Tag: Immigrati e rifugiati

Viminale: da inizio anno sbarcate 20.854 persone migranti sulle coste italiane

2 Luglio 2021 - Roma - Sono 20.854 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane. Di questi 3.332 sono di nazionalità bengalese (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.974, 14%), Costa d’Avorio (1.618, 8%), Egitto (1.553, 7%), Eritrea (1.195, 6%), Sudan (1.153, 6%), Guinea (1.065, 5%), Marocco (924, 4%), Iran (821, 4%), Mali (661, 3%) a cui si aggiungono 5.558 persone (27%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Un momento commemorativo per ricordare l’ultimo naufragio di migranti

2 Luglio 2021 - Agrigento- Chi sono? Da dove vengono?  Quanti anni avevano? Che religione professavano? Chi hanno lasciato? Sono figlie?  Spose? Sorelle? Mamme? Chi li attende e non sa ancora della tragedia? Che cosa li ha spinti a lasciare la loro casa ed i loro affetti? Queste ed altre domande,  sono riecheggiate durante il momento commemorativo e nella mia mente quando, al molo commerciale di Porto Empedocle, le braccia di ferro di un muletto, manovrato con cura e attenzione dall’operatore,  prelevano, dalla cella frigorifera, una ad una,  le bare delle donne migranti morte nel naufragio, all’alba del 30 giugno 2021, nelle acque fra Lampedusa e Lampione, e  giunte ieri sera, 1 luglio, a bordo della nave di linea “Sansovino”, insieme ai supersiti, a Porto Empedocle. Mentre l’operatore le sistemava, una accanto all’altra, sul molo, un forte vento di scirocco accarezzava le rose ed i fiori che le autorità, man mano, deponevano sulle bare delle sette donne identificate solo  da un numero e dalla data della morte. La speranza e che i corpi possano essere identificati e fare ritorno nella loro terra. Poco distante, sul ponte passeggeri della nave “Sansovino”, alcuni superstiti al naufragio hanno assistito al momento commemorativo – a cui hanno preso parte i rappresentanti, religiosi, istituzionali, militari.  – “felici” per avercela fatta, ma con le guance rigate dalle lacrime per la morte delle compagne di viaggio. Tra essi, probabilmente, qualche amico, forse anche qualche delle vittime e degli altri 9 dispersi i cui corpi non sono stati ancora recuperati. Al momento commemorativo erano presenti il Prefetto, Maria Rita Cocciufa, unitamente ai suoi più stretti collaboratori dell’Ufficio Territoriale del Governo impegnato a coordinare il non facile e problematico fenomeno migratorio sulle nostre coste, i rappresentanti delle forze dell’ordine e portuali, i sindaci di Agrigento, Franco Miccichè, Porto Empedocle, Ida Carmina e quello di Palma di Montechiaro, Stefano Castelino, che ha dato pronta disponibilità ad accogliere nel cimitero cittadino le salme dei migranti per una degna sepoltura. Sul molo erano presenti l’arcivescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano, l’arciprete di Porto Empedocle, don Leo Argento, il coparroco di Lampedusa, don Fabio Maiorana ed i referenti degli Ufficio diocesani Migrantes e dialogo interreligioso. La comunità islamica è stata rappresentata dall’Iman, Abdelhafid Kheit, presidente comunità islamica di Cicilia e vice presidente dell’unione delle comunità islamiche d’Italia. Sulla bocca di coloro che sono intervenuti alla commemorazione parole di pietà e compassione ma anche richiami a non abituarsi alla morte in mare di migranti unitamente all’auspicio che fatti del genere non abbiano più a ripetersi nella piena consapevolezza  che quella che si è consumata è “la stata cronaca di una morte annunciata” e che il fenomeno non è più una emergenza e che quei morti chiedono ben altre risposte e uno sguardo nuovo al fenomeno che vada nel oltre il mediterraneo ed il Sahara. Nel mentre, all’inizio di una estate che non è difficile prevedere caldissima dal punto di vista del fenomeno migratorio, nel Mediterrano si consumano scene da “battaglia navale”, come denuncia il video ripreso dall’aereo di Sea Watch dove si vedono i guardacoste libici che hanno tentato di speronare e sparare su un barcone che cerca di sfuggire alla cattura. (vedi) “La riprova – scrive Avvenire – che i confini delle aree Sar (ricerca e soccorso, ndr) vengono utilizzati come pretesto per rinunciare ai soccorsi lasciando che migranti e profughi vengano catturati dalle autorità libiche, oppure intercettati dalla flotta fantasma di pescherecci adoperati da Malta per respingere i migranti senza sporcarsi le mani”. Di “inquietante video” parla Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione Onu per i migranti (Oim). I guardacoste libici inseguono “in acque Sar maltesi, quasi speronandoli, i migranti in mare. Questa operazione non può essere certa definita un soccorso”. La nostra ricca e opulenta Europa, società civile ed istituzioni, all’alba del 30 giugno, ancora una volta è naufragata insieme a queste sette sorelle; con essi naufragano anche le nostre coscienze di uomini e cristiani.  Sono tante, troppo le vittime per bollare il fenomeno come emergenziale. Secondo un drammatico conteggio fatto dalla Comunità Sant’Egidio (ovviamente per difetto) sono 43.390 le persone morte, senza contare i dispersi, dal 1990 a oggi, nel Mare Mediterraneo o nelle altre rotte, via terra, dell’immigrazione verso l’Europa. Un conteggio drammatico, che si è ulteriormente aggravato nell’ultimo anno: sono infatti 4.080 le persone che, da giugno 2020 ad oggi, hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le vie di terra nel tentativo di raggiungere il nostro continente, soprattutto dalla Libia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. (Carmelo Petrone - direttore L’Amico del Popolo - Agrigento)    

