Primo Piano

Migrantes su decreto flussi

27 Dicembre 2021 - Roma  - “Il nuovo decreto flussi raddoppia finalmente le quote d’ingresso legale nel nostro Paese, ferme allo stesso numero da cinque anni”. Lo afferma oggi mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes. “Come tutte le categorie imprenditoriali hanno rilevato aggiunge -  le quote previste dalle nuove norme non saranno ancora sufficienti a far fronte alle richieste crescenti: anziani in casa, edilizia, lavori agricoli, etc. Purtroppo, le nuove quote non ridurranno l’ingresso illegale in Italia e il lavoro nero. Per cambiare direzione occorre – conclude mons. Perego - mettere in campo un cambiamento legislativo in ambito migratorio, che faccia incontrare domanda e offerta lavoro. (R.Iaria)      

Cei: annullata la tradizionale Marcia nazionale della Pace

27 Dicembre 2021 - 
Roma - Il  prossimo 31 dicembre 2021 non si svolgerà la tradizionale Marcia della Pace, prevista a Savona. Lo comunica oggi la Conferenza Episcopale Italiana in una nota spiegando che "l’aumento esponenziale dei contagi di Covid-19 in questi ultimi giorni e le ulteriori misure urgenti per il contenimento dell’epidemia previste dal decreto-legge 24 dicembre 2021 ci hanno portato a decidere per l’annullamento di un evento che normalmente richiama centinaia di persone e che avrebbe potuto causare assembramenti".
Al posto della Marcia ci sarà, a partire dalle 19.30, nel Duomo di Savona una Veglia con testimonianze e la celebrazione eucaristica (alle 20.50) che sarà trasmessa in diretta su Tv2000. "Riteniamo - spiega la nota della Cei - infatti, di non perdere l’occasione per rilanciare il Messaggio di Papa Francesco per la 55a Giornata Mondiale della Pace (1°gennaio 2022), dal titolo 'Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura'. È il tema che fa da sfondo al numero speciale di dicembre della rivista “Mosaico di pace” (www.mosaicodipace.it), promossa da Pax Christi, che organizza anche una diretta Facebook la mattina del 31 dicembre (ore 10) sulla propria pagina. Nella convinzione che la Pace è il bene prezioso che tutti insieme dobbiamo costruire, invitiamo uomini e donne di buona volontà a unirsi con noi nella preghiera e nella riflessione attraverso il canale televisivo e gli strumenti social".

Lamezia: al campo Rom la visita di mons. Schillaci

27 Dicembre 2021 - Lamezia Terme - Momenti di gioia al campo Rom Scordovillo di Lamezia Terme per una visita a sorpresa del vescovo mons. Giuseppe Schillaci e organizzata dall’Associazione Papa Giovanni XXIII. “Si è trattato di un momento di gioia natalizia”, commenta Alessandra Cugnetto, coordinatrice locale del progetto Inclusion, realizzato dall’Associazione Papa Giovanni XXIII con fondi del Dipartimento per le politiche della famiglia, sostenuto dalla Caritas diocesana e patrocinato gratuitamente dal Comune di Lamezia Terme. “Sono stati momenti di gioia tra i bambini – prosegue Cugnetto - che, a sorpresa hanno visto arrivare babbo Natale, donare piccoli regali e dolci natalizi. Anche se il progetto Inclusion si è concluso il 7 dicembre, gli operatori Fiorella Montuoro, Elvira Pelle e Orlando Vescio, insieme al volontario Giovanni Cugnetto, hanno voluto continuare per dare forza a quelle bellissime relazioni umane nate durante i sei mesi di attività con i bambini. Attività che si sono realizzate in parte nel campo e in parte in altri luoghi della città, coinvolgendo alcune parrocchie”. “La visita al campo – prosegue Cugnetto - è stato un momento extra progetto e ringrazio innanzi tutto i bambini e le mamme rom. Era doveroso, per noi, condividere con tutta la Diocesi e la città di Lamezia Terme il risultato finale: la realizzazione di un albero di Natale colorato e realizzato dai bambini e dalle mamme con materiali semplici e riciclabili. Ringraziamenti anche: al nostro Vescovo, monsignor Giuseppe Schillaci, che ha sempre sostenuto amorevolmente il progetto, accompagnandolo e seguendolo in tutte le sue fasi; a don Gianni che ha sostenuto il progetto accogliendo nei locali della sua Parrocchia operatori e bambini e volontari; alla Caritas Diocesana che ha ospitato il laboratorio sportivo; alla dirigente dell’Istituto “Saverio Gatti”, Daniele Quattrone, che sin da subito ha ospitato i laboratori musicali; all’amministrazione Comunale, nella persona del sindaco, Paolo Mascaro, e dell’assessore Teresa Bambara che sin dall’inizio ha sostenuto il progetto formalmente e concretamente seguendo la realizzazione delle attività durante il loro evolversi”. Nel corso della visita al campo, monsignor Schillaci, che insieme a Babbo Natale ha distribuito i doni ai bambini del campo, ha espresso nei confronti dei bambini parole piene d’amore e di tenerezza sottolineando con quanta passione e coinvolgimento è stato portato avanti il progetto. Dal canto suo, il Sindaco ha sottolineato il bisogno di continuare a progettare e incanalare nuove energie per promuovere processi di inclusione per la popolazione rom, mentre don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas diocesana, ha sottolineato quanto sia importante riprendere le attività sportive calcistiche assicurando che la Caritas continuerà a sostenere i bambini che vorranno giocare a calcio mettendo a disposizione il campetto sportivo diocesano.

