Primo Piano

Scegliere di Emigrare: un documentario sul desiderio di emigrare degli studenti di Dakar

19 Ottobre 2023 - Roma - Oggi,  19, alle 19:00 presso il Teatro Garbatella di Roma, la cooperativa Sophia presenta “Scegliere di Emigrare” il suo primo documentario realizzato per condividere con il pubblico l’indagine che ha condotto sul desiderio di emigrare degli studenti di Dakar. Il documentario è tratto dal progetto “Educare Senza Confini” che Sophia ha condotto in Africa dal 2020 a beneficio di più di 6.000 studenti con lo scopo di aumentare la loro consapevolezza della migrazione, attraverso informazioni, testimonianze e spazio per esprimere con l’arte la propria opinione sul tema. Il progetto si conclude ogni anno con un evento finale, che quest’anno si è tenuto nel Collége Sacre-Coeur di Dakar alla presenza di 200 studenti. “Ho visto le riprese di una studentessa che cantava all’evento finale, una canzone che parlava del desiderio di partire. Mi sono chiesto chi ero io per giudicare questa ragazza. L’aula magna era piena di ragazzi. Se fossi stato tra loro, anche io sarei voluto partire”, racconta Davide Tittarelli, autore del documentario, riferendosi alle riprese fatte durante l’ultimo evento finale del progetto. L’idea di realizzare il documentario era quella di permettere anche ad altre persone di provare la sua stessa empatia nei confronti di chi emigra e superare quelle generalizzazioni o idealizzazioni che banalizzano il fenomeno migratorio. La lente attraverso la quale "osserviamo la scelta di emigrare è quella del team di educatori della Cooperativa Sophia che per primo ha dovuto imparare a relazionarsi con giovani e docenti che non conosceva ma nei quali desiderava generare un cambiamento di prospettiva sul fenomeno migratorio". “Mi piaceva che Sophia non si fosse fermata al desiderio di dare informazioni corrette ma che abbia continuato a scavare per capire come rendersi veramente utile per gli studenti locali.” racconta Davide. Attraverso delle animazioni, il documentario illustra le pillole della ricerca “Information Campaigns and Migration Perceptions” che Sophia ha realizzato su un campione di 4.000 studenti di Dakar in collaborazione con l’università Tor Vergata di Roma e la Fondazione Migrantes sul desiderio di emigrare degli studenti locali e sulle loro conoscenze del fenomeno migratorio. Il regista ha lasciato alla voce di studenti e docenti locali il compito di indicare una possibile via per dare una risposta alla domanda: “E’ meglio partire o restare?”

Fondazione Moressa: 2,4 milioni di lavoratori immigrati in Italia, producono 154 miliardi di PIL (9%)

19 Ottobre 2023 - Roma - La popolazione straniera residente in Italia si conferma stabile a quota 5 milioni ad inizio 2023, pari all’8,6% del totale. L’età media degli stranieri è 35,3 anni, contro i 46,9 degli italiani. Gli indicatori demografici spiegano bene la diversa tendenza: tra gli stranieri vi sono 11,0 nati ogni mille abitanti e 2,0 morti; tra gli italiani, 6,3 nati e 13,0 morti per mille abitanti. Significativo anche il numero di stranieri “naturalizzati” italiani: 133 mila nel 2022, per un totale di 1,4 milioni negli ultimi 11 anni. Sono alcuni dati presenti nel Rapporto annuale 2023 sull’economia dell’Immigrazione, curato dalla Fondazione Leone Moressa e presentato oggi a Roma. Nel 2022 sono stati 338 mila i Permessi di Soggiorno rilasciati dall’Italia, picco massimo dell’ultimo decennio. In ripresa, soprattutto, gli ingressi per lavoro, che rappresentano quasi un quinto del totale. I 67 mila ingressi per lavoro del 2022 sono frutto del Decreto Flussi 2021 (Governo Draghi) e sono dunque destinati ad aumentare nei prossimi anni a seguito dei Decreti del Governo Meloni, che ha previsto 122 mila ingressi per lavoro nel 2023 e 452 mila nel periodo 2024-2026. In Europa, i Paesi con più immigrati per lavoro sono Polonia, Spagna e Germania. In Italia, il rapporto tra ingressi per lavoro e popolazione residente (11,3 ogni 10 mila abitanti) rimane inferiore rispetto alla media Ue (27,4). Il primo canale d’ingresso in Italia, infatti, rimane il ricongiungimento familiare (38,9% del totale). Dopo la flessione dovuta alla pandemia, il tasso di occupazione degli stranieri (60,6%) torna a superare quello degli italiani (60,1%), pur rimanendo al di sotto dei livelli pre-Covid. Gli occupati stranieri sono 2,4 milioni e si concentrano nei lavori manuali: l’incidenza degli stranieri, infatti, è mediamente del 10,3% sui lavoratori totali, ma raggiunge il 28,9% tra il personale non qualificato. I lavoratori immigrati producono 154,3 miliardi di Valore Aggiunto, dando un contributo al PIL pari al 9%. L’incidenza sul PIL aumenta sensibilmente in Agricoltura (15,7%), ed Edilizia (14,5%). Secondo i dati del Rapporto continua l’aumento degli imprenditori immigrati, che nel 2022 sono 761 mila (10,1% del totale). In dodici anni (2010-22), gli immigrati sono cresciuti (+39,7%) mentre gli italiani sono diminuiti (-10,2%). Incidenza più alta al Centro-Nord e nei settori di Costruzioni, Commercio e Ristorazione. Dopo la pandemia, torna a crescere il numero di contribuenti immigrati. Si tratta di 4,3 milioni di contribuenti (10,4% del totale), che nel 2022 hanno dichiarato redditi per 64 miliardi di euro e versato 9,6 miliardi di Irpef. Rimane alto il differenziale di reddito pro-capite tra italiani e immigrati (circa 8 mila euro annui di differenza), conseguenza diretta della concentrazione occupazionale. Rimane positivo il saldo tra il gettito fiscale e contributivo (entrate, 29,2 miliardi) e la spesa pubblica per i servizi di welfare (uscite, 27,4 miliardi), con +1,8 miliardi di euro in attivo. Gli immigrati, prevalentemente in età lavorativa, hanno infatti un basso impatto sulle principali voci di spesa pubblica come sanità e pensioni.

