Primo Piano

Lo sguardo cieco

28 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - Ci sono le bandiere dell’Ucraina in piazza San Pietro, immagine simbolo di questi giorni in cui il rumore della guerra alle porte dell’Europa ci ha fatto dimenticare la pandemia dalla quale, comunque, non siamo ancora usciti. Ha il “cuore straziato” il Papa per le vittime dell’invasione russa, per quelle immagini che hanno portato nelle nostre case volti di uomini e di donne segnati dalle ferite, dal dolore; volti rigati dalle lacrime; volti di bambini che nel loro pianto c’è tutta la tragedia di una ingiusta e inutile guerra. A Firenze, dove Papa Francesco avrebbe dovuto essere questa domenica se non si fosse acuito il dolore al ginocchio, 60 vescovi di 20 paesi e 65 sindaci delle città i cui territori sono bagnati dal mare Mediterraneo, forte si è levata la voce per dire sì alla pace e al dialogo per fermare il conflitto. In piazza San Pietro Francesco ricorda che “Dio sta con gli operatori di pace e non con chi usa la violenza”. Il vento agita quelle bandiere celesti e gialle; su volti si legge sofferenza, preoccupazione, tristezza, paura. “Siamo stati sconvolti da qualcosa di tragico: la guerra” dice il vescovo di Roma: "più volte abbiamo pregato perché non fosse imboccata questa strada e non smettiamo di supplicare Dio più intensamente”. Appello, quasi preghiera, perché siano messe da parte le armi e si apra la strada del dialogo: “chi fa la guerra dimentica l’umanità – ha proseguito - non parte dalla gente, non guarda alla vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto gli interessi di parte e di potere. Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi che è la più lontana dalla volontà di Dio e si distanzia dalla gente comune che vuole la pace. In ogni conflitto - ha aggiunto - la gente comune è la vera vittima che paga sulla propria pelle le follie della guerra. Penso agli anziani a quanti in queste ore cercano rifugio, alle mamme in fuga con i loro bambini. Sono fratelli e sorelle per i quali è urgente aprire corridoi umanitari e che vanno accolti”. Angelus che Francesco ha aperto ricordando le parole del Vangelo di questa domenica, il rischio di essere concentrati più sulla pagliuzza nell’occhio del fratello piuttosto che nella trave presente nel nostro occhio. Vangelo che, in un certo senso, conclude la riflessione iniziata due domeniche fa, con le beatitudini e proseguita con l’amore per i nemici. “Tante volte – ha detto il Papa – ci lamentiamo per le cose che non vanno nella società, nella Chiesa, nel mondo, senza metterci prima in discussione e senza impegnarci a cambiare anzitutto noi stessi”. Così “il nostro sguardo è cieco. E se siamo ciechi non possiamo pretendere di essere guide e maestri per gli altri”. Gesù ci invita a riflettere, nel brano proposto da Luca, sul nostro sguardo e ci chiede “di guardare dentro di noi per riconoscere le nostre miserie. Perché se non siamo capaci di vedere i nostri difetti, saremo sempre portati a ingigantire quelli altrui. Se invece riconosciamo i nostri sbagli e le nostre miserie, si apre per noi la porta della misericordia”. Ma ci chiede anche di pensare bene alle cose che diciamo, perché le parole che usiamo “dicono la persona che siamo”. Corrono veloci le parole, dice Francesco: “Troppe veicolano rabbia e aggressività, alimentano notizie false e approfittano delle paure collettive per propagare idee distorte”. E lo vediamo anche nei nostri giorni: messaggi, fake news, che hanno l’unico obiettivo di criticare e condannare delle affermazioni per il solo motivo di non essere d’accordo. Usiamo le parole “in modo superficiale” dice ancora il vescovo di Roma; “ma le parole hanno un peso: ci permettono di esprimere pensieri e sentimenti, di dare voce alle paure che abbiamo e ai progetti che intendiamo realizzare, di benedire Dio e gli altri”. Ma, nello stesso tempo, “con la lingua possiamo anche alimentare pregiudizi, alzare barriere, aggredire e perfino distruggere; con la lingua possiamo distruggere i fratelli: il pettegolezzo ferisce e la calunnia può essere più tagliente di un coltello”. Restano le immagini di quelle bandiere che il vento agita. E resta il desiderio di pace che sarà ancora più forte, Mercoledì delle Ceneri, nel digiuno e nella preghiera per l’Ucraina. (Fabio Zavattaro- Sir)

Mons. Perego: “tendere la mano all’accoglienza”

27 Febbraio 2022 - Firenze - “Tendere la mano all’accoglienza. Nessuno può tirarsi indietro. E’ l’occasione per l’Europa di essere unita nell’accoglienza di tanti fratelli e sorelle “. Lo ha detto questa mattina il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, durante la trasmissione di Rai Uno “A Sua immagine”. Mons. Perego ha sdetto, poi, che la Chiesa Italiana è molto vicina alle 150 comunità ucraine in Italia e con loro prega per una risoluzione pacifica di questa “assurda e inutile guerra”. (R.I.)

