Primo Piano

Rom e sinti: un rapporto sui campi in Italia

13 Ottobre 2021 - Roma - Dopo 30 anni di politiche etniche ghettizzanti, in Italia ci sono le condizioni per superare la formula dei campi rom che producono solo marginalità e violazioni dei diritti. In cinque anni il 37% dei rom è uscito autonomamente dalle baraccopoli, gli insediamenti formali sono calati da 148 a 109, numerosi comuni hanno eliminato i campi creando soluzioni alternative. È la buona notizia del 6° Rapporto di Associazione 21 luglio sull’emergenza abitativa dei rom in Italia. I rom nelle baraccopoli - autorizzate o no erano 28mila nel 2016, sono calati a 17.800 quest’anno. Di questi, 11.300 sono nei 109 insediamenti formali, altri 6.500 in campi informali (erano 10 mila), spesso esito di sgomberi. Diverse la cause del calo: «Le nuove generazioni che intraprendono percorsi di fuoriuscita autonomi, lo stato di degrado insostenibile di alcuni mega-insediamenti, il processo virtuoso di alcune amministrazioni, gli sgomberi che hanno indirizzato le comunità in insediamenti informali o occupazioni». Molti rom romeni con la pandemia sono tornati in patria, giudicata più sicura sotto il profilo sanitario. «L’Italia sta andando verso il superamento dei campi rom, nonostante alcuni fallimenti. Probabilmente - dice il presidente di Associazione 21 luglio Carlo Stasolla - siamo a una situazione di non ritorno». L’ultimo nuovo campo rom comunale fu inaugurato ad Afragola (Napoli) nel 2018. «Alcuni sindaci ancora operano sgomberi forzati - spiega - senza prevedere alternative. Sono fallimenti delle politiche comunali, provocati da mancanza di volontà o da incapacità». Il risultato? «Sperpero di fondi, violazioni di diritti, marginalizzazione». Il decreto 17 del 2020, convertito nelle legge 27/2020, ha stabilito una moratoria durante la pandemia delle esecuzioni di sgombero. Diversi comuni poi hanno intrapreso negli ultimi anni percorsi di superamento dei campi rom: Moncalieri, Torino, Sesto Fiorentino, Palermo, Ferrara, Siracusa, Olbia e altri ancora. Per la 21 luglio il superamento dei campi rom «deve abbandonare l’approccio etnico delle leggi ad hoc e delle politiche speciali, affrontando il problema dell’emergenza abitativa senza distinzioni etniche. Riguarda circa 50 mila persone tra rom, immigrati e italiani».  

Viminale: da inizio anno sbarcate 48.546 persone migranti sulle coste italiane

12 Ottobre 2021 - Roma - Sono 48.546 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 13.505 sono di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (6.226, 13%), Egitto (5.069, 10%), Costa d’Avorio (3.002, 6%), Iran (2.824, 6%), Iraq (1.953, 4%), Guinea (1.888, 4%), Eritrea (1.709, 4%), Marocco (1.592, 3%), Sudan (1.551, 3%) a cui si aggiungono 9.227 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Cei: i testi approvati dal Consiglio Episcopale Permanente

