Primo Piano

Viminale: da inizio anno sbarcate 8.505 persone sulle coste italiane

15 Aprile 2021 - Roma – Sono 8.505 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Di questi 1.240 sono di nazionalità tunisina (15%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (1.192, 14%), Bangladesh (931, 11%), Guinea (812, 9%), Sudan (559, 7%), Egitto (452, 5%), Mali (447, 5%), Eritrea (436, 5%), Marocco (336, 4%), Algeria (320, 4%) a cui si aggiungono 1.780 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. I dati sono aggiornati alle 8 di questa mattina dal Ministero dell’Interno. Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 76.305 persone su tutto il territorio nazionale di cui 129 negli hot spot della Sicilia, 50.769 nei centri di accoglienza e 25.407 nei centri Sai. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (13%, in totale 9.989 persone), seguita da Emilia Romagna (11%), Lazio, Piemonte e Sicilia (9%), Campania (7%), Puglia, Toscana e Veneto (6%).

Giornata delle comunicazioni sociali: la prossimità in un manifesto

15 Aprile 2021 - Roma - “La sfida che ci attende è quella di comunicare incontrando le persone dove e come sono”. Le parole di papa Francesco che danno il titolo al messaggio per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali hanno accompagnato il lavoro per la realizzazione del manifesto che ogni anno l’Ufficio nazionale delle Comunicazioni Sociali della CEI mette a disposizione per l’animazione nelle diocesi e nelle parrocchie. Il manifesto, realizzato dalla Scuola di Arte Sacra di Firenze, offre una suggestione sui sentieri del dove e del come… Un'opportunità di riflessione, ma anche di azione. Una lezione da riscoprire in questo momento della nostra storia. Una sana creatività che – come emerge dal manifesto – può aiutare a progettare nuove forme di prossimità che passano da una comunicazione attenta e responsabile. (Vincenzo Corrado)

L’Alto Commissario Onu per i Rifugiati in visita al Centro Astalli

15 Aprile 2021 - Roma - L’alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha visitato la mensa del centro Astalli, la scuola di italiano e il centro d’accoglienza per donne rifugiate sole o con bambini. “Siamo grati a Filippo Grandi di essere venuto a trovare i rifugiati. Ha incontrato uomini e donne di varie nazionalità (Congo, Iraq, Siria, Mali, Nigeria, Azerbaigian, Tagikistan, Venezuela, Camerun) che gli hanno raccontato storie personali, progetti e speranze di chi in Italia cerca protezione, diritti e giustizia”, ha detto P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli. Durante la visita è emerso che anche nella pandemia l’integrazione in Italia rimane “uno dei nodi fondamentali da sciogliere su cui le istituzioni devono impegnarsi per superare la logica dell’emergenza e arrivare a misure strutturali di lungo termine che diano opportunità concrete di inclusione, necessarie non solo ai rifugiati ma all’intero paese”. In particolare, sottolinea p. Ripamonti: “ascoltando la voce dei rifugiati sappiamo che Filippo Grandi porterà con sé l’urgenza di un’Italia che deve investire in integrazione anche nella pandemia, per uscirne più coesa. Temi come tempi ragionevoli per l’ottenimento del permesso di soggiorno, la formazione, l’inclusione lavorativa, la conversione dei titoli di studio, i ricongiungimenti familiari e l’accesso al credito, sono la via da percorrere con decisione per rendere l’Italia un paese unito, solidale e prospero”.

 

Quei rifugiati senza protezione

15 Aprile 2021 - Milano - La sintonia tra il Viminale e l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati sulla protezione dei migranti e sui corridoi umanitari. La nuova strategia Ue per la lotta alla tratta degli esseri umani. Le istituzioni si preparano ad affrontare i nuovi flussi migratori, con le incognite legate alla seconda estate in piena pandemia, dopo un 2020 che ha visto in forte calo le domande d’asilo. Lo ha certificato il rapporto del Cir, il Consiglio italiano per i rifugiati, secondo cui da una parte l’inasprimento della legislazione (dopo l’entrata in vigore dei decreti Salvini) ha limitato le possibilità di protezione per richiedenti asilo e rifugiati «complicando i nostri interventi di tutela e integrazione – si legge –. Una situazione che dal punto di vista normativo è decisamente migliorata solo dopo la riforma dei decreti sicurezza». D’altro canto, la pandemia ha colpito duramente quanti cercano protezione in Italia rendendo le loro vite (come quelle di molti italiani) più isolate e a rischio di marginalità sociale. Nel 2020 sono state presentate 26.963 domande d’asilo, in calo del 39% rispetto al 2019. Sul totale delle richieste esaminate dalle Commissioni territoriali per l’asilo (41.753), ben il 76% ha ricevuto un diniego; solo l’11,8% ha ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato e il 10,3% la protezione sussidiaria. Infine, meno del 2% ha avuto la cosiddetta 'protezione speciale'. Un tasso di protezione totale in calo del 12% rispetto al 2018, ovvero prima dell’entrata in vigore dei decreti sicurezza (avvenuta nel mese di ottobre). «Alla difficoltà della pandemia – ha sottolineato il Cir – si sono sommate quelle prodotte dall’improvvisa condizione di irregolarità di molte persone che cercavano protezione nel nostro Paese». Di questo hanno discusso ieri la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, e l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi. In particolare, Lamorgese ha manifestato la disponibilità a rafforzare e intensificare le iniziative comuni per l’accoglienza, con particolare riferimento all’organizzazione dei corridoi umanitari. Il commissario Grandi ha ringraziato riconoscendo il ruolo dell’Italia, tra i Paesi che offrono maggiori garanzie a rifugiati e richiedenti asilo.    

