Primo Piano

Massa Carrara: supporto per l’inclusione e l’orientamento dei migranti

23 Novembre 2021 -

Massa Carrara - Migliorare la governance del fenomeno migratorio nell’attività di accoglienza, inclusione e integrazione fornendo, in particolare, assistenza e supporto ai migranti per l’accesso agli Uffici pubblici e ai servizi. Si tratta del progetto Fami Sirio Migranti – Strategie Informative di Rete per l'inclusione e l'orientamento ai servizi presentato nel Consiglio Territoriale per l’Immigrazione. Il programma è stato elaborato sulla base di reali bisogni del contesto ambientale monitorati dal Consiglio Territoriale per l’Immigrazione nel biennio 2018/2019, sulla base delle necessità rilevate da specifici segnalatori quali: fenomeni di abbandono e dispersione scolastica, difficoltà nella gestione dell’informazione rivolta a questa particolare fascia d’utenza, constatazione della scarsa conoscenza  dei diritti di cittadinanza sociale da parte degli immigrati con conseguente riduzione dell’accesso ai servizi a tutela della salute, difficoltà nella sistemazione alloggiativa e all’accesso  all’istruzione ed al lavoro, senza trascurare le situazioni di irregolarità rilevate in ambito lavorativo.

Il progetto è stato predisposto con un lavoro di rete che ha visto il coinvolgimento della prefettura, quale capofila, nonché dell’Ufficio Scolastico Territoriale, del centro provinciale per l’Istruzione degli Adulti e della scuola superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento S. Anna di Pisa, in raccordo con l’istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali (IPRS), ed è stato realizzato grazie al finanziamento del ministero dell’Interno-dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, con le risorse Fondo Asilo Immigrazione e Integrazione (FAMI) per le prefetture per il 2021. Sulla base delle criticità rilevate è stato previsto un articolato percorso formativo, rivolto ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, ai docenti, agli operatori delle strutture di accoglienza. La prefettura di Massa Carrara implementerà sul suo sito internet, alla voce FAMI, le informazioni sul progetto e i moduli d’iscrizione per i percorsi formativi rivolti sia ai dipendenti delle PA che agli operatori del settore privato e sociale.

Migrantes Torino: domani la presentazione del Rapporto Immigrazione

23 Novembre 2021 - Torino - I contenuti del XXX Rapporto Immigrazione 2021 redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes verranno presentati nel corso di un incontro in programma a Torino domani, 24 novembre. L’appuntamento, promosso dall’ufficio Migrantes e dalla Caritas dell’arcidiocesi di Torino, sarà ospitato dalle 10.30 al Museo nazionale del Risorgimento Italiano. Dopo l’introduzione di Sergio Durando, direttore dell’ufficio diocesano Migrantes è previsto il saluto del sindaco di Torino, Stefano Lo Russo. Poi, moderati da Mariateresa Martinengo, interverranno Simone Varisco della Fondazione Migrantes, e Michele Sole e Ilenia Gliozzi, dellʼUfficio Immigrazione della Questura di Torino. Spazio poi alle testimonianze dalla società multietnica torinese: Ahmed Abdullahi, Luiza Dinica Diculescu, Gianfranco Echano, Mahmaoud Ghuniem Lutti, Ai Lian Gu e Ardiana Hoti. Le conclusioni saranno affidate a Pierluigi Dovis, direttore della Caritas diocesana. L’incontro potrà essere seguito anche online attraverso la pagina Facebook dell’ufficio per la Pastorale dei migranti dell’arcidiocesi.

La bimba nata tra le onde

23 Novembre 2021 - Milano - Chissà come si è sentita quella mamma, 31 anni, che ha partorito la sua piccola sul barcone, in mezzo al mare. Un barcone in legno, gravemente danneggiato. Col pericolo di affondare da un momento all’altro. Alle spalle la Libia, l’Inferno del carcere e dei carcerieri. Davanti l’Europa. L’Italia, forse, con una nuova vita, con quella piccola urlante fra le braccia. Stretta alla mamma, stretta sul barcone, in mezzo ad altre decine di persone, in tutto 107. Con altri bambini e altre donne incinta. Nulla però sarà stato più importante di quella piccola vita. E allora bisogna tenere duro. Andare avanti. Per fortuna, poche ore dopo, sono arrivati i soccorsi nel Mediterraneo. Quelli veri. Quelli che ti salvano. Non le navi libiche che ti riportano indietro. «Mamma e bimba hanno bisogno di cure, subito» lanciano l’appello dalla nave della Ong Sea Watch che, dopo sette operazioni di salvataggio – fra cui l’ultima, appunto, ieri mattina con 107 persone soccorse in mezzo al mare e la piccola neonata di poche ore – è in attesa di un porto sicuro per complessivamente 482 persone. Tante sono quelle salvate in sette operazioni di soccorso da giovedì, in quel tratto di mare compreso tra la Libia e l’Italia e Malta. Fra loro ci sono anche 51 donne, di cui 13 incinte, e 148 bambini, fra cui anche piccoli di pochi mesi. Ci sono anche le sei persone che si erano buttate in mare per sfuggire alla cosiddetta guardia costiera libica e recuperati sfiniti e terrorizzati i giorni scorsi. «Sei stato forte, sei sopravvissuto a una dura traversata, sei nato tra il freddo e le onde. Benvenuto, figlio d’Europa. Meriti un futuro meraviglioso. Lavoriamo per garantirtelo!» è il tweet dell’europarlamentare Pietro Bartolo, medico e chirurgo di Lampedusa. Mamma e bimba nel pomeriggio sono state portate a terra dalla guardia costiera italiana. «Insieme a loro sono stati evacuati per ricevere cure mediche anche una donna incinta con suo figlio di 2 anni e un uomo ferito con sua moglie e suo figlio» informano dalla nave umanitaria, ancora in attesa di un porto sicuro. Sono invece rimasti in mare per cinque giorni, senza cibo né acqua, i migranti giunti nelle ultime ore sulle coste pugliesi. E anche qui, in Salento, fra gli ultimi sbarcati (in tutto 272 nelle ultime 24 ore) ci sono anche due neonati di 4 mesi, e ancora donne, bambini e minori non accompagnati. Sono arrivati a Santa Maria di Leuca a bordo di un terzo natante arrivato domenica. Si tratta perlopiù di cittadini afghani, egiziani, kirghisi e 8 provengono persino dal Kuwait. Ad accoglierli i volontari della Croce Rossa Italiana e della Caritas. Gran parte dei migranti aveva sintomi da disidratazione. Ai soccorritori hanno raccontato di essere partiti dalla Turchia cinque giorni prima e da allora di non aver mai mangiato. Tante donne e bambini anche a Lampedusa dove nell’ultima giornata si sono susseguiti almeno cinque arrivi. Fra gli oltre 350 migranti, almeno 30 sono donne e 12 minori. Nuovi arrivi anche nella Locride. La notte scorsa, dopo un’operazione di soccorso in mare compiuta dalla Guardia costiera di Roccella Ionica, sono giunti 88 profughi di varie nazionalità, tutti uomini, molti dei quali giovani e tanti minorenni non accompagnati. I migranti erano a bordo di una barca a vela. Intanto è in stato di fermo un cittadino gambiano di 25 anni, indicato come il conducente dell’imbarcazione a bordo della quale vennero trovati la scorsa settimana dieci cadaveri tra gli oltre 100 sopravvissuti soccorsi dalla nave Geo Barents. L’uomo è stato definito, sulla base di testimonianze raccolte tra i migranti, “presunto scafista” dagli investigatori della squadra mobile di Messina. (Daniela Fassini – Avvenire)    

