Primo Piano

Giovani, istruiti e ben integrati: ecco gli immigrati volontari

11 Ottobre 2019 - Trento - Il volontariato è stato il tema trasversale di tutta la XIX conferenza nazionale di CSVnet che si è svolto a Trento. In particolare, durante il convegno, la presentazione dei primi risultati dell’indagine “Immigrati e volontariato in Italia”. Si tratta di uno studio unico nel suo genere su scala nazionale, che per la prima volta ribalta il punto di vista delle analisi esistenti sul tema, focalizzando l’attenzione non sulle forme di intervento a favore delle persone di origine straniera, ma sul loro impegno in prima persona come volontari. L’indagine è stata promossa da CSVnet e realizzata dal centro studi Medì di Genova con la direzione scientifica del sociologo Maurizio Ambrosini, che era già intervenuto alla conferenza di CSVnet dello scorso anno sfatando gli stereotipi sui cittadini di origine straniera rispetto alla realtà. Ambrosini ha accompagnato all’illustrazione dei dati anche alcune testimonianze intervistando tre donne straniere impegnate da anni in associazioni, tra cui la mamma del calciatore ventenne della nazionale Moise Kean, di origine ivoriana e residente ad Asti. Grazie al supporto dei centri di servizio per il volontariato, tra il 2018 e i 2019 sono stati raccolti 658 questionari e più di 100 interviste approfondite in 163 città italiane coinvolgendo migranti provenienti da 80 diversi paesi. Pienamente inseriti nella società, istruiti, prevalentemente donne. Dai questionari emerge che il 52 per cento dei volontari immigrati è donna; il 42 per cento è giovane con un’età media tra 20 e 35 anni (il 31 per cento ha tra i 35 e i 50 anni). Vivono in Italia da circa 15 anni – il 4 per cento è nato nel nostro paese. Sono pienamente inseriti nella società: il 42 per cento possiede la cittadinanza italiana, 6 su 10 lavorano e 8 su 10 hanno un livello di istruzione medio alto; il 41 per cento possiede una laurea mentre i diplomati si attestano al 36 per cento. Il 55 per cento dei volontari di origine straniera s’impegna in modo continuativo con una media di circa 6 anni di attivismo. A questa categoria appartengono soprattutto disoccupati, studenti e giovani che vivono nella famiglia di origine. I più saltuari rappresentano il 28 per cento del campione, con un’esperienza di volontariato di circa 3-4 anni. Si tratta soprattutto di casalinghe oppure persone che lavorano in modo occasionale o che hanno un impiego part-time. Per il restante 17 per cento aver trovato lavoro è la ragione per cui ha smesso fare volontariato, ma accetterebbe forme di volontariato “occasionale”. Il passa parola, tra amici connazionali o italiani, è il modo più frequente con cui i cittadini immigrati hanno trovato l’associazione in cui impegnarsi. L’invito da persone già volontarie in un’organizzazione è un’altra risposta che ricorre spesso insieme al cercare in autonomia l’associazione più adatta ai propri interessi. In alcuni casi sono gli stessi immigrati ad aver fondato l’associazione in cui operano, si legge in una sintesi della ricerca. L’impegno sociale dei cittadini immigrati si concentra soprattutto in quattro settori: attività culturali (176 risposte) – come la promozione del patrimonio, organizzazione di mostre e visite guidate; progetti educativi con bambini e ragazzi (173 casi), ad esempio nel doposcuola o per il sostegno scolastico. Seguono, con 165 risposte, le iniziative ricreative e di socializzazione – feste, eventi, sagre – insieme ai servizi di assistenza sociale negli sportelli di accoglienza e ascolto, mensa sociale, distribuzione di vestiario o di pacchi alimentari. Un tipo di attività, quest’ultima, che li vede molto coinvolti anche negli empori solidali, dove persone e famiglie in difficoltà economica possono fare la spesa gratuitamente. Secondo il primo rapporto di Caritas Italiana e CSVnet sul fenomeno, i volontari stranieri sono presenti in un terzo degli empori con una media di quattro unità per servizio. L’impegno individuale – senza far parte di un gruppo o associazione – riguarda il 25 per cento dei volontari immigrati, stessa percentuale di chi sceglie di fare volontariato più strutturato. La maggior parte (50 per cento) non aveva mai fatto volontariato nel proprio paese e in Italia ha fatto la sua prima esperienza. Rispetto alle motivazioni che spingono al volontariato – a cui si poteva dare più di una risposta - la spinta più forte sembra essere “credere nella causa” per cui opera l’associazione (196 risposte) seguita dalla possibilità di “svolgere l’attività con gli amici” (192 preferenze) oltre alla possibilità di incontrare altre persone (164 preferenze).

