Primo Piano

Migrantes: oggi la presentazione del volume sui profughi ambientali

Roma - Sono 27,8 milioni le persone sfollate nel 2015 secondo i dati del Internal Displacement Monitoring Centre e del Norwegian Refugee Council, di cui la maggior parte – 19,2 milioni – per disastri naturali. Numeri importanti che impongono all’agenda politica e alla comunità scientifica una riflessione attenta e comune. Se l’Accordo sul clima di Parigi mostra che nei confronti dell’ambiente cresce la consapevolezza che bisogna agire e che “ognuno deve fare la sua parte”, resta un vulnus importante sulla questione che riguarda le principali vittime del degrado ambientale e del cambiamento climatico, i poveri. Milioni di esseri umani che ogni anno si mettono in cammino – spesso all’interno dei confini nazionali – per fuggire a eventi catastrofici chiedono l’attenzione internazionale e quella religiosa per definire il loro presente e costruire il loro futuro. Chi fugge dal proprio Paese a causa di cambiamenti climatici o per il progressivo degrado ambientale o per disastrasti violenti ed improvvisi non è riconosciuto come rifugiato né dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e né dal Protocollo di New York del 1967, è senza una tutela specifica nella maggior parte dei casi (Italia, Stati Uniti e pochi altri Paesi prevedono nella legislazione una forma di protezione) e viene considerato come un migrante economico. Quale futuro allora per i profughi e i rifugiati ambientali?
È di loro che parla il volume “Senza casa e senza tutela. Il dramma e la speranza dei profughi ambientali” (Tau editrice nella collana Quaderni Migrantes) scritto da Carlotta Venturi e che sarà presentato oggi all’Università Gregoriana di Roma. Alla presentazione, moderata da p. JacquineauAzetsop, Decano della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università, interverranno  p. Michael Czerny e p. Fabio Baggio, sottosegretari del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, Mons.  Gian Carlo Perego, Direttore generale della  Fondazione Migrantes e l’autrice del volume Carlotta Venturi che nel volume, sulla scia della Dottrina Sociale della Chiesa, invita a riflettere su una crisi etica e culturale – da cui deriva anche la crisi ecologica – sostenendo la necessità di una svolta antropologica, di un “rinnovato interesse dell’umanità per l’umanità”, contro l’indifferenza e l’individualismo che stanno uccidendo il Pianeta. “Milioni di essere umani, scrive nella presentazione del volume il direttore della Fondazione Migrantes, Mons. Perego, che ogni anno si mettono in cammino – spesso all’interno dei confini nazionali – per fuggire a eventi catastrofici chiedono l’attenzione internazionale e quella religiosa per definire il loro presente e costruire il loro futuro”. (R. Iaria)



 

Mons. Galantino: “Maturare atteggiamenti non conflittuali, ma di comunione vera”

Roma - "Maturare atteggiamenti non conflittuali, ma di comunione vera". È l'invito che ha rivolto questa mattina il Segretario generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino, pregando per le vittime dell'attentato a Londra nella Messa per i partecipanti a un seminario sulla "Evangelii gaudium" promosso a Roma dalla Commissione Episcopale CEI per la dottrina della fede, l'annuncio e la catechesi.
 

60° anniversario Trattati di Roma: domani veglia di preghiera ecumenica a Roma

Roma - L’ “avventura Europa” è ufficialmente iniziata 60 anni fa con il Trattato di Roma. La Francia, la Repubblica Federale della Germania, l’Italia e i Paesi del Benelux il 25 marzo del 1957 hanno firmato un insieme di contratti, “le fondamenta di un'unione sempre più stretta tra i popoli europei" (Preambolo del Trattato).
Oggi, come allora, sta al centro la città di Roma, dove sabato 25 marzo si incontreranno i capi di Stato dell'Europa per dare un segno di unità e per rafforzare anche in tal modo il continente.
In questi giorni Roma è punto di incontro per tante attività che esprimono - nonostante tutte le sfide - un “Sì” all’Europa. Anche Insieme per l'Europa si unisce attorno ad una preghiera ecumenica ed internazionale domani sera alle ore 19.30 nella Basilica dei XII Apostoli nel centro della città. Rappresentanti della chiesa e della politica hanno già confermato la loro presenza, tra l'altro il Card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, il vescovo Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Siluan, metropolita della Chiesa rumena-ortodossa in Italia, Heiner Bludau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia, Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Gerhard Pross, moderatore di Insieme per l'Europa, Markku Markkula, Presidente del Comitato Europeo delle Regioni, insieme ad una delegazione. La celebrazione ha la durata di un'ora ed è accompagnata musicalmente da un coro composto da membri di vari Movimenti e Comunità e da un coro ortodosso rumeno.
Quest’iniziativa di Insieme per l'Europa lega in questi giorni particolarmente 50 città (da Lisbona a Szeged, da Bruxelles a Matera, da Parigi a Lubiana). L'obiettivo della catena europea di preghiere sta nel far vedere al mondo che la fraternità e l'unità - nonostante le differenze culturali e confessionali - sono possibili. Ad Insieme per l'Europa, aderiscono più di 300 Comunità e Movimenti cristiani
 