Card. Bassetti su migranti al confine tra Polonia e Bielorussia: “vicende che non appartengono alla cultura europea generata dal Vangelo”

23 Novembre 2021 - Roma – Nelle settimane scorse “in comunione con il Papa, abbiamo richiamato la situazione della Libia. Penso ora a quanto sta avvenendo nei confronti dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia, e a quelli che dalle coste del Magreb si avventurano nel Mediterraneo… Sono vicende che non appartengono alla cultura europea generata dal Vangelo”. Lo ha detto questa mattina il card. Gualtieri Bassetti, Presidente della CEI, aprendo la seconda giornata dei lavori dell’Assemblea generale straordinaria in corso all’Hotel Ergife di Roma. “Purtroppo – ha detto il card. Bassetti - continuiamo ad assistere a soprusi e abusi nei confronti della persona umana. Su questo punto, come su tutti i punti della nostra fede, la Parola di Dio ci ispira: per noi la persona umana è creatura di Dio, preziosa, unica e irripetibile. Ma c’è di più, il Dio della Scrittura si erge a difensore delle creature più deboli e fragili. Su questo sfondo non possiamo non rilevare fatti di cronaca che mostrano scenari drammatici che non è possibile ignorare”.  (Raffaele Iaria)  

In Famiglia: Proverbi 5, 1-23

23 Novembre 2021 - Fra i cosiddetti libri “Sapienziali”, di cui fa parte la raccolta dei Salmi, a cui abbiamo dato uno sguardo negli ultimi due appuntamenti, è compreso anche il libro dei Proverbi, una raccolta di detti tradizionali ebraici, redatti con ogni probabilità fra il IV e il III secolo avanti Cristo. Sono da leggersi come gli ammonimenti di un padre ad un figlio, o anche – se vogliamo – di un maestro ad un discepolo e spaziano su tantissimi ambiti della vita individuale e sociale. Non si tratta, in questo caso di poesia e la nostra sensibilità attuale necessita di essere un po’ preparata a questo linguaggio così asseverativo, con la preponderanza di veri e propri divieti, norme anche molto minute, fin troppo potrebbe dire il lettore odierno! I fratelli ebrei vivono questo sistema di regole con un’osservanza che non è vissuta dai cristiani, eppure dovremmo essere più sensibili alla saggezza di questa che è pur sempre Parola di Dio e che in tante occasioni offre spunti preziosi per creare quella “siepe” che protegge l’uomo e la donna dal finire nel dirupo, dal perdere l’orientamento, dallo smarrirsi a causa del peccato e della fatica che quotidianamente anche la vita più serena comporta. Al capitolo 5, i primi 23 versetti l’autore tratta un tema che, ahimè, non ha perso di attualità. Al figlio, infatti, è fatta la raccomandazione di affidarsi alla sapienza nell’ambito della propria vita matrimoniale e non cedere alla tentazione dell’adulterio. Chiediamoci quanto oggi nella trasmissione intergenerazionale i padri affrontino questo tema coi loro figli nel corso dell’adolescenza e in età di sposarsi. C’è un mare di silenzio assordante che separa genitori e figli riguardo a tutto quello che attiene alla sfera della sessualità e dell’affettività. Gli adulti si chiedono quando e come parlarne, i figli si chiudono all’ascolto dei genitori, forse più impauriti di loro o invece convinti che le “dritte” migliori possano solo arrivare dal mondo dei pari. Spesso, così, si arriva all’età delle nozze con tante lacune e un’immaturità che spesso ci può far inciampare al primo ostacolo. La Bibbia ci richiama alle nostre responsabilità, a quelle che non possono essere rimandate o delegate per falsi pudori, tabù o pigrizia al di fuori delle mura domestiche. Con un linguaggio che è necessario decodificare e contestualizzare (è chiaro che quanto è riferito allo sposo, valga oggi anche per la sposa e viceversa) il testo raccomanda con passione di non lasciarsi sedurre dalla tentazione di cercare al di fuori del legame nuziale una soddisfazione sessuale che non potrà che essere effimera e portatrice di rovina. Il mettere in guardia da ciò non appaia anacronistico, considerando l’età più precoce in cui si contraevano i matrimoni in quel tempo; il padre dei Proverbi chiede al figlio: “bevi all’acqua della tua cisterna e quella che zampilla dal tuo pozzo […] sia benedetta la tua sorgente e tu trova gioia nella donna della tua giovinezza”. Non ha per noi grande significato che la donna “alternativa” dalla quale il figlio è messo i guardia sia una straniera, una prostituta o una cantante… sono queste categorie che noi oggi dobbiamo necessariamente adattare, ma resta forte l’invito all’indissolubilità nuziale come una condizione non di rassegnata sopportazione, quanto piuttosto un elemento di energia feconda, di gioia piena, di autentico riconoscimento della pienezza di vita che gli sposi possono donarsi reciprocamente. È un precetto che dà gioia quello espresso di padre in figlio e su questa dimensione di affetto e felicità condivisa dovrebbero intendersi tutti gli interventi educativi dei genitori nei confronti dei figli. Manchiamo oggi, forse, di un poco di coraggio in più. Fatto salvo che l’amore tangibile e vicendevole di due genitori possa essere più esplicito di tante parole, è altresì vero che gli adulti non possono sottrarsi a fare, fin dall’età in cui i figli possono capire e per primi pongono domande, quella che oggi viene chiamata “educazione sessuale”. In questo ambito quanto poco è valorizzata la fedeltà? Quanto è bistrattata come una croce da portare anche a fronte di scelte immature o sbagliate e non viene invece letta come una strada che dà sapore all’esistenza, che vale la pena di essere vissuta perché la fatica che comporta, anche nel passare degli anni, anche nell’affievolirsi della passione e dell’istinto e nell’invecchiare dei corpi, è un fatica sana, come quella che si fa per raggiungere una cima. É la fatica – secondo il titolo di una splendida canzone di Ivano Fossati – per la “costruzione di un amore” che “spezza le vene delle mani e mescola il sangue col sudore”. Apprendere da giovani che l’amore o è per sempre o non è, è un segreto d’alta quota, che necessita coraggio, ma un coraggio che ripaga e che dà il centuplo già qui su questa terra e fa splendere sulla famiglia l’autentico disegno che Dio ha sognato per essa. (Giovanni M. Capetta – SIR)    

