Primo Piano

Assemblea CEI: l’impegno missionario al centro del dibattito

22 Maggio 2019 - Roma – “Modalità e strumenti per una nuova presenza missionaria” è il tema dell’Assemblea generale della CEI che si concluderà domani. Il filo conduttore della missione si inserisce sulla scia dell’ Evangelii gaudium, documento programmatico del pontificato di Francesco, e sui sentieri del Mese missionario straordinario indetto dal Pontefice per il prossimo ottobre. Fra gli argomenti all’ordine del giorno anche le Linee guida per la tutela dei minori nella Chiesa e la proposta di Orientamenti pastorali per il quinquennio 2020-2025.

Tavolo Asilo nazionale: “no al decreto sicurezza-bis”

21 Maggio 2019 - Roma - Le organizzazioni riunite nel Tavolo Asilo nazionale si dicono “contrarie” al decreto sicurezza-bis e “profondamente preoccupate per come il governo sta affrontando il tema dei diritti delle persone migranti, del loro salvataggio in mare, dell’accoglienza nei territori”. Al Tavolo Asilo nazionale aderiscono A Buon Diritto, Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cir, Cnca, Comunità di S.Egidio, Comunità Papa Giovanni XXIII, Emergency, Focus – Casa dei diritti sociali, Intersos, Legambiente, Mediterranean Hope (Programma Rifugiati e Migranti della Fcei) Medecins du Monde – Missione Italia, Oxfam,  Senza Confine. Hanno inoltre aderito: Gruppo Abele, Libera, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, Open Arms Italia Odv, Sea-Watch. “Il governo, negando l’esistenza di una guerra civile in Libia, continua nell’intento di impedire qualsiasi fuga, inasprendo la lotta contro chi cerca di salvare vite umane”, osservano le associazioni. Il decreto sicurezza-bis, in particolare, “colpisce chi risponde all’obbligo di soccorso prevedendo sanzioni amministrative per comportamenti coerenti con l’ordinamento giuridico e con i principi costituzionali, ma che agli occhi del ministro mettono in pericolo l’ordine pubblico”. Inoltre sposta “la competenza dei reati di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare su Procure della Repubblica impegnate nella lotta alle mafie, rischiando di distoglierle da un’attività di fondamentale importanza”. E “trasferisce le competenze interdittive del Codice della navigazione dal ministro delle Infrastrutture al ministro dell’Interno, violando gli ambiti di reciproca competenza”. Non solo: “Introduce norme per espellere chi è detenuto in carcere e finanzia i Paesi extra Ue per le riammissioni degli stessi, senza considerare i concreti rischi di violazione di diritti umani. Prevede inoltre una serie di misure d’inasprimento del Codice penale contro le legittime manifestazioni di espressione democratica”. Le organizzazioni ribadiscono che, come previsto dalla nostra Costituzione, “l’Italia debba promuovere politiche inclusive e di accoglienza, anziché contrastare chi salva vite umane”. E che “non si debbano consentire respingimenti verso zone di guerra e verso porti non sicuri, cosi come denunciato dalle Nazioni Unite nella lettera inviata al nostro governo”.  

