Primo Piano

Viminale: da inizio anno sbarcate 29.656 migranti sulle coste italiane

5 Novembre 2020 - Roma - Sono 29.656 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei quasi 29.700 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 12.049 sono di nazionalità tunisina (41%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.590, 12%), Algeria (1.339, 5%), Pakistan (1.282, 4%),Costa d’Avorio (1.278, 4%), Egitto (993, 3%), Sudan (890, 3%), Marocco (801, 3%), Afghanistan (794, 3%), Iran (653, 2%) a cui si aggiungono 5.987 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.​  

I medici stranieri dimenticati dall’Italia, persino nell’emergenza

5 Novembre 2020 - Milano - Sono 75.500 i professionisti della sanità – medici, infermieri, operatori sociosanitari, tecnici di laboratorio – che vivono in Italia con un passaporto straniero. Secondo Amsi, l’Associazione dei medici stranieri in Italia che ha diffuso questi dati, lavorano soprattutto in strutture private come cooperative o Rsa, con contratti a termine o di semplice collaborazione nei servizi di base come le guardie mediche, i pronto soccorso o gli ambulatori dei distretti sanitari. Tra di loro ci sono precari senza prospettive e con stipendi inadeguati. E tra i “camici bianchi” c’è anche chi sopravvive facendo sostituzioni di pochi mesi l’anno. L’esperienza e la bravura non contano, serve la carta d’identità firmata da un sindaco. I mesi scorsi hanno visto il nostro Paese diventare teatro di missione, durante il picco della pandemia, per il personale sanitario proveniente dall’estero, da Paesi come Cuba e l’Albania, segno della solidarietà internazionale che ha abbracciato anche il nostro Paese. Ma si è trattato di volontari, chiamati a raccolta in una fase eccezionale. Nell’esercito degli “stranieri” che opera nel sistema sanitario italiano ci sono 22mila laureati in medicina (38mila, invece, gli infermieri), molti dei quali specializzati, che potrebbero entrare anche in pianta stabile nei reparti degli ospedali e nelle strutture sanitarie pubbliche contribuendo così a colmare le carenze di organico – in Italia, lo ricordiamo, mancano 56mila dottori – ma non possono partecipare ai concorsi perché non risultano cittadini italiani. In effetti, nel 2013 la legge che impediva agli stranieri di essere assunti dallo Stato è stata abolita ma il requisito dell’italianità d’anagrafe è rimasto per i ruoli da dirigente, come vengono considerati, appunto, i medici del settore pubblico. E sebbene il Dpcm “Cura Italia” abbia derogato a questo impedimento autorizzando le Regioni, secondo una direttiva europea, ad assumere in via temporanea per tutto il periodo dell’emergenza Covid anche i dottori con laurea acquisita all’estero, di fatto questo non sta avvenendo, perché per la maggior parte, i bandi di concorso o degli “avvisi” non sono stati adeguati alla nuova normativa. Non si riconoscono cioè titoli di studio e qualifiche professionali che non siano state conseguite entro i confini della Penisola. Il sistema sanitario nazionale viene così privato di risorse preziose nella lotta contro la pandemia. Ma c’è, comunque, chi la battaglia la porta avanti lo stesso, rischiando ogni giorno di contrarre il virus per rispettare il giuramento di Ippocrate, nella speranza che qualcosa cambi. Kamel Khuri è un israeliano nato a Betlemme e laureato in medicina a Pavia. Ha 50 anni, una moglie e una figlia dodicenne. Abita a Mede, piccolo borgo della Lomellina, ma tutti i giorni deve recarsi a Vigevano, dove fa servizio nell’infermeria della casa di reclusione, o deve presentarsi nei Pronto soccorso dei sette ospedali dell’Azienda sociosanitaria pavese. “Ho un doppio lavoro ma sono un precario dal 2003, mi sposto tra Casorate Primo, Mortara, Stradella, Varzi, Voghera e negli altri centri del territorio – racconta – a seconda di dove mi mandano, ho un contratto che viene rinnovato dalla Asst anno dopo anno ma ogni volta, alla mia età, devo sostenere un esame davanti a una commissione: ormai sanno tutto di me, anche il numero di scarpe che porto, non capisco perché non c’è la possibilità di stabilizzare il mio rapporto di lavoro”. All’inizio il dottor Khuri faceva la guardia medica ad Alessandria, poi, dopo quattro anni, ha fatto dei corsi di medicina d’emergenza e ha trovato lavoro nel carcere vigevanese: “Curo insieme ad altri colleghi tra i 70 e i 75 detenuti, più gli agenti penitenziari quando c’è bisogno”. Diverso è il caso di Rahamin Remi Koronel, 67 anni, residente a Milano dove dal 1998 fa il medico di base con specializzazione in ginecologia. Ha lo studio in via Gorizia, di fronte alla Darsena del Naviglio Grande. Koronel arrivò in Italia da Istanbul nel 1957 con i genitori e il fratello, esuli per scelta. Aveva 3 anni quando atterrò con la famiglia a Linate e da allora non ha mai lasciato il nostro Paese, che è diventato anche il suo. È cittadino italiano a tutti gli effetti. Laureato a Milano, presa la specializzazione ha cominciato a lavorare all’Istituto nazionale dei tumori, precario per una decina d’anni. “Poi, visto che non riuscivo ad entrare con un contratto definitivo, sono venuto via e ho deciso di fare la libera professione”. I sacrifici all’inizio non sono mancati, non c’erano gli agganci giusti per accedere nel settore pubblico, e forse neanche il cognome lo ha aiutato. Però poi, una volta aperto lo studio, ha fatto presto a guadagnarsi la fiducia dei pazienti. Perché un bravo medico si vede sul campo. “Deve essere valutato per le capacità e la voglia di fare – dice – e non per altre ragioni...”. Oggi il dottor Koranel ha 1.250 assistiti e sta per andare in pensione. Adesso però c’è l’epidemia di Covid–19, “è un momento di fuoco, anche se la vera trincea la fanno i colleghi dei pronto soccorso”. Vista l’età, dovrebbe lasciare, ma deve seguire i suoi pazienti, non può abbandonarli, si fidano di lui e sarebbe come tradirli. Camice, stetoscopio, mascherina e orari massacranti in ambulatorio. “Anche se devo dire che da quando è scoppiata la pandemia vengono qui molto meno, più che altro telefonano o mandano un WhatsApp... ‘dottore, ho una brutta tosse’, ‘dottore ho la febbre...’, ma come faccio a curarli se non li vedo? Fare il medico è soprattutto un rapporto umano, e io, come gli altri miei colleghi italiani, mi sono ridotto a fare il prescrittore... c’è troppa burocrazia nella nostra professione, in Italia”. (Fulvio Fulvi – Avvenire) ​  

