Primo Piano

Operazione pane unisce l’Italia all’Ucraina

28 Aprile 2022 - Milano - Un ponte di solidarietà che unisce l’Italia all’Ucraina, nel segno del bene alimentare più semplice e prezioso: il pane. Protagoniste, le comunità francescane che nel nostro Paese offrono supporto e accoglienza alle famiglie in fuga dalla guerra. E che poi, rovescio della stessa medaglia della condivisione, portano concretamente gli aiuti a realtà da settimane ostaggio dell’angoscia legata al conflitto. Come Leopoli dove una prima missione sul campo, a fine marzo ha avuto come destinazione le suore benedettine del convento di San Giuseppe. «Appena hanno aperto i pacchi con gli aiuti, i nostri confratelli ucraini e le religiose ci hanno detto che li avevamo salvati» – spiega fra Etjen Mgushi dell’Antoniano di Bologna, protagonista del viaggio solidale assieme a fra Roberto Simonelli delle mensa “Padre Lino” di Parma. «Nella periferia sud di Leopoli le benedettine ospitano una decina di famiglie – prosegue fra Etjen – e la situazione ovviamente non è buona. Tutto parla di guerra. E di paura». Una sofferenza che si traduce nella voglia di fuga, appena contemperata dai primi ritorni di questi giorni. «La quantità di chi scappa è enorme – prosegue il religioso –, al confine le code sono lunghissime. Molti escono dal Paese a piedi. Tra loro tante mamme con i bambini in braccio». Come noto, “Operazione pane” è la campagna partita dall’Antoniano di Bologna a sostegno delle mense francescane che in tutta Italia ogni giorno mettono in tavola migliaia di pasti per chi non ha da mangiare. Con lo scoppio della guerra, la rete della solidarietà si è allargata in un impegno a doppio binario, che guarda sia alla dimensione domestica che all’Ucraina. In particolare nel nostro Paese viene garantito il sostegno alle realtà francescane impegnate nell’accoglienza, come i conventi di Bordighera e Monte Nero in provincia di Imperia. Ma anche Bologna stessa, e Palermo, per la precisione Badia la cui comunità ospita 22 profughi tra cui 9 bambini tra gli 8 e i 14 anni. Sul fronte del conflitto, invece, la rete della solidarietà è  tesa a sostegno dei 60 francescani che operano in Ucraina, in città tristemente note alle cronache belliche: Kiev naturalmente ma anche Odessa e Konotop mentre in Romania si lavora, oltreché sull’emergenza, sul terreno dell’inserimento e dell’integrazione dei profughi. «La nostra preoccupazione è per coloro che non sono riusciti a scappare – spiega fra Giampaolo Cavalli, direttore di Antoniano – ma «vogliamo aiutare anche chi è riuscito a superare il confine». Porte aperte a tutti dunque, all’insegna di un impegno che in maggio vedrà una seconda missione ucraina. Nel nome del bene più semplice e prezioso che esista: il pane. (Riccardo Maccioni)

Scuole aperte d’estate per i profughi: un aiuto per la didattica e la lingua

28 Aprile 2022 -

Milano - Scuole aperte d’estate per l’accoglienza e l’integrazione dei profughi ucraini. Lo ha deciso la Commissione Cultura: una risoluzione che impegna il governo a tenere aperti gli istituti nel periodo estivo a supporto dei quasi 40.000 minori ucraini arrivati in Italia. «Per continuare il prezioso lavoro di integrazione didattica, linguistica e culturale» spiega Vittoria Casa (M5s), presidente della commissione. Sono 17.441 giovanissimi ucraini arrivati in queste settimane nei nostri istituti scolastici. In tutto nel nostro paese sono arrivati 101.772 ucraini: 52.623 sono donne, 12.747 uomini, 36.402 minori e di questi circa la metà frequentano ora le nostre scuole.

I più piccoli arrivano impauriti, imbronciati, intimiditi. «Basta il passaggio di un’ambulanza e i loro occhi si riempiono di terrore, corrono a nascondersi sotto i tavoli », racconta l’educatrice di una scuola materna romana. I più grandi finiscono, con il tempo, per aprirsi e fare nuove amicizie. «Al Newton è arrivato un ragazzino ucraino – racconta la preside, Cristina Costarelli –. È molto bravo nelle discipline scientifiche, sta imparando l’italiano ed ha un mediatore che trascorre tutta la giornata scolastica con lui, gli fa una traduzione immediata delle lezioni. Ha una modalità di approccio diversa da quella italiana: i ragazzi e i docenti da subito sono stati molto espansivi, accoglienti e affettuosi con lui che appariva invece molto distaccato. Ora sta ingranando, si sta aprendo, si sta inserendo, anche se dice che vuole giustamente rientrare, appena si potrà, nel suo Paese». In generale, i dirigenti scolastici parlano di un buon inserimento dei ragazzi ucraini nelle loro scuole, innanzitutto umano, con le difficoltà linguistiche che sono immaginabili. I mediatori sono stati reperiti soprattutto grazie alla rete di conoscenze che ognuno ha messo in campo e grazie al passaparola, pur avendo chiesto agli enti locali di fare una ricognizione delle istituzioni che possono metterli a disposizione. «Sono figure che cominciano a scarseggiare – lamenta Costarelli – e talvolta sono persone che hanno una conoscenza della lingua italiana limitata, perché si tratta di lavoratori da tempo in Italia».

