati in Italia e per la tutela dei loro diritti fondamentali, in sintonia con gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il memorandum è finalizzato ad agevolare l’integrazione a partire da una tabella di marcia precisa che prevede la messa in campo di una attività di consulenza erogata dai notai su più fronti. Si tratta di attività utili a raggiungere obiettivi minimali ma necessari per la vita quotidiana. Sarà attivato anche un indirizzo mail dedicato a cui potranno rivolgersi gli utenti che necessitano di assistenza. Il protocollo, infatti, individua azioni mirate a "realizzare attività di consulenza in particolare nelle seguenti aree: autentica di fotografia, di documento, o della traduzione dello stesso, iscrizione anagrafica, documentazione necessaria per contrarre matrimonio, ricongiungimento familiare, cittadinanza, riconoscimento titoli di studio; conferimento di procura; primo orientamento in ambito societario (aprire o aderire ad un'impresa/società)", nonché "diffondere materiale informativo multilingue sulle principali aree in cui i notai italiani possono assistere i rifugiati nel loro percorso di integrazione sociale ed economica", e "realizzare iniziative di comunicazione congiunte. Il Memorandum sarà presentato nel corso del Global Refugee Forum che si terrà a Ginevra dal 13 al 15 dicembre 2023, assemblea che tratterà di impegni concreti e iniziative per promuovere la condivisione delle responsabilità per una sempre maggiore inclusione e supporto ai rifugiati. (Alessandro Pertici)

Nasce il Primo Coordinamento Italiano delle Diaspore:  oggi la presentazione a Roma

6 Dicembre 2023 - Roma - Il ruolo chiave delle diaspore nello sviluppo delle politiche di cooperazione italiane verrà finalmente riconosciuto e istituzionalizzato grazie alla nascita del Coordinamento Italiano delle Diaspore per la Cooperazione Internazionale che sarà presentato a Roma oggi nel corso di una conferenza stampa. Il mandato del Coordinamento Italiano delle Diaspore riguarderà attività di Cooperazione allo Sviluppo e di Educazione alla Cittadinanza Globale. Questo risultato è il frutto di un percorso avviato nel 2022 con il lancio del progetto “DRAFT the future! Towards a diaspora forum in Italy”, finanziato dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo e implementato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) insieme all’Associazione Le Réseau. L’iniziativa, lanciata nel 2022 come continuazione ed evoluzione ideale del progetto “Summit Nazionale delle Diaspore”, ha coinvolto - spiegano i promotori - oltre 100 organizzazioni delle diaspore attraverso incontri regionali su tutto il territorio italiano, finalizzati a raccogliere input circa meccanismi di coordinamento delle stesse organizzazioni a livello nazionale.  Dal punto di vista organizzativo il Coordinamento sarà composto dalle reti regionali nate durante gli anni di implementazione del progetto “Summit Nazionale delle Diaspore”.  

Primi due click day: già 320mila richieste

6 Dicembre 2023 - Roma - Le richieste di lavoratori stranieri registrate sul sito del ministero dell’Interno sono già ben oltre i posti messi a disposizione nel maxi decreto flussi del governo, che ammontano a 136mila per il 2023 e a 452mila per l’intero triennio. La conferma arriva dai primi dati diffusi dal Viminale: sabato 2 e lunedì 4 dicembre 2023 sono scattati i primi due click day previsti dal decreto flussi 2023, le cui procedure riguardano, complessivamente, 52.770 quote di ingresso. Sabato - fa sapere il Viminale - non appena è scattato l’orario di immissione, nei primi quattro minuti dall’avvio sono state trasmesse, per il lavoro subordinato non stagionale, «50.576 istanze rispetto alle 39.030 quote previste». Poi le immissioni sono continuate (è possibile registrare le domande fino al 31 dicembre) e al momento le domande inoltrate sono 242.826.

