Primo Piano
Rosario per l’Italia: oggi la recita da San Severo con il vescovo mons. Checchinato
Da Lesbo a Milano: una famiglia arrivata con i Corridoi Umanitari
La forza del lavoro domestico, terzo settore in Italia per numero di lavoratori
Migrantes Palermo: vivere il territorio abitando il mondo
Viminale: da inizio anno sbarcate 13.358 persone migranti sulle coste italiane
Roma - Sono 13.358 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 2.222 sono di nazionalità bengalese (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (1.781, 13%), Costa d’Avorio (1.329, 10%), Guinea (866, 6%), Eritrea (828, 6%), Sudan (800, 6%), Egitto (797, 6%), Marocco (534, 4%), Mali (509, 4%), Algeria (405, 3%) a cui si aggiungono 3.287 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Per il Viminale fino ad oggi sono stati 2.236 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a ieri.
OIM: un’altra tragedia nel Mediterraneo, “almeno 50 i morti”
Roma - “Sfortunatamente, un altro naufragio è accaduto al largo di Sfax, in Tunisia. Probabilmente almeno 50 migranti risultano dispersi, 33 i superstiti, tutti provenienti dal Bangladesh”: a dare l’annuncio su Twitter è il portavoce dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni Flavio Di Giacomo. L’imbarcazione era partita, scrive il Sir, domenica scorsa da Zwara, in Libia.
Migrantes Milano: domenica la Festa delle Genti
PassaParola: ogni mese due pagine sulla Germania
In Famiglia: l’insuperata forza della preghiera
I circhi contro i sindaci: «Ostacolano la ripartenza»
Cagliari: anche la Migrantes alla “Settimana Laudato si’” di Cagliari
Migrantes Cosenza-Bisignano: nasce il “Punto Migranti”
Diritto d’Asilo: continua il ciclo di incontri
Da Lesbo a Fiumicino con i corridoi umanitari
“Custodire”: una parola che sembra così lontana dalla realtà del Myanmar”. La testimonianza di G.R.
Migrantes Albenga – Imperia: una scuola d’integrazione linguista e un progetto multimediale sulle migrazioni
Parma: domenica prossima la festa dei popoli
Regolarizzazioni, segnale ai lavoratori
Messa del Papa con i fedeli del Myanmar: “Dio converta i cuori di tutti alla pace”
Città del Vaticano – “Voglio portare sull’altare del Signore le sofferenze del vostro popolo e pregare con voi perchè Dio converta i cuori di tutti alla pace”.
Papa Francesco, ieri, ha voluto celebrare la liturgia eucaristica, nella Basilica di San Pietro per la comunità del Myanmar che vive a Roma. Circa le duecento persone hanno partecipato alla liturgia. Nell’omelia il pontefice ha sottolineato che “dove c’è guerra, violenza, odio, essere fedeli al Vangelo e artigiani di pace significa impegnarsi, anche attraverso le scelte sociali e politiche, rischiando la vita. Solo così le cose possono cambiare", ha aggiunto il pontefice che ha auspicato un esito positivo della crisi aperta in Myanmar con il colpo di stato militare. Non dimenticando però di sottolineare la necessità per i cristiani di impegnarsi, perché’ spinti dalla verità, nelle scelte politiche e sociali anche a rischio della vita. “La preghiera di Gesù – ha detto papa Francesco - ci aiuti a custodire la fede anche nei momenti difficili, a essere costruttori di unità , a rischiare la vita per la verità del Vangelo”.
Al termine a salutare il Papa un giovane sacerdote birmano, fr. Bosco Mung Sawng, che ha espresso la “profonda gratitudine” dei birmani per la vicinanza del Papa. “Nelle nostre lacrime, nell’amaro sconforto, nei momenti in cui la comunità mondiale ci ha abbandonato noi siamo stati confortati, guariti dalle parole del Santo Padre”, ha detto il sacerdote che studia alla Pontificia Università Urbaniana.
Il giovane sacerdote ha ricordato le tante volte che il Papa ha pregato per la fine delle ostilità nel Paese e il viaggio apostolico del novembre 2017: “Le nostre lacrime, il nostro amaro sconforto, la nostra pace distrutta, chiedono un intervento divino. Noi crediamo fermamente - dice - che questo evento straordinario in Roma col nostro Pastore sia il punto di partenza dell’intervento di Dio nella nostra storia”. E, in conclusione, ribadisce che “la pace è possibile” ed è “l’unica strada”. A Papa Francesco sono stati poi donati alcuni doni: l’immagine della pace in Myanmar, un album di foto e un libro, portato da alcune religiose e fedeli. (Raffaele Iaria)