Fondazione Moressa: in aumento il contributo fiscale degli stranieri in Italia

2 Luglio 2021 - Roma - I dati del MEF - Dipartimento delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi 2020 (a.i. 2019) consentono di analizzare il peso della componente immigrata sul totale dei contribuenti del nostro Paese: i contribuenti nati all’estero sono 4,2 milioni, hanno dichiarato 60,2 miliardi di euro di redditi e versato 9,0 miliardi di euro di Irpef. Osservando l’andamento dal 2010 al 2019, si nota un progressivo aumento sia nel numero di contribuenti nati all’estero (+27,2%) che nel volume di redditi dichiarati (+31,5%). Lo nota la Fondazione Moressa evidenziando che complessivamente, i contribuenti nati all’estero rappresentano il 10,2% del totale, con un’incidenza che oscilla tra il 4,3% nella fascia di reddito più alta e il 15,9% in quella più bassa. Tra i contribuenti nati all’estero, quasi la metà (47,7%) ha dichiarato un reddito annuo inferiore a 10 mila euro. Tra i nati in Italia, in quella classe di reddito si attesta solo il 28,6% dei contribuenti. Molto diversa anche la situazione per i redditi oltre 25 mila euro: appena il 12,1% dei contribuenti nati all’estero si colloca in questa fascia, contro il 31,1% dei nati in Italia. Oltre la metà dei contribuenti nati all’estero si concentra in quattro regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Lazio. Mediamente i contribuenti stranieri rappresentano il 10,2% del totale, ma nelle regioni del Centro-Nord i valori si alzano, raggiungendo il valore massimo in Trentino A.A. (16,3%). Tuttavia, il differenziale tra redditi tra nati in Italia e nati all’estero rimane piuttosto elevato, fa notare la Fondazione Moressa: mediamente, in Italia, un contribuente nato all’estero ha dichiarato 14.680 euro, quasi 8 mila euro in meno rispetto ad un contribuente italiano. Differenza che sale oltre i 10 mila euro in ben sei regioni. A livello provinciale, l’incidenza dei contribuenti nati all’estero tocca il picco massimo a Prato (23,4%). Tra le grandi città, Milano registra un’incidenza del 14,6%. Nettamente superiori alla media nazionale anche Genova e Firenze. Mediamente la componente femminile si attesta al 44,5%, con picchi molto più alti tra i paesi dell’Est Europa (Ucraina, Moldavia, Polonia) e dell’America Latina (Perù, Brasile). Mediamente, ciascun contribuente nato all’estero nel 2020 ha dichiarato 14.680 euro e versato Irpef per 3.360. I paesi Ue e dell’Europa occidentale presentano generalmente valori più alti, in linea con i nati in Italia. Incrociando i dati MEF con quelli degli occupati per ciascuna nazionalità, possiamo stimare un numero di contribuenti stranieri pari a 2,3 milioni. Da qui è possibile calcolare il volume dei redditi dichiarati dai contribuenti stranieri (30,3 miliardi di Euro) e il volume di Irpef versata (4,0 miliardi). La comunità più rappresentata è quella della Romania con oltre 635 mila contribuenti, seguita da Albania (162 mila) e Cina (149 mila).    

Viminale: da inizio anno sbarcate 20.595  persone migranti sulle coste italiane

1 Luglio 2021 - Roma - Sono 20.595 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 3.332 sono di nazionalità bengalese (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.962, 14%), Costa d’Avorio (1.618, 8%), Egitto (1.553, 8%), Eritrea (1.195, 6%), Sudan (1.153, 6%), Guinea (1.065, 5%), Marocco (924, 4%), Iran (821, 4%), Mali (661, 3%) a cui si aggiungono 5.311 persone (26%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Rifugiati: una nuova donazione di papa Francesco per il campo di Lipa

1 Luglio 2021 - Roma - Con una donazione personale, Papa Francesco ha deciso di sostenere la realizzazione di 2 sale polifunzionali e sale da pranzo per famiglie e minori accolti nel campo permanente di Lipa, attualmente in costruzione. Oggi, 1° luglio, alla presenza del nunzio apostolico in Bosnia Erzegovina, mons. Luigi Pezzuto, la cerimonia della posa della prima pietra. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa cattolica Kta, alla realizzazione e alla gestione dei nuovi ambienti contribuiranno anche la Caritas diocesana di Banja Luka, quella Ambrosiana e l’ong delle Acli, Ipsia. Attraverso la nunziatura a Sarajevo il Papa ha voluto esprimere “la sua vicinanza e cura per le condizioni dei campi nella zona di Lipa, luogo abbastanza isolato e ancora privo di alcuni servizi infrastrutturali di base, soprattutto per i minori e le famiglie”, ha spiegato il nunzio. “La donazione del Santo Padre – ha aggiunto – rappresenta un importante contributo per rendere il nuovo campo permanente di Lipa un luogo più umano e ospitale. Questo sostegno rappresenta la seconda donazione di Papa Francesco a favore dei migranti che si spostano lungo la Bosnia Erzegovina e segue la prima donazione dello scorso ottobre che ha permesso la creazione di due ‘Angoli sociali’ nei campi profughi di Usivak e Sedra”.