Incontro sul Mediterraneo: card. Bassetti, “ponti e non muri”

27 Febbraio 2022 -
Firenze -  “Ponti e non muri”. Con queste parole, pronunciate a braccio, il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha concluso l’incontro dei 60 vescovi, provenienti da 20 Paesi, e dei 65 sindaci delle principali città del Mediterraneo, a Palazzo Vecchio. “Non costruire muri, ma ponti, anche perché se è vero che il Mediterraneo è un continente di acqua, i muri nell’acqua si fanno male, sono meglio i ponti per congiungere i vari punti del mare”. Il presidente della Cei ha poi ricordato che parole che, a 14 anni, ha sentito dire a 14 anni da mons. Bartoletti, davanti alla tomba di San Romualdo, fondatore dei Camaldolesi: “Morendo, San Romualdo diceva ai suoi monaci: ‘Ego vobis et vos mihi’, vogliamo rimanere per sempre uniti”. “Che davvero di questo incontro rimanga il desiderio di un’amicizia stabilita, e che questa amicizia possa portare, se Dio non vuole, dei grandi frutti”. Il card. Bassetti presiederà anche la liturgia eucaristica nella Basilica di Santa Croce, a cui parteciperà anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nel suo intervento iniziale il presidente della Cei aveva sottolineato che "non possiamo rimanere indifferenti rispetto al grande flusso migratorio che ormai da tempo caratterizza il Mediterraneo”: “dobbiamo perciò soccorrere e aiutare”,ma dobbiamo anche "capovolgere il paradigma e la narrazione delle migrazioni: esse vanno viste non solo come un problema ma come una grande opportunità. Un’occasione per trasformare le nostre città in luoghi di accoglienza e di ospitalità”. “Il Mediterraneo, infatti, come ha ricordato papa Francesco, è diventato il più grande cimitero d’Europa”, ha detto Bassetti: “Negli ultimi anni, migliaia di uomini, donne e bambini hanno perso la vita solcando questo mare in cerca di una vita migliore o in fuga da una guerra. Questa emergenza drammatica ci interpella profondamente come cristiani e come persone umane”. (R.I.)

Preghiere dei Fedeli: domenica 27 febbraio 2022

27 Febbraio 2022 - La parola di Dio che abbiamo ascoltato, è fondamento della nostra fede, nutrimento della nostra speranza e lievito di fraternità. Preghiamo insieme e diciamo: La tua parola, Signore, sia luce al nostro cammino.      A - La tua parola, Signore, sia luce al nostro cammino.        
  1. Perché la forza dello Spirito ci aiuti a rinunziare agli idoli che il nuovo paganesimo ha costruito, sotto forma di spreco, di cupidigia, e di disprezzo del prossimo, preghiamo.
 
  1. Perché ci sia donata la sapienza del cuore, anche al fine di comprendere e soccorrere i "nuovi poveri": anziani, marginati, rifugiati, fratelli che muoiono a causa di guerre inutili, preghiamo.
 
  1. Perché si rafforzi il vincolo di comunione fra tutti i fratelli della Chiesa, e così il popolo della nuova alleanza possa diventare segno di riconciliazione per l'umanità intera, preghiamo.
 
  1. Per la grave situazione politica dell’Ucraina: perché il conflitto armato ceda di fronte alle ragioni della pace; i civili, soprattutto i più deboli, non soccombano di fronte al potere distruttivo della guerra; la fraternità sia riconosciuta come una vera garanzia di futuro per il bene di tutti. Preghiamo.
 
  1. Signore, aiutaci a riconoscere il bene e il male che abitano il nostro cuore, perché sappiamo coltivare pensieri di pace e produrre frutti di carità, capaci di vincere l’odio e la violenza con la forza della giustizia e del perdono. Preghiamo.
  C - Stendi la tua mano, o Padre, sull'umanità affaticata e oppressa; concedi a noi una fede ricca di memoria e audace nella testimonianza profetica del tuo Regno. Per Cristo nostro Signore. A - Amen

nata la Carta di Firenze: Vescovi e Sindaci firmano un futuro di pace per il Mediterraneo

