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Shaman Alawawi: da Aleppo al Centro Giorgio La Pira

19 Aprile 2024 -

Firenze - «Con i miei fratelli nascondevamo i libri di scuola tra gli alberi, o addirittura li seppellivamo perché nessuno scoprisse che stavamo ancora studiando. Studiavo di nascosto, di notte, perché i terroristi impedivano di seguire i programmi scolastici del governo», racconta Shaman Alawawi seduto in una saletta del Centro internazionale studenti Giorgio La Pira di Firenze. I programmi vietati erano quelli del governo di Damasco, i censori i jihadisti fanatici nemici di Assad imponevano le regole del Califfato. «Chi veniva scoperto con i libri scolastici approvati da Damasco era punito con la prigione. Alcune volte si arrivava fino alla pena di morte. Volevano solo diffondere la loro oscura ideologia piena di violenza e di odio». Datemi un libro e una penna e sarò un “inventore di sogni realizzati”. Libera interpretazione, questa, di un’antica massima: ma il prezzo pagato per costruirsi un futuro da questo giovane ingegnere siriano, 28 anni, che da poche settimane frequenta all’università di Firenze il master in Mechanical engineering for sustainability, ha dell’incredibile. Per questo, da quando a inizio gennaio è arrivato in Italia continua a ripetere, in un italiano ancora un poco stentato: «Mi sento come se fossi nato di nuovo, come se fossi passato dalle tenebre alla luce». L a sfida della conoscenza, come riscatto personale e della sua comunità, è davvero una “piccola Odissea”. Il regime imposto dal terrorismo jihadista avrebbe dissuaso molti, non questo ragazzo dai lineamenti mediorientali e un sorriso mite. Specchio, certo, di una tenacia d’acciaio: «Non mi sono arreso – racconta –. Ho continuato a preparare i programmi della scuola secondaria da solo, senza insegnanti e senza l’aiuto di nessuno». Una fatica enorme, soprattutto «dovendo studiare inglese e matematica da solo». Autodidatta, e in un Paese dilaniato dalla guerra civile iniziata l’11 marzo di 13 anni fa, e che prosegue tuttora sia pure a bassa intensità: la Siria che dopo il terremoto del 6 febbraio dell’anno scorso ha visto aumentare la povertà. Su una popolazione di circa 22 milioni di abitanti nel 2023 più di 15 milioni di persone – secondo le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite – necessitano di assistenza umanitaria (700mila in più rispetto all’anno precedente), gli sfollati interni sono 6,6 milioni e i rifugiati nei Paesi confinanti sono 6,8 milioni. Cifre di una catastrofe umanitaria che pare inarrestabile e che riaffiora nelle parole di Shaman: «A causa dei combattimenti, io e la mia famiglia siamo sfollati da Hober, il nostro villaggio, in uno vicino chiamato um-Alamad: la nostra casa era stata distrutta dai bombardamenti. Per parecchi mesi abbiamo vissuto in una tenda». Ma anche lì si può avere la forza di progettare un futuro migliore. E pensare agli esami di fine scuola superiore. «Quando si è avvicinata la data degli esami, mi sono organizzato per recarmi nel centro di Aleppo perché tutte le sedi di esame erano lì: l’esercito, allora, aveva il pieno controllo solo di quella parte della città». Un tragitto che, normalmente, richiede meno di un’ora a piedi. «Tutte le strade erano interrotte a causa dei combattimenti e quasi tutte le vie di accesso alla città erano presidiate da dei cecchini. C’era una sola strada, controllata dall’esercito, attraverso la quale si poteva entrare in città, la famosa autostrada M5: per arrivarci ho dovuto camminare per un giorno intero a piedi, costeggiando, attraverso i villaggi, il perimetro esterno della città», racconta il giovane ingegnere siriano disegnando su un foglio di carta nel baretto del Centro internazionale studenti La Pira una improvvisata cartina. Alloggi di fortuna, alcune notti da conoscenti, una notte all’interno della università, altre ancora dormendo sotto i portici della moschea. «Un mese da solo, lontano dalla famiglia durante i quali ho sostenuto tutti gli esami di Stato». Poi il ritorno a casa dalla famiglia e l’attesa dei risultati. Con tutta l’incertezza di chi, da anni ormai, non incontrava più di persona un insegnante. Poi, dopo un mese di attesa, nell’agosto del 2014 la pubblicazione dei risultati: «Ero riuscito a superare gli esami con un punteggio di 215 su 240» esclama con orgoglio. Un primo passo, del tutto insperato. Il prossimo obiettivo l’università. Una lunga traversata anche questa. La guerra civile rende sempre più insicuri i villaggi fuori Aleppo. Da qui la decisione di Shaman, con tutta la famiglia, di cercare una qualche sistemazione ad Aleppo, nei quartieri sotto il controllo del governo: «Una fuga di notte, di nascosto dalle milizie jihadiste che se ci avessero scoperto ci avrebbero impedito di andare ad abitare nella zona controllata dal governo». Pochi vestiti e oggetti raccolti in “valigie di cartone” e dopo un lungo cammino i primi due giorni passati in un parco. Poi la famiglia trova riparo in una scuola, dove era stato allestito un centro di raccolta per i profughi, e viene assegnata loro una stanza: Shaman è il maggiore con due fratelli (ora di 18 e 15 anni) e una sorella (ora di 22 anni) che vivono con i due genitori. Altri due fratelli di Shaman (ora di 27 e 25 anni) vivevano da tempo in Libano: «La mia famiglia è povera, così uno zio li ospita e si prende cura di loro», prosegue sempre con tono calmo Shaman nel suo racconto. «Quella stanza era tutto: un posto dove vivere, dormire, cucinare, ed era il luogo dove studiavo». Sacrifici che solo la determinazione di chi ha un futuro da costruire possono superare: «Io sono in un angolo, la mia famiglia è davanti a me: parlano seduti e dormono. I miei fratelli più piccoli giocano, sempre in quell’unica stanza. E io sono per ore e ore in quell’angolo a studiare, perché mi sono iscritto all’università di Aleppo: sono stato ammesso alla Facoltà di ingegneria meccanica». Per anni, fra una distribuzione di cibo nella scuola dei fratelli maristi e un sussidio statale, Shaman continua la sua vita da “ladro di sapere” in uno dei Paesi più poveri del mondo.