Ambasciata Italiana in Argentina: oggi la Giornata dedicata alla ricerca italiana nel mondo

15 Aprile 2021 - Roma - Oggi, 15 aprile, si celebra la "Giornata della ricerca italiana nel mondo" nell'anniversario della nascita di Leonardo Da Vinci, senza dubbi il padre della scienza italiana. L'Ambasciata d'Italia in Argentina partecipa alle celebrazioni con un webinar organizzato per oggi aperto al pubblico, trasmesso dal proprio canale YOUTUBE, il cui asse tematico sarà la Cooperazione nelle tecnologie spaziali tra Italia e Argentina. La cooperazione scientifica tra Italia e Argentina - si legge in una nota dell'Ambasciata - ha radici remote e si è sviluppata in tutti i settori, ma probabilmente è nel settore spaziale dove entrambi i paesi hanno investito maggiori sforzi bilaterali in termini di risorse umane e finanziarie. Per questo motivo l’evento è dedicato alla cooperazione nelle tecnologie spaziali. All'evento parteciperanno l'Ambasciatore d'Italia in Argentina, Giuseppe Manzo; il Ministro della Scienza, della Tecnologia e dell'Innovazione della Repubblica Argentina, Roberto Salvarezza; il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia; il Direttore della CONAE, Raúl Kulichevsky, ed esperti del settore spaziale, argentini e italiani, che hanno reso possibile la collaborazione scientifica e tecnologica tra l’Italia e l’Argentina in un settore di alta tecnologia con applicazioni fondamentali per lo sviluppo sociale ed economico.  

Il dramma della migrazione nel Continente americano

14 Aprile 2021 - Roma - Il quotidiano Avvenire di ieri, martedì 13 aprile, ha pubblicato un articolo del giornalista e scrittore Ferdinando Camon, da cui si rileva uno spaccato drammatico dell’emigrazione clandestina dal Messico agli Stati Uniti d’America e, in particolare, la vicenda di ragazzini, che, pur di scappare dalla miseria, “s’imbucano nei pullman dei turisti …. tra i bagagli e le ruote di scorta” e, una volta varcato il confine, essi affrontano le mille insidie del deserto. Wilton Obregon, un bambino di circa 10 anni, e sua madre, nicaraguensi, attraversano il confine, ma dalla polizia sono rimandati in Messico e qui catturati da una banda di criminali, i quali ne chiedono il riscatto ad un loro parente, che vive a Miami. Ottenutolo, i sequestratori liberano solo il ragazzino, lo portano oltre il muro di confine e lo abbandonano nel deserto, affidandolo “al suo destino, alla vita o alla morte”. Fortunatamente il ragazzino riesce, da solo, a raggiungere la strada, dove viene preso dalla polizia statunitense. L’autore amaramente conclude: “Vanno e vengono, catturati e sequestrati, liberati e di nuovo in fuga, noi non conosciamo tutto questo groviglio di vita e di morte, d’incontri con i sequestratori e con i poliziotti, e liquidiamo l’intero fenomeno con una sola parola innocente: migrazione.” Un articolo che invita a riflettere sul dramma della migrazione nel Continente americano. (Mirko Dalla Torre)

Vescovi Kenya: “no al ritorno forzato dei rifugiati nei loro Paesi di origine”

14 Aprile 2021 - Nairobi - "Il governo dovrebbe riconsiderare la propria posizione e trattare tutti i rifugiati con cura e attenzione, specialmente durante questo periodo di pandemia di Covid-19, quando l'umanità si trova ad affrontare gravi sfide economiche e psicologiche" afferma la Conferenza Episcopale del Kenya (KCCB) nel chiedere al governo di Nairobi di non chiudere i campi profughi di Kakuma e Daadab. Nella dichiarazione, riferisce l’Agenzia Fides, firmata da mons. Philip Anyolo, Arcivescovo di Kisumu e Presidente di KCCB, i Vescovi cattolici keniani esprimono la loro preoccupazione per il rimpatrio involontario dei rifugiati. "Nel campo di Daadab i somali sono la maggioranza; secondo il diritto internazionale i rifugiati possono tornare nel loro Paese una volta che sia ristabilito un governo democratico che rispetti i diritti umani e lo Stato di diritto”. A causa della pandemia di Covid-19, “questi nostri fratelli e sorelle che vivono nel campo sono diventati più vulnerabili ", afferma la Conferenza Episcopale del Kenya, che chiede l’adozione di misure sanitarie per garantire la protezione degli oltre 400.000 rifugiati accolti nei campi di Dadaab e Kakuma. Per risolvere la questione i Vescovi chiedono al governo di dialogare con le parti interessate per trovare una soluzione duratura per i rifugiati, e allo stesso tempo offrire supporto a coloro che decidono di tornare volontariamente nel loro Paese di origine. Il campo profughi di Kakuma nel nord-ovest del Kenya è stato istituito nel 1992. In origine ospitava rifugiati dal Sudan, cui si sono aggiunti etiopi e somali. Dadaab, nel centro-est, è stato a lungo il più grande campo profughi del mondo, ed è in realtà costituito da un insieme di campi. È. I primi tre campi sono stati creati all'inizio degli anni 90. Altri campi si sono poi aggiunti a partire dal 2011, a causa della crisi alimentare nel Corno d'Africa. Oltre che da Somalia, Sudan ed Etiopia i due campi accolgono rifugiati provenienti anche da Tanzania, Uganda, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo.

