Primo Piano

Rom e sinti: mons. Battaglia al campo Rom di Scampia per il rito della Lavanda dei piedi

8 Aprile 2023 - Napoli - Ha voluto essere tra i rom di Scampia il Giovedì santo l’arcivescovo di Napoli, mons. Mimmo Battaglia. Al campo sono presenti circa 400 rom, la maggioranza di origine serba. Moltissimi sono i bambini. Il presule ha lavato i piedi a dodici bambini che vivono nel campo. La città – ha detto - deve vedere questi “fratelli e sorelle che hanno diritto di esistere, di essere riconosciuti: alzate gli occhi, vi prego”, ha affermato l’arcivescovo rivolgendosi specialmente ai giornalisti. “Quello che vedete è disumano. È inammissibile che bambini che hanno il diritto di esistere ed essere riconosciuti per la loro storia giochino con i topi, che non ci siano la luce e l’acqua”.  La Resurrezione è la celebrazione della speranza di chi si dice cristiano, e implica la “scelta fra ciò che è umano contro tutto ciò che è disumano”. Lavare i piedi, dice, è riconoscere la dignità del fratello, non calpestarlo. Con mons. Battaglia erano presenti il gesuita padre Eraldo Cacchione, responsabile della pastorale rom della Provncia mediterranea della congregazione, padre Paweł, polacco, padre André, brasiliano, e padre Thomas, croato. E poi le suore della Provvidenza, i padri lasalliani con i Fratelli delle scuole cristiane, e l’associazione “Arrevutammoce” i cui progetti sono finanziati anche dalla Fondazione Migrantes. Per mons. Battaglia la Chiesa “non ha risposte da dare. Può esserci. C’è. E ci sarà sempre”. (r.i.)

Calabria: i seminaristi in ginocchio davanti alla «croce del naufragio»

8 Aprile 2023 -

Catanzaro - Il naufragio di Steccato di Cutro è stata una tragedia che ha scosso profondamente l’Italia e la morte di tanti migranti per i seminaristi del Pio X di Catanzaro ha rappresentato un motivo di preghiera e riflessione. Ma è stata tanta la gente che in questi ultimi tempi ha deciso di camminare e pregare in processione dietro un enorme crocifisso «sgraziato», realizzato con il legno e i chiodi del barcone frantumato dalle onde che ha portato alla morte. Quel crocifisso del dolore e dell’indifferenza ha suscitato nei quaranta giovani seminaristi calabresi la volontà di «creare una rete di preghiera » che coinvolga tutti e che risponda con la provocazione concreta dell’orazione alle domande che non trovano soluzioni né da quella politica claudicante sui temi dell’accoglienza né da quella parte di società che magari si commuove davanti a una tragedia ma poi ha paura dello straniero.

I seminaristi calabresi hanno fatto tesoro dell’appello, lanciato all’indomani della tragedia, dai loro vescovi «a non rimanere inerti, a immaginare nuove strade solidali che possano permettere al nostro Mediterraneo di non essere più uno scenario di morte. È il momento del dolore, ma anche del risveglio: tutti facciano la loro parte, tutti facciano di più, con rinnovata responsabilità: l’Europa deve fare di più, l’Italia deve fare di più, le nostre Comunità cristiane devono fare di più… sentendosi tutti sulla stessa barca, su quella stessa barca che non deve naufragare perché sarebbe il naufragio della civiltà». «Ciascuno di noi ha diritto di vivere», questa affermazione è la vera risposta che viene da un ragazzo sbarcato in Calabria nel 2013, allora minorenne, e che dopo un percorso all’Università della Calabria oggi è mediatore culturale e socio della stessa Cooperativa che lo aveva accolto.

I ragazzi calabresi che si preparano a diventare preti hanno pregato la settimana scorsa nella cappella del loro Seminario, con la croce realizzata dall’artista locale Maurizio Giglio, che successivamente sarà custodita nella parrocchia di Le Castella. Hanno preparato due sussidi per la preghiera: la Via Crucis, chiamata «Vita Crucis», che si propone di far meditare sul cammino di Gesù al Calvario e sul viaggio disperato in mare dei naufraghi e un momento di preghiera intitolato «Davanti al Legno» che permette di sostare davanti alla “Croce del Naufragio” e riflettere sulla morte e sulla resurrezione alla luce della fede. I testi sono stati pensati per aiutare la preghiera personale e comunitaria, e sono disponibili su seminariosanpiox.it . L’invito è per le parrocchie e per i singoli che vogliono prendere parte a questa «rete di preghiera».

«Ti accogliamo, figli di Calabria quali siamo – ha scritto Mattia de Marco –. Ti guardiamo, immaginando il mare in burrasca. Tocchiamo il tuo legno ruvido e le tue schegge pensando alle vite spezzate di tanti, troppi cercatori di speranza. Eppure, o albero glorioso, non riusciamo a guardarti con disprezzo. Non riusciamo a rifiutarti. Sei, nella tua crudezza, il segno della nostra salvezza. Trionfante, comunque. Sempre. Anche di fronte all’ampiezza dello strazio».

La Chiesa calabrese può contare su giovani di grande sensibilità, il cui contributo sarà prezioso per il futuro e che porterà indubbiamente frutti di speranza. La stessa speranza di questi giovani che si preparano al sacerdozio cercando le risposte nello «sguardo pasquale, anche di fronte alle tragedie della vita». (Umberto Tarsitano)

Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti: occasione per richiamare l’attenzione su questo popolo spesso ignorato

