Primo Piano

Il Tribunale di Ferrara: buoni spesa agli stranieri

2 Maggio 2020 -

Ferrara - L’assistenza e la solidarietà sociale devono essere riconosciute non solo al cittadino italiano ma anche a quello straniero. È il principio introdotto dal giudice del tribunale di Ferrara Mauro Martinelli, nell’ordinanza in cui definisce «discriminatoria» la delibera del Comune emiliano dove si fissava il permesso di soggiorno tra i criteri per la concessione dei buoni spesa per l’emergenza Covid.

"Nei limiti in cui poi si rifletta sul diritto alla alimentazione, quale bisogno primario di ogni essere umano, la disciplina normativa finisce per incidere", prosegue il giudice, su "quel 'nucleo irriducibile' di diritti fondamentali della persona che lo Stato deve riconoscere a tutti".

La magistratura ha accolto così un ricorso presentato da Asgi (Associazione degli studi giuridici sull’immigrazione) e dai sindacati e ha ordinato quindi all’amministrazione "di riformulare i criteri e le modalità di accoglimento delle richieste consentendo la presentazione di nuove domande".

Papa Francesco prega per i governanti

2 Maggio 2020 - Città del Vaticano - Il pensiero e la preghiera di papa Francesco questa mattina è andato ai governanti. “Preghiamo oggi per i governanti che hanno la responsabilità di prendersi cura dei loro popoli in questi momenti di crisi: capi di Stato, presidenti di governo, legislatori, sindaci, presidenti di regioni … Perché il Signore li aiuti e dia loro forza, perché il loro lavoro non è facile. E che quando ci siano differenze tra loro, capiscano che, nei momenti di crisi, devono essere molto uniti per il bene del popolo, perché l’unità è superiore al conflitto”, ha detto introducendo la messa mattutina a Casa Santa Marta. Oggi, sabato 2 maggio, si sono uniti in preghiera 300 gruppi di preghiera che si chiamano i “madrugadores”, in spagnolo, cioè i mattinieri: quelli – ha spiegato il papa - che si alzano presto per pregare, fanno una levataccia proprio, per la preghiera. Loro si uniscono oggi, in questo momento, a noi”. Nell’omelia sottolinea che la Chiesa cresce nei momenti di pace e di conforto, ma ci sono dei tempi difficili, di persecuzioni, tempi di crisi che mettono in difficoltà i credenti. Un momento di crisi – ha detto papa Francesco - è “un momento di scelta, è un momento che ci mette davanti alle decisioni che dobbiamo prendere: tutti, nella vita, abbiamo avuto e avremo momenti di crisi. Crisi familiari, crisi matrimoniali, crisi sociali, crisi nel lavoro, tante crisi … Anche questa pandemia è un momento di crisi sociale”. Il papa ricorda che in Argentina, “la mia terra”, c’è un detto che dice: “Quando tu vai a cavallo e devi attraversare un fiume, per favore, non cambiare cavallo in mezzo al fiume”. Nei momenti di crisi bisogna “essere molto fermi nella convinzione della fede”. Nel momento di crisi “c’è la perseveranza, il silenzio; rimanere dove siamo, fermi. Non è il momento di fare dei cambiamenti. È il momento della fedeltà, della fedeltà a Dio, della fedeltà alle cose che noi abbiamo preso da prima; anche, è il momento della conversione perché questa fedeltà sì, ci ispirerà qualche cambiamento per il bene, non per allontanarci dal bene”. E il papa ha pregato: “che il Signore ci dia la forza – nei momenti di crisi – di non vendere la fede”.

R.Iaria

Migrantes Sicilia: è morto p. Filippo Bonasera

1 Maggio 2020 - Palermo - È venuto a mancare p. Filippo Bonasera, un pezzo di storia della Migrantes siciliana. Presbitero della diocesi di Caltanissetta e attualmente rettore della chiesa del Carmelo in Serradifalco. È stato direttore regionale dell’Ufficio Migrantes della  Conferenza Episcopale Siciliana e per tanti anni punto di riferimento per tutti gli operatori impegnati in questa pastorale. “Don Filippo è in Paradiso” è stato il messaggio che è arrivato alla Migrantes regionale da Pina Palumbo. Negli ultimi due anni il sacerdote è stato molto male, tra ricoveri e sofferenze; ultimamente faceva pure dialisi. Pina ha detto che è andato "via serenamente senza soffrire e che l'ultima volta l'ha salutato tre giorni fa mentre usciva dall'ospedale di Caltanissetta". Nato a Santa Caterina Villarmosa il 4 febbraio 1949 p. Filippo era stato ordinato sacerdote nel 1976 dopo gli studi presso il Seminario di Caltanissetta, Messina e Napoli.  Ha retto la chiesa Madonna del Carmelo di Serradifalco dal 1979. Nel 1984 delegato diocesano Migrantes a Caltanissetta  e poi direttore del SeRES e direttore regionale Migrantes visitando gli emigrati italiani in tutti i continenti. Non mancava mai di sottolineare che i migranti vanno considerati "persone che la provvidenza manda fra noi e che abbiamo il dovere di accogliere. Così come altri popoli facevano con gli italiani quando eravamo noi a migrare".  Per i migranti, ricorda la diocesi di Caltanissetta, sin dai primi anni di incremento degli sbarchi sulle coste siciliane, aveva organizzato le prime raccolte di bene di prima necessità, così come si era sempre sempre attivato nell'organizzare gli interventi d sostegno ai più poveri e alle famiglie in difficoltà del territorio in cui operava. "Uomo umile e semplice, attento ai migranti. Suo papà era emigrato in Germania e lui per molti anni passava le estati nelle missioni cattoliche di quel paese acquisendo una grande coscienza e consapevolezza del fenomeno.Uomo, sacerdote e pastore", dice il direttore regionale Migrantes, Mario Affronti:  "uomo di frontiera così mi piace descriverlo e ricordare; con dolore ma con immensa gratitudine e gioia per saperlo accanto ai suoi cari, Gesù, Maria e Giuseppe pellegrini, in primis, ai quali ha dedicato la vita. Ah! dimenticavo, aveva un grande senso dell’ironia. Indimenticabili le sue barzellette ed i suoi aneddoti! Anche così si vive la frontiera!". Le esequie si svolgeranno a Santa Caterina nei prossimi giorni. La Fondazione Migrantes esprime la propria vicinanza ai familiari, alla diocesi di Caltanissetta e alla Chiesa di Sicilia.

R.I.

Card. Bassetti: Maria, nelle tue mani la fatica e la speranza di tutta la comunità

1 Maggio 2020 -

Roma - In questo nostro tempo nel quale purtroppo la pandemia continua ad espandersi, diventa necessario, come ci ha vivamente raccomandato il Santo Padre, intensificare la preghiera della comunità cristiana, in particolare con l’Adorazione Eucaristica. Forse stiamo intravedendo un bagliore di luce in fondo al tunnel, ma il cammino da fare resta certamente lungo. E noi pastori dobbiamo fare di tutto perché la fede dei piccoli, dei poveri, in una parola, del tutto popolo di Dio, non vacilli.