Democratica e accogliente è l’ Europa di Patroni e Papi

21 Maggio 2019 - Milano - È certamente sbagliato strumentalizzare la fede religiosa ai fini di propaganda politica ed elettorale, ed è contraddittorio fare della cattolicità (che vuol dire universalità) un emblema di partito (che vuol dire parte), ma può essere davvero significativo invocare, oggi, nell'imminenza delle elezioni del Parlamento europeo i Santi Patroni d’Europa. Com’è noto, vent’anni fa, san Giovanni Paolo II aggiunse a tre uomini del primo millennio, san Benedetto e i santi Cirillo e Metodio, tre donne del secondo millennio cristiano e cioè santa Brigida di Svezia, santa Caterina da Siena e la contemporanea santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, filosofa ebrea convertitasi al cattolicesimo e uccisa dai nazisti ad Auschwitz. Nel suo Motu proprio, Giovanni Paolo II parlava dell’attualità di questa santa: «Ella fece propria la sofferenza del popolo ebraico, a mano a mano che questa si acuì in quella feroce persecuzione nazista che resta, accanto ad altre gravi espressioni del totalitarismo, una delle macchie più oscure e vergognose dell’Europa del nostro secolo. […] Noi guardiamo oggi a Teresa Benedetta della Croce riconoscendo nella sua testimonianza di vittima innocente, da una parte, l’imitazione dell’Agnello Immolato e la protesta levata contro tutte le violazioni dei diritti fondamentali della persona, dall’altra, il pegno di quel rinnovato incontro di ebrei e cristiani, che nella linea auspicata dal Concilio Vaticano II, sta conoscendo una promettente stagione di reciproca apertura. Dichiarare oggi Edith Stein compatrona d’Europa significa porre sull'orizzonte del Vecchio Continente un vessillo di rispetto, di tolleranza, di accoglienza, che invita uomini e donne a comprendersi e ad accettarsi al di là delle diversità etniche, culturali e religiose, per formare una società veramente fraterna». Ecco allora l’indicazione fondamentale: un’Europa in cui è sempre desta la coscienza anti-totalitaria e anti-nazista ed un’Europa che si costruisca sul rispetto, sulla tolleranza e sull’accoglienza. Sappiamo che uno dei grandi temi del dibattito che ha preceduto queste elezioni europee è stato l’atteggiamento da assumere verso l’immigrazione. Come si coniugano allora rispetto, tolleranza e accoglienza in questo campo? Ce lo dice l’ininterrotto insegnamento pontificio: da Paolo VI, a Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI, a Francesco. Ma possiamo limitarci a richiamare qualche passaggio del magistero di colui che più lo affrontò (con numerosi testi), perché il problema emerse drammaticamente soprattutto durante il suo pontificato: san Giovanni Paolo II, che viene talvolta citato senza però conoscerne il pensiero e per affermare l’opposto di quello che egli diceva. Bastino dunque alcuni richiami: «Lo Stato deve essere garante della parità di trattamento legislativo e deve perciò tutelare la famiglia emigrata e profuga in tutti i suoi diritti fondamentali, evitando ogni forma di discriminazione nella sfera del lavoro, dell’abitazione, della sanità, dell’educazione e cultura» (15 agosto 1986). «Per molti dei nostri fratelli la migrazione, che era un cammino di speranza, si trasforma in un percorso irto di difficoltà e di amare disillusioni. Delle frontiere si chiudono davanti a loro, delle legislazioni si induriscono fino a comportare rifiuti infinitamente dolorosi, a mantenere separate delle famiglie, a creare dei veri apolidi. Oppure, entrati talvolta clandestinamente, gli immigrati si ritrovano sfruttati, essendo il loro lavoro mal retribuito, le loro condizioni di vita e di soggiorno per molto tempo precarie. Ricorderò qui ciò che scriveva il mio predecessore Paolo VI a proposito dei lavoratori immigrati: 'E urgente che si sappia superare nei loro confronti un atteggiamento strettamente nazionalista per dar loro uno statuto che riconosca un diritto all’emigrazione, favorisca la loro integrazione, faciliti la loro promozione professionale e permetta loro l’accesso a un alloggio decente, nel quale possano raggiungerli, se è il caso, le loro famiglie' (Octogesima adveniens, 17)» (5 luglio 1990). E quando il problema si faceva più grave, il 25 luglio 1995, con molta chiarezza san Giovanni Paolo II insegnava: «Gli Stati tendono per lo più a intervenire mediante l’inasprimento delle leggi sui migranti e il rafforzamento dei sistemi di controllo delle frontiere e le migrazioni perdono così quella dimensione di sviluppo economico, sociale e culturale che storicamente possiedono. […] La necessaria prudenza che la trattazione di una materia così delicata impone non può sconfinare nella reticenza o nell’elusività; anche perché a subirne le conseguenze sono migliaia di persone, vittime di situazioni che sembrano destinate ad ag- gravarsi, anziché a risolversi. La condizione di irregolarità legale non consente sconti sulla dignità del migrante, il quale è dotato di diritti inalienabili, che non possono essere violati né ignorati. […] Quando la comprensione del problema è condizionata da pregiudizi ed atteggiamenti xenofobi, la Chiesa non deve mancare di far sentire la voce della fraternità, accompagnandola con gesti che attestino il primato della carità. […] la Chiesa è il luogo in cui anche gli immigrati illegali sono riconosciuti ed accolti come fratelli. È compito delle diverse diocesi mobilitarsi perché queste persone, costrette a vivere fuori dalla rete di protezione della società civile, trovino un senso di fraternità nella comunità cristiana. La solidarietà è assunzione di responsabilità nei confronti di chi è in difficoltà. Per il cristiano il migrante non è semplicemente un individuo da rispettare secondo le norme fissate dalla legge, ma una persona la cui presenza lo interpella e le cui necessità diventano un impegno per la sua responsabilità. 'Che ne hai fatto di tuo fratello?' (cfr Gv 4, 9). La risposta non va data entro i limiti imposti dalla legge, ma nello stile della solidarietà. […] 'Questa gente che non conosce la legge è maledetta' (Gv 7, 49), avevano sentenziato i farisei riferendosi a coloro che Gesù soccorreva anche oltre i limiti stabiliti dalle loro prescrizioni». Certo, per una grande Europa che si metta decisamente su un cammino di solidarietà internazionale, di giustizia mondiale e di carità universale non basta un rinnovamento radicale della politica, che pure auspichiamo con decisione, ma ci vuole una vera conversione dei cuori. È giusto allora affidare i cuori degli europei al Cuore Immacolato di Maria, cioè a Colei che è «icona vivente della donna migrante. Ella dà alla luce suo Figlio lontano da casa (cfr. Lc 2,1 7) ed è costretta a fuggire in Egitto (cfr. Mt 2,13 14). La devozione popolare considera quindi giustamente Maria come Madonna del cammino » (Istruzione Erga migrantes caritas Christi del 3 maggio 2004). È questo il cammino cristiano che bisogna augurare all'Europa e augurarsi in Europa, fuori da contraffazioni propagandistiche e blasfeme, e pregando amorevolmente per i contraffattori: affinché – per il bene loro e di tutti – pratichino il Vangelo che dicono di aver caro. (Fulvio De Giorgi – Avvenire)  