Vigilare sul Cyberspazio

19 Ottobre 2023 - Roma - È uno dei problemi del Cyberspazio: la facile accessibilità da parte dei minori a contenuti dannosi, come ad esempio la pornografia. È un fenomeno ampio che forse, proprio perché legato al digitale, sfugge ai più nelle proporzioni e nelle conseguenze. E allora occorre parlarne; farlo aiuta a crescere nella consapevolezza e motiva l’azione di educazione, prevenzione e contrasto. Per questo abbiamo pensato a un tracciato d’impegno, condiviso con il Coordinamento per la comunicazione (Copercom) e una decina di associazioni ad esso aderenti, con l’obiettivo di progettare un’azione concreta in risposta a un tema di grande attualità. È importante agire su due macro-aree – sensibilizzazione e formazione – puntando all’educazione all’affettività, alla vita interiore e a una maggiore coscienza dei genitori. Tutti sono chiamati a fare la loro parte! (Vincenzo Corrado)

Mons. Felicolo: la popolazione straniera possa essere messa nelle condizioni di contribuire attivamente alla vita del paese

19 Ottobre 2023 - Roma – “È inevitabile uno sguardo di preoccupazione verso la parte immigrata della popolazione residente in Italia. Siamo, infatti, a conoscenza della difficoltà di molti cittadini stranieri, giovani e meno giovani, di ‘rimanere al passo’ con le nuove tecnologie e la digitalizzazione”. Lo ha detto questa mattina il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, alla presentazione del XIII Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione “Talenti e competenze nell’Europa del futuro” curato dalla Fondazione Leone Moressa.  Mons. Felicolo ha ricordato quanto successo durante la pandemia, con la didattica a distanza (DAD): la maggioranza dei minori stranieri ha dovuto condividere il computer o il tablet con i restanti membri della famiglia. L’emergenza Covid-19 ha reso “solo più evidenti gli effetti del cosiddetto ‘digital divide’, soprattutto nell’ambito dell’istruzione, che grava soprattutto sui giovani provenienti da situazioni socio-economiche svantaggiate, di scarsa integrazione sociale, mancanti del sostegno da parte delle famiglie oppure incapaci o impossibilitati ad interfacciarsi con docenti e scuole”. Qualcosa di simile – ha spiegato il direttore Migrantes - accade anche con gli adulti di recente immigrazione, che “spesso sono ostacolati, se non del tutto esclusi, in una ricerca del lavoro che ormai si affida ampiamente, anche per la parte burocratica, unicamente alle tecnologie digitali”. Il Rapporto 2023 di Fondazione Moressa sull’economia dell’immigrazione intende “tracciare una fotografia dell’Italia dal punto di vista della valorizzazione di talenti”. Questo – ha spiegato - è anche “uno dei compiti della Fondazione Migrantes: scoprire, e far scoprire, le grandi ricchezze, certamente non solo economiche, di cui si fanno portatrici le persone migranti”. In Italia “assistiamo – ha aggiunto ancora - ad un aumento di richiesta di manodopera – anche straniera – da parte delle imprese, che ha condotto negli ultimi anni a un’inversione di tendenza nella definizione delle quote d’ingresso previste dal Decreto Flussi: dopo anni di quote ridotte a 30 mila ingressi annui (inclusi gli stagionali), gli ingressi pianificati sono stati 69 mila per il 2022 e addirittura 82 mila per il 2023. Si tratta di un significativo cambiamento di indirizzo, anche se con numeri ancora insufficienti rispetto alle richieste avanzate dalle categorie produttive”. Ma “non dobbiamo abituarci a pensare che la manodopera che viene dall’estero – persone, uomini e donne, di cittadinanza straniera – possa trovare un impiego soltanto nel lavoro manuale, se intende o può aspirare ad altro. La presenza di lavoratori stranieri qualificati, infatti, è troppo spesso misconosciuta, ed essi vengono inseriti in mansioni di basso livello rispetto alla loro formazione determinando un’immobilità sociale che limita le loro opportunità di reale inserimento sociale e uno spreco di competenze per l’intero Paese. Una forma, se possibile ancora più odiosa, di lavoro ‘etnicizzato’”. L’auspicio della Fondazione Migrantes, è che la popolazione di cittadinanza straniera “possa sempre più essere messa nelle condizioni di contribuire attivamente alla vitalità imprenditoriale, alla cultura e allo sviluppo dell’economia italiana e dei paesi di provenienza attraverso i propri talenti”.

Migrantes Treviso: ieri celebrazione del vescovo al lunapark e giro sulla giostra

  19 Ottobre 2023 -

Treviso - Ieri a Treviso, alle Fiere di san Luca, una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Michele Tomasi promossa dall’ufficio diocesano Migrantes. Quest’anno, per la prima volta, la messa è stata presieduta dal presule che si è intrattenuto poi con i giostrai e con le loro famiglie e ha accettato l’invito a fare un giro sulla ruota panoramica. Commentando il Vangelo della festa di san Luca (l’invio, per la predicazione, dei 72 discepoli, a due a due, con l’invito a non portare troppe cose con sé), mons. Tomasi ha ricordato l’importanza di viaggiare leggeri, come i lavoratori delle Fiere fanno.

“Viaggiare leggeri nella vita significa cercare sempre l’essenziale – ha detto -, ciò che dà senso all’esistenza. E il Vangelo ci insegna che questo essenziale è sempre e solo l’amore, la capacità di accogliere, di perdonare, di sostenere, di portare vita. Anche nel vostro caso, nel vostro lavoro, si vedono le luci, i colori, non la fatica che a volte questa vita richiede, fatta di spostamenti, di condizioni a volte difficili, come quando eravate bloccati nel tempo della pandemia. Che il Signore continui ad accompagnare il vostro cammino, il vostro impegno per la gioia delle persone, in un momento in cui sembra che siano la tristezza e il male a vincere. Ma ha già vinto il Signore, il male è sconfitto – ha concluso il Vescovo -, e allora ci sarà la gioia. Forse ci saranno delle belle giostre nel luogo dell’eternità beata, perché quello che ci aiuta a tornare fanciulli, è quello che ci rende partecipi del Regno di Dio”. A concelebrare con il vescovo il direttore dell’ufficio Migrantes, don Bruno Baratto, don Marco Cagnin, referente dell’ufficio Migrantes per i giostrai, il parroco di Fiera, don Matteo Volpato e don Mirko Dalla Torre, direttore ufficio Migrantes della diocesi di Vittorio Veneto e assistente triveneto per i fieranti e i circensi. (R.I.)