Cantiere aperto

5 Novembre 2020 - Roma - Condividere, collaborare, informare, raccontare, ascoltare, accompagnare. Sono tante e diverse le sfumature dei tasselli che compongono il grande puzzle della comunicazione. Nel percorso di formazione per i nuovi direttori diocesani, che si concluderà lunedì 9 novembre, le varie tessere testimoniano un impegno concreto che supera la frammentarietà e cerca di fare sintesi. Con uno stile adeguato, con la sollecitudine del cuore, con i giusti tempi del silenzio, con la ricchezza e la profondità della parola. A ben guardare è il percorso aperto dal nostro Direttorio: “La comunicazione è luogo dove apprendere i criteri della comunione e della condivisione, che sono sempre il frutto di un ascolto attento e rispettoso e di un’adesione alla verità sull’uomo e sul suo destino”. (Vincenzo Corrado)

Un podcast sugli Esteri: parte “Voci dalla Farnesina”

5 Novembre 2020 -

Roma - Raccontare, attraverso le voci di chi lavora al Ministero degli Esteri e nella rete di ambasciate, consolati e Istituti di cultura, l’operato della Farnesina in Italia e nel mondo: politica estera, cooperazione allo sviluppo, assistenza ai connazionali in difficoltà, emissione di visti e molto altro. È l’obiettivo con cui parte “Voci dalla Farnesina”, canale podcast realizzato in collaborazione con l’agenzia Ansa. Si è cominciato ieri con la “puntata zero”: un dialogo tra il Segretario generale degli Esteri, Elisabetta Belloni, e il Direttore dell’Ansa, Luigi Contu. Saranno invece pubblicati con frequenza quotidiana nella rubrica “Farnesina per le imprese” delle pillole interamente dedicate a presentare idee e opportunità destinate nello specifico ad aziende a sostegno del percorso d’internazionalizzazione.

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Bergoglio loda la Piccola Casa di Gela

5 Novembre 2020 -

Milano – “Un faro di luce e di speranza nel buio della sofferenza e della rassegnazione, un apprezzato segno di condivisione della Chiesa con i disagi e le fatiche del proprio popolo”. Così il Papa definisce la Piccola Casa della Misericordia di Gela in una lettera scritta al sacerdote della diocesi di Piazza Armerina don Pasqualino Di Dio. Don Di Dio dopo l’incontro casuale con il Papa durante la sua prima Messa pubblica celebrata a Sant’Anna in Vaticano, il 17 marzo 2013, era stato ricevuto in udienza. Al Pontefice aveva raccontato la realtà sociale della Sicilia sudorientale e il dramma degli sbarchi dei migranti. Il Papa lo aveva esortato a dar vita a una casa che fosse segno della misericordia di Dio, come poi è avvenuto, sotto l’egida del vescovo, mons. Rosario Gisana. Oggi la Casa, grazie al contributo di numerosi volontari, offre diversi e preziosi ai più poveri, come un poliambulatorio medico, un dormitorio e un centro d’ascolto.

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Media Cei: questa sera Rosario dal santuario di Bonaria con Mons. Baturi

4 Novembre 2020 -   Roma - ‘Prega con noi’: Tv2000 e InBlu Radio invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi, questa sera, mercoledì 4 novembre, alle 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 (canale 28 e 157 Sky), InBlu Radio, e su Facebook. La preghiera sarà trasmessa dal Santuario di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari, con Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari.  

