Primo Piano

Papa Francesco prega per la Birmania e benedice il popolo di Myanmar

19 Giugno 2022 - Città del Vaticano – “Giunge ancora dal Myanmar il grido di dolore di tante persone a cui manca l’assistenza umanitaria di base e che sono costrette a lasciare le loro case perché bruciate e per sfuggire alla violenza. Mi unisco all’appello dei Vescovi di quell’amata terra, perché la Comunità internazionale non si dimentichi della popolazione birmana, perché la dignità umana e il diritto alla vita siano rispettati, come pure i luoghi di culto, gli ospedali e le scuole. E benedico la comunità Birmana in Italia, oggi qui rappresentata”. Lo ha detto questa mattina papa Francesco dopo la preghiera mariana dell’Angelus.

Migranti: A settembre un corso formazione per religiose sul tema “Costruire il futuro con migranti e rifugiati”

19 Giugno 2022 - Roma - Dal 19 al 22 settembre si terrà il Corso di formazione per religiose "Costruire il futuro con migranti e rifugiati". Il corso è organizzato dall'Unione Internazionale delle Superiori Generali e dall'Istituto Internazionale di Migrazione Scalabrini e promosso dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede. Il corso, che sarà tenuto in lingua spagnola, si svolgerà in presenza presso la sede della Sezione a partire dalle ore 15:00 alle 17:00.

Migrantes, Giornata Mondiale del Rifugiato, “dalla politica alcuni passi avanti e molti indietro”

19 Giugno 2022 - Roma - Quest’anno, probabilmente, il numero dei rifugiati stimato sarà il più alto degli ultimi 50 anni: ormai 100 milioni nel mondo. Le guerre, anche l’ultima in Ucraina con sei milioni e mezzo di rifugiati e altrettanti profughi interni, i 34 conflitti in corso nel mondo, i disastri ambientali, la fame, la tratta e lo sfruttamento stanno costringendo sempre più persone e famiglie a lasciare la propria terra per chiedere protezione e asilo altrove. Di fronte a questo fenomeno epocale, la politica continua a fare passi avanti, ma anche molti passi indietro. Se da un lato è apprezzabile la proposta europea che finalmente impegna ogni Paese, seppur in forma diversa, diretta o volontaria, alla solidarietà nei confronti di richiedenti asilo e rifugiati, dall’altra non si può non denunciare il ritorno alle deportazioni di ucraini in Russia e di migranti, per lo più asiatici, dall’Inghilterra in Rwanda, nonostante le condanne della Corte europea dei Diritti umani; l’aumento del numero dei morti nel Mediterraneo, sebbene siano diminuiti gli arrivi; la diversa attenzione prestata a richiedenti asilo e rifugiati di diversi Paesi; i respingimenti in mare e in terra senza identificazione e tutela; la crescita di violenze nei campi profughi di Libia, Sud Sudan, Ciad. L’auspicio è che la Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra domani, 20 giugno, accenda i riflettori sulla imprescindibile esigibilità dei diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati, senza i quali non si può immaginare un futuro e un mondo fraterno. (Mons. Gian Carlo Perego - Presidente Cemi e Fondazione Migrantes)

L’ integrazione a scuola e al lavoro

19 Giugno 2022 -
Milano - Non si può essere integrati nella società in cui si vive senza avere un lavoro. Ogni processo inclusivo deve porsi l' obiettivo dell' occupazione, soprattutto quando riguarda uno straniero che è stato costretto a emigrare a causa di una guerra, una carestia o una persecuzione. Ma nella maggior parte dei casi per avere un posto serve il "pezzo di carta" che attesta una qualifica o le competenze utili a svolgere un mestiere o una professione. In Italia, nel 2021, sono oltre 900 i rifugiati che hanno ottenuto il riconoscimento del loro titolo di studio. Il dato arriva dal Cimea (Centro di informazione su mobilità ed equivalenze accademiche) che ha preso in carico più di 1.300 richieste di valutazione di lauree e diplomi in possesso di soggetti con asilo politico nel nostro Paese. I documenti esteri sono stati esaminati per verificarne la «comparabilità » con il nostro sistema scolastico e universitario: chi ha ottenuto il riconoscimento potrà quindi proseguire gli studi in Italia o immettersi nel mercato del lavoro. «Siamo convinti che gli strumenti che abbiamo messo a disposizione possano incentivare l' integrazione di persone che scappano da conflitti o persecuzioni e cercano di iniziare un nuovo percorso di vita nel nostro Paese» commenta Luca Lantero, direttore generale Cimea. «Abbiamo notato che chi ha ottenuto l' attestato non solo ha proseguito gli studi in Università o ha trovato un lavoro, ma si è sentito accolto anche nella nostra società: è proprio qui che sta l' integrazione, che noi continueremo a promuovere e che trova nelle università italiane un luogo aperto al dialogo e di esempio per tutto il Paese». Dall' inizio del conflitto in Ucraina, inoltre, il Cimea ha già ricevuto 41 richieste di riconoscimento di titoli. Ma il nodo principale rimane quello del lavoro. Grazie al progetto Job Clinic Online di ItaliaHello, vincitore dell' ultimo bando di Otb Foundation (un contributo di 200mila euro), 33 rifugiati hanno trovato un' occupazione negli ultimi 4 mesi. Si tratta di uno strumento digitale innovativo nato per facilitare l' incontro tra domanda e offerta di lavoro e promuovere l' integrazione socio-economica di migranti e stranieri tra i 18 e i 45 anni. Da febbraio ad oggi sono stati inseriti nella piattaforma 314 curricula (25-30 ogni settimana) che sono stati incrociati con gli annunci di lavoro presentati dalle imprese (20 a settimana) e hanno portato a sostenere 94 colloqui, di cui 33 andati a buon fine (il 20% dei beneficiari sono donne). I profughi o richiedenti asilo hanno trovato un posto nella ristorazione (lavapiatti, aiuto cuoco), nel turismo (camerieri d' albergo e receptionist), nello stoccaggio merci (magazzinieri), nella mediazione linguistico-culturale, nell' assistenza familiare e domestica (pulizie, baby-sitter, colf e badanti) e nell' edilizia (operai generici e carpentieri), 41 persone hanno invece frequentato i corsi di formazione professionale e di falegnameria. Organizzati anche 9 seminari formativi incentrati sul miglioramento delle proprie competenze nell' ambito, ad esempio, della stesura del proprio curriculum o della conoscenza del mercato del lavoro in Italia. Makan Keita, 23 anni, arrivato dal Mali quando era un minore non accompagnato racconta: «Mi sono sempre impegnato molto, ho cercato di studiare e imparare la lingua ma purtroppo non ho avuto molta fortuna all' inizio e appena sono uscito dal percorso di accoglienza previsto per i minori, ho affrontato un periodo di grande difficoltà e isolamento, avevo bisogno di trovare un impiego per mantenermi ma anche per sentirmi attivo ». Ora Makan lavora nella cucina di un ristorante e può pagarsi una piccola camera in condivisione: all' inizio viveva in strada. Rasemany, 49 anni, è originario del Burkina Faso: cercava una vita migliore e più sicura. Parla diverse lingue e dialetti locali, il che gli ha permesso di trovare un lavoro, attraverso Job Clinic, come mediatore linguistico-culturale presso la Croce Rossa. «Adesso non solo sono autonomo e non faccio più una vita da clochard - dice - ma svolgo un' attività che mi permette di aiutare tante persone che si trovano nella mia stessa situazione». La sua è una storia di riscatto come quella di Iyobosa Ohenhen, nigeriano: «Dopo aver fatto vari lavori, tra cui il mediatore culturale ho trovato lavoro per un' impresa edile come elettricista-idraulico». I titolari dell' azienda, notando il suo entusiasmo, ne hanno favorito l' aggiornamento professionale: «Ho un buon stipendio e sono molto contento» commenta. L' impresa sta cercando falegnami e Yiobosa ha segnalato l' opportunità attraverso Job Clinic indicando due persone con esperienza in questo lavoro nel loro Paese: ora stanno partecipando a un corso di formazione presso una realtà del network. A breve avranno un colloquio. È la loro chance. RIPRODUZIONE RISERVATA Cimea: nel 2021 sono stati 900 i rifugiati che in Italia hanno ottenuto il riconoscimento del diploma. E con Job Clinic in 33 hanno trovato un' occupazione Iyobosa Ohenhen. (Fulvio Fulvi - Avvenire)

