Primo Piano

Italiani nel mondo: domani il 57 anniversario della tragedia di Mattmark

29 Agosto 2022 - Roma - Ottantotto morti : 56 italiani. È il 30 agosto 1965, ore 17,15, quando 2 milioni di metri cubi staccatisi dal ghiacciaio dell’Allalin in meno di 30 secondi seppellirono sotto 50 metri di ghiaccio e detriti le baracche, la mensa e le officine degli operai della diga di Mattmark, in Svizzera. Una tragedia che segnò l’intero paese. La maggioranza delle vittime erano della provincia di Belluno (17), 7 provenivano da San Giovanni in Fiore, in Calabria. «L’emigrazione dei nostri connazionali e il sacrificio che questa ha comportato hanno segnato l’identità dell’Italia e anche lo stesso processo d’integrazione europea», ha scritto Sergio Mattarella lo scorso 8 agosto in occasione della Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Ieri a Sedico (BL) commemorazione di quella tragedia davanti al monumento degli emigranti presenti nel piazzale Vittime di Mattmark con la presenza dei gonfaloni dei comuni di Sedico e Sospirolo, i gagliardetti delle Famiglie Ex emigranti e degli Alpini. Sabato la commemorazione nel piazzale della Diga a Mattmark con una celebrazione eucaristica e la presenza dell’ambasciatore d’Italia Silvio Mignano, rappresentanti delle istituzioni ed alcuni candidati al Parlamento italiano per la circoscrizione estero (R.Iaria)

Il posto dell’umile

29 Agosto 2022 - Citta del Vaticano - Diciannove giorni prima, nella notte del 9 aprile 2009, un terremoto di magnitudo 5,8 aveva praticamente raso al suolo la città e ucciso 309 persone. Il 28 aprile a L’Aquila arriva Papa Benedetto XVI e, superando le resistenze degli addetti alla sicurezza, entra nella basilica di Santa Maria di Collemaggio ferita dalla violenza del sisma e avvolta dalle impalcature. Pochi passi per raggiungere la teca con i resti di Papa Celestino V, e poi quel gesto che ancora oggi, dopo la rinuncia del 2013, fa riflettere: si toglie il pallio, e lo pone sul cristallo. Domenica Papa Francesco entra nella basilica di Collemaggio, ancora sotto restauro, e si ferma a pregare davanti la teca di Pietro del Morrone monaco eremita benedettino, eletto Papa nel 1294 con il nome di Celestino V. Per la prima volta un Papa compie il rito dell’apertura della Porta santa della basilica, battendo tre volte sull’anta di sinistra con un ramo d’ulivo del Getsemani: è la 728ma Perdonanza celestiniana. Un tempo di perdono, dice Francesco, che non deve limitarsi a una sola volta l’anno, “ma sempre. È così, infatti, che si costruisce la pace, attraverso il perdono ricevuto e donato”. È il Papa del “gran rifiuto”, come si legge nel terzo canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante. Ma “Celestino V non è stato l’uomo dei ‘no’, è stato l’uomo dei ‘si’” dice Francesco nell’omelia della messa celebrata sul piazzale della basilica. Questo perché, ricorda, “non esiste altro modo di realizzare la volontà di Dio che assumendo la forza degli umili. Proprio perché sono tali, gli umili appaiono agli occhi degli uomini deboli e perdenti, ma in realtà sono i veri vincitori, perché sono gli unici che confidano completamente nel Signore e conoscono la sua volontà”. È ai miti che Dio rivela i suoi segreti: “nello spirito del mondo, che è dominato dall’orgoglio, la Parola di Dio di oggi ci invita a farci umili e miti. L’umiltà non consiste nella svalutazione di sé stessi, bensì in quel sano realismo che ci fa riconoscere le nostre potenzialità e anche le nostre miserie”. Celestino è stato “testimone coraggioso del Vangelo” e in lui “noi ammiriamo una Chiesa libera dalle logiche mondane e pienamente testimone di quel nome di Dio che è la Misericordia”. Ci ha lasciato “il privilegio di ricordare a tutti che con la misericordia, e solo con essa, la vita di ogni uomo e di ogni donna può essere vissuta con gioia. Misericordia è l’esperienza di sentirci accolti, rimessi in piedi, rafforzati, guariti, incoraggiati”. Omelia nel giorno in cui il Vangelo pone in primo piano la parabola del banchetto nuziale e della scelta del posto da occupare: “quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto”. Ovviamente non è una lezione di galateo, né tantomeno una forma di protocollo da rispettare; ciò che Cristo mette in evidenza, nel brano lucano, è l’umiltà: è il messaggio delle beatitudini, della capacità di scegliere una strada diversa da quella che il mondo propone; di non seguire le mode, spesso passeggere, del tempo. Il valore di ognuno non dipende dal posto che occupa in questo mondo. “L’uomo non è il posto che detiene, ma è la libertà di cui è capace e che manifesta pienamente quando occupa l’ultimo posto, o quando gli è riservato un posto sulla Croce”. E il cristiano sa che la sua vita è “una carriera alla maniera di Cristo … Finché non comprenderemo che la rivoluzione del Vangelo sta tutta in questo tipo di libertà, continueremo ad assistere a guerre, violenze e ingiustizie, che altro non sono che il sintomo esterno di una mancanza di libertà interiore. Lì dove non c’è libertà interiore, si fanno strada l’egoismo, l’individualismo, l’interesse, la sopraffazione”. L’Aquila sia davvero “capitale di perdono, di pace e di riconciliazione”; e per l’intercessione di Maria auspica “per il mondo intero il perdono e la pace” Il Papa ha voluto presenti in prima fila i familiari delle vittime del terremoto che hanno realizzato una Cappella della Memoria: “la memoria è la forza di un popolo, e quando questa memoria è illuminata dalla fede, quel popolo non rimane prigioniero del passato, ma cammina e cammina nel presente rivolto al futuro, sempre rimanendo attaccato alle radici e facendo tesoro delle esperienze passate, buone e cattive. E con questo tesoro e queste esperienze va avanti”: Jemo ’nnanzi! (Fabio Zavattaro - Sir)

