Primo Piano

Cei: gli auguri della Presidenza CEI a papa Francesco

13 Marzo 2023 - Roma - Di seguito il Messaggio di auguri della Presidenza CEI al Santo Padre in occasione del decimo anniversario dell’elezione al Soglio pontificio. Beatissimo Padre, sono passati dieci anni da quel “buona sera” con cui si presentò alla Chiesa e al mondo intero; da allora le Sue parole e i Suoi gesti hanno continuato a toccare il cuore, a sorprendere, a parlare a tutti e a ciascuno. Quel saluto è stato l’inizio di un dialogo: in questo tempo, ci ha aiutato a capire quanto il Vangelo sia attraente, persuasivo, capace di rispondere ai tanti interrogativi della storia e ad ascoltare le domande che affiorano nelle pieghe dell’esistenza umana. Ci ha insegnato a uscire, a stare in mezzo alla strada e soprattutto ad andare nelle periferie, per capire chi siamo. Possiamo conoscere davvero noi stessi solo guardando dall’esterno, da quelle prime periferie che sono i poveri: Lei ci ha spinto a incontrarli, a vederli, a toccarli, a fare di loro i nostri fratelli più piccoli. Perché, come ci ha ricordato più volte, la nostra non è una fede da laboratorio, ma un cammino, nella Storia, da compiere insieme. Vogliamo esprimerLe la nostra gratitudine per aver accolto l’eredità di Benedetto XVI e per averci accompagnato, a partire dall’Anno della Fede, incoraggiandoci a vivere da cristiani nelle tante contraddizioni, sfide e pandemie di questo mondo. Con l’impegno a “tracciare insieme sentieri di pace”, perché “solo la pace che nasce dall’amore fraterno e disinteressato può aiutarci a superare le crisi personali, sociali e mondiali” (Messaggio per la Giornata mondiale della pace, 1° gennaio 2023). Insieme alle Chiese che sono in Italia Le porgiamo i più cari auguri per questo anniversario, assicurandoLe la nostra vicinanza operosa e la nostra preghiera.   A questo link è disponibile il video del Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI: https://wetransfer.com/downloads/47b2a08828e4610558080f3fc017051820230313075304/ac127e4f84e32e0aabbcc5e17349e6fa20230313075326/9707a8      

Naufragio in Calabria: card. Czerny, “ipocrita dire non è stato possibile dare una risposta”

10 Marzo 2023 -
Città del Vaticano - “Non è stata una tragedia annunciata, ma una tragedia denunciata. Credo che sia ipocrita dire non è stato possibile dare una risposta”. Così il card. Michael Czerny, prefetto del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale, in un’intervista su Vatican news in occasione dei dieci anni di pontificato di Bergoglio, definisce il naufragio nel crotonese. “Non abbiamo saputo o voluto anticipare”, prosegue il cardinale: “Nella Chiesa, a cominciare da Papa Francesco, in tanti lo hanno sottolineato mille volte: non c’è nessuna sorpresa in queste vicende, sono cose previste e molto politiche. Oltre che tristissime”. IL card. Czerny, in particolare, denuncia “una confusione, una incoerenza anche nella politica migratoria europea”. “Dall’altra, ci sono i trafficanti che sono furbi, impresari, e approfittano dell’incoerenza per far prosperare il loro business – aggiunge -. Si può dire che il tema migratorio è il ‘sacramento’ del magistero di Papa Francesco”, ha sottolineato aggiungendo che "questa problematica così concreta, così umana e anche così ‘santa’ nel senso della sua grandissima importanza, lui ha cercato di comunicarla a tutti i fedeli e non solo. A tutti nel mondo il Papa ha fatto capire quanto è fondamentale la dignità della vita umana e la necessità di rispondere al nostro vicino. Lui ha reso rilevante il fenomeno migratorio, ha reso evidente la presenza di Gesù, della Santa Famiglia, fra coloro che fuggono. A tutti ha aperto la possibilità di rispondere – come cristiani e come uomini – con il suo insegnamento: accogliere, promuovere, proteggere e integrare”. Secondo il card. Czerny, “tutte le persone hanno capito ciò che il Papa ha detto, anche i responsabili di queste cosiddette tragedie che è piuttosto un crimine”. “Sono risultati di azioni politiche. Attenzione, quindi, a non mescolare le due cose… Le parole di Francesco arrivano a tutti, i credenti anzitutto, le persone che credono in Dio, nella vita, nella fraternità, nella casa comune. Costoro rispondono alle parole del Santo Padre, non cedono a un rifiuto crudele e inumano del prossimo”. Come augurio per il Papa, il cardinale formula “il desiderio forte che riceva ancora la grazia e sappia quanta infinita è la nostra gratitudine, la gratitudine di tutto il mondo per questi dieci anni che ci hanno cambiato tutti in meglio”.

Coldiretti: una mela su quatto in Italia è raccolta grazie ai lavoratori stranieri

