Primo Piano

Mons. Baturi: la soluzione al problema migranti non può essere solo respingere e contenere

28 Settembre 2023 -

Roma - La Chiesa italiana esprime « preoccupazione per una soluzione del problema dei migranti solo in termini di respingimento, di contenimento e di ordine pubblico ». Lo afferma l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, Segretario generale della Cei nella conferenza stampa di chiusura dei lavori del Consiglio permanente. Le domande si focalizzano sui provvedimenti governativi attesi nella serata di ieri (la conferenza stampa si è svolta nel primo pomeriggio di ieri). «È necessario - avverte - che tutti i provvedimenti siano rispettosi della dignità dell'uomo, che non si protraggano ad esempio delle detenzioni oltre la misura necessaria, ma poi è necessario attivare tutti gli altri percorsi perché le vite umane siano accolte, siano protette, siano promosse e siano integrate come dice il Papa». Quindi «non si può ridurre la gestione di questo fenomeno soltanto a una misura di contenimento detentivo o in vista di una azione di rimpatrio». Sollecitato sulla stretta sui minori e sulle donne incinte, il presule è stato molto chiaro: «I minori hanno bisogno di maggiore tutela, così come le donne, sui minori non accompagnati è necessario avviare una riflessione con le comunità locali, con le Regioni, c'è la necessità di conoscere le loro storie individuali, di proteggerli anche con l'aiuto di staff, di figure di professionisti capaci di accompagnarli, le misure semplicemente detentive potrebbero non raggiungere lo scopo di un rispetto della dignità dell'uomo, su questo penso che è possibile un dialogo con la società civile, con la Chiesa, con le autonomi locali, con il mondo del Terzo settore». Riguardo al tema dei migranti Baturi ricorda l’impegno della Chiesa italiana con la campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, titolo che è stato ripreso nel Messaggio del Papa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato di quest’anno. Campagna che ha visto la realizzazione di 130 progetti (in Italia, nei Paesi di transito e in quelli di partenza) per un totale di oltre 28 milioni di euro.

Oasis: Europa e migranti, è ora di cambiare rotta. Un convegno a Milano

28 Settembre 2023 - Milano - A sei mesi di distanza dall’appello islamo-cristiano, e nel pieno di una nuova emergenza a Lampedusa, la Fondazione Oasis organizza per oggi 28 settembre alle 9.15, presso l’Università Cattolica di Milano, la conferenza internazionale «Cambiare rotta. I migranti e l’Europa». Studiosi, politici e personalità del mondo cristiano e musulmano insieme per approfondire cause e dinamiche delle migrazioni, e ragionare sulle possibili soluzioni a un fenomeno epocale. Saluti introduttivi di Franco Anelli (Rettore della Cattolica, Wanda Ferro (Sottosegretario agli Interni), cardinale Angelo Scola (Arcivescovo emerito di Milano e presidente della Fondazione Oasis) e Claudia Sorlini (Vicepresidente della Fondazione Cariplo). Nella sessione d’apertura, dal titolo «Cristiani e musulmani: affrontiamo insieme la realtà dei migranti», intervengono Martino Diaz, della Fondazione Oasis e dell’Università Cattolica, mons. Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia meridionale, e Asmae Dachan, giornalista. Seguirà la tavola rotonda «La politica italiana e le migrazioni» con Angelino Alfano (Fondazione De Gasperi), Maurizio Lupi (deputato di Noi moderati) e Matteo Renzi (senatore di Italia viva). A seguire Marco Impagliazzo (Comunità di Sant’Egidio) interverrà su «Legalizzare l’immigrazione: l’esperienza dei corridoi umanitari» e Alessandro Banfi (Fondazione Oasis) intervisterà Sally Hayden, autrice del libro "E la quarta volta siamo annegati". Chiude la mattinata la tavola rotonda «Le comunità cristiane e i migranti», con il card. Cristobal López Romero, arcivescovo di Rabat, e mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes della Cei. Nel pomeriggio interventi di Emanuela del Re, rappresentante speciale dell’Unione europea per il Sahel, e Riccardo Redaelli, dell’Università Cattolica, sul tema «Geopolitica delle migrazioni: dal Sahel al Mediterraneo». A seguire, Maria Laura Conte di Avsi interverrà su «Migrazioni e sviluppo: per una partnership paritaria Europa-Africa». L’incontro dal titolo «Da Gheddafi a Saied: l’esternalizzazione della frontiera» sarà invece tenuto da Jalel Harchaoui, del Royal United Services Institute for Defence and Security Studies, e Wael Garnaoui, psicanalista. Dopo la pausa sarà la volta di Simona Beretta e Laura Zanfrini, dell’Università Cattolica, e di Ibrahim Özdemir, della Clark University, che parleranno di «Migrazioni, economia e crisi ecologica». Infine, «Le comunità islamiche e i migranti», tavola rotonda con Izzedin Elzir, Imam di Firenze, Wael Farouq, Università Cattolica, e Saifeddine Maaroufi, Imam di Lecce.   Conclusioni di Michele Brignone, Fondazione Oasis, e Mario Mauro, Meseuro.   La partecipazione è libera scrivendo a ctonini@fondazioneoasis.org. Diretta streaming sul canale YouTube della Fondazione Oasis.

Migrantes: mons. Crisan confermato Coordinatore della pastorale dei greco-cattolici romeni in Italia

27 Settembre 2023 - Roma - Mons. Cristian Dumitru Crisan, Visitatore apostolico per i fedeli greco-cattolici romeni in Europa occidentale), è stato confermato Coordinatore nazionale della pastorale dei greco-cattolici romeni in Italia. La nomina al termine del Consiglio Permanente della Cei che si è concluso oggi a Roma. A mons. Crisan gli auguri di un proficuo lavoro.

Migrantes: nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione

27 Settembre 2023 - Roma - Nuovo Consiglio di Amministrazione per la Fondazione Migrantes. E’ stata nominato dal Consiglio Permanente della Cei che si è concluso oggi a Roma. Del Consiglio fanno parte – oltre al presidente mons. Gian Carlo Perego – don Carlo De Stasio,  Commissario Episcopale per la pastorale dei migranti del Vicariato Generale per la Diocesi di Zurigo-Glarona di Coira (Svizzera); Sergio Durando Direttore regionale Migrantes Piemonte e Valle d’Aosta e Ufficio Migrantes Torino;  don Marco Yaroslav Semehen, Direttore Migrantes dell’Esarcato apostolico degli Ucraini in Italia e Rettore della Basilica di S. Sofia a Roma; Santino Tornesi, Direttore regionale Sicilia e della diocesi di Messina-Lipari-S. Lucia del Mela, Massimo Vanni, Esperto per i Progetti e Sara Vatteroni, Direttore regionale Toscana e della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli. Al Consiglio d’Amministrazione gli auguri di un proficuo lavoro.

