Primo Piano

Attentato in Congo: la vicinanza e la preghiera dei cittadini del Paese africano

1 Marzo 2021 -
Roma - Tante le voci per manifestare il cordoglio e la vicinanza della comunità congolese cattolica in Italia alle famiglie dell’Ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci. I congolesi che vivono in Italia alla terribile notizia si sono sentiti tutti parte di quel dolore perché considerano l’Italia la loro seconda Patria per le manifestazioni di solidarietà che a diverso titolo hanno ricevuto. Da Nord a Sud, ovunque si sono riuniti per partecipare ad un momento di preghiera, segno del loro affetto.
In Sicilia, nella cattedrale di Monreale si è celebrata una messa in suffragio delle vittime presieduta dall’arcivescovo Michele Pennisi. La comunità congolese di Roma, guidata da don  Sylvestre Adesengie, si è ritrovata per una messa nella chiesa dedicata alla Natività del Nostro Signore Gesù Cristo degli Agonizzanti. Nell’omelia il parroco ha ricordato che l’Italia e il Congo sono “due Paesi accomunati dallo stesso dolore” e che questo massacro deve far riflettere il mondo intero. Don Denis Malonda, parroco della parrocchia di S. Maria Goretti a Villalba di
Guidonia e direttore Migrantes della diocesi di Tivoli, addolorato per la notizia ha detto “il prezzo di queste vite possa portare a una radice di totale orientamento per un po’ di pace e giustizia a questo popolo”. La comunità congolese di Arezzo si è riunita in una messa presieduta dall’arcivescovo Riccardo Fontana. In una nota diffusa dalla diocesi si legge “Ciascuno
di loro, nelle rispettive funzioni, ha praticato la virtù cristiana della carità e il coraggio di chi non si cura del pericolo per aiutare gli altri, espressioni più alte del valore della persona umana”. Padre Edmond Kasong, parroco di San Giorgio Bagnile, diocesi di Cesena-Sarsina, ha ricordato ricorda che la zona dell’agguato è la più sfruttata dalle multinazionali e la gente fugge per non morire. (NDB)

Il deserto e i suoi volti

1 Marzo 2021 - Loreto - La pandemia ci aiuta a riscoprire la ricchezza simbolica di un tema,  che è dimensione essenziale della vita spirituale : il deserto. Il popolo di Dio, dopo l’esodo e prima di entrare nella terra promessa, fa la sua dura esperienza dei quarant’anni di traversata del deserto, con le sue privazioni e minacce. È per lui una rude scuola, dove impara a dipendere dal solo aiuto della provvidenza di Dio. La sua fede è messa alla prova. Saprà che l’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Il deserto, luogo nel quale si mette alla prova la fedeltà. Per il profeta Elia, il deserto è rifugio lontano dai nemici, ma anche occasione del fiducioso abbandono alla volontà di Dio, che si prende cura del suo servitore. Il deserto, luogo dove la fede diventa adulta. Il precursore del Signore, Giovanni il Battista, si ritira nel deserto, predicando la penitenza e la conversione. È lì che la gente viene a lui, come per percorrere un cammino simile al suo. Il deserto, luogo di penitenza e conversione. I vangeli ci permettono di capire quale grande importanza abbia avuto il deserto nella vita di Gesù. Dopo quaranta giorni, che ricordano la traversata del deserto del popolo, Gesù è tentato dal diavolo nella grande povertà del deserto. È l’occasione per il Signore di manifestare la sua totale unione alla volontà del Padre, respingendo le letture sbagliate della Scrittura proposte dall’avversario. Ma prima di tutto, vediamo che Gesù dopo giornate intere passate a predicare e a guarire i malati, si ritirava da parte, nel deserto, di preferenza nella notte, per lunghi colloqui con suo Padre. Il deserto, luogo di preghiera e di intimità con Dio. L’evocazione di questi esempi ci aiuta a meditare sul posto del deserto nella nostra vita spirituale. Gesù ha ricordato lo Shemà Israel, «Ascolta, Israele». La Parola di Dio ci comunica mediante la fede la vita divina. Deve essere meditata e assimilata nella nostra memoria, ispirare il nostro cuore e la nostra azione. Il deserto, nel rumore invadente e nella tentazione di fuga nell’esteriorità, significa l’interiorità riservata al Signore, lo spazio di silenzio, dove la Parola di Dio diventa mia vita. Il deserto, luogo dell’ascolto. La nudità del deserto, nel quale l’individuo si trova senza difesa, aiuta a prendere coscienza della verticalità della mia relazione con Dio. Lui è Dio, io sono la sua creatura.  Pensiamo alle lunghissime ore di adorazione del beato Charles de Foucauld davanti al Santissimo. Il deserto, luogo dell’adorazione. Nella grande solitudine e povertà del deserto non ha senso chiudere la porta. Il deserto, luogo dell’accoglienza, dell’ospitalità, del cuore universale.  Ed è questa, in fondo, la missione di ogni deserto. Specialmente in tempo di pandemia. (p. Renato Zilio - Migrantes Marche)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 5.033 persone migranti sulle coste italiane

1 Marzo 2021 - Roma - Sono 5.033 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 710 sono di nazionalità tunisina (14%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (470, 9%), Bangladesh (364, 7%), Guinea (305, 6%), Eritrea (239, 5%), Algeria (229, 5%), Egitto (200, 4%), Sudan (194, 4%), Mali (155, 3%), Marocco (131, 3%) a cui si aggiungono 2.036 persone (40%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è aggiornato alle 8 di questa mattina ed è stato pubblicato sul sito del Ministero degli Interni.  