 

Papa Francesco: questa sera preghiera in Piazza san Pietro per i migranti e i rifugiati

19 Ottobre 2023 - Città del Vaticano. Questa sera, al termine della tredicesima congregazione generale del Sinodo dei Vescovi, una preghiera per i migranti e i rifugiati in piazza san Pietro  presso il monumento "Angel Unawares". La preghiera si svolgerà alla presenza di papa Francesco. E' importante che questo evento sia collocato nell'ambito del Sinodo perché il Sinodo sta guardando alla vita della Chiesa, una Chiesa pellegrina che cammina anche con le gambe dei migranti. Questo evento è un modo per essere vicini alle sofferenze e alle speranza dei più poveri.

Migrantes: nessun bisogno di disposizioni urgenti sull’immigrazione

18 Ottobre 2023 - Roma – La Fondazione Migrantes si dice “sorpresa” dal ricorso “costante a decreti d’urgenza sui temi migratori: è la quarta volta in pochi mesi, infatti, che il governo interviene sul tema della gestione migratoria”. Lo ha detto oggi il direttore generale dell’organismo pastorale della Cei parlando, in audizione, alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati in merito al disegno di legge avente per oggetto "Disposizioni urgenti in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché per il supporto alle politiche di sicurezza e la funzionalità del Ministero dell'interno”. Per la Migrantes se è “indubbio che il 2023 ha numeri di arrivi via mare significativi” (140.000 ad oggi ndr), gli arrivi via terra “sono stati anche più alti negli anni passati e gli sbarchi negli anni 2015 e 2016 sono stati superiori arrivando a 160.000/180.000, ma non c’è stato bisogno di arrivare a dichiarare l’emergenza, perché c’erano circa 190.000 posti di accoglienza che negli anni sono stati in parte smantellati”. In Italia - ha sottolineato il direttore generale Migrantes – “più che essere in emergenza per i numeri, siamo in emergenza perché non è stata fatta e continua a non essere fatta una programmazione e gestione dell’accoglienza adeguata che porti a far dialogare e coordinare il Governo con le regioni e a seguire non c’è una programmazione in ogni regione che coinvolga i comuni e tutti gli enti del Terzo settore ed ecclesiali”. Entrando nel merito del disegno di Legge “troviamo incoerente con quanto dichiarato in premessa che quasi tutti gli interventi siano volti non a garantire e tutelare i potenziali richiedenti asilo e le molte persone fragili che arrivano dopo viaggi estenuanti via terra e via mare, ma a comprimere ulteriormente i loro diritti contravvenendo addirittura ad alcune Convenzioni internazionali e alcune direttive europee”. Per la Migrantes “manca una programmazione regione per regione che garantisca posti dignitosi di prima e seconda accoglienza sia per adulti che per minori migranti. Non è possibile pensare di risolvere la mancanza di posti nel sistema, andando in deroga alle regole dell’Unione Europea e dichiarando che nelle strutture dove prima potevano essere accolte 50 persone ora ce ne possono stare 100 e dove prima erano accolte 100 persone ora ce ne possono stare 200, sapendo che il sovraffollamento unito ai tagli che già ci sono stati rispetto ai servizi dentro ai centri di accoglienza porterà a trascurare il riconoscimento di tutte le vulnerabilità che invece dovrebbero essere tutelate e a cui dovrebbe essere garantito un posto nel SAI. Se è apprezzabile aver riconosciuto tutte le donne e non solo quelle incinte come vulnerabili, occorre – sottolinea la Fondazione Migrantes - altrettanto farlo con tutti i minori, non trascurando anche le vulnerabilità di molti degli uomini che arrivano da viaggi e da campi dove le violazioni dei loro diritti sono state numerose, documentate sia in Libia che in Tunisia, come lungo la rotta balcanica”. Tra le criticità “il tentativo di limitare anche le tutele, che già non riusciamo a garantire, in ordine ai minori stranieri non accompagnati (MSNA)”: il Decreto-legge prevede che, in caso di indisponibilità di strutture dedicate, i Prefetti possano collocare i minori migranti non accompagnati ultra16enni in Centri di accoglienza per adulti. Una scelta, questa, che – sottolinea il direttore Migrantes – “si pone in drammatico contrasto con il principio del rispetto del superiore interesse del minore, oltre che rappresentare una grave discriminazione tra minorenni italiani e stranieri”. Ed è in “disaccordo” con quanto disposto anche dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza per l’accoglienza dei MSNA, che stabilisce di preferire l’accoglienza del MSNA in famiglia o almeno in centri esclusivi per loro, con un buon rapporto tra minori presenti e figure di operatori ed educatori specializzati. Rispetto alla determinazione dell’età in fase di identificazione, poi, il testo prevede una deroga alla procedura disposta dalla L.47, stabilendo - anche senza un tutore del minore, senza un traduttore, - di sottoporre “il minore a radiografie che possono anche essere invasive e che danno risultati con margini di errore di circa due anni in più o in meno.  In questo modo – spiega la Fondazione Migrantes -  si elude il principio dell’approccio multidisciplinare, che preveda un’eccezione alla regola secondo la quale gli accertamenti sanitari, in particolare se caratterizzati da invasività, debbano essere utilizzati soltanto se strettamente necessari e in seguito a metodi meno invasivi, quali il colloquio psico-sociale con l’interessato. La procedura identificativa, inoltre, dovrebbe essere disposta solo in caso di “fondato dubbio” sulle dichiarazioni dell’interessato e non a libera discrezione delle forze di pubblica sicurezza”. La Migrantes ricorda anche che a proposito di accoglienza e di procedure identificative e di tutela dei minori in passato “il nostro Paese è stato condannato dalla Corte Europea dei diritti umani per aver collocato minorenni non accompagnati in centri di accoglienza per adulti e per aver condotto procedure di accertamento dell’età senza garanzie procedurali sufficienti”. Da qui la richiesta di una “una maggior attenzione nel disegno di legge in esame al rafforzamento del sistema di accoglienza e che tutte le norme che tendono a comprimere i diritti dei MSNA vengano eliminate durante l’iter della legge”.    