CEI: rinviata “a data da destinarsi” l’assemblea dei vescovi

4 Novembre 2020 - Roma – E’ stata rinviata, a data da destinarsi, l’assemblea generale della CEI prevista a Roma dal 16 al 23 novembre. Lo ha deciso il Consiglio permanente della CEI riunitosi ieri, in videoconferenza “promuovendo altre forme di consultazione e di collegialità da vivere con le Conferenze Episcopali Regionali e il Consiglio Episcopale Permanente”. Nell’incontro di ieri – informa oggi il comunicato finale dei lavori, presieduti  dal Vice Presidente Mons. Mario Meini – svoltosi in “un clima di fraterna condivisione” la “vicinanza, l’affetto e la preghiera dei vescovi” per il Cardinale Gualtierio Bassetti, positivo al Covid 19 e ricoverato a Perugia in terapia intensiva. “Un pensiero” anche per Mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, membro del Consiglio Episcopale Permanente, anch’egli ammalato, asintomatico, che ha preso parte alla riunione. Principale obiettivo dell’incontro è stato proprio un confronto sull’Assemblea generale, “un momento importante per la vita della Chiesa in Italia, già rimandato nello scorso maggio e teso ad avviare un processo di essenzializzazione: partendo dall’ascolto di questo tempo segnato dalla prova, riscoprire il primato dell’evangelizzazione e le forme della testimonianza cristiana”. “La delicata situazione sanitaria del Paese, le tante domande che molti uomini e molte donne si stanno ponendo, gli effetti economici e sociali dell’attuale crisi sanitaria, la nascita di nuove forme di povertà, ma anche la vicinanza ai sofferenti, ai medici e agli operatori sanitari, la prossimità delle diocesi alle varie difficoltà, un’interpretazione evangelica di questo periodo, un’attenzione alla famiglia riscoperta nella sua dimensione di Chiesa domestica” sono stati alcuni dei temi affrontati dai vescovi che “muovendo da un’analisi attenta dell’incidenza pandemica nei vari territori”, hanno cercato di leggere questo tempo “inedito” con un approccio teologico e pastorale”. È emersa la necessità di avviare una riflessione ampia su quanto e come l’emergenza da Covid-19 “inciderà sul Paese e sulla Chiesa. Con convinzione, è stato evidenziato ‘il valore testimoniale’ dei gesti con cui le diocesi si stanno facendo vicine ai bisogni materiali e spirituali della gente”, sottolinea il comunicato. In modo particolare delle famiglie, spesso “costrette a rimanere separate a causa dei provvedimenti che i diversi Paesi stanno mettendo in atto per contenere il virus. Quello che si sta delineando è dunque il volto bello e creativo di una comunità ecclesiale che nella pandemia è riferimento per molti”. Durante l’Assemblea si sarebbe dovuto provvedere all’elezione di due Vice-Presidenti (per il Nord e per il Centro), nonché dei Presidenti delle Commissioni Episcopali. Data la situazione del tutto particolare, il Consiglio Permanente ha stabilito che i due Vice-Presidenti e i Presidenti di Commissione restino in carica sinché non sarà possibile svolgere le elezioni secondo quanto previsto dallo Statuto della CEI. In “un’ottica di fede”, hanno concordato i Vescovi, quanto viene sperimentato quotidianamente non può “non stimolare” a trovare “soluzioni nuove”, secondo quella “creatività dell’amore” di cui ha parlato spesso Papa Francesco. “È tempo di viver- si legge nel comunicato -  e l’amore verso il prossimo, promuovendo modalità di condivisione e di cura pastorale, che pongano al centro le persone con i loro bisogni. L’annuncio forte e credibile” della “buona notizia” del Cristo Risorto è “più che mai urgente e necessario. L’invito è a intensificare l’intimità con il Signore nelle forme che la vita consente e suggerisce: nella meditazione della Parola di Dio, nella preghiera personale e in famiglia, nell’offerta del proprio lavoro essenziale per il mantenimento dell’intera società, nella disponibilità ai servizi di volontariato per alleviare i pesi soprattutto dei più deboli”. ​Raffaele Iaria        

Viminale: da inizio anno sbarcate 29.444 persone migranti

4 Novembre 2020 -

Roma - Sono 29.444 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei quasi 29.500 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 12.031 sono di nazionalità tunisina (41%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.494, 12%), Algeria (1.339, 5%), Pakistan (1.282, 4%),Costa d’Avorio (1.234, 4%), Egitto (986, 3%), Sudan (887, 3%), Afghanistan (794, 3%), Marocco (763, 3%), Iran (653, 2%) a cui si aggiungono 5.999 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Papa Francesco: preghiera e ricordo per le vittime inermi del terrorismo

4 Novembre 2020 - Città del Vaticano - "In questi giorni di preghiera per i defunti, abbiamo ricordato e ricordiamo ancora le vittime inermi del terrorismo, il cui inasprimento di crudeltà si sta diffondendo in Europa. Penso, in particolare, al grave attentato dei giorni scorsi a Nizza in un luogo di culto e a quello dell’altro ieri nelle strade di Vienna, che hanno provocato sgomento e riprovazione nella popolazione e in quanti hanno a cuore la pace e il dialogo". Lo ha detto questa mattina Papa Francesco al termine dell'Udienza generale dalla Biblioteca apostolica in Vaticano senza fedeli. Il Pontefice affida alla "misericordia di Dio le persone tragicamente scomparse" ed esprime la "mia spirituale vicinanza ai loro familiari e a tutti coloro che soffrono a causa di questi deprecabili eventi, che cercano di compromettere con la violenza e l’odio la collaborazione fraterna tra le religioni". (Raffaele Iaria)

