Primo Piano

Rinviata la missione nave Astral

9 Settembre 2021 - Barcellona - Purtroppo  si è deciso di stoppare la missione n.85 del veliero ASTRAL di Open Arms a causa di una avaria a uno dei due motori. Si tenterà il rientro nei prossimi 3/4 giorni utilizzando al minimo i motori e le vele. Il capitano  che ha preso la decisione ha giustificato la sua scelta anche per il fatto che 4 dei prossimi 6 giorni saranno di mare mosso per cui non ci saranno salvataggi in mare (in quanto le imbarcazioni dei migranti non salpano col mare agitato). Per motivi di prudenza preferisce rientrare a Barcellona. Non vi nascondo la rabbia e la frustrazione dopo aver investito tanto su questa missione anche per una possibile progettualità più strutturata da parte della chiesa italiana e spagnola in questa"periferia esistenziale". Aspetterò un'altra occasione che son certo potrò avere in futuro. Oggi abbiamo segnalato alla guardia costiera tre imbarcazioni per intervenire dando noi appoggio nel frattempo. Non voglio commentare ciò che ho visto perchè ho bisogno di rielaborarlo. In questo momento c'è un po' di scoramento in tutto l'equipaggio per cui non mi rimane che cercare di farli un po' sorridere (don Luigi Usubelli - Mci Barcellona)

Tavolo Asilo: intervenire con urgenza per garantire diritto d’asilo alle persone in fuga dall’Afghanistan