Scalabriniani: proclamando Santo mons. Scalabrini papa Francesco “invita ad avere il suo sguardo d’accoglienza e d’amore verso tutti”

27 Agosto 2022 - Roma - Mons. Giovanni Battista Scalabrini è stato "un vescovo che si è dedicato completamente al ministero nella diocesi, ma ha saputo anche guardare oltre, a chi era costretto a lasciare la propria terra”. Lo ha detto oggi padre Leonir Chiarello, superiore generale dei Missionari di San Carlo fondati da mons. Scalabrini che sarà proclamato Santo il prossimo 9 ottobre. Il neo Santo “ha dato una risposta concreta al fenomeno della migrazione, coinvolgendo la Chiesa, il Governo, la società e chiamando tutti ad una presa di coscienza. Ha combattuto - ha detto ancora p. Chiarello - quello che il Santo Padre chiama ‘la cultura dell’indifferenza e dello scarto’. Proclamandolo Santo, Papa Francesco ci invita ad avere il suo sguardo d’accoglienza e d’amore verso tutti”. (R.Iaria)

Scalabriniane: “grande gioia l’annuncio della canonizzazione di monsignor Scalabrini”

27 Agosto 2022 -
Roma - “L'annuncio della data della canonizzazione del nostro fondatore Giovanni Battista Scalabrini riempie di gioia noi Suore Missionarie Scalabriniane. Questo periodo sarà un gioioso percorso di avvicinamento al giorno in cui sarà proclamato Santo. Lui, padre dei migranti, è la testimonianza di un impegno cristiano a tutela degli ultimi, una voce che nei tempi d'oggi risuona quanto mai necessaria e attuale”. Lo ha detto suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane. “Tutta la Congregazione vive in comunione questo momento, con l'intera famiglia scalabriniana, con tutti i migranti e rifugiati, perché è consapevole che l'eredità di Scalabrini è la missione con i migranti, un carisma per i tempi moderni. Scalabrini è un santo e il suo percorso di santità è stato per e con i migranti”, aggiunge suor Neusa.

Papa Francesco ai nuovi cardinali: missione è “apertura a tutti i popoli, all’orizzonte del mondo, alle periferie ancora ignote”

27 Agosto 2022 -
Città del Vaticano - Nuovi cardinali per la Chiesa Cattolica. Oggi pomeriggio papa Francesco, nella basilica di san Pietro, in occasione del Concistoro pubblico da lui convocato,  ha letto la formula di creazione e ha proclamato i nomi dei nuovi venti cardinali. Il rito è proseguito con la professione di fede dei porporati e il giuramento di fedeltà e obbedienza a Papa Francesco e ai suoi successori. I nuovi cardinali si sono quindi inginocchiati davanti al Papa ed hanno ricevuto lo zucchetto, la berretta cardinalizia e l'anello cardinalizio. Questi i nomi dei nuovi cardinali: mons. Arthur Roche, arcivescovo-vescovo emerito di Leeds, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; mons. Lazzaro You Heung-sik, arcivescovo-Vescovo emerito di Daejeon, prefetto del Dicastero per il Clero; mons. Fernando Vérgez Alzaga, arcivescovo tit. di Villamagna di Proconsolare, presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; mons Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marseille (Francia); Mons. Peter Ebere Okpaleke, vescovo di Ekwulobia (Nigeria); mons. Leonardo Ulrich Steiner, arcivescovo di Manaus (Brasile); mons. Filipe Neri António Sebastião do Rosário Ferrão, arcivescovo di Goa e Damão (India); mons. Robert Walter McElroy, vescovo di San Diego (U.S.A.); mons. Virgilio do Carmo da Silva, arcivescovo di Díli (Timor Orientale); mons. Oscar Cantoni, vescovo di Como; mons. Anthony Poola, arcivescovo di Hyderabad (India); mons. Paulo Cezar Costa, arcivescovo di Brasília (Brasile); mons. Richard Kuuia Baawobr, vescovo di Wa (Ghana) che non era presente perchè ieri, come ha detto papa Francesco  - all'arrivo a Roma "si è sentito male per un problema al cuore, ha avuto un intervento ed è ricoverato" ed ha chiesto di pregare per lui; mons. William Seng Chye Goh , arcivescovo di Singapore (Singapore);  mons. Adalberto Martínez Flores, Arcivescovo di Asunción (Paraguay); mons. Giorgio Marengo, vescovo titolare di Castra severiana, prefetto apostolico di Ulaanbaatar (Mongolia); mons. Jorge Enrique Jiménez Carvajal, arcivescovo emerito di Cartagena (Colombia); mons Arrigo Miglio, arcivescovo emerito di Cagliari; padre Gianfranco Ghirlanda, già Rettore della Pontificia Università Gregoriana; mons. Fortunato Frezza, arcivescovo titolare di Treba. “Il Signore - ha detto il papa durante l'omelia -  ci chiama nuovamente a metterci dietro a Lui, a seguirlo sulla via della sua missione. Una missione di fuoco – come quella di Elia –, sia per quello che è venuto a fare sia per come lo ha fatto. E a noi, che nella Chiesa siamo stati presi tra il popolo per un ministero di speciale servizio, è come se Gesù consegnasse la fiaccola accesa, dicendo: Prendete, come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Commentando  il brano del Vangelo di Luca: “Sono venuto a gettare il fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” papa Francesco ha spiegato che "il Signore vuole comunicarci il suo coraggio apostolico, il suo zelo per la salvezza di ogni essere umano, nessuno escluso”: “Vuole comunicarci la sua magnanimità, il suo amore senza limiti, senza riserve, senza condizioni, perché nel suo cuore brucia la misericordia del Padre. E dentro questo fuoco c’è anche la misteriosa tensione, propria della missione di Cristo, tra la fedeltà al suo popolo, alla terra delle promesse, a coloro che il Padre gli ha dato e, nello stesso tempo, l’apertura a tutti i popoli, quella tensione universale, all’orizzonte del mondo, alle periferie ancora ignote”. “Questo fuoco - ha quindi aggiunto -  potente è quello che ha animato l’apostolo Paolo nel suo instancabile servizio al Vangelo, nella sua corsa missionaria guidata, spinta sempre in avanti dallo Spirito e dalla Parola. È anche il fuoco di tanti missionari e missionarie che hanno sperimentato la faticosa e dolce gioia di evangelizzare, e la cui vita stessa è diventata vangelo, perché sono stati anzitutto dei testimoni. Questo, fratelli e sorelle, è il fuoco che Gesù è venuto a ‘gettare sulla terra’, e che lo Spirito Santo accende anche nei cuori, nelle mani e nei piedi di coloro che lo seguono. Il fuoco di Gesù, il fuoco che porta Gesù”. (R.Iaria)