7 Aprile 2023 - Roma - Era l’8 aprile del 1971 quando a Londra si riunì il primo Congresso internazionale del popolo Rom e si costituì la Romani Union, la prima associazione mondiale dei Rom riconosciuta dall’Onu nel 1979. In ricordo di tale data è stata istituita l’8 aprile, in tutto il mondo, la Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti. Questa Giornata richiama l’attenzione su questo popolo composto da uomini, donne e bambini spesso ignorati e lontani dai nostri interessi. Quella dei rom e sinti in Europa è una comunità di circa 12 milioni di persone. In Italia circa 170 mila. Persone spesso “non riconosciuti nel nostro Paese. Un mancato riconoscimento che oltre a non aiutare la tutela di alcuni diritti fondamentali, accresce l’apolidia e sempre più, nelle nostre città, produce emarginazione e ghettizzazione”. Ecco allora l’urgenza di un maggiore impegno per trovare nuove strade che aiutino ad abbattere pregiudizi e barriere ideologiche”, ha evidenziato più volte la Fondazione Migrantes - l'organismo della Cei che si occupa della pastorale con i rom e i sinti - che sottolinea l’importanza di una ricerca di strade culturali ed ecclesiali e nuove politiche che evitano l’isolamento e costruiscono una nuova cittadinanza. Una giornata questa che deve diventare una occasione per iniziative pastorali che “costruiscano nuove relazioni, esperienze d’incontro con le piccole comunità rom e sinte presenti tra noi, così da considerarle un soggetto e una risorsa di vita cristiana”. (R.Iaria)  

Una Via Crucis per la pace in Ucraina guidata da mons. Perego

5 Aprile 2023 -
Ferrara - Una Via Crucis con un forte messaggio di pace e di vicinanza al martoriato popolo ucraino. È quella in programma a Ferrara nella serata di domani, 7 aprile, Venerdì Santo, con partenza alle 21 davanti alla cattedrale e arrivo alla chiesa di Santa Maria dei Servi, la chiesa della comunità ucraina in via Cosmé Tura, angolo Contrada della Rosa. A presiederla sarà l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes. Durante il percorso la venerazione dell’icona su lino del Cristo morto, che la comunità ucraina espone, da tradizione del mondo orientale, dal pomeriggio del Venerdì Santo (dopo la liturgia della passione delle 15) fino alla Veglia pasquale della notte del Sabato Santo, lasciando la chiesa aperta ininterrottamente.

Pasqua, scalzare i macigni

5 Aprile 2023 - Roma - C’è una pietra a marcare la differenza tra il prima e il dopo. La Pasqua cristiana è segnata dal rumore di un masso che rotola via. Il racconto dei Vangeli mette in luce questo movimento, che ha un sapore altamente comunicativo: dalla chiusura all’apertura. Cosa è infatti la comunicazione se non il dono totale di sé? La Pasqua è la pienezza di questo grande mistero da vivere concretamente ogni giorno. Anche noi come le donne o Pietro e Giovanni, vorremmo correre per dare l’annuncio: il Risorto ha rimosso i macigni dell’odio, dei conflitti, delle ingiustizie e delle violenze per aprire spazi di pace. Non è un semplice desiderio, ma un impegno concreto: la comunicazione è coerenza tra pensiero, parola e vita. La Pasqua ce lo ricorda! (Vincenzo Corrado)    

Disney+: da oggi dieci giovani di nazionalità diverse in dialogo con il Papa

5 Aprile 2023 - Roma - Un confronto aperto anche sui temi più complessi. È questo il tratto che emerge alla visione dello speciale targato Disney “Faccia a faccia con Papa Francesco” (“Amen: Francisco responde”), produzione firmata da Jordi Évole e Màrius Sanchez, sulla piattaforma Disney+ da oggi, mercoledì 5 aprile. È il racconto di un momento di condivisione, in un loft del quartiere Pigneto a Roma, tra Papa Francesco e dieci ragazzi di età compresa tra 20 e 25 anni, di fede cattolica, musulmana, distanti o atei; giovani che hanno posto domande sulla vita e le sue sfide: migranti, aborto, fede, Chiesa, ruolo della donna, abusi, identità, sessualità e social media. La Commissione film Cei e l’Agenzia Sir hanno avuto la possibilità di vedere lo speciale in anteprima. Lo speciale si apre con una carrellata di volti, tesa a presentare i giovani invitati a conversare con Francesco, ragazzi provenienti da Spagna, Argentina, Perù, Ecuador, Senegal, Stati Uniti e Colombia. Tutti chiamati a esprimersi in spagnolo con il Pontefice, incontrandolo in uno stabile nel quartiere Pigneto a Roma. All’inizio il Papa viene mostrato in Vaticano, presso la Domus Santa Marta: lì, sempre con il sorriso, lo sentiamo pronunciare le note parole “Sono ancora vivo”. Lo vediamo spostarsi dalla sala ristoro all’ascensore, fin nel suo studio privato: uno spazio semplice, modesto nelle dimensioni, sovraccarico di libri. Arriva poi la chiamata per l’appuntamento e, al seguito di un addetto della sicurezza, il Papa si mette in auto scambiando battute cordiali, prossime, con l’accompagnatore, annullando la distanza tra i sedili. Giunto a destinazione, il Papa entra nella struttura scelta per l’incontro. Quando si trova al cospetto dei ragazzi si illumina: si sente a casa, un pastore tra la gente. Emozionati, i ragazzi iniziano a rompere le righe e a parlare in maniera diretta con il Pontefice. I primi quesiti riguardano il ruolo del Papa, se percepisce o meno uno stipendio, se dispone di un telefono, cosa fa se desidera comprare qualcosa. Poi il cambio di passo quando viene posto il tema dei migranti, domandandogli se ha sperimentato da bambino in Argentina forme di razzismo. Il Papa coglie l’occasione per rimettere al centro il valore dell’accoglienza e dell’integrazione nella società e nella Chiesa, attento a puntualizzare la differenza tra “usare” e “accogliere” le persone migranti. Tanti i temi al centro del dialogo tra i giovani e il Pontefice.

