Primo Piano

Congolesi in Italia: domenica messa con papa Francesco

1 Luglio 2022 - Roma - Domenica 3 luglio celebrazione della comunità congolese in Italia con Papa Francesco nella Basilica di San Pietro. La celebrazione è stata annunciata dopo il posticipo del Viaggio Apostolico nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan. Il papa ha deciso, intanto di inviare, da oggi all'8 luglio, a Kinshasa e a Juba il Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, per dimostrare la propria vicinanza "all'amato popolo congolese e sud-sudanese".

Vangelo Migrante: XIV Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 10,1-12.17-20)

30 Giugno 2022 - Continua il viaggio alla sequela di Gesù, iniziato domenica scorsa. Il rapporto con Gesù è quello di un discepolo che si lascia guidare ad una vita che non ha e non può darsi da solo. Come arriva questa vita? è necessario qualcuno che la porti, qualcuno che la annunci e qualcuno che la accolga. A portarla è Gesù. Nel Vangelo di questa domenica Egli dà le istruzioni ad altri 72 discepoli inviati “davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”. In esse sono contenute le condizioni dell’annuncio che, a loro volta, sono anche le caratteristiche di chi annuncia. Gli operai chiamati, sono mandati come agnelli in mezzo ai lupi, sono istruiti a non portare con sé né borsa, né sacca, né sandali e a non fermarsi a salutare nessuno lungo la strada. Il loro ingresso in ogni casa sia fatta solo con il saluto della ‘pace’… E i discepoli partono. Vivono questa esperienza e tornano entusiasti perché hanno visto l’efficacia di questa parola. Ma Gesù sembra smontare il loro ‘successo’ perché non è quello il punto. Come a dire: “anche se avete dovuto combattere contro il demonio e avete vinto, non è questa la cosa più importante che avete fatto. Il punto è che voi siete per il cielo: il vostro nome è scritto nei cieli”. È lì la fonte della missione ed è da lì che si riceve la grazia necessaria per compierla. Si è mandati. La trasparenza del discepolo è necessaria perché si possa riconoscere, attraverso di lui, ovunque, la persona di Gesù. Questo è quello che vede e che serve a chi riceve l’annuncio, la vita da Gesù: il discepolo non è un lupo ma un agnello; non è un vincente ma un fragile. Non è un comunicatore che si impone rispondendo all’impulso del fascino delle cose terrene. Quell’annuncio non lo prevede. I discepoli sono addirittura persone ‘rifiutabili’. La loro forza non sono le cose materiali: non hanno soldi (la borsa) non hanno pane (sacca) ed hanno una sola strada da compiere (non hanno sandali). Sono persone che rinunciano ai propri progetti e non portano progetti alternativi. Stupisce il fatto che Gesù non raccomanda gesti d’amore. Perché? Perché non serve essere uomini di Cristo per farlo. Aiutare è lo specifico di tutti gli uomini e non ‘solo’ dei discepoli. Ogni uomo sa a priori, comunque, di doversi occupare dei problemi materiali e dei bisogni degli altri. Il problema è che questo non basta. L’uomo ha bisogno di qualcosa che è oltre i soldi e il pane; qualcosa che è prioritario. La semplicità, l’essenzialità e l’unitarietà dell’annuncio sono il segno che chi porta il Vangelo non viene per le futilità. Una sola è la parola che Gesù mette sulla loro bocca, all’ingresso in una casa: “pace!” Il loro saluto non è un convenevole ma la ‘pace’. Parola usata e abusata: la si chiede a chi non ce l’ha o la si intende come un insieme di accordi e compromessi, una ‘non guerra; e, invece la pace è di Dio, viene dal cielo e solo Lui può darla. Ed è tutto quello di cui gli uomini hanno bisogno. Se il Vangelo ci semplifica su quello che conta veramente, il primo frutto è la pace. Per chi la offre e per chi la riceve! (P. Gaetano Saracino)  

Decreto semplificazioni e flussi d’ingresso per lavoro in Italia

30 Giugno 2022 - Roma - Le Commissioni permanenti riunite V (Bilancio, Tesoro e programmazione) e VI (Finanze) della Camera dei Deputati stanno esaminando il ddl n. 3653 di “Conversione in legge del decreto-legge 21 giugno 2022, n. 73, recante misure urgenti in materia di semplificazioni fiscali e di rilascio del nulla osta al lavoro, Tesoreria dello Stato e ulteriori disposizioni finanziarie e sociali". Il provvedimento prevede al Titolo III alcune disposizioni riguardanti gli stranieri che risultano presenti in Italia al 1° maggio; questi potranno essere subito assunti una volta ricevuto il nulla osta dal datore di lavoro che ne ha fatto richiesta, senza attendere il visto d’ingresso, seppur nel rispetto dei limiti quantitativi previsti dal decreto Flussi. La previsione è finalizzata ad accelerare le procedure per l’assunzione. I controlli e le verifiche per il nulla osta potranno essere effettuati anche dopo l’inizio dell’attività lavorativa e l’eventuale esito negativo della verifica comporta la risoluzione del rapporto di lavoro. Le modifiche si applicano esclusivamente: al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 dicembre 2021 (cd. Decreto flussi 2021) e a un successivo decreto per l’anno 2022, di prossima adozione, che viene così annunciato ufficialmente, dopo le anticipazioni da parte del presidente del Consiglio e del Ministro del lavoro. Sono esclusi dalla possibilità di essere ammessi alle procedure semplificate coloro:
  •  nei cui confronti sia stato emesso un provvedimento di espulsione
  •  che risultino segnalati ai fini della non ammissione nel territorio dello Stato;
  •  che risultino condannati per uno dei reati previsti dall'articolo 380 del codice di procedura penale o per i delitti contro la libertà personale ovvero per i reati inerenti agli stupefacenti, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori;
  • che siano considerati una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.
Per le annualità 2021 e 2022 la verifica di alcuni requisiti è affidata ai professionisti e alle organizzazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale alle quali il datore di lavoro aderisce. (Alessandro Pertici)

