Primo Piano

Cefalù: diocesi firma con Cooperativa Sant’Antonio nel segno della integrazione

24 Giugno 2021 -

Cefalù – Nei giorni scorsi la diocesi di Cefalù e la Cooperativa sociale Sant'Antonio di Geraci Siculo hanno sottoscritto una convenzione che nel solco dell'integrazione. La firma rientra nel progetto di inclusione "Ci sono anch'Io" sostenuto dal vescovo di Cefalù, mons. Giuseppe Marciante come segno di speranza per tutto il territorio diocesano.

Durante l'incontro mons. Marciante ha apprezzato il lavoro svolto dalla Cooperativa sociale Sant'Antonio e ha sottolineato come la scelta della realtà geracese premia il suo impegno per l'accoglienza e l'integrazione nel tessuto sociale di Geraci e della comunità madonita dei giovani immigrati affidati ai suoi operatori, segno di inclusione e solidarietà.

Grazie al lavoro sul territorio la cooperativa è riuscita infatti a creare un legame forte tra i giovani e la comunità che è diventata per loro una nuova famiglia. Con la firma della convenzione, che segue quella analoga siglata il 23 maggio scorso con la Cooperativa Verbumcaudo, si darà un'opportunità di lavoro a tre giovani.

Rom e Sinti: da 40 anni il pellegrinaggio a Forno di Coazze

24 Giugno 2021 - Torino - Un gruppo di sinti e rom, che vivono in Piemonte, si sono ritrovati, come ogni anno, per un momento di preghiera, al santuario di Forno di Coazze. Erano un centinaio circa: in meno degli anni scorsi vista la situazione relativa alla pandemia in corso. "È sempre una esperienza interessante per il tempo che si dedica alla preghiera, alla Messa e all’ascolto", ha detto uno dei promotori, don Fredo Olivero, già direttore dell'Ufficio Migrantes di Torino. A guidare le meditazioni il biblista don Marco Frediani. Durante la due giorni una piccola mostra fotografica sui 40 anni del pellegrinaggio in questo luogo. Rom e Sinti: da 40 anni il pellegrinaggio a Forno di Coazze  

Consiglio Europeo: le migrazioni tra i temi al centro del confronto

24 Giugno 2021 - Bruxelles - Tra i temi a centro del confronto, oggi e domani, del Consiglio europeo che si svolgerà a Bruxelles quello delle migrazioni. Nella lettera di invito il presidente Charles Michel evidenzia che sarà fatto il punto "della situazione sulle varie rotte” con l’obiettivo di “prevenire la perdita di vite umane e ridurre la pressione sui confini dell’Ue” e perciò “rafforzare la nostra cooperazione con i Paesi di origine e di transito” con “un’azione che produca risultati rapidamente”.  

Dalla Libia al Lago Trasimeno: la sfida di Alieu e della sua kora

24 Giugno 2021 - Roma - Da un barcone per fuggire dalla Libia e cercare una nuova vita, a una barca di pescatori umbri dove suonare la sua musica. La sua nuova vita. Dalle enormi e pericolose acque del Mediterraneo a quelle ospitali del Lago Trasimeno. È la storia di Alieu Saho, giovane gambiano di 23 anni, un ragazzo con la musica nel sangue. La sua è una famiglia di musicisti e lui fin da piccolo suona la kora, strumento africano a corde di grande sonorità, suoni che arrivano dal profondo del continente e che Alieu ha scelto di far conoscere. Sfidando il lungo viaggio dei migranti. «Ho iniziato a suonare questo strumento quando avevo 5 anni. Con mio padre abbiamo fatto tanti festival insieme in Gambia, Senegal e Mali. Io oggi voglio portare la mia musica in tutto il mondo, voglio che chi non conosce la kora venga a conoscenza di questo strumento. È anche per questo che ho fatto questo lungo viaggio dal Gambia a qua». Un viaggio simile a quello di tanti altri migranti come lui. «Non è stato troppo difficile nel mio caso il viaggio con la barca, è stata molto lunga e dura la parte precedente del viaggio: sono passato in Senegal, qualche giorno in Mali, poi Nigeria e su verso nord piano piano». Un viaggio cominciato cinque anni fa. Poi Alieu, come tanti immigrati, per due anni gira l’Europa in cerca di fortuna. Ma sempre con la musica in testa. Ora da tre anni vive a Roma dove collabora con molti musicisti, col nome d’arte Kora Hero. E grazie alla musica, ha ritrovato il sorriso. Sabato scorso ha partecipato al Blues Lake Drops, evento organizzato a Castiglione del Lago da Trasimeno Blues nell’ambito della Festa della musica. «Suonare oggi qui su una barca dei pescatori mi fa ricordare quando stavo sul barcone per venire in Italia, è una emozione meravigliosa». Ha suonato il suo strumento su una barca al largo. Infatti anche quest’anno si è ripetuta la scelta, che risale allo scorso anno, di far suonare i musicisti al largo, per garantire il distanziamento. Per Alieu rappresenta davvero un ritorno alla vita, perché può tornare ad esprimere la sua arte e a trasmettere il suo desiderio di speranza e riscatto. Da un barcone della speranza alla barca della realtà. Che Alieu trasmette con la sua musica che evoca sonorità africane e quelle del Blues dirompente. Musica che emoziona. Ancor più su questa barca della tradizione dei pescatori del Trasimeno. Quei pescatori che proprio il 19 giugno 1944, coincidenza, salvarono dalla deportazione 22 ebrei, portandoli via con le loro barche. Due storie di libertà che si incontrano così come le tradizioni musicali che qui si contaminano. Il Trasimeno Blues, negli ultimi anni, ha scommesso sulla ricerca delle connessioni tra il Blues del Mississippi e quello delle sue origini primordiali, proprio quello di Alieu 'Kora Hero'. «È molto particolare che Alieu si sia ritrovato qui a suonare su una barca di pescatori anche per rivivere le sensazioni che ha vissuto con il suo viaggio; oggi rivive questa esperienza con gioia – sottolinea Gianluca Di Maggio, direttore del Trasimeno Blues e organizzatore dell’evento ' Blues Lake Drops' – . Per lui questo concerto è una sorta di 'ritorno alla vita', una possibilità sia di esprimere la propria arte ma anche di trasmettere agli altri le proprie emozioni, la propria voglia di riscatto unita ai sentimenti di speranza». (A.M. Mira – Avvenire)  