Migrantes Sicilia: un convegno sul tema delle migrazioni

11 Ottobre 2019 - Enna - “La Chiesa che è in Italia si sente interpellata dal mondo delle migrazioni”. E’ quanto ha detto il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana salutando, lo scorso 29 settembre, Papa Francesco al termine della celebrazione eucaristica in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e ringraziandolo per “questa celebrazione che ha unito intorno all’altare uomini e donne di ogni luogo e di ogni razza. Milioni di donne, uomini giovani e anziani ogni anno lasciano la propria terra in cerca di una vita migliore, di un luogo di pace o di progresso dove poter trovare rifugio e dignità. “La mensa condivisa è compassione, amore, gioia. In questa eucaristia abbiamo condiviso il sacramento che ci fa figli e ci rende fratelli. Grazie, Santo Padre – ha concluso il presidente della CEI – per il suo esempio e la forza della sua parola. La Chiesa italiana, attraverso Caritas e Migrantes cerca di dar corpo al Vangelo della carità e della gioia. Preghiamo ogni giorno per lei e la sosteniamo con il nostro affetto. Pregano per lei i poveri da noi accolti, la cui voce sale al Cielo con maggior vigore”. “La compassione, l’amore e la gioia sono i sentimenti che interpellano le Chiese di Sicilia in questo primo incontro di formazione – che si svolgerà ad Enna oggi e domani (11-12 ottobre), nella consapevolezza che siamo tutti fratelli e figli di Dio, pur nella diversità. Non si tratta di buonismo ad ogni costo ma di sentimenti che derivano da prossimità, vicinanza e conoscenza reale, al di là dei racconti che spesso vengono veicolati da chi invece parla e vive per “sentito dire”. E’ il tentativo di realizzare il Vangelo della carità e della gioia nella concretezza della vita”, spiega in una nota il direttore regionale Migrantes, Mario Affronti: “siamo consapevoli della grande distanza tra la rappresentazione delle migrazioni e la realtà, con la sua evidenza statistica. Si stenta a capire, anche tra i cristiani, che le parole d’ordine del fenomeno non sono “crisi migratoria e panico morale” ma “strutturalità e necessarietà”. Abbiamo bisogno di ritrovare la vera dimensione profetica e di segno dei tempi delle migrazioni oggi in Italia e nella nostra isola, laddove prevale la paura e laddove le migrazioni sono vissute come un problema piuttosto che come un’opportunità. Abbiamo bisogno di essere aiutati a saper leggere la realtà del nostro mondo alla luce della parole di Gesù, via, verità e vita”. Alla due giorni interverranno Simone Varisco, della Fondazione Migrantes che presenterà il recente Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes sul tema “Non si tratta solo di migranti”, giunto alla XXVIII edizione; Carlo Stasolla dell’Associazione “21 Luglio” che si soffermerà sulla pastorale con i rom e i sinti; Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes che si soffermerà sul diritto di Asilo in Europa e in Italia e Santino Tornesi, direttore dell’Ufficio Migrantes di Messina-Lipari- Santa Lucia del Mela, che tratterà il tema “Le Chiese di Sicilia e le migrazioni: per un tentativo di percorso comune”.  

Siracusa: protocollo di intesa per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri

11 Ottobre 2019 - Siracusa - Sarà firmato questa mattina, alle 11.30, nella sede del Centro interculturale di aiuto e orientamento (Ciao), a Siracusa, il protocollo di intesa tra il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia) e il centro Ciao per la realizzazione di corsi di alfabetizzazione della lingua italiana per stranieri, di attestazione della conoscenza della lingua italiana A2, e per il raggiungimento del diploma di scuola secondaria I grado (ex licenza media). A sottoscrivere l’intesa saranno la dirigente scolastico del Cpia, Simonetta Arnone, e fratel Claudio Begni della Comunità Marista. Il protocollo, informa l’agenzia Sir,  prevede di avviare un sistema integrato che consenta di preparare i giovani e gli adulti a migliorare le loro conoscenze, le loro capacità e le loro competenze “in una prospettiva personale civica, sociale ed occupazionale”. Ma anche consentire l’istruzione dei giovani e degli adulti, e in generale delle persone socialmente ed economicamente svantaggiate, compreso i migranti; e ancora promuovere un progetto educativo globale di territorio finalizzato alla crescita allo sviluppo della personalità dei giovani e degli adulti.  