Cei: necessaria “una progettazione lungimirante che affronti il fenomeno migratorio in modo strutturale, con umanità e intelligenza”

27 Settembre 2023 - Roma - La sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente, che si è svolta a Roma dal 25 al 27 settembre, sotto la guida del presidente, il card. Matteo Maria Zuppi, ha ha condiviso alcune riflessioni riguardo al tema dei migranti, invitando il mondo della politica e del lavoro a “un dialogo che possa favorire l’avvio di percorsi di accoglienza, protezione, promozione e integrazione”. Sollecitati dalle parole del card. Zuppi i vescovi hanno messo in guardia dalla tentazione di “legarlo alla questione demografica: si tratta - si legge nel comunicato finale - di accogliere perché persone umane e non per riempire dei vuoti”. In quest’ottica, ha sottolineato il Consiglio Permanente, la Chiesa è disponibile a “dialogare con la politica e con il mondo del lavoro per offrire un contributo fattivo, a partire dalle esperienze in atto e dalla proposta di itinerari possibili di accoglienza, protezione, promozione e integrazione”. Sulla scia di quanto fatto, ad esempio, con la campagna “Liberi di partire, liberi di restare” che ha permesso di finanziare attività di carattere sociale e sanitario a favore delle fasce più deboli, soprattutto minori e vittime di tratta, e progetti in ambito socioeconomico per la promozione di opportunità lavorative, così come di sostenere l’educazione e la formazione (anche professionale), l’informazione in loco su ciò che comporta il migrare, l’accompagnamento di chi ha scelto volontariamente di tornare in patria. Il tutto attraverso la realizzazione di 130 progetti, per un totale di € 28.245.000 euro, in Italia, nei Paesi di transito (Turchia, Algeria, Tunisia, Marocco, Albania, Niger, Marocco), nei Paesi di partenza dei flussi migratori (Nigeria, Mali, Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Guinea). Secondo i vescovi, è necessaria “una progettazione lungimirante che affronti il fenomeno in modo strutturale, con umanità e intelligenza, e getti le basi per percorsi di riconciliazione e di pace”. (Raffaele Iaria)

Una piazza, tanti colori

27 Settembre 2023 - Palermo  - La domenica pomeriggio Piazza Castelnuovo, per tutti Piazza Politeama, a Palermo si veste di suoni e di colori diversi. Bangladesh, Romania, Sri Lanka, Ghana, Filippine, Marocco, Polonia...i volti e le lingue presenti disegnano la cartina geografica delle comunità presenti in città. Sono collaboratrici domestiche nel loro giorno di riposo, famiglie che si concedono un momento di svago, ragazzi e ragazze che vestono l'aria settembrina con le loro risate. Le donne chiacchierano, la fatica del quotidiano si mescola con la nostalgia di una casa troppo lontana. I bambini giocano, c'è chi va in bici e chi tira due calci a un pallone, mentre, nelle stesse ore, i guizzi di molti dei loro coetanei nati da genitori italiani inciampano su un display, sotto il riflesso di una lampada al neon. È sempre più chi arriva da un altro paese ad abitare lo spazio pubblico. Nell'impraticabilità di soluzioni che richiederebbero altre risorse e status, le piazze come i parchi diventano il termometro che misura la capacità di una città di includere, ne mostrano il grado di democraticità. A sera, poi, nello spazio antistante il teatro, va in scena un concerto dell'Orchestra Sinfonica Siciliana. I paganti hanno un posto riservato, mentre gli altri si assiepano dietro le transenne. La musica non ha confini, arriva anche a loro, anche se in piedi o se seduti sul freddo basamento di un monumento. "L'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita", recita l'iscrizione sul frontone del Teatro Massimo. L'incontro tra culture diverse, unito all'accesso indiscriminato e universale alla cultura, annienterebbe ogni forma di sopraffazione, di razzismo, di violenza. Cominciamo dagli spazi pubblici.  (Luca Insalaco)

Papa Francesco: “non è tollerabile che il Mediterraneo diventi una tomba”

27 Settembre 2023 -  Città del Vaticano - Il Mediterraneo “è culla di civiltà, e una culla è per la vita! Non è tollerabile che diventi una tomba, e nemmeno un luogo di conflitto”. Lo ha detto questa mattina papa Francesco durante l’Udienza generale dedicata al suo viaggio a Marsiglia in occasione dei Rencontres Méditerranéennes, che hanno coinvolto Vescovi e Sindaci dell’area mediterranea, insieme con numerosi giovani, “perché lo sguardo fosse aperto al futuro”. Per il Pontefice il Mare Mediterraneo è quanto di “più opposto ci sia allo scontro tra civiltà, alla guerra, alla tratta di esseri umani. È l’esatto opposto, perché il Mediterraneo mette in comunicazione l’Africa, l’Asia e l’Europa; il nord e il sud, l’oriente e l’occidente; le persone e le culture, i popoli e le lingue, le filosofie e le religioni”. Da Marsiglia – ha aggiunto – è “uscito uno sguardo di speranza. Questo è oggi molto sorprendente: quando ascolti i testimoni che hanno attraversato situazioni disumane o che le hanno condivise, e proprio da loro ricevi una ‘professione di speranza’”. “Possa – ha concluso -  la Madonna, che i marsigliesi venerano come Notre Dame de la Garde, accompagnare il cammino dei popoli del Mediterraneo, perché questa regione diventi ciò che da sempre è chiamata a essere: un mosaico di civiltà e di speranza”. (R.Iaria)

Don Torreggiani: oggi la conclusione della fase diocesana della causa di beatificazione dell’apostolo tra nomadi e circensi

27 Settembre 2023 -

 