Corridoi umanitari Cei: arrivati oggi 45 rifugiati

23 Giugno 2021 - Roma - Sono arrivati oggi all’aeroporto di Fiumicino, attraverso i corridoi umanitari Cei,  45 profughi di otto diverse nazionalità (Sudan, Repubblica Centrafricana, Eritrea, Etiopia, Ciad, Camerun, Mali e Nigeria), molti dei quali passati attraverso le carceri libiche e poi nei campi in Niger tramite i meccanismi dell’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Hanno tutti alle spalle storie durissime e drammatiche, di fuga dagli integralisti di Boko haram, dai conflitti, dalla miseria, alcuni hanno tentato più volte di attraversare il deserto e il mare per venire in Europa. Tra loro otto famiglie e 22 bambini. Finanziati dalla Conferenza episcopale Italiana con i fondi otto per mille grazie a un’intesa siglata con con il governo italiano nel 2017, i corridoi costituiscono una via sicura e legale di accesso in Europa per le persone più vulnerabili bloccate nei campi profughi o negli alloggi urbani per rifugiati o per persone particolarmente meritevoli – sempre e comunque perseguitate in patria o in fuga da conflitti – che nel limbo dell’esilio in Paesi di transito spesso poveri non possono studiare o lavorare. La Cei, grazie a questi protocolli ha organizzato negli ultimi anni – soprattutto tramite la Caritas Italiana, Migrantes e col sostegno delle comunità locali – partenze da Medio Oriente e Africa di richiedenti asilo in condizioni di vulnerabilità, individuati nei campi profughi di Etiopia, Giordania e Niger. I 45 rifugiati arrivati oggi  inizieranno una nuova vita in Italia, in otto diocesi che li accoglieranno: Rimini, Crema, Fiesole, Roma, Bolzano, Matera, Teggiano-Policastro e Assisi. Una persona sarà ospitata anche dalla Chiesa valdese di Torino. Tutti stanno seguendo i protocolli per la prevenzione del Covid-19 concordati con le Asl, con tamponi in partenza e in arrivo e quarantena di 15 giorni. In un anno e mezzo di pandemia c’è stato un solo caso di positività al Covid-19 tra i profughi ed il contagio è avvenuto in Italia.  Dal 2014 ad oggi i corridoi umanitari promossi da varie realtà della società civile ed ecclesiale hanno portato in Italia, in maniera sicura e legale, oltre 3.000 persone.    

Viminale: da inizio anno sbarcate 19.360 persone migranti sulle coste italiane

23 Giugno 2021 - Roma - Sono 19.360 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall’ inizio dell’anno. Di questi 2.979 sono di nazionalità bengalese (15%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.843, 15%), Costa d’Avorio (1.541, 8%), Egitto (1.265, 6%), Sudan (1.097, 6%), Eritrea (1.072, 6%), Guinea (990, 5%), Marocco (696, 4%), Mali (641, 3%), Algeria (600, 3%) a cui si aggiungono 5.636 persone (29%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.  