Bologna: da domani la “Bologna dei Popoli”

11 Ottobre 2019 - Bologna - Una festa lunga due settimane quella della “Bologna di Popoli”, organizzata dai Centri missionari francescano e diocesano e dalle realtà ecclesiali ed associative Amici dei Popoli, Servi di Maria, Ufficio Migrantes Bologna e Unione Sportiva Acli Bologna, con lo scopo di favorire l'incontro fra bolognesi e comunità di stranieri che vivono in città. Si comincia, domani, sabato 12 ottobre, al Villaggio del Fanciullo con la Messa celebrata dall'arcivescovo di Bologna, il card. Matteo Zuppi, alle 15. Dalle 14 alle 20, nello stesso luogo, saranno presenti stand etnici con esposizione di prodotti di artigianato e degustazione di cibi tipici, oltre ad esibizioni di musica, balli e cori e ad un torneo di calcetto interculturale. Il pomeriggio di sport e di festa è aperto alla cittadinanza e prevede la partecipazione delle diverse realtà sociali presenti al Villaggio del Fanciullo, tra cui l' ente di formazione professionale Oficina I.S., i cui studenti si occuperanno dell'accoglienza ai visitatori. “Ciò che desideriamo è dare l' occasione alle persone, che appartengono a mondi differenti, di conoscersi personalmente per far nascere vera amicizia”, dice p. Guido Ravaglia, coordinatore dell'evento, giunto alla seconda edizione. Il coinvolgimento delle varie comunità etniche “è diretto ed attivo: ognuno porta alla festa un po' di sé, della propria cultura e tradizioni”. Le diverse rappresentanze di cittadini stranieri, dunque, “non sono semplici fruitrici di un' iniziativa a loro rivolta, ma ne condividono i valori e l' organizzazione”. Si prosegue dal 16 al 30 ottobre con la mostra interattiva 'Gli altri siamo noi', promossa dagli Amici dei Popoli presso l' Antoniano, che consiste in un percorso interattivo dedicato principalmente agli adolescenti, con lo scopo di offrire loro strumenti per comprendere i meccanismi che portano alla costruzione di stereotipi e pregiudizi, aiutandoli a riflettere sul loro modo di leggere la realtà. Tra le varie iniziative in programma, il dialogo, domenica 20, in piazza del Nettuno, tra il card. Zuppi, il presidente del Tribunale dei minori, Giuseppe Spadaro, e le Associazioni DoMani, PrendiParte e Next Generation. Al termine, alle 17.30, concerto dei Nuju e festa in piazza con la città fino alle 19.

Sull’8xmille servono informazione e formazione

10 Ottobre 2019 - Palermo -  La promozione di 8xmille e Offerte per i sacerdoti nei prossimi anni dovrà essere in grado parlare ad una società italiana in veloce mutamento. Lo hanno indicato economisti e statistici che hanno partecipato ai lavori del convegno nazionale degli incaricati diocesani per il “sovvenire”, concluso ieri a Palermo, prendendo il polso delle prossime sfide nell’attività di raccolta fondi ecclesiale. «Il valore sociale dell’8xmille è molto alto e dovremo spiegarlo sempre meglio – ha indicato Leonardo Becchetti, ordinario di Economia politica all’università di Roma Tor Vergata, ospite di una tavola rotonda moderata dal direttore di Tv2000 Vincenzo Morgante, con Giorgio Fiorentini, direttore del Master in management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit della Bocconi, e Marco Caselli, direttore del Centro di ateneo per la solidarietà internazionale dell’università Cattolica –. L’uomo contemporaneo è più che mai un cercatore di senso. E la Chiesa soltanto trasmette in parole e opere evangeliche valori come la fiducia, la gratuità, la cooperazione, costruendo relazioni che generano vita e felicità. Grazie al volontariato, la comunità ecclesiale riesce a moltiplicare quanto riceve, mostrando dunque una non comune capacità di generare valore economico e valore sociale». Un’indagine a tutto campo sui sistemi di sostentamento del clero nel mondo è stata ripercorsa davanti alla platea dei 200 incaricati diocesani da uno dei massimi esperti italiani, monsignor Luigi Bressan, vescovo delegato per il “sovvenire” in Triveneto: «Conoscere altre esperienze di Chiese locali – ha spiegato – ci suggerisce direttive d’azione e fa crescere nella comunione ecclesiale, consapevoli che non esistono sistemi perfetti e permanenti». «Annunciare la partecipazione alla missione ecclesiale in una società liquida, significa essere consapevoli che le decisioni sono oggi ben più rivedibili che in passato. E che c’è ancora lavoro da fare per la formazione – ha indicato Paolo Cortellessa del Centro studi del Servizio promozione Cei per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, guidato da Matteo Calabresi –. Basti pensare che, secondo una recente ricerca, il 25% dei contribuenti ancora ritiene che l’8xmille sia una tassa in più, quando invece non costa nulla. L’intenzione di firmare per la Chiesa cattolica è aumentata dal 2015 ad oggi, secondo una nostra ricerca, dal 43 al 47%, ma sono aumentati anche i contribuenti, pari a 1,7 milioni in 7 anni, che tra crescente indifferenza, sfiducia e scarsa informazione, non esprimono alcuna scelta. Solo la formazione farà la differenza». (Laura Delsere)  