Viminale: da inizio anno sbarcate 61.251 migranti sulle coste italiane

22 Novembre 2021 - Roma - Secondo i dati forniti oggi dal Ministero dell'Interno - aggiornati alle ore 8 di questa mattina -  sono 61.251 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 14.985 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (7.342, 12%), Bangladesh (7.175, 12%), Iran (3.608, 6%), Costa d’Avorio (3.457, 6%), Iraq (2.462, 4%), Guinea (2.209, 4%), Marocco (2.117, 4%), Eritrea (2.081, 3%), Siria (1.767, 3%) a cui si aggiungono 14.048 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.  

Per un piano di accoglienza e inclusione dal basso: una conferenza domani

22 Novembre 2021 - Roma - Casa, lavoro, accesso al welfare, rapporto con le istituzioni: questi i nodi principali che di fatto impediscono l’inclusione delle persone con background migratorio e si traducono nella mancata garanzia dei diritti. Ad affermarlo è "Mappature del reale per un futuro da creare", il piano dal basso per l’accoglienza e l’inclusione redatto dal Forum per cambiare l’ordine delle cose insieme a numerose realtà - tra le altre, Refugees Welcome, Grei250, Fondazione Migrantes, Rete EuropAsilo. Un documento di sintesi del percorso portato avanti dal Forum tramite l’ascolto e il confronto con diverse associazioni, gruppi e collettivi che nei territori realizzano esperienze concrete, spesso tamponando le lacune istituzionali. Il risultato di questo percorso è una mappatura dei nodi più critici del sistema di accoglienza ufficiale e dei percorsi di inclusione presenti – o che dovrebbero esserci. Il confronto con chi sul campo realizza ogni giorno il cambiamento ha permesso di avere uno sguardo esperienziale sui territori e sulle dinamiche che vi si instaurano, consentendo di far emergere dapprima esigenze specifiche delle diverse aree, per poi convergere su criticità comuni a tutto il territorio nazionale. Su queste il Forum per cambiare l’ordine delle cose e le realtà che hanno collaborato al percorso sollecitano l’attenzione e l’intervento del governo che, in base al decreto legislativo 18/14 e a partire dall’art 5 del DL 130/2020 convertito in legge n.173 lo scorso dicembre, deve elaborare il ‘Piano di sostegno all’integrazione’. Ad oggi i lavori in tal senso "non sono noti. Eppure le urgenze non mancano", sottolineano i promotori. Oltre a dare voce alle esperienze sul campo, il documento fa emergere quella dei soggetti per cui, ufficialmente, il sistema di accoglienza e i percorsi di inclusione dovrebbero lavorare: le diaspore, i soggetti con background migratorio. Il loro protagonismo è ancora incredibilmente assente in ogni passaggio, dall’analisi dei bisogni all’implementazione delle politiche, fino ad arrivare alla fase valutativa: un atteggiamento da sostituire quanto prima con un attivo ascolto delle necessità, dei punti di vista, delle esperienze di chi è già cittadino/a del Paese, ma stenta a essere riconosciuto come tale dalle istituzioni.

