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Svizzera: chiese cristiane chiedono “un gesto di umanità” per la situazione dei richiedenti asilo in Grecia

9 Aprile 2020 - Berna - La situazione dei richiedenti asilo nelle isole greche è “catastrofica ed è ulteriormente aggravata dalla pandemia di coronavirus”. Lo scrivono, oggi, la Conferenza Episcopale Svizzera, Chiesa cattolica cristiana della Svizzera e Chiesa evangelica riformata in Svizzera, in un appello sulla situazione dei richiedenti asilo nelle isole greche ulteriormente aggravata dalla pandemia di coronavirus. In un appello le tre Chiese nazionali chiedono che il gruppo di profughi non accompagnati e aventi legami familiari in Svizzera “siano evacuati rapidamente nel nostro Paese. La pandemia che si sta diffondendo non permette di perdere altro tempo prezioso. È necessario agire rapidamente – e a maggior ragione in questo periodo di Pasqua”. “In una prospettiva cristiana, il messaggio pasquale dona speranza e fiducia in questa difficile situazione: la morte non ha l’ultima parola e la Pasqua infonde una nuova dinamica di vita”, dichiara Felix Gmür, presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS). In questo senso e con questo spirito, le Chiese forniscono il proprio aiuto sia con la raccolta di fondi sia tramite le loro organizzazioni umanitarie. Il fatto che l'Europa non abbia ancora trovato una risposta unitaria alla catastrofe dei profughi “non solleva i politici svizzeri dalle loro responsabilità”, si legge nel testo dell’appello: “in virtù dei trattati di Schengen e Dublino, esiste una responsabilità condivisa per la situazione dei rifugiati e della popolazione locale in Grecia. È quindi urgentemente necessario provvedere a evacuare almeno un piccolo numero di persone che hanno legami con la Svizzera”. “Un atto di umanità da parte della Svizzera non costituisce uno sforzo solitario nella politica europea dei rifugiati”, sottolinea Gottfried Locher, presidente della Chiesa evangelica riformata in Svizzera CERS: “La Svizzera può essere un modello per l'Europa in questo periodo di Pasqua in termini di umanità e atteggiamento”. Le tre Chiese nazionali invitano il Consiglio federale e i politici a permettere di riunire rapidamente con le loro famiglie in Svizzera i richiedenti asilo minorenni non accompagnati (RMNA) che si trovano a Lesbo e in altre località della Grecia. Finora sono stati identificati solo una ventina di minorenni non accompagnati con un legame familiare in Svizzera. Tuttavia, il numero reale dei cosiddetti RMNA “è molto più elevato. In questo caso, è necessario un maggiore impegno da parte della Svizzera ufficiale per collaborare con le autorità locali al fine di individuare gli aventi diritto ad entrare nel nostro Paese”. Da qui la richiesta al Consiglio federale di inviare nei prossimi giorni “un chiaro segnale di speranza e accogliere come richiedenti l'asilo in Svizzera queste giovani persone vulnerabili e a rischio che si trovano attualmente nei campi greci» dichiarano le tre Chiese nazionali”. In molti luoghi della Svizzera, le città e i comuni, le comunità parrocchiali, le organizzazioni di aiuto, ecclesiastiche e non, sono in grado di accogliere e assistere queste persone. In passato, il popolo svizzero ha dimostrato più volte la propria disponibilità con molte iniziative e progetti umanitari, spiegano le chiese svizzere che auspicano che il Consiglio federale voglia “sostenere e fare proprio un gesto di generosità a favore dei più deboli”. “La vita – e non la morte – dovrebbe avere l'ultima parola, perché il messaggio di speranza della Pasqua è universale e valido per tutti”, conclude Harald Rein, vescovo della Chiesa cattolica cristiana della Svizzera.  

Tavolo Asilo: “con atto amministrativo negati soccorsi a chi rischia la vita in mare”

