29 Maggio 2019 - Bucarest - Papa Francesco, a 20 anni esatti dalla visita storica di Papa Giovanni Paolo II, verrà in Romania per incontrare la popolazione romena in tutte le sue componenti religiose ed etniche. Il motto della visita “să mergem împreună” (camminiamo insieme) esprime bene l’intento del pastore che desidera camminare con il gregge e aiutare in questo modo i cristiani di Romania a fare un pezzo di strada insieme toccando diverse città e contesti religiosi: i romano-cattolici, che sono soprattutto di lingua romena e ungherese; i greco-cattolici, per lo più di lingua romena; i fedeli ortodossi, anch'essi soprattutto di lingua romena. Il papa arriverà a Bucarest il 31 maggio per poi recarsi, il giorno seguente a Șumuleu Ciuc e a Iași e concludere la sua visita a Blaj il 2 giugno. Molti già dicono che è per il nostro Papa l’occasione di completare la visita di Giovanni Paolo II che incontrò i fedeli solo a Bucarest.
Questo “camminare insieme” è posto sotto il manto di Maria che fa da sfondo al logo scelto per la visita e che richiama un appellativo caro alla nazione romena che è appunto chiamata “il giardino della Madre di Dio”.
Anche la comunità italiana di Romania, con le sue circa 15.000 presenze sparse su tutto il territorio romeno, si prepara ad accogliere il Vescovo di Roma e, ne sono certo, si sentirà echeggiare nelle varie città un insieme di voci che, in coro, grideranno l’italianissimo motto “Viva Il Papa!”. Questo sarà possibile anche perché, per una partecipazione organizzata, è stato proposto ai fedeli di iscriversi e questo ha dato la possibilità a noi Italiani di iscriverci usando un’unica sigla che ci permetterà appunto di stare insieme. La visita di Papa Francesco ha una connotazione soprattutto pastorale, ma anche ecumenica. Ciò è molto significativo per molti nostri connazionali. Infatti molti degli italiani cattolici presenti in Romania hanno contratto matrimonio, o si sono uniti, con un cittadino romeno per lo più appartenente al rito orientale ortodosso e questa visita va a nutrire in molti la speranza di un maggior avvicinamento, sintonia tra le due chiese. Tutti noi preghiamo affinché si ripeta l’accorata richiesta di tutti i presenti in piazza Izvor e in piazza Unirii a Bucarest, quando Giovanni Paolo II e il patriarca Teoctist si incontrarono e cioè: “Unitate, unitate!”. Un dato significativo è che molti italiani hanno iscritto anche parenti che, per l’occasione, verranno dall’Italia per incontrare il Papa. Molti nostri connazionali si sono offerti per aiutare come volontari e, tra questi, ci sono anche alcuni alpini appartenenti alla sezione Danubiana dell’ANA, che comprende appunto la Romania. Un po’ tutti stiamo pregando affinché la visita di papa Francesco dia un energico impulso al cammino ecumenico, ma soprattutto dia un forte impulso affinché aumenti la fede in Cristo in tutta la popolazione presente in Romania. (Don Valeriano Giacomelli – Coordinatore Missioni cattoliche italiane in Romania)
Primo Piano
Papa in Romania: la comunità cattolica rumena in Italia
29 Maggio 2019 - Roma - Papa Francesco è atteso in Romania dal 31 maggio fino al 2 giugno, come per un triduo pasquale. Accogliendo l’invito del presidente, delle autorità dello Stato e della Chiesa cattolica della Romania, la visita di papa Francesco avviene dopo quella storica di Giovani Paolo II nel 1999, esattamente 20 anni fa, che fu la prima visita di un vescovo di Roma in un Paese a maggioranza ortodossa. Allora, per contingenti motivi interreligiosi, la visita si è limitata alla capitale Bucarest. Nonostante ciò, Giovanni Paolo II fu accolto da un grido spontaneo che rimase alla storia, “Unitate, Unitate”. Quel grido non si è mai spento, ma è rimasto come un seme gettato in terra e che aspetta con i suoi tempi per germogliare. Ancora non si vedono i frutti ma la speranza rimane e Dio può sorprenderci sempre. Può sorprenderci anche papa Francesco che in Romania è molto amato non soltanto dai cattolici ma da tutti. Egli rappresenta per i non cattolici una figura che parla dell’unità e della necessità di rendere visibile questa unità per il bene di tutti. Il Papa è un dono. Lui da all’altro l’immagine della bontà di Dio, della sua Misericordia, della pace.
In questa visita apostolica breve, intensa e piena di eventi significativi, il Vescovo di Roma può prendere contatto diretto con la realtà pastorale delle Chiese cattoliche locali nella loro diversità rituale e linguistica. Il viaggio del Santo Padre Francesco comincia a Bucarest con la visita al Presidente e al Patriarca ortodosso. Poi ci sarà una messa nella cattedrale cattolica di San Giuseppe. Il secondo giorno si recherà per una S. Messa al santuario mariano di Şumuleu Ciuc nell’arcidiocesi cattolica di Alba Iulia e poi nella diocesi cattolica di Iaşi per un incontro con i giovani e le famiglie. Domenica, all’apice della sua visita, papa Francesco sarà a Blaj, che è il centro della Chiesa Greco-Cattolica Romena e dove ci sarà la Divina Liturgia con la beatificazione di sette vescovi martirzzati durante il regime totalitario.
In queste diocesi il Papa incontrerà le comunità così come sono. Sono una piccola minoranza, ma una minoranza dinamica un po’ dappertutto. In questo viaggio il Papa avrà l’opportunità di vedere le bellezze non solo della nostra gente ma anche del nostro Paese, che Giovanni Paolo II chiamò con il bel titolo di “Giardino della Madre di Dio”.