Migranti: altri 75 morti al largo della Libia

22 Novembre 2021 - Roma - Ennesima strage di migranti nel Mediterraneo, dove mercoledì scorso, ma la notizia è stata diffusa domenica in un Tweet dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), «oltre 75 migranti sono annegati dopo essere partiti dalla Libia, secondo le testimonianze di 15 sopravvissuti salvati dai pescatori e portati a Zuara». «Questo è il costo dell’inazione», ha ammonito il portavoce dell’Oim, Safa Msehli, sempre su Twitter, ricordando che dall’inizio dell’anno «almeno 1.300 uomini, donne e bambini sono annegati nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale». Plauso alla Guardia di Finanza e alla Capitaneria che, tra domenica sera e lunedì mattina, hanno portato a termine il sesto sbarco, con un totale di 349 migranti, nell’isola siciliana di Lampedusa (Agrigento). I migranti, provenienti quasi tutti da Bangladesh, Siria, Egitto e Algeria, sono stati trasbordati e le imbarcazioni sulle quali viaggiavano lasciate alla deriva. Tutti, dopo un primo triage sanitario - riferisce l'Osservatore Romano sulla prima pagina dell'edizione di oggi -  sono stati portati all’hotspot dell’isola dove ci sono poco meno di 700 persone a fronte di 250 posti disponibili. Intanto, la Tunisia ha riferito di aver intercettato oltre 220 migranti a bordo di nove imbarcazioni che cercavano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere le coste dell’Europa.

Rifugiati afghani: attivo uno sportello virtuale di assistenza

22 Novembre 2021 -

Roma - È online da qualche giorno il sito agiperafghanistan.it, il nuovo progetto di Agi – Avvocati Giuslavoristi Italiani – per sostenere le rifugiate e i rifugiati afghani favorendone integrazione, inclusione e parità di diritti attraverso l’accesso al mondo del lavoro. Il sito è uno sportello virtuale per offrire alle donne e uomini afghani in possesso di un permesso di soggiorno consulenze giuslavoristiche gratuite in tema di tirocini, formazione, opportunità di lavoro e strumenti di assistenza per il sostegno al reddito.

Le avvocate e gli avvocati giuslavoristi italiani sono fortemente preoccupati per la grave situazione dei diritti umani in Afghanistan e guardano con attenzione alle iniziative diplomatiche e alle azioni politiche messe in campo in questi mesi, così come supportano tutte le azioni umanitarie che stanno esercitando le ONG e tutte le istituzioni e associazioni forensi. «Appelli e corridoi umanitari però rischiano di non bastare – ha sottolineato la presidente Agi Tatiana Biagioni – servono azioni a supporto per avviare un effettivo percorso di integrazione ed emancipazione dei rifugiati, soprattutto delle donne, due obiettivi che potranno essere raggiunti solo garantendo loro un lavoro dignitoso e, quindi, pari diritti e opportunità. Agi ha competenze, mezzi e diffusione adeguati e come avvocate e avvocati giuslavoristi saremo testimoni concreti dell’effettività del diritto». «Dal progetto - conclude Biagioni - vorremo che emergesse un “Primo Rapporto sulla condizione del lavoro dei rifugiati afghani”, che presenteremo nei prossimi mesi: l’obiettivo è illustrare i risultati delle consulenze prestate e avere uno strumento per proporre ulteriori azioni positive alle istituzioni pubbliche e private, agli organismi internazionali, nazionali e locali. Visitate la nostra pagina, aiutateci a diffondere questo progetto per le rifugiate e i rifugiati afghani: diritti, lavoro, inclusione sociale per tutte e tutti».

Diocesi Roma: le comunità immigrate nel cammino sinodale

22 Novembre 2021 - Roma - “La città interculturale nella prospettiva del cammino sinodale” è il tema dell’incontro promosso dalla Caritas, dall’Ufficio Migrantes e dal Centro per la cooperazione missionaria tra le Chiese della diocesi di Roma che si svolgerà il 27 novembre alle ore 10 nella chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio a Roma (via Terni, 92). L’incontro vedrà gli interventi di Caterina Boca, dell’Ufficio Rifugiati di Caritas Italiana, padre Gioacchino Campese, missionario Scalabriniano docente della Pontificia Università Urbaniana. Modera padre Gabriele Beltrami, responsabile dell’Ufficio Comunicazione dei padri Scalabriniani.

p. Luison:“continui pullman di migranti deportati da Usa e Messico scaricati nei posti di frontiera”

22 Novembre 2021 - In questo momento, la maggiore tra le tante emergenze migratorie che affronta il Guatemala è la lunga catena di respingimenti e deportazioni, sia da parte degli Usa, che del Messico, che, ultimamente, dello stesso Guatemala, riporta i migranti nel cuore dell’America Centrale. È quanto afferma padre Matteo Luison, missionario scalabriniano, originario di Castello di Godego (Treviso), da quattro mesi segretario esecutivo della pastorale della Mobilità umana per la Conferenza episcopale del Guatemala. Una sorta di ondata di ritorno, dopo che quella di andata, comunque più che mai presente, si infrange sulla frontiera usa, più che mai impermeabile. “Qualche settimana fa - racconta al Sir padre Matteo - abbiamo dovuto gestire un’emergenza nel piccolo villaggio di El Ceibo, nel dipartimento del Petén, al confine con lo Stato messicano del Tabasco. Un posto di frontiera secondario, sul quale non sono accesi i riflettori, nel quale venivano letteralmente 'scaricati' pullman che nel giro di due giorni arrivavano dalla frontiera Usa, transitavano per Villa Hermosa, capitale del Tabasco, e arrivavano in questo piccolo centro, dove esiste una Casa del migrante. L’unica a farsi carico dell’accoglienza è stata la Chiesa. Ora, la situazione a El Ceibo è un po’ più tranquilla, perché le autorità del Guatemala hanno solo spostato il problema a Corinto, nel sudest del Paese, al confine con l’Honduras. La cosa che risalta, in tutto questo, è la mancanza di attenzione per le persone, per la loro condizione e provenienza, per il loro eventuale status di rifugiati. Negli ultimi anni, in particolare, sono aumentati tantissimo minori, donne, intere famiglie”.