Reggio Emilia - Apostolo delle carovane e degli spettacoli viaggianti, fondatore dei Servi della Chiesa, missionario dal cuore grande, amico dei carcerati, monsignor Dino Torreggiani sta per compiere un altro passo verso gli altari. L’appuntamento è nella Cattedrale di Reggio Emilia per stasera alle 19, quando l’arcivescovo Giacomo Morandi presiederà la Messa a chiusura dell’inchiesta diocesana circa la vita, le virtù e la fama di santità del servo di Dio reggiano che era stata avviata nel 2006. La data scelta per la celebrazione è significativa: oggi ricorre infatti il 40° anniversario della nascita al cielo di don Torreggiani. Per favorire la partecipazione anche dagli altri Paesi del mondo in cui sono presenti servi e serve della Chiesa, il Centro comunicazioni sociali di Reggio Emilia-Guastalla trasmetterà la liturgia eucaristica in diretta streaming sul canale YouTube La Libertà Tv. Don Torreggiani fu un precursore della Chiesa dei poveri. «Non la Chiesa che si occupa di loro, ma la Chiesa che assume i loro lineamenti, la loro condizione come frutto di immedesimazione in loro, e come riflesso dell’incarnazione stessa del Verbo che si è fatto carne e che da ricco si è fatto povero, svuotando se stesso», come scrive don Daniele Simonazzi, membro dei Servi della Chiesa, sul settimanale diocesano. Un prete, don Dino, il cui agire è sempre stato sorretto dalla Provvidenza; un uomo agostinianamente inquieto e molto autocritico, che ha considerato la santità come la condizione normale per la vita della Chiesa e che ha intuìto – sottolinea ancora don Simonazzi – di potersi consacrare al Signore con i voti rimanendo un prete diocesano; la consacrazione totale al Signore mediante i voti fa del prete – qui sono parole di Torreggiani – «un uomo posseduto da Dio, un’anima profondamente carismatica, nella quale i carismi dello Spirito Santo lavorano, facendone un profeta, un testimone, una viva sensibilità alla presenza di Cristo nel suo popolo». L’architrave del sacerdozio di don Torreggiani è stato la pratica «generosa, sincera e libera» dei consigli evangelici, che egli ha tentato a più riprese di proporre a vescovi e a presbiteri, per una Chiesa dei carismi, ma anche dell’obbedienza, della comunione, della condivisione e della corresponsabilità, fedele al “sacramento dei poveri”. Nella sua vita il presbitero alternava giornate frenetiche – accompagnate da don Bosco, dal Cottolengo e dallo Chevrier – a pensose veglie notturne con santa Teresa di Lisieux, Grignion De Montfort e il curato d’Ars. Don Dino fu un suscitatore di vocazioni e spese il suo ministero tra sinti, rom e carcerati, tanto da dar vita nel 1958 all’Opera per l’assistenza spirituale ai nomadi in Italia. Gli premeva piuttosto raggiungere le anime, soprattutto dei figli del proletariato e del sottoproletariato, perché credeva a una sola rivoluzione: quella innescata da una testimonianza radicale del Vangelo. Negli anni ‘50 e ‘60 i Servi della Chiesa varcarono i confini reggiani in direzione del Veneto, della Toscana, del Lazio, dell’Umbria, dell’Italia meridionale e insulare. Ex detenuti, nomadi, anziani, lavoratori dello spettacolo viaggiante, e ancor prima i vescovi di numerose diocesi in difficoltà, impararono a conoscere la loro carità non episodica. Don Torreggiani contribuì anche al ripristino del diaconato permanente in Italia. Ebbe un grande spirito missionario: non a caso morì nel 1983 in Spagna, a Palencia, dove si era recato per rilanciare il suo Istituto verso nuovi orizzonti in America latina. (Edoardo Tincani - Avvenire)

 

Migrantes Foligno: le celebrazione per la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza

27 Settembre 2023 - Roma - Martedì 3 ottobre dalle ore 11.00, nell'ambito del Progetto Cittadini del Mondo, la Diocesi di Foligno in collaborazione con il Comitato 3 Ottobre e l'Istituto tecnico tecnologico L. Da Vinci vuole celebrare con gli studenti  la Giornata della memoria e dell'accoglienza, in virtù della legge 45/2016, in ricordo del 10° anniversario del tragico naufragio avvenuto al largo di Lampedusa nel 2013 che provocò la morte di 368 persone, tra cui 83 donne e 9 bambini. Proprio a Lampedusa dal 30 settembre al 3 ottobre 2023, in occasione del decennale della strage del 3 ottobre 2013 e della Giornata della Memoria e dell'Accoglienza, si terranno le giornate del progetto A Europe of Rights organizzate dal Comitato 3 ottobre. Parteciperanno all'evento 36 scuole superiori da 8 Paesi dell'Unione Europea, 7 organizzazioni non governative, 2 agenzie delle Nazioni Unite. A Foligno la giornata si svolgerà in due momenti. Il primo a partire dalle ore   11.00 nell'aula magna dell'ITT L. Da Vinci con una riflessione sul tema "Dov'è tuo fratello?" con gli interventi di Simona Lazzari dirigente scolastica, don Luigi Filippucci delegato regionale per la Migrantes e responsabile del Progetto Cittadini del Mondo, Carlo Felice pedagogista e formatore. Gli studenti saranno salutati con un video da Tareke Brhane eritreo e presidente del Comitato 3 ottobre. Alle ore 12.00 la seconda parte dove gli studenti si ritroveranno per un flash mob in viale Marconi nei pressi della Piazzetta 3 Ottobre con gli interventi di Mauro Masciotti delegato regionale della Caritas e degli operatori del progetto SAI del Comune di Foligno.  Piazzetta 3 Ottobre è uno spazio inaugurato il 14 dicembre 2016 che il Comune di Foligno ha voluto dedicare a tutte le vittime delle migrazioni. (Migrantes Foligno)  

Migrazioni: la Corte di giustizia della Ue fa chiarezza su “rimpatri” e “respingimenti”

26 Settembre 2023 - Roma - Con sentenza del 21 settembre scorso (causa C‑143/22) la Corte di giustizia dell’Unione europea è intervenuta in tema di ripristino di controlli alle frontiere interne, dichiarando che la direttiva “rimpatri” si applica a ogni cittadino di un paese terzo che sia entrato nel territorio di uno Stato UE senza soddisfare le condizioni d’ingresso, di soggiorno o di residenza, e ciò vale pure se l’interessato sia entrato nel territorio ancor prima di aver attraversato un valico di frontiera ove tali controlli vengono effettuati. Secondo la Corte gli irregolari devono beneficiare «di un certo termine per lasciare volontariamente il territorio» in quanto «la direttiva Ue sui rimpatri va sempre applicata, anche nel caso di controlli ai confini interni» ripristinati temporaneamente da uno Stato membro, mentre l’allontanamento forzato può avvenire solo come extrema ratio. La Corte ricorda inoltre che gli Stati membri possono trattenere un cittadino di un Paese terzo, in attesa del suo allontanamento, in particolare qualora il cittadino costituisca una minaccia per l'ordine pubblico. Inoltre - sottolineano i giudici - la direttiva rimpatri non osta all'arresto o al fermo di polizia di un cittadino di un Paese terzo il cui soggiorno è irregolare quando egli sia sospettato di aver commesso un reato diverso dal semplice ingresso irregolare nel territorio nazionale, in particolare un reato che può costituire una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza interna dello Stato membro interessato. (Alessandro Pertici)      