L’attesa della Chiesa cattolica in Romania e di tutta la società è grande. Durante le preparazioni della visita del Papa sono apparse di una maniera ancor più evidente le conseguenze dell’emigrazione. Se ne è parlato come di una “ferita” aperta nel corpo del Paese. “Sono ormai milioni i romeni che lavorano fuori, in Italia, in Spagna, in tutta Europa e non solo. Questo porta tante sofferenze nelle nostre famiglie, perché ci sono genitori che hanno lasciato a casa i loro bambini che restano, quindi, senza mamma e papà. Ci sono casi in cui mancano tutti e due i genitori, tanti casi in cui uno dei due manca per molto tempo. Le famiglie, i giovani vanno via per un salario migliore, per un tenore di vita superiore a quello che la Romania può offrire” (Mons. Ioan Robu). La presenza delle nostre comunità romene sparse in Italia è ben visibile nelle chiese che i vescovi e i parroci mettono a disposizione tramite i direttori diocesani Migrantes. Ne siamo grati. Ora le nostre comunità sono ben liete di accompagnare papa Francesco in Romania sotto il motto che è stato scelto per questo viaggio: “Camminiamo insieme”. Lo accompagniamo in questi giorni con preghiere speciali che s’innalzano dalle nostre comunità compatte, radunate a Torino, Rovereto, Milano, Cremona, Lodi, Verona e dintorni, Padova, Pordenone, Schio, Bologna, Firenze, Arezzo, Foligno, Pescara, Città di Castello, Roma, Ostia, Ladispoli, Cesano, Salerno. Intendiamo radunarci in Piazza San Pietro per ringraziare il Papa al suo ritorno. Buon viaggio, papa Francesco! Camminiamo con te! (Mons. Anton Lucaci, Coordinatore nazionale per i cappellani romeni cattolici latini in Italia)
La vera risorsa
29 Maggio 2019 - Roma - Dalle communities alle comunità (Morcelliana): studiosi e professionisti della comunicazione vi approfondiscono il Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebra domenica 2 giugno. La pluralità di sguardi e approcci disciplinari punta a accogliere l’invito del Papa a “riflettere sul fondamento e l’importanza del nostro essere in relazione”.
Arricchito da dodici schede pastorali, destinate a famiglie, insegnanti e animatori della cultura e della comunicazione, il testo è firmato dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, dal Cremit dell’Università Cattolica di Milano e dall’Ucsi. (don Ivan Maffeis)
Papa in Romania e i greco-cattolici rumeni in Italia
29 Maggio 2019 - Parigi - Sono una trentina le comunità greco-cattoliche romene disperse sul territorio italiano: tra parrocchie personali, missioni con cura delle anime, comunità informali ed una chiesa rettoria, quella del Santissimo Salvatore alle Coppelle nei pressi di Piazza Navona a Roma, chiesa che dal 1914 fu affidata da Pio X ai greco-cattolici romeni. Con il rito bizantino ed in piena comunione col Papa di Roma, tutte queste comunità testimoniano “la divina unità nella varietà della fede cattolica”.
I greco-cattolici romeni vivono in Italia ciò che il Decreto conciliare Unitatis Redintegratio, n. 17 dichiara solennemente: “Questo sacro Concilio, ringraziando Dio che molti orientali figli della Chiesa cattolica, i quali custodiscono questo patrimonio e desiderano viverlo con maggior purezza e pienezza, vivano già in piena comunione con i fratelli che seguono la tradizione occidentale, dichiara che tutto questo patrimonio spirituale e liturgico, disciplinare e teologico, nelle diverse sue tradizioni appartiene alla piena cattolicità e apostolicità della Chiesa”.
Dopo la svolta del 1989, dalla Romania è emigrato circa il 15% della popolazione, specie giovani. L’Italia è il Paese dove vive il maggior numero di romeni: più di un milione. Questo “segno dei tempi” interpella per quanto riguarda i problemi sociali legati a questo fenomeno. Pertanto l’attività caritativa e solidale all’interno delle nostre comunità è una risposta immediata a queste sfide.
In Italia ed in tutta la diaspora europea, i romeni greco-cattolici si preparano per la visita del Papa che si fermerà per tre giorni nel loro paese di origine dal 31 maggio al 2 giugno 2019. Tutti sperano che la sua presenza sia una spinta verso l’unità, per trovare una strada e far camminare insieme tutti i cristiani. Infatti, nella sua visita nella terra romena, come indicato nel motto - “Camminiamo insieme”, Papa Francesco inviterà all’unità di tutti, nella diversità di espressioni della fede.
Negli anni scorsi, alcune testimonianze di eccezione sul martirio della Chiesa Greco-Cattolica Romena sono state presentate in diverse diocesi italiane: Padova, Bologna, Firenze, Milano, Vittorio Veneto, ecc. Trattasi del libro “Catene e terrore. Un vescovo clandestino greco-cattolico nella persecuzione comunista in Romania” di Ioan Ploscaru (EDB 2013) a cura di Marco Dalla Torre (Traduzione dal romeno: Maria Ghergu e Giuseppe Munarini. Note all’edizione italiana di Giuseppe Munarini). L’autore è un vescovo di seconda generazione, ordinato in clandestinità quando la scure della persecuzione si era già abbattuta in Romania. Nel 2016, sempre presso le EDB fu pubblicato il libro “La nostra fede è la nostra vita. Memorie”.(A cura di Marco Dalla Torre. Traduzione in lingua italiana di Giuseppe Munarini, Cristian Florin Sabău e Ioan Mărginean- Cociș. Note all’edizione italiana di Giuseppe Munarini EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, 2016. Aggiungerei due agili volumetti: Gelu Hossu, Cardinalul Iuliu Hossu. Spirit al Adevărului, Viața Creștină, Cluj-Napoca 2019 e la traduzione italiana del professor Laszlo Alexandru, apparsa nella stessa città e nello stesso anno). Il volume che racchiude i tre quaderni di memorie dei giorni e degli anni di terrore vissuti nei “lager” comunisti dal Cardinale romeno Iuliu Hossu. Mentre nel 2017, presso le Edizioni Feeria Comunità di San Leolino, Ponzano in Chianti, fu pubblicato il volume, “Le sbarre, le mie croci. Poesie dal gulag romeno (1951-1964)” scritte dallo stesso Ioan Ploscaru nei suoi anni di carcere (Traduzione a cura di Celina Duca e Valerio Vigorelli, rivista da Lorenzo Gobbi. Postfazione di Alexandru Mesian, vescovo di Lugoj, a cura di Marco dalla Torre e Lorenzo Gobbi, Edizione Feeria. Comunità di San Leolino, Panzano in Chianti 2017).
Tuttavia, un “filo rosso” lo possiamo intravedere nella storia recente di questa Chiesa benedetta dal sangue prezioso dei suoi martiri: nella sua Lettera apostolica Veritatem facientes del 1952 quando la persecuzione si era ormai scatenata ferocemente, il Pontefice Pio XII alzava la sua voce per lamentare la soppressione sua e di tutte le sue istituzioni, nel desiderio di baciare le catene di coloro che giacevano e piangevano nelle carceri comuniste, ricordando che, nell’essere perseguitata, la Chiesa romena rinnovava la grandezza della Chiesa primitiva.
Nel concistoro del 1969, Paolo VI creò cardinale in pectore il Vescovo Iuliu Hossu imprigionato in Romania, ma la sua nomina venne resa pubblica solo nel 1973 dopo la sua morte.