Mons. Fontana: “la testimonianza cristiana ha sempre accompagnato l’attività diplomatica di Attanasio”

1 Marzo 2021 -

Arezzo - “Confidiamo che la morte del capomissione italiano porti con sé un sempre maggior coinvolgimento del nostro Governo, insieme all’Unione europea, per non ignorare le sofferenze dell’Africa”. Lo ha detto l’arcivescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, mons. Riccardo Fontana, nell’omelia della messa, celebrata ieri in cattedrale, in suffragio dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e del loro compagno di viaggio, l’autista Mustapha Milambo, morti nella Repubblica democratica del Congo, mentre assicuravano aiuti alimentari, in una missione Onu, a quanti in Africa sono provati dalla carestia.

Alla Messa erano presenti i sacerdoti di origine africana che prestano servizio in diocesi e varie Autorità locali e, compatibilmente con le ristrettezze numeriche dovute al contenimento dell’emergenza sanitaria, anche alcuni rappresentanti della comunità congolese in Arezzo. Il vescovo, nella sua omelia, ha riferito che “questa Assemblea straordinaria è stata convocata dai cristiani nostri amici venuti da varie nazioni in terra africana, ormai pienamente inseriti nella Chiesa aretina. Sono molto addolorati per quanto è avvenuto nei giorni scorsi”. La loro richiesta al vescovo è stata quella di “pregare insieme per le vittime del vile attentato, ma anche di dire ad alta voce con loro il significato simbolico di quanto è avvenuto”. “L’Italia, attraverso la sua Rappresentanza diplomatica, si è fatta garante che gli aiuti destinati a chi sta morendo di fame arrivassero a destinazione – ha aggiunto il presule –. Questo fatto ha un oggettivo valore umanitario, che va perfino oltre l’eroismo di chi lo ha messo in atto. Di per sé è una testimonianza di come davvero l’Italia voglia farsi carico dei problemi gravi del continente accanto al nostro e delle sofferenze di quelle popolazioni. La collaborazione internazionale può cambiare attitudine e trovare i modi giusti per favorire finalmente lo sviluppo e il benessere di quei popoli, ben capaci di guidare, essi stessi, la loro storia”.

E ancora: “Il sacrificio dell’Ambasciatore, che ha affrontato con consapevolezza professionale il rischio, testimonia il suo patrimonio di valori che, in quanto persona, rappresentano tutti i cattolici italiani e, per il ruolo istituzionale che ha ricoperto, la nostra intera Repubblica”. Infine, il ricordo della “testimonianza cristiana che ha sempre accompagnato l’attività diplomatica di Attanasio, come rammentato a più riprese dalle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto, presenti nella Repubblica democratica del Congo”. Prima dell’inizio della messa è stata ascoltata la testimonianza di Chiara Castellani, medico e missionaria laica, sull’ambasciatore Luca Attanasio e sul suo spiccato e cristiano senso di servizio.

CEI: la Presidenza stanzia 500mila euro per la popolazione del Tigray

1 Marzo 2021 - Roma - La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha deciso lo stanziamento di 500mila euro dai fondi otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, a favore delle popolazioni del Tigray, in Etiopia. Dal novembre scorso, la zona del Tigray è al centro di uno scontro militare e politico che sta ulteriormente aggravando le già precarie condizioni dell’area, provata dalla malnutrizione e da importanti problemi sanitari. Sono milioni le persone che necessitano di assistenza umanitaria. Il conflitto infatti ha provocato 1,3 milioni di sfollati interni e circa 60.000 profughi fuggiti principalmente in Sudan, oltre che danni significativi alle infrastrutture. I saccheggi, sempre più frequenti, stanno mettendo a repentaglio l’erogazione dei servizi sociali essenziali. Un numero imprecisato di centri sanitari è stato vandalizzato e gli operatori non retribuiti hanno lasciato i loro posti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che solo il 22% delle strutture sanitarie sia funzionante. La Chiesa cattolica etiope, con la Caritas nazionale, ha subito attivato una rete di coordinamento per monitorare la crisi e garantire una risposta umanitaria adeguata, coinvolgendo gli Uffici diocesani, i membri internazionali della rete Caritas già presenti sul territorio e altre realtà tra cui Medici con l’Africa Cuamm. Lo stanziamento della Presidenza CEI è destinato a garantire cibo e acqua, beni di prima necessità, kit sanitari e scolastici e a supportare le strutture sanitarie della regione sia con interventi di ristrutturazione che di fornitura di farmaci, dispositivi medici e materiali.  