Migrantes: gioia per la canonizzazione del Vescovo Scalabrini

27 Agosto 2022 -    La Fondazione Migrantes si unisce alla gioia degli Scalabriniani e delle Scalabriniane, delle Diocesi di Como e Piacenza-Bobbio e di tutta la Chiesa Italiana per la canonizzazione di Mons. Giovanni Battista Scalabrini, che sarà a Roma il 9 ottobre. Il Vescovo Scalabrini, oltre che Pastore della propria Chiesa di Piacenza per oltre trent’anni, è stato un Pastore dei migranti nelle Americhe, che raggiungerà in due viaggi. Insieme all’amico Vescovo di Cremona, Mons. Geremia Bonomelli, saranno i primi a considerare l’importanza del camminare della Chiesa con i migranti: Scalabrini realizzando una Congregazione di religiosi per le Americhe e un gruppo di sacerdoti diocesani e Bonomelli per l’Europa e l’Asia minore. In una Conferenza al Convegno dell’Opera dei Congressi di Ferrara, nel 1899 il Vescovo Scalabrini affermava: “Emigrano i semi sulle ali dei venti, emigrano le piante da continente a continente portate dalle correnti delle acque, emigrano gli uccelli e gli animali, e, più di tutti emigra l’uomo, ora in forma collettiva, ora in forma isolata, ma sempre strumento di quella Provvidenza che presiede agli umani destini e li guida, anche attraverso le catastrofi, verso la meta ultima, che è il perfezionamento dell’uomo sulla terra e la gloria di Dio ne’ cieli” (L’emigrazione degli operai italiani, Ferrara, 1899). L’emigrazione è una costante nella storia e nella vita dell’uomo di ieri e di oggi. Il Vescovo Scalabrini vede poi nella dispersione geografica degli individui e dei popoli il lento cammino della storia umana verso l’unità di una sola famiglia: “si va maturando quaggiù un’opera ben più vasta, ben più nobile, ben più sublime: l’unione in Dio per Gesù Cristo di tutti gli uomini di buon volere…” (Discorso al Catholic Club di New York, 15.10.1901. Una sola famiglia umana, un mondo fraterno è il cammino che ci indica oggi il Magistero della Chiesa, in particolare l’enciclica Fratelli tutti di papa Francesco. Se la Santa Cabrini è stata proclamata la Madre degli emigranti, Scalabrini Santo può essere considerato il Padre degli emigranti: una madre e un padre che accompagnano anche il cammino dei migranti di oggi. (Mons. Gian Carlo Perego - Presidente Fondazione Migrantes)  

Papa Francesco: Mons. Scalabrini sarà proclamato Santo il prossimo 9 ottobre

27 Agosto 2022 - Città del Vaticano - Sarà proclamato Santo il prossimo 9 ottobre mons. Giovanni Battista Scalabrini, Vescovo di Piacenza. Nato a Fino Mornasco (Como, Italia) l’8 luglio 1839 ed entrato in seminario nel 1857, ricevette l’ordinazione sacerdotale il 30 maggio 1863. Dopo aver svolto gli incarichi di rettore e docente nel seminario minore di Como, nel 1870 venne nominato parroco di San Bartolomeo nella stessa città. All’età di 36 anni, il 12 dicembre 1875, riceve la nomina di vescovo di Piacenza, e il 30 gennaio 1876, venne consacrato a Roma, nella cappella di Propaganda Fide. Per 29 anni svolse un intenso apostolato nella diocesi piacentina: compì cinque visite pastorali, indisse e celebrò tre sinodi diocesani, incrementò e rinnovò la formazione e gli studi nei tre seminari della sua diocesi, esercitò con gran frutto il ministero della parola e l’insegnamento del catechismo, curò in modo particolare la liturgia e il canto liturgico, promosse il culto eucaristico e la devozione mariana. Rientrano tra le sue preoccupazioni l’apostolato della buona stampa con la fondazione di un giornale diocesano, l’assistenza ai poveri e agli anziani, senza trascurare categorie socialmente svantaggiate, come le sordomute e le mondariso. Impressionato, già nel periodo in cui era parroco di San Bartolomeo a Como, delle drammatiche condizioni delle prime migrazioni di massa verso le Americhe, soprattutto Stati Uniti e Brasile, il Beato s’impegnò a renderne consapevoli le autorità ecclesiastiche e statali e a sensibilizzare l’opinione pubblica. Proprio per assistere e proteggere i migranti fondò nel 1887 la Congregazione dei Missionari di San Carlo Borromeo. Sempre a favore dei migranti svolse un’intensa attività con conferenze e pubblicazioni e, nel 1905, dalla Congregazione delle Missionarie di San Carlo Borromeo. Sempre a favore dei migranti svolse un’intensa attività con conferenze e pubblicazioni e, nel 1901, vide accolte alcune sue proposte nella nuova legge sull’emigrazione approvata dallo Stato italiano. Negli ultimi anni della sua vita visitò personalmente gli emigrati e i suoi missionari negli Stati Uniti e in Brasile. Tornato in Italia, stremato di forze, si spense a Piacenza (Italia) il 1° giugno 1905. Fu proclamato Beato da San Giovanni Paolo II, in Piazza San Pietro, il 9 novembre 1997.