Il 6 gennaio 1982 Giovanni Paolo II celebra a Roma la consacrazione episcopale del Mons. Traian Crișan, greco-cattolico romeno, nominato Segretario della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi, parlando della sua Chiesa di Romania “la Chiesa orientale tanto vicina e cara al nostro cuore”. A Bucarest, sempre Giovanni Paolo II affermava, l’8 maggio 1999: “sulle tombe dei pochi martiri noti e dei molti, le cui spoglie mortali non hanno neppure l'onore di una cristiana sepoltura, ho pregato per tutti voi, ed ho invocato i vostri martiri e i confessori della fede, perché intercedano per voi presso il Padre che sta nei cieli”.
Benedetto XVI ha elevato la Chiesa metropolitana sui iuris Greco-Cattolica Romena al grado di Chiesa Arcivescovile Maggiore. Allo stesso tempo, ha promosso Mons. Lucian Mureşan alla dignità di Arcivescovo Maggiore di Făgăraş e Alba Iulia dei Romeni, creandolo quindi cardinale nel Concistoro del 18 febbraio 2012, del Titolo di Sant’Atanasio.
Il 19 marzo scorso, Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione dei decreti riguardanti il martirio di sette vescovi della Chiesa greco-cattolica di Romania, sotto il regime comunista, mentre domenica 2 giugno 2019 presidierà la Messa per la loro beatificazione, in rito bizantino, e pronuncerà l’omelia e la formula di beatificazione, sul Campo della Libertà a Blaj. Si tratta dei servi di Dio Vasile Aftenie (1899-1950), vescovo ausiliare dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraș; Valeriu Traian Frenţiu (1875-1952), vescovo di Oradea; Ioan Suciu (1907-1953), amministratore apostolico dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraș; Tit Liviu Chinezu (1904-1955) vescovo ausiliare dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraș; Ioan Bălan (1880-1959), vescovo di Lugoj; Alexandru Rusu (1884-1963), vescovo di Maramureș e di Iuliu Hossu (1885-1970), vescovo di Cluj Gherla.
Per le nostre comunità in Italia ed in tutta la diaspora, le testimonianze dei martiri di fronte all’implacabile persecuzione comunista è motivo di grande speranza per la costruzione di un futuro migliore per il nostro popolo.
Come lo affermava una Nota della Sala Stampa della Santa Sede nel 2005 nel dare annuncio dell’elevazione della Chiesa Romena al grado di Chiesa Arcivescovile Maggiore: “L’aspetto più specifico della testimonianza di quella Chiesa è la radicalità del suo rifiuto di ogni compromesso con il potere ateo, per rivendicare il destino più vero dell’uomo e il posto che Dio deve avere nella sua vita. È una Chiesa che, con rinnovata vitalità, ha ripreso il suo posto nella Chiesa universale”. (p. Cristian Crisan, Visitatore Apostolico per i fedeli greco-cattolici romeni in Europa Occidentale)
Albanesi in Italia: migliaia al Santuario di Genazzano
29 Maggio 2019 - Genazzano - Domenica 26 maggio gli albanesi provenienti da diverse Comunità di immigrati sparse in Italia e dalla stessa Albania anche quest’anno hanno voluto rendere omaggio alla Madonna del Buon Consiglio di Genazzano (RM), protettrice dell’Albania.
La Migrantes, che da 18 anni organizza questo evento, ha potuto registrare durante questi anni un crescendo di partecipazione sia nel numero che nella maggiore maturità religiosa, in quanto i gruppi, già a monte, sono più organizzati e ordinati, testimoniando così una frequenza alle Comunità di appartenenza e integrazione al percorso spirituale delle parrocchie. Trapela dai loro visi maggiore serenità e, per i numerosi bambini al loro fianco, anche una gioia familiare dovuta a un inserimento nel nuovo tessuto sociale. L’emozione di incontrare per l’evento altri conterranei ha favorito la creazione di un clima di preghiera improntato sul ringraziamento e la richiesta di protezione da parte della Vergine come fulcro e punto di unione di tutti gli albanesi sparsi nel mondo. Nonostante la pioggia battente e il clima autunnale è stato possibile fare la processione lungo le vie della cittadina laziale durante la quale i fedeli ripetutamente hanno cantato le parole del canto tradizionale “Këtheu o Zoja e Këshillit të mirë”; “Ritorna” - dice il canto popolare alla Vergine - per accompagnare i tuoi figli lungo le strade del mondo dove sono dispersi”, nella speranza che, aggiungiamo noi, gli albanesi emigrati in tutto il mondo possano essere sempre un unico popolo che rende onore alla propria terra e ritrovare il senso dell’unità. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da mons. G. Frendo, vescovo di Tirana-Durazzo e Presidente della Conferenza Episcopale albanese e concelebrata da mons. Massafra, arcivescovo metropolita di Scutari, insieme a otto sacerdoti e a mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’ufficio Migrantes della diocesi di Roma. Nell’omelia il presule ha sottolineato che affidarsi allo Spirito Santo, donato dal Signore a chi crede in Lui, è la strada da percorrere per una comunione fraterna; l’invito era dunque mirato alla necessità di conservare la comunione e la fratellanza anche nella nuova terra di emigrazione; una particolare preghiera, inoltre, è stata chiesta per l’attuale situazione politica in Albania, sperando in una riforma della giustizia che combatta la corruzione e promuova il bene comune. A conclusione della celebrazione, una poetessa scutarina ha recitato alla Vergine toccanti versi che hanno suscitato l’emozione di tutti i presenti; questi ripercorrevano la vita quotidiana dei fedeli, spesso disagiati e dimenticati, che solo nella fede e nella protezione della Vergine possono trovare conforto.
Quest’anno, a conclusione della cerimonia, è stato presentato anche il nuovo Coordinatore nazionale della pastorale per gli immigrati albanesi in Italia nella persona del giovane sacerdote albanese don Elia Matija, incardinato nella diocesi di Pistoia, al quale tutti i presenti hanno augurato un proficuo lavoro. Le condizioni climatiche, purtroppo, non hanno reso possibile organizzare il momento conviviale nei giardini comunali della cittadina e i partecipanti, accompagnati dal sorriso benedicente della Vergine del Buon Consiglio, hanno fatto rientro nelle loro sedi con l’augurio di ripetere l’eccezionale esperienza di preghiera il prossimo anno nella certezza di avere sempre Maria come custode e protettrice della proprie famiglie. (Don Pasquale Ferraro)
Roma: un anno del progetto di integrazione Chaire Gynai
29 Maggio 2019 - Roma - E’ la prima esperienza a Roma di progetto di integrazione “a tempo” a sostegno dei migranti. E compie un anno. Chaire Gynai (dal greco, ‘Benvenuta donna’), ha organizzato per il suo primo giugno “l’Anniverconcerto”. Si tratta di un evento, realizzato in una delle due case in via della Pineta Sacchetti 506 (stazione Gemelli) con un concerto (del gruppo Be-cau-se), un'esposizione di artigianato prodotto da donne migranti, una degustazione di dolci etnici. L’iniziativa è organizzata dalle suore missionarie Scalabriniane e dalle Suore missionarie del Sacro Cuore di Gesù che sostengono le strutture. Il progetto Chaire Gynai (voluto da Papa Francesco) consiste in due case dove vengono ospitati donne rifugiate e bambini, anche in condizioni di fragilità, con progetti individuali. Questo percorso prevede infatti un piano personalizzato di integrazione a tempo, della durata di un anno.