Un sito su idee imprenditoriali di migranti africani

14 Aprile 2021 -   Milano - Migranti africani cercano investitori per realizzare il loro sogno imprenditoriale. Per facilitare l'incontro tra aspiranti imprenditori di origine straniera e finanziatori è nato Diasporabusiness.eu, il portale che mette in vetrina le start-up di migranti alla ricerca di un partner finanziario. Il progetto è stato creato nell'ambito di  BITE (Building Integration Through Entrepreneurship) con l'obiettivo di promuovere l'integrazione dei migranti dell'Africa subsahariana presenti in Italia, Svezia e Grecia, attraverso la valorizzazione del loro potenziale imprenditoriale. Il progetto BITE è cofinanziato dalla Commissione Europea – DG Internal Market, Industry, Entrepreneurship and SMEs - e realizzato da Etimos Foundation in collaborazione con Fondazione ISMU, E4Impact, Comune di Milano, European Regional Framework for Cooperation (Grecia) e Integra AB (Svezia). Diasporabussiness.eu è il punto di arrivo di un articolato percorso iniziato nel 2018 con il lancio di BITE: al progetto hanno aderito più di 100 immigrati di origini africane che vivono in Italia (48), Grecia, e Svezia, i quali, attraverso un rigoroso programma di formazione e mentoring, hanno acquisito conoscenze, competenze, attitudini e il network necessari per poter creare, sviluppare e lanciare piccole e medie imprese di successo che abbiano un impatto sociale ed ambientale positivo. Dalla casa di produzione discografica alla sartoria etnica, dai viaggi alla scoperta delle popolazioni locali ai ristoranti fusion, fino alla bigiotteria in avorio vegetale. Queste sono solo alcune delle idee di business, sviluppate finora.  

Migrantes Vittorio Veneto e le Comunità etniche

14 Aprile 2021 - Vittorio Veneto -In questi giorni l’Ufficio per la pastorale delle migrazioni della Chiesa di Vittorio Veneto ha riunito i cappellani delle Comunità etniche presenti nel territorio diocesano. Ha partecipato all’incontro anche il Vicario per la pastorale Mons. Martino Zagonel, esperto conoscitore del mondo della mobilità umana, essendo stato per anni direttore della Caritas diocesana. Il tema della riunione, “la vita delle comunità etniche in questo periodo di pandemia”, ha dato l’occasione di evidenziare le difficoltà vissute dalle famiglie in questo periodo e il forte calo delle presenze agli incontri di comunità. Per far fronte a questi problemi sono state intensificate le visite alle singole famiglie, soprattutto per evitare isolamenti e far sentire loro la vicinanza dei cappellani. Questi, inoltre, hanno chiesto di dare una maggiore visibilità alle comunità etniche nelle nostre comunità: una comunità etnica può essere un valore per le nostre comunità parrocchiali. Il tema sarà oggetto di riflessione della Commissione diocesana Migrantes nella  prossima riunione.

Amnesty: “odio online contro migranti e rifugiati”

14 Aprile 2021 - Roma - Anche in tempo di pandemia migranti e rifugiati sono il capro espiatorio prediletto dagli odiatori, a fianco di operatori sanitari, runner e di coloro che godono di presunti ed esclusivi benefici. E’ quanto emerge dalla ricerca di Amnesty International Italia “Il Barometro dell’odio”, giunta alla sua quarta edizione e dedicata quest’anno all’intolleranza pandemica, ossia l’analisi dell’impatto della pandemia da Covid-19 sui diritti economici, sociali e culturali e sull’odio online. La ricerca, svolta tra giugno e settembre 2020, ha preso in analisi oltre 36.000 contenuti unici, tra post/tweet e relativi commenti di 38 pagine/profili pubblici di politici, testate giornalistiche, rappresentanti del mondo sindacale (organizzazioni e singoli) ed enti legati al welfare. Dall’analisi è emerso che: i commenti sono nel 10,5% dei casi offensivi e/o discriminatori e l’1,2% di questi è hate speech (+0,5% rispetto alle scorse edizioni). Si offende di meno, si incita di più all’odio; l’odio online è più radicalizzato quando incrocia i temi legati ai diritti economici, sociali e culturali; i dati aumentano quando questo tipo di contenuti incrocia anche temi come “immigrazione” e “rom”. Le principali sfere dell’odio sono: nei post/tweet islamofobia (46%), sessismo (31,3%), antiziganismo (23,1%), antisemitismo (20,1%), razzismo (7,9%); nei commenti islamofobia (21%), razzismo (19,6%), antiziganismo (19%), antisemitismo (16,6%), omobitransfobia (14,5%). Andando oltre le prime cinque sfere dell’odio più diffuse tra i commenti, troviamo quella classista (11,2%)