La Domenica del Papa: sognate e “guardate al futuro con coraggio”

22 Novembre 2021 - Città del Vaticano - È la domenica che conclude l’anno liturgico e la nostra riflessione si concentra sulla figura di Gesù come re dell’universo. Il quarto Vangelo ci offre una descrizione di una delle scene del processo romano nella narrazione di Giovanni: il primo colloquio tra Pilato e Gesù. Il racconto inizia con le parole: “rientrò nel pretorio e fece chiamare Gesù”. Cosa stava accadendo? Pilato entra e esce dalla scena, nel racconto giovanneo, per parlare con Gesù e per ascoltare, fuori, ciò che i giudei hanno da dirgli. C’è come una separazione netta tra Gesù e il popolo che lo ha seguito, lo ha accolto, acclamato, e ora lo condanna. Pilato, dunque, torna dentro il pretorio e pone subito la domanda chiave della narrazione: sei tu il re dei giudei? Sembra quasi incredulo, come a dire: ma vi sembra questo un re. Ecco la diversità che appare subito, perché Gesù è un re certamente singolare: possiede sì un regno ma è molto diverso dai regni di questo mondo; non ha il potere mondano, non cerca la gloria terrena, l’applauso della gente. Esercita la sua regalità in modo diverso; è trattato come uno schiavo, è torturato, flagellato. Nella sua nudità ha una corona fatta di spine e il suo trono è la croce. Ma è proprio in quella debolezza, fragilità, e nell’obbedienza al Padre che si manifesta la sua forza. “Egli non viene per dominare, ma per servire”, dice papa Francesco all’Angelus. “Non arriva con i segni del potere, ma con il potere dei segni. Non è rivestito di insegne preziose, ma sta spoglio sulla croce. Ed è proprio nell’iscrizione posta sulla croce che Gesù viene definito ‘re’. La sua regalità è davvero al di là dei parametri umani! Potremmo dire che non è re come gli altri, ma è re per gli altri”. Quando la folla lo acclamava re si nascondeva, ora “dice di essere re nel momento in cui la folla è contro di lui” afferma ancora il vescovo di Roma. “Gesù si dimostra, cioè, sovranamente libero dal desiderio della fama e della gloria terrena”. Così Francesco domanda: “sappiamo imitarlo in questo? Sappiamo governare la nostra tendenza a essere continuamente cercati e approvati, oppure facciamo tutto per essere stimati da parte degli altri? In quello che facciamo, in particolare nel nostro impegno cristiano, mi domando: cosa conta? Contano gli applausi o conta il servizio”. Una libertà, quella di Gesù, che viene dalla verità, ci dice il Papa; “è lui stesso che fa la verità dentro di noi, ci libera dalle finzioni, dalle falsità che abbiamo dentro, dal doppio linguaggio. Stando con Gesù, diventiamo veri. La vita del cristiano non è una recita dove si può indossare la maschera che più conviene”. È un re che libera il cuore “dall’ipocrisia, lo libera dai sotterfugi, dalle doppiezze. La miglior prova che Cristo è il nostro re è il distacco da ciò che inquina la vita, rendendola ambigua, opaca, triste”. Con Gesù “non si diventa corrotti, non si diventa falsi, inclini a coprire la verità. Non si fa doppia vita”. Domenica inizio del cammino verso la Giornata della gioventù del 2023 a Lisbona. Nell’omelia in san Pietro, si sofferma sulle letture, Daniele e l’Apocalisse, e sulle parole “viene con le nubi”, per dire che “il Signore che viene dall’alto e non tramonta mai, è colui che resiste a ciò che passa, è la nostra eterna incrollabile fiducia. È il Signore. Questa profezia di speranza illumina le nostre notti”. Così invita i giovani a “alzare lo sguardo da terra, verso l’alto, non per fuggire, ma per vincere la tentazione di rimanere stesi sui pavimenti delle nostre paure. Non rimanere rinchiusi nei nostri pensieri a piangerci addosso”. Compito affascinante “stare in piedi mentre tutto sembra andare a rotoli; essere sentinelle che sanno vedere la luce nelle visioni notturne; essere costruttori in mezzo alle macerie; essere capaci di sognare”. Francesco li ringrazia perché sono “capaci di portare avanti i sogni con coraggio, per quando non smettete di credere nella luce anche dentro le notti della vita, per quando vi impegnate con passione per rendere più bello e umano il nostro mondo”. Dice loro ancora grazie “per quando coltivate il sogno della fraternità, per quando avete a cuore le ferite del creato, lottate per la dignità dei più deboli e diffondete lo spirito della solidarietà e della condivisione”. Sognate e “guardate al futuro con coraggio”. (Fabio Zavattaro – SIR)

Solennità di Cristo, Re dell’Universo: le preghiere dei fedeli

20 Novembre 2021 -

In quest’ultima domenica dell’anno liturgico celebriamo la gloria di Gesù. A te, Padre buono, che sei nostro pastore, ci rivolgiamo nella preghiera, invocando: Signore, nostro Re, ascoltaci!

  • Saremo giudicati sull’amore. Sia questo l’impegno di ogni comunità cristiana, affinché ogni giorno ciascuno di noi s’incammini verso i fratelli più poveri e dimenticati, preghiamo.
  • Per i politici e i governanti, perché promuovano iniziative che favoriscano una maggior giustizia e solidarietà sociale, soprattutto nel difficilissimo tempo che stiamo vivendo, preghiamo.
  • Per chi fa fatica a vivere, conosce il dolore e la malattia, la sofferenza dell’anima e del corpo, perché possa trovare accoglienza e fraterna solidarietà nelle nostra comunità, preghiamo.
  • Perché l’amore fraterno caratterizzi il nostro vivere insieme, e ci spinga ad aprirci a gesti di amore verso chi vive in difficoltà materiale e psicologica nella vita, preghiamo.
  • Perché l’amore infinito con cui Dio ci ha amati e ci ama, possa sciogliere il nostro cuore indurito nei confronti dei fratelli e delle sorelle più bisognosi di aiuto e di amore, affinché essi possano trovare accoglienza e condivisione di vita nelle nostre comunità, preghiamo.

 Padre, hai mandato tra noi tuo Figlio, per mostrarci il tuo amore. Fa’ che impariamo ogni giorno a vederlo e a incontrarlo nei nostri fratelli e sorelle. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.