Giubileo: i “rosari del mare” opera di migranti tra le iniziative sociali

6 Dicembre 2023 -

Roma - «Gratuità, giustizia, perdono». Sono queste le tre parole tipiche che «risuonano nell’anno giubilare». Lo ha ricordato il cardinale Mauro Gambetti, arciprete della basilica vaticana, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro, nella conferenza stampa di presentazione delle «azioni di carattere sociale» della basilica di San Pietro in preparazione al Giubileo. Due in particolare, rivolti a persone rifugiate e carcerate: i “Rosari del mare”, in collaborazione con la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, e un programma di reinserimento lavorativo di detenuti, in collaborazione con l’Associazione Seconda Chance. Il progetto "Rosari del mare" impiega persone rifugiate nella produzione di rosari destinati all'acquisto da parte dei pellegrini che giungono nella Basilica di San Pietro. Il materiale utilizzato per i rosari è il legno delle imbarcazioni dei migranti che hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere le coste italiane in cerca di salvezza. I rosari vengono completati e assemblati presso la Fabbrica di San Pietro da due persone rifugiate, assunte dalla Cooperativa sociale Casa dello Spirito e delle Arti, il cui presidente e fondatore è Arnoldo Mosca Mondadori, e vengono consegnati ai negozi della Basilica di San Pietro. Le fasi precedenti del lavoro si svolgono in alcuni istituti penitenziari di Milano, Monza e Roma. A Milano Opera, due persone smontano le barche e preparano il legno per le diverse parti che comporranno il rosario. Le croci vengono realizzate presso la Casa Circondariale di Monza e il Carcere di Rebibbia. Una piccola parte del lavoro viene inoltre svolta da persone senza fissa dimora presso l'Opera Cardinal Ferrari di Milano. Il primo rosario prodotto è stato donato al Papa. Il ricavato della vendita dei rosari sostiene le persone rifugiate e detenute.