Card. Marx su migrazioni: “aiutare i più deboli deve essere sempre la nostra priorità”

Bruxelles - “Sappiamo naturalmente che le nostre possibilità sono limitate. Ma aiutare i più deboli deve essere sempre la nostra priorità. E qui, sarà sempre più richiesto il contributo della Chiesa”. Risponde così il card. Reinhard Marx, presidente della Comece, la Commissione delle Conferenze episcopali della comunità europea, alla domanda sulla sfida dei flussi migratori che dall’Africa soprattutto giungono in Europa. In un’intervista al Sir, il cardinale osserva: “Il dissenso degli Stati membri dell’Unione europea su come gestire i rifugiati, che sono arrivati in Europa, ha messo in evidenza spaccature profonde nel Continente. E questo non riguarda solo l’ambito politico, ma anche le società dei diversi Stati. Pure la Chiesa ha dovuto sperimentare che nei vari Stati ci sono opinioni divergenti circa l’accoglienza dei rifugiati. Questo è ancor più deplorevole in quanto l’atteggiamento del Papa è del tutto inequivocabile. La diminuzione del numero di rifugiati grazie alle diverse iniziative politiche ha calmato considerevolmente il dibattito. Ma rimane l’irritazione per il dissenso profondo. E, da ultimo ma non meno importante, l’attuale momento relativamente calmo non deve far dimenticare il fatto che abbiamo di fronte a noi ancora grandi movimenti migratori, che richiedono soluzioni politiche a lungo termine in vista del prosieguo dell’integrazione europea”.
 

Card. Bagnasco: “Ue non sia soggetto accentratore e arrogante ma casa Nazioni”

Roma - “Se l’Europa non si concepisce e non si fa sentire ai popoli come la casa delle Nazioni invece che come un soggetto accentratore, più o meno arrogante, ci saranno crescenti difficoltà”. Lo ha detto il presidente della Cei e del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa, il card. Angelo Bagnasco, in un’intervista che andrà in onda questa sera alle ore 21.05, durante il programma ‘Avanti il prossimo’, condotto da Piero Badaloni, su Tv2000. Nella puntata in diretta saranno ospiti anche Romano Prodi, Giuliano Amato, mons. Vincenzo Paglia e Giovanni Floris.
Il card. Bagnasco, nell’anticipazione resa nota dall’ emittente della Cei, ha inoltre sottolineato l’esigenza di “rivedere gli organismi europei perché il Parlamento è eletto ma la Commissione no. C’è una radice molto diversa che non è cosa da poco. I poteri della Commissione europea infatti sono molto ampi e importanti: come l’autorità di proporre, scrivere e verificare l’osservanza delle leggi (approvate dal Parlamento europeo) da parte dei singoli Stati e intervenire con delle reprimende. Credo che debbano essere rivisti l’organico e le competenze di questi organismi. Non solo per snellire questa grande struttura ma anche per renderla più coerente rispetto ai popoli”.
“La gente e i territori - ha sottolineato il card. Bagnasco - sentono l’Europa lontana. Non comprendono e percepiscono i valori positivi dell’Europa ma rilevano solo le pesantezze. Ogni populismo cavalca i disagi dei popoli e delle Nazioni. Cavalcare i disagi è più facile che affrontarli dall’interno cercando di superarli”.
Il presidente dei vescovi europei ha inoltre ribadito la necessità di “più Europa non imposta dall’alto ma nel segno di una visione di valori condivisi con un obiettivo alto da raggiungere che vada ben oltre quelli che sono gli obiettivi economici, finanziari e politici. Buona parte delle resistenze sono di carattere spirituale. La crisi dell’Unione europea, infatti, è di tipo spirituale”.
Sulla questione migranti, ha concluso il card. Bagnasco, “l’Italia merita un maggior apprezzamento perché rappresenta la porta d’ Europa. L’Italia si è trovata in prima fila di fronte a questo straordinario nuovo fenomeno di esodo dal Sud al Nord cercando di rispondere al meglio. Per questo nessuno deve fare lezioni all’Italia. Se si parla di ‘casa europea’ questa si deve sentire non solo in certi ambiti”.
 

Papa Francesco: problema migranti “tragedia più grande dopo Seconda Guerra Mondiale”

Città del Vaticano - “Saluto i partecipanti all’incontro per Direttori Migrantes e li incoraggio a proseguire nell’impegno per l’accoglienza e l’ospitalità dei profughi e dei rifugiati, favorendo la loro integrazione, tenendo conto dei diritti e dei doveri reciproci per chi accoglie e chi è accolto”. Con queste parole Papa Francesco questa mattina, al termine dell’Udienza Generale in Piazza san Pietro, ha salutato i partecipanti  al convegno dei responsabili della Pastorale dei Migranti delle grandi città europee sul tema “Le periferie geografiche ed esistenziali nella mobilità umana”, che si concluderà oggi pomeriggio con l’approvazione di un comunicato finale. “Non dimentichiamo che il problema dei rifugiati oggi è la tragedia più grande dopo quella della Seconda Guerra mondiale”, ha aggiunto a braccio il pontefice.
Il papa ha anche salutato la comunità del Congo-Brazzaville d’Italia presente all’udienza. (Raffaele Iaria)
 