Fondazione Moressa: domani la presentazione del Rapporto sull’economia dell’immigrazione

18 Ottobre 2023 - Roma - Sarà presentato domani, giovedì 19 ottobre a Roma il XIII Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione “Talenti e competenze nell’Europa del futuro” a cura della Fondazione Leone Moressa. La presentazione al Salone delle conferenze del Viminale a Roma. Tra gli interventi previsti quello del Direttore Generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Qui il Programma  

Viminale: da inizio anno sbarcate 140.590 migranti sulle coste italiane

18 Ottobre 2023 -
Roma - Sono 140.590 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo i dati forniti oggi dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 17.239 sono di nazionalità guineana (12%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (15.562, 11%), Tunisia (15.064, 11%), Egitto (8.997, 6%), Bangladesh (8.134, 6%), Burkina Faso (8.057, 6%), Pakistan (6.450, 5%), Siria (5.884, 4%), Mali (5.345, 4%), Camerun (4.833, 3%) a cui si aggiungono 45.025 persone (32%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Consiglio d’Europa: prevenire i rischi della Tratta di esseri umani nel contesto della migrazione

18 Ottobre 2023 -
Strasburgo - In occasione  della Giornata europea contro la tratta di esseri umani che si celebra oggi il Gruppo di esperti del Consiglio d’Europa sulla lotta alla tratta di esseri umani (Greta) mette in guardia contro l’aumento del rischio di tratta creato dalle restrizioni politiche all’immigrazione e all’incapacità di affrontare le vulnerabilità dei migranti e dei richiedenti asilo. Helga Gayer, presidente del Greta, ha dichiarato: “un numero crescente di persone in fuga da conflitti armati, violenza ed emergenze climatiche e umanitarie è costretto a migrare in condizioni non sicure. Lo status di migrante irregolare è un importante fattore di vulnerabilità, che rende i migranti una facile preda per criminali senza scrupoli. I minori non accompagnati e separati sono particolarmente vulnerabili a rimanere intrappolati nella rete dei trafficanti. Gli immigrati in situazioni regolari possono anche cadere vittime della tratta di esseri umani ed essere sfruttati da imprese legittime che utilizzano metodi di reclutamento ingannevoli e scappatoie nella regolamentazione del mercato del lavoro”. Il monitoraggio da parte del Greta ha evidenziato “importanti lacune nell’identificazione e nella protezione delle vittime della tratta tra migranti e richiedenti asilo. Le politiche di immigrazione sono troppo spesso slegate dall’obbligo giuridico di identificare e assistere le vittime della tratta e di fornire loro un periodo di recupero, con conseguenze negative sul perseguimento e sulla punizione dei trafficanti. La pratica dei respingimenti alle frontiere crea il rischio che le persone oggetto di traffico non vengano identificate e che i rimpatri portino ad una nuova tratta”.

Pistoia: sabato l’inaugurazione della mostra di Ebrima

18 Ottobre 2023 - Pistoia -  Fin da piccolo, dai tempi della scuola, lo accompagna il talento per il disegno e i colori. Durante le lezioni, mentre gli altri prendevano appunti Ebrima disegnava ritratti di amici e compagni di classe. Ogni tanto si cimentava anche con la scultura, lavorando a rilievo alcune tavole di legno. Ad arte «Facevo i compiti per gli altri studenti», ma il prof però se n'era accorto, «mi diceva che ero bravo» ma «riconosceva il mio stile». Nel 2016 Ebrima Danso ha deciso che era venuto il momento di tentare la fortuna fuori dal Gambia. Lì sentiva dire che in Libia il lavoro non mancava, che si poteva guadagnare qualcosa per poi spingersi altrove. «Dal Gambia sono andato in Senegal, poi in Mali, di lì al Burkina Faso e poi in Nigeria». Dopo due settimane di viaggio in pullman, arrivato in Nigeria con degli amici è giunta l'ora della prima, rischiosa traversata, quella nel deserto. «Eravamo alcuni del Mali, altri del Niger. Nel deserto abbiamo viaggiato in pick up per una settimana. Due miei amici, caduti durante il viaggio sono stati abbandonati per la strada». Nel deserto però non c'è scampo e prima di partire occorre prepararsi bene perché il viaggio è duro e i trafficanti di uomini non hanno pietà. «La Libia è un posto pericoloso. Ho lavorato in un ristorante per un anno. Poi un giorno, mentre andavo al lavoro alcuni uomini mi hanno fermato e messo in macchina. Mi hanno incappucciato e buttato in una stanza dove c'erano altre persone». È l'ora più dura per Ebrima che picchiato e legato mani e piedi è stato costretto a mettersi al servizio di uomini senza scrupoli. «Vogliono i soldi e tu lavori gratis per loro. A salvarlo è stato il suo datore di lavoro, il proprietario del ristorante, che lo ha riscattato con i risparmi che Ebrima aveva messo da parte. Uscito di lì la paura di camminare per strada e tornare tra la gente era grande. «Conoscevo amici africani che sapevano come farmi arrivare in Italia. Via telefono mi hanno dato le indicazioni per raggiungere un punto di raccolta dove c'erano tante persone pronte e partire». Dopo quasi un mese di attesa è arrivato il momento della seconda traversata, quella del Mediterraneo. «La barca non era troppo grande. Prima di partire mi hanno dato delle indicazioni: guarda le stelle. Seguile per tenere la rotta». «Le motovedette libiche ci hanno scortato in alto mare poi, indicata la direzione ci hanno lasciato. In mare ci ha soccorso la barca di una ong. Così mi sono salvato e sono sbarcato a Reggio Calabria». In Italia Ebrima ha potuto nuovamente esprimere la sua passione. «In Calabria ho cominciato a disegnare, a fare ritratti che ho appeso in camera: Dybala, Bob Marley e altri. Una signora del posto ha visto i miei lavori e mi ha chiesto di fare dei murales. In Calabria mi hanno fatto anche partecipare a un concorso artistico. Dopo molte traversie per ottenere i documenti Ebrima è finito in Puglia a lavorare come bracciante agricolo, poi «con il Covid si è fermato il lavoro e un mio amico mi ha invitato a Vicofaro». A Pistoia Ebrima ha trovato un porto sicuro: «qui c'è da mangiare e dormire, posso fare una doccia »; «Ho trovato aiuto e quel che ha fatto per me don Massimo solo Dio lo sa». «Ora vivo in porta san Marco nello Sprar, sto facendo un corso per muletto e delivery, ma tempo fa mi hanno rubato la bicicletta. Quando il corso sarà finito vorrei farne un altro per imparare meglio l'italiano». «Pistoia - racconta Ebrima - mi è piaciuta molto. Ho trovato i migliori amici qui. Non li avevo trovati altrove. Amici come Doriano, Mauro, Massimo. Mi piacerebbe dipingere, ma ora cerco un lavoro». Su suggerimento di don Biancalani Ebrima ha cominciato a ripercorrere in pittura il suo viaggio della speranza. Ad Aprile, poi ha realizzato una copia dell'Ecce Homo di Antonello da Messina che don Massimo ha distribuito ai parrocchiani per la benedizione delle famiglie. Ultimamente con i suoi pennelli ha decorato dentro e fuori la chiesa di Vicofaro: il Cristo crocifisso dietro l'altare e la facciata della vecchia chiesa. Adesso è arrivato il momento della sua prima mostra a Pistoia. «Una prima volta l'ho fatta a Riace e a Romena da don Verde e a Siena. Questa però è più completa». I quadri di Ebrima saranno esposti a Vicofaro per una prima personale dal titolo "Un segno tra umanità e disumanità" dal 21 al 5 novembre. La mostra, allestita nei locali della parrocchia dal 21 ottobre al 5 novembre, sarà aperta tutti i giorni dalle 16.30 alle 18.30. Per l'inaugurazione sabato 21 alle 10.30 saranno presenti il vescovo Tardelli, don Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes e Sara Vatteroni direttrice dell'Ufficio Migrantes della Toscana. (Ugo Feraci e Daniela Raspollini)  