9 Aprile 2020 - Roma - “Con un atto amministrativo si sospende il diritto internazionale e il dovere di soccorrere chi è in pericolo di vita in mare”: lo affermano le associazioni riunite nel Tavolo Asilo nazionale, preoccupate per il decreto interministeriale emesso lo scorso 7 aprile 2020 n. 150 in cui il ministro delle Infrastrutture e trasporti di concerto con altri ministri, dichiara che per l’intero periodo dell’emergenza sanitaria nazionale i porti italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di Porto sicuro (Place of Safety) solo per le navi soccorritrici battenti bandiera straniera che abbiano soccorso esseri umani fuori dalle nostre acque Sar. “La dichiarazione appare inopportuna e non giustificabile – sostengono – in quanto con un atto amministrativo, di natura secondaria, viene sospeso il diritto internazionale, di grado superiore, sfuggendo così ai propri doveri inderogabili di soccorso nei confronti di chi è in pericolo di vita. Si attacca ancora una volta il concetto internazionale di Porto Sicuro, la cui affermazione ha trovato conferma nelle decisioni della nostra magistratura”. “Pur consapevoli del momento complesso che ci troviamo ad affrontare – dichiarano – è importante garantire il rispetto dei principi di solidarietà e di umano soccorso, che non possono essere negati sulla base di tesi opinabili che riguardano la competenza nei soccorsi in mare ed il luogo in cui vadano condotti esseri umani in pericolo di vita”. Da ricordare che il ministero della Salute attraverso l’Usmaf si è già attrezzato per la quarantena delle navi che hanno soccorso migranti e ha già disposto delle linee guida. Attualmente la Alan Kurdi è al limite delle nostre acque nazionali in attesa che le venga assegnato un Porto sicuro dalle nostre autorità. Le associazioni del Tavolo Asilo nazionale – A Buon Diritto, Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, Arci, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cir, Cnca, Comunità Papa Giovanni XXIII, Emergency, Europasilo, Fcei, Focus/Casa dei Diritti Sociali, Fondazione Migrantes, Intersos, Médecins du Monde – missione Italia, Oxfam Italia, Save the Children Italia, Società italiana medicina delle migrazioni – chiedono fermamente al governo italiano di “operare senza indugi in tal senso”.

Ismu: nel 2019 quasi 613mila le prime richieste di asilo nella UE

8 Aprile 2020 - Milano - In questo momento di emergenza sanitaria dovuta all'epidemia di Covid-19 che sta mettendo a dura prova l'Italia, l'Europa e le nazioni di tutto il mondo, l’Ismu richiama l'attenzione sui richiedenti asilo, presenti nel nostro paese e nel Vecchio Continente, le cui condizioni di vita sono diventate ancora “più fragili” a causa della diffusione dei contagi. L’istituto di ricerca segnala che Eurostat ha da poco pubblicato i dati relativi alle prime richieste di asilo nei paesi membri dell'Unione Europea nell’anno 2019. Dai dati emerge che i richiedenti asilo registrati per la prima volta nella UE sono stati 612.700, in aumento del 12% rispetto al 2018. In termini assoluti, fa sapere Eurostat, quasi 1 su 4 ha chiesto asilo in Germania, seguita da Francia (20% del totale) e Spagna (19%). L’Italia rappresenta il 6% del totale per numero di prime richieste di asilo nella UE. A fronte di un aumento generale, in alcuni paesi però si registrano importanti diminuzioni rispetto al 2018: in particolare – segnala Ismu - proprio in Italia (-34%), Germania (-12%) e Austria (-7%). Secondo i dati Eurostat, le persone in cerca di asilo nella UE provengono soprattutto dalla Siria (74mila), seguita dall'Afghanistan (53mila) e dal Venezuela (45mila). Dei 45mila venezuelani che nel 2019 hanno chiesto protezione d'asilo per la prima volta nella UE, la stragrande maggioranza (90%) ha fatto domanda di asilo in Spagna (40.300). E mentre il numero di richiedenti provenienti dalla Siria è diminuito rispetto al 2018 (-7%), il numero di afgani e di venezuelani è aumentato rispettivamente del 35% e del 102%. Elaborazioni ISMU su dati del Ministero dell'Interno evidenziano che a fronte della rilevante diminuzione del totale delle richieste di asilo registrata (nel 2018 erano 54mila), nel 2019 in Italia il numero totale dei richiedenti asilo è stato di 39mila unità (mentre i dati Eurostat sopracitati si riferiscono solo al sottogruppo di coloro che hanno fatto domanda per la prima volta).  Nel 2019 si è riscontata la crescita del collettivo proveniente dall’America Centrale e Meridionale: oltre 6.700 richiedenti asilo - il 17% del totale - provengono infatti da paesi di quest’area geografica, le cui domande di asilo sono quadruplicate in tre anni. Inoltre questi paesi sono tra quelli con un tasso di riconoscimento di protezione alto.  