Quando i profughi sono ragazzi

26 Agosto 2022 - Roma - Tra i profughi accolti sull'isola di Cipro, molti sono ragazzi soli, tra i 15 e i 17 anni, partiti ancora più piccoli dall'Afghanistan, dalla Somalia, o da altri paesi segnati da guerre o regimi violenti. Alle spalle, storie difficili e dolorose: qualcuno ha perso i genitori, altri sono stati mandati lontano dalle stesse famiglie perchè si salvassero dalla violenza che affligge i paesi di origine. I minori non accompagnati sono oltre 750 in tutta l'isola, accolti in diverse strutture: circa 200 sono nel campo profughi di Pournara, in un'area denominata "Safe Zone", ovvero una zona protetta, destinata soltanto a loro. Altri sono in alcune strutture di accoglienza a Nicosia, o in hotel adibiti a "shelters" nelle città di Paphos e Larnaca. Sono stati loro i destinatari di molte delle attività dell'estate di solidarietà con i migranti a Cipro promosse dalle Scuole per la Pace della Comunità di Sant'Egidio: Scuola di Lingua, a Nicosia e a Pournara, dove alcuni di loro si sono affiancati ai volontari per aiutare nel servizio ai tavoli alla Tenda dell'Amicizia oppure nella cura dei più piccoli alla Scuola della Pace; gite culturali e ricreative con i ragazzi degli shelters di Larnaca e Paphos. Spesso considerati "difficili", sono ragazzi che hanno bisogno di ritrovare l'infanzia, perduta nei lunghi viaggi o nell'incontro precoce con l'orrore della guerra e delle persecuzioni. Colpisce - spiegano i promotori - in loro il senso di solitudine: all'euforia del viaggio e della scoperta di novità, si è presto sostituita la preoccupazione per il futuro, il sentirsi soli con poche risorse. Alcuni di loro sono in attesa di essere trasferiti in altri paesi europei dove potranno ricongiungersi ai familiari, ma per altri questa possibilità non c'è e aspettano la maggiore età sull'isola senza grandi speranze. Con i volontari di Sant'Egidio che quest'estate si sono alternati a Cipro da tutta l'Europa i ragazzi hanno potuto respirare un'aria nuova, che ha rotto la monotonia di giornate sempre uguali. Grazie anche alla collaborazione degli operatori del Ministero del Welfare cipriota che li hanno in affidamento, è stato infatti possibile coinvolgere quasi tutti loro. Nella quotidianità degli incontri "abbiamo cominciato a conoscerci, ad ascoltare le loro storie, a consolare le loro sofferenze. Nell'essere insieme i ragazzi hanno potuto esprimere tutto il loro desiderio di vita, e trovato amici a cui confidare i loro sogni". [caption id="attachment_29017" align="alignnone" width="300"] Foto Comunità Sant'Egidio[/caption]

Viminale: 52mila le persone migranti sbarcate sulle nostre coste dall’inizio dell’anno

26 Agosto 2022 -

Roma - Il cruscotto quotidiano del Viminale, che fotografa il numero dei migranti sbarcati a decorrere dal 1° gennaio 2022 (fino al 25 agosto) dice che, nell’anno in corso, sono state ufficialmente 52.632 le persone giunte nel nostro Paese, contro le 37.262 del 2021 e le 17.500 del 2020. Il picco di arrivi durante il mese di agosto si è verificato il giorno 13, con l’approdo sul territorio italiano di 1.439 profughi in sole ventiquattr’ore.

Morte sul tir e arrivi via mare: le due facce dell’odissea

26 Agosto 2022 -

Roma - È di un minore, probabilmente di origine siriana, il corpo trovato dentro un container ad Agnadello, in provincia di Cremona, da un autista proveniente dalla Turchia. La macabra scoperta è avvenuta mentre l’uomo si era fermato per caricare della merce. Il ragazzo sarebbe morto per soffocamento a causa del caldo che aveva invaso il suo stretto nascondiglio. La giovane età è stata ricostruita dalle lastre, la nazionalità dalle etichette dei pantaloni che fanno ipotizzare appunto la provenienza dalla Siria. L’ultima tragedia dell’immigrazione arriva dunque sulle strade del nord Italia, nella rotta via terra che dalla Turchia porta alla nostra penisola. Ci si nasconde a bordo, spesso tra una sosta e l’altra, dentro rimorchi di fortuna, a rischio della vita.