Papa Francesco: “non ci lasciare indifferenti di fronte al dramma dei migranti, dei profughi e dei rifugiati”

27 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - "Bambino di Betlemme, consenti di fare presto ritorno a casa ai tanti prigionieri di guerra, civili e militari, dei recenti conflitti, e a quanti sono incarcerati per ragioni politiche". Lo ha chiesto Papa Francesco il giorno di Natale nel suo Messaggio natalizio 'Urbi et Orbi'. Il Pontefice ha chiesto di lasciarci "indifferenti di fronte al dramma dei migranti, dei profughi e dei rifugiati. I loro occhi ci chiedono di non girarci dall'altra parte, di non rinnegare l'umanità che ci accomuna, di fare nostre le loro storie e di non dimenticare i loro drammi". Un appello forte, l'ennesimo, del Pontefice mentre le cronache ci pongono davanti agli occhi altri drammatici sbarchi, naufragi o tentativi di approdo in terre più sicure. Nel suo messaggio Papa Francesco ha toccato le varie situazioni del mondo: i numerosi conflitti, le crisi internazionali, le guerre che costellano il pianeta, cui solo avendo "la forza di aprirci al dialogo" si possono dare soluzioni. Ma anche l'inasprirsi incalzante della pandemia, per cui occorre trovare al più presto le risposte "più idonee", non ultime le vaccinazioni per le "popolazioni più bisognose". E poi il pensiero va al popolo siriano che vive da "oltre un decennio una guerra che ha provocato molte vittime e un numero incalcolabile di profughi". All'Iraq, "che fatica ancora a rialzarsi dopo un lungo conflitto". Al grido dei bambini dello Yemen, "dove un'immane tragedia, dimenticata da tutti, da anni si sta consumando in silenzio, provocando morti ogni giorno". Bergoglio non dimentica "le continue tensioni tra israeliani e palestinesi, che si trascinano senza soluzione, con sempre maggiori conseguenze sociali e politiche", la Terra Santa, il Libano. E l'Afghanistan e la sua popolazione "che da oltre quarant'anni è messo a dura prova da conflitti che hanno spinto molti a lasciare il Paese". E ancora il Myanmar, l'Ucraina, i conflitti in Africa, come quelli in Etiopia, nel Sahel, in Sudan e Sud Sudan.  “Verbo eterno che ti sei fatto carne, rendici premurosi - ha pregato - verso la nostra casa comune, anch’essa sofferente per l’incuria con cui spesso la trattiamo, e sprona le autorità politiche a trovare accordi efficaci perché le prossime generazioni possano vivere in un ambiente rispettoso della vita”, ha proseguito: "tante sono le difficoltà del nostro tempo, ma più forte è la speranza, perché un bambino è nato per noi. Lui è la Parola di Dio e si è fatto infante, capace solo di vagire e bisognoso di tutto. Ha voluto imparare a parlare, come ogni bambino, perché noi imparassimo ad ascoltare Dio, nostro Padre, ad ascoltarci tra noi e a dialogare come fratelli e sorelle. O Cristo, nato per noi, insegnaci a camminare con te sui sentieri della pace”. (Raffaele Iaria)  

Card. Bassetti: una via certa tra drammi e attese  con umiltà e fiducia

24 Dicembre 2021 - Papa Francesco, nel suo discorso ai membri del collegio cardinalizio e della Curia romana, ha invitato a percorrere la «via dell’umiltà» perché in essa è custodita la «lezione del Natale»: l’umiltà, infatti, rappresenta «la grande condizione della fede, della vita spirituale, della santità». Cristo è venuto nel mondo attraverso questa via e ci ha mostrato «una meta», che non si raggiunge con la forza della volontà, ma attraverso la partecipazione, la comunione fraterna e lo spirito missionario. Parole stupende che sono valide, ovviamente, per la Chiesa universale e ci restituiscono appieno il senso profondo del cammino che abbiamo intrapreso. La Chiesa italiana, oggi, sta percorrendo la strada della sinodalità in un momento storico che è avvolto dalle tenebre della pandemia. Eppure all’orizzonte c’è la grande luce del Natale, che riscalda, ispira e rischiara il percorso. Un Bambino che si dona e che, con il suo atto d’amore, diventa criterio con cui rileggere gli avvenimenti. Non è un caso, dunque, che il tempo di Natale sia anche occasione per fare il bilancio dell’anno e per considerare i rapporti con i propri familiari, con gli amici, i colleghi e con quanti abitano le nostre giornate. Ancora una volta, purtroppo, siamo in grande apprensione per la nuova ondata pandemica. Il Censis, nel suo ultimo rapporto, parla di «un’Italia irrazionale»: per alcuni milioni di italiani, che pretendono «di decifrare il senso occulto della realtà», il Covid addirittura non esiste e il vaccino è inutile. In nome di un diritto soggettivo di scegliere per la propria vita in totale autonomia, molte persone finiscono per dimenticarsi dei fragili, degli anziani e dei poveri, rompendo, in questo modo, i legami alla base della solidarietà umana. Mai come oggi è dunque necessaria l’umiltà: nel giudizio, nei rapporti interpersonali, nell’amore verso il prossimo. Anche per questi motivi, non possiamo e non dobbiamo abituarci allo stillicidio, praticamente quotidiano, di morti sul lavoro e alle tragedie immani che continuano a compiersi, nell’inerzia colpevole della comunità internazionale, tra coloro che sono costretti a lasciare la loro terra per sfuggire alle violenze e alla fame. Il loro dramma ricorda che anche quest’anno il mondo è stato segnato da tensioni e da guerre e che alla maggioranza dell’umanità è ancora precluso il diritto a una vita libera e dignitosa. Avremo modo di aprire uno squarcio di speranza durante la seconda edizione dell’Incontro 'Mediterraneo frontiera di pace' che si svolgerà a Firenze dal 23 al 27 febbraio 2022. Convinti, come ricorda il Papa nel Messaggio per la 55ª Giornata mondiale della pace, che «tutti possono collaborare a edificare un mondo più pacifico». I l pensiero commosso e la preghiera vanno anche alle vittime di gravi fatti di cronaca che nel 2021 hanno chiamato in causa, direttamente o indirettamente, le responsabilità di alcuni o l’incuria sistematica. Voglio qui ricordare in particolare, unendo il Nord e il Sud d’Italia, i tragici fatti del Mottarone e quelli recentissimi di Ravanusa. A fronte di questo quadro a tinte fosche, però, non bisogna cedere alla tentazione della rassegnazione, come nei giorni scorsi ci ha raccomandato il presidente Mattarella. Nell’imminenza della fine del suo mandato  intendo rinnovargli il ringraziamento per la testimonianza che ha reso al Paese nel corso di questi sette anni. In lui possono riconoscersi tutti gli italiani – e sono la stragrande maggioranza – che anche quest’anno hanno dato prova di responsabilità e di solidarietà, di impegno rigoroso e di fratellanza operosa soprattutto con le persone più bisognose. Quale il messaggio di questo Natale? Si può rispondere senza esitazione: la speranza! Che è bene ricordare non è la realizzazione di un desiderio, quanto di una sorpresa. Un evento che accade e sblocca una situazione che sembra irrisolvibile. Come i magi e i pastori, che si presentano a riverire un piccolo bambino adagiato in una mangiatoia. Mi piacerebbe che all’interno della comunità cristiana fossimo portatori di speranza in questo modo: provando a stupirci reciprocamente, a entusiasmarci l’un l’altro con la sorpresa dell’amore. Nel buio delle paure e dei rapporti per interesse, abbiamo la possibilità di portare un po’ di carità. Il Signore che viene si lascia accogliere da chi ha occhi per stupire i fratelli con l’amore. Così l’amore arriva come la luce nelle tenebre. Se la contemplazione della scena della mangiatoia ci indurrà a diventare portatori di speranza agli altri, allora vorrà dire che l’Avvento è stato un cammino di umiltà che ci permette di vivere il Natale da cristiani. (card. Gualtiero Bassetti – Presidente Cei)