Ventimiglia: il corpo senza vita di un migrante al Passo su versante francese

Ventimiglia - Il corpo di un migrante di origine africana è stato ritrovato sul versante francese del 'passo della morte', la parete rocciosa che sovrasta il confine italo- francese di ponte San Luigi, a Ventimiglia. Era stato un altro profugo, domenica scorsa a Ventimiglia a segnalare la caduta del migrante. Sale dunque il numero dei migranti che sono morti anche in territorio italiano cercando di attraversare il confine passando dalla parete rocciosa. Dal Campo Roja di Ventimiglia non sono ancora in grado di affermare se la vittima fosse un loro ospite o della vicina chiesa delle Gianchette.
 

Catania: c’è anche la neonata Mercy fra i 947 sbarcati

Catania - Si chiama Mercy la bimba nata sulla nave Aquarius di Medici senza frontiere (Msf) giunta ieri a Catania con 947 migranti tratti in salvo nei giorni scorsi al largo della Libia. Nata alle 8 del mattino, dopo 8 ore di travaglio, Mercy è una bambina di circa 3.700 kg. Per la madre, una donna nigeriana, è la seconda figlia. Provenienti in maggioranza da Bangladesh, Nigeria, Costa d’Avorio e Guinea Conakry (ma anche da altri Paesi dell’Africa Sub-sahariana) i migranti erano stati salvati tra sabato notte e domenica mattina da 7 gommoni e due imbarcazioni di legno al largo delle coste libiche, con 9 distinte operazioni di soccorso nell’arco di appena 15 ore.
 

Premio Roma: gemellaggio con Varsavia

Roma -  All’imprenditore Urbano Cairo e al neo eletto Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani,  due dei “Premi Speciali” della XVIII edizione del “Premio ROMA”. L’annuncio, da parte del Presidente, Aldo Milesi, questa mattina, 21 marzo, nella sala “Pietro da Cortona”  in Campidoglio.
All'imprenditore, editore e dirigente sportivo Urbano Cairo, Presidente di Cairo Comunication, di RCS MediaGroup e del Torino FC è stato conferito  il “Premio Speciale per l’Imprenditoria”, mentre , il “Premio Speciale per il 60° Anniversario dei Trattati di Roma”, che si celebreranno nella Capitale il prossimo 25 marzo,  è stato assegnato al Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani.
Agli attori teatrali Ugo Pagliai e Paola Gassman, va il “Premio Speciale” istituito in occasione del 150° Anniversario della nascita di Luigi Pirandello.
Quest’anno il Premio ROMA  sarà  gemellato con la città di Varsavia, Capitale della Repubblica di Polonia. Per l’occasione è stato istituito il Premio Speciale Roma - Varsavia
conferito all'attore polacco Piotr Adamczyk, interprete del Papa San Giovanni Paolo II, nel film: “Karol, un uomo diventato Papa”.
Presenti alla cerimonia, oltre a varie personalità, l'Ambasciatore della Repubblica di Polonia in Italia, S.E. Tomasz Orlowski e il responsabile della sezione polacca nella Segreteria di Stato, in Vaticano, Mons. Pawel Ptasznik.
La cerimonia di consegna dei premi si svolgerà il prossimo 23 giugno nell'Aula Magna dell'Università "La Sapienza" di Roma.

Pastorale Migranti città Europee: oggi visita al Centro Astalli

Roma - Questo pomeriggio i responsabili della Pastorale dei Migranti delle grandi città europee, a Roma per l’incontro annuale sul tema “Le periferie geografiche ed esistenziali nella mobilità umana”, hanno visitato il Centro Astalli. Primo incontri alla mensa nel pieno svolgimento della distribuzione di circa 300 pasti a richiedenti asilo e rifugiati che ogni giorno raggiungono i locali di via degli Astalli  per consumare un pasto caldo, ma anche per fare una doccia, incontrare un medico o parlare con un operatore legale.
I convegnisti, dopo la visita alla mensa hanno incontrato P. Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, nella cappellina della Fuga in Egitto e hanno avuto modo di ascoltare la testimonianza di un rifugiato accolto e seguito dal Centro Astalli.
P. Ripamonti e il direttore Migrantes di Roma e Lazio, mons. Pierpaolo Felicolo hanno ribadito l’importanza di fare rete nel lavoro quotidiano con i migranti.  Solo attraverso una stretta collaborazione è possibile garantire accoglienza e il rispetto dei diritti a coloro che  giungono nel nostro Paese in cerca di protezione.