Viminale: da inizio anno sbarcate 28.118 persone migranti sulle coste italiane

5 Aprile 2023 -
Roma - Sono 28.118 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato fornito questa mattina dal ministero degli Interni. Di questi 4.919 sono di nazionalità ivoriana (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (3.890, 14%), Pakistan (2.768, 10%), Bangladesh (2.153, 8%), Tunisia (2.146, 8%), Egitto (2.043, 7%), Camerun (1.427, 5%), Siria (1.162, 4%), Mali (960, 3%), Burkina Faso (846, 3%) a cui si aggiungono 5.804 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Mons. Panzetta: un futuro migratorio meno segnato da stragi e morti

5 Aprile 2023 - Crotone - «La tragedia di Cutro ha evidenziato che nè le proposte neo liberiste, nè quelle populiste possono dare risposte complete alla vicenda umana del nostro tempo e del nostro territorio. Noi abbiamo bisogno di politici che abbiano a cuore il bene comune. Solo recuperando il bene comune, avremo la capacità di affrontare le grandi sfide». Lo ha detto l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, mons. Angelo Panzetta, nel suo messaggio per la Pasqua indicando nel naufragio di Cutro “il filo rosso della Quaresima”. «Al Consiglio dei ministri ho chiesto di guardare con attenzione a quanto accaduto perché i diritti umani fossero rispettati» ha aggiunto a margine del suo messaggio pasquale, parlando delle richieste avanzate al governo. «Ho trovato ascolto e impegno a trovare insieme soluzioni che possano far diventare Cutro una tragedia che contribuisca a cambiare le cose. Mi piacerebbe che emergesse una proposta per la questione migratoria che, mettendo insieme le energie migliori e disinteressate del territorio, insieme alle grandi organizzazioni pontificie possa permettere di immaginare Cutro come luogo per un futuro migratorio meno segnato da stragi e morti». L’arcivescovo ha quindi ricordato che «la comunità cristiana non scrive i decreti legge, certamente mette in discussione ogni proposta legislativa nella quale non ci sia al primo posto il rispetto della vita delle persone».

Cei: più di 6 milioni di euro per 44 nuovi progetti

5 Aprile 2023 -
Roma - Nella riunione del 17 marzo, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha approvato 44 nuovi progetti, per i quali saranno stanziati € 6.041.987 euro così suddivisi: € 2.768.741 per 15 progetti in Africa, € 1.660.304 per 12 progetti in America Latina; € 1.528.609 per 15 progetti in Asia; € 84.333 per 2 progetti in Medio Oriente. Tra gli interventi più significativi, cinque sono in Africa: in Burkina Faso, l’Ocades Caritas di Diebougou garantirà l’approvvigionamento idrico a dieci villaggi, attraverso infrastrutture sostenibili e servizi di fornitura domestica di acqua potabile. In Burundi, l’Arcidiocesi di Bujumbura organizzerà una biblioteca per conservare il patrimonio di libri e documenti e renderlo consultabile, mentre in Cameroun, la Diocesi di Bafia promuoverà la formazione agro-pastorale e professionale di 100 famiglie e 100 giovani di 20 parrocchie. In Marocco la Diocesi di Tangeri sosterrà quei minori che, non riuscendo a migrare, vivono situazioni di disagio e grande rischio nelle zone più marginali della città. Gli obiettivi sono molteplici: dall’ascolto, accoglienza e presa in carico alla creazione di un centro diurno educativo fino all’avvio di piccole attività imprenditoriali. In Tanzania, il Cuamm migliorerà l’assistenza offerta ai circa 11 mila pazienti dell’Ospedale di Tosamaganga attraverso la formazione del personale, il potenziamento dei centri di salute della zona e l’acquisto di attrezzature ospedaliere. Dei 12 progetti che vedranno la luce nel Continente latino-americano, grande rilevanza assumono quello proposto dalla Diocesi di Santa Elena, in Ecuador, che restaurerà i due piccoli ospedali, “Cristo Redentor” e “Virgen de la Cisna”, potenziando l’assistenza sanitaria, e quello dell’Arcidiocesi di Porto Velho in Brasile che rafforzerà e rilancerà la Radio FM “Caiari” di Ariquemes, operativa dal 1961. Tale mezzo raggiunge circa 600 mila persone che abitano in vari insediamenti sparsi nella Foresta Amazzonica, molti dei quali fisicamente non raggiungibili durante la stagione delle piogge. Significativo anche l’intervento voluto dalla Diocesi di Paramaribo, in Suriname, che ristrutturerà il Centro sociale gestito da Obra de Maria per offrire corsi di formazione professionale a adolescenti e giovani, in vista del loro inserimento lavorativo. Nel Continente Asiatico, uno dei progetti sarà realizzato in Bangladesh dove “Progetto Uomo Rishilpi International Onlus” supporterà le attività di un Centro per persone disabili e di altre cinque strutture di riabilitazione comunitaria. In India, la Catholic Charities dell’Arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar promuoverà la formazione delle donne dei gruppi etnici Khond e Pano di 10 parrocchie in situazione di vulnerabilità a causa della pandemia e della crisi finanziaria. In Medio Oriente, la Congregation Hospitaliere Missionnaire des Filles de Notre-Dame des Douleurs doterà di pannelli solari il “Foyer de Vieillard” di Ghodrass (Libano), ottenendo una riduzione dei costi e contribuendo al contempo alla tutela dell’ambiente.

Carcere per i minori: a Casal del Marmo Papa Francesco lava i piedi a 12 ragazzi di diversa nazionalità