Papa Francesco: in Romania come fratello e pellegrino
29 Maggio 2019 - Città del vaticano - Vengo in Romania «Paese bello e accogliente, come pellegrino e fratello, e ringrazio il presidente e le altre autorità della Nazione per avermi invitato e per la piena collaborazione». È un passaggio del videomessaggio inviato dal Papa alla vigilia del viaggio che lo vedrà in Romania da venerdì 31 maggio al 2 giugno. «Già pregusto la gioia – aggiunge il Pontefice – di incontrare il patriarca e il Sinodo permanente della Chiesa ortodossa romena, come pure i pastori e i fedeli cattolici». Nel sottolineare i vincoli di fede che, a partire da Pietro e Andrea uniscono cristiani d’Oriente e d’Occidente, il Papa inoltre ricorda la testimonianza dei sette vescovi grecocattolici che proclamerà beati domenica prossima.
«Ciò per cui hanno sofferto, fino ad offrire la vita – spiega –, è un’eredità troppo preziosa per essere dimenticata. Ed è un’eredità comune, che ci chiama a non prendere le distanze dal fratello che la condivide». Infine un ultimo richiamo all’importanza del viaggio: «vengo tra voi per camminare insieme. Camminiamo insieme quando impariamo a custodire le radici e la famiglia, quando ci prendiamo cura dell’avvenire dei figli e del fratello che ci sta accanto, quando andiamo oltre le paure e i sospetti, quando lasciamo cadere le barriere che ci separano dagli altri».
In Italia, secondo i dati del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, risiedono 1.190.091 (684.130 donne) cittadini rumeni mentre gli italiani in Romania, secondo i dati del Rapporto Italiani nel Mondo della Migrantes, gli italiani che vivono in Romania sono 6477. Di questi 2061 sono donne.
Papa Francesco: il peccato invecchia, lo Spirito ci fa sempre giovani
28 Maggio 2019 - Città del Vaticano - Protagonista del brano del Vangelo proposto dalla liturgia di oggi è lo Spirito Santo, afferma Papa Francesco nell'omelia a Casa santa Marta. Nel discorso di congedo ai discepoli prima di salire al cielo Gesù, dice, ci fa una vera catechesi sullo Spirito Santo, ci spiega chi è. I discepoli sono tristi al sentire che il loro Maestro fra poco li lascerà e Gesù li rimprovera per questo, perché, afferma Francesco, come riferisce Vatican News, “la tristezza non è un atteggiamento cristiano”. Ma come si fa a non essere tristi? “Contro la tristezza - dice il Papa – nella preghiera (...) abbiamo domandato al Signore che mantenga in noi la rinnovata giovinezza dello spirito”. E’ qui entra in campo lo Spirito Santo perché è Lui che fa che ci sia in noi quella giovinezza che ci rinnova sempre.
Una grande santa diceva: un santo triste è un triste santo. Così, prosegue il Papa, “un cristiano triste è un triste cristiano: non va”. Lo Spirito Santo è colui che ci fa capaci di portare le croci e riporta l’esempio di Paolo e Sila raccontato nella prima lettura di oggi tratta dagli Atti degli Apostoli che, in catene, cantavano inni a Dio. Lo Spirito Santo rinnova tutto. “Lo Spirito Santo – dice - è quello che ci accompagna nella vita, che ci sostiene”, è il Paraclito. E commenta: “Ma che nome strano!”, e ricorda quando da sacerdote ad una messa per bambini in una domenica di Pentecoste aveva chiesto loro se sapessero chi è lo Spirito Santo. E un bambino gli aveva risposto: il paralitico. E anche noi tante volte “pensiamo che lo Spirito Santo è un paralitico, che non fa nulla …”: “Paraclito: la parola paraclito vuol dire ‘quello che è accanto a me per sostenermi’ perché io non cada, perché io vada avanti, perché io conservi questa giovinezza dello Spirito. Il cristiano sempre è giovane: sempre. E quando incomincia a invecchiare il cuore del cristiano, incomincia a diminuire la sua vocazione di cristiano. O sei giovane di cuore, di anima o non sei pienamente cristiano”.
Francesco prosegue dicendo che nella vita ci saranno dei dolori, Paolo e Sila erano stati bastonati e soffrivano, “ma erano pieni di gioia, cantavano …”: “Questa è la giovinezza. Una giovinezza che ti fa guardare sempre la speranza: questo, avanti! Ma per avere questa giovinezza ci vuole un dialogo quotidiano con lo Spirito Santo, che è sempre accanto a noi. E’ il grande dono che ci ha lasciato Gesù: questo supporto, che ti fa andare avanti”.
E anche se siamo dei peccatori, lo Spirito ci aiuta a pentirci e ci fa guardare avanti: “parla con lo Spirito - dice il Papa - : lui ti darà il sostegno e ti ridarà la giovinezza”. Il peccato invece invecchia: “Invecchia l’anima, invecchia tutto”. E sottolinea ancora: “Mai questa tristezza pagana”. Nella vita ci sono dei momenti difficili ma in questi momenti “si sente che lo Spirito ci aiuta ad andare avanti (…) e a superare le difficoltà. Anche il martirio”. E il Papa conclude: “Chiediamo al Signore di non perdere questa rinnovata giovinezza, di non essere cristiani in pensione che hanno perso la gioia e non si lasciano portare avanti … Il cristiano non va mai in pensione; il cristiano vive, vive perché è giovane – quando è vero cristiano”.
Perù: domenica preghiera per le persone colpite dal sisma
28 Maggio 2019 - Roma - Nelle cappellanie peruviane in Italia domenica prossima si pregherà il “Signore della vita e della storia” per le persone colpite dal terremoto di questi giorni in Perù ed in altri Paesi latino-americani. Lo comunica p. Emerson Campos Aguilar, Coordinatore Nazionale per la Comunità Peruviana in Italia chiedendo ai cappellani di mettere nel programma di domenica una preghiera “chiedendo ai Santi Latinoamericani che intercedano in questa ora per il Sud America e per il popolo che soffre, per le vittime e per tutti coloro che sono rimasti senza casa e senza il necessario.