L’accoglienza di domani”: un convegno per presentare le sette proposte di Europasilo per i diritti di rifugiati e richiedenti asilo

14 Aprile 2021 - Roma - Rilanciare il sistema di asilo in Italia partendo da sette proposte concrete per riformare a fondo il funzionamento dell’accoglienza e integrazione in Italia. È questo l’obiettivo del convegno “L’accoglienza di Domani” che la rete nazionale per il diritto d’asilo Europasilo ha organizzato in diretta su Facebook e Youtube nel pomeriggio di venerdì 16 e nella mattinata di sabato 17 aprile. Due giorni di confronti sulle sette tesi che le realtà aderenti hanno lanciato nei giorni scorsi: a partire da un unico e diffuso sistema di accoglienza e integrazione, con la centro il terzo settore, l’attivazione di equipe multidisciplinari sul territorio, un reale sistema di valutazione dei progetti e un vero ente nazionale per il diritto di asilo, sino ad arrivare alla eliminazione dei grandi Centri di accoglienza straordinaria (Cas) di gestione statale. Le 7 tesi, che corrispondono a 7 proposte concrete di cambiamento, verranno discusse con alcune relazioni e una tavola rotonda finale con i principali interlocutori nazionali. “Il convegno – spiega Michele Rossi, coordinatore di Europasilo - non è rivolto solo ad addetti ai lavori ma a chiunque poiché il funzionamento del sistema di accoglienza per i rifugiati è una tematica di importanza politica e sociale”. Ogni posizione nel corso dell’incontro verrà prima presentata da un referente della rete e poi discussa con un esperto di quel settore. Il primo punto del documento di Europasilo riguarda proprio il Sistema unico di accoglienza: a presentarla sarà Gianfranco Schiavone di Ics che poi ne discuterà con Elly Schlein, vicepresidente dell’Emilia-Romagna. La seconda tesi, invece, punta sulla Governance nel sistema di accoglienza e sarà esposta da Luigi Andreini, di Progetto Accoglienza e verrà discussa da Angelo Moretti, dei Piccoli comuni del Welcome. Un rappresentante della Rete dei comuni solidali e del coordinamento “Lo Sai” discuterà con Mimma D’Amico dell’ex Canapificio di Caserta di Sussidiarietà: ruolo del Terzo settore, mentre il professor Massimo Livi Bacci parlerà di Equipe territoriali come risorsa per il territorio insieme a Francesco Camisotti di Cidas. A discutere del Sistema di valutazione sono stati invece chiamati Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes e Mursal Moalin Mohamed che è stato migrante ed ora è operatore a Ciac. La sesta presa di posizione sul Superamento dei Cas sarà invece presentata da Rossana Aceti della Coop Il pugno Aperto Cosenza con un rappresentante del Comune di Bologna. L’ultima proposta sull’Ente nazionale per il diritto di asilo verrà discussa da Lidia Vicchio del Moci di e Giuseppe Brescia, parlamentare M5S e presidente della prima commissione alla Camera dei deputati. A conclusione dell’appuntamento, il sabato mattina, si terrà una tavola rotonda dal titolo “Riflessioni, impegni e prospettive sul diritto di asilo in Italia” che sarà moderata dal coordinatore di Europasilo Michele Rossi. A questo confronto saranno presenti: Filippo Miraglia (Tavolo Asilo), Manuela De Marco (Campagna IoAccolgo), Giovanna Cavallo (Cambiare l’ordine delle cose), Virginia Costa (Servizio centrale Sai), Barbara Sorgoni (UniTorino), Matteo Biffoni (Anci) e Matteo Mauri (ex Viceministro agli interni). Le conclusioni del convegno saranno tirate da un rappresentante del Ministero dell’Interno.    