9 Settembre 2021 - Roma - La situazione politica in Afghanistan, dopo la definitiva partenza dei contingenti militari americani e alleati, resta estremamente tesa e in continua evoluzione. Già nei primi sei mesi del 2021 è apparso chiaro l’impatto terribile dell’escalation di violenza sulla popolazione civile, con oltre 1600 civili uccisi e più di 3500 feriti, larghissima parte dei quali sono donne, ragazze e bambini (dati UNAMA). Il deterioramento della situazione nelle ultime settimane ha ulteriormente aggravato il quadro, con decine di migliaia di persone costrette ad abbandonare le loro case e ad aggiungersi ai più di 5 milioni di sfollati interni già presenti nel paese (OIM), fino ai tragici tentativi di evacuazione di civili dall’aeroporto di Kabul, che se hanno consentito di mettere in salvo migliaia di persone, ne hanno purtroppo lasciate indietro molte di più. La popolazione civile continuerà ad essere esposta al rischio di violenza, peraltro in quadro economico disastroso, dove quasi 11 milioni di cittadini afghani vivevano in uno stato di emergenza o grave crisi alimentare già prima degli accadimenti delle ultime settimane.   In questo contesto l’UE, i suoi Paesi membri e l’Italia, che hanno una significativa parte di responsabilità in quanto sta avvenendo, devono mettere in campo iniziative all’altezza della tragedia che si svolge davanti ai nostri occhi Il processo di evacuazione che ha interessato alcune migliaia di persone e che non potrà proseguire a causa della chiusura delle operazioni e del progressivo deterioramento della situazione, non può certamente rappresentare l’unica azione messa in atto dai Governi dell’Unione Europea. Fino ad oggi la quasi totalità dei profughi, rifugiati e sfollati prodotti dalla guerra in Afghanistan, ha trovato accoglienza nei Paesi limitrofi (soprattutto Pakistan e Iran che hanno accolto il 90% dei 5 milioni di afghani che sono stati costretti a lasciare il Paese); nell’UE negli ultimi dieci anni sono state presentate meno di 700.000 richieste di asilo. A fronte di questo, appaiono inaccettabili le conclusioni del Consiglio UE dei Ministri degli Interni, tenutosi il 31 agosto scorso, che di fatto escludono un impegno degli Stati Membri ad accogliere i cittadini afghani in fuga, scaricando gli oneri sui paesi limitrofi e ribadendo l’obiettivo prioritario della protezione dei confini esterni dagli ingressi non autorizzati.   Occorre invece intervenire tramite la realizzazione di un ampio programma di trasferimenti/ricollocamenti dei cittadini afgani da attuarsi anche dai paesi di transito, tramite un’iniziativa che garantisca l’equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri, in attuazione dell’art. 78 paragrafo 3 del TFUE e del principio di solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità sancito dall’art. 80 dello stesso TFUE. I Paesi in cui molti cittadini afghani che tentano di raggiungere l’Unione Europea si trovano bloccati, come la Turchia e i Paesi non UE dell’area balcanica, non possono essere considerati Paesi sicuri in merito all’accesso al diritto di asilo e ad assicurare un livello adeguato di protezione e deve essere escluso ogni accordo finalizzato ad effettuare i rimpatri di cittadini afghani in questi Paesi o nei Paesi limitrofi all’Afghanistan, oltre che ovviamente nel loro Paese di origine. Si tratta dunque di realizzare un intervento straordinario che consenta alla minoranza di persone che sceglieranno di non restare nei Paesi confinanti, di viaggiare in sicurezza e legalmente. Particolare attenzione merita poi la situazione della Grecia, paese UE dove si trovano attualmente bloccati migliaia di cittadini afghani in condizioni precarie.   Per consentire una soluzione europea condivisa bisogna utilizzare tutti gli strumenti esistenti, inclusi il rilascio di visti umanitari e l'attivazione della Direttiva n. 55/2001/CE, adottabile anche a maggioranza qualificata, che è in vigore e che, pur non essendo mai stata applicata, contiene elementi e indicazioni utili alla crisi in atto: possibilità di adozione di un ampio piano di evacuazione concordato a livello europeo con ripartizione dell’accoglienza concordata dagli Stati sulla base di criteri equi che comunque tengano conto dei possibili legami significativi delle persone con un dato paese della UE, accesso a risorse europee e rilascio di un titolo di soggiorno per protezione temporanea. Riteniamo inoltre che debba essere effettuato ogni sforzo per garantire a tutti i cittadini afghani, senza distinzione di genere, religione, provenienza etnica o orientamento politico una maggiore sicurezza in Afghanistan e per assicurare un’adeguata assistenza umanitaria alla popolazione.   In particolare chiediamo   All’Italia e all’Unione Europea:
  • che siano garantite con urgenza protezione e assistenza umanitaria ai 39 milioni di afghani
rimasti nel Paese attraverso il supporto e il finanziamento dei progetti a tutela dei diritti umani della popolazione, contribuendo in maniera efficace e coordinata alla risposta umanitaria globale;
  • che si definisca un chiaro impegno degli Stati Membri a partecipare al meccanismo di reinsediamento (resettlement), di cittadini afghani verso il territorio dell’Unione Europea;
  • che venga in via complementare attuata la Direttiva 2011/55/CE al fine di assicurare una tutela immediata e temporanea ai cittadini afghani costretti a lasciare il proprio Paese anche qualora gli stessi si trovino già nel territorio di Stati terzi, garantendo un’adeguata ripartizione tra gli Stati membri nonché l’unità dei nuclei familiari, come previsto dall’art 15 della medesima Direttiva, e assicurando in ogni caso l’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale ,
  • che, adottando criteri unici tra i diversi paesi UE, con priorità nei confronti delle categorie vulnerabili e delle persone a rischio, venga in ogni caso consentito l’accesso in sicurezza nel territorio dell’UE a tutte quelle persone che rischiano la vita per ragioni diverse restando in Afghanistan, o che siano fuggite dal Paese attraverso il rilascio di visti umanitari in base all’art. 25 del Codice Visti (Regolamento CE 810/2009);
  • che venga sempre consentito l’accesso al territorio dell’Unione Europea e alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e vengano sospesi i respingimenti posti in essere sia dalle autorità nazionali sia dall’Agenzia europea per la guardia di frontiera e costiera, in particolare nel Mare Egeo e verso la Turchia così come verso i Paesi non UE dell’area balcanica;
  • che si sospenda qualsiasi forma di decisione negativa (dinieghi, rimpatri e respingimenti) nei confronti degli afghani presenti nei Paesi dell’Unione Europea o alle frontiere dell’UE, così come richiesto anche dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, considerando tutte le donne come rifugiate prima facie, e che si proceda ad un rapido riesame delle decisioni negative che hanno precluso a cittadini afghani il riconoscimento della protezione internazionale, così come delle richieste di protezione internazionale attualmente in corso di valutazione, garantendo l’adozione di decisioni rapide;
  • che si adotti un programma almeno biennale di ricollocazione in tutta la UE delle persone attualmente accolte nei centri di accoglienza presenti in Grecia e in particolare nelle isole greche, a partire dai minori non accompagnati, dai nuclei familiari e dai soggetti vulnerabili, in considerazione delle condizioni estremamente critiche dei centri e della concreta possibilità che i nuovi arrivi spontanei di migranti portino ad una eccessiva pressione sulla Grecia e a un ulteriore deterioramento delle condizioni di vita delle persone;
  • che il c.d. “Blueprint network”, istituito come previsto dal Patto europeo asilo e migrazione, nonché qualsiasi altra task force che verrà creata per affrontare gli sviluppi in corso a livello europeo includa competenze in materia di protezione dei minori.
  • che venga supportata la costituzione di un meccanismo indipendente per monitorare violazioni e abusi dei diritti umani che dovessero verificarsi nel Paese.
  chiediamo inoltre all’Italia:  
  • che vengano trasferite alle rappresentanze consolari italiane nei Paesi limitrofi (insieme agli altri servizi consolari) anche le competenze relative al rilascio di visti d’ingresso per i cittadini afghani, in particolare quelli per ricongiungimento familiare o comunque il rilascio di visti umanitari, garantendo procedure rapide e semplificate che tengano conto della  possibilità che il passaporto afgano possa essere scaduto o non sia più in possesso degli interessati in considerazione della situazione e del mancato soggiorno regolare del richiedente nel Paese in cui la rappresentanza consolare è situata;
  • che venga consentito l’accesso in Italia di quelle persone che hanno già ricevuto un nulla osta per il ricongiungimento familiare dalle autorità italiane e non sono riusciti ad ottenere il visto, anche in considerazione della chiusura da oltre un anno dell’ufficio visti a Kabul, e di tutti i parenti, anche in una accezione allargata, di coloro che hanno chiesto e possono chiedere il ricongiungimento, anche se non hanno concluso la procedura;
  • che venga facilitato il reingresso di cittadini afghani titolari di un permesso di soggiorno italiano che, per varie ragioni, risultano essere bloccati in Afghanistan o nei Paesi limitrofi attraverso il rapido rilascio di visti di reingresso;
  • che si favorisca l’arrivo e l’accoglienza degli studenti universitari attraverso il rilascio di visti d'ingresso per studio;
  • che, in attesa dell’eventuale attivazione della Direttiva 55/2001, venga assicurato ai cittadini afghani comunque presenti in Italia, l’immediato accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e ad un titolo di soggiorno che garantisca loro e, per quanto possibile, i propri familiari attualmente in Afghanistan o in Paesi terzi una adeguata tutela. Nei confronti di costoro è opportuno che, attraverso un esame prioritario ai sensi art. 28, co. 2, lett. a) d.lgs. 25/2008, le commissioni territoriali riconoscano una delle due forme di protezione internazionale previste dall’ordinamento giuridico e che ciò avvenga – ove possibile – omettendo il colloquio personale con il richiedente, ai sensi dell’art. 12, co. 2 e 2 bis, d.lgs. 25/2008;
  • che venga sospeso ogni trasferimento dall’Italia verso altri Stati membri di cittadini afghani destinatari di un provvedimento di trasferimento ai sensi del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013 (cd. Regolamento Dublino III) garantendo l’assunzione della competenza da parte dell’Italia all’esame della domanda di protezione internazionale, ivi compresi quelli che hanno procedure giudiziarie in corso;
  • che venga ampliato il sistema d’accoglienza pubblico, attraverso un finanziamento straordinario del SAI che consenta ai nuovi richiedenti asilo di essere ospitati nel sistema dei Comuni anche attraverso assorbimenti consistenti dal sistema CAS al SAI, e valorizzando le disponibilità volontarie della popolazione italiana da collegare subito al sistema SAI, senza attivare sistemi paralleli, in modo da consentire una gestione competente e integrata ai servizi del territorio;
  • che venga in ogni caso assicurata un’adeguata presa in carico medica e psicologica, attraverso un pieno coinvolgimento dei servizi sanitari pubblici e in collaborazione con le associazioni e le realtà del privato sociale con specifiche competenze in materia.
    Si evidenzia infine come l’emergenza della crisi afgana vada affrontata in un quadro di politiche coerenti che riguardano sia gli interventi di aiuto umanitario che le politiche relative ai programmi di ingresso protetto e di accoglienza. Per tale ragione si sostiene la richiesta già avanzata dalle rappresentanze delle ONG e di enti ed associazioni italiane, di istituire un tavolo di coordinamento unitario sull’Afghanistan che veda il coinvolgimento dei Ministeri interessati, a partire dal MAECI e dal Ministero dell’Interno, delle rappresentanze ONG e di enti ed associazioni italiane afferenti al Tavolo Asilo e Immigrazione, oltre a rappresentanti degli Enti Locali e delle Regioni.