Gambia-Civitavecchia: l’odissea di Alieu

6 Dicembre 2023 -

Civitavecchia -  Alieu, 17 anni, viene dal Gambia, da dove è partito a 13 anni, e ha provato tre volte a imbarcarsi in Libia per arrivare in Italia. Ha pagato ogni volta. Ma ogni volta è stato fermato, arrestato e sbattuto in una prigione/lager libica. «È stata un’esperienza molto dolorosa. Mi picchiavano per avere soldi e il cibo era poco e cattivo».  Al quarto tentativo Alieu ce l’ha fatta. Era il 16 febbraio, dopo 6 ore di navigazione la barca con 110 persone è stata soccorsa dalla Life Support di Emergency. Porto di sbarco assegnato Civitavecchia, altri 3 giorni di navigazione, dove sono arrivati il 19 febbraio scorso. Lo abbiamo incontrato della sede della Comunità “Il Ponte” di Civitavecchia, fondata 45 anni fa da don Egidio Smacchia, uno dei sacerdoti che per primi capirono il dramma della droga e si rimboccarono le maniche con fatti concreti, operando sulla strada. Dal 2017 don Egidio non c’è più, ma continua la sua opera accanto ai più fragili, dai tossicodipendenti ai giocatori d’azzardo patologici, dalle mamme con minori ai malati di Aids. Non solo per risolvere i problemi ma per prevenirli, soprattutto per i più giovani. Tre strutture residenziali, una di accoglienza per minori con 24 ragazzi, una comunità sempre per minori che ne ospita altri 40, una per donne con minori con 10 mamme con altrettanti figli. E poi l’ultimo sogno di don Egidio, la casa “Formica” inaugurata nel 2018, che segue famiglie e adolescenti, inviati dai servizi sociali e dal tribunale, circa 80 utenti, compreso uno sportello di informazione e cura per l’azzardo, oltre a un ostello gestito da donne che hanno completato il percorso. Davvero una bella realtà. Da febbraio ospita anche i minori non accompagnati, rispondendo alla richiesta dell’amministrazione comunale dopo gli sbarchi delle navi Ong costrette a raggiungere il porto laziale. «Abbiamo risposto di sì ma abbiamo capito che potevamo fare più della sola accoglienza, cioè costruire con loro per integrarsi». Così agli 8 ragazzi attualmente ospitati (in questi mesi sono stati 17) hanno fatto alfabetizzazione, sport, sia in palestra che in piscina («Alcuni non sanno nuotare»). Con la collaborazione di alcune associazioni sportive. Tante occasioni per fare nuove amicizie, anche come animatori dei campi estivi che “Il Ponte” organizza. «Non c’è nessuna discriminazione». E appena avranno imparato l’italiano si partirà con iniziative di introduzione al lavoro. Alieu l’italiano lo ha già imparato bene, conosce 7 lingue, inglese, francese e vari idiomi africani. «È molto intelligente, lo chiamiamo “capo famiglia” perché non sgarra mai, è il più preciso», ci raccontano Gabriella e Veronica, la prima responsabile di “Formica”, la seconda dell’accoglienza dei minori immigrati. A seguire i ragazzi è Riccardo che da ospite del “Ponte”come dipendente da sostanze, ora è diventato operatore dell’associazione. «Con loro è stato amore a prima vista. Ormai sono parte di loro, sono il fratello maggiore. Alieu come tutti i ragazzi gambiani è molto educato, rispettano le regole». Ma torniamo a Alieu che con un ottimo italiano ci racconta la sua lunga storia, lunga malgrado la giovane età. Comincia a lavorare a 11 anni come piastrellista. «Tanti bambini lavorano in Gambia, lavorano tutto il giorno ma vengono pagati poco». Così Alieu a 13 anni parte in autostop. Prima tappa il Senegal, dove resta 2 mesi, sempre facendo il piastrellista. Poi riparte. «Ho fatto un lungo viaggio nel deserto, in auto e a piedi. Anche 10 ore di notte per evitare le ore più calde». Arriva così in Libia, dove rimane 3 anni. Prova a partire ma viene bloccato. Si fa 6 mesi di carcere a Zawiya, altri 3 mesi a Tripoli, e un mese e mezzo nuovamente a Zawiya. Violenze, cibo scarso e pessimo, nessuna possibilità di contattare la famiglia. Poi grazie a “un poliziotto arabo”, sale sulla barca giusta, in tutto 110 persone. «I trafficanti sono libici, gli scafisti somali», ci rivela. Per fortuna dopo poche ore viene soccorso da Emergency. «Quando ho visto la nave sono stato molto contento», sorride ricordando quel momento di 10 mesi fa. Poi dopo 3 giorni l’arrivo a Civitavecchia. «Ho chiamato casa da qui, non sentivo la mia famiglia da più di un anno. Ormai pensavano che fossi morto». Ora, assicura, «sono molto contento di essere qui. Voglio restare in Italia » sorride, raccontandoci che fa il tifo per la Roma. Gli chiediamo se ha saputo della strage di Cutro. «L’ho saputo e ho pensato che siamo stati fortunati». Ma non cambierebbe le sue scelte. «Ho provato a partire quattro volte perché la Libia è molto più pericolosa. Sapevo che il viaggio in mare era pericoloso ma in Libia la morte era sicura». Ora invece è tranquillo, e anche la sua famiglia. «Abbiamo sentito la mamma al telefono, ci dice sempre “grazie”, non sono più preoccupati. E noi le diciamo che sono bravi ragazzi», ci raccontano gli operatori. Un clima sereno dopo tante sofferenze, un clima di amicizia. «Tutti i venerdì vanno a pregare ma partecipano anche alle nostre celebrazioni. E alla fine del Ramadan hanno pranzato coi ragazzi italiani, cucinando loro. E alla fine si sono alzati e hanno ringraziato di aver condiviso la festa». E gli italiani li chiamano già con soprannomi: Cous cous, Bax, Sixnine, Giallo e Al, ovviamente Alieu. (A.Maria Mira - Avvenire)

