Primo Piano

Mons. Jaime Calderón: “vedere, sentire e trattare i migranti come fratelli”

20 Gennaio 2020 - Tapachula - “Tutti coloro che fanno parte di questa famiglia diocesana di Tapachula, ognuno secondo le sue possibilità e responsabilità, assicurino che a questi fratelli migranti non manchi un pezzo di pane, non vengano violentati o aggrediti nel passaggio attraverso la nostra diocesi, non ricevano manifestazioni di rifiuto né di disprezzo e sentano, nonostante le circostanze avverse, di camminare tra fratelli e come fratelli, non come estranei, né avventurieri, né criminali, né esiliati, né disprezzati. Dio ricompenserà lo sforzo di tutti di vederli, sentirli e trattarli come fratelli. Proprio come vorremmo che i nostri connazionali irregolari venissero trattati negli Stati Uniti”. E’ l’appello rivolto da Mons. Jaime Calderón Calderón, vescovo di Tapachula, ai sacerdoti, ai seminaristi, alle religiose e ai laici della sua diocesi, dopo le notizie riguardanti una nuova consistente carovana di emigrati dell’Honduras che si sta muovendo per raggiungere gli Stati Uniti d’America. “Le dichiarazioni del governo federale e il silenzio del governo statale ci fanno vedere che la posizione ufficiale è, come in altre occasioni, ambigua ed esitante” denuncia il Vescovo nel suo messaggio, riportato da Fides, intitolato “Responsabilità e amore per i nostri fratelli”, non avendo certezza che la carovana dei migranti possa attraversare il confine, raggiungere Tapachula o proseguire oltre lo stato del Chiapas. “Data questa incertezza, ma consapevoli del nostro dovere cristiano di battezzati figli di Dio - Padre di tutti senza differenze o distinzioni - sentiamo il dovere di mostrare il nostro pensiero con semplicità, chiarezza e determinazione in relazione ai fratelli che vengono con la carovana” prosegue Mons. Jaime Calderón. Il Vescovo ricorda che la famiglia diocesana di Tapachula “si è sempre distinta per essere una Chiesa locale fraterna e solidale che, dalla sua povertà, è sempre stata attenta a mostrare il volto misericordioso di Dio, essendo ospitale con i fratelli migranti”. Il suo volto è quello del buon samaritano, quindi “ci assicureremo sempre che, di passaggio o in una permanenza temporanea o stabile nel nostro territorio diocesano, i fratelli migranti non accumulino altre sofferenze oltre a quelle che comporta una strada lunga, tortuosa, accidentata, insicura e violenta”. Nel suo comunicato il Vescovo assegna alle diverse comunità, coordinate dalla Commissione di emergenza e dai Vicari foranei, il compito di assistere i migranti che attraversano il territorio diocesano, invocando Dio “di aiutarci, ancora una volta, a fare questo lavoro con un alto senso di responsabilità e di amore per i nostri fratelli”.      

Centro Missionario–Migrantes Roma: incontro con Gianni Valente.

20 Gennaio 2020 - Roma - La “missio ad gentes” come paradigma dell’evangelizzazione: sarà questo il tema del secondo incontro di formazione promosso dal Centro missionario diocesano e dall’Ufficio Migrantes del Vicariato di Roma e in programma per sabato 25. Al centro dell’appuntamento una riflessione a partire dall’intervista rilasciata da Papa Francesco al giornalista Gianni Valente nel libro “Senza di lui non possiamo far nulla”. Ad intervenire, oltre al giornalista autore del libro, Stella Morra, docente alla Pontificia Università Gregoriana, e suor Enza Carini, Segretaria generale delle Missionarie Comboniane.  

Spettacolo viaggiante: aperto l’incontro dei direttori nazionali della pastorale dello spettacolo viaggiante

20 Gennaio 2020 - Montecarlo - Si sono aperti, ieri pomeriggio, i lavori del Forum delle organizzazioni cristiane per la pastorale del Circo e del Luna Park in concomitanza con la 44^ edizione del Festival Internazionale del Circo di Monte. Dopo il saluto del segretario del Forum Bernard Wan Welzenes è stato approvato il verbale dell’ultima seduta del Forum del gennaio 2019. È presente all’assise il nuovo referente Vaticano per la pastorale del settore, la dottoressa Alessandra Silvi. Rappresenta la Fondazione Migrantes della CEI don Mirko Dalla Torre, membro della Consulta nazionale per la pastorale dello Spettacolo Viaggiante. L’assemblea ha ribadito l’importanza di questi giorni dove le varie Chiese cristiane hanno l’opportunità di incontrarsi e condividere il loro lavoro pastorale tra la Gente del Viaggio. La richiesta di Gesù a Pietro e ai suoi discepoli, che leggiamo nel Vangelo di Luca: “Predi il largo e gettate le reti per la pesca” è il tema delle giornate di studio del Forum; come essere pescatori oggi tra i fieranti e i circensi? Il clima fraterno e cordiale porterà senz’altro i buoni frutti che tutti attendono, dice don Dalla Torre.  

Vicenza: il 21 gennaio si parla di caporalato in agricoltura ed imprenditoria migrante in Veneto

20 Gennaio 2020 - Vicenza - Non solo nel Sud d'Italia; anche nel Veneto si configura la realtà del caporalato, dello sfruttamento per lavoro in nero. Ma che cosa succede nel settore agricolo che conta 64 mila imprese, spesso legate nei ritmi di lavoro alla stagionalità della raccolta, nelle quali vengono assunti più lavoratori stranieri che lavoratori di nazionalità italiana? Quali gli strumenti operativi per arginare il fenomeno del caporalato e le modalità più snelle di incontro tra domanda e offerta di lavoro? È possibile una cabina di regia, una rete efficiente tra enti, servizi, categorie economiche, associazioni sindacali e del terso settore in grado di monitorare, prevenire e contrastare l'illegalità, e lo sfruttamento dei lavoratori? A queste domande cercherà di rispondere l'incontro pubblico promosso dalla Rete verso città migranti, di cui fa parte anche l'Ufficio Migrantes della diocesi di Vicenza, in programma per martedì 21 gennaio, alle 20.30, presso i locali dell'Istituto San Gaetano in via Stradella Mora 12, a Vicenza. Durante la serata verranno anche presentati i dati dell'imprenditoria migrante nel Veneto: gli apporti dei lavoratori immigrati all'economia, quanti sono, in quale percentuale contribuiscono al Pil, il loro impatto fiscale e contributivo. Interverranno alla serata: Grazia Chisin (Uil), Silvana Fanelli (Cgil), Sergio Spiller (Cisl) e Fabio Valerio (Centro Astalli Vicenza).  