5 Aprile 2023 - Roma - Anche quest’anno papa Francesco ha scelto un Istituto penitenziario per celebrare la liturgia in Coena Domini con il rito della Lavanda dei piedi prediligendo i giovani. Giovedì 6 aprile la Liturgia sarà celebrata nell’Istituto penitenziario per minori di Casal del Marmo a Roma. “Papa Francesco, vuole ripetere un gesto di profonda umanità, carità e vicinanza in un carcere di Roma e ha scelto l’Istituto di Casal del Marmo per incontrare i ragazzi, giovani bisognosi di affetto, di tenerezza e di ascolto. Mi viene in mente l’immagine affettuosa del nonno che va ad abbracciare i suoi nipotini - senza mancare di rispetto a papa Francesco che gridano il loro dolore e sanno di non di essere giudicati per i loro errori, ma per offrirgli l’incoraggiamento e l’invito a non perdere mai la speranza. Si inginocchierà davanti a loro – ha proseguito - nel gesto di chiedere scusa a nome di una parte di società che li ha illusi, sedotti e poi abbandonati. Laverà i piedi ai 12 giovani di diverse nazionalità nel segno solidale della fratellanza, un invito a dir loro che “siamo fratelli” con l’incoraggiamento a riprendere in mano la bellezza della loro vita. “Come un padre amorevole, Papa Francesco si inginocchierà davanti ai giovani reclusi per lanciare un appello alle Istituzioni a non abbandonare questi ragazzi fragili che molte volte sono soli, abbandonati, smarriti e disorientati, senza punti di riferimento. Non hanno il calore delle loro famiglie, sono schiacciati dagli errori commessi e portano nel cuore il grido della sofferenza e della rabbia”, spiega una nota dell’Ispettorato dei cappellani delle Carceri in Italia: papa Francesco “asciugherà i piedi bagnati dei ragazzi con la tovaglia della misericordia come gesto solidale di una umanità che non giudica, non condanna, non innalza muri di difesa e di esclusione. Il vero obiettivo della giustizia non è quello di punire e reprimere, ma l’invito a chi ha sbagliato di ricostruire legami spezzati. È necessario aiutare i ragazzi sbandati e soli ad incarnare una giustizia riparativa, che metta al centro il dolore e la sofferenza della vittima”. Papa Francesco, inginocchiato davanti ai giovani reclusi, bacerà i loro piedi così come ha fatto Gesù; il bacio “non è quello di chi tradisce, al contrario, è il bacio della tenerezza di Dio dell’accoglienza; è il bacio amico di chi vuole rialzare i giovani caduti nella rete del male”. La scelta del Pontefice di vivere il Giovedì Santo tra i giovani di Casal del Marmo ha “il sapore – spiega la nota -  della prossimità per sensibilizzare la società, le Istituzioni e la politica con l’intento di orientare le coscienze verso risposte concrete di alleanze educative. L’attenzione al disagio giovanile deve trovare risposte negli strumenti di prevenzione e discernimento perché, spesso, i giovani hanno a disposizione modelli sbagliati. Contrastare il disagio giovanile vuol dire rimettere al centro la persona, promuovere la risorsa di ciascuno, sostenerla attraverso la scuola, l’arte la musica lo sport in favore di un sostanziale inserimento sociale che avviene con il lavoro”.

Le missioni cattoliche in Svizzera: al servizio degli emigranti

5 Aprile 2023 - Zurigo - Della storia dell'emigrazione italiana, in particolare in Europa e in Svizzera, già è stato scritto molto: una storia lunga, dolorosa e gloriosa, vissuta dai nostri connazionali colà approdati in cerca di lavoro. E lo stesso dicasi delle missioni cattoliche che hanno accompagnato i nostri connazionali per la loro assistenza non solo morale ma anche sociale. La prima volta che i vescovi svizzeri affrontarono la questione del fenomeno migratorio fu alla Conferenza del 28 agosto 1888 con un intervento del vescovo di San Gallo, monsignor Egger, che auspicava la presenza di sacerdoti italiani almeno durante i periodi delle feste religiose. Il 9 e 10 dicembre 1890, alla Conferenza internazionale di Lucerna, a cui partecipavano i delegati dell'Associazione di patronato «San Raffaele» per gli emigrati di Germania, Italia, Svizzera, Lussemburgo, Stati Uniti e Canada, monsignor Scalabrini lanciò l'idea di un'organizzazione internazionale cattolica per l'assistenza degli emigrati, interessando anche la Santa Sede con un apposito memoriale. Ma fu dopo alcuni fatti drammatici accaduti a Zurigo (luglio 1896) che la Conferenza dei vescovi svizzeri, in una riunione tenuta a Schwyz il 17 agosto 1896, discusse sulle misure da prendere per la cura pastorale degli immigrati, incaricando monsignor Johannes Fidelis Battaglia, vescovo di Coira, di fare i dovuti passi presso il Vaticano per l'invio stabile di sacerdoti italiani in Svizzera. Si gettavano insomma le basi per la fondazione di vere e proprie missioni cattoliche italiane in Svizzera. Gli sporadici e spontanei interventi di singoli preti al seguito dei loro parrocchiani dovevano trasformarsi in missioni stabili al servizio di tutti gli emigrati. Era un progetto che si andava facendo sempre più strada in seno alla nostra emigrazione sin dai primi anni Novanta. Già il 4 maggio 1894 era stata fondata la prima missione cattolica in Svizzera, quella di Lucerna-Hochdorf. Nel giro di pochi anni fu tutta una gara tra le diocesi e i vari ordini religiosi della Chiesa italiana nell'inviare loro missionari per gli emigrati in Svizzera che dovevano essere non solo sacerdoti e guide spirituali ma anche operatori sociali. Tra la fine del secondo conflitto mondiale e il 1970, oltre sette milioni di italiani avevano lasciato il proprio Paese per andare a lavorare all'estero. A metà degli anni Sessanta i nostri emigrati in Svizzera con 532.000 presenze costituivano il 54,7 per cento dell'interra popolazione straniera. L'ondata di emigrazione italiana verso la Confederazione ebbe tre cause ben distinte ma concomitanti: la profonda crisi economica italiana, soprattutto nelle regioni meridionali; il bisogno di manodopera straniera da parte delle industrie svizzere; il disegno dei vari governi italiani per favorire l'espatrio per diminuire le tensioni interne e procurarsi valuta pregiata sotto forma di rimesse. Di fronte a questo massiccio esodo, la Chiesa intervenne con premurosa sollecitudine con l'invio al seguito degli emigrati di un alto numero di missionari. In tale contesto due eminenti uomini di Chiesa in particolare si sono distinti con azioni concrete: Giovanni Battista Scalabrini, di Fino Mornasco, vescovo di Piacenza, e Geremia Bonomelli, bresciano, vescovo di Cremona. Scalabrini con la fondazione delle congregazioni dei missionari e delle suore missionarie di san Carlo Borromeo, rivolte soprattutto a chi emigrava nelle Americhe, la prima approvata da Papa Leone XIII il 15 novembre 1887. Il secondo con la fondazione dell'Opera di assistenza per gli operai emigrati in Europa e nel Levante. Lo sforzo e l'impegno della Chiesa fu alla base della fondazione di una rete capillare di missioni cattoliche italiane in tutta la Confederazione. Dal 1947 al 1987 furono fondate oltre cento nuove missioni, molte delle quali oggi risultano accorpate; ne restano 45, un numero ancora considerevole ma destinato a essere ulteriormente ridotto. È infatti in questa direzione che le diocesi svizzere si stanno orientando: l'obiettivo è di creare una pastorale interculturale, nel rispetto delle diversità degli emigrati ma anche in vista della loro integrazione nel Paese che li accoglie. Su questo argomento si è svolto recentemente a Capiago (Como) il convegno delle Missioni cattoliche di lingua italiana (Mcli) in Svizzera sul tema "Per un noi sempre più grande. In cammino verso una pastorale interculturale" . Il convegno aveva lo scopo di far prendere coscienza dei cambiamenti in atto nella nostra società civile ed ecclesiale ma anche di dare un contributo di riflessioni e proposte per il futuro della Chiesa in Svizzera e il futuro delle nostre missioni. La storia degli italiani in Svizzera è una storia di circa cinque milioni di persone che si sono avvicendate in oltre 150 anni al servizio di questo Paese e della sua economia. Alla Svizzera e agli svizzeri va un "grazie" per quanto hanno fatto per questa grande massa di immigrati. E un grazie particolare va agli oltre 1700 missionari e religiose che si sono impegnati negli ultimi 130 anni tra gli italiani in Svizzera al servizio della fede e dell'emigrazione. (don Egidio Todeschini - Coordinatore nazionale delle Mcli in Svizzera e in Liechtenstein).