12 Ottobre 2021 -
Roma - Un Messaggio ai presbiteri, ai diaconi, alle consacrate e consacrati e a tutti gli operatori pastorali e una Lettera alle donne e agli uomini di buona volontà sono i due testi approvati dal Consiglio Episcopale Permanente e disponibili da oggi sul sito del Cammino sinodale: www.camminosinodale.net.
«Le nostre Chiese in Italia – spiegano i Vescovi nel Messaggio - sono coinvolte nel cambiamento epocale; allora non bastano alcuni ritocchi marginali per mettersi in ascolto di ciò che, gemendo, lo Spirito dice alle Chiese. Siamo dentro le doglie del parto. È tempo di sottoporre con decisione al discernimento comunitario l’assetto della nostra pastorale, lasciando da parte le tentazioni conservative e restauratrici e, nello spirito della viva tradizione ecclesiale – tutt’altra cosa dagli allestimenti museali – affrontare con decisione il tema della “riforma”, cioè del recupero di una “forma” più evangelica; se la riforma è compito continuo della Chiesa (“semper purificanda”: Lumen Gentium 8), diventa compito strutturale, come insegna la storia, ad ogni mutamento d’epoca».
Il Cammino sinodale è, dunque, un processo che vuole aiutare a «riscoprire il senso dell’essere comunità, il calore di una casa accogliente e l’arte della cura». «Sogniamo una Chiesa aperta, in dialogo. Non più “di tutti” ma sempre “per tutti”», scrivono i Vescovi nella Lettera indirizzata alle donne e agli uomini di buona volontà: «Tu che desideri una vita autentica, tu che sei assetato di bellezza e di giustizia, tu che non ti accontenti di facili risposte, tu che accompagni con stupore e trepidazione la crescita dei figli e dei nipoti, tu che conosci il buio della solitudine e del dolore, l’inquietudine del dubbio e la fragilità della debolezza, tu che ringrazi per il dono dell’amicizia, tu che sei giovane e cerchi fiducia e amore, tu che custodisci storie e tradizioni antiche, tu che non hai smesso di sperare e anche tu a cui il presente sembra aver rubato la speranza, tu che hai incontrato il Signore della vita o che ancora sei in ricerca o nell’incertezza…».
Insieme ai due testi, è stato diffuso il crono-programma che si distende per l’intero quinquennio 2021-2025, con tutte le tappe del Cammino sinodale.
Si inizierà con il biennio dell’ascolto (2021-2023), ovvero con una fase narrativa che raccoglierà in un primo anno i racconti, i desideri, le sofferenze e le risorse di tutti coloro che vorranno intervenire; nell’anno seguente invece ci si concentrerà su alcune priorità pastorali. Seguirà una fase sapienziale, nella quale l’intero Popolo di Dio, con il supporto dei teologi e dei pastori, leggerà in profondità quanto emerso nelle consultazioni capillari (2023-24). Un momento assembleare nel 2025, da definire, cercherà di assumere alcuni orientamenti profetici e coraggiosi, da riconsegnare alle Chiese nella seconda metà del decennio. Tutti gli eventi si inseriscono nel percorso quale espressione di una Chiesa che si apre e che dialoga.

“L’inclusione possibile”: oggi a Piacenza un convegno promosso da Univ. Cattolica e Rfki

12 Ottobre 2021 - Roma - Oggi, martedì 12 ottobre si terrà all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza il convegno “L’inclusione possibile”: dopo la presentazione della pubblicazione curata dall’European Center on Cooperative and Social Enterprises (Euricse) “Accoglienza ed inclusione di richiedenti asilo, rifugiati e migranti in Italia. Sfide e dinamiche evolutive”, si ragionerà di inclusione nel corso di una tavola rotonda coordinata dal direttore di Vita Stefano Arduini, che vedrà gli interventi di Laura Zanfrini della Fondazione Ismu-Università Cattolica del Sacro Cuore, Cristina De Luca di Iprs, Gianluca Salvatori di Fondazione Italia Sociale, Matteo Boaglio di Intesa Sanpaolo e Daniele Frigeri di Cespi. Le conclusioni saranno curate da Federico Moro, segretario generale di Robert F. Kennedy Human Rights Italia, e dalla preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Annamaria Fellegara. La pubblicazione di Euricse è frutto di due anni di collaborazione tra il Robert F. Kennedy Human Rights Italia (Rfki), Euricse, Cespi, Università Cattolica, Fondazione Italia sociale, l’Istituto psicoanalitico delle ricerche sociali (Iprs) e Intesa Sanpaolo, nonché di molte realtà italiane che si occupano di accoglienza ed inclusione che il 25 ottobre 2019 hanno partecipato a un convegno organizzato da Rfki presso la sede di Milano dell’Università Cattolica per raccontare sfide e dinamiche dell’accoglienza in Italia. Nei due anni trascorsi dal convegno, caratterizzati da uno scenario sociale ed economico fortemente mutato dalla pandemia, esperti, ricercatori e operatori hanno raccontato buone pratiche, evidenziando come quello dell’accoglienza e dell’inclusione sia spesso un volano per molti comparti produttivi del Paese. Oggi, anche di fronte ai dati degli sbarchi in Italia pubblicati dal Ministero degli Interni che indicano 47.959 arrivi – di cui 6.883 minori – al 4 ottobre 2021, contro i 24.500 del 2020, è necessaria una nuova riflessione. Attraverso la presentazione di politiche e pratiche innovative di accoglienza e inclusione di migranti richiedenti asilo e rifugiati in Italia, il convegno sarà l’occasione per raccogliere le riflessioni e raccomandazioni rivolte ai principali stakeholder istituzionali da parte di autorevoli esperti sul tema in ottica multidisciplinare.    