Card. Krajewski tra i bimbi afghani a Roma: tamponi per andare a scuola

9 Settembre 2021 - Città del Vaticano - Il card. Konrad Krajewski, Elemosiniere di Papa Francesco, accompagnato da uno staff di medici che collaborano con l’Elemosineria, si è recato ieri  nel quartiere romano di Tor Bella Monaca per effettuare i tamponi ai ragazzi afghani giunti in Italia due settimane fa.Si tratta di 14 ragazzi afghani, 11 femmine e tre maschi, arrivati due settimane fa a Roma. Erano insieme ad un gruppo di volontarie del quartiere di Tor Bella Monaca quando è arrivato il porporato, diferisce Vatican News. L'obiettivo è stato quello di effettuare i tamponi a tutti, suore comprese, unitamente ai rilevamenti diagnostici utili a permettere al gruppo di concludere la quarantena e iniziare le attività scolastiche e la vita in Italia. I ragazzi sono stati accomoaganti in Italia  da quattro suore di Madre Teresa che li assistevano a Kabul. Tutti di età compresa tra i 6 e 22 anni, sono stati abbandonati dalle loro famiglie perché diversamente abili.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 40.130 persone migranti sulle coste italiane

8 Settembre 2021 - Roma – Sono 40.130 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 11.287 sono di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (5.315, 13%), Egitto (3.605, 9%), Costa d’Avorio (2.788, 7%), Iran (1.925, 5%), Guinea (1.652, 4%), Eritrea (1.557, 4%), Marocco (1.464, 4%), Sudan (1.459, 4%), Iraq (1.350, 3%) a cui si aggiungono 7.727 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.      

Cei: lettera ai vescovi sulle fasi sinodali fino al 2025

8 Settembre 2021 - Roma - La 74ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana ha avviato il cammino sinodale delle Chiese in Italia. Nella sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, svolta in videoconferenza il 9 luglio 2021, è stato tracciato, alla luce della Carta d’intenti presentata in Assemblea, un primo disegno del cammino, individuando un percorso quadriennale scandito da tre fasi correlate: narrativa, sapienziale e profetica. Intanto, la Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi ha diffuso il 7 settembre il Documento preparatorio e il Vademecum per orientare la XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo. La Presidenza della CEI, recependo i due documenti, ha inviato una lettera ai Vescovi italiani per aggiornare su quanto fatto finora – percorso ancora in evoluzione – in attesa della sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente (27-29 settembre 2021) e dell’Assemblea Generale Straordinaria della CEI (22-25 novembre 2021). Nella lettera si sottolinea che L’epoca che attraversiamo è colma di dolore e di grazia”: la crisi sanitaria “ha svelato innumerevoli sofferenze ma anche enormi risorse. Le nostre comunità devono fare i conti con isolamento, disgregazione, emarginazioni e tensioni; la creatività che hanno espresso, ora messa alla prova dal perdurare della pandemia, racchiude un desiderio di relazioni profonde e rigeneranti”.  “Nel primo anno (2021-22) – si legge nel testo della lettera della presidenza -  faremo nostre le proposte della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi per la XVI Assemblea Generale Ordinaria; nel secondo anno (2022-23) la consultazione del popolo di Dio si concentrerà su alcune priorità che saranno individuate dall’assemblea generale della Cei del maggio 2022”. La seconda fase è rappresentata da un anno (2023-24) in cui le comunità, insieme ai loro pastori, “s’impegneranno in una lettura spirituale delle narrazioni emerse nel biennio precedente, cercando di discernere ‘ciò che lo Spirito dice alle Chiese’ attraverso il senso di fede del popolo di Dio”. In questo esercizio saranno coinvolte le Commissioni episcopali e gli Uffici pastorali della Cei, le Istituzioni teologiche e culturali. La terza fase culminerà, nel 2025, in “un evento assembleare nazionale da definire insieme strada facendo”, scrivono i vescovi: “In questo con-venire verranno assunte alcune scelte evangeliche, che le nostre Chiese saranno chiamate a riconsegnare al popolo di Dio, incarnandole nella vita delle comunità nella seconda parte del decennio (2025-30)”. “Il cammino sinodale non parte da zero, ma s’innesta nelle scelte pastorali degli ultimi decenni e, in particolare, nei Convegni Ecclesiali di Verona e Firenze”, precisa la Cei: il discorso del Papa a Firenze, insieme all’Evangelii gaudium, scandirà la traiettoria del percorso. Il metodo è quello di “consultazione capillare” proposto dal Sinodo dei Vescovi, che prevede il coinvolgimento di parrocchie, operatori pastorali, associazioni e movimenti laicali, scuole e università, congregazioni religiose, gruppi di prossimità e di volontariato, ambienti di lavoro, luoghi di assistenza e di cura… “Per questo è fondamentale costituire gruppi sinodali diffusi sul territorio: non solo nelle strutture parrocchiali, ma anche nelle case e dovunque sia possibile incontrare e ascoltare persone”.  Nella prossima sessione autunnale (27-29 settembre), il Consiglio episcopale permanente nominerà un Comitato con il compito di promuovere, sostenere e accompagnare il cammino. All’inizio di ottobre saranno consegnate le prima linee per il cammino sinodale e alcuni suggerimenti metodologici.

Mci Germania-Scandinavia: la Comunità Sacro Cuore di Gesù di Rottweil compie 60 anni

8 Settembre 2021 - Rottweil - Festeggia 60 anni di vita la Missione Cattolica Italiana di Rottweil.  Rottweil si trova nel Sud del Baden-Württemberg fra Stoccarda e Friburgo. Il lago di Costanza dista poco più di ottanta chilometri. È un incantevole borgo medievale con edifici gotici e vanta il titolo di essere la più antica città del land. All’inizio degli anni ’60 si era formata una cospicua comunità di italiani. Domenica 26 settembre, che è anche la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, è prevista na celebrazione eucaristica, alle ore 11.00, presso la chiesa di Auferstehung Christi (Krummer Weg 47). L’incertezza legata al coronavirus non ha permesso di attivarsi prima sottolinea la Delegazione nazionale delle Mci in Germania e Scandinavia. La messa del Giubileo, cui seguirà un rinfresco, verrà presieduta da don Detlef Stäpps.

Oxfam: “ancora condizioni disumane a Lesbo”

8 Settembre 2021 -
Roma - “I leader europei esprimono preoccupazione per la sicurezza dei profughi afghani, perché di fatto stanno voltando le spalle a migliaia di persone in fuga da guerra e violenza”. A dimostrarlo le condizioni disumane in cui vivono i migranti intrappolati nel campo di Mavrovouni a Lesbo, ribattezzato “Moria 2.0”, che per il 63% sono afghani; o la decisione presa a giugno dal governo greco di riconoscere la Turchia come Paese sicuro, “con l’obiettivo di mandare indietro gli afghani, oltre che i siriani, i somali, i pakistani e i bengalesi”. È la denuncia contenuta nel nuovo rapporto diffuso oggi da Oxfam e Greek refugees council. Dopo l’incendio di un anno fa “per i rifugiati che stanno a Moria 2, una struttura temporanea e allestita in tutta fretta, le condizioni di vita sono tutt’ora indicibili – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie –. Allo stesso tempo nulla è cambiato nell’impostazione dell’Unione europea e dei leader dei Paesi membri sull’accoglienza di chi è in fuga in cerca di salvezza come gli afghani, ora al centro dell’attenzione internazionale, nessun passo concreto è stato fatto per garantire diritti e dignità”. Al contrario, “dopo la prima fase di evacuazione e il grande moto di solidarietà espresso al popolo afghano, l’unica strategia messa in atto è bloccare i flussi migratori a monte e lungo la rotta balcanica”. Il 16 agosto, il giorno dopo la caduta di Kabul, il ministro greco per le migrazioni, Notis Mitarachi, ha affermato che la Grecia non sarebbe diventata la porta di ingresso per gli afghani in Europa, in palese violazione degli obblighi internazionali che prevedono l’accoglienza di chi è in cerca di sicurezza. Una decisione giudicata dal Greek refugees council “semplicemente immorale”. Il Tribunale europeo per i diritti umani ha recentemente dichiarato che “le autorità greche sono state incapaci di garantire un luogo di accoglienza all’altezza degli standard europei”. Le ondate di caldo di quest’estate non hanno fatto altro che rendere impossibili le già difficili condizioni di vita a Moria 2  e si teme che molte persone trascorreranno l’inverno in tenda per il sesto anno consecutivo. Delle oltre 3570 persone che sono intrappolate qui, il 32% sono bambini, di cui 7 su 10 ha meno di 12 anni.