Lampedusa: ennesima strage di migranti

1 Luglio 2021 - Lampedusa – Ancora una strage di migranti al largo di Lampedusa. Sul molo Favaloro di Lampedusa soccorritori hanno riportato otto cadaveri. «Tutte donne» ha detto il procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio che indaga sull’ennesima tragedia della migrazione nel Mediterraneo. Fra le persone tratte in salvo una donna in gravidanza che stava per annegare ed è stata stabilizzata in tempo dai medici. I dispersi sono dieci. E dovrebbero essere quasi tutti bambini. “L’Italia non lasci passare invano questa tragedia, imponga all’Unione europea un cambio di passo nella gestione dei flussi nel Mediterraneo e metta al centro di accordi e trattative il rispetto dei diritti umani dei migranti e del loro ingresso sicuro in Europa”, ha detto il presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti. Il Centro dei gesuiti chiede alle istituzioni nazionali ed europee di “attivare un’operazione di soccorso e salvataggio ad ampio raggio nel Mediterraneo che intervenga in aiuto delle imbarcazioni in difficoltà e porti i naufraghi in un porto sicuro che non deve essere la Libia” di “ fare in modo che tutti gli Stati dell’Unione accolgano in modo proporzionale i migranti forzati attraverso la gestione strutturale e sistematica di canali umanitari e visti di ingresso che diventino finalmente alternativa e deterrente al traffico di esseri umani”. “La traversata del Mediterraneo – spiega p. Ripamonti - è una rotta che non si può interrompere attraverso politiche di esternalizzazione per il contenimento dei flussi. I governi da anni si concentrano su accordi con Paesi terzi non sicuri per impedire gli arrivi di migranti in Europa, ma l’unico risultato che si ottiene è un’incalcolabile strage di innocenti”. Lampedusa: ennesima strage di migranti  

Bologna: una Messa africana in Cattedrale con il card. Zuppi

30 Giugno 2021 -   Bologna - Sarà la prima volta che nella Cattedrale di Bologna si celebrerà una Messa africana secondo le peculiarità del Rito congolese (zairese). la celebrazione è prevista per il prossimo 4 luglio  e sarà presieduta dal card. Matteo Zuppi e trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube di 12Porte e sul sito www.chiesadibologna.it. Questa celebrazione che in primis coinvolge la comunità africana residente in Emilia Romagna - si legge sul settimanale della diocesi "BolognaSette" - si rivolge anche a tutta le comunità cattoliche presenti sul territorio. Fa seguito alla Messa di rito congolese celebrata da Papa Francesco nella Basilica di San Pietro il 1 dicembre 2019. Allo stesso tempo segue  l’invito del Papa in quella occasione: «Il rito zairese del Messale Romano è ritenuto come esempio di inculturazione liturgica. Esso porterà il volto delle tante culture e dei tanti popoli in cui è accolto e radicato». Il «Missel Romain pour les diocèses du Zaïre» è stato approvato - scrive il giornale - dalla Sacra Congregazione per il Culto nel1988. Finora è l’unico rito inculturato della Chiesa latina approvato dopo il Concilio vaticano II.

Aversa: il 30 Giugno la Giornata Mondiale del Rifugiato

28 Giugno 2021 - Aversa - “Apriamo il nostro cuore ai rifugiati, facciamo nostre le loro tristezze, le loro gioie, impariamo dalla loro coraggiosa resilienza. Cosi tutti insieme faremo crescere una comunità più umana, una sola grande famiglia”. Con queste parole lo scorso 20 giugno Papa Francesco ricordava ai fedeli presenti all’Angelus, come alle comunità cristiane di tutto il mondo, che proprio quel giorno si celebrava la Giornata Mondiale del Rifugiato. Dieci giorni dopo, nell’ambito del Progetto SAI del Comune di Gricignano di Aversa, anche nella diocesi di Aversa è stata organizzata una giornata di riflessione e sensibilizzazione con due appuntamenti, entrambi in programma per mercoledì prossimo 30 Giugno 2021. Il primo incontro, “Trait d'union.... Insieme”, è previsto per le 9:30 presso l’I.C. Romeo Cammisa di Sant'Antimo; nel tardo pomeriggio alle ore 19:00, la Chiesa Madonna del Rosario in Gricignano d'Aversa ospiterà la lettura partecipata con Maram al-Masri, poetessa e scrittrice siriana. Molto nota al pubblico internazionale grazie a diversi libri pubblicati in paesi arabi e tradotti in larga parte del mondo (Francia, Spagna, Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia, Germania), Maram al-Masri – che vive a Parigi dal 1982 –racconta da anni e con grande passione l'amore, il dolore delle donne e il dramma del suo popolo ed è impegnata nei movimenti di liberazione della Siria. “Conosciamo bene i principali motivi che spingono i migranti a lasciare i loro paesi di origine”, commenta il direttore dell'Ufficio Migrantes di Aversa don Evaristo Rutino, “dalla fuga dalle guerre alle carestie, dalla miseria alle persecuzioni etniche o religiose. Tutti dobbiamo fare la nostra parte per ricostruire un futuro in dignità. Nella fuga i rifugiati portano con sé  un bagaglio di competenze, coraggio e determinazione che possono arricchire le comunità, diventando risorse preziose per la società e per il bene comune. Del resto il cielo è di tutti – conclude il direttore dell’Ufficio Diocesano Migrantes - e perché lo sia veramente, come ci ricorda Papa Francesco, bisogna camminare insieme per un noi più grande".  