Anche la via del mare resta piena di pericoli per i profughi. Se due giorni fa, 1.200 persone sono sbarcate in Sicilia, Calabria e Puglia (in quest’ultimo caso, l’approdo a Taranto ha riguardato 106 persone salvate dalla Geo Barents) l’allarme resta alto per le imbarcazioni senza una destinazione ferme nel Mediterraneo. Da nove giorni a bordo della «Open Arms Uno», ad esempio, si trovano 99 persone salvate nel Mediterraneo centrale. «Hanno il diritto di sbarcare in un porto sicuro, lo impone la legge. L’umanità e la dignità ci rendono esseri umani. Basta», è stato l’appello della Ong spagnola. Tra loro c’è Mohammed, 17 anni: «Viene da uno dei paesi più colpiti dalla povertà e dalla violenza, il Chad. Da nove giorni è sul ponte della Open Arms Uno. Ha urgentemente bisogno di un porto sicuro dove sbarcare e dove tornare a vivere in pace». Nel frattempo, dopo settimane di sbarchi, ieri c’è stato il primo ricollocamento di migranti. Si tratta di 38 richiedenti asilo partiti per la Francia nell’ambito del nuovo Meccanismo volontario di solidarietà. L’intesa raggiunta il 10 giugno in Lussemburgo dal Consiglio Europeo Affari interni prevede il ricollocamento annuo di circa 10mila migranti, individuati principalmente tra le persone salvate in mare nel Mediterraneo centrale e lungo la rotta atlantica occidentale e poi sbarcate negli Stati membri di primo ingresso dell’Unione. Francia e Germania hanno messo a disposizione le maggiori quote, 3.500 e 3.000 persone, tra i 21 Paesi che hanno condiviso la Dichiarazione politica. A curare il trasferimento è stato il Viminale in raccordo con la Commissione europea, l’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo (Euaa) e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim).

L’operazione è stata preceduta, così come prevedono le modalità operative approvate dalla Commissione europea e dagli Stati interessati, dalle attività di pre-identificazione, foto-segnalamento e controlli sanitari da parte delle autorità italiane per determinare i potenziali beneficiari, dalla registrazione delle domande di protezione e dalla proposta di ridistribuzione dei richiedenti protezione internazionale da parte dell’agenzia Euaa, dall’analisi dei dossier individuali e dalle interviste da parte della delegazione francese. Per l’organizzazione dei trasferimenti verso la Francia, con il sostegno finanziario della Commissione Europea, l’Italia si è avvalsa del supporto logistico dell’Oim, nell’ambito di progetti europei dedicati. Proprio per verificare la composizione del primo gruppo di migranti, dal 28 luglio al 2 agosto funzionari francesi sono stati in missione al Cara di Bari. Entro la fine di agosto è previsto l’arrivo in Italia di una delegazione di funzionari tedeschi che verificheranno la composizione di un secondo gruppo di migranti destinati ad essere ricollocati in Germania. (Giulio Isola - Avvenire) 

Vangelo Migrante: XXII Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 14, 1.7-14)

25 Agosto 2022 - “Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”, dice Gesù nel Vangelo di questa domenica. I maestri di vita spirituale, suggeriscono che è meglio non darsi subito come obiettivo l’umiltà perché c’è il rischio di scivolare verso una ‘sottile sufficienza’ o innescare una eccessiva considerazione di se stessi. L’umiltà, infatti, è essenzialmente volgere il proprio sguardo al di fuori di se stessi e lasciarsi condurre. Gesù la suscita in reazione ad una scena che gli capita innanzi. “Notando come sceglievano i primi posti” oppone ‘a quel segno del potere, il potere dei segni’: “Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!” (…) Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!” A Gesù non interessa stigmatizzare un comportamento sociale e piazzarlo tra le cose da fare o non fare nel traffico delle relazioni umane. L’umiltà che Lui indica, non è ‘bon ton’, svalutazione personale fine a se stessa o ‘escamotage’ per evitare brutte figure, ma apertura a Dio e ai fratelli. Tutti abbiamo un nervo scoperto che corrisponde all’ansia del primo posto, all’incessante sottolineatura del proprio ego. Una fatica angosciante che mai smettiamo di inseguire! Sembra che non ne possiamo fare a meno. E, invece, Gesù fa capire che ce ne possiamo liberare solo dinanzi alla consapevolezza che c’è Qualcuno che assegna il posto giusto a ciascuno. Vivere nella convinzione che il posto lo assegna Dio oltre che a vivere felici, genera anche la vera inversione di rotta nella storia e apre il sentiero per un tutt’altro modo di abitare la terra. Si tratta di una consapevolezza che ci permette di valorizzare il reale: quanti notabili e personaggi in vista sono stati respinti nella storia! E quanti perseguitati e testimoni, invece, vivendo dove Dio li ha posti…, anche in posti scomodi, si sono lasciati condurre da Lui e hanno illuminato di quella luce interi corsi della storia! Come il padrone di casa della parabola, che invita i commensali ad avanzare, così Dio si occupa di noi e ci conduce. Una vita dove il posto che abbiamo lo abbiamo ricevuto in dono, non sarà più il luogo del contraccambio ma il luogo del dono: “non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio”; quando si vive in funzione di un amore che non cerca il contraccambio, si trasforma tutto in condivisione. Vivere condividendo, vuol dire fare memoria di qualcuno che ha condiviso con noi quel che era suo. E questi è innanzitutto Dio che ha mandato il Figlio … senza chiederci niente in cambio insegnandoci che la vita si scambia non si commercia. Alla fin fine, umiltà significa esistere in funzione della vera ricompensa del Signore. Dice il libro della Sapienza: “gli empi sono coloro che non sperano salario dalla santità”. Il nostro rischio è che si viva senza sperare che il Signore ricompensi la condivisione e l’amore, credendo che fidarsi di Dio non paghi e non sia una realtà vantaggiosa. E, invece, è proprio questo il segreto delle beatitudini: Dio regala gioia a chi produce amore. (p. Gaetano Saracino)
  1. Gaetano SARACINO

Mons. Scalabrini, “uomo di grande carisma”