Annecy: i balconi silenziosi

4 Novembre 2020 -

Annecy - Questa sera alle 20 sarò sul balcone ad applaudire, come a primavera, ai medici, agli infermieri, a tutti coloro che lavorano in ospedale per dimostrare loro la solidarietà della gente comune”, questo mi ha detto la mia vicina quando ci siamo incontrate in giardino, a debita distanza e con la mascherina. Lei portava fuori il suo cane, io andavo a fare una passeggiata, rigorosamente per solo un’ora e entro il raggio di 1 km. dalla mia abitazione, come prevede il nuovo regolamento COVID, qui in Francia.

A sera ho aperto il balcone e ascoltato: nessuno sui balconi, nonostante la temperatura fosse gradevole solo io e la mia vicina abbiamo applaudito ci ha fatto eco il rumore di una motocicletta che passava sulla strada e l’abbaiare di un cane solitario. Silenzio radio. Che tristezza.

La maggior parte delle persone è arrabbiata o demoralizzata. Non esiste più la solidarietà di questa primavera.

A marzo e aprile si vedeva una luce in fondo al tunnel. Avevamo la speranza di “uscirne” senza troppi danni, ci si sentiva solidali contro le avversità, vedevamo avvicinarsi l’estate e con essa le vacanze, gli “apericena”, le nuotate al mare, le passeggiate sulle montagne.

Ora non più.

Alle ore 20, al tempo della seconda ondata di pandemia, i balconi sono silenziosi, qua e là qualche zucca illuminata da una candela.. E’ Halloween.

Ma non è la stessa cosa.

Vorrei gridare: non perdiamo la speranza, non perdiamo la solidarietà, non nascondiamo i sorrisi dietro le maschere, non è ancora il tempo di abbandonarci e di richiuderci in casa, in noi stessi.

Passerà. Anche questa volta ci rialzeremo. E sarà più bello se il nostro cuore sarà ancora pieno d’amore gli uni per gli altri. (Gabriella Rasi)

 

MCI Germania: novità a Würzburg e Aschaffenburg

4 Novembre 2020 - Aschaffenburg - L’iniziatore della presenza in Germania della Comunità Francescana di Betania, fra Alberto Onofri, lunedì 21 settembre è rientrato in Italia. Aveva iniziato nel 2009 con altri fratelli e sorelle alla guida della Missione Cattolica Italiana di Würzburg, passando poi nel 2013 nell’ex-convento dei cappuccini di Aschaffenburg. Per alcuni anni era stato anche membro del Consiglio di Delegazione, compito che poi ha preferito lasciare per nuovi incarichi nell’Istituto, spiega il coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, p. Tobia Bassanelli. Il suo nuovo impegno pastorale è a Verona, come cappellano del carcere, una attività che aveva svolto già precedentemente. Gli succede come superiore della Comunità di Aschaffenburg fra Nicola, da sei anni in Germania e suo vicario, con la passione del giardinaggio. “C’è un forte elemento di continuità per tutti i progetti portati avanti insieme – dice nell’intervista a Paola Colombo pubblicata sul sito della Delegazione - ovviamente in tutto questo ci metto poi la mia sensibilità, creatività e personalità. Penso che la sfida più bella ma anche la più faticosa sarà quella di creare tutte le dinamiche che favoriscono un clima di comunione perché il nostro compito primario è quello di essere una famiglia e attraverso questa famiglia annunciare il Vangelo”. Il carisma della Comunità è l’accoglienza e la preghiera, come si può leggere sul sito di presentazione https://www.fgbaschaffenburg.de/wir-uber-uns/. Tutta la Comunità lavora anche per le due Missioni di Würzburg e Aschaffenburg.

Giovani: anche gli italiani pellegrini a Santiago per il Pej 2021

4 Novembre 2020 - Roma - Nell’agosto del 2021 la Spagna, con il sostegno del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa offrirà a tutto il Continente l’esperienza del pellegrinaggio dei giovani europei a Santiago (Pej21), nell’anno giubilare che si aprirà la notte del prossimo 31 dicembre nel Santuario compostelano. I giorni dal 4 all’8 agosto 2021 saranno dedicati ai giovani europei che vivranno momenti di incontro, preghiera e festa nella città di Santiago. Il Servizio nazionale per la pastorale giovanile della CEI sta elaborando una proposta di partecipazione in modo da rendere significativa la presenza dei giovani italiani a Santiago. Il pellegrinaggio alla tomba di San Giacomo è un segno antico dal profondo valore educativo e di fede, per questo anche le diocesi che non potranno prendervi parte potrebbero proporre dei propri percorso di cammino e pellegrinaggio.