26 Febbraio 2022 - Firenze - Sono ore angosciate e tristi, eppure questa mattina un raggio di sole è sceso su Firenze. Lo ha fatto notare il caed. Gualtiero Bassetti: il cielo si è aperto, quando i Vescovi e i Sindaci del Mediterraneo sono sfilati fuori da Palazzo Vecchio uscendo in Piazza della Signoria, davanti ai fotografi e ai turisti incuriositi. Avevano portato a termine il loro compito, concludendo il Forum e il Convegno che sono state le due anime dell’incontro sul Mediterraneo. Poco prima, nel Salone dei Cinquecento, avevano apposto le loro 120 firme sulla Carta di Firenze, dove sono confluite le intenzioni, le richieste e gli auspici maturati in questi giorni di confronto. Nella Carta non sta scritto solo il presente, ha detto il Cardinal Bassetti, sta scritto soprattutto il futuro. Essa, come il dialogo da cui è nata, è orientata verso le attese dei giovani e vuole essere un’eredità lasciata alle future generazioni. È una conquista storica, dice il Sindaco Dario Nardella, e c’è spazio per un momento di gioia. Perché oggi si semina una speranza, la spes contra spem descritta da Giorgio La Pira, la fiducia nel domani che si accende nonostante tutti i segni sembrino deporre per il contrario e preannunciare giorni drammatici. Di questi segni non può non tenersi conto. La guerra è stata l’ospite inattesa di questo Convegno: esplosa in contemporanea col suo avvio, ne ha inevitabilmente influenzato il clima e il contenuto. L’impressione per quanto andava accadendo in Ucraina è stata fortissima, persino le battaglie dipinte da Vasari sulle pareti del Salone dei Cinquecento non erano mai parse tanto minacciose. Per il Cardinal Bassetti, l’immagine della guerra è un’auto schiacciata da un gigantesco carrarmato, e l’urlo in sottofondo, l’urlo contro la guerra, dice, più forte che si sia mai sentito. Davanti a ciò, l’incontro mediterraneo rischiava di sembrare fuori dal tempo. Ma non lo è stato. Perché a Firenze, al di là delle parole e delle dichiarazioni, l’alternativa alla guerra si è messa in pratica per davvero: si sono esercitati l’ascolto e la diplomazia, il rispetto e il dialogo. È stata l’occasione unica per raccogliere posizioni diversissime – comprese le istanze delle comunità musulmane del Mediterraneo, rappresentate dai loro Sindaci, al di là anche di quanto era riuscito a La Pira con i Colloqui mediterranei – e, ciononostante, trovarsi infine d’accordo. Sui temi, comuni perché universali, della fratellanza, della libertà, della tutela dei diritti e della valorizzazione della dignità della persona, l’unico antidoto possibile ad ogni guerra. La Carta di Firenze chiede impegno nella promozione della pace e chiama al rafforzamento della cooperazione internazionale e del dialogo interculturale e interreligioso. Il suo cammino inizia adesso: appena possibile, sarà presentata a Papa Francesco. L’occasione persa della sua visita non scalfisce l’appoggio, anzi di più, la felicità, come ha sottolineato il Card. Bassetti, che il Pontefice ha sempre dimostrato per questa iniziativa. Di lì, sarà via via donata ai principali leader europei e internazionali. La firma è di Sindaci e Vescovi, ha detto il Sindaco Nardella, ma il progetto è di coinvolgere tutti i massimi decisori mondiali, per ottenerne la garanzia di un serio impegno nell’esecuzione congiunta della Carta. Questa attuazione deve partire subito. Appena nata, la Carta di Firenze si trova già alla prova più grande. Nel suo spirito, il Sindaco ha convocato nel pomeriggio di domani, in Piazza della Signoria, una manifestazione per la pace, alla quale ha invitato la cittadinanza e il mondo politico e della cultura. Per averli al suo fianco, ha chiesto anche ai Sindaci e Vescovi dell’incontro, a partire dal Cardinal Bassetti, di fermarsi a Firenze per una serata ancora. L’iniziativa si affianca a molte altre in corso in queste ore in tutta Italia, per lo più spontanee, come quella che si è svolta in mattinata sul ponte Santa Trinita, tra bandiere arcobaleno e canti ucraini, non distante da dove si concludevano i lavori. Anche la messa di domenica in Santa Croce – confermata nonostante l’assenza del Papa, che ha chiesto al Card. Bassetti di rappresentarlo – sarà una grande preghiera per la pace. Giorgio La Pira diceva che la preghiera è più forte della bomba nucleare: all’esplodere della nuova, inaspettata guerra dell’era atomica, a Firenze ci si oppone con la preghiera e con l’assunzione formale di un impegno di pace per il futuro. (Livia Cefaloni)

Vescovi e sindaci del Mediterraneo: “comincino immediatamente i negoziati per la pace” tra Russia e Ucraina

26 Febbraio 2022 - Firenze - "Comincino immediatamente i negoziati per la pace" tra Russia e Ucraina. E’ l’appello dei sindaci e dei vescovi del Mediterraneo rivolto oggi da Firenze dove sono riuniti per l’Incontro “Mediterraneo “Frontiera di pace”. “In questi giorni – si legge nel testo definito “Carta di Firenze” e  firmato questa mattina - è in corso la guerra contro l'Ucraina. Un senso di dolore ha colto i vescovi e i sindaci, che insieme sperano che la violenza e l'uso delle armi possano fermarsi, si evitino grandi sofferenze al popolo ucraino e si comincino immediatamente negoziati per ricostruire la pace". I vescovi e si sindaci chiedono ai governi di tutti i paesi mediterranei di “stabilire una consultazione regolare con i sindaci, con tutti i rappresentanti delle comunità religiose, delle autorità locali, delle istituzioni culturali, delle università e della società civile sui temi discussi in questa conferenza”. Tra gli impegni quello di “ridurre la discriminazione e la violenza e aprire orizzonti di speranza per le giovani generazioni”. E facendo un riferimento alla guerra in corso in Ucraina i vescovi e i sindaci del Mediterraneo “sperano che la violenza e l’uso delle armi possano fermarsi, si evitino grandi sofferenze al popolo ucraino e che possano iniziare subito negoziati per ricostruire la pace”. La Carta di Firenze esorta governi, sindaci e rappresentanti delle comunità religiose a promuovere programmi educativi a tutti i livelli, “un percorso che integri approcci antropologici, comunicativi, culturali, economici, politici, generazionali, interreligiosi, pedagogici e sociali per realizzare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente”. E poi l’impegno a iniziative condivise per la “valorizzazione della fraternità e della libertà religiosa nelle città, per la difesa della dignità umana dei migranti e per il progresso della pace attraverso tutti i paesi mediterranei”. (R.Iaria)