Bari: adesso ha una lapide la ragazza nigeriana morta nel rogo del ghetto di Borgo Mezzanone

12 Ottobre 2021 - Bari –  Una lapide nel cimitero di Bari per ricordare la giovane donna, di origini nigeriane, deceduta il 4 febbraio dello scorso anno a causa di un rogo nel ghetto di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia. Un dramma infinito sullo sfondo del caporalato che si annida in maniera subdola e inquietante nei campi della Capitanata e in altre parti della Puglia, dove spesso lo sfruttamento di braccia umane annienta la dignità di chi lavora duramente senza avere alcuna tutela legale e contrattuale. La ragazza, mai identificata a causa delle ustioni riportate sul 90% del corpo, morì dopo atroci sofferenze nel Policlinico di Bari alcune ore dopo l’incendio. La Fai, federazione agroalimentare della Cisl, che fin dall’inizio seguì l’iter delle indagini sull’accaduto, ha deciso onorare la sua memoria chiamandola idealmente col nome di 'Hope', a simboleggiare la speranza che tragedie di questo genere non accadano più. La cerimonia si è tenuta alcuni giorni fa, con un momento di preghiera e un riconoscimento rappresentativo per omaggiare tutti gli 'invisibili' e gli sfruttati. «Quella ragazza nigeriana è il simbolo di una sconfitta che ci riguarda tutti – ha sottolineato il segretario generale della Fai Cisl nazionale, Onofrio Rota –. Abbiamo voluto idealmente chiamarla Hope, un nome diffuso in Nigeria e che in lingua inglese vuol dire speranza. Non possiamo più tollerare che chi è mosso verso il nostro Paese dal sogno di una vita migliore trovi la morte nel degrado delle baraccopoli, vittima della violenza, dell’emarginazione, dell’oblio. Come sindacato dei braccianti della terra – ha proseguito Rota – ci battiamo ogni giorno per i diritti e l’inclusione sociale, ma casi come questo ci ricordano che serve anche una presa di posizione forte delle istituzioni, delle imprese e di tutta la cittadinanza ». La lapide è stata deposta nel campo 13, fila 49, fossa 13, cippo 953. Alla cerimonia hanno partecipato, con i rappresentanti della Cisl e della Fai, don Vito Piccinonna, direttore della Caritas diocesana di Bari-Bitonto, Said Emori, della comunità islamica, autorità civili e militari, la comunità nigeriana e diverse associazioni di volontariato. Un momento commovente di memoria collettiva e di nuovo monito affinché simili episodi non abbiano più a ripetersi. (Nicola Lavacca - Sir)

Rosario per l’Italia: domani dal Nevegal con mons. Marangoni

12 Ottobre 2021 - Roma - Nuovo appuntamento per “Prega con noi”. Tv2000 e radio inBlu2000 invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a recitare insieme il Rosario. Domani alle 20.50 la preghiera, trasmessa anche su Facebook andrà in onda dal Santuario Maria Immacolata del Nevegal, guidata dal vescovo di Belluno-Feltre, mons. Renato Marangoni. Ad accompagnare la meditazione sui misteri, testi di Albino Luciani- Giovanni Paolo I.

Viminale: da inizio anno sbarcate 48.418 persone migranti sulle coste italiane

11 Ottobre 2021 -
Roma - Sono 48.418 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 13.493 sono di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (6.226, 13%), Egitto (5.069, 10%), Costa d’Avorio (3.002, 6%), Iran (2.824, 6%), Iraq (1.953, 4%), Guinea (1.888, 4%), Eritrea (1.709, 4%), Marocco (1.592, 3%), Sudan (1.551, 3%) a cui si aggiungono 9.111 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Fino ad oggi, sempre secondo i dati del Viminale, sono stati 7.057 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

Ampliamento rete Sai: pubblicato in GU il decreto legge 

11 Ottobre 2021 -

Roma - “La risposta concreta che attendevamo e che consentirà ai territori di attivare i corretti percorsi di integrazione, con risorse e strumenti adeguati". Così Matteo Biffoni, sindaco di Prato e delegato Anci alle politiche migratorie, commenta la pubblicazione in GU del Decreto di ampliamento della rete Sai. 3000 posti per nuclei familiari, che consentiranno di accogliere adeguatamente le famiglie afghane giunte in Italia a seguito degli avvenimenti di quest'estate. "Un ringraziamento alla ministra Lamorgese, che ha dato seguito agli accordi assunti in sede politica" aggiunge Biffoni.

“Si rimette opportunamente al centro del sistema la rete dei Comuni, spostando risorse dal sistema emergenziale a quello ordinario, come prevede la legge - prosegue il delegato Anci. - È un primo passo significativo verso un ampliamento ulteriore che potrà essere portato avanti nei prossimi mesi, nell'ambito della legge di bilancio, per andare verso una graduale sostituzione dei centri di emergenza con centri stabili, di piccole dimensioni, integrati nelle politiche di welfare territoriale"​.