10 Marzo 2023 -

Roma - Nei frutteti italiani con l’arrivo dell’estate servono almeno quarantamila lavoratori anche per colmare la mancanza di manodopera che ha duramente colpito le campagne lo scorso anno con la perdita rilevante dei raccolti agricoli nazionali. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel chiedere subito nuovi ingressi in riferimento alla nuova programmazione dei flussi di immigrazione decisa dal Consiglio dei Ministri, in occasione della giornata nazionale della frutta italiana nel villaggio della biodiversità contadina a Cosenza dove sono scesi in piazza i giovani agricoltori della Coldiretti per salvare la frutta italiana. E' molto importante - sottolinea Prandini - che il consiglio dei ministri abbia recepito la nostra proposta di programmazione triennale dei flussi per consentire una piu agevole pianificazione del lavoro da parte delle aziende agricole. Il settore ortofrutticolo nazionale – sottolinea la Coldiretti - garantisce all’Italia 440mila posti di lavoro, pari ad oltre il 40% del totale in agricoltura, con un fatturato di 15 miliardi di euro all’anno tra fresco e trasformato, il 25% della produzione agricola totale, grazie all’attività di oltre 300mila aziende agricole su più di un milione di ettari coltivati in Italia che sono oggi a rischio. E’ un settore ad elevata intensità di lavoro con operazioni difficilmente meccanizzabili che richiedono manualità e professionalità, con un bisogno di giornate lavorative, fra coltivazione e raccolta, che oscilla tra le 80 per le mele e oltre 510 per le fragole. Coldiretti stima che un frutto su quattro venga raccolto da mani straniere nei molti “distretti agricoli” dove i lavoratori immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso – spiega la Coldiretti – della raccolta delle fragole nel Veronese, delle mele in Trentino, delle pesche e delle pere in Emilia Romagna, degli agrumi nel meridione. Settori che lo scorso anno sono andati in difficoltà con la perdita rilevante dei raccolti agricoli nazionali anche – rileva la Coldiretti – per le difficoltà agli spostamenti dei lavoratori alle frontiere per effetto della pandemia. Si tratta soprattutto di lavoro stagionale con picchi di domanda nei periodi della raccolta che sono sempre stati garantiti grazie a lavoratori provenienti da altri paesi che si fermano in Italia per qualche mese, tornando anno dopo anno con reciproca soddisfazione. La pandemia e la guerra hanno complicato la situazione, determinando una carenza di manodopera che ha provocato situazioni di difficoltà con le imprese che, negli ultimi anni, hanno avuto problemi a trovare i collaboratori necessari per potatura e raccolte, dovendo spesso rinunciare a parte della produzione che deve essere assolutamente raccolta quando matura. Ma nelle campagne con l’arrivo dell’estate c’è posto anche per studenti, pensionati o disoccupati che vogliono trovare una occasione di reddito e fare una esperienza all’aria aperta a contatto con la natura, grazie al nuovo sistema di prestazioni occasionali introdotto nella Manovra che porta una rilevante semplificazione burocratica per facilitare l’avvicinamento al settore agricolo.  Una opportunità - spiega Coldiretti – per pensionati, studenti, disoccupati, percettori di Naspi, reddito di cittadinanza, ammortizzatori sociali e detenuti ammessi al lavoro all’esterno con l’unico limite determinato dalla durata della prestazione che non potrà superare, per singolo occupato, le 45 giornate di lavoro effettivo all’anno e non aver già lavorato in agricoltura. Si tratta di un rapporto di lavoro subordinato agricolo che – conclude Coldiretti –  garantisce le stesse tutele (contrattuali, previdenziali, assistenziali, ecc.) previste per gli occupati a tempo determinato ma il salario sarà esente da imposizione fiscale, cumulabile con qualsiasi tipologia di trattamento pensionistico.

Cei: oggi preghiera per la pace

10 Marzo 2023 -
Roma - Una preghiera corale perché le Chiese che sono in Europa “offrano il loro apporto per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia e della pace”, perché i governati delle nazioni europee “lavorino per superare le divisioni e per favorire la comunione fra tutti i popoli del Continente” e perché “quanti patiscono gli orrori di ogni guerra sperimentino il dono della misericordia di Dio per spezzare la spirale dell’odio e per guardare al futuro con rinnovata speranza”. È questo il grido di pace che salirà dalle Chiese in Italia: aderendo all’iniziativa del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) la Presidenza della CEI ha infatti invitato le comunità ecclesiali a celebrare venerdì 10 marzo una Santa Messa per le vittime della guerra in Ucraina e per la pace. “Ad un anno dall’invasione russa di uno Stato indipendente, l’Ucraina, vogliamo tornare a ripetere il nostro ‘no’ deciso a tutte le forme di violenza e di sopraffazione, il nostro ‘mai più’ alla guerra”, si legge nella Nota della Presidenza CEI. “Se da una parte è urgente un’azione diplomatica capace di spezzare la sterile logica della contrapposizione, dall’altra tutti i credenti devono sentirsi coinvolti nella costruzione di un mondo pacificato, giusto e solidale. Il tempo di Quaresima ci ricorda il valore della preghiera, del digiuno e della carità, le uniche vere armi capaci di trasformare i cuori delle persone e di renderci fratelli tutti”.

Moldavia-Transnistria:  flusso massiccio di rifugiati dall’Ucraina, “Chiesa pronta ad accogliere”

10 Marzo 2023 -
Roma - A seguito dei bombardamenti di ieri su tutto il territorio ucraino, è ritornato in Moldavia un flusso massiccio di rifugiati dall’Ucraina. A farlo sapere al Sir è mons. Cesare Lo Deserto, vicario generale della diocesi di Chisinau. “Secondo informazioni del ministero – dice -, dopo gli aggressivi bombardamenti russi ieri sul suolo ucraino, un’ondata elevata di profughi è arrivata attraverso la dogana di Palanca, nella maggior parte donne e bambini. Parlano di centinaia di persone provenienti per lo più da Mariupol e dalla regione di Zaporizhzhia dove la centrale nucleare ucraina è rimasta senza energia elettrica a seguito dell’attacco russo e la gente ha paura”. Nonostante i centri gestiti dalla Chiesa sono sempre in attività, “noi siamo sempre pronti ad accogliere”, assicura il sacerdote. “La nostra attività di accoglienza è sempre stata costante in questo anno di guerra, siamo quindi pronti anche a far fronte ad eventuali esigenze superiori a quelle attuali. I centri sono sempre pieni anche se c’è un continuo turn over tra chi arriva e riparte o per altre destinazioni o per far rientro in Ucraina. Noi siamo però pronti in qualsiasi momento a svolgere anche attività di ulteriore allargamento dell’accoglienza”. La Chiesa locale segue con attenzione quanto accade nella vicina Transnistria, territorio che dal punto di vista religioso, fa parte della diocesi di Chisinau e dove ci sono 6 parrocchie cattoliche. “La Transnistria rimane sempre come incognita costante”, dice preoccupato mons. Lo Deserto, “e qualsiasi azione o aggressione può rappresentare una dichiarazione di guerra”. Nonostante il continuo clima di allerta, il sacerdote assicura che “le parrocchie stanno svolgendo la propria normale attività e proprio domenica prossima il vescovo, mons. Anton Cosa, inizierà la visita pastorale proprio nel capoluogo del territorio, a Tiraspol”.
Palanca, rifugiati ucraini in fuga dalla guerra (Foto diocesi di Chisinau)

Palanca, rifugiati ucraini in fuga dalla guerra (Foto diocesi di Chisinau)

 

Varato il decreto migranti

10 Marzo 2023 -

Roma - In meno di un’ora di Consiglio dei ministri straordinario il governo vara all’unanimità l’atteso decreto migranti sulla scia della tragedia del 26 febbraio scorso. La ricetta «per combattere la schiavitù del terzo millennio», per usare le parole della premier Giorgia Meloni, è in buona sostanza quella già anticipata dalle bozze circolate mercoledì, fatta eccezione per l’impiego delle navi della Marina militare, ipotesi smentita dal ministro della Difesa, Guido Crosetto. 