Viminale: da inizio anno sbarcate 59.702 migranti sulle coste italiane

19 Novembre 2021 - Roma - Sono 59.702 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane. Di questi 14.887 sono di nazionalità tunisina (25%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (7.313, 12%), Bangladesh (7.036, 12%), Iran (3.608, 6%), Costa d’Avorio (3.454, 6%), Iraq (2.462, 4%), Guinea (2.193, 4%), Marocco (2.117, 4%), Eritrea (2.023, 3%), Sudan (1.749, 3%) a cui si aggiungono 12.860 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.  

Gran Bretagna: la Missione Cattolica Italiana tra Brexit e Pandemia

19 Novembre 2021 - Londra - Con lo slogan “Take Back Control”, il Governo ha convinto la seppur risicata maggioranza dei suoi cittadini a votare a favore della Brexit e interrompere definitivamente il progetto comunitario europeo che aveva avviato 47 anni fa. Ma la Brexit non costituisce soltanto un cambio strategico di politica estera. Nel versante interno essa è essenzialmente l’affermazione di una restaurazione della sovranità nazionale che in alcune frange estremiste ha risvegliato un linguaggio e degli atteggiamenti di tipo razzista nei confronti di tutti gli stranieri e in particolare nei confronti degli europei. Così il migrante, prima considerato come una risorsa, viene ora sempre più additato come minaccia. In un mondo globalizzato e interconnesso la Brexit costituisce la svolta da una logica comunitaria dell’inclusione a una logica immunitaria dell’esclusione. Non è un caso se durante il primo semestre del 2020 sono rientrati a casa oltre 100mila italiani. Agli atteggiamenti di intolleranza e al senso di smarrimento che la Brexit ha portato con se si è aggiunto anche il disagio della Pandemia. Gli anziani emigrati (italiani e non), soprattutto a Londra, hanno dovuto fare i conti non solo con l’isolamento forzato, la solitudine, il distacco dalle persone care, ma anche con la barriera costituita da una inadeguata competenza linguistica e tecnologica che ha reso il loro isolamento ancora più drammaticamente desolante. A queste problematiche si è aggiunto il trauma della mancanza di contatto fisico con i propri cari, che spesso costituiscono il medium che li interconnette ad un Paese che per tanti versi considerano ancora “straniero” nonostante i decenni trascorsi in esso. E’ questo il nuovo contesto in cui si trova ad operare la Missione Cattolica Italiana nel Regno Unito, soprattutto a Londra, la terza città più grande d’Europa, con un agglomerato urbano di oltre 11 milioni di abitanti. Nel Regno Unito esistono due tipi di macro presenze italiane. La prima è quella della emigrazione avvenuta in modo massiccio tra gli anni ’50 e ’60; la seconda è quella che nasce come conseguenza della libertà di movimento garantita dai trattati Europei. Questo secondo flusso che si è andato a sommare a quello preesistente è estremamente diversificato e complesso e ha molto poco in comune con il precedente. Per questo motivo, più che di comunità italiana, si dovrebbe forse parlare di convivenza o co-presenza di italiani nello stesso territorio, o al massimo di comunità microcosmiche. Il Regno Unito nei confronti dei migranti segue una strategia sua propria. Non aspira ad integrare gli stranieri; dà piuttosto uguali opportunità in una atmosfera di mutua 2 tolleranza, come la definì l’allora Ministro degli Interni Roy Jenkins. Anche da un punto di vista ecclesiale succede pressoché la stessa cosa. Nel Regno Unito ogni comunità etnica, disconnessa dalla comunità ecclesiale locale e guidata da un cappellano etnico, si gestisce in maniera pressoché autonoma celebrando la messa nella lingua di provenienza e organizzando eventi e attività legate alle tradizioni culturali del proprio Paese. Se il modello di mutua tolleranza ha la sua ragione di essere in un’ottica statale, da un punto di vista ecclesiale vengono a mancare quegli elementi strutturali per “una Chiesa concretamente cattolica”, come ricorda la Erga Migrantes, la quale invita le Chiese particolari ad attuare con i migranti una “profonda integrazione” e “nel pieno rispetto della loro diversità e del loro patrimonio spirituale e culturale, superando il limite della uniformità” per realizzare in armonia “l’unità nella pluralità” (EM, 89) . Nel cammino sinodale che abbiamo già iniziato a percorrere, le Chiese particolari, nessuna esclusa, dovranno lasciarsi plasmare dallo Spirito per favorire l’apporto specifico dei migranti “alla costruzione di una Chiesa che sia segno e strumento di unità e di una umanità rinnovata” (Doc. Prep. Sinodo 2023, n.3). Il Documento Preparatorio invita la Chiesa ad andare oltre l’ospitalità per raccogliere una nuova sfida, quella del camminare insieme. Il camminare insieme richiede innanzitutto che vengano abbattute “le barriere che dividono l’unica famiglia umana” . “Insieme” implica non semplicemente ospitalità ma coabitazione, partecipazione, e simultaneità in vista di un comune futuro. Per compiere il balzo in avanti che ci chiede di fare papa Francesco attraverso il cammino sinodale è indispensabile che la Chiesa consideri il migrante non solo come oggetto ma soprattutto come soggetto della sua azione pastorale. E’ quanto esorta san Paolo nella Lettera agli Efesini: “Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù”. (Ef 2, 19-22). (don Antonio Serra, Coordinatore Nazionale MCI nel Regno Unito)    

Migrantes Crotone-Santa Severina: domani una giornata di riflessione

19 Novembre 2021 - Crotone – La Giornata Mondiale dei Poveri (celebrata lo scorso 14 novembre) e la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (celebrata lo scorso 26 settembre) saranno i temi di una giornata di riflessione promossa agli uffici Migrantes e Caritas della diocesi di Crotone-Santa Severina. Sabato 20 novembre si colloca “in un momento particolare della vita della nostra comunità, ancora segnata le difficoltà della pandemia, ma soprattutto in procinto di inserirsi nel cammino sinodale, che ci invita a mettere in atto le buone pratiche dell’inclusione e dell’integrazione”. La mattina del 20 è previsto il convegno diocesano: “… Soprattutto con gli ultimi … per una società aperta che integra tutti” presso la chiesa dell’Immacolata di Crotone. Interverranno don Rino Le Pera (Direttore Caritas Crotone-Santa Severina), don Serafino Parisi, Biblista; don Marco Pagniello (Responsabile delle Politiche sociali e promozione umana di Caritas Italiana), Pino Fabiano (Direttore regionale Migrantes) e sr. Loredana Pisani (Direttrice Migrantes Crotone-Santa Severina). Nel pomeriggio celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Crotone- Santa Severina, mons. Angelo Raffaele Panzetta presso la Basilica Cattedrale di Crotone.  