Cristianesimo e Islam per una Città plurale: incontri a Messina

20 Gennaio 2020 - Messina - La Comunità Islamica di Messina e la diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, rappresentata da Consulta delle Aggregazioni laicali, Caritas, Ufficio Migrantes e Ufficio per il Dialogo interreligioso, ripropongono, dopo la “positiva” esperienza delle precedenti edizioni, nuovi incontri sul “Cristianesimo e Islam per una Città plurale” con lo scopo di continuare e “progredire nella conoscenza, nel riconoscimento reciproco e nella convivenza pacifica, consapevoli che la comprensione di affinità e differenze aiuti a stabilire un clima di maggiore dialogo e serenità per la realizzazione di una Città plurale”. Il primo appuntamento è previsto per domani, martedì 21 gennaio, presso il “Salone delle bandiere” di Palazzo Zanca. Il tema di questo primo incontro sarà: “La fraternità originaria dei popoli”. L’incontro propone di “riscoprire – si legge in una nota - insieme l’orizzonte della fraternità universale, in questo nostro tempo di disincanto e disinteresse, in cui anche il credente rischia di essere irrilevante. Per l’uomo che crede, smentire la fraternità tra i popoli equivale a smentire l’originario progetto del Creatore, del Dio dell’Alleanza, del Signore dei mondi. L’umanesimo fraterno e universale – prosegue la nota -  è un cantiere, un incessante ritorno alle relazioni umane, una carovana in pellegrinaggio per cui è vitale il riconoscimento e la custodia reciproca, insieme al servizio nei confronti dell’Altissimo”. A relazionare saranno Joseph Levi, , Rabbino capo della Comunità ebraica di Firenze e della Toscana centro-orientale dal 1996 al 2017; Mons. Giuseppe Costa, professore ordinario di Sacra Scrittura presso l’Istituto Teologico “S. Tommaso” di Messina e Abdelhafid Keith, presidente della Comunità islamica siciliana e Imam della Moschea di Catania.

Più fede e fedi in quest’Italia

18 Gennaio 2020 - Milano - La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio) stimolerà anche quest’anno iniziative ecumeniche e momenti di riflessione. In tale cornice s’inserisce un fattore sempre più significativo: il dialogo ecumenico e interreligioso s’intreccia in Italia come in tanti altri Paesi con il fenomeno dell’immigrazione. Sono almeno tre i profili dell’incontro tra l’insediamento di popolazioni straniere e il panorama religioso del nostro Paese. Il primo e più evidente aspetto riguarda il fatto che se oggi in Italia il pluralismo delle fedi è un dato crescente, lo si deve soprattutto all’immigrazione dall’estero. Nonostante l’usuale enfasi su una presunta "islamizzazione", le appartenenze religiose degli immigrati sono ben più variegate. I musulmani incidono per circa il 30% sul totale dei nuovi residenti, ma la maggioranza degli immigrati (53,6%) si riferiscono a una confessione cristiana, con la Chiesa ortodossa in primo piano (29,7%, circa 1,5 milioni di fedeli), seguita da quella cattolica con il 18,6% (attorno ai 900.000), dalla galassia evangelica con il 3,5%, dalla Chiesa copta con lo 0,3%. Buddisti (2,6%), induisti (2,2%), sikh (0,9%) e altre religioni (1,1%), completano il quadro. Rimane un 9,6% che non professa alcuna religione (Caritas-Migrantes, 28° Rapporto immigrazione). Nelle nostre città, accanto alle chiese cattoliche s’incontrano sempre più spesso templi, simboli, ministri, fedeli di altre confessioni cristiane e di altre religioni. Un’attenzione particolare dovrebbe rivolgersi ai cattolici immigrati e alle loro cappellanie. Come un tempo gli italiani all’estero, spesso preferiscono ritrovarsi fra loro, mantenendo viva la lingua, la memoria del Paese di origine, alcune peculiari devozioni. Gli incontri domenicali aiutano a lenire la solitudine, a sviluppare pratiche di socialità e forme di solidarietà. Ad alcuni consentono anche di assumere ruoli attivi, a volte di leadership, il più delle volte negati nell’esperienza lavorativa di ogni giorno. Il primo passo ecclesiale ed ecumenico sarebbe quello di conoscere di più questi fratelli nella fede, di sviluppare maggiormente occasioni d’incontro e iniziative condivise, superando il rischio di una gentile convivenza nella separatezza. Il secondo effetto del pluralismo religioso indotto dall’immigrazione riguarda la società più ampia: gli immigrati con la loro persistente religiosità mettono in questione l’idea di una progressiva e ineluttabile secolarizzazione delle società sviluppate. Come se le religioni fossero il passato e l’ateismo il futuro dell’umanità. Le società multietniche sono intrise di elementi religiosi, chiamate a trovare i modi per far convivere e dialogare diverse fedi e concezioni antropologiche. Da qui discende un terzo aspetto: la promozione di una società più armoniosa e inclusiva, nel rispetto delle legittime differenze culturali, richiede il contributo fattivo delle religioni: quelle nuove e quelle insediate per tradizione. Un futuro più abitabile non si costruirà né sui muri della chiusura alle fedi degli altri, né sulla tabula rasa della cancellazione del sacro per scrupolo di neutralità. Il patrimonio spirituale delle religioni è troppo prezioso per essere svilito dalle polemiche di parte. Certo richiede di essere costantemente attualizzato, rifuggendo settarismi e interpretazioni fondamentaliste. Sviluppato nel dialogo e nel servizio all’umanità, perseguito con gradualità e tenacia, pienamente legittimato e incluso nella sfera pubblica, potrà gettare una luce di speranza su un mondo attanagliato da conflitti, ansie e paure. (Maurizio Ambrosini – Avvenire)  