Una sartoria nel segno dell’integrazione

10 Ottobre 2019 - Siracusa - Una nuova attività commerciale frutto di un progetto di accoglienza e integrazione della diocesi di Siracusa. E’ stata inaugurata, ieri, a Siracusa, mei giorni scorsi “Derick fashion”, una sartoria sociale che si occuperà di confezionare abbigliamento per uomo, donna e bambino. Un’idea nata grazie al progetto 8xmille “Liberi di partire, liberi di restare” a cura delle suore missionarie di San Carlo Borromeo. Ad aprire la sartoria Federick, nigeriano, che insieme alla moglie Agatha in stato di gravidanza e alla figlia Mery di due anni, risiedeva in Libia e fu costretto ad affrontare un viaggio in mare nel giugno del 2015. In Libia Federick gestiva una sartoria, ma il cambiamento della situazione politica ha provocato il sequestro del negozio.  Federick è stato costretto a fuggire con la famiglia e l'unica soluzione è stata affrontare un viaggio in mare. Arrivato in Italia il nucleo familiare è stato inserito in un centro di accoglienza e poi accolto dalla comunità parrocchiale Maria Ss.ma Addolorata a Grottasanta guidata da padre Felice. I fedeli hanno accettato di farsi carico spiritualmente, moralmente ed economicamente della famiglia affittando loro una casa. Oggi la famiglia è più numerosa con l’arrivo di Emanuele nel gennaio del 2016 e Gabriele a luglio 2017. L’attività commerciale è dotata di macchinari professionali per la realizzazione di abiti su misura, ma si occuperà anche di servizi di cucito rapido e riparazioni sartoriali. Avviata una partnership commerciale con il negozio “Le Divise” per la realizzazione di abiti tradizionali e divise lavorative.

Torino: un ponte dedicato alle vittime dell’immigrazione

10 Ottobre 2019 - Torino - Il vecchio ponte sulla Dora, tra via Livorno, via Orvieto e corso Mortara, intitolato finora al beato Amedeo IX, da ieri, 9 ottobre,  è dedicato alle Vittime dell’Immigrazione. Ad esprimere la volontà di intitolare ai migranti periti durante il loro viaggio per la speranza è stata la petizione “Torino non dimentica”  che ha raggiunto più di 2 mila firmatari. La petizione, presentata al Consiglio comunale della Città di Torino nel marzo 2018, chiedeva di intitolare uno spazio pubblico al ricordo delle vittime dell’immigrazione, e la scelta della Commissione toponomastica è ricaduta sul ponte pedonale di Parco Dora.

Cinema: al festival “ PerSo” detenuti e migranti in giuria

10 Ottobre 2019 -

Perugia - «Ricorderemo il mondo attraverso il cinema». Il grande regista italiano Bernardo Bertolucci aveva un’idea ben precisa dell’importanza dell’arte cinematografica e probabilmente i grandi eventi, momenti storici ed epoche sono tutte scandite da pellicole che hanno fatto più o meno la storia. Il cinema è universale, in ogni luogo può arrivare al cuore delle persone, di ogni sesso, colore e vita sociale. Perugia, nel cuore verde d’Italia, in questi giorni si è trasformata, per il suo quinto anno consecutivo, nella capitale del documentario.