Nelle mani delle donne

13 Aprile 2021 - Roma - Ci sono donne che, con l’impegno politico, stanno incominciando a disegnare un volto nuovo dell’Africa. Tra loro la presidentessa della Tanzania, la ex presidentessa della Liberia, le ministre degli Esteri di Congo, Centrafrica, Sudan, Sud-Sudan, Kenya e Libia. Anche se non ancora in numero sufficiente stanno ricoprendo ruoli chiave per la stabilizzazione dei loro Paesi e per la tutela dei diritti umani che, per essere pienamente tali, devono valere ovunque e con la stessa intensità per il genere maschile e per il genere femminile. Oggi le donne in politica sono una realtà che sta crescendo anche se i numeri sono bassi, come rivela l’Africa Barometer 2021 documentando che in molti Paesi africani la presenza femminile nelle istituzioni è ancora al 12%. L’Africa sta scrivendo un capitolo nuovo della sua storia? Forse è presto per dirlo ma alcune pagine cominciano a essere scritte dalle donne e in questi giorni alcuni giornali ne stanno scrivendo. L’Africa sarà salvata dagli africani e dalle africane ripeteva Léopold Sédar Senghor, primo presidente del Senegal negli anni ’60-’70 e grande amico di Giorgio La Pira. Il movimento culturale “negritudine”, di cui Senghor era tra i massimi esponenti, si proponeva di affrancare i popoli africani dal complesso di inferiorità imposto dai colonizzatori e di restituire dignità e diritti agli uomini e alle donne d’Africa. Quel pensiero oggi si esprime nell’impegno per il bene comune, nella lotta contro una politica corrotta, contro gli sfruttamenti delle risorse naturali da parte di Paesi dell’Occidente e della Cina, contro il disastro umanitario provocato dalle guerre e dai cambiamenti climatici. L’impresa è davvero grande considerato lo scempio che ancora oggi viene fatto dell’Africa e al quale si aggiunge il respingimento di persone e famiglie in fuga dalla disperazione. È importante e urgente un sussulto della coscienza internazionale. Si inserisce in questo percorso la recente elezione di Ngozi Okonojo- Iweala, di origine nigeriana, a direttrice generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). In una recente intervista al Guardian aveva detto: “Dobbiamo rompere il tetto di cristallo sulle nostre teste. A noi donne i ruoli di leadership vengono riconosciuti solo quando le cose vanno molto male”. La neo direttrice sta ripensando il ruolo del Wto per il dopo-pandemia tenendo conto delle dinamiche socio-economiche nei Paesi in via di sviluppo e prevedendo per l’Africa un inedito protagonismo. Con le donne africane in politica potrebbe nascere un intreccio di competenze e sensibilità. (Paolo Bustaffa)

Viminale: da inizio anno sbarcate 8.505 persone migranti sulle coste italiane

13 Aprile 2021 - Roma - Sono 8.505 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Di questi 1.240 sono di nazionalità tunisina (15%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (1.192, 14%), Bangladesh (917, 11%), Guinea (812, 9%), Sudan (520, 6%), Mali (447, 5%), Eritrea (430, 5%), Egitto (363, 4%), Marocco (318, 4%), Algeria (316, 4%) a cui si aggiungono 1.950 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Sempre secondo i dati del Viminale sono stati 1.056 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare in questo anno.    

Sant’Egidio: firmato in Francia un nuovo accordo per l’ingresso di 300 rifugiati con i corridoi umanitari

13 Aprile 2021 - Roma - È stato firmato a Parigi, dai Ministri dell’Interno e degli Esteri, insieme ai responsabili della Comunità di Sant’Egidio e delle Semaines Sociales de France, il rinnovo del protocollo per il progetto dei Corridoi umanitari. L’accordo stabilisce le condizioni di identificazione, accoglienza e integrazione in Francia nei prossimi due anni di 300 rifugiati attualmente in Libano, provenienti dall'Iraq e dalla Siria, con priorità a persone e famiglie vulnerabili. Questo secondo protocollo segue il primo, firmato nel 2017, che ha già permesso, con gli stessi criteri, l'ingresso in Francia di 504 persone. Avviati in Italia nel febbraio 2016, i Corridoi umanitari hanno già accolto in Europa (in Italia, Francia, Belgio e Andorra) oltre 3.500 rifugiati in fuga da Siria, Iraq, Libia, Etiopia e Lesbo, ai quali è stato garantito un percorso sicuro (in aereo) insieme ad un programma di integrazione. Le storie di coloro che sono già arrivati dimostrano - spiega la Comunità di Sant'Egidio in una nota - che è possibile non solo salvare chi rischia di cadere nelle mani dei trafficanti di esseri umani, ma anche avviare percorsi di integrazione. Soprattutto in questo tempo di pandemia, pieno di difficoltà di ogni tipo – basta pensare alla situazione di alcuni Paesi di prima accoglienza, come lo stesso Libano - è importante non lasciare soli tanti profughi che attendono, con le loro famiglie, una risposta di solidarietà. I Corridoi umanitari hanno visto crescere in cinque anni la generosità di molti cittadini che, con il loro impegno volontario e gratuito dimostrano che è possibile costruire un'Europa coerente con i suoi ideali di umanesimo e di solidarietà.  