Osservatore Romano

   

Mattarella: università fondamento dell’integrazione

4 Aprile 2023 - “Sono lieto di essere nuovamente in questa città, ricca di storia, monumenti e culture. La sua università è luogo antico e alto dove la cultura rinascimentale ha creato un legame indissolubile con la città... Le università - a partire da quelle più antiche come quella di Ferrara - hanno contribuito a costruire la spina dorsale della nostra Europa perché hanno eretto a metodo il dialogo e lo scambio di conoscenze, ponendo, in questo modo, le fondamenta dell’integrazione”. Lo ha scritto questa mattina il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un testo inviato al quotidiano “Nuova Ferrara” in occasione della visita del Capo dello Stato, che in mattinata ha partecipato all'inaugurazione dell'anno accademico dell’Università di Ferrara. Nel suo intervento il Capo dello Stato  ha evidenziato che l’università deve “elaborare risposte per i nuovi scenari” causati dai “mutamenti globali”, in un mondo, come quello di oggi, “diventato un’unica comunità, raccolta e interconnessa”. All’inaugurazione, fera gli altri, anche il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio.

Una veglia per i martiri: tanti coloro impegnati nell’accoglienza ai migranti uccisi negli ultimi anni

4 Aprile 2023 - Roma - Tanti i martiri impegnati nell’accoglienza ai migranti o di origine rom come il Beato Zefirino ricordati ieri sera nella Basilica di Santa Maria in Trastevere  durante la veglia di preghiera in ricordo di tutti coloro che in questi anni hanno offerto la loro vita per il Vangelo. Durante la veglia, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio e presieduta dal card. Lazarus You Heung-sik, prefetto del dicastero per il Clero, sono stati fatti i nomi di centinaia di persone in Europa, in Medio Oriente, in Asia, nelle Americhe e in Africa. Tra i tanti nomi ricordati, come abbiamo detto, il primo beato di origine rom, Zefirino, don Roberto Malgesini, martire della carità a Como, ucciso  mentre si apprestava a distribuire il cibo a tanti poveri e migranti; mons. David O’Connel, vescovo ausiliare di Los Angeles, ucciso lo scorso 18 febbraio, vicino ai bisogni dei poveri e degli immigrati; don Josè Guadalupe Rivas, responsabile della Casa del Migrante de Nuestra Senora de Guadalupe in Messico, e suor Maria De Coppi, comboniana, uccisa nella sua casa, in Mozambico: si prendeva cura dei profughi sfuggiti alla violenza degli estremisti islamici.  Per ognuno di loro è stata è stata accesa una candela e per ogni Continente è stata portata, ai piedi dell’altare, una croce per ricordare “laici e pastori, donne e uomini, bambini e anziani disarmati, colpevoli solo di portare impresse nella loro carne il nome e l’umanità del Signore Gesù”,  ha detto il porporato durante l’omelia  aggiungendo che gli ultimi due secoli hanno “conosciuto, più che nella prima era cristiana, il martirio di massa, ma anche la consegna della speranza del Vangelo da una generazione all’altra”. Nella veglia non è mancato un ricordo della guerra in Ucraina e in tante parti del mondo e la preghiera ad aprire i cuori “al soccorso e all’accoglienza di tutti i rifugiati, da qualsiasi parte del mondo provengano”. (Raffaele Iaria)

