Primo Piano

Mattarella: mai perdere il legame con la lingua e cultura italiana

28 Settembre 2022 - Roma - Nell'Anno Europeo dei Giovani "si apre per voi un nuovo inizio e, grazie a questa giornata di condivisione, possiamo sentirci più vicini e uniti, parte di una stessa comunità, che attraversa Paesi, lingue e culture, nella consapevolezza che l'istruzione ci riguarda tutti, nessuno escluso. Quale che sia il futuro a cui guardate, il mio augurio è di realizzarlo senza mai perdere il legame con la lingua e cultura italiana, che state costruendo ora, a scuola, arricchendo il nostro Paese e il luogo in cui vivete di creatività e fantasia, mentre costruite il mondo di domani secondo le vostre aspirazioni e i vostri ideali". E' quanto si legge in un messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell'inaugurazione dell'anno scolastico delle scuole italiane all'estero. "Con grande piacere rivolgo alle studentesse e agli studenti il più intenso saluto, in occasione di questa prima cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico delle scuole italiane all'estero, che avvia le attività didattiche nelle 37 scuole italiane che operano nel mondo secondo il calendario boreale. Un momento d'incontro la cui portata è ampia, com'è ampia la rete che queste scuole formano in tanti luoghi del pianeta. Un augurio particolare all'Istituto Italiano Statale Comprensivo di Barcellona, che ospita l'evento odierno e che oggi inaugura, insieme al nuovo anno scolastico, la nuova sede". Per Mattarella è "un'emozione trovare raccolti virtualmente insieme studenti e studentesse di così tanti Paesi che, insieme alle loro famiglie, danno forma al loro futuro scegliendo il Sistema della Formazione Italiana nel Mondo. Dialogo, ricerca della ricchezza che si trova nella diversità, cultura quale elemento essenziale dell'identità italiana, incontro come origine di sviluppo e crescita: queste le basi - ha concluso - che orientano la vostra formazione, a confronto con il mondo contemporaneo, grazie a un modello pedagogico ed educativo inclusivo, ispirato ai valori della Costituzione". (Raffaele Iaria)

Dopo il voto, il cardinale Zuppi ad Avvenire: ora servono tante idee e poca ideologia