Intanto il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha incontrato a Roma la viceministra dell’Educazione ucraina, Rogova Vira. È stato costituito un gruppo di lavoro per rafforzare l’impegno dei due Paesi e risolvere una serie di questioni legate all’organizzazione del processo educativo. Il ministero dell’Istruzione italiano, che ha tracciato le linee guida per l’accoglienza e ha creato una sezione dedicata del suo sito web con materiali didattici e informazioni sul sistema scolastico ucraino, punta anche al supporto psicologico e al recupero della socialità proprio grazie alle attività dedicate previste nel periodo estivo. (D. Fas.- Avvenire)

Spagna: naufragio di un barcone di migranti

27 Aprile 2022 - Roma - È di un morto e almeno 24 dispersi il tragico bilancio del naufragio di un barcone di migranti avvenuto la notte scorsa, a 132 miglia nautiche a sud dell’isola di Gran Canaria, in Spagna. I soccorritori sono riusciti a trarre in salvo 34 naufraghi: 2 minori, 10 donne e 22 uomini. Tra coloro che mancano all’appello, invece, ci sarebbero almeno 12 donne e 7 bambini. In base ai dati pervenuti al Centro di coordinamento regionale delle Canarie, a bordo dell’imbarcazione partita dalla costa del Sahara Occidentale c’erano 61 persone.  

Ucraina: da Crotone il Rosario per la pace su Tv 2000

27 Aprile 2022 - Roma - Guarda ancora alla guerra e al desiderio di pace l’appuntamento settimanale di “Prega con noi”. Tv2000 e radio InBlu2000 invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi stasera alle 20.50, per recitare insieme il Rosario per la pace in Ucraina trasmesso su Tv2000, InBlu2000, e su Facebook e dedicato in particolare alle vittime innocenti della guerra, agli anziani, alle mamme e ai bambini sotto le bombe o in fuga. La preghiera sarà trasmessa dalla Chiesa Santa Maria Protospataris, parrocchia degli ucraini a Crotone, e presieduta da don Vasyl Kulynyak, parroco della comunità ucraina dell’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina.  

Viminale: da inizio anno 9.795 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane

27 Aprile 2022 -
Roma - Sono 9.795 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi - secondo i dati firniti oggi dal Ministero degli Interni - 1.918 sono di nazionalità egiziana (20%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (1.503, 15%), Tunisia (1.144, 12%), Afghanistan (639, 7%), Costa d’Avorio (545, 6%), Eritrea (370, 4%), Guinea (369, 4%), Siria (341, 3%), Sudan (247, 2%), Nigeria (239, 2%) a cui si aggiungono 2.480 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Ucraina: 106 i minori profughi che arriveranno venerdì a Polistena

27 Aprile 2022 - Polistena - Una storia da «aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più». Solo che questa volta gli amici in più sono 106 minori ucraini tra i 3 e i 17 anni che arriveranno venerdì a Polistena, grosso centro calabrese della Piana di Gioia Tauro. Vengono dalle città martoriate di Bucha e Irpin, sono quasi tutti soli, e saranno ospitati per due mesi dalla 'Comunità Luigi Monti' gestita dai Padri Concezionisti che già accoglie 29 ragazzini affidati dal tribunale e dal centro giustizia minorile e dai servizi sociali territoriali, bellissima esperienza anche di lavoro pulito e economia circolare. «Ci stiamo stringendo per accoglierli – ci spiega fratel Stefano Caria, responsabile della Comunità –. I nostri ragazzi hanno già preparato tutta la casa, si sono stretti nelle stanze, hanno pensato giochi da fare coi ragazzi ucraini». Un’iniziativa che coinvolgerà tutto il paese, dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Michele Tripodi alle parrocchie, dalle scuole all’Azione cattolica diocesana, dalla Caritas della diocesi di Oppido-Palmi agli scout dell’Agesci e a tante associazioni. Senza alcun contributo pubblico, solo volontariato. «L’avvocato Maria Calogero tutore speciale del tribunale dei minori di Reggio Calabria, che segue parecchi dei ragazzi che ospitiamo in comunità – racconta fratel Stefano –, è in contatto con padre Giovanni Amante, parroco della chiesa ortodossa di San Giacomo Maggiore di Messina che ospita già alcuni ragazzi ucraini ed era alla ricerca di una grossa struttura dove poter accogliere questo gruppo. L’avvocato ha chiesto a noi. Avevamo appena messo le bandiere di Italia, Ucraina e della pace, ci siamo guardati in faccia... abbiamo detto subito di sì. Metteremo qualche letto a castello e ce la faremo». Nel giro di due mesi si provvederà all’accoglienza diffusa sul territorio. «Ci sono già molte famiglie disponibili. Il nostro è un intervento di emergenza. Una sorta di ospedale da campo, come dice papa Francesco». I minori si trovano a Kiev da dove un avvocato ucraino ha contattato la collega Maria Isabella Celeste, impegnata da anni anche nel campo del volontariato con i Paesi dell’Est e che collabora con l’'Associazione Camminiamo Insieme' di Palmi, la cui direzione è affidata a Maria Calogero che ha chiesto l’aiuto dei fratel Stefano. «Abbiamo mandato una dichiarazione di accoglienza all’amministrazione militare di Kiev e ho avuto la loro risposta che ringrazia per la solidarietà dimostrata e dà l’okay per il viaggio». Domenica scorsa tre pullman sono partiti da Messina, hanno fatto sosta a Polistena per scaricare letti a castello, generi alimentari, biancheria, abbigliamento, e poi sono partiti per la Polonia, esattamente verso Przemysl, dove i ragazzi sono stati trasferiti da Kiev. Con loro dodici accompagnatrici, alcune delle quali sono le mamme, ma gran parte dei minori sono soli. «Una parte dei ragazzi non hanno più genitori, altri hanno solo la mamma mentre il papà è in guerra». Su ogni pullman tre autisti, un interprete e un medico, anche per effettuare i tamponi Covid. Tra i 106 minori c’è una bambina di 3 anni, due di 6 anni, quattro di 7 anni. La fascia più numerosa è quella 13-14 anni, sia maschi che femmine, mentre da 15 anni in su sono più femmine che ragazzi. «Ci aiuteranno nell’animazione l’Azione cattolica diocesana, le scuole e gli scout dell’Agesci. Mentre l’alberghiero qui vicino preparerà i pasti per loro. Abbiamo anche un bel campo di calcetto. Sarà davvero una sinergia importante di tutto il territorio. E, ci tengo a ripeterlo, non usufruiremo del bando del governo, quindi non riceveremo rette o altro, il nostro sarà volontariato puro». Si passerà poi alla seconda fase di accoglienza diffusa. Ci sono già molte disponibilità, ma i ragazzi chiedono di non essere allontanati tra loro. Ucraina chiama, la Calabria risponde: con due Chiese, cattolica e ortodossa, che con l’aiuto di tutti gli altri attori, hanno creato un ponte. (A.M.Mira - Avvenire)