Il muro anti-migranti, vescovi europei: Stati rispettino la dignità di chi parte

11 Ottobre 2021 - Roma - "Desidero esprimere la mia preoccupazione per la situazione dei migranti e dei richiedenti asilo in situazione di vulnerabilità la cui dignità umana e i diritti fondamentali dovrebbero essere rispettati". Così il cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione degli episcopati dell'Unione Europea (Comece), commenta all'agenzia Sir la lettera dei ministri dell'Interno di 12 Paesi membri dell'Ue per chiedere alla Commissione europea di finanziare la costruzione di muri ai confini esterni dell'Unione europea per bloccare l'ingresso di migranti. "Il loro diritto di chiedere asilo dovrebbe essere protetto e gli Stati dovrebbero rispettare il principio di non respingimento delle persone a rischio nel loro Paese d'origine", sottolinea Hollerich. Il presidente della Comece ribadisce che "essere europei" significa "anche mettere in pratica la solidarietà" e ricorda quanto affermato da papa Francesco nel suo messaggio del 2020 sull'Europa, "sogno un'Europa solidale e generosa. Un luogo accogliente ed ospitale, in cui la carità - che è somma virtù cristiana - vinca ogni forma di indifferenza e di egoismo". "Come vescovi dell'Unione Europea - aggiunge -, sosteniamo i crescenti sforzi di reinsediamento da parte degli Stati membri dell'Ue, della società civile e degli attori della Chiesa, e di creazione di percorsi legali e sicuri per i migranti, in modo da evitare che cadano nelle mani di reti criminali di contrabbandieri e trafficanti". "Nel contesto dei negoziati in corso sulla Proposta di Patto Ue su Immigrazione e asilo, invitiamo l'Unione Europea e i suoi Stati membri ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i richiedenti asilo, sostenendo una percezione e una narrazione positive dei migranti e delle loro famiglie", conclude Hollerich. La lettera datata 7 ottobre è stata inviata al vice presidente della Commissione Ue Margaritis Schinas, e alla commissaria agli Affari interni Ylva Johansson, ed è firmata dai ministri di Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia. I ministri scrivono: "Le barriere fisiche sembrano essere un'efficace misura di protezione che serve gli interessi dell'intera Ue, non solo dei Paesi membri di primo arrivo. Questa misura legittima dovrebbe essere finanziata in modo aggiuntivo e adeguato attraverso il bilancio Ue come questione urgente".    

La domenica del Papa: il vero volto di Dio “è amore e accoglienza”