Viminale: da inizio anno sbarcate 19.794 persone migranti sulle coste italiane

28 Giugno 2021 -
Roma - Sono 19.794 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall' inizio dell'anno. Di questi 3.144 sono di nazionalità bengalese (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.910, 15%), Costa d’Avorio (1.581, 8%), Egitto (1.533, 8%), Eritrea (1.195, 6%), Sudan (1.141, 6%), Guinea (1.034, 5%), Marocco (924, 5%), Iran (703, 3%), Mali (647, 3%) a cui si aggiungono 4.982 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è aggiornato alle 8 di questa mattina ed è diffuso dal ministero degli Interni nel "cruscotto sbarchi".

Papa Francesco: ascoltiamo la dolorosa lezione di vita dei rifugiati

28 Giugno 2021 - Città del Vaticano - “Non possiamo convivere tranquillamente con le guerre in corso come fossero fatali. Sarebbe un ottundimento della coscienza!”. Purtroppo questo avviene, specie nei Paesi non toccati dai conflitti, ma solo da qualche conseguenza come l’arrivo dei profughi. LO scrive papa Francesco nel volume, in uscita oggi in un testo inedito nel volume dal titolo “Pace in terra” (che evoca la storica enciclica di Giovanni XXIII), con sottotitolo “La fraternità è possibile”. Si tratta – scrive Vatican News - di un libro della collana ecumenica della Libreria Editrice Vaticana “Scambio dei doni”, che vuole evidenziare i legami tra i cristiani delle varie confessioni. Per il papa i profughi sono i “testimoni della guerra, dolenti ‘ambasciatori’ dell’inascoltata domanda di pace” che “ci fanno toccare con mano quanto la guerra sia disumana". “Ascoltiamo – è l’appello - la loro dolorosa lezione di vita! Accogliere i rifugiati è anche un modo di limitare le sofferenze della guerra e di lavorare per la pace”. Nel volume il papa – anticipa il sito vaticano – parla di milioni di esseri umani che aspirano alla pace ma che sono ancora “minacciati dalla guerra, costretti a lasciare le loro case, colpiti dalla violenza”. “La dimenticanza dei dolori delle guerre – scrive - rende indifesi verso la logica dell’odio: facilita lo sviluppo del bellicismo. L’oblio soffoca la genuina aspirazione alla pace e porta a ripetere gli errori del passato”.

Acli Roma: ROma città attrattiva per gli stranieri

25 Giugno 2021 - Roma - Roma è una città attrattiva per gli stranieri. Principalmente per motivi di lavoro (51%), ma anche per ricongiungimento famigliare (23%). Non mancano, però, le problematiche: il 35%, infatti, sostiene che andrebbe posto rimedio al problema del razzismo. Sono questi alcuni dati resi noti dalle ACLI di Roma e provincia nel corso del terzo appuntamento online, dedicato proprio agli stranieri, del "Cantiere Roma", l'iniziativa promossa con l'obiettivo di delineare, attraverso sei web talk, la città di oggi e di domani vista dai cittadini, quindi partendo dall'ascolto dal basso. Al termine degli appuntamenti in programma le Acli di Roma presenteranno un documento di sintesi con spunti di riflessione e proposte ai candidati sindaco. La riflessione è partita proprio dall'attività di ascolto dei cittadini stranieri regolari (che a Roma sono circa 347.000, il 12,3% della popolazione, una piccola città nella città) che le ACLI di Roma svolgono quotidianamente, incontrando oltre 15.000 stranieri di 126 nazionalità (provenienti da 24 paesi comunitari e 102 paesi extracomunitari) nel solo anno della pandemia attraverso sportelli di servizi, progetti e iniziative di aiuto, orientamento e sostegno. Un ascolto che trova riscontro anche dai risultati del questionario sottoposto a oltre 600 stranieri residenti nella Capitale. Da questi, è emerso anche come il 48% degli intervistati dichiara di essersi sentito abbastanza accettato, seguito dal 26% che si è sentito molto accolto, e dal 16% che si è sentito moltissimo parte integrante della città. Al loro arrivo in città le difficoltà più grandi sono state legate alla lingua (per il 49%), e alla mancanza dei familiari (32,8%), mentre la mancanza di lavoro scende al terzo posto (20,5%). I problemi principali riscontrati nella città, poi, simili a quelli delle persone nate a Roma: l’87% vorrebbe aumentare il livello di pulizia, il 79% aumentare le possibilità lavorative soprattutto per lavori “di qualità” che garantiscano maggiori tutele e diritti, mentre il 62% desidera un miglioramento dei servizi pubblici, dai mezzi di trasporto alla possibilità degli uffici amministrativi di ricevere informazioni in lingua (almeno nelle principali). Risulta anche, però, che gli stranieri, così come rilevato sempre dalle ACLI di Roma per i giovani, non partecipano attivamente alla vita di quartiere: ben il 73%, sostiene di non prendervi parte.

“Diaspora in action”: video per sensibilizzare i potenziali migranti sui rischi dell’irregolarità