Comece: videomessaggio per la domenica come “giorno di riposo settimanale comune” nell’UE

1 Marzo 2021 - Bruxelles - In vista della Giornata europea della domenica senza lavoro (3 marzo 2021), la European Sunday Alliance – di cui la Comece fa parte – ha lanciato una campagna video che intende sottolineare l’importanza della domenica come “giorno di riposo settimanale comune” nell’Unione europea. Alix de Wasseige, consigliere politico per gli affari sociali ed economici e le politiche giovanili della Commissione degli episcopati dell’Unione europea, in un video (https://youtu.be/ymsxnkQXfOE) afferma: “Con la pandemia Covid-19 molte persone stanno soffrendo per povertà e solitudine. Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno ora più che mai di fraternità, di prenderci cura l’uno dell’altro perché siamo tutti membri della stessa famiglia umana. È per questo che la Comece è impegnata a promuovere la domenica come giorno di riposo settimanale comune nell’Ue. Un giorno che dia tempo alle famiglie e alla vita spirituale, un giorno per vivere in amicizia comunitaria e fraternità”. L’Alleanza nei prossimi giorni dovrebbe rilasciare una dichiarazione congiunta per sostenere una proposta legislativa della Commissione europea per una direttiva sul diritto alla disconnessione dal lavoro.  

Saliamo sul monte

1 Marzo 2021 - Città del Vaticano - La seconda domenica di Quaresima, che si è celebrata ieri, ci propone due monti di Dio: il Moira e il Tabor, tradizionalmente indicato come il monte della trasfigurazione di Gesù. Antico e Nuovo Testamento che narrano una storia fatta di ascolto, obbedienza. Nel primo, la tradizione vuole che sia il luogo del Tempio di Gerusalemme, troviamo il padre Abramo che, per fedeltà al Signore, compie un viaggio di tre giorni per raggiungere il luogo dove offrire in olocausto il figlio Isacco, il figlio unigenito, amato. L’amore paterno, la cui fede è messa alla prova; e l’amore del figlio che si fida ciecamente del padre e obbedisce. L’altro monte, il Tabor, è il luogo dove il Padre mostra il figlio “l’amato”, colui che sarà l’agnello da sacrificare, il Salvatore. È un parallelo che non può sfuggirci: Abramo è il padre dell’Antico testamento che obbedisce a Dio; Gesù si mostra a Pietro, Giovanni e Giacomo nella sua gloria, Mosè e Elia che conversano con lui. Avvolti dalla nube, i discepoli ascoltano le parole del Padre: “questi è il figlio mio, l’amato”. In tutte le religioni i monti sono i luoghi del dialogo privilegiato con Dio. Sul monte Moira Dio si rivela a Abramo come potenza; sul Sinai, Dio si rivela a Mosè come legge. Sul monte Hira Maometto riceve la scrittura, Dio si rivela come parola. Sul Calvario Dio si rivela, nel figlio, nella sua umanità: è il Dio della croce, dell’amore, del perdono. La Quaresima è, dunque, un ritrovare la specificità del cristiano, una originalità rispetto alle cose del mondo, che richiama il silenzio del deserto, il luogo della prova e dell’ascolto della parola. È anche il tempo della preghiera, perché “pregare non è mai evadere dalle fatiche della vita; la luce della fede non serve per una bella emozione spirituale”, né ad evadere dalla realtà, perché la missione del cristiano è “essere piccole lampade di Vangelo”. Parole che Papa Francesco pronuncia prima della recita dell’Angelus, in una piazza san Pietro dove sono presenti un migliaio di persone. Preghiera, ma anche un digiuno molto particolare, è il “consiglio” di Francesco, “che non vi darà fame: digiunare dai pettegolezzi e dalle maldicenze. È un modo speciale. In questa Quaresima non sparlerò degli altri, non farò chiacchiere... E questo possiamo farlo tutti, tutti. È un bel digiuno”. Domenica nella quale Marco narra la trasfigurazione di Gesù davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni. Un evento che avviene dopo le parole del Signore con l’annuncio di quanto sarebbe accaduto a Gerusalemme nella Pasqua. “Possiamo immaginare – dice Francesco – cosa dev’essere successo allora nel cuore dei suoi amici più intimi: l’immagine di un Messia forte e trionfante viene messa in crisi, i loro sogni vengono infranti, e li assale l’angoscia al pensiero che il Maestro in cui avevano creduto sarebbe stato ucciso come il peggiore dei malfattori”. Sul monte Gesù si trasfigura, le sue vesti diventano “splendenti, bianchissime”, leggiamo in Marco, “anticipano la sua immagine da risorto – afferma il Papa – offrono a quegli uomini impauriti la luce della speranza per attraversare le tenebre: la morte non sarà la fine di tutto, perché si aprirà alla gloria della risurrezione”. Quella luce è “invito a ricordarci, specialmente quando attraversiamo una prova difficile, che il Signore è Risorto e non permette al buio di avere l’ultima parola. A volte capita di attraversare momenti di oscurità nella vita personale, familiare o sociale, e di temere che non ci sia una via d’uscita. Ci sentiamo spauriti di fronte ai grandi enigmi come la malattia, il dolore innocente o il mistero della morte. Nello stesso cammino di fede, spesso inciampiamo incontrando lo scandalo della croce e le esigenze del Vangelo, che ci chiede di spendere la vita nel servizio e di perderla nell’amore, invece di conservarla per noi stessi e difenderla”. C’è bisogno di una luce che “illumini in profondità il mistero della vita e ci aiuti ad andare oltre i nostri schemi e i criteri di questo mondo”. Anche noi siamo chiamati a salire sul monte, dice il Papa, perché “è bello per noi essere qui”, ma non deve diventare “una pigrizia spirituale. Non possiamo restare sul monte e godere da soli la beatitudine di questo incontro”. Gesù ci chiede di scendere a valle, tra i nostri fratelli e nella vita quotidiana. “Salire sul monte non è dimenticare la realtà”. (Fabio Zavattaro - Sir)  