Cei: “migranti sfruttati in molte aree del Paese”

8 Aprile 2020 - Roma – “Per ridare forza e dignità al lavoro dobbiamo curare la ferita dei nostri profondi divari territoriali. Non esiste una sola Italia del lavoro, ma ‘diverse Italie’, con regioni e zone vicine alla piena occupazione – dove il problema diventa spesso quello di umanizzare il lavoro, vivendo il riposo della festa – e regioni dove il lavoro manca e costringe molti a migrare”. E’ quanto si legge nel messaggio che la Commissione Episcopale per i Problemi sociali e il lavoro della Cei ha rivolto per il prossimo 1 Maggio, festa del Lavoro. Nel messaggio, dal titolo “Il lavoro in una economia sostenibile” si evidenzia che “Costruire un’economia diversa non solo è possibile, ma è l’unica via che abbiamo per salvarci e per essere all’altezza del nostro compito nel mondo. È in gioco la fedeltà al progetto di Dio sull’umanità”. I vescovo invitano ad avere “il coraggio di guardare alla schizofrenia del nostro atteggiamento verso i nostri fratelli migranti: sono sfruttati come forma quasi unica di manovalanza, a condizioni di lavoro non dignitose in molte aree del Paese. Dobbiamo – sottolineano - saper trasformare le reti di protezione contro la povertà – essenziali in un mondo dove creazione e distruzione di posti di lavoro sono sempre più rapidi e frequenti – in strumenti che non tolgano dignità e desiderio di contribuire con il proprio sforzo al benessere del Paese”.

Raffaele Iaria

 

Covid-19: Acnur per i rifugiati in Africa

8 Aprile 2020 -

Roma - L’Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati (Acnur) sta intensificando gli sforzi volti a rafforzare la capacità di prevenire, curare e contenere la potenziale diffusione del Covid-19 tra le comunità di rifugiati presenti nella regione che comprende Africa Orientale, Corno d’Africa e Grandi Laghi e che accoglie una delle popolazioni di rifugiati di più vaste dimensioni su scala mondiale. Date le condizioni di affollamento in cui vivono, senza accesso adeguato ad acqua e servizi igienico-sanitari, e con sicurezza alimentare e mezzi di sostentamento precari, in questa regione i rifugiati sono particolarmente vulnerabili al virus, sia nei campi di accoglienza sia nelle aree urbane.

Migranti: riprese le partenze in mare

8 Aprile 2020 - Milano - Partono, fuggono dalla guerra. Cercano comunque di arrivare in Europa, malgrado l’emergenza sanitaria. Attraversano il Mediterraneo con la speranza di approdare sulla terra fissa. Alcuni ce l’hanno fatta. Altri non si sa. Ad allertare l’Europa alle prese con il Covid-19 c’è sempre Alarm Phone, la rete telefonica di un gruppo di volontari in supporto alle operazioni di salvataggio. Ed è proprio da loro che negli ultimi due giorni sono arrivate diverse segnalazioni di soccorso. L’ultimo, in ordine cronologico, ieri, una barca in difficoltà con a bordo un’ottantina di persone (fra cui diverse donne e bambini piccoli). I migranti hanno detto di essere fuggiti dalla Libia e di non avere più benzina. Sono sopravvissuti alla notte ma sono al freddo ed esausti. «Devono essere soccorsi e portati in un porto sicuro» chiedono dal servizio telefonico. «Continuiamo a parlare con le persone in pericolo – informano i volontari – e ancora non ci sono soccorsi in vista. Sono all’interno dell’area Sar di Malta. Una donna a bordo ha confermato che ci sono molte donne e molti bambini, il più piccolo ha solo due anni». Ma non c’è solo questa barca in attesa di soccorsi. Nelle ore precedenti, la nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye, in due diversi interventi ha soccorso infatti 150 migranti e ora sta navigando verso Lampedusa, fuori dalle acque nazionali. Italia e Malta hanno però rifiutato il porto. «Attraverso una nota verbale, i ministeri di Italia e Malta hanno detto al ministero degli Esteri tedesco che non consentiranno lo sbarco dei migranti soccorsi dalla Alan Kurdi, anche se fosse organizzata la distribuzione delle persone. Come giustificazione i due Stati hanno citato le emergenze di salute pubblica » fa sapere la Ong tedesca Sea Eye. Lancia un appello alla ministra Paola De Micheli Mediterranea Saving Humans: «Emergenza nel Mediterraneo Centrale – scrive su twitter l’associazione – Le Autorità di Malta e Italia sono avvisate, ma non sono ancora intervenute. Ministra Paola De Micheli, soccorrere queste persone con urgenza è anche un vostro obbligo». I migranti a bordo della Alan Kurdi, si è poi saputo in serata, potrebbero essere trasferiti su una nave della Croce rossa italiana dove poter trascorrere la quarantena. Intanto, dopo tre settimane di stop ritornano anche gli arrivi autonomi a Lampedusa. Sono in tutto 34 le persone approdate direttamente sull’isola, negli ultimi due giorni: una ventina di orgine tunisina. Fra loro, ha spiegato il sindaco Totò martello ci sono 11 donne - di cui 2 in stato di gravidanza - e 23 uomini. «Ho immediatamente firmato una ordinanza sindacale – ha spiegato Martello – che prevede che tutte le persone sbarcate siano direttamente trasferite dal Molo Favaloro (dove sono state raggruppate ed assistite da personale fornito di Dispositivi di protezione individuale così come previsto dalle norme sul Coronavirus) all’interno del Centro di Accoglienza, dove resteranno in condizione di quarantena, senza dunque potersi mai allontanare dalla struttura. Sarà attivo un servizio di controllo per fare in modo che nessuno esca dal Centro, e verrà effettuato un costante monitoraggio dal punto di vista sanitario». Vista l’emergenza Coronavirus, conclude Martello, la decisione di porre in quarantena le persone sbarcate sull’isola «è necessaria a tutela della salute pubblica e di quella degli stessi migranti: nessuno di loro entrerà in contatto con la popolazione locale». (Daniela Fassini - Avvenire)    