La novità più consistente riguarda l’introduzione di un’inedita fattispecie di reato per chi provoca «morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina» («è il caso di Cutro», come specificato dal capo dell’esecutivo). La pena in questo caso va dai 20 ai 30 anni di reclusione, ma saranno inasprite anche quelle già previste per chi «promuove, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato». Il crimine verrà perseguito anche se commesso al di fuori dei confini nazionali, perché, ha spiegato ancora la presidente del Consiglio, si tratta di «un reato universale», del quale sono responsabili non solo gli scafisti sui barconi, ma anche «quelli che ci sono dietro». Un metodo «che cambia totalmente l'approccio del governo rispetto a quello visto negli ultimi anni ». L'allargamento della competenza italiana prevista dal decreto «non invade la giurisdizione di altri Stati, che resta sovrana », ha chiarito il guardasigilli Carlo Nordio. Questo perché si applica in «acque che non sono sotto la competenza di nessuno».

C’è poi il capitolo che riguarda le persone che hanno già fatto ingresso nel Paese, illustrato dal ministro degli Interni Matteo Piantedosi. Il primo punto è la semplificazione e l’accelerazione della procedure di nulla osta al lavoro: con il quale si intende «venire incontro alle esigenze delle aziende e dei richiedenti». Una misura a cui viene affiancata l’estensione di un anno della durata del permesso di soggiorno in rinnovo. Al primo biennio seguirà quindi un triennio, arrivando così ai 5 anni necessari per richiedere il permesso di lungo soggiornante. Tutto questo, ha aggiunto il titolare agli Interni, «senza ridurre i controlli sul mantenimento dei requisiti soggettivi delle persone».

Il provvedimento prevede anche una stretta sulla protezione speciale, che era stata introdotta per ovviare all’abolizione di quella umanitaria voluta da Salvini nel 2018. L’obiettivo, come si legge nei documenti diffusi da Palazzo Chigi, è impedire «interpretazioni che portano a un suo allargamento improprio».

Nel caso di «gravi inadempimenti» da parte dei gestori dei centri destinati all’accoglienza dei migranti (tali da compromettere la continuità dei servizi), il prefetto potrà nominare un commissario per assicurare il mantenimento dei posti. Sarà poi ampliata la rete dei Centri di permanenza per i rimpatri, con la realizzazione di nuove strutture anche in deroga alla legge, fatto salvo il rispetto del codice antimafia e dei vincoli europei. Da verificare l’allargamento del termine della permanenza da tre a sei mesi, contenuto nelle bozze circolate prima del Cdm.

Il decreto flussi diventa triennale (2023-2025), arco di tempo che farà da base per la definizione delle quote di stranieri da ammettere per il lavoro subordinato. In via preferenziale, «le quote saranno assegnate ai lavoratori di Stati che promuovo per i propri cittadini campagne sui rischi per l’incolumità personale derivanti dall’inserimento in traffici migratori irregolari». Non è chiaro se il numero dei migranti ammessi, come ipotizzato nei giorni scorsi, verrà fissato a 100mila unità, cifra comunque inferiore alle richieste del mondo produttivo (vedi articolo in basso).

Infine va registrato il “giallo” legato all’impiego dei mezzi della nostra Marina per attività di sorveglianza, che in un primo momento pareva dovesse essere chiamata in causa in aiuto delle operazioni di sorveglianza. Un’ipotesi circolata su alcuni quotidiani e smentita seccamente da Crosetto. Anche se Meloni ha ammesso che lo stesso ministro l’aveva in un primo tempo proposta per poi ritirarla. (Matteo Marcelli - Avvenire)

Bologna: oggi la presentazione della ricerca “Verso un turismo delle radici in Emilia-Romagna”

10 Marzo 2023 - Bologna - “Verso un turismo delle radici in Emilia-Romagna”. Questo il tema di una ricerca che sarà presentata questa mattina a Bologna. Una ricerca coordinata dal Dipartimento di Sociologia e Diritto dell'Economia dell'Università di Bologna e realizzata con il contributo della Consulta degli Emiliani-Romagnoli nel Mondo. L'incontro di questa mattina vedrà i saluti di Claudia Golino, Direttrice del Dipartimento SDE dell’Università di Bologna, e di Marco Fabbri, consigliere regionale e Presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo seguiti dalle relazioni di Pierluigi Musarò, Professore dell'Università di Bologna e responsabile scientifico del progetto "Verso un turismo delle radici in Emilia-Romagna", Marina Gabrieli, Borsista di ricerca progetto "Verso un turismo delle radici in Emilia-Romagna", Delfina Licata, Curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, Marco Alberio, Professore dell'Università di Bologna, Marilina Bertoncini, Presidente dell’Associazione URERBA (Union Regional Emilia-Romagna del Buenos Aires), Argentina, e Luca Bruschi, coordinatore regionale Emilia-Romagna Progetto PNRR "Turismo delle radici” Ministero degli Affari Esteri.