L’ecumenismo della gentilezza: da domani la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

17 Gennaio 2020 - Roma – Dal 18 al 25 gennaio si celebra in tutte le diocesi italiane la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. “Ci trattarono con gentilezza” (At 28,2) è il tema scelto per questa edizione. Per l’animazione è stato prodotto un sussidio, preparato dalle Chiese cristiane di Malta e Gozo, che offre alla meditazione alcuni testi biblici. La presentazione italiana del sussidio porta le firme di Mons. Ambrogio Spreafico, Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, del Pastore Luca Maria Negro, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, e del Metropolita Gennadios, Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta ed Esarca per l’Europa Meridionale. “L’ospitalità – vi si legge – è una virtù altamente necessaria nella ricerca dell’unità tra cristiani. È una condotta che ci spinge ad una maggiore generosità verso coloro che sono nel bisogno. La nostra stessa unità di cristiani sarà svelata non soltanto attraverso l’ospitalità degli uni verso gli altri, pur importante, ma anche mediante l’incontro amorevole con coloro che non condividono la nostra lingua, la nostra cultura e la nostra fede”.

Papa Francesco: l’essenziale della vita è il nostro rapporto con Dio

17 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - Le malattie dell'anima vanno guarite e la medicina è chiedere il perdono. Papa Francesco lo dice alla Messa mattutina a Casa Santa Marta commentando, come riferisce Vatican News,  il racconto evangelico della guarigione del paralitico compiuta da Gesù. E' giusto, afferma, curare le malattie del corpo, ma "pensiamo alla salute del cuore"? Ce ne dimentichiamo, e non andiamo dal medico che può guarirci. l brano di oggi, tratto dal Vangelo secondo Marco, presenta un episodio di guarigione compiuta da Gesù nei confronti di un paralitico. Gesù è a Cafarnao e la folla gli si raduna intorno. Attraverso un’apertura fatta nel tetto della casa, alcuni gli portano un uomo steso su una barella. La speranza è che Gesù guarisca il paralitico, ma egli spiazza tutti dicendogli: “Figlio, ti sono perdonati i peccati”. Solo dopo gli ordinerà di alzarsi, di prendere la barella e di tornarsene a casa. Papa Francesco all'omelia commenta dicendo che con le sue parole Gesù ci permette di andare all’essenziale. “Lui è un uomo di Dio”, afferma, guariva, ma non era un guaritore, insegnava ma era più di un maestro e davanti alla scena che gli si presenta va all’essenziale: “Guarda il paralitico e dice: ‘Ti sono perdonati i peccati’. La guarigione fisica è un dono, la salute fisica è un dono che noi dobbiamo custodire. Ma il Signore ci insegna che anche la salute del cuore, la salute spirituale dobbiamo custodirla”. Gesù va all'essenziale anche con la donna peccatrice, di cui parla il Vangelo, quando davanti al suo pianto le dice: 'Ti sono perdonati i peccati'. Gli altri si scandalizzano, afferma il Papa, "quando Gesù va all’essenziale, si scandalizzano, perché lì c’è la profezia, lì c’è la forza". Allo stesso modo, 'Vai, ma non peccare più', dice Gesù all’uomo della piscina che non arriva mai in tempo a scendere nell’acqua per poter guarire. Alla Samaritana che gli fa tante domande, -“lei faceva un po’ la parte della teologa” dice il Papa - , Gesù chiede del marito. Va all’essenziale della vita e, afferma il Papa, "l'essenziale è il tuo rapporto con Dio. E noi dimentichiamo, tante volte, questo, come se avessimo paura di andare proprio lì dove c’è l’incontro con il Signore, con Dio”. Noi ci diamo tanto fare, osserva ancora, per la nostra salute fisica, ci diamo consigli sui medici e sulle medicine, ed è una cosa buona, “ma pensiamo alla salute del cuore?”: “C’è una parola, qui, di Gesù che forse ci aiuterà: ‘Figlio, ti sono perdonati i peccati’. Siamo abituati a pensare a questa medicina del perdono dei nostri peccati, dei nostri sbagli? Ci domandiamo: ‘Io devo chiedere perdono a Dio di qualcosa?’. ‘Sì, sì, sì, in generale, siamo tutti peccatori’, e così la cosa si annacqua e perde la forza, questa forza di profezia che Gesù ha quando va all’essenziale. E oggi Gesù, a ognuno di noi, dice: ‘Io voglio perdonarti i peccati’”. Il Papa prosegue dicendo che forse qualcuno non trova peccati in se stesso da confessare perché “manca la coscienza dei peccati”. Dei “peccati concreti”, delle “malattie dell’anima” che vanno guarite “e la medicina per guarire è il perdono”: “E’ una cosa semplice, che Gesù ci insegna quando va all’essenziale. L’essenziale è la salute, tutta: del corpo e dell’anima. Custodiamo bene quella del corpo, ma anche quella dell’anima. E andiamo da quel Medico che può guarirci, che può perdonare i peccati. Gesù è venuto per questo, ha dato la vita per questo”.