Papa Francesco: la pace di Gesù come la calma del mare profondo

21 Maggio 2019 - Città del Vaticano - Come possono conciliarsi le “tribolazioni” e le persecuzioni che subisce San Paolo, narrate nella pagina degli Atti degli Apostoli di oggi, con la pace che Gesù lascia ai suoi discepoli nelle parole di addio dell'ultima cena: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, che sono riportate oggi dal Vangelo di Giovanni? Prende spunto proprio da questo interrogativo, riferisce Vatican News, l'omelia di papa Francesco a Casa Santa Marta. “La vita di persecuzioni e tribolazioni sembra essere una vita senza pace” e invece è l' ultima delle Beatitudini, ricorda il Pontefice: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”: “La pace di Gesù va con questa vita di persecuzione, di tribolazione. Una pace che è molto sotto, molto sotto, molto profonda a tutte queste cose. Una pace che nessuno può togliere, una pace che è un dono, come il mare che nel profondo è tranquillo e nella superficie ci sono le ondate. Vivere in pace con Gesù è avere questa esperienza dentro, che rimane durante tutte le prove, tutte le difficoltà, tutte le ‘tribolazioni’”. Solo così - aggiunge il Papa - si può capire come abbiano vissuto l'ultima ora tanti Santi che “non hanno perso la pace”, tanto da far dire ai testimoni che “andavano al martirio come invitati a nozze”.  E' questo il dono della “pace di Gesù”, quella, rimarca il Papa, che non possiamo avere attraverso mezzi umani “andando per esempio dal medico o prendendo ansiolitici”. E' qualcosa di diverso, che viene “dallo Spirito Santo dentro di noi” e che porta con sè la “fortezza”. Come quella di un uomo, abituato a lavorare tanto, - è il ricordo del Papa - visitato qualche giorno fa, che, all'improvviso, per il sopraggiungere della malattia, ha dovuto abbandonare ogni suo progetto, riuscendo tuttavia a rimanere sempre nella pace. “Questo è un cristiano”, commenta Francesco e spiega: “La pace ci insegna, questa di Gesù, ci insegna ad andare avanti nella vita. Ci insegna a sopportare. Sopportare: una parola che noi non capiamo bene cosa vuol dire, una parola molto cristiana, è portare sulle spalle. Sopportare: portare sulle spalle la vita, le difficoltà, il lavoro, tutto, senza perdere la pace. Anzi portare sulle spalle e avere il coraggio di andare avanti. Questo soltanto si capisce quando c’è lo Spirito Santo dentro che ci dà la pace di Gesù”. Se invece vivendo - fa notare il Papa - ci facciamo prendere da un “nervosismo fervente” e perdiamo la pace, vuol dire che “c'è qualcosa che non funziona”. Dunque avendo in cuore  il “dono promesso da Gesù” e non quello che viene dal mondo o dai “soldi in banca”, possiamo affrontare le difficoltà anche “più brutte”, andiamo avanti e lo facciamo con una capacità in più - aggiunge il Pontefice tralasciando il testo delle Letture - quella di far “sorridere il cuore” : “La persona che vive questa pace mai perde il senso dell’umorismo. Sa ridere di se stessa, degli altri, anzi della propria ombra, si ride di tutto… Questo senso dell’umorismo che è tanto vicino alla grazia di Dio. La pace di Gesù nella vita quotidiana, la pace di Gesù nelle tribolazioni e con quel pochino di senso dell’umorismo che ci fa respirare bene. Che il Signore ci dia questa pace che viene dallo Spirito Santo, questa pace che è propria di Lui e che ci aiuta a sopportare, portare su, tante difficoltà nella vita”.  

Card. Bassetti: dare fierezza ai nostri emigrati

21 Maggio 2019 - Città del Vaticano - “Come italiani, dovremmo essere il volto migliore dell’Europa per dare più fierezza ai nostri giovani, ai nostri emigrati e a quanti sbarcano sulle nostre coste, perché siamo il loro primo approdo”. Lo ha sottolineato il Presidente della CEI, il card. Gualtiero Bassetti, introducendo i lavori della seconda giornata dell’Assemblea generale dei vescovi italiani in corso in vaticano fino a giovedì. Parando quindi di Europa il porporato ha detto che è vero che oggi l’Europa “è sentita come distante e autoreferenziale, fino al punto da far parlare di una ‘decomposizione della famiglia comunitaria’, su cui soffiano populismi e sovranismi”. “Lasciatemi, però, dire – forse un po’ provocatoriamente – che il problema non è innanzitutto l’Europa, bensì l’Italia, nella nostra fatica a vivere la nazione come comunità politica”, ha aggiunto il presidente della CEI: “Oggi, noi italiani, cosa abbiamo ancora da offrire? Penso alle nostre virtù, prima fra tutte l’accoglienza; penso a una tradizione educativa straordinaria, a uno spirito di umanità che non ha eguali; penso alla densità storica, culturale e religiosa di cui siamo eredi”. “Attenzione, però: non si vive di ricordi, di richiami a tradizioni e simboli religiosi o di forme di comportamento esteriori!. Il nostro è un patrimonio che va rivitalizzato, anche per consentirci di portare più Italia in Europa”. (R.Iaria)