11 Ottobre 2021 - Città del Vaticano - “Per la strada”, scrive Marco nel suo Vangelo. Lungo la strada che sale a Gerusalemme, percorsa da Gesù e dai suoi discepoli, avviene un incontro: un giovane ricco – “possedeva molti beni”, leggiamo nella pagina del capitolo 10 – gli corre incontro, si inginocchia e lo chiama “maestro buono”. Un giovane. Non ha un nome quell’uomo, è solo un tale ed è molto ricco. Tutto qui, il denaro si è mangiato il suo nome, per tutti è semplicemente il giovane ricco. Nel Vangelo altri ricchi hanno incontrato Gesù: Zaccheo, Levi, Lazzaro, Susanna, Giovanna. E hanno un nome perché il denaro non era la loro identità. Che cosa hanno fatto di diverso questi, che Gesù amava, cui si appoggiava con i dodici? Hanno smesso di cercare sicurezza nel denaro e l'hanno impiegato per accrescere la vita attorno a sé. È questo che Gesù intende: tutto ciò che hai donalo ai poveri. Più ancora che la povertà, la condivisione. Più della sobrietà, la solidarietà. Nella domenica in cui Francesco apre, in San Pietro, la XVI Assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi, un percorso che vedrà le chiese impegnate fino a ottobre 2023 – non una “convention ecclesiale”, o un “convegno di studi”, ma un cammino fatto di incontro, ascolto reciproco e discernimento - ecco che torna l’immagine del camminare, la strada. L’incontro avviene, come leggiamo in Marco, per la strada: Gesù “si affianca al cammino dell’uomo e si pone in ascolto delle domande che abitano e agitano il suo cuore”. In questo modo, afferma papa Francesco nell’omelia in San Pietro, “ci svela che Dio non alberga in luoghi asettici, in luoghi tranquilli, distanti dalla realtà, ma cammina con noi e ci raggiunge là dove siamo, sulle strade a volte dissestate della vita”. Se i padri conciliari, nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium, hanno voluto scrivere che la Chiesa è il popolo di Dio in cammino nella storia, ecco l’Assemblea dei vescovi, dal titolo “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”, si pone lungo questa prospettiva perché fare Sinodo “significa camminare sulla stessa strada, camminare insieme”. In perfetto stile ignaziano, Francesco suddivide la sua riflessione – “un test sulla mia fede” – in tre diversi momenti, a partire dalla domanda del giovane: “che cosa devo fare per avere la vita eterna?”; e sottolinea, in primo luogo, l’aspetto commerciale della richiesta del giovane: “dover fare”, “per avere”. La religiosità del giovane, dice Francesco è “un dovere, un fare per avere; ‘faccio qualcosa per ottenere quel che mi serve’”. Ecco il “rapporto commerciale con Dio, il do ut des. La fede, invece, non è un rito freddo e meccanico, un ‘devo-faccio-ottengo’. È questione di libertà e di amore”. Se la fede, dice il Papa “è principalmente un dovere o una moneta di scambio, siamo fuori strada, perché la salvezza è un dono e non un dovere, è gratuita e non si può comprare. La prima cosa da fare è liberarci di una fede commerciale e meccanica, che insinua l’immagine falsa di un Dio contabile, un Dio controllore, non padre”. Il passo del Vangelo ci dice anche che Gesù prima ancora di chiamare alla sequela – “va', vendi quello che hai, dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi” – ama colui che invita a essere suo discepolo: “fissò lo sguardo su di lui, lo amò”. Il vero volto di Dio “è amore e accoglienza”. Ecco da dove “nasce e rinasce la fede: non da un dovere, non da qualcosa da fare o pagare, ma da uno sguardo di amore da accogliere”. Infine, dono e gratuità. Forse è quello che manca anche a noi, dice il vescovo di Roma. “Spesso facciamo il minimo indispensabile, mentre Gesù ci invita al massimo possibile. Quante volte ci accontentiamo dei doveri – i precetti, qualche preghiera e tante cose così – mentre Dio, che ci dà la vita, ci domanda slanci di vita”. “Una fede senza dono e gratuità è incompleta è una fede debole, ammalata. Potremmo paragonarla a un cibo ricco e nutriente a cui però manca sapore, o a una partita ben giocata ma senza gol”. Una fede “senza dono, senza gratuità, senza opere di carità alla fine rende tristi”. Non una cosa meccanica, non un “rapporto di divere o di interesse con Dio”, ma dono da alimentare “lasciandomi guardare e amare da Gesù”. (Fabio Zavattaro - Sir)    

ResQ: soccorse 59 persone in mare tra cui donne e minori

11 Ottobre 2021 - Roma -La ResQ People ha effettuato un soccorso e ha salvato 59 persone, tra cui 6 donne (una incinta) e 17 minori. I naufraghi provengono prevalentemente da Siria, Somalia, Eritrea, Etiopia, Sudan e Egitto; ci sono anche cittadini di Yemen, Nigeria, Libia, Gambia, Costa d’Avorio. Il barchino di legno era partito da Zuwara, Libia, ed era stato in mare per circa 24 ore. Il soccorso, in acque internazionali, è avvenuto in base alla segnalazione di un Navtex che indicava una barca di legno in distress. L’equipaggio si sta prendendo cura dei naufraghi a bordo della ResQ People. Nelle prossime ore la nave rimarrà nella zona di ricerca e soccorso per monitorare la situazione. “È per questo che è nata ResQ: salvare chi rischierebbe di morire” dichiara Lia Manzella, vicepresidente dell’associazione, che si trova in questo momento a bordo della nave. “Ed è solo grazie alla volontà, all’impegno e alla generosità dei cittadini italiani che sostengono ResQ che queste vite, ora, sono finalmente al sicuro”. La ResQ People era partita venerdì sera da Porto Empedocle per la sua seconda missione di salvataggio; a bordo un equipaggio di 21 persone provenienti da 4 diversi Paesi.

Mons. Perego: rispettare il diritto di asilo

9 Ottobre 2021 - Roma - "Il diritto di chiedere asilo, se viene reso impossibile da un muro, è una barbarie". Monsignor Giancarlo Perego, Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Migrantes, respinge - in una intervista all'AdnKronos - categoricamente la lettera inviata da dodici Paesi Ue alla Commissione europea chiedendo il finanziamento europeo di recinzioni per proteggere i confini dai migranti. "Che sia  urgente - premette il vescovo all’Adnkronos- gestire  il cammino e l’arrivo di migranti e richiedenti asilo alle frontiere è un aspetto che più  volte è stato affermato. Che sia la costruzione di muri e recinzioni a risolverlo è una assurdità". Il presidente della Commissione Cei per le migrazioni sferza l’Ue e mette in guardia dai rischi: "L’intelligenza politica dell’Europa deve affidare a una revisione di Dublino con nuovi strumenti di identificazione condivisi, nuovi progetti condivisi di accoglienza, di valorizzazione delle competenze, la gestione dei migranti  richiedenti asilo. Il diritto di chiedere asilo se viene reso impossibile da un muro è una barbarie. I muri alimentano - la storia lo insegna - violenze, esasperazioni  che a loro volta alimentano la radicalizzazione  del terrorismo. Accogliere, tutelare, promuovere e integrare sono le quattro parole che solo governano le migrazioni e costruiscono il futuro democratico dell’Europa".