Con Dio e con i migranti: il lavoro di frontiera della Fondazione Ellacuría di Bilbao

19 Giugno 2022 - Bilbao - Ismael ha il tono cadenzato degli abitanti del Reef, terra che ha lasciato nel 2018, poco dopo aver compiuto vent’anni. I suoi occhi, però, non si inumidiscono quando parla del Marocco. A commuoverlo fino alle lacrime è il ricordo dell’anziana signora di Kharkiv che gli è stata accanto negli ultimi quattro anni. «Mi ha salvato due volte. Sono arrivato in Ucraina dal mio Paese senza nulla e lei mi ha aiutato. Quando è scoppiata la guerra mi ha convinto a partire. Non volevo lasciarla. Le ho detto: “Vieni con me”. Mi ha risposto che quella era la sua vita ma io ero giovane e avevo un futuro… La sento tutte le sere al telefono, vorrei poterla rivedere». Ismael fatica a parlare: il racconto si è fatto troppo doloroso. «Vado avanti di fuga in fuga», balbetta. «Prenditi un momento di pausa. Grazie per aver condiviso la tua storia», prova a consolarlo padre Martín Iriberri. Nei lunghi anni di servizio alla Fondazione Ellacuría e ad Alboan, il gesuita ha imparato che, vissuta in solitudine, la sofferenza schiaccia. Da qui la scelta di offrire orecchio, cuore e spalle per condividerla. «Non posso cancellare il loro dolore. Posso solo caricarmene un pezzo sulla schiena», afferma il religioso mentre si divide tra le richieste di Ismail, il nuovo arrivato dopo una gincana tra Slovacchia e Germania, e degli ospiti “storici” Yussef e il quasi omonimo Ismael. Nel quartier generale della Fondazione e dell’Ong di cooperazione internazionale della Compagnia, in un quartiere popolare di Bilbao, il flusso è continuo. Profughi, senzatetto, studenti universitari, famiglie. «Cerchiamo di mettere in relazione gli esseri umani, indipendentemente dalla loro condizione. Se sappiamo ascoltare, possiamo trovare il Signore in ogni cosa, come insegnava il nostro fondatore. A cominciare dall’altro. Per questo, la nostra è una spiritualità per la missione. Il discernimento per scoprire la voce di Dio, ci porta verso i fratelli e le sorelle, che sono l’umanità tutta», sottolinea. Uomini da sempre di frontiera, proprio come Ignazio, ora come cinquecento anni fa, i gesuiti continuano a farsi costruttori di ponti tra mondi e realtà. A Bilbao hanno cercato di declinare l’accoglienza in modo innovativo. «Ad ospitare i profughi sono famiglie che frequentano le nostre parrocchie o momenti di spiritualità e le comunità religiose. I corsi di lingua, indispensabili perché possano integrarsi, come quelli professionali, sono, invece, tenuti dagli studenti dell’Università gesuita di Deusto». «Il sabato, dopo la lezione, andavamo a bere qualcosa insieme. Così siamo diventati amici», dice Yussef che, dopo aver imparato lo spagnolo, segue il programma di saldatura della Fondazione. «I muri non sono solo alla frontiera, sono anche all’interno delle nostre società, in cui i migranti sono relegati in bolle. Il primo passo per abbatterli è far entrare in contatto le persone. La conoscenza è il più efficace antidoto ai pregiudizi. Solo quando si parla di esseri umani in carne ed ossa e non più di categorie astratte, si comprende l’assurda crudeltà della discriminazione. I profughi sono uno dei grandi segni di questo tempo. Per questo, sono nel cuore della Compagnia». (Lucia Capuzzi -Avvenire)  

Obolo di San Pietro: crescono le offerte

17 Giugno 2022 -

Roma - L’obolo nell’antica Grecia era un sesto di una dracma, una “monetina”, e anche nel mondo romano e poi nel medio evo ha conservato questo significato, di pochi spiccioli. Quelli che anche le persone umili possono donare, come la vedova del famoso episodio narrato nei vangeli di Marco e Luca. L’Obolo di San Pietro è quindi un’offerta che viene chiesta a tutti i fedeli, ricchi e poveri, «come segno di adesione alla sollecitudine del successore di Pietro per le molteplici necessità della Chiesa universale e per le opere di carità in favore dei più bisognosi». In concreto l’Obolo – con cui si intende sia la raccolta di offerte, sia il fondo che con esse viene alimentato – serve a due scopi: a sostenere la complessa “macchina” della Curia romana, da poco riformata da papa Francesco, insieme alle rappresentanze pontificie sparse nel mondo; e a sostenere le opere di carità del Pontefice a favore dei più bisognosi.