«Verso un “noi” sempre più grande»: questo il tema della prossima GMMR

27 Febbraio 2021 - Città del Vaticano - «Verso un “noi” sempre più grande». Questo il titolo scelto da Papa Francesco per la 107ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 26 settembre 2021. Questo "noi" universale -  sottolinea oggi la sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale nel bollettino della Sala stampa della Santa Sede - «deve diventare realtà innanzitutto all’interno della Chiesa, la quale è chiamata a fare comunione nella diversità». Il Papa, nella scelta del titolo, ispirandosi al suo appello a far sì che «alla fine non ci siano più “gli altri”, ma solo un “noi», come scrive nell'Enciclica  "Fratelli tutti". E questo “noi” universale «deve diventare realtà innanzitutto all’interno della Chiesa, la quale è chiamata a fare comunione nella diversità», si legge nella nota. Il messaggio, suddiviso in sei sottotemi, riserverà un’attenzione particolare alla cura della famiglia comune, la quale, assieme alla cura della casa comune, ha come obiettivo quel “noi” che «può e deve diventare sempre più ampio e accogliente». Per favorire un’adeguata preparazione alla celebrazione di questa giornata, anche quest’anno la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha allestito una campagna di comunicazione attraverso la quale verranno elaborati i sei sottotemi proposti dal Messaggio. A cadenza mensile, saranno proposti sussidi multimediali, materiale informativo e riflessioni di teologi ed esperti che aiuteranno ad approfondire tema e sottotemi scelti dal papa. In Italia la regione ecclesiastica scelta dalla Commissione Cei per le Migrazioni, per le iniziative della giornata è quella delle Marche. Raffaele Iaria

Viminale: da inizio anno sbarcate 4.536 persone migranti sulle coste italiane

26 Febbraio 2021 - Roma - Sono 4.536 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 560 sono di nazionalità tunisina (12%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (470, 10%), Bangladesh (364, 8%), Guinea (305, 7%), Eritrea (239, 5%), Egitto (200, 5%), Sudan (194, 4%), Algeria (177, 4%), Mali (155, 3%), Marocco (131, 3%) a cui si aggiungono 1.741 persone (38%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.  

Comunità congolese di Palermo: preghiera e vicinanza per le vittime in Congo

26 Febbraio 2021 -

Palermo - Dopo il drammatico agguato teso all’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo Luca Attanasio – vittima insieme al Carabiniere di scorta Vittorio Jacovacci e all’autista congolese Mustapha Milambo - una rappresentanza della  comunità congolese che vive a Palermo, insieme a don Pietro Magro, direttore dell’Ufficio per il Dialogo ecumenico e interreligioso della diocesi di Palermo,  ha fatto visita al Comando Legione Carabinieri Sicilia per esprimere un messaggio di cordoglio. Con loro anche padre Celestino del Boccone del Povero e Didi Nzuanzu Nguya, rappresentante della comunità congolese palermitana: «La comunità della Repubblica Democratica del Congo che vive a Palermo esprime profondo dolore per il vile attentato all’ambasciatore italiano Luca Attanasio, al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista congolese  Mustapha Milambo, barbaramente uccisi in un agguato terroristico in una regione da anni teatro di violenti scontri tra decine di milizie che si contendono il controllo del territorio e delle sue risorse naturali. Oggi è una giornata molto triste e di grande dolore per l’Italia, nostra seconda patria, e anche per il nostro Paese, il Congo. La comunità del Congo è qui per rappresentare la sentita vicinanza e solidarietà sia agli Italiani che all’Arma dei Carabinieri. Nel condannare fermamente questi atti di violenza, desideriamo far pervenire alle famiglie delle vittime, la nostra solidarietà e fraterna preghiera.  Vogliamo, altresì, chiedere, a tutta l’Europa, una maggiore presenza di sola attività sociale ed umanitaria nei confronti del Congo e dell’Africa». I rappresentanti della comunità congolese sono stati accolti dal Comandante della Legione Carabinieri “Sicilia”, Generale di Brigata Rosario Castello e dal Colonnello Giampaolo Zanchi, Comandante del 12° Reggimento Carabinieri “Sicilia”.