Cisl: maturi i tempi per l’introduzione dello Ius Scholae

30 Giugno 2022 - Roma - “I tempi sono maturi nel nostro Paese per dare vita a nuovi e più inclusivi percorsi di integrazione fondati sulla responsabilizzazione e sull’inclusione sociale. Penso in particolare all’opportunità di introdurre anche in Italia quella particolare forma di ‘Ius culturae’ che è lo ‘Ius Scholae’ che permetta a bambini e bambine figli di migranti di richiedere la cittadinanza una volta compiuto in Italia un ciclo di studi”. È quanto ha sottolineato oggi il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, al Consiglio Generale dell’Anolf Cisl, riunito a Roma per eleggere Maria Ilena Rocha, nuovo presidente dell’associazione cislina che si occupa dell’accoglienza e dell’ integrazione dei lavoratori stranieri in Italia. “Maria Ilena è una giovane e preparatissima dirigente a cui va tutto il nostro sostegno. Sono certo che la sua affermazione darà all’Anolf una prospettiva nel solco del rinnovamento e della competenza”. Sbarra ha poi ringraziato Mohamed Saady per aver guidato l’Anolf Cisl per tanti anni con una “carica unica di umanità e di empatia, consolidando il protagonismo dell’Anolf, confermandola come riferimento per tante migliaia di persone. Una esperienza vera di solidarietà associativa, una rete viva e capillare che oggi conta quasi 100 strutture, anche fuori dall’Italia”. Il leader della Cisl ha sottolineato la necessità di una politica  migratoria che promuova sempre più ingressi legali nel nostro Paese. “Va cambiato il regolamento di Dublino ed incentivate le positive esperienze dei corridoi umanitari. L’Italia deve, per conto suo, adottare una politica migratoria che abbia una visione lungimirante, basata sull’accoglienza e sulla valorizzazione dell’interculturalismo, a cui tanto può dare anche la contrattazione, specialmente decentrata”. Sbarra ha altresì ricordato che “sono oltre 800 mila gli alunni con cittadinanza straniera che si formano nelle nostre scuole, parlano l’Italiano e persino il dialetto, giocano e sono amici dei nostri figli. Ragazze e ragazzi a cui fino a 18 anni è negata la possibilità di richiedere la cittadinanza italiana, con il paradosso che per i genitori bastano 10 anni. Ecco perché noi diciamo sì a una riforma di civiltà, su sui non si devono scatenare lotte ideologiche e sterili strumentalizzazioni tra le forze politiche. Un grande Paese come il nostro deve includere e non escludere. Ed i processi di inclusione ed integrazione devono passare anche attraverso la possibilità formale per bambini e bambine, ragazzi e ragazze di prima o seconda generazione di poter far parte a pieno titolo della comunità nazionale.

Morti di esclusione

30 Giugno 2022 - Roma - Morire per annegamento a bordo di un gommone sfondato invaso dall’acqua, tra le onde e le correnti, con le ustioni della benzina sul corpo, con un bambino in grembo. Morire ai piedi di una rete metallica, schiacciati dalla carica della polizia che presidia la barriera, quella barriera che si stava provando a scalare. Morire di asfissia nel vano di un camion abbandonato, senz’acqua e senz’aria, in un inizio di estate rovente. Morire addormentati, infine, nel rogo della baracca di fortuna in cui ci si ripara la notte, incastrati tra resti di lamiere carbonizzate. Morire a un anno, a venti, a trentacinque. Morire insieme ad altre trenta, trentasette, cinquanta persone, a decine, centinaia, migliaia di vittime dello stesso destino prima e – dovremmo aspettarci qualcosa di diverso? – anche dopo. Morire a questo modo, in tutti questi luoghi, di una morte dolorosamente evitabile. Non è una fatalità, non è una disgrazia, è la conseguenza perfettamente prevedibile della scelta dell’esclusione, che le regole in materia di migrazione da anni ormai persistono nell’incarnare. Escludono e respingono le politiche nazionali sugli ingressi, abbracciate dalle istituzioni europee, promosse, finanziate e replicate dall’Unione. Il connubio tra la chiusura dei canali d’entrata regolare – o la loro riduzione a quote insignificanti – e la stipula di accordi con gli Stati di origine dei flussi maggiori, incaricati di fermare le partenze ed equipaggiati perché possano riuscirvi, è ciò che spinge migliaia di persone, che alternativa non hanno, a tentare di aggirare questo blocco. Attraverso ogni spiraglio, anche a costo della propria vita. È per questo che salgono su imbarcazioni malsicure, anche se la tratta è lunga e il mare non è calmo, esponendosi a naufragi come quello del tardo pomeriggio di lunedì 27 giugno. Quando ha ricevuto l’allarme, la nave di Medici Senza Frontiere si trovava a due ore di navigazione e non è arrivata abbastanza presto. Ha salvato 71 vite, ma all’appello dei passeggeri del gommone mancano almeno una trentina di persone. Compresi alcuni neonati, spariti tra le onde. Venerdì 24 giugno, lo stesso motivo ha spinto circa duemila giovani, in prevalenza subsahariani, a tentare l’arrampicata della recinzione che divide la provincia di Nador da Melilla, il Marocco dalla Spagna. Uno dei tratti visibili del muro eretto tra Africa ed Europa. Ma le guardie marocchine sono intervenute ad impedire l’attraversamento, perché questo è il compito loro affidato dalla cooperazione – recentemente rivitalizzata – per la gestione dei flussi migratori tra Spagna e Marocco. I testimoni hanno riferito di lanci di pietre e di una calca che avrebbe schiacciato 37 persone, secondo ricostruzioni ancora solo provvisorie. Le immagini hanno mostrato distese di feriti, circa duecento. Un migliaio di migranti ha vinto la sua scommessa: saltati dall’altra parte, hanno messo piede sul suolo europeo, sono stati raccolti in campi d’accoglienza e avviati alle procedure d’asilo. La stessa scommessa hanno giocato, e perso, i cinquanta sudamericani – messicani, guatemaltechi, honduregni – ritrovati stipati nel rimorchio di un camion, fermo sotto la ferrovia di San Antonio, in Texas. Abbandonati in circostanze che ora un’indagine federale intende chiarire, lungo una via che è normalmente battuta da chi tenta di nascosto l’ingresso negli Stati Uniti, visto che, anche qui, altra via non c’è. Il sindaco di San Antonio ha parlato dopo la scoperta trattenendo le lacrime, l’ha definita una mostruosa tragedia umana. Lo stesso dramma che va in scena regolarmente in tante località di confine. Le più alte autorità, dal premier spagnolo al presidente statunitense, hanno condannato le “mafie” del traffico di esseri umani. Ma i trafficanti non sono che gli spietati approfittatori di una situazione di fatto, così plasmata dalle politiche occidentali dell’esternalizzazione e dell’esclusione. Sono queste politiche che uccidono, e questi sono i morti di un’esclusione voluta, l’unica risposta che il nord del mondo continua a dare al popolo di chi ha bisogno di migrare. Anche Yusupha Joof è morto di esclusione. Veniva dal Gambia, aveva trentacinque anni e due occhi grandissimi, era finito a raccogliere frutta e verdura come bracciante stagionale nella campagna foggiana. La sua casa era una minuscola baracca improvvisata con pezzi di lamiera, circondata da altre baracche tutte uguali, nell’insediamento per lavoratori agricoli di Torretta Antonacci. È morto mentre dormiva, all’alba di lunedì 27 giugno, ucciso da un incendio divampato chissà come e che ha impiegato poco a diffondersi nel ghetto. Vittima, lui, dell’esclusione che caratterizza il segmento successivo dell’immigrazione, la vita nei Paesi di “accoglienza”. La difficoltà di regolarizzare il soggiorno, la possibilità di perdere il permesso anche una volta ottenuto – come pare fosse successo a Yusupha – la discriminazione, tutto questo crea ostacoli aggiuntivi nell’accesso al lavoro, allo studio, alla salute, alla casa, a qualsiasi opportunità. Costringe alla povertà e all’emarginazione, mette di nuovo in gioco la sopravvivenza. Pare che neanche varcare la frontiera basti. La politica dell’esclusione continua e, al di qua e al di là del confine, le sue vittime muoiono ogni giorno. (Livia Cefaloni)    