Ieri è stato diffuso il bilancio dell’Obolo per quanto riguarda il 2021 e il dato che emerge è che dopo anni di calo delle offerte – dal 2015 al 2020 la diminuzione era stata del 23% – torna il segno positivo. Se nel 2020 la raccolta era stata di 44,1 milioni di euro, nel 2021 è stata di 46,9 milioni. Le spese sostenute dall’Obolo, però, sono state di 65,3 milioni, generando un passivo di 18,4 milioni che è stato coperto dal patrimonio della Santa Sede.

I ricavi sono venuti dalle offerte raccolte in tutte le diocesi del mondo in occasione della festa dei santi Pietro e Paolo, poi da donazioni, lasciti ed eredità, e anche dagli accrediti effettuati attraverso il sito www.obolodisanpietro. va. Da un punto di vista geografico nel 2021 i contributi maggiori sono venuti dagli Stati Uniti (29,3%), seguiti da Italia (11,3%), Germania (5,2%), Corea (3,2%) e Francia (2,7%).

Dei 65,3 milioni spesi 55,5 milioni sono andati ad attività della Santa Sede a servizio della missione apostolica del Papa, mentre 9,8 milioni hanno riguardato 157 progetti di assistenza in 67 Paesi. I continenti che ne hanno tratto beneficio sono stati in ordine Africa (41,8%), America (23,5%), Asia (25,5%), Europa (8.2%) e Oceania (1.0%). Le aree di intervento sono state di tipo sociale – costrurero: zione di scuole, progetti contro la tratta ecc. – e il sostegno alla presenza evangelizzatrice delle Chiese con minor mezzi o anche di quelle più radicate, per esempio con l’edificazione di nuove chiese.

Ma qual è, alla fine, l’entità complessiva dell’Obolo di San Pietro? L’anno scorso il direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione, Andrea

Tornielli, in un’intervista per il portale

Vatican News aveva posto questa domanda al prefetto della Segreteria per l’Economia, il gesuita spagnolo Juan Antonio Guerrero Alves: «Sono state scritte molte cifre, si è parlato di circa 800 milioni di euro? Può dirci quanti soldi ha effettivamente il fondo dell’Obolo?». E così aveva risposto Guer- «Parlare di 800 milioni di euro... mi sembra fantasia! Nei conti che ho visto io, il patrimonio netto di tutti i fondi della Segreteria di Stato negli ultimi dieci anni è sempre stato ben al di sotto di quest’importo. Il fondo Obolo nel 2015 era di 319 milioni di euro. Negli ultimi anni ha speso in media 19 milioni di euro in più di quanto ha incassato. Il fondo Obolo aveva, al 31 dicembre 2020, circa 205 milioni di euro, parte di questi in investimenti poco “liquidi”, compreso il famoso palazzo di Londra. Il fondo Obolo è stato decapitalizzato negli ultimi anni a causa delle spese dei dicasteri della Curia, che hanno avuto bisogno di più di quanto veniva raccolto. È ovvio che non può più essere così». (A.Ga.- Avvenire)

Forlì: aperto in monastero un centro per profughi

17 Giugno 2022 -

Forlì - Sono già una decina - donne e bambini - i profughi ucraini da ieri ospitati nel centro di accoglienza che la diocesi di Forlì-Bertinoro ha realizzato all’interno del monastero del Corpus Domini a Forlì. La struttura è vuota da alcuni mesi dopo la partenza della comunità religiosa femminile che per oltre due secoli e mezzo l’ha abitato. L’antico convento potrà ospitare una parte dei profughi provenienti dal Paese invaso dall’esercito russo. A benedire la struttura ieri mattina è stato il vescovo di Forlì-Bertinoro Livio Corazza.

Unhcr: i profughi ucraini in Europa sono circa 5 milioni

17 Giugno 2022 - Roma - L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, ha aggiornato il  portale dati  sulla situazione dei rifugiati dall’Ucraina registrando in 4,8 milioni i rifugiati registrati in tutta Europa. L'organismo riporta il numero stimato di singoli rifugiati nei 44 Paesi europei, gli aggiornamenti relativi agli attraversamenti delle frontiere dell’Ucraina dal 24 febbraio 2022, i ritorni verso l’Ucraina e le registrazioni per la protezione temporanea in Europa.

Morire di Speranza: a Milano veglia ecumenica di preghiera in memoria di quanti perdono la vita nei viaggi verso l’Europa

17 Giugno 2022 -

Milano - In occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, la Comunità di Sant’Egidio e e Genti di Pace promuovono a Milano "Morire di Speranza", una veglia ecumenica di preghiera per ricordare tutti coloro che hanno perso la vita nei viaggi della speranza verso l'Europa, "perché la loro memoria non vada perduta. Perché non accada più".

"Hassan, Rania, Salam, il piccolo Ayman ...". Durante la preghiera saranno letti i nomi e le storie di quanti hanno intrapreso questo viaggio e sono morti nel tentativo di raggiungere il nostro continente. Un'invocazione perché nasca una cultura di accoglienza, e cessino le morti nel Mediterraneo.