Vangelo Migrante: Natale del Signore (Vangeli Mt 1,1-25; Lc 2,1-14; Lc 2,15-20; Gv 1,1-18)

21 Dicembre 2021 -   Per la celebrazione liturgica del mistero del Natale del Signore, vengono offerti quattro brani di Vangelo: per la messa vespertina nella Vigilia, che fa già parte pienamente della festa, per la Notte Santa, l’Aurora e il Giorno. Ciascuno di essi introduce alla meditazione di un aspetto particolare del mistero che celebriamo, quasi una progressione di rivelazione da parte di Dio e di comprensione da parte dell’uomo: il Verbo che si cala nella storia dell’umanità; la rivelazione che “oggi è nato il Salvatore”; l’adorazione dei pastori al sorgere del sole, e anche la nostra, di quel bambino accolto nell’intimità di una famiglia; l’annuncio che quel bambino è la “luce vera che illumina ogni uomo”, come solennemente riportato nel prologo del Vangelo di Giovanni! Una rivelazione che rischia di essere oscurata dalle tante nubi addensate sopra questa umanità. Ma nulla è impossibile a Dio. Anche per noi vale quel segno indicato dagli angeli ai pastori: “troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato …” Per noi, un segno per nulla distante ma, sempre più spesso, un fatto drammaticamente vero e visibile a tutti. Dio che si fa uomo è lì. È carne viva nel bambino Gesù. Dubitare o tergiversare su quel che si vede non è solo fare un torto alla verità ma è farsi vincere dalla paura e, per paura, perdersi anche i significati di quel segno: l’amore e la gioia. Un amore che accoglie, una gioia che condivide. Cose volute, create, pensate, progettate da Dio stesso, che danno significato ad ogni cosa e rendono perfettamente funzionante ed efficace tutto il movimento della vita in ogni dimensione dell’esistente. Per noi sono incarnate in Gesù. Non c’è posto per paure e astrazioni. Questo spiega l’invocazione incessante della Chiesa: Ma-ra-na-thà! Vieni Signore! (p. Gaetano Saracino)

Card. Czerny prefetto ad interim del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale

23 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - Papa Francesco ha affidato ad interim la gestione ordinaria del Dicastero per il Servizio Umano Integrale dal 1 gennaio 2022 al card. Michael Czerny come Prefetto e a sr. Alessandra Smerilli come Segretario. In una nota, pubblicata sul bollettino della Sala Stampa della Santa sede si ringrazia il card. Peter K. Turkson e i suoi collaboratori. Nell’agosto 2016 Papa Francesco - si legge nella nota - annunciò la creazione del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale risultato della fusione di quattro Pontifici Consigli pre-esistenti. Il nuovo dicastero iniziò ad operare nel gennaio 2017. Alla scadenza dei primi cinque anni di attività con statuti ad experimentum e in seguito ai risultati della visita di valutazione realizzata l’estate scorsa, i superiori del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano integrale hanno rimesso il loro mandato nelle mani del Sommo Pontefice".

Migrantes Como: in cammino insieme verso il Natale

23 Dicembre 2021 - Como - Nei giorni scorsi presso il Santuario Sacro Cuore di Como una celebrazione  per vivere insieme il Tempo di Avvento e in cammino verso il Natale su iniziativa dell'Ufficio Migrantes diocesano. "E’ stato un momento di preghiera raccolto e molto sentito - spiegano alla Migrantes di Como -  che ci ha dato l’opportunità di pregare e riflettere sui temi della pastorale rivolta ai migranti. Quasi tutte le comunità hanno i propri momenti mensili di catechesi, di incontro e di festa, ma la celebrazione comunitaria assume un carattere particolare, perché è l’occasione di condivisione tra le diverse espressioni di preghiera e sicuramente una piacevole occasione per ritrovarsi.  Lo spirito di questi incontri è, infatti, consolidare il legame fra tutte le comunità straniere presenti sul territorio e con le comunità parrocchiali". L’Ufficio Migrantes diocesano  ha il compito di sostenere l’opera di evangelizzazione dei migranti e promuovere nella comunità diocesana opere di fraterna accoglienza. Quattro i sacerdoti presenti alla celebrazione: don Mykola Shcherbak, che si occupa in modo particolare della pastorale degli ucraini, don Giusto Della Valle, direttore dell’Ufficio Migrantes  don Cipriano Ferrario e don Robert Djabou, sacerdote proveniente dal Cameroun. La Messa è stata animata da canti in lingue differenti e da preghiere per la pace e per la giustizia tra i popoli.