Congolesi a Roma: domenica celebrazione eucaristica per ricordare l’ambasciatore e il carabiniere e pregare per la pace in Congo

26 Febbraio 2021 -

Roma - «Di fronte a questa tragedia che ha causato la morte del nostro caro Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e di Mustafa Milambo, autista congolese, la comunità congolese a Roma è rimasta profondamente sconvolta e addolorata». Lo dice a http://www.migrantesonline.it don Sylvestre Adesengie, Cappellano della Comunità cattolica Congolese di Roma, dopo la tragedia dei giorni scorsi. «Per l'ennesima volta, la comunità congolese piange delle morti innocenti e piange tanti congolesi - aggiunge il sacerdote  - uccisi nel paese senza motivo e si chiede il perché di questa violenza.  La nostra comunità, costituita da famiglie, lavoratori, studenti, religiosi e religiose, preti, che considera l’Italia come suo secondo Paese, prega per la pace nel mondo e in modo speciale per il Congo tanto martoriato».  E domenica nella chiesa della Natività del Nostro Signore Gesù Cristo a Roma, alle ore 11, una celebrazione eucaristica per ricordare in modo particolare «il nostro caro ambasciatore Luca e Vittorio uccisi in Congo». Per questa celebrazione la comunità cattolica congolese in Italia ha invitato le autorità comunali di Roma e i  due ambasciatori a Roma.  «La comunità congolese - dice don Sylvestre - presenta le sue sentite condoglianze alle famiglie dell’Ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Iacovacci, alle istituzione italiane e all’intero Paese Italia  e condanna questo gesto vile, barbarico e crudele, chiedendo chiarezza e verità su  ciò  che è accaduto». (R. Iaria)

Assisi: domani intenzione di preghiera per i profughi

26 Febbraio 2021 - Assisi – E’ rivolta ai profughi l’intenzione di preghiera per la pace che si svolgerà domani, 27 febbraio nella diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino. L’appuntamento, voluto dal vescovo, mons.  Domenico Sorrentino, e portato avanti dalla Commissione diocesana per lo “Spirito di Assisi” si ripete con cadenza mensile in ricordo dello storico incontro per la pace del 1986, voluto da San Giovanni Paolo II. Nel suo messaggio il vescovo invita a rivolgersi «all’unico Dio pensando ai profughi che fuggono da guerre, violenze e miseria e non ricevono adeguata accoglienza e riconoscimento. Il pensiero va ai fratelli e alle sorelle che sono costretti al freddo e a sofferenze immani nelle montagne dei Balcani e che talvolta sono persino respinti con la violenza». Con loro verranno ricordati quanti sono sottoposti alla «stessa sorte» nella frontiera tra Messico e Stati Uniti, in quella tra Myanmar e Bangladesh o Thailandia e moltissimi altri. «Che Dio converta i cuori di coloro che nella comunità internazionale hanno il potere di trasformare il rifiuto in accoglienza e rispetto», aggiunge mons. Sorrentino. Come di consueto non è previsto un momento comune, ma ognuno è invitato a pregare per questa intenzione nell’arco della giornata di domani (R.I.)  

Diocesi di Arezzo-Cortona-San Sepolcro: domenica una preghiera in ricordo delle vittime in Congo

26 Febbraio 2021 - Arezzo - La comunità congolese di Arezzo invita a pregare per l’Ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci, e il loro compagno di viaggio, l’autista Mustapha Milambo, che «un vile attentato ha fatto perire nella Repubblica Democratica del Congo, mentre assicuravano aiuti alimentari, in una missione ONU, a quanti in Africa sono provati dalla carestia». Ciascuno di loro - si legge in una nota della diocesi di Arezzo-Cortona-San Sepolcro - nelle rispettive funzioni, ha praticato «la virtù cristiana della carità e il coraggio di chi non si cura del pericolo per aiutare gli altri, espressioni più alte del valore della persona umana». Domenica 28 febbraio, alle ore 18,00, nella Chiesa Cattedrale di Arezzo una preghiera con i cristiani che «vogliono affidare al Signore questi degni della nostra Nazione italiana». La diocesi esprime «profondo cordoglio alle rispettive famiglie assicurando ad ognuna tutta la nostra vicinanza spirituale», conclude la nota.