Dal 5 al 13 ottobre “PerSo Perugia Social Film Festival 2019” propone nove giorni di cinema del reale, concorsi e workshop con oltre quaranta film da tutto il mondo per mostrare i migliori documentari nazionali e internazionali.

“Differente. Non indifferente”, questo il claim che riassume lo spirito del PerSo, festival che si è ritagliato, nel giro di pochi anni, un posto importante nel panorama dei concorsi internazionali e che cerca ogni anno di dimostrarsi sempre più vicino anche a realtà non sempre integrate. Uniche infatti sono le giurie composte dai detenuti della Casa circondariale di Perugia-Capanne, così come la giuria dei richiedenti asilo (trasformata quest’anno nella categoria migranti), oltre a quella degli studenti di cinema dell’Università degli studi di Perugia e quella del pubblico. La volontà è quella di affiancare due diversi modi di osservare e valutare la realtà, realizzando un avvicinamento tra mondi marginalizzati e la cosiddetta “società culturale” in cui viviamo.

Don La Magra ai sopravvissuti del naufragio: “chiediamo perdono a voi e ai vostri cari se ci siamo vantati di essere nazioni cristiane”

10 Ottobre 2019 - Lampedusa - “A voi e ai vostri cari, che riposano in fondo al mare, noi chiediamo scusa. Se ci siamo vantati di essere nazioni cristiane, giuste, democratiche e libere e poi permettiamo che accada questo. Chiediamo perdono a voi, come lo chiediamo a Dio”. Lo ha detto il parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra, nell’omelia delle esequie delle 13 donne morte nel naufragio che si è verificato nella notte tra domenica e lunedì al largo dell’isola. E lo ha fatto rivolgendosi ai 10 dei 22 sopravvissuti presenti alla cerimonia. Le bare sono state disposte nel salone della Casa della fraternità di Lampedusa davanti a un altare predisposto per l’occasione. “Da questo altare – ha aggiunto il sacerdote – va un ringraziamento a voi, che avete accettato di pregare insieme a noi, anche se il vostro dolore è tanto. La nostra preghiera va anche alle vostre famiglie, a quanti sapranno della morte dei propri cari. E un ringraziamento – ha proseguito don La Magra – anche a quanti in questi giorni, sì per lavoro, ma con grande delicatezza e tenerezza hanno trattato con i morti e con i vivi, militari e civili, perché oggi hanno scelto di essere qui senza esserne obbligati”. “Il Signore benedica – ha concluso – quanti hanno scoperto nel loro cuore umanità e tenerezza”. Al termine dei funerali, dal Forum Lampedusa Solidale, sono state donate ai sopravvissuti delle copie in lingua francese della Bibbia e del Corano. Le salme, invece, saranno sepolte nei cimiteri dei Comuni agrigentini che daranno disponibilità ad accoglierle.

Trieste: la campagna nazionale “Io accolgo” parteciperà con una propria imbarcazione alla Barcolana

10 Ottobre 2019 - Trieste - La campagna nazionale “Io accolgo”, assieme al progetto “Buon vento” realizzato con il contributo della presidenza del Consiglio dei ministri – Ufficio per lo Sport, parteciperà con una propria imbarcazione alla 51ª edizione della Barcolana. Da oggi, 10 ottobre, al 13 ottobre la barca a vela del progetto porterà a bordo, per delle escursioni nel golfo di Trieste, i rifugiati ospiti delle strutture di accoglienza, e un gruppo degli stessi parteciperà anche alla regata. Inoltre, alle 11 di oggi, a bordo della barca a vela del progetto “Buon Vento” ormeggiata al Molo Audace si terrà la conferenza stampa promossa dalla Campagna nazionale, nel corso della quale verranno presentate le iniziative per i prossimi mesi. In particolare, verrà lanciata la campagna di raccolta firme, che si terrà in tutta Italia, per l’abrogazione dei decreti sicurezza e la cessazione degli accordi con la Libia.