Papa Francesco: il confessionale non è una tintoria, serve la vergogna del peccato

Città del Vaticano - Il perdono è un “mistero difficile da capire”. Il Papa svolge la sua omelia mattutina a Santa Marta ripercorrendo la Parola del giorno con cui, dice, la Chiesa ci fa “entrare in questo mistero”, la grande “opera di misericordia di Dio”.
E il “primo passo”, spiega Francesco, è la “vergogna” dei propri peccati, una “grazia” che non possiamo “ottenere da soli”. E’ capace di provarla il “popolo di Dio” triste e umiliato dalle sue colpe, come narra nella prima Lettura il profeta Daniele; mentre il protagonista del Vangelo di oggi non riesce a farlo. Si tratta del servo che il padrone perdona nonostante i grandi debiti, ma che a sua volta poi è incapace di perdonare i suoi debitori. “Non ha capito il mistero del perdono”, sottolinea Francesco, riportando i fedeli alla quotidianità: “Se io domando: ‘Ma tutti voi siete peccatori?’ – ‘Sì, padre, tutti’ –‘E per avere il perdono dei peccati?’- ‘Ci confessiamo’ – ‘E come vai a confessarti?’- ‘Ma, io vado, dico i miei peccati, il prete mi perdona, mi dà tre Ave Maria da pregare e poi torno in pace’. Tu non hai capito! Tu soltanto sei andato al confessionale a fare un’operazione bancaria, a fare una pratica di ufficio. Tu non sei andato vergognato lì di quello che hai fatto. Hai visto alcune macchie nella tua coscienza e hai sbagliato perché hai creduto che il confessionale fosse una tintoria per chiudere le macchie. Sei stato incapace di vergognarti dei tuoi peccati”.
Dunque il perdono ricevuto da Dio, la “meraviglia che ha fatto nel tuo cuore” prosegue il Papa, deve poter “entrare nella coscienza”, altrimenti “esci, trovi un amico, un’amica e incominci a sparlare di un altro, e continui a peccare”. “Soltanto io posso perdonare se mi sento perdonato”: “Se tu non hai coscienza di essere perdonato mai potrai perdonare, mai. Sempre c’è quell’atteggiamento di voler fare i conti con gli altri. Il perdono è totale. Ma soltanto si può fare quando io sento il mio peccato, mi vergogno, ho vergogna e chiedo il perdono a Dio e mi sento perdonato dal Padre e così posso perdonare. Se no, non si può perdonare, ne siamo incapaci. Per questo il perdono è un mistero”.
Il servo, protagonista del Vangelo, sottolinea ancora il Papa, ha la sensazione di “essersela cavata”, di essere stato “furbo”, invece non ha capito la “generosità del padrone”. E quante volte, afferma Francesco, “uscendo dal confessionale sentiamo questo, sentiamo che ce la siamo cavata”, questo non è ricevere il perdono, rimarca, ma è “l’ipocrisia di rubare un perdono, un perdono finto: “Chiediamo oggi al Signore la grazia di capire questo ‘settanta volte sette’. Chiediamo la grazia della vergogna davanti a Dio. E’ una grande grazia! Vergognarsi dei propri peccati e così ricevere il perdono e la grazia della generosità di darlo agli altri perché se il Signore mi ha perdonato tanto, chi sono io per non perdonare?”. (Gabriella Ceraso - Radio Vaticana)
 
 

Mons. Lojudice: combattere il male “arricchendolo con il bene”

Roma - “Fa veramente male al cuore sapere che un bambino appena nato in un contesto difficile e di emarginazione  avrà serie difficoltà nella crescita sia dal punto di vista scolastico che da quello sociale e lavorativo”. A dirlo  è stato questa mattina il vescovo ausiliare di Roma, monsignor Paolo Lojudice, intervenendo all’incontro annuale dei responsabili della pastorale dei migranti delle grandi città europee in corso a Roma sul tema “Le periferie geografiche ed esistenziali nella mobilità umana”. Mons. Lojudice ha partecipato ad un momento di confronto su due casi “emblematici” delle “periferie assolute”: la comunità Rom, di cui hanno parlato Carlo Stasolla dell’Associazione “21 Luglio” e Paolo Ciani della Comunità di Sant’Egidio,  e il quartiere romano di Tor Bella Monica dove il presule è stato parroco per diversi anni. Mons. Lojudice ha raccontato la storia del quartiere romano abitato dalla fine degli anni Sessanta del Novecento soprattutto da italiani provenienti da diverse regioni del Sud Italia. Qui hanno costruito le prime baracche e successivamente le prime abitazioni prima della costruzione di palazzoni di case popolari. Nell’esperienza del parroco prima e del vescovo oggi “bisogna  guardare ciò che ci circonda attraverso gli occhi dei bambini per leggere la realtà” e combattere il male “arricchendolo con il bene”.
Mons. Lojudice ha portato anche la sua esperienza con il popolo rom e sinto di Roma sottolineando come oggi occorre sempre più combattere i luoghi comuni. Un concetto ribadito da Paolo Ciani che ha portato l’esperienza della comunità di sant’Egidio a Roma e nelle tante città del mondo dove è presente. Ciani ha evidenziato, che ancora oggi,  è  il “pericolo dell’antigitanismo” che “incita all’odio verso questo popolo”. Solo l’incontro quotidiano con queste popolazioni, “l’amicizia e la vicinanza in tutti i momenti della loro vita può aiutare a conoscere meglio la loro realtà e rispondere ai loro problemi  a partire dall’inserimento scolastico, lavorativo e sociale”. Stasolla ha quindi portato l’esperienza dell’Associazione “21 Luglio”  che presiede sottolineando che siamo lontani da quel “superamento dei campi nomadi” invocato in documenti e in tanti discorsi. “Chi oggi nasce in un campo rom sa che vivrà 10 anni in meno rispetto alla media della popolazione locale, soffrirà patologie che altri coetanei non avranno e difficilmente arriverà ad un titolo di studio che gli permetterà di ambire ad un lavoro dignitoso”.
Oggi pomeriggio i convegnisti visiteranno il Centro Astalli di Roma e incontreranno il Presidente, p. Camillo Ripamonti. Successivamente si recheranno nel quartiere di Tor Bella Monaca per la celebrazione eucaristica e l’incontro con il parroco e alcuni parrocchiani. Domani mattina, 22 marzo, la partecipazione all’Udienza generale con Papa Francesco e nel pomeriggio le conclusioni con la presentazione del comunicato finale. (Raffaele Iaria)
 