Naufragio in Calabria: 40 associazioni depositano esposto collettivo al Tribunale di Crotone

9 Marzo 2023 -

Roma -  Oltre 40 associazioni della società civile italiana ed europea hanno presentato un esposto collettivo alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone per chiedere di fare luce sul naufragio di domenica scorsa a Steccato di Cutro, costato la vita ad almeno 72 persone, tra cui molti bambini. “Davanti a così tanti morti e chissà quanti dispersi, è doveroso fare chiarezza” dichiarano le organizzazioni. “Vogliamo dare il nostro contributo all’accertamento dei fatti, non ci possono essere zone grigie su eventuali responsabilità nella macchina dei soccorsi”. Le associazioni, infine, rinnovano il loro appello all’Italia e all’Europa: per ridurre drasticamente il rischio di nuove tragedie è necessario mettere in piedi al più presto un sistema di ricerca e soccorso in mare adeguato e proattivo. Tra le associazioni firmatarie, Aoi – Associazione Ong italiane, Asgi, Arci, Legambiente Nazionale, Emergency, Fondazione Gruppo Abele, Medici Senza Frontiere, Open Arms Italia, Oxfam Italia, Sos Mediterranée Italia, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, Sea Eye, Resq – People saving people. (SIR)

Le storie e le speranze delle 35 donne morte sognando l’Italia

9 Marzo 2023 -

Roma - Sono 35 le donne morte nel naufragio sulle coste di Cutro in Calabria. Madri, figlie, mogli provenienti dalla Siria, donne «segnate da anni di guerra, profughe» evidenzia la Fondazione Migrantes nella Giornata Internazionale della Donna che si è celebrata ieri. Madri, figlie e mogli provenienti dall’Afghanistan, «in fuga dopo una guerra e un governo taleban che limita le libertà»; dall’Iran, alla ricerca di «una tutela della loro dignità »; dall’Iraq, Paese «segnato da disastri ambientali », dal Bangladesh e dal Pakistan. Donne che hanno «avuto – scrive l’Organismo pastorale della Cei - il coraggio di cercare per sé e per i propri figli un futuro diverso, di libertà, di sicurezza: donne che hanno cercato di tutelare la vita».

Donne come la giornalista Torpekai Amarkhel di 42 anni, in fuga dal regime afghano morta nello stesso naufragio insieme ad altri familiari. A lei il settimanale calabrese “Parola di Vita” della diocesi di Cosenza-Bisignano ha dedicato la copertina del numero uscito ieri per «offrirle così il nostro fiore e la nostra preghiera pensando alle tante altre donne vittime di violenza e ingiustizia ».

«Nei loro occhi ho letto disperazione e terrore appena dopo l’arrivo non conoscendo le sorti dei loro familiari», ci dice la direttrice Migrantes della diocesi di Crotone-Santa Severina, suor Loredana Pisani che da subito è stata a fianco dei profughi sopravvissuti alla tragedia. Donne come la giovane 25enne arrivata a Cutro con il figlio di tre anni mentre il marito è rimasto in Turchia. Profughe come la donna – ci racconta la religiosa – che si è salvata insieme al figlio di 10 anni mentre una figlia è morta e un’altra è ancora dispersa: «sulla barca, ci ha raccontato – dice suor Pisani - teneva stretto il bimbo più piccolo mentre la sua figlia più grande si occupava dell'altra bambina».

A queste donne «il pensiero e la stima» della Fondazione Migrantes, «unite alla preghiera» e al ricordo di tutte le donne migranti.

Essere migrante è una condizione che pone di fronte a difficoltà, pericoli, fragilità, ricordano le Missionarie scalabriniane da sempre al servizio dei migranti e che negli anni hanno lavorato per far crescere i progetti che sostengono le donne straniere e i loro percorsi di autonomia. «Ad oggi, stiamo sostenendo 13 organizzazioni della Congregazione » dice Gaia Mormina, segretaria generale della Fondazione Scalabriniana che opera in 10 Paesi del mondo con 22 progetti di cooperazione e sviluppo: «Ogni anno siamo accanto a oltre 63.000 migranti e rifugiati, di cui la grande maggioranza è costituita da donne sole o con bambini piccoli».(Raffaele Iaria)

Naufragio in Calabria: Viminale, domani 8 salme partiranno alla volta della Germania. Per altre 16 si lavora per il trasferimento in Afghanistan

9 Marzo 2023 -
Croton4e - A seguito del naufragio al largo di Staccato di Cutro, “al fine di agevolare i contatti con i superstiti e le famiglie delle vittime, sono stati inviati a Crotone rappresentanti del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione che sono stati affiancati da quelli dell’Unhcr e dell’Ucoi, i quali hanno tenuto colloqui individuali con tutti i parenti delle vittime anche al fine di poter il più rapidamente possibile soddisfare le richieste degli stessi riguardanti il trasferimento delle salme”. Lo si legge in un comunicato diffuso  dal Viminale nel quale si dà notizia che “nella serata di ieri, grazie all’attività di mediazione svolta dai predetti funzionari, i parenti delle vittime hanno rimosso il blocco stradale e permesso l’uscita di alcuni carri funebri diretti a Bologna”. Delle 72 vittime – viene spiegato dal ministero dell’Interno – il 6 marzo 2023, una salma di nazionalità afghana è stata inumata nel cimitero di Crotone; il 7 marzo 2023, una salma di nazionalità tunisina è stata rimpatriata in Tunisia, una salma di nazionalità afghana è stata rimpatriata in Germania e 4 salme sono state rimpatriate in Pakistan; l’8 marzo 2023, sette salme sono state trasferite presso il cimitero musulmano di Bologna. “Nella giornata di domani – prosegue il comunicato – è in programma il trasferimento di 8 salme alla volta della Germania ed è in fase di preparazione il trasferimento di 16 ulteriori salme verso l’Afghanistan. Quest’ultimo trasferimento, organizzato da un’agenzia di onoranze funebri tedesca, prevede il passaggio delle salme attraverso la Turchia e, da lì, in Afghanistan d’intesa con i familiari delle vittime ivi presenti”. “Completati questi trasferimenti, resterebbero da trasferire ancora 34 salme per le quali sono in corso interlocuzioni tra i funzionari di questo ministero inviati sul posto ed i familiari delle vittime. In merito a tutta la vicenda vanno considerate le difficoltà oggettive del trasferimento delle salme in Afghanistan”, viene rilevato dal Viminale, rivendicando che “la prefettura di Crotone dal giorno del naufragio ha assicurato assistenza ai superstiti e alle famiglie delle vittime”. “La Prefettura inoltre – viene precisato – ha assicurato il supporto necessario alle amministrazioni locali ai fini della inumazione delle salme o del loro trasferimento presso altre località del Paese o all’estero, dopo la necessaria e complessa attività svolta dal comune di Cutro per la redazione dei certificati di morte e dei passaporti mortuari. Per le spese relative alle onoranze funebri e di immediata assistenza, è stata assicurata copertura con fondi del ministero dell’Interno”. A ciò, d’intesa con la Regione Calabria, si è aggiunto l’impegno per assicurare ospitalità presso strutture alberghiere a circa una ottantina di parenti delle vittime. I superstiti sono stati ospitati in una prima fase nel Cara di Crotone e successivamente nelle stesse strutture alberghiere in cui erano ospitati i loro parenti.