28 Settembre 2022 -
Roma - Cardinale Matteo Zuppi, dopo il voto esultano i vincitori, ma c’è anche chi ha detto che - visto il risultato elettorale - il 25 settembre è stato un brutto giorno per l’Italia. Qual è il suo pensiero al riguardo? «Quando gli italiani scelgono il loro futuro non è mai un brutto giorno. È sempre l’esercizio della democrazia. E noi dobbiamo credere alla forza e alla bellezza della democrazia e ascoltare le domande che questo voto contiene, in un momento così importante per tutti». È pronta la risposta dell’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. Senza esitazioni. Intorno c’è la "sua" Trastevere. Qui il porporato è stato prima viceparroco e poi parroco per quasi trent’anni. E qui dà appuntamento ad Avvenire, per la prima intervista dopo le elezioni. Il clima è informale, come è nel suo stile, seduto al tavolino di un caffè, mentre la gente del quartiere passa, lo riconosce e lo saluta: "Bentornato, don Matteo. È sempre un piacere vederti qui". Ma il dialogo è a 360 gradi, su tutti i temi dell’attualità. Dunque, eminenza, nessun allarmismo preventivo, pare di comprendere...Gli italiani hanno esercitato il loro diritto e il loro dovere. Quindi ci si interroghi su che cosa l’espressione del voto chiede - ed è una domanda che dobbiamo farci tutti, anche la Chiesa - e si guardi con responsabilità al nostro futuro, come del resto è scritto nella nota pubblicata oggi (ieri per chi legge, ndr). Servono tante idee e poca ideologia. Nella nota si afferma tra l’altro che la Chiesa «continuerà a indicare, con severità se occorre, il bene comune e non l’interesse personale, la difesa dei diritti inviolabili della persona e della comunità». Ma certe posizioni della coalizione vincitrice non sempre sono in linea con la Dottrina sociale. Come si immagina il dialogo con queste forze politiche? Come sempre. Sarà un dialogo che avrà sempre al centro la bellissima Dottrina sociale della Chiesa, che ha tanto da dire oggi nelle sfide cui dobbiamo far fronte. E ciò significa la difesa della persona, la difesa dei diritti individuali e dei diritti della comunità, come è scritto nella nota. Lei conosce personalmente Giorgia Meloni? Sì, la conosco. E che cosa si sente di dire alla presidente di Fdi che potrebbe diventare il primo premier donna d’Italia? Che ha una grande responsabilità e tante attese. E che deve dare - come chiunque sia chiamato a rivestire quel ruolo - dignità alla politica e quindi saper affrontare nella maniera più alta le grandi sfide che ci attendono, nella difesa dell’interesse nazionale ed europeo, che è poi la vera domanda dell’elettorato. Forse anche l’astensionismo, sintomo di un disagio che non può essere archiviato con superficialità e che deve invece essere ascoltato, alla fine è una richiesta, sia pure in negativo, di una politica che torni a essere attraente e sappia trovare le risposte. È un momento difficile, ma anche straordinariamente importante per mantenere le radici del nostro Paese, della Costituzione, e per guardare avanti con una visione non piccola e miope, ma lungimirante. A proposito di Costituzione, lei che alla Carta fondamentale ha dedicato un libro, che cosa pensa dell’ipotesi di cambiarla, come è scritto nel programma della nuova maggioranza parlamentare? Sappiamo che ci sono i meccanismi per cambiare la lettera della Costituzione. Ma ciò che non dobbiamo cambiare è lo spirito e la visione che animarono i padri costituenti, spirito alto di grande idealità e di grande convergenza comune, nato dall’esperienza della mancanza di libertà del fascismo e degli anni terribili della guerra. Ma in uno scenario politico in cui, in fin dei conti, tutte le forze politiche sono minoranza (anche quelle che per effetto della legge elettorale sono maggioranza in Parlamento), che cosa può unire gli italiani? Le sfide. Come disse il premier Draghi al Meeting di Rimini, l’Italia è stata grande quando non si è pensata da sola. Abbiamo l’Europa, con i suoi limiti ma anche con la straordinaria eredità che rappresenta. Dunque dobbiamo cercare di radicarci sempre più in Europa e guardare con responsabilità al nostro futuro. Prima del voto, si è parlato molto di un’agenda Draghi per affrontare i problemi più urgenti del Paese. Nella nota post elettorale lei, a nome dei vescovi, li ha elencati. Possiamo dunque parlare di un’agenda della Chiesa italiana? No, ma la Chiesa fa sue le sofferenze e le aspirazioni della popolazione. E non soltanto dei nostri fedeli. Cerchiamo di avere sempre un orizzonte largo. La vera agenda è questa. E l’altra agenda è l’amore politico. La Fratelli tutti di papa Francesco contiene una visione alta, che il documento consegna a tutti e anche alla politica italiana. L’amore politico ci libera dalla distorsione delle ideologie e ci restituisce il valore più nobile che è quello di cercare ciò che unisce e di risolvere quello che divide. All’estero i primi commenti ai risultati elettorali non sono stati entusiastici. Il rapporto con l’Ue e la politica estera saranno fra i banchi di prova del prossimo governo? Di questo come di ogni governo. L’Italia ha un dovere che viene dalla geografia. È la radice dell’Europa e del Mediterraneo. E quindi non può non avere una politica europea e mediterranea. L’Europa inoltre è una straordinaria possibilità. Abbiamo bisogno di più Europa, di un’Europa che funzioni di più. Per esempio per ciò che riguarda i flussi immigratori. L’Europa qui non ha funzionato, ha lasciato sola l’Italia in questo campo e perciò c’è bisogno di più solidarietà europea. E per la guerra in Ucraina quale deve essere il ruolo del nostro Paese, dato il nostro inserimento nella Nato? La nostra è la storia di un Paese che ha saputo essere cerniera tra i diversi mondi. Non dobbiamo dimenticare questo ruolo. E questo richiede tanta identità italiana e anche tanta capacità di dialogo. È il ruolo naturale dell’Italia e dell’Ue, ma credo che per la pace tutti dobbiamo fare molto di più. La guerra è un abominio e non dobbiamo mai abituarci all’intossicazione di odio da cui è prodotta e che produce. Non dobbiamo aspettare l’atomica per muoverci. Ecco perché dicevo che serve un’Europa più forte, anche con aspetti come il fisco, la politica estera comune e un esercito europeo. La rappresentanza dei cattolici in Parlamento sembra essersi ulteriormente assottigliata. Dopo la fine del partito unico, questa presenza è avviata verso l’irrilevanza? Spero proprio di no. Soprattutto il vero banco di prova saranno i problemi del Paese, da affrontare con quel surplus di consapevolezza e di amore che viene dalla Dottrina sociale della Chiesa. E poi c’è anche il ruolo del Terzo settore, per tradurre in cultura politica, quindi in visione e capacità di comprendere i problemi, la vicinanza al prossimo. Certamente dobbiamo fare di più. Ma i vescovi hanno una loro strategia al riguardo o tutto è demandato all’iniziativa dei laici? Certamente è demandato all’iniziativa dei laici. Ma i vescovi, insieme ai laici (questo fa parte anche del cammino sinodale in atto), cercheranno di capire le domande e di tradurre in cultura e in scelte concrete la grande solidarietà laica cristiana, che è uno dei tesori maggiori della nostra realtà, per combattere il grande e pericoloso virus dell’individualismo. Lei è reduce dal Congresso Eucaristico di Matera, dove ha detto che si è pregato anche per il bene del Paese. Che cosa ha da offrire una "Chiesa eucaristica", secondo la definizione del Papa, al futuro dell’Italia? Tanta speranza e tanta attenzione ai più fragili. La fragilità che diventa forza come abbiamo constatato durante il Covid, quando abbiamo capito che non possiamo salvarci da soli, ma che abbiamo bisogno della vera forza che è l’amore. Anche in politica. Questo vale anche per il rapporto tra maggioranza e opposizione? Anche. La dialettica sia severa e forte, ma esca dalle derive ideologiche che paralizzano, che complicano inutilmente le cose semplici e che risultano anche incomprensibili alla gente, generando l’astensionismo. L’appello dei vescovi è a evitare queste dinamiche deleterie e a essere tutti protagonisti del futuro. Non ci si può accontentare di risolvere i problemi della pancia, ma bisogna saper guardare oltre, perché senza questo sguardo non si risolvono neanche i problemi della pancia. Lei a Matera ha ringraziato il Papa per la sua presenza e l’ha definita «una grazia». Eppure, per alcuni, quasi dieci anni di pontificato non sarebbero bastati alla Chiesa italiana per trovare una sintonia piena con il Pontefice. Come risponde? La sintonia è profonda. Il Papa riesce ad arrivare a tantissime persone, tocca il cuore, riscalda, fa sentire amati, fa sentire la Chiesa vicina alla gente, una Chiesa che ti ascolta, che si appassiona al tuo problema. Il Papa ha una grande visione pastorale e annuncia nella lingua e con le categorie di oggi le verità di sempre. Oltre tutto ci aiuta a capire che il sociale e lo spirituale sono intimamente uniti. E guai a dividerli. Il Congresso ha segnato una tappa del cammino sinodale. Che tipo di tappa è stata? Fondamentale. Perché il cammino sinodale vuol dire andare dietro a Gesù. Siamo sinodali non perché troviamo i meccanismi e le formule rappresentative. Siamo sinodali se siamo dietro a Gesù. La prima sinodalità è ascoltare e seguire il suo invito. E in questo modo troveremo anche le risposte necessarie e attese dai preti, dalle comunità e dai laici per affrontare e risolvere i problemi che oggettivamente aspettano una risposta. Se invece pieghiamo il cammino sinodale all’esame dei problemi interni, esso rischia di diventare sterile. Fra i problemi, molto si è parlato nei mesi scorsi della questione degli abusi. A che punto è il lavoro degli organismi preposti alla protezione dei minori? Stiamo continuando con rigore la lotta contro gli abusi. E saremo attenti a rispettare gli impegni presi. Ma in definitiva, qual è lo stato di salute della Chiesa italiana? Una Chiesa ancora viva, con tanta riserva di gratuità, con ancora tanta voglia di comunità. Non dobbiamo perdere questa opportunità del Sinodo, che giunge a sessant’anni dal Concilio. Dobbiamo rivivere, come disse Benedetto XVI al cinquantesimo anniversario, quella sobria ebbrezza del Vaticano II, soprattutto costruendo comunità. (Mimmo Muolo)
Il cardinale Zuppi, presidente della CeiFoto Ansa