Ucraina: papa Francesco, “tacciano le armi”

27 Aprile 2022 -
“Vi chiedo di perseverare nella preghiera incessante per la pace". E' il nuovo appello lanciato questa mattina da papa Francesco al termine dell'udienza generale. "Tacciano le armi, affinché quelli che hanno il potere di fermare la guerra, sentano il grido di pace dell’intera umanità!”, ha detto salutando i fedeli di lingua portoghese.

Ucraina: 70mila profughi hanno chiesto protezione

27 Aprile 2022 - Roma - I tecnici informatici della Protezione civile stanno ancora verificando il funzionamento dei meccanismi. Ma se non ci saranno intoppi a livello digitale, entro stasera o domani potrebbe già essere operativa la piattaforma online che consentirà ai profughi ucraini giunti in Italia e ospitati presso abitazioni private, se in possesso dei requisiti richiesti e dopo un’apposita registrazione, di poter percepire il contributo di autonoma sistemazione stabilito dal governo: 300 euro mensili per ogni adulto e 150 per minore, per un massimo di tre mesi. Lo confermano ad Avvenire fonti della stessa Protezione civile, interpellate ieri. Il contributo, viene spiegato, verrà «erogato negli uffici di Poste italiane, in contanti, a ogni profugo che si presenterà con un documento d’identità valido» (il passaporto può andar bene), sommato alla certificazione prevista (il cedolino che dimostra l’avvenuta richiesta di protezione, accordata dall’Ue e recepita dall’Italia) e alla registrazione sulla piattaforma on line. Se i test informatici daranno esito positivo, il meccanismo potrebbe partire entro la settimana e poi andare a regime ai primi di maggio. Per poter richiedere l’erogazione del contributo, occorre anzitutto aver richiesto nella locale questura il permesso di protezione temporanea accordato dalla direttiva Ue e recepito dall’Italia. Una volta presentata la domanda, con i dati del cedolino (codice fiscale provvisorio e altre informazioni) si può entrare nella piattaforma web, registrarsi e presentare la richiesta. Il sistema, spiegano alla Protezione civile farà alcune verifiche, compresa l’eventuale presenza del richiedente in strutture pubbliche o convenzionate (in quel caso, non si avrà diritto al contributo). Se arriverà l’ok, il profugo richiedente potrà recarsi poi presso l’ufficio postale più vicino e chiedere allo sportello il contributo di 300 euro per sé e di 150 per ogni minore a suo carico, che l’impiegato erogherà in euro contanti. Al momento, su 101.204 profughi ucraini entrati in Italia dall’inizio della guerra, fa sapere il Viminale, circa 70mila hanno chiesto protezione nel nostro Paese: 65mila domande in base alla normativa Ue, le restanti invece richieste di asilo, protezione speciale o altro. La seconda condizione è non alloggiare già in strutture pubbliche o convenzionate: al momento, solo 10mila sono i rifugiati ucraini ospitati nei centri d’accoglienza straordinaria (Cas) o del Sistema accoglienza e integrazione (Sai) del ministero dell’Interno e un’altra minima quota presso realtà del Terzo settore. Gli altri 90mila alloggiano presso familiari o conoscenti. Le donne sono finora 52.308, bambini e ragazzi 36.247, gli uomini adulti 12.649. I minori non accompagnati ammontano a 3.143, di cui 2.600 vivono con familiari e altri 500 in strutture autorizzate dal Tribunale dei minorenni. Le principali città di destinazione dichiarate sono ancora Milano, Roma, Napoli e Bologna. Per i contributi di autonoma sistemazione, il governo e la Protezione civile hanno ipotizzato un limite di spesa di 54 milioni di euro, sufficiente per erogare (per 3 mesi massimo, entro il 31 dicembre 2022) importi di 300 e 150 euro mensili a una platea stimata sulle 60mila persone. Invece, per l’accoglienza diffusa (calcolata per un massimo di 15mila persone e che verrà attuata dai Comuni e dagli enti del Terzo settore) il tetto di spesa è stato fissato sui 142 milioni di euro. Anche la raccolta delle manifestazioni d’interesse, da parte di enti e associazioni, è avvenuta attraverso una piattaforma della Protezione civile. Al momento, si è conclusa con 48 offerte per un totale di 26.412 posti messi a disposizione. Sarà la Commissione di valutazione, costituita dal capo Dipartimento Fabrizio Curcio, a verificare entro 9 giorni il possesso dei requisiti richiesti per le associazioni che hanno partecipato al bando. Per gli enti autorizzati, è previsto un contributo di 33 euro al giorno per ogni profugo ospitato. (Vincenzo R. Spagnolo)