COMECE: “solidarietà come chiave della ripresa”

13 Aprile 2021 - Bruxelles - “La solidarietà è al centro dell’Unione europea e sarà la chiave della ripresa” perché come ha scritto Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’, “il mercato da solo non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale”. È quanto scrivono i vescovi dell’Unione europea in una dichiarazione diffusa oggi a un anno dall’inizio della pandemia dal titolo: “Un anno dopo: quale posto per la giustizia sociale, ecologica e contributiva nel Piano di ripresa dell’Ue?”. Il testo è stato elaborato dalla Commissione per gli affari sociali della COMECE, l’organismo che riunisce gli episcopati dei Paesi membri dell’Unione europea ed è una presa di posizione al Piano per la ripresa dell’Europa e “al più grande pacchetto mai finanziato attraverso il bilancio dell’Ue e i suoi effetti sulla giustizia sociale, ecologica e contributiva”.  Un pacchetto che la Commissione dei vescovi Ue saluta come “un nuovo segno di solidarietà nell’Unione europea, tanto necessario per aiutare le persone più colpite dalla crisi e per affrontare il problema crisi ecologica globale in corso”. “Siamo chiamati a vivere la solidarietà nell’Ue e includere pienamente le persone in situazioni di precarietà e isolamento, e in particolare quelle colpite dalla crisi del Covid-19”, spiega mons. Antoine Hérouard, presidente della Commissione affari sociali della COMECE. I vescovi infatti sono molto preoccupati degli effetti che la pandemia ha avuto su povertà e disoccupazione. Secondo i dati Eurostat riportati nella dichiarazione, nel gennaio 2021 il tasso di disoccupazione ha raggiunto la quota del 7,3% nell’Ue ed è aumentato di un punto rispetto al gennaio 2020 quanto la percentuale era al 6,6%. Ma è tutto il mondo dell’occupazione ad essere stato colpito dalla pandemia.    

Rosario per l’Italia: domani dal santuario della Madonna della Speranza in Marigliano con mons. Marino

13 Aprile 2021 - Avellino - Anche questa settimana ci sarà l’appuntamento con l’iniziativa promossa da Tv2000 e dalla radio InBlu2000. Si tratta dell’iniziativa denominata «Prega con noi». Questa volta la recita del Rosario avverrà dal Santuario mariano della Madonna della Speranza in Marigliano. I fedeli, le famiglie e le comunità religiose sono invitati ad unirsi alla recita del Rosario domani alle 20.50 su Tv2000 e sull’emittente radiofonica InBlu 2000. A presiedere la recita della preghiera mariana sarà il vescovo di Nola, mons. Francesco Marino.  

Una lavanderia speciale che aiuta i migranti

13 Aprile 2021 - Milano - Capita di trovare anche pupazzi e peluche nei cestelli delle lavatrici di una lavanderia davvero speciale sull’isola greca di Lesbo. «È la parte più tenera della nostra attività: i giocattoli di pezza arrivano da noi davvero sporchi perché i bambini del campo li tengono con loro a lungo. Adoro il momento in cui li riconsegniamo perfettamente puliti». Si intuisce che sorride mentre parla al telefono, Rebecca Lally, 23 anni, coordinatrice di 'The Lava Project', Ong che offre un servizio di lavanderia per indumenti di rifugiati con malattie cutanee, scabbia soprattutto, triste effetto collaterale della permanenza nell’hotspot europeo di Kara Tepe. «C’è scabbia un po’ dappertutto fra le tende, noi trattiamo i panni dei casi più seri. I più colpiti sono i bambini, perché la loro pelle è più sottile» aggiunge. A cinque minuti d’auto dall’accampamento, 'The Lava Project' ha uno spazio con quattordici grandi lavatrici, in fila una dopo l’altra. «In meno di due anni abbiamo lavato 21.200 sacchi di biancheria. Al momento siamo quattro volontari da Gran Bretagna, Irlanda, Usa e Grecia, e due volontari richiedenti asilo dalla Somalia. Ai tempi di Moria coinvolgevamo più rifugiati del campo, ma ora non si può uscire liberamente da Kara Tepe, che pure non è un campo chiuso ma che in qualche modo intrappola le persone. Ora chi viene da noi vive fuori». Il nuovo accampamento non è migliore di quello vecchio e infatti sono in molti a chiamarlo Moria 2. «Dal punto di vista igienico, la situazione è critica come nel precedente sito. La percentuale di popolazione con scabbia o altre malattie della pelle sembra la stessa. Ci sono meno casi solo perché la popolazione di Kara Tepe è minore». Delle dodicimila persone rimaste per strada all’indomani dei roghi che rasero al suolo Moria, restano oggi sull’isola in 6.900. Dopo sei mesi senza acqua corrente (i primi senza nemmeno la possibilità di fare una doccia) ora il campo verrà collegato alla rete idrica. «Le persone erano costrette a lavare i propri indumenti in mare o usando bottiglie, perché non c’era acqua sufficiente per lavare se stessi». Con il sopraggiungere della pandemia, le lavatrici di 'The Lava Project' si sono riempite di mascherine di stoffa, fornite agli abitanti del campo da un’altra Ong e lavate periodicamente. Mentre Rebecca e i suoi volontari passavano da un lavaggio all’altro, lunedì scorso la commissaria per gli affari interni dell’Ue Ylva Johansson ha visitato l’isola. Ha annunciato 250 milioni di euro di finanziamenti per cinque nuove strutture nell’Egeo. Tra i tanti appelli rivolti alla rappresentante europea, c’è stato quello durissimo di Medici senza Frontiere: «Finché l’Unione darà la priorità a contenimento e rimpatrio dei migranti alla frontiera esterna rispetto a protezione e a un’accoglienza dignitosa, chi cerca sicurezza in Europa continuerà a soffrire» ha scritto Hilde Vochten, coordinatrice medica di Msf sull’isola. Se si «insiste, per compromesso politico, a replicare lo stesso modello che ha già creato tanti danni e sofferenze, le promesse fatte resteranno solo parole vuote». Finché sarà così, i volontari di 'The Lava Project' non smetteranno di caricare lavatrici, assicurare un po’ di igiene e soprattutto provare a dare l’accoglienza umana che manca. (Francesca Ghirardelli – Avvenire)      