Avvenire: la sede di Milano illuminata di verde

23 Dicembre 2021 - Milano - La sede del quotidiano Avvenire è illuminata di verde. L'iniziativa - che durerà fino al 10 gennaio - nell'ambito della campagna "Diamo luce alla solidarietà" nata sulle pagine del giornale cattolico e alla quale hanno aderito cittadini, movimenti, associazioni e anche la Fondazione Migrantes (https://www.migrantesonline.it/2021/12/20/migrantes-accendere-la-luce-verde-al-semaforo-delle-frontiere/): accendere una luce verde alle finestre, sui balconi, sui presepi e sugli alberi natalizi, in segno di solidarietà alle migliaia di migranti costretti a vivere nelle aree di confine tra la Bielorussia e Polonia e Lituania. La lanterna verde, simbolo della campagna,  è dall'avvio, disegnata sulla testata cartacea e online del quotidiano diretto da Marco Tarquinio.

Card. Lojudice: Natale di prossimità

23 Dicembre 2021 -
Siena - Tutti noi, quando nelle varie circostanze ci facciamo gli auguri, auspichiamo qualcosa di meglio per noi stessi, per gli altri, per la società, per il mondo. Ma non possiamo non ricordare che augurarci qualcosa di meglio significa mettere in gioco le nostre scelte, la nostra vita personale, come anche le nostre idee e le nostre convinzioni. Anche quest’anno non potrà essere un Natale “normale” dal punto di vista delle restrizioni a causa della ancora ben presente pandemia, ma tutti vorremmo, almeno teoricamente o a parole, un Natale di pace e di bene, come direbbero i francescani.
Anche questo Natale e i giorni che lo precedono sono stati funestati da eventi tristi, luttuosi: penso ai recentissimi fatti di cronaca, cioè i tre morti sul lavoro a Torino, le vittime sotto il crollo di un palazzo in Sicilia ma anche la tragedia della baraccopoli rom nel Foggiano, con due bambini piccoli arsi vivi nel rogo. Alina e Hristov avevano 2 e 4 anni: sono morti bruciati a Stornara, vicino Foggia. Fatti così ci colpiscono perché coinvolgono bambini in tenera età. Non è la prima volta. Era già accaduto, nelle stesse condizioni a Roma, dove, per anni, mi sono trovato coinvolto nelle tragedie del mondo rom. Solo per ricordarne alcuni: nel 2011 quattro bambini sono morti bruciati nel rogo di una baracca in un insediamento abusivo in via Appia Nuova. Sebastian, Elena Patrizia, Raoul ed Eldeban, fra gli 11 e i 3 anni, hanno perso la vita mentre dormivano, a causa di una stufa a legna. I genitori si erano allontanati per comprare da mangiare. Stessa identica dinamica di Foggia. Ma anche, nel maggio 2017, quando a perdere la vita sono state una ventenne, Elisabeth Halilovic, e le sorelline Francesca e Angelica, 8 e 4 anni: dormivano nel camper della famiglia.Anche questo è Natale, pur segnato dal dolore, dalla sofferenza e dal sangue. E tutto ciò non può non appartenerci. Il nostro essere uomini e donne inseriti in un contesto sociale, facenti parte di una Chiesa recentemente sollecitata da Papa Francesco a porsi in un “cammino sinodale” accompagnata e guidata da tutti noi vescovi. Non possiamo non pensare che Natale è Gesù che ci ricorda di essere presente, di “esserci”, nei tanti modi in cui la sua presenza è reale e manifesta: anzitutto l’eucaristia, poi l’ascolto della Parola, poi la stessa comunità che si riunisce in preghiera; ma anche il povero, il piccolo, una presenza altrettanto silenziosa e misteriosa come le precedenti e non meno importante. «Tutto quello che avete fatto a uno di questi piccoli lo avete fatto a me», ci dice Matteo nel capitolo 25 del suo vangelo. Questa è una verità di fede che non può lasciare mai, per alcun motivo, le nostre menti e i nostri cuori, neanche nel giorno di Natale. Quella piccolezza è concretizzata, incarnata, resa visibile proprio nel Bambino di Betlemme. Piccolezza non è solo quella di un neonato ma è quella di tutti i “piccoli” della storia e dell’intera società umana. Il piccolo del Vangelo è l’ultimo, il senza diritti, l’emarginato, il profugo. Papa Francesco ce lo ricorda continuamente; forse a qualcuno dà fastidio il ricordo incessante, questo ritornare costantemente sull’attenzione ai migranti: ma il Papa non può non annunciare il Vangelo. Lo scorso anno ha sentito anche la necessità di aggiungere, come fatto già da altri pontefici, una litania proprio per loro: Solacium migrantium (aiuto, soccorso dei migranti), per richiamare ancora una volta l’attenzione della Chiesa e del mondo sul dramma, anzi sulla tragedia di chi emigra.Non più di alcune settimane fa, come periodicamente accade, è riapparsa una polemica: prima il crocifisso, poi il presepe nelle scuole e negli uffici. Stavolta è toccato alle linee-guida della Commissione europea per una “corretta comunicazione”. Un documento interno, parte della più ampia strategia Union of equality, che è finito sui media. Da notare la maldestra raccomandazione di evitare riferimenti al Natale, sostituendolo con il più neutro “festività”. La bagarre è stata tale che alla fine Bruxelles ha deciso di ritirarla. La commissaria all’uguaglianza, Helena Dalli, che aveva voluto il testo, ha definito il documento «inadeguato allo scopo prefisso» e lo ha ritirato. Nessuno potrà togliere all’Europa e al nostro Occidente le radici che l’hanno formata e costituita: non ci sarebbe cultura, arte, storia se non ci fosse stato il cristianesimo e la Chiesa, pur con tutti i suoi errori e mancanze, con le sue inadempienze e distanze rispetto al Vangelo.Ancora in questi giorni qualcuno ha detto: «Lasciamo Babbo Natale ai bambini». I bambini hanno bisogno di sapere che c’è chi vuole loro bene, li pensa e porterà dei regali. Il regalo è segno di amicizia, di vicinanza, di affetto. Quando ci scambieremo i regali la notte o il giorno di Natale facciamolo in maniera diversa, rispondendo non solo a un dovere che dovevamo rispettare ma anche e soprattutto a un impegno di vicinanza e di fraternità. Offriamo a chi ci sta vicino, se lo accetterà, insieme al regalo, anche minore formalità, magari un sorriso e almeno il desiderio di vincere e di superare tutte le distanze che ci tengono lontani. Essere vicini oggi è una necessità sempre più grande anche se le norme per contrastare la pandemia, ancora, materialmente, ce lo impediscono. Vicini e insieme per affrontare le battaglie della storia della vita; vicini e insieme per camminare insieme e “fare sinodo”, per ricordarci che la Chiesa nasce camminando lungo la strada, lungo tutte le strade che Gesù ha percorso nei suoi pellegrinaggi per annunciare la Buona Notizia e nasce chiedendo alle persone di mettersi una vicino all’altra, come Gesù ha chiesto uno a uno ai suoi discepoli di stare con lui e di stare tra di essi cercando di rispettarsi e di condividere i valori fondamentali dell’esistenza, nonostante tutte le loro fragilità e le loro debolezze, tipiche della condizione umana. I discepoli certamente non sono stati, nella parte di vita che hanno condiviso tra di loro e con Gesù, dei modelli di virtù ma anzi hanno rivelato tutte le loro debolezze e fragilità umane e caratteriali. Sono stati come noi. Ma alla fine ce l’hanno fatta. (card. Paolo Lojudice - arcivescovo di Siena - Colle di Val d’Elsa - Montalcino e membro della Commissione Cei per le Migrazioni)