Spettacolo viaggiante: da domenica il Forum delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e Lunaparchisti

17 Gennaio 2020 - Montecarlo – “Prendi il largo, e gettate le vostre reti per pescare”. Questo il tema dell’incontro annuale del Forum of Christian Organizations for the pastoral care of circus and carnival workers, il Consiglio Internazionale delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e Lunaparchisti che si svolgerà, da domenica 19  a martedì 23 gennaio durante il Festival internazionale del circo di Monaco.  Per l’Italia partecipa don Mirko Dalla Torre, referente per la pastorale della Gente dello Spettacolo Viaggiante della Fondazione Migrantes mentre per il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale sarà presente l’incaricata della pastorale dei circensi e lunaparkisti, Alessandra Silvi.  L’incontro rappresenta un momento importante che aiuta chi opera nella pastorale dei circensi, al di là della loro confessione cristiana, nel promuovere e nel mettere al centro le dimensioni umane, professionali e spirituali dei lavoratori del circo. Il Consiglio delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e Lunaparchisti, formato dai Direttori nazionali della pastorale circense, è nato per promuovere in senso ecumenico l’animazione pastorale, culturale e sociale dei Circensi e Lunaparchisti d’Europa e per stimolare nella comunità civile la comprensione e la valorizzazione della loro identità in un clima di pacifica convivenza, rispettosa dei diritti della persona umana. I membri del Forum parteciperanno, nell’ambito della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, a una celebrazione ecumenica sotto il tendone del Festival Internazionale del Circo di Montecarlo, prevista lunedì sera, 20 gennaio, con la partecipazione di rappresentanti delle varie confessioni cristiane e alla quale parteciperanno, come gli altri anni, migliaia di persone oltre agli artisti del Festival del Circo. (Raffaele Iaria)  

Card. Turkson: gli artisti del circo sanno “donare gioia”

17 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - “Regalare un sorriso ai bambini malati e alle loro famiglie che vivono l’esperienza della sofferenza è una manifestazione concreta della misericordia di Dio”. Così il card. Peter K.A. Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale nell’omeòia della celebrazione e eucaristica - celebrata un’estate mattina presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù prima dell’iniziativa “Bambini in festa! Al Bambino Gesù arriva il circo” in occasione della presenza a Roma del Rony Roller Circus, già premiato al Festival del Circo di Montecarlo. Il card. Turkson ha celebrato una messa per i piccoli pazienti della struttura sanitaria e le loro famiglie, per il personale medico, nonché per i rappresentanti del circo presenti. Dopo la liturgia uno spettacolo negli spazi esterni del Castello dei giochi del nosocomio e una allegra “invasione” di artisti, clown e giocolieri in alcuni reparti per portare qualche risata e un po’ di felicità anche a quei bambini impossibilitati a uscire dalle proprie stanze. Nella sua omelia il cardinale ha evidenziato il grande“ esempio di accoglienza, non solo per i piccoli ricoverati ma anche per le loro famiglie, spesso direttamente coinvolte in lunghi percorsi terapeutici dell’ospedale pediatrico e gli interventi di formazione ed assistenza per tanti piccoli pazienti vari paesi nel mondo: “la vostra ricompensa non ha prezzo: riaccendere la felicità e il futuro di questi piccoli vuol dire impegnarsi quotidianamente per cambiare il mondo attraverso questi piccoli uomini, queste piccole donne, che porteranno nel cuore il vostro esempio”.  Il porporato ha quindi ringraziato gli artisti del circo che sanno “donare gioia”. L’iniziativa di oggi si inserisce in un cammino pastorale che il Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale promuove fin dalla sua nascita (avendo assorbito le competenze dell’ex Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti) a favore di circensi e fieranti, con un focus specifico sulla tutela della dignità dei lavoratori e di coloro che operano nel settore dello “spettacolo viaggiante e itinerante”. A tal proposito, il Dicastero partecipa anche al “Forum per le Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e dei Lunaparchisti”, che si riunisce annualmente a Montecarlo.”. Tra le aree di intervento del Dicastero rientra anche la pastorale degli Operatori sanitari. Da qui l’idea del circo in ospedale, nata assieme al Bambino Gesù, Istituzione della Santa Sede, che garantisce oltre 600 posti letto e quasi 29 mila ricoveri l’anno e che nel 2019 ha celebrato il 150° anniversario della sua fondazione. “Siamo lieti di condividere questa iniziativa con il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale – ha affermato Mariella Enoc, Presidente del Bambino Gesù -. Lo stupore e l’allegria per l’esibizione di un clown o di un acrobata sono tra gli strumenti più efficaci per aiutare i bambini a sorridere e per questo ringraziamo di cuore gli artisti che si esibiranno”.Enoc, ha ringraziato gli artisti per il messaggio di gioia e di coraggio portato ai piccoli pazienti dell’ospedale. Gli artisti - ha detto - del circo sono “gli artisti più veri: spesso anonimi e sempre coraggiosi hanno l’unica missione di portare felicità”.    (R.Iaria)

Dopo 40 anni tornano sulla nave della Marina che li trasse in salvo in Vietnam

17 Gennaio 2020 - Roma - 907 profughi vietnamiti tratti in salvo di cui 125 bambini, tre navi della Marina Militare, oltre 2000 miglia percorse, circa 250000 km quadrati di mare pattugliati: questi i numeri celebrati dopo 40 anni, a bordo di nave Stromboli, che ha ospitato la delegazione vietnamita, testimone dello storico salvataggio compiuto dalla Marina Militare.  “Era il 1979” ha ricordato l'attuale comandante della rifornitrice Stromboli - “quando il Vittorio Veneto, l’Andrea Doria e lo Stromboli, che oggi rappresento, salparono in direzione delle coste vietnamite per la prima missione a carattere umanitario della nostra Forza Armata” durante la quale vennero tratti in salvo i profughi vietnamiti, in fuga dal regime comunista dell’epoca. La madrina dell’evento è stata la dottoressa Luong Tu Phung, che aveva solo due mesi quando venne tratta in salvo dalla rifornitrice italiana e, dopo quarant’anni ha dichiarato: “se oggi siamo quelli che siamo, italiani speciali, lo dobbiamo alla Marina Militare Italiana e in particolare a nave Stromboli, venuta dall’altra parte del mondo”. Presente anche una rappresentanza di marinai che facevano parte in quel periodo dell’equipaggio di nave Stromboli, che hanno ricordato con commozione i momenti trascorsi a bordo, e le concitate fasi della missione con la madrina che, ringraziando con voce rotta dall’emozione il Comandante e la Marina, ha sottolineato come durante la missione del 8° Gruppo Navale è stata accolta a bordo “non solo con le braccia ma anche con il cuore” e di come quell’evento abbia rappresentato, per i vietnamiti tratti in salvo “la rinascita, la salvezza e la libertà”. La foto-ricordo sul ponte di volo è stata la giusta celebrazione di quell'evento dal profondo valore umano che, quarant’anni fa come oggi, rappresenta il costante impegno, la solidarietà ed il rispetto che appartiene a tutti coloro che vanno per mare.  

