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Calabria: i seminaristi in ginocchio davanti alla «croce del naufragio»
Catanzaro - Il naufragio di Steccato di Cutro è stata una tragedia che ha scosso profondamente l’Italia e la morte di tanti migranti per i seminaristi del Pio X di Catanzaro ha rappresentato un motivo di preghiera e riflessione. Ma è stata tanta la gente che in questi ultimi tempi ha deciso di camminare e pregare in processione dietro un enorme crocifisso «sgraziato», realizzato con il legno e i chiodi del barcone frantumato dalle onde che ha portato alla morte. Quel crocifisso del dolore e dell’indifferenza ha suscitato nei quaranta giovani seminaristi calabresi la volontà di «creare una rete di preghiera » che coinvolga tutti e che risponda con la provocazione concreta dell’orazione alle domande che non trovano soluzioni né da quella politica claudicante sui temi dell’accoglienza né da quella parte di società che magari si commuove davanti a una tragedia ma poi ha paura dello straniero.
I seminaristi calabresi hanno fatto tesoro dell’appello, lanciato all’indomani della tragedia, dai loro vescovi «a non rimanere inerti, a immaginare nuove strade solidali che possano permettere al nostro Mediterraneo di non essere più uno scenario di morte. È il momento del dolore, ma anche del risveglio: tutti facciano la loro parte, tutti facciano di più, con rinnovata responsabilità: l’Europa deve fare di più, l’Italia deve fare di più, le nostre Comunità cristiane devono fare di più… sentendosi tutti sulla stessa barca, su quella stessa barca che non deve naufragare perché sarebbe il naufragio della civiltà». «Ciascuno di noi ha diritto di vivere», questa affermazione è la vera risposta che viene da un ragazzo sbarcato in Calabria nel 2013, allora minorenne, e che dopo un percorso all’Università della Calabria oggi è mediatore culturale e socio della stessa Cooperativa che lo aveva accolto.
I ragazzi calabresi che si preparano a diventare preti hanno pregato la settimana scorsa nella cappella del loro Seminario, con la croce realizzata dall’artista locale Maurizio Giglio, che successivamente sarà custodita nella parrocchia di Le Castella. Hanno preparato due sussidi per la preghiera: la Via Crucis, chiamata «Vita Crucis», che si propone di far meditare sul cammino di Gesù al Calvario e sul viaggio disperato in mare dei naufraghi e un momento di preghiera intitolato «Davanti al Legno» che permette di sostare davanti alla “Croce del Naufragio” e riflettere sulla morte e sulla resurrezione alla luce della fede. I testi sono stati pensati per aiutare la preghiera personale e comunitaria, e sono disponibili su seminariosanpiox.it . L’invito è per le parrocchie e per i singoli che vogliono prendere parte a questa «rete di preghiera».
«Ti accogliamo, figli di Calabria quali siamo – ha scritto Mattia de Marco –. Ti guardiamo, immaginando il mare in burrasca. Tocchiamo il tuo legno ruvido e le tue schegge pensando alle vite spezzate di tanti, troppi cercatori di speranza. Eppure, o albero glorioso, non riusciamo a guardarti con disprezzo. Non riusciamo a rifiutarti. Sei, nella tua crudezza, il segno della nostra salvezza. Trionfante, comunque. Sempre. Anche di fronte all’ampiezza dello strazio».
La Chiesa calabrese può contare su giovani di grande sensibilità, il cui contributo sarà prezioso per il futuro e che porterà indubbiamente frutti di speranza. La stessa speranza di questi giovani che si preparano al sacerdozio cercando le risposte nello «sguardo pasquale, anche di fronte alle tragedie della vita». (Umberto Tarsitano)
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Papa Francesco: “anche i lavoratori stranieri contribuiscono al sistema pensionistico”
Città del Vaticano - “Non va dimenticato che al sistema pensionistico contribuiscono anche lavoratori stranieri che non hanno ancora la cittadinanza italiana”. A sottolinearlo è stato papa Francesco, ricevendo in udienza i dirigenti e i dipendenti dell’Inps, in occasione dei 125 dalla nascita. “Sarebbe un buon segno poter esprimere loro la gratitudine per quello che fanno”, ha detto il Pontefice secondo il quale “anche la previdenza ci ricorda che tutto è connesso e che siamo interdipendenti gli uni dagli altri”. “La vita sociale - ha aggiunto papa Francesco - sta in piedi grazie a reti comunitarie solidali”: “Il bene comune passa attraverso il lavoro quotidiano di milioni di persone che condividono il principio del legame solidale tra i lavoratori”.