Lo spirito di famiglia

26 Febbraio 2021 - Loreto - Forse l’avrete pensato anche voi. A volte esaltiamo la famiglia, definendola importante cellula della società. Dimenticando, spesso, l’abitante di questa dimensione. Come per una conchiglia è quella realtà che l’ha costruita e la tiene in vita. Altrimenti, da conchiglia si trasforma in un fossile. E questa realtà si chiama «spirito di famiglia». Nello spazio ristretto dell’ambito familiare, è il suo «genius loci», la sua originalità. É, infatti, il senso, il valore e l’anima stessa della famiglia. Per cui se mancasse, -  e a volte disperatamente - appare, allora, la violenza domestica, lo sfruttamento, il femminicidio. Pane quotidiano, tristemente presente nella nostra attualità. Come una buona bevanda si trasforma in veleno. «From heaven to hell» usa dire, in questo caso, il mondo inglese. In una famiglia, infatti, le differenze fondamentali dell’essere umano vengono alla luce, si incontrano. Sono la sessualità – l’essere uomo o donna – e la diversità di generazione, come essere adulti o bambini, giovani o anziani. Queste due differenze antropologiche fondamentali, in questo spazio circoscritto cercano di comporsi, di aggiustarsi e di armonizzarsi. Ciò diventa, spesso, un miracolo quotidiano. I suoi frutti, infatti, sono l’armonia delle differenze. La convivialità degli opposti. Lo spirito di famiglia accoglie la differenza dell’altro, con la naturalezza di quando, al mattino, si apre la casa alla luce del sole. A differenza di un clan o di una tribù - realtà ben chiuse in se stesse – la famiglia diventa, allora, lo spazio che saprà accogliere la differenza dell’altro in ogni momento. Il suo spirito è, per eccellenza, inclusivo. Perfino, per un estraneo. Anzi, farà di tutto per inserirvi nel clima familiare. Per farvi sentire a vostro agio, come ogni altro componente. Ricordo mio padre, quando passava un forestiere per casa. Se all’ora di pranzo, il suo invito abituale era : «Ma non si ferma a mangiare qualcosa con noi ?». A noi ragazzi questo faceva un’enorme impressione. Era il passaggio subitaneo di un essere umano da estraneo a ospite. Ora, lo chiamerei, il frutto maturo dello spirito di famiglia. L’apprezzamento della diversità contagia perfino chi viene da altrove, da fuori o da lontano. Un antropologo, poi, ci insegnerà come il più grande salto di qualità della civiltà umana sia il passaggio da «hostis» a «hospes». Quando il nemico - quale era considerato un estraneo – si trasforma in ospite. Ricordo pure quando, vari anni fa, a Ginevra, a un ritiro di tutto il presbyterium con il vescovo si invitò un anziano e accattivante professore protestante, Erich Fuchs, autore di un best-seller «Désir et tendresse». Ci lasciava tutti nello stupore quando affermava, senza mezzi termini - basandosi saldamente sulla Bibbia - che il primo senso del matrimonio o di qualsiasi altra unione è l’amore. Non altre dimensioni, come, ad esempio, avere dei figli. L’armonia familiare è il primo valore, in assoluto. Se non esistesse, tutto il castello crolla. Lo spirito di famiglia accoglie, supporta, integra, si investe, apprezza, sopporta, chiude un occhio e arriva perfino a trovare simpatici i difetti dell’altro. In una istituzione o in altra realtà lo spirito di famiglia inocula prossimità, armonizzazione, libertà, calore umano. Dal punto di vista religioso, mi stupisce un aspetto che scopro in Africa. L’assemblea cristiana non la si chiama come da noi, con un’espressione divenuta ormai corrente «popolo di Dio». Là, i cristiani  sono definiti «famiglia di Dio». Sottolineando, in questo modo, la prossimità. Ma anche la comunione tra persone differenti, dalle qualità e talenti diversi, dove nessuno è escluso. Perchè solo nell’ambito della famiglia si riesce a dire paradossalmente :«La tua differenza è la mia ricchezza». Convinzione inaudita. Sconvolge, – al pari di una deflagrazione atomica -  qualsiasi certezza o qualsiasi sicurezza identitaria, basata sull’idea opposta, a cui siamo forse educati. «La tua differenza è una minaccia, e quanto vorrei sopprimerla !». Anche a livello globale, in fondo, lo spirito di famiglia riveste la sua importanza strategica. Ci aiuta a vivere il mondo come una casa comune. A percepire l’umanità come la nostra grande famiglia. Il suo  spirito, in verità, non finirà mai di stupirvi per i suoi miracoli tra gli esseri umani. Qualora sia vivo. (p. Renato Zilio - Direttore Migrantes Marche)    

Viminale: da inizio anno sbarcate 4.305 persone migranti sulle coste italiane

25 Febbraio 2021 -

Roma - Sono 4.305 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 558 sono di nazionalità tunisina (13%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (406, 9%), Bangladesh (364, 8%), Guinea (301, 7%), Eritrea (239, 6%), Sudan (194, 4%), Egitto (179, 4%), Algeria (177, 4%), Mali (153, 4%), Marocco (114, 3%) a cui si aggiungono 1.620 persone (38%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Vangelo Migrante: II domenica di Quaresima (Vangelo (Mc 9,2-10)

