Primo Piano

In Famiglia: Abramo e Sara, una coppia di sposi

13 Luglio 2021 - Leggere nella sua continuità la storia di Abram e Sarai riempie il cuore di gratitudine perché è davvero una vicenda “patriarcale” in cui affondano le radici della nostra umanità e della nostra fede. Abram e Sarai (questi i loro nomi prima che il Signore li cambi in virtù della loro elezione), sono prima di tutto una coppia di sposi. Una coppia ricca di consapevolezza e di amore, una coppia che si parla, che dialoga, si confronta. Certo bisogna leggerlo fra le righe ma altrimenti non si spiegherebbe perché – in un contesto come quello biblico del tempo – si nomini così spesso la presenza di una moglie. Dunque se Abram è il nostro padre nella fede perché parte, lascia tutto, fidandosi di una Parola, fidandosi di un Dio nuovo, che parla un linguaggio diverso dagli idoli pagani della città in cui si trova, credo di poter dire che ha il coraggio di fare questo perché al suo fianco c’è una donna altrettanto coraggiosa che lo asseconda e lo consiglia. Abram si dice che aveva 75 anni: che coraggio! Ricominciare da capo, partire per una terra sconosciuta, affidandosi ad una benedizione tanto grande quanto misteriosa (Gen 12, 1-9). Fino a questo momento il nostro ci pare un eroe, un uomo benedetto da Dio e intrepido, ma le difficoltà sono appena iniziate. Giunto in Egitto, a causa della carestia in terra di Canaan, ecco comparire la paura anche in lui e la tentazione di confidare solo sulle sue forze: lo stratagemma di dire al faraone che l’avvenente moglie Sarai è sua sorella rischia di scatenare un flagello drammatico. Concedere la moglie al faraone per veder salva la vita, è una scorciatoia che il Signore non può assecondare, lui garante della indissolubilità sacra del matrimonio fin dall’allora. Subito Abram ci sembra meno sul piedistallo: è un uomo che sbaglia, la cui fede talvolta vacilla, che è portato allo slancio di fiducia in un Dio che non lo tradisce, ma poi cerca anche di cavarsela malamente da solo e rischia di farsi molto male (Gn 12, 10-20). Abram è un giusto, accetta di dividere la terra promessagli con suo nipote Lot, dimostra grande magnanimità e il Signore, in un continuo rapporto davvero da padre a figlio, gli rinnova il suo sostegno e il suo favore (Gen 13). Passano guerre e peripezie ma il patriarca supera tutte le prove e riceve la benedizione particolare anche di un sacerdote straniero: Melchisedek (Gen 14, 17-20). Non ha confini la capacità di Abram di incontrare le persone, egli è fondamentalmente un uomo votato alla pace, soprattutto in virtù degli anni che passano e che lo rendono sempre più saggio e avveduto. C’è qualcosa che non può comprendere, però: perché il Signore continua a promettergli una discendenza grande come le stelle del cielo mentre il suo rapporto con Sarai risulta sterile e il suo erede un servo straniero? Qui possiamo immaginare le lunghe notti insonni, coricati fianco a fianco, a sognare, pregare, a domandarsi il perché di questo lacerante divario fra promessa e realtà. Quante coppie possono immedesimarsi in questa prova: figli desiderati come il dono più grande, figli cercati con purezza di cuore e generosità infinita che pure non arrivano? (Gen 15). Il Signore ascolta questo grido, rinnova la sua alleanza e continua a promettere una fecondità da scoprire, ma questa volta è Sarai a non accettare la sfida e a escogitare un’altra scorciatoia: concedere al marito di unirsi con la schiava Agar perché questa gli dia un figlio. Lecito agli occhi degli uomini, ma fuori dal disegno di Dio. Si potrebbe osar dire che sia stato il primo caso di “utero in affitto”, ma bisogna anche constatare come questa particolare situazione, che sfugge completamente di mano ai nostri coniugi, viene agguantata dall’alto e fatta oggetto di un piano provvidenziale che non poteva essere immaginato. Nasce Ismaele, figlio di Agar e la schiava monta in superbia, Abram ha forse più attenzioni per lei, madre del figlio finalmente nato, che per l’anziana moglie. Sarai la vessa e la fa allontanare, ma non è ancora il tempo dell’abbandono (Gen 16), molto ancora attende i nostri protagonisti nel loro tortuoso percorso nell’ascolto del Signore… (Giovanni M. Capetta – SIR)  

Migrantes: da domani il corso di formazione per i coordinatori etnici

12 Luglio 2021 - Firenze - Si svolgerà a Firenze, da domani al 16 luglio, il Corso di Formazione per i coordinatori delle comunità linguistiche in Italia promosso dalla Fondazione Migrantes.  Il programma prevede gli interventi, tra gli altri, dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, della teologa Serena Noceti, di p. Alessandro Cortesi, dello scalabriniano, Gioacchino Campese e di P. Jonas Donassollo. Tra i momenti la celebrazione di mons. Perego e del card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze nella Cattedrale di san Maria del Fiore e la visita al Centro Studenti Internazionali “Giorgio La Pira”. Il corso si concluderà con una riflessione del direttore generale della Migrantes, don Giovanni De Robertis, sulla prossima giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. Il Servizio di coordinamento per le comunità cattoliche etniche residenti in Italia è stato istituito dalla Commissione ecclesiale per le migrazioni e prevede per ogni comunità etnica un coordinatore nazionale, nominato dal Consiglio episcopale permanente, che ha il compito di assicurare il regolare svolgimento dell’assistenza pastorale agli immigrati cattolici della medesima etnia o lingua residenti nelle diocesi italiane. In Italia sono 13 i coordinatori delle comunità linguistiche.