Incontro sul Mediterraneo: domani fedeli in piazza Santa Croce per pregare per il Papa e per la pace

26 Febbraio 2022 -
Firenze - “La voglia di pregare per Papa Francesco, per i temi del convegno, per la pace in Ucraina manifestata dalla nostra gente ci ha spinto a confermare la presenza dei fedeli in piazza in Santa Croce”. Lo ha detto l'arcivescovo di Firenze, il card.  Giuseppe Betori, al termine della riunione in Prefettura alla quale hanno partecipato tutte le autorità interessate e il Cerimoniale del Quirinale. Proprio la presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella impone il mantenimento delle misure di sicurezza, per cui dentro la Basilica di Santa Croce potranno entrare solo le autorità e i fedeli già in possesso del biglietto di invito.
Ad accogliere il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella all’ingresso del Chiostro di Santa Croce ci saranno il Sindaco di Firenze, Dario Nardella e il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, insieme al Presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti e a la card. Betori, oltre alla Presidente dell’Opera di Santa Croce, Cristina Acidini e al Rettore della Basilica, padre Giancarlo Corsini. (R.I.)

Incontro sul Mediterraneo: i Vescovi in ascolto del mondo del sociale fiorentino

25 Febbraio 2022 - Firenze - Accanto al volto più celebrato di capitale di arte e cultura e di protagonista della Storia, la città di Firenze ha anche una lunga tradizione di servizi caritatevoli e opere di solidarietà, che la rendono pioniere e modello dell’impegno nel sociale. Questa storia è stata raccontata, nella serata di ieri, 24 febbraio, ai Vescovi giunti in città per l’incontro sul Mediterraneo. Accomodati nella navata centrale della Basilica di San Lorenzo, incorniciati nell’essenzialità della simmetria brunelleschiana, le massime autorità religiose del Mediterraneo hanno potuto conoscere l’esperienza di alcune fra le realtà che compongono la galassia del sociale fiorentino, dalla viva voce di chi ne incarna l’impegno. Una costellazione di organizzazioni e istituzioni, che si dedicano ad attività molto diverse, dall’assistenza sanitaria alla consulenza psicologica, dalla cura dei disabili alla riabilitazione dei tossicodipendenti, dal sostegno alla povertà all’accompagnamento dell’infanzia e molto altro. Pronte a sostenere chiunque, senza fare distinzioni. Abituate ad intervenire in situazioni di crisi anche quando esplodono improvvisamente, come la pandemia o, evenienza tornata di drammatica attualità, come la guerra. Alcune antichissime, come l’Istituto degli Innocenti, la prima struttura nata, nel 1400, non solo per raccogliere i bambini abbandonati, ma anche per seguirli e sostenerli in tutto il percorso di crescita, e che da allora non ha smesso di assistere e promuovere l’infanzia e la maternità. In occasione della sua scorsa visita a Firenze, Papa Francesco lodò l’Istituto per occuparsi dell’altra metà, facendo riferimento alle medagliette che le mamme lasciavano ai propri neonati prima di abbandonarli, nella speranza di ritrovarli in futuro. Oggi, aveva detto il Papa, sono i bambini vittime della guerra e della migrazione ad avere simbolicamente l’altra metà della medaglia: orfani, privati dei diritti basilari, costretti a fuggire e non accompagnati. Spesso, queste realtà hanno dovuto reindirizzare, o espandere, le proprie attività per fare scudo all’impatto della pandemia. Lo racconta la fondatrice di Villa Lorenzi, creata per volontà del cardinale  Benelli, ispirato dalla visione di don Milani, per favorire l’uscita dalla marginalità, soprattutto dalla tossicodipendenza, con attenzione particolare ai giovani. Gli adolescenti di oggi sono in crisi, soffrono per la solitudine e il disorientamento, spesso reagiscono con l’asocialità, le dipendenze, la violenza. Molti sono immigrati, com’è comprensibile per una categoria nella quale le ansie date dall’età e dal contesto storico e socioeconomico si sommano a quelle del distacco e dell’inserimento e, a volte, anche a quelle di fughe costrette, viaggi difficili, abusi, violenze. Tra le realtà che si raccontano ai Vescovi, non può mancare la Caritas diocesana di Firenze. Il suo impegno a sostegno delle fragilità si è da tempo orientato anche verso la creazione di percorsi, in città e nel territorio, per offrire la prima accoglienza a chi arriva e poi, via via, per accompagnarlo in ogni fase dell’integrazione, nel processo di riappropriazione dell’autonomia e di ricostruzione della propria vita in un contesto nuovo. I migranti inclusi nei circuiti della Caritas sono affiancati e incoraggiati nell’apprendimento della lingua, nell’iscrizione dei propri figli a scuola, nella formazione professionale, nell’inserimento lavorativo. Molte volte si tratta di famiglie. Anche tra loro erano state scelte le 49 persone rifugiate, di diversi Paesi quali Afghanistan, Siria, Eritrea, Mali, che avrebbero dovuto incontrare il Papa nella giornata di domenica. (Livia Cefaloni)