Sussidiarietà feconda

13 Aprile 2021 - Le famiglie, sia singole che associate, possono e devono pertanto dedicarsi a molteplici opere di servizio sociale, specialmente a vantaggio dei poveri, e comunque di tutte quelle persone e situazioni che l'organizzazione previdenziale ed assistenziale delle pubbliche autorità non riesce a raggiungere. Il contributo sociale della famiglia ha una sua originalità, che domanda di essere meglio conosciuta e più decisamente favorita, soprattutto man mano che i figli crescono, coinvolgendo di fatto il più possibile tutti i membri. (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n.44, 22 novembre 1981)   Nel testo, Familiaris Consortio dedica molti paragrafi al tema del servizio alla vita e alla sua promozione, un argomento delicato e fondamentale in cui, però, il richiamo è costantemente al magistero espresso in Humanae Vitae da Paolo VI e di cui Giovanni Paolo II, in continuità col suo predecessore chiede un intenso e fecondo approfondimento. Ci sia concesso, quindi di passare ad una parte successiva della Esortazione che il Papa introduce così: “Il compito sociale della famiglia non può certo fermarsi all'opera procreativa ed educativa, anche se trova in essa la sua prima ed insostituibile forma di espressione”. È l’invito che il Papa rivolge alla famiglia perché si assuma il suo proprio compito sociale e politico. Una dimensione fondamentale, che non può essere elusa: tutto quello che di buono, giusto e bello la famiglia sa costruire in se stessa non può e non deve rimanere un patrimonio privato, un tesoro da custodire gelosamente all’interno delle quattro mura domestiche. Esattamente come il rapporto con Dio presuppone la relazione orizzontale fra fratelli come necessario compimento dell’amore ricevuto, così la famiglia, cellula vitale della Chiesa e della società è chiamata ad aprire le porte e le finestre della propria casa per conoscere e prendersi cura della realtà che la circonda. Il Papa fa esplicito riferimento alle associazioni di famiglie, ovvero a quelle reti del tessuto sociale che permettono un’azione collettiva e quindi più efficace, ma prima di tutto il presupposto è la disponibilità all’accoglienza dei bisogni esterni da parte del nucleo famigliare; un’attitudine che si impara in famiglia e con la famiglia. Giovanni Paolo II è consapevole che, per esempio, il grande tema dell’ospitalità non può riguardare solo i genitori, ma coinvolge tutti i membri della famiglia in una dimensione corale, in cui ciascuno ricopre un ruolo particolare, può dare il suo specifico apporto, la sua attenzione personale. È bello riscoprire quello che era un tratto distintivo già dei primi cristiani: tenere la porta aperta, accogliere lo straniero, il pellegrino, magari anche la persona malata. Oggi, forse, le nostre case, secondo la concezione urbanistica dominante per lo più individualista, sono meno pronte alla ricezione fisica delle persone esterne, ma pure non mancano esempi edificanti e poi vi sono esperienze di comunità e case famiglia in cui è il nucleo famigliare che esce in uno spazio più grande per accogliere e accudire le persone che necessitano di un aiuto concreto. Già ai suoi tempi Giovanni Paolo II – che più avanti parlerà esplicitamente di principio di sussidiarietà – sprona le famiglie ad andare incontro a tutte quelle povertà che il sistema previdenziale e assistenziale della società non riescono a raggiungere. Vuol dire senz’altro agire nel concreto, soddisfacendo povertà materiali, che ancora riguardano un’ampia fetta della popolazione, ma significa anche rendersi conto delle povertà spirituali, delle preoccupazioni, delle solitudini profonde che molte persone vivono nelle nostre città, nei nostri condomini. Spesso più della spesa portata a domicilio, può avere valore un abbraccio, una telefonata, un pensiero spontaneo e gratuito, come può essere il biglietto o il disegno di un bambino. Sono queste le risorse collettive di una famiglia cristiana. Se da un lato si fa testimone di carità nell’azione, nella preghiera, nella stessa presenza sul territorio, dall’altra – coordinandosi con le altre famiglie (oggi questo movimento dal basso è molto cresciuto e ha ottenuto anche importanti risultati sul piano istituzionale) si fa portavoce di quelle istanze di promozione umana che fattivamente edificano la vita politica del nostro Paese inducendo a leggi che difendano e promuovano i diritti e i doveri della famiglia stessa. L’auspicio del Papa è che le famiglie cristiane non siano indifferenti alla politica per poi magari doverne subire imposizioni non in linea con la loro concezione della vita. Anche in questo ambito l’invito è sempre lo stesso: famiglia diventa ciò che sei, ovvero protagonista della società nella storia. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Trentaquattro migranti morti al largo di Gibuti