CeIS: il razzismo è inaccettabile

Roma - “Il razzismo è inaccettabile e bisogna denunciarlo a voce alta, senza paura, vincendo ogni forma di omertà per sradicarlo completamente. Non si può far finta di non vedere e girare la faccia dall’altra parte”. Lo afferma Roberto Mineo, Presidente del Centro Italiano di Solidarietà don Mario Picchi, in occasione della Giornata per l’eliminazione delle discriminazioni razziali, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a ricordo del massacro di Shaperville dove, il 21 marzo 1960, la polizia sudafricana uccise 69 manifestanti che protestavano pacificamente contro l’apartheid. “Nel suo mezzo secolo di vita il CeIS ha sempre rifiutato fermamente ogni tipo di barriera discriminatoria, fedele all’insegnamento del suo fondatore, don Mario Picchi, che ci ha incoraggiato a spalancare le porte a chiunque chiedesse il nostro aiuto. Negli ultimi anni il nostro Centro, nato per aiutare uomini e donne a vincere ogni forma di dipendenza, ha accolto anche immigrati, rifugiati, richiedenti asilo politico. È un gesto concreto - sottolinea ancora Mineo - che vuole testimoniare come il razzismo, purtroppo ancora fortemente presente nella nostra società, spesso a danno delle donne, si vince ogni giorno accogliendo l’altro senza paura e soprattutto rifiutando i vergognosi cliché che tendono a vedere nello straniero un pericolo per la sicurezza”. (F.G.)
 

Sant’Egidio: “Contrastare l’intolleranza con il dialogo e l’integrazione”

Roma - Si celebra oggi la Giornata per l’eliminazione delle discriminazioni razziali, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a ricordo del massacro di Shaperville, dove il 21 marzo 1960 la polizia sudafricana uccise 69 manifestanti che protestavano pacificamente contro l’apartheid. “La giornata - commenta il Presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo - sia occasione di riflessione sulle crescenti manifestazioni di intolleranza e violenza che, recentemente, hanno colpito nel nostro Paese stranieri e Rom, ma anche soggetti deboli, come senza dimora e anziani”. “Antidoto al razzismo - aggiunge Impagliazzo - è un lavoro lungimirante e tenace per favorire il dialogo e l’integrazione, sia da parte delle istituzioni che da parte della società civile. In un’Europa, attraversata da sentimenti populisti, è necessario più che mai investire sulla cultura del vivere insieme”. 
 