Ucraini in Italia: mons. Tomasi a comunità ucraina, “vogliamo dirvi la nostra disarmata vicinanza e preghiamo per la pace”

25 Febbraio 2022 -
Treviso - “In questo momento così tragico, in cui la guerra sta colpendo persone a voi care, le vostre famiglie, il vostro popolo, il vostro Paese, vogliamo dirvi la nostra disarmata vicinanza”. Inizia così la lettera che mons. Michele Tomasi, vescovo di Treviso, ha inviato ieri alla comunità ucraina di rito greco-cattolico e a tutti gli ucraini presenti sul territorio diocesano. “I nostri mezzi – scrive Tomasi – non sono potenti dal punto di vista militare: si chiamano preghiera, solidarietà, vicinanza di persone, di fratelli e sorelle nella fede. A Dio chiediamo con forza insieme con voi: si fermi questa follia di una guerra che ha già iniziato a fare vittime, e troppe rischia ancora di farne. Una guerra che già sta uccidendo la possibilità della pace, e di tutto il bene che nella pace può essere coltivato, e fatto crescere fino a portare frutto. Il bene che voi, con sacrificio e con amore, state cercando di costruire con tanto impegno in emigrazione per i vostri cari”. Mons. Tomasi invita i fedeli della diocesi di Treviso a partecipare, il prossimo 2 marzo, mercoledì delle Ceneri, alla giornata di preghiera e digiuno che Papa Francesco ha chiesto per invocare la pace. “E questo – conclude Tomasi – sia solo un primo segno per una vicinanza che possa continuare nella solidarietà e nella preghiera”.

Incontro sul Mediterraneo: card. Bassetti, “vicinanza al Papa”

25 Febbraio 2022 -
Firenze - A nome dei Vescovi del Mediterraneo, convenuti a Firenze, il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, esprime "vicinanza" a Papa Francesco  che, a causa di un’acuta gonalgia, non potrà essere presente nel capoluogo toscano domenica 27 febbraio, né presiedere le celebrazioni del 2 marzo, mercoledì delle Ceneri.
"Sappiamo - dice il porporato - quanto tenesse a questo incontro. Sin dall’inizio, abbiamo condiviso con lui questo importante progetto verso il quale ha sempre espresso parole di sostegno e di incoraggiamento a proseguire sulla strada tracciata. Il Pontefice "ci accompagna in questo processo di ascolto, di conoscenza reciproca, di spiritualità, di fratellanza e di pace. E noi Gli assicuriamo la nostra preghiera. Domenica saremo tutti uniti spiritualmente; pregheremo insieme per la pace, con il nostro pensiero rivolto all’Ucraina". (R.I.)

Ucraina: oggi preghiera a Roma con il card. De Donatisnella cattedrale dei Santi Sergio e Bacco degli ucraini

25 Febbraio 2022 -
Roma - La comunità diocesana di Roma si stringe ai fratelli ucraini in un momento di preghiera: oggi, venerdì 25 febbraio, alle ore 19, nella cattedrale dei Santi Sergio e Bacco degli ucraini si terrà la celebrazione dei vespri. Interverranno il cardinale vicario Angelo De Donatis; il vescovo Dionisio Lachovicz, esarca apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia; il vescovo ausiliare di Roma, mons. Benoni Ambarus; il parroco dei Santi Sergio e Bacco, don Taras Ostafiiv. Parteciperanno anche mons, Pierpaolo Felicolo e don Pietro Guerini dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma.
"Come ci ha invitato a fare il nostro vescovo Papa Francesco, vogliamo intensificare la nostra preghiera per la pace", dice il card. De Donatis: "vogliamo pregare insieme ai nostri fratelli e sorelle della comunità cristiana ucraina di Roma e in questo modo far sentire la nostra vicinanza e il nostro sostegno a tutta la popolazione ucraina, così duramente provata da questi giorni di guerra".
"La comunità ucraina di Roma è formata soprattutto da donne, ma ci sono anche tante famiglie", spiega mons. Felicolo, direttore della Migrantes di Roma: "è una comunità laboriosa, attiva nell’accompagnare gli anziani, nel lavoro domestico, e tutti sono qui con la prospettiva di poter aiutare i parenti rimasti in Ucraina. È visibile e palpabile la preoccupazione, perché tutti hanno familiari e amici che stanno combattendo o rifugiati nelle stazioni della metropolitana. C’è un grande desiderio di pace e sia nella cattedrale dei Santi Sergio e Bacco che nella basilica di Santa Sofia le persone si recano incessantemente per pregare". Lo conferma il parroco don Ostafiiv: "La cattedrale dei Santi Sergio e Bacco degli ucraini è aperta dalle 6.30 del mattino fino alla sera tardi e tanti vengono anche durante le pause del lavoro per dire una preghiera. Tutti sono in stretto contatto con i propri familiari che stanno vivendo questa terribile situazione di guerra".