Card. Zuppi: pace e coraggio di scelte nuove

17 Ottobre 2023 -

Roma - "Chiedete pace per Gerusalemme: vivano sicuri quelli che ti amano” (Salmo 122, 6). I Salmi sempre esprimono le domande vere, profonde, drammatiche, esaltanti della nostra vita, di “questa stupenda e drammatica scena temporale e terrena”, della nostra terra “dolorosa, drammatica e magnifica” (Paolo VI, Testamento) nella quale possiamo sempre vedere il “riflesso della prima e unica Luce” (Paolo VI, Pensiero alla morte). È la richiesta angosciosa espressa dalle vittime: “Eccoli: avanzano, mi circondano, puntano gli occhi per gettarmi a terra, simili a un leone che brama la preda, un leoncello che si apposta in agguato” (Salmo 17, 11-12).

Sono le parole dei nostri fratelli ebrei, sorelle, figli, padri, madri – perché sono nostri fratelli, tutti! –, uccisi da una mano assassina che ha colpito il loro corpo, vigliaccamente, follia omicida, disumana, tradimento di ogni legittima aspirazione, bestemmia della fede. Chiediamo assieme pace per Gerusalemme, uniti dalla fame e dalla sete di pace e giustizia, che Gesù ci indica come via di beatitudine. Pace! È quello che chiediamo e che diventa impegno e responsabilità, perché non si chiede pace se nel cuore vi sono sentimenti di odio, di violenza, e non si chiede quello che non vogliamo vivere a partire da noi. Tanti “artigiani di pace” aiuteranno gli attuali, troppo pochi, “architetti” di pace, cioè chi costruisce ponti e non muri, alleanze e non conflitti. Cerchiamo pace, perché non c’è futuro con la violenza e con la spada. Ci accordiamo con i cristiani della Terra Santa, ma nel profondo con tutti i credenti che lì abitano e devono poter abitare assieme. Alziamo le nostre mani e scegliamo di digiunare perché, come ricorda Gesù, certi spiriti si combattono solo con la preghiera e il digiuno. Con il digiuno e la preghiera prendiamo più coscienza della situazione in cui vivono tanti nostri fratelli. Privandoci di qualcosa mostriamo concretamente che il prossimo in difficoltà è al centro delle nostre preoccupazioni. Se il male appare così pervasivo, distruttivo, terribile, da riempire di sgomento e da togliere il respiro pensando alla fragilità di chi è ostaggio, di chi oggi è in pericolo, non ci lasciamo intimidire e imploriamo con l’insistenza della povera vedova, debolissima, forte solo del suo desiderio di giustizia, la pace per Gerusalemme, per tutta la Terra Santa. La preghiera è sempre una vera ribellione al male e ci aiuta a ritrovare l’umanità. Facciamo nostro il pianto inconsolabile di Rachele che non vuole essere consolata perché i suoi figli non sono più (Ger 31,15). E qualunque madre pianga suo figlio oggi è Rachele. Chiediamo che gli ostaggi siano liberati, che ci sia giustizia per i responsabili di quella barbarie, che si rispettino i civili e sia sempre protetta la vita di innocenti che finiscono doppiamente vittime. Il grande saggio ebreo rabbi Nachman, nel suo commento a quel passo del Libro di Zaccaria (8,19) che propone un’astinenza capace di tramutarsi in gioia, spiega così questo sorprendente rovesciamento: “Quando non c’è pace ma discordia, allora digiuno, e in virtù del digiuno si compie la pace”. Il digiuno ci aiuta a pregare con consapevolezza, a concentrarci sull’essenziale. Digiuniamo dalla passività, dall’abitudine alla violenza, dai pregiudizi, da qualsiasi connivenza con i semi mai sconfitti dell’antisemitismo, e scegliamo di essere artigiani di pace. Digiuniamo perché, come dice il profeta Isaia, “allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà” (Is 58,8). E la gloria di Dio sono sempre i fratelli che si ritrovano insieme. Il testo per la preghiera che la Cei propone a tutti si apre con queste parole: “Fratelli e sorelle carissimi, con il cuore pieno di sgomento per gli orrori dell’odio, della violenza e della guerra che feriscono la Terra Santa, eleviamo la nostra supplica a Dio, Re della pace, affinché israeliani e palestinesi possano trovare la strada del dialogo”. Sentiamo quasi fisicamente il bisogno di stringerci alle sorelle e ai fratelli della Terra Santa perché il Dio della pace ispiri il coraggio di scelte nuove, che sappiano trarre dal colpevole scempio una forza nuova di pace. La preghiera è piangere con chi piange, asciugare con il Signore le lacrime di donne, uomini, anziani e bambini costretti a scappare, a vivere l’orrore dei bombardamenti e della violenza. Rendiamo preghiera le parole del Papa: “Per favore, non si versi altro sangue innocente, né in Terra Santa, né in Ucraina o in qualsiasi altro luogo! Basta! Le guerre sono sempre una sconfitta, sempre!”. La preghiera apre alla vita e, viceversa, questa nutre la preghiera. L’Infinito chiede ospitalità al finito, cioè alla persona con i suoi tratti, dentro la storia, in quei segni dei tempi nei quali il cristiano vive e che deve scorgere e dai quali lasciarsi interrogare per scegliere.
La preghiera, come ha ricordato il Papa domenica, “è la forza mite e santa da opporre alla forza diabolica dell’odio, del terrorismo e della guerra”.
Trova la pace in te e migliaia la troveranno attorno a te, diceva san Serafino di Sarov. Bisogna curare gli animi dall’odio perché questo rende ciechi e genera violenza. La preghiera aiuti a pensare l’impensato e a compiere scelte coraggiose perché un male così grande possa trasformarsi in un impegno per rispondere alle legittime aspirazioni di sicurezza e di pace. (Card. Matteo Zuppi - arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana - pubblicato su Avvenire -)