25 Agosto 2022 - Città del Vaticano - Sabato 27 agosto alle 16 nella basilica di San Pietro papa Francesco terrà il Concistoro ordinario pubblico per la creazione di nuovi cardinali, per l’imposizione della berretta, la consegna dell’anello e l’assegnazione del Titolo o Diaconia e per la canonizzazione dei beati Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza, fondatore della Congregazione dei Missionari di San
Carlo e della Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo, e Artemide Zatti, laico professo della Società Salesiana di San Giovanni Bosco (Salesiani). "La vicenda del vescovo
Scalabrini, uomo di grande carisma, si intreccia - dice oggi il presidenbte della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, al settimanale "Il Nuovo Giornale" della diocesi si Piacenza-Bobbio - con la vita dell’allora vescovo di Cremona mons. Geremia Bonomelli, vissuto nello stesso periodo, con cui stabilisce una forte amicizia e una comunione di intenti che lega le due diocesi vicine.
Essendo io originario della diocesi di Cremona, ho approfondito - aggiunge mons. Perego - questo legame che si evidenzia attorno al dramma dei migranti". Alla fine dell’800 un milione di persone all’anno emigrava dall’Italia verso le Americhe e l’Europa. Sia Scalabrini che Bonomelli "vanno di persona a visitare i migranti. Bonomelli in Europa e nel Medio Oriente, Scalabrini nelle due Americhe: una vicinanza in maniera diretta che anticipa i viaggi che realizzeranno i Papi a partire da Paolo VI. Questi vescovi, figure affascinanti, hanno segnato la storia della Chiesa". (R.I.)

Fonte d’Ismaele: giornate al mare per i profughi ucraini

25 Agosto 2022 -

Roma - Le donne e i bambini provenienti dall’Ucraina e attualmente ospiti presso il Centro Fonte d’Ismaele trascorreranno alcuni di questi giorni di fine estate al mare, grazie a un accordo tra l’associazione, Atac e il Dopolavoro dell'Azienda. Oggi il primo appuntamento presso lo stabilimento balneare di Ostia del Dopolavoro, poi l’esperienza verrà ripetuta martedì 30 agosto, giovedì 1 settembre e da martedì 6 fino a venerdì 9 settembre.

 

“Fin dallo scoppio di questa atroce guerra, ormai sei mesi fa, - spiega Lucia Ercoli, coordinatrice di Fonte d’Ismaele - ci siamo attivati per un’accoglienza di tipo familiare per le persone costrette a fuggire dall’Ucraina. Per un po’ abbiamo sperato che prevalesse la logica del buon senso e la guerra potesse terminare presto, ma non è andata così e le persone che sono arrivate qui in Italia sono sempre più smarrite e disperate”.

 

“Per questo - prosegue - ringraziamo sentitamente il Dopolavoro Atac Cotral,  con il quale abbiamo già condiviso questa esperienza a luglio, che mettendo nuovamente a disposizione il proprio stabilimento balneare permette alle donne e ai bambini che ospitiamo di trascorrere qualche giorno di spensieratezza, nonostante il loro pensiero sia sempre ai figli, ai mariti e ai padri che sono rimasti in Ucraina a combattere e alle preoccupazioni per un futuro tutto da decifrare”. 

 

“In particolare, - conclude - queste giornate speriamo possano essere importanti per i più piccoli, vittime innocenti della pazzia della guerra come le ha definite anche Papa Francesco, coloro i quali rischiano di subire i danni maggiori, sia sul piano fisico che sul piano emotivo e psicologico”.

 

GMMR: Papa Francesco, “migranti e rifugiati rivitalizzano comunità ecclesiali che li accolgono”

25 Agosto 2022 -
Città del Vaticano - “La diversità di espressioni di fede e di devozioni è occasione per crescere in cattolicità”. È il messaggio di Papa Francesco nel quinto video della campagna comunicativa promossa dalla Sezione Migranti e Rifugiati (M&R) in vista della 108ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (Gmmr) che ricorre il prossimo 25 settembre sul tema, scelto dal Papa,  “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”. Il Pontefice evidenzia nel video come la presenza di migranti e rifugiati stia rivitalizzando le comunità ecclesiali in cui vengono accolti. La parrocchia Saint Mary of the Lake and Our Lady of Lourdes di Chicago ne è un esempio: ricca di varie nazionalità di migranti, celebra la diversità multiculturale anche nei sacramenti. Nel video, i parrocchiani testimoniano come la presenza di varie tradizioni e culture religiose permette di promuovere l’unità e arricchisce la fede di ognuno.

Giovani per la Pace: da domani 1000 giovani ad Amsterdam da 15 paesi europei

25 Agosto 2022 - Roma - “A Global Friendship for a Global Peace”. Torna, finalmente in presenza, dopo due anni di stop a causa della pandemia, l’incontro internazionale dei Giovani per la Pace europei. Non più e non solo online. In un tempo segnato dalla terribile guerra in Ucraina – il più grave conflitto sul suolo europeo dalla fine della seconda guerra mondiale – Amsterdam ospiterà dal 26 al 28 agosto un grande evento per la pace, promosso da questo movimento legato alla Comunità di Sant’Egidio, che si è mobilitato nei mesi scorsi in numerose città europee contro la guerra ed è impegnato, ogni giorno, nelle periferie con i bambini in difficoltà, i senza dimora, gli anziani soli e i rifugiati. Attesi nella capitale olandese 1000 giovani da 15 Paesi europei, tra cui l’Ucraina: una delegazione di 35 giovani, provenienti da Kiev, Kharkiv, Leopoli, Ivano-Frankivsk e Donetsk. Si confronteranno su diversi temi - migrazioni, povertà, ecologia - e daranno voce alle speranze di pace della loro generazione, per diffondere una cultura della solidarietà e dell’integrazione. Sabato mattina i partecipanti, studenti universitari e delle scuole superiori, si recheranno alla casa di Anna Frank, per ricordare l’orrore della Shoah e rinnovare il loro impegno a contrastare ogni forma di violenza e razzismo.