Mons. Perego: l’incontro “parola chiave” nella guida delle nostre comunità

Roma - “L’Italia di oggi e di domani o riuscirà ad essere diversa, capace di nuovi incontri e relazioni, o rischierà di non avere futuro. L’incontro è la parola chiave che deve guidare le nostre comunità. Una ‘cultura dell’incontro’ è la sola che costruisce il ‘bene-essere’ delle nostre comunità. La vita buona del Vangelo passa attraverso l’incontro, i cammini d’incontro. La fraternità non si costruisce senza incontri”. Sono concetti espressi questa mattina dal direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, intervenuto all’incontro annuale dei responsabili della pastorale dei migranti delle grandi città europee in corso a Roma sul tema “Le periferie geografiche ed esistenziali nella mobilità umana”. Per mons. Perego “raccogliere la sfida del dialogo e della convivenza significa  interpretare il dato del fenomeno migratorio e come quest’ultimo, effettivamente, stia creando nuovi incontri e nuove relazioni e, al tempo stesso, nuove esigenze di integrazione, è certamente un impegno critico fondamentale oggi. Tanto più se intendiamo per integrazione, sul piano generale, non un processo univoco, una persona che entra in una città, ma un processo biunivoco, quando due persone si incontrano, avviene uno scambio, cresce un legame e una relazione nuova, nasce una famiglia nuova, nasce una scuola nuova, nasce una nuova impresa: una nuova comunità, una nuova città”.  L’integrazione avviene dove c’è il riconoscimento di una persona, un incontro tra persone e quindi nascono storie nuove di amore, di famiglia, di società; storie nuove di culture, storie nuove di relazione. “Potremmo dire – ha detto mons. Perego -  che ogni ambiente diventa luogo di relazione e quindi luogo di integrazione. Non solo gli ambienti e gli spazi devono essere al centro dell’attenzione nel processo d’integrazione, ma anche i margini; anzi, forse la marginalità e il confine, il limes, diventano il luogo di maggiore passaggio e quindi spesso il luogo da presidiare per andare incontro e per costruire da subito una integrazione”. L’ospitalità in una città “non è semplicemente il dovere di accoglienza, ma è il progetto del futuro, è ciò su cui costruiamo effettivamente il nostro futuro, se si desidera che l’incontro generi comunità e non conflittualità, distanze, se non si vuole essere sorpresi sostanzialmente dal nuovo”, ha sotolineato il direttore di Migrantes evidenziado che “l’alfabeto dell’integrazione ha come parole fondamentali la relazione, l’incontro, il margine, il confine, l’ambiente, il quotidiano; ha come riferimento effettivamente ed efficacemente la città, dentro la quale vive la Chiesa”.
Dopo aver riportato alcuni dati e alcune esperienze significative  di integrazione “dal basso” grazie al volontariato “risordsa efficace nella costruzione di percorsi di integrazione” ha sottolineato che “nelle migrazioni e nella mobilità, ogni nuovo incontro con persone non può che chiedere integrazione. La consapevolezza dell’integrazione, intesa come una relazione nuova e continua, biunivoca, con le persone che arrivano da diversi Paesi e vivono nella città, come condizione per promuovere l'unità e la parità tra gli individui e tra le nazioni, nella ricerca intelligente di ciò che gli uomini hanno in comune, e su ciò che aiuta a promuovere i legami d' amicizia tra loro caratterizza l’esperienza della nostra fede”. L’ integrazione ecclesiale accompagna e s’interseca con quella sociale, in quello stretto legame tra fede e vita; è “graduale e progressiva, nel rispetto dell’identità di chi si incontra. E’ un cammino che chiede non solo il superamento delle paure, ma anche una pedagogia che insista specialmente sui bambini e sui ragazzi, figli degli immigrati, dal momento che sono più facilmente adattabili alle situazioni nelle quali vivono”. Per loro – ha detto ancora mons. Perego -  è “un bene potersi integrare con serenità nell’ambiente dove imparano ogni giorno a vivere. Non si chiede, naturalmente, che rinuncino ai tratti civili e morali di cui anche l’esperienza religiosa è caratterizzata, ma lo sforzo di una conoscenza e di un incontro con l’esperienza cristiana del Paese e delle comunità ospitanti”.
Quindi una integrazione “con gli occhi della fede” che  diventa “un segno dell’amore di Dio che passa attraverso la sua Chiesa, che ne diventa ‘sacramento’, che in modo differente riconosce la dignità di ogni persona e di ogni esperienza ecclesiale, rifiutando forme sia di assimilazione che di marginalizzazione ecclesiale”. L’integrazione cresce nell’incontro, nel dialogo e nello scambio culturale, nella costruzione di legami, nel dono e nella gratuità, nella costruzione di mediazioni sociali ed ecclesiali, ha ribadito. L’integrazione parte ‘dal basso’: per questo abbiamo valorizzato soprattutto la realtà parrocchiale e l’associazionismo”.
E’ solo nel quotidiano che la paura dell’altro, del diverso viene “superata e cresce una storia nuova di relazioni che  trasformano e rendono la Chiesa ‘cattolica’: per tutti e di tutti, nessuno escluso”, ha detto ancora concludendo: “è naturale chiederci se le strutture pastorali attuali – la parrocchia in primis – e non solo le strutture specifiche previste dal Diritto Canonico per la pastorale migratoria – siano capaci di offrire risposte puntuali al nuovo scenario che si presenta ai nostri occhi”. Sembra, pertanto, “fondamentale anche nella formazione degli adulti e dei giovani alla fede non trascurare questa dimensione itinerante che caratterizza la propria vita, così da valorizzare la differente storia, ma anche non disperdere un patrimonio di fede di partenza, ma alimentarlo con espressioni nuove”. Oggi in Italia, nelle diverse Chiese locali, sono cresciute esperienze di “mobilità pastorale della Chiesa”. Non solo nelle Chiese locali le parrocchie hanno riscoperto una pastorale che riparte dall’incontro (visita alle famiglie, benedizione delle case, liturgie in famiglia…), dall’ascolto (i centri di ascolto della Parola in famiglia o in quartiere), ma  hanno anche sperimentato percorsi per favorire la partecipazione dei ‘nuovi’ e dei ‘lontani’ con la creazione di centri e comunità pastorali etnici (oltre 750 in Italia), con la valorizzazione di oltre 2300 sacerdoti di altri Paesi e comunità cristiane, con la sperimentazione di strumenti catechistici e di preghiera linguistici, con la riscoperta di una liturgia cattolica orientale, con la formazione di immigrati come operatori pastorali (catechisti, ministri del culto, operatori della carità), con il superamento talora anche dei luoghi specifici della celebrazione e della formazione. (Raffaele Iaria)
 