Papa Francesco: promuovere una cultura dell’accoglienza

9 Marzo 2023 - Città del Vaticano – “Portare avanti il vostro cammino di formazione, per poter sempre meglio vivere l'accoglienza e promuovere una cultura dell'accoglienza". Lo ha detto questa mattina papa Francesco incontrando i partecipanti al convegno della “Cattedra dell'Accoglienza” in corso a Sacrofano. Facendo riferimento all'Antico Testamento, il Pontefice ha ricordato i numerosi passaggi in cui si citano “le tre persone alle quali si deve una speciale attenzione: la vedova, l'orfano e il migrante”. Parole che “si ripetono più volte”, ha ricordato aggiungendo che “spesso si parla dell’apporto che i migranti danno o possono dare alle società che li accolgono. Questo è vero ed è importante. Ma il criterio fondamentale non sta nell’utilità della persona, bensì nel valore in sé che essa rappresenta”. Per papa Francesco occorre “riprendere quella tradizione dell’accoglienza”: “nella misura in cui viene permeata da questo atteggiamento di apertura e di accoglienza una società diventa capace di integrare tutti i suoi membri, anche quelli che per vari motivi sono ‘stranieri esistenziali’, o ‘esiliati occulti’, come a volte, ad esempio, si trovano ad essere le persone con disabilità, o gli anziani”. “I nazionalismi chiusi – ha detto citando ‘Fratelli tutti’ – manifestano in definitiva questa incapacità di gratuità, l’errata persuasione di potersi sviluppare a margine della rovina altrui e che chiudendosi agli altri saranno più protetti. L’immigrato è visto come un usurpatore che non offre nulla. Così, si arriva a pensare ingenuamente che i poveri sono pericolosi o sono inutili e che i potenti sono generosi benefattori. Solo una cultura sociale e politica che comprenda l’accoglienza gratuita potrà avere futuro”. (R.Iaria)

Vangelo Migrante: III domenica di Quaresima| Vangelo (Gv 4, 5-42)

9 Marzo 2023 - Per tre domeniche il Vangelo di Giovanni, attraverso alcuni segni, ci accompagnerà al Mistero di Gesù: chi è, da dove viene e dove ci porta. Scopriamoli. Il primo indizio è dato nell’incontro con la Samaritana. Il segno è l’acqua! Dio attende al pozzo della storia, paziente e rispettoso. Quello è un luogo dove per necessità occorre passare. L’umanità ferita, dopo essersi lavata un po' se n’è andata ma, di tanto in tanto, deve tornare ad attingere acqua per andare avanti. Proprio come fa la donna Samaritana: essa sa che può caricarsela solo un po' alla volta e per questo è costretta a passarci spesso. In uno di questi passaggi, Gesù è là e chiede da bere. Umiliandosi nel chiedere da bere permette alla donna, simbolo dell’umanità, di volgergli lo sguardo. Non pretende attenzione né contesta le sue carte sporche. Le ferite sono squarci attraverso i quali fa passare la sua luce per offrire non un pozzo ma una sorgente, non gli amori ma l’Amore. E rivela che dinanzi ad una donna, e per di più samaritana, c’è il Dio di ogni uomo. Non quello delle identità e delle appartenenze, dei primati, degli obblighi e dei distinguo ma quello che abita la storia, le fragilità e i bisogni di ogni essere umano, di tutto l’essere umano. La scelta da fare è se tornare ad abbeverarci a pozzi esauriti o esauribili, oppure passare alla fonte dove l’acqua sgorga. Il Risorto che adoreremo a Pasqua è questa fonte che zampilla per la vita eterna. (p. Gaetano Saracino)

Migrantes Piemonte- Valle d’Aosta: religiosi e religiose su “costruiamo insieme il futuro con migranti e rifugiati”