Card. Bassetti: “auspichiamo che al più presto taccia il fragore delle armi”

25 Febbraio 2022 -

Firenze - “Auspichiamo che al più presto in Ucraina taccia il fragore delle armi”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, salutando questa mattina, a Palazzo Vecchio, i sindaci dei paesi del Mediterraneo, riuniti a Firenze per l'incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo, promosso dalla Conferenza episcopale italiana. “Sindaci e vescovi – ha aggiunto Bassetti – hanno una missione simile, pur con compiti diversi, ed è quello di creare su tutto il bacino del Mediterraneo una tenda di pace nel segno del rispetto reciproco perché tutti ritrovino le radici della loro fraternità”. “Sono fermamente convinto che insieme dobbiamo promuovere processi di liberazione pace, fratellanza, giustizia”, ha concluso il cardinale: “questo, a suo tempo, fece il sindaco di Firenze Giorgio La Pira e per questo noi, insieme, vogliamo dialogare insieme in questi giorni”.

Ucraina: accoglienza per i profughi nel monastero Don Orione di Leopoli

25 Febbraio 2022 - Roma - "In questo momento ci siamo riuniti tutti nel monastero di Leopoli che abbiamo deciso di mettere a disposizione dei profughi e di quanti avranno bisogno. L'altra nostra priorità è la tutela degli 8 ragazzi disabili che vivono nella nostra comunità. Se il conflitto dovesse arrivare drammaticamente anche qui saremo costretti a portarli nelle nostre case in Polonia o in Italia". Lo dice don Moreno Cattelan, missionario orionino in una dichiarazione rilanciata dall'Ufficio Stampa dell'Opera Don Orione. In questo momento si sta tenendo una riunione per organizzare ogni possibile scenario soprattutto per la tutela dei ragazzi disabili presenti. "Da ieri sera - aggiunge Don Cattelan - a Leopoli non esce nessuno. Tutti siamo in attesa. La paura è quella principale dei bombardamenti. Il nostro chierico non potrà lasciare il paese perchè c'è il richiamo alla leva militare per tutti i cittadini ucraini abili dai 18 ai 60 anni. Vi chiedo soprattutto di pregare per noi. Non lasceremo il popolo ucraino. Noi rimaniamo qui!".

Incontro sul Mediterraneo: per un dolore al ginocchio il papa non potrà essere presente domenica

25 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - "A causa di un’acuta gonalgia, per la quale il medico ha prescritto un periodo di maggiore riposo per la gamba, Papa Francesco non potrà recarsi a Firenze domenica 27 febbraio, né presiedere le celebrazioni di Mercoledì delle Ceneri il 2 marzo". Lo comunica oggi la Sala Stampa della Santa Sede in una comunicazione ai giornalisti. Nel programma era previsto anche un incontro del Pontefice con 49 migranti che vivono a Firenze.

Incontro sul Mediterraneo: 49 i rifugiati che incontrerà domenica Papa Francesco

25 Febbraio 2022 - Firenze -  Papa Francesco domenica sarà a Firenze per concludere, con una celebrazione eucaristica, l'Incontro dei vescovi e sindaci del Mediterraneo promosso dalla Cei. Prima della celebrtazione eucaristica incontrerà a Palazzo Vecchio 49 rifugiati provenienti da Afghanistan, Etiopia, Siria, Somalia, Costa d'Avorio, Eritrea e Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Gana e Mali. Rifugiati oggi inseriti nei percorsi di accoglienza e integrazione. Sono state selezionati, è stato spiegato, per la loro diversa esperienza di accoglienza in città. Tra loro ci saranno Mohamad Anosh e la moglie Reha, entrambi afgani, chirurgo pediatrico lui, attivista per i diritti umani lei: in Italia con le due figli, che vanno a scuola, hanno ottenuto lo status di rifugiati. Anche Mohammad Azreakhsh incontrerà il Papa: afgano, tecnico informatico, è arrivato in Italia con la famiglia alla quale è stato riconosciuto lo status di rifugiato. Joseph, giovane nigeriano, ha affrontato un viaggio di un anno e cinque mesi passando dalla Libia, per raggiungere l'Italia. "Al Papa dirò che gli voglio bene e che lo ringrazio per quello che fa perché ha aiutato questo mondo e i migranti che lasciano il loro Paese. Lui ha fatto tante cose per gli umani e sono molto contento di incontrarlo domenica", ha detto Joseph, rifugiato nigeriano di 28 anni arrivato in Italia  nel 2015.

Mons. Perego: concepire la città come comunità inclusiva e aperta, che riconosca le diversità e le provenienze

25 Febbraio 2022 - Firenze – “Firenze sarà un laboratorio di confronto fra tutte le esperienze, le fatiche, le sofferenze, le umiliazioni, che oggi si vivono intorno e dentro il Mediterraneo, e che impongono un cambio di direzione. Abbiamo davanti la sfida di far diventare quello che oggi è una barriera e un cimitero, in un grande corridoio umanitario, che colleghi fra loro, anziché separare, persone e città, attraverso nuove forme di collegamento e di collaborazione fra i continenti che si affacciano sul Mediterraneo, a tutela dei diritti fondamentali, di sbarco, di protezione, di asilo, delle persone che si spostano in mare fuggendo da miseria, fame, guerre, violenze”. Lo dice oggi, in una intervista a “la Repubblica”, il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, in questi giorni a Firenze per l’incontro dei vescovi e sindaci del Mediterraneo che si concluderà domenica con la visita di Papa Francesco. Per mons. Perego cittadinanza oggi significa “concepire la città come comunità inclusiva e aperta, che riconosca le diversità e le provenienze, valorizzando tutti, nessuno escluso…. i beni comuni devono tornare al centro dell' ottica di governo delle città”. La riforma della legge sulla cittadinanza – ha quindi aggiunto mons. Perego - è “un' altra questione cruciale per parlare di città inclusiva. Così il ripensamento, da parte di tanti paesi europei, delle loro leggi in materia di libertà religiosa, di riconoscimento formale delle minoranze e del diritto di disporre di edifici di culto. Senza i quali non ci si può sentire parte di una città allo stesso modo della maggioranza, e perciò non si danno né vera libertà religiosa, né compiuta cittadinanza”. (R.I.)

