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San Paolo del Brasile: incontro dei Presidenti della Migrantes del mondo
San Paolo - Dal 21 al 24 novembre si è tenuto a San Paolo del Brasile l’incontro dei Presidenti della Migrantes del mondo nel Seminario dei Padri Scalabriniani. Il tema dell’incontro è stato la collaborazione tra le Conferenze Episcopali e i Padri Scalabriniani, in vista del loro prossimo Capitolo Generale. L’incontro - al quale ha partecipato per l'Italia mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes - si è aperto con una relazione di Padre Fabio Baggio, Sottosegretario del Dicastero Pontificio per lo Sviluppo integrale, che ha trattato il tema “La Chiesa e le migrazioni”. È seguito nei gruppi di lavoro un confronto tra esperienze per mettere a fuoco cosa maggiormente impedisca una pastorale migratoria efficace. Una seconda relazione è stata tenuta dal Padre Generale degli Scalabriniani Leonir Chiarello, che ha approfondito la figura e l’impegno per i migranti in San Giovanni Scalabrini che visitò San Paolo nel 1904. Negli spazi del convegno è stato possibile visitare la Chiesa e la Parrocchia di San Carlo gestita sempre dagli Scalabriniani dove esiste una cassa del Migrante, una serie di servizi socio-sanitari e un centro studi. Si è potuto visitare anche la Cattedrale neogotica di San Paolo, il museo dell’immigrazione e la Chiesa cinquecentesca dei Gesuiti attorno alla quale nacque la città di San Paolo, oggi una megalopoli di 25 milioni di abitanti. Il convegno è continuato analizzando, alla luce del confronto, i punti in comune nella pastorale migratoria (la cura e l’accompagnamento dei migranti, la tutela della loro dignità), le problematiche (l’indifferenza, la paura, la mancanza di conoscenza nel mondo delle migrazioni) e le proposte operative (un lavoro coordinato, la cura della comunicazione, la specificità della pastorale migratoria rispetto ai servizi caritativi ai migranti). Dopo una breve presentazione dell’attività dell’Istituto Teologico inter-congregazionale, con oltre 120 studenti, nell’ultima giornata si è potuto visitare l’orfanotrofio realizzato da Padre Giuseppe Marchetti nel 1925, oggi trasformato in un centro diurno per minori e adolescenti, i servizi educativi annessi e il museo con le testimonianze di un secolo di vita di quest’opera straordinaria di carità nei confronti dei minori di ieri - gli orfani degli italiani che morivano prematuramente anche durante il viaggio - e di oggi. La giornata si è conclusa con la Santa Messa concelebrata dai Vescovi e presieduta dal Card. di San Paolo Odilo Pedro Scherer.
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Il Tavolo Asilo: accordo Italia-Libia illegittimo e va revocato
Roma - Una bocciatura senza appello. Il protocollo sui migranti tra Italia e Albania va revocato dal governo. Se proseguirà l’iter, è l’appello del tavolo Asilo e Immigrazione, non deve essere approvato. Perché «si pone in contrasto con la normativa nazionale, internazionale ed europea, e comporta il rischio di gravi violazioni dei diritti umani». Il cartello di associazioni laiche e cattoliche ha presentato in una conferenza stampa un documento sulle gravi criticità del testo. «Le persone soccorse dalle autorità italiane - ricordano le associazioni - sono sotto la giurisdizione italiana già quando sono fatte salire sulla nave italiana e non possono essere trasferite in un altro Stato prima che la loro richiesta d'asilo e le situazioni individuali siano esaminate». L'accordo, invece, «getta le basi per la violazione del principio di non respingimento e per l'attuazione di pratiche di detenzione illegittima». Tra i punti più critici c'è «l’applicazione extraterritoriale di norme Ue, non consentita dal diritto europeo. In Albania, non facente parte dell'Unione, non può trovare applicazione il diritto dell’Ue». Inoltre, nonostante le assicurazioni verbali di Tajani, «nel protocollo non c’è menzione né dell'esclusione delle persone minori e vulnerabili dal trasferimento in Albania, né delle procedure per il corretto accertamento dell'età e la tempestiva individuazione e presa in carico delle vulnerabilità prima dell’arrivo o all’interno dei centri, fatto che si porrebbe in aperta violazione della direttiva 2013/32/Ue». Non è poi chiaro «se i centri da realizzarsi in Albania saranno destinati alle procedure di esame delle domande di protezione internazionale e in particolare alle procedure di frontiera o al rimpatrio, ma alle persone condotte nei centri sarebbe impedito intanto di uscire, subendo di fatto un regime di detenzione automatica e prolungata, senza una chiara base legale». E la possibilità di controllo giurisdizionale «è compromessa», così come «non è garantito il diritto di difesa per l'impossibilità di beneficiare di un legale». Opacità anche sull'impegno di spesa: si parla solo di 16,5 milioni di euro dati a Tirana «a titolo di anticipo», ma «la messa in opera di un centro interamente realizzato in Albania avrà costi molto superiori a quelli che servirebbero per sostenere uno stesso ampliamento del sistema di accoglienza in Italia».