Migrantes Porto Santa Rufina: una preghiera in suffragio per le vittime in Sri Lanka
28 Maggio 2019 - Porto Santa Rufina – E’ passato poco più di un mese da Pasqua, il giorno in cui i cristiani celebrano la vittoria di Cristo sulla morte.
La Pasqua di quest’anno ha messo davvero di fronte agli occhi dei cristiani e del mondo intero le conseguenze di una fede vera e scomoda. Sono ancora vive nella memoria le scene degli attentati in Sri Lanka: chiese distrutte e luoghi frequentati da viaggiatori sono stati rasi al suolo nel giorno più importante per i seguaci di Cristo.
La diocesi di Porto–Santa Rufina ha sofferto con la Chiesa di Colombo per le morti di persone innocenti.
Con molti srilankesi, sacerdoti e laici, ci sono stati tanti incontri e momenti di scambio culturale e religioso. Un dolore vissuto in prima persona dagli srilankesi presenti in diocesi. La numerosa comunità singalese si ritrova presso le Suore Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore in zona Cassia per la celebrazione domenicale e altre feste tradizionali, con l’assistenza di un sacerdote incaricato dal vescovo.
Il cordoglio del vescovo, Mons. Gino Reali, pronunciato a Cesano nella domenica della Risurrezione, rivolto al cardinale Ranjith e alla sua Chiesa, ha detto con chiarezza una verità che noi
cristiani occidentali spesso ignoriamo: “Dobbiamo essere sinceri con noi stessi. La fede in Cristo, morto e risorto, oggi ci viene mostrata da questi nostri fratelli, e da quelli che vivono nei cosiddetti paesi del Terzo mondo”.
La diocesi di Porto Santa Rufina si è impegnata da subito offrendo un aiuto concreto alla Chiesa di
Colombo, per esprimere con i fatti la fraternità ai fratelli srilankesi.
Martedì prossimo il vescovo presiederà una Messa di suffragio per le vittime degli attentati. Assieme alla comunità srilankese tutti i fedeli sono invitati a partecipare alla celebrazione che si terrà nella Cattedrale dei Sacri cuori di Gesù e Maria alle 18.30 (Enzo Crialesi - Direttore Migrantes Porto Santa Rufina)
Roma: l’asilo interculturale “Munting tahanan” otterrà due mesi di proroga
28 Maggio 2019 - Roma - L’asilo interculturale “Munting tahanan” (“Piccola casa” in tagalog, la lingua delle Filippine) che rischiava di chiudere entro il 31 maggio per la scadenza della convenzione con il Comune di Roma, ha ottenuto la proroga del contratto fino al 31 luglio 2019. Questo permetterà a 40 bimbi da 0 a 3 anni di diverse nazionalità e alle loro famiglie di concludere l’anno scolastico. Dopo una prima richiesta a gennaio rimasta senza risposta, riferisce il Sir, la settimana scorsa era stata inviata una nuova lettera all’assessora alla persona, scuola e comunità solidale di Roma Capitale, Laura Baldassarre, per chiedere una proroga del contratto, in modo da completare almeno il percorso educativo iniziato a settembre. “Ci è arrivata una comunicazione telefonica dall’assessorato e siamo felicissime – afferma al Sir la direttrice del centro Angelica Da Rocha – . Non potevamo assolutamente lasciare per strada questi bambini e queste famiglie. Oggi ci incontreremo con altri asili nido della capitale che si trovano nella stessa situazione per capire come muoverci per il futuro. Intanto questa è per noi una boccata d’aria e un sospiro di sollievo”.
Censis: la mappa dell’imprenditoria immigrata in Italia
28 Maggio 2019 - Roma - L'Università Roma Tre e il Censis, con il supporto finanziario dell'Inail nell'ambito del Progetto Bric 2016 ID 46, hanno affrontato in un progetto ampio e articolato il tema della presenza e della crescita della imprenditoria immigrata in Italia e del rapporto che i titolari di impresa di origine straniera hanno con la salute e la sicurezza sul lavoro, rilevandone conoscenze, percezioni e bisogni.
I risultati della ricerca saranno presentati il 3 giugno nell’Aula Volpi del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre.
“Non si tratta solo di migranti: la presentazione del messaggio di Papa Francesco
27 Maggio 2019 - Roma - Con il messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato di quest’anno dal titolo “Non si tratta solo di migranti” Papa Francesco vuole sottolineare che “i suoi ripetuti appelli a favore dei migranti, dei rifugiati, degli sfollati e delle vittime della tratta devono essere compresi all’interno della sua profonda preoccupazione per tutti gli abitanti delle periferie esistenziali”. Lo ha detto questa mattina p. Fabio Baggio, Sotto-Segretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale intervenendo alla presentazione del Messaggio del pontefice per la Giornata che si celebrerà il prossimo 29 settembre. Per il religioso “l’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato e il carcerato che bussa oggi alla nostra porta è Gesù stesso che chiede di essere incontrato e assistito”.
“I rifugiati, in preda alla disperazione, sono dimenticati dall’Europa”, ha poi detto, sempre durante la conferenza nella Sala Stampa della Santa Sede, mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Comece (Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea) facendo riferimento ai rifugiati di Lesbo, recentemente visitati insieme al card. Krajewski: “Nessun discernimento è possibile senza guardare i loro volti, ascoltare le loro voci”, ha quindi affermato il presule proponendo alle “differenti diocesi d’Europa” di cercare “un accordo con i loro governi per aprire corridoi umanitari che accolgano le perone che sono tate dimenticate per troppo tempo”. A fornire alcuni dati il superiore generale dei missionari scalabriniani, p. Leonir Chiarello. Il religioso ha citato alcune stime delle Nazioni Unite che parlando di circa 260 milioni di migranti: “ogni 10 anni questo numero aumenta di circa 50 milioni”. Per p. Chiarello le migrazioni “non sono un fenomeno occasionale o passeggero ma strutturale”, ha ribadito il superiore generale dei missionari scalabriniani: “Sono il risultato degli squilibri nello sviluppo economico e sociale, delle guerre, ma anche l’espressione di profonde trasformazioni negli Stati e a livello internazionale”. “Pensare di fermare le migrazioni con decreti amministrativi, con barriere e muri è illusorio. È come voler fermare la storia. Di più, è privarsi dell’arricchimento reciproco che avviene nell’incontro tra persone di provenienze diverse”. (R.I.)
P. Ripamonti: accogliere senza paura
27 Maggio 2019 - Roma - “Non si tratta solo di migranti” è il titolo di un testo che secondo p. Camillo Ripamonti, Presidente Centro Astalli, ”mette al centro migranti e rifugiati ma che parla anche a e di ciascuno di noi, del nostro essere, dei nostri limiti e delle grandi potenzialità che abbiamo nel riscoprirci fratelli nell’accoglienza e nella solidarietà con chi si mette in viaggio in cerca di pace e giustizia. Un testo in piena continuità con l’impegno di Francesco che vuole una chiesa sempre al fianco dei più vulnerabili“. Lo afferma in una nota il Centro Astalli commentando il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato diffuso oggi dal titolo “Non si tratta solo di migranti”.