Migrantes Cesena-Sarsina: una presenza importante alla Gmmr

26 Settembre 2023 - Cesena - La diocesi di Cesena-Sarsina, attraverso l'Ufficio Migrantes, ha partecipato con una sua nutrita rappresentanza di migranti alle celebrazioni nazionali svolte nella a Piacenza in occasione della 109ma GMMR 2023 sul tema "Liberi di scegliere se migrare o restare". Hanno assistito alla celebrazione della Santa Messa, pregato davanti alla tomba del Santo patrono dei migranti, il vescovo Giovanni battista Scalabrini e ricordato l'altro santo della regione Artemide Zatti. Erano presenti 23 persone della comunità Rumena, 12 della comunità Africana Francofona, 2 Ucraini, 1 religiosa indiana, 5 della comunità italiana. Ospiti dei Padri Scalabriniani nel pomeriggio abbiamo visitato i musei all'interno del loro istituto ed assistito al concerto del cantautore Domenico Della Marca. Ci tenevamo, come diocesi che si affaccia sul mare, portare la nostra solidarietà ai tanti migranti che hanno provato esperienze anche tragiche con le vie delle acque. (Ettore Rossi - Direttore Migrantes Cesena-Sarsina)

Corrididoi umanitari: arrivati oggi 96 siriani

26 Settembre 2023 - Roma - Sono atterrati questa mattina a Fiumicino, con un volo proveniente da Beirut, 48 rifugiati siriani, di cui 18 minori, che hanno vissuto a lungo nei campi profughi della regione dell’Akkar, nel nord del Libano, nella Valle della Bekaa o in alloggi precari alla periferia di Beirut. A questo primo gruppo si aggiungeranno, giovedì 28 settembre, altri 48 rifugiati, di cui 21 minori, sempre cittadini siriani, per un numero complessivo di 96 persone. Il loro ingresso in Italia è reso possibile grazie ai Corridoi Umanitari promossi dala Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e Tavola valdese, in accordo coi Ministeri dell’Interno e degli Esteri, che dal febbraio 2016 hanno portato in salvo nel nostro Paese, dal Libano, oltre 2650 persone. Complessivamente in Europa con i Corridoi Umanitari sono giunti 6500 rifugiati. I nuclei familiari giunti questa mattina saranno accolti in ben 11 regioni italiane (Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Veneto), in parte grazie ai loro parenti, giunti in precedenza coi Corridoi Umanitari e ben integrati nel nostro Paese, in parte in case messe a disposizione da famiglie italiane e associazioni. Queste ultime li accompagneranno nel percorso di integrazione, grazie all’apprendimento della lingua italiana e, una volta ottenuto lo status di rifugiato, all’inserimento nel mondo lavorativo. Tra le persone accolte in questi giorni, oltre a diverse persone fragili bisognose di cure, vi sono alcuni operai specializzati con la prospettiva di future assunzioni in aziende italiane.

Ferrara premia doc delle suore ucraine

26 Settembre 2023 - Ferrara - Al Ferrara Film Festival il Dragone d’oro per il miglior lungometraggio è stato assegnato al film Sweetwater dedicato alla vita di Nat Clifton, mentre il miglior doc è stato giudicato Sisters of Ukraine che racconta la storia della guerra vita con gli occhi delle suore che aiutano i profughi del conflitto con la Russia di Putin. Si chiude così la kermesse ferrarese in cui sono stati proiettati 35 tra lungometraggi e cortometraggi.

La bussola, una croce e fotografie sopravvissute al mare: gli oggetti del naufragio in una mostra a Milano

26 Settembre 2023 - Milano - Lo sterminio degli ebrei e le tragedie del mar Mediterraneo. Un lungo filo della storia lega questi due martirii che appartengono a tempi e spazi diversi. E su cui riflettere, attraverso le testimonianze e un dialogo fra chi li ha vissuti, ieri e oggi, per combattere un'unica battaglia di libertà, di umanità, di lotta ai pregiudizi. Un unico racconto che arriva al cuore di ciascuno di noi. Così il Memoriale della Shoah di Milano, luogo simbolo del ricordo di tutti gli olocausti, accoglie la mostra che si inaugura oggi pomeriggio e resterà aperta fino al 31 ottobre, "La memoria degli oggetti. Lampedusa, 3 ottobre 2013. Dieci anni dopo". Quel giorno, al largo dell'isola di frontiera persero la vita 368 persone, donne, uomini e bambini che dall'Eritrea cercavano di raggiungere l'Europa. La più grande tragedia dell'emigrazione nel Mediterraneo. Per la prima volta i corpi dei naufraghi furono visibili al mondo intero in tutta la loro drammaticità. Da quella tragedia, dal 2014 in poi, si contano oltre 31mila persone morte nel tentativo di attraversare il Mare Nostrum. «Viene la parola vergogna: è una vergogna!», disse papa Francesco - che proprio a Lampedusa aveva compiuto pochi mesi prima il primo viaggio del suo pontificato - di fronte a quell'ecatombe che faceva sentire al mondo l'urlo disperato di un intero continente e l'urgenza di umanità a cui era chiamato l'Occidente. La mostra - nata da un'idea di Valerio Cataldi e Giulia Tornari - comprende gli oggetti e le foto appartenuti ai migranti e il lavoro inedito del fotografo italo- marocchino Karim El Maktafi che li ha documentati attraverso degli still-life, ma anche immortalato il mare e i paesaggi di Lampedusa, luogo simbolo dell'approdo e dei naufragi, e realizzato i ritratti di alcuni dei soccorritori, di alcuni sopravvissuti e parenti delle vittime. La memoria degli oggetti nasce dalle cose appartenute ai migranti morti quel tragico 3 ottobre del 2013, repertati allora dalla Polizia come corpi di reato, prove da portare in tribunale che hanno consentito di identificare le persone decedute anche grazie alle rilevazioni del Dna, di dare loro un nome e restituire dignità anche ai loro familiari. Ed ecco una bussola per non smarrire la rotta, un orologio, un anello con un cuore, un paio di occhiali da sole, una boccetta di profumo, uno specchio rotto, un cellulare, un biglietto scritto a penna e ripiegato con cura nella tasca, una macchinetta rossa di un bimbo che non c'è più, naufragato con tutti i suoi giochi e i suoi sogni: oggetti di vita quotidiana, l'immagine più evidente di una umanità in fuga. Una mostra potente, perché lancia un messaggio fortissimo e punta a sollevare questioni cruciali che vanno oltre l'individuo, che riguardano i diritti umani e il valore della vita in un mondo globalizzato, la costruzione di una memoria condivisa. Quella che può renderci tutti più consapevoli di quello che avviene intorno a noi. Per capire le storie e i vissuti dei migranti che abitano le nostre città, spesso nell'«indifferenza». Quella parola che non a caso campeggia all'ingresso del Memoriale, voluta da Liliana Segre per spingerci a una riflessione profonda sul nostro presente. «Questo per il Memoriale è un impegno importante, in linea prima di tutto con le azioni intraprese insieme alla Comunità di Sant'Egidio tra il 2015 e il 2017, quando abbiamo accolto oltre 8000 persone arrivate in Italia come rifugiate, e con il proprio scopo sociale - ricorda Roberto Jarach, presidente Fondazione Memoriale della Shoah di Milano -: un luogo legato agli orrori che guerre e ingiustizie hanno creato, e oggi deve essere spazio di riflessione su questi temi». «In un'epoca in cui l'indifferenza e la disinformazione possono rapidamente diluire l'impatto emotivo di una tragedia - evidenzia Giulia Tornari di Zona, nel suo testo in catalogo (realizzato da Départ Pour l'Image) - questa esposizione può servire come potente richiamo alla nostra responsabilità collettiva. E nel farlo, offre la possibilità - forse addirittura un imperativo - di usare la memoria non solo come un atto di ricordo, ma come uno strumento per l'azione e il cambiamento». «La forza di quegli oggetti è che ci costringono a guardarci in tasca - spiegano nei testi che accompagnano le immagini Valerio Cataldi e Imma Carpiniello di Carta di Roma e Associazione Museo Migrante - ci costringono a riconoscere che la nostra vita è piena delle stesse cose. Che solo il caso ci ha consentito di non aver bisogno di afferrare quegli oggetti e lasciare per sempre il nostro mondo». In questo modo le cose parlano. Dalla Shoah alle tragedie del Mare Nostrum, si fanno memoria e lanciano un monito: «Non voltatevi mai dall'altra parte». (Giuseppe Matarazzo-Avvenire)