L a foto che conservano ancora i Fratelli maristi è di quelle che non si dimenticano: un tavolaccio di legno sostenuto da tre gambe del tavolo. Una quarta gamba è fatta da pietre e mattoni in pigna. Sono stati i Maristi blu, il gruppo di volontariato sostenuto dalla congregazione dei maristi, a regalare a Shaman un pc portatile: strumento indispensabile per uno studente iscritto alla facoltà di ingegneria meccanica di Aleppo. La luce elettrica intermittente, il freddo senza avere legna o cherosene per le stufe alcune delle difficoltà nella lotta quotidiana per vivere, oltre che studiare. E la paura dei bombardamenti: «Quando i colpi di mortaio smettevano di cadere – ricorda Shaman –, continuavo a correre verso l’università per arrivare in tempo alla lezione». Il sogno di una specializzazione all’estero per i giovani di Aleppo resta un miraggio. Navigare sul web cercando corsi post-laurea potrebbe essere un passatempo malinconico, se non ci fosse determinazione e l’aiuto di qualche “angelo custode”: «Il fratello marista George Sabe, il dottor Nabil Antaki, Leyla Moussalli responsabili dei Maristi blu, il giornalista spagnolo Ivan Benitez mi hanno sempre sostenuto, assicurandomi che mi avrebbero fornito il supporto necessario». Angeli custodi e la determinazione di inviare richieste in inglese a tutte le università in Europa, o quasi: 20 o 30 mail al giorno. Insperata la risposta con l’indicazione di compilare un modulo per l’università di Firenze. E due mesi dopo – come un lampo nella notte – la notizia che la domanda di iscrizione era stata accolta. Poi, grazie a un amico, il contatto con Joseph Farruja, il responsabile dell’accoglienza del Centro internazionale studenti La Pira, mentre la ong “Eccomi” (legata al Masci) ha sostenuto il costo del viaggio. Ottenere il visto un’Odissea burocratica: tre mesi di attesa solo per stampare il passaporto e poi il viaggio fino all’ambasciata italiana in Libano – la Siria non ha relazioni dirette con l’Italia – e una attesa snervante per altri sei mesi. «Il primo passaporto non essendo biometrico non era stato accettato: ho pianto di rabbia quando l’ho saputo. Allora Frère George mi ha calmato e mi ha detto; abbi speranza». E il 18 dicembre scorso, insperata, la notizia: visto accolto.