Ucraine in Italia: la voce delle badanti, temiamo per i nostri figli

25 Febbraio 2022 - Roma - Sono circa 160mila le donne venute dall’Ucraina per lavorare nelle famiglie italiane come colf o baby-sitter oppure per assistere anziani e malati non autosufficienti. Si tratta del 15% degli stranieri impiegati nel settore domestico (con contratti o irregolari) in Italia, soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro. Una parte consistente (il 76,6%) dei 236mila ucraini residenti nel nostro Paese. Badanti, età media 50 anni, che vivono perlopiù nel domicilio dell’assistito o da sole. Storie diverse ma simili di emigranti che lavorano per inviare i soldi a casa e dare un futuro ai figli (141 milioni di euro le rimesse nel primo semestre 2021). Ludmilla, 55 anni, fa le pulizie in appartamenti nel quartiere Rubattino a Milano e arriva da Cernivci, nella zona a Sud-Ovest dell’Ucraina, vicino al confine con la Romania: è terrorizzata anche se lì la situazione sembra per il momento abbastanza tranquilla. Il marito e i due figli ormai adulti vivono e lavorano nel loro Paese: avrebbero dovuto raggiungerla fra qualche giorno per trascorrere insieme, in Italia, le festività pasquali ma anche le frontiere con la Polonia e la Romania sono chiuse e le automobili non possono passare. Aerei e treni non possono partire. «La mia vita è spezzata in due – afferma – e i miei cari in queste ore sono presi dall’angoscia, soprattutto di notte, per paura dei bombardamenti, anche se lì la guerra sembra ancora lontana». È disperata e non sa darsi una spiegazione di quello che succede in Ucraina: «Ma cosa vogliono? La Russia e l’Occidente si sono presi già tutto... ». La speranza, per lei e per gli altri cittadini ucraini che si trovano in Italia, è che si possa raggiungere al più presto un accordo politico internazionale che allontani il rischio di altri morti e distruzioni. Sonia, 60 anni, è collaboratrice domestica in una famiglia di Bologna, è stravolta, piange e non riesce quasi a parlare. Si trova in uno stato di ansia scoppiato all’improvviso, quando ieri mattina ha saputo dalla televisione dell’attacco delle truppe russe al suo Paese: il marito, la figlia e la sorella invalida abitano alla periferia di Kiev e le hanno detto in una breve telefonata che sentono i colpi dell’artiglieria che si avvicinano alla città. «Prima tornavo due volte l’anno a casa, l’ultima è stata a dicembre per la seconda dose del vaccino anti-Covid, e adesso non so quando potrò riabbracciarli» commenta. Sonia ha lasciato trent’anni fa la sua casa sulla riva del fiume Dnepr per andare a lavorare come collaboratrice domestica prima in Portogallo poi in Francia e Germania e infine in Italia, dove dice di trovarsi benissimo: «In Ucraina di lavoro non ce n’è ma io dovevo portare i soldi a casa per far studiare mia figlia, che è stata cresciuta dalla nonna, e per far curare mia sorella malata». Sacrifici ripagati. «Ma adesso, con la guerra, ho paura che tutto quello che abbiamo realizzato possa crollare». Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, l’associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, ha espresso intanto «forte vicinanza al popolo ucraino che con grande dedizione e sacrificio da anni si occupa dei nostri anziani e delle nostre case». «La guerra è il più grande disastro e la più grande pazzia che l’uomo può fare – sostiene don Igor Krupa, parroco della comunità ucraina di Milano, che si riunisce nella chiesa ortodossa di Largo Corsia de’ Servi – noi facciamo parte di quella generazione che la guerra la vede solo dai filmati ma in Ucraina la guerra c’è dal 2014: nel Donbass non hanno mai smesso di sparare e tanti ragazzi hanno continuato a morire». Don Igor racconta di una «grandissima preoccupazione che si respira nella sua numerosa comunità costituita da famiglie con figli nati in Italia e da tante donne venute nel capoluogo lombardo per lavorare con il sogno di ritornare un giorno in Ucraina, dove vivono i loro parenti. A Prato la comunità cattolica ucraina di rito bizantino è guidata da don Nicola Dzudzar: una sessantina di persone. Di solito si ritrovano in preghiera due giorni alla settimana nella chiesa di Santa Margherita, all’angolo con piazza Mercatale. «Ogni celebrazione termina con un inno religioso, il cui incipit è “O grande Signore unico proteggi l’Ucraina” – afferma don Nicola -. Un’invocazione alla protezione divina, per il Paese, il popolo, la nazione, la Chiesa e i fedeli. Una preghiera quanto mai adatta in questo periodo». Pregare per la pace in Ucraina, oggi alle 21 in Duomo, con la recita del rosario: un’iniziativa, spontanea e nata dal basso, accolta con favore dal vescovo di Prato Giovanni Nerbini. Preghiere speciali sono state organizzate per la comunità ucraina anche a Firenze, nella chiesa dei Santi Simone e Giuda, dal parroco don Volodymyr Voloshyn, e a Pisa, in San Pierino. Manifestazioni di cittadini ucraini contro la guerra organizzate anche nelle piazze di Genova, Milano, Pescara e Bari. (Fulvio Fulvi - Avvenire)