Card. Zuppi: “gestire con umanità e intelligenza un vasto fenomeno epocale”

25 Settembre 2023 - Roma - “Le guerre, il degrado ambientale, l’insicurezza, la miseria, il fallimento di non pochi Stati sono all’origine dei flussi di rifugiati e migranti. Si tratta di gestire con umanità e intelligenza un vasto fenomeno epocale”. Lo ha detto questo pomeriggio il card. Matteo Zuppi, presidente delle Cei, aprendo i lavori del Consiglio Permanente. Per il porporato  l’errore – non da oggi – è stato “politicizzare il fenomeno migratorio, anche condizionati dal consenso e dalle paure. Si tratta di esseri umani prima di tutto; si tratta del futuro dell’Italia, in crisi demografica; si tratta di coinvolgere la popolazione in un fenomeno che crea scenari nuovi e non semplici. Richiede coraggio politico e responsabilità sociale. La questione migratoria dovrebbe – ha aggiunto il presidente della Cei - essere trattata come una grande questione nazionale, che richiede la cooperazione e il contribuito di tutte le forze politiche”. Il card. Zuppi ha ricordato le parole di papa Francesco a Marsiglia durante il quale ha richiamato “la tragedia di chi non ce l’ha fatta, di chi è morto in mare”. E ha ricordato alla “nostra coscienza” che “sono vite spezzate e sogni infranti”. “Siamo di fronte a un bivio”: “o scegliamo la cultura della fraternità o la cultura dell’indifferenza. In questo è davvero necessaria una concertazione tra le forze politiche e sociali indispensabile per creare un sistema di accoglienza che sia tale, non opportunistico, non solo di sicurezza perché la vera sfida è governare un fenomeno di dimensioni epocali e renderlo un’opportunità così come esso è. Non dimentichiamo – ha detto il card. Zuppi - la necessità anche di una comune visione europea, per la quale è necessario forse un ulteriore sforzo da parte nostra e delle Chiese europee, anche con maggiore collaborazione con il CCEE e la COMECE. È solo la legalità che contrasta l’illegalità e può permettere una seria e indispensabile inclusione”. La Conferenza Episcopale Italiana resta “fedele all’intuizione e allo spirito dell’iniziativa ‘Liberi di partire, liberi di restare’ e ai corridoi umanitari, esperienza che offre importanti indicazioni per affrontare responsabilmente il problema. In questo contesto – ha quindi spoegato il prewsidente dei vescovi italiani -  è stata possibile l’apertura del primo canale legale di ingresso per minori stranieri non accompagnati attraverso un permesso di studio (progetto Pagelle in tasca) dal Niger all’Italia, specificatamente in Piemonte. È stato un percorso molto difficile e lento, ma i risultati raggiunti per i pochi minori che si è riusciti a far arrivare – una decina in circa due anni – sono estremamente incoraggianti. Tutti sono entrati con un permesso di studio e sono stati inseriti in famiglie affidatarie: forse varrebbe la pena aumentare questo tipo di possibilità, ad esempio per i MSNA che si trovano in Libia”. Il card. Zuppi ha quindi sottolineato che la Cei seguirà con “attenzione” e “vigilanza” i provvedimenti e la loro attuazione, perché sia “rispettata la dignità di ogni persona, basandoci sui criteri che il Papa ha offerto: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. (Raffaele Iaria)

Migrantes Catania: ieri la celebrazione con mons. Remma per la Gmmr

25 Settembre 2023 - Catania - Ieri pomeriggio, nella cattedrale di Catania, l'arcivescovo, mons. Luigi Renna, ha presieduto una solenne celebrazione eucaristica in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, animata dalle comunità cattoliche dei fedeli migranti. “In questo momento storico – ha detto il presule -  urge una carità creativa, che sappia guardare ai poveri e ai migranti con gli occhi della fede per costruire risposte cariche di umanità”. “La nostra coscienza cristiana – ha aggiunto - è interpellata dagli eventi che sono sotto i nostri occhi. E pertanto è necessario che si torni a riflettere sulle cause dell’emigrazione: sembra che dimentichiamo da dove vengono e quali lager hanno attraversato questi fratelli”. “Spesso – ha proseguito mons. Renna - l’opinione pubblica gira la testa dall’altra parte, mentre la legislazione italiana ed europea non tengono conto delle condizioni geopolitiche attuali, di quello che accade in molti Paesi del mondo”. Per il vescovo le recenti proposte e soluzioni “meritano una più realistica valutazione: il legislatore dovrebbe chiedersi quali risorse hanno i diseredati per potere entrare nella nostra terra? Non sappiamo forse che vengono depredati lungo rotte disperate?”. Nella diocesi – su iniziativa dell’ufficio Migrantes, diretto dal diacono Giuseppe Cannizzo -  diversi momenti in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: venerdì 22 settembre una veglia di preghiera in memoria delle vittime del mare dei viaggi verso l'Europa, presieduta dal sac. Giuseppe Raciti, Vicario Episcopale per la Pastorale mentre sabato si è svolto un momento di fraternità sportiva con una partita di calcio tra la squadra della comunità locale dello Sri Lanka e la squadra di una rappresentanza di giovani italiani.