Finalmente Amir

23 Dicembre 2021 -
Città del Vaticano - Davvero un viaggio del successore di Pietro non finisce mai. E così ieri in Aula Paolo VI , all’udienza generale, la visita nel campo profughi di Lesbo è proseguita con l’abbraccio — particolarmente atteso da Francesco — con Amir Ali, il bambino di un anno e mezzo che aveva incontrato lì il 5 dicembre e che lunedì 20 è arrivato in Italia, con la sua famiglia (sono afghani di etnia tagika), attraverso l’accordo concordato con le diverse autorità. Venerdì scorso, incontrando nel Palazzo apostolico un primo gruppo di una decina rifugiati, il Papa aveva chiesto espressamente notizie di Amir. E ieri  l’abbraccio è stato particolarmente caloroso. Con lui, i due fratelli, la sorella e i genitori.
Per Amir sono già pronte le carte per il ricovero all’ospedale pediatrico Bambino Gesù dove ieri stesso, dopo l’incontro con il Pontefice, è stato ricoverato per un intervento che, finalmente, risolverà la malformazione del palato con la quale è nato. Mamma Zahra, giovanissima, non perde un attimo di vista Amir e gli altri tre figli: ha voluto fortemente, con tutta se stessa, «esaudire la speranza» per la sua famiglia. Sì, proprio «esaudire la speranza». Porta con sé, e le mostra con le lacrime agli occhi, le fotografie delle persone con le quali ha vissuto 3 anni nel campo di Mavrovouni a Lesbo. Gli occhi di queste donne e di questi uomini ritratti negli scatti sono il simbolo stesso della disperazione. «Tre anni» ripete Zahra. Un tempo «infinito» che avrebbe potuto inghiottire la sua speranza. E invece no, con la forza di una donna, la forza di una mamma, Zahra ha lottato davvero «contro ogni ostacolo» che si è frapposto alla tenace speranza che costruiva e ricostruiva coraggiosamente, ora dopo ora, minuto dopo minuto, per la sua famiglia. Per la famiglia è già pronto un appartamento ed è stata anche elaborata la strategia educativa per l’inserimento scolastico dei figli. Per imparare la lingua italiana, anzitutto. E poi sarà il momento di trovare un lavoro. Per ri-iniziare a vivere. «Benvenuti» ha detto a questa famiglia il Pontefice nell’appello lanciato durante l’udienza (https://www.migrantesonline.it/2021/12/22/papa-francesco-profughi-con-me-in-italia-sono-uno-stimolo-per-altri-paesi-ue/). «Durante il mio viaggio a Cipro e in Grecia ho potuto toccare con mano, ancora una volta, l’umanità ferita dei profughi e dei migranti» ha proseguito Francesco. E, come “frutto” di quella visita, «grazie alla generosa apertura delle autorità italiane, ho potuto portare a Roma un gruppo di persone, che ho conosciuto durante il mio viaggio: oggi sono qui in mezzo a noi alcuni di loro. Ce ne faremo carico, come Chiesa, nei prossimi mesi». Un «piccolo segno», certo. Ma servirà «da stimolo» per ciascuno, a ogni livello. E tutto è nato dal viaggio del successore di Pietro. Un viaggio che, evidentemente, non è finito il 6 dicembre ma continua nelle storie dei più fragili. (Giampaolo Mattei - Osservatore Romano)

Naufragio nel Madagascar: sale a 85 morti il bilancio

23 Dicembre 2021 - Roma - Sale a 85 morti il tragico bilancio di un naufragio di un'imbarcazione al largo della costa nord-orientale del Madagascar. Lo riferiscono le autorità marittime dopo che altri 21 corpi sono stati recuperati nelle ricerche che continuano da tre giorni. A bordo dell'imbarcazione - scrive Ansa-Afp - di dodici metri affondata c'erano 138 passeggeri, ad oggi soltanto 50 sono stati salvati.