9 Marzo 2023 - Torino - Nell’ottica dell’invito di papa Francesco ad impegnarsi nella costruzione di un futuro con i migranti, il Coordinamento regionale della Migrantes Piemonte-Valle d’Aosta, in collaborazione con l’Unione delle Superiore Maggiori d’Italia (USMI), ha organizzato  a Torino, nei locali della Migrantes, una giornata di studio e confronto a cui hanno preso parte oltre 90 religiose appartenenti a trenta congregazioni differenti delle diocesi di Torino, Cuneo, Asti e Ivrea. Buona parte delle religiose presenti erano di origini straniera, altre avevano un’esperienza alle spalle di missione e altre ancora sono oggi impegnate nel campo della mobilità umana. Tutte sono state chiamate a riflettere sulla ricchezza dei loro carismi e della loro cultura nell’ambito specifico. “In un tempo di cambiamento, di secolarizzazione e di grande mobilità umana – afferma Sergio Durando, direttore della Migrantes di Torino e direttore regionale della Migrantes Piemonte e Valle d’Aosta -  in cui assistiamo all’arrivo di numerose persone provenienti da mondi diversi, urge la necessità che la Chiesa investa sempre di più nell’ accompagnamento e nella cura delle persone che si muovono e che arrivano”.  E’ importante quindi che tutti i servizi di accoglienza, di ascolto, di carità, di apostolato rispondano a questo orizzonte "che è quello di manifestare l’apertura della comunità cristiana – continua Durando -, l’attenzione e la cura di una chiesa che si fa sempre più prossima e soprattutto di favorire il coinvolgimento dei nuovi arrivati, che non sono solo ‘poveri da aiutare’, ma fratelli e sorelle con cui condividere un pezzo di strada”. La giornata si è svolta all’insegna della fraternità, della riflessione e dello scambio. Dopo un momento di preghiera, che ha coinvolto le diverse religiose, hanno aperto la giornata le parole di mons. Marco Prastaro, Vescovo di Asti e Delegato Migrantes CEP e della Delegata Nazionale USMI, Sr. Azia Ciairano. Mons. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e Susa, nel suo intervento ha ripreso il titolo della giornata “Costruiamo insieme il futuro” dando un’approfondita lettura cristiana alle singole parole e contestualizzando nella fase storica attuale il compito della Chiesa cattolica di esprimere la volontà di Dio di “costruire coinvolgendo” il popolo di Dio, ma anche tutta la comunità che non è Chiesa perché “qualunque uomo è messo nella condizione di essere con Cristo”. La Chiesa cattolica è plurale e il ruolo delle sorelle dalle diverse culture ed esperienze diventa oggi sempre più importante per creare ponti, legami dentro e fuori la Chiesa. “Testimoniare – afferma mons. Repole -  con radicalità l’altrove di Dio”. Ritessere legami oltre l’individualismo dettato dall’economicismo imperante in cui viviamo. Al termine dell’intervento dell’arcivescovo, lo spazio è stato dato alle sorelle che hanno avuto modo prima e dopo il pranzo condiviso, di raccontarsi e raccontare le fatiche, di supportarsi nella condivisione delle esperienze. “Cercare insieme segni di futuro per creare luoghi di fraternità e accoglienza… di entrare in spazi di disumanità per essere ‘stimolo’, per un’’esperienza di prossimità’”; di “porre lo sguardo, l’udito e la parola dove la comunione germoglia”; “…sono profondamente convinta che ognuna di noi porta in cuore il desiderio di camminare insieme alle sorelle e ai fratelli che incontriamo per cercare strade possibili, per una vita dignitosa arricchita dalle diverse culture ed esperienze. Come religiose credo che abbiamo bisogno di confronto, di sostegno, di condivisione per aiutarci ad aiutare”; “…ci aspettiamo un confronto rinnovato e progettuale per continuare a fare bene il bene di tanti fratelli che accogliamo e a far crescere la comunione intorno a noi… che la sinodalità di cui oggi si parla tanto diventi realtà concreta e vissuta!”. La vita religiosa femminile è impegnata nei vari ambiti della catechesi, nella liturgia, in azioni caritative, nell’animazione sociale, nell’evangelizzazione, in attività che favoriscono l’inserimento delle persone in realtà socioculturali. E’ chiamata quindi a vivere l’accoglienza, la relazione, la cura, l’ascolto, l’attenzione verso i migranti in numerosi ambiti, anche in quelli più lontani, come nella pastorale giovanile, nell’educazione scolastica, nella pastorale con le famiglie, ma anche  con le persone più periferiche e vulnerabili: le persone che vivono in strada, che sono recluse nei CPR, che vivono negli insediamenti informali, in case occupate, nei grandi condomini… Essa rappresenta quindi un’opportunità per la società e per il futuro della chiesa in quanto offre linfa nuova e vitalità. Le religiose ad esempio che rientrano dopo esperienze di missione o che sono di origine straniera, arricchiscono di valori, di esperienze di chiesa di contesti diversi e a volte complessi, di formazione e di attitudini positive ed edificanti anche le nostre comunità.                      

Le rifugiate e i loro diritti: Feltrinelli premia i ragazzi

9 Marzo 2023 -

Milano - C’è Lisa, rifugiata ucraina in ltalia. C’è Angi, studentessa di origine siriana. E poi ci sono le responsabili delle comunità di accoglienza locali, le volontarie, le mediatrici culturali. Sono loro le protagoniste di “Puntoacapo”, la serie ideata da una classe quarta del Liceo Mancini di Avellino che ha ricevuto ieri sera il Premio Inge Feltrinelli “Raccontare il mondo, difendere i diritti”, alla sua prima edizione, nato con l’obiettivo di coinvolgere donne e nuove generazioni per sostenere la cultura e la parola come veicolo di promozione e difesa dei diritti. Oltre a fiction, inchieste, fotoreportage, la Fondazione ha raccolto 25 podcast costruiti dalle scuole secondarie di secondo grado da tutta Italia e ha scelto quello di Avellino proprio per la profondità dello sguardo e l’attualità della tematica affrontata, legata ai diritti delle donne migranti. Nel lavoro, infatti, si ripercorre tra avversità e pregiudizi il lungo e complesso itinerario di integrazione delle donne rifugiate in cerca di libertà che, approdate in lrpinia, fanno esperienza di accoglienza e ricominciano da zero provando a rifarsi una vita. «Desideravamo – spiegano i ragazzi premiati –, da giovani cittadini del mondo, essere la camera acustica di un teatro di dolorose esperienze , mitigate dall’intervento di giovani operatori, testimoni dell’impegno delle associazioni attive sul territorio irpino, anche con lo sguardo rivolto ad esperienze nazionali». Gli episodi del podcast sono stati sviluppati in collaborazione con la radio della scuola “Radio Mancini” tra testimonianze in presa diretta, dibattiti su libri, interventi musicali.