Siracusa: concluso il corso di formazione “Badabene” per donne straniere

17 Gennaio 2020 - Siracusa – Si è concluso, presso i saloni della parrocchia di S. Rita a Siracusa, il primo corso regionale di formazione per badanti, intitolato ‘BadaBene’. Sono stati conferiti gli attestati di partecipazione a 12 ragazze provenienti da Colombia, Polonia e vari paesi dell’Africa, che hanno frequentato un trimestre di lezioni ed esercitazioni pratiche e superato l’esame finale. Il corso, patrocinato dal Comune di Siracusa, dalla diocesi, dalla Caritas diocesana e dalla Fondazione Migrantes, è nato per iniziativa delle Suore scalabriniane di S. Carlo Borromeo ed è stato tenuto da professionisti di tre settori di competenza: un medico, per la parte igienico-sanitaria, un informatico, relativamente all’uso delle tecnologie informatiche e della comunicazione, un’avvocatessa, per l’ambito giuridico e di educazione civica. La formazione umana e spirituale nonché la guida pratica alla cura dell’anziano sono state svolte da suor Angelina Preci. Questo progetto finalizzato all’integrazione reale di donne straniere nel tessuto sociale siracusano ha decisamente raggiunto gli obiettivi prefissati, dal momento che alcune ragazze – dice sr. Angelina - sono state già inserite in contesti familiari per l’assistenza domiciliare agli anziani, mentre per altre sono in corso di definizione proposte lavorative. Il corso si è sviluppato con l’intento di far incontrare in modo proficuo domanda e offerta di lavoro, in un settore, quello dell’assistenza all’anziano, estremamente delicato perché si tratta di affidare “i nostri anziani a persone estranee, le quali talvolta diventano persino custodi della vita di questa categoria fragile. Da un lato, dunque, si è constatata la pressante richiesta da parte delle famiglie di figure professionali affidabili, cui delegare il compito di ‘accompagnare’ i propri congiunti anziani e dall’altro lato si è individuata un’opportunità concreta di lavoro per le donne straniere, altrimenti costrette a subire la logica assistenzialista della prima fase di gestione del fenomeno migratorio”. Ognuno dei professionisti coinvolti ha cercato, quindi, di trasmettere un adeguato know-how alle ragazze che consentisse loro di conoscere le basilari regole di pronto soccorso, le norme di buon comportamento in casa dell’anziano e all’esterno (dal medico generico, in farmacia, alla Asl, al supermercato), di comprendere che lo Stato italiano, per cultura e tradizione, è uno Stato d’accoglienza e riconosce costituzionalmente lo status di straniero, ma che a pari diritti corrispondono altrettanti doveri. Dal punto di vista operativo, poi, le ragazze hanno svolto delle sessioni pratiche presso case di riposo per anziani, mettendo così a frutto sul campo quanto imparato in teoria. Al termine dell’esperienza i responsabili del progetto hanno redatto delle schede descrittive delle peculiari caratteristiche di ogni allieva, così da costituire un data-base per rispondere alle richieste del mercato del lavoro in maniera solerte ed oculata. Si è trattato “certamente di un’iniziativa pilota da reiterare, quale apprezzabile esempio di accoglienza ed integrazione delle donne migranti”, conclude la religiosa.

Per noi è morto un bambino

17 Gennaio 2020 - Vittorio Veneto - Qualche giorno fa, nella notte fra il 7 e l’8 gennaio, abbiamo perso un bambino. Morti così premature sono rare fra noi, ma, purtroppo, non sono un fatto eccezionale. Eppure, sarebbe nostro dovere soffermarci su ognuna di esse, soprattutto in questi giorni ancora così vicini al Natale, una festa che ci ricorda l’importanza che ha, per tutta l’umanità, la nascita di un bambino e quindi anche la perdita che ognuno di noi subisce quando un bambino muore. Questo vale ancor di più per il bambino che abbiamo perso pochi giorni fa, a causa delle circostanze in cui ha trascorso i suoi ultimi istanti: come è stato scritto, è morto avvolto dal freddo, dalla solitudine e dal buio. Dimostrava circa dieci anni, veniva dalla Costa d’Avorio ed era salito di nascosto su un grande aereo per cercare di raggiungere, da solo, l’Europa; pur considerando l’incoscienza giovanile, doveva trovarsi in condizioni veramente brutte per prendere una decisione del genere. Pensava che qualsiasi nascondiglio andasse bene e si era rannicchiato nel carrello del velivolo, non sapendo che, alle quote raggiunte dall’aereo, la temperatura scende a 50 gradi sotto zero: un freddo così intenso ha effetti devastanti sul corpo umano, provocando prima convulsioni, poi lo svenimento e infine la morte. Il suo corpo è stato ritrovato quando l’aereo è atterrato a Parigi, e l’aeroporto ha annunciato la morte di un “passeggero clandestino” senza nome. Nei giorni successivi è stata scoperta la sua identità – si chiamava Laurent Ani – ma il suo nome non basta a dirci qualcosa di lui. Nessuno si è preoccupato di lui, né nel suo Paese di origine, né in quell’Europa che voleva raggiungere, senza conoscerla per nulla. Se questo bambino fosse sopravvissuto, avrebbe trovato ospitalità fra noi? Molti direbbero che quelli come lui devono essere “aiutati a casa loro”. Chi sostiene questa tesi è tenuto a spiegare in maniera esaustiva come ciò dovrebbe avvenire, ma di fatto questo non avviene! È inutile negare che i consistenti flussi migratori verso il nostro continente possono causarci anche problemi e difficoltà; ma quali difficoltà sono così grandi da far sì che il nostro cuore non sia toccato da casi come questo?  (Don Mirko Dalla Torre - Ufficio Migrantes Vittorio Veneto)