Il Presepio

5 Dicembre 2023 - Roma - In Avvento, ha un significato unico e profondo e dà forma tangibile alla nostra attesa del Natale la preparazione del Presepio. Una tradizione che proprio quest’anno festeggia un anniversario importante: sono, infatti, trascorsi esattamente 800 anni da quel Natale del 1223, in cui Francesco d’Assisi, reduce dalla Terra Santa, vide nelle grotte del paesino laziale di Greccio una somiglianza con Betlemme e manifestò il geniale desiderio di rievocare tangibilmente in quel luogo la nascita di Gesù. Già il 1° dicembre 2019, Papa Francesco, in occasione della sua visita al Santuario di Greccio, ci ha donato una breve quanto intensa lettera apostolica (Admirabile signum), in cui incoraggia i nonni, i genitori e tutte le famiglie a tenere vivo questo “esercizio di fantasia creativa” che è allestire il presepe: Comporre il presepe nelle nostre case ci aiuta a rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme. Naturalmente, i Vangeli rimangono sempre la fonte che permette di conoscere e meditare quell’Avvenimento; tuttavia, la sua rappresentazione nel presepe aiuta a immaginare le scene, stimola gli affetti, invita a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali. In modo particolare, fin dall’origine francescana il presepe è un invito a “sentire”, a “toccare” la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce. (cfr. n.3). In molti borghi e presso non poche parrocchie si usa ancora organizzare presepi viventi secondo l’intuizione francescana e così “vedere con gli occhi del corpo i disagi” (questa l’espressione dell’assisiate) in cui si è trovato Gesù appena nato, ma è con lo stesso spirito che milioni di famiglie nel mondo in questi giorni preparano il loro presepe che inevitabilmente sarà diverso da ogni altro presepe eppure rievoca lo stesso evento di salvezza di un Dio che si fa uomo in un bambino avvolto in fasce, in una mangiatoia. In latino “mangiatoia” si dice proprio presepio e ciò richiama, oltre che al mistero dell’Incarnazione a quello strettamente connesso dell’Eucarestia. Già a Betlemme, la “casa del pane”, scorgiamo la volontà di Dio che il Figlio si doni a noi con il suo corpo: quanta profondità di mistero! Eppure la rappresentazione plastica del presepio si affianca a questa verità teologica attraverso la bellezza e lo stupore, vie privilegiate per i cuori e le menti più semplici. In ogni casa in cui ci siano dei figli ancora piccoli, o degli adulti che si ricordino di essere stati bambini, tutti sanno dov’è riposto l’occorrente per l’allestimento messo via con cura un anno prima. Possono essere antichi e monumentali, dal grande valore artistico o moderni e simbolici… Si differenziano i materiali, gli sfondi, le scenografie, i modi di riprodurre il cielo stellato; le statuine mutano di foggia a seconda delle città e delle nazioni, sono tante o poche, rappresentano la sacra famiglia, gli angeli, i pastori, ma anche tanti uomini e donne intenti nelle più diverse attività quotidiane… Attraverso il presepe, di generazione in generazione si trasmette la genuinità della fede in quell’evento di salvezza sempre nuova: Gesù viene nelle nostre case, così come noi andiamo da lui, immedesimandoci chi in uno, chi in un altro dei tanti personaggi che nella nostra rappresentazione si avvicinano a quel bambino appena nato. Tutte le case in cui un presepe, con le sue piccole luci, attrae l’attenzione di chi entra, divengono davvero chiese domestiche ed è bello fermarsi per almeno qualche secondo di contemplazione. Quel manufatto è il frutto della collaborazione di tutti e anche chi dispone una pecorella in ultima fila dà un contributo che ha il suo valore! Il presepio ci comunica la verità di un Dio che nel nascondimento, senza clamore, continua a tessere i fili della storia e infonde fiducia anche nell’uomo più scoraggiato. Avvicinandosi a quel bambino nella mangiatoia, con le parole poetiche di don Angelo Casati “è come se il buio non fosse più buio”. (Giovanni M. Capetta)  

Click day: picco di domande per le badanti

5 Dicembre 2023 - Roma - Più di 86mila domande già precompilate a fronte di 9.500 posti disponibili. È scattato ieri alle 9 il click day per l’ingresso in Italia di colf e badanti provenienti da Paesi extra Ue. Una possibilità prevista dal decreto flussi. Il boom di richieste ha mandato in tilt il portale. Il click day per colf e badanti è il secondo appuntamento dopo quello di sabato scorso dedicato al “lavoro non stagionale” e quello del 12 dicembre riservato agli stagionali. La quota stabilita dal decreto flussi 2023 prevede in tutto l’arrivo di 136mila lavoratori non comunitari.