La preghiera ecumenica "Morire di Speranza" si tiene domenica 19 giugno alle ore 17 presso la chiesa di San Bernardino alle Monache (via Lanzone 13, M2 Sant'Ambrogio). Presiede la preghiera don Mario Antonelli, Vicario Episcopale per l'Educazione e la Celebrazione della Fede; parteciperanno la pastora Cornelia Möller della Chiesa Evangelica Luterana, la pastora Eleonora Natoli della Chiesa Evangelica Valdese, padre Tirayr Hakobyan della Chiesa Apostolica Armena, padre Ambrosij Makar della Chiesa Ortodossa Russa, padre Samuel Aregahegn della Chiesa Copta di Etiopia. Prenderanno parte alla preghiera anche diversi profughi accolti in questi anni a Milano, molti dei quali frequentano le Scuole di Lingua e Cultura Italiana della Comunità di Sant'Egidio e che ricorderanno i loro compagni morti nei viaggi. Parteciperanno anche i profughi giunti in Italia con il programma dei corridoi umanitari dal Libano, l'Etiopia, la Libia e Lesbo. Si calcola che siano oltre 48.647 persone morte, senza contare i dispersi, dal 1993 a oggi, nel mare Mediterraneo o nelle altre rotte, via terra, dell’immigrazione verso l’Europa. Un conteggio drammatico, che si è ulteriormente aggravato nell’ultimo anno: sono infatti 5.257 le persone che, da giugno 2021 ad oggi, hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le vie di terra nel tentativo di raggiungere il nostro continente, soprattutto dalla Libia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale.

Vangelo Migrante: Santissimo Corpo e Sangue di Cristo | Vangelo (Lc 9,11-17)

16 Giugno 2022 - Né a noi né a Dio è bastato darci solo la sua Parola. L’uomo ha così tanta fame che ha bisogno anche della Sua carne e del Suo sangue. E Dio non ha tenuto per sé né il Suo corpo “prendete e mangiate”; nè il Suo sangue “prendete e bevete”; e nemmeno il Suo futuro: “ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. La festa del Corpo e Sangue del Signore, questa domenica è raccontata dal Vangelo attraverso il segno del pane che non finisce. I dodici sono appena tornati dalla missione, Gesù li accoglie e li porta in disparte. Ma la gente di Betsaida li vede, accorre da loro e li stringe in un assedio che Gesù non può e non vuole congedare, diversamente da come i discepoli gli chiedono di fare. Allora è Lui a riprendere la missione dei Dodici: “prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure”. In queste parole c’è tutto l’uomo: creatura che ha bisogno di Dio, di assoluto, di cure … e di pane; c’è tutta la missione di Gesù e della Sua Chiesa: insegnare, guarire, nutrire. E c’è il nome di Dio: Colui che si prende cura di tutti e di ciascuno. Anche di ciascuno di noi, una di quelle cinquemila persone in una sera sospesa, la sera della vita, il tempo in cui si finalizza tutta l’esistenza: “il giorno cominciava a declinare”.  Gli apostoli hanno a cuore la situazione, si preoccupano della gente e di Gesù, ma non hanno soluzioni da offrire: che ognuno si risolva i suoi problemi da solo. Il loro cuore, che pure è buono, non vede oltre l’ognuno per sé, oltre la solitudine. Ma Gesù non li ascolta, Lui non ha mai mandato via nessuno. Vuole fare di quei bisogni e di quel luogo deserto, e di ogni deserto, una casa, dove si condividono pane e sogni. Per questo risponde: “voi stessi date loro da mangiare”. Gli apostoli non possono, non sono in grado, hanno soltanto cinque pani e due pesciolini. Ma a Gesù non interessa la quantità, e passa subito a un’altra logica: sposta l’attenzione da che cosa mangiare a come mangiare: “fateli sedere a gruppi”; come a dire: fate tavolate, create mense comuni, comunità dove ognuno possa ascoltare la fame dell’altro e faccia circolare il pane che avrà fra le mani. Infatti non sarà lui a distribuire, ma i discepoli e, a sua volta, l’intera comunità. Il gioco divino, al quale in quella sera tutti partecipano, non è la moltiplicazione, ma la condivisione. In questo quel pane è una benedizione e non una guerra. Il mistero della Sua presenza reale nel pane Eucaristico, da accogliere ed adorare, non può fare a meno di una mensa dove spezzarlo, condividerlo e distribuirlo. Solo così ci sarà dato di vedere anche i miracoli che fa. Il primo: sazia tutti! Non finisce mai! Il secondo: avanza! Il popolo di Dio li vede e non smette di adorare e ringraziare! (p. Gaetano Saracino)