La comunicazione è comunione

17 Gennaio 2020 - Roma - Babele o Pentecoste? La domanda, dal sapore amletico, fotografa in modo nitido il momento attuale della comunicazione.  La Sacra Scrittura, del resto, ci dona continuamente parole e immagini con cui leggere la storia degli uomini. Ecco, allora, che al caos della Babele, in cui a regnare è l’incomprensione vicendevole, si contrappone l’armonia della Pentecoste, dove la comunione ricompone le diversità nella comprensione dell’unico messaggio da parte di tutti. È una grande lezione, questa, per tutti gli operatori della comunicazione che vedono la qualità del loro lavoro messa a dura prova. Eppure l’efficacia della parola pronunciata sta proprio nella capacità di generare comunione. D'altronde, comunicazione è comunione! Quasi cinquant'anni dopo, conserva ancora tutta la sua attualità l’invito dell’Istruzione pastorale Communio et Progressio: “La comunicazione, per la quale gli uomini divengono prossimi fra di loro, si trasformi davvero in comunione” (n. 12). Un auspicio che apre un cammino da percorrere nell'ascolto gli uni degli altri. (Vincenzo Corrado)  

Migrantes: oggi a Torino la presentazione del Rapporto Asilo

16 Gennaio 2020 -

Torino - Oggi, giovedì 16 gennaio, si è tenuta a Torino, presso la sede dell’Ufficio Migrantes, la presentazione del Report 2019 «Il diritto d’asilo».

Per il terzo anno consecutivo la Fondazione Migrantes pubblica un lavoro specifico sui richiedenti asilo e rifugiati, facendosi guidare e interrogare dal Messaggio di Papa Francesco per la 105ma Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato, che ha proposto già nel titolo un monito fondamentale «Non si tratta solo di migranti», ma di tutti noi e dell’idea dio società, umanità, comunità, città e Paese che abbiamo.

Il «Diritto d’asilo – Report 2019» prova a dare strumenti di riflessione e statistici che spaziano dalla dimensione europea a quella nazionale, estendendosi anche alle sponde a sud del Mediterraneo per analizzare da una parte le conseguenze delle politiche di esternalizzazione e dall’altra le conseguenze e gli effetti dei decreti sicurezza.

A moderare l’incontro di presentazione è stato Sergio Durando, direttore della Migrantes di Torino. “Mentre il numero di italiani all’estero cresce, il numero di immigrati residenti in Italia è stabile e il numero di coloro che riescono a raggiungere il nostro paese per fare richiesta di protezione internazionale è sensibilmente diminuito. Parlare di diritto d’asilo vuol dire incrociare la percezione degli italiani che è molto distante dalla realtà, con il dibattito politico e l’informazione che passa attraverso i mass media. Ecco perché per il terzo anno la Migrantes pubblica un rapporto che analizza le conseguenze delle politiche di esternalizzazione delle politiche migratorie dell’Ue e dei decreti sicurezza rispetto al diritto di asilo”.

Di fronte alla sala gremita, Cristina Molfetta, curatrice del Report, ha presentato in sintesi la situazione europea del diritto di asilo per poi passare la parola a tre degli autori dei capitoli che nel Report hanno approfondito il tema dell”esternalizzazione delle politiche migratorie dell’Unione Europea.

Ulrich Stege, avvocato e direttore del programma di Cliniche Legali dell’International University College di Torino, ha presentato un focus sul Maghreb a partire da Ceuta e Melilla, esempio di “frontiera delle frontiere” in Spagna e all’origine delle politiche di esternalizzazione europea.

Maurizio Veglio, avvocato ASGI, ha affrontato il caso della Libia, raccontando in sintesi il capitolo a sua firma “Amiche, nemiche, complici. L’Italia, la Libia e un secolo di caccia agli stranieri”. A partire dall’esperienza coloniale dell’Italia in Libia, Veglio ha ripercorso le varie fasi storiche che hanno portato agli accordi tra i due paesi per frenare la partenza di migranti verso le coste italiane. Emanuela Roman, ricercatrice presso Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione (Fieri) e autrice del capitolo: “Niger, Europa, Italia: un’oscura gestione dei fenomeni migratori”, ha presentato un focus sul Niger, zona storicamente di passaggio di merci e persone, che a partire dal 2015, con l’adozione dell’Agenda Europea sulle Migrazioni, diventa un paese prioritario nelle politiche migratorie esterne dell’UE e di vari stati membri, come l’Italia.

L’antropologo Francesco Remotti ha affrontato il tema dell’irrigidimento dell’opinione pubblica sul tema dell’identità che racchiude ed esclude dal riconoscimento della somiglianza e della diversità come via per favorire la convivenza.

Il Report 2019 ha ripreso il messaggio di Papa Francesco per la 105-ma giornata del migrante e rifugiato “Non si tratta solo di migranti”. Il sottotitolo è “L’Italia che resiste, l’Italia che accoglie. Invitati a dare la loro testimonianza alla presentazione a Torino sono stati alcuni testimoni dell'Italia che resiste: Federico che, con la moglie Alice, ha inaugurato da poco Casa Aylan - casa famiglia per minori stranieri non accompagnati in collaborazione con Cooperativa Terremondo, Ufficio Pastorale Migranti e Casa Affido; Simone e Carolina della Parrocchia Duomo di Chieri che ospita tre ex richiedenti asilo in un'accoglienza fortemente voluta dai giovani; Denis e Ibrahim del BricoCenter di Via Cigna a Torino che hanno testimoniato il successo dell'inserimento di giovani stranieri nel mondo del lavoro.