Naufragio in Calabria: al Papa in dono frammento del barcone naufragato

8 Marzo 2023 - Città del Vaticano – “Non li abbiamo potuti accogliere come siamo abituati a fare, come avremmo voluto: il frammento di legno, che oggi abbiamo donato al Papa, è una piccola parte dell'imbarcazione che dieci giorni fa, a pochi metri dalla spiaggia di Cutro, ha urtato contro una secca, scaraventando in mare quasi duecento persone”. Lo hanno raccontato all'Osservatore Romano due sacerdoti della diocesi di Crotone-Santa Severina, don Mirco Pollinzi e don Francesco Gentile, della parrocchia di Isola Capo Rizzuto, che hanno portato questo dono, simbolo della tragedia, al Papa al termine dell'udienza generale di oggi. Don Mirco e don Francesco dovevano essere in Piazza San Pietro oggi “solo” — si fa per dire — per accompagnare un gruppo di cresimandi. E invece si sono presentati come testimoni, davanti al Pontefice, di un evento che ha segnato indelebilmente la coscienza delle comunità della costa calabrese. E non solo. "È un lutto familiare" dicono i due sacerdoti alle cui parole si aggiungono quelle del parroco di Steccato di Cutro, don Pasquale Squillacioti, che ha affidato loro una lettera personale per il Pontefice. A «L’Osservatore Romano» — telefonicamente — don Pasquale racconta quanta importanza abbia il dono al Papa di un frammento del relitto. “Gli chiediamo di restare unito a noi con la preghiera, affinché il mare restituisca i corpi dei dispersi così che abbiano una degna sepoltura e i parenti abbiano un posto dove ‘cercare’ conforto e vicinanza con chi non c’è più”.

Papa Francesco: l’amore di Dio non è per un gruppetto soltanto, è per tutti

8 Marzo 2023 - Città del Vaticano -  “L’evangelizzazione si fa sempre in ecclesia, cioè in comunità, e senza mai fare proselitismo: quella non è evangelizzazione”. Così, a braccio, si è espresso il Papa, che ha dedicato anche l’udienza di oggi, pronunciata in piazza San Pietro, allo zelo apostolico, soffermandosi in particolare sul Concilio Vaticano II, “per scoprire che evangelizzare è sempre un servizio ecclesiale, mai solitario, mai isolato, mai individualistico”. “C’è come un ponte tra il primo e l’ultimo Concilio, nel segno dell’evangelizzazione, un ponte il cui architetto è lo Spirito Santo”, la tesi di papa Francesco: “L’evangelizzatore, infatti, trasmette sempre ciò che lui stesso o lei stessa ha ricevuto. Lo scriveva per primo San Paolo: il vangelo che lui annunciava e che le comunità ricevevano e nel quale rimanevano salde è quello stesso che l’apostolo aveva a sua volta ricevuto. Si riceve la fede e si trasmette la fede”. “Questo dinamismo ecclesiale di trasmissione del messaggio è vincolante e garantisce l’autenticità dell’annuncio cristiano”, ha ricordato il Papa citando la lettera di San Paolo ai Galati: “Se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema”. “E’ bello questo, e questo viene bene a tante visioni che sono alla moda”, ha commentato a braccio: “La dimensione ecclesiale dell’evangelizzazione costituisce perciò un criterio di verifica dello zelo apostolico”. “L’amore di Dio non è per un gruppetto soltanto, è per tutti: quella parola mettetevela bene nel cuore, tutti, nessuno escluso” sono le parole che Francesco ha utilizzato nella catechesi dedicata allo zelo apostolico, e in particolare all’eredità del Concilio Vaticano II, a partire dal decreto Ad gentes. “L’amore del Padre ha per destinatario ogni essere umano”, ha ribadito Francesco: “È un amore che raggiunge ogni uomo e donna attraverso la missione del Figlio, mediatore della salvezza e nostro redentore, e mediante la missione dello Spirito Santo, che opera in ciascuno, sia nei battezzati sia nei non battezzati”. “La tentazione di procedere in solitaria è sempre in agguato, specialmente quando il cammino si fa impervio e sentiamo il peso dell’impegno”, il monito del Papa, secondo il quale “altrettanto pericolosa è la tentazione di seguire più facili vie pseudo-ecclesiali, di adottare la logica mondana dei numeri e dei sondaggi, di contare sulla forza delle nostre idee, dei programmi, delle strutture, delle relazioni che contano”. “Questo non va, questo deve aiutare un po’, ma il principale è un’altra cosa”, ha commentato a braccio: “la forza che lo Spirito ti dà per annunciare il Vangelo, tutte le altre cose non sono necessarie”. “L’evangelizzazione è un servizio: se una persona si dice evangelizzatore e non ha quell’atteggiamento, quel cuore di servitore e si crede padrone, non è un evangelizzatore: è un poveraccio” ha spiegato, a braccio, il Papa, nella catechesi. “Lo zelo apostolico non è entusiasmo, è un’altra cosa: è la grazia di Dio che agisce”, ha commentato. “Nel popolo di Dio pellegrino ed evangelizzatore non ci sono soggetti attivi e soggetti passivi, non ci sono quelli che annunciano il Vangelo e quelli che stanno zitti”, ha spiegato il Pontefice: “Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione”, ha detto citando l’Evangelii gaudium: “Tu sei cristiano? Sì, sono cristiano, ho ricevuto il battesimo’. ‘Se tu non evangelizzi, non dai testimonianza del battesimo che hai ricevuto, tu non sei un cristiano’”. “In virtù del battesimo ricevuto e della conseguente incorporazione nella Chiesa, ogni battezzato partecipa alla missione della Chiesa e, in essa, alla missione di Cristo Re, Sacerdote e Profeta”, ha ricordato il Papa: “Questo compito è uno e immutabile in ogni luogo e in ogni situazione, anche se in base al variare delle circostanze non si esplica allo stesso modo”. “Questo ci invita a non sclerotizzarci o fossilizzarci”, l’esortazione papale: “Lo zelo missionario del credente si esprime anche come ricerca creativa di nuovi modi di annunciare e testimoniare, di nuovi modi per incontrare l’umanità ferita di cui Cristo si è fatto carico. Insomma, di nuovi modi per rendere servizio al Vangelo e all’umanità”. “Risalire all’amore fontale del Padre e alle missioni del Figlio e dello Spirito Santo non ci chiude in spazi di statica tranquillità personale”, ha proseguito: “Al contrario, ci porta a riconoscere la gratuità del dono della pienezza di vita alla quale siamo chiamati, dono per il quale lodiamo e ringraziamo Dio. E anche questo dono non è solo per noi, è per darlo: e ci porta anche a vivere sempre più pienamente quanto ricevuto e condividerlo con gli altri, con senso di responsabilità e percorrendo insieme le strade tante volte tortuose e difficili della storia, in attesa vigilante e operosa del suo compimento”. “Chiediamo al Signore questa grazia”, l’appello finale del Papa: “Di prendere in mano questa vocazione cristiana e rendere grazie al Signore di quello che ci ha dato, di questo tesoro, e cercare di comunicarlo agli altri”. Nel finale, il Papa ha ricordato la Giornata internazionale della donna: «Penso a tutte le donne: le ringrazio per l'impegno a costruire una società più umana, mediante la loro capacità di cogliere la realtà con sguardo creativo e cuore tenero. Questo è un privilegio solo delle donne». È l’augurio del Papa per l’8 marzo, pronunciato al termine dell’udienza di oggi in piazza San Pietro: «Una benedizione particolare per tutte le donne presenti in piazza. Un applauso alle donne, se lo meritano». Non è mancato l'appello del Papa per porre fine al conflitto in Ucraina. «Non dimentichiamo il dolore del martoriato popolo ucraino, soffre tanto. Abbiamolo sempre presente nei nostri cuori e nelle nostre preghiere».  