Abbiamo già sfiorato la tragedia, anche in Italia, con decine di migliaia di morti, fra cui tantissimi anziani, medici, infermieri, operatori sanitari, suore, sacerdoti: tutti di animo grande. Papa Francesco li ha definiti 'i Santi della porta accanto'. Troviamo inoltre famiglie preoccupate e disorientate per la grave crisi economica. Tutti questi motivi e moltissime lettere e telefonate ricevute mi hanno spinto a promuovere con la Presidenza della Cei un atto di affidamento a Maria presso il Santuario di Caravaggio, in Lombardia, la regione d’Italia più colpita dal coronavirus.

La presenza silenziosa della madre è più eloquente di mille parole. Essa ci fa capire che vuol stare con noi, particolarmente con tutti i suoi figli crocifissi. Stabat Mater. Sta nel nostro smarrimento e ci rischiara la strada. Ci orienta, ci scalda il cuore e riaccende in noi la speranza di una vita nuova. Particolarmente in questa nostra condizione ci chiede di sostare con Lei e di guardare le cose in una prospettiva nuova. Chi più di Lei può chiedere a ogni cuore trafitto di non fermarsi al buio del Venerdì Santo? Chi più di Lei, che ha allattato con premura il Figlio di Dio infante, lo ha protetto dalle insidie di Erode, lo ha aiutato a crescere «in età, sapienza e grazia », può additarci la luce del Risorto e può asciugare ogni nostra lacrima? L’atto di affidamento avviene non solo all’inizio di maggio, il mese dedicato alla Madre di Dio e scandito dal Rosario, ma anche nel giorno in cui la Chiesa fa memoria di san Giuseppe lavoratore, sposo della Vergine. Già nelle passate settimane abbiamo compreso che l’emergenza sanitaria porta con sè una nuova emergenza economica. E saranno in tanti, troppi a pagare un alto prezzo: giovani, donne, padri di famiglia che sono già senza lavoro o rischiano di perderlo; imprenditori che potrebbero dover chiudere le loro aziende; negozianti, artigiani, liberi professionisti che vedono bloccate le attività. Nella figura silente e fedele di san Giuseppe si riconosce la dignità del lavoro umano. Sul suo esempio facciamoci testimoni di carità concreta, soccorrendo coloro che saranno toccati dalla piaga della disoccupazione e chiedendo a chi ha ruoli di responsabilità sociale e politica di permettere che sia sempre assicurato il pane alla povera gente, come diceva Giorgio La Pira.Invochiamo l’intercessione della Vergine di fronte al difficile tempo che ci attende. Maria, per quanto la notte possa sembrare oscura, non ci smarriremo affidandoci a Te, e Tu ci orienterai a tenere accesa la lampada della nostra fede e della nostra speranza perché tu, madre di Dio, hai portato nel tuo grembo la speranza e la salvezza di tutto il mondo: Gesù Cristo.