25 Giugno 2021 - Roma - Si è concluso ieri con un evento in presenza a Dakar e online per chi era interessato a seguirlo, il progetto “Diaspora in action". Il progetto che ha preso il via due anni fa circa aveva una missione molto importante e delicata: sensibilizzare i senegalesi sui rischi della migrazione irregolare. L’iniziativa è una collaborazione tra più realtà, vi hanno preso parte: la Ong milanese Acra, la Ong Eclosio del Belgio e l’Associazione spagnola La Bolina, insieme al comune di Miliano e di Torino, e co-finanziato dal FAMI - Fondo Asilo Migrazione e Integrazione dell’Unione Europea. Lo scopo era quello di far arrivare, attraverso diversi mezzi, e soprattutto dalla viva voce dei tanti senegalesi chi vivono nei paesi europei che hanno aderito all’iniziativa (Italia, Belgio e Spagna), attraverso i video messaggi delle difficoltà che hanno dovuto affrontare con la loro esperienza di migrante irregolare. Le finalità del progetto erano quelle di dissuadere con una campagna di informazione a largo spettro i cittadini del Senegal sia che avessero deciso di rimanere in Patria che probabili migranti in Europa attraverso i canali irregolari. I destinatari principali di questa campagna di informazione sono stati i giovani, in età compresa tra i 15 e i 35 anni, le loro famiglie e le comunità in cui vivono. Le regioni interessate sono state quelle di Dakar, Fatik, Sedhiou e Kolda. E’ stato usato qualsiasi mezzo, dai più tradizionali ai più innovativi: Radio, Tv locali, gruppi social, WhatsApp, video messaggi, incontri nelle scuole, nei villaggi, nelle associazioni di donne o di migranti di ritorno, addirittura anche con un piano di affissioni e di graffiti fatti da artisti locali. Sicuramente le tante testimonianze dei migranti di ritorno sono state importantissime perché, oltre a raccontare la fatica e il pericolo a cui si va incontro rischiando di non arrivare alla meta prefissata, sono servite a sfatare i tanti stereotipi che si raccontano sulle opportunità e sul benessere della vita in Europa. Con questa campana di informazione si è riusciti a raggiungere circa 500 mila senegalesi. (Nicoletta Di Benedetto)

Consiglio europeo: stallo sulle migrazioni

25 Giugno 2021 - Bruxelles - Il tema della migrazione, imposto soprattutto dal governo italiano, è stato di fatto rimandato dal Consiglio europeo dopo pochi minuti di discussione al prossimo autunno, quando la Commissione dovrà presentare un ennesimo “piano” per far fronte agli arrivi e, soprattutto, per aiutare i Paesi di origine e di transito dei flussi. Nelle “Conclusioni” della prima giornata del summit si legge che i capi di Stato e di governo dei Ventisette hanno “discusso della situazione migratoria lungo le varie rotte. Sebbene le misure adottate dall’Ue e dagli Stati membri abbiano ridotto negli ultimi anni i flussi irregolari complessivi, gli sviluppi su alcune rotte destano grave preoccupazione e richiedono una vigilanza costante e azioni urgenti”. Al fine di “scongiurare la perdita di vite umane e ridurre la pressione alle frontiere europee saranno intensificati, quale parte integrante dell’azione esterna dell’Unione europea, i partenariati e la cooperazione reciprocamente vantaggiosi con i Paesi di origine e di transito”. Nessun impegno, invece, per sostenere i Paesi di arrivo, adottando misure obbligatorie di ridistribuzione dei migranti. Il documento parla piuttosto di “approccio pragmatico” che “dovrebbe riguardare tutte le rotte e basarsi su un approccio che prenda in considerazione l’intero tragitto, affrontando le cause profonde, sostenendo i rifugiati e gli sfollati nella regione, sviluppando capacità di gestione della migrazione, eradicando il traffico e la tratta di migranti, rafforzando i controlli alle frontiere, cooperando in merito a ricerca e soccorso, affrontando la migrazione legale nel rispetto delle competenze nazionali e garantendo il ritorno e la riammissione. Infine il Consiglio europeo invita la Commissione e l’Alto rappresentante, “in stretta cooperazione con gli Stati membri, a presentare, nell’autunno 2021, piani d’azione per i Paesi di origine e di transito prioritari indicando obiettivi chiari, ulteriori misure di sostegno e tempistiche concrete”.

La pandemia non deve indebolire il diritto di asilo

25 Giugno 2021 - MIlano -  La Giornata mondiale del rifugiato è caduta quest’anno in un momento ancora di incertezza, in conseguenza della pandemia da Covid-19. Un’incertezza che ha aumentato la precarietà e la solitudine di 82 milioni di sfollati, richiedenti asilo e rifugiati: un popolo sempre più numeroso che chiede da parte di tutti il dovere di accoglienza, protezione, tutela. Lo ha ricordato nel suo messaggio, con parole efficaci, anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, richiamando come la pandemia non può diventare un motivo per indebolire il diritto di asilo al centro della Costituzione Italiana e dei principi dell’Europa. La pandemia non può neppure giustificare una chiusura dei confini o il respingimento in terra e in mare di persone in fuga da guerre, dittature, miseria, disastri ambientali. E’ un popolo in cammino che lascia un Paese, una casa e non trova sempre una casa e un Paese ad accoglierlo. Davanti ai nostri occhi, quasi ogni giorno, vengono ripresentati i volti, le storie, le sofferenze e i drammi di chi muore cercando di attraversare il Mediterraneo - oltre 700 morti dall’inizio del 2021 – i respingimenti continui, le omissioni di soccorso, ma soprattutto gli abbandoni di persone nei campi e nelle carceri in Libia: fratelli tutti, tutte sorelle abbandonate al loro destino. Una strage sotto gli occhi di tutti, ma che sembra interessi solo a pochi. Una passione che continua e che non può essere nascosta con l’annuncio di un corridoio umanitario per 500 persone mentre si respingono o si lasciano morire quelle che attraversano il Mediterraneo: un’ipocrisia ancora più grave perché si nasconde dietro uno strumento nato per allargare il diritto di asilo anche ai più deboli e fragili la volontà di non accogliere e respingere. Una strumentalizzazione che è figlia di una politica chiusa e nazionalista, che pensa di difendere un Paese dove si muore più che nascere, rifiutando la ricchezza e la storia di giovani e adulti, uomini e donne che possono diventare il nuovo volto di un Paese che domani o sarà capace di costruire convivenza, giustizia sociale, tutela o rischierà di morire. Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli tutti, ha ricordato – citando il passaggio di un documento dei Vescovi degli Stati Uniti e del Messico – che «quando il prossimo è una persona migrante si aggiungono sfide complesse» (numero 129). Sono le sfide di una nuova operazione Mare nostrum per soccorrere le persone che attraversano il Mediterraneo e ripensa re gli accordi con la Libia e la Turchia che generano oggi violenza e morte; di riconoscere l’asilo e la protezione umanitaria e sussidiaria o la protezione sociale, con un nuovo piano di accoglienza europeo; della promozione dei molti minori non accompagnati; della cittadinanza, che regala una città a chi non ha più una città un Paese: è la sfida della fraternità. (Mons. Gian Carlo Perego - Presidente Fondazione Migrantes)  