 

Viminale: da inizio anno sbarcate 23.948 persone migranti sulle coste italiane

12 Luglio 2021 - Roma - Sono 23.948 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall’ inizio anno. Di questi 3.978 sono di nazionalità tunisina (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.597, 15%), Egitto (1.871, 8%), Costa d’Avorio (1.830, 8%), Eritrea (1.214, 5%), Guinea (1.199, 5%), Sudan (1.163, 5%), Marocco (935, 4%), Iran (905, 4%), Mali (707, 3%) a cui si aggiungono 6.549 persone (27%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.  

MCI Offenbach: don Paolo Manfredi lascia per raggiunti limiti di età

12 Luglio 2021 - Offenbach - Don Paolo Manfredi lascia la Missione Cattolica Italiana di Offenbach per raggiunti limiti di età. Il sacerdote è incardinato nella diocesi di Mainz e continuerà a restare a Offenbach a disposizione per aiutare il successore se avrà bisogno e le Comunità della zona, se richiesto, come stanno facendo altri due sacerdoti italiani in Germania, don Piero Bartalesi (Francoforte) e p. Corrado Mosna (Darmstadt). Don Paolo, nominato Geistlicher Rat nel 1993 dal cardinal Karl Lehmann, è in Germania dal 1978, attivo per brevi periodi prima a Mainz, poi a Wolfsburg e quindi a Braunschweig, e dal 1983 ad oggi ininterrottamente a Offenbach. Il vescovo di Mainz, mons. Peter Kohlgraf, nel ringraziarlo per i suoi 38 anni di grande lavoro a Offenbach, ha accettato le sue dimissioni, operative dal 1 di settembre. A don Paolo, molto apprezzato anche per il suo impegno nel decanato e in diocesi, nei cui organismi (come il Priesterrat) ha rappresentato per anni i sacerdoti d’altra madre lingua, va la grande gratitudine della Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia e della Zona, accompagnata "dall’augurio di tanta salute e di un po’ di riposo nella nuova fase della sua vita", scrive il delegato, p. Tobia Bassanelli.

Una preghiera accorata per i migranti ieri in tutte le parrocchie italiane

12 Luglio 2021 - Roma – “Per tutti i migranti e, in particolare, per quanti tra loro hanno perso la vita in mare, naviganti alla ricerca di un futuro di speranza. Risplenda per loro il tuo volto, o Padre, al di là delle nostre umane appartenenze e la tua benedizione accompagni tutti in mezzo ai flutti dell’esistenza terrena verso il porto del tuo Regno. Al cuore delle loro famiglie, che non avranno mai la certezza di ciò che è successo ai loro cari, Dio sussurri parole di consolazione e conforto. Lo Spirito Santo aleggi sulle acque, affinché siano fonte di vita e non luogo di sepoltura, e illumini le menti dei governanti perché, mediante leggi giuste e solidali, il Mare Nostrum, per intercessione di san Benedetto, patrono d’Europa, sia ponte tra le sponde della terra, oceano di pace, arco di fratellanza di popoli e culture. Preghiamo”. Questa la preghiera che ieri è stata recitata in tutte le parrocchie del nostro Paese su iniziativa della Conferenza Episcopale Italiana nella giornata di festa di San Benedetto, patrono dell’Europa. La Cei, invitando alla preghiera ha voluto ricordare il dato drammatico dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim): nei primi cinque mesi del 2021 nel Mediterraneo centrale sono morti 632 migranti (+200 per cento rispetto allo scorso anno), di cui 173 accertati e 459 dispersi. “Più di quattro al giorno a cui purtroppo occorre aggiungere le vittime degli ultimi tragici naufragi, delle altre rotte del mare, tra cui quella delle Canarie che ha avuto una tremenda escalation nell’ultimo anno, e i tanti fratelli e le tante sorelle morti lungo il deserto del Sahara, in Libia o nei Balcani”, ha scritto la Presidenza dei Vescovi italiani. “Credo che il primo aspetto importante sia che il Mare Mediterraneo sia di nuovo controllato da una grande operazione umanitaria europea come fu l'operazione Mare Nostrum degli anni dal 2015 al 2017. Un'operazione – ha detto alla Radio Vaticana il presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo Gian Carlo Perego - che possa far diventare nostro e non dei trafficanti e non di chi respinge, un mare dove vedi appunto persone alla ricerca di sicurezza, e che chiedono di essere tutelate in un diritto fondamentale come il diritto d'asilo. Quindi un primo impegno è non solo guardare ai pochi che sono sbarcati, dall’inizio di quest’anno 22300 persone, ma guardare anche i 60 mila, quindi a tante altre persone che sono state respinte, e che tante volte sono state respinte in una realtà che sono le carceri, i campi della Libia, dove trovano spesso la morte, e subiscono violenza. Si tratta, ripeto, soprattutto di giovani, donne, ragazzi anche minorenni. Quindi credo che l'impegno dei politici sia anzitutto far diventare nostro, europeo questo mare. E poi il secondo impegno, certamente importante, è fare in modo che la riforma del diritto d'asilo, la riforma del regolamento di Dublino, porti ad un impegno di solidarietà comune di tutti i 27 paesi europei, con un'accoglienza di queste persone che sono alla ricerca di un futuro. Tanto più che, come dicono anche i dati, nei prossimi anni avremmo bisogno di persone”. Mons. Perego ha ricordato la nascita, in questi anni, di una rete “molto importante nelle nostre parrocchie e negli istituti religiosi, che ha portato mediamente all'accoglienza, ancora oggi, tra le 15 e 20 mila persone. Un’accoglienza che ha toccato anche le famiglie: quasi 1000 famiglie che hanno accolto in casa un ragazzo. Che ha portato a sollecitare una nuova legge sulla tutela dei minori non accompagnati, che sono soprattutto adolescenti fra i 15 e i 17 anni. Tante volte l'associazionismo cattolico è stato in prima linea nella sperimentazione, nei servizi, segni attraverso anche la rete della Caritas, di un volontariato cattolico molto diffuso nel nostro territorio. Gesti concreti che hanno fatto sentire vicino, prossimo, una persona che era in fuga e cercava sicurezza. Dall'altra parte è chiaro che è importante che i cattolici italiani facciano diventare il tema dell'immigrazione un tema politico, che identifica una caratteristica dell'impegno sociale dei cattolici in Italia. Già questo era stato sottolineato nelle ultime Settimane Sociali, e credo che ancora di più oggi diventa un impegno, non solo in Italia, ma un impegno per una politica europea alla quale i laici cattolici sono chiamati. Senza far venir meno la preghiera che, come diceva il cardinale Daniélou, ha sempre una dimensione sociale, perché ci ricorda il comandamento fondamentale dell’amore che va tradotto, poi, in gesti nella quotidianità, che vedono i laici impegnati in famiglia, nella scuola, nelle opere pubbliche, nelle diverse realtà”.    