“Per” e “con” ogni persona: è l’accoglienza cattolica

27 Aprile 2022 -

Accogliere, Proteggere, Promuovere, Integrare: questi quattro verbi sintetizzano l’attenzione speciale per i migranti presente fin dagli albori della Dottrina sociale della Chiesa e assurta a cifra distintiva dell’attuale pontificato. Un’attenzione da declinarsi in tutte le fasi del processo migratorio e di integrazione, ma anche evocativa della necessità di medicare un pianeta ferito dal degrado ambientale, dilaniato dalla «terza guerra mondiale a pezzi» col suo strascico di sofferenza e migrazioni forzate, in cui si moltiplicano le periferie esistenziali e cresce la produzione di scarti umani. Spesso additati come l’emblema del 'buonismo' di papa Francesco, i quattro verbi sono l’abbecedario dei milioni di cattolici impegnati, in tutto il mondo, in iniziative 'per' e 'con' i migranti. Attraverso di esse si rinnova la testimonianza del buon samaritano e, soprattutto, si indica la strada per la costruzione di una società che metta al centro le persone – sì, le persone, non i flussi e le loro dimensioni – e le loro istanze di sviluppo integrale: una caratteristica che rende tali iniziative ancor più preziose e meritevoli di essere conosciute, affinché possano diventare 'contagiose'. È proprio allo straordinario attivismo delle organizzazioni cattoliche che la Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale della Santa Sede ha deciso di dedicare un piano di ricerca che coinvolge tutti i continenti. Incaricata della realizzazione del Rapporto europeo, l’Università Cattolica ha già censito 120 buone pratiche promosse da Chiese locali, congregazioni religiose, associazioni e movimenti cattolici nei diversi Paesi: una goccia nel mare delle migliaia di iniziative attivate, ma emblematiche della capacità di rispondere pro-attivamente ai bisogni di migranti e richiedenti asilo (con un occhio di riguardo per le categorie più vulnerabili, per esempio le vittime della tratta), creare reti con gli attori pubblici e privati, reperire finanziamenti e risorse (innanzitutto l’impegno di tanti volontari), costruire 'ponti' con le comunità locali, coinvolgere i migranti in iniziative orientate al bene comune. Una capacità che, nell’anno più fortemente segnato dalla pandemia – col suo drammatico effetto di acutizzazione delle situazioni di fragilità – ha trovato un ulteriore e sfidante banco di prova.

Sulle iniziative realizzate nel contesto dell’emergenza sanitaria si concentra l’ultimo Rapporto, reso disponibile online negli scorsi giorni (qui: tinyurl.com/emersan), che testimonia l’imponente sforzo messo in campo per promuovere, attraverso il servizio ai migranti, la dignità di ogni persona. Continuando ad assicurare l’operatività degli interventi (perfino nei campi profughi) anche nelle fasi più acute della pandemia, nonostante le restrizioni e i rischi di contagio. E approntando tempestivamente soluzioni in risposta ai nuovi bisogni: dall’assistenza offerta ai migranti sorpresi dalla pandemia lungo la rotta balcanica alla distribuzione di mascherine; dal supporto a quanti hanno perso il lavoro al lancio di corsi di lingua online.

Certo non mancano gli ostacoli e le criticità da superare, inclusa un’eccessiva obbedienza al monito 'non sappia la mano destra ciò che fa la sinistra', che talvolta limita l’accessibilità dei servizi e la trasferibilità degli interventi. Tuttavia, a emergere è soprattutto la capacità di adattare l’azione ai nuovi bisogni e agli inediti vincoli di una congiuntura eccezionale; per di più, proprio l’esperienza maturata nell’assistenza ai migranti si è dimostrata provvidenziale nel momento in cui, col passaggio da una emergenza sanitaria a una crisi sociale diffusa, è lievitato il numero di persone e famiglie bisognose.

Guardando avanti, è sulla preposizione 'con' che affonderà l’attenzione il prossimo Rapporto, nella scia del Messaggio per la 107a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (25 settembre 2022), «Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati ». Una preposizione resa ancor più attuale dalla crisi ucraina: le biografie bruscamente interrotte dei protagonisti di questa nuova emergenza umanitaria, così straordinariamente simili alle 'nostre', ci rammentano di come i migranti siano, a un tempo, figure paradigmatiche della vulnerabilità della condizione umana e occasione privilegiata per forgiare quelle pratiche dialogiche e partecipative indispensabili al ridisegno in senso inclusivo dei sistemi economici e sociali. (Laura Zanfrini - Avvenire)

Viminale: 9.597 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall’inizio dell’anno

26 Aprile 2022 -
Roma - Sono 9.597 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall' inizio dell'anno. Di questi 1.913 sono di nazionalità egiziana (20%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (1.469, 15%), Tunisia (1.055, 11%), Afghanistan (639, 7%), Costa d’Avorio (545, 6%), Eritrea (370, 4%), Siria (341, 4%), Guinea (332, 3%), Sudan (247, 3%), Nigeria (239, 2%) a cui si aggiungono 2.447 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è maggiornato a questa mattina ed è stato diffuso dal ministero degli Interni. 1.043 sono, invece, i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a ieri, 25 aprile.