Appello delle Ong all’Ue per l’accoglienza dei rifugiati

23 Giugno 2021 - Lisbona - Un gruppo di organizzazioni non governative europee si è rivolto ad Antonio Costa, primo ministro portoghese e presidente di turno del consiglio dell’Unione europea. In una lettera pubblica le Ong propongono alla Ue ed ai Paesi membri «la costituzione di una coalizione di Stati Ue disponibili alla ricollocazione di rifugiati». Le organizzazioni indicano l’occasione della seduta del Consiglio europeo, fissata da domani fino al 25 giugno. La richiesta è quella che il Portogallo si faccia promotore e facilitatore di un’azione concreta per sbloccare la situazione di chi è rimasto fermo nei campi ai confini dell’Europa, situazione giudicata al limite. «Ringraziamo il Portogallo — si legge — per il suo impegno nella protezione dei rifugiati ed il suo coinvolgimento nel meccanismo di condivisione delle responsabilità in Europa negli ultimi anni. Mentre il nuovo patto su asilo e migrazione è in fase di negoziazione, vi chiediamo di costituire una coalizione di Stati membri disposti ad avviare, in uno sforzo comune, un meccanismo di ricollocazione» dei rifugiati. Le Ong indicano da dove occorrerebbe partire in questo sforzo congiunto che non dovrebbe attendere la definizione di nuovi patti. «La ricollocazione dovrebbe partire — si suggerisce — da 5.000 persone vulnerabili provenienti dalla Grecia». Sarebbe il segnale concreto che i «volenterosi» non attenderanno oltre mentre altri «Stati membri chiudono un occhio — secondo le Ong — sulle situazioni alle frontiere dell’Unione europea». La soluzione la potrebbero dare «un gruppo di leader» che si facesse carico di questa, per così dire, alleanza finalizzata ad uno scopo immediato: ricollocare le persone fragili e in fuga, da troppo tempo in attesa. (OR)  

L’Italia sostiene la Colombia sulla crisi migratoria venezuelana

23 Giugno 2021 - Roma - Alla presenza dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi, l’Ambasciatore d’Italia in Colombia, Gherardo Amaduzzi, ha confermato alla Viceministra degli Affari Esteri Adriana Mejia Hernandez, il nuovo contributo del Governo italiano alla Colombia per la gestione della crisi migratoria venezuelana che verrà canalizzato attraverso l’UNHCR. La Viceministra e l’Ambasciatore hanno, inoltre, presenziato alla firma del Memorandum of Understanding (MoU) tra il Gruppo ENEL Colombia, l’ACNUR e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), che mira a rafforzare le condizioni di inclusione socioeconomica della popolazione migrante venezuelana in Colombia.  

Draghi: gestione migrazioni “non può essere soltanto italiana”

23 Giugno 2021 - Roma - Quello “della gestione dei flussi migratori” è un tema “che torna ad essere in agenda al Consiglio europeo su precisa richiesta dell’Italia. Come ho dichiarato in passato, il Governo vuole gestire l’immigrazione in modo equilibrato, efficace e umano. Ma questa gestione non può essere soltanto italiana. Deve essere davvero europea”. Lo ha ribadito questa mattina il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, intervenendo alla Camera dei deputati per le Comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 24 e 25 giugno. Per il premier, “occorre un impegno comune che serva a contenere i flussi di immigrazione illegali; a organizzare l’immigrazione legale; e aiutare questi paesi a stabilizzarsi e a ritrovare la pace. E penso, ovviamente, in modo particolare alla Libia”. “Un migliore controllo della frontiera esterna dell’Unione – ha proseguito – può essere la base per un piano più ampio che comprenda anche il tema dei ricollocamenti”. E se “tra i Paesi dell’Unione, esiste un’ampia convergenza sull’esigenza di superare il Regolamento di Dublino”, ha osservato Draghi, “al momento, però, una solidarietà obbligatoria verso i Paesi di primo arrivo attraverso la presa in carico dei salvati in mare rimane divisiva per i 27 Stati Membri”. Per questo “serve un’alternativa di lungo periodo, per fare in modo che nessun Paese sia lasciato solo. Il Patto sulla Migrazione e l’Asilo proposto il 23 settembre del 2020 dalla Commissione Europea ha il merito di ricercare un cambio di prospettiva. Ma il negoziato sul Patto dimostra tuttavia che c’è ancora molto lavoro da fare”. “Intendiamo intensificare – in tempi rapidi – partenariati e forme di collaborazione con i Paesi di origine e di transito, in particolare con i Paesi africani”, ha aggiunto Draghi, precisando che “lo scopo è quello di evitare perdite di vite umane ma anche di contrastare le partenze illegali, nonché di ridurre la pressione sui confini europei”. Inoltre, “vogliamo che il Consiglio promuova un’azione più incisiva sui rimpatri, anche attraverso lo strumento dei rimpatri volontari assistiti, e che favorisca un impegno comune a sostegno dei corridoi umanitari. Attualmente credo noi siamo i protagonisti per i corridoi umanitari. Credo ci siano pochissimi altri Paesi che li fanno e devo dire, se pur nella ridotta dimensione, li fanno così bene”. Secondo Draghi “serve una maggiore considerazione dal punto di vista politico e finanziario delle rotte migratorie nel Mediterraneo centrale e occidentale. Oggi è privilegiata soprattutto la rotta orientale, sul piano giuridico e finanziario” ma “occorre uno specifico impegno dell’Unione europea per la stabilità in Libia, auspicabilmente sotto gli auspici delle Nazioni Unite”.    