Vangelo Migrante: il Triduo pasquale

4 Aprile 2023 - Giovedì santo – Cena del Signore | Vangelo (Gv 13, 1-15) Con la celebrazione del Giovedì Santo, ha inizio il triduo pasquale. La Cena con i discepoli è innanzitutto un desiderio di Gesù che dice “ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi prima della mia passione” (Lc 22,15-16). Gesù desidera portare a compimento il disegno di salvezza di Dio: completare l’esodo e arrivare alla terra promessa. La Chiesa ha il mandato di perpetuare questa memoria. In questo momento storico, è opportuno ricordare come non sempre il luogo del cenacolo sono le Chiese. Ci sono cristiani che vivono la Pasqua non nei luoghi di culto ma in accampamenti forzati, in un deserto, su una nave, in una galera senza assistenza spirituale o anche in una terra straniera dove l’incontro con gli altri battezzati non è ‘sbocciato’. Al posto del rito c’è una tribolazione che li unisce, nel modo più forte che ci possa essere, al passaggio di Gesù da morte a vita. Nella pagina del Vangelo di Giovanni, Gesù ci indica il modo più adeguato per celebrare la Pasqua “in spirito e verità” e lo fa con il gesto di deporre le vesti e chinarsi ai piedi del mondo. È l’azione del capovolgimento della vita, sempre possibile. Per tutti e ovunque: servire gratuitamente e sporcarsi le mani. Per gli altri. Venerdì Santo – Passione del Signore | Vangelo (Gv 18, 1-19,42) L’abbandono di Gesù al Padre è totale. È il vertice della fede da cui tutto ha inizio. Drammatico, come si può immaginare, ma necessario. Nel giorno più terribile della storia, le tenebre da cui il Figlio di Dio si lascia avvolgere come da un velo, sono luminose e rivelano al mondo il segreto e l’essenza di Dio: “è amore” ed è crocifisso dalla nostra indifferenza. Attraverso il cuore aperto del Signore crocifisso passa tutto il nostro dolore e da quel cuore ci viene donato ogni brandello della nostra luminosa umanità. L’amore non può morire; la tenerezza dell’abbraccio in cui la madre di Gesù viene accolta è il baluardo ad ogni disumanizzazione possibile e temibile. Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore Splende una luce nuova. La morte è stata vinta. La vita fiorisce. Tutto il mistero Il mistero Pasquale non è una eroica vittoria di un superuomo in guerra contro tutti ma è il dono della vita oltre la morte che Dio fa all’umanità attraverso Suo Figlio. E proprio perché non è campata per aria, in questa vittoria sono presenti tutti i segni dell’umano: il servizio e la croce. In questo senso la Speranza del cristiano vive sempre: Colui che è per sempre crocifisso è per sempre risorto. Se è vero che il dolore e tutte le sue conseguenze non ci lasciano mai, è altrettanto vero che quel dolore è stato vinto per sempre. C’è la prova: la Resurrezione! Un mistero per tutti L’esplosione di gioia dei cristiani non è una pia devozione ma un mistero che contagia tutti e non lascia indifferente nessun uomo. Questo è il fine del tempo Pasquale che ci accompagnerà per cinquanta giorni: “andate e ditelo a tutti”. Nessuno escluso. Anche se la maggior parte degli uomini sulla terra non lo sa o vive senza saperlo. La Resurrezione è un ‘unicum’. Nessuna religione ha mai contemplato un Dio - morto. Il fondamento del cristianesimo non è un postulato vincente a priori. Tutt’altro. La Resurrezione è la storia di un Dio che cammina con gli uomini. Non con pensieri speculativi, dimostrazioni teoriche o deduzioni logiche ma con la testimonianza dei suoi discepoli. E ad ogni uomo giungono i suoi effetti anche quando l’uomo non sa nemmeno il perché: curare gli ammalati, accogliere il forestiero, visitare il carcerato, dar da mangiare a chi ha fame, istruire, vestire, seppellire …; sono segni di Resurrezione che i cristiani non hanno dedotto dalla saggezza o dall’istinto umano ma dalla Pasqua e li condividono con tutti. E tutti li usano, anche ignorandone l’origine. Quella Vita vince. La testimonianza dei discepoli Un prodigio così grande è un dono ma ha comunque bisogno della testimonianza dei discepoli perché sia credibile agli uomini. È stata questa la missione affidata agli Apostoli. È in questo che vengono battezzati tutti gli altri cristiani. La testimonianza è tutt’altro che facile. Quale testimonianza rendere? Come renderla? Dinanzi allo stesso fatto c’è l’approccio dei discepoli tutt’altro che univoco: c’è l’annuncio di una donna al mattino, la corsa al sepolcro di Pietro e Giovanni più tardi, la paura dei discepoli di Emmaus alla sera, l’incredulità di Tommaso otto giorni dopo. Sarà lo Spirito Santo a modellare la praticità di Pietro, la spiritualità di Giovanni, gli occhi dei discepoli ad Emmaus, la fede e la ragione di Tommaso. La Resurrezione entra nella vita della Chiesa nascente. Non sono un problema la diversità, l’incompetenza (tanta), l’imperfezione (tantissima), l’indole dei discepoli: il fatto della Resurrezione è innanzitutto dono di Dio. E anche poterla annunciare è un dono. E come tale va accolta. Essendo iniziativa di Dio, Lui sa come farla vivere nel cuore, nella mente e nelle braccia di ciascuno. Annunciarla a tutti non è presunzione ma urgenza di servire Dio nell’uomo. In ogni uomo.

Cristo fa nuove tutte le cose: il messaggio di Pasqua del Wcc

4 Aprile 2023 - Roma - «"Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?". Questo è il grido di sfollati, rifugiati, indigeni, donne e bambini violentati, persone con disabilità, oppressi e calpestati. Le loro piaghe sono così insopportabili che spesso pensano che i loro governi, gli amici, la famiglia e persino Dio li abbia abbandonati»: è quanto scrive il reverendo Jerry Pillay, segretario generale del World Council of Churches (Wcc) in un messaggio in occasione della Pasqua che sarà celebrata domenica prossima. Pillay ricorda che «nel mondo di oggi molte persone provano un senso di abbandono e di disperazione. Gesù - scrive il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese - ha esalato il suo ultimo respiro ed è morto, ma è risorto dai morti. Così, quando siamo mezzo all'afflizione, al dolore, alla sofferenza, alle guerre e alla morte siamo tentati di chiederci perché Dio ci ha abbandonati», quindi «fermiamoci e siamo certi che, in Cristo, il Padre fa nuove tutte le cose!». Pillay osserva inoltre che Dio è presente con noi in tutte le cose, attraverso le cose e in ogni tempo: «Questa assicurazione allora, invece di farci sentire abbandonati, deve stimolarci e orientarci a diventare agenti e strumenti di speranza e di luce per il mondo». Tale certezza - conclude il segretario generale del Wcc nel suo messaggio - dovrebbe darci «la forza e il desiderio di continuare a lavorare per la giustizia, la pace, la riconciliazione e l'unità di Dio, rendendo possibile un mondo migliore per tutto il Creato!».  

Ue stanzia 9 milioni di euro per gestire la crisi dei rifugiati del Burundi

3 Aprile 2023 -
Roma - L’Unione europea ha stanziato 9 milioni di euro in aiuti per i rifugiati burundesi negli Stati vicini e per coloro che sono rientrati volontariamente nel Paese. Dal 2020, i rifugiati burundesi – spiegano dagli uffici dell’Esecutivo – fuggiti dalle violenze nel Paese registrate dal 2015, hanno iniziato a tornare in Burundi; ma più di 300.000 di loro si trovano ancora negli stati limitrofi di Tanzania, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Uganda. “Dei 9 milioni di euro totali, 1,5 milioni di euro saranno assegnati a progetti di preparazione alle catastrofi. Tutti i Paesi della regione dei Grandi Laghi sono soggetti a disastri sia naturali che provocati dall’uomo e nel 2022 più di 75.000 persone sono state sfollate, principalmente a causa di disastri naturali”. “Più di 47 milioni di euro sono già stati sbloccati per sostenere i partner umanitari nella Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica del Congo ed è stato istituito un ponte aereo umanitario per far fronte al deterioramento della situazione umanitaria” della regione. (SIR)