Mons. Baturi: “serve progetto politico lungimirante per un futuro insieme”

17 Ottobre 2023 -

Roma  - “Dietro questi numeri ci sono tantissimi italiani che si mettono a disposizione e aiutano gli immigrati. Il problema è saper orientare questa disponibilità in un progetto politico lungimirante, capace di pensare ad un futuro insieme, che sia una opportunità di crescita per tutti”. Lo dice mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, commentando i dati del XXXII Rapporto Immigrazione 2023 Caritas-Migrantes, presentato oggi a Roma. “Promuovere significa permettere all’identità di ciascuno di esprimersi compiutamente. I livelli di istruzione, di partecipazione al lavoro e di reddito, dicono che l’accoglienza non è ancora completa se non implica una vera promozione delle persone e delle famiglie”, precisa, rispondendo a margine alle domande dei giornalisti. A proposito delle nuove normative sui minori migranti esprime “tanta preoccupazione per i minorenni perché sono fenomeni che si associano a possibili sfruttamenti, per cui è necessaria la presa in carico in centri territoriali con equipe specializzate capaci di interagire con le comunità locali. E’ necessario che l’età sia calcolata correttamente e siano garantiti i diritti e una accoglienza diffusa, con l’individuazione di centri di accoglienza specializzati, non si possono mettere sullo stesso piano o garantire le stesse condizioni ad adulti e minori”.

Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: presentato oggi il rapporto Immigrazione

17 Ottobre 2023 - Roma - Al 1° gennaio 2023 le stime dell’ISTAT indicano la presenza di 5.050.257 cittadini stranieri residenti in Italia, in lieve aumento rispetto ai dati definitivi riferiti all’anno precedente (5.030.716), in maggioranza nel Nord Italia (59,1% dei residenti totali). Quanto alle principali nazionalità, oltre alla consolidata prima posizione dei cittadini rumeni, e alle successive seconda e terza dei cittadini marocchini e albanesi (che si attestano all’8,4% e all’8,3% del totale), notiamo sempre più un avvicendamento delle provenienze asiatiche (del Sud Est, in particolare): quelle di più storica presenza (come Cina e Filippine) sono in decremento, mentre quelle di più recente arrivo (come Bangladesh e Pakistan) stanno consolidando il loro percorso migratorio in Italia. Sono alcuni dei dati che emergono dalla XXXII edizione del Rapporto Immigrazione realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma. Secondo i dati forniti nel Rapporto i nuovi nati stranieri dal 2012 al 2021 sono diminuiti del 28,7%, passando da quasi 80 mila a meno di 57 mila: è ormai da un decennio che il numero di nuovi nati stranieri diminuisce costantemente e sempre più (-5% negli ultimi due anni). Per quanto riguarda i lavoratori stranieri, per quelli non-Ue il tasso di occupazione si è attestato su valori leggermente inferiori alla media (59,2% contro il 60,1%). In riferimento alle tipologie contrattuali, l’87% degli occupati stranieri è un lavoratore dipendente e il restante 12,9% ha un contratto di lavoro autonomo. Il 75,2% degli occupati non-Ue svolge la professione di operaio (contro il 31,6% degli italiani), mentre solo 1 su 10 è un impiegato e appena lo 0,1% è dirigente. Fra le maggiori criticità figura lo scarso coinvolgimento delle donne non-Ue nel mercato del lavoro in Italia. Alle fragilità di chi è senza un impiego si aggiungono quelle di chi un lavoro lo possiede: il fenomeno della inwork poverty ha registrato una forte recrudescenza negli ultimi anni, tra cittadini stranieri e non: secondo le ultime stime ISTAT, il 7% degli occupati in Italia vive in una condizione di povertà assoluta, percentuale che sale al 13,3% tra i lavoratori meno qualificati e al 31,1% tra gli stranieri. Il totale degli alunni con cittadinanza non italiana nell’anno scolastico 2021/2022, è di 872.360, e la percentuale dei nati in Italia cresce sempre più fino ad arrivare al 65,6%, con punte ancora più alte per alcune nazionalità, come la cinese (88%), la marocchina e la filippina (entrambe oltre il 75%): una realtà ancora non intercettata dalla legislazione sull’acquisizione di cittadinanza. Rispetto all’anno precedente, si è assistito ad un aumento degli ingressi di minori in carcere, sia italiani sia stranieri: segno di dinamiche di disagio giovanile, che si esprimono anche nel fenomeno delle bande giovanili. Il tema della cultura è tanto significativo per la comprensione della nostra società quanto ampio ed eterogeneo. Anche in conseguenze della guerra in Ucraina, aumentano le “voci” delle persone migranti nell’informazione italiana, ma non a tutti è offerta pari opportunità di esprimersi. Di contro, si sente l’esigenza di un maggiore coinvolgimento di persone di origine straniera nelle redazioni giornalistiche e su temi non solo riconducibili alla mobilità, ma all’attualità, alla politica, alla economia e in ogni ambito della vita quotidiana. “La conoscenza dei molteplici aspetti dell’immigrazione – senza trascurare le ragioni che portano a lasciare la propria casa e il proprio Paese – risulta utile per comprenderne la reale portata e il ‘volto’, anche in relazione al rapporto tra le persone che arrivano e la società che accoglie”, scrive in apertura del volume mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana. Per il segretario generale della CEI “accoglienza e integrazione richiedono la reciproca disponibilità a un ‘incontro’  che vada nel rispetto di entrambe le parti. Il percorso in questo senso appare carico di interrogativi, persino di tensioni: per tale ragione risulta ‘necessario – come si legge nel Rapporto – un cambiamento della narrazione, per superare quella dell’emergenza’”.