La preghiera dei fedeli di domenica 10 ottobre

9 Ottobre 2021 - Pubblichiamo una proposta di preghiera dei fedeli per domenica prossima, 10 ottobre 2021. Ogni domenica il Signore ci raduna e si mostra a noi come maestro di vita. Domandiamo che la sua grazia ci sostenga nel cammino della vita e invochiamo: Signore, nostra speranza, Ascoltaci!
  1. Signore Gesù, rinnova il nostro cuore e la nostra vita cristiana, perché, o i ascoltando la tua parola e cercando di metterla in pratica, possiamo donarti la nostra vita, preghiamo.
  2. Signore Gesù, concedi alla tua Chiesa il dono di vocazioni sacerdotali, religiose, monastiche, per realizzare quella pluralità di carismi che aiutino a sostenere la nostra fede e la speranza nel mondo, preghiamo.
  3. Signore Gesù, dona saggezza e responsabilità ai governanti delle nazioni e delle città, perché possano operare il bene in un cammino di fraternità e pace, in favore dei più deboli e poveri, preghiamo.
  4. Signore Gesù, insegnaci a pregarti con verità. Libera il nostro cuore da ciò che lo preoccupa, per lasciar e spazio a Te, imparando ad ascoltarti e a risponderti il nostro “sì”, preghiamo.
  5. Signore, molte, troppe, nazioni della Terra stanno rialzando muri, barriere contro i migranti che disperatamente giungono a noi, chiedendo aiuto. Ma, “una vera pace”, come scrisse il Card. Pellegrino, “si realizzerà solo quando gli uomini si sentiranno veramente una comunità di uguali, perché tutti figli di Dio e fratelli tra loro”. Abbi pietà di noi, Signore, preghiamo.
Dio nostro Padre, la nostra preghiera giunga a te nell’unità della nostra comunione fraterna, te lo chiediamo per Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore. Amen.  

Vangelo Migrante: XXVIII domenica del Tempo Ordinario – b | Vangelo (Mc 10,17-30)

7 Ottobre 2021 - Un giovane si rivolge a Gesù e gli chiede la Vita che non ha: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” Gesù con una domanda gli chiarisce che Lui sarà pure un maestro, ma la bontà è di Dio ed è sempre Dio che elargisce quanto gli sta chiedendo. Il riferimento a Dio sono i comandamenti che Gesù espone e che il giovane ammette di seguire. Ma non basta: per la vita eterna occorre un di più. Gesù gli dice: “va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!” La richiesta è introdotta da una nota dell’evangelista: “allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò …” Non è uno sguardo di stima e basta, ma è il coinvolgimento di Dio fino in fondo con quel giovane e con ogni figlio, preda di una trappola: l’eterna tentazione di ottimizzare le cose di questo mondo con le ‘cose’ di Dio. Quasi che esse siano sullo stesso tavolo e che siano intercambiabili a nostro piacimento. No. le cose di Dio vengono prima e questa priorità la riconosci solo quando non metti dinanzi a Lui nient’altro e non fai dipendere la tua vita da nient’altro: “non avrai altro Dio all’infuori di me!” Il fatto che la proposta di Gesù venga percepita come distacco-rinuncia e non come ricchezza-prima, è la prova che quel giovane, in fondo, non la cerca la Vita che gli manca perché si fa bastare i beni che ha. La commozione di Gesù (lo amò) è la lacrima che quel giovane non versa. Il Vangelo prosegue descrivendo lo sconcerto dei discepoli. Gesù mette bene in chiaro che ‘il tutto’ richiesto ad essi viene dopo ‘il tutto’ dato da Dio: “tutto è possibile a Dio!” Il distacco da casa, fratelli, madre padre, figli e campi assieme alle persecuzioni sono contemporaneamente la spinta fuori da questo mondo e il salto nella vita di Cristo. Nulla sarà mai troppo se in cambio abbiamo quello che Dio ha da darci “in questo tempo … e nel tempo che verrà!” (p. Gaetano Saracino)    