Treviso: oggi il report ‘Presenze necessarie’ sui cittadini stranieri in provincia

28 Settembre 2022 - Treviso - Verrà presentato nella serata di oggi, 28 settembre, 'Presenze necessarie. 18° report sui cittadini stranieri in provincia di Treviso'. La ricerca sarà illustrata dagli estensori della ricerca e dagli enti promotori nel corso di un incontro (ore 20.30, sala auditorium della scuola media Stefanini di Treviso) organizzato da Caritas Tarvisina, Cisl Belluno-Treviso, Cooperativa La esse scs, Una casa per l' uomo - società cooperativa sociale, Ufficio pastorale diocesano Migrazioni-Migrantes Treviso. Interverranno Giorgio Santini, presidente dell' Associazione veneta per lo sviluppo sostenibile (Asvess), Marco Berdusco della coop. Una casa per l' uomo e redattore del report, Laura Mulas di Veneto Lavoro e redattrice del report, don Bruno Baratto, direttore di Migrantes Treviso, membro del comitato promotore e redattore del report. Previsti il dibattito in sala e il collegamento streaming (su 2022.festivalsvilupposostenibile.it ). 'Il report - si legge in una nota - è strumento riconosciuto a livello locale (l' unico in Provincia) circa l' aggiornamento annuale sulla presenza di cittadini stranieri. Si compone di varie parti: demografia, inserimento scolastico, acquisizione di cittadinanza, dinamiche occupazionali, richiedenti asilo e rifugiati. I promotori contribuiscono con un commento proprio che indichi gli appelli emergenti dal territorio su tali tematiche'. 'Le finalità', viene sottolineato, sono quelli di 'rendere consapevole il pubblico delle dimensioni reali del fenomeno e articolarne alcune dinamiche a livello territoriale, situandole nel contesto attuale' oltre a 'contestualizzare la realtà della migrazione, anche a livello locale, nel più ampio quadro di uno sviluppo sostenibile'.

Migrantes Salerno-Campagna-Acerno: oggi la presentazione della Festa dei Popoli

28 Settembre 2022 - Salerno - Questa mattina alle 10,30 presso la sala della giunta del Comune di Salerno si terrà la presentazione della 𝐗𝐈𝐈𝐈 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐏𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝟐𝟎𝟐𝟐 che si terrà 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟐 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞, 𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟔:𝟎𝟎 𝐚 𝐒𝐚𝐥𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢𝐚. La manifestazione è promossa dalla diocesi 𝒅𝒊 𝑺𝒂𝒍𝒆𝒓𝒏𝒐 – 𝑪𝒂𝒎𝒑𝒂𝒈𝒏𝒂 – 𝑨𝒄𝒆𝒓𝒏𝒐, attraverso gli uffici diocesani Migrantes, Centro Missionario e Caritas, in collaborazione con i Missionari Saveriani, e patrocinata dal Comune di Salerno in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociale ed all’Istruzione, e che vede impegnati nell’organizzazione rappresentanti delle comunità straniere presenti nel territorio di Salerno e provincia: dall’Europa, 𝑮𝒆𝒐𝒓𝒈𝒊𝒂, 𝑰𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂, 𝑷𝒐𝒍𝒐𝒏𝒊𝒂, 𝑹𝒐𝒎𝒂𝒏𝒊𝒂 𝒆 𝑼𝒄𝒓𝒂𝒊𝒏𝒂; dall’Africa, 𝑴𝒂𝒓𝒐𝒄𝒄𝒐, 𝑬𝒈𝒊𝒕𝒕𝒐, 𝑵𝒊𝒈𝒆𝒓𝒊𝒂, 𝑻𝒖𝒏𝒊𝒔𝒊𝒂, 𝑪𝒐𝒔𝒕𝒂 𝑫’𝑨𝒗𝒐𝒓𝒊𝒐, 𝑪𝒂𝒎𝒆𝒓𝒖𝒏; dall’Asia 𝑭𝒊𝒍𝒊𝒑𝒑𝒊𝒏𝒆, 𝑰𝒏𝒅𝒊𝒂, 𝑻𝒉𝒂𝒊𝒍𝒂𝒏𝒅𝒊𝒂, 𝑰𝒏𝒅𝒐𝒏𝒆𝒔𝒊𝒂; dall’America Latina, 𝑷𝒆𝒓𝒖̀, 𝑬𝒍 𝑺𝒂𝒍𝒗𝒂𝒅𝒐𝒓 𝒆 𝑽𝒆𝒏𝒆𝒛𝒖𝒆𝒍𝒂 𝒆 𝑩𝒓𝒂𝒔𝒊𝒍𝒆 tutte pronte a presentare le proprie tradizioni culturali.  