Italia campione d’Europa: la gioia delle comunità italiane all’estero

12 Luglio 2021 - Roma - Tutte le comunità italiane all'estero sono in festa per la vittoria, ieri sera a Londra, della squadra italiana di calcio nel Campionato Europeo contro l'Inghilterra. Una gioia che si è manifestata con tante iniziative per le principali città europee. Tra il pubblico presente anche il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella che ha espresso "grande riconoscenza" a Roberto Mancini e all'intera squadra che hanno "ben rappresentato l’Italia e hanno reso onore allo sport”. Il Capo dello Stato riceverà oggi pomeriggio al Quirinale, alle 17, i nuovi Campioni d’Europa. Con loro anche Matteo Berrettini, sconfitto nel pomeriggio di ieri a Wimbledon da Novak Djokovic nella finale del torneo londinese. Nell’intervallo di Italia-Inghilterra, il presidente Mattarella ha incontrato il tennista romano facendogli i complimenti: “Ci vediamo domani”, gli ha detto.  

Quello che serve è l’essenziale

12 Luglio 2021 - Città del Vaticano - La prima volta di papa Francesco, Angelus dal Policlinico Gemelli, da quel Vaticano terzo che ha visto, 22 volte, Giovanni Paolo II rivolgersi alle persone presenti nel piazzale dell’ospedale, nel corso dei suoi dieci ricoveri, il primo, il 13 maggio 1981. Tre anni più tardi, 11 febbraio 1984, ecco la Lettera apostolica Salvifici doloris, sul significato e valore della sofferenza, nella quale afferma: “il Redentore stesso ha scritto il Vangelo della sofferenza con la propria sofferenza assunta per amore, affinché l’uomo non muoia ma abbia la vita eterna”. E ancora: “nella sofferenza, dunque, si nasconde una forza particolare che avvicina interiormente l’uomo a Cristo […] nella sofferenza si diventa un uomo completamente nuovo”. Quando il corpo è “profondamente malato, inabile e l’uomo è quasi incapace di vivere ed agire, tanto più si mettono in evidenza l’interiore maturità e grandezza spirituale, costituendo una commovente lezione per gli uomini sani e normali”. Potremmo definirle parole profetiche pensando agli ultimi anni del pontificato wojtyliano quando il male lo bloccò nei movimenti, prima di impedirgli anche di parlare. È quel Vangelo “superiore”, come dirà all’Angelus il 29 maggio 1994, di ritorno in Vaticano dopo l’operazione al femore, appunto il “Vangelo della sofferenza”. Nei suoi ultimi giorni di malattia e sofferenza Giovanni Paolo II ha insegnato a credenti e non credenti la dignità della persona umana malata e sofferente. Papa Francesco aggiunge altro significato a quel valore salvifico della sofferenza. Angelus che recita dal balconcino del decimo piano del Gemelli, avendo accanto alcuni malati, commenta il Vangelo di Marco, l’invio a due a due dei discepoli, i quali “ungevano con olio molti infermi e li guarivano”. Subito il pensiero va al sacramento dell’unzione dei malati “che dà conforto allo spirito e al corpo”; ma quest’olio, dice Francesco, “è anche l’ascolto, la vicinanza, la premura, la tenerezza di chi si prende cura della persona malata: è come una carezza che fa stare meglio, lenisce il dolore e risolleva. Tutti noi, tutti, abbiamo bisogno prima o poi di questa ‘unzione’ della vicinanza e della tenerezza, e tutti possiamo donarla a qualcun altro, con una visita, una telefonata, una mano tesa a chi ha bisogno di aiuto. Ricordiamo che, nel protocollo del giudizio finale – Matteo 25 – una delle cose che ci domanderanno sarà la vicinanza agli ammalati”. Quindi è saluto, apprezzamento e incoraggiamento a medici e operatori sanitari del Gemelli e di tutti gli ospedali per il loro lavoro; e preghiera per i malati, per i bambini malati – “perché soffrono i bambini è una domanda che tocca il cuore” – per tutti i malati “specialmente per quelli in condizioni più difficili: nessuno sia lasciato solo, ognuno possa ricevere l’unzione dell’ascolto, della vicinanza, della tenerezza, e della cura”. L’Angelus è anche occasione, per il vescovo di Roma, di sottolineare l’importanza di un buon servizio sanitario “accessibile a tutti, come c’è in Italia e in altri Paesi. Un servizio sanitario gratuito, che assicuri un buon servizio accessibile a tutti. Non bisogna perdere questo bene prezioso. Bisogna mantenerlo”. E impegnarsi tutti, anche nella chiesa; dice il Papa: accade “a volte che qualche istituzione sanitaria, per una non buona gestione, non va bene economicamente, e il primo pensiero che ci viene è venderla. Ma la vocazione, nella Chiesa, non è avere dei quattrini, è fare il servizio, e il servizio sempre è gratuito”. La pagina di Marco è anche occasione per riflettere sulla scelta dell’essenziale per il discepolo, quell’andare con il minimo indispensabile – “nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura” – avendo con sé l’unica indispensabile lettura, cioè il Vangelo. “Quello che non mi serve, mi pesa”, diceva Madre Teresa di Calcutta alla persona che voleva lasciarle in dono una casa. Il pellegrino nel suo andare non ha inutili fardelli, pesi in grado di rallentare la sua andatura. È un andare senza sicurezze, sprovveduti di tutto; solo il bastone, i sandali e una sola tunica. L’essenzialità che Francesco, il poverello di Assisi, abbraccia spogliandosi dei suoi beni, e che papa Francesco ripropone sin dai suoi primi interventi, all’indomani della sua elezione. (Fabio Zavattaro)  