Scalabriniane: bisogna prendersi cura dei centri di accoglienza per migranti, essenziali le condizioni sanitarie dei locali

7 Aprile 2020 - Roma -  “La crisi dettata dal coronavirus non può abbandonare il lavoro che si sta facendo a tutela degli ultimi. L’appello del Santo Padre non può essere dimenticato e, anzi, deve essere frutto di una nuova valorizzazione delle comunità, delle istituzioni e delle realtà sanitarie che sono impegnate sotto diversi punti di vista”. A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane. “Tra gli ultimi desidero ricordare anche i mille migranti giunti sulle coste di Malta. Testimoniano la necessità di non interrompere la catena degli aiuti", ha aggiunto suor Neusa: "è vero che le nazioni europee si trovano ora ad avere un nuovo fronte in casa, ma è grazie anche alla solidarietà che uniti si potrà vincere contro questa pandemia e risollevare un’economia ora in ginocchio. In Italia, giustamente adesso tutta la nostra attenzione è volta a questa pandemia, che tra l'altro sta toccando diversi campi di rifugiati. Non ci interessano i numeri, come ci ricorda il Papa, così come non possiamo fare l'equazione Covid 19 uguale migranti, oppure che i migranti siano immuni da questo virus. Invece vorremmo sollevare l'attenzione sulle  condizioni in cui vivono i migranti, proprio  nei centri di accoglienza. Promiscuità e condizioni sanitarie precarie non dovrebbero mai esserci. Oggi più di ieri l’igiene del luogo in cui si trovano è più che mai essenziale. Questo vale per loro ma anche per i tanti anziani che si trovano a vivere nelle case di cura”.

Viminale: 2828 i migranti arrivati in Italia nel 2020

7 Aprile 2020 - Roma - 2.828 sono i migranti che nel 2020 hanno raggiunto le ciste italiane. Il dato è stato fornito, questa mattina, dal ministero degli Interni ed è aggiornato alle 8 di questa mattina. La maggioranza dei migranti arrivati in Italia quest'anno 455 sono di nazionalità bengalese (16%), Algeria (312, 11%), Costa d’Avorio (310, 11%), Sudan (248, 9%), Somalia (172, 6%), Tunisia (154, 5%), Marocco (145, 5%), Guinea (129, 5%), Mali (122, 4%), Iraq (72, 3%) a cui si aggiungono 709 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. 498 sono i minori stranieri non accompagnati che hanno raggiunto il nostro Paese via mare nel 2020.

R.I.

Senegalesi: un contributo della comunità di Sestino alla Misercordia locale

5 Aprile 2020 - Arezzo – La comunità senegalese in aiuto della Misericordia è stata “una bella sorpresa”, ha dichiarato il presidente della Confraternita di Misericordia di Sestino (Ar) Luciano Crescentini: “quando ho aperto la porta della sede e ho visto un amico senegalese che mi ha allungato una busta: ‘È il nostro contributo alla Confraternita - mi ha detto - per il lavoro che fate in questi giorni drammatici per l’Italia, aggredita dal Coronavirus. Vogliamo anche noi dichiararvi la nostra solidarietà. Difendete tutti, anche noi, con la vostra quotidiana attività’”. “Un gesto davvero significativo - continua il presidente Crescentini - di grande sensibilità umana e “sociale, che dimostra oltretutto una forte affinità con la comunità locale. A nome della Confraternita, salutiamo e ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato, raccogliendo la cifra di 450 euro. I sestinati residenti di origine senegalese non sono molti, ma rappresentano un numero significativo per il mantenimento, ad esempio, dell’Istituto comprensivo a Sestino e per assicurare una manodopera indispensabile alle ditte locali”.