Il Vescovo di Asti Marco Prastaro, Incaricato regionale dei Vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta della Migrantes, ha chiuso l’incontro con una riflessione sul ruolo che oggi la Chiesa ha nel comprendere la rabbia sempre più diffusa tra i cittadini italiani. Il ruolo della politica sta venendo meno, perché incapace di dare ascolto e incanalare rabbia e frustrazione in programmi che diano risposte concrete. “Dovremmo favorire il passaggio dalla rabbia all’inquietudine”, ha concluso il Vescovo.

Il Circo Rony Roller al Bambino Gesù

16 Gennaio 2020 - Roma -  Il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù promuovono l’iniziativa “Bambini in festa! Al Bambino Gesù arriva il circo”, domani, venerdì 17 gennaio 2020, in occasione della presenza a Roma del Rony Roller Circus, già premiato al Festival del Circo di Montecarlo. L’evento, organizzato anche in vista della Giornata Mondiale del Malato che si celebra l’11 febbraio, sarà accompagnato dalla presenza del card. Peter K.A. Turkson, Prefetto del Dicastero, di mons. Bruno Marie Duffé, Segretario dl Dicastero, e di Mariella Enoc, Presidente del Bambino Gesù. Alle ore 8.30, nella cappella dell’ospedale sul Gianicolo il card. Turkson e mons. Duffé concelebreranno una messa per i piccoli pazienti della struttura sanitaria e le loro famiglie, per il personale medico, nonché per i rappresentanti del circo presenti; si terrà, quindi, un primo piccolo spettacolo all’interno della Ludoteca dell’Ospedale, mentre alle ore 11.00 uno spettacolo più ampio e articolato si svolgerà negli spazi esterni del Castello dei giochi. Seguirà una allegra "invasione" di artisti, clown e giocolieri in alcuni reparti per portare qualche risata e un po’ di felicità anche a quei bambini impossibilitati a uscire dalle proprie stanze. L’iniziativa si inserisce in un cammino pastorale che il Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale promuove fin dalla sua nascita (avendo assorbito le competenze dell’ex Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti) a favore di circensi e fieranti, con un focus specifico sulla tutela della dignità dei lavoratori e di coloro che operano nel settore dello "spettacolo viaggiante e itinerante". A tal proposito, il Dicastero partecipa anche al "Forum per le Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e dei Lunaparchisti", che si riunisce annualmente a Montecarlo. Ricevendo in udienza i partecipanti al "Giubileo dello spettacolo viaggiante" nel 2016, Papa Francesco ha detto: "Voi fate grandi cose! Voi siete ‘artigiani’ della festa, della meraviglia; siete artigiani del bello: con queste qualità arricchite la società di tutto il mondo, anche con l’ambizione di alimentare sentimenti di speranza e di fiducia". Da tempo i circensi hanno aperto i propri spettacoli ai più bisognosi, ai carcerati, ai senza tetto, ai malati: "Anche questa è misericordia – ha concluso il Papa in quell’occasione – seminare bellezza e allegria in un mondo a volte cupo e triste". Tra le aree di intervento del Dicastero rientra anche la pastorale degli Operatori sanitari. Da qui l’idea del circo in ospedale, nata assieme al Bambino Gesù, Istituzione della Santa Sede, che garantisce oltre 600 posti letto e quasi 29 mila ricoveri l’anno e che nel 2019 ha celebrato il 150° anniversario della sua fondazione. “Siamo lieti di condividere questa iniziativa con il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale – ha affermato Mariella Enoc, Presidente del Bambino Gesù -. Lo stupore e l’allegria per l’esibizione di un clown o di un acrobata sono tra gli strumenti più efficaci per aiutare i bambini a sorridere e per questo ringraziamo di cuore gli artisti che si esibiranno”. “Regalare ad un piccolo ricoverato un ricordo di gioia legato ad un momento delicato della sua vita – ha sottolineato il card. Turkson – significa alleggerire il suo carico di dolore, alleviare quello dei genitori che lo accompagnano e, perché no, sollevare anche un po’ medici ed infermieri, donando loro un pizzico di letizia per nutrire la straordinaria missione che ogni giorno realizzano a servizio degli altri".

Teatro Migrante: da oggi in quattro comuni del torinese

16 Gennaio 2020 - Torino - Una rassegna teatrale in 4 serate con gli autori, aperto alla cittadinanza per parlare di migrazioni nei comuni di Chieri, Pino Torinese, Santena e Cambiano. La proposta è il proseguo del progetto Cine Migrante che l’anno scorso ha suscitato grande interesse sul territorio. Gli organizzatori sono un gruppo di giovani del chierese che negli anni ha partecipato al campo Io Ci Sto fra i migranti nella provincia di Foggia. Il progetto si sviluppa in quattro comuni appartenenti al Consorzio per i Servizi Socio-assistenziali del chierese, responsabile delle realtà di accoglienza di migranti della zona. Vista l’importanza del tema sul territorio e l’attenzione dimostrata con Cine Migrante, viene riproposta un’occasione per informare e sensibilizzare la cittadinanza sulla migrazione in Italia e nel mondo. La forma impiegata, questa volta, sarà il teatro, mezzo dalle straordinarie potenzialità espressive, spesso sottovalutato con l’obiettivo di informare e sensibilizzare la cittadinanza sul fenomeno migratorio in Italia e nel mondo, e sull’accoglienza dei migranti in Italia e nella realtà locale del chierese. Quattro gli spettacoli dal vivo in cartellone a partire da oggi a Chieri presso l’auditorium del liceo Monti (via Montessori 2) con “La spremuta” di Beppe Casales. Il 31 gennaio a Pino Torinese (teatro Le Glicini) con “Era meglio nascere topi” di Anomalia Teatro e poi a febbraio, il 13, a Santena e il 20 a Cambiano.