La vitalità di New York negli scatti di uno smartphone

21 Maggio 2019 - New York - “Vetrine, taxi suoni, colori e persone: per un intero anno ho camminato tra le strade affollate di New York per cercare di scoprire le innumerevoli sfaccettature di questo luogo unico al mondo”. Così Mirko Notarangelo parla del suo “The New York I Know”, visual project che ha da poco completato. Foggiano, art director e visual designer, nella Grande Mela dal 2017, Mirko Notarangelo  ha presentato “New York I Know” poche settimane fa in occasione di un evento al Consolato Italiano di New York. “Il lavoro – spiega l’artista – è composto da una selezione di foto scattate con un cellulare, parole e grafica. Le tavole finali sono raccolte in un Visual Book e riproposte in un Video in Motion Graphic” aggiunge il creativo. Notarangelo che intende ora allestire una mostra sia a New York che in Italia, ha approfondito i suoi studi presso l'International Center of Photography. Parla del suo ultimo lavoro come di una “missione” per “scoprire le molte sfaccettature di un luogo misterioso e affascinante che è molto diverso dal mondo in cui ho vissuto gran parte della mia vita”, ovvero la Puglia. “Nella mia esplorazione quotidiana della città, sono stato commosso e sopraffatto dalle scene che ho incontrato e mi sono sentito in dovere di documentarle. Attraverso queste immagini spero di mostrare la diversità, la vitalità e la complessità della città che ha conquistato il mio cuore nel corso di un anno”. (9 colonne)  

“… Nella stessa barca”: il 9 giugno la festa dei Popoli a Palermo

21 Maggio 2019 - Palermo - Girando per il centro storico di Palermo si rimane molto colpiti dalla presenza di uomini e donne che con i loro vestiti etnici ci fanno comprendere che la città diventa sempre più cosmopolita. Ciò è molto evidente anche nelle scuole primarie frequentate dai i figli dei “nuovi italiani”. I loro figli sono circa 25.000 e frequentano le nostre scuole insieme ai figli degli autoctoni. Il MIUR attesta al 9% la presenza degli alunni con cittadinanza non italiana. E’ una presenza sempre più crescente a causa dello squilibrio tra i tanti Sud del mondo, dove vivono i due terzi dell’umanità che debbono vivere con meno di due dollari al giorno ed i Paesi industrializzati. L’impegno delle istituzioni e di molte associazioni non va nella direzione della costruzione di muri di gomma o di porti chiusi, ma piuttosto verso la costruzione di una cittadinanza plurale in linea con la storia della nostra isola che vanta monumenti, storia e cultura che nel tempo hanno stratificato l’esistenza e la vita di un popolo. Fenici, romani normanni, arabi, spagnoli, francesi, etc. ciascuno ha lasciato qualcosa nella vita della nostra città e della nostra isola. Guardare al futuro avendo presente il passato ci aiuta a vivere questo trapasso epocale e ad essere costruttori di un futuro dove popoli e culture sono sempre più interconnesse ed interdipendenti. E ciò avviene a livello planetario ed a livello locale. Costruire il locale con l’orizzonte del globale è impegno differenziato nella politica (quella cerca il bene comune), nell’educazione, nell’economia, nell’urbanistica etc. Il progetto della “Festa dei popoli” a Palermo, giunto alla terza edizione, vuole sottolineare questa prospettiva glocale (globale e locale) che si realizza nel medesimo territorio, coinvolgendo molte persone ed aggregazioni positive e propositive. Mentre altrove si realizzano muri e barriere di ogni tipo, a Palermo crediamo che sia possibile attraversare percorsi di convivenza, investendo su nuovi modelli di integrazione. Così, questo appuntamento – voluto dalla diocesi di Palermo, sostenuto da Comune, scuole, realtà di volontariato e associative e comunità di migranti - vuole essere anche un contributo perché la Capitale della cultura 2018 si colori ancora di più della bellezza e della ricchezza della diversità. Il programma della festa prevede per sabato 8 giugno un giro in una barca di canottaggio nella piaggia di Mondello (zona Charleston) mentre la festa si svolgerà al Foro Italico di Palermo il 9 giugno nella passeggiata a mare, sotto gli alberi e nei prati attorno. Tra le attività previste una mostra degli elaborati pittorici, grafici e scultorici degli alunni del liceo artistico “E. Catalano” che esprimono la loro solidarietà con la scuola di Quetafine in Guinea Bissau; alcuni giochi e poi degustazione di prodotti etnici a cura delle diverse comunità etniche presenti in città dal titolo “I sapori dei popoli”. Un’opportunità, questa, per conoscere altri popoli e culture attraverso la cucina, foto, tessuti. Nel pomeriggio attraverso il gioco della pallavolo e del cricket si intende contribuire a invertire la tendenza di considerare l’altro come un concorrente o qualcuno da dominare, ma piuttosto un compagno di viaggio. E poi ancora la ludoteca all’aperto ispirata a giochi che si fanno nei 5 continenti. L’animazione è assicurata da persone di culture diverse. Alle 17 concerto speciale con canti, danze, coreografie che daranno un ulteriore senso alla festa dei popoli.  Il programma completo su www.arcobalenodipopoli.it  (Sergio Natoli)