Unhcr: oltre mille migranti morti nel Mediterraneo

25 Agosto 2022 - Roma -  Oltre mille migranti morti nel Mediterraneo nel 2022. Il dato aggiornato in questi giorni dall' Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) è di 1.004 migranti morti dall' inizio del 2022 nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l' Europa. Una strage di enormi proporzioni che prosegue, spesso nell' indifferenza collettiva, e che parla del dramma di persone in fuga dal proprio Paese in cerca di un futuro migliore. Secondo l' Unhcr, un totale di 73.928 rifugiati e migranti sono giunti via mare dall' inizio dell' anno in Italia, Grecia, Spagna, Cipro e Malta. La maggioranza di questi, oltre 50.000, sono arrivati in Italia. Quella dei migranti morti nelle traversate del Mediterraneo è purtroppo una costante degli ultimi anni: un recente rapporto dell' agenzia dell' Onu per i rifugiati ha indicato che, tra il 2014 e il 2021, oltre 24.400 persone hanno perso la vita o sono scomparse nel tentativo di raggiungere l' Europa via mare. In queste ore si attendono intanto nuovi sbarchi di migranti in Italia: sono attese a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, 500 persone soccorse ieri dalla nave della Marina militare Diciotti, mentre a Pozzallo arriverà un' altra imbarcazione con a bordo circa 250 migranti soccorsi. Nel porto di Taranto è attesa invece la nave Geo Barents dell' Ong Medici senza frontiere, con a bordo 106 migranti soccorsi tre giorni fa. Ma il fenomeno delle traversate in mare non preoccupa solo i Paesi del Mediterraneo. Nel Regno Unito è stato raggiunto ieri il nuovo record nel numero di persone che attraversa in piccole imbarcazioni il canale della Manica dal nord della Francia. Il ministero della Difesa di Londra ha riferito di 1.295 migranti arrivati in 24 ore sulle coste britanniche, ovvero una cifra che batte il precedente record di 1.185 arrivi registrato lo scorso novembre. Complessivamente, nel 2022 ci sono stati fino ad ora 22.670 attraversamenti del Canale della Manica per raggiungere il Regno Unito, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo del 2021.  

Gelsomina e la strada dal circo al grande schermo

24 Agosto 2022 - Roma - Il primo grande attore a portare il fascino del circo al cinema usando la maschera del clown è stato Ridolini al tempo del muto, quel Larry Semon che si infarinava la faccia e indossava pantaloni ascellari (un Fantozzi ante litteram?) compiendo davanti alla cinepresa piroette e acrobazie che lasciavano lo spettatore col fiato sospeso. Goffo, ridicolo e pasticcione come un anarchico “Augusto” dal naso adunco e dallo sguardo stralunato, il personaggio di Ridolini non era, però, né il romantico “Tramp” di Charlot nè l’eroe funambolesco e surreale impersonato da Buster Keaton. Se c’è invece una figura entrata nell’immaginario collettivo come l’espressione cinematografica più sublime e pura della clownerie, anzi evocativa del circo tout court, è la Gelsomina de La strada di Giulietta Masina e Federico Fellini: una Cenerentola scanzonata e ribelle che impara il mestiere del saltimbanco seguendo quell’energumeno di Zampanò e facendosi ammaliare dal funambolo detto “Il Matto” il quale le insegna però, soprattutto, la grazia dello stare al mondo. Una “farfalla” triste che cerca amore e sprizza umanità, un tenero pagliaccio quasi asessuato, col viso imbiancato e un punto rosso sul naso, la maglietta a righe sotto a un cappottaccio e la parrucca bionda (in realtà erano i capelli suoi, resi ispidi e impiastricciati da borotalco e sapone da barba). Uno scricciolo che fa smorfie e zompa buffamente al ritmo del trombone e della grancassa. A Hollywood, dopo l’Oscar, anche la critica la osannò: «The female Charlot». Lo stesso Chaplin ne rimase colpito: «La Masina è l’attrice che ammiro di più». Gelsomina è un’anima candida e sprovveduta che porta con sè il Mistero. Semplice e profonda. Per questo ha segnato la storia del cinema. Ma quel modo di recitare della Masina – molto di più di un’attrice sagomata dal despota Federico, marito e regista –, i saltelli, gli ammiccamenti e le tenere moine ispireranno altre grandi del cinema e del varietà, come Leslie Caron, per esempio, nel musical Gigi di Vincente Minnelli. E, poi, a pensarci bene, cos’è lo Sbirulino televisivo della Mondaini se non una versione spensierata e colorata della Gelsomina di Zampanò senza più il velo della malinconia del povero che cerca riscatto e considerazione? Un’altra analogia da tubo catodico che ci viene in mente è quella dello Scaramacai di Pinuccia Nava, nato nel 1955 dalle fertili penne di Umberto Simonetta e Guglielmo Zucconi: «Mi sun un pagliaccetto senza casa e senza tetto» era il suo tormentone. Non solo “Tv dei ragazzi”, molto di più. Non c’era ancora Zelig e il circo piaceva a tutti. Ma il mito rimane pur sempre lei, la Gelsomina del film preferito da Papa Francesco. «Mi piace perché La strada tratta del sacro, di quel bisogno primitivo e specifico dell’uomo che ci spinge ad andare oltre», confidò il Pontefice in un’intervista a Civiltà Cattolica. È lei, la Masina-Gelsomina, a incarnare l’essenza del circo e dei clown sul grande schermo. E sarà per sempre così. Perché è la voce, l’anima, il corpo stesso, fragile e minuto, degli oppressi che riescono a sorridere e a far sorridere anche di fronte a un destino avverso e che sono capaci di guardare con stupore dove gli altri dal cuore indurito non guardano più. Ci fa ingobbire di malinconia, Gelsomina. Ma ci lascia pure una viva speranza dentro. Perché, come le dice il Matto: «Tu non ci crederai ma tutto quello che c’è a questo mondo serve a qualcosa. Ecco, prendi quel sasso lì per esempio... Non so cosa serve questo sasso io, ma a qualche cosa deve servire. Perché se questo è inutile, allora è inutile tutto, anche le stelle. E anche tu, anche tu servi a qualcosa, con la tu’ testa di carciofo». Meraviglia del cinema, e del genio di chi lo sa fare. Giulietta e Federico. Tutti e due “clown”, con Gelsomina e Cabiria, personaggi ritagliati sulle angosce di una povera bambina emiliana “adottata” dalla ricca zia di Roma e sui sogni-desideri del più grande direttore di circo di tutti i tempi, quel regista che col megafono e la vocina rotta sapeva spiegare agli attori sul set come si trasforma l’inizio di una lacrima in una risata sommessa. Come la voleva lui. Amara e dolce insieme. (Fulvio Fulvi - Avvenire)