Insostenibile fardello di dolore

9 Ottobre 2019 - Lampedusa - A Lampedusa tutta la costernazione di chi ha il coraggio di guardare i superstiti negli occhi e sente il peso di un insostenibile fardello di dolore per figli, coniugi, fratelli e amici, scomparsi tra i flutti di un mare molto agitato. Gli aerei della missione europea di controllo delle frontiere seguivano la barca da ore, ma nessuno è stato autorizzato a intervenire prima che le condizioni meteo peggiorassero. L’Europa sta naufragando assieme alle persone che condanna a restare prigioniere dell’inferno libico o a morire in mare. La Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo per omissione di soccorso. La parrocchia ha messo a disposizione delle autorità il salone delle opere parrocchiali “Casa della Fraternità” per accogliere le 13 salme recuperate, mentre gli altri dispersi, tra i quali almeno 8 bambini, sono in fondo al mare. Una cerimonia verrà celebrata oggi pomeriggio, prima che le salme vengano portate via nave in altri città della Sicilia. Ai superstiti rimarrà per sempre una enorme ferita aperta nell’anima, per una tragedia, l’ennesima, che si doveva evitare. E noi continueremo a raccogliere impotenti i racconti dei corpi e delle anime disperse. (Germano Garatto – Operatore Migrantes Lampedusa)  

Naufragio a Lampedusa: Centro studi La Pira, “ennesima tragedia, non possiamo voltarci dall’altra parte”

9 Ottobre 2019 - Lampedusa - “A Lampedusa si è consumata un’ennesima tragedia. Il siciliano La Pira ci inviterebbe a guardare a questo genocidio, a questa povera gente, che cerca protezione e un posto sicuro, ma soprattutto la nostra speranza. Perché se ci voltiamo dall’altra parte, siamo dei disperati”. Lo dichiara Francesco Garofalo, presidente del Centro Studi “Giorgio La Pira” di Cassano all’Jonio, in riferimento al naufragio che si è verificato davanti alle coste di Lampedusa. “Disperiamo della nostra umanità, disperiamo della nostra voglia di vivere, del nostro desiderio di comunione. Disperiamo della parola di Dio”, aggiunge. Nella nota diffusa, ripresa dal Sir -  il rappresentate del Centro studi evidenzia ancora che “oggi, in un mondo globalizzato e più complicato bisogna costruire la ‘civiltà dell’amore’”. “Senza questa tensione etica, e senza porci la medesima domanda di La Pira, rischiamo, però, di non fare nulla o di edificare ‘sulla sabbia’. Non ce lo possiamo permettere. La nostra coscienza, che risponde prima al Signore ce lo impone”.  

Parroco Lampedusa: “identificate 4 delle 13 donne migranti morte”

9 Ottobre 2019 - Lampedusa - “Sono state identificate le salme di 4 delle 13 donne recuperate dopo il naufragio. Alcune grazie ai familiari. Una donna, invece, perché aveva con sé il suo passaporto e quello del suo bimbo che è ancora disperso in mare”. Lo riferisce al Sir il parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra, che celebrerà questa sera, alle 18, i funerali delle 13 donne nella Casa della Fraternità “su richiesta dei familiari e desiderati da noi”, dal momento che “ci è stato detto che sono quasi tutte cristiane”. “Non ci saranno invitati speciali, è invitata a partecipare tutta la comunità in forma privata. Così vogliamo pregare e ricordare i morti”. Il sacerdote conferma che le salme saranno sepolte nei cimiteri dei Comuni agrigentini che daranno disponibilità ad accoglierle. “Non essendo sepolte in un solo posto, ma ripartite nei vari cimiteri, non riusciamo ad avere contezza della vastità della tragedia”, riflette don La Magra. Intanto, le ricerche dei dispersi continuano con elicotteri per le condizioni proibitive del mare. “Più passa il tempo e più è difficile trovare le altre vittime di questa tragedia – afferma il sacerdote -. Vogliamo pregare non solo per i morti ma anche per i dispersi e dare conforto ai sopravvissuti provati dalla morte dei loro cari. La comunità è chiamata a riflettere su cosa significa professare valori cristiani. Non basta piangere, bisogna agire. Bisogna riconoscere che le persone muoiono perché non ci sono vie legali per arrivare qui e per avere riconosciuti i loro diritti”.

Lampedusa: stasera i funerali delle vittime del naufragio

9 Ottobre 2019 - Lampedusa – Si svolgerà oggi presso la “Casa della Fraternità” di Lampedusa, su richiesta dei sopravvissuti e desiderio della comunità, saranno celebrati i funerali delle vittime dell'ultimo naufragio presieduti dal parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra. “Dare dignità ai morti. Togliergli il filo spinato della frontiera. Inserirli nella memoria collettiva. Perché l'umanità – dice Francesco Piobbichi uno degli operatori a Lampedusa -   racconta storie, e se le storie vengono tramandate allora anche le responsabilità emergono. Noi dobbiamo caricarci il peso del racconto, perché loro non possono più farlo. Non è semplice, ne indolore, ma ci permetterà un domani di piantare sul muro della memoria la risposta che in molti non potranno pronunciare quando i figli dei figli chiederanno perché avete permesso che questo accadesse.  