Londra: giro di vite sull’arrivo di stranieri

5 Dicembre 2023 - Londra - Nuova stretta del governo britannico contro l'immigrazione. L'annuncio dato ieri dal ministro degli Interni, James Cleverly, non riguarda gli arrivi irregolari ma i cittadini di ogni Paese del mondo che chiedono un visto per lavorare nel Regno Unito. A partire dalla prossima primavera i permessi verranno concessi - spiega oggi il quotidiano Avvenire -  solo a chi dimostrerà di avere già in tasca un contratto di almeno 38mila sterline (più di 45mila euro). La soglia minima dell'era post Brexit tutt'ora in vigore è di 26mila: ciò significa un ostacolo che raddoppierà la misura anche per molti europei (italiani compresi). L'unica eccezione alla nuova regola è concessa a chi è stato assunto per lavorare nel sistema sanitario nazionale. Fa discutere, tuttavia, la decisione di negare a medici, infermieri e addetti ai servizi di cura di nazionalità non europea, i cosiddetti "overseas", la possibilità di trasferirsi Oltremanica con la famiglia al seguito. Restrizione contemplata già da gennaio anche per gli studenti universitari di primo livello. È la linea dura con cui l'esecutivo di Rishi Sunak tenta di abbassare il tasso di migrazione netta che nel 2022 è salito a livelli record (750mila) inaccettabili per i Tory. La mossa è anche l'unica in cui è rimessa la speranza di risalire la china dei sondaggi che danno il partito ai minimi storici.

Cei: più di 11 milioni di euro per sostenere donne, bambini e poveri

4 Dicembre 2023 -
Roma - Sanità, educazione, promozione sociale con una particolare attenzione alle donne, ai bambini e alle persone con disabilità. Sono questi gli ambiti principali dei progetti approvati dal Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli nella riunione del 24 e 25 novembre scorso. Si tratta di 53 nuovi progetti, per i quali saranno stanziati € 11.088.174 così suddivisi: € 6.991.622 per 27 interventi in Africa, € 1.755.898 per 12 interventi in America Latina; € 1.476.177 per 9 interventi in Asia, € 543.065 per 4 interventi in Medio Oriente e € 1.321.412 per 1 intervento in Europa. Tra i progetti più significativi, otto saranno realizzati in Africa: In Burkina Faso, le figlie di San Camillo, che nella città di Ouagadougou gestiscono il centro medico “Saint Camille” (nel 2022 ha erogato 60mila visite ambulatoriali, 1.132 parti, 8600 ecografie, 30.000 esami di laboratorio), costruiranno ed equipaggeranno un nuovo reparto di radiologia. In Madagascar le suore francescane di Maria, per migliorare il servizio offerto dall’ospedale Policlinico San Francesco di Assisi, acquisteranno nuovi dispositivi sanitari per il blocco operatorio. In Cameroun, la diocesi di Edea amplierà l’offerta formativa professionale e tecnica rivolta ai giovani del villaggio di Mogong: per loro saranno costruiti un dormitorio e un laboratorio d’informatica e verrà avviata un’attività di piscicoltura. A Capo Verde, la diocesi di Santiago de Cabo Verde realizzerà un Centro educativo per prevenire l’abbandono familiare e scolastico di bambini e giovani che abitano nella Baia de Alcatraz, quartiere di São Domingos, zona periferica, altamente popolata con un alto tasso di povertà e di abbandono scolastico (aumentato nel 2022-23 del 17,7%). In Sud Sudan, a Maker Kuei, nella diocesi di Rumbek, le suore dell’Istituto della Beata Vergine Maria (conosciute come le Dame Inglesi) intendono sostenere e promuovere l’accesso delle ragazze ad un’istruzione di qualità. Nella Repubblica Democratica del Congo, le Suore Oblate delle Assunzione costruiranno un Centro per accogliere gli orfani di Beni in un ambiente sicuro e protetto, fornendo loro assistenza di base e educazione. In Tanzania, “L’Africa Chiama ODV” supporterà i bambini disabili della regione di Iringa, potenziando l’accesso ai servizi sanitari e riabilitativi, attraverso la diffusione di un sistema di prevenzione e diagnosi precoce a livello regionale e la partecipazione attiva delle famiglie. In Etiopia, C.V.M (Comunità Volontari per il Mondo) migliorerà l’accesso alle fonti di acqua pulita per le strutture igienico-sanitarle di base nei distretti di Besketo, Semen Ari-e-Geze-Gola e sensibilizzerà le comunità sull’importanza delle pratiche igienico-sanitarie per ridurre il rischio di trasmissione di malattie. Sono previsti interventi di costruzione o riabilitazione di sistemi idrici, di formazione, di sviluppo di piccole cooperative e di nuove attività generatrici di reddito. Dei 12 progetti finanziati nel Continente latino-americano, grande rilevanza assume quello promosso in Brasile dalla diocesi di Paraiba che, nel quartiere di Taquara, costruirà il Centro sociale Sao Jose per dare ai giovani la possibilità di frequentare corsi professionali; il tutto per contrastare fenomeni come il disagio sociale, il traffico di droga e la prostituzione. In Colombia, a Medellin, le Suore Oblate del S. Redentore aiuteranno le donne vittime di prostituzione e tratta con strumenti di formazione finalizzati a raggiungere una autonomia personale ed economica. Il progetto si svolge in sinergia con le autorità locali e con il “Centro di Attenzione nell’Area Giuridica e Psicologica” dei Padri Francescani dell’Università di San Buenaventura e del National Learning Service (SENA). Nel Continente asiatico, uno dei progetti vedrà la luce in Bangladesh: le suore Salesiane, che da quattro anni hanno istituito un “Collegio Infermieristico” per formare 200 giovani infermieri, amplieranno la struttura del “Nursing College di Mymensingh” che ha come destinatari i più poveri e vulnerabili della comunità adivasi. In India, ad Harmoti, in Assam, la diocesi di Saint John Chrysostom of Gurgaon dei Siro-Malankaresi costruirà una nuova scuola (dotata di un ostello) che accoglierà 600 studenti, ovvero il doppio di quelli che attualmente sono ospitati in un edificio fatto di bambù, fango e lastre di metallo.