Viminale: da inizio anno sbarcate 47.959 persone migranti sulle coste italiane

7 Ottobre 2021 - Roma - Sono 47.959 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 13.371 sono di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (6.226, 13%), Egitto (5.069, 11%), Costa d’Avorio (3.002, 6%), Iran (2.680, 6%), Iraq (1.911, 4%), Guinea (1.887, 4%), Eritrea (1.709, 3%), Marocco (1.592, 3%), Sudan (1.551, 3%) a cui si aggiungono 8.961 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Caritas e Migrantes: il 14 ottobre la presentazione del XXX Rapporto Immigrazione con il Card. Bassetti e il Sottosegretario Sileri

7 Ottobre 2021 - Roma – Giovedì 14 ottobre prossimo sarà presentata la nuova edizione del XXX Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Anche questa edizione riprende il tema indicato da Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: “Verso un noi sempre più grande”. A fare da sfondo al Rapporto è la pandemia, con le sue sofferenze, le sue sfide, ma anche le sue opportunità. Alla presentazione interverranno il Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana; mons. Carlo Roberto Maria Redaelli , Arcivescovo di Gorizia e Presidente di Caritas Italiana; Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Presidente della Fondazione Migrantes; il Sen. Pierpaolo Sileri, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute; Foad Aodi, Presidente AMSI – Associazione Medici di origine Straniera in Italia; Manuela De Marco di Caritas Italiana; Simone Varisco della Fondazione Migrantes. Modera Oliviero Forti di Caritas Italiana.  

Rom e sinti: i 50 anni di Aizo

7 Ottobre 2021 - Torino - nei giorni scorsi l'Aizo, Associazione Italiana Zingari Oggi, ha celebrato i primi 50 anni di vita. L'associazione è stata fondata appunto mezzo secolo fa da suor Carla Osella, della congregazione delle Figlie di Santa Angela Merici, sociologa. "Il mio desiderio - dice - era di partire missionaria in Sud Africa a difendere i 'colorati', i veri indigeni di quella terra e non gli olandesi colonizzatori. Ma il progetto di Dio era diverso e me l'ha fatto capire attraverso un anziano frate cappuccino, padre Gerolamo Ronchi che un giorno mi ha chiesto un passaggio in auto. Tra una chiacchierata e l'altra mi ha proposto di aiutarlo nel suo servizio pastorale con i sinti. Ho scelto di condividere il mio cammino evangelico - aggiunge in un articolo per il settimanale della diocesi di Torino "La Voce e il tempo - con loro perché ogni azione realizzata sia azione politica". In poco tempo Sr. Osella riuscì a trovare un gruppetto di giovani e con loro ha iniziato ad andare a trovare le famiglie la domenica nei campi e da quel piccolo seme - come dice lei - è "nata una grande pianta, la nostra Associazione". Tra le prime richieste una scuola per i loro bambini, "un’impresa non facile: la scuola dei 'gage' (non sinti) per loro era un modello di istruzione troppo rigido, perché in conflitto con le loro tradizioni. Abbiamo capito che era necessario inventare una scuola 'zingara', trovare nuovi metodi educativi: nessuno parlava italiano e abbiamo fatto scuola in dialetto piemontese per alcuni anni. I nostri primi insegnanti sono stati loro, i sinti. Ma per imparare ho scelto di andare a vivere con loro in una carovana in uno dei tanti campi abusivi della città. Sono entrata - racconta - in punta di piedi, spoglia della mia cultura andando per apprendere le ricchezze di un popolo". Poi successivamente l'arcivescovo di Torino, il card. Michele Pellegrino, che aveva scritto la lettera pastorale "Camminare Insieme" diede a sr. Osella il mandato di camminare accanto "al popolo delle ruote". L'obiettivo di Aizo oggi è quello di "continuare il nostro servizio sviluppando una cultura della solidarietà e dei diritti e promuovere la crescita e l’educazione alla cittadinanza attiva attraverso numerosi progetti. Che finalmente queste popolazioni si inseriscano nel mondo del lavoro sicuri di aver un loro spazio, che non sarà semplice: un passo che dovranno compiere attraverso la scuola. Nostro sogno è non dover più assistere a ciò che noi consideriamo i 'due razzismi' quello dell’uomo della strada che continua a ribadire gli stessi stereotipi, e al 'razzismo istituzionale' dove troppo spesso si lascia correre, tanto sono zingari e questo non li aiuta a crescere".  