“Talitha Kum”: il rapporto 2021

30 Giugno 2022 - Roma - Nonostante la pandemia da Covid-19 abbia reso più difficile l’azione di contrasto alla tratta, nel 2021 Talitha Kum ha registrato una crescita numerica e qualitativa delle sue attività: presente in 92 Paesi, con 55 reti nazionali (5 in più dell’anno precedente) e 6.039 persone coinvolte attivamente in azioni anti-tratta in tutti i continenti. 336.958 sono state invece le persone raggiunte da Talitha Kum in tutto il mondo; di queste 258.549 hanno beneficiato di attività di prevenzione; 19.993 sono vittime e sopravvissuti sostenuti dalla rete; 58.416 le persone coinvolte nelle attività di networking, formazione e capacity building. “Nel corso dell’anno passato abbiamo toccato il dolore causato da diverse forme di violenza, di conflitti e guerre. La violenza contro le donne è cresciuta, come hanno denunciato tutte le reti, ma soprattutto quelle in America Latina. Sono aumentate le persone che soffrono la fame. Tutto questo ha provocato grandi spostamenti di persone. La tratta di persone è profondamente interconnessa a questi processi migratori. Nel 2021 le reti di Talitha Kum hanno registrato il drammatico aumento delle ingiustizie sofferte dalle popolazioni migranti, sempre più vulnerabili allo sfruttamento e alla tratta di persone in diverse modalità di sfruttamento sessuale, lavorativo, matrimoni forzati, accattonaggio.“ ha dichiarato Suor Gabriella Bottani, SMC, coordinatrice di Talitha Kum International. “Ringrazio, a nome della UISG, i membri del Coordinamento della rete Talita Kum per l’instancabile e profetico impegno nel combattere la tratta degli esseri umani e per la sinergia e la stretta collaborazione con migliaia di persone nel mondo che quotidianamente si impegnano per combattere lo sfruttamento umano e debellare qualsiasi forma di schiavitù. L’impegno di Talitha Kum è cresciuto negli anni conseguendo traguardi importanti che riempiono il cuore di speranza e di fiducia verso il futuro, ma il cammino è ancora lungo e sono ancora tanti i passi da fare.” ha dichiarato Suor Nadia Coppa, ASC, Presidente della UISG. Oltre al dettaglio del azioni compiute dalla rete, nel rapporto sono raccontate tre iniziative particolarmente significative del 2021: il lancio della  prima“ Call to Action contro la tratta”, l’iniziativa dei Giovani Ambasciatori di Talitha Kum e  la Giornata internazionale di Preghiera e Riflessione contro la tratta. La raccolta e l’analisi dei dati del Rapporto di Talitha Kum ha coinvolto tutte le reti regionali e locali. La ricerca é stata realizzata in collaborazione con la Facoltà di Scienze Sociali dell’Università Pontificia Gregoriana, con il coordinamento del professor Peter Lah e di Suor Mayra Cuellar, MdB.  

Il Comites Londra a Bedford per incontrare la comunità italiana

30 Giugno 2022 -
Londra - Il Comites di Londra sarà a Bedford sabato 9 luglio per incontrare gli esponenti della comunità italiana dell’area. L’iniziativa rientra nella volontà del nuovo consiglio di essere sempre più presente nei luoghi in cui opera e offre il proprio supporto, spiegano i promotori.
Dalle ore 14 i consiglieri del Comites Londra saranno presso la Chiesa Italiana S. Francesca Cabrini (10 Woburn Rd, Bedford MK40 1EG) dandosi appuntamento con coloro che vivono e lavorano lì, responsabili di associazioni e organismi pubblici del luogo, tra i quali il Console Onorario a Bedford, Gaetano Moliterno.
La giornata si aprirà alle ore 11 con la seduta ordinaria che verrà trasmessa anche in diretta sul profilo Facebook del Comites Londra. Tra i punti all’ordine del giorno l’approvazione dei verbali delle sedute precedenti, aggiornamenti sui progetti in corso, discussione su nuove proposte di progetti ricevuti dal Comites, relazione del gruppo di lavoro sui servizi consolari. La chiusura dei lavori è prevista per le ore 13. Coloro che volessero prendere parte in presenza, potranno scrivere a segreteria@comiteslondra.info con i propri dati, permettendo così allo stesso Comites di organizzare al meglio l’accoglienza del pubblico.