UNHCR: a rischio i vaccini per gli apolidi nel mondo

23 Giugno 2021 - Ginevra - L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, avverte che molti apolidi in tutto il mondo rischiano di non essere vaccinati contro il Covid-19 in quanto privi di cittadinanza o di una prova di identità. “Sappiamo che in tutto il mondo ci sono milioni di apolidi che non hanno la nazionalità di alcuno stato. Questo ha un impatto estremamente dannoso sui loro diritti umani fondamentali, e ora potrebbero anche essere esclusi dall’accesso alle vaccinazioni salvavita”, ha detto Gillian Triggs, Assistente Alto Commissario per la protezione dell’UNHCR. Nel suo ultimo rapporto The Impact of Covid-19 on Stateless Populations, l’Agenzia ONU nota che la maggior parte dei piani di immunizzazione nazionali non fornisce chiarezza sulla copertura degli apolidi. L’UNHCR avverte che molte persone prive di nazionalità o documenti d’identità “saranno esclusi dalla vaccinazione”, a meno che gli Stati “non facciano sforzi particolari per identificarli e si facciano carico delle specificità che li riguardano. Il nuovo rapporto fornisce raccomandazioni ed esempi di buone prassi adottate dagli Stati, compresa l’accettazione di forme alternative di prova dell’identità di una persona”. “Nell’interesse di proteggere la vita delle persone e garantire la salute pubblica, i piani nazionali di vaccinazione devono essere attuati nel modo più inclusivo possibile. Dato che molti apolidi affrontano già un’esclusione ed un’emarginazione diffuse, è necessario affrontate le barriere di accesso alla vaccinazione e la situazione degli apolidi merita una considerazione attenta”, ha detto Triggs. Dall’inizio della pandemia, molti apolidi continuano a incontrare difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria e ai servizi sociali. Molti potrebbero temere di farsi avanti per test o trattamenti a causa della loro mancanza di status legale, che potrebbe metterli a rischio di detenzione o deportazione. Il costo delle cure mediche, comprese le vaccinazioni, può anche essere proibitivo per gli apolidi, poiché di solito non sono coperti dai programmi sanitari pubblici nazionali. Secondo l’UNHCR, che ha un mandato formale delle Nazioni Unite per prevenire e ridurre l’apolidia e proteggere gli apolidi, vi sono almeno 4,2 milioni di apolidi in circa 94 paesi. A causa della natura invisibile di questo problema, si ritiene che la cifra reale sia sostanzialmente più alta. A più di un anno dall’inizio della pandemia, l’UNHCR avverte anche che le interruzioni dei servizi di registrazione delle nascite stanno creando nuovi rischi di apolidia. Un certo numero di paesi ha sospeso i servizi anagrafici a causa della pandemia, ed in particolare è stata colpita la registrazione delle nascite – che è fondamentale per stabilire l’idoneità alla nazionalità, f sapere l’organizzazione evidenziando che i paesi in cui i servizi di registrazione delle nascite sono stati parzialmente o totalmente sospesi stanno ora riportando tassi di registrazione delle nascite più bassi e hanno accumulato arretrati sostanziali. In molti contesti sono state sospese anche le campagne mirate per registrare le nascite fra le popolazioni difficili da raggiungere e a rischio di apolidia. I rischi di apolidia sono probabilmente più alti per i gruppi minoritari – che costituiscono infatti la maggioranza delle popolazioni apolidi conosciute.    