Migrantes: 8 marzo, un ricordo delle donne morte nel naufragio a Cutro

8 Marzo 2023 - Roma - Nella Giornata Internazionale della Donna, che si celebra oggi, come non ricordare le 35 donne morte davanti alle coste di Cutro, in Calabria, lo scorso 26 febbraio, dopo la lunga traversata nel Mediterraneo. Erano madri, figlie, mogli provenienti dalla Siria, donne segnate da anni di guerra, profughe; dall’Afghanistan, in fuga dopo una guerra e un governo talebano che limita le libertà; dall’Iran, alla ricerca di una tutela della loro dignità; dall’Iraq, Paese segnato da disastri ambientali, dal Bangladesh e dal Pakistan, madri di diversi figli. Donne che hanno avuto il coraggio di cercare per sé e per i propri figli un futuro diverso, di libertà, di sicurezza: donne che hanno cercato di tutelare la vita. A queste donne va, in particolare, il pensiero e la stima della Fondazione Migrantes, unite alla nostra preghiera in questa Giornata in cui ricordiamo tutte le donne e tra esse le donne migranti.

Naufragio in Calabria: tensione davanti al PalaMilone

8 Marzo 2023 - Crotone - Questa mattina tensione alta davanti al PalaMilone di Crotone, con i familiari dei migranti morti a Cutro che domandano risposte sulla sorte delle bare che da quasi dieci giorni sono all’interno del Palazzetto dello Sport. “Dove sono i diritti umani?”, “è questa l’Italia? È questa l’Europa? Si può morire in mare?”, “sono dieci giorni che stiamo aspettando, ma cosa dobbiamo aspettare?”, le espressioni più ricorrenti. Secondo alcuni familiari, “in acqua ci sono ancora quaranta persone”. Tra i presenti anche la madre e la sorella di Torpekai Amarkhel, la giornalista collaboratrice Onu che ha perso la vita nel naufragio. A lei il settimanale calabrese della diocesi di Cosenza-Bisignano, “Parola di Vita” dedica la copertina ricordando che con lei sono morti anche altri quattro membri della sua famiglia. “Abbiamo pensato – scrive il giornale – di dedicarle la nostra prima pagina e offrirle così il nostro fiore e la nostra preghiera pensando alle tante altre donne vittime di violenza e ingiustizia”. Il settimanale pubblica anche una intervista del direttore,  Enzo Gabrieli, con il presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego.

Naufragio in Calabria: card. Zuppi, “trovare in questa ennesima tragedia, la consapevolezza necessaria per fornire risposte adeguate”

8 Marzo 2023 - Taranto - “Non può essere soltanto un problema italiano, è un problema di tutta quanta l'Europa. Poi bisogna operare delle scelte, scelte non contingenti, legate all'emergenza del momento. È indispensabile trovare in questa ennesima tragedia, la consapevolezza necessaria per fornire risposte adeguate: l'Italia deve fare la sua parte, l'Europa che deve fare la sua parte e aiutare l'Italia a fare la sua parte. Guardi, sui migranti si è detto e letto di tutto”. Lo dice oggi il card. Matteo Zuppi, presidente della Cei, in una intervista al quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno” che lo ha incontrato a Taranto dove ieri si è svolto il primo incontro della 51esima edizione della “Settimana della fede”.

8 marzo: Scalabriniane, “vicine alle donne migranti”

8 Marzo 2023 - Roma - Essere migrante è una condizione che pone di fronte a difficoltà, pericoli, fragilità. Ancor di più per le migranti donne. Le Suore Missionarie Scalabriniane hanno lavorato  negli ultimi anni per far crescere i progetti che sostengono le donne migranti e i loro percorsi di autonomia. "Ad oggi, stiamo sostenendo 13 organizzazioni della Congregazione delle Suore Missionarie Scalabriniane", ricorda Gaia Mormina, segretaria generale della Fondazione Scalabriniana: "il lavoro della Fondazione si svolge in 10 Paesi del mondo con 22 progetti di cooperazione e sviluppo. Ogni anno siamo accanto a oltre 63.000 migranti e rifugiati, di cui la grande maggioranza è costituita da donne sole o con bambini piccoli". In questo 8 marzo - aggiunge - "vogliamo essere vicine alle donne migranti con disabilità fisica in Honduras, che saltano sui treni cercando di superare il confine; siamo con le madri venezuelane con i loro bambini neonati in fuga dalla povertà verso il Brasile; accogliamo le donne latinoamericane vittime di violenza e i loro figli a Tijuana in Messico; proteggiamo le bambine schiave in Mozambico e le donne vittime di tratta ospitate a Johannesburg in Sudafrica; supportiamo le comunità di donne lavoratrici vittime di caporalato nei campi di cotone nella Repubblica Dominicana e in Costa Rica. E siamo al fianco delle donne in situazioni di fragilità e dei loro piccoli anche a Roma, con il progetto di accoglienza Chaire Gynai per donne rifugiate anche con bambini. Ovunque ci sia una donna migrante coraggiosa cerchiamo di esserci per darle forza e portare speranza". Per la festa della donna le Scalabriniane rivolgono il loro pensiero e le loro preghiere a tutte le donne del mondo: è "un augurio nel segno della speranza".