In Sicilia altra notte di sbarchi

4 Novembre 2020 - Milano - Un corpo senza vita recuperato in mare: un migrante come tanti che non ce l’ha fatta e di cui si sono perse le tracce due settimane fa, con almeno tre allarmi di altrettante imbarcazioni in pericolo e di cui non si è saputo più nulla. È stata una motovedetta della Guardia Costiera a recuperarlo nel tratto di mare tra Lampedusa e Linosa. Il corpo, verosimilmente in mare da lungo tempo, era stato individuato da un traghetto di linea in transito nell’area. E sempre da laggiù in queste ore è di nuovo allarme: oltre 350 persone in pericolo a bordo di 5 barche in attesa di soccorsi. A segnalarle è Alarm Phone. "Una barca con 80 persone, altre due con 87 e 65 con cui abbiamo perso il contatto, una quarta barca con 67 persone che ha perso l’orientamento e una quinta con 65 che sono alla deriva. Intervenire subito". Intanto non si fermano gli sbarchi a Lampedusa. Il ritmo degli arrivi è quello dei mesi estivi, di luglio e agosto. E così anche ieri, col mare calmo, fra la notte e la mattina, sono approdati in 727 a bordo di tre- dici imbarcazioni di cui le ultime quattro, che hanno portato 267 migranti, sono arrivate a distanza di pochi minuti. Nelle 24 ore precedenti ne erano sbarcati circa 900. Le operazioni di soccorso, fra il molo Madonnina e il molo Favarolo, sono state coordinate dalle motovedette di Guardia Costiera e Guardia di finanza. Solo un gruppo di 82 subsahariani è approdato direttamente a Cala Madonnina. Al momento sono 1.263 i migranti presenti all’hotspot. La prefettura ha varato un piano di trasferimenti che prevede il trasferimento di circa 500 migranti sulla nave quarantena Allegra. La prima imbarcazione è arrivata a molo Madonnina poco prima della mezzanotte. A soccorrerla, a due miglia e mezzo da Lampedusa , una motovedetta della Capitaneria di porto. A bordo c’erano 78 persone di varie nazionalità. Un’ora dopo è arrivato un barchino con 15 tunisini. Prima delle 2,30, una motovedetta della Guardia di finanza aveva intercettato a 4 miglia dalla costa un natante con a bordo 14 tunisini fra cui un minorenne. Alle 4 sono giunte altre 64 persone (cittadini tunisini) che erano a bordo di un’imbarcazione alla deriva e pochi minuti dopo altri sei loro connazionali tunisini che erano stati trasbordati dai soccorritori. All’alba, una motovedetta della Guardia di finanza ha sbarcato a molo Favarolo 94 migranti di diversa nazionalità. Erano stato soccorsi a 3 miglia a Sud di Lampedusa mentre si trovavano su un’imbarcazione di circa 10 metri che è stata sequestrata. E non si fermano le partenze dall’altra parte del Mediterraneo. Un totale di 575 migranti sono stati salvati al largo della costa occidentale della Libia nel Mar Mediterraneo in una settimana, fa sapere l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom). «La guardia costiera libica ha salvato 443 migranti tra il 27 ottobre e il 2 novembre e martedì mattina, altri 132 migranti sono stati intercettati nel Mediterraneo e riportati alla base navale di Tripoli", si legge in un comunicato. L’organizzazione non ha specificato il luogo esatto del naufragio o la nazionalità dei migranti salvati. L’Italia punta nel frattempo a intensificare la collaborazione con la Tunisia per fermare il traffico di essere umani. Il 41% delle persone sbarcate sulle nostre coste da inizio anno proviene infatti dalla Tunisia. Nel corso del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, il giorno dopo gli attentati di Vienna, il Viminale sottolinea che "per quanto concerne i controlli imposti da imprescindibili esigenze di sicurezza nazionale sui migranti irregolari che sbarcano in Italia, il Comitato ha valutato gli aspetti tecnici di un piano operativo, da concordare tra il governo italiano e quello tunisino, per l’intensificazione della collaborazione finalizzata al contrasto delle organizzazioni di trafficanti di esseri umani e dell’immigrazione irregolare". (Daniela Fassini - Avvenire)  

Viminale: da inizio anno sbarcate in Italia 28.756 migranti

3 Novembre 2020 -

Roma - Sono 28.756 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei quasi 28.800 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 11.919 sono di nazionalità tunisina (41%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.391, 12%), Algeria (1.319, 5%), Pakistan (1.275, 5%),Costa d’Avorio (1.234, 4%), Egitto (918, 3%), Sudan (884, 3%), Afghanistan (794, 3%), Marocco (719, 3%), Iran (653, 2%) a cui si aggiungono 5.650 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

CEI: “condanniamo fermamente la cultura dell’odio”