Ora, da poche settimane, Shaman ha iniziato a frequentare le lezioni del master biennale, e da inizio gennaio i corsi di italiano per stranieri del Centro internazionale studenti La Pira. Inaugurato nel 1978 - pochi mesi dopo la morte del “sindaco santo” di Firenze - il centro nacque grazie all’intuizione del cardinale Giovanni Benelli che, constatando la solitudine e il disorientamento dei numerosi studenti stranieri presenti nella città, mise a disposizione alcuni locali nel centro storico, chiedendo aiuto per la gestione al movimento dei focolari di Chiara Lubich. «La mia vita era piena di paura, tristezza e sofferenza. Questa è la prima volta nella mia vita che vivo come uno studente: mi sembra di essere rinato», conclude Shaman. E il sogno di Giorgio La Pira di fare del Mediterraneo un “Lago di Tiberiade” attraversato da rotte di pace, sopravvive in questi tempi di guerra. (Luca Geronico - Avvenire)

Certini: l’esperienza di accoglienza e di integrazione vissute nelle comunità ecclesiali potranno esercitare una forza straordinaria di pressione culturale e politica

1 Giugno 2023 - Roma – “Oggi, di fronte alla crescita delle povertà di ogni genere, di fronte al folle aumento della produzione bellica, alle migliaia di migranti in fuga che perdono la vita nel nostro mare, occorre riscoprire il ruolo politico delle città, come declinato da Giorgio La Pira, il quale considerava la città come una grande casa e una grande famiglia”. Lo ha detto ieri Maurizio Certini, Consigliere del Centro Internazionale Studenti “Giorgio La Pira” di Firenze, intervenendo sul tema “Come costruire una cultura dell’accoglienza alla luce della Scrittura” all’incontro dei coordinatori etnici nazionali promosso dalla Fondazione Migrantes. Oggi, per Certini, legare la parola “accoglienza” alla parola “cittadinanza”, come ci propone Papa Francesco “ci richiama alla necessità di una politica-compito il cui compito strutturale è quello di favorire le condizioni per lo sviluppo di buone relezioni tra le persone e la costruzione del bene comune”. La cultura dell'accoglienza “apre alla cittadinanza, rispetta le identità: ha un benefico effetto politico ma anche ecclesiale; un effetto vasto, concreto, che guarda al futuro e può incidere sulle strutture della società, dandole qualità e umanizzandole”. Certini si è detto convinto che “l'esperienza di accoglienza e di reale integrazione vissute nelle comunità ecclesiali in questi anni potranno esercitare, man mano, una forza straordinaria di pressione culturale e politica sia a livello nazionale che internazionale”. Ad introdurre l’incontro il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo.

Mons. Felicolo: la “diversità è un dono grande”

20 Gennaio 2023 - Firenze – “Una sala gremita di persone diverse e ricca di colori”. Così mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore generale della Fondazione Migrantes, ha salutato i partecipanti all’incontro conclusivo del progetto “Crescendo. Conoscere il mondo per essere cittadini consapevoli e attivi", che si è svolto a Firenze questa mattina su iniziativa del Centro Internazionale Studenti Stranieri "Giorgio la Pira” e la partecipazione di tante scuole. Un progetto finanziato dalla Fondazione Migrantes con i fondi dell’8X1000 della Chiesa cattolica italiana. Per mons. Felicolo la “diversità è un dono grande”: “mi avete contagiato con il vostro entusiasmo e la vostra allegria”, ha aggiunto: un entusiamo, una allegria che va “coltivata. Noi crediamo molto in questo insieme di culture e diversità che non si allontanano ma si avvicinano per amicizia”. Da qui l’invito a non disperdere questo patrimonio di relazioni belle ma a coltivarlo con passione”. Solo nell’incontro delle culture e non nella paura – ha concluso mons. Felicolo – si costruisce quella casa commune che rappresenta “un dono per tutti noi”. (Raffaele Iaria)