Caritas e Migrantes: il 14 ottobre la presentazione del Rapporto Immigrazione

6 Ottobre 2021 - Roma – Giovedì 14 ottobre prossimo sarà presentata la nuova edizione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Anche questa edizione, la XXXma, riprende il tema indicato da Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si è celebrata domenica scorsa: “Verso un Noi sempre più grande”. A fare da sfondo alla nuova edizione del Rapporto Immigrazione è la pandemia, con le sue sofferenze, le sue sfide, ma anche le sue opportunità. Un’occasione per riflettere sui tanti mondi e i tanti ambiti di vita che sono stati interrogati dall’emergenza sanitaria e dalle sue conseguenze.  

Intersos: “migranti e senza dimora rischiano di rimanere esclusi e senza lavoro”

6 Ottobre 2021 - Roma - “Ci sono ostacoli tecnici e burocratici che rendono difficile o impossibile l’ottenimento del green pass per stranieri e senza fissa dimora”: è l’allarme lanciato oggi da Intersos che ha reclutato alcune figure dedicate, chiamate Green pass officer, per far fronte alle richieste da Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio e Puglia. A pochi giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro, per molte persone si sta dimostrando impossibile ottenerlo autonomamente. Si tratta soprattutto di persone titolari di codice Stp (Straniero temporaneamente presente) o Eni (Europeo non iscritto), per i quali scaricare il green pass risulta spesso impossibile. Fra loro ci sono anche tante persone senza dimora, quasi sempre sprovviste di un telefono su cui ricevere l’SMS dal Ministero. “Alle difficoltà pratiche – spiegano – si aggiunge poi l’assenza completa di informazioni ufficiali, che aumenta lo spaesamento e la paura di trovarsi senza lavoro, per una fascia di popolazione che già può contare su un livello di tutele lavorative estremamente basso”. Solo nelle campagne foggiane, gli operatori di Intersos hanno assistito oltre 5.000 persone nell’erogazione del green pass, mentre a Roma, dall’introduzione della certificazione, sono circa 60 le persone che si sono rivolte ai loro team per ricevere questo tipo di supporto. “Una problematica diffusa -racconta al Sir Daniela Zitarosa, responsabile delle attività di Intersos in Puglia – è il ritardo nell’iscrizione della piattaforma digitale, ma anche una volta superato questo problema non per tutti è possibile scaricare il certificato, per motivi che ancora non riusciamo a identificare”. Intersos denuncia quindi il “paradosso per cui persone che hanno regolarmente completato il ciclo vaccinale rischiano tra pochi giorni di ritrovarsi senza lavoro, con un pregiudizio ulteriore per quelle fasce più vulnerabili, come i lavoratori stagionali impiegati in agricoltura, che hanno bisogno di spostarsi continuamente alla ricerca di lavoro”. “L’accesso ai vaccini è un aspetto recente e drammatico del generale problema dell’accesso alle cure per le fasce di popolazione più deboli”, ricorda Cesare Fermi, direttore della Regione Europa di Intersos.  

Sant’Egidio: al via oggi a Roma “Popoli fratelli, terra futura” – domani la preghiera al Colosseo con Papa Francesco

6 Ottobre 2021 - Roma - Si aprirà oggi pomeriggio l’Incontro internazionale “Popoli fratelli, terra futura”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma, che vedrà la partecipazione di leader delle grandi religioni mondiali e rappresentanti del mondo della cultura e delle istituzioni, provenienti da 40 Paesi del mondo. Oggi, a partire dalle 17, il Convention Center “La Nuvola” ospiterà l’assemblea inaugurale, che sarà introdotta dal presidente della Comunità Sant’Egidio Marco Impagliazzo. Con lui dialogheranno il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, l’arcivescovo di Canterbury e primate anglicano, Justin Welby, il presidente della conferenza dei rabbini europei, Pinchas Goldschmidt, lo Sheykh vicario del Grande Imam di al-Azhar, Mohamed Al-Duwaini, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e lo Sheikh Nahyan bin Mubarak Al Nahyan, ministro della Tolleranza e della Convivenza degli Emirati Arabi Uniti. Tante le personalità di rilievo, che interverranno nei 4 forum domattina alla Nuvola e che si uniranno a Papa Francesco nella preghiera per la pace delle religioni al Colosseo. Tra di loro il fondatore della Comunitò do Sant’Egidio Andrea Riccardi, il Grande Imam di Al Ahzar, Ahmad Al-Tayyeb, il Patriarca di tutti gli Armeni, Karekine II, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il consigliere speciale del Segretario generale ONU, Jeffrey Sachs, il ministro degli Esteri della Tanzania, Liberata Mulamula, il Co-fondatore di Aurora Humanitarian Initiative e presidente di Moderna Inc., Noubar Afeyan, il cardinale Matteo Zuppi e la presidentessa dello Hindu Forum of Europe, Lakshmi Vyas.