Ucraina: 101mila i profughi in Italia

26 Aprile 2022 -

Roma - Sono 101.204 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte fino a oggi in Italia, 96.512 delle quali alla frontiera e 4.692 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Ne dà notizia il Viminale precisando che “sul totale, 52.308 sono donne, 12.649 uomini e 36.247 minori”.

“L’incremento, rispetto a ieri, è di 450 ingressi nel territorio nazionale”. Le principali città di destinazione si confermano Milano, Roma, Napoli e Bologna.

MCI in Europa: oggi su Radio Mater le comunità italiane in Romania

26 Aprile 2022 -
Milano – Oggi, martedì 26 aprile 2022, andrà in onda l’ottava puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». La trasmissione – in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese – presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore). Lo spazio radiofonico di aprile, ospiterà – collegato da Oradea – don Valeriano Giacomelli, delegato Migrantes delle Missioni Cattoliche  Italiane in Romania. Nell’occasione, con Massimo Pavanello – sacerdote della diocesi di Milano, ideatore e conduttore della trasmissione, con la consulenza della Fondazione Migrantes – saranno descritte anche le attività umanitarie che i nostri connazionali, in Romania, stanno svolgendo nei confronti dei cittadini dalla confinante Ucraina. Radio Mater (www.radiomater.org) si può ascoltare – in Italia – attraverso la radio (sia in Fm sia in Dab) o la televisione (Digitale terrestre – Canale 403). In tutto il mondo, scaricando la app dedicata; oppure, all’indirizzo internet https://www.radiomater.org/it/streaming.htm

Ucraina: Rosario per la pace, domani sera con la comunità di Crotone su Tv2000

26 Aprile 2022 -

Roma - Sarà trasmesso da Crotone la preghiera del Rosario su tv 2000, domani sera, mercoledì 27 aprile, alle 20.50. la preghira sarà dedicata in particolare alle vittime innocenti della guerra, agli anziani, alle mamme e ai bambini sotto le bombe o in fuga dalle loro case e sarà trasmessa dalla Chiesa Santa Maria Protospataris, parrocchia della Comunità degli ucraini a Crotone, e presieduta da don Vasyl Kulynyak, parroco della comunità ucraina della doiocesi di Crotone-Santa Severina.

 

Ucraina: protezione temporanea  per le persone sfollate

26 Aprile 2022 - Roma - E' stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 15 aprile 2022 il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 28 marzo 2022 recante Misure di protezione temporanea per le persone provenienti dall'Ucraina in conseguenza degli eventi bellici in corso. Il provvedimento stabilisce che la protezione temporanea, di cui alla decisione di esecuzione (UE) 2022/382 del Consiglio del 4 marzo 2022, che accerta l'esistenza di un afflusso massiccio di sfollati dall'Ucraina, ha la durata di un anno a decorrere dal 4 marzo 2022. La protezione temporanea  si applica in  favore  delle persone  che  sono  sfollate  dall'Ucraina  a  partire  dal  24  febbraio 2022 incluso, a seguito dell'invasione militare delle  forze  armate russe che ha avuto inizio  in  tale data, appartenenti alle seguenti categorie:
  1.     a) cittadini ucraini residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022;
  2.     b) apolidi e cittadini di paesi terzi diversi dall'Ucraina  che beneficiavano di protezione internazionale o di protezione  nazionale equivalente in Ucraina prima del 24 febbraio 2022;
  3.     c) familiari delle persone di cui alle lettere a) e b).
La protezione temporanea si  applica  anche agli apolidi e cittadini di paesi  terzi  diversi  dall'Ucraina  che possono dimostrare che soggiornavano in Ucraina prima del 24 febbraio 2022 sulla base di un permesso di soggiorno permanente valido rilasciato conformemente al diritto ucraino e che non  possono  ritornare in condizioni sicure e stabili nel proprio paese o  regione  di origine. Il Questore del luogo in cui la persona è domiciliata rilascia agli sfollati un permesso di soggiorno per protezione temporanea di durata annuale. Qualora la protezione temporanea non cessi per effetto di una decisione adottata dal Consiglio dell'Unione europea sarà prorogato automaticamente di sei mesi in sei mesi per un periodo massimo di un anno. Il permesso di soggiorno perde efficacia ed è revocato, anche prima della sua scadenza, in conseguenza dell'adozione da parte del  Consiglio dell'Unione europea della predetta decisione di cessazione della protezione temporanea. Il permesso di soggiorno consente al titolare l'accesso all'assistenza erogata in Italia dal Servizio sanitario nazionale, al mercato del lavoro e allo studio. La richiesta del permesso di soggiorno va presentata direttamente in Questura e il permesso è rilasciato in formato elettronico a titolo gratuito.   In precedenza, era stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 2022 la legge n. 28 del 5 aprile 2022, di conversione del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina. La legge, che è entrata in vigore il 14 aprile 2022, dispone, fra l’altro, un aumento di 54.162.000 euro per l'anno 2022 delle risorse dedicate alla locazione e alla gestione dei centri di accoglienza per i rifugiati ucraini e introduce una serie di misure a sostegno degli studenti, dei ricercatori e dei docenti di nazionalità ucraina che svolgono attività di studio o ricerca presso le università, le istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica e gli enti di ricerca. (A. Pertici)        

Ucraina: Unhcr, 5,2 milioni i profughi

26 Aprile 2022 - Ginevra -  Il numero di rifugiati ucraini che sono fuggiti dal loro paese sotto l'attacco delle truppe russe dal 24 febbraio ha superato i 5,2 milioni.  Il dato è dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Secondo l'Unhcr, 5.232.014 ucraini hanno lasciato il loro Paese dall'inizio dell'invasione, 45.270 in più rispetto a ieri. Dall'inizio di aprile sono fuggiti poco meno di 1.197.000 ucraini, molto meno dei 3,4 milioni che avevano scelto di partire a marzo.    L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim)ha evidenziato che che oltre 218.000 non ucraini, principalmente studenti e lavoratori migranti, hanno lasciato l'Ucraina per i paesi vicini.   Quasi sei rifugiati ucraini su dieci (2.909.415 al 24 aprile) sono fuggiti in Polonia, che ospita di gran lunga il numero maggiore, anche se alcuni si sono poi trasferiti in altri paesi europei.