Siria: una mostra Avsi sui rifugiati a Milano

20 Maggio 2019 - Milano - Ritornare a scuola, ritornare al futuro. È questo che si legge negli occhi dei bambini siriani rifugiati in Libano e Giordania ritratti dai tre fotografi internazionali Andy Hall, Diego Ibarra Sánchez e Arie Kievit in mostra a Milano (Talent Garden di via Merano 16) dal 23 al 30 maggio 2019. Unica tappa in Italia, la mostra “Back to the future. Scatti di voglia di vita dei bambini siriani rifugiati” racconta i protagonisti del progetto promosso da AVSI, Terre des Hommes Italia, Terre des Hommes Netherlands e War Child Holland per riportare a scuola migliaia di bambini rifugiati siriani in Libano e Giordania. L’Unione Europea, attraverso il finanziamento del fondo fiduciario regionale Madad istituito per rispondere alla crisi siriana, ha permesso al consorzio di ong di intervenire perché il ritorno a scuola potesse coincidere con un ritorno al futuro di quella che viene chiamata la “generazione perduta”: bambini e ragazzi nati o cresciuti duranti gli otto anni di guerra in Siria e che avevano perso la possibilità di seguire un percorso scolastico ed educativo. La mostra rimarrà allestita nelle sale del campus Talent Garden fino al 30 maggio. La mostra sarà inaugurata giovedì 23 maggio (h 18.30) con un incontro a ingresso libero con interventi di Lucia Castelli (Senior Child Protection Advisor AVSI), Donatella Vergari, Presidente di Terre des Hommes Italia, Ilaria Masieri (Desk Libano e Palestina Terre des Hommes Italia) Adel Merheb (Communications Coordinator Terre des Hommes Italia in Libano) Nika Farnworth (Back to the future Program Manager).  

Card. Parolin: non lasciarsi andare all’indifferenza

20 Maggio 2019 - Roma – “Anche oggi gente di provenienza diversa è radunata davanti all’eucaristia. Occorre fare attenzione” a “non lasciarsi andare all’indifferenza, alla tentazione della non conoscenza, e soprattutto la tentazione di volerci rinchiudere nelle nostre sicurezze”, “non si ama se non si conosce il soggetto del nostro amore”. E’ quanto ha detto il Segretario di Stato della Santa Sede, il Card. Pietro Parolin, celebrando ieri la messa per la Festa dei popoli a San Giovanni in Laterano, promossa dalla Migrantes diocesi insieme alla Caritas e la collaborazione di diverse comunità e associazioni (Centro Astalli, Scalabriniani, etc) , giunta alla 28/ma edizione. Per il porporato “anche semplicemente ignorare il nostro vicino è il primo passo per spegnere la carità  che è in noi".  Le differenze tra le varie etnie, “se vissute nell’amore, rappresentano – ha detto il Card. Parolin -  una risorsa e una ricchezza insostituibile”. Slogan dell’iniziativa 2019 “Nella casa comune un’unica famiglia umana”. la celebrazione eucaristica è stata animata da 26 comunità etniche con canti, preghiere, letture in varie lingue.  “Incontrarsi” è la parola chiave della festa per Mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano spiegando che il senso della festa è far comprendere che “è possibile una civile convivenza con gli uomini e le donne che vengono da tutto il mondo, è possibile vivere insieme nel quotidiano pacificamente”. (R.I.)  

Sea Watch: scesi a Lampedusa i migranti

20 Maggio 2019 - Roma - Le 47 persone soccorse e rimaste a bordo della nave Sea Watch 3 sono state trasferite su un’imbarcazione delle Guardia Costiera per essere portate a Lampedusa, dopo un giorno passato in mare per mancanza di autorizzazione ad attraccare. L'approdo è stato possibile come conseguenza di un sequestro probatorio della nave della Ong tedesca Sea Watch disposto dalla Procura di Agrigento ed eseguito dalla Guardia di Finanza, che ha agito in autonomia nonostante il ministro dell’Interno avesse più volte comunicato la sua opposizione. La Sea Watch 3 aveva sabato oltrepassato il limite delle acque territoriali italiane, infrangendo un divieto proveniente dal Ministero dell’Interno. Nel pomeriggio di sabato il capitano dell’imbarcazione aveva comunicato l’intenzione di entrare nelle acque territoriali dirigendosi verso il porto di Lampedusa, chiedendo la revoca del divieto di ingresso “per ragioni umanitarie che supererebbero le motivazioni della direttiva del ministero dell’Interno”. La svolta con l'approdo della Sea Watch arriva domenica sera nonostante il Ministro dell'interno si fosse opposto più volte durante tutta la giornata di domenica e avesse ribadito con forza il suo "no" alla concessione di un porto di approdo.

Per una nuova presenza missionaria: da lunedì l’Assemblea Generale della CEI

20 Maggio 2019 - Roma –Sarà Papa Francesco ad aprire – con un intervento pubblico alle 16:30 e, quindi, l’incontro a porte chiuse con i vescovi – oggi pomeriggio l’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, in programma fino al 23 maggio in Vaticano, presso l’Aula del Sinodo. Domani, alle ore 9:00, è prevista l’introduzione del Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve e Presidente della CEI. Sono all’ordine del giorno anche l’approvazione delle Linee guida per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, un aggiornamento circa l’incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo (Bari, 19-23 febbraio 2020) e una prima proposta di Orientamenti pastorali per il quinquennio 2020-2025. Il tema principale ruota attorno a “Modalità e strumenti per una nuova presenza missionaria”: i lavori di approfondimento nei gruppi vedranno anche la partecipazione di una quindicina di missionari. Tra questi alcuni impegnati con i nostri connazionali all’estero. Giovedì 23, alle ore 13,00, nell’atrio dell’Aula Paolo VI è prevista la conferenza stampa conclusiva, con l’intervento del Card. Bassetti.