Cei: eletti siano al servizio di tutti, specie degli ultimi

27 Settembre 2022 -
Roma - Pubblichiamo il testo della dichiarazione del Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, dopo le elezioni politiche di domenica 25 settembre 2022:
“L’Italia ha bisogno dell’impegno di ciascuno, di responsabilità e di partecipazione”. Nell’appello del Consiglio Episcopale Permanente, diffuso alla vigilia delle elezioni, abbiamo sottolineato quanto sia importante essere partecipi del futuro del Paese. Purtroppo, dobbiamo registrare con preoccupazione il crescente astensionismo, che ha caratterizzato questa tornata elettorale, raggiungendo livelli mai visti in passato. È il sintomo di un disagio che non può essere archiviato con superficialità e che deve invece essere ascoltato. Per questo, rinnoviamo con ancora maggiore convinzione l’invito a “essere protagonisti del futuro”, nella consapevolezza che sia necessario ricostruire un tessuto di relazioni umane, di cui anche la politica non può fare a meno. Agli eletti chiediamo di svolgere il loro mandato come “un’alta responsabilità”, al servizio di tutti, a cominciare dai più deboli e meno garantiti. Come abbiamo ricordato nell’appello, “l’agenda dei problemi del nostro Paese è fitta: le povertà in aumento costante e preoccupante, l’inverno demografico, la protezione degli anziani, i divari tra i territori, la transizione ecologica e la crisi energetica, la difesa dei posti di lavoro, soprattutto per i giovani, l’accoglienza, la tutela, la promozione e l’integrazione dei migranti, il superamento delle lungaggini burocratiche, le riforme dell’espressione democratica dello Stato e della legge elettorale”. Sono alcune delle sfide che il Paese è chiamato ad affrontare fin da subito. Senza dimenticare che la guerra in corso e le sue pesanti conseguenze richiedono un impegno di tutti e in piena sintonia con l’Europa. La Chiesa, come già ribadito, “continuerà a indicare, con severità se occorre, il bene comune e non l’interesse personale, la difesa dei diritti inviolabili della persona e della comunità”. Da parte sua, nel rispetto delle dinamiche democratiche e nella distinzione dei ruoli, non farà mancare il proprio contributo per la promozione di una società più giusta e inclusiva.

Migrantes: gli auguri delle Scalabriniane al nuovo direttore generale

27 Settembre 2022 - Roma - “I nostri migliori auguri di buona missione a monsignor Pierpaolo Felicolo, nuovo direttore generale della Fondazione Migrantes. E un grande ringraziamento all'opera del direttore uscente, don  Gianni De Robertis. Il loro lavoro in continuità confermerà in Italia il ruolo essenziale della fondazione a tutela dei migranti nei diversi aspetti, tra cui la cura pastorale”. A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane, in riferimento alla nuova nomina di monsignor Pierpaolo Felicolo a direttore generale della Fondazione. “Il suo impegno nell'ufficio diocesano Migrantes del Vicariato di Roma è la testimonianza della particolare sensibilità di monsignor Felicolo – prosegue suor Neusa – A lui e a don De Robertis va il nostro riconoscente grazie. Siamo tutte consapevoli come oggi sia essenziale il loro impegno per concentrare l'attenzione sul tema della mobilità umana. In un mondo così devastato da conflitti, crisi, cambiamenti climatici, emerge più che mai d'attualità”.

Migrantes Torino: Festival dell’accoglienza, venerdì sera in Duomo … testimonianze, letture e musica

27 Settembre 2022 - Torino - Venerdì 30 settembre il programma del Festival dell’accoglienza, l’iniziativa curata dall’Ufficio Migrantes di Torino, propone alle ore 20.45, nella cattedrale di San Giovanni Battista (piazza San Giovanni), l’appuntamento con “Beati coloro che indicano una strada”. Una serata con testimonianze rivelatrici di cammini che si intrecciano con la preghiera, accompagnate da letture tratte da testi sacri buddhisti, cristiani, induisti, mussulmani e narrate sulle note del “violino del mare”, uno strumento musicale con una storia molto particolare. Il legno con cui è stato fabbricato viene dall’Africa e, dopo essere stato per anni gozzo di pescatori, era diventato uno quei barconi che, carichi di migranti, facevano la spola tra le coste africane e la Sicilia. Poi, dopo il sequestro, grazie un’iniziativa della fondazione Casa dello Spirito e con il lavoro svolto da detenuti nel laboratorio di falegnameria e liuteria del carcere milanese di Opera, dal fasciame di quell’imbarcazione è nato il “violino del mare”. Accoglienza, coordinamento e letture a cura di Laura Curino in collaborazione con il Comitato Interfedi di Torino e Torino spiritualità, le testimonianze su vite di preghiera in terra straniera sono portate dall’insegnante Rasheed Gil e dall’operatrice sanitaria Therese Monte Manyombe, Arnoldo Mosca Mondadori (presidente della fondazione Casa dello Spirito) racconta il progetto “orchestra del mare” e al violino è Estefany Maria Mezza Caputti. Per partecipare è necessario iscriversi via web, al link https://www.upmtorino.it/festival-dellaccoglienza/il-programma/  Cliccando sulla sezione FEDE e poi sul titolo dell’appuntamento, compare il modulo d'iscrizione.  Una volta compilato e inviato, si riceve la conferma via mail.

Un nuovo naufragio

27 Settembre 2022 -

Roma - Nuovo naufragio al largo della Tunisia. L’ennesima barca fantasma di cui non si hanno notizie e che potrebbe essere affondata nel tentativo di raggiungere l’Europa e l’Italia. Secondo Alarm Phone, che ha raccolto la testimonianza di alcuni sopravvissuti, venerdì al largo di Sfax una barca si è ribaltata: 7 le persone soccorse, circa 20 quelle disperse. «Nei giorni scorsi i parenti preoccupati ci hanno contattato. Alarm Phone non è mai stato in contatto diretto con questa barca», spiega l’organizzazione. «Siamo vicini alle famiglie delle vittime: morti causate dalla politica di chiusura delle frontiere» sottolinea in un tweet la Ong Mediterranea Saving Humans.