Card. Gualtiero Bassetti

Presidente della Conferenza episcopale italiana

Mons. Russo: il domani chiama in causa la responsabilità di ciascuno

1 Maggio 2020 - Roma - Nel giorno dell’Atto di affidamento dell’Italia a Maria, mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, riflette sul significato di questo gesto per la comunità ecclesiale e civile. Intervistato per i media della Cei dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, mons. Russo spiega la posizione dei Vescovi italiani riguardo alle disposizioni contenute nell’ultimo Dpcm, alla luce dell’invito del Papa alla prudenza e all’obbedienza, e illustra a che punto è l’interlocuzione con il governo per l’elaborazione del Protocollo per le celebrazioni eucaristiche. Infine, si sofferma sul valore della festa dei lavoratori, in un tempo in cui il mondo del lavoro è messo a dura prova dall’emergenza sanitaria, gettando uno sguardo al domani che chiama in causa la responsabilità di ciascuno. Eccellenza, la Chiesa italiana affida il Paese a Maria. Qual è il significato di questo gesto? È un affido che giunge dopo un periodo doloroso, in cui tante persone hanno vissuto nella preghiera questa fase così complicata e difficile. Maria è colei che si fida e si affida al Signore, crede nonostante tutto all’amore di Dio: vogliamo presentarci a Maria e affidare a lei questo tempo, le nostre passioni, la volontà di camminare con lei e come lei verso il Signore. È l’affido di tutte quelle persone che si sono spese per gli altri - pensiamo agli operatori della sanità -, di tante famiglie che vivono situazioni di sofferenza o hanno visto lutti. È l’affido anche del mondo del lavoro, tra i più colpiti: il 1° maggio è la memoria di San Giuseppe lavoratore, sposo di Maria. È un affido dell’intero nostro Paese. Avverrà nella basilica di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio. Perché la scelta è caduta proprio su questo Santuario? La scelta ci è sembrata opportuna per due aspetti significativi: anzitutto perché si trova in Lombardia, Regione colpita dall’epidemia più di altre; poi perché, sorgendo in provincia di Bergamo e nella diocesi di Cremona, unisce due territori flagellati dal virus. Caravaggio, inoltre, è un Santuario riconosciuto da tutti i lombardi come punto di riferimento per la venerazione a Maria. Nei giorni scorsi, papa Francesco ha invitato “alla prudenza e all’obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni”. Le sue parole sono state interpretate da alcuni quasi come una presa di distanza rispetto alla posizione espressa dalla Cei nella nota in cui esprimeva il disappunto dei vescovi per il Dpcm. Le parole del Santo Padre sono la cifra essenziale per il cammino da compiere da qui alle prossime settimane. In quelle parole non c’è contrapposizione con la Chiesa italiana: il Papa sostiene da sempre e con paternità il nostro agire. La Chiesa ha un’armonia polifonica, non contrapposta nelle sue voci, ma unita dalla comunione e dall’umanità. Non tenere conto della prudenza e dell’obbedienza alle disposizioni significherebbe essere ciechi e decontestualizzati rispetto al vissuto di tristezza e dolore con cui stiamo ancora facendo i conti. Nascono da questa passione per l’umanità anche le parole dei vescovi italiani. Nessuna fuga in avanti, dunque; né tanto meno irresponsabilità verso le regole o strappo istituzionale. Il confronto e il dialogo con le Istituzioni governative – anche in qualche passaggio dai toni forti – non è mai venuto meno, all’insegna di una reciproca stima. A che punto è l’elaborazione del Protocollo per le celebrazioni eucaristiche? Il dialogo con le Istituzioni governative è quotidiano e all’insegna di una collaborazione leale. Da lunedì avremo la possibilità di celebrare le esequie; stiamo lavorando da un paio di settimane su un Protocollo per le celebrazioni eucaristiche, che minimizzi al massimo il rischio del contagio: preservare la salute di tutti deve essere un interesse primario. Molti fedeli hanno sofferto per la mancanza di accesso ai sacramenti, invocando la ripresa delle celebrazioni con il popolo. Che cosa dice loro? Come Chiesa stiamo condividendo le limitazioni imposte a tutti dall’emergenza sanitaria. Abbiamo cercato di reagire moltiplicando proposte che hanno potuto contare sul supporto decisivo dei media e della rete. Mi auguro che questa sofferta privazione, come ogni digiuno ben motivato, alimenti il desiderio e sostenga anche l’attesa della celebrazione, di quel culto - che per chi crede - è sostegno a ogni forma di libertà. Allo stesso tempo, la Chiesa è presenza viva del Signore, che si incarna in coloro che accogliendo la sua Parola se ne fanno testimoni: le opere di carità e di prossimità in questo tempo si sono moltiplicate in modo straordinario. Il sito https://chiciseparera.chiesacattolica.it dà visibilità a molte di queste, espressione della vivacità delle comunità locali.  Il calo del PIL potrebbe far segnare un -15% nel 2020. Migliaia di posti di lavoro persi e attività commerciali chiuse saranno l’effetto sull’economia di una crisi sanitaria che cambierà la vita di molti italiani. Nella ricorrenza della festa dei lavoratori, che messaggio vuole dare la Chiesa italiana al Paese? È un primo maggio difficile. La crisi sanitaria ha generato una crisi economica che si riverbera drammaticamente sul lavoro. Nulla sarà come prima, hanno scritto i vescovi italiani nel messaggio per il 1° maggio di quest’anno. Ascoltiamo il grido di dolore che si leva da tutto il territorio italiano, da ogni comparto produttivo, dai lavoratori autonomi, dagli stagionali, da coloro che subiscono la duplice vessazione del lavoro in nero e del caporalato. In quanti temono di non riaprire la loro attività, di non trovare più il proprio impiego, di sprofondare nella disoccupazione? Non manca chi si approfitta di questa situazione per imporre salari indecorosi a chi, per necessità, accetta impieghi sfiancanti. Il lavoro è dignità, ricorda anche il Santo Padre. E quando la Chiesa parla del lavoro non descrive un principio astratto, ma parla degli uomini e delle donne che lavorano e lo fa perché è un dovere che le appartiene. Parlando agli operai dell’Ilva di Genova il Papa disse: “Il lavoro è una priorità umana. E pertanto è una priorità cristiana”. La Chiesa e il lavoro, un legame che viene da lontano. La spiritualità benedettina segue il motto “prega e lavora” e i Santi, a ben guardare, sono spesso dei grandi lavoratori. Non a caso ogni professione, ogni mestiere, ogni arte, ha un suo patrono. Non è solo devozione popolare, ma il segno di una prossimità autentica della Chiesa, risalente nel tempo, ai lavoratori tutti: oltre ad intervenire con aiuti materiali, si è anche pensato a un affidamento spirituale, una tutela integrale. E ancora, come non pensare che anche Gesù ha lavorato in bottega con Giuseppe? Avrà piallato e scalpellato; avrà sudato e si sarà ferito. Gesù conosceva la fatica e la preziosità del lavoro e per questo, come sottolinea la dottrina sociale della Chiesa, ne riconosce sempre il valore e l’importanza. Non poche delle sue parabole hanno a che fare con il mondo del lavoro: il seminatore, gli operai e la messe, i vignaioli, i talenti non fatti fruttare. Ai discepoli dice: “Vi farò pescatori di uomini”, così chiarendo che l’evangelizzazione non è automatica, ma è lo sforzo del pescatore di mettere la barca in acqua, l’attesa paziente, la fiducia nella raccolta della rete, il ricominciare ogni giorno. Cosa succederà nei prossimi mesi? Come si risolleverà la società? È nel “dopo” che si vedrà la tenuta della nostra società. Il futuro si fonderà sulla nostra capacità di “fare squadra”, partendo dagli ultimi, sulla solidarietà rispetto all’egoismo. Il dopoguerra in Italia per i nostri genitori fu un momento straordinario di ricostruzione collettiva: uscita dalle devastazioni e dalle privazioni del conflitto, la comunità si trovò coesa, pronta non solo a “fare”, ma a “fare insieme”. Inoltre, i cittadini erano accompagnati da aziende ben radicate sul territorio e dà garanzie reali sul fronte dello stato sociale. Oggi molte delle condizioni che c’erano allora non ci sono più: il lavoro è diventato flessibile, liquido, precario. Il contesto è poi reso instabile da una congiuntura che non ha eguali e che ha colpito forte proprio laddove qualcuno pensava risiedesse il punto di forza del sistema: la globalizzazione. È necessario ripensare le priorità e ridisegnare una nuova economia, rispettosa dell’uomo e del creato, sulle orme della Laudato Si’.

Papa Francesco prega per i lavoratori: la loro dignità va difesa

1 Maggio 2020 - Città del Vaticano – Papa Francesco prega per i lavoratori nella festa di San Giuseppe Lavoratore. “Oggi, che è la festa di San Giuseppe lavoratore, anche la Giornata dei lavoratori, preghiamo per tutti i lavoratori. Per tutti. Perché a nessuna persona manchi il lavoro e che tutti siano giustamente pagati e possano godere della dignità del lavoro e della bellezza del riposo”, ha detto introducendo la celebrazione a Casa Santa Marta. Nella Cappella anche una statua di San Giuseppe artigiano portata per l'occasione dalle Acli. E nell’omelia parla della dignità del lavoro: “il lavoro dà la dignità”, il lavoro “non è che la continuazione del lavoro di Dio. Il lavoro umano è la vocazione dell’uomo ricevuta da Dio al fine della creazione dell’universo. E il lavoro – ha detto il Papa - è quello che rende simile l’uomo a Dio, perché con il lavoro l’uomo è creatore, è capace di creare, di creare tante cose, anche creare una famiglia per andare avanti. L’uomo è un creatore e crea con il lavoro. Questa è la vocazione”. Per Papa Francesco anche oggi “ci sono tanti schiavi, tanti uomini e donne che non sono liberi di lavorare: sono costretti a lavorare, per sopravvivere, niente di più. Sono schiavi: i lavori forzati … sono lavori forzati, ingiusti, malpagati e che portano l’uomo a vivere con la dignità calpestata. Sono tanti, tanti nel mondo. Tanti”. Oggi – ha proseguito - “ci uniamo a tanti uomini e donne, credenti e non credenti, che commemorano la Giornata del Lavoratore, la Giornata del Lavoro, per coloro che lottano per avere una giustizia nel lavoro, per coloro – imprenditori bravi – che portano avanti il lavoro con giustizia, anche se loro ci perdono. Due mesi fa ho sentito al telefono un imprenditore, qui, in Italia, che mi chiedeva di pregare per lui perché lui non voleva licenziare nessuno e ha detto così: ‘Perché licenziare uno di loro è licenziare me’. Questa coscienza di tanti imprenditori buoni, che custodiscono i lavoratori come se fossero figli. Preghiamo pure per loro. E chiediamo a San Giuseppe - con questa icona tanto bella con gli strumenti di lavoro in mano - che ci aiuti a lottare per la dignità del lavoro, perché ci sia il lavoro per tutti e che sia lavoro degno. Non lavoro di schiavo. Questa sia oggi la preghiera”.