Tratta delle Persone: Gulia nuovo presidente di “Slaves No More”

8 Settembre 2021 - Roma - L'Assemblea generale dell'Associazione “Slaves No More”, che si occupa della tratta di persone, ha eletto nuovo presidente Pino Gulia, già vicepresidente. L'Assemblea ha anche eletto il nuovo Direttivo di cui fanno parte, come vicepresidente, Suor Monica Chikwe (dell’Ordine delle Suore Ospedaliere della Misericordia), e come membri: Oria Gargano (presidente della Cooperativa Sociale Be Free), Alessandro Baldo (project manager), Francesco Carchedi (sociologo, docente universitario). Suor Eugenia Bonetti, fondatrice della stessa Associazione, è stata ringraziata calorosamente dall’Assemblea generale per l’opera da lei realizzata negli oltre otto anni di presidente dell’Associazione. Su richiesta unanime, Suor Eugenia entra a far parte, di diritto, del Direttivo. Pino Gulia, ha lavorato dall’inizio degli anni ottanta in Caritas diocesana di Roma (all'epoca guidata da Mons. Luigi Di Liegro). Nel 1988 è stato chiamato in Caritas italiana con l'incarico di seguire il fenomeno migratorio in Italia e in Europa. È in questo contesto che, dal 1995, ha cominciato ad affrontare la problematica della tratta. Nominato responsabile del Coordinamento ecclesiale contro la tratta, ha partecipato all'evolversi della lotta al fenomeno, della nascita di numerose strutture di accoglienza per le vittime, della nascita dell'art. 18 nel Testo Unico Immigrazione dedicato appunto alla lotta e alla prevenzione della tratta e alla salvaguardia delle vittime. Nel 2002 è stato chiamato dal presidente nazionale delle Acli per avviare e coordinare il Servizio Immigrati all'interno della sede nazionale del Patronato Acli e promuovere gli Sportelli immigrati nelle Sedi provinciali. Dal 2004 è consulente della Missione Permanente della Santa Sede per gli Organismi Internazionali a Vienna, per il trafficking in persons. L'Associazione Slaves no more dal 2012, anno di nascita, ha come finalità primaria i programmi di rimpatrio volontario assistito di donne, di origine straniera, che sono riuscite a fuggire dalle maglie della criminalità che le sfrutta a livello sessuale e lavorativo. Il programma è svolto con la cooperazione del Coordinamento nazionale delle Suore Nigeriane (Committee for the Support of the Dignity of Women - COSUDOW) in Lagos, Benin City, Ijebu Ode, Delta State e prevede accoglienza alloggiativa delle donne rimpatriate e dei loro figli, un periodo di formazione, l’inserimento lavorativo per loro e scolastico per i figli. Il programma ha una durata di due anni e contempla anche azioni di prevenzione che si svolgono in varie scuole soprattutto nelle zone in cui la criminalità cerca le proprie vittime. L'Associazione promuove inoltre programmi di formazione e aggiornamento sulla problematica del traffico e dello sfruttamento, per quanti svolgono attività di accoglienza e consulenza. Inoltre effettua, anche in cooperazione con altre associazioni, momenti di sensibilizzazione, pure nelle Scuole, in Italia e sostiene quelli realizzati in altri Paesi, tra cui la Nigeria. Slaves No More partecipa al dibattito politico e sociale sul traffico e sfruttamento di persone. A Pino Gulia gli auguri per un proficuo servizio.

50 anni a servizio dell’Europa: il Ccee in planaria a Roma

8 Settembre 2021 -

Roma - Il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) celebra, quest’anno, il suo 50mo anniversario: fu istituito nel marzo del 1971 e, successivamente, approvato da San Paolo VI. Per celebrare questo evento giubilare, si svolgerà a Roma, dal 23 al 26 settembre 2021, l’annuale Assemblea Plenaria del CCEE, a cui partecipano i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutta Europa. Voluto come organismo di comunione tra le Conferenze Episcopali d’Europa, e avendo come fine la promozione e la custodia del bene della Chiesa, da 50 anni il CCEE si impegna, secondo il proprio statuto, a promuovere “l’esercizio della collegialità nella comunione gerarchica cum et sub romano pontefice; a favorire una più stretta cooperazione tra i vescovi e le Conferenze Episcopali per promuovere e ispirare la nuova evangelizzazione; a contribuire al dialogo ecumenico per l’unità dei cristiani; a offrire una testimonianza ecclesiale nella società europea”.

La sessione inaugurale della Plenaria sarà aperta dalla Celebrazione Eucaristica presieduta da Papa Francesco, nella Basilica di San Pietro, il 23 settembre prossimo alle ore 17. Al termine della Santa Messa con il Santo Padre, i partecipanti alla Plenaria si recheranno in visita alle tombe dei papi che hanno accompagnato il CCEE per un momento di preghiera.

Nel pomeriggio del 24 settembre, i Presidenti delle Conferenze Episcopali d’Europa saranno accolti al Quirinale dal Presidente della Repubblica Italiana, On. Sergio Mattarella.

Il tema scelto per la Plenaria, “CCEE, 50 anni a servizio dell’Europa, memoria e prospettive nell’orizzonte di Fratelli tutti”, vuole essere l’occasione per fare un’analisi della situazione europea, individuare gli elementi più significativi che influiscono sul tessuto ecclesiale e civile del nostro Continente e fare memoria viva delle radici cristiane insite nella sua storia. E per rinnovare l’impegno della Chiesa per l’edificazione dell’Europa, seguendo l’esortazione di Papa Francesco che, nel suo messaggio ai vescovi europei in occasione CCEE page 2 of 2dell’assemblea di Santiago de Compostela, li ha invitati a adoperarsi “per un nuovo umanesimo europeo, capace di dialogare, di integrare e di generare” perché l’Europa possa “crescere come una famiglia di popoli, terra di pace e di speranza”.