Migranti, nuovo choc: trovati 20 corpi nel deserto

30 Giugno 2022 - Milano - Morti di sete nel deserto. È finito così il sogno di una nuova vita, lontano dalla guerra, dalla violenza e dalla carestia, per 20 migranti. Hanno perso la vita nel deserto libico, vicino al confine con il Ciad, dopo che il camion su cui viaggiavano è andato in panne nel caldo infernale. Lo hanno riferito il servizio di 'soccorso ed emergenza' della città di Kufra, nell’estremo sud-est del Paese. «Il veicolo, proveniente dal Ciad, è stato trovato a 310 km a sud di Kufra e a 120 km dal confine ciadiano-libico», si legge in una nota pubblicata assieme a un video che mostra corpi in stato di decomposizione sulla sabbia vicino al mezzo. «Pensiamo che il gruppo sia morto nel deserto 14 giorni fa poiché l’ultima chiamata da un telefono mobile localizzato nella zona è del 13 giugno», ha spiegato il responsabile del servizio di soccorso di Kufra, Ibrahim Belhasan, all’agenzia Reuters. Due dei migranti morti erano libici, altri si pensa siano cittadini del Ciad che attraversavano la Libia, forse per tentare il salto verso l’Europa. Purtroppo però, e anche l’ultimo rapporto dell’Onu sul Paese nordafricano lo conferma, la Libia non è più un Paese sicuro. Per i migranti irregolari rischia di diventare un inferno fra omicidi, torture e schiavitù. I migranti detenuti in Libia sono infatti vittime di atroci abusi, in particolare le donne che vengono violentate in cambio di cibo e acqua, denunciano le Nazioni Unite nel nuovo rapporto sullo stato dei migranti detenuti in Libia. «La missione conoscitiva dell’Onu ha fondati motivi per ritenere che crimini contro l’umanità siano stati commessi contro migranti in Libia» si legge nel rapporto che si basa su numerose testimonianze rese dagli stessi detenuti. «In pochissimi giorni decine di migranti morti, venerdì Melilla, ora il Texas. Urgente individuare e perseguire i responsabili, ma è anche necessario creare più canali regolari per una gestione più bilanciata, lungimirante e sicura delle migrazioni» scrive su twitter Flavio Di Giacomo, portavoce per il Mediterraneo di Oim. Dopo l’ultima tragedia nel Mediterraneo centrale, lunedì, con almeno 30 migranti dispersi, un’altra è avvenuta al largo della Tunisia la scorsa notte. Almeno cinque persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa. Le unità della Guardia costiera hanno impedito tre operazioni di emigrazione illegale in diverse regioni tunisine, recuperando 108 persone, quattro tunisini e 104 di diverse nazionalità subsahriane. I corpi delle cinque vittime sono stati recuperati dopo il naufragio di una barca che trasportava altri migranti. Ma al momento non si conoscono altri dettagli. Un’altra imbarcazione, infine, con a bordo 36 persone, è stata seghnalata in pericolo ieri pomeriggio al largo di Malta. Sono partite da Bengasi, in Libia, secondo quanto riferisce Alarm Phone. «Ci dicono – afferma la Ong su Twitter – di avere problemi al motore e chiedono soccorso!». Almeno 900 persone sono morte o risultano disperse da inizio anno lungo la rotta del Mediterraneo, in base agli ultimi dati dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni. (D. Fas.- Avvenire)  

Migrantes Lucca: oggi convegno su l’ accoglienza dei migranti nel passato e nel futuro

28 Giugno 2022 - Lucca - "Rileggere il passato per costruire il futuro" è il tema del convegno che si svolgerà oggi pomeriggio, ore 18, a Lucca su iniziativa dell'Ufficio diocesano Migrantes. Si tratta di una tavola rotonda proposta attorno alla Giornata Onu del Rifugiato del 20 giugno scorso e in vista della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 25 settembre. Servirà a guardare alle esperienze di accoglienza della Chiesa di Lucca vissute nel recente passato fino ad arrivare ai profughi ucraini dei giorni nostri. All'iniziativa interverranno don Bruno Frediani, parroco nella vallata di Camaiore, don Silvio Righi, parroco di Camaiore, Sara Vatteroni, direttrice Migrantes della Toscana, don Simone Giuli direttore della Caritas e Lino Paoli per la Comunità di Sant' Egidio. All''incontro presenzierà anche l' arcivescovo Paolo Giulietti.

Agenzia dell’Ue per l’Asilo: 648mila le domande di protezione internazionale in Europa

28 Giugno 2022 - Roma - Lo scorso anno è stato caratterizzato da "sviluppi internazionali significativi" che hanno portato ad "un aumento di un terzo delle richieste di asilo in Ue" con 648mila domande di protezione internazionale, ritornando così ai "livelli pre pandemia". Lo ha detto la direttrice esecutiva dell'Agenzia dell'Ue per l'Asilo (Euaa), Nina Gregori, presentando il rapporto sull'Asilo 2022. Nei primi mesi di quest'anno, "abbiamo registrato il più alto numero di richieste mensili dalla crisi dei rifugiati nel 2015- 2016", ha spiegato Gregori, sottolineando come "i tre principali fattori per questo aumento" siano "la strumentalizzazione dei migranti da parte del regime bielorusso, la presa di potere dei talebani in Afghanistan l'estate scorsa e la guerra in Ucraina". Nei primi mesi del 2021 il numero di domande è rimasto pressoché stabile, ma verso la metà dell'anno, le domande hanno iniziato ad aumentare facendo registrare picchi nei mesi di settembre e novembre 2021, si legge nel rapporto dell'Euaa, secondo cui questi due picchi sono in gran parte il risultato di un aumento delle domande da parte di afghani e siriani, incluse le numerose domande reiterate da parte degli afghani. I siriani hanno rappresentato il gruppo di richiedenti più numeroso nel 2021, con circa 117.000 domande nei paesi Ue, seguiti dagli afghani che hanno presentato 102.000 domande. Queste due cittadinanze sono state seguite a distanza dai cittadini di Iraq (30.000 domande), Pakistan e Turchia (25.000 ciascuno) e Bangladesh (20.000). Per quanto riguarda i paesi ospitanti, la Germania ha ricevuto il maggior numero di domande di asilo (191.000), seguita da Francia (121.000), Spagna (65.000) e Italia (53.000).