Papa Francesco: i vescovi europei fanno proprio l’appello di ieri all’accoglienza dei migranti

23 Dicembre 2021 -
Roma - L'appello di ieri di papa Francesco sulla situazione precaria e la disperazione dei rifugiati in alcuni Paesi europei le prime reazioni dalle conferenze episcopali del Vecchio Continente. "Molti rifugiati e migranti che arrivano in Europa dal Nord Africa e dal Medio Oriente rappresentano una grande sfida per tutti gli Stati membri dell’Unione europea", sottolinea mons.  Stanislav Zore, arcivescovo di Ljubljana e presidente della Conferenza episcopale slovena aggiungendo che tutti i Paesi e tutti i cittadini "sono chiamati a esprimere la propria solidarietà con coloro che sono stati cacciati dalle loro patrie a causa delle guerre e delle violenze e busseranno alla nostra porta nella speranza di trovare un futuro migliore. L’ospitalità e l’accoglienza degli stranieri sono da tempo segno d’amore e di rispetto per la dignità di ogni essere umano. Per mons. Zore è importante che "il nostro Paese e l’Unione europea diano a tutti i rifugiati e ai migranti l’opportunità di ottenere legalmente asilo per loro e per le famiglie, aiutandoli a integrarsi nella comunità locale. I vescovi sloveni esprimono il loro sostegno alle istituzioni, alla Caritas e alle altre organizzazioni umanitarie che hanno già accolto o che accoglieranno in futuro i rifugiati e i richiedenti asilo". «La sfida dei rifugiati e dei migranti — sottolinea monsignor Zore — è anche un’opportunità per il nostro Paese di riflettere sulle tragiche conseguenze del commercio di armi, degli sconsiderati interventi militari da parte dell’Occidente, delle politiche economiche inique, della povertà e della corruzione che fanno da sfondo ai conflitti militari e alle guerre civili, come anche alle catastrofi umanitarie. La Sacra Famiglia, che è al centro delle festività natalizie, testimonia il rispetto della dignità di ogni essere umano, il valore della pace e della solidarietà. Per questo motivo invitiamo tutti alla solidarietà ed all’apertura verso coloro che sono in difficoltà». Anche la Conferenza episcopale tedesca, attraverso l’incaricato speciale per i rifugiati, l’arcivescovo di Amburgo, mons. Stefan Hesse, risponde  al Papa assicurando l’impegno delle diocesi e delle altre associazioni di volontariato: "Già in passato, la Germania ha partecipato all’accoglienza dei rifugiati in linea con gli schemi di ricollocazione dell’Ue. Il fatto che il nuovo governo federale sia disposto a rafforzare ulteriormente l’accoglienza è motivo di speranza. La Chiesa continuerà il suo sostegno pratico per assicurare che vengano ricevuti nel migliore dei modi". Secondo monsignor Hesse è opportuno trovare soluzioni a lungo termine: "È auspicabile un meccanismo permanente di condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri dell’Ue. Ciò che è necessario è un’equa distribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri, una maggiore solidarietà con i Paesi confinanti con l’Ue e l’applicazione di elevati standard di accoglienza e di procedure di asilo che siano accettati e attuati da tutti. È fondamentale, inoltre, l’efficace salvataggio in mare, una via di accesso sicura soprattutto per le persone vulnerabili, e anche un migliore sostegno ai Paesi ospitanti non europei. Il Natale ci ricorda ogni anno che Dio si fa uomo in un bambino indifeso". Anche la Chiesa polacca fa suo l'appello del Pontefice: "desideriamo assistere, sulla base delle possibilità legali esistenti e in conformità con le norme vigenti in materia di migrazione, tutti coloro che esprimono il desiderio di venire a vivere nel nostro Paese. L’obiettivo è quello di accoglierli, di fornire il necessario sostegno e di aiutarli a integrarsi nella nostra società insegnando loro la lingua e avviandoli al lavoro. La Caritas offre questo tipo di aiuto agli immigrati che già vivono e lavorano in Polonia da molti anni. Questo tipo di supporto continuerà e verrà potenziato. Chiediamo anche a tutti i nostri connazionali di pregare per i migranti in difficoltà in Europa e nel mondo". "incoraggiati"  si dicono i vescovo spagnoli "dai passi già compiuti negli ultimi anni per facilitare nuove vie di accoglienza nelle nostre diocesi in dialogo con le istituzioni. Offriamo la nostra collaborazione al governo per promuovere a tutti i livelli (comunale, regionale, nazionale) la creazione di corridoi umanitari, così come avviene in altri Paesi europei, promuovendo al contempo nuovi modelli di accoglienza sostenibile e legale. Dio continua a bussare alle nostre porte mentre si avvicina il Natale. Ringraziamo Papa Francesco per la sua vicinanza ai più vulnerabili e facciamo appello alle nostre comunità cristiane e a tutta la società chiedendo di accogliere responsabilmente chi ha bisogno di noi con un cuore che guarda negli occhi della gente".

Card. Jean-Claude Hollerich: l’Europa non può rimanere indifferente davanti al dramma dei rifugiati

22 Dicembre 2021 - Bruxelles - “Il recente viaggio del Santo Padre nelle terre di Cipro e della Grecia ha testimoniato ancora una volta la situazione precaria e, a volte, la disperazione dei nostri fratelli e sorelle rifugiati in alcuni Paesi d’Europa, in attesa che noi ascoltiamo le loro voci che chiedono il nostro aiuto e la nostra attenzione. La Chiesa in Europa non può restare indifferente a tale chiamata, e deve rispondere con rinnovato impegno, con voce profetica e con esempi concreti di solidarietà verso questi profughi, figli di Dio, persone con volti, biografie e famiglie, che hanno bisogno di noi adesso più che mai”. Lo scrive oggi il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Comece, la Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea che, a nome della Comece  si unisce all’appello di Papa Francesco che invita le autorità degli Stati dell’Ue a "consentire generosamente ai rifugiati che sono bloccati nei territori di prima accoglienza, come nel caso di Cipro e in Grecia, di essere ricollocati in un altro paese dell’Ue e ricevere lì la protezione e la promozione di cui loro e le loro famiglie hanno bisogno. Faccio appello anche alla Chiesa in Europa, alle nostre parrocchie, comunità e fedeli, affinché diventino veri testimoni di Cristo in questo tempo della Natività di Nostro Signore e accolgano con spirito di servizio coloro che sono giunti nelle nostre terre in cerca di protezione come rifugiati, e di compiere uno sforzo comune che porti a progetti concreti per accoglierli, in collaborazione con le autorità pubbliche. Chiedo al Bambino Gesù, di cui celebreremo presto la nascita, di illuminarci perché lo possiamo riconoscere in ogni profugo che bussa alla nostra porta e di darci la forza necessaria per vincere l’indifferenza delle nostre società verso chi soffre e sta bisognoso”.