Migranti: aumentano le vittime in mare

Roma - È aumentato del 27% il numero dei migranti morti nel mondo. Lo confermano i dati resi noti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Le vittime sono state 7.763. Un numero «aumentato significativamente in molte regioni del mondo», tra cui il Mediterraneo, il Medioriente, il nord Africa e l’America Latina, secondo quanto spiega il direttore del Centro di analisi dei dati globali sull’immigrazione, Frank Laczko. Nel dettaglio, nel 2016 oltre 5.085 persone sono morte nel Mediterraneo, circa il 34% in più delle 3.784 vittime del 2015. Un aumento che si è verificato nonostante «il maggior sforzo nella ricerca e nel soccorso» dei migranti.
I dati raccolti dall’organizzazione delle Nazioni Unite per i migranti, mostrano che più di 5.085 migranti sono morti nel Mediterraneo nel 2016, con una crescita del 34% rispetto ai 3.784 registrati nel 2015. Una strage i cui esiti sono peggiorati nonostante i maggiori sforzi nelle operazioni di ricerca e salvataggio. «L’aumento di incidenti mortali lungo la rotta del Mediterraneo centrale è impressionante», il più alto dal 2014, osserva l’OIM.
Altre cattive notizie arrivano sulla situazione nei Centri di identificazione. «Mediamente soltanto la metà dei cittadini stranieri irregolari che transitano nei Cie viene effettivamente rimpatriato». E a 10 anni dagli esiti della commissione De Mistura, le criticità riscontrate nei 4 Cie attivi in Italia nel corso delle visite effettuate dal Garante delle persone detenute e private della libertà «si ripropongono sostanzialmente simili» per le presenza di soggetti diversissimi tra loro, per le questioni di ordine pubblico, la condizione umana e sociale e per le problematicità strutturali e organizzative. La Relazione del Garante sarà presentata oggi al Parlamento. (N.S.)
 

Redgrave: “Do voce ai rifugiati attraverso la poesia”

Roma - Mare e dolore, due parole tratte dalla Tempesta di Shakespeare per descrivere la moderna tragedia dei migranti che lasciano la loro terra e attraversano il Mediterraneo sulle “carrette della morte” con l’intenzione di sfuggire a guerre e miseria.
Sea sorrow, come una “sintesi dell’anima”, è il titolo del primo film diretto da Vanessa Redgrave, presentato nei giorni scorsi in anteprima assoluta alla Town Hall di Hammersmith, quartiere alla periferia ovest di Londra.
Il lungometraggio, a metà tra narrativo e documentaristico, è stato girato a Calais, in Francia, sulle isole di Grecia e Italia dove sbarcano gli immigrati, nei campi profughi del Libano e negli Studios di Twickenham. È prodotto dal figlio dell’attrice, lo sceneggiatore e regista Carlo Nero (avuto nel 1969 dal marito Franco Nero). Ripercorrendo le sue personali battaglie per i diritti civili, il film della Redgrave racconta la storia dei rifugiati in Europa nel corso dell’ultimo secolo e si avvale dell’apporto degli attori britannici Emma Thompson, Ralph Fiennes e Simon Coates (della Royal Shakespeare Company) chiamati a recitare alcuni brani del Bardo strettamente legati al tema dell’immigrazione e dell’accoglienza dello straniero. Il film comprende interviste, testimonianze e filmati di repertorio sulla condizione dei migranti, fa vedere i barconi sovraffollati che sfidano il mare aperto e i centri di raccolta allestiti nei diversi punti di approdo sulle sponde europee.
«L’idea di girare un film sul dramma dei profughi è nata, a me e a mio figlio Carlo, un anno e mezzo fa, dopo aver visto quella terribile immagine del bambino siriano trovato morto sulla spiaggia di Bodrum » dice l’ottantenne attrice londinese, vincitrice del premio Oscar nel 1978 per la sua interpretazione in Giulia di Fred Zinnemann. Ma tutta la sua esistenza è stata segnata da un serio impegno verso gli ultimi e i perseguitati. Anche di queste esperienze si parla in Sea sorrow un film che, dice la Redgrave ad “Avvenire”, «vuole essere anche un severo richiamo alle responsabilità dei governanti, un invito al rispetto delle leggi internazionali e della dichiarazione universale dei diritti umani». All’età di due anni, nel 1939, all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, la piccola Vanessa fu costretta a trasferirsi in campagna da un cugino per sfuggire ai bombardamenti tedeschi su Londra. Più tardi la sua famiglia (i genitori Michael e Rachel Kempson erano anch’essi attori teatrali) si adoperò per ottenere visti agli ebrei inglesi in fuga dai territori occupati. Vide la città di Coventry bruciare da lontano, dopo le bombe naziste del 1940: l’episodio gli procurò per molti anni incubi notturni. Aveva 19 anni e frequentava l’Accademia Shakespeariana quando scoppiò la rivolta antisovietica in Ungheria e molti magiari furono costretti all’esilio a Londra, relegati nel quartiere povero di Ladbroke Grove. Lei decise di aiutarli, andando nelle loro case a preparare il té, a cucinare e, soprattutto, ascoltare le loro drammatiche storie: «Non potevo sopportare – ricorda – che gli oppositori del regime fossero schiacciati dai carrarmati comunisti». In seguito Vanessa Redgrave si sarebbe recata in Libano per aiutare i piccoli palestinesi in una scuola materna. Oggi, insieme con attori come Benedict Cumberbatch e Keira Knightle, è impegnata a favore di Safe Passage, un’associazione che attraverso la creazione di corridoi umanitari aiuta i profughi minorenni rimasti in Italia, Francia e Grecia, a ricongiungersi ai familiari che vivono in Inghilterra. Un impegno non facile dopo la Brexit. «È una condizione che conosco e mi preoccupa molto – commenta l’attrice – perché, nonostante le leggi internazionali che regolano il diritto d’asilo, come il trattato Dublino III, non sappiamo ancora quale sarà il destino di migliaia di bambini e ragazzi lasciati senza nessuna tutela, lontano dai parenti: ma anche loro hanno il diritto di vivere, di essere educati, di avere un futuro. Il nostro obiettivo – conclude Vanessa Redgrave – è ritrovarli e assisterli, subito, ma è necessaria la collaborazione delle istituzioni che spesso manca: tanta gente è disposta a dare una mano concretamente, con generosità, però servono aiuti sociali e più consapevolezza». Anche per questo è stato realizzato Sea sorrow. Ora il film è in fase di doppiaggio, nei prossimi mesi sarà distribuito in diversi Paesi europei. (Fulvio Fulvi – Avvenire)
 