“Informazione senza confini”: un convegno al Senato

28 Giugno 2022 - Roma - “Informazione senza confini” è stato il tema dell’incontro svoltosi ieri al Senato e promosso dalla senatrice, eletta all'estero, Laura Garavini, che nel suo intervento introduttivo ha evidenziando – citando il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes – che negli ultimi “15 anni la comunità italiana è radicalmente cambiata, si è registrato un +85% di nuova emigrazione italiana. La comunità italiana all’estero – ha detto - è totalmente diversa rispetto ad alcune decine di anni fa, è un’emigrazione più attrezzata nell’utilizzo della nuova tecnologia e anche l’informazione è cambiata di conseguenza, con notizie in tempo reale, sul cellulare, sui media online”. Il convegno ha visto la presenza di tante testate italiane edite soprattutto in Europa e testate edite in Italia diffuse prevalentemente all'estero. Lo scopo del convegno è stato quello di far conoscere realtà considerate “di nicchia” ma al servizio delle comunità italiane all’estero. L’informazione – ha sottolineato nel suo saluto iniziale il sottosegretario con delega all’editoria Giuseppe Moles -  rappresenta “un bene pubblico” e  “il dovere del governo è quello di considerare questo come un bene pubblico essenziale. Essenziale soprattutto per una democrazia liberale. E va tutelato”. E poi il ruolo che queste testate hanno per promuovere l’Italia nel mondo: “Se i media italiani fanno questo la nostra editoria all’estero deve essere sostenuta e tutelata. Sia perché rappresenta un ponte, sia perché è uno strumento di mediazione culturale e anche perché garantisce l’esercizio dei diritti democratici degli italiani all’estero, che votano ed è cruciale dargli tutte le informazioni necessarie”. E’ importante – ha quindi evidenziato Fabrizio Ferragni di Rai Italia - che i nostri connazionali all’estero siano “completamente informati. Noi abbiamo unito due realtà, tra cui Rai Italia, che si trasformerà e diventerà - da ottobre – ‘Rai Italy’, che sarà bilingue, italiano e inglese. Ma in realtà, le trasmissioni italiane di Rai Italia sono già sottotitolate in inglese da una settimana. Tutto ciò potrà favorire la ripresa del nostro paese”. A raccontare la loro esperienza diversi giornalisti: Lorenzo Pedicini di Radio Cosmo in Germania, già radio Colonia; Phil Baglini di London One Radio a Londra, l’unica radio italiana in Gran Bretagna; Lorenzo Ponzo, Direttore di Hitalia, radio italiana operante in Belgio e sempre dal Belgio Pietro Lunetto, direttore di Radio Mir; Filippo Giuffrida di Radiocom.tv e dall’Irlanda Maurizio Pittau di Radio Dublino. E ancora Maurizio Tomasi, direttore della Rivista Trentini nel Mondo, Maria Bernasconi del settimanale L'Eco in Svizzera, Maria Grazia Galati di PassaParola Magazine in Lussemburgo e Isabella Liberatori dell’agenzia 9Colonne.

Nasce l’Osservatore di Strada

[caption id="attachment_28500" align="alignnone" width="300"] Foto Siciliani-Gennari/Sir[/caption] 28 Giugno 2022 - Città del Vaticano - “Dare voce a chi non ha voce; alimentare la cultura dell’incontro; favorire l’amicizia sociale; contribuire a organizzare la speranza”. Sono gli obiettivi del nuovo periodico  "L'Osservatore di Strada", supplemento del quotidiano vaticano "L'Osservatore Romano". “È un giornale di strada, ma non vuol essere solo dei poveri e per i poveri”, spiegano i promotori nel corso di una conferenza stampa svoltasi questa mattina aggiungendo che è soprattutto un giornale "con i poveri, realizzato insieme con loro, dando modo di esprimersi a chi ha talento per la scrittura o il disegno o a chi ha una storia da raccontare, un’opinione da esprimere. E a chi non ha gli strumenti (conoscenza della lingua, abilità nella scrittura) sarà il giornale a fornirglieli”. Nel nuovo giornale di strada – che verrà distribuito gratuitamente la domenica in piazza San Pietro durante l’Angelus, ad offerta libera – intellettuali, esponenti del mondo della cultura, del giornalismo, dello spettacolo presteranno la loro penna per raccontare, riflettere, dialogare. Un progetto editoriale che segue i principi indicati da Papa Francesco negli ultimi messaggi per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali: “consumare le suole delle scarpe” per incontrare “le persone dove e come sono”; “ascoltare con l’orecchio del cuore” per conoscere e far conoscere “volti e storie di persone concrete”. Il tutto raccontato, nella doppia edizione cartacea e on line, con uno stile narrativo “non pietistico, che non cerca la spettacolarizzazione del dolore, rispettoso delle persone”. Ogni numero tratterà un unico tema che farà da spunto per racconti, riflessioni, dialoghi/interviste, poesie, disegni: “Anche chi ha per casa una scatola di cartone ha qualcosa da dire e da insegnare”.  Dodici pagine in tutto: la prima è “l’editoriale di strada”, le pagine due e tre sono dedicate a “L’incontro”, un articolo a quattro mani: quello di chi non ha voce e quello di un autore famoso. La pagina 4, “Sulla porta di casa”, raccoglie storie ed esperienze di migrazione, mentre le pagine centrali – “Parole e gesti di Papa Francesco” – contengono un’antologia di testi del magistero pontificio. La pagina nove, “Con lo sguardo del buon Samaritano”, è dedicata al volontariato, mentre le pagine 10 e 11, “Canti dalle periferie”, ospitano una raccolta di racconti, riflessioni, poesie, disegni realizzati da persone assistite da associazioni o gruppi ecclesiali o semplicemente incontrate per strada, e un servizio sull’esperienza di altri giornali di strada in Italia e nel mondo. Infine, a pagina 12, denominata “L’altra copertina”, si trovano due letture, una in chiave spirituale, l’altra umoristica, del tema trattato.