Centro La Pira: appello per il sostegno di due giovani studenti rifugiati

3 Dicembre 2021 - Firenze - Il Centro Studenti Internazionale "Giorgio La Pira" di Firenze lancia un appello per il sostegno di due giovani studenti rifugiati giunti a Firenze grazie all'intervento dell'Università di Firenze, la quale è riuscita a farli allontanare dal proprio paese per salvarli dalla persecuzione di un regime violento e dittatoriale. I due studenti hanno così potuto riprendere i propri studi, grazie anche al Centro La Pira che li ha accolti, ma si trovano adesso - si legge in appello - in una situazione di estrema difficoltà. Hanno bisogno di aiuto per la propria sussistenza e per gli studi. "Il loro sogno intimo - scrive il Centro Studenti Internazionale "Giorgio La Pira"-  è quello di poter essere utili per le famiglie e per lo sviluppo del proprio Paese. Passo dopo passo ci poniamo al loro fianco, affinchè possano trovare un po' di serenità e concludere i propri percorsi di studio con successo. Per questo c'è bisogno dell'aiuto di tutti!". Info www.centrointernazionalelapira.org.    

Associazione Malatesta e Centro “La Pira”: come può l’Europa “disprezzare il più elementare dei diritti umani: quello alla vita?”

27 Aprile 2021 - Firenze - L’ennesima tragedia nel Mar Mediterraneo con il naufragio di un gommone al largo della Libia e la morte dei suoi 130 occupanti “ci ha sconvolto, non solo per la gravità dell’accaduto ma ancor più perché quel naufragio e quelle morti sono il risultato della mancata risposta alla richiesta di aiuto partita dalla imbarcazione in difficoltà”. Lo scrivono l’Associazione “Sante Malatesta” di Pisa e il Centro Internazionale Studenti “Giorgio La Pira” di Firenze in una lettera inviata questa mattina a Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, Charles Michel, Presidente del Consiglio Europeo e a David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo e evidenziato che sono passate ore prima che una nave (di una ONG) giungesse sul luogo. “Frontex sostiene di aver allertato tre paesi (Italia, Malta e Libia) senza che nessuno di essi si attivasse. Dunque siamo arrivati alla negazione del soccorso in mare, atto che è contrario non solo ai più elementari principi di umanità ma anche alle leggi e alle convenzioni internazionali”, scrivono le due associazioni chiedendosi “come può, la nostra Europa, fiera della sua civiltà e della sua democrazia, disprezzare il più elementare dei diritti umani: quello alla vita?”. Questa tragedia è – aggiungono - “solo l’ultima di una serie di eventi e di fatti che ci debbono convincere che non si può più far finta di niente e che è l’ora di agire. Come cittadini europei ci attendiamo” che l’Unione Europea dia al tema migrazioni “la stessa importanza e la stessa urgenza che, giustamente, sono attribuite alla lotta alla pandemia, alla crisi economica ad essa collegata e al tema del cambiamento climatico”. In particolare le due associazioni chiedono “di impegnare le Istituzioni da voi presiedute affinché si proceda a “Organizzare immediatamente un sistema efficace di soccorso in mare con il contributo (nelle forme opportune) di tutti i paesi europei”, “porre subito rimedio alla situazioni drammatiche dei campi profughi collocati in prossimità delle frontiere europee (in particolare quelli di Lesbo e di Lipa) con progetti di risanamento e di assistenza alle persone che li abitano in condizioni disumane e con un sistema di incentivi/disincentivi rivolti agli Stati coinvolti”, “definire finalmente una razionale e umana politica migratoria europea e attivare Corridoi per l’arrivo legale e in sicurezza dei migranti sul territorio europeo”. “Vogliamo – concludono - continuare ad essere orgogliosi dell’Europa, la nostra grande casa comune. Le parole di esecrazione e di cordoglio non servono a nulla se non si trasformano in azioni. Dobbiamo agire ora”. (R. Iaria)    