Il Pontefice ha scelto di richiamare – spiega il Centro Astalli - concetti e contenuti ripresi in molti dei suoi recenti discorsi come quello pronunciato di Al Azhar sulla fratellanza umana o quello di Sacrofano in cui invita la sua Chiesa a liberarsi da ogni paura.
“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare, verbi cari al Santo Padre, citati ancora una volta in questo messaggio, sono i capisaldi su cui impostare l’agire di una chiesa che vuole presente nelle periferie esistenziali del mondo e ai crocevia della storia” grazie . Un invito – spiega p. Ripamonti - ad essere ogni giorno al fianco degli ultimi, degli emarginati, di quanti sono in cerca di solidarietà umana e dignità e sempre più spesso trovano ad accoglierli paura, discriminazione e cieca indifferenza” continua Ripamonti che conclude evidenziando la grande ricchezza umana che rappresentano migranti e rifugiati per le nostre comunità: “nel messaggio di Francesco troviamo ancora una volta incoraggiamento all’apertura verso l’umanità in cammino che per ogni cristiano non può essere che un dono”.
“Senor de los Milagros”: a Firenze l’incontro nazionale
27 Maggio 2019 - Firenze - Si è svolto, questo fine settimana a Firenze il VI Incontro nazionale della Confraternita del “Senor de los Milagros” per approfondire le sfide di oggi in un mondo che cambia. “Vogliamo essere Chiesa in cammino che segue il Signore con la gioia di una comunità viva e lieta”, dice Padre Emerson Campos, Coordinatore Nazionale citando Evangelii Gaudium in cui Papa Francesco scrive che «nella pietà popolare si può vedere come la fede ricevuta continua a trasmettersi”.
La parabola del banchetto di nozze insegna che “non c’è posto, alla festa nuziale, per chi si ostina a curarsi solo di sé” è stato detto. All’incontro ha partecipato don Alberto Vitale, cappellano della comunità Latinoamericana a Milano e direttore della Migrantes diocesana, incoraggiando alla preghiera, alla trasmissione della fede: “la vostra presenza semina gioia e dà un senso di festa”.
“Proseguiamo a camminare per portare speranza, fiducia, un riflesso dell’amore di Dio in questo mondo malato, forse, ma ricco di potenzialità”, ha concluso p. Emerson.
Migranti: un delegazione vaticana al campo di Lesbo
27 Maggio 2019 -
Città del Vaticano – A tre anni dalla visita di Papa Francesco a Lesbo la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale e il Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede sono tornati in quei luoghi per raccontare la situazione attuale e ribadire ai migranti che il Papa “è con loro”. Alla missione hanno preso parte anche il Card. Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa e Mons. Jean-Claude Hollerich, Presidente della Comece, che hanno lanciato il loro appello perché “l’Europa sia accogliente”.
Papa Francesco: “Non si tratta solo di migranti”: “si tratta di tutta la persona, di tutte le persone”
27 Maggio 2019 - Città del Vaticano - I migranti, e specialmente quelli più vulnerabili, ci aiutano a leggere i “segni dei tempi”: “attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio”. Così papa Francesco conclude il suo messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, diffuso oggi.
Per il Papa la presenza dei migranti e dei rifugiati – come, in generale, delle persone vulnerabili – rappresenta oggi “un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità”. Ecco perché – scrive - “non si tratta solo di migranti”, vale a dire: “interessandoci di loro ci interessiamo anche di noi, di tutti; prendendoci cura di loro, cresciamo tutti; ascoltando loro, diamo voce anche a quella parte di noi che forse teniamo nascosta perché oggi non è ben vista”. “Non si tratta solo di migranti: si tratta anche delle nostre paure”, evidenzia il Papa sottolineando che “il timore è legittimo” ma “il problema non è il fatto di avere dubbi e timori. Il problema è quando questi condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche – senza accorgercene – razzisti”. Al contrario, “il progresso dei nostri popoli dipende soprattutto dalla capacità di lasciarsi smuovere e commuovere da chi bussa alla porta e col suo sguardo scredita ed esautora tutti i falsi idoli che ipotecano e schiavizzano la vita; idoli che promettono una felicità illusoria ed effimera, costruita al margine della realtà e della sofferenza degli altri”. “Non si tratta solo di migranti: si tratta della nostra umanità”; è un altro punto evidenziato dal pontefice che addita ancora una volta il Buon Samaritano come esempio di “compassione, un sentimento che non si spiega solo a livello razionale”, ma che “tocca le corde più sensibili della nostra umanità, provocando un’impellente spinta a ‘farsi prossimo’ di chi vediamo in difficoltà”. E ancora: “Non si tratta solo di migranti: si tratta della carità”. Per il papa attraverso le opere di carità “dimostriamo la nostra fede. E la carità più alta è quella che si esercita verso chi non è in grado di ricambiare e forse nemmeno di ringraziare”. “Non si tratta solo di migranti: si tratta di non escludere nessuno”, evidenzia ancora il pontefice secondo il quale “il mondo odierno è ogni giorno più elitista e crudele con gli esclusi. I Paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati delle loro migliori risorse naturali e umane a beneficio di pochi mercati privilegiati. Le guerre interessano solo alcune regioni del mondo, ma le armi per farle vengono prodotte e vendute in altre regioni, le quali poi non vogliono farsi carico dei rifugiati prodotti da tali conflitti. Chi ne fa le spese sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e si lasciano le ‘briciole’ del banchetto”. Lo sviluppo “esclusivista rende i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Lo sviluppo vero è quello che si propone di includere tutti gli uomini e le donne del mondo, promuovendo la loro crescita integrale, e si preoccupa anche delle generazioni future”. “Non si tratta solo di migranti: si tratta di mettere gli ultimi al primo posto”: “Gesù Cristo ci chiede – scrive papa Francesco - di non cedere alla logica del mondo, che giustifica la prevaricazione sugli altri per il mio tornaconto personale o quello del mio gruppo: prima io e poi gli altri! Invece il vero motto del cristiano è ‘prima gli ultimi!’”. Nella logica del Vangelo gli ultimi “vengono prima, e noi dobbiamo metterci a loro servizio”. E ancora: “Non si tratta solo di migranti: si tratta di tutta la persona, di tutte le persone”: “in ogni attività politica, in ogni programma, in ogni azione pastorale dobbiamo sempre mettere al centro la persona, nelle sue molteplici dimensioni, compresa quella spirituale. E questo vale per tutte le persone, alle quali va riconosciuta la fondamentale uguaglianza”.