Intanto è salito a oltre 100 morti, molti dei quali donne e bambini, il bilancio del naufragio di una barca di migranti al largo delle coste siriane e proveniente dal Libano. Lo riferisce l’agenzia governativa siriana Sana, che cita il conteggio del direttore del porto di Banias, Nawfaq Ibrahim. Il nuovo bilancio del naufragio, avvenuto giovedì sera e indicato come il più grave degli ultimi decenni tra Siria e Libano, è stato aggiornato dopo il ritrovamento in mare nelle ultime 24 ore di altri sei corpi senza vita. L’imbarcazione era partita dal nord del Libano ed era diretta in Italia. Era stipata di almeno 170 persone, per lo più famiglie composte da donne, bambini e adolescenti. Le vittime, in larga parte donne e bambini, sono siriane, libanesi e palestinesi. Secondo la Mezza luna rossa siriana, le ricerche continuano perché all’appello mancano ancora 17 dispersi. La gravissima crisi economica nella quale è precipitato il Libano ha portato sempre più cittadini del Paese dei cedri a tentare di raggiungere il territorio dell’Unione Europea con mezzi di fortuna.

Dopo il fermo amministrativo della Sea Watch 3, la nave Ong bloccata a Reggio Calabria, una nuova imbarcazione si appresta a varcare il Mediterraneo nel tentativo di salvare vite umane e soccorrere i migranti che decidono di sfidare la rotta più pericolosa al mondo. «La nuova nave di salvataggio Sea-Watch 5 sfida le elezioni di estrema destra in Italia – scrive in una nota la Ong tedesca annunciando la nuova missione – I recenti avvenimenti in Italia dipingono un quadro distopico per il soccorso civile in mare: a pochi giorni dal blocco politico della nave di salvataggio Sea-Watch 3, l’Italia vota per un turno parlamentare di estrema destra. Invece di scoraggiarsi, Sea-Watch, insieme ad attori solidali, invia una nuova nave di soccorso nel Mediterraneo centrale. Più veloce, più grande e più efficiente di qualsiasi suo successore». La Ong tedesca rilancia dopo il fermo amministrativo dei giorni scorsi della Sea Watch 3 nel porto di Reggio Calabria. «Siamo pronti a salvare ancora più vite – sottolinea l’organizzazione umanitaria – Il governo italiano continua la sua politica di deterrenza e blocchi amministrativi. La nostra risposta? Tra qualche mese salperà Sea Watch 5, una nuova nave più veloce, più grande, più efficiente».

Intanto tornano gli sbarchi a Lampedusa, dove nelle ultime 24 ore, sono approdati 12 tunisini. A bordo anche una donna, un minore e un disabile approdati direttamente sull’isola. Ad avvistare e soccorrere il barchino di 6 metri sul quale viaggiavano, a poco meno di 2 miglia da Capo Ponente, è stata la Guardia costiera. Il mezzo era partito da Zarzis, in Tunisia, quattro giorni fa, il 22 settembre.

Salgono così a 69.894 i migranti arrivati sulle coste italiane via mare, da inizio anno. Un numero in aumento rispetto allo stesso persiodi di un anno fa quando si registrarono 44.763 arrivi. Sono invece salite a quasi 1.500 i migranti annegati o dispersi lungo la rotta del Mediterraneo centrale, da gennaio. E sempre quest’anno, sono stati più di 16.500 i migranti riportati indietro mentre cercavano di lasciare la Libia su barconi alla volta dell’Europa a fronte dei 32.425 dell’intero 2021 secondo dati diffusi dall'Oim, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni. (Daniela Fassini - Avvenire)

GMMR, Mci Barcellona, celebrazione alla Sagrada Familia

26 Settembre 2022 - Barcellona - Partecipare alla Messa alla Sagrada Familia è sempre una speciale esperienza di vita spirituale, per la tanta luce e bellezza che invitano ad elevarsi verso il Signore. Mercoledi 21 settembre lo è stato anche di più. Le comunità cattoliche di tutti i continenti e presenti a Barcellona, si sono incontrate per celebrare la giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Un evento organizzato dall'associazione 'Caminem junts en la diversidad' a cui alcuni rappresentanti della nostra comunità hanno partecipato.  Un'esperienza di chiesa davvero cattolica.  Una intensa preghiera comune per la pace che è stata invocata per l'Ucraina e per i tanti paesi che vivono questo flagello. La Messa è stata seguita da un concerto di cori ucrainici che hanno commosso con i loro malinconici e orgogliosi canti. (Mci Barcellona)  

Festa San Francesco: Cei e francescani lanciano iniziativa per defunti Covid

26 Settembre 2022 - Assisi - Il 4 ottobre, festa di San Francesco, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a nome di tutti gli italiani accenderà ad Assisi la Lampada votiva dei comuni d’Italia. Un gesto per ringraziare coloro che hanno aiutato a superare la pandemia e per ricordare chi è venuto a mancare a causa del Covid. Proprio per questo i frati di Assisi e la CEI hanno deciso di lanciare l’iniziativa online "Prega per il mio caro” dove sarà possibile, tramite il sito 4ottobre.sanfrancesco.org, lasciare il nome del proprio defunto per Covid per affidarlo a san Francesco. Il 4 ottobre, infatti, i frati deporranno davanti alla tomba del Santo i nomi ricevuti. Un’iniziativa fortemente voluta dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Matteo Zuppi, che ha sottolineato come «troppe persone si sono congedate da noi, a causa del Covid, in qualche maniera nell’anonimato. Eppure, si trattava di persone in carne e ossa: padri, madri, figli, fratelli e sorelle nostri che, tutti insieme, desideriamo affidare al cuore e alla cura dell'Onnipotente buon Signore che Francesco tanto ha amato e che ci ha fatto conoscere con la sua vita e la sua testimonianza. Ho affidato pertanto ai frati della Basilica di San Francesco d’Assisi il compito di raccogliere i nomi dei defunti e di contattare coloro che desiderano ricordare un proprio caro per questa speciale commemorazione. Sarà un modo concreto - ha dichiarato il porporato  - per raggiungere nella fede e nella vicinanza dell’amicizia tutti coloro che oggi ancora soffrono per non aver potuto dare l’ultimo saluto ai familiari e alle persone care». «Abbiamo subito colto come una missione la richiesta del cardinale Zuppi – ha dichiarato fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di Assisi – e ci siamo messi all’opera per attivare questa raccolta online dei nomi dei defunti di Covid, affinché vengano personalmente affidati al Signore per la preghiera e l’intercessione di San Francesco. Il suo abbraccio e quello di tutti noi, fratelli e sorelle, e di tutti gli italiani, possano raggiungere nel Signore coloro che sono stati così duramente colpiti in questo tempo difficile. Un unico abbraccio di fraternità, preghiera e solidarietà. Il 4 ottobre – ha concluso fra Marco – al termine della prima messa del mattino, come comunità francescana, deporremo i biglietti con i nomi di tutte le persone decedute, davanti alla tomba di san Francesco».  