Migrantes Agrigento: il fenomeno migratorio rappresenta il segno di un’Europa che ha smarrito il valore dell’accoglienza

10 Luglio 2021 - Agrigento - Una preghiera per le persone migranti, in particolare per quelle che hanno perso la vita nella traversata nel Mar Mediterraneo: così la Presidenza della Conferenza episcopale italiana invita le comunità ecclesiali a ricordare le numerose vittime dei viaggi della speranza che, anche in questa estate 2021, riempiono le cronache. I dati dell’OIM parlano di 632 persone morte nei primi cinque mesi dell’anno nel Mediterraneo centrale (+200% rispetto allo scorso anno), di cui 173 accertate e 459 disperse; a queste sono da aggiungere le vittime su altre rotte: quella delle Canarie, la via dei Balcani, il Sahara, la Libia … La data prescelta per l’11 luglio non è casuale: si celebra infatti la festa di S. Benedetto, che  in un tempo certamente non facile come l’Alto Medioevo,  segnò profondamente l’Europa con la fondazione di numerosi monasteri, dediti al lavoro e alla preghiera, divenuti centri di cultura e segno pubblico nella vita della Chiesa e della società. Disseminati in tutta Europa, i monasteri furono centri di accoglienza e ospitalità per i tanti pellegrini che percorrevano la via Francigena diretti a Roma o a Gerusalemme. Il fenomeno migratorio, trattato sempre come emergenza benché sia strutturale, rappresenta il segno di un’Europa che ha smarrito il valore dell’accoglienza , si ripiega sulla  difesa e finisce per imboccare la via dell’involuzione, con il suo portato di frammentazione, decadenza morale e culturale, disorientamento. La preghiera per i migranti  si conclude con questa significative parole: “Lo Spirito Santo aleggi sulle acque, affinché siano fonte di vita e non luogo di sepoltura, e illumini le menti dei governanti perché, mediante leggi giuste e solidali, il Mare Nostrum, per intercessione di san Benedetto, patrono d’Europa, sia ponte tra le sponde della terra, oceano di pace, arco di fratellanza di popoli e culture” . (Mariella Guidotti - Direttrice Migrantes Agrigento)

Migrantes Emilia Romagna: il dramma del Mare Nostrum ci interpella e ci scuote

10 Luglio 2021 - Bologna - Non vogliamo dimenticare che san Benedetto è uno dei sei patroni del continente europeo, a testimoniare la ricchezza e la diversità culturale del continente da sud a nord e da oriente a occidente. Nel contatto quotidiano con i migranti, oggi tocchiamo con mano quanto lo stivale non sia in questo momento una destinazione ambita e come la soluzione ai problemi sia efficace solo nella misura in cui venga condivisa a livello europeo. Certo il dramma del Mare Nostrum ci interpella e ci scuote, ma vediamo anche che la maggior parte degli immigrati provengono dal nostro stesso continente (che non coincide con la UE), una Europa che continua ad avere in casa guerre e mancanza di libertà. Preghiera e lavoro sono spesso l’unica vera ricchezza di molti migranti, ed è proprio Benedetto con la sua regola che mostra come questo sia in realtà il binomio che ha la forza di costruire una grande civiltà. (don Andrea Caniato - Direttore regionale Migrantes Emilia Romagna)

Migrantes Andria: ripensamento di ogni sistema di interazione tra le nazioni:

10 Luglio 2021 - Andria - Domenica 11 luglio 2021, festa di San Benedetto patrono d’Europa le comunità cristiane sono invitate a pregare per i migranti morti, nelle tante e diverse rotte, nel tentativo di approdare in terre pronte a riportare vita e ridonare speranza. Papa Francesco nell’Angelus di domenica 13 giugno u.s., ha pronunciato queste severe parole: «Questo simbolo di tante tragedie del Mar Mediterraneo continui a interpellare la coscienza di tutti e favorisca la crescita di un’umanità più solidale, che abbatta il muro dell’indifferenza. Pensiamoci: il Mediterraneo è diventato il cimitero più grande dell’Europa». Inoltre di fronte a questo dramma, la Presidenza della CEI invita quindi le comunità ecclesiali a “non dimenticare quanti hanno perso la loro vita mentre cercavano di raggiungere le coste italiane ed europee”. Le attraversate piene di speranza, per tanti uomini, donne e bambini disperati, non possono essere arrestate con politiche di contenimento che finiscono per “legittimare” l’affido del destino di queste anime innocenti a persone che eseguono ordini di morte. Da troppo tempo i nostri Governi e l’Europa stipulano accordi con Paesi non sicuri per bloccare gli arrivi dei migranti. Grandi sono i risultati: una continua strage in un mare che è diventato una grande fossa comune. La speranza è stata privatizzata, inaccessibile a chi nasce aldilà del Mediterraneo, essenziale motore dell'azione per chi ne nasce al di qua. La retorica in questi casi è fin troppo scontata, parlare di morti nel Mediterraneo è diventato quasi uno stanco cliché inascoltato. Ma il mondo che viene dopo la crisi del covid impone il ripensamento di ogni sistema di interazione tra le nazioni: abbiamo imparato, o avremmo dovuto imparare, con tutta la durezza dell'ultimo anno che nessun Paese è un'isola, né tanto meno l'essere umano è capace di vivere rinchiuso. E che il privilegio di essere nati nella parte ricca del mondo, nella sponda giusta del Mediterraneo, decade miseramente di fronte alla forza della natura e nessuna barricata argina realmente la disperazione del nostro vicino. (don Geremia Acri - Direttore Migrantes Andria)

Migrantes Toscana: ricordiamo le vittime non del Mediterraneo ma dei paesi ciechi di fronte alla sofferenza dell’umanità errante

10 Luglio 2021 - Massa Carrara - Con la preghiera di domani pr i migranti - promossa dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana -  "ricordiamo le vittime non del Mediterraneo ma dei paesi ciechi di fronte alla sofferenza dell'umanità errante che cerca di raggiungere la ricca Europa". Lo duce oggi a www.migrantesonline.it la direttrice regionale Migrantes per la Toscana, Sara Vatteroni. "Una Europa - aggiunge - sempre più anziana ma che ha difficoltà a considerare l'immigrazione un opportunità e non una minaccia. L'Italia, purtroppo non ha cambiato la sua politica benchè in apparenza la narrazione salviniana sia stata abbandonata. Respingimenti, una bassa percentuale di riconoscimenti rispetto agli altri paesi dovuto a una cattiva accoglienza e una pessima integrazione, mentre tantissime risorse vengono spese per politiche sicuritarie".

Cei: i lavori del Consiglio Permanente

10 Luglio 2021 - Roma - La riflessione sul cammino sinodale, avviato dalla 74ª Assemblea Generale, e sulla scansione delle varie tappe è stata al centro della sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, che si è svolta in videoconferenza il 9 luglio 2021, sotto la guida del Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. In apertura dei lavori, il card. Bassetti  ha rinnovato la vicinanza della Chiesa che è in Italia a Papa Francesco, ancora ricoverato al Policlinico Gemelli dopo l’intervento chirurgico del 4 luglio scorso. Nel sottolineare l’importanza di un cammino che parta dal basso e che si ponga in continuità con il percorso compiuto dalla Chiesa in Italia dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, i Vescovi hanno evidenziato "la necessità di sviluppare un processo basato su 'ascolto, ricerca e proposta' che si armonizzi con quello delineato per la XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Un ulteriore momento di verifica e analisi avrà luogo durante la sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente e durante l’Assemblea Generale straordinaria della Conferenza Episcopale Italiana, sulla cui convocazione i Vescovi si sono espressi all’unanimità: dovrebbe svolgersi a Roma, dal 22 al 25 novembre 2021, salvo peggioramento della curva pandemica nel Paese. Nel corso dei lavori, sono stati offerti alcuni aggiornamenti circa l’Incontro del Mediterraneo in programma a Firenze nei primi mesi del 2022 e sulla preparazione del Congresso Eucaristico Nazionale che si terrà a Matera dal 22 al 25 settembre 2022. Un altro aggiornamento ha riguardato il lavoro seguito alla pubblicazione delle tre Istruzioni della Congregazione per l’Educazione Cattolica sull’affiliazione, l’aggregazione e l’incorporazione degli Istituti di studi superiori (8 dicembre 2020). Il Consiglio Permanente ha provveduto alla nomina dell’Economo della Conferenza Episcopale Italiana, che entrerà in carica dal 1° ottobre 2021. Durante l'incontro si si è parlato anche dell' Incontro del Mediterraneo che si terrà nei mesi iniziali del nuovo anno a Firenze, la città di Giorgio La Pira. L’appuntamento darà continuità al progetto dell’“Incontro di riflessione e spiritualità Mediterraneo frontiera di pace”, che si è svolto a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020. Questo nuovo evento - scrivono i vescovi - "coinvolgerà le comunità ecclesiali e civili del Mare Nostrum e si svilupperà attorno al tema della cittadinanza e della fraternità." Il Mediterraneo, è stato ricordato, "continua a essere centrale nelle strategie mondiali e in esso è custodito il futuro dell’Europa: se l’Europa riuscirà a riconquistare una leadership in quest’area, potrà rimettere in moto non solo l’economia, ma anche i valori spirituali che accomunano i diversi popoli. Congresso Eucaristico Nazionale".