Mons. Perego: la fatica delle migrazioni nel nostro Paese

17 Ottobre 2023 - Roma - Il 32° Rapporto immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes segnala "la fatica delle migrazioni nel nostro Paese: una fatica per accogliere gli arrivi, per valorizzare le competenze, per tutelare i più deboli e i minori, per avviare processi di inclusione e integrazione nella scuola, sul lavoro, nella vita sociale, politica e culturale". Lo ha detto mons. Gian carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Presidente della Fondazione Migrantes a conclusione della presentazione del Rapporto oggi a Roma.  I dati del Rapporto 2023 evidenziano "in maniera chiara questa fatica: i permessi di soggiorno più numerosi sono per ricongiungimenti familiari, per protezione temporanea, per la regolarizzazione e non per lavoro e studio; la natalità nelle famiglie migranti è in calo;  molte nazionalità - ha aggiunto mons. Perego - stanno partendo (Albanesi, cinesi, polacchi…) più che arrivare; la disoccupazione maggiore degli immigrati, soprattutto delle donne, la irregolarità crescente per la mancanza di incontro tra domanda e offerta di lavoro, la maggiore insicurezza dei migranti, soprattutto sul lavoro, ma anche nella vita sociale, l’incapacità di governare le migrazione, con tre decreti in un anno centrati solo sulla sicurezza. A questo si aggiungono le discriminazioni sociali e istituzionali (accesso alla casa, alla salute) e pregiudizi costanti sulla criminalità dei migranti (che è uguale da 20 anni nel nostro Paese) o sul costo delle loro prestazioni sanitarie, che in realtà sono il 6,5% del totale e sono ampiamente pagate dalle tasse che pagano, con un saldo positivo di quasi 2 miliardi di euro". Il Rapporto immigrazione 2023 presentato oggi - ha concluso - "può essere uno strumento utile per analisi sociali, progetti politici, cammini sinodali della nostra Chiesa, perché sia tutelata la libertà di migrare, restare o ritornare, ma soprattutto perché il nostro Paese maturi la consapevolezza che il futuro dipende anche da politiche migratorie che sappiano attrarre, riconoscere e valorizzare i migranti".

Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: l’appartenenza religiosa dei migranti in Italia

17 Ottobre 2023 - Roma - È possibile stimare come i cristiani, nel loro complesso, rafforzino la propria posizione di maggioranza assoluta tra gli stranieri residenti sul territorio nazionale al 1° gennaio 2023, con una prevalenza del 53,5%, a fronte di valori del 53,0% stimato al 1° gennaio dell’anno scorso. Ancora una volta tale crescita è da attribuire ampiamente alla componente ortodossa, che da sola a inizio 2023 rappresenta il 29,9% del fenomeno migratorio in Italia (era il nel 28,9% ad inizio 2022). Al contrario, la componente cattolica scende al 16,8% d’incidenza ad inizio 2023, contro il 17,2% del 1° gennaio 2022. Tra le altre confessioni religiose, aumentano d’incidenza i musulmani, che rappresentano il 29,8% al 1° gennaio 2023, a fronte del 29,5% dell’inizio dell’anno scorso. Conteggiando, come ogni anno, l’appartenenza religiosa anche dei minorenni di qualsiasi età che si ipotizza distribuita con le medesime proporzioni di quella stimata per i maggiorenni della medesima nazionalità, a livello assoluto al 1° gennaio 2023 si contano poco più di un milione e mezzo di ortodossi stranieri in Italia e poco meno della medesima cifra di musulmani, seguiti da circa 844 mila cattolici, in terza posizione. Più distanti a livello quantitativo si collocano tutte le altre appartenenze religiose: 156 mila buddisti, 136 mila evangelici, 126 mila cristiani “altri” (non ortodossi né cattolici né evangelici né copti), 104 mila induisti, 85 mila sikh, 81 mila copti e 20 mila fedeli di altre religioni, oltre a 478 mila atei o agnostici, che in realtà rappresenterebbero il quarto gruppo più numeroso secondo questa classificazione. Le guerre, le violenze e le persecuzioni in Medio Oriente sono state le ragioni principali di un esodo che ha visto centinaia di migliaia di cristiani in fuga dalla propria terra d’origine. A partire dal 2003, i cambiamenti politici e il diffondersi di progetti religiosi estremisti hanno reso molto critiche le relazioni tra musulmani e cristiani in Medio Oriente e hanno portato a un’esposizione pericolosa dei cristiani e di altri gruppi minoritari.  

Rapporto Immigrazione caritas e Migrantes: necessario un cambiamento della narrazione per superare quella dell’emergenza

17 Ottobre 2023 - Roma - A 10 anni dalla tragedia di Lampedusa molto è cambiato nel racconto della mobilità in Italia. Sulla spiaggia di Steccato di Cutro, alla sabbia e ai relitti si mescolano una minore empatia e una maggiore indifferenza. L’informazione italiana dà rilevanza ad entrambi i casi, ma in modo differente per intensità e durata: 61 notizie il 3 ottobre 2013, con una trattazione che si protrae per almeno 3 mesi; 37 notizie il 27 febbraio 2023, con una copertura di poco più di 2 mesi. Lo si legge nella XXXII edizione del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Le differenze, però, non si limitano al piano quantitativo, ma coinvolgono in profondità anche i contenuti della comunicazione. Se a Lampedusa prevale una cornice umana e umanitaria, la cornice sui fatti di Cutro si può definire in prevalenza securitaria, per giunta inserita nella più ampia dialettica sugli arrivi via mare, sui rischi della traversata e sulle addotte responsabilità politiche e nei soccorsi. I frame principali sono quelli della sicurezza e del diritto internazionale. Se, anche in conseguenze della guerra in Ucraina, aumentano le “voci” delle persone migranti nell’informazione italiana, non a tutte è offerta pari opportunità di esprimersi. Nel complesso, il confronto tra lo stile dell’informazione sulle vicende di Lampedusa e di Cutro mostra come il clima sociale e politico in Italia sia cambiato negli ultimi dieci anni e quanto l’attenzione dei media al tema dell’immigrazione in Italia sia sempre più orientata all’allarmismo.

Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: binomio immigrazione-sicurezza genera clima di paura e di intolleranza

17 Ottobre 2023 - Roma - Nel dibattito pubblico il binomio immigrazione-sicurezza rimane di stringente attualità, generando un diffuso clima di paura e di intolleranza. Lo sottolinea il rapporto Immigrazione di Fondazione Migrantes e Caritas Italiana presentato oggi. Nel 2022 la componente straniera è rimasta sostanzialmente in linea con il dato dell’ultimo anno, con 17.683 detenuti stranieri su 56.196, pari al 31,4% della popolazione carceraria complessiva. Di questi 16.961 sono uomini e 722 donne. La presenza estera è decisamente giovane, considerato che una grossa fetta dei reclusi ha un’età compresa tra i 30 e i 39 anni. Il continente africano si conferma il più rappresentato in carcere, con un numero di detenuti (9.510) superiore alla metà dei ristretti stranieri (53%). In particolare, sono i detenuti nordafricani a ingrossare le fila dell’area geografica in questione, con i carcerati provenienti dal Marocco (3.577) e dalla Tunisia (1.797) che rappresentano da soli il 56% della componente africana. Segue poi il continente europeo, con 5.801 detenuti, pari al 32% dei detenuti stranieri. In linea con il dato generale, i reati contro il patrimonio (8.951 detenuti) e quelli contro la persona (7.609) rappresentano i principali motivi di detenzione per i detenuti stranieri. A seguire, i reati in materia di stupefacenti (5.811) e quelli contro la pubblica amministrazione (3.466). Tra i reati più contestati agli stranieri rientrano, poi, quelli in materia di immigrazione (1.428). Il reato di associazione di associazione di stampo mafioso, invece, se è il sesto per numero di contestazioni tra i detenuti italiani, tra gli stranieri incide ancora in maniera modesta (277). Rispetto all’anno precedente, si è invece assistito ad un consistente aumento degli ingressi di minori in carcere, sia italiani sia stranieri: questi, tuttavia, sopravanzano numericamente gli italiani. Nel 2022, infatti, i dati dei nuovi ingressi hanno fatto registrare complessivamente 1.016 ingressi, di cui 496 italiani e 520 stranieri. Un fenomeno, almeno in parte, connesso alle gang giovanili in Italia. Nel discorso pubblico, invece, è quasi del tutto assente la dimensione di vittima di chi alle condizioni di fragilità e di precarietà, proprie del migrante, aggiunge quella di persona offesa da un reato. Gli stranieri danno conto di una prevalenza di reati contro il patrimonio. In particolare, nel 2021, gli stranieri hanno denunciato di avere subito furti (60.417 furti, 11.789 furti con destrezza e 1.455 furti con strappo), danneggiamenti (11.199), oltre ad essere stati vittima di truffe e frodi informatiche (16.431). Seguono, tra i reati contro la persona, le denunce per lesioni dolose (10.471) e le minacce (7.633), senza trascurare le 967 denunce presentate dalle donne straniere per violenza sessuale. Alla condizione di vittima di reato si accompagnano discriminazioni di vario genere di cui gli stranieri sono vittima quotidianamente, talvolta con il marchio delle istituzioni: dall’accesso alle prestazioni sociali a quello per gli alloggi pubblici, il catalogo è assai vasto e sfaccettato.

Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: stabili gli alunni “stranieri”

17 Ottobre 2023 - Roma - Il totale degli alunni con cittadinanza non italiana nell’anno scolastico 2021/2022, è di 872.360. Si tratta di poco meno di 7 mila alunni in più rispetto all’anno precedente (+0,8%), che aveva registrato una significativa flessione del numero totale, anche per ragioni dovute al periodo del Covid. Le regioni con la maggior presenza di questi alunni si confermano Lombardia (222.364), Emilia-Romagna (106.280) e Veneto (96.856). In quanto ai continenti di provenienza, la maggior parte è originaria dell’Europa: sono 384.333, il 44,1% del totale. Una presenza, quella europea, caratterizzata dall’apporto delle due principali cittadinanze estere nelle scuole italiane da diversi anni, Romania e Albania. Seguono le provenienze da Africa, Asia e America. È significativa una riflessione circa le modalità di presenza di alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole in Italia, in particolare nelle periferie urbane: anche lì, la pluralità delle presenze non è di per sé elemento di difficoltà, anzi potrebbe essere un elemento dinamico della classe. In quanto alle università, se ammonta al 6% il totale degli studenti con cittadinanza straniera iscritti all’anno accademico 2021/2022, quanti hanno conseguito il diploma all’estero (international students) sono il 3,4% del totale. In 10 anni il numero di international students è aumentato del +65,5%, mentre quello dei foreign students (universitari di cittadinanza straniera, ma con diploma conseguito in Italia) del +67,5%. I dati sono contenuti nel Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato a Roma questa mattina.

Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: le famiglie immigrate in povertà costituiscono circa un terzo delle famiglie povere presenti in Italia

17 Ottobre 2023 - Roma - In Italia, secondo l’Istat, vivono in uno stato di povertà assoluta 1 milione e 600 mila stranieri residenti, per un totale di oltre 614 mila nuclei familiari. Le famiglie immigrate in povertà costituiscono circa un terzo delle famiglie povere presenti in Italia, pur rappresentando solo il 9% di quelle residenti. La percentuale di chi non ha accesso a un livello di vita dignitoso risulta essere tra gli stranieri cinque volte superiore di quella registrata tra i nuclei di italiani. Tale svantaggio, rafforzatosi a partire dal 2008 (anno della grave crisi economico-finanziaria), ha oggi raggiunto livelli ancora più preoccupanti e strutturali a seguito della pandemia da Covid-19. Lo si legge nella XXXII edizione del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentata a Roma questa mattina. Da un anno all’altro peggiora in modo preoccupante la condizione dei disoccupati: tra loro – sottolinea lo studio - risulta povera quasi una persona su due; solo un anno fa toccava circa una persona su quattro. Accanto poi alle fragilità, in qualche modo prevedibili, di chi è senza un impiego, si aggiungono quelle di chi un lavoro lo possiede: il fenomeno della in-work poverty, ormai noto nel nostro Paese, ha registrato una forte recrudescenza negli ultimi anni, tra stranieri e non. Secondo le ultime stime Istat, il 7% degli occupati in Italia vive in una condizione di povertà assoluta, percentuale che sale al 13,3% tra i lavoratori meno qualificati, come gli operai o assimilati; e se a svolgere tali occupazioni sono persone di cittadinanza straniera il dato schizza al 31,1% (tra gli italiani è al 7,9%). Un ultimo elemento di criticità è infine quello legato ai minori: si contano 1 milione 400 mila bambini poveri e un indigente su quattro è un minore. Se si considerano le famiglie di stranieri con minorenni i dati appaiono davvero drammatici: tra loro l’incidenza della povertà raggiunge il 36,2%, più di 4 volte la media delle famiglie italiane con minori (8,3%). L’analisi dei bisogni complessivi, raccolti da volontari e operatori (nel 2022 le persone straniere incontrate nei soli Centri di Ascolto e servizi informatizzati Caritas sono state 145.292, su un totale di 255.957 individui), conferma per il 2022 una prevalenza delle difficoltà di ordine materiale, in linea con gli anni precedenti.