Ue: ridistribuzione migranti e solidarietà grandi assenti

23 Giugno 2021 - Bruxelles - La migrazione, come chiesto dall’Italia, arriva sul tavolo del Consiglio Europeo che si tiene domani e venerdì. Non però nel senso che avrebbe auspicato il governo, e cioè con un focus sulla solidarietà con i Paesi in prima linea come l’Italia, o almeno un meccanismo provvisorio di ridistribuzione dei migranti. «Il fenomeno migratorio – ha avvertito ieri il Capo dello Stato Sergio Mattarella – è mondiale e imponente e va affrontato in maniera globale, in modo necessariamente integrato». Pesano le elezioni in Germania a settembre e in Francia il prossimo anno. Certo è che nella bozza di conclusioni (di cui Avvenire ha copia) non c’è il benché minimo riferimento a solidarietà o ridistribuzione. Piuttosto i 27 leader domani si concentrano sul tema che li trova d’accordo: la «dimensione esterna» del fenomeno migratorio, e cioè cooperare con i Paesi di origine e transito per bloccare «a monte» i flussi verso l’Europa, che si vuole sempre più «fortezza». Anche Roma si è ormai rassegnata che oltre, almeno a questo vertice, non si andrà. «Come chiesto a maggio – ha dichiarato il sottosegretario agli Affari Europei Enzo Amendola – il prossimo Consiglio europeo avrà tra le priorità il tema immigrazione. Lavoriamo perché l’Ue abbia una dimensione esterna e costruisca accordi con i Paesi di origine e di transito. Soluzioni strutturali e non emergenziali, per salvare vite umane». Nella bozza si afferma anzitutto che «gli sviluppi su alcune rotte danno adito a preoccupazioni e richiede una continua vigilanza e un’azione continua». Proprio ieri Frontex, l’agenzia delle frontiere esterne Ue, ha affermato che nei primi cinque mesi del 2021 l’aumento più cospicuo di arrivi si registra proprio nel Mediterraneo centrale: 15.717 in più in tra gennaio e maggio 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020, con un aumento del 151%. «Per prevenire la perdita di vite e ridurre la pressione sulle frontiere esterne – recita ancora la bozza – saranno intensificati partenariati e cooperazioni reciprocamente benefici con i Paesi di origine e transito, come parte integrale dell’azione esterna dell’Unione Europea». Si tratta di «affrontare tutte le rotte nella loro integralità», affrontando le cause prime, sostenendo rifugiati e sfollati «nella regione», aiutando a combattere i trafficanti e migliorare il controllo alle frontiere di questi Paesi, ma anche «assicurando rimpatri e riammissioni», uno dei nodi centrali per l’Ue. Nella bozza i leader chiedono alla Commissione e all’Alto rappresentante Ue di «rafforzare azioni concrete» con questi Pae- si, identificando una lista di Stati prioritari (a Bruxelles si parla di Stati come Senegal, Mauritania, Niger, Etiopia, Tunisia, con molti c’è già una stretta cooperazione). Inoltre nella bozza si chiede di utilizzare almeno il 10% dello Strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione (Ndici, che in totale ammonta a 79,5 miliardi di euro), più però altri fondi da trovare in altri strumenti. Sullo sfondo, si guarda alla Libia, con l’ipotesi di ripetere l’accordo già siglato con la Turchia, che ospita oltre tre milioni di profughi siriani ed è sostenuta con 6 miliardi di euro dall’Ue (programma in scadenza, la bozza chiede alla Commissione di presentare al più presto una proposta per proseguirlo). Gli ultimi sviluppi in Libia lasciano ora sperare i 27 leader, che ribadiscono «l’impegno dell’Ue al processo di stabilizzazione». (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)    

ISMU su religione immigrati: i cristiani sono più del doppio dei musulmani

22 Giugno 2021 - Roma - Secondo le più recenti elaborazioni di Fondazione ISMU si valuta che al 1° gennaio 2021 gli stranieri residenti in Italia di religione cristiana (oltre 2,8 milioni, pari al 56,2% del totale dei residenti stranieri) siano più del doppio dei residenti stranieri musulmani (meno di 1,4 milioni pari al 27,1% del totale). Tra gli stranieri di fede cristiana i più numerosi sono i cristiani ortodossi (1,6 milioni, pari al 32,3% del totale delle appartenenze religiose tra gli immigrati), seguiti da cattolici (855mila, pari al 17%), cristiani evangelici (164mila, pari al 3,3%), altri cristiani (152mila, pari al 3%) e copti (32mila, pari allo 0,6%). L’ISMU ipotizza che più della metà dei musulmani stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2021 sia rappresentato da marocchini, albanesi e bangladesi. Per quanto riguarda i cattolici stranieri, si valuta che più della metà del collettivo sia composto da rumeni, filippini, peruviani e albanesi. Tra i cristiani copti stranieri residenti in Italia, i tre quarti provengono dall’Egitto.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 19.320 persone migrante sulle coste italiane

22 Giugno 2021 - Roma - Sono 19.320 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane. Di questi 2.979 sono di nazionalità bengalese (15%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.781, 14%), Costa d’Avorio (1.541, 8%), Egitto (1.265, 7%), Sudan (1.097, 6%), Eritrea (1.072, 6%), Guinea (990, 5%), Marocco (696, 4%), Mali (641, 3%), Algeria (600, 3%) a cui si aggiungono 5.658 persone (29%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Sempre secondo questi dati sono stati 3.124 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a ieri, 21 giugno. I minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2020 sono stati 4.687, 1.680 nel 2019, 3.536 nel 2018 e 15.779 nel 2017.  