R.Iaria

 

Vangelo Migrante: IV domenica di Pasqua (Vangelo Gv 10,1-10)

30 Aprile 2020 - Ancora oggi, le grandi religioni monoteiste non osano raffigurare la divinità. I ‘discepoli della via’, così sono chiamati i primi cristiani, nelle catacombe di Roma rompono questo schema e cominciano a dipingere le pareti di quelle grotte. L’immagine sacra più antica che l’archeologia ha individuato è proprio quella di un soggetto giovane con una pecora attorno al collo: Gesù Pastore. Si trova nelle Catacombe della Basilica di san Clemente al Laterano. Dalla pagina di Vangelo, la IV domenica di Pasqua viene detta proprio del Buon Pastore. Se con il mistero fondamentale della Resurrezione di Gesù ha inizio la nostra fede, con la Misericordia essa si esprime e con la speranza ritrovata, come i discepoli di Emmaus, prende le vie del mondo, nel buon Pastore trova la via la verità la vita: la porta, l’ovile, il nutrimento. Gesù è tutto questo. Anzi, questo è il motivo della Sua venuta: ‘Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza’. Non è qui per quel minimo senza il quale la vita non è vita; ma per una vita esuberante, magnifica, eccessiva, quella che rompe gli argini e infonde libertà e coraggio. Gesù non è venuto a portare una teoria o un sistema di pensiero ma la Vita in risposta all’anelito più grande, e problematico, che tutti ci portiamo dentro. Due caratteristiche ci colpiscono: entra nel recinto, conosce le pecore una per una (mi diceva un pastore di Norcia che è possibile) e le porta fuori dal recinto, un luogo che dà sicurezza ma che toglie anche libertà. È una migrazione vera e propria; necessaria, lo stiamo sperimentando in questi giorni, ed è fatta con Lui. Non le conduce verso schemi più convenienti o opportunismi, con cui spesso confondiamo la sua sequela, ma verso spazi aperti avviando un processo di liberazione interminabile. Per due volte ripete: ‘io sono la porta’, il vero confine, la soglia sempre spalancata, che nessuno richiuderà più, più forte di tutte le prigioni (‘entrerà e uscirà e troverà...’). Più vita L’altra è che cammina davanti alle pecore. Non abbiamo un pastore di retroguardie, ma una guida che apre cammini e inventa strade. Non un pastore che grida o minaccia per farsi seguire, ma uno che precede e convince, con il suo andare sicuro, davanti a tutti, a prendere in faccia il sole e il vento, pastore di futuro che ci assicura: tu, con me appartieni ad un sistema aperto e creativo, non a un vecchio recinto finito, bloccato, dove soltanto obbedire. Vivere è appartenere al futuro: lo tiene aperto Lui!

p. Gaetano Saracino

 

Coronavirus: indagine di Ars su popolazione straniera positiva al virus in Toscana

30 Aprile 2020 - Firenze - "I dati riferiti alla nostra regione sembrano confermare che la giovane età e la mancanza di comorbidità dei cittadini stranieri rappresentano fattori protettivi nei confronti dell’infezione da SARS-CoV-2, nonostante questi lavorino in ambienti particolarmente attaccati dal virus, come le Rsa e gli ospedali”. Lo afferma Fabio Voller, coordinatore dell'Osservatorio di epidemiologia di Ars Toscana, nel commentare i dati emersi dallo studio condotto dall’Agenzia regionale di sanità. Dalla ricerca emerge che alla data del 27 aprile 2020, delle 8.017 infezioni da SARS-CoV–2, 6.781 sono a carico di cittadini italiani (84,6%) mentre 347 interessano stranieri (4,3%). Per 889 persone (11,1%) la cittadinanza risulta invece mancante. In linea con quanto osservato fra gli italiani, il rapporto di genere maschio/femmina vede le donne più coinvolte dall’infezione ma, a differenza di queste ultime, le straniere risultano in percentuale maggiore (straniere: 60,5%; italiane: 53,1%). I Paesi di provenienza riflettono le etnie che maggiormente risiedono sul nostro territorio, ad eccezione di quella cinese. I dati mostrano infatti ben 64 nazionalità presenti nella casistica toscana: il 18,4% dei casi Covid positivi provengono dall’Albania, il 15,3% dalla Romania, il 14,1% dal Perù, il 5,5% dalle Filippine e il 3,7% dal Brasile, India e Marocco. Solo 11 i casi che sono riconducibili a Paesi con un sistema economico sviluppato. Fra i cittadini cinesi (che rappresentano il 13% dei residenti stranieri in Toscana) è stato registrato soltanto 1 caso. Quest’ultima informazione risulta oltremodo interessante, alla luce del fatto che la città di Prato ospita una delle più grandi comunità cinesi d’Europa e che, dato l’esordio dell’infezione, sembrava destinata a diventare un epicentro del virus. Venendo alla composizione socio anagrafica della popolazione straniera positiva per Covid, l’età media è di 45,9 anni (italiani: 60,9 anni) con soltanto il 4,2% delle infezioni registrate fra gli over 70 (italiani: 36% hanno più di 70 anni). Fra le possibili spiegazioni, la giovane età della popolazione straniera residente. Trattandosi di persone giovani, non stupisce nemmeno la presenza di un minor numero di comorbidità che interessano soltanto il 18,2% degli stranieri (italiani: 32,4%). Per quanto riguarda l’indice di letalità, lo studio ci dice che rispetto agli italiani, è molto più basso (1,7% vs. 8%) con valori che, in linea con l’andamento italiano, risultano più elevati nel genere maschile (maschi: 2,9%; femmine: 1%). L’età mediana delle persone decedute è di 77 anni (italiani: 83 anni). Per quanto riguarda le comorbidità, soltanto 2 delle persone decedute presentavano almeno una patologia cronica concomitante (stranieri: 33,3%; italiani: 68,3%). Infine in merito al quadro clinico, gli stranieri positivi in condizioni meno gravi, ovvero gli asintomatici, i pauci-sintomatici e i pazienti con sintomatologia lieve, rappresentano l’84,7% del totale (italiani: 78%), il 14,1% sono coloro che si trovano in uno stato clinico severo (italiani: 18,5%) mentre l’1,2% è in condizioni critiche (italiani: 3,5%). La giovane età di questa popolazione e le migliori condizioni di salute, spiegano anche il minor ricorso al ricovero ospedaliero sia in reparti di degenza ordinaria (stranieri: 15,3%; italiani: 24%) che di terapia Intensiva (stranieri: 1,7%; italiani: 2,1%). Daria Arduini - ToscanaOggi

Tg in dialetto: primo notiziario interregionale e internazionale

30 Aprile 2020 - Roma - Un notiziario interregionale e internazionale che raccolga i dialetti di tutta Italia, con il coinvolgimento delle comunità italiane all’estero. È l’idea di Michele Pilla, giornalista irpino che lavora a questo progetto da oltre dieci anni: tutto nasce da Montaguto, piccolo paese in provincia di Avellino, e dal portale Montaguto.com, giornale online glocal. Un progetto di comunicazione, questo, che mira a unire e non a dividere, ognuno mantenendo le proprie tradizioni e la propria cultura ma condividendola con gli altri. Regalare un po’ di buone notizie raccontate in una modalità insolita ma assolutamente comprensibile a tutti – mediante l’utilizzo dei sottotitoli. Da oggi è attivo anche il sito ufficiale del telegiornale, www.tgindialetti.it, dove oltre alle notizie e alle edizioni del tg vi è una sezione dedicata ai paesi e ai dialetti che “visitiamo” – il notiziario si propone di raccontare tutti i comuni e i dialetti italiani e le comunità italiane all’estero – e ai partner che supportano l'iniziativa.