Festival della Partecipazione: la cittadinanza da privilegio diventi diritto

28 Giugno 2022 - Bologna - Si è chiusa a Bologna la settima edizione del Festival della Partecipazione a cui hanno preso parte 131 panelist, 60 associazioni e circa 850 partecipanti in presenza e promosso da ActionAid Italia, Cittadinanzattiva e Legambiente. Durante la tre giorni di Festival numerose sono state le occasioni di dibattito e approfondimento, per porre all’attenzione del Paese le criticità dello status quo e per mostrare le alternative possibili e concrete, attraverso gli interventi e le proposte di attiviste e attivisti, istituzioni nazionali e internazionali, associazioni della società civile, personalità del mondo giornalistico e accademico. A partire dal tema della cittadinanza e dall’urgenza di estenderla oltre lo ius sanguinis, riformando finalmente la legge sulla cittadinanza italiana.  Dal Festival l’appello, quindi, per la riforma della legge 91/92 sulla cittadinanza a cominciare dall'approvazione della proposta di legge sullo ius scholae, che verrà discussa in aula alla Camera dei Deputati domani, 29 giugno. E, sulla base delle iniziative promosse dal Comune di Bologna che ha proposto l’inserimento dello ius soli nello statuto comunale e la cittadinanza onoraria ai minori stranieri iscritti nell'anagrafe comunale, l’invito alle associazioni a mobilitare società civile ed enti locali per costruire e diffondere azioni simili di pressione per la riforma della legge sulla cittadinanza a partire da iniziative amministrative che facilitino l'iter di accesso alla cittadinanza.

Migranti morti a Melilla: Comece, “vengano identificate le vittime e sia avviata un’indagine indipendente e affidabile”

28 Giugno 2022 -
Bruxelles - I vescovi cattolici dell’Unione europea chiedono “l’identificazione delle vittime, la restituzione delle loro spoglie alle famiglie e un’indagine indipendente e affidabile su quanto accaduto in questo tragico episodio”. È padre Manuel Barrios Prieto, segretario generale della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece), a prendere la parola a seguito del tragico incidente avvenuto il 25 giugno scorso, quando circa duemila migranti provenienti dal Marocco hanno tentato di sfondare la barriera di confine di Melilla. Venerdì scorso, alle 6,40, duemila profughi subsahariani hanno tentato di superare il sistema di reticolati (portato a dieci metri di altezza su decisione del governo Sánchez nel 2020) che racchiude la città autonoma di Melilla. Le autorità marocchine parlano di 18 morti, ma secondo alcune Ong – tra le quali l’Associazione marocchina per i diritti umani e la spagnola Caminando Fronteras – le vittime sarebbero 37 e decine i feriti, alcuni dei quali gravi. Secondo le testimonianze, la maggior parte delle vittime sarebbe morta asfissiata nella calca dopo esser caduta in un avvallamento nel tentativo di superare una recinzione, sul lato marocchino della frontiera. “La Comece piange la morte di dozzine di migranti e richiedenti asilo vicino alla città marocchina di Nador, mentre cercavano di attraversare la recinzione nella città spagnola di Melilla, nonché la morte di due poliziotti”, si legge in una dichiarazione diffusa ieri sera. “Preghiamo per loro e per le loro famiglie”. Nel chiedere l’identificazione dei corpi e  un’indagine “indipendente e affidabile” su quanto accaduto, la Comece afferma: “La gestione della migrazione da parte dell’Ue e dei suoi Stati membri non può consistere nel dare un assegno in bianco ai Paesi vicini che non rispettano la dignità inalienabile di migranti e rifugiati. La Comece condanna inoltre l’uso della violenza da parte di persone che tentano di attraversare le frontiere e chiede un uso proporzionato della forza da parte delle forze dell’ordine e l’assoluto rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali di migranti e rifugiati, nonché l’agevolazione di un adeguato screening delle persone che sono legittimi richiedenti asilo”.

Morte di un (altro) invisibile nel Gran Ghetto dimenticato

28 Giugno 2022 - Foggia - Sul bordo in cemento della baracca un immigrato aveva inciso la frase "Is good to be happy", "È bello essere felici". Nella baracca a fianco, la scorsa notte è morto bruciato il suo amico Joof Yusupha, 35 anni del Gambia. Bracciante finito a vivere in due metri per due di lamiere nel ghetto foggiano di Torretta Antonacci, dopo aver perso il permesso di soggiorno a causa del cosiddetto "decreto sicurezza". L’ennesimo incendio nei ghetti della Capitanata, l’ennesimo morto negli ultimi sei anni: due nel 2017 proprio a Torretta AnS tonacci, nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico; quattro tra il 2018 e il 2020 nel ghetto di Borgo Mezzanone, tra Foggia e Manfredonia; uno nel 2016 nel cosiddetto "Ghetto dei Bulgari", in località "Pescia"; il 17 dicembre 2021 nel rogo della loro baracca nel ghetto di Stornara, muoiono i fratellini rom bulgari Christian, 4 anni, e Birka, 2 anni. L’ultimo incendio in piena notte, prima delle 4. Due le baracche interessate, dove vivevano in quattro, ma solo Joof Yusupha è rimasto coinvolto. I vigili del fuoco intervenuti hanno trovato il suo corpo completamente incenerito.  