Il mondo al crocevia si lasci guidare dai rifugiati

16 Giugno 2022 - Roma - Si avvicina il 20 giugno, l’anniversario dell’approvazione nel 1951 della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati e, proprio per questo, la giornata che la comunità internazionale ha scelto di dedicare a chi è costretto a migrare dal timore di subire persecuzioni nel proprio Paese d’origine. Le iniziative per celebrarla sono già cominciate ovunque. A Roma, il Centro Astalli ha avviato una riflessione sugli interrogativi e sulle opportunità che queste persone mettono di fronte all’Europa, e l’ha coronata con il dialogo che si è tenuto martedì 14 giugno presso la Pontificia Università Gregoriana. Il messaggio era già nel titolo: “con i rifugiati” – accanto a loro, lì dove il papa, scegliendo il tema per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato celebrata dalla Chiesa il prossimo 25 settembre, ha significativamente collocato il futuro – “ai crocevia della Storia”. In un momento in cui ci sentiamo tutti in bilico su un confine, sull’orlo di crisi – quella climatica, energetica, alimentare e naturalmente quella bellica – che paiono ad un passo dal diventare irrecuperabili. I confini sono i luoghi in cui queste sfide si materializzano: ciò avviene in modo teatrale alla frontiera ucraina, scenario di già oltre cento giorni di una sanguinosissima guerra territoriale, ma avviene a ben vedere lungo ogni confine che divide le nazioni tra di loro e al loro interno. È sui confini che si fanno visibili le profondissime disuguaglianze di risorse, di opportunità, di prospettive di futuro. Per questo, quest’anno in modo speciale, è importante volgere lo sguardo a chi sull’attraversamento del confine ha costruito la propria intera esperienza di vita, a chi ha reso questi crocevia della Storia dei crocevia di esistenza individuale. Ai rifugiati, nell’anno in cui i dieci milioni di ucraini si sono aggiunti ai profughi di altre origini, segnando il massimo storico di cento milioni. Il Centro Astalli restituisce loro voce e la fa risuonare nell’Aula Magna della Gregoriana: voci da Mali, Bielorussia, Congo, Iraq, che raccontano di vite interrotte dall’irruzione della violenza o dalla vendetta di un potere autoritario, sradicate e costrette altrove, alla povertà, allo sfruttamento. Il loro personale crocevia, dicono, è stato l’arrivo in Italia, l’incontro con persone disposte ad aiutarle, l’abbraccio di un sistema che, per quanto imperfetto, le ha fatte sentire per la prima volta rispettate e al sicuro. Le democrazie, ha spiegato la politologa Nadia Urbinati, risolvono la propria contraddizione intrinseca, tra la necessaria limitazione territoriale e l’aspirazione universalistica alla tutela della dignità di ciascuno, proprio aprendo i confini e mettendosi in contatto tra loro: a questo l’Europa ha educato i propri cittadini, ad una concezione del confine che non è barriera ma luogo di incontro. Ma allora perché di recente ha praticato l’opposto? Perché ha prima inaugurato politiche escludenti e poi, pur di non vedere i propri confini trasformarsi in muri, ha cercato di allontanarli da sé, esternalizzando la gestione della migrazione in Turchia e in Libia? Il corso di formazione organizzato dal Centro Astalli in preparazione alla Giornata del rifugiato è stato dedicato all’“Europa ferita”: anch’essa oggi ad un crocevia, tra il volto nuovo mostrato alle famiglie in fuga dall’Ucraina e il pronto riemergere di tendenze che devono tristemente chiamarsi razziste, in quei criteri  per l’applicazione della protezione temporanea che distinguono, come ha ricordato il Direttore di Avvenire Marco Tarquinio, i cittadini ucraini dai profughi della stessa guerra ma di origine straniera. Questa ambiguità non è più accettabile. Al crocevia in cui ci troviamo occorre fare una scelta e aprire gli occhi sulle ingiustizie e sulle odiose disparità. Andare a vedere le regioni della povertà: le periferie delle città e del mondo, come ha proposto mons. Paul Gallagher, Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, o i fronti di guerra. Come ha fatto lui in Ucraina, messaggero della solidarietà della Santa Sede, ma anche promotore del dialogo e garante di un contatto da mantenere vivo, per evitare di distrarsi e di stancarsi. Ne ha riportato la sensazione che l’inverno che ci aspetta non lo dimenticheremo mai. Come prepararci, come rimediare? È ancora possibile evitarlo? Una bella proposta sta nel messaggio lanciato dal Centro Astalli: facciamoci guidare da chi ha già svoltato il crocevia della propria vita, da chi ha vissuto la guerra – generale o personale – e ha maturato un profondissimo, radicale desiderio di pace. “Costruiamo il nostro futuro con i rifugiati”: insieme a loro, seguendoli, varchiamo il confine dal lato giusto, entriamo nel mondo che loro sognavano quando sono partiti, nella dimensione di libertà, diritti e dignità per tutti che chiede anche il Papa, che è l’aspirazione di ogni democrazia e la condizione indefettibile per la pace. (Livia Cefaloni)  

Parte il Master “Diritto delle Migrazioni”

16 Giugno 2022 - Padova - Sono aperte le iscrizioni al Master “Diritto delle Migrazioni”, che prenderà avvio il 14 aprile 2023. Giunto alla tredicesima edizione, il Master forma esperti con capacità teoriche e pratiche necessarie per agire con competenza e professionalità nell’ambito specifico e complesso del diritto delle migrazioni – il cui rilievo è fondamentale e crescente nei settori amministrativo, educativo, sociale, della comunicazione, e nelle stesse professioni giuridiche attraverso l’approfondimento e l’analisi degli strumenti normativi, dottrinali e giurisprudenziali, nonché attraverso l’analisi dei contesti sociali ed economici. Si avvale della collaborazione di organizzazioni internazionali e nazionali come OIM (International Organization for Migration), ICMC (International Catholic Migration Commission) e CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati) ed ha il sostegno della Fondazione Migrantes e di altri Enti per formare, aggiornare e approfondire competenze in un settore sempre più decisivo, dando concretezza alla cultura della legalità nelle direttrici di accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Per gli studenti meritevoli, secondo i parametri definiti dal Comitato scientifico, saranno a disposizione 10 Borse di studio.  

Giornata Mondiale del Rifugiato: le iniziative a Trento e Rovereto

16 Giugno 2022 - Trento - L' emergenza ucraina ha riaperto il dibattito sull' accoglienza delle persone in fuga dalla guerra. Secondo l' ultimo aggiornamento di Unhcr Italia, sono 7.363.623 i rifugiati che, dall'Ucraina, hanno attraversato i Paesi vicini in cerca di sicurezza dal 24 febbraio, giorno in cui è scoppiata la guerra, mentre 8 milioni sarebbero gli sfollati interni. Il titolo della Giornata Mondiale del Rifugiato 2022, che siu celebra lunedì 20 giugno, recita "Chiunque, ovunque, sempre". L' Unhcr con questo tema sottolinea la necessità di trattare con dignità le persone costrette a fuggire dai loro luoghi d' origine, chiunque esse siano; che le persone costrette a migrare devono essere accolte da qualsiasi luogo provengano; e, infine, che chiunque scappi dalla guerra deve essere accolto sempre. In Trentino saranno due le giornate di riflessione, approfondimento e dibattito - ma anche teatro, musica e gioco - dedicate alla Giornata Mondiale del Rifugiato 2022, come riferisce "Vita Trentina". Venerdì 17 giugno alle 20.45, al Vigilianum di Trento, un dibattito sul tema della Giornata, "Chiunque, ovunque, sempre". Partecipano Ester Gallo, docente del master Dirpom (Diritto e Politiche delle Migrazioni) dell' Università di Trento e responsabile del progetto Scholars at Risk (Sar), Angelica Villa, project manager e community organiser di Refugees Welcome Italia, e Sara Zanatta della Fondazione Museo Storico del Trentino. Sabato 18 giugno, dalle 16.30, al Parco Color io/Amico, nel quartiere Brione di Rovereto, un pomeriggio di gioco, musica e teatro dedicato al tema delle migrazioni. Si parte con giochi di ruolo, laboratori creativi e manuali, letture animate, pitture e origami a cura delle associazioni. Alle 18.45 ci sarà il saluto delle autorità, mentre alle 19.30 spazio alla performance teatrale "Persona singolare. Chi racconta la mia storia?" di Maura Pettorruso con Stefano Pietro Detassis, Sherif Diallo e Andrea Visibelli. Alle 20 cena conviviale; i partecipanti sono invitati a portare le proprie stoviglie da casa, del cibo e delle bevande da condividere con gli altri. Seguiranno, in conclusione, il concerto di Fela Beat alle 20.45 e il concerto di Nana Motobi & the Abe Pe Show crew alle 21.30. L'iniziativa è promossa, fra gli altri,  dall'Ufficio Migrantes della diocesi di Trento, dal Centro Astalli Trento, dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, Atas Onlus, dalla Fondazione Comunità Solidale, Master Dirpom, dal Comune di Rovereto.