Don Bianchi (Fisc): “legati ad una comunità ma con uno sguardo non localistico che guarda a Italia, Europa e mondo”

17 Maggio 2019 - Faenza -  “Abbiamo un imprinting che ci lega ad una comunità, ma abbiamo uno sguardo non localistico che guarda all’Italia, all’Europa e al mondo”. Lo ha affermato questa mattina don Adriano Bianchi, Presidente nazionale della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), all’apertura del convegno “Colori d’Europa, le sfide del terzo millennio” al via oggi a Faenza. Bianchi ha ricordato “l’attenzione dell’Europa e ai temi europei” che contraddistingue i settimanali cattolici italiani grazie alla sinergia con il Sir. Questo avviene “mantenendo il nostro radicamento” con “il racconto di storie e di comunità che diversamente non verrebbero narrate”. Rispetto alla riforma dell’editoria, il presidente della Fisc ha detto che “ci sentiamo un po’ traditi” visto dopo poco più di un anno dall’entrata in vigore si è alla vigilia di nuovi cambiamenti. Rispetto all’attività dei settimanali diocesani, “crediamo che – ha proseguito – questa presenza sia necessaria al bene del Paese. Un impegno che rilanciamo oggi da Faenza, ribadendo che guardiamo dai nostri territori all’Italia, all’Europa e al mondo europei”. All’apertura del convegno ha portano il suo saluto il Sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi, che ha ricordato come “51 anni fa la città abbia ricevuto il Premio Europa dal Consiglio d’Europa”, diventando “la prima città italiana non capoluogo ad esserne insignita”. L’Unione europea, ha sottolineato, è una “casa comune” che necessita di “interventi di cambiamento” ma che “nonostante le pecche ci ha garantito 70 anni di pace tra gli Stati membri”. Anche il Presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, Giovanni Rossi, si è soffermato sulla “comune battaglia per la difesa e la qualificazione del fondo per il pluralismo”. “Si progettano tagli, si prospetta addirittura la chiusura nel momento in cui altri stati – Francia o Canada, per esempio – fanno scelte diametralmente opposte”. Chiudendo “realtà che sono radicate nei territori, si spegnerebbero voci che esprimono molte realtà” e “si metterebbe in discussione la comunicazione di prossimità, che può convogliare le istanze delle comunità”. “Continueremo nell’impegno – ha assicurato – perché non venga fatta una scelta del genere”.

Mons. Toso: “credenti chiamati a liberarli e umanizzarli ponendoli al servizio della crescita umana in pienezza”

17 Maggio 2019 -   Faenza -  “I mass media e i social, se abitati e vissuti in Cristo, nel suo Amore, sono resi partecipi della forza trasfiguratrice di Colui che è venuto sulla terra per far nuove tutte le cose”. Lo ha affermato questa mattina mons. Mario Toso, vescovo di Faenza-Modigliana, nel corso della messa che ha presieduto all’Istituto Emiliani di Fognano di Brisighella (Ra) per i partecipanti al convegno nazionale della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) che si è aperto questa mattina a Faenza sul tema “Colori d’Europa, le sfide del terzo millennio”. Nell’omelia, il vescovo ha evidenziato che “se celebriamo l’Eucaristia è perché il nostro lavoro di comunicatori, di annunciatori, di persone che vivono i mass media e li usano ha come punto di riferimento centrale l’Eucaristia stessa”. “I credenti prolungano l’Incarnazione redentrice di Cristo nel creato e quindi anche nei mezzi di comunicazione. Ciò facendo, liberano, umanizzano i mass media, li pongono al servizio della crescita umana in pienezza, secondo la misura di Cristo”, ha osservato, aggiungendo che “ugualmente li mettono a servizio della crescita non solo della società ma del Regno di Dio, di quella convivialità umana che è sempre più somigliante alla comunione trinitaria”. “Gli operatori che partecipano all’Eucaristia – ha ammonito – sono sollecitati ad animarli con quell’Amore pieno di verità che è il dono più grande dato da Dio all’umanità”. A pochi giorni dal decennale della promulgazione dell’enciclica “Caritas in Veritate” di Papa Benedetto XVI, mons. Toso ne ha richiamato alcuni brani sottolineando che “chi lavora nella Caritas ha come primo compito comunicare Gesù Cristo oltre che aiutare, fornire i vestiti”. “Caritas in Veritate”, ha proseguito il vescovo, dovrebbe essere il principio che guida l’impiego etico dei media. “Dall’Eucaristia attingiamo un amore pieno di verità. Solo così – ha concluso – potrà crescere una civiltà digitale commisurata alla dignità della persona e alla sua trascendenza”.  