Ibtissam: italiana e non cittadina, sogno voto e viaggi

28 Giugno 2022 -
Bologna - Votare. E viaggiare. Se Ibtissam riuscisse ad ottenere la cittadinanza italiana, sono le prime due delle tante "porte" che vorrebbe aprire sulla sua vita e che oggi, invece, per lei restano chiuse. Ibtissam ha 23 anni, è arrivata in Italia e vive a Bologna da quando ne aveva dieci: la sua è una delle testimonianze raccolte in occasione di "Italiani di diritto: la riforma che serve", un incontro sulla legge di cittadinanza che si è svolto nei giorni scorsi a Bologna su iniziativa dell'Associazione nazionale oltre le frontiere (Anolf) dell'Emilia-Romagna. "Sono arrivata per ricongiungimento familiare, per raggiungere il babbo. Ho fatto tutto il mio percorso scolastico, sia elementari che medie e superiori- racconta Ibtissam allì'agenzia "Dire"- e mi sono diplomata in marketing. Purtroppo ancora non ho il diritto di poter avere la cittadinanza italiana, nonostante mi senta italiana al 100%, siccome ormai ho passato più di metà della mia vita qui. Mi piacerebbe tanto usufruire di questo diritto, che mi aprirebbe un sacco di porte": a livello lavorativo, ma non solo, perchè "ad esempio mi permetterebbe anche, una cosa che per molti è banale, esprimere il mio voto". E' proprio su questo aspetto che Ibtissam farebbe leva se avesse l'occasione di parlare con chi è contrario ad agevolare l'acquisizione della cittadinanza, attraverso riforme come quelle sullo Ius soli o sullo Ius scholae: "Mi sento di far parte di questo Stato e mi piacerebbe esprimere il mio voto per poter decidere il futuro del mio Paese". Poter votare "per me è una cosa meravigliosa. Poter esprimere la propria opinione e il proprio voto è qualcosa che ti permette anche di crescere e sentirsi ascoltati. Poter dare la propria opinione in un Paese che ormai sento mio", dice Ibtissam. Intanto, qualche anno fa Ibtissam ha sposato un ragazzo con cittadinanza italiana ma "ad oggi ancora io non ce l'ho", spiega. Da un lato, "non posso richiedere quella per residenza, non avendo il Cud - continua Ibtissam- perchè non lavoro. Non riesco a trovare il lavoro che mi piace, più adatto a me, siccome non posso fare richieste ai concorsi pubblici, non avendo la cittadinanza". Allo stesso tempo, "per richiedere la cittadinanza con mio marito, quindi per matrimonio, bisogna sposarsi, stare insieme per due anni, avere una residenza in comune e per poterla richiedere - continua Ibtissam - bisogna avere un permesso di soggiorno Ue, che ancora non ho". Per Ibtissam, così, la cittadinanza resta ancora un sogno. Per poter votare, certo, ma non passa tutto per la tessera elettorale: "La cittadinanza mi darebbe la possibilità di poter viaggiare, perchè ora non riesco mai a farlo avendo sempre il permesso di soggiorno scaduto".

Comunità ecclesiale di Licata: “inconcepibile si procrastini la concessione di un porto sicuro per la Sea Watch 4”

27 Giugno 2022 -
Agrigento - “Tutta la comunità ecclesiale di Licata segue con attenzione le recenti vicende circa la Sea Watch 4, ormeggiata nei pressi del porto della Città. La comunità ecclesiale cattolica non è indifferente alla sofferenza di molti suoi fratelli e di molte sue sorelle che sono in totale precarietà e a rischio”. Così la nota, diffusa dal Centro per la cultura e la comunicazione dell’arcidiocesi di Agrigento, a proposito della nave con a bordo circa trecento persone, tra cui minori e persone affette da patologie e bisognose di cure. “Rivolgiamo un accorato e sincero appello alle istituzioni competenti. Chiediamo, a chi ne ha la diretta responsabilità, che alle persone che sono a bordo della Sea Watch 4, venga celermente garantita la possibilità di essere ascoltate e di essere accolte in condizioni decorose. È impensabile che ancora oggi si debba assistere, impotenti, al ripetersi di scenari offensivi della dignità della persona umana. Fino a quando? È inconcepibile – si legge ancora nella nota – che dinnanzi alle forti temperature che mettono a dura prova il fisico, alla malattia che colpisce alcuni ospiti della nave e alla presenza di minori e di donne con neonati, si procrastini la concessione di un porto sicuro. Auspichiamo che la nostra voce venga accolta e si giunga a soluzioni sagge e rispettose dell’indiscutibile valore della persona umana. Lo Spirito del Signore illumini chi deve decidere e lo faccia prontamente, perché si rinnovi, qui ed ora, l’attuazione della volontà del Signore Gesù Cristo: ‘Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’ (Mt 25,40)”.

Uccisione suor Luisa Dell’Orto: il dolore della Chiesa in Italia e la vicinanza a tutti i missionari

27 Giugno 2022 - Roma - La Chiesa che è in Italia esprime profondo dolore per la morte di suor Luisa Dell’Orto, uccisa il 25 giugno durante un’aggressione armata alla periferia di Port-au-Prince, ad Haiti, dove era impegnata in un progetto di accoglienza dei bambini poveri. L’intera comunità ecclesiale si stringe attorno alle Piccole Sorelle del Vangelo di Charles de Foucauld delle quali suor Dell’Orto faceva parte e alle missionarie e ai missionari italiani che spendono generosamente la propria vita in diverse parti del mondo, anche in contesti difficili e di guerra. Nel partecipare al lutto dei familiari e della comunità religiosa, la Chiesa in Italia eleva preghiere perché la morte violenta di questa sua figlia, così simile a quella di san Charles de Foucauld, sia fonte di riconciliazione nella martoriata terra haitiana che vede un forte impegno della CEI a favore delle fasce più deboli della popolazione. “Come il chicco di grano che muore per dare frutto, così il sacrificio di suor Dell’Orto, che rappresenta una testimonianza di dono totale di sé, possa contribuire ad un futuro di giustizia e di pace per Haiti e per il mondo intero, ferito da lacerazioni e divisioni”, afferma il Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.

Ucraina: finora oltre 140.700 profughi hanno raggiunto l’Italia

27 Giugno 2022 -
Roma Sono 140.709 le persone in fuga dalla crisi bellica in Ucraina giunte finora in Italia, 133.382 alla frontiera e 7.327 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Ne dà notizia il Viminale precisando che “sul totale, 74.301 sono donne, 21.915 uomini e 44.493 minori” e che “la differenza di ingressi, rispetto a ieri, è di 213 persone”. Milano, Roma, Napoli e Bologna rimangono le principali città di destinazione dichiarate all’ingresso in Italia.