Cei: da lunedì 20 il Consiglio Permanente

16 Gennaio 2020 - Roma - Da lunedì 20 a mercoledì 22 gennaio si svolgerà a Roma la sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente. Dopo l’Introduzione del card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, i lavori prevedono la scelta del tema principale dell’Assemblea Generale di maggio e l’esame della bozza degli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana per il quinquennio 2020-2025. All’ordine del giorno del Consiglio, poi, un aggiornamento circa le attività del Servizio Nazionale per la tutela dei minori, le indicazioni per l’elaborazione delle relazioni quinquennali sull’attività delle Commissioni Episcopali e sul rinnovo dei loro Presidenti e i criteri di aggiornamento delle Convenzioni per fidei donum e sacerdoti stranieri in Italia. Il Consiglio si soffermerà, infine, sull’Incontro di riflessione e spiritualità Mediterraneo, frontiera di pace (Bari, 19-23 febbraio 2020): verranno illustrati i contenuti e si farà un punto sulla preparazione e sull’organizzazione dell’evento, che verrà chiuso domenica 23 febbraio dalla celebrazione eucaristica presieduta da Papa Francesco.  

Papa Francesco: la preghiera piccola che commuove Dio

16 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - “Signore se tu vuoi, puoi”. E’ una preghiera semplice, “un atto di fiducia” e allo stesso tempo “una vera sfida”, quella che il lebbroso rivolge a Gesù per guarirlo. Una supplica che viene dal profondo del suo cuore e che racconta, allo stesso tempo, il modo di agire del Signore, all’insegna della compassione, “del patire con e per noi”, del “prendere la sofferenza dell’altro su di sé” per lenirla e guarirla in nome dell’amore di Padre. Papa Francesco, come riferisce Vatican News, nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta, si sofferma sull’episodio evangelico della guarigione del lebbroso, esorta a guardare alla compassione di Gesù, venuto a dare la vita per noi peccatori. Il Papa pone l’accento sulla “storia semplice” del lebbroso che chiede a Gesù la guarigione. In quel “se vuoi" c’è la preghiera che “attira l’attenzione di Dio” e c’è la soluzione. “E’ una sfida – afferma Francesco – ma anche è un atto di fiducia. Io so che Lui può e per questo mi affido a Lui”. “Ma perché – si chiede il Pontefice – quest’uomo sentì dentro di fare questa preghiera? Perché vedeva come agiva Gesù. Quest’uomo aveva visto la compassione di Gesù”. “Compassione”, non pena, è un “ritornello nel Vangelo” che ha i volti della vedova di Nain, del Buon Samaritano, del padre del figliol prodigo. La compassione coinvolge, viene dal cuore e coinvolge e ti porta a fare qualcosa. Compassione è patire con, prendere la sofferenza dell’altro su di sé per risolverla, per guarirla. E questa è stata la missione di Gesù. Gesù non è venuto a predicare la legge e poi se ne è andato. Gesù è venuto in compassione, cioè a patire con e per noi e a dare la propria vita. È tanto grande l’amore di Gesù che la compassione lo portò proprio ha portato fino alla croce, a dare la vita.  L’invito del Papa è di ripetere “questa piccola frase”: “Ne ebbe compassione”, Gesù – spiega papa Francesco – “è capace di coinvolgersi nei dolori, nei problemi degli altri perché è venuto per questo, non per lavarsene le mani e fare tre, quattro prediche e andarsene”, è accanto a noi sempre: “Signore se tu vuoi puoi guarirmi; se tu vuoi, puoi perdonarmi; se tu vuoi puoi aiutarmi”. O “se volete un po' più lunga: ‘Signore, sono peccatore, abbi pietà di me, abbi compassione di me’.” Semplice preghiera, che si può dire tante volte al giorno. “Signore, io peccatore ti chiedo: abbi pietà di me”. Tante volte al giorno, dal cuore interiormente, senza dirlo ad alta voce: “Signore se tu vuoi, puoi; se vuoi, puoi. Abbi compassione di me”. Il lebbroso, con la sua preghiera semplice e miracolosa, è riuscito ad ottenere la guarigione grazie alla compassione di Gesù, che ci ama anche nel peccato. Lui non si vergogna di noi.: “‘O, padre, io sono un peccatore, come andrò a dire questo...’ Meglio! Perché Lui è venuto proprio per noi peccatori,  e quanto più gran peccatore tu sei, più il Signore è vicino a te, perché è venuto per te, il più grande peccatore, per me, il più grande peccatore, per tutti noi. Prendiamo l’abitudine di ripetere questa preghiera, sempre: ‘Signore, se vuoi, puoi. Se vuoi, puoi”’ con la fiducia che il Signore è vicino a noi e la sua compassione prenderà su di sé i nostri problemi, i nostri peccati, le nostre malattie interiori, tutto”.    

Circo: parte la 44ma edizione del Festival di Montecarlo

16 Gennaio 2020 - Roma  - Al via la 44ma edizione del Festival Internazionale del Circo di Montecarlo. Sotto la presidenza della Principessa Stephanie, il Festival torna da oggi al 26 gennaio. Al centro degli spettacoli il cavallo, da millenni compagno dell'uomo e da sempre protagonista dello spettacolo circense.  Altro pilastro del circo l'acrobazia che avrà grande spazio nel corso di questa edizione. Anche quest'anno sono previsti premi per i i migliori artisti del momento con l'ambito Clown d'Oro, omologo nel campo circense del Premio Oscar nel mondo del cinema, con i Clown d'Argento e di Bronzo, e con numerosi Premi speciali.