Giuseppe Sommario

Firenze: la comunità bengalese raccoglie 5mila euro per l’ospedale

30 Aprile 2020 - Firenze - Un gesto di amore per la città che li ha accolti e che sta affrontando l’emergenza sanitaria. Così la comunità del Bangladesh ha donato ieri alla sanità fiorentina un assegno di 5mila euro raccolti attraverso i contributi volontari delle persone che vivono e lavorano in città. All’ospedale di Santa Maria Nuova, la console onoraria Giorgia Granata ha così consegnato la cifra all’assessore alla Sanità del Comune Andrea Vannucci e alla Fondazione Santa Maria Nuova Onlus che sta gestendo gli acquisti di strumentazioni e dispositivi di protezione per le strutture dell’azienda Usl Toscana Centro utilizzando i fondi raccolti per l’emergenza Covid-19. “È un bel gesto di solidarietà e riconoscenza - ha detto l’assessore alla Sanità Andrea Vannucci - che la comunità del Bangladesh fa nei confronti della nostra città e della sanità fiorentina, che sta facendo un lavoro eccellente. Firenze è orgogliosa di questa donazione alla Fondazione Santa Maria Nuova Onlus, impegnata fin da subito con varie iniziative di raccolta fondi per gestire al meglio l'emergenza sanitaria da Covid-19”. “Ringraziamo la comunità bengalese per questo gesto che gli fa onore - ha commentato il presidente della Fondazione Santa Maria Nuova Onlus Giancarlo Landini -  il loro contributo per affrontare l’emergenza sanitaria è un abbraccio alla città e un segno di rispetto verso il lavoro degli operatori sanitari che operano instancabilmente per salvare vite. Siamo orgogliosi di essere stati coinvolti in questa bellissima catena di solidarietà” “La solidarietà e la generosità non hanno limiti né confini - ha affermato la console Giorgia Granata - Questo gesto nasce dal cuore della comunità bengalese per ringraziare la sanità fiorentina che c’è sempre stata per loro. Hanno voluto dare un segnale di vicinanza e gratitudine in questo momento di difficoltà. Personalmente sono onorata di rappresentare la comunità del Bangladesh in Toscana e Umbria”.  

Cile: 700 migranti boliviani respinti dal loro Paese e il sostegno della Chiesa

30 Aprile 2020 - Roma - Dopo giorni di disagi, proteste e incertezze, è stato trovato un accordo tra le autorità politiche per dare soluzione in Cile alla questione dei 770 migranti boliviani (tra cui molte donne e bambini), alcuni dei quali si erano inizialmente accampati, in territorio desertico, ai confini con il loro Paese d’origine, che ha rifiutato loro l’ingresso temendo un propagarsi del contagio di Covid-19. La maggioranza, negli ultimi giorni, si trovava a Santiago, sotto l’ospitalità della parrocchia italiana. Le 770 persone vivranno una quarantena di 14 giorni nella città di Iquique, e potranno poi rientrare in Bolivia. Ad adoperarsi per la soluzione la rete Clamor, che riunisce le principali organizzazioni cilene che operano per i migranti, come l’Istituto cattolico cileno per le migrazioni (Incami), l’arcidiocesi di Santiago, la Pastorale sociale, la Pastorale della mobilità umana, la Caritas, il Servizio gesuita ai migranti. Sul sito della Conferenza episcopale cilena, il vicepresidente dell’Incami, Lauro Bocchi, conferma l’accordo: “il primo gruppo si sta già spostando nel nord del Paese. Si è trattato di un’esperienza molto dura e coinvolgente, ci sono donne, bambini, una persona malata di cancro”. La Rete Clamor coordinerà l’assistenza e gli aiuti per queste persone, garantendo appoggio alimentare, sanitario e giuridico.

Cei: domani l’ Atto di Affidamento dell’Italia alla Madre di Dio dal Santuario di Caravaggio

30 Aprile 2020 -

Roma - La Conferenza Episcopale Italiana affida l’intero Paese alla protezione della Madre di Dio come segno di salvezza e di speranza. Il momento di preghiera con l'Atto di Affidamento è trasmesso da Tv2000  e InBlu Radio, venerdì 1 maggio ore 21, dalla basilica di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio.

La scelta della data e del luogo è estremamente simbolica. Maggio è, infatti, il mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, tempo scandito dalla preghiera del Rosario, dai pellegrinaggi ai santuari, dal bisogno di rivolgersi con preghiere speciali all’intercessione della Vergine. Iniziare questo mese con l’Atto di Affidamento alla Madre di Dio, nella situazione attuale, acquista un significato molto particolare per tutta l’Italia.

Il luogo, Caravaggio, situato nella diocesi di Cremona e provincia di Bergamo, racchiude in sé la sofferenza e il dolore vissuti in una terra duramente provata dall’emergenza sanitaria. Alla Madonna la Chiesa affida i malati, gli operatori sanitari e i medici, le famiglie, i defunti.

Nella festa di San Giuseppe lavoratore, sposo di Maria Vergine, affida, in particolare, i lavoratori, consapevole delle preoccupazioni e dei timori con cui tanti guardano al futuro.