Bielorussia, campi sgomberati. Neonato muore nella foresta

19 Novembre 2021 - Roma - Un bambino di appena un anno muore di freddo in una foresta alle porte della «fortezza Europa». La vicenda, che risalirebbe secondo fonti mediche alla frontiera a tre settimane fa, è solo l’ultimo drammatico fotogramma della situazione al confine tra Bielorussia e Polonia, l’ultimo segnale che invoca umanità e rispetto per la vita di migliaia di persone allo sbando. I genitori del piccolo erano stati ritrovati feriti e subito soccorsi, ma per il bimbo non c’era più nulla da fare. La famiglia, proveniente dalla Siria, era nella zona già da sei settimane, secondo l’Ong Polish Emergency Medical Team. Sei settimane trascorse, con poco cibo a disposizione, tra temperature rigidissime, in rifugi di fortuna ricavati nella folta vegetazione, rifugi che per il bimbo non sono bastati, che non potevano bastare. «È straziante vedere un bambino morire di freddo alle porte d’Europa. Lo sfruttamento dei migranti e dei richiedenti asilo deve cessare, la disumanità deve cessare», ha sottolineato su Twitter il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli. Sul terreno la situazione resta drammatica. Il numero dei migranti morti è salito a dodici, mentre il numero dei profughi ammassati alla frontiera polacca, secondo Minsk, è di circa 7mila persone. Ieri la polizia bielorussa è intervenuta nella zona vicino al villaggio di Bruzgi, sgomberando i principali accampamenti informali dei migranti e trasferendoli in una ex caserma ad alcune centinaia di metri di distanza. Nel frattempo, mentre un aereo con 431 migranti iracheni a bordo ha lasciato la Bielorussia per l’Iraq, le forze di sicurezza polacche hanno arrestato un gruppo di circa 100 migranti che l’altra notte aveva tentato di attraversare il confine. L’incidente è avvenuto vicino al villaggio di Dubicze Cerkiewne. Il ministero della Difesa di Varsavia ha addossato la responsabilità dell’accaduto alle forze bielorusse, che «molto probabilmente» hanno danneggiato la recinzione di filo spinato. A livello diplomatico continua ad essere attiva la mediazione di Angela Merkel, alla seconda telefonata in tre giorni con «il signor Lukashenko». Secondo quanto ha riferito ieri portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, la cancelliera uscente ha parlato mercoledì per la seconda volta con il presidente bielorusso (il quale nel comunicato dell’esecutivo di Berlino viene indicato semplicemente come «il signor Lukashenko »). Nella telefonata Merkel ha insistito nei confronti dell’uomo forte di Minsk perché faciliti «il sostentamento e il soccorso» nonché la «possibilità del ritorno delle persone colpite» in collaborazione con Nazioni Unite e Commissione Ue. Sulla crisi è intervenuto ieri anche il presidente russo Vladimir Putin, accusando l’Occidente di usare la questione per fare pressione su Minsk. «Non si può fare a meno di vedere che i Paesi occidentali stanno usando la crisi migratoria al confine tra Bielorussia e Polonia come un nuovo motivo di tensione in una regione vicina a noi, per fare pressione su Minsk», è stata la netta presa di posizione del capo del Cremlino. (Paolo M. Alfieri – Avvenire)     

Migranti: nuovi soccorsi nel Mediterraneo

19 Novembre 2021 - Roma - Nuove operazioni di soccorso in mare. Le ultime, in ordine cronologico, della nave Ong Sea Watch 4 che ha recuperato 86 migranti che si trovavano su un gommone sovraffollato al largo della Libia. Durante l’operazione si è avvicinata una motovedetta della Guardia costiera libica e altre sei persone che si trovano a bordo si sono gettate in mare e sono state soccorse dalla nave umanitaria che ora trasporta quindi 92 naufraghi. Altri 186 migranti si trovano invece sulla Geo Barents di Medici senza frontiere: erano sulla barca di legno dove sono stati rinvenuti anche dieci cadaveri. «Abbiamo urgente bisogno di un porto sicuro», chiede Msf.    

Mons. Perego agli operatori dello spettacolo viaggiante: “testimoni del Vangelo in questo tempo che vede la Chiesa in cammino, in sinodo”