Il lavoro domestico cambia nazionalità

8 Settembre 2021 - Roma - A causa dei mutamenti socio-economici e demografici in corso, gli assistenti familiari in Italia (c.d. “badanti”) sono in costante aumento. Nel periodo 2011-2020, l’INPS certifica un aumento complessivo da 310 mila a 438 mila (+41%). Da un’anticipazione del Rapporto 2021 sul lavoro domestico redatto dall’Osservatorio "Domina" emerge che, se le donne straniere rappresentano la componente più numerosa (67,5%), negli ultimi anni sono cresciute sensibilmente le donne italiane (triplicate, da 36 mila a 106 mila) e oggi rappresentano il 24,3% del totale “badanti”. Inoltre, se consideriamo l’incremento di badanti registrato tra il 2011 e il 2020 (+127 mila), esso è dipeso per oltre la metà dalle donne italiane (+70 mila), mentre le donne straniere hanno contribuito all’incremento per il 33,4% (+43 mila). L’analisi per Regione effettuata dall’Osservatorio evidenzia una forte eterogeneità sul territorio nazionale: in otto Regioni (tutte del Sud e Isole) le donne italiane rappresentano più del 30% del totale “badanti”, e raggiungono addirittura il 72,4% in Sardegna. Alla base di questa situazione possono esserci diversi fattori: innanzitutto al Sud vi è una minore presenza straniera, per cui l’offerta di manodopera per quel tipo di mansione è ricoperta maggiormente dagli autoctoni. Inoltre, vi sono evidentemente meno opportunità di lavoro per le donne italiane, per cui il lavoro domestico diventa uno sbocco preferenziale. Infine, evidentemente giocano un ruolo anche la struttura demografica e l’organizzazione familiare. Confrontando le caratteristiche delle badanti italiane e straniere, l’Osservatorio "Domina" evidenzia poi altre informazioni: per quanto riguarda la classe d’età, le italiane risultano mediamente più giovani (48,7 anni, rispetto ai 51,8 delle straniere). In particolare, tra le straniere, il 27% ha più di 60 anni, mentre tra le italiane questa quota scende al 17%. Le badanti con meno di 30 anni, invece, rappresentano il 9% tra le italiane e solo il 3% tra le straniere. Ancora più ampio è il divario tra badanti italiane e straniere relativamente all’orario medio settimanale: le italiane lavorano mediamente 22,7 ore settimanali, contro le 38,3 ore delle straniere. In particolare, tra le straniere il 48,2% lavora più di 40 ore settimanali, mentre tra le italiane si scende al 12,0%. Al contrario, tra le italiane il 44,4% lavora meno di 20 ore settimanali, contro l’8,3% delle straniere.  

Raccontare l’emigrazione al Nord America: per la Calabria scelta Tropea

8 Settembre 2021 - Roma – Il documentario “How I Got Here” (Come sono arrivato qui) prodotto da Forté Entertainment, sarà trasmesso in Canada da Super Channel e negli Stati Uniti da BYUtv: l’obiettivo è rinsaldare i legami culturali tra i genitori che hanno lasciato il proprio Paese e i figli nati in quello di adozione. Lo splendido borgo calabrese rappresenterà l’Italia. È un progetto, spiega l'agenzia Askanews, che ha come obiettivo rendere più forti i legami tra i figli degli emigrati e la terra di origine dei loro genitori. L’ha lanciato Forté Entertainment, società di produzione canadese, i cui show sono stati trasmessi da noti broadcaster come Discovery Channel e Food Network. Ora la nuova idea che vuole unire tutto il mondo. Si chiama ‘How I Got Here’, come sono arrivato qui. Si tratta di una serie di documentari che hanno come protagonisti un figlio e un genitore per intraprendere un viaggio che vuole andare alla scoperta del Paese d’origine. “Si immergeranno in speciale usanze – si legge nel in una nota di Forté Entertainment rivolto ai figli degli emigranti – si divertiranno con emozionanti attività e avranno l’opportunità di riunirsi con persone che sono state importanti nel passato dei loro genitori. Attraverso questa esperienza scopriranno in prima persona le sfide e i sacrifici che i genitori hanno dovuto superare per poter emigrare”. Se il Canada come gli Stati Uniti sono stati, e lo sono tuttora, meta della immigrazione da tutto il mondo, una delle puntate del documentario non poteva che avere l’Italia come protagonista. E per ritrovare le radici è stata scelta Tropea, la perla del Tirreno, la splendida cittadina calabrese, eletta ‘Borgo dei Borghi 2021’. Infatti a Tropea e anche a Scilla il 10 e 11 settembre arriverà la troupe di Forté Entertainment per le riprese, per raccontare questa volta il legame tra l’Italia, la Calabria e il Nord America, una storia che si può definire ultra secolare, ma questa volta a spiegarla davanti alle telecamere saranno l’emigrante e il proprio figlio. Ma non sarà soltanto l’opportunità per rivivere una vicenda personale, l’occasione servirà per ribadire la ricchezza e l’importanza della cultura italiana, un patrimonio unico, conosciuto e riconosciuto in ogni angolo del globo, ma che in questo particolare momento si unirà alla migrazione che da sempre ha avuto in particolare proprio la Calabria come luogo di partenza di centinaia di migliaia di italiani. E sullo sfondo, anzi come co-protagonista Tropea, poco più di 6.000 abitanti in provincia di Vibo Valentia, una storia che la leggenda vuole unire addirittura a Ercole che di ritorno da quelle che erano le sue Colonne, l’attuale Gibilterra, si sarebbe fermato sulle coste del Sud dell’Italia fondando la meravigliosa cittadina calabrese. E questo documentario sarà una storia a ritroso per ritrovare qualcosa che spesso si perde anche solo nel passaggio di un’unica generazione. ‘Come sono arrivato qui’ ha l’obiettivo di ridare valore, importanza, di far conoscere anche i piccoli dettagli di una cambio fondamentale come può essere quello di lasciare la propria terra, la propria nazione, per andare a ricostruirsi una vita in un Paese straniero. ‘How I got Here’ dopo essere stato prodotto da una compagnia canadese, sarà trasmesso in tv in tutto il Nord America, le prime emittenti che hanno acquistato i diritti per lo show sono state Super Channel, emittente del Canada e BYUtv degli Stati Uniti.

