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Foto Ansa
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Papa Francesco: il 9 ottobre la canonizzazione di Scalabrini e Zatti
Cei: eletti siano al servizio di tutti, specie degli ultimi
Caritas e Migrantes: il 7 ottobre la presentazione del Rapporto Immigrazione
Migrantes: gli auguri delle Scalabriniane al nuovo direttore generale
Migrantes Torino: Festival dell’accoglienza, venerdì sera in Duomo … testimonianze, letture e musica
Un nuovo naufragio
Roma - Nuovo naufragio al largo della Tunisia. L’ennesima barca fantasma di cui non si hanno notizie e che potrebbe essere affondata nel tentativo di raggiungere l’Europa e l’Italia. Secondo Alarm Phone, che ha raccolto la testimonianza di alcuni sopravvissuti, venerdì al largo di Sfax una barca si è ribaltata: 7 le persone soccorse, circa 20 quelle disperse. «Nei giorni scorsi i parenti preoccupati ci hanno contattato. Alarm Phone non è mai stato in contatto diretto con questa barca», spiega l’organizzazione. «Siamo vicini alle famiglie delle vittime: morti causate dalla politica di chiusura delle frontiere» sottolinea in un tweet la Ong Mediterranea Saving Humans.
Intanto è salito a oltre 100 morti, molti dei quali donne e bambini, il bilancio del naufragio di una barca di migranti al largo delle coste siriane e proveniente dal Libano. Lo riferisce l’agenzia governativa siriana Sana, che cita il conteggio del direttore del porto di Banias, Nawfaq Ibrahim. Il nuovo bilancio del naufragio, avvenuto giovedì sera e indicato come il più grave degli ultimi decenni tra Siria e Libano, è stato aggiornato dopo il ritrovamento in mare nelle ultime 24 ore di altri sei corpi senza vita. L’imbarcazione era partita dal nord del Libano ed era diretta in Italia. Era stipata di almeno 170 persone, per lo più famiglie composte da donne, bambini e adolescenti. Le vittime, in larga parte donne e bambini, sono siriane, libanesi e palestinesi. Secondo la Mezza luna rossa siriana, le ricerche continuano perché all’appello mancano ancora 17 dispersi. La gravissima crisi economica nella quale è precipitato il Libano ha portato sempre più cittadini del Paese dei cedri a tentare di raggiungere il territorio dell’Unione Europea con mezzi di fortuna.
Dopo il fermo amministrativo della Sea Watch 3, la nave Ong bloccata a Reggio Calabria, una nuova imbarcazione si appresta a varcare il Mediterraneo nel tentativo di salvare vite umane e soccorrere i migranti che decidono di sfidare la rotta più pericolosa al mondo. «La nuova nave di salvataggio Sea-Watch 5 sfida le elezioni di estrema destra in Italia – scrive in una nota la Ong tedesca annunciando la nuova missione – I recenti avvenimenti in Italia dipingono un quadro distopico per il soccorso civile in mare: a pochi giorni dal blocco politico della nave di salvataggio Sea-Watch 3, l’Italia vota per un turno parlamentare di estrema destra. Invece di scoraggiarsi, Sea-Watch, insieme ad attori solidali, invia una nuova nave di soccorso nel Mediterraneo centrale. Più veloce, più grande e più efficiente di qualsiasi suo successore». La Ong tedesca rilancia dopo il fermo amministrativo dei giorni scorsi della Sea Watch 3 nel porto di Reggio Calabria. «Siamo pronti a salvare ancora più vite – sottolinea l’organizzazione umanitaria – Il governo italiano continua la sua politica di deterrenza e blocchi amministrativi. La nostra risposta? Tra qualche mese salperà Sea Watch 5, una nuova nave più veloce, più grande, più efficiente».
Intanto tornano gli sbarchi a Lampedusa, dove nelle ultime 24 ore, sono approdati 12 tunisini. A bordo anche una donna, un minore e un disabile approdati direttamente sull’isola. Ad avvistare e soccorrere il barchino di 6 metri sul quale viaggiavano, a poco meno di 2 miglia da Capo Ponente, è stata la Guardia costiera. Il mezzo era partito da Zarzis, in Tunisia, quattro giorni fa, il 22 settembre.