Studenti Internazionali: ieri un webinar sul ruolo nell’interculturalità

20 Gennaio 2021 -

Firenze - Si è svolto ieri in modalità Webinar il convegno a chiusura del progetto “Studenti Internazionali ponti per l’Intercultura” organizzato dal “Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira” di Firenze e dall’Associazione “Sante Malatesta” di Pisa. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Toscana attraverso “Il Bando Contributi in Ambito Sociale a Soggetto del Terzo Settore per l’anno 2019”. Il convegno, ha detto all’inizio il direttore del Centro Internazionale Studenti “Giorgio La Pira”, Maurizio Certini, è stato dedicato a Kristin Kamdem Tadjuidie, studente originario del Camerun, iscritto alla facoltà di Scienze Agrarie all’Università di Pisa, morto di Covid lo scorso marzo.  Quindici giorni dopo gli è stata conferita la Laurea ad Honorem: lo stesso giorno in cui si sarebbe dovuto laureare. A fare gli onori di casa con le presentazioni e i saluti, ai molti partecipanti sulla piattaforma zoom, Marco Salvatori, Presidente dell’Associazione Volontari CIS La Pira, e Pietro Barbucci, Presidente Associazione Sante Malatesta di Pisa. Il coordinamento è stato affidato a Maurizio Certini, direttore del CIS La Pira. Nicoletta Bazzoffi progettista del Centro la Pira ha illustrato il progetto che, partito a dicembre 2019, avrebbe dovuto concludersi nel 2020, ma causa Covid le istituzioni hanno dato una proroga e si è chiuso ora. Hanno preso la parola Alberto Tonini e Ivana Acocella, referenti per l’Università di Firenze sul tema dell’inclusione degli studenti stranieri e rifugiati. Per la stessa Università ha parlato anche Rita Russo referente dell’International Desk. A seguire alcune testimonianze di studenti internazionali che frequentano le università a cui sono collegati il Cis La Pira e l’Associazione Sante Malatesta di Pisa. Le conclusioni sono state affidate a don Gianni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes che ha ricordato quanto il Centro La Pira sia legato alla Fondazione: “lo ringrazio con tutti i suoi volontari per la fedeltà nell’impegno per gli studenti mai venuta meno in tanti anni di vita”. (NDB)

Studenti internazionali ponti per l’intercultura: domani incontro webinar

18 Gennaio 2021 - Firenze – Il 19 gennaio 2021 un convegno, promosso dal Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira e dall’Associazione Sante Malatesta di Pisa sul tema “Studenti Internazionali: ponti per l’intercultura. La Regione Toscana ha sostenuto le due Associazioni proponenti, tra le vincitrici di un Bando per il Terzo Settore in ambito sociale. Il contesto toscano offre molto agli studenti internazionali, non solo perché è sede di quattro importanti atenei statali (Firenze, Pisa e Siena, con la sua Università per Stranieri), ma anche di istituzioni pubbliche di alta formazione, artistica e musicale, affermano i promotori. Oltre che per importanti Centri Studi non statali, ma riconosciuti come l’Istituto Universitario Europeo, Centri universitari privati per studenti statunitensi, la Facoltà teologica e l’Istituto Sophia di Loppiano. La Regione, attraverso ARDSU, svolge un’importante azione a sostegno degli universitari stranieri, meritevoli ma privi di mezzi economici. Nonostante ciò – sottolinea una nota – il percorso formativo resta in molti casi un percorso a ostacoli che occorre analizzare. La politica, le istituzioni e la società civile hanno nei confronti degli studenti esteri distinte responsabilità, in particolare se li immaginiamo come potenziali ponti culturali ed economici tra paesi, ambasciatori di pace, soggetti di cooperazione per lo sviluppo globale e il benessere dei popoli.  Il Convegno potrà essere seguito in modalità Webinar, con inizio alle ore 15,30. Le conclusioni del convegno sono affidate a don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes.  