Migrantes: domenica una “preghiera per la vita dei migranti” in tutte le chiese

9 Luglio 2021 -  Roma - Domenica 11 luglio, in tutte le nostre parrocchie, una delle preghiere dei fedeli che guardano alla vita della Chiesa e del mondo sarà per le persone migranti - uomini, donne e bambini – che sono morte nel nostro mare, il Mediterraneo. Sono oltre 7000 dal 2017 e 700 nei primi sei mesi del 2021. Sono nostri fratelli e sorelle che nel loro cammino, talora una fuga dalla morte, dalla miseria, dalla guerra, dalle inondazioni, hanno trovato la morte mentre cercavano la vita, la sicurezza, un futuro. La nostra preghiera Domenica sarà anche accompagnata da un impegno, che nasce anche dal ricordo di S. Benedetto, patrono d’Europa, perchè l’Europa si apra alla solidarietà nei confronti dei richiedenti asilo da una parte attraverso una nuova operazione Mare nostrum per il salvataggio in mare e dall’altra per un sistema europeo di accoglienza che veda impegnati tutti i 27 Paesi europei. E’ un impegno che chiede la responsabilità di tutti, dai singoli cittadini ai governi. E’ un impegno per la vita, che va tutelata sempre. (mons. Gian Carlo Perego - Presidente Fondazione Migrantes)

Milano: domani messa dell’arcivescovo con i peruviani

9 Luglio 2021 - Milano - Domani mattina l'arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, presiederà, in Duomo, una liturgia eucaristica  per la comunità peruviana Una comunità molto longeva e attiva, come emerge dalle parole di Carmen Sanchez Suarez, peruviana della costa, arrivata in Italia trent’anni fa per ricongiungersi al marito, insieme ai loro tre figli: «Fin da quando siamo arrivati in Italia abbiamo partecipato agli incontri della comunità dei latino-americani a Milano – racconta -. Mio marito e io ci eravamo conosciuti proprio in chiesa, in Perù. Venendo in Italia abbiamo voluto continuare nella vita parrocchiale: ci ha fatto sentire come a casa. Per noi è stato un modo per crescere nella fede, ma anche per inserirci nella società. Mio marito è diventato diacono e io ho avuto la possibilità di creare un’associazione che è stata una proiezione “caritativa” della mia fede», dice al sito della diocesi. Carmen – di formazione pedagogista – ha infatti dato vita, intorno agli anni 2000, all’Associazione La Misericordia, che gestiva un nido famiglia con tariffe calmierate, per aiutare le mamme migranti a conciliare il lavoro con la cura dei figli: «Con l’aiuto della Diocesi e della Cooperativa Comin abbiamo portato avanti l’esperienza per sei anni. Avevamo regolare permesso dal Comune di Milano. Io coordinavo come volontaria, poi c’erano due educatori assunti». Terminata questa avventura, ora Carmen lavora proprio per la Cooperativa Comin: «Aiuto i ragazzi che arrivano per ricongiungimento a inserirsi nella comunità italiana», spiega, precisando che in parallelo lavora anche in una famiglia. Anche per Miguel Tavara, peruviano residente a Corbetta, la frequentazione della parrocchia di Santo Stefano è stato l’inizio di un cammino: «Ho potuto ricreare l’ambiente che avevo in Perù. Miguel, che come dipendente di una casa di riposo ha vissuto il Covid da vicino, racconta di come anche la partecipazione ecclesiale a Santo Stefano sia cambiata in questo ultimo anno e mezzo: «Con la pandemia siamo stati fisicamente lontani, ma per fortuna siamo riusciti sempre a collegarci via streaming per partecipare alla Messa e alla catechesi».

Mci Wuppertal: luogo di cura e di vaccini

9 Luglio 2021 - Wuppertel - "Siamo alla ricerca di luoghi in cui vaccinare più persone possibile, potreste concederci le stanze della vostra Missione?” Questa richiesta è giunta all’improvviso, il centro vaccinale di Wuppertal stava ricercando locali per utilizzare al più presto un carico importante di vaccini contro il Coronavirus. Una richiesta inaspettata e sorprendente, una richiesta che ci è sembrata, immediatamente, una “chiamata”. Questo tempo burrascoso e denso di incertezza e timori ha chiesto anche a noi, Missione e Chiesa, la capacità di porci, profondamente e seriamente, in ascolto delle necessità dei fratelli! Ci ha chiamati a inventare e sperimentare nuove vie per riuscire ad essere testimoni della “speranza certa” nel cuore della notte. A divenire realmente esperti di prossimità, scegliendo di stare e restare accanto ai più deboli, ai più fragili, in prima linea perché, come scrive il vescovo di Pinerolo, monsignor Derio: “Siamo su una barca sballottata, ma insieme siamo una forza. Insieme possiamo tornare a sperare.” Per tutti questi motivi abbiamo, di cuore, risposto prontamente “Sì!” e la nostra piccola ma accogliente Missione Cattolivca Italiana,  ha aperto le sue porte, accogliendo il personale medico e tutti coloro che desideravano vaccinarsi. Devo dire che è stato un momento commovente, un momento che ha aggiunto tonalità bellissime alla parola “carità”… Circa 50 fratelli e sorelle si sono avvicendate, da mezzogiorno alle 15, non in uno studio medico semplicemente, ma in locali che non abbiamo volutamente voluto rendere totalmente “neutri”… La Missione Cattolica Italiana è da sempre luogo d’incontro e ascolto e sostegno e cura… lo è stata in modo del tutto speciale. E quando un giovane infermiere, affinché non venisse sprecata alcuna dose, si è recato nel centro adiacente alla nostra Missione per chiamare e convocare e invitare tutti i poveri, i senzatetto, e li ho visti arrivare in gruppo, spaventati ed emozionati (come ognuno di noi di fronte a questo vaccino tanto atteso e tanto temuto)… ecco, in quell’istante mi sono ritrovata all’interno del Vangelo di Matteo (Mt 22), ed ecco che, davanti ai miei occhi, dai crocicchi delle strade giungevano gli invitati alle nozze… ed erano bellissimi... (Flavia Vezzaro - Mci Wuppertel - CDI)