La preghiera incessante del Papa di fronte al «pericolo di autodistruggersi»

24 Agosto 2022 -

Città del Vaticano - In sei mesi di conflitto in Ucraina, come ricorda un ampio servizio curato da Vatican News, sono stati incessanti gli appelli di papa Francesco per la pace. Ne citiamo solo alcuni: «Ogni guerra rappresenta una sconfitta per tutti» (Angelus 27 marzo), esortando a rovesciare la prospettiva e quindi «a sconfiggere la guerra» (Udienza generale 23 marzo). «Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolirla», ripudiarla, «cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia».

«Dio è solo Dio della pace, non della guerra» e «sta con gli operatori di pace» (Angelus 27 febbraio). Con il pensiero rivolto oltre l’Europa, ai conflitti dimenticati in Siria, Yemen o Myanmar, per citare alcuni tasselli della «terza guerra mondiale a pezzi», il Pontefice ha più volte richiamato a non considerare mai nessun conflitto armato come inevitabile. Occorre contrastare con ogni forza il rischio di abituarsi, o addirittura dimenticare la «tragica realtà» di quanto accade in Ucraina, o altrove. La guerra richiama «lo spirito di Caino» che uccise il fratello Abele. Il Mercoledì delle Ceneri del 2 marzo il Pontefice ha aperto la Quaresima nel segno del digiuno e della preghiera per la pace in Ucraina. Al Cuore Immacolato di Maria, il 25 marzo, nel giorno dell’Annunciazione, ha consacrato l’umanità, in special modo la Russia e l’Ucraina: «Liberaci dalla guerra, preserva il mondo dalla minaccia nucleare ». «Continuiamo, per favore, a pregare ogni giorno il Rosario per la pace». (Regina Coeli - 8 maggio).

Il Papa ha esortato i leader politici ad un «serio esame di coscienza al cospetto di Dio: non portate l’umanità alla rovina per favore!». Da qui il monito: «Si mettano in atto vere e concrete trattative per un cessate il fuoco e per una soluzione sostenibile. Si ascolti il grido disperato della gente che soffre, si fermi la macabra distruzione di città e villaggi». Costanti il richiamo a favorire corridoi umanitari sicuri e a mettere in campo azioni di aiuto nei confronti della popolazione martoriata dalle bombe. Con la stessa premura Francesco non ha mai mancato di ringraziare uomini e donne di buona volontà che hanno aperto le porte ai profughi nei quali, ha ricordato, è presente Cristo: «Non stanchiamoci di accogliere con generosità, come si sta facendo: non solo ora, nell’emergenza, ma anche nelle settimane e nei mesi che verranno». «Pensiamo a queste donne, a questi bambini che con il tempo, senza lavoro, separate dai loro mariti, saranno cercate dagli 'avvoltoi' della società. Proteggiamoli, per favore».

Francesco ha fatto visita all’ambasciatore russo a Roma; ha avuto colloqui telefonici con il presidente ucraino Zelensky; ha ringraziato più volte i giornalisti che mettono a rischio la propria vita; ha incoraggiato e salutato con favore come segno di speranza la partenza dai porti ucraini delle prime navi cariche di cereali. Una sollecitudine che si è esplicitata nell’impegno fattivo della Santa Sede ad adoperarsi senza riserva per mettersi al servizio della pace, con l’invio in Ucraina dei cardinali Krajewski e Czerny, rispettivamente Elemosiniere e prefetto del dicastero per lo Sviluppo umano integrale e, a maggio, di monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Il Papa non lo ha mai nascosto: nell’intimo coltiva il desiderio di «aprire una porta», di recarsi nelle zone coinvolte dal conflitto prima a Mosca e poi a Kiev: «È sul tavolo », «vorrei andarci». «Per servire la causa della pace».

Mediterraneo: a Fondi un incontro con il card. Montenegro

24 Agosto 2022 - Roma - «Mediterraneo» sarà la parola che farà da filo rosso alla serata di domani che si svolgerà dalle 21 a Fondi (arcidiocesi di Gaeta e provincia di Latina) al monastero di San Magno. Ospite della serata sarà l’arcivescovo emerito di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro, già presidente della Fondazione Migrantes. A introdurre l’evento sarà l’arcivescovo di Gaeta, mons.  Luigi Vari. La serata continuerà con lo spettacolo “Una traccia di non assuefazione” con Luca Maceri per la regia di Laura Fantini. La piéce è tratta da “Aiutarli a casa nostra. Per un’Europa della compassione” di Vincenzo Sorrentino.

Papa Francesco: il pensiero e la preghiera per i bambini e i rifugiati ucraini

24 Agosto 2022 - Città del Vaticano - Papa Francesco alla fine dell'udienza generale di questa mattina ha pregato per l'Ucraina, per i "tanti innocenti che stanno pagando la pazzia, la pazzia di tutte le parti, perché la guerra è una pazzia".  "Penso - ha aggiunto - ai bambini: tanti morti, poi tanti rifugiati, qui ce ne sono tanti. Tanti feriti. Tanti bambini ucraini e bambini russi sono diventati orfani: l'orfanità non ha nazionalità, hanno perso il papà e la mamma, sia russi sia ucraini". (R.I.)