Domande Asilo: audizione sospese fino al 13 aprile

3 Aprile 2020 - Roma – E stata prorogata fino al 13 aprile la sospensione delle audizioni davanti alle commissioni e alle sezioni territoriali per il riconoscimento del diritto d'asilo. La decisione è stata assunta a seguito dell'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1 aprile 2020, che estende fino al 13 aprile le misure di contenimento per contrastare il contagio da Coronavirus, o Covid-19. Il decreto prevede la sospensione anche dell'attività degli sportelli al pubblico presso ogni collegio, mentre quelle degli uffici proseguono in modalità di lavoro agile, si legge sul sito del Viminale. Le audizioni con i richiedenti asilo erano già state sospese in attuazione delle misure governative per l'emergenza sanitaria. Prevista in un primo momento per le sole commissioni e sezioni territoriali delle cosiddette zone rosse per essere poi prorogata fino al 13 aprile. L'esigenza è quella di ridurre al massimo gli spostamenti di persone e documenti e gli assembramenti.

Viminale: misure di prevenzione Covid-19 nel sistema di accoglienza migranti

2 Aprile 2020 - Roma - Una circolare del capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione. Michele Di Bari, richiama l'attenzione dei prefetti sulle disposizioni adottate per la prevenzione della diffusione del virus COVID-19, nell'ambito del sistema di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e dei centri di permanenza per il rimpatrio, anche alla luce dei quesiti ricevuti. Per evitare rischi di contagio tra i migranti accolti e tra gli operatori delle strutture di accoglienza, deve essere “assicurato il rigoroso rispetto delle misure di contenimento previste a livello nazionale, compreso l'obbligo per gli ospiti di rimanere all'interno delle strutture”.   All’arrivo in Italia, i migranti dovranno essere “sottoposti prioritariamente al previsto screening da parte delle competenti autorità sanitarie” per accertare che non presentino patologie infettive o sintomi riconducibili al coronavirus Covid-19. Successivamente vanno “applicate le misure di sorveglianza sanitaria e di isolamento fiduciario per un periodo di quattordici giorni”, al termine del quale “sempre che non siano emersi casi di positività al virus, i migranti potranno, ove ritenuto necessario, essere trasferiti in altra struttura di accoglienza, previo rilascio di idonea certificazione sanitaria”. È di “fondamentale importanza” che “a cura degli enti gestori, con l’ausilio dei mediatori culturali, venga impartita ampia ed aggiornata informativa sui rischi della diffusione del virus, sulle prescrizioni anche igienico-sanitarie da adottare, sul distanziamento all’interno dei centri, sulle vigenti rigorose limitazioni degli spostamenti e, nei casi in cui siano in atto le più stringenti misure previste per i casi di isolamento fiduciario o di quarantena, sull’esigenza del loro assoluto rispetto”. Inoltre, al fine di “impedire gli spostamenti sul territorio em sino al termine delle misure connesse all’emergenza in atto, dovrà essere garantita e monitorata la prosecuzione dell’accoglienza anche a favore di coloro che non hanno più titolo a permanere nei centri”. Nella circolare si evidenzia che i prefetti sono chiamati a “monitorare il rispetto delle prescrizioni imposte” e “intercettare eventuali difficoltà operative” valutando “l’opportunità di assumere ulteriori iniziative finalizzate alla prevenzione e al contrasto della diffusione del virus nell’ambito del sistema di accoglienza, d’intesa con le altre istituzioni operative sul territorio, in particolare sanitarie”.

R.Iaria

Agenzie Onu: “proteggere la salute e i diritti di migranti e apolidi”

1 Aprile 2020 - Roma - “La risposta al Covid-19 deve proteggere i diritti e la salute di rifugiati, migranti e apolidi”. È’ la richiesta congiunta di quattro agenzie Onu: Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), Organizzazione mondiale della sanita (Oms), Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr): “Il virus ha dimostrato di non fare discriminazioni; tuttavia, numerosi rifugiati, persone costrette alla fuga, apolidi e migranti sono esposti a un rischio più elevato”. I tre quarti dei rifugiati di tutto il mondo e numerosi migranti sono accolti in regioni in via di sviluppo, in cui la capacità dei sistemi sanitari è già al collasso e necessita di ulteriori risorse. Molti vivono in campi, insediamenti, alloggi di fortuna o centri di accoglienza sovraffollati all’interno dei quali non è garantito un accesso adeguato ad assistenza medica, acqua potabile e servizi igienico-sanitari. “La situazione di rifugiati e migranti trattenuti in luoghi di detenzione formali e informali – sottolineano -, caratterizzati da spazi angusti e condizioni malsane, suscita particolare preoccupazione. Considerate le conseguenze letali che la diffusione del Covid-19 comporterebbe, dovrebbero essere rilasciati quanto prima. I minori rifugiati e le loro famiglie, nonché quanti sono detenuti senza basi legali sufficienti, dovrebbero essere rilasciati immediatamente”. “Migranti e rifugiati – ricordano – sono vulnerabili in modo sproporzionato rispetto al rischio di esclusione, stigma e discriminazione, in particolare quando privi di documenti. Per scongiurare una catastrofe, i governi devono fare tutto quanto è in loro potere per proteggere i diritti e la salute di ciascuno. Proteggere i diritti e la salute di ogni singolo individuo, di fatto, consentirà di contenere la diffusione del virus”. Le agenzie Onu chiedono che “tutti, migranti e rifugiati compresi, possano accedere in modo paritario ai servizi sanitari e siano inclusi efficacemente nei piani nazionali di risposta all’emergenza Covid-19, incluse le misure di prevenzione e la possibilità di sottoporsi a esami clinici e terapie”. Le istituzioni finanziarie di tutto il mondo “possono svolgere un ruolo guida nel rendere disponibili i fondi richiesti”. (Sir)    