Cei: tutte le Chiese in Italia unite in una preghiera corale

24 Febbraio 2022 -
Roma - "Le drammatiche immagini delle azioni militari in Ucraina provocano dolore e scuotono le coscienze. Nel condannare fermamente la scellerata decisione di ricorrere alle armi, esprimiamo vicinanza al popolo ucraino e alle comunità cristiane del Paese". Lo scrive questa sera la presidenza della Cei evidenziando che "ogni conflitto porta con sé morte e distruzione, lacera il tessuto sociale e minaccia la convivenza tra le nazioni. La memoria di quanto accaduto nel Vecchio Continente nel secolo scorso deve indurci a rinnegare ogni discorso di odio e ogni riferimento alla violenza, spronandoci invece a coltivare relazioni di amicizia e propositi di pace".
"È il desiderio dell’umanità intera, è l’impegno dei Vescovi del Mediterraneo" che riuniti in questi giorni a Firenze per l’Incontro “Mediterraneo frontiera di pace” hanno chiesto ad "una sola voce di far tacere le armi. Siamo chiamati, come diceva Giorgio La Pira, a 'usare il metodo d’Isaia: convertire, cioè, in investimenti di pace gli investimenti di guerra: trasformare in aratri le bombe, in astronavi di pace i missili di guerra!”".
La Cei fa appello  alla "coscienza di quanti hanno responsabilità politiche affinché si fermi al più presto la follia della guerra". Allo stesso tempo l'invito a tutte Chiese che sono in Italia a unirsi in una "corale preghiera per la pace" e ad aderire alla Giornata di digiuno indetta da Papa Francesco per il prossimo 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri.

Incontro sul Mediterraneo: preghiera silenziosa dei vescovi

24 Febbraio 2022 - Firenze - Mezz’ora di preghiera silenziosa a Santa Maria Novella, sotto gli occhi vigili ma dolenti del crocifisso di Giotto. Si è conclusa così la seconda giornata dell’incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo promosso dalla Cei a Firenze. I 60 vescovi, provenienti da 20 Paesi che partecipano all’incontro dei sindaci e dei vescovi sul Mediterraneo, hanno voluto anticipare la chiusura dei loro lavori per poter offrire il loro contributo, fatto di preghiera ed adorazione eucaristica silenziosa, alla causa della pace, in serio pericolo dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. La mattinata di era cominciata con i vescovi del Mediterraneo che avevano espresso “preoccupazione e dolore” per lo scenario drammatico in Ucraina e “vicinanza alle comunità cristiane del Paese”. I vescovi riuniti a Santa Maria Novella hanno inoltre accolto l’invito di Papa Francesco a vivere il 2 marzo una Giornata di digiuno e preghiera per la pace, facendo “appello alla coscienza di quanti hanno responsabilità politiche perché tacciano le armi”. “Ogni conflitto porta con sé morte e distruzione, provoca sofferenza alle popolazioni, minaccia la convivenza tra le nazioni. Si fermi la follia della guerra!”, si legge nella nota dei vescovi del Mediterraneo, che “conoscono bene questo flagello e per questo chiedono a una sola voce la pace”.  

Tavolo asilo e immigrazione, “si accolgano i profughi della guerra”

24 Febbraio 2022 -
Roma - “Facciamo appello al nostro governo e all’Ue affinché le persone costrette a fuggire trovino le frontiere europee aperte e accessibili e affinché si predisponga con urgenza un piano europeo d’accoglienza con una suddivisione equa tra i Paesi membri. Per evidenti ragioni l’Ucraina va subito cancellata dall’elenco dei cosiddetti Paesi di origine sicuri”. Lo chiede il Tavolo asilo e immigrazione, che riunisce le principali organizzazioni laiche e cattoliche che si occupano di accoglienza, esprimendo “sgomento e preoccupazione per quel che sta succedendo in queste ore in Ucraina, in particolare per la sorte delle popolazioni civili coinvolte”. “D’altronde – commentano – se non si lavora per costruire la pace, ma si alimentano confronti muscolari e si aumentano le spese militari, il risultato non può che essere tragico”. “Siamo convinti che l’unica strada da perseguire sia quella della diplomazia – affermano -. In seguito ai bombardamenti e alle violenze migliaia di persone sono in fuga e cercheranno protezione”. “Non possiamo e non vogliamo accettare nessuna ipotesi di chiusura di fronte alle vittime di una guerra scoppiata nel cuore dell’Europa e che i nostri governi troppo poco hanno fatto per scongiurare”, concludono.