Naufragi e un maxi-soccorso: in 400 salvati dai guardacoste

26 Aprile 2022 -

Milano - Quasi 600 persone soccorse (di cui 400 messe in salvo a Pozzallo), 17 morti e almeno 12 dispersi nelle ultime 24 ore: è il drammatico bilancio della migrazione 'silenziosa' che si consuma ogni giorno nel Mediterraneo. Uomini, donne e bambini che sognano di raggiungere l’Europa. Partono soprattutto dalla Libia ma sempre di più i naufragi avvengono anche davanti alle coste tunisine. Come è accaduto lo scorso fine settimana: salgono a 17 le vittime accertate del ribaltamento sabato scorso di quattro barche al largo Sfax, in Tunisia, secondo la Guardia costiera tunisina. A bordo c’erano complessivamente 120 migranti, di cui 98 salvati e 17 corpi trovati finora. Risultano anche cinque dispersi. «Abbiamo bisogno di un cambiamento sistematico e di libertà di movimento per evitare ulteriori morti», afferma Alarm Phone. Nella notte c’è stato anche un maxi-soccorso davanti alle coste siciliane: un motopeschereccio a 4 miglia a sud di Porto Palo, nel Siracusano, in difficoltà e stracarico con a bordo 400 persone è stato raggiunto dai guardacoste che, con diverse motovedette, hanno garantito la staffetta dei soccorsi. I migranti avrebbero dovuto essere trasbordati sul rimorchiatore Nos Aries per essere messi in salvo. Invece, causa condizioni meteo proibitive, sono stati soccorsi a gruppi sulle motovedette di Guardia costiera e Guardia di finanza. Un’operazione lunga e complessa, resa ancora più difficile dal mare mosso. Il totale dei migranti messi in salvo, a fine operazione, è stato di 383. Molti provengono dalla Siria, tra loro anche donne, bambini e numerosi nuclei familiari. «Dopo parecchi e disumani naufragi nel Mediterraneo, la scorsa notte un barcone viene avvistato al largo delle coste – ha commentato il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna –. Come sempre Pozzallo assolve al proprio compito di città di accoglienza con grande spirito umanitario. Siamo appena all’inizio della stagione e- stiva e si ha purtroppo la sensazione che il governo nazionale stia sottovalutando la questione sbarchi». Intanto proseguono anche i soccorsi lungo la rotta centrale del Mediterraneo, fra Libia e Italia. Oltre ai 101 migranti soccorsi dalla nave di Medici senza frontiere, Geo Barents, (tra loro anche 4 bambini ed una donna incinta), altre 94 persone su un gommone alla deriva al largo della Libia sono state salvate dalla Ocean Viking. Durante l’operazione, informa la ong Sos Mediterranée, una motovedetta libica si è avvicinata «causando panico tra i naufraghi». Almeno 15 persone sarebbero cadute in acqua: solo tre sono riuscite a risalire sul gommone. «Gli altri sono probabilmente annegati» informa la Ong. Sono ora 164 le persone salvate a bordo della nave.

Un gommone con 20 migranti provenienti dalla Tunisia è inoltre approdato ieri mattina direttamente in porto a Pantelleria. Era da tempo che a Pantelleria, che dista 70 miglia dalle coste tunisine, non si registravano sbarchi a differenza di Lampedusa che è la rotta privilegiata sopratutto per gli arrivi dalla Libia. Proprio sull’isola, l’ultimo mini-arrivo è avvenuto la scorsa notta, con 8 cittadini egiziani entrati direttamente nel porto di Lampedusa a bordo di un peschereccio partito dalla Libia. Le forze dell’ordine sono riuscite a bloccarli e ora si trovano nell’hotspot di Contrada Imbriacola. Le autorità di Misurata, intanto, la seconda maggiore città della Libia, confermano di aver 'sventato' un tentativo di far arrivare più di 600 persone in Italia. I migranti sono stati intercettati in mare e riportati a terra fra sabato e domenica. (Daniela Fassini - Avvenire)

 