Dalla Libia al Lago Trasimeno: la sfida di Alieu e della sua kora

24 Giugno 2021 - Roma - Da un barcone per fuggire dalla Libia e cercare una nuova vita, a una barca di pescatori umbri dove suonare la sua musica. La sua nuova vita. Dalle enormi e pericolose acque del Mediterraneo a quelle ospitali del Lago Trasimeno. È la storia di Alieu Saho, giovane gambiano di 23 anni, un ragazzo con la musica nel sangue. La sua è una famiglia di musicisti e lui fin da piccolo suona la kora, strumento africano a corde di grande sonorità, suoni che arrivano dal profondo del continente e che Alieu ha scelto di far conoscere. Sfidando il lungo viaggio dei migranti. «Ho iniziato a suonare questo strumento quando avevo 5 anni. Con mio padre abbiamo fatto tanti festival insieme in Gambia, Senegal e Mali. Io oggi voglio portare la mia musica in tutto il mondo, voglio che chi non conosce la kora venga a conoscenza di questo strumento. È anche per questo che ho fatto questo lungo viaggio dal Gambia a qua». Un viaggio simile a quello di tanti altri migranti come lui. «Non è stato troppo difficile nel mio caso il viaggio con la barca, è stata molto lunga e dura la parte precedente del viaggio: sono passato in Senegal, qualche giorno in Mali, poi Nigeria e su verso nord piano piano». Un viaggio cominciato cinque anni fa. Poi Alieu, come tanti immigrati, per due anni gira l’Europa in cerca di fortuna. Ma sempre con la musica in testa. Ora da tre anni vive a Roma dove collabora con molti musicisti, col nome d’arte Kora Hero. E grazie alla musica, ha ritrovato il sorriso. Sabato scorso ha partecipato al Blues Lake Drops, evento organizzato a Castiglione del Lago da Trasimeno Blues nell’ambito della Festa della musica. «Suonare oggi qui su una barca dei pescatori mi fa ricordare quando stavo sul barcone per venire in Italia, è una emozione meravigliosa». Ha suonato il suo strumento su una barca al largo. Infatti anche quest’anno si è ripetuta la scelta, che risale allo scorso anno, di far suonare i musicisti al largo, per garantire il distanziamento. Per Alieu rappresenta davvero un ritorno alla vita, perché può tornare ad esprimere la sua arte e a trasmettere il suo desiderio di speranza e riscatto. Da un barcone della speranza alla barca della realtà. Che Alieu trasmette con la sua musica che evoca sonorità africane e quelle del Blues dirompente. Musica che emoziona. Ancor più su questa barca della tradizione dei pescatori del Trasimeno. Quei pescatori che proprio il 19 giugno 1944, coincidenza, salvarono dalla deportazione 22 ebrei, portandoli via con le loro barche. Due storie di libertà che si incontrano così come le tradizioni musicali che qui si contaminano. Il Trasimeno Blues, negli ultimi anni, ha scommesso sulla ricerca delle connessioni tra il Blues del Mississippi e quello delle sue origini primordiali, proprio quello di Alieu 'Kora Hero'. «È molto particolare che Alieu si sia ritrovato qui a suonare su una barca di pescatori anche per rivivere le sensazioni che ha vissuto con il suo viaggio; oggi rivive questa esperienza con gioia – sottolinea Gianluca Di Maggio, direttore del Trasimeno Blues e organizzatore dell’evento ' Blues Lake Drops' – . Per lui questo concerto è una sorta di 'ritorno alla vita', una possibilità sia di esprimere la propria arte ma anche di trasmettere agli altri le proprie emozioni, la propria voglia di riscatto unita ai sentimenti di speranza». (A.M. Mira – Avvenire)  