Chiamati alla cura

9 Ottobre 2019 - Roma - “L’atteggiamento di rispetto, di curare il clima fraterno, l’aria d’intimità è importante”. Intervenendo alla sessione inaugurale dell'Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la Regione Panamazzonica, Papa Francesco ha offerto un “metodo” per la comunicazione dei “processi ecclesiali”. Questi, ha spiegato il Santo Padre, “hanno una necessità: devono essere protetti, curati come un bambino, accompagnati all'inizio, curati con delicatezza. Hanno bisogno del calore della comunità; hanno bisogno del calore della Madre Chiesa. È così che un processo ecclesiale cresce”. Ecco, allora, che le tre parole chiave – rispetto, fraternità, intimità – vanno oltre logiche comunicative e informative che rispondono a scoop solo apparentemente redditizi. Invitano, invece, a proporre una comunicazione che faccia capire radici e significato profondo dei fatti. Una consegna, questa, che traccia un percorso culturale e professionale: chi comunica è chiamato a scavare dentro di sé; è chiamato a un continuo dialogo interiore, a un continuo ascolto. (Vincenzo Corrado)

Card. Montenegro: “l’Europa ancora incapace” di affrontare il tema immigrazione

9 Ottobre 2019 - Lampedusa  - “L’Europa sta dimostrando che ancora non è in grado di affrontare questo problema. Oppure, non voglio essere cattivo, forse non vuole essere in grado. Perché affrontare questi problemi vuol dire perdere popolarità e allora noi, pur di restare a galla, preferiamo che gli altri affondino: una Europa che non è capace di accogliere, che da anni discute dicendo che le cose cambieranno. Sì, le cose cambieranno: i numeri dei morti cambia ma le cose restano”. Lo ha detto l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro ieri appena giunto a Lampedusa, per “un pellegrinaggio nei confronti di questi fratelli che mi appartengono”, prima di recarsi nell’Oasi della fraternità per un momento di raccoglimento e di preghiera di fronte alle 13 bare delle donne vittime del naufragio avvenuto al largo di Lampedusa, nella notte tra domenica e lunedì. (naufragio lampedusa ) Poi i corpi recuperati dovrebbero essere tumulati nei cimiteri dei comuni dell’Agrigentino. “Si ripetono – ha aggiunto il card. Montenegro – gli stessi sentimenti e le stesse emozioni di sempre: meraviglia, perché gli altri si meravigliano perché succedono questi fatti. E indignazione, perché questi fatti succedono. Ed è strano che continuiamo a contare i morti e la storia continua a essere quella che è. Tante parole, ma le parole non riescono ancora a cambiare la vita. Ora sarà una rincorsa sulla responsabilità di chi è colpevole, perché sono morti”. E poi l’arcivescovo ha aggiunto: “Ognuno di noi ha un po’ di colpe”.  

Naufragio a Lampedusa: la voce di uno dei soccorritori del 3 ottobre 2013, “oggi un dolore che si ripete, da allora non è cambiato nulla”

8 Ottobre 2019 - Lampedusa - “La tragedia di oggi mi sembra fotocopia di quella del 3 ottobre 2013, anche se il numero dei morti è minore di allora”. Lo dice al Sir Simone D’Ippolito, subacqueo soccorritore dei migranti naufragati al largo di Lampedusa sei anni fa, riferendosi al naufragio che si è verificato domenica notte. Finora sono stati recuperati 13 corpi. “Le condizioni del mare ieri erano abbastanza proibitive. Sono passati sei anni ma è cambiato poco o nulla. La politica non è riuscita a intervenire – aggiunge D’Ippolito -. Queste tragedie non devono succedere, soprattutto alle porte di Lampedusa. È ancora più doloroso. Queste persone vedono la salvezza a poca distanza ma invece ci lasciano la vita. Sentendo le testimonianze di coloro che erano a bordo sembra che tra i dispersi ci siano 7 o 8 ragazzini”. Parlando dello stato d’animo dei lampedusani, il sub spiega che “molti sono coinvolti nei soccorsi, soprattutto i pescatori” quando si verificano naufragi di migranti. “Noi viviamo queste tragedie in maniera più intensa. Speriamo che sia sempre l’ultima volta, ma purtroppo non è mai così. Ci colpiscono queste vicende come è stato per me il 3 ottobre scorso. Negli anniversari ricordo e ne risento interiormente”.