Berlino – “Calcio in Festa. Una Domenica Italiana” il 16 giugno

17 Maggio 2019 - Berlino - Torna a Berlino, su iniziativa del Comites, “Calcio in Festa – Una Domenica Italiana”. Una giornata, il 16 giugno, una domenica all’insegna dello sport e del divertimento con la partecipazione della comunità italiana e quella tedesca: “Saremmo felici di accogliervi numerosi e festeggiare con voi l’arrivo dell’estate a Berlino”. Giunto alla terza edizione, “Calcio in Festa” si propone come l’appuntamento estivo della comunità italiana a Berlino, un’occasione – sottolinea il Comites – per ritrovarsi, una grande manifestazione popolare destinata a grandi e piccoli, a chi ama lo sport e a chi vuole gustare la migliore cucina italiana della città. Presso lo Sportanlage Westend, sarà organizzato un torneo di calcio a 7 per gli adulti e un campus per bambini con allenatori professionisti. Come gli scorsi anni, alcuni dei più rinomati ristoratori italiani di Berlino presenteranno le loro proposte di street food presso gli stand gastronomici, mentre l’intrattenimento musicale dal vivo accompagnerà le attività dell’intera giornata. Per i bimbi più piccoli e per quelli che non desiderano giocare a calcio, ci saranno attività ludiche, animazione e laboratori creativi.

Faenza: un convegno sui temi dell’Europa e una mostra su “noi e i migranti”

17 Maggio 2019 - Faenza – Dopo l’assemblea straordinaria di ieri questa mattina la Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici ha aperto il proprio convegno nazionale sul tema “Colori d’Europa. Le sfide del Terzo millennio”, promosso dai settimanali “Il Piccolo” e “Il Momento”, settimanali diocesani rispettivamente di Faenza e di Forlì-Bertinoro - per celebrare i 120 anni del primo e i 100 anni del secondo. All’interno dell’iniziativa – che si concluderà domani mattina con un convegno a Forlì – a Santa Maria dall’Angelo, a Faenza - la mostra “In rotta verso la speranza, noi e i migranti” , con una serie di pannelli che raccontano i fenomeni migratori e come il territorio  interagisce con essi. La mostra sdarà aperta fino a domenica 26 maggio, quando in occasione della Conto Chilometri del passatore, don Luca Ravaglia, l’ormai celebre “prete podista” prima di tagliare il traguardo, visiterà la mostra. Domani sera alle 21, in occasione del convegno, in piazza del Popolo si esibirà il gruppo multietnico “Gazzelle in terra d’origine”. Tra gli interventi previsti questa mattina anche la testimonianza in video di Paola Cairo, direttrice del mensile “PassaParola” edito in Lussemburgo. (R.I.)  

Migrantes Messina: oggi incontro su “Parola di Dio, accoglienza e migrazioni”

17 Maggio 2019 - Messina – Si svolgerà stasera, presso la chiesa di S. Elia a Messina, l’ottavo e ultimo appuntamento del percorso di preghiera e riflessione, curato dell’Ufficio diocesano Migrantes di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, su “Parola di Dio, accoglienza e migrazioni”, nell'ambito degli incontri che, a cadenza mensile, si sono svolti a partire da ottobre 2018. Il brano biblico scelto per questo ottavo incontro appartiene al Vangelo di Giovanni: l’incontro di Gesù con la donna di Samaria aiuta a capire l’importanza della relazione. L’accoglienza e il dialogo, anche nella diversità – spiega il direttore Migrantes, Santino Tornesi -  permettono un rapporto vero che fa crescere e stimola la responsabilità e l’impegno. Da un incontro che sembrava non potesse mai avvenire, troppe le diversità e le distanze, Gesù supera ostacoli e infrange tabù pur di stabilire una relazione vera. La riflessione sul brano biblico sarà affidata a Stefania Feminò, docente di Storia e Filosofia. Ad animare la preghiera saranno i volontari dell’Ufficio diocesano Migrantes e i fedeli delle Cappellanie Cattoliche dello Sri Lanka e delle Filippine.

Migrantes Carpi: domani messa al Lunapark

17 Maggio 2019 - Carpi – Domani, sabato 18 maggio , alle ore 11, sotto la volta di un’insolita cattedrale, l’autoscontro del Lunapark, presso il Piazzale delle Piscine a Carpi, una liturgia Eucaristica insieme alle famiglie del Lunapark presenti nella città dal 10 al 26 maggio. “Sarà un momento di festa frutto di un percorso che da anni vede impegnati insieme le famiglie delle giostre, la diocesi e diversi operatori pastorali della Migrantes Diocesana Carpi”, spiegano alla Migrantes: “ogni anno con il vostro ritorno ritroviamo la gioia e l’amicizia frutti di un percorso insieme fatto in questi anni”.  