Afghanistan: “Comuni in prima linea su accoglienza ma necessario ampliamento del SAI”

7 Settembre 2021 - Roma - Le modalità di coinvolgimento dei Comuni nella gestione dell’accoglienza dei cittadini afgani giunti in Italia con l’evacuazione umanitaria. Questo è stato il focus al centro dei lavori della Commissione immigrazione dell’Anci che si è riunita questa mattina in seduta straordinaria in modalità videoconferenza. A prendere parte al dibattito il sindaco di Prato e delegato Anci all’immigrazione Matteo Biffoni, il presidente del Consiglio nazionale di Anci, Enzo Bianco, la presidente della Commissione parti opportunità Anci Simona Lembi, la presidente della Commissione welfare Anci Edi Cicchi, il sindaco di Reggio Emilia e delegato Anci al welfare, Luca Vecchi, il direttore di Anci Marche e coordinatore nazionale delle Anci regionali, Marcello Bedeschi e sindaci e amministratori locali di grandi e piccoli Comuni. “Immediatamente dopo il precipitare della situazione in Afghanistan abbiamo manifestato al Governo la piena disponibilità dei sindaci a collaborare per la protezione sui nostri territori dei cittadini e dei nuclei familiari afghani trasferiti in Italia”. Lo ha dichiarato il sindaco di Prato e delegato Anci alle politiche migratorie Matteo Biffoni che ha fatto il punto sull’impegno dei Comuni e dell’Anci anche sul tema dell’accoglienza delle donne e dei minori. “È stata una scelta politica ed umana condivisa e convinta – ha proseguito Biffoni -. Presupposto di tale collaborazione è sempre stato che l’accoglienza avvenga nell’ambito del Sistema SAI, per le ragioni ormai note e unanimemente condivise. E abbiamo infatti messo immediatamente a disposizione alcune centinaia di posti già disponibili della rete ma, come più volte ribadito, indicando come assolutamente necessario ed utile aumentare i posti del Sistema. L’attivazione di posti fuori dal Sai può essere una soluzione temporanea da ricondurre quanto prima a ordinarietà. Le accoglienze diverse dal Sai comportano costi che prima o poi ricadono sui Comuni e sulle comunità”. La Commissione immigrazione di oggi ha preso atto che, nonostante la disponibilità dimostrata da subito dal Ministero dell’interno, con cui le interlocuzioni sono state continue, “non abbiamo ancora ricevuto – ha chiarito Biffoni - alcuna puntuale indicazione, né certezza, circa l’avvio dei necessari percorsi per l’ampliamento della rete, che appare incomprensibilmente bloccato per mancanza di copertura finanziaria”. In Commissione i Comuni hanno espresso forte preoccupazione per il dilatarsi dei tempi. “In queste condizioni, gestire i tavoli territoriali con le Prefetture diventa esercizio non semplice, che Comuni e Anci regionali stanno gestendo con serietà e responsabilità. È necessario che lo strumento principale per operare, ovvero il decreto di ampliamento, sia approvato presto e munito delle procedure derogatorie, che Anci ha proposto, per consentire ai Comuni di attivare le strutture con tutta l’urgenza che l’attuale situazione rende necessario”. “Ci rivolgiamo dunque al Governo, e direttamente alla Presidenza del Consiglio, - ha concluso il delegato all’immigrazione - affinché questa impostazione che oramai tutti condividono, dallo stesso Ministero dell’Interno, alle Regioni, a tutti i Comuni che in questi giorni si sono generosamente esposti a favore dell’accoglienza, venga concretizzata. Diversamente, non solo non potremo garantire il nostro pieno contributo, ma, oltretutto e purtroppo, in mancanza dei necessari strumenti, neppure i doverosi percorsi di protezione e integrazione per i cittadini afghani”. Nei prossimi giorni Anci, Cittalia e il Servizio centrale del Sai attiveranno l’ “Osservatorio afghani”: un numero verde e un indirizzo email a cui tutti i Comuni, anche quelli che non fanno parte della rete SAI, potranno rivolgersi per avere chiarimenti e informazioni.  

Bari:una nonna in cartapesta accoglie la marionetta Amal

7 Settembre 2021 - Bari - Le ha baciato una mano, in segno di accoglienza e rispetto proprio come si fa con i neonati. Di fronte a lei una statua in cartapesta che le ha aperto le braccia in segno di benvenuto. Così, a Torre a mare a Bari è stata accolta Amal, la marionetta simbolo del festival itinerante dedicato ai diritti dei bambini rifugiati. "Valorizzare e sensibilizzare l'intera comunità alla tutela dei diritti umani e dell'infanzia, all'accoglienza, alla cultura delle diversità, al clima e all'educazione", è l'invito via social del garante per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza della Puglia, Ludovico Abbaticchio che ha raggiunto il porticciolo del barese. Il festival ha iniziato il suo viaggio il 27 luglio scorso e andrà avanti fino al prossimo 3 novembre attraversando otto Paesi: Turchia, Grecia, Italia, Francia, Svizzera, Germania, Belgio e Regno Unito. "Non è solo una marionetta, Amal è una bambina siriana rifugiata di 9 anni, in carne e ossa e rappresenta gli oltre 34 milioni di bambini rifugiati e sfollati, molti dei quali separati dalle loro famiglie - ricorda il garante - Ha vissuto una guerra, ha perso i genitori, è stata costretta a lasciare la sua terra e a viaggiare da sola, di notte e di giorno, attraversando i Paesi e la storia alla ricerca di un futuro. Amal ha paura. Come hanno paura oggi le migliaia di bambine e bambini, donne e uomini che cercano di lasciare la loro terra, l'Afghanistan, perché temono per la vita futura nel loro Paese". Abbaticchio sottolinea la presenza "di bambini e famiglie e rappresentanti delle comunità residenti in Puglia che sono un piccolo spaccato della città multietnica che rassicurerà Amal e le racconterà di una terra di ospitalità millenaria, aperta, la cui storia fatta di incontri e attraversamenti, insegna che qui nessuno è straniero". (Dire)  

Papa Francesco incontra un gruppo di rifugiati

7 Settembre 2021 - Città del Vaticano - Papa Francesco incontra un gruppo di rifugiati. L'incontro è avvenuto iera sera nell'Aula paolo VI. "Terminata la proiezione del film-documentario “Francesco”, organizzata dal regista e dalla Fondazione Laudato si', il Santo Padre ha raggiunto l’Atrio dell’Aula Paolo VI e si è intrattenuto con le circa 100 persone, senzatetto e rifugiati, invitate a vedere il film", ha detto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Tra di loro erano presenti una ventina di persone giunte dall’Afghanistan nelle ultime settimane, a cui il Papa "ha rivolto parole di affetto e di conforto". Al termine gli organizzatori dell'evento hanno "distribuito a tutti un pacco alimentare".