Mattarella: il fenomeno migratorio è “mondiale e imponente e va affrontato in maniera globale”

22 Giugno 2021 - Milano - Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, questa mattina ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione del nuovo Campus di Architettura del Politecnico di Milano, che si è svolta nell’Aula magna “Giampiero Pesenti”, e ha visitato la Fondazione Exodus. Il fenomeno migratorio è “mondiale e imponente e va affrontato in maniera globale, in modo necessariamente integrato”, ha detto nel suo intervento evidenziando “le sfide imponenti vanno affrontate in maniera collaborativa nella comunità internazionale e, per quanto ci riguarda, innanzitutto in quell'oasi di pace e diritti che è l'Unione europea". Nel suo viaggio a Milano Mattarella ha anche incontrato alla Fondazione Exodus dove ha incontrato i giovani ospiti della comunità. Hanno portato le loro testimonianze: Don Antonio Mazzi, Presidente della Fondazione; Yuri Picchio e Mohamed Awad, ospiti della Casa Exodus; Francesca Cervo, educatrice della Fondazione.  

Campagna “Io Accolgo”: flash mob e le proposte sull’immigrazione

22 Giugno 2021 - Roma – Si è da poco concluso, in piazza Montecitorio, il flash mob promosso dalla campagna “Io Accolgo” con l’obiettivo di portare all’attenzione della politica italiana il tema immigrazione. I promotori hanno presentato 10 proposte per riformare il diritto di asilo in Italia e in Europa. Dai canali di ingresso legali alla cooperazione con i paesi terzi, dalla chiusura dei campi e degli hot spot a un nuovo programma di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo per evitare nuove morti in mare. “L’assenza di regole certe – si legge nel testo - che consentano alle persone che vogliono arrivare in Europa di rivolgersi agli Stati, chiedendo un visto per ricerca di lavoro è la prima causa dei traffici illeciti, delle morti e degli abusi”. Da qui la richiesta di una diversa politica dei visti, la definizione di procedure permanenti di ingresso regolare, per motivi umanitari, che consentano a un numero di rifugiati di evitare di essere esposti a rischi gravissimi. La Campagna “Io Accolgo” chiede poi “un piano europeo di reinsediamenti effettivi con quote vincolanti”, la promozione di un programma di ricerca e salvataggio europeo, la garanzia di libertà di soggiorno all’interno dell’Ue dei titolari di protezione internazionale, promuovendo uguali standard su tutto il territorio. E poi la proposta di chiudere i grandi campi profughi, “strutture contenitore spesso in condizioni degradate”, dove i richiedenti asilo vengono isolati dal resto della società. I partecipanti alla manifestazione hanno indossato i salvagenti e appeso una barca fatta con le coperte termiche sulle transenne di piazza Montecitorio.

Germania: giovedì l’incontro dei Delegati e dei Referenti delle comunità d’altra madre lingua

22 Giugno 2021 - Francoforte - Quale è la situazione delle Comunità d’altra madre lingua in Germania? È l’interrogativo di fondo su cui si concentrerà l’incontro in videoconferenza convocato per il 24 giugno dal Nationaldirektor Lukas Schreiber. Vi parteciperanno i Delegati e gli Sprecher nazionali delle Comunità, i loro rappresentanti nel Zentralkomitée, i referenti diocesani del settore, i rappresentanti degli uffici di Pastorale e del Personale delle diocesi, i consiglieri e i membri delle Commissioni Migrazione e Pastorale della Conferenza episcopale tedesca. Dopo i saluti e l’introduzione del vescovo ausiliare di Paderborn, mons. Dominicus Meier, presidente commissario della XIV Commissione, verranno presentati i risultati del sondaggio fatto tra i Delegati e i Referenti sulle Comunità d’altra madre lingua in Germania (la prima parte al mattino, la seconda parte nel pomeriggio). In piccoli gruppi verranno analizzati e discussi questi risultati, per concludere su come continuare il processo "Elemente wachsender Gemeinschaft“, avviato dal sondaggio e che culminerà con il Fachtagung di presenza del 10/11 gennaio 2022, chiamato a offrire prospettive e impulsi alla DBK per attualizzare le direttive del 2003 "Eine Kirche in vielen Sprachen und Völkern“ sulla pastorale per le Comunità d’altra madre lingua.  