Carta di Teramo: oggi a Lampedusa un incontro

9 Luglio 2021 - Lampedusa - La diocesi di Teramo-Atri, insieme alla diocesi di Agrigento promuoverà domani una iniziativa sulla “Carta di Teramo”, il documento sulla cooperazione paritaria per lo sviluppo in Africa, firmata nel capoluogo aprutino il 22 giugno 2019 a seguito della Conferenza dei Rettori Africani tenutasi in occasione del Forum Internazionale del Gran Sasso. Si terrà domani 9 luglio, nell’isola simbolo dell’accoglienza dei migranti, si terrà un convegno sulle sfide della cooperazione per lo sviluppo in Africa organizzato dalle due diocesi insieme all’Università di Teramo, ai comuni di Teramo e Lampedusa, e in collaborazione con il progetto Snapshots from the Borders. Il seminario, dal titolo La Carta di Teramo: opportunità e nuove strategie per lo sviluppo di un nuovo ecosistema per le nuove sfide della cooperazione in Africa, si svolgerà nei locali della sede dell’Area Marina Protetta. «La cooperazione universitaria è una via straordinaria per proseguire nell’impegno che Papa Francesco ha avviato con la sua storica visita in queste terre l’8 luglio 2013» dichiarano alla vigilia dell’iniziativa l’arcivescovo di Agrigento mons. Alessandro Damiano e il vescovo di Teramo-Atri mons. Lorenzo Leuzzi. «La Chiesa – aggiungono i due presuli – è impegnata a promuovere nuove forme di collaborazione per favorire una nuova cultura dello sviluppo e incoraggia le istituzioni che saranno presenti a Lampedusa affinché, attraverso l’impegno delle realtà accademiche e dei centri di ricerca, si possano creare percorsi di formazione per le nuove generazioni capaci di generare crescita, pace e fratellanza. La Chiesa è chiamata a farsi carico di questa prospettiva. Questa esperienza che vivremo a Lampedusa sarà inoltre una piccola testimonianza in risposta all’invito della Conferenza Episcopale Italiana a dedicare una giornata di preghiera, il prossimo 11 luglio, in memoria dei migranti morti nel Mediterraneo e nelle rotte terrestri». I lavori saranno introdotti dal rettore dell’Università di Teramo Dino Mastrocola, dal sindaco di Lampedusa e Linosa Totò Martello, dal sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, dal vescovo di Teramo-Atri Lorenzo Leuzzi e dall’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano. Tra gli interventi mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes.  L’iniziativa potrà contare sul contributo, attraverso un videomessaggio, del presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli.    

Honduras: proibito agli emigranti haitiani prendere l’autobus o chiedere passaggi

9 Luglio 2021 -  Tegucigalpa – “Noi accogliamo gli emigranti nei nostri templi, nelle chiese delle nostre comunità di Quebradas, Cifuentes e San José de Mata Guineo. Il mare di persone è incredibile! Quanto è triste che non possano viaggiare in autobus o che non si possano portare in auto, perché è proibito dal governo honduregno": queste le amare parole del missionario redentorista padre Eduardo Andrés Martínez ripresa dall’agenzia Fides. Da alcune settimane infatti i redentoristi della missione permanente nel comune di Trojes, dipartimento del Paraíso, sono impegnati ad alleviare le sofferenze degli emigranti haitiani che stanno attraversando grandi difficoltà, a tutti i livelli, per raggiungere gli Stati Uniti, scrive l’agfenzia Vaticana. Nella nota dei missionari redentoristi che lavorano nel centro America, si legge anche la testimonianza dell’economo provinciale, padre Oscar Danilo Orozco Martínez, CSsR, che condivide in un video quanto ha visto nel suo viaggio in Honduras: "immagini che fanno molta impressione: sulla strada per Trojes, vedere tante gente che cammina verso Tegucigalpa, a cui il governo honduregno ha vietato di salire sui mezzi di trasporto, costringendoli a percorrere a piedi lunghe distanze, molte sono donne incinte con i bambini in braccio". Anche sulle reti sociali si può vedere quanto raccontato dai missionari redentoristi, sul profilo Facebook del centro di evangelizzazione "Jesus esta vivo" e su quello della Parrocchia del Sacro Cuore del quartiere Nueva Esperanza de Danlí, che sono diventate un rifugio per i migranti haitiani che, nel loro viaggio irregolare verso gli Stati Uniti, transitano per l'Honduras e hanno denunciato ripetute violazioni dei loro diritti umani. Mons. José Antonio Canales Motiño, Vescovo di Danlì, ha sottolineato la mancanza di risposta delle autorità al problema dell'immigrazione, e ha anche chiesto misericordia per gli haitiani, fraternità, gentilezza, protezione dalle ingiustizie, oltre a cibo o sostegni economici. "Gesù ha detto che il giorno del giudizio ci chiederà come ci siamo comportati con lo straniero, lui stesso dice: ero straniero e mi avete dato alloggio. Come Chiesa vogliamo adempiere al mandato di Gesù e offrire secondo le nostre possibilità, una notte di riposo, una cena o una colazione, in modo che il passaggio dei migranti haitiani attraverso il nostro paese, sia meno difficile. Non ci fermeremo finché ci saranno migranti che ne avranno bisogno" ha affermato il Vescovo sui social media. Mons. Canales ha inoltre precisato: "Riguardo alle autorità, io mi vergogno. Quale honduregno non ha un parente che si è recato illegalmente negli Stati Uniti? Conosciamo la sofferenza che subiscono i nostri fratelli nel loro passaggio attraverso il Guatemala o il Messico? Perché ci comportiamo così con loro? Voglio pensare che la maggior parte degli honduregni non sia così, ma ci sono persone che, per l'autorità che hanno, sono testarde verso questi fratelli e sorelle. I migranti vogliono solo che il loro passaggio attraverso l'Honduras sia tranquillo, non sono e non saranno un problema per noi". Il Vescovo ha annunciato che la parrocchia redentorista di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Trojes ha dato vita alla Pastorale dei Migranti o della Mobilità umana. “Così possiamo avere più risorse umana di solidarietà, inoltre il direttore regionale della Salute mi ha contattato per offrire la sua assistenza sulle questioni sanitarie di cui i migranti hanno bisogno" ha aggiunto. Più di 3.000 immigrati stranieri sono stati arrestati in Honduras da gennaio a giugno 2021 per essere entrati illegalmente nel Paese con l'idea di raggiungere gli Stati Uniti, secondo i dati del National Migration Institute (INM). L'Honduras infatti è diventato negli ultimi anni un punto di transito privilegiato per gli emigranti, soprattutto haitiani, cubani e africani, che attraversano i paesi centroamericani per raggiungere gli Stati Uniti. In queste ultime settimane, secondo fonti di Fides, il numero degli haitiani è aumentato enormemente rispetto agli altri gruppi.  