Passi incerti dell’Europa sulle migrazioni

27 Giugno 2022 - Roma - Chi si occupa dei migranti che riescono a varcare la frontiera d’Europa e a fare ingresso nel territorio di uno Stato membro? Chi prende in carico queste esistenze segnate, con un passato che normalmente le ha esposte in più d’una occasione al rischio della vita, l’ultima volta spesso appena prima dell’approdo, vittime di naufragi nel Mediterraneo, nell’Egeo, nell’Atlantico? Se i loro primi bisogni vanno soddisfatti immediatamente, nel luogo in cui giungono, chi si cura di accoglierli subito dopo? Chi ascolta le loro richieste e si incarica di scoprire i loro bisogni di protezione, giuridica e spesso anche psicologica e sociale? Chi prepara le condizioni per l’integrazione, offrendo loro l’opportunità di costruire una nuova vita nella terra di accoglienza, se vorranno restare? Lo scorso 22 giugno, i ministri rappresentanti di 18 Stati UE, compresa l’Italia, e di 3 Stati associati (Svizzera, Norvegia e Liechtenstein) hanno mosso un passo nella creazione del meccanismo di solidarietà previsto dal nuovo Patto su Migrazione e Asilo del settembre 2020. La premessa, continuamente ricordata, è che l’onere di gestire l’immigrazione – specialmente se di notevoli dimensioni – non può essere interamente lasciato allo Stato che, per ragioni geografiche, si trova ad accogliere il primo arrivo, come invece prevede il regolamento UE detto Dublino. Si parla da anni della necessità di una condivisione tra tutti gli Stati membri, ma l’unanimità sulla riforma dei criteri attuali non è mai stata raggiunta. Ora un gruppo di Stati prova ad aggirare il problema, assumendo l’impegno, volontario e temporaneo, di ammettere la redistribuzione nei propri territori di una quota delle persone giunte nei Paesi mediterranei, più interessati dai flussi. Stati come Francia e Germania si sono già resi disponibili ad accoglierne alcune migliaia, mentre ai Paesi che non possono o non vogliono fare lo stesso è offerta la possibilità di contribuire con un sostegno materiale di altro tipo. Sullo sfondo c’è anche qui, fatalmente, l’invasione dell’Ucraina: l’imponente, inedita sfida migratoria che la guerra ha lanciato all’Europa e la reazione di solidarietà che ne è nata. Questa spinta ad aiutare chi è nel bisogno, e a cooperare per farlo nel modo migliore, è l’unica cosa da salvare del lungo incubo in cui siamo caduti e, tuttavia, la sua concretizzazione è stata spesso macchiata da ombre. Si è lasciato spazio ad incomprensibili disparità: nell’applicazione della protezione temporanea, ad esempio, e nella resistenza, che continua, ad estendere i diritti immediatamente garantiti ai rifugiati ucraini a persone nelle stesse condizioni, ma di diversa provenienza. Anche il nuovo meccanismo cede alla tentazione della differenziazione e dell’esclusione, nel lasciare agli Stati la possibilità di una preferenza sulle categorie da accogliere e nel fissare esso stesso un criterio di priorità, in favore di chi ha bisogno di protezione internazionale e, tra loro, dei più vulnerabili. Ma un simile riconoscimento è l’esito finale di una procedura delicatissima dai tempi per nulla immediati, richiede valutazioni complesse e il rispetto di diritti insopprimibili che la civiltà giuridica ha con fatica cristallizzato nel tempo: condurla e concluderla in modo perfettamente legittimo è tra gli oneri più ingombranti che i Paesi di primo arrivo chiedono di condividere, dunque l’oggetto dell’accordo stesso. La clausola di priorità rende possibili – probabilmente necessarie – valutazioni superficiali e in fin dei conti arbitrarie. Fa risprofondare nella discrezionalità una materia sensibilissima, conduce dritto a nuove ingiuste e ingiustificabili distinzioni. E alla fine guasta il meccanismo, perché tradisce l’obiettivo di porre sullo stesso piano gli Stati di frontiera e gli Stati più interni. È un “primo passo”, come dichiarato dagli stessi ministri europei. Un segnale incoraggiante e un esperimento da cui trarre insegnamenti per il futuro, ma qualcosa di ancora molto lontano dal meccanismo di ricollocamento permanente perfettamente prevedibile che il nuovo documento ribadisce essere l’obiettivo finale. Nel frattempo, l’incertezza è tra i fattori che trattengono dal dismettere finalmente le politiche di esternalizzazione, nei giorni in cui queste tornano a mostrare la tragicità dei loro effetti, in scenari nuovi. Non è decollato, martedì scorso, il volo che doveva portare un primo gruppo di richiedenti asilo dal Regno Unito in Ruanda, in adempimento dell’accordo che trasferisce nello Stato africano le procedure d’asilo e la eventuale successiva accoglienza: nell’attesa che si pronunci la corte nazionale, quei migranti non possono partire perché, ha detto la Corte, rischiano violazioni irreparabili dei loro diritti fondamentali. Pochi giorni dopo, venerdì mattina, diverse decine di persone sono morte (18 per le autorità, almeno 37 secondo le ONG locali) mentre tentavano di superare le reti che dividono il Marocco dall’enclave spagnola di Melilla, l’ambitissimo pezzetto di Europa in Nord Africa: anche in questo caso, è stato un accordo di esternalizzazione a spingere le autorità marocchine ad intervenire per frenare la spinta. Nella confusione che ne è scaturita, sono rimasti schiacciati due poliziotti e un numero ancora solo provvisorio di giovani migranti. Passi avanti e arretramenti: l’Europa continua a dibattersi tra l’aspirazione alla realizzazione dei suoi valori e gli egoismi e la mancanza di coraggio dei suoi membri. Fra le tante crisi che la sfidano, quella migratoria continua ad essere il campo in cui si gioca la partita della sua identità. (Livia Cefaloni)