Rifugiati: una marea umana in fuga. In 100 milioni chiedono protezione

16 Giugno 2022 - Roma - Più di una volta e mezzo la popolazione dell' Italia. Dodici volte quella della città di New York e quasi cinque volte di Pechino. Secondo i dati di maggio 2022, sarebbero oltre 100 milioni gli esseri umani in fuga nel mondo «a causa di persecuzioni, guerre e violazioni dei diritti umani». A mettere nero su bianco l' allarme, per un fenomeno in crescita esponenziale nell' ultimo decennio, è il secondo report annuale dell' Acnur (Unhcr), 'Global Trends', relativo in particolare al 2021, che Avvenire ha letto in anteprima. Numeri che non riescono a raccontare le storie, le valigie di chi fugge, piene di drammi e speranze. Alla fine dello scorso anno, la marea umana costretta a scappare dal proprio Paese si attestava attorno agli 89,3 milioni. Di questi, 27 milioni sono rifugiati, 53 milioni sfollati interni, 4,6 milioni richiedenti asilo e 4,4 milioni i venezuelani fuggiti all' estero. Dal Paese governato da Nicolàs Maduro sono fuggite in totale 6 milioni di persone, circa un quinto della nazione. Per quanto riguarda le richieste di asilo, aumentate dell' 11%, invece, gli Stati Uniti sono il Paese che ha ricevuto il numero più alto di domande (188.900). In un anno, scrive l' Agenzia Onu per i rifugiati, c' è stato «un aumento dell' 8%», che ha visto più che raddoppiare, rispetto al 2011, i numeri di chi è fuggito. A imporre un' accelerazione forzata al trend, paragonabile solo agli esodi causati dal secondo conflitto mondiale, l' invasione russa in Ucraina dello scorso febbraio e, prima ancora, il riacutizzarsi di altri conflitti ed emergenze globali. Basti pensare che, secondo la Banca mondiale, nel 2021, 23 Paesi sono stati teatro di guerra. Oltre ai conflitti armati, tra le cause di emigrazione forzata ci sono «carenze alimentari, inflazione ed emergenza climatica». Ogni tre persone che hanno lasciato la propria casa nel 2021, perché in pericolo di vita, almeno due scappavano dalla guerra in Siria (6,8 milioni), dalla povertà del Venezuela (4,6 milioni), dalla violenza dei taleban in Afghanistan (2,4), o dai conflitti e dalle persecuzioni in Sud Sudan (2,4) e Myanmar (1,2). Se i minori costituiscono il 30% della popolazione mondiale, il 42% della popolazione globale che fugge è composta da bambini e ragazzi fino ai 17 anni. Tra i rifugiati su scala globale, 3,8 milioni sono accolti nella Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che più di una volta ne ha fatto arma politica contro l' Europa. Mentre il Libano risulta essere il Paese che ha accolto il numero più elevato di rifugiati pro capite, 1 ogni 8 cittadini libanesi. Il 72% del totale, invece, compresi i rifugiati, venezuelani, è accolto in Paesi confinanti con scarse risorse. Dunque, l' incremento costante delle fughe supera le soluzioni a disposizione dei migranti. Dai dati del report, però, in uno scenario estremamente cupo, anche qualche barlume di speranza. «Mentre registriamo sgomenti il succedersi di nuovi esodi forzati - ha dichiarato l' Alto commissario dell' Onu per i rifugiati, Filippo Grandi - dobbiamo riconoscere gli esempi di quei Paesi che lavorano insieme per individuare opportunità a favore di chi fugge». Il numero di rifugiati e di sfollati interni che hanno fatto ritorno a casa nel 2021, infatti, è aumentato, tornando ai livelli pre-pandemia, «con un incremento del 71% dei casi di rimpatrio volontario». Quasi sei milioni di persone «hanno fatto ritorno ai propri Paesi di origine nel 2021», e 57.500 rifugiati sono stati reinsediati, due terzi in più rispetto al 2020. (Agnese Palmucci - Avvenire)  

Messina: la reliqua di mons. Scalabrini nella parrocchia di Santa Caterina

15 Giugno 2022 - Messina - Sabato 18 giugno, in occasione delle celebrazioni per il 90° dell’apertura al culto della Chiesa di S. Caterina V. e M. in Messina, verrà donata, per la venerazione pubblica, una reliquia del Beato Giovanni Battista Scalabrini, su richiesta del parroco mons. Giò Tavilla. L’evento si inserisce nel percorso che l’Arcidiocesi di Messina - Lipari - S. Lucia del Mela ha voluto, in occasione dell’Anno Scalabriniano, per far conoscere la figura di colui che nella storia viene ricordato con gli appellativi di “Principe della Carità”, di “Padre dei Migranti” e di “Apostolo del Catechismo”. A 25 anni dalla beatificazione, lo scorso 21 maggio, Papa Francesco ha approvato i voti favorevoli della Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi per la sua canonizzazione. L’appuntamento è previsto sabato 18 giugno 2022, alle ore 18.00, presso la Parrocchia di S. Caterina V. e M. (via Garibaldi - Messina). Dopo i saluti del parroco, mons. Giò Tavilla, interventi di sr. Etra Luana Modica, missionaria scalabriniana e segretaria generale della Pontificia Università Urbaniana; p. Aldo Skoda,  missionario scalabriniano e preside del SIMI (Scalabrini International Migration Institute). A moderare l’incontro sarà sr. Angela Maria Guzzo, missionaria scalabriniana della Comunità di Messina e vice postulatrice della Causa di canonizzazione del Beato Scalabrini. Al termine della tavola rotonda sarà celebrata l’Eucaristia, presieduta da p. Gabriele Ferdinando Bentoglio,  missionario scalabriniano e direttore del Centro diocesano Migrantes dell’Arcidiocesi di Reggio-Bova, durante la quale verrà intronizzata la reliquia. L’animazione della liturgia sarà curata dalla Comunità parrocchiale e dalle Cappellanie cattoliche dello Sri Lanka e delle Filippine. All'incontro parteciperà sr. Neusa de Fatima Mariano mscs, superiora generale delle Missionarie Scalabriniane.