Srilankesi in Italia: messa e udienza con papa Francesco nella Basilica vaticana

25 Aprile 2022 - Città del Vaticano -  I cattolici dello Sri Lanka in Italia questa mattina hanno voluto compiere un pellegrinaggio per ricordare e pregare per le vittime dei tragici eventi del giorni di Pasqua di tre anni fa. Eventi che hanno seminato morte e terrore nel Paese. "Oggi avete offerto il Sacrificio eucaristico in suffragio delle vittime di quei terribili attentati, e avete pregato per quanti rimasero feriti - alcuni dei quali qui presenti - e per i familiari, come pure per tutto il popolo dello Sri Lanka. Con tutto il cuore mi unisco alla vostra preghiera", ha detto papa Francesco incontrandoli nella Basilica di San Pietro: "di fronte all'orrore e all'assurdità di certi atti, che sembra impossibile siano commessi da uomini, appare evidente l'opera del Maligno". Il Papa ha invitato a pregare per tutte le vittime della violenza e della guerra, "in particolare del terrorismo": "Cari fratelli e sorelle insieme con voi desidero pregare per la vostra patria, lo Sri Lanka, che ho avuto la gioia di visitare nel gennaio del 2015. Preghiamo per i governanti, per quanti hanno responsabilità sociali ed educative e per tutto il popolo. Che le presenti difficoltà possano trovare soluzione con l'impegno e la collaborazione di tutti. Preghiamo per la Chiesa in Sri Lanka: per intercessione di Maria Santissima sia colma di Spirito Santo e annunci con gioia il Vangelo di Cristo Salvatore". Papa Francesco ha voluto concludere con un appello  alle autorità del "vostro Paese: per favore, per amore della giustizia, per amore al vostro popolo, che si chiarisca definitivamente chi sono stati i responsabili di questi eventi. Questo porterà pace alla vostra coscienza e alla patria!". Prima dell'incontro con il Papa i srilankesi hanno partecipato ad una celebrazione nella Basilica vaticana, tra canti e inni tradizionali. (R.Iaria)

Pace a voi

25 Aprile 2022 - Città del Vaticano - Pace a voi. Per tre volte, ci dice nel Vangelo Giovanni, Gesù si rivolge con questo augurio ai discepoli chiusi nel cenacolo. Domenica in Albis, per volere di san Giovanni Paolo II domenica della Divina misericordia; Francesco preside la messa nella basilica di San Pietro e ricorda che per tre volte Gesù augura ai suoi “pace a voi”; un saluto che viene incontro a ogni debolezza e sbaglio umano: vi troveremo altrettante “azioni della Divina misericordia in noi”: anzitutto “dà gioia; poi suscita il perdono; infine consola nella fatica”. Anche oggi abbiamo davvero bisogno della pace che non sia solo il silenzio delle armi, un intervallo tra due guerre. Domenica di Pasqua per le chiese orientali. In questi giorni sacri per i credenti in Cristo, in Ucraina sono continuati i combattimenti, e lacrime e sangue hanno continuato a scorrere. Nel Regina coeli, il vescovo di Roma fa gli auguri alle diverse comunità che celebrano la Pasqua secondo il calendario giuliano e chiede che sia il Signore risorto a “colmare di speranza le buone attese dei cuori. Sia lui a donare la pace, oltraggiata dalla barbarie della guerra”. Sono passati sessanta giorni dall’inizio di quella che, con un eufemismo, la Russia chiama operazione speciale, ma la guerra “anziché fermarsi, si è inasprita. È triste che in questi giorni, che sono i più santi e solenni per tutti i cristiani, si senta più il fragore mortale delle armi anziché il suono delle campane che annunciano la risurrezione; ed è triste che le armi stiano sempre più prendendo il posto della parola”. Torna a chiedere Francesco una “tregua pasquale, segno minimo e tangibile di una volontà di pace. Si arresti l’attacco, per venire incontro alle sofferenze della popolazione stremata; ci si fermi, obbedendo alle parole del Risorto, che il giorno di Pasqua ripete ai suoi discepoli: pace a voi”. Chiede il Papa preghiere per la pace e “di avere il coraggio di dire, di manifestare che la pace è possibile”. Ringrazia i partecipanti alla marcia Perugia-Assisi, e invita i leader politici a “ascoltare la voce della gente, che vuole la pace, non una escalation del conflitto”. Pace a voi. Gesù per due volte saluta così i suoi discepoli la sera della resurrezione, quando si manifesta nel cenacolo dove si trovavano chiusi per “timore dei giudei”, scrive Giovanni. Ma in quel giorno c’è un assente, Tommaso; è presente, invece, otto giorni dopo per la seconda manifestazione del Signore. In un certo senso Dìdimo, Tommaso, è l’immagine della comunità dei credenti, che si raduna ogni otto giorni per fare memoria della Pasqua, che nella sua fragilità, nella sua incertezza, ha bisogno di un segno, di toccare per credere. Il Vangelo, con questo racconto, ci dice che “il Signore non cerca cristiani perfetti. Io vi dico: ho paura quando vedo qualche cristiano, qualche associazione di cristiani che si credono i perfetti”. E aggiunge il Papa: “meglio una fede imperfetta ma umile, che sempre ritorna a Gesù, di una fede forte ma presuntuosa, che rende orgogliosi e arroganti”. Il Signore afferma ancora “non cerca cristiani che non dubitano mai e ostentano sempre una fede sicura. Quando un cristiano è così, c’è qualcosa che non va. No, l’avventura della fede, come per Tommaso, è fatta di luci e di ombre. Se no, che fede sarebbe? Essa conosce tempi di consolazione, di slancio e di entusiasmo, ma anche stanchezze, smarrimenti, dubbi e oscurità”. Il Vangelo narra di Tommaso per dirci che “non dobbiamo temere le crisi della vita e della fede”, che “non sono peccato, sono cammino. Tante volte ci rendono umili, perché ci spogliano dall’idea di essere a posto, di essere migliori degli altri”. Nelle crisi ci riconosciamo bisognosi dell’aiuto di Dio”. Cristo per due volte incontra i suoi discepoli: è la fedeltà del Signore che supera le assenze. Gesù “non si arrende, non si stanca di noi, non si spaventa delle nostre crisi, delle nostre debolezze”, ricorda Francesco. Ritorna sempre: “quando le porte sono chiuse, quando dubitiamo, quando, come Tommaso, abbiamo bisogno di incontrarlo e di toccarlo più da vicino”. Gesù torna sempre, “bussa alla porta sempre, e non torna con segni potenti che ci farebbero sentire piccoli e inadeguati, anche vergognosi”; torna “mostrandoci le sue piaghe, segni del suo amore che ha sposato le nostre fragilità”. (Fabio Zavattaro - Sir)