MCI Olanda: le celebrazioni e alcune novità

22 Giugno 2021 - "Grazie a Dio la fine del periodo Covid-19 è in vista. Speriamo che dopo le vacanze possiamo tornare ad ‘una vita più normale’, anche in chiesa! Senza limiti di persone, senza mascherine e in grado, durante nostra eucaristia domenicale, di salutarci con una stretta di mano per augurare la pace del Signore". Inizia così la newsletter della Missione Cattolica Italiana d'Olanda annunciando anche che domenica 11 Luglio sarà celebrata l'ultima liturgia eucaristica delle comunità italiane che vivono in Olanda prima delle vacanze estive. Dopo le vacanze - scrive il responsabile della MCI, Don Robert Kurvers, riprenderanno le celebrazioni i regolarmente domenica 5 settembre ma "con un piccolo cambiamento a Den Haag. Da settembre non celebreremo più nella chiesa Paschalis Baylon, ma ritorniamo alla chiesa Marlot, in Bloklandenplein 15. Spero senza limiti di persone, ma questo dipenderà dalle decisioni del governo Olandese", scrive il sacerdote. Inoltre da settembre la celebrazione domenicale all'Aia non sarà più alle ore 18.00 ma verrà anticipata alle ore 17.00. "Dopo la morte improvvisa di padre Tommaso de Jong sono stato colto totalmente impreparato dalla nomina come amministratore della Missione Cattolica – di fatto il vostro parroco; ho accettato questo compito con molta cordialità e mi ha restituito nuova energia. Naturalmente: non sono un Italiano e la lingua Italiana non è mia madrelingua", sottolinea il sacerdote ringraziando "per la vostra pazienza e comprensione!"  

In Famiglia: in principio erano Adamo ed Eva

22 Giugno 2021 - Con questa nota l’intenzione è quella di compiere un nuovo viaggio fra i rapporti di famiglia all’interno della Bibbia. Il grande codice biblico, infatti, è in qualche modo leggibile come il racconto di una relazione infinita fra Dio e il suo popolo e delle relazioni reciproche dei protagonisti della storia della salvezza. L’auspicio, quindi, sarebbe quello di riuscire a leggere le pagine bibliche come delle fonti, degli archetipi dei rapporti che da sempre si instaurano fra gli uomini e le donne, che da sempre hanno formato famiglie, dai tempi di Adamo fino ai nostri giorni. Nessuna pretesa di esegesi scientifica o per addetti ai lavori, ma piuttosto una lettura attualizzante che ci aiuti a sentirci parte di una grande catena umana, che – a differenza della teoria dei corsi e ricorsi storici – in realtà cammina verso una evoluzione che si concretizza nella quotidiana, silenziosa ma costante costruzione del Regno di Dio. In questa prospettiva come non porre al centro della nostra attenzione, in questo esordio, le figure di Adamo ed Eva, i progenitori del genere umano, gli iniziatori della storia umana, la prima famiglia secondo il disegno divino. È chiaro che il lettore non possa aspettarsi qui un trattato su un argomento di portata così rilevante come la creazione dell’uomo da parte del Dio biblico. Ogni grande religione ha il suo mito fondativo, ma nessuna è così centrata sull’atto creativo del primo uomo come è descritto nel libro della Genesi. Non meraviglia che su tale argomento la tradizione religiosa prima ebraica e poi cristiana abbia speso le massime energie intellettuali e spirituali per decodificarne tutto il valore e il significato, Nei mesi scorsi su questa rubrica abbiamo potuto verificare come il magistero petrino, soprattutto quello storicamente recente di Giovanni Paolo II, abbia dedicato a questo tema una riflessione ponderosa sia in termini di profondità sia di estensione nel tempo e nell’occasioni. Ma a noi oggi cosa dicono le figure di Adamo ed Eva e la relazione fra loro? Credo che la prima grande conquista ermeneutica e spirituale che l’uomo religioso e non solo dei nostri tempi possa fare è la dimensione della reciprocità che nella Genesi maschio e femmina sono chiamati a vivere sotto gli occhi del loro Creatore. Non solo Eva è carne della carne di Adamo perché creata – secondo il racconto genesiaco – dalla costola dell’uomo e quindi i due sono della stessa sostanza, ma essi sono perfettamente complementari. Solo affiancando il volto femminile di Eva al volto maschile di Adamo si ricrea l’immagine di Dio. Dio, in questo senso e maschio è femmina – si ricordi come fece scalpore la dichiarazione di Giovanni Paolo I in merito – e la gloria dell’uomo vivente è fondata sulla duplicità dei sessi di cui l’umanità si compone. A mio avviso basta questa semplice eppure profonda consapevolezza per equilibrare quelle scuole di pensiero che, forse in modo eccessivo, enfatizzano, con un’espressione tratta dal titolo di un long seller americano, che “gli uomini vengono da Marte e le donne vengono da Venere. È vero, cioè, che i mondi maschili e femminili sono ancestralmente diversi e necessitano di una propensione a colmare la distanza che esiste fra loro da sempre e che sempre esisterà. Forme di pensiero, di desiderio, di linguaggio… tutto è diverso fra un uomo e una donna, eppure è necessario saper anche valorizzare quanto essi siano fatti davvero l’uno per l’altro, quanto l’amore sponsale sia nel progetto di Dio fin dal principio e sia probabilmente l’apice, il capolavoro della creazione. C’è da sfatare il mito dell’autosufficienza, della comodità della dimensione di single che oggi pare prendere piede e che vede diminuire in modo esponenziale non solo i matrimoni, ma anche le convivenze stabili rispetto ad una promiscuità diffusa e a quello che Bauman chiamerebbe “amore liquido”. Adamo ed Eva stanno lì a dirci che “non è bene che l’uomo sia solo” e allora il pensiero corre a quello che stiamo facendo come comunità civile ed ecclesiale nei confronti dei nostri giovani. Che attenzione è data all’educazione affettiva e sessuale? Quali messaggi vengono trasmessi? Si induce nei giovani quel germe di speranza che fa nascere il desiderio di incontrare l’altro in pienezza, il desiderio di fare famiglia? Non c’è solo bisogno di perpetuare la specie e vincere i dati nefasti dei demografi che parlano di crescita zero, c’è anche da dare senso alla vita. Fare unità, fra uomo e donna, generare vita, fisicamente e spiritualmente è il fondamento del nostro essere nel mondo, perché siamo nati per amare, saremo giudicati su questo e ogni relazione d’amore che non viene vissuta all’insegna della pazienza fedele e della volontà è un’occasione persa. A rischio di fantasia illecita, vorrei immaginare che Adamo ed Eva, anche dopo la caduta del peccato, la fatica del lavoro, il dolore del parto, siano rimasti uniti e nella vecchiaia dei loro giorni e siano morti, sazi di giorni, solcando senza saperlo la prima grande storia della umanità coniugata. (Giovanni M. Capetta - SIR)    