19 Novembre 2021 - Padova – Si conclude, questa mattina a Padova, il convegno nazionale Migrantes sulla pastorale per lo spettacolo viaggiante. Al centro il tema “la Chiesa tra i viaggianti. Ieri gli oltre 30 partecipanti provenienti da altrettante diocesi italiane hanno visitato Bergantino, la “città delle giostre” e incontrato i rappresentati delle istituzioni e i lavoratori delle diverse aziende del settore. “E’ una gioia incontrare voi, cari operatori e operatrici del mondo dello spettacolo viaggiante, soprattutto in questo luogo, Bergantino, dove si respira dappertutto, grazie alle numerose imprese di attrazioni, l’aria della gioia che portate nelle feste, nelle sagre, nei nostri paesi, ancora segnati dalla tristezza e dal lutto di una pandemia che non è ancora finita”, ha detto al termine della giornata mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, durante la celebrazione eucaristica.  Una pandemia che ha – ha aggiunto – “limitato pesantemente le relazioni e che, per questo, ha segnato gravemente anche la vita e il lavoro di un mondo, come il vostro, che vede al centro l’incontro, le relazioni”. “Care sorelle, cari fratelli, riconosciamo il tempo presente come il tempo in cui Dio continua a visitarci e ci regala la strada della salvezza. Mettiamoci – ha detto ancora mons. Perego - in cammino con i nostri fratelli e sorelle del mondo dello spettacolo viaggiante, con lo stile del Buon samaritano”. E’ questa dedizione, questa prossimità, questa responsabilità, da sperimentare nei luoghi e con le persone e le famiglie del mondo dello spettacolo viaggiante, che “fa di noi i testimoni del Vangelo in questo tempo che vede la Chiesa in cammino, in sinodo”, ha quindi concluso il presule: “S. Giorgio, patrono di questa comunità di Bergantino, che ha saputo lottare con il male e vincerlo, ci aiuti nel cammino di ogni giorno, pieno di insidie, di compromessi, di omissioni, ma anche ricco delle gioie e delle speranze che il mondo dello spettacolo viaggiante, con semplicità e libertà, sanno regalare”.  

In Famiglia: il Salmo 128

19 Novembre 2021  Anche il salmo 128 ci dà modo di guardare alla famiglia attraverso la parola di Dio. È come se il Creatore contemplasse un nucleo famigliare e insieme al poeta del testo ne tessesse le lodi. Si dice “beato l’uomo che teme il Signore” il che non significa, come sappiamo, che ne debba aver paura, quanto piuttosto che ne onora la grandezza, che si affida alla sua bontà riconoscendo la sua piccolezza. Anzi è proprio il dono del “timore di Dio” che permette all’uomo di non rimanere in balia del terrore che le tragedie del mondo possono far nascere in noi. Chi teme il Signore “cammina nelle sue vie” (Sal 128,1). Per il popolo ebraico non perdere la via aveva un significato particolare: quel popolo aveva smarrito la strada molte volte, aveva errato per anni nel deserto, spesso aveva disperato di vedere finalmente la terra promessa lungamente attesa e pur sempre annunciata da Dio. Noi oggi abbiamo una meta? Una terra promessa? Puntiamo con decisione ad un luogo e ad una dimensione di pienezza o ci accontentiamo di arrivare alla fine della giornata? Sappiamo contare i nostri passi desiderando di giungere dove “scorre latte e miele”. È chiaro che si dischiude in questo anelito il saper intravvedere il Regno di Dio già oggi qui… nel granello di senape che siamo e che può diventare un grande albero o nel pizzico di lievito che non si vede ma fa fermentare tutta la farina (Lc 13, 18-21), ma c’è anche un Regno che deve venire e che ci chiede di essere atteso e desiderato, camminando appunto secondo le vie che il Signore ci indica. Il Salmo prosegue esaltando il valore del “lavoro delle proprie mani”, la felicità che ne può sgorgare, i beni che se ne traggono (Sal 128,2). Mi viene in mente Gesù adolescente che mostra soddisfatto a Giuseppe un manufatto di legno appena concluso per la prima volta senza che il padre lo avesse aiutato e così ogni occasione in cui un padre, una madre e i loro figli possono ringraziare il Signore per il dono della loro maestria, della loro arte, o anche del loro semplicissimo lavoro, ogni lavoro. Penso a chi fa lavori ripetitivi, si dicono anche alienanti: nella logica del salmo non c’è spazio per questa dimensione. Anche alla catena di montaggio l’uomo può riuscire a riconoscere che il Signore è con lui e rende sacro quell’impegno, quel sacrificio, quella fatica che non è cieca ma ha in sé un senso. Segue il richiamo alla “sposa come vite feconda nell’intimità della casa e ai figli come virgulti d’ulivo intorno alla mensa”. La tentazione è di leggere queste parole con sufficienza, come ancorate ad un passato che non torna più, solo una bella immagine. Quante volte la vite non è feconda? Quante volte i figli, tutto tranne che virgulti, ti si rivoltano contro e neanche si siedono alla tua tavola?! È vero, il salmista disegna un quadro ideale che spesso non ci appartiene, che non sappiamo vivere, che ci sembra di non aver mai saputo neanche assaggiare se non forse i primissimi tempi, quando le nozze sembravano solo luce e gioia e non c’era spazio per le preoccupazioni e le difficoltà. Eppure quell’immagine della vite e dei virgulti resta, non si sbiadisce, vuole essere cantata e ricantata ogni volta e ogni volta bussa “nell’intimità della nostra casa”. La famiglia è il luogo per antonomasia della benedizione e con una benedizione, infatti, prosegue il salmo fino alla fine (Sal 128, 4-5). Non è un luogo in cui ci è chiesto di arrangiarci cercando ciascuno di trovare il suo posto sul divano, sgomitando come nel mondo, essa è deputata a bene-dire l’uno dell’altro, a ricordarsi ciascuno reciprocamente quanto il Signore ti ama e dice bene di te, nonostante le tue fatiche, nonostante i tuoi limiti, gli errori, il peccato. Egli non si stanca di benedire e allora con quale diritto un padre e una madre possono stancarsi di benedirsi fra loro, di benedirsi davanti ai figli e di benedire i figli stessi? Ho in mente una ragazza, ormai adolescente, che non finisce mai la giornata senza segnare una croce sulla fronte dei suoi genitori. Non è quella che parla di più, né che esterna maggiormente le sue manifestazioni o le ragioni della sua fede, ma con quel gesto, molto spesso, al termine del giorno, è più eloquente di ogni altro messaggio: bene dice con Dio, ti affida a Lui e così puoi ripartire, sentendoti accompagnato e accolto da un amore molto più grande delle tue fragilità, ma che ha bisogno di passare attraverso di esse per farsi carne, vita concreta, speranza di futuro. (Giovanni M. Capetta – SIR)