Unhcr: “serie criticità nell’accesso all’istruzione. Solo 34% si iscrive a scuole secondarie”

7 Settembre 2021 - Roma - I tassi di iscrizione scolastica e universitaria dei giovani rifugiati rimangono a livelli preoccupanti. È la denuncia contenuta nel rapporto su rifugiati e istruzione reso noto oggi dall’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), che chiede “uno sforzo internazionale affinché i bambini e i giovani rifugiati abbiano la possibilità di frequentare la scuola secondaria”. In base ai dati raccolti dall’Unhcr in 40 Paesi, nel 2019-2020 la percentuale dei rifugiati iscritti alle scuole secondarie è stata solo del 34%, un dato che, in quasi tutti i Paesi, è inferiore rispetto alla percentuale di iscrizioni registrata tra i giovani della comunità ospitante. “I recenti progressi ottenuti nell’iscrizione scolastica dei bambini e dei giovani rifugiati sono ora a rischio”, ha affermato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, “Per affrontare questa sfida occorre uno sforzo massiccio e coordinato ed è un impegno che non possiamo permetterci di ignorare”. L’Unhcr chiede agli Stati di “garantire il diritto all’istruzione secondaria per tutti i bambini, compresi i rifugiati, e di assicurarsi che essi vengano inclusi nei sistemi educativi nazionali e nei piani di offerta formativa”. Inoltre, “servono più scuole, materiali didattici appropriati, formazione degli insegnanti su materie specifiche, programmi per le ragazze adolescenti e investimenti in tecnologia e connettività per colmare il divario digitale”. I dati raccolti, inoltre, rivelano come nel periodo compreso tra marzo 2019 e marzo 2020, la percentuale di rifugiati iscritti alla scuola primaria era del 68%, mentre per l’istruzione superiore le iscrizioni si assestavano al 5%, un aumento di 2 punti rispetto all’anno precedente che rappresenta una possibilità di sviluppo e crescita per migliaia di rifugiati e per le loro comunità nonché un elemento di incoraggiamento per rifugiati più giovani che affrontano enormi sfide per poter studiare. Ma il livello di iscrizione all’istruzione superiore rimane ancora troppo basso se paragonato alle cifre globali.

“Mal di mare” ovvero “mar di male”

7 Settembre 2021 - Roma - Si parte. Finalmente si parte. Anzi no. Il mare è grosso, ruvida ironia di chi – come il mare – giganteggia per essenza. Nella quiete come nella tempesta s’impone quest’essere in sè incontrollabile con movenze capricciose. Oggi è agitato. Decide il suo ritmo e ti invita al suo ballo. Non gl’importa se tu vuoi ballare. Il mare decide il ritmo e tu se vuoi accetti l’invito. Il capitano di Astral – nave della piccola flotta di Open Arms - decide di declinare per prudenza più che pudore. Non ci aspettavamo di attendere. Nessuno quando parte sospetta mai di dover attendere ma l’attesa è lì pronta ad aspettarti. Anche dall’altra parte del fianco di questo orizzonte d’acqua in questo stesso momento si sta attendendo con trepidazione che la frenesia delle onde cali per gonfiare il soffio della speranza accesa negli occhi di migranti di terra e mare per deporla in una caricatura d’imbarcazione. Anche loro in attesa. Atroce attesa. Di questi improvvisati naviganti in fuga non conosciamo il volto ma sappiamo che c’incontreremo o faremo di tutto perché ciò accada. Noi e loro con curiosa incrociata intensità. C’è una bellezza commovente nell’intenzionalità di un incontro. E anche l’attesa pare addomesticata. E’ un gioco di specchi in cui ognuno dai fianchi opposti dell’immenso mare cercherà con avidità l’altro nella danza d’acqua che ci è stata preparata. Ci cercheremo perché la danza è a due e noi siamo entrati in pista per fare questo ballo insieme. Un dubbio: chi ha pensato alla musica per le danze? E su quale cadrà la scelta? A questo provvederà Dio quando verrà il momento. (don Luigi Usubelli - Mci Barcellona)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 39.928 persone migranti sulle coste italiane

6 Settembre 2021 -
Roma - Sono  39.928 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 11.275 sono di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (5.278, 13%), Egitto (3.580, 9%), Costa d’Avorio (2.782, 7%), Iran (1.753, 4%), Guinea (1.646, 4%), Eritrea (1.557, 4%), Marocco (1.464, 4%), Sudan (1.459, 4%), Iraq (1.214, 3%) a cui si aggiungono 7.920 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. I dati sono del Ministero degli Interni e sono aggiornati alle 8 di questa mattina. Sempre secondo questi dati 5.931 sono i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

The Walk, il viaggio della piccola Amal

6 Settembre 2021 - Roma - E’ dedicato ai diritti dei bambini rifugiati, il grande Festival itinerante The Walk, Il Cammino tradotto letteralmente in italiano. 8mila chilometri che la piccola Amal, una marionetta gigante, percorrerà da luglio a novembre. Partita il 27 luglio da Gaziantemp, città di confine tra Siria e Turchia, è passata in Grecia, in Italia sarà presente dal 7 al 19 settembre, per poi proseguire verso la Francia, il Belgio, la Germania, per giungere in Inghilterra, a Manchester tappa finale, il 3 novembre 2021. The Walk è un progetto per sensibilizzare quante difficoltà affrontano i bambini che fuggono dalle guerre. Amal, che significa speranza, è un marionetta alta tre metri e mezzo e rappresenta una bambina siriana di 9 anni rifugiata. Amal per ricordare i 34milioni di bambini rifugiati e sfollati, molti dei quali separati dalle loro famiglie. Il messaggio che The Walk lancia, attraverso la piccola Amal è “Non dimenticatevi di noi”. La marionetta è stata creata dalla grande società Handspring Puppet Company, creatori delle marionette per il cinema, con la direzione artistica di Amir Nizar Zuabi. Al progetto hanno aderito oltre 250 tra partner e artisti coinvolti negli eventi che si terranno durante le tappe del lungo percorso. Il progetto è prodotto da grandi nomi internazionali come il regista Stephen Daldry, da Tracey Seaward, dal drammaturgo e antropologo britannico David Lan. Tra i partner: l’UNHCR, Emergency, il Manchester International Festival, il National Theatre, l’Institut du Monde Arabe, La Criée Théâtre National de Marseille, La Monnaie, Ruhrfestspiele Recklinghausen; tra gli italiani il Teatro di Roma, il MAXXI, il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro Pubblico Pugliese, e non solo. Come ambasciatori  molti tra attori, attrici, registi internazionali, tra gli altri, per l’Italia Elena Sofia Ricci, Marco Baliani, Luigi De Laurentis, Franco Nero e Edoardo Ponti, ma ci sono nomi come Gillian Anderson, Noma Dumezweni, Jude Law e lo scultore Anish Kapoor. Per la permanenza in Italia della piccola Amal  14 sono le città che la ospiteranno con eventi e manifestazioni organizzati con i Partner locali.  Tutti gli spettacoli sono gratuiti, si possono seguire sia attraverso i canali social che di persona dove è consentito. The Walk ha sviluppato programmi educativi per mettere in contatto i giovani rifugiati e le comunità che li accolgono. Le scuole e i giovani possono partecipare, un programma approfondito di attività, realizzato in sei lingue e illustrato dall’artista siriana Diala Brisly, con una sezione dedicata agli insegnanti, si può scaricare dal sito https://www.walkwithamal.org/it/educativo/. E’ stata lanciata una grande raccolta fondi per permettere questo viaggio ad Amal, tutte le notizie si trovano sul sito https://www.kickstarter.com/projects/goodchance/the-walk-the-most-ambitious-public-artwork-of-our-time. (Nicoletta Di Benedetto)    