Inconrtri del Mediterraneo: il comunicato finale

25 Settembre 2023 -
Marsiglia - “Possa il Mediterraneo tornare ad essere culla, luogo di incontro e fonte di crescita”. Con questo auspicio si conclude il comunicato finale diffuso al termine degli Incontri del Mediterraneo, scritto dal Comitato organizzativo e diffuso alla stampa oggi. In continuazione con Bari e Firenze, gli Incontri di Marsiglia hanno riunito giovani delle cinque sponde del Mediterraneo e di venticinque Paesi, nonché vescovi di tutto il Mediterraneo. La scelta di Marsiglia non è stata casuale perché – sottolinea il Comitato organizzativo – è città mosaico di popoli e culture dove “diversità è la bellezza”. In questi giorni, giovani e vescovi si sono confrontati sui drammi che attraversano il Mediterraneo e i Paesi che si affacciano sulle sue sponde. “Le tragedie e le sfide sono numerose: al grido della terra fa eco quello del mare. Il mare è fonte di vita, promessa di futuro, ma oggi è diventato anche teatro delle più grandi tragedie”. Dall’Oriente all’Occidente, dal Mashrek al Maghreb, il Mediterraneo “è diventato un mare dove vivono armi e violenza. È diventato anche una tomba per coloro che hanno rischiato di attraversarla in cerca di un futuro migliore”. “Donne, uomini e bambini, in fuga dalla guerra, giovani a cui è bloccato il futuro, credenti impossibilitati a vivere liberamente la propria fede”. Il pensiero va in particolare al “grido dei nostri fratelli cristiani dell’Oriente che si sentono abbandonati, isolati, minacciati nelle loro tradizioni secolari”. Alla luce di queste sfide, l’annuncio della speranza sulle sponde mediterranee appare “precario, fragile e difficile”. Ma il dramma non è più solo umano, è anche ambientale. “Le rive si seccano, gli alberi bruciano, le foreste vengono rase al suolo, le pianure sono allagate. La questione ecologica diventa di tutti, ma la responsabilità è ineguale”, si legge nel comunicato. “Alcuni stanno lavorando per sviluppare soluzioni, ma stanno perdendo forza di fronte all’egoismo e all’indifferenza”. Al memoriale dei dispersi in mare, ai piedi della Basilica di Notre-Dame-de-la-Garde, Papa Francesco ha parlato di “fanatismo dell’indifferenza”. “Siamo tutti sfidati, soprattutto e soprattutto all’interno delle nostre Chiese. Come rispondono a questi drammi e a queste grida? Sono all’altezza di queste sfide?”. L’impegno delle nostre Chiese. “Avevamo ricevuto un mandato dal Santo Padre: proporre cammini concreti di riconciliazione e di pace”. Il Comitato sintetizza alcune piste di azioni: c’è l’impegno a proseguire il cammino e “a incontrarci regolarmente”, grazie anche ad una rete accademica che può contribuire a “rafforzare la consapevolezza mediterranea, fondamento dell’autentica fraternità tra i popoli”. Viene anche espresso il desiderio di promuovere una “educazione alle relazioni tra i giovani”. C’è la proposta di promuovere gemellaggi tra gli attori civili, economici e religiosi delle cinque sponde e progetti per “un’ecologia che rispetti la terra, il mare e le persone”. In questo senso si pensa di organizzare un “Incontro Mediterraneo dei Giovani sull’ecologia” come pure di avviare un progetto di “una barca della pace, circolante tra tutti i porti del Mediterraneo” che “potrebbe contribuire alla formazione al dialogo dei giovani mediterranei”. Emerge poi la prospettiva di una “Conferenza ecclesiale del Mediterraneo”. (M.C.Biagioni)

L’equità di Dio

25 Settembre 2023 -

Città del Vaticano - “Migrare dovrebbe essere una scelta libera e mai l’unica possibile”. Nelle parole che pronuncia dopo la preghiera mariana dell’Angelus, Papa Francesco ricorda la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, sul tema “Liberi di scegliere se migrare o restare”, ma anche la sua partecipazione ai Rencontres Méditerranéennes svoltisi a Marsiglia. Proprio nella città francese, “crocevia di popoli e culture”, che si affaccia sul Mediterraneo, il Papa è tornato a dire che siamo chiamati a “creare comunità pronte e aperte ad accogliere, promuovere, accompagnare e integrare quanti bussano alle nostre porte”. È un messaggio chiaro che Francesco ripete dal suo primo viaggio a Lampedusa, 8 luglio 2013, quando parlò di “globalizzazione dell’indifferenza”, di un mare diventato cimitero liquido. A Marsiglia il “mare nostrum” è diventato “mare mortuum”, e il Mediterraneo – “il misterioso lago di Tiberiade” lo chiamava Giorgio La Pira – “da culla della civiltà” a “tomba della dignità”. Così all’Angelus afferma che “il diritto di migrare oggi per molti è diventato un obbligo, mentre dovrebbe esistere il diritto a non emigrare per rimanere nella propria terra”. Va garantita a ogni uomo e donna la possibilità “di vivere una vita degna nella società in cui si trova. Purtroppo, miseria, guerre e crisi climatica costringono tante persone a fuggire”. Angelus nel quale il Papa commenta il Vangelo di Matteo, la parabola del padrone della vigna che chiama in tempi diversi persone a lavorare sul suo terreno, ma a tutti da un uguale compenso, anche se sono arrivati in un secondo momento. Un’ingiustizia? Sembrerebbe, dice il Papa, “ma la parabola non va letta attraverso criteri salariali; piuttosto, ci vuole mostrare i criteri di Dio, che non fa il calcolo dei nostri meriti, ma ci ama come figli”. Scelta che litiga con la logica del mondo, ma ecco che ci aiuta Isaia, la prima lettura: “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”. Nel Regno di Dio non ci sono disoccupati, tutti sono chiamati a fare la loro parte, ricordava Francesco qualche anno fa commentando questo passo del Vangelo di Matteo. E questa domenica sottolinea che nella parabola “i lavoratori non sono soltanto gli uomini, ma soprattutto Dio che esce sempre senza stancarsi” perché “non aspetta i nostri sforzi, non ci fa un esame per valutare i nostri meriti prima di cercarci, non si arrende se tardiamo a rispondergli; al contrario, Lui stesso ha preso l’iniziativa e in Gesù è “uscito” verso di noi, per manifestarci il suo amore”. La parabola ci dice inoltre che nella vigna possiamo entrare tutti, anche in momenti diversi, e Dio “largo di cuore, ripaga tutti con la stessa moneta, che è il suo amore”. Nessuna ingiustizia perché quella di Dio “è una giustizia superiore”. Ma è inevitabile, per noi, prendere le parti di coloro che hanno lavorato di più ricevendo lo stesso compenso, e che chiedono al padrone di dare meno soldi a chi è venuto dopo di loro. Come non pensare alla parabola del figlio prodigo, o, meglio, del padre misericordioso: il fratello maggiore è indignato non tanto da ciò che lui ha ricevuto, ma da quanto ha dato al fratello minore, tornato a casa dopo aver dilapidato tutto il denaro avuto. La giustizia di Dio, afferma il vescovo di Roma, “non misura l’amore sulla bilancia dei nostri rendimenti, delle nostre prestazioni o dei nostri fallimenti: Dio ci ama e basta, ci ama perché siamo figli, e lo fa con un amore incondizionato un amore gratuito”. La grazia di Dio supera la giustizia mentre noi “a volte rischiamo di avere una relazione ‘mercantile’ con Dio, puntando più sulla nostra bravura che sulla sua generosità e la sua grazia”. Anche come chiesa, aggiunge Francesco, “invece che uscire a ogni ora del giorno e allargare le braccia a tutti, possiamo sentirci i primi della classe, giudicando gli altri lontani, senza pensare che Dio ama anche loro con lo stesso amore che ha per noi”. E ancora, nelle nostre relazioni, dice il Papa, “la giustizia che pratichiamo a volte non riesce a uscire dalla gabbia del calcolo e ci limitiamo a dare secondo quanto riceviamo, senza osare qualcosa in più, senza scommettere sull’efficacia del bene fatto gratuitamente e dell’amore offerto con larghezza di cuore.(Fabio Zavattaro - Sir)