Ismu: on line le “Mappe non convenzionali’ per favorire l’ integrazione

15 Giugno 2022 - Milano - Titolari di protezione internazionale e richiedenti asilo, minori neoarrivati e le loro famiglie, studenti universitari internazionali e rifugiati da oggi avranno a disposizione un nuovo strumento per poter familiarizzare più facilmente con i luoghi delle nostre città: le 'Mappe non convenzionali' che favoriscono l' integrazione tra migranti e cittadini. Le 'Mappe non convenzionali', implementate in alcuni quartieri di 4 città europee, Lisbona (Bairro das Galinheiras) in Portogallo, Nicosia a Cipro, Milano (Stazione Centrale-Naviglio Martesana) e Perugia in Italia, sono nate nell' ambito di Near- NEwly ARrived in a common home, l' innovativo progetto europeo che mira a favorire il percorso di integrazione dei migranti neoarrivati (adulti e minori) durante il loro insediamento nei Paesi di accoglienza. Il progetto, finanziato dalla Commissione europea nell' ambito del Fondo asilo, migrazione e integrazione (Amif) e coordinato da Fondazione Ismu (Italia) in partnership con Tamat Ong (Italia), Cardet Ong (Cipro), AidGlobal (Portogallo), Università Cattolica del Sacro Cuore (Italia), ha l' obiettivo di attivare un processo di fiducia reciproca, conoscenza e scambio interculturale tra i migranti e le comunità locali per la costruzione di un senso di appartenenza ad un' unica 'nuova casa comune', perché - come recita il claim di Near - 'Casa è il posto dove mi trovo adesso'. Le mappe, cui si accede tramite Web App ( https://nearproject.eu/en/unconventionalmaps ), vogliono essere una risorsa anche per tutti i cittadini che hanno il desiderio di scoprire o riscoprire, con nuovi occhi, alcuni angoli nascosti della propria città. A Milano la 'Mappa non convenzionale' ( https://unconventionalmaps.com/near/area/milano/ ), si concentra nella Zona 2, quella del quartiere attorno alla Stazione centrale che si sviluppa lungo i binari fino al naviglio della Martesana. A Perugia la mappa ( https://unconventionalmaps.com/near/area/perugia/ ) non coinvolge soltanto il centro cittadino, in cui si trovano le principali attività e centri culturali e amministrativi, ma anche un' ampia fascia suburbana.  

Nei crocevia della storia: ieri il Colloquio sulle Migrazioni del Centro Astalli

15 Giugno 2022 -  Roma – “Credo che i rifugiati siano storicamente uno dei fenomeni più comuni e costanti delle vicende umane. Basta scorrere le prime pagine della Bibbia per rendersene conto. Quindi non è qualcosa di straordinario. Straordinarie sono invece le cause che lo provocano e le risposte che si danno per gestirlo”. Lo ha detto ieri pomeriggio il Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, monsignor Paul Richard Gallagher, intervenuto al Colloquio sulle Migrazioni promosso dal Centro Astalli sul tema “Con i rifugiati ai crocevia della storia” in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra il prossimo 20 giugno. All’incontro, moderato dal direttore di Avvenire. Marco Tarquinio, è intervenuta anche la politologa Nadia Urbinati. Ad introdurre i lavori il presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti, che ha sottolineato “come milioni di persone in fuga, a cavallo di confini, ci dicono che proprio lì siamo di fronte a snodi centrali per il futuro”.  Per mons. Gallegher “abbiamo un bisogno urgente di trovare vie legali per evitare abusi e sfruttamento ma anche di porre le basi per politiche che non costringano più le popolazioni a lasciare la loro terra e anzi favoriscano la permanenza e la possibilità, non imposta, di restare.

Tortona: porte aperte anche ai ragazzi ucraini negli oratori

15 Giugno 2022 -

Tortona - All’ombra della statua della Madonna della Guardia che domina Tortona i bambini ucraini si sentono protetti da un’ospitalità materna. Sono arrivati in città da tre mesi e affrontano ora l’inizio dell’estate all’oratorio della parrocchia di San Bernardino, affidata ai sacerdoti dell’Opera don Orione, che si estende nel quartiere intorno al santuario mariano. Tra i campi da gioco e le stanze dove svolgono le diverse attività stanno stringendo sempre più amicizia con i coetanei italiani. «L’esperienza di accoglienza - racconta don Renzo Vanoi - è nata da un ponte di solidarietà con Leopoli dove vivono dei nostri confratelli. Scoppiata la guerra, ci aggiornavano su cosa succedeva giorno dopo giorno e abbiamo sentito il loro appello a dover aiutare e accogliere». I bambini con le loro mamme hanno trovato una sistemazione, poi sono stati inseriti in parrocchia e a scuola. «Vederli sorridere in questi giorni - prosegue Vanoi - è consolante, certo rimane l’inevitabile preoccupazione costante delle mamme ma cerchiamo di portare loro sostegno». L’oratorio estivo durerà quattro settimane, al termine i ragazzi potranno partecipare anche al soggiorno in montagna. Al loro fianco in questo periodo c’è don Fabio Cerasa: prima del conflitto era anche lui a Leopoli, in una delle due comunità che gli Orionini hanno avviato dal 2001 in Ucraina. Tortona ha risposto con affetto alla presenza dei bambini ucraini e tante persone cercano di offrire tempo e generosità per provvedere a tutte le necessità. «Non dimenticherò mai - dice commuovendosi don Renzo - la sorpresa che ha fatto un papà al suo piccolo qualche giorno fa: è riuscito a lasciare il fronte della guerra per stare insieme con lui e la moglie qualche ora qui con loro». Scendendo verso la riviera ligure, è stata avviata un’altra bella esperienza. Una ventina di adolescenti hanno iniziato il Grest delle Parrocchie dei SS. Giovanni e Agostino e della Cattedrale di Cristo Re a La Spezia. «Hanno aderito con entusiasmo» commenta don Luca Palei, direttore della Pastorale Giovanile diocesana.  (Alberto Gastaldi - Avvenire)