12 Aprile 2021 - Gibuti - Un altro viaggio della speranza dal tragico epilogo. Trentaquattro migranti sono morti in seguito al ribaltamento della loro imbarcazione al largo di Gibuti. Lo ha reso noto oggi l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim). Il piccolo Stato tra Eritrea, Etiopia e Somalia, è al cento di una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. Al momento - scrive l'Osservatore Romano - non si conoscono ulteriori dettagli sulla tragedia. Anche la rotta delle Canarie, altrettanto pericolosa, continua a mietere vittime. Ieri, almeno quattro migranti sono stati trovati morti al largo delle coste dell’arcipelago spagnolo su un’imbarcazione che trasportava 23 persone, tutte originarie dell’Africa subsahariana. Il barcone è stato localizzato da un peschereccio a circa 200 chilometri a sud dell’isola di El Hierro. Lo riporta «El País», citando fonti del Soccorso Marittimo. Sei persone sono state trasferite in elicottero in condizioni gravi all’a e ro - porto di Tenerife Sud. Altri due elicotteri sono intervenuti per portare in salvo i migranti ancora a bordo. In un primo momento, fonti della delegazione governativa alle Canarie avevano riferito di undici morti. Le quattro nuove vittime portano tristemente a 47 il bilancio dei morti sulla rotta delle Canarie dall’inizio dell’anno. Cifra che potrebbe però arrivare a sfiorare il centinaio se si tiene conto dei migranti di cui si sono perse le tracce e i cui corpi non sono stati ritrovati. Secondo i dati ufficiali, almeno 3.436 migranti sono sbarcati alle Canarie tra il 1° gennaio e il 31 marzo, rispetto ai 1.582 nello stesso periodo del 2019.  

CCEE e CEC celebrano il 20° anniversario della Charta Œcumenica

12 Aprile 2021 - Bruxelles - La “Charta Œcumenica - Linee guida per la crescente cooperazione tra le Chiese in Europa”, firmata nel 2001 dai presidenti del CCEE e della CEC, è un documento fondamentale che cerca di preservare e sviluppare la fratellanza tra le chiese europee. Per celebrare il 20° anniversario della Charta, il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), e il Rev. Christian Krieger, Presidente della Conferenza delle Chiese Europee (CEC), hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si rallegrano e rendono grazie a Dio “per la pace che abbiamo sperimentato e per le conquiste del movimento ecumenico globale”. “Mentre le Chiese ridefiniscono il loro ministero nel mezzo della pandemia da Covid-19, – i due Presidenti – riaffermano “insieme e in spirito di unità l’impegno a testimoniare Cristo come nostro Salvatore e la sua promessa di una vita trasformata nella potenza dello Spirito Santo”, consapevoli che “vecchie e nuove divisioni nella Chiesa hanno bisogno di guarigione, le disuguaglianze sociali ed economiche richiedono la trasformazione dei nostri atteggiamenti e delle nostre strutture. Le continue minacce alla democrazia e all'ambiente naturale richiedono una rinnovata attenzione alla totalità della vita. La ricomparsa di conflitti armati e attacchi terroristici in alcune parti del continente negli ultimi anni richiede pentimento, perdono e giustizia”. Infine, invitano alla preghiera perché tutti siano una sola cosa: “desideriamo essere strumenti per questa unità e impegnarci nuovamente per rafforzare la comunione ecclesiale attraverso la preghiera e l’azione comuni, offrendo al contempo il nostro servizio al mondo per la promozione della giustizia e della pace”. Nell’ambito delle celebrazioni per questo anniversario il CCEE e la CEC organizzano, per il 22 aprile 2021 dalle 19:00 alle 20:30 (CEST), un momento ecumenico online. All’evento, dal titolo: “Siate allegri nella speranza, pazienti nella sofferenza, perseveranti nella preghiera” ispirato al versetto della Lettera ai Romani 12.12, sono invitati a partecipare tutte le Chiese e i partner ecumenici. Per l’occasione verrà pubblicato un sussidio contenente i materiali del momento ecumenico, nonché riflessioni sulle Linee guida. Il libretto, disponibile per il download gratuito sui siti del CCEE e della CEC in inglese, francese, tedesco e italiano, è destinato alle chiese e può essere utilizzato durante tutto l'anno per le celebrazioni locali. Per partecipare all’evento è necessario iscriversi al seguente link: https://zoom.us/webinar/register/WN__lClRISEQW2ofhF2ufA0aA Si potrà seguire il Livestream su YouTube al seguente link: https://www.youtube.com/channel/UCmNjQop8IRofn3WO4mIDLzg