Papa Francesco: “anche i lavoratori stranieri contribuiscono al sistema pensionistico”

3 Aprile 2023 -

Città del Vaticano - “Non va dimenticato che al sistema pensionistico contribuiscono anche lavoratori stranieri che non hanno ancora la cittadinanza italiana”. A sottolinearlo è stato papa Francesco, ricevendo in udienza i dirigenti e i dipendenti dell’Inps, in occasione dei 125 dalla nascita. “Sarebbe un buon segno poter esprimere loro la gratitudine per quello che fanno”, ha detto il Pontefice  secondo il quale “anche la previdenza ci ricorda che tutto è connesso e che siamo interdipendenti gli uni dagli altri”. “La vita sociale - ha aggiunto papa Francesco - sta in piedi grazie a reti comunitarie solidali”: “Il bene comune passa attraverso il lavoro quotidiano di milioni di persone che condividono il principio del legame solidale tra i lavoratori”.

Cei: ottomila Bibbie per i detenuti

3 Aprile 2023 -
Roma - “Un segno di fraternità e di speranza”. Così Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI, definisce il dono di 8000 Bibbie ai detenuti di 100 Istituti Penitenziari italiani impegnati in percorsi spirituali, di formazione e catechesi. La consegna simbolica è avvenuta nei giorni scorsi (28 marzo) alla Casa di reclusione di Paliano (Frosinone), nell’ambito di una Liturgia della Parola. L’iniziativa vede la collaborazione dell’Ispettorato Generale dei cappellani delle carceri e dell’associazione “Prison Fellowship Italia”, nata nel 2009 in seno al Rinnovamento nello Spirito per la promozione integrale dei detenuti e l’evangelizzazione all’interno degli Istituti penitenziari. Le Bibbie arriveranno nelle mani dei carcerati attraverso i cappellani e i volontari dell’associazione.
“Entrare in queste periferie umane – afferma Mons. Baturi – è per noi un atto di fede: Gesù si identifica, continua ad identificarsi, con queste persone che chiedono di essere visitate. Per noi la visita significa farci presenti portando il tesoro più grande che abbiamo, la Parola di Dio, come segno di una nuova fraternità, della certezza che da qui si può ricominciare nella vita personale e sociale”. Non è un caso che questo gesto si compia alla vigilia della Pasqua: l’auspicio, spiega il Segretario Generale della CEI, è che “possa rinascere vita laddove sembra albergare spesso il disagio o la disperazione. La Pasqua dice che è possibile sperare in una vita anche in quei luoghi che parlano di morte o di mortificazione. Noi crediamo in Cristo che libera da tutte le catene in tutti i contesti; ogni uomo ha diritto a ricevere questo annuncio”. “La Bibbia è uno strumento che offriamo per la rinascita spirituale dei detenuti, perché possano riprendere in mano la loro vita. La Parola di Dio aiuta ad essere consapevoli del male fatto e a scoprire le potenzialità di ciascuno”, sottolinea don Raffaele Grimaldi, Ispettore generale dei cappellani delle carceri d’Italia. “Il progetto – ricorda – si inserisce in quel cammino di attenzione della Chiesa verso chi è stato privato della libertà personale e di incoraggiamento per quanti operano nelle carceri, che si concretizzerà a livello locale con iniziative di preghiera e sensibilizzazione”. “Attraverso la Bibbia, i detenuti possono entrare nel Mistero della salvezza che riguarda loro e le famiglie: conoscere Gesù, unico salvatore, li aiuta a pensare sé stessi e gli altri in modo nuovo. Lo stiamo sperimentando con l’itinerario educativo chiamato ‘Il Viaggio del Prigioniero’, che presenta la figura di Gesù detenuto così come è raccontato nelle pagine del Vangelo di Marco”, osserva Marcella Clara Reni, presidente di “Prison Fellowship Italia”, che esprime gratitudine alla CEI per questo dono così importante.  

Migrantes Interdiocesana Modena-Nonantola e Carpi incontra Peter Konteh

3 Aprile 2023 -
Modena - Durante la sua visita in Italia, fr. Peter Konteh, direttore della Caritas di Freetown, e presidente della Commissione giustizia e pace di Sierra Leone, ha incontrato gli amici sierraleonesi di Modena. L'incontro si è tenuto lo scorso martedì, a Carpi, grazie all'ospitalità della famiglia Croci. Ha partecipato l'ufficio Migrantes interdiocesano che è entrato a contatto con la realtà della Caritas di Freetown in Sierra Leone: un Paese molto povero, che ricopre 180° posto su 187 Stati nell'indice dello sviluppo umano dell'United nations development programme (Undp). Da circa trent'anni, la nazione è stata colpita da una serie di situazioni drammatiche. La guerra civile, prima di tutto, con quell'inqualificabile risvolto dei bambini-soldato. Poi l'epidemia dell'Ebola: malattia terribile che ha colpito diversi paesi africani, ma che in Sierra Leone ha provocato più morti, con gravi conseguenze sociali e sanitarie. A questo quadro si aggiungono i disastri naturali dovuti a piogge torrenziali e conseguenti smottamenti di intere colline che hanno colpito in particolare la capitale. In un paese a maggioranza musulmana, l'azione della Chiesa conta sulla motivazione e il carisma di Konteh e i suoi collaboratori. Tale azione si traduce in molteplici iniziative in campo sanitario, educativo, assistenziale, che danno priorità alla crescita della persona umana. Questi progetti coinvolgono le persone più fragili, come le donne e i bambini, specialmente quelli dimenticati nelle baraccopoli della capitale o nelle zone rurali. L'insostenibilità di questo dramma ha spinto le fazioni a smettere di combattere. Avranno capito, o semplicemente riconosciuto, che la strada dello scontro armato non avrebbe portato da nessuna parte, nessuno avrebbe vinto. Attraverso la Commissione Giustizia e Pace, la Chiesa si è inserita in questo percorso di cui Konteh è presidente. Un organismo che, grazie alla autorevolezza che la Chiesa cattolica sierraleonese si è conquistata, mette in campo strumenti volti a facilitare il dialogo, il confronto, la ricerca della giustizia e della verità. Dall'azione legale a favore delle donne che non si potrebbero mai permettere un avvocato, all'impegno nelle carceri per cercare di offrire ai minorenni soluzioni alternative per non rimanere reclusi insieme agli adulti, passando per le attività educative, sportive e di sensibilizzazione. La Chiesa è inoltre impegnata nell'accoglienza dei tantissimi orfani. In particolare, di quelli che hanno vissuto l'esperienza lacerante dei bambini-soldato. Modena sostiene questi progetti tramite Africsid, associazione attiva già da qualche anno e che coinvolge partecipanti di diversi paesi dell'Africa occidentale e cittadini modenesi. L'associazione è stata riconosciuta come ente di terzo settore e promuove iniziative e progetti a favore delle persone straniere provenienti dal continente africano. In questo momento Africsid sta raccogliendo fondi per un progetto in Sierra Leone, in una periferia di Freetown, chiamata Grafton. Grazie ai primi fondi raccolti è stata avviata la costruzione di un centro di accoglienza per donne, vedove di guerra, e bambini per offrire loro servizi essenziali di carattere sanitario ed educativo. Il rapporto che Africsid ha con la Caritas di Freetown è fondamentale perchè è la garanzia della corretta destinazione dei fondi. È possibile sostenere l'associazione Africsid partecipando al pranzo di raccolta fondi che si terrà domenica 16 aprile presso la Parrocchia della Sacca. (Giorgio Bonini - Direttore Migrantes interdiocesana)