Corridoi umanitari Cei: arrivati oggi 45 rifugiati

23 Giugno 2021 - Roma - Sono arrivati oggi all’aeroporto di Fiumicino, attraverso i corridoi umanitari Cei,  45 profughi di otto diverse nazionalità (Sudan, Repubblica Centrafricana, Eritrea, Etiopia, Ciad, Camerun, Mali e Nigeria), molti dei quali passati attraverso le carceri libiche e poi nei campi in Niger tramite i meccanismi dell’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Hanno tutti alle spalle storie durissime e drammatiche, di fuga dagli integralisti di Boko haram, dai conflitti, dalla miseria, alcuni hanno tentato più volte di attraversare il deserto e il mare per venire in Europa. Tra loro otto famiglie e 22 bambini. Finanziati dalla Conferenza episcopale Italiana con i fondi otto per mille grazie a un’intesa siglata con con il governo italiano nel 2017, i corridoi costituiscono una via sicura e legale di accesso in Europa per le persone più vulnerabili bloccate nei campi profughi o negli alloggi urbani per rifugiati o per persone particolarmente meritevoli – sempre e comunque perseguitate in patria o in fuga da conflitti – che nel limbo dell’esilio in Paesi di transito spesso poveri non possono studiare o lavorare. La Cei, grazie a questi protocolli ha organizzato negli ultimi anni – soprattutto tramite la Caritas Italiana, Migrantes e col sostegno delle comunità locali – partenze da Medio Oriente e Africa di richiedenti asilo in condizioni di vulnerabilità, individuati nei campi profughi di Etiopia, Giordania e Niger. I 45 rifugiati arrivati oggi  inizieranno una nuova vita in Italia, in otto diocesi che li accoglieranno: Rimini, Crema, Fiesole, Roma, Bolzano, Matera, Teggiano-Policastro e Assisi. Una persona sarà ospitata anche dalla Chiesa valdese di Torino. Tutti stanno seguendo i protocolli per la prevenzione del Covid-19 concordati con le Asl, con tamponi in partenza e in arrivo e quarantena di 15 giorni. In un anno e mezzo di pandemia c’è stato un solo caso di positività al Covid-19 tra i profughi ed il contagio è avvenuto in Italia.  Dal 2014 ad oggi i corridoi umanitari promossi da varie realtà della società civile ed ecclesiale hanno portato in Italia, in maniera sicura e legale, oltre 3.000 persone.    

Viminale: da inizio anno sbarcate 19.360 persone migranti sulle coste italiane

23 Giugno 2021 - Roma - Sono 19.360 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall’ inizio dell’anno. Di questi 2.979 sono di nazionalità bengalese (15%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.843, 15%), Costa d’Avorio (1.541, 8%), Egitto (1.265, 6%), Sudan (1.097, 6%), Eritrea (1.072, 6%), Guinea (990, 5%), Marocco (696, 4%), Mali (641, 3%), Algeria (600, 3%) a cui si aggiungono 5.636 persone (29%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.  

Appello delle Ong all’Ue per l’accoglienza dei rifugiati

23 Giugno 2021 - Lisbona - Un gruppo di organizzazioni non governative europee si è rivolto ad Antonio Costa, primo ministro portoghese e presidente di turno del consiglio dell’Unione europea. In una lettera pubblica le Ong propongono alla Ue ed ai Paesi membri «la costituzione di una coalizione di Stati Ue disponibili alla ricollocazione di rifugiati». Le organizzazioni indicano l’occasione della seduta del Consiglio europeo, fissata da domani fino al 25 giugno. La richiesta è quella che il Portogallo si faccia promotore e facilitatore di un’azione concreta per sbloccare la situazione di chi è rimasto fermo nei campi ai confini dell’Europa, situazione giudicata al limite. «Ringraziamo il Portogallo — si legge — per il suo impegno nella protezione dei rifugiati ed il suo coinvolgimento nel meccanismo di condivisione delle responsabilità in Europa negli ultimi anni. Mentre il nuovo patto su asilo e migrazione è in fase di negoziazione, vi chiediamo di costituire una coalizione di Stati membri disposti ad avviare, in uno sforzo comune, un meccanismo di ricollocazione» dei rifugiati. Le Ong indicano da dove occorrerebbe partire in questo sforzo congiunto che non dovrebbe attendere la definizione di nuovi patti. «La ricollocazione dovrebbe partire — si suggerisce — da 5.000 persone vulnerabili provenienti dalla Grecia». Sarebbe il segnale concreto che i «volenterosi» non attenderanno oltre mentre altri «Stati membri chiudono un occhio — secondo le Ong — sulle situazioni alle frontiere dell’Unione europea». La soluzione la potrebbero dare «un gruppo di leader» che si facesse carico di questa, per così dire, alleanza finalizzata ad uno scopo immediato: ricollocare le persone fragili e in fuga, da troppo tempo in attesa. (OR)  