Salgono così a 69.894 i migranti arrivati sulle coste italiane via mare, da inizio anno. Un numero in aumento rispetto allo stesso persiodi di un anno fa quando si registrarono 44.763 arrivi. Sono invece salite a quasi 1.500 i migranti annegati o dispersi lungo la rotta del Mediterraneo centrale, da gennaio. E sempre quest’anno, sono stati più di 16.500 i migranti riportati indietro mentre cercavano di lasciare la Libia su barconi alla volta dell’Europa a fronte dei 32.425 dell’intero 2021 secondo dati diffusi dall'Oim, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni. (Daniela Fassini - Avvenire)
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GMMR, Mons. Maffeis: “la Parola del Signore ci aiuta nella ricerca della vera patria”
(foto diocesi Perugia-Città della Pieve)
Perugia - In una gremita chiesa parrocchiale di San Donato all’Elce di Perugia, domenica 25 settembre, l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, mons. Ivan Maffeis, ha presieduto la celebrazione eucaristica della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato promossa a livello diocesano dall’Ufficio Migrantes in collaborazione con le cappellanie delle comunità afro anglofona e francofona, latinoamericana, romena e ucraina.
«Cara gente, il Vangelo non intende spaventarci, ma scuoterci, inquietarci, provocarci a riconoscere che, come scrive il Papa nel Messaggio per la Giornata del Migrante e del Rifugiato, “il senso ultimo del nostro viaggio in questo mondo è la ricerca della vera patria”» ha detto nell'omelia mons. Maffeis - sottolineando che «in questa ricerca è luce la parola del Signore che parla nelle Sacre Scritture, nella Chiesa, negli eventi, nei fratelli, a partire dai tanti Lazzaro che stanno alla nostra porta: poveri, migranti, sfollati, rifugiati, vittime della tratta, della miseria, dello sfruttamento, della guerra. La giustizia domanda ogni sforzo per includerli, riconoscendo e valorizzando quanto ciascuno di loro può portare alla crescita sociale, economica ed ecclesiale della nostra società. Riflettiamo, pensiamo, confrontiamoci; ma non fermiamoci alle parole: “Nei momenti cruciali della storia, chi ha saputo lasciare una buona impronta lo ha fatto perché ha tradotto gli ideali, i desideri, i valori in opere concrete”, ha detto ieri (24 settembre, n.d.r.) Papa Francesco intervenendo ad Assisi».
Terminata la celebrazione si è tenuto un incontro, nel salone parrocchiale, introdotto da Liana Paci, direttrice dell’Ufficio Migrantes , coordinato da Andrea Morante, giovane operatore del Centro internazionale di accoglienza “Don Elio Bromuri”. Paci ha ricordato il valore umano e cristiano dell’accoglienza-integrazione non soltanto dal punto di vista sociale, ma anche spirituale di quanti lasciano il proprio Paese di origine e arrivano in Italia. Al riguardo ha auspicato un maggiore coinvolgimento delle parrocchie anche attraverso il supporto di un referente dei migranti, volontario e motivato, in ciascun consiglio pastorale parrocchiale. Mons. Maffeis è intervenuto dopo aver ascoltato alcune testimonianze: dal giovane egiziano cristiano coopto, accolto dal progetto diocesano per richiedenti protezione internazionale, alla donna ucraina e le sue figlie fuggite dalla guerra, aiutate da connazionali e dalla Caritas, dalla badante che ha perduto il lavoro a seguito della pandemia alla donna del Camerun accolta fin dal suo arrivo da una famiglia perugina, all’operatrice di una realtà laica impegnata nell’accoglienza di stranieri in gravi
difficoltà. L’arcivescovo Maffeis ha ringraziato per le «tante testimonianze sofferte, perché – ha commentato – ci hanno ricordato le non poche responsabilità che ricopriamo come singoli e come istituzioni. Preghiamo il Signore affinché dia a ciascuno fiducia, perché non si senta mai abbandonato ed abbia sempre il coraggio di alzarsi, di chiedere e di dare il suo contributo».
(Foto Diocesi Perugia-Città della Pieve)