Loreto : il pellegrinaggio dei migranti delle Marche

8 Ottobre 2019 - Loreto - Aziz, musulmano, venuto da Amandola, teneva la bandiera arancione di cinque metri che apriva il corteo con un orgoglio e una fierezza che trasparivano dagli occhi. Vi era scritto “Pellegrinaggio dei migranti delle Marche. Anche noi da Maria” Passava, così, per il corso principale di Loreto, nel pomeriggio di domenica 6 ottobre, un folto gruppo variopinto di polacchi, di nigeriani, di ucraini, di romeni, di latinoamericani, e di indiani da Jesi, Macerata, Fano, Senigallia, Ancona…  A Porta Romana, la sorpresa di un incoraggiante benvenuto del sindaco Paolo Niccoletti : “Sentitevi a casa nella città della casa di Maria ! Siate a vostro agio nella nostra terra”. Calorose e tonificanti anche le parole di accoglienza dell’arcivescovo mons. Fabio Dal Cin.  Ma l’accoglienza più bella e straordinaria è stata una basilica stracolma di fedeli, perfino negli angoli più riposti delle navate, all’eucarestia delle ore 17.00. Un’assemblea attentissima e ammirata per i loro canti, i loro tamburi, le letture nella loro lingua, le bandiere di ogni colore, la loro fede , il loro coraggio di vivere. Un applauso finale ai migranti delle Marche ha salutato, in fondo, tutto questo. Senza dire del messaggio toccante del vescovo mons. Giuseppe Orlandoni, che ricordava con commozione al cuore di ognuno dei presenti le parole stesse del Signore nel vangelo di Matteo : “Non abbiate paura! Sono io che avete accolto, in ogni straniero accolto”. All’uscita, un enorme pane benedetto di vari chili, portato dalle donne nigeriane, veniva preso d’assalto, come a Milano quella volta di manzoniana memoria.  Era il pane della fraternità. Ad ognuno veniva distribuita anche l’immagine della Vergine di Loreto, con le parole più belle di Papa Francesco nell’isola di Lesbo : “Come un'unica famiglia umana, siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te, che sei la nostra vera casa. Là dove ogni lacrima sarà asciugata, dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio”. Un momento conviviale e gastronomico chiudeva la serata, sulle note di fisarmonica dei migliori allievi, quasi tutti undicenni, giovanissimi talenti della scuola Soprani di Castelfidardo. Splendido omaggio all’Italia di domani. Plurale e multicolore. Come un’inedita sinfonia. (Renato Zilio - Migrantes Marche)

Sinodo Vescovi: Amazzonia terra di migrazioni

8 Ottobre 2019 - Città del Vaticano - Il Sinodo dei vescovi per la regione Pan-Amazzonica che si è aperto domenica con una celebrazione presieduta da Papa Francesco nella Basilica di San Pietro, sul tema “Amazzonia: Nuovi Cammini per la Chiesa e per una Ecologia Integrale”, questa mattina ha toccato anche il tema delle migrazioni. Nel dibattito della seconda giornata, presieduto da Papa Francesco, alcuni interventi hanno evidenziato le Migrazioni sia quelle dei popoli indigeni verso le grandi città, sia quelle delle popolazioni che attraversano l’Amazzonia per raggiungere altri Paesi di destinazione. Da qui deriva l’importanza di una pastorale specifica della Chiesa: la regione amazzonica come zona di flussi migratori, infatti, è una realtà emergente - si è notato in Aula - un nuovo fronte missionario che va affrontato in senso inter-ecclesiale, trovando anche una maggiore collaborazione tra le Chiese locali ed altri organismi impegnati nel settore. Si è ricordato inoltre che dramma delle migrazioni colpisce anche la gioventù dell’Amazzonia, “costretta a lasciare i Paesi originari perché sempre più minacciata da disoccupazione, violenze, tratta degli esseri umani, narcotraffico, prostituzione e sfruttamento”. È necessario, allora, che la Chiesa riconosca, valorizzi, sostenga e rafforzi la partecipazione della gioventù dell’Amazzonia negli spazi ecclesiali, sociali e politici, poiché i giovani sono “profeti di speranza”.