Draghi: ottimista su ridistribuzioni migranti

22 Dicembre 2021 - Roma - Questa mattina il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi rispondendo ad una domanda - durante la conferenza stampa di fine anno - sull'evoluzione della situazione dei migranti si è detto "ottimista": "l'approccio alla migrazione deve essere integrato, umano ed efficace e questo è stato capito nella Ue. Al Consiglio europeo con la presidente Von Der Leyen ci siamo opposti alla costruzione di muri nell'Est, e non ci possono essere passi indietro. Ma a parte la ridistribuzione dei migranti, bisogna cambiare completamente l'accoglienza. Oggi l'industria ha un bisogno grandissimo di manodopera. Su questo c'è grandissima apertura di tanti Paesi e questo spiega il mio ottimismo". Altro elemento di ottimismo è per Draghi il fatto che "la Commissione ha accettato di intraprendere una azione efficace per negoziare con i Paesi di prima provenienza un accordo sui rimpatri volontari assistiti. Non sia solo Italia a fare i corridoi umanitari ma anche gli altri Paesi".  

Papa Francesco saluta un bambino del campo di Lesbo

22 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - Questa mattina, al termine dell’Udienza Generale, Papa Francesco ha salutato un bambino incontrata nel campo Mavrovouni di Lesbo, insieme alla sua famiglia, venuti a Roma "per curarsi grazie all’intervento del Pontefice e  agli sforzi della Comunità di Sant’Egidio". Lo ha detto questa mattina il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni che ha precisato che il bambino ha un anno  e mezzo ed è di origine afghana. (R.I.)

Papa Francesco: profughi con me in Italia sono uno stimolo per altri Paesi Ue

22 Dicembre 2021 - Città del Vaticano – Questa mattina papa Francesco, al termine dell’Udienza Generale,  ha richiamato nuovamente il tema dell’accoglienza dei migranti. Nel viaggio a Cipro e in Grecia “ho potuto toccare con mano ancora una volta l'umanità ferita dei profughi e dei migranti”, ha detto il Pontefice: “ho anche constatato come solo alcuni Paesi europei stiano sopportando la maggior parte delle conseguenze del fenomeno migratorio nell'area mediterranea, mentre in realtà esso richiede una responsabilità condivisa di tutti, dalla quale nessun Paese può esimersi, perché è un problema di umanità". In particolare, “grazie alla generosa apertura delle autorità italiane, ho potuto portare a Roma – ha aggiunto - un gruppo di persone, che ho conosciuto durante il mio viaggio: oggi sono qui in mezzo a noi alcuni di loro. Benvenuti! Ce ne faremo carico, come Chiesa, nei prossimi mesi. È un piccolo segno, che spero serva da stimolo per gli altri Paesi europei, affinché permettano alle realtà ecclesiali locali di farsi carico di altri fratelli e sorelle che vanno urgentemente ricollocati, accompagnati, promossi e intregrati”. Papa Francesco ha evidenziato che sono le Chiese locali, le congregazioni religiose e le organizzazioni cattoliche “pronte ad accoglierli e accompagnarli verso una feconda integrazione. Serve solo aprire una porta, la porta del cuore! Non manchiamo di farlo in questo Natale!”. (Raffaele Iaria)

Natale: Acs lancia campagna per rifugiati cristiani

22 Dicembre 2021 - Roma - Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ha lanciato una campagna natalizia a sostegno dei rifugiati e degli sfollati interni in Africa e Medio Oriente. Attraverso i suoi partner sul campo, ACS contribuisce a soddisfare i bisogni primari delle famiglie, prevalentemente cristiane, fornendo loro riparo e curando l'educazione dei bambini e dei giovani adulti. Mentre ci avviciniamo al Natale, più di 84 milioni di persone in tutto il mondo sono sfollate. Quest'anno i Paesi africani hanno registrato il più significativo incremento degli sfollati interni, mentre la Siria è stata la nazione da cui è fuggito il maggior numero di persone. In queste aree ACS sta concentrando i suoi sforzi. Nel Burkina Faso Bartolomeo Sawadago è fuggito in bicicletta dopo che i jihadisti hanno attaccato la sua chiesa durante la Messa domenicale, uccidendo il sacerdote e cinque parrocchiani. Lui e la sua famiglia hanno trovato un riparo a 195 km di distanza, ma ora mancano un alloggio adeguato e il cibo. Il numero di sfollati interni nel Paese è aumentato raggiungendo gli 1,4 milioni. I partner locali di ACS stanno cercando di assicurare assistenza pastorale, pasti e istruzione ai bambini. A causa dell'insicurezza, sacerdoti, suore e catechisti non possono più recarsi nella maggior parte delle parrocchie di questo Paese per celebrare la Messa e fare catechesi. Le attività pastorali sono quasi del tutto sospese. Questo rende la radio il mezzo principale di comunicazione con la popolazione, soprattutto nelle zone rurali. Padre Victor Ouedraogo, direttore del Centro diocesano di comunicazione a Notre Dame du Sahel a Ouahigouya, in un colloquio con ACS spiega: «È importante diffondere messaggi che possano calmare i cuori, riconciliare le comunità e favorire la coesione sociale. Le trasmissioni permetteranno ai cristiani e a tutta la popolazione di ascoltare l'appello dei leader religiosi alla tolleranza e alla convivenza pacifica. Consentirà inoltre ai fedeli cattolici di ascoltare il Vangelo e gli insegnamenti della Chiesa nonostante il difficile contesto». Data la loro attuale rilevanza, la produzione di programmi radiofonici è uno dei progetti che ACS ha deciso di sostenere con la sua campagna natalizia. Anche il Mozambico è diventato teatro delle devastazioni degli estremisti islamici, e a Pemba Padre Edegard Silva è uno dei sacerdoti che sostengono gli sfollati. Con l'arrivo di oltre 800.000 profughi dal nord del Paese, le parrocchie di Pemba hanno accumulato un grandissimo numero di sfollati. Tra loro c'è Francisco, 52 anni, il cui figlio è stato tra le 3.300 persone uccise dai jihadisti. Francisco è stato in grado di avviare una piccola attività di vendita di sapone. Attraverso la campagna natalizia, ACS intende sostenere altri sfollati interni a Pemba con corsi per favorire diverse attività generatrici di reddito, allo scopo di creare nuove opportunità attraverso la costituzione di cooperative e piccole associazioni tra persone locali e sfollati. Durante i dieci anni di guerra in Siria molti hanno subito la crudeltà dei gruppi islamisti, i quali hanno occupato proprietà e possedimenti. I servizi sanitari sono drammaticamente insufficienti e l’insicurezza aumenta. Anziani, disabili e malati subiscono gli effetti delle sanzioni internazionali. «Fu da qui, dalla Siria, dalla Palestina, dalla Giordania e da quello che oggi è Israele, che arrivarono i primi cristiani», ricorda Padre Hugo Alaniz, sacerdote argentino in missione fra gli sfollati presenti ad Aleppo. Per questo «credo sia un obbligo per noi, come Chiesa, aiutare i cristiani del Medio Oriente, perché è grazie a loro che abbiamo conosciuto il messaggio del Vangelo». Molti siriani sono fuggiti come rifugiati in Libano, dove le parrocchie locali stanno fornendo assistenza pastorale, alloggio e medicine attraverso il sostegno di ACS. Grazie alle donazioni ricevute durante la campagna natalizia di ACS, sacerdoti e suore potranno aiutare gli sfollati e i rifugiati in molti Paesi con un indispensabile sostegno materiale e con la consolazione derivante dalla fede.  