3 Novembre 2020 - Roma - Nizza, Lione e Vienna: in questi giorni "si è tornati a rivivere il dramma della ferocia e della crudeltà di chi cerca di minare alle fondamenta la nostra appartenenza e la nostra fede". Lo ha detto questa mattina il Vice Presidente della CEI Mons. Mario Meini aprendo i lavori  della sessione straordinaria del Consiglio Permanente della CEI. "Una recrudescenza di brutalità - ha detto il presule - che serpeggia anche all’interno del resto d’Europa e che non possiamo ignorare: né come comunità cattolica, né come cittadini di una democrazia". Mons. Meini, a nome dei vescovi italiani esprime "dolore e vicinanza alle vittime degli attentati, alle loro famiglie, ai Pastori, ai fedeli, ai popoli francese e austriaco. Condanniamo fermamente la cultura dell’odio e del fondamentalismo che usa l’alibi religioso per corrodere con la violenza il tessuto della società, anche attraverso l’anticristianesimo e l’antisemitismo. Siamo certi che l’odio di pochi non disperderà il tesoro prezioso di collaborazione fraterna, costituito da una grande maggioranza di persone di diverse religioni. Come testimoniato dai tanti fratelli islamici, provati da quanto avvenuto in Francia e in Austria". (R:I)  

Mons. Meini, un “pensiero” al card. Bassetti

3 Novembre 2020 - Roma – “E’ un momento di dolore per tanti! In questi mesi ho avuto modo di condividere la fatica e la stanchezza di un tempo inedito che sta interessando l’umanità intera. Eppure e nonostante tutto, continua a operare la bellezza del Mistero che si fa dono”. E’ il Vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Mario Meini a leggere il messaggio del cardinale Gualtiero Bassetti in apertura dell’incontro del Consiglio Episcopale Permanente che si è aperto questa mattina. Il porporato è attualmente ricoverato per Covid all’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. "Anche quando tutto sembra finito, c’è uno spiraglio di luce che continua a indicare il cammino", ha scritto il card. Bassetti: “C’è una voce che interpella e si propone come via per evitare solitudine e disperazione. Stiamo vivendo un cammino sconosciuto per alcune generazioni: è occasione per sentirci ed essere fratelli e sorelle riconciliati nel Dio della vita". Nell’aprire i lavori Mons. Meini ha sottolineato che la pandemia “sta correndo veloce e con i suoi tentacoli pare stringere in una morsa soffocante, ancora una volta, la nostra quotidianità. Anche le nostre Chiese, inserite nel tessuto sociale dei territori, fanno i conti con questa difficile realtà”.  Dopo aver rivolto un saluto particolare al card. Bassetti ed aver ringraziato papa Francesco per la nomina di sei cardinali  italiani, il Vicepresidente  della CEI ha parlato della situazione che stiamo vivendo del Paese: “mai come in questo momento di dolore, paura e preoccupazione che attanagliano in modo allarmante il nostro Paese, sarebbe prezioso e confortante potersi incontrare di persona per ascoltarci e per sostenerci. Lo facciamo diversamente, con questa sessione straordinaria. Ci consola la consapevolezza che, anche se fisicamente distanti, non siamo per questo lontani: ci uniscono quella comunione fraterna e quella corresponsabilità nel servizio in cui, come vescovi, siamo impegnati a crescere ogni giorno. Del resto, stiamo verificando come in tutto il territorio nazionale inizino nuovamente a diradarsi quelle occasioni d’incontro - sul lavoro, a scuola, in parrocchia, nel vicinato - che, in condizioni normali, scandirebbero le giornate di ciascuno. Anche le attività educative e pastorali nelle nostre comunità, in via precauzionale, stanno prendendo nuove forme: emerge un forte e apprezzabile senso di responsabilità per la salute di tutti. Le relazioni interpersonali e comunitarie sono preziose, ma altrettanto importante, persino vitale, si rivela in questa fase la massima prudenza nei contatti e nelle occasioni pubbliche di riunione”. La realtà di questo tempo “s’impone con tutta la sua forza e ci troviamo di nuovo a confrontarci con una situazione che sta travolgendo i nostri piani e che c’impone una valutazione ulteriore delle circostanze e del contesto nel suo sviluppo”. Mons. Meini ha quindi citato un recente Rapporto Caritas sulla povertà che rileva gli effetti economici e sociali dell’attuale crisi sanitaria legata alla pandemia da Covid-19. Si profila – ha detto -  “una grave recessione economica, terreno fertile per la nascita di nuove forme di povertà” e “oggi come mai nel recente passato, siamo chiamati a entrare in contatto con le ferite profonde dell’umanità del nostro tempo. Siamo certi che le parrocchie, le associazioni e i movimenti, seguendo l’esempio del Buon Samaritano, sapranno farsi carico delle sofferenze con cura, dolcezza e umiltà. La passione e lo zelo di testimoniare il Vangelo non vengono mai meno”. Raffaele Iaria    