“Non si tratta solo di migranti: si tratta di costruire la città di Dio e dell’uomo”, sottolinea il papa spiegando che in questa nostra epoca, chiamata anche l’era delle migrazioni, “sono molte le persone innocenti che cadono vittime del ‘grande inganno’ dello sviluppo tecnologico e consumistico senza limiti. E così si mettono in viaggio verso un ‘paradiso’ che inesorabilmente tradisce le loro aspettative. La loro presenza, a volte scomoda, contribuisce a sfatare i miti di un progresso riservato a pochi, ma costruito sullo sfruttamento di molti”. Papa Francesco ritorna sui quattro verbi (accogliere, proteggere, promuovere e integrare): la risposta alla sfida posta dalle migrazioni contemporanee “si può riassumere” in questi verbi. “Ma questi verbi – spiega - “non valgono solo per i migranti e i rifugiati. Essi esprimono la missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati. Se mettiamo in pratica questi verbi, contribuiamo a costruire la città di Dio e dell’uomo, promuoviamo lo sviluppo umano integrale di tutte le persone e aiutiamo anche la comunità mondiale ad avvicinarsi agli obiettivi di sviluppo sostenibile che si è data e che, altrimenti, saranno difficilmente raggiunti. Dunque – conclude - non è in gioco solo la causa dei migranti, non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana”. (Raffaele Iaria)
Non si tratta solo di migranti: il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato
27 Maggio 2019 - Città del Vaticano - Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019, che si celebrerà il prossimo 29 settembre, sul tema: Non si tratta solo di migranti:
Cari fratelli e sorelle,
la fede ci assicura che il Regno di Dio è già presente sulla terra in modo misterioso (cfr CONC. ECUM. VAT. II, Cost. Gaudium et spes, 39); tuttavia, anche ai nostri giorni, dobbiamo con dolore constatare che esso incontra ostacoli e forze contrarie. Conflitti violenti e vere e proprie guerre non cessano di lacerare l’umanità; ingiustizie e discriminazioni si susseguono; si stenta a superare gli squilibri economici e sociali, su scala locale o globale. E a fare le spese di tutto questo sono soprattutto i più poveri e svantaggiati.
Le società economicamente più avanzate sviluppano al proprio interno la tendenza a un accentuato individualismo che, unito alla mentalità utilitaristica e moltiplicato dalla rete mediatica, produce la “globalizzazione dell’indifferenza”. In questo scenario, i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta sono diventati emblema dell’esclusione perché, oltre ai disagi che la loro condizione di per sé comporta, sono spesso caricati di un giudizio negativo che li considera come causa dei mali sociali. L’atteggiamento nei loro confronti rappresenta un campanello di allarme che avvisa del declino morale a cui si va incontro se si continua a concedere terreno alla cultura dello scarto. Infatti, su questa via, ogni soggetto che non rientra nei canoni del benessere fisico, psichico e sociale diventa a rischio di emarginazione e di esclusione.
Per questo, la presenza dei migranti e dei rifugiati – come, in generale, delle persone vulnerabili – rappresenta oggi un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità. Ecco perché “non si tratta solo di migranti”, vale a dire: interessandoci di loro ci interessiamo anche di noi, di tutti; prendendoci cura di loro, cresciamo tutti; ascoltando loro, diamo voce anche a quella parte di noi che forse teniamo nascosta perché oggi non è ben vista.
«Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (Mt 14,27). Non si tratta solo di migranti: si tratta anche delle nostre paure. Le cattiverie e le brutture del nostro tempo accrescono «il nostro timore verso gli “altri”, gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri […]. E questo si nota particolarmente oggi, di fronte all’arrivo di migranti e rifugiati che bussano alla nostra porta in cerca di protezione, di sicurezza e di un futuro migliore. È vero, il timore è legittimo, anche perché manca la preparazione a questo incontro» (Omelia, Sacrofano, 15 febbraio 2019). Il problema non è il fatto di avere dubbi e timori. Il problema è quando questi condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche – senza accorgercene – razzisti. E così la paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro, la persona diversa da me; mi priva di un’occasione di incontro col Signore (cfr Omelia nella Messa per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, 14 gennaio 2018).
«Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?» (Mt 5,46). Non si tratta solo di migranti: si tratta della carità. Attraverso le opere di carità dimostriamo la nostra fede (cfr Gc 2,18). E la carità più alta è quella che si esercita verso chi non è in grado di ricambiare e forse nemmeno di ringraziare. «Ciò che è in gioco è il volto che vogliamo darci come società e il valore di ogni vita. […] Il progresso dei nostri popoli […] dipende soprattutto dalla capacità di lasciarsi smuovere e commuovere da chi bussa alla porta e col suo sguardo scredita ed esautora tutti i falsi idoli che ipotecano e schiavizzano la vita; idoli che promettono una felicità illusoria ed effimera, costruita al margine della realtà e della sofferenza degli altri» (Discorso presso la Caritas Diocesana di Rabat, 30 marzo 2019).
«Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione» (Lc 10,33). Non si tratta solo di migranti: si tratta della nostra umanità. Ciò che spinge quel Samaritano – uno straniero rispetto ai giudei – a fermarsi è la compassione, un sentimento che non si spiega solo a livello razionale. La compassione tocca le corde più sensibili della nostra umanità, provocando un’impellente spinta a “farsi prossimo” di chi vediamo in difficoltà. Come Gesù stesso ci insegna (cfr Mt 9,35-36; 14,13-14; 15,32-37), avere compassione significa riconoscere la sofferenza dell’altro e passare subito all’azione per lenire, curare e salvare. Avere compassione significa dare spazio alla tenerezza, che invece la società odierna tante volte ci chiede di reprimere. «Aprirsi agli altri non impoverisce, ma arricchisce, perché aiuta ad essere più umani: a riconoscersi parte attiva di un insieme più grande e a interpretare la vita come un dono per gli altri; a vedere come traguardo non i propri interessi, ma il bene dell’umanità» (Discorso nella Moschea “Heydar Aliyev”di Baku, Azerbaijan, 2 ottobre 2016).
«Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18,10). Non si tratta solo di migranti: si tratta di non escludere nessuno. Il mondo odierno è ogni giorno più elitista e crudele con gli esclusi. I Paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati delle loro migliori risorse naturali e umane a beneficio di pochi mercati privilegiati. Le guerre interessano solo alcune regioni del mondo, ma le armi per farle vengono prodotte e vendute in altre regioni, le quali poi non vogliono farsi carico dei rifugiati prodotti da tali conflitti. Chi ne fa le spese sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e si lasciano le “briciole” del banchetto (cfr Lc 16,19-21). «La Chiesa “in uscita” [...] sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 24). Lo sviluppo esclusivista rende i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Lo sviluppo vero è quello che si propone di includere tutti gli uomini e le donne del mondo, promuovendo la loro crescita integrale, e si preoccupa anche delle generazioni future.
«Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti» (Mc 10,43-44). Non si tratta solo di migranti: si tratta di mettere gli ultimi al primo posto. Gesù Cristo ci chiede di non cedere alla logica del mondo, che giustifica la prevaricazione sugli altri per il mio tornaconto personale o quello del mio gruppo: prima io e poi gli altri! Invece il vero motto del cristiano è “prima gli ultimi!”. «Uno spirito individualista è terreno fertile per il maturare di quel senso di indifferenza verso il prossimo, che porta a trattarlo come mero oggetto di compravendita, che spinge a disinteressarsi dell’umanità degli altri e finisce per rendere le persone pavide e ciniche. Non sono forse questi i sentimenti che spesso abbiamo di fronte ai poveri, agli emarginati, agli ultimi della società? E quanti ultimi abbiamo nelle nostre società! Tra questi, penso soprattutto ai migranti, con il loro carico di difficoltà e sofferenze, che affrontano ogni giorno nella ricerca, talvolta disperata, di un luogo ove vivere in pace e con dignità» (Discorso al Corpo Diplomatico, 11 gennaio 2016). Nella logica del Vangelo gli ultimi vengono prima, e noi dobbiamo metterci a loro servizio.
«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Non si tratta solo di migranti: si tratta di tutta la persona, di tutte le persone. In questa affermazione di Gesù troviamo il cuore della sua missione: far sì che tutti ricevano il dono della vita in pienezza, secondo la volontà del Padre. In ogni attività politica, in ogni programma, in ogni azione pastorale dobbiamo sempre mettere al centro la persona, nelle sue molteplici dimensioni, compresa quella spirituale. E questo vale per tutte le persone, alle quali va riconosciuta la fondamentale uguaglianza. Pertanto, «lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo» (S. PAOLO VI, Enc. Populorum progressio, 14).
«Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio» (Ef 2,19). Non si tratta solo di migranti: si tratta di costruire la città di Dio e dell’uomo. In questa nostra epoca, chiamata anche l’era delle migrazioni, sono molte le persone innocenti che cadono vittime del “grande inganno” dello sviluppo tecnologico e consumistico senza limiti (cfr Enc. Laudato si’, 34). E così si mettono in viaggio verso un “paradiso” che inesorabilmente tradisce le loro aspettative. La loro presenza, a volte scomoda, contribuisce a sfatare i miti di un progresso riservato a pochi, ma costruito sullo sfruttamento di molti. «Si tratta, allora, di vedere noi per primi e di aiutare gli altri a vedere nel migrante e nel rifugiato non solo un problema da affrontare, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e amare, un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un Paese più solidale, un mondo più fraterno e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo» (Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2014).
Cari fratelli e sorelle, la risposta alla sfida posta dalle migrazioni contemporanee si può riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ma questi verbi non valgono solo per i migranti e i rifugiati. Essi esprimono la missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati. Se mettiamo in pratica questi verbi, contribuiamo a costruire la città di Dio e dell’uomo, promuoviamo lo sviluppo umano integrale di tutte le persone e aiutiamo anche la comunità mondiale ad avvicinarsi agli obiettivi di sviluppo sostenibile che si è data e che, altrimenti, saranno difficilmente raggiunti.
Dunque, non è in gioco solo la causa dei migranti, non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana. I migranti, e specialmente quelli più vulnerabili, ci aiutano a leggere i “segni dei tempi”. Attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio.
È questo l’auspicio che accompagno con la preghiera invocando, per intercessione della Vergine Maria, Madonna della Strada, abbondanti benedizioni su tutti i migranti e i rifugiati del mondo e su coloro che si fanno loro compagni di viaggio.
A giugno la kermesse internazionale dell’arte e del cibo di strada
27 Maggio 2019 - Roma - Arriva alla ventunesima edizione il Veregra Street Festival, kermesse internazionale dell’arte e del cibo di strada che si svolgerà dal 21 al 29 giugno 2019 a Montegranaro nelle Marche. Il Veregra Street è uno dei più grandi festival italiani del settore che propone un ricco cartellone in nove intense giornate di incanti, prodigi e stupore con oltre 100 spettacoli delle più varie espressioni di arte urbana in piazze e vicoli del medioevale centro storico, i profumi e le gustosità dello street food di qualità e dei piatti della tradizione marchigiana con la sezione “Veregra Food”, spettacoli e laboratori rivolti a bambini, ragazzi e famiglie con la sezione “Veregra Children” in programma dal 24 al 26 giugno con il “Premio Nazionale Otello Sarzi”, mostre, mercatino artigianale e eventi collaterali organizzati insieme ad associazioni cittadine.
Viene riproposta per il terzo anno consecutivo l’anteprima a Montemonaco “Fuori Strada – Artisti marchigiani per i Sibillini”, evento di solidarietà ed attenzione nei confronti delle popolazioni colpite dal sisma che quest’anno si svolgerà il 16 giugno, e la sezione “PIC Festival” legata al progetto europeo “PIC, Poetic Invasion (of the Cities)” di cui il Comune di Montegranaro è capofila, con spettacoli di compagnie provenienti dal Belgio (nazione ospite per il 2019
Migrantes Porto Santa Rufina: un pomeriggio al Pontificio istituto slovacco con il vescovo Reali
27 Maggio 2019 - Roma - Giovedì scorso il vescovo di Santa Rufina, Mons. Gino Reali, assieme al diacono Enzo Crialesi, direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano, ha visitato il Pontificio istituto slovacco dei Santi Cirillo e Metodio.
Il presule si è intrattenuto con i sacerdoti e le religiose che vivono in questo collegio sulla zona Cassia.
La visita pastorale presso gli slovacchi fa parte dell’iter di incontri del vescovo diocesano con le comunità straniere presenti sul territorio della diocesi. Il pomeriggio di condivisione è cominciato con la Messa nella cappella dell’Istituto. Questa piccola chiesa è dedicata ai santi Cirillo e Metodio. Nel presbiterio è rappresentato Papa Formoso (vescovo di Porto-Santa Rufina nel IX secolo) che ordinò i primi sacerdoti e diaconi della missione cirillometodiana presso i popoli della Europa centrale.
Dopo la celebrazione monsignor Reali si è intrattenuto con i membri della comunità, che hanno presentato le loro attività e i percorsi seguiti nell’istituto. (Pavol Zvara - rettore dell’istituto)