Fond. Moressa: in aumento l’Irpef degli immigrati

16 Maggio 2019 - Venezia - Dalle dichiarazioni dei redditi 2018 (anno d’imposta 2017) emerge il contributo della componente immigrata alla fiscalità nazionale: si tratta di 3,87 milioni di contribuenti, che hanno dichiarato 52,9 miliardi di euro di redditi e versato 7,9 miliardi di euro di Irpef. Dal 2010 al 2017 si nota un progressivo anche se lento aumento sia nel numero di contribuenti nati all’estero (+5,0% nell’ultimo anno e +15,8% negli ultimi sette) che nel volume di Irpef versata (+3,6% nell’ultimo anno e +17,1% negli ultimi sette). Questi i principali risultati dello studio della Fondazione Moressa su dati MEF – Dipartimento delle Finanze. Complessivamente i contribuenti nati all’estero rappresentano il 9,5% del totale, con picchi di 15,1% nella fascia più bassa e 3,9% nella fascia più elevata di reddito. Tra i contribuenti nati all’estero, 1,86 milioni di contribuenti (48,2%) hanno dichiarato un reddito annuo inferiore a 10 mila euro. Tra i nati in Italia, in quella classe di reddito si attesta solo il 28,6% dei contribuenti. Per entrambi i gruppi la componente più numerosa è quella compresa tra 10 e 25 mila euro (40,5% per i nati all’estero e 41,8% per i nati in Italia). Molto diversa invece la situazione per i redditi oltre 25 mila euro: appena 439 mila contribuenti nati all’estero (11,4%) si collocano in questa fascia, contro il 29,5% dei nati in Italia. Quasi un quinto dei contribuenti nati all’estero è nato in Romania (689 mila). Seguono Albania (287 mila), Marocco (227 mila) e Cina (196 mila). Nell’ultimo anno quasi tutte le nazionalità hanno visto un aumento nel numero di contribuenti: i tassi più alti si sono registrati per i nati in Pakistan, Senegal, Moldavia e Bangladesh con aumenti sopra il 10%. Le donne sono il 44,9%, con picchi molto più alti tra i paesi dell’Est Europa (Ucraina, Moldavia, Polonia) e dell’America Latina (Brasile, Perù, Argentina). Mediamente, ciascun contribuente nato all’estero nel 2018 ha dichiarato 13.671 euro e versato Irpef per 3.175. I paesi Ue e dell’Europa occidentale presentano generalmente valori più alti, in linea con i nati in Italia. Oltre la metà dei contribuenti nati all’estero si concentra in quattro regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Lazio. In 9 regioni (del Centro-Nord) superano il 10%: il picco massimo in Trentino A.A. (15,1%). Il differenziale tra redditi tra nati in Italia e nati all’estero rimane piuttosto elevato: mediamente, in Italia, un contribuente nato all’estero ha dichiarato 13.671 euro, 7.736 euro in meno rispetto ad un contribuente italiano. Differenza che sale oltre i 9 mila euro in molte regioni. I contribuenti nati all’estero “più ricchi” sono in Lombardia (16.116 euro annui) e Friuli V.G. (15.529); i più poveri, invece, si registrano in Puglia, Calabria e Basilicata, al di sotto dei 10 mila euro annui. A livello provinciale, il primato spetta a Prato, con 22,2 contribuenti stranieri ogni 100. Tra le grandi città, Milano registra un’incidenza del 13,6%. Nettamente superiori alla media nazionale anche Genova e Firenze. Secondo Michele Furlan, Presidente della Fondazione Leone Moressa, “i dati dimostrano che un’immigrazione integrata e basata sull’inclusione lavorativa porta un impatto positivo a livello economico e fiscale. Rimane, tuttavia, un certo divario di reddito tra italiani e immigrati che contribuisce a mantenere esclusione sociale e marginalità”.  

Per una nuova presenza missionaria: da lunedì l’Assemblea Generale della CEI

16 Maggio 2019 - Roma - Lunedì 20 maggio sarà Papa Francesco ad aprire - con un intervento pubblico alle 16:30 e, quindi, l’incontro a porte chiuse con i vescovi - l’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, in programma fino al 23 maggio in Vaticano, presso l’Aula del Sinodo. Martedì 21, alle ore 9:00, è prevista l’introduzione del Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve e Presidente della CEI. Sono all’ordine del giorno anche l’approvazione delle Linee guida per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, un aggiornamento circa l’incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo (Bari, 19-23 febbraio 2020) e una prima proposta di Orientamenti pastorali per il quinquennio 2020-2025. Il tema principale ruota attorno a “Modalità e strumenti per una nuova presenza missionaria”: i lavori di approfondimento nei gruppi vedranno anche la partecipazione di una quindicina di missionari. Giovedì 23, alle ore 13:00, nell’atrio dell’Aula Paolo VI è prevista la conferenza stampa conclusiva, con l’intervento del Card. Bassetti.

“Cultura dell’incontro è nell’incontro con l’altro”: il tema della Festa dei Popoli a Pozzuoli

16 Maggio 2019 - Pozzuoli -  “Cultura dell’Incontro è nell’incontro con l’altro”. Questo è il tema della 10° edizione del Festival dei popoli organizzata dalla Caritas diocesana, dall’ufficio Migrantes e da alcune associazioni che operano nel territorio flegreo. Il festival, che si svolgerà l’8 giugno, sarà presentato il giorno prima presso l’auditorium San Marco con una conferenza sul tema con le realtà diocesane. Sabato, alle ore 11, la celebrazione eucaristica presso la Chiesa San Marco seguita da testimonianze, manifestazioni ed esibizioni culturali delle diverse etnie. All’evento interverranno diversi personaggi: sociologi, insegnanti di scuole, diverse comunità religiose, e musiche tradizionale delle comunità etniche. “Cultura dell’incontro è nell’incontro con l’altro” vuole essere un’occasione per cercare di andare al di là della visione personalistica che ci impedisce – si legge in una nota - di vedere nell’altro un’opportunità e non un ostacolo, un momento di aggregazione, incontro di scambio culturale e condivisione di spazi e di tempi, per ascoltarsi gli uni, gli altri, per fare festa insieme, per riconoscersi cittadini del mondo e della stessa città, al centro ‘l’inclusione e l’integrazione’”. L’evento intende riflettere “sulla ricchezza delle diverse culture e persone”. Come ogni anno, la X° edizione, offrirà il ‘Pranzo dei popoli’ preparato dalle diverse etnie presenti nel territorio flegreo.