La Chiesa italiana sceglie la strada dell’incontro con l’umanità

4 Dicembre 2023 -

Roma - Viviamo un momento storico inedito. Le tante incertezze stanno svelando il volto molteplice delle povertà in Italia e nel mondo. La sfida è sempre quella: ascoltare le grida d’aiuto o voltarsi dall’altra parte? La Chiesa italiana – e questo è innegabile – continua a scegliere la strada che porta all’incontro con l’umanità. E lo fa in una misura che non ha eguali nel Paese, con esperienza e con intelligenza. Metterlo in discussione è disonestà allo stato puro. Così come rappresentare le Chiese in Italia allo sbando o in mani di chi non si sa, proprio come sta avvenendo in questi giorni su alcuni organi d’informazione e blog. È un’immagine talmente fuori dalla realtà da suscitare una serie di interrogativi sui veri obiettivi: se ci sono, quali sono? (SIR)

(Foto ANSA/SIR)
 

Migrantes Aosta: il 6 dicembre la presentazione dei Rapèporto Immigrazione e Italiani nel Mondo

4 Dicembre 2023 - Aosta - Giunto alla diciottesima edizione, il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes  è dedicato ai temi della mobilità e del ritorno. Partendo dall’analisi di un'Italia sempre più fragile a causa della longevità e dello spopolamento dei suoi territori, il Rapporto tenta di capire se, nonostante la strutturalità della mobilità italiana del passato e di oggi, il ritorno abbia ancora un impatto importante dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Giunto alla trentaduesima edizione, il Rapporto Immigrazione di riflette sulla libertà di scegliere se migrare o restare. Questo il tema dell’edizione 2023 della pubblicazione curata da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes dedicata agli studi sull’immigrazione in Italia. Analisi statistiche, riflessioni qualitative, il mondo della ricerca e quello dell’incontro personale, la lettura del presente, un respiro spirituale con uno sguardo al futuro orientato al bene comune, al diritto a vivere in dignità e all’accesso allo sviluppo sostenibile. Emtraibi i Rapporti  saranno presentati  mercoledì 6 dicembre 2023 alle ore 17.30 presso il salone del vescovado ad Aosta. Parteciperanno Mons. Franco Lovignana Vescovo di Aosta, Mons. Pierpaolo Felicolo Direttore generale della Fondazione Migrantes, Delfina Licata curatrice Rapporto Italiani nel mondo, Andrea Gatto Responsabile Migrantes della Diocesi di Aosta, Alessandro Celi Presidente del Comitato scientifico Fondation Chanoux, Michela Ceccarelli del Comitato scientifico Fondation Chanoux.