25 aprile: liberi, limpidi e diritti

25 Aprile 2022 - “Quanto più s’addensa e s’incupisce l’avversario facci liberi e intensi”. Lo scrive nella “Preghiera del Ribelle” Teresio Olivelli, ucciso a 29 anni nel campo di sterminio nazista di Hersbruck colpevole di aver sottratto un giovane ucraino alla bestialità di un kapò. Ufficiale degli Alpini, aveva partecipato alla ritirata di Russia e aveva conosciuto la tragedia di uomini, soprattutto giovani, che andavano a morire per un delirio di onnipotenza dei dittatori del tempo. Ribellatosi per amore della verità al regime fascista entrò nella Resistenza con i partigiani cattolici, le “Fiamme Verdi”, che rifiutavano l’uso indiscriminato e spesso vendicativo delle armi, che si opponevano a condanne sommarie a morte chiedendo che fossero i legittimi tribunali a esprimere il giudizio. Mentre infuria la guerra e cresce l’odio in terra europea il XXV Aprile, riletto con le parole di un giovane proclamato beato il 3 febbraio 2018, si conferma memoria, monito e appello a ritrovare e vivere valori e ideali senza i quali in nessun tempo e in nessun luogo è stato ed è possibile prevenire o spezzare la spirale del terrore e dell’orrore. La “Preghiera del Ribelle” si accende oggi con le sue invocazioni: “facci liberi e intensi” nel distinguere l’aggredito dall’aggressore; “facci liberi e intensi” nella ricerca e nella rimozione delle cause di ogni conflitto; “facci liberi e intensi” nel dire che le armi non hanno mai portato e mai porteranno alla pace; “facci liberi e intensi” nell’accettare sacrifici pur di fermare la mano di Caino, “facci liberi e intensi” nel chiedere che l’unità dei cristiani sia al servizio della verità e non giustifichi alcuna menzogna. Sono richieste di uomini liberi da letture ideologiche dei fatti, per uomini limpidi nel dire che la vittoria non è la pace, per uomini intensi nel condividere il pianto e la speranza. Il XXV Aprile suscita questi tre atteggiamenti interiori. Ha bisogno di uomini e donne ribelli alla falsità, al rifiuto dell’altro, all’indifferenza. Ha bisogno che la libertà venga compresa e amata nella consapevolezza che non si raggiunge una volta per tutte e che ogni giorno va compresa e difesa. L’urlo di dolore e di disperazione che arriva dall’Ucraina come da altri Paesi lacerati da guerre scuote davvero le coscienze nel giorno in cui si celebra la liberazione da due dittature mentre si è vittime della follia di una terza? Le ombre dell’odio, dello scontro e dell’indifferenza rimangono minacciose e neppure è prevedibile il loro dissolversi. In questo tempo lacerato venga dal XXV Aprile un messaggio libero, limpido, diritto. (Paolo Bustaffa)

Dicastero Sviluppo Umano Integrale: stabilizzati i vertici

25 Aprile 2022 -
Città del Vaticano  - Papa Francesco ha stabilizzato i vertici del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale con la conferma, per un quinquennio, a prefetto del card. Michael Czerny, 76 anni a luglio, e sr. Alessandra Smerilli, 48 anni a novembre, come segretario. Entrambi erano stati nominati, nei mesi scorsi "ad interim". Il papa ha, inoltre nominato p. Fabio Baggio, 57 anni, nel ruolo di sottosegretario e con responsabilità specifiche per quanto concerne la sezione migranti e rifugiati e i progetti speciali dello stesso Dicastero. "Desideriamo ringraziare il Santo Padre per la fiducia che ha riposto in noi e nel nostro operato. Ringraziamo tutti coloro che hanno collaborato con noi durante questo periodo ad interim nel portare avanti la missione del Dicastero. Un pensiero riconoscente va al card. Peter K.A. Turkson e a tutti coloro che sono stati Superiori in Dicastero fino alla fine del 2021”, hanno sottolineato in una dichiarazione congiunta: “ci impegneremo al servizio del Santo Padre e della Chiesa in tutto il mondo  cercando di contribuire a promuovere lo sviluppo integrale di ogni persona e la cura della nostra casa comune, nella consapevolezza che ‘la manifestazione di Dio in Cristo – compresi i suoi gesti di guarigione, di liberazione, di riconciliazione e di pace che oggi siamo chiamati a riproporre ai tanti feriti sul ciglio della strada – indica il cammino e la via del servizio che la Chiesa intende offrire al mondo. Ci impegneremo anche ad implementare le raccomandazioni prodotte dalla metà del 2021 da parte della Commissione di valutazione istituita dal Santo Padre e guidata dal card. Blase Cupich”. “Le congratulazioni e i migliori auguri da parte di tutto il Dicastero vanno infine al card. Peter K.A. Turkson, chiamato dal Santo Padre a servire la Chiesa nel suo nuovo ruolo di Cancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali”, conclude la nota. Al card. Czerny, a sr. Smerilli e a p. Baggio gli auguri di un proficuo lavoro da parte della Fondazione Migrantes. (R.Iaria)