Viminale: 2794 migranti sbarcate nei primi 3 mesi

31 Marzo 2020 - Roma - 2.794 sono i migranti sbarcati sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è del Ministero dell’Interno è aggiornato alle 8 di questa mattina. A marzo, sono state 241 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane. Dei quasi 2.794 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 455 sono di nazionalità bengalese (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Algeria (312, 11%), Costa d’Avorio (310, 11%), Sudan (248, 9%), Somalia (172, 6%), Tunisia (154, 6%), Marocco (145, 5%), Guinea (129, 5%), Mali (122, 4%), Iraq (72, 3%) a cui si aggiungono 675 persone (24%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 498 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 84.946 persone su tutto il territorio nazionale di cui 98 negli hot spot, 62.428 nei centri di accoglienza e 22.420 nei centri Siproimi. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (14%, in totale 11,852 persone), seguita da Emilia Romagna (10%), Lazio e Piemonte (9%), Campania (8%), Veneto, Toscana e Sicilia (7%).

Mediterranea: “il Governo italiano regolarizzi i migranti, sull’esempio del Portogallo”

30 Marzo 2020 - Roma - “Sentire le parole di un governo, quello portoghese, che ha il coraggio di dichiarare che la sicurezza si costruisce con l’estensione dei diritti e non con la loro violazione è una delle cose migliori accadute in questo periodo così difficile, ed è la concretizzazione di parole come quelle pronunciate dal Papa in una sera di pioggia: nessuno si salva da solo”. Lo scrive Mediterranea Saving Humans nella sua pagina Facebook, chiedendo al governo italiano di “avere questo coraggio: il Portogallo ha aperto la strada. Regolarizzare subito le persone in posizione irregolare presenti nel nostro Paese significa permettere loro di accedere alla sanità e ai servizi sociali: significa prendersi cura di ciascuno di noi”. “Siamo tutti sulla stessa barca, in mezzo a questa tempesta. Che siano questi gli esempi da seguire adesso, contro chi, come altri governanti, a cominciare da Orban in Ungheria, strumentalizza invece una tragedia mondiale per devastare la democrazia e imporre prassi dittatoriali. L’etimologia della parola ‘crisi’ ci racconta che questo è più che mai il momento della scelta. Scegliere chi essere, da che parte stare, cosa resterà di queste settimane che stanno sconvolgendo il mondo”.    

Tavolo Asilo: proposte al Governo per migliorare le condizioni degli stranieri in Italia

27 Marzo 2020 - Roma - Il Tavolo Asilo nazionale (che riunisce le maggiori associazioni che si occupano di diritti dei migranti, tra cui Amnesty, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cir, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Emergency, Fcei, Migrantes) ha inviato una serie di proposte a Governo e Parlamento per migliorare le condizioni di vita delle persone straniere presenti in Italia, garantendo anche a loro e al personale dei progetti la possibilità di attenersi alle regole socio-sanitarie volte a impedire il diffondersi del contagio da Coronavirus. Mascherine, guanti e disinfettanti non sono stati infatti ancora inviati né ai Siproimi (ex Sprar) né ai Cas (Centri di accoglienza straordinaria), né si è provveduto a trasferire competenze specifiche all’equipe dei progetti per gestire l’emergenza. Intanto, per effetto del Decreto Salvini su sicurezza e immigrazione, sono cresciuti gli stranieri irregolari, molti dei quali senza fissa dimora o costretti a vivere in insediamenti informali, in condizioni igienico-sanitarie inaccettabili. La stessa condizione è condivisa dalle migliaia di lavoratori stranieri impiegati nel settore agricolo. Tra le proposte, si chiede, per Siproimi e Cas di “garantire la proroga dei progetti in corso sino alla fine del 2020, disporre il non allontanamento delle persone accolte per il periodo dell’emergenza, prevedere specifici protocolli per i casi positivi, garantire un’adeguata fornitura di dispositivi di protezione individuale”. Rispetto ai grandi centri (hotspot e Cpr), dove è impossibile applicare le regole previste dal ministero della Salute, il Tavolo Asilo chiede “che si sospenda ogni nuovo ingresso e si individuino subito alternative alla detenzione amministrativa”. Viene chiesta inoltre “la sospensione delle espulsioni e delle pene previste in caso di non ottemperanza all’ordine di allontanamento dal territorio”. Per gli stranieri fuori dal circuito dell’accoglienza, il Tavolo Asilo chiede che ai cittadini senza fissa dimora venga concesso di accedere a strutture adeguate, individuandone anche di nuove se necessario. A tutti, anche a chi non è in regola col permesso di soggiorno, va inoltre garantito l’accesso ai servizi sanitari. Rispetto al soccorso in mare, si chiede che quest’attività non venga sospesa e che le persone soccorse vengano ospitate in strutture adeguate a garantire la prevenzione del contagio.    