 

Migrantes Piemonte-Valle d’Aosta: domenica scorsa la settima edizione del Pellegrinaggio dei popoli

14 Giugno 2022 - Asti - Dopo due anni di silenzio, domenica 12 giugno le comunità cattoliche e straniere provenienti da diverse diocesi del Piemonte hanno potuto ritrovarsi al Pellegrinaggio dei popoli presso il Santuario Regina Pacis di Fontanelle di Boves (Cn), non a caso nella stessa sede dove si erano ritrovate due anni prima, a giugno 2019. L’appuntamento annuale, organizzato dal Coordinamento regionale Migrantes, è giunto alla sua settima edizione nonostante la lunga pausa che la pandemia ha provocato e i cui segni sono ancora visibili nella lenta ripresa delle attività aggregative delle Migrantes. A Fontanelle ad accogliere i 700 pellegrini provenienti da Alba, Asti, Cuneo e Torino erano presenti Mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e delegato Cep per la Pastorale Migrantes don Giuseppe Panero, Rettore del Santuario e Maurizio Paoletti, Sindaco di Boves e Sergio Durando, Direttore della Migrantes di Torino e responsabile del coordinamento regionale Migrantes. Ha poi raggiunto il Santuario e concelebrato la S. Messa Mons. Piero Delbosco, Vescovo della Diocesi di Cuneo. Come nell’edizione del 2019, l’atmosfera è stata riscaldata dalla grande accoglienza dei cittadini di Fontanelle, capaci di un’accoglienza calorosa e partecipata. Filippini, africani anglofoni, francofoni e lusofoni, latinoamericani e famiglie ucraine fuggite dalla guerra hanno animato il Pellegrinaggio, portando la testimonianza di un mondo ancora troppo segnato dalle sofferenze, dalla paura e dalle ingiustizie, un mondo che non possiamo ignorare. Dopo un momento di accoglienza e saluto, nella mattinata, ci sono state alcune testimonianze. Ha così preso la parola Moustafà, rifugiato afgano, oggi mediatore culturale, che ha voluto evidenziare come sia calato il silenzio sulle condizioni critiche in cui continua a versare il suo paese, oggi dimenticato dalle prime pagine dei giornali italiani. Anche la signora Mina, fuggita dalla città di Charkiv in Ucraina, ha raccontato ai pellegrini la sua storia di migrante forzata, una storia ancora troppo vicina per non leggerla nei suoi occhi. Le bombe l’hanno raggiunta quando era nella sua casa e nel crollo ha trovato riparo in un piccolo angolo. Negli attimi infiniti di paura e distruzione, Mina si è rifugiata nella preghiera, l’unica risposta alla disperazione. Nel piazzale del Rosario, domenica 12 giugno, le comunità insieme hanno pregato per la Pace e hanno condiviso momenti intensi di vicinanza, fratellanza e gioia dell’incontro.  

Ritrovo della comunità dello SrilLanka in onore della Vergine Maria 

14 Giugno 2022 - Porto Santa Rufina - Ogni anno i nostri fratelli che provengono dallo SriLanka ed hanno trovato stabile dimora nella nostra Diocesi si ritrovano per concludere l’anno sociale celebrando solennemente la Vergine Maria, Madre e guida del loro peregrinare per il mondo. Poi in realtà continueranno in molti ad essere presenti all’appuntamento domenicale della Messa in cingalese, ma i più fortunati prenderanno un tempo di vacanza e riposo con le proprie famiglie. Quest’anno, dopo i due anni di pandemia, la festa è stata particolarmente solenne, con ben sei concelebranti, la presenza alla Celebrazione Eucaristica ed al successivo pranzo dell’ambasciatore dello SriLanka con la sua consorte, e due bambine della comunità – Aisha e Rianna, ambedue frequentanti la IV elementare - che hanno ricevuto per la prima volta Gesù Eucaristia. Tutto è stato preparato con grande cura e stile, ad iniziare del lungo viale di accesso imbandierato di festoni bianco-azzurro, i colori dello Sri Lanka, ed ugualmente i fiori e tutti gli addobbi in chiesa. Solo per ornare la base ove poggiava la statua della Madonna per la Processione finale si è aggiunto anche il giallo: bianco ed azzurro = la nostra Patria, bianco e giallo = la nostra Chiesa Cattolica, i colori del Papa. La Celebrazione è stata un tripudio di colori per gli abiti tipici e sgargianti di donne e bambine, anche le più piccole, ed un coro armonico di suoni con canti ovviamente tutti in Cingalese così come tutto lo svolgersi della Messa. Unica eccezione la pergamena con la benedizione di Papa Francesco consegnata ad Aisha e Rianna era in lingua inglese: italiano quindi a scuola e con i compagni di gioco di altre nazionalità, inglese e cingalese in famiglia e con i connazionali, cingalese soprattutto per le Celebrazioni e con le persone più anziane che mal si adattano alla nuova lingua  di dove ora vivono … questo è realmente crescere nell’intercultura e prepararsi ad un prossimo domani sempre più globalizzato restando tuttavia  collegati con le proprie radici! Insieme alla Pergamena è stato donato loro un cordoncino con i due Cuori di Gesù e di Maria: chissà, forse perché le Suore dove si ritrovano ogni domenica sono una delle tante Congregazioni dedicate al Sacro Cuore, ma  a me piace anche vedervi una “coincidenza”: un richiamo di unione alla nostra Chiesa locale la cui Cattedrale è dedicata ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria, questa Chiesa locale nella quale Aisha e Rianna sono chiamate a crescere nella fede e divenire seminatrici di speranza e di gioia nel cuore di chiunque incontreranno. (Sr Maria Grazia Pennisi - Ufficio Pastorale Migrantes)