25 Febbraio 2021 - Dopo il deserto, una montagna. Abramo (prima lettura) su un monte scopre che il suo Dio non è come la divinità dei Cananei: un Dio che, in cambio del possesso delle proprie cose e della propria vita, chiede qualcosa, fosse anche la vita dei figli. Il suo è un Dio che dà: un figlio avuto in vecchiaia ed una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia del mare. Ma il dono pieno completo, per sempre e per tutti, Dio lo fa in Gesù, Figlio donato per la vita del mondo. Nella Trasfigurazione, su un’altra montagna, tre discepoli lo vedono non solo come uomo, maestro, amico ma lo vedono per come lo vede Dio: non solo vero uomo ma anche vero Dio. Questa è la Trasfigurazione: Gesù visto fino in fondo, per come è compiutamente. Non è diverso da prima (trasformato) ma compiuto, completo rispetto a prima (trasfigurato). Questo è il dono di Dio offerto agli apostoli sul Figlio e sul reale: l’invisibile. L’invisibile è lo sguardo di Dio. L’incontro avviene su un monte perché è solo da lì che può esserci un’altra prospettiva. Noi le cose della vita le possiamo guardare o dalla pianura o dal monte. O con i nostri occhi: allora Dio è quello che ci serve per i nostri mille problemi. O con quelli di Dio: allora Cristo è luce e è di uno splendore tale che nessun lavandaio sulla terra potrebbe riprodurre. Appaiono Elia e Mosè: la legge e i profeti. Conversano con Gesù. Significa che parlano di Gesù. Queste cose si sapevano, e si sanno, ma fino a quando non è lo sguardo di Dio ad illuminarle e penetrarle, esse non si comprendono. ‘È bello per noi essere qui!’ esclama Pietro. Non è una conseguenza logica ma è l’espressione di un appagamento, una pienezza di senso come a dire: ‘qui, sono dove devo stare e dove non potrei stare meglio!’ Migriamo anche noi su una qualche altura perché Dio possa accendere uno sguardo penetrante e farci comprendere in pienezza chi è Lui, cos’è la vita del mondo; ma anche chi sono io. E cosa voglio (non sarebbe male!) (p. Gaetano SARACINO)      

Podcast per raccontare l’integrazione

25 Febbraio 2021 - Roma - Racconti, testimonianze, analisi e proposte per far conoscere le gioie e le fatiche del percorso di integrazione dei cittadini stranieri in Italia. Prendono il via oggi i podcast realizzati dalla Caritas di Roma, dal Centro Astalli e dall’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo nell’ambito del Progetto «Rafforzare #Integrazione, Costruire #Ospitalità. 2». L’iniziativa mira a fornire un sostegno concreto all’inclusione socio-lavorativa e abitativa dei titolari di protezione internazionale usciti da non più di 18 mesi dal circuito dell’accoglienza pubblica, attraverso un sistema di accoglienza diffusa gratuita presso parrocchie e istituti religiosi del territorio di Roma, dicono i promotori. Per ognuno dei destinatari viene attivato un "Piano di intervento", insieme composito di strumenti e misure, anche di carattere finanziario, di integrazione ai quali attingere in base ai propri bisogni. Il progetto si pone anche l’obiettivo di promuovere e rafforzare la cultura dell’accoglienza intesa come capacità della società civile di attivarsi e mettersi in gioco per superare le disuguaglianze sociali, le diffidenze e i pregiudizi reciproci favorendo in un contesto di prossimità la conoscenza l’uno dell’altro. Una campagna di comunicazione promuoverà le buone pratiche messe in atto attraverso l’utilizzo dei social network. Sono previsti 20 podcast, con diffusione quindicinale, ai quali faranno seguito anche pubblicazioni, webinar e altre iniziative di sensibilizzazione. I podcast sono disponibili nella web-radio “On the move” (https://www.onthemoveradio.it).  

MCI Francia: un fondo per aiutare i giovani studenti

25 Febbraio 2021 - Parigi - In Francia si sta molto parlando, in questi giorni, in servizi televisivi, articoli di giornali, della difficile situazione di giovani universitari con difficoltà psicologiche e materiali. La Croix di venerdì 10 febbraio scriveva: "La "honte" des étudiants qui non plus de quoi se nourrir. Avant même la crise sanitaire, un étudiant sur cinq vivait sur le seuil de pauvreté. Depuis, 74% des étudiants déclarent avoir rencontré des difficultés financières, selon un sondage Ifop. Une de cause, la privation des petits boulots dans la restauration". Nell'Osservatore Romano di venerdì 12 febbraio un lungo articolo dal titolo: "Indagine dell'episcopato francese sulla situazione degli studenti di fronte alla pandemia: Soli e abbandonati". I vescovi dicevano: "Siamo stati avvertiti dalla cappellania nazionale della pastorale universitaria sulla situazione veramente catastrofica dei giovani studenti oggi. Si sta ipotizzando un terzo periodo di confinamento, ma in realtà i studenti sono gli unici che non sono mai usciti dall'isolamento visto che da quasi un anno i corsi in presenza sono stati interrotti nelle università francesi. ... Si è notato che alcuni studenti sono ormai al margine del disagio psicologico; si tratta di stati di depressione a cui si aggiungono le drammatiche conseguenze economiche dal momento che sono scomparsi quei piccoli impieghi legati alla ristorazione, ai quali una parte di universitari faceva ricorso". E l'articolo terminava con questo interrogativo: "Quanto vale una società che delude una intera generazione chiamata fra qualche anno a esercitare responsabilità al servizio della società stessa?". Alcune Missioni cattoliche Italiane in Francia hanno sollecitato iniziative per questi giovani. Di fronte a questa situazione, "dopo aver sentito alcuni missionari e laici, ho creduto necessario - dice il coordinatore delle Missioni cattoliche Italiane, don Ferruccio Sant -  dare un seguito a queste domande con un gesto concreto, creando un Fondo di Solidarietà, promosso dalla Delegazione delle MCI di Francia e dando così seguito al convegno che abbiamo fatto a Strasburgo nell'ottobre 2019 e che aveva come titolo: 'Camminare insieme sulla strada...' , parole prese dal Vangelo di Luca al capitolo 24 che racconta di Gesù che si avvicina  e fa un cammino con i due discepoli di Emmaus soli, scoraggiati e senza un avvenire". Questa iniziativa concreta ha per titolo "Camminare insieme." e "stimola anzitutto a metterci all'ascolto di quanti giovani e meno giovani attendono di essere ascoltati, incoraggiati e a volte anche aiutati economicamente". Una iniziativa - spiega don Sant - che "non ha grandi presunzioni ma un piccolo segno concreto di attenzione e vicinanza a chi soffre".  