Migrantes Trani-Barletta-Bisceglie: la Gmmr in diocesi

24 Settembre 2023 - Barletta - La vicinanza della Chiesa al mondo delle migrazioni è stata espressa, nel 1952 nell’Esposizione della dottrina cristiana sulle migrazioni “Exsul Familia” di Pio XII e da allora, attraverso la paterna attenzione dei vari pontefici, la Chiesa ha sempre avuto coscienza e conoscenza di quanto e come il mondo delle migrazioni migratorio mutasse l’atteggiamento del cristiano nei confronti della mobilità umana. Questa breve riflessione prende spunto dal messaggio che papa Francesco ha inviato alla Chiesa universale nella Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che riprende lo slogan della campagna “Liberi di partire, liberi di restare” della Cei, che ha impegnato oltre 30 milioni delle risorse dell’otto per mille tra il 2017 e il 2022. «Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”» (Mt 2,13). La fuga della Santa Famiglia in Egitto non è frutto di una scelta libera, come del resto non lo furono molte delle migrazioni che hanno segnato la storia del popolo d’Israele. Migrare dovrebbe essere sempre una scelta libera, ma di fatto in moltissimi casi, anche oggi, non lo è. Conflitti, disastri naturali, o più semplicemente l’impossibilità di vivere una vita degna e prospera nella propria terra di origine costringono milioni di persone a partire. Se dovessimo stilare l’elenco di coloro che, nelle varie parti di questo nostro mondo sempre più ferito dalla nostra incuria e poca visione del futuro, spingono alla fuga intere generazioni dei popoli loro affidati, certamente molti di noi sapremmo quali nomi scrivere. Ma, all’elenco dei vari “Erode” del nostro tempo, dovremmo anche stilare quello degli “ignavi”, di coloro che, per superficialità o per colpevole indifferenza, trasformano il presente in fredde equazioni, in diagrammi sterili che mortificano l’essere umano riducendolo a dei parametri algebrici. Uno scatto fotografico emblematico di questa deriva numerica è stato effettuato nelle ore drammatiche del naufragio del caiucco siriano sulle spiagge di Cutro: in primo piano vi è una ragazzina deturpata da cicatrici sul volto e nel cuore per quanto sta vivendo in quel momento, in secondo piano si vede un “impiegato” che, con carta e penna, quantifica numericamente ciò che rimane di quella porzione di umanità sopravvissuta alla strage di migranti. «Presero il loro bestiame e tutti i beni che avevano acquistato nella terra di Canaan e vennero in Egitto, Giacobbe e con lui tutti i suoi discendenti» (Gen 46,6). È a causa di una grave carestia che Giacobbe con tutta la sua famiglia fu costretto a rifugiarsi in Egitto, dove suo figlio Giuseppe aveva assicurato loro la sopravvivenza. Persecuzioni, guerre, fenomeni atmosferici e miseria sono tra le cause più visibili delle migrazioni forzate contemporanee. I migranti scappano per povertà, per paura, per disperazione. Al fine di eliminare queste cause e porre così termine alle migrazioni forzate è necessario l’impegno comune di tutti, ciascuno secondo le proprie responsabilità. Un impegno che comincia col chiederci che cosa possiamo fare, ma anche cosa dobbiamo smettere di fare. Dobbiamo prodigarci per fermare la corsa agli armamenti, il colonialismo economico, la razzia delle risorse altrui, la devastazione della nostra casa comune. Ma, come ci insegna il profeta Geremia, devo gridare, devo proclamare: «Violenza! Oppressione!» (Ger 20,8)”, anche noi  non possiamo tacere dinanzi alle ingerenze puramente economiche ed egoistiche di Paesi che, pur di continuare a depredare risorse utili per lo sviluppo autoctono, si mascherano come paladini ed esportatori di democrazia e giustizia. «Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno» (At 2,44-45). La celebrazione del giubileo per il popolo d’Israele rappresentava un atto di giustizia collettivo: tutti potevano «tornare nella situazione originaria, con la cancellazione di ogni debito, la restituzione della terra, e la possibilità di godere di nuovo della libertà propria dei membri del popolo di Dio». Mentre ci avviciniamo al Giubileo del 2025, è bene ricordare questo aspetto delle celebrazioni giubilari. È necessario uno sforzo congiunto dei singoli Paesi e della Comunità internazionale per assicurare a tutti il diritto a non dover emigrare, ossia la possibilità di vivere in pace e con dignità nella propria terra. Si tratta di un diritto non ancora codificato, ma di fondamentale importanza, la cui garanzia è da comprendersi come corresponsabilità di tutti gli Stati nei confronti di un bene comune che va oltre i confini nazionali. Quel 1.600.000 circa di umanità che dall’Africa sono presenti in Italia, proviene dalla cintura subsahariana, da Paesi che hanno risorse minerarie incredibili ma che sono gestite come cosa propria da coloro che ne detengono il potere politico (molto spesso camuffato da integralismo religioso). «Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,35-36). Queste parole suonano come monito costante a riconoscere nel migrante non solo un fratello o una sorella in difficoltà, ma Cristo stesso che bussa alla nostra porta. Perciò, mentre lavoriamo perché ogni migrazione possa essere frutto di una scelta libera, siamo chiamati ad avere il massimo rispetto della dignità di ogni migrante; e ciò significa accompagnare e governare nel miglior modo possibile i flussi, costruendo ponti e non muri, ampliando i canali per una migrazione sicura e regolare. Ovunque decidiamo di costruire il nostro futuro, nel Paese dove siamo nati o altrove, l’importante è che lì ci sia sempre una comunità pronta ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare tutti, senza distinzione e senza lasciare fuori nessuno. La campagna “Liberi di partire, liberi di restare” della Cei, (ci ricorda mons. Perego, presidente della Cemi e Migrantes), ha impegnato oltre 30 milioni delle risorse dell’otto per mille tra il 2017 e il 2022 è stato un segno della Chiesa italiana per far crescere la consapevolezza delle storie dei migranti, sperimentare un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione dei migranti che arrivano tra noi, non dimenticando il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra. È stata una campagna di denuncia dei morti, delle violenze, della tratta su persone indifese che una storia nuova di accompagnamento dei migranti può scongiurare. I cambiamenti climatici, le carestie, la povertà assoluta sono ostacoli a volte invalicabili, insormontabili per poter costruire un futuro degno di questo nome per coloro che vivono la precarietà del non sapere oggi quale domani li attende. Non vi è muro che tenga dinanzi alla forza irrefrenabile del desiderio umano di poter accedere a quel pezzo di pane, a quel bicchiere d’acqua, a quell’accoglienza che deve promanare dal nostro vivere ad imitazione di Cristo. Solo così impareremo anche noi a scrivere non più elenchi di vittime disperate ma, come il redattore del Primo Libro delle Cronache, genealogie vive, nomi di donne e uomini con un futuro non più solo da sognare ma da costruire, finalmente liberi di scegliere se restare o emigrare. (Riccardo Garbetta - Direttore diocesano Ufficio Migrantes)