Ass.: “chiudere i Centri straordinari di accoglienza”

23 Marzo 2020 - Roma - Chiudere i Centri straordinari di accoglienza, riorganizzando il sistema secondo il modello della “accoglienza diffusa” in piccoli appartamenti e distribuiti nei territori, “essendo impossibile nei contesti attuali il rispetto delle misure legali vigenti, a partire dalla distanza tra le persone e al divieto di assembramenti”. Lo chiede un centinaio di associazioni (tra queste la Fondazione Migrantes) in un documento, segnalato dall’Asgi, alla luce della pandemia da Coronavirus. Il documento chiede, altresì, che venga consentito l’accesso alla nuova Rete del sistema di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati (Siproimi) anche per coloro che ne sono stati esclusi dal decreto sicurezza (titolari di permesso umanitario, richiedenti asilo) e che le persone senza fissa dimora o che vivono negli insediamenti informali rurali (cioè che lavorano per l’agricoltura per fornire i prodotti per la vita quotidiana) siano accolte in strutture adeguate, con dotazione di acqua e servizi igienici. “Analoghe richieste chiediamo per i Cpr e gli Hot-Spot, evidenziando, quanto ai primi, la necessità di impedire nuovi ingressi e per le persone già trattenute di disporre le misure alternative al trattenimento, stante l’impossibilità attuale di eseguire ogni rimpatrio nei Paesi di origine”.    

Caltanissetta: una casa per migranti attiva da pochi giorni

21 Marzo 2020 - Caltanissetta - Casa Santa Barbara è un piccolo miracolo di accoglienza, che la Provvidenza ha da sempre sostenuto e ne sono oggi ancora più convinta. Un progetto nato da un bellissimo lavoro di squadra fra Migrantes, Caritas, UISG (Unione Internazionale Superiore Generali) e la Parrocchia Santa Barbara di Caltanissetta. Eravamo alla ricerca di una sistemazione per uno studente del Mali, appena uscito dal centro di accoglienza. Si pensava ad una stanza in una canonica, in modo che il ragazzo non fosse solo e ci fosse una presa in carico da parte di una comunità parrocchiale, ma non trovavamo questo tipo di disponibilità. Contemporaneamente, un giovane parroco di un quartiere periferico di Caltanissetta, don Marco Paternò, ci fa sapere che vuole mettere a disposizione un grande appartamento accanto alla sua parrocchia, l’immobile era fino a qualche anno fa una casa per religiose e quindi è dotato di 5 stanze, tutte con bagno in camera. “Bellissimo, penso, ma non è quello che ci serve”, e così ci si interrogava in equipe su quale potesse essere la soluzione migliore sia per lo studente, ma anche per approfittare di questo grande gesto di generosità da parte di don Marco. Di lì a pochi giorni arriva una nuova richiesta: una giovane coppia della Nigeria ha appena avuto una bimba e la loro casa è così fatiscente che non può assolutamente accogliere la piccola neonata. Subito si è pensato a creare una sorta di casa condivisa, solo che eravamo un po’ titubanti all’idea di mettere insieme persone di diverse nazionalità e religioni. Poi, però ci siamo detti che questa era veramente una sfida di integrazione nell’integrazione e così abbiamo proposto ai ragazzi questa avventura, che hanno accettato subito con entusiasmo. Si sono poi aggiunti anche un altro ragazzo della Nigeria e uno del Camerun. In attesa di entrare nella nuova casa, abbiamo predisposto per ciascuno di loro degli alloggi temporanei, alcuni un po’ improvvisati. Ci stavamo adoperando per l’allestimento e le pulizie dell’appartamento, quando ci arriva la notizia che la famiglia della Nigeria doveva lasciare in 24 ore il luogo dove era sistemata provvisoriamente. Da quel momento è stata tutta una corsa, per i volontari, il parroco e i membri dell’equipe, tutti mobilitati per consegnare la casa in 24 ore, perfettamente pulita e funzionante, con tanto di spesa fatta. Tutto è stato fatto con amore e attenzione, ma con tempi strettissimi. Era il 5 marzo quando i ragazzi sono entrati ufficialmente nella casa. Come si sa in quei giorni la situazione in Italia è cambiata in modo repentino e anche i ragazzi si sono dovuti adeguare alle nuove disposizioni governative. Purtroppo, tranne il parroco, che ogni giorno verifica che tutto sia ok per gli ospiti della casa, noi seguiamo i ragazzi a distanza, solo saltuariamente e se strettamente necessario portiamo un po’ di spesa. Questo, da una parte mi rattrista molto, perché veramente non vedevamo l’ora di iniziare tante attività correlate a questa esperienza di convivenza. D’altro canto, però sono molto grata al Signore, anche per le corse fatte, evidentemente Lui sapeva bene cosa stava per accadere. Come sarebbe stato questo periodo di isolamento per questi ragazzi in case fatiscenti, in un dormitorio o girando di casa in casa? Ora vivono in un appartamento bello, pulito e luminoso, ci sono tante persone che in un modo o in un altro si prendono cura di loro. Inizieranno in questi giorni delle lezioni di italiano on line, li coinvolgeremo nella realizzazione di video tutorial di ricette etniche…..insomma con un po’ di fantasia daremo vita a nuove forme di accoglienza, seppur virtuali, in attesa di poter riprendere il cammino là dove si è interrotto. Donatella D’Anna Direttore Migrantes Caltanissetta        