Occhi e cuore per gli abbandonati

3 Aprile 2023 -
Città del Vatocano - È in piazza San Pietro papa Francesco, presiede la celebrazione della Domenica delle Palme, il giorno dopo aver lasciato il Policlinico Gemelli: “anche io ho bisogno che Gesù mi accarezzi”, dice rivolto alle 60 mila persone che hanno assistito al rito. La Quaresima è giunta alla sua conclusione, tempo nel quale ci è chiesto di lasciare quanto di negativo ci siamo portati dietro e di far crescere la nostra relazione con Dio. Inizio della Settimana Santa, un tempo per capire che la vittoria finale passerà attraverso la passione e la croce. Domenica nella quale facciamo memoria dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, festeggiato dalla folla, i mantelli stesi a terra per accogliere “colui che viene nel nome del Signore”; la stessa folla che ben presto cambierà idea. Ci sono gli “spettatori” che lo vedranno percorrere la Via dolorosa, un camminare solitario sotto il peso della croce; i discepoli che non sapranno vegliare nemmeno un’ora al Getsemani; Pietro che lo rinnegherà tre volte, e c’è anche chi lo tradirà per trenta denari. “Dio mio, perché mi hai abbandonato”. Inizia da qui la riflessione di Papa Francesco. Con voce flebile ricorda che Gesù sulla croce ci invita ad avere attenzione – “occhi e cuore” – per i “cristi abbandonati” di oggi, come quel clochard tedesco morto sotto il colonnato berniniano. Sulla croce il Signore ha portato i tanti nostri fallimenti, esclusioni, ingiustizie, malattie, ferite. Quel grido dell’abbandono è il “prezzo che ha pagato per me”, dice il vescovo di Roma, che ha pagato per tutti noi “facendosi solidale con ognuno di noi fino al punto estremo […] Ha provato l’abbandono per non lasciarci ostaggi della desolazione”. Nelle nostre cadute, nella desolazione, nei tradimenti, quando mi sento scartato, abbandonato, il Signore è lì perché anche lui “è stato abbandonato, tradito, scartato”. Sotto la croce troveremo la madre di Gesù, che soffrirà il silenzio, le due Marie che resteranno al sepolcro pregando e piangendo, e Giuseppe di Arimatea che gli darà sepoltura. La passione è anche nei dolori di un mondo ferito dalle guerre – papa Francesco rinnova l’appello per la pace in Ucraina – dalla violenza, dalla mancanza d’amore, dall’incapacità di cogliere la novità che viene da quel sepolcro trovato vuoto il terzo giorno. Gesù, afferma il Papa, “è capace di trasformare i nostri cuori di pietra in cuori di carne”, perché il suo stile è: “vicinanza, compassione e tenerezza.” E ci invita “Cristo abbandonato” a cercarlo e a amarlo negli abbandonati”. Nei tanti cristi abbandonati che incontriamo lungo le nostre strade: “ci sono popoli interi sfruttati e lasciati a sé stessi; ci sono poveri che vivono agli incroci delle nostre strade e di cui non abbiamo il coraggio di incrociare lo sguardo; ci sono migranti che non sono più volti ma numeri; ci sono detenuti rifiutati, persone catalogate come problema. Ma ci sono anche tanti cristi abbandonati invisibili, nascosti, che vengono scartati coi guanti bianchi: bambini non nati, anziani lasciati soli – può essere tuo papà, tua mamma forse, il nonno, la nonna, abbandonati negli istituti geriatrici –, ammalati non visitati, disabili ignorati, giovani che sentono un grande vuoto dentro senza che alcuno ascolti davvero il loro grido di dolore. E non trovano altra strada se non il suicidio. Gli abbandonati di oggi. I cristi di oggi”. Avere “occhi e cuore per gli abbandonati”. È il messaggio che Francesco ripete dall’inizio del suo pontificato, con quell’invito a essere chiesa in uscita, ospedale da campo, con il suo no alla cultura dello scarto, all’indifferenza. Proprio perché siamo “discepoli dell’Abbandonato”, afferma il vescovo di Roma, per noi “nessuno può essere emarginato, nessuno può essere lasciato a sé stesso”, e questo perché “le persone rifiutate ed escluse sono icone viventi di Cristo, ci ricordano il suo amore folle, il suo abbandono che ci salva da ogni solitudine e desolazione”. L’invito, anzi l’appello, di Papa Francesco in questa domenica inizio della Settimana Santa, è avere la “grazia di saper amare Gesù abbandonato e di saper amare Gesù in ogni abbandonato, in ogni abbandonata”; la grazia “di saper vedere, di saper riconoscere il Signore che ancora grida in loro. Non permettiamo che la sua voce si perda nel silenzio assordante dell’indifferenza”. (Fabio Zavattaro - Sir)