UNHCR: a rischio i vaccini per gli apolidi nel mondo

23 Giugno 2021 - Ginevra - L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, avverte che molti apolidi in tutto il mondo rischiano di non essere vaccinati contro il Covid-19 in quanto privi di cittadinanza o di una prova di identità. “Sappiamo che in tutto il mondo ci sono milioni di apolidi che non hanno la nazionalità di alcuno stato. Questo ha un impatto estremamente dannoso sui loro diritti umani fondamentali, e ora potrebbero anche essere esclusi dall’accesso alle vaccinazioni salvavita”, ha detto Gillian Triggs, Assistente Alto Commissario per la protezione dell’UNHCR. Nel suo ultimo rapporto The Impact of Covid-19 on Stateless Populations, l’Agenzia ONU nota che la maggior parte dei piani di immunizzazione nazionali non fornisce chiarezza sulla copertura degli apolidi. L’UNHCR avverte che molte persone prive di nazionalità o documenti d’identità “saranno esclusi dalla vaccinazione”, a meno che gli Stati “non facciano sforzi particolari per identificarli e si facciano carico delle specificità che li riguardano. Il nuovo rapporto fornisce raccomandazioni ed esempi di buone prassi adottate dagli Stati, compresa l’accettazione di forme alternative di prova dell’identità di una persona”. “Nell’interesse di proteggere la vita delle persone e garantire la salute pubblica, i piani nazionali di vaccinazione devono essere attuati nel modo più inclusivo possibile. Dato che molti apolidi affrontano già un’esclusione ed un’emarginazione diffuse, è necessario affrontate le barriere di accesso alla vaccinazione e la situazione degli apolidi merita una considerazione attenta”, ha detto Triggs. Dall’inizio della pandemia, molti apolidi continuano a incontrare difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria e ai servizi sociali. Molti potrebbero temere di farsi avanti per test o trattamenti a causa della loro mancanza di status legale, che potrebbe metterli a rischio di detenzione o deportazione. Il costo delle cure mediche, comprese le vaccinazioni, può anche essere proibitivo per gli apolidi, poiché di solito non sono coperti dai programmi sanitari pubblici nazionali. Secondo l’UNHCR, che ha un mandato formale delle Nazioni Unite per prevenire e ridurre l’apolidia e proteggere gli apolidi, vi sono almeno 4,2 milioni di apolidi in circa 94 paesi. A causa della natura invisibile di questo problema, si ritiene che la cifra reale sia sostanzialmente più alta. A più di un anno dall’inizio della pandemia, l’UNHCR avverte anche che le interruzioni dei servizi di registrazione delle nascite stanno creando nuovi rischi di apolidia. Un certo numero di paesi ha sospeso i servizi anagrafici a causa della pandemia, ed in particolare è stata colpita la registrazione delle nascite – che è fondamentale per stabilire l’idoneità alla nazionalità, f sapere l’organizzazione evidenziando che i paesi in cui i servizi di registrazione delle nascite sono stati parzialmente o totalmente sospesi stanno ora riportando tassi di registrazione delle nascite più bassi e hanno accumulato arretrati sostanziali. In molti contesti sono state sospese anche le campagne mirate per registrare le nascite fra le popolazioni difficili da raggiungere e a rischio di apolidia. I rischi di apolidia sono probabilmente più alti per i gruppi minoritari – che costituiscono infatti la maggioranza delle popolazioni apolidi conosciute.    

Ue: ridistribuzione migranti e solidarietà grandi assenti

23 Giugno 2021 - Bruxelles - La migrazione, come chiesto dall’Italia, arriva sul tavolo del Consiglio Europeo che si tiene domani e venerdì. Non però nel senso che avrebbe auspicato il governo, e cioè con un focus sulla solidarietà con i Paesi in prima linea come l’Italia, o almeno un meccanismo provvisorio di ridistribuzione dei migranti. «Il fenomeno migratorio – ha avvertito ieri il Capo dello Stato Sergio Mattarella – è mondiale e imponente e va affrontato in maniera globale, in modo necessariamente integrato». Pesano le elezioni in Germania a settembre e in Francia il prossimo anno. Certo è che nella bozza di conclusioni (di cui Avvenire ha copia) non c’è il benché minimo riferimento a solidarietà o ridistribuzione. Piuttosto i 27 leader domani si concentrano sul tema che li trova d’accordo: la «dimensione esterna» del fenomeno migratorio, e cioè cooperare con i Paesi di origine e transito per bloccare «a monte» i flussi verso l’Europa, che si vuole sempre più «fortezza». Anche Roma si è ormai rassegnata che oltre, almeno a questo vertice, non si andrà. «Come chiesto a maggio – ha dichiarato il sottosegretario agli Affari Europei Enzo Amendola – il prossimo Consiglio europeo avrà tra le priorità il tema immigrazione. Lavoriamo perché l’Ue abbia una dimensione esterna e costruisca accordi con i Paesi di origine e di transito. Soluzioni strutturali e non emergenziali, per salvare vite umane». Nella bozza si afferma anzitutto che «gli sviluppi su alcune rotte danno adito a preoccupazioni e richiede una continua vigilanza e un’azione continua». Proprio ieri Frontex, l’agenzia delle frontiere esterne Ue, ha affermato che nei primi cinque mesi del 2021 l’aumento più cospicuo di arrivi si registra proprio nel Mediterraneo centrale: 15.717 in più in tra gennaio e maggio 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020, con un aumento del 151%. «Per prevenire la perdita di vite e ridurre la pressione sulle frontiere esterne – recita ancora la bozza – saranno intensificati partenariati e cooperazioni reciprocamente benefici con i Paesi di origine e transito, come parte integrale dell’azione esterna dell’Unione Europea». Si tratta di «affrontare tutte le rotte nella loro integralità», affrontando le cause prime, sostenendo rifugiati e sfollati «nella regione», aiutando a combattere i trafficanti e migliorare il controllo alle frontiere di questi Paesi, ma anche «assicurando rimpatri e riammissioni», uno dei nodi centrali per l’Ue. Nella bozza i leader chiedono alla Commissione e all’Alto rappresentante Ue di «rafforzare azioni concrete» con questi Pae- si, identificando una lista di Stati prioritari (a Bruxelles si parla di Stati come Senegal, Mauritania, Niger, Etiopia, Tunisia, con molti c’è già una stretta cooperazione). Inoltre nella bozza si chiede di utilizzare almeno il 10% dello Strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione (Ndici, che in totale ammonta a 79,5 miliardi di euro), più però altri fondi da trovare in altri strumenti. Sullo sfondo, si guarda alla Libia, con l’ipotesi di ripetere l’accordo già siglato con la Turchia, che ospita oltre tre milioni di profughi siriani ed è sostenuta con 6 miliardi di euro dall’Ue (programma in scadenza, la bozza chiede alla Commissione di presentare al più presto una proposta per proseguirlo). Gli ultimi sviluppi in Libia lasciano ora sperare i 27 leader, che ribadiscono «l’impegno dell’Ue al processo di stabilizzazione». (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)