Migrantes Andria: la sartoria sociale “La Teranga” cuce mascherine

19 Marzo 2020 - Andria -  “La comunità andriese ci ha sempre sostenuti, ci ha sempre aiutati, ed è il momento che noi migranti, operatori e volontari della Casa Accoglienza ‘S. Maria Goretti’ della diocesi di Andria, facciamo qualcosa per il bene di tutti”. Un messaggio forte di solidarietà che parte, in questi giorni concitati e preoccupanti per l’epidemia del coronavirus, dalla sartoria sociale “La Téranga”, gestita dalla Comunità “Migrantesliberi”, progetto sostenuto con i fondi dell’8xmille della Chiesa Cattolica dalla Fondazione Migrantes. Sono state momentaneamente messe da parte tovaglie, teli, asciugamani, runner… e si è deciso che da qui in avanti, finché si potrà, si cuciranno solo mascherine, di cotone, lavabili ogni giorno con sanificanti e igienizzanti, dice il direttore diocesano Migrantes, don Geremia Acri. Le mascherine cucite dalla sartoria sociale “La Teranga” oltre ad essere state distribuite agli ospiti che usufruiscono dei vari servizi che la Casa Accoglienza, (servizi assicurati ora più che mai, dato il momento storico di forte preoccupazione e apprensione), vengono ripartite anche ai cittadini andriesi che fanno fatica a trovare sul territorio le mascherine e a cui “…noi stiamo rispondendo prontamente per senso di responsabilità e dovere”. Le offerte che si ricevono, del lavoro che in questi giorni stiamo svolgendo, sono utilizzate per sostenere i vari servizi che Casa Accoglienza sta garantendo: Mensa della Carità: dal lunedì al sabato dalle ore 17:00 alle ore 18:00; Servizio Docce: dal lunedì al sabato dalle ore 09:00 alle ore 10:30; Servizio Neonati: il martedì dalle 09:30 alle ore 11:00. Per info 0883 592369.  

Ungheresi in Italia: preghiere e iniziative in questo periodo di epidemia da coronavirus

19 Marzo 2020 - Roma - A marzo ogni celebrazione delle Sante Messe sono state cancellate prima in diverse città e poi in tutto il Paese. A Venezia era prevista la celebrazione domenica 15 marzo, che è una festa nazionale. Ogni anno durante la S. Messe a Venezia preghiamo per la Patria e posiamo una corona di fiori alla lapide del tenente colonello garibaldino Lajos Winkler (1810-1861). Questo anno non abbiamo potuto commemorare la festa cosi, per questo ho invitato tutti gli ungheresi domenica mezzogiorno a preghare insieme con una preghiera scritta per questo momento di pandemia dal Cardinale Péter Erdő. Fortunatamente un canale televisivo privato ha trasmesso la Santa Messa presieduta da un vescovo ungherese da Budapest per tutti gli ungheresi residenti all’estero. I membri delle nostre comunità ungheresi in Italia hanno ricevuto questa due piccole iniziative che ha dato loro conforto. (don N. László - Coordinatore nazionale Migrantes degli ungheresi in Italia)