Chris: canto la mia Africa in Sicilia

30 Aprile 2020 - Milano - Obehi in lingua Esan vuol dire “mano dell’angelo”. E l’angelo custode ha fatto bene il suo lavoro con Chris Obehi, che cinque anni fa, appena 16enne, era sbarcato da solo a Lampedusa dopo una odissea durata 5 mesi: fuggito dalla Nigeria è stato in carcere in Libia, ha attraversato il Mediterraneo su un barcone e arrivato a Lampedusa e poi a Palermo. Ma non ha mai smesso di perseguire il suo sogno: diventare un musicista. Oggi, appunto, il sogno si concretizza con l’uscita del suo primo album, Obehi, pubblicato il 20 marzo in digitale per 800A Records. Nove tracce in inglese, italiano, dialetto esan e siciliano tra brani originali e un omaggio a Rosa Balistreri, con quella Cu ti lu dissi gli è valsa la notorietà sui social. Da lì un percorso cantautorale in crescita che lo ha portato a vincere nel 2020 il premio Rosa Balistreri e Alberto Favara e la Targa Siae Giovane Autore a Musica contro le Mafie. “Mia mamma canta gospel e mio zio suona il pianoforte nella chiesa evangelica del mio paese in Nigeria dove anche io suonavo la batteria da autodidatta, poi il pianoforte e la chitarra – ci racconta Chris oggi 21enne – Mio nonno è stato un grande chitarrista e il mio sogno era quello di diventare un grande musicista che viaggia in tutto il mondo. In Nigeria suonavo in una band, prima musica afro beat, poi musica pop americana. In Italia ho scoperto Ligabue”. Quando Chris è arrivato nella comunità per minori “La Zattera” a Palermo, ha deciso di riprendere la propria passione per la musica. “Quella comunità è un posto bellissimo – ci racconta – Un professore mi ha regalato un pianoforte, ho cominciato a suonare dentro la stanza, poi mi hanno spinto a frequentare il Conservatorio dove ho cominciato a studiare il contrabbasso”. Scopre Rosa Balistreri grazie a un un amico musicista che una sera gli fece sentire Cu ti lu dissi. Quando Chris comincia a suonare e cantare le canzoni di Rosa Balistreri in pubblico, la gente resta stupita da questo ragazzo africano così innamorato della musica siciliana e lo supporta nella campagna di crowdfunding per realizzare l’album. Pop, folk, afrobeat, reggae si intrecciano in Obehi, con l’unico episodio in italiano, Non siamo pesci, nel quale Obehi racconta la propria traversata nel Mediterraneo. “E’ il mio inno per la difesa dei diritti umani, il mio modo di ricordare a chi ascolta di restare umani, di vivere liberamente nel rispetto degli altri e di abbattere confini di qualsiasi genere tra le persone – spiega –. Questa canzone è nata da un’esperienza che ho vissuto in prima persona durante il mio viaggio verso l’Europa. Sul gommone eravamo in 105, bambini in maggioranza, due giorni in mare terribili. C’era un bambino che stava morendo di freddo e l’ho tenuto stretto a me finché una nave ci ha salvati. Un miracolo”. Negli occhi di Chris immagini che non vuole più ricordare. “Questo viaggio non me l’aspettavo così brutto – ci racconta –. Sono stato in una prigione libica dove ho visto persone che erano li da cinque anni, fra torture e violenze”. Il disco apre con Mama Africa, una canzone che parla della terra di Obehi, della colonizzazione subita e delle migrazioni: “Il messaggio che voglio trasmettere è la libertà di movimento di ogni essere umano”, racconta Chris che nell’afro beat Mr Oga tratta il tema degli abusi di potere. Il testo è in pidgin, una lingua che unisce africani di diverse nazioni. Walaho è il racconto del legame tra madre e figlio: “Ho scritto questa canzone in Esan per mia madre, raccontando di come una mamma sia un esempio e abbia il compito di indicare al proprio figlio la strada giusta da seguire”. Voice of the wind parla di chi è obbligato a stare lontano dalla propria casa, non per sua volontà. Infine il brano “portafortuna” di Chris Obehi, Cu ti lu dissi di Rosa Balistrieri: “Interpretarla è il mio modo di ringraziare questa terra che mi ha accolto come un figlio”. E anche se la tournée è slittata, il ragazzo è ottimista: “Dio è il mio tutor. Io credo, ho fede, io ho visto le cose che Lui ha fatto per me. In questi giorni di Coronavirus, io prego sempre. In questo momento cristiani, musulmani, ebrei, tutti quanti dobbiamo stare insieme. E’ questo che Dio vuole, e questo Coronavurus finirà presto”. “Obehi”, è il primo album del cantante nigeriano arrivato, a 16 anni, a Lampedusa Nel cd un brano di Rosa Balistrieri in siciliano: “Ringrazio questa terra che mi ha accolto come un figlio”. (Angela Calvini – Avvenire)

Papa Francesco prega per le vittime della pandemia

30 Aprile 2020 - Città del Vaticano – Questa mattina Papa Francesco ha pregato per le vittime di questa pandemia, in modo particolare per le vittime anonime. “Preghiamo oggi per i defunti, coloro che sono morti per la pandemia; e anche in modo speciale per i defunti – diciamo così – anonimi: abbiamo visto le fotografie delle fosse comuni. Tanti …”, ha detto introducendo la celebrazione a Casa Santa Marta. L’omelia del pontefice si concentra sul brano degli Atti degli Apostoli che racconta l’incontro tra Filippo e un etiope eunuco, funzionario di Candàce, desideroso di comprendere chi fosse quanto descritto dal profeta Isaia: “Come una pecora egli fu condotto al macello”. Filippo gli spiega che si tratta di Gesù e l’etiope gli chiede di essere battezzato. “Quella inquietudine che aveva questo signore nella lettura del profeta Isaia era proprio del Padre, che attirava verso Gesù: lo aveva preparato, lo aveva portato dall’Etiopia a Gerusalemme per adorare Dio e poi, con questa lettura, aveva preparato il cuore per rivelare Gesù, al punto che appena vide l’acqua disse: ‘Posso essere battezzato’. E lui credette. E questo - che nessuno può conoscere Gesù senza che il Padre lo attiri - questo è valido per il nostro apostolato, per la nostra missione apostolica come cristiani”, ha detto il pontefice parlando poi della missione: “andare in missione vuol dire testimonianza della propria fede; senza testimonianza non farai nulla. Andare in missione – e sono bravi i missionari! – non significa fare strutture grandi, cose … e fermarsi così. No: le strutture devono essere testimonianze. Tu puoi fare una struttura ospedaliera, educativa di grande perfezione, di grande sviluppo, ma se una struttura è senza testimonianza cristiana, il tuo lavoro lì non sarà un lavoro di testimone, un lavoro di vera predicazione di Gesù: sarà una società di beneficenza, molto buona – molto buona! – ma niente di più”. Per questo serve pregare: “pregare perché il Padre attiri la gente verso Gesù. Testimonianza e preghiera, vanno insieme. Senza testimonianza e preghiera non si può fare predicazione apostolica, non si può fare annuncio. Farai una bella predica morale, farai tante cose buone, tutte buone. Ma il Padre non avrà la possibilità di attirare la gente a Gesù. E questo è il centro: questo è il centro del nostro apostolato, che il Padre possa attirare la gente a Gesù. La nostra testimonianza apre le porte alla gente e la nostra preghiera apre le porte al cuore del Padre perché attiri la gente. Testimonianza e preghiera. E questo non è soltanto per le missioni, è anche per il nostro lavoro come cristiani”. Andare in missione – ha spiegato il papa – “non è fare proselitismo”: “chiediamo al Signore la grazia di vivere il nostro lavoro con testimonianza e con preghiera, perché Lui, il Padre, possa attirare la gente verso Gesù”.