Migrantes: oggi la chiusura del Corso di Formazione

9 Luglio 2021 - Roma - Si chiuderà oggi a Roma il Corso di Formazione promosso dalla Fondazione Migrantes per direttori Migrantes regionali e diocesani di recente nomina e loro collaboratori; cappellani etnici che svolgono il ministero nelle diocesi italiane e missionari per gli italiani all’estero di nuova nomina; religiosi, religiose, laici impegnati nel volontariato e interessati alle migrazioni. L'ultima giornata sarà dedicata alla prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 26 settembre. Durante la giornata sarà distribuito ai partecipoanti il nuovo numero della rivista menseile "Migranti-Press" dedicato alla Giornata. Al corso hanno partecipato circa 50 persone da oltre 30 diocesi italiane e dalle comunità italiane all’estero coordinati del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, e hanno visto come relatori giuristi, direttori regionali e diocesani Migrantes, sacerdoti italiani impegnati nell’accompagnamento pastorale con gli italiani all’estero e di persone impegnate nei vari settori della mobilità umana: dai rom e sinti, allo spettacolo viaggiante, ai rifugiati, etc.

Vangelo Migrante: XV domenica del Tempo Ordinario – B (Vangelo Mc 6,7-13)

8 Luglio 2021 - Gesù chiama i discepoli e li invia “a due a due”. La pagina di Vangelo di questa domenica sembra fermarsi più sulle forme che non sui contenuti dell’annuncio. E, a proposito di forme, l’occhio cade sulle istruzioni che Gesù dà ai suoi discepoli: andare a due a due, prendere solo un bastone, calzare dei sandali e non portare due tuniche. Non prendere pane, né sacca, né denaro. Due riflessioni. La prima è che noi saremmo tentati subito di identificarci con quei discepoli; tuttavia il Vangelo ci dice che non è innanzitutto quella la parte dove siamo chiamati a stare ma quella dei destinatari della Parola. Nessuno è in grado di portare quello che non ha ricevuto a sua volta. In quelle istruzioni ci dice come viaggia la Parola di Dio e, quindi, come va accolta: viaggia con l’essenziale e anche meno (nemmeno un tozzo di pane); ma si muove con l’aiuto di Dio e con la mano del fratello; invita a partire chiunque l’accoglie; ad uscire dalle aspettative, quelle appaganti della staticità, del pane, di una bisaccia e di qualche denaro. Essa ha una sola faccia e non due, così come si indossa una tunica, l’abbigliamento che tutti vedono. La seconda è che nella forma c’è il contenuto: il primo annuncio che i Dodici portano è senza parole ed è l’andare insieme, l’uno al fianco dell’altro, unendo le forze. Per l’essenzialità dei mezzi e per la forza che la Parola emana, nessuno può pensare di non essere capace. La parola si annuncia strada facendo e non facendo strada. Quella Parola non ci appagherà secondo i desideri umani ma ci salverà. La nostra partecipazione la rende credibile attraverso la nostra libertà e la rende efficace quando la lasciamo passare fino a tutti. Conclude il Vangelo: “ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con l’olio molti infermi e li guarivano”. Il compito del testimone non è quello di convincere ma quello di permettere alla verità di Dio di giungere a destinazione. E quegli apostoli non hanno sbagliato strada né si sono persi per strada. Con Dio, comunque, è sempre una questione di partenze e di arrivi!  

p. Gaetano Saracino

Cif: l’immigrazione non è un problema solo italiano

8 Luglio 2021 -
Roma - “Nelle ore in cui il nostro Parlamento è chiamato a deliberare sul rinnovo delle missioni militari, tra le quali quella in Libia, sulle cui coste milizie e bande perpetrano abusi costanti e violenze di ogni tipo, è necessario promuovere una riflessione politica profonda”. Cosi, in una dichirazione,  Renata Natili Micheli, Presidente Nazionale del Centro Italiano Femminile. Che aggiunge: “È arrivato il momento, è questo il momento, in cui l’Italia deve indurre l’Europa ad un’azione politica cui non può più sottrarsi al fine di garantire i diritti umani e la libertà dei migranti di cui l’Europa si dice custode e la cui violazione fa del ‘mare nostrum’ un cimitero a cielo aperto”.