Un’altra doppia strage in mare

22 Dicembre 2021 - Milano - Ancora morti nel Mediterraneo. Almeno 163 persone sono annegate nell’ultimo fine settimana davanti alle coste della Libia nel tentativo di raggiungere l’Italia. L’ennesima tragedia annunciata alle porte della 'fortezza Europa'. «Da quello che abbiamo saputo, si tratta di due barconi di legno – spiega Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni – in un caso ci sono stati 102 dispersi al largo di Surman, con 8 sopravvissuti di cui sette uomini e una donna. Nell’altro caso, al largo di Sabratha, la guardia costiera libica ha recuperato 61 corpi senza vita. In tutto ci sono 210 sopravvissuti (tra cui 35 donne e 10 bambini) che non abbiamo ancora capito se sono stati recuperati in mare o direttamente dal barcone». Si tratta perlopiù di migranti provenienti dal Mali e dal Senegal e partiti dalle coste di Sabratha. «In tutto sono 1.508 le persone morte nel 2021 lungo la rotta del Mediterraneo centrale, la più pericolosa nel mondo» aggiunge Di Giacomo. Intanto è sempre più drammatica la situazione in mare. Nell’ultima settimana, dal 12 al 18 dicembre, ci sono stati circa 900 arrivi in Italia e la cosiddetta guardia costiera libica ha intercettato 466 persone in mare e riportate a terra. «Naturalmente questo è un dato (quello dei riportati a terra, ndr) che continua a preoccuparci perché sappiamo che le persone vengono riportate nei centri di detenzione. Nel 2021, complessivamente sono state intercettate 31.456 persone dai libici rispetto agli 11mila degli anni scorsi – aggiunge Di Giacomo – e quasi 1.500 persone sono morte lungo questa rotta, quella del Mediterraneo centrale, la più pericolosa la mondo». «C’è un sistema di pattugliamento largamente insufficiente – accusa il portavoce dell’Oim – quando c’è un Sos i migranti devono aspettare ore per il salvataggio quando sappiamo che bastano anche cinque minuti per andare giù». Naturalmente i numeri snocciolati sono «per difetto». Non ci sono tanti 'occhi' a testimoniare e a raccontare quello che succede. Le Ong in mare sono poche. Ma a preoccupare c’è anche la rotta atlantica: quella che parte dal Senegal, dalla Mauritania e dal Marocco per arrivare alle Canarie. «Si parla di oltre 14 ore di navigazione in un mare che non è certo il Mediterraneo – racconta Di Giacomo – e dove solo quest’anno sappiamo che 937 persone hanno perso la vita. Ma è molto probabile che questa cifra in realtà sia da raddoppiare. Le rotte migratorie irregolari continuano ad essere mortali e mortifere. Bisogna iniziare a parlare in modo serio di migrazione regolare. La crisi demografica è un enorme problema che per essere frenato ha anche bisogno, da subito, di una gestione dell’immigrazione diversa, non rivolta a chiudere i confini da supposte e inesistenti invasioni, ma a creare canali migratori regolari». Anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ieri, è tornato sul tema dei flussi migratori. «È essenziale che l’Unione europea adotti una gestione condivisa, umana e sicura, all’altezza dei nostri valori – ha detto partecipando alla cerimonia di chiusura della XIV Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici d’Italia nel mondo – Servono corridoi umanitari dai Paesi terzi verso l’Europa che impegnino anche altri Paesi europei, non solo l’Italia. E servono accordi di rimpatrio giusti ed efficaci. Anche in questo, l’Unione europea può svolgere un ruolo di guida». Intanto ci sono 144 persone a bordo della nave Ong Ocean Viking ancora in attesa di un porto, dopo tre richieste alle autorità marittime. E nelle ultime 24 ore 22 migranti, di nazionalità tunisina, sono giunti a Lampedusa. Tra loro anche 11 donne e 3 minori. Il barchino su cui viaggiavano è stato intercettato a circa 2 miglia a sud dall’isola dagli uomini della Guardia di finanza. (Daniela Fassini – Avvenire)

Viminale: da inizio anno sbarcate 64.008 persone migranti sulle coste italiane

21 Dicembre 2021 - Roma - Sono 64.008 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 15.342 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (8.118, 13%), Bangladesh (7.613, 12%), Iran (3.848, 6%), Costa d’Avorio (3.636, 6%), Iraq (2.534, 4%), Guinea (2.348, 4%), Siria (2.193, 3%), Eritrea (2.190, 3%), Marocco (2.175, 3%) a cui si aggiungono 14.011 persone (22%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.