Migrantes Vercelli: le iniziative al tempo della pandemia

29 Aprile 2020 - Vercelli – In questo tempo si osserva come i più colpiti sono le fasce più deboli, quelle che già nella normalità, vivono con difficoltà la quotidiana esistenza. Spesso ci troviamo di fronte delle povertà che nemmeno conosciamo e che sono nascoste e che emergono solo per disperazione. La loro emarginazione, li spinge ad accentuare la loro sensazione di solitudine che domina queste persone/famiglie, come se subissero una dequalificazione della loro umanità: oltre le loro difficoltà quotidiane si aggiunge la privazione dei pur minimi mezzi di sostegno e anche una accentuata emarginazione sociale. Queste persone non hanno bisogno solo di aiuti economici ma di una presenza vicina e costante per quanto possibile, che si concretizzi in una rivalutazione della loro umanità. Nel pratico, come Migrantes di Vercelli, abbiamo cercato di aiutare per quanto possibile insieme alle altre realtà presenti sul territorio Caritas, Emporio solidale in particolare, dando seguito alle ospitalità iniziate prima dell’emergenza COVID - 19, che erano rivolte a persone straniere con protezione internazionale, per rinnovo permessi. La situazione peraltro si è ulteriormente complicata con la chiusura dell’Ufficio Immigrazione e delle Commissioni Territoriali. Infatti, queste persone sono rimaste solo con un foglio di carta che attesta l’avvenuta richiesta di rinnovo, ma che non consente loro di poter disporre di un contratto di lavoro, di un affitto di casa etc. etc.. Attualmente sono presenti due stranieri presso i nostri locali di Larizzate borgo di Vercelli; a entrambi oltre all’alloggio garantiamo un sostegno economico e un aiuto anche attraverso l’Emporio solidale. Poche settimane prima dell’emergenza COVID – 19, abbiamo aperto un’accoglienza femminile in un appartamento. All’interno trovano ospitalità due ragazze: una con un permesso di soggiorno in attesa di esito di richiesta di protezione internazionale, l’altra è una ragazza già in possesso di un asilo politico. Entrambe erano impegnate in uno stage lavorativo, finanziato dall’Associazione Sant’Eusebio, (associazione collegata all’ufficio Pastorale Migrantes di Vercelli), sospeso e in attesa di essere riavviato. Anche a loro stiamo garantendo un sostegno economico in attesa che riescano a percepire almeno uno parte del loro meritato salario. Quello che ci ha colpito però in maniera particolare è che in questi giorni siamo stati raggiunti da una serie di richieste di aiuto sia da parte di singoli che di famiglie: tutti hanno in comune la sospensione delle attività lavorative e quindi la venuta meno di un reddito. Si tratta di stranieri singoli e/o famiglie e di famiglie italiane del mondo circense. Per gli stranieri siamo venuti incontro alle singole richieste con buoni acquisto prepagati di supermercati e segnalandoli sempre all’Emporio solidale di Vercelli. Per le famiglie straniere si è intervenuto, in concorso con altri soggetti presenti sul territorio, mettendo a disposizione una somma di denaro al fine di poter garantire una pur minima condizione di vivibilità. Per quanto riguarda la famiglia circense, questo sostegno è stato realizzato in collaborazione con il Comune e con la Caritas locale, garantendo un rifornimento di generi alimentari. Per altro l’occasione ci ha permesso di venire a conoscenza della presenza nello stesso paese, di altre due famiglie circensi, non appena le condizioni di mobilità saranno ristabilite dalle autorità, procederemo a contattarle e ad andare a trovare tutte e tre le famiglie. Contemporaneamente a questa attività, abbiamo dato il via al progetto APRI della C.E.I., realizzato dalla Fondazione Migrantes per il territorio di Vercelli. Sono state già inserite all’interno di tale progetto le due ragazze ospiti mentre a breve sarà inserito un ragazzo della Costa d’Avorio che sarà ospitato a Larizzate. Nell’ambito di questo progetto abbiamo affiancato anche due famiglie tutor e due tutor singoli, con i quali durante questo periodo abbiamo realizzato video conferenze insieme alle ragazze. Inoltre stiamo coinvolgendo anche le rispettive comunità parrocchiali ed entrambi i parroci sono stati già opportunamente contattati. Inoltre si è cercato di rimanere il più vicino possibile alle persone e famiglie, mantenendo un pur minimo contatto con strumenti di videocomunicazione e nel possibile con visite a domicilio. In tutta questa attività sono state coinvolte anche sia le famiglie tutor e anche in nostri volontari che sostengono le nostre attività.   Per il futuro si proseguirà, quando possibile e nei modi realizzabili, a lavorare nell’ambito delle comunità parrocchiali che si sono rese disponibili per il progetto APRI e di presentarlo anche ad altre comunità parrocchiali. Il tutto al fine di sviluppare una rete di accoglienza e una pastorale dell’immigrazione. Appena sarà possibile, riaprirà il Centro Informazioni dell’Ufficio per la Pastorale Migrantes, rappresentando che in tutto questo periodo, come per altre realtà, ha continuato sempre a funzionare con contatti telefonici e tramite e-mail . (Paolo Solidani – Ufficio Migrantes Vercelli)

Tre bisacce per il cammino

29 Aprile 2020 - Roma - La compagnia dei due discepoli di Emmaus, conosciuti domenica nel racconto evangelico di Luca, continua a sostenere lo scorrere di questa settimana. La dimensione dell’incontro, che nasce dall’ascolto di una narrazione viva di quanto accaduto, apre a una comunicazione creativa ed efficace. I risultati si rintracciano anche nelle storie di sofferenza e di risurrezione di questi giorni. Tutto intrecciato dal filo della speranza. Ed è proprio la dimensione dell’incontro a sostenere e, in alcuni casi, a rilanciare diverse iniziative che dal territorio arrivano al centro e da qui tornano al territorio in un rapporto di grande reciprocità comunicativa. Proprio come ad Emmaus. Tra le varie proposte, ce ne sono tre in particolare in cui l’Ufficio Comunicazioni Sociali della Cei è direttamente coinvolto. La prima riguarda il percorso offerto insieme ad altri Uffici Cei - catechistico, pastorale della famiglia e pastorale giovanile - per la “Chiesa domestica in cammino con il Risorto” (info: https://chiciseparera.chiesacattolica.it/). La seconda è il sostegno della Commissione nazionale valutazione film al portale www.posso.it, piattaforma dove ognuno mette a disposizione il proprio tempo e la propria esperienza. La terza rimanda al Festival della comunicazione che quest’anno si tiene, dal 4 al 24 maggio, nella diocesi di Molfetta e che, con impegno e progettualità, è stato completamente ripensato per le difficoltà del momento presente. Tre bisacce con cui affrontare la strada di questi giorni! Buon cammino! (Vincenzo Corrado)

Preghiera per l’Italia stasera alle 21 da Copertino

29 Aprile 2020 -

Roma - Siamo giunti alla settima tappa del "pellegrinaggio mariano" proposto dal Rosario per l’Italia, promosso da Avvenire,Tv2000, InBluradio, Sir e Federazione dei settimanali cattolici (Fisc) e Corallo, d’intesa con la Segreteria generale della Cei.