Studenti internazionali: ponti per l’intercultura

12 Gennaio 2021 - Firenze - Il 19 gennaio 2021 un convegno, promosso dal Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira e dall’Associazione Sante Malatesta di Pisa sul tema “Studenti Internazionali: ponti per l’intercultura. La Regione Toscana ha sostenuto le due Associazioni proponenti, tra le vincitrici di un Bando per il Terzo Settore in ambito sociale. Il contesto toscano offre molto agli studenti internazionali, non solo perché è sede di quattro importanti atenei statali (Firenze, Pisa e Siena, con la sua Università per Stranieri), ma anche di istituzioni pubbliche di alta formazione, artistica e musicale, affermano i promotori. Oltre che per importanti Centri Studi non statali, ma riconosciuti come l’Istituto Universitario Europeo, Centri universitari privati per studenti statunitensi, la Facoltà teologica e l’Istituto Sophia di Loppiano. La Regione, attraverso ARDSU, svolge un’importante azione a sostegno degli universitari stranieri, meritevoli ma privi di mezzi economici. Nonostante ciò – sottolinea una nota - il percorso formativo resta in molti casi un percorso a ostacoli che occorre analizzare. La politica, le istituzioni e la società civile hanno nei confronti degli studenti esteri distinte responsabilità, in particolare se li immaginiamo come potenziali ponti culturali ed economici tra paesi, ambasciatori di pace, soggetti di cooperazione per lo sviluppo globale e il benessere dei popoli.  Il Convegno potrà essere seguito in modalità Webinar, con inizio alle ore 15,30. Le conclusioni del convegno sono affidate a don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes.  