GMMR: la giornata nazionale a Loreto

21 Giugno 2021 - Roma - La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato quest’anno, in Italia, si celebrerà, a livello nazionale, tra le pareti della "Santa Casa", nella Basilica Pontificia di Loreto, domenica 26 settembre. Questo ricorderà a tutti la passione da sempre di papa Francesco per l’avventura dei migranti. Come fu la sua. Coloro, cioè, che si muovono sui passi di Abramo e con la sua stessa speranza. Alla ricerca, instancabilmente tra mille peripezie, di dignità. Di vivere umanamente, pienamente. Ma ricorderà, anche, il valore della "casa ", il senso autentico della casa, del sentirsi a casa, dell’accoglienza. Ed è la sfida dei nostri giorni, per una società spesso chiusa e ripiegata in se stessa. A Loreto, assieme a questo evento celebrativo, se ne avrà un altro, più formativo. Sarà il Corso di Alta Formazione per  i direttori diocesani Migrantes , organizzato dalla Fondazione Migrantes n, ma anche per tutti coloro che sono sensibili alla problematiche migratorie. Si svolgerà nello straordinario e suggestivo contesto della Basilica e dei suoi annessi. Il tema sarà : "Costruire e custodire la casa comune", nei suoi più vari aspetti di realtà personale, cittadina, ecclesiale, sociale e culturale. Si svolgerà dal 23 al 27 agosto. Prevede la partecipazione di docenti universitari, di testimonianze, di laboratori di esperienze, ma anche di voci al di là del Mediterraneo, come quella del card. Cristòbal di Rabat (Marocco), una Chiesa di frontiera, coraggiosa costruttrice di ponti nel mondo dell’Islam e nel cuore dell’emigrazione. Sempre in nome del Vangelo. Stimolante sarà la giornata di visita al Museo dell’emigrazione marchigiana di Recanati (MEMA), - racconto commosso di ben 700.000 emigrati di una regione italiana piuttosto piccola, - la visita al tristemente noto Hotel House, un ghetto verticale di 17 piani per quasi 1.800 persone di 40 nazionalità differenti, ma anche luogo di testimonianze solidali come l’Associazione "On the road" in percorsi di integrazione o il medico di base, acquartierato all’ottavo piano di questo enorme condominio, con tutti gli ascensori da anni fuori uso. Le Marche, insomma, terra di colline, di mare e  di antichi borghi, per i partecipanti sarà un territorio da scoprire. Ma soprattutto da contemplare, da assaporare lentamente. "Viaggiare non è scoprire nuove terre, ma avere nuovi occhi" raccomanda Proust. Qui, dietro un colle o una siepe si può toccare l'infinito. Cioè il mistero dell'uomo e della sua avventura nell'incontro con altri uomini. Con altri mondi. Per questo, "il naufragar m'è dolce in questo mare".