 

Migrantes Carpi: una mostra sulle migrazioni

Carpi - Si intitola “Migranti, la sfida dell’incontro” la mostra promossa dalla Commissione Migrantes della Diocesi di Carpi, in collaborazione con la Caritas diocesana, che allestita da sabato 18 marzo a domenica 2 aprile presso la Biblioteca Loria a Carpi.
“Guardando i pannelli della mostra, ospite al Meeting di Rimini l’estate scorsa - fanno sapere dalla Migrantes diocesana – abbiamo deciso di portarla a Carpi. L’iniziativa ci è piaciuta subito perché propone di considerare la ‘questione’ immedesimandosi in coloro che lasciano la loro terra. Scorrendo i pannelli, si è man mano invitati ad accogliere la possibilità di un incontro e non a sottrarsi ad esso per paura o superficialità o pigrizia. Un incontro, a volte difficile, a volte positivo, che ci chiede sempre di esserci e di metterci in gioco. E perché diventi fecondo, è necessario andare alle radici di ciò che fonda la nostra esistenza personale e la società in cui viviamo. Possiamo, così, insieme scoprire che prima della diversità c’è una comunanza”.
La mostra si divide in quattro parti, con altrettanti video a corredo. La prima sezione presenta le migrazioni nella storia dell’umanità, compresa l’esperienza migratoria nella storia italiana. La seconda si sofferma sull’attualità, dando un quadro statistico del fenomeno migratorio e della situazione attuale in Europa. La terza sezione è dedicata alle parole e ai gesti di Papa Francesco, tra tutti la sua frase “non si ama un’idea, si amano le persone”. La quarta sezione illustra la presenza degli stranieri nel nostro Paese, con approfondimenti sul sistema di accoglienza messo in campo dallo Stato e sui percorsi di accompagnamento offerti dalle molte realtà del mondo cattolico.
Si è, poi, aggiunta una sezione in cui si raccontano le iniziative della Caritas e della Migrantes della Diocesi di Carpi, ospitando anche due pannelli che raccontano le attività della Consulta per l’integrazione delle persone straniere dell’Unione Terre d’Argine.
Su invito del Vescovo Mons. Francesco Cavina, si è, inoltre, dato spazio al drammatico racconto dei profughi cristiani ad Erbil nel Kurdistan iracheno - costretti a fuggire dalle loro case e città dall’avanzata dell’Isis – che monsignor Cavina ha avuto modo di visitare nuovamente nelle scorse settimane.
 Domenica 26 marzo, alle 16.30, presso l’Auditorium Loria a Carpi, incontro di presentazione della mostra. Interverranno Monsignor Gian Carlo Perego, Direttore generale Fondazione Migrantes; Annalisa Vandelli, giornalista fotoreporter; Edoardo Patriarca, vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di identificazione e trattenimento richiedenti asilo. Sarà presente il Vescovo Mons. Francesco Cavina.
 

Card. Bagnasco: la