Ordine di Malta: un corso sulla Protezione dei migranti e dei rifugiati per le Autorità libiche

25 Febbraio 2021 - Roma - Ha preso il via, nei giorni scorsi, il Corso sulla Protezione dei migranti e dei rifugiati per le Autorità libiche organizzato dal Sovrano Ordine di Malta in collaborazione con il think tank britannico Forward Thinking. I partecipanti al corso – organizzato online a causa delle limitazioni di viaggio imposte dalla pandemia – sono rappresentanti del governo libico, dei ministeri di Difesa, Interni, Giustizia e Lavoro e formazione, e altre importanti istituzioni nazionali. Il corso nasce dalla continua instabilità politica e sociale che il paese sta vivendo con le molte sfide poste dalla crisi migratoria e dei rifugiati. “La Libia sta affrontando una sfida globale, con implicazioni regionali, guidata da fattori che superano le sue frontiere”, ha dichiarato il Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta, Albrecht Boeaselager, nel suo discorso di apertura. “In molti incontri avuti a partire dal 2015 con un gruppo di politici libici, rappresentanti del governo e delle istituzioni, così come stakeholder internazionali, quello che è emerso è che l’unica via da seguire è impegnarsi con i molti attori coinvolti nella regione in un processo di capacity building che consenta al paese di affrontare le tante questioni urgenti”. Il corso si tiene in cinque giornate con sessioni quotidiane facilitate dall’Istituto internazionale di diritto umanitario che ha sede a Sanremo. Attraverso letture interattive, e una piattaforma di e-learning ad hoc che offre riferimenti, infografiche e una biblioteca online, il corso punta a promuovere un dialogo interattivo che consenta ai partecipanti di condividere le migliori pratiche e le esperienze. Sono offerte cinque diverse sessioni, tra cui il quadro giuridico della protezione internazionale, e la protezione internazionale in mare con il Corpo di Soccorso italiano dell’Ordine di Malta che porta la propria esperienza nelle operazioni di soccorso nel Mar Mediterraneo, con la presentazione del suo Presidente, Gerardo Solaro del Borgo. L’Ordine di Malta, insieme a Forward Thinking, è impegnato da diversi anni nella promozione del dialogo sulle principali sfide che la Libia sta affrontando, a 10 anni dalla rivolta del 2011. Come spiegato questa mattina da Albrecht Boeselager: “La protezione della dignità umana è, ed è stata per secoli, la nostra priorità. Per oltre 900 anni, il Sovrano Ordine di Malta ha portato avanti una missione di cura rivolta a chiunque avesse bisogno, a prescindere da nazionalità, condizione sociale, religione o genere. Con oltre 250 entità – associazioni, ambasciate, corpi di soccorso, corpi di volontariato – diffuse in cinque continenti, l’Ordine di Malta è più impegnato che mai a combattere le violazioni dei diritti umani”.    

Incontrare e accogliere, per una comunicazione ospitale

25 Febbraio 2021 - Roma - La comunicazione ha una qualità connaturata: l’ospitalità. Molto spesso contesti e indole interiore soffocano questa caratteristica, con deviazioni etiche e deontologiche. Comunicare non è solo trasmettere notizie: è disponibilità, arricchimento reciproco, relazione. Solo con un cuore libero e capace di ascolto attento e rispettoso, la comunicazione può costruire ponti, occasioni di pace senza infingimenti. E l’ospitalità è una possibilità perché ciò avvenga: questa, infatti, agisce non solo su chi viene accolto ma anche su chi accoglie. Nella comunicazione gli incontri da persona a persona sono indispensabili. L’incontro permette inoltre di capire meglio le proprie radici e approfondire la propria identità. Una sfumatura importante con cui rileggere il messaggio di Papa Francesco per la 55ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. (Vincenzo Corrado)