Amrita: la mediatrice culturale di Careggi che pensa all’India e ama l’Italia

24 Aprile 2020 - Firenze - La storia di Amrita è una storia fatta di sogni e speranze che hanno preso forma nel tempo, cambiando anche il suo progetto di vita originario. Amrita Chaudhuri, originaria di Calcutta, è una mediatrice culturale dell’ospedale di Careggi. Ogni giorno incontra pazienti indiani, pachistani e bengalesi, li aiuta a comunicare con i medici e il personale sanitario traducendo in italiano ciò che da soli non riescono a esprimere e, viceversa, traducendo in indi, urdu e bengalese ciò che delle parole italiane dei medici da loro non viene compreso. Questo è solo uno dei tanti servizi che Amrita porta avanti come mediatrice culturale. Prima dell’emergenza sanitaria lavorava anche nelle scuole, in tribunale e allo Sportello immigrazione del Comune di Firenze. Ma il suo è un lavoro che fa parte di un progetto e di un sogno più ampio: “ho sentito di dover costruire un ponte tra l’India e l’Italia” ci dice Amrita raccontando di quando, già laureata in botanica a Calcutta, rifiutò la possibilità di un dottorato in India. Dopo aver vinto una borsa di studio, nel 2010 viene in Italia per studiare a Perugia la lingua e la cultura italiana e lì si innamora dell’Italia: “Ho visto la bellezza e la ricchezza della cultura italiana e ho potuto comunicare con persone provenienti da diverse parti del mondo. - racconta Amrita - Ho sentito che il mio compito era quello di costruire un ponte culturale facendo conoscere poeti, musicisti e drammaturghi italiani in India e indiani in Italia”. Tornata a Calcutta vince altre due borse di studio di tre e sei mesi e inizia a tradurre in bengalese gli autori della letteratura italiana. Nel 2017 l’ultima borsa di studio la porta per la prima volta a Firenze dove, ospite e studentessa del Centro internazionale studenti La Pira, approfondisce la letteratura italiana e ha l’ “opportunità speciale di approfondire la cultura cristiana, che ha permesso anche a me, ragazza induista, di capire meglio la Divina Commedia” racconta Amrita. Trascorso l’anno di studi torna a Calcutta, ma “ho sentito forte il richiamo della cultura italiana - ci dice - e ho provato a tornare in Italia cercando lavoro”. Inizia così l’avventura della mediazione culturale, che va di pari passo con la traduzione di opere letterarie italiane in bengalese e, viceversa, di opere bengalesi in italiano. “In India ci sono moltissime lingue diverse - spiega Amrita - spero che attraverso le mie traduzioni altri possano entrare in contatto con la cultura italiana e diffonderla mettendo in contatto i due paesi”. L’amore per l’Italia l’ha portata anche a non tirarsi indietro in questo momento di difficoltà. Il lavoro di mediazione culturale in ospedale va avanti e di per sé non cambia, ma si cerca di venire incontro a qualche nuova necessità e di impegnarsi per mantenere le norme di prevenzione del contagio: “purtroppo si percepisce l’ansia e lo stress che questa strana situazione ha prodotto sia tra i pazienti che tra i medici e gli infermieri. - racconta Amrita - Indossiamo le mascherine e i guanti, ci misuriamo la temperatura tutte le volte che entriamo in ospedale e cerchiamo di mantenere la distanza di un metro e mezzo dalle altre persone. Per ora non sono stata chiamata nei reparti Covid, ma adesso per i pazienti è importante che qualcuno spieghi loro nella loro lingua la nuova situazione del coronavirus e le norme di prevenzione del contagio; mi è capitato di fare anche traduzioni delle nuove disposizioni del Comune e del Governo”. Continua, così, con i suoi colleghi a portare il suo aiuto da un reparto all’altro e non manca di tenere vivo un messaggio di speranza per il mondo e l’Italia: “ora vedo soffrire l’Italia, il paese che ho amato, ma come la notte finisce e viene il giorno, così finirà anche questo dolore e verrà il giorno e la luce anche per l’Italia e per il mondo. - dice Amrita - Sento che quando tutto questo sarà finito qualcosa cambierà. Se impariamo a lavorare tutti insieme, saremo capaci di ricostruire un mondo più bello e più sereno”. (Irene Funghi – ToscanaOggi)    

Congo: le preoccupazioni per il Covid 19 dal racconti di un giovane studente

10 Aprile 2020 - Firenze - A Kinshasa la situazione è "più psicologica che reale. Ci sono un po' di casi ma non c'è ancora diffusione. Se la cosa diventasse molto seria, non sarà più il Covid a provocare più morti ma sarà la fame e la delinquenza... perchè non si potrà chiedere a un genitore che sfama la sua famiglia alla giornata di rimanere a casa per una durata indefinita. Impossibile". E' la testimonianza di un giovane studente congolese in Italia  a contatto con la propria famiglia. Ci sarà il rischio - scrive al direttore del Centro Internazionale "G.La Pira", Maurizio Certini - che alcuni gruppi  organizzati con armi diventino "i padroni della città. È una situazione opposta a quella che vediamo in Italia". Il Governo" impotente nel prendere decisioni restrittive, e quando sono prese è quasi impossibile applicarle... hanno provato a isolare Kinshasa dalle altre regioni, ma è durato due giorni, poi si sono arresi alla realtà, e hanno tolto il blocco..". Una delle preoccupazioni è anche l'annuncio di un medico di Kin  che il Congo è stato scelto per effettuare test del vaccino contro il Covid19 "ma senza dare spiegazioni accurate e approfondite. Questo (anche se non è vero) ha infiammato la popolazione. Ho sentito proprio adesso una mia nipote che aveva un forte mal di testa, gli ho chiesto di andare all'ospedale, ma - racconta - all'ospedale  non va più nessuno , perché la gente ha paura che le dicano di avere corvid 19 per un semplice sintomo associato, tanto tamponi non ci sono, e sopratutto le persone hanno paura di diventare cobay per i test del vaccino e non ne vogliono sapere... Capisco l'ignoranza - conclude - ma questa è la pura realtà dello stato dei cittadini in questi paesi... insomma la situazione è confusionale e psicologica..."