Viminale: da inizio anno sbarcate 69.894 persone migranti sulle nostre coste

26 Settembre 2022 - Roma - Sono 69.894 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato diffuso questa mattina dal ministero degli Interni. Di questi 14.496 sono di nazionalità tunisina (21%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (13.536, 19%), Bangladesh (10.315, 15%), Afghanistan (5.320, 8%), Siria (4.560, 7%), Costa d’Avorio (2.206, 3%), Eritrea (1.663, 2%), Guinea (1.652, 2%), Iran (1.513, 2%), Pakistan (1.504, 2%) a cui si aggiungono 13.129 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.  

GMMR, Mons. Maffeis: “la Parola del Signore ci aiuta nella ricerca della vera patria”

26 Settembre 2022 - (foto diocesi Perugia-Città della Pieve) Perugia - In una gremita chiesa parrocchiale di San Donato all’Elce di Perugia, domenica 25 settembre, l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, mons. Ivan Maffeis, ha presieduto la celebrazione eucaristica della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato promossa a livello diocesano dall’Ufficio Migrantes in collaborazione con le cappellanie delle comunità afro anglofona e francofona, latinoamericana, romena e ucraina. «Cara gente, il Vangelo non intende spaventarci, ma scuoterci, inquietarci, provocarci a riconoscere che, come scrive il Papa nel Messaggio per la Giornata del Migrante e del Rifugiato, “il senso ultimo del nostro viaggio in questo mondo è la ricerca della vera patria”» ha detto nell'omelia mons. Maffeis - sottolineando che «in questa ricerca è luce la parola del Signore che parla nelle Sacre Scritture, nella Chiesa, negli eventi, nei fratelli, a partire dai tanti Lazzaro che stanno alla nostra porta: poveri, migranti, sfollati, rifugiati, vittime della tratta, della miseria, dello sfruttamento, della guerra. La giustizia domanda ogni sforzo per includerli, riconoscendo e valorizzando quanto ciascuno di loro può portare alla crescita sociale, economica ed ecclesiale della nostra società. Riflettiamo, pensiamo, confrontiamoci; ma non fermiamoci alle parole: “Nei momenti cruciali della storia, chi ha saputo lasciare una buona impronta lo ha fatto perché ha tradotto gli ideali, i desideri, i valori in opere concrete”, ha detto ieri (24 settembre, n.d.r.) Papa Francesco intervenendo ad Assisi». Terminata la celebrazione si è tenuto un incontro, nel salone parrocchiale, introdotto da Liana Paci, direttrice dell’Ufficio Migrantes , coordinato da Andrea Morante, giovane operatore del Centro internazionale di accoglienza “Don Elio Bromuri”. Paci ha ricordato il valore umano e cristiano dell’accoglienza-integrazione non soltanto dal punto di vista sociale, ma anche spirituale di quanti lasciano il proprio Paese di origine e arrivano in Italia. Al riguardo ha auspicato un maggiore coinvolgimento delle parrocchie anche attraverso il supporto di un referente dei migranti, volontario e motivato, in ciascun consiglio pastorale parrocchiale. Mons. Maffeis è intervenuto dopo aver ascoltato alcune testimonianze: dal giovane egiziano cristiano coopto, accolto dal progetto diocesano per richiedenti protezione internazionale, alla donna ucraina e le sue figlie fuggite dalla guerra, aiutate da connazionali e dalla Caritas, dalla badante che ha perduto il lavoro a seguito della pandemia alla donna del Camerun accolta fin dal suo arrivo da una famiglia perugina, all’operatrice di una realtà laica impegnata nell’accoglienza di stranieri in gravi difficoltà. L’arcivescovo Maffeis ha ringraziato per le «tante testimonianze sofferte, perché – ha commentato – ci hanno ricordato le non poche responsabilità che ricopriamo come singoli e come istituzioni. Preghiamo il Signore affinché dia a ciascuno fiducia, perché non si senta mai abbandonato ed abbia sempre il coraggio di alzarsi, di chiedere e di dare il suo contributo». (Foto Diocesi Perugia-Città della Pieve)  

GMMR, Migrantes Crema: ieri messa internazionale presieduta da mons. Gianotti

26 Settembre 2022 -
Crema - “La presenza dei immigrati e rifugiati rappresenta non solo una grande sfida, ma anche soprattutto un’opportunità di crescita culturale e spirituale per tutti”. Con queste parole riferite al Messaggio di Papa Francesco, Enrico Fantoni (Ufficio Migrantes della diocesi di Crema) ha introdotto la messa internazionale in cattedrale ieri sera, domenica 25 settembre alle 18.30, presieduta dal vescovo  Daniele Gianotti. Presenti molti immigrati di varie nazioni, alcuni in costumi tipici, tra cui anche padre Viorel, della comunità cattolica di liturgia bizantina. “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati – ha continuato Fantoni – significa per la Chiesa e per la società rendere percorribile il cammino dell’integrazione, che diventa cammino di interazione, dove c’è vero scambio e ascolto dell’altro, dove le identità si confrontano” e ci si arricchisce a vicenda. La liturgia è stata accompagnata dal coro multietnico che ha eseguito canti in lingua Lingala della Repubblica democratica del Congo. Nella sua omelia mons. Gianotti s’è rifatto al messaggio del Papa per la 108ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: “Un messaggio che guarda al futuro. Guarda al futuro – ha continuato – anche la parabola del ricco epulone e Lazzaro. Il ricco e Abramo possono parlarsi, ma la distanza tra loro è un abisso insuperabile. Questa distanza insuperabile rappresenta ciò che Dio non vuole. Egli vuole la salvezza di tutti. Per questo ha dato suo Figlio e dona sempre lo spirito Santo. Questo futuro lo prepariamo oggi, costruendo un’umanità fraterna”. “Il male più grave del ricco – ha continuato mons. Gianotti – è l’insensibilità. Il rischio è anche nostro: di fronte ai drammi rischiamo di chiudere occhi e cuore. Corriamo il rischio di approfondire sempre più l’abisso. E invece il Vangelo ci invita a quella terra nuova dov’è nessuno deve essere escluso. La presenza dei migranti – ha concluso – rappresenta una opportunità di crescita culturale e spirituale per tutti e per costruire un mondo migliore. Noi credenti lavoriamo ogni giorno per superare questo abisso che ancora ci separa”. La celebrazione è proseguita con la preghiera dei fedeli: s’è pregato in francese per il lavoro, in inglese per i giovani, in spagnolo per la famiglia, in ucraino per la pace, in portoghese per l’ecumenismo, in italiano per la Chiesa locale.