Salerno: oggi la Festa dei Popoli

24 Settembre 2023 - Salerno - Come un piccolo ciottolo di pietra lanciato in mezzo a un lago genera movimenti – regolari e concentrici – che continuano a viaggiare fino a toccare e interpellare le sponde, così il battito dei nostri cuori, che pulsano all'unisono, raggiunge le sponde dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, con quella vitalità che esorta ad affrontare i tempi che viviamo e a non smarrire la nostra umanità. Il battito del cuore, localizzato nel nostro petto, è conditio sine qua non per la nostra sopravvivenza nel mondo. Esso si sincronizza col nostro respiro che deve alimentarsi aprendosi all'esterno, in una dimensione altrettanto necessaria per abbracciare quello stesso mondo, per sentirsi parte di qualcosa di più grande, che tenta di armonizzarsi, alla ricerca di una condivisione globale. Così gli organizzatori immaginano che sarà viva la Piazza della Concordia di Salerno: tutto può e deve arrivare lì, nel mezzo della Festa dei Popoli, che è anche espressione del volto bello del mondo. Ci ritroveremo lì, nel punto di incontro tra diverse culture e tradizioni, tra diverse generazioni, tra donne e uomini di ogni fede e provenienza, che potranno incontrarsi in uno spazio vivace, fatto di volti, storie, colori, valori condivisi, dove sintonizzarsi con lo stesso battito, per testimoniare la bellezza dell’essere uniti nella diversità. Promossa dall’ Arcidiocesi di Salerno – Campagna – Acerno, operativa attraverso i suoi Uffici Diocesani – Migrantes, Missionario e Caritas - dalla Consulta dei Popoli di Salerno, dai Missionari Saveriani e patrocinata del Comune di Salerno, la XIV edizione della Festa dei Popoli di Salerno avrà luogo, in Piazza della Concordia, oggi a partire dalla ore 16. L’evento si svolge in concomitanza con la 109a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e vuole essere l’occasione per confrontarsi, formarsi, sensibilizzare ciascuno di noi, i cittadini, le comunità e i gruppi di appartenenza su un tema importante “Liberi di scegliere se migrare o restare”. A tal proposito, Papa Francesco scrive “…mentre lavoriamo perché ogni migrazione possa essere frutto di una scelta libera, siamo chiamati ad avere il massimo rispetto della dignità di ogni migrante; e ciò significa accompagnare e governare nel miglior modo possibile i flussi, costruendo ponti e non muri, ampliando i canali per una migrazione sicura e regolare. Ovunque decidiamo di costruire il nostro futuro, nel Paese dove siamo nati o altrove, l’importante è che lì ci sia sempre una comunità pronta ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare tutti, senza distinzione e senza lasciare fuori nessuno. … Solo camminando insieme potremo andare lontano e raggiungere la meta comune del nostro viaggio”. La Festa dei Popoli Salerno continua a focalizzare la sua azione sulla riscoperta della diversità come valore aggiunto per l'uomo, una disuguaglianza che arricchisce e non svilisce il valore dell'altro, e continua a dar voce all’appello per lo sforzo congiunto dei singoli paesi e della comunità internazionale al fine di assicurare a tutti il diritto a non dover emigrare, ossia la possibilità di vivere in pace e con dignità nella propria terra. L’Ufficio Diocesano Migrantes, che coordina la Consulta dei Popoli di Salerno, costituita dai 18 referenti delle comunità migranti che abitano il territorio salernitano (Brasile, Cameroun, Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Filippine, Georgia, India, Indonesia, Marocco, Nigeria, Perù, Polonia, Romania, Ucraina, Thailandia, Tunisia, Venezuela), attraverso il suo Direttore Antonio Bonifacio sottolinea come “… questo evento vuole offrire al mondo globalizzato che ci guarda l’immagine attraente di una comunità di popoli, di una convivialità di culture, in cui ci stringersi la mano con simpatia, comunicare in una lingua che permette di comprendersi senza cancellare necessariamente la propria, sentirsi parte di una cultura che accoglie rimanendo fieri della propria e vedendola riconosciuta con altrettanto rispetto. Inoltre, lo stile di fraternità della Consulta dei Popoli di Salerno ci rende partecipe della sofferenza di chi, in questo tempo, vive nei propri paesi di origine il dramma della guerra e dei disastri naturali, per cui il pensiero è rivolto alle comunità amiche che vivono in stato di angoscia e verso le quali siamo portavoce della nostra solidarietà e amicizia”. L’invito ad essere presente è esteso a tutta la comunità cittadina, per vivere un pomeriggio di spettacolo; sul palco si alterneranno tutte le comunità migranti aderenti, daremo voce a racconti di accoglienza, alla voglia di protagonismo di tanti giovani, a momenti di coinvolgimento del pubblico non solo spettatore dei diversi linguaggi artistici, alle sfide affrontate con successo e a quelle che attendono di essere vissute con coraggio e con lo stesso battito. (Antonio Bonifacio)