Alarm Phone: oltre 200 persone in pericolo in mare

3 Novembre 2020 - Milano - Circa 900 persone arrivate a Lampedusa e oltre 200 in pericolo in acque Sar maltesi nelle ultime ore. “Tre barche in pericolo: due con a bordo 65 migranti ciascuna e la terza con 85 persone. Stanno imbarcando acqua e chiedono aiuto. Abbiamo allertato le autorità e ci aspettiamo il lancio di un’operazione di soccorso”, scrive Alarm Phone, il servizio di assistenza telefonica, su Twitter. Sono dati allarmanti quelli che arrivano dal mare. A Lampedusa non si registravano così tanti arrivi da mesi: gli ultimi tre, ieri mattina, hanno portato sull’isola 200 persone. Nella notte tra domenica e lunedì, invece, si sono registrati 12 sbarchi per circa 670 migranti. Le operazioni di soccorso sono state coordinate dalle motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza. Tre imbarcazioni sono riuscite ad arrivare direttamente sulla terraferma e i migranti sono stati bloccati dai carabinieri. Tutti sono stati portati all’hotspot dove sono stati sottoposti a tampone anti-Covid. Intanto non si fermano le partenze dal Nord Africa. Quattro migranti tunisini a bordo di un gommone in difficoltà sono stati soccorsi ieri pomeriggio da un’unità della Marina militare di Tunisi. “I quattro, di età compresa tra i 21 e i 27 anni – spiega il ministero della Difesa di Tunisi – hanno dichiarato di essere salpati ieri dal Golfo di Tunisi nel tentativo di raggiungere illegalmente l’Italia”. Le autorità tunisine hanno inoltre tratto in arresto sessantacinque persone all’interno dei porti di Tunisi nell’intento di imbarcarsi di nascosto su navi commerciali dirette verso Paesi europei. E ancora, “più di 370 migranti sono stati intercettati e rimpatriati a Tripoli, in Libia, oggi (ieri, ndr). Un totale di sei barche che trasportavano uomini, donne e bambini ha tentato di attraversare il mar Mediterraneo nelle ultime 24 ore. Tutti sono stati portati in detenzione arbitraria” scrive una portavoce dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni in Libia, su Twitter. Almeno 480 persone, infine, sono morte o disperse in seguito a naufragi avvenuti al largo delle coste del Senegal, nell’ultima settimana, informa l’Ong Alarm Phone, che segnala il crescente utilizzo della cosiddetta 'rotta atlantica', quel tratto di mare che dal Senegal spinge i migranti a intraprendere viaggi rischiosi per raggiungere le Isole Canarie, territorio spagnolo e dunque europeo. Secondo l’Oim, in totale nel 2020 le Isole Canarie hanno accolto 11.000 migranti, a fronte dei 2.557 dello stesso periodo del 2019. (D.Fas.)  

Il virus uccide la speranza dei migranti: “Uno su due non si è messo in viaggio”

3 Novembre 2020 - Milano - Può sembrare scontato, ma c’è un mondo che si va fermando sotto il peso del Covid-19. Un mondo in movimento, carico di speranze, prospettive e necessità condivise che è ora dimezzato. Ogni anno sono le persone che decidono di migrare per lavoro, forniti di visti e permessi regolarmente rilasciati, sono milioni. Per alcuni si tratta di una “prima volta”, per altri invece è di un’esperienza ripetuta: 5,2 milioni complessivamente quelli che nel 2020 hanno avuto accesso – in modo regolamentato o contingentato – nei 37 Paesi dell’area Ocse (Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica), vale a dire la maggior parte di quelli ad economia avanzata. Dall’inizio di quest’anno però, a livello globale, per quasi il 50 per cento dei migranti, le porte si sono chiuse, e le conseguenze diventano sempre più evidenti nella confusa casistica di situazioni nuove o che la pandemia sta ovunque maggiormente evidenziando. Un crollo, quello della migrazione regolamentata, che è il peggiore dal 1961, anno in cui a Parigi nasceva l’Ocse, con l’Italia tra i fondatori e l’impegno teso a propiziare lo sviluppo economico e il commercio mondiale. Il tema è stato affrontato nel rapporto presentato pochi giorni fa dall’Ocse che presenta un quadro problematico, sia per i migranti, sia per la nazioni – di partenza o riceventi – che in modo crescente anche su di essi avevano puntato per il proprio sviluppo in termini economici ma anche sociali. “Lo scorso decennio aveva visto progressi incoraggianti riguardo le politiche migratorie e l’integrazione, come pure nella cooperazione internazionale nella gestione delle migrazioni. Oggi vediamo il rischio che il progresso nei risultati di migrazione e in integrazione possano essere cancellati dalla pandemia e dalle sue conseguenze economiche”, ha segnalato il direttore generale dell’Organizzazione, Angel Gurria. Le regole imposte per contenere il dilagare della pandemia e il ridimensionamento produttivo e occupazionale hanno avuto un impatto sulle migrazioni i cui risultati sono ancora in divenire e si percepiranno pienamente il prossimo anno. Tuttavia i dati a disposizione evidenziano come la migrazione regolare si sia quasi dimezzata (-46 per cento) nella prima metà del 2020 rispetto al 2019. Non in modo uniforme, come non uniforme è stato l’impatto del nuovo coronavirus e la reazione alla sua diffusione, con un ruolo giocato da molti fattori: la preparazione ad affrontare situazioni di emergenza, l’atteggiamento culturale verso la malattia, la disponibilità di risorse umane locali (in parte liberate dalla crisi di interi settori produttivi o commerciali), la densità di presenze straniere in condizioni normali, la provenienza degli immigrati da aree con elevato numero di contagi o basso livello di prevenzione e contrasto. Questo può spiegare come ad avere limitato in modo più drastico l’immigrazione per lavoro siano stati Paesi, come la Corea del Sud o il Giappone, dove la mancata emissione di nuovi visti e la cancellazione di quelli già concessi ha toccato rispettivamente il meno 64 e meno 75 per cento. Va ricordato che le due realtà estremo orientali sono tra quelle che – tra le nazioni più sviluppate (e meno colpite dalla pandemia) – meno dipendono abitualmente dal contributo di stranieri per le loro esigenze produttive, commerciali, di servizio, socio-assistenziali. Non così altrove. Per fare un esempio, di origine straniera (soprattutto di nuova immigrazione) sono il 40 per cento degli addetti nell’industria dell’ospitalità in Austria, Finlandia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Svizzera e Svezia. Con un paradosso da registrare. L’area Ocse già impiegava prima della crisi il 24 per cento dei medici e il 16 per cento degli infermieri di provenienza straniera e lo stop a nuovi arrivi rischia di acutizzare la mancanza di personale specializzato nel settore medico-sanitario. (Stefano Vecchia – Avvenire)    