Questa sera alle 21 il Rosario, trasmesso da Tv2000 e da In-Bluradio, sarà recitato dal Santuario di Santa Maria della Grottella a Copertino, in provincia di Lecce e diocesi di Nardò-Gallipoli. E sarà proprio il vescovo della diocesi pugliese, mons. Fernando Filograna a guidare la preghiera mariana. Questo pellegrinaggio ha avuto avvio il 19 marzo dalla chiesa romana di San Giuseppe al Trionfale. Successivamente il Rosario per l’Italia ha toccato Santa Maria delle Grazie a Brescia, il Policlinico Gemelli di Roma, la Santa Casa di Loreto, la Madonna del Rosario di Pompei e la Madonna di San Luca a Bologna.

Papa Francesco alla Fai Cisl: “regolarizzare migranti auspicabile

29 Aprile 2020 -

Città del Vaticano - “È certamente condivisibile la necessità di venire incontro a quanti, privati di dignità, avvertono in modo più acuto le conseguenze di un’integrazione non realizzata, venendo ora maggiormente esposti ai pericoli della pandemia. È dunque auspicabile che le loro situazioni escano dal sommerso e vengano regolarizzate, affinché siano riconosciuti ad ogni lavoratore diritti e doveri, sia contrastata l’illegalità e siano prevenute la piaga del caporalato e l’insorgere di conflitti tra persone disagiate”.

È un passaggio della risposta recapitata al segretario generale della Fai Cisl, Onofrio Rota, da parte della Segreteria di Stato a nome del Sommo Pontefice. Il sindacato agroalimentare aveva infatti scritto nei giorni scorsi a Papa Francesco chiedendo conforto e incoraggiamento per i lavoratori della filiera agroalimentare e per sottoporre il tema della regolarizzazione dei braccianti irregolari come priorità. “Il cibo sulle nostre tavole ha sempre continuato ad arrivare, e in parte è proprio per via del lavoro di queste persone; oggi questa contraddizione rischia di esplodere in tutta la sua enorme portata, soprattutto davanti all’emergenza sanitaria, che rischia di creare nuove guerre tra poveri e rappresenta una minaccia reale per tutti, ancora di più per i braccianti stranieri”, afferma la lettera del sindacato al Papa:  “Bisogna avere il coraggio di decidere sul tema della regolarizzazione, che da tempo stiamo promuovendo per far emergere il lavoro nero, per riconoscere diritti e doveri ai tanti immigrati lasciati ai margini della società. Il tema è stato scansato per tanto tempo, ora le conseguenze emergono in tutta la loro gravità a causa del Coronavirus, tra rischio pandemia, nuove opportunità per i caporali, mancanza di manodopera”. “A nome del Sommo Pontefice – si legge  nella risposta al sindacato, firmata dal Sostituto della Segreteria di Stato Edgar Peña Parra – mi pregio di riferirle la Sua vicinanza ai tanti lavoratori che, nell’ambito della filiera agroalimentare, si stanno notevolmente impegnando, tra non pochi rischi e difficoltà, per provvedere i necessari generi alimentari alla comunità. Il Papa li ricorda nella preghiera, mentre porta nel cuore la dolorosa situazione dei braccianti provenienti da vari Paesi, che si vedono relegati ai margini della società e patiscono condizioni di sfruttamento inaccettabili”.

Papa Francesco prega per l’Europa

29 Aprile 2020 - Città del Vaticano – Papa Francesco prega per l’unità dell’Europa nel giorno in cui la Chiesa celebra la Festa di santa Caterina da Siena, patrona dell’Europa. “Oggi è Santa Caterina da Siena, Dottore della Chiesa, Patrona d’Europa. Preghiamo per l’Europa, per l’unità dell’Europa, per l’unità dell’Unione Europea: perché tutti insieme possiamo andare avanti come fratelli”, ha detto introducendo la celebrazione a Casa Santa Marta questa mattina. Commentando le letture del giorno il pontefice, nell’omelia, si è soffermato sul peccato sottolineando che chi dice di essere senza peccato, inganna se stesso, ma se confessa il suo peccato, Dio lo perdona e lo purifica da ogni iniquità. Da qui la richiesta di riconoscersi peccatori ma in modo concreto e non in forma astratta. Per il papa è “importante che noi, dentro di noi, diamo nomi ai peccati nostri. La concretezza. Perché se manteniamo nell’aria, finiremo nelle tenebre. Siamo come i piccoli, che dicono quello che sentono, quello che pensano: ancora non hanno imparato l’arte di dire le cose un po’ incartate perché si capiscano ma non si dicano. Questa è un’arte dei grandi, che tante volte non ci fa bene”. Se confessiamo i nostri peccati, Il Signore – ha detto papa Francesco - è “fedele e giusto tanto da perdonarci: ci perdona quando noi siamo concreti. È tanto semplice la vita spirituale, tanto semplice; ma noi la facciamo complicata con queste sfumature, e alla fine non arriviamo mai …Chiediamo al Signore - ha concluso - la grazia della semplicità e che Lui ci dia questa grazia che dà ai semplici, ai bambini, ai ragazzi che dicono quello che sentono, che non nascondono quello che sentono. Anche se è una cosa sbagliata, ma lo dicono. Anche con Lui, dire le cose: la trasparenza. E non vivere una vita che non è una cosa né l’altra. La grazia della libertà per dire queste cose e anche la grazia di conoscere bene chi siamo noi davanti a Dio”.

R.Iaria

 

Eurostat: cala del 20% numero di minori non accompagnati richiedenti asilo nell’Ue

28 Aprile 2020 - Roma - Pur restando molto elevato, è calato del 20% il numero di minori non accompagnati richiedenti asilo nell’Ue: secondo i dati di Eurostat, l’ufficio di statistica dell’Unione europea, diffusi oggi, nel 2019 sono stati 13.800 gli under 18 soli a chiedere protezione in un Paese Ue, il 7% di tutti i richiedenti asilo. Nel 2018 erano stati 16.800, mentre l’apice di domande si era registrato nel 2015 con 92mila richieste. L’85% dei minori non accompagnati erano maschi; 9.200 i giovani tra 16 e 17 anni, 3.100 tra i 14 e i 15 anni, 1.500 con meno di 14 anni (l’11%). Per quanto riguarda le provenienze, i principali Paesi da cui sono arrivati minorenni soli sono l’Afghanistan (30%), Siria e Pakistan (entrambi 10%), Somalia, Guinea e Iraq (5% ciascuno). Il numero più elevato di minori non accompagnati a chiedere asilo ha presentato la domanda in Grecia (3.300 minori non accompagnati, il 24% di tutti quelli registrati negli Stati Ue), in Germania (2.700, il 19%), Belgio (1.200, il 9%) e Paesi Bassi (1.000, l’8%). In Italia è calato dell’83% il numero di richieste di asilo da parte di minori non accompagnati.