Da Insieme ai sacerdoti a Uniti nel dono

6 Settembre 2021 - Roma - Cambio di logo e di nome, rinnovamento del sito e del trimestrale d’informazione del Servizio Promozione CEI: sono queste le importanti novità che caratterizzeranno la comunicazione delle offerte deducibili. La rinnovata immagine è stata lanciata i primi di settembre tramite l’online del nuovo sito www.unitineldono.it, sui social e sulla stampa e poi verrà ribadita in occasione della XXXIII Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento dei sacerdoti in programma il 19 settembre 2021. Una domenica di comunione tra preti e fedeli, affidati gli uni agli altri. È il tradizionale appuntamento che sottolinea l’unione dei membri della comunità nel provvedere alle necessità della Chiesa con una scelta di condivisione. Una Giornata che quest’anno sarà un’occasione anche per il lancio dei nuovi strumenti di comunicazione. “La nuova immagine è frutto di un anno di ascolto delle comunità - spiega il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni - e dell’analisi delle loro esigenze. Abbiamo tradotto le indicazioni ed i suggerimenti ricevuti in una comunicazione univoca mediante la realizzazione di un unico logo ed un solo nome che accomunerà il sito e il trimestrale d’informazione del Servizio Promozione CEI. Un cambio di rotta dettato dalla necessità di creare un sistema di media integrato, composto da un magazine cartaceo ed un’area digitale, che comprende sito e social, pensata soprattutto per i giovani adulti di età compresa tra i 40 ed i 60 anni. Notizie, eventi ed aggiornamenti saranno disponibili grazie ad una redazione giornalistica che curerà i rapporti con il territorio e con la comunità dei donatori”. Da Insieme ai sacerdoti a Uniti nel dono per mettere in evidenza, dunque il valore della comunità stretta intorno al proprio sacerdote. Un’idea veicolata anche dal nuovo logo, che rappresenta un albero stilizzato formato da una mano protesa e da un insieme di foglie, una delle quali di un colore diverso dalle altre. È un’immagine che esprime unione e condivisione, accoglienza e generosità, partecipazione corale e unicità del contributo di ciascuno. Sottoposto all’attenzione dei donatori abituali, tramite una ricerca di mercato, il nuovo logo ha ricevuto un’accoglienza positiva proprio poiché esprime il collegamento tra appartenenza e dono. Anche il sito, online da settembre, mette al centro la comunità, sostegno imprescindibile per i sacerdoti, raccontando storie di coraggio e condivisione. Un nuovo layout, semplice ed intuitivo, permette di accedere alle news, ai progetti del territorio, alle testimonianze dei sacerdoti, anche attraverso i racconti in prima persona contenuti nei filmati, e alle modalità di donazione. “Ogni Offerta destinata al sostentamento del clero – conclude Monzio Compagnoni - è il segno concreto della vicinanza dei fedeli, un mezzo per raggiungere tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro. Tanto più in questo anno e mezzo segnato dal Covid, in cui i preti diocesani hanno continuato a tenere unite le comunità disperse, incoraggiando i più soli e non smettendo di servire il numero crescente di nuovi poveri. Oggi più che mai i nostri sacerdoti sono annunciatori di speranza, ci sostengono nel vivere il Vangelo affrontando le difficoltà con fede e generosità, rispondendo all’emergenza con la dedizione”. Le offerte raggiungono i 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche sacerdoti diocesani impegnati all’estero e circa 3.000 sacerdoti, ormai anziani o malati, dopo una vita spesa al servizio agli altri e del Vangelo. Le offerte per i sacerdoti si aggiungono all’obolo domenicale, non lo sostituiscono. Destinate all’Istituto centrale sostentamento clero, che poi le redistribuisce equamente tra tutti i sacerdoti, sono uno strumento che ha origine dalla revisione concordataria del 1984 che istituì l’8xmille e le offerte deducibili, strumenti che differiscono tra loro nelle modalità e in parte nelle finalità. Da oltre trent’anni infatti il clero italiano non riceve più la congrua, ed è responsabilità di ciascun fedele partecipare al suo sostentamento attraverso le offerte. È possibile donare con carta di credito direttamente dal sito www.unitineldono.it o tramite il numero verde 800 825000; donare con bollettino postale, bonifico bancario o infine fare una donazione diretta presso gli Istituti diocesani Sostentamento Clero. E il contributo, è importante ricordarlo, è deducibile fino ad un massimo di 1.032,91 euro l’anno.

Afghanistan: al lavoro i Focolari per accogliere i profughi

6 Settembre 2021 - Roma - Il Movimento dei Focolari in Italia ha lanciato un appello per concretizzare l’accoglienza già dopo i primi ponti aerei che hanno portato i profughi afghani nel nostro Paese: dal 26 agosto è partito infatti un invito attraverso le comunità locali dei Focolari e le tante persone impegnate a vari livelli in reti locali o nazionali per l’accoglienza e l’accompagnamento degli immigrati. L’appello invita a valutare la possibilità di aprire i centri del movimento, istituti religiosi, canoniche, case parrocchiali, ma anche le proprie case; a intercettare chi sia disposto a collaborare per questa emergenza affiancando i profughi in arrivo; ad avviare collaborazioni con enti e organizzazioni locali. Un lavoro in itinere, che deve “coniugare” – si legge in una nota  - l’iniziativa privata con i sistemi di accoglienza predisposti dal Ministero dell’Interno, e che sta già muovendo i primi passi concreti, in consonanza con quanto auspicato da papa Francesco: che tutti gli afghani “sia in patria, sia in transito, sia nei Paesi di accoglienza”, possano “vivere con dignità, in pace e fraternità coi loro vicini”. Le risposte non hanno tardato ad arrivare: singole persone hanno messo a disposizione la loro esperienza professionale, le proprie abitazioni, o case libere. Tra i primi a rispondere all’appello, un’infermiera di Bergamo: “Tra un turno e l’altro, sono a disposizione per qualunque necessità”. Altri hanno offerto le proprie competenze legali, sanitarie, o relative alla formazione scolastica. Una famiglia della Lombardia, con cinque figli piccoli, si è detta disponibile ad ospitare un bambino. “Non solo famiglie – spiegano al Movimento -  ma vocazioni varie che rispondono al costante invito del Papa ad aprire le canoniche, le chiese; il mondo religioso si interroga su come mettersi a disposizione: è così per un gruppo di religiosi dei paesi vesuviani. Ci sono poi intere comunità focolarine - come a Pesaro, Milano, Cosenza - che si sono riunite per capire come unire le forze e trovare un luogo da mettere a disposizione per accogliere qualcuno”.   Proseguono anche i contatti con alcuni enti e cooperative dalle idealità condivise, che possano sostenere ed affiancare con gli strumenti idonei questa accoglienza fatta in famiglia, come la cooperativa Fo.Co. (Chiaramonte Gulfi, RG) e l’associazione Nuove Vie per un Mondo Unito (Roma). Ancora nel Lazio, a Marino, l’accoglienza è già in atto da parte della cooperativa e onlus Una città non basta, che si è attivata immediatamente. Al Centro Mariapoli di Castelgandolfo alcune famiglie afghane sono state ospitate fin dai primi giorni dell’emergenza.