GMMR, mons. Erbì: i migranti “non sono i destinatari della nostra carità ma hanno un contributo importante da dare alla nostra società e alla Chiesa”

26 Settembre 2022 - Iglesias – “Il cuore del messaggio di papa Francesco per questa Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato sta in quella preposizione che si trova al centro del titolo del messaggio: ‘Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati’. Il Papa ci invita così a un cambio di prospettiva: dal ‘per’ al ‘con’. Purtroppo, anche fra molte persone di buon cuore, è ancora il ‘per’ che domina, come se i migranti e i rifugiati fossero incapaci di qualunque contributo”. Lo ha detto mons. Walter Erbì, Nunzio Apostolico in Liberia, presiedendo, nella cattedrale di Iglesias, la celebrazione nazionale per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato promossa dalla Fondazione Migrantes in Sardegna. Con mons. Erbì il direttore Migrantes della Sardegna, padre Stefano Messina.  Migranti e rifugiati – ha detto il presule – “non sono i destinatari della nostra carità, non vengono a mani vuote, ma hanno anch’essi un contributo importante da dare alla nostra società e alla Chiesa…”. Passare dal “per” al “con” significa – ha aggiunto – “smettere di considerare i migranti e i rifugiati come elementi passivi e iniziare invece a valorizzarli come protagonisti, in contemporanea, della loro e della nostra storia.  I migranti e i rifugiati non sono corpi senza nome, che hanno bisogno di una ìstruttura’ che assegni loro un ‘QRcode’ per dare loro un’identità. Sono persone, ciascuno di loro ha già un’identità, ha già un nome, porta già con sé una ricchezza da condividere e da mettere a frutto insieme a noi…”. Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati “non è un impegno del futuro, è l’impegno di oggi! Non aspettiamo domani! Non aspettiamo anche noi, come l’uomo ricco del Vangelo, che sia troppo tardi! Questa Giornata che il Santo Padre Francesco ha voluto per la Chiesa intera sia, per ciascuno di noi, con i nostri fratelli e le nostre sorelle che hanno sperimentato l’essere migranti o rifugiati, un’occasione propizia per iniziare a costruire, insieme, il nostro futuro comune”. Mons. Erbì ha detto, nella sua omelia, che in Sardegna “abbiamo un testimone e un Patrono che ci aiuta in questo nostro cammino, col suo esempio e la sua intercessione: è S. Antioco. Rifugiato dei primi secoli, arrivato in questa terra di Sardegna a causa della persecuzione. Da lui è iniziata nel nostro territorio la diffusione del Vangelo. Con la sua sofferenza e la sua coerenza ci ha dato la possibilità di conoscere il Crocifisso Risorto e di diventare, nella carità, Popolo di Dio. Ha condiviso con i nostri padri la fede in Cristo e resta per la nostra Chiesa un punto di riferimento per la testimonianza evangelica e per l’impegno di fraternità con tutti”.  (Raffaele Iaria)    