Media Cei: domani il Rosario da Cagliari

3 Novembre 2020 - Roma - Prosegue l’iniziativa denominata “Prega con noi”, promossa da Tv2000 e InBlu Radio, che in un comunicato rinnovano l’invito a “fedeli, famiglie e comunità religiose a ritrovarsi, domani alle 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 (canale 28 del digitale terrestre), InBlu Radio e su Facebook”. La preghiera questa settimana sarà trasmessa dal Santuario di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari e sarà presieduta dall’arcivescovo di Cagliari, Mons. Giuseppe Baturi.​  

Un matrimonio fecondo

3 Novembre 2020 - Il matrimonio tuttavia non è stato istituito soltanto per la procreazione; il carattere stesso di alleanza indissolubile tra persone e il bene dei figli esigono che anche il mutuo amore dei coniugi abbia le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità. E perciò anche se la prole, molto spesso tanto vivamente desiderata, non c’è, il matrimonio perdura come comunità e comunione di tutta la vita e conserva il suo valore e la sua indissolubilità. (Gaudium et Spes, n. 50, 7 dicembre 1965) Un intero paragrafo dedicato alla fecondità nel matrimonio ci porta al cuore della relazione coniugale, ovvero alla sua facoltà di generare la vita. Le parole che il documento conciliare utilizza sono particolarmente significative: “il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole”, Dio ha voluto comunicare all’uomo “una speciale partecipazione nella sua opera creatrice” (GS 50). Il dono della fertilità è incommensurabile e rende gli sposi “cooperatori dell’amore di Dio”, un ruolo altissimo che dona a tutti i genitori una gioia indicibile, ma li pone anche di fronte alla responsabilità di aumentare il numero dei figli di Dio. Lette in quest’ottica la paternità e la maternità non possono essere vissute come una prerogativa frutto solo di una volontà umana, ma rientrano in un progetto provvidenziale molto più grande, che allontana dal pericolo dell’egoismo e del possesso che pure insidiano costantemente la relazione con i figli. Spetta, quindi, a marito e moglie formarsi un “retto giudizio” rispetto al numero di figli che doneranno al mondo, un discernimento personale, affidato alla loro coscienza, a sua volta ispirata, però, dal magistero della Chiesa. Si tratta dei presupposti di quella paternità e maternità responsabili che vedono in questi testi i primi fondamenti e che troveranno ampliamento nel magistero di Paolo VI (in particolare nella enciclica Humanae Vitae che sarà emanata da qui a qualche anno) e poi in quello di Giovanni Paolo II. Al termine di questo numero 50 sul dono della vita, i padri conciliari decidono, però, di aggiungere un paragrafo di grande importanza. In esso viene precisato che il matrimonio non è istituito soltanto per la procreazione. È un concetto nuovo e non scontato, che rinnova la dottrina morale su questo argomento. Il matrimonio conserva il suo valore e la sua indissolubilità anche se non arrivano i magari tanto desiderati figli. L’amore dei coniugi ha le sue manifestazioni, si sviluppa e arriva a maturità anche qualora non sia fertile dal punto di vista biologico. Si tratta di un grande spazio di libertà che si apre per tutte quelle coppie che scoprono di non poter avere figli. Uno spazio di libertà che amplifica l’amore fra gli sposi e inizia a contemplare la dimensione unitiva e procreativa così come da adesso in avanti saranno espresse nel magistero. Lo scopo dell’amore coniugale non è solo la procreazione, ma ha un valore in sé nel mutuo scambio fra i coniugi. Questa verità, che vale per ogni atto sessuale di tutti gli sposi, è ancora più cogente per coloro che hanno scoperto di non poter generare la vita. Ad essi è affidato il compito speciale di testimoniare che l’amore nuziale ha una sua fecondità propria, che va oltre la possibilità di procreare. Molte coppie cristiane che vivono la croce dell’infertilità sperimentano giorno per giorno che il loro amore genera altri frutti, che non sono i figli naturali. Basti pensare a tutti i percorsi di adozione e di affido che vedono coinvolti genitori esemplari per capacità di ascolto e di educazione, ma a ciò si aggiungono tantissime dimensioni di servizio che generano rapporti di figliolanza o fraternità spirituale in cui la coppia dona i frutti maturi del suo stesso amore inserendosi nel circuito più grande dell’amore di Dio per il mondo. (Giovanni M. Capetta)