Il Pane eucaristico

26 Settembre 2022 - Città del Vaticano - Una porta, quasi semplice velo li separa. Fuori, sulla strada, c’è un uomo che tende la mano per fame, per miseria; che si accontenta di raccogliere le briciole che cadono dal tavolo dell’altro uomo “vestito di porpora e di bisso”. Fuori c’è Lazzaro è un mendicante “coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi … perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe”, leggiamo il Luca. Nella casa abita un ricco mercante che l’evangelista indica solo con un aggettivo – “ricco” – perché, afferma il Papa, “ha perduto il suo nome e la sua identità è data solo dai beni che possiede. Com’è triste anche oggi questa realtà, quando confondiamo quello che siamo con quello che abbiamo, quando giudichiamo le persone dalla ricchezza che hanno, dai titoli che esibiscono, dai ruoli che ricoprono o dalla marca del vestito che indossano. È la religione dell’avere e dell’apparire, che spesso domina la scena di questo mondo, ma alla fine ci lascia a mani vuote”. È a Matera, la città del pane, Papa Francesco, chiude il 27° Congresso eucaristico nazionale, e la sua riflessione sul brano di Luca, prende spunto dal Pane eucaristico, che “crea condivisione, rafforza i legami, ha gusto di comunione”. Il ricco della parabola pensa solo al proprio benessere, a soddisfare i suoi bisogni e godersi la vita: “soddisfatto di sé, ubriacato dal denaro, stordito dalla fiera delle vanità, nella sua vita non c’è posto per Dio perché egli adora solo sé stesso”. Non così Lazzaro, il nome significa “Dio aiuta”, il quale “pur nella sua condizione di povertà e di emarginazione, egli può conservare integra la sua dignità perché vive nella relazione con Dio” che è “la speranza incrollabile della sua vita”. Francesco mette in guardia dall’adorare noi stessi, moriremmo “nell’asfissia del nostro piccolo io; se adoriamo le ricchezze di questo mondo, esse si impossessano di noi e ci rendono schiavi; se adoriamo il dio dell’apparenza e ci inebriamo nello spreco, prima o dopo la vita stessa ci chiederà il conto”. Mentre quando adoriamo il Signore Gesù “riceviamo uno sguardo nuovo anche sulla nostra vita”. Il ricco del Vangelo non ascolta il grido silenzioso del povero alla sua porta. Solo alla fine della vita, all’inferno, leggiamo in Luca, vede Lazzaro accanto a Abramo al quale chiede di mandarlo “a intingere nell’acqua la punta del dito per bagnarmi la lingua”. Una goccia d’acqua come le briciole della ricca mensa. Abramo risponde: “tra noi e voi è stato fissato un grande abisso”, un muro invalicabile come la porta che li divideva nella vita. Viene alla mente la notissima poesia di Totò – “a livella” – in cui il nobile marchese di Belluno e Treviso si lamenta perché vicino a lui è stato sepolto l’umile e povero netturbino; Totò fa rispondere il netturbino che dice: le pagliacciate delle differenze, delle distanze le fanno solo i vivi “nuje simmo serie… appartenimmo à morte”. Una parabola – Lazzaro e il ricco epulone – che è ancora storia dei nostri giorni, afferma il vescovo di Roma: “le ingiustizie, le disparità, le risorse della terra distribuite in modo iniquo, i soprusi dei potenti nei confronti dei deboli, l’indifferenza verso il grido dei poveri, l’abisso che ogni giorno scaviamo generando emarginazione, non possono lasciarci indifferenti”. L’Eucaristia “è profezia di un mondo nuovo”, e la presenza di Gesù impegno “perché accada un’effettiva conversione”: dall’indifferenza alla compassione; dallo spreco alla condivisione, dall’egoismo all’amore, dall’individualismo alla fraternità”. Il sogno di Francesco: “una Chiesa eucaristica” capace di essere accanto ai tanti Lazzaro che troviamo lungo le nostre strade, “asciugando le lacrime di chi soffre”. Una chiesa comunità che chiede pace in Ucraina, in Myanmar, da dove è giunto il grido di dolore dei bambini morti in una scuola bombardata – “si vede che è di moda bombardare le scuole oggi”. La guerra, dice il cardinale Matteo Zuppi salutando il Papa, “brucia i campi di grano, toglie il pane e fa morire di fame, trasforma i fratelli in nemici. Quelli che hanno la tavola imbandita e mandano a fare la guerra i poveri”. Una chiesa, afferma ancora Papa Francesco, capace di guardare ai migranti che “vanno accolti, accompagnati, promossi e integrati”. Una chiesa, quella in Italia, alla quale osa chiede “più nascite, più figli”. (Fabio Zavattaro - Sir)

GMMR, Migrantes Frosinone-Veroli-Ferentino: sussidio per la riflessione e la preghiera

25 Settembre 2022 - Frosinone - La Chiesa celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato dal 1914. È sempre stata un' occasione per dimostrare la preoccupazione per le diverse categorie di persone vulnerabili in movimento, per pregare per loro mentre affrontano molte sfide, e per aumentare la consapevolezza sulle opportunità offerte dalla migrazione. Ogni anno questa giornata mondiale viene celebrata l' ultima domenica di settembre; quindi, nella domenica odierna. Il titolo scelto dal Santo Padre per il suo messaggio annuale è "Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati" ed evidenzia l' impegno che tutti siamo chiamati a mettere in atto per costruire un futuro che risponda al progetto di Dio senza escludere nessuno. Il Santo Padre ci invita infatti a crescere insieme come Chiesa consapevoli che molti migranti e rifugiati cattolici stanno rivitalizzando le comunità ecclesiali che li accolgono. Come si legge in un passaggio del messaggio di papa Francesco: "Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati significa anche riconoscere e valorizzare quanto ciascuno di loro può apportare al processo di costruzione. Mi piace cogliere questo approccio al fenomeno migratorio in una visione profetica di Isaia, nella quale gli stranieri non figurano come invasori e distruttori, ma come lavoratori volenterosi che ricostruiscono le mura della nuova Gerusalemme, la Gerusalemme aperta a tutte le genti (cfr Is 60,10-11)". Il messaggio si conclude con un invito rivolto in particolare ai giovani ma che rappresenta una esortazione per ciascun credente: "Se vogliamo cooperare con il nostro Padre celeste nel costruire il futuro, facciamolo insieme con i nostri fratelli e le nostre sorelle migranti e rifugiati. Costruiamolo oggi! Perché il futuro comincia oggi e comincia da ciascuno di noi. Non possiamo lasciare alle prossime generazioni la responsabilità di decisioni che è necessario prendere adesso, perché il progetto di Dio sul mondo possa realizzarsi e venga il suo Regno di giustizia, di fraternità e di pace". Nella diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, gli organismi Migrantes e Caritas diocesana hanno preparato e distribuito alle parrocchie un pieghevole per stimolare la riflessione sui temi della Giornata e proponendo alcune intenzioni per la preghiera dei fedeli, al fine di sensibilizzare le comunità parrocchiali durante la celebrazione della Messa.

Papa Francesco: impegniamoci a mettere al centro i rifugiati

25 Settembre 2022 - Città del Vaticano - "Oggi ricorre la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Rinnoviamo il nostro impegno per l'edificazione di un futuro che metta al centro anche migranti, rifugiati, sfollati e vittime della tratta. Il Regno di Dio si costruisce insieme con loro". E' quanto scrive, un tweet, papa Francesco.

GMMR, mons. Perego, da Matera e dalla tavola eucaristica un messaggio forte per costruire il futuro con i migranti.

25 Settembre 2022 - Matera - Da Matera papa Francesco ha "coniugato la parabola del ricco epulone e di Lazzaro con la mensa dei ricchi da cui sono esclusi i poveri, che sono anche i migranti che fuggono da miseria, sfruttamento e guerra". Lo dice oggi mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes dopo le parole del Pontefice pronunciate durante la preghiera mariana dell'Angelus da Matera dove si è svolto il Congresso Eucaristico Nazionale. "Da Matera e dalla tavola eucaristica - ha detto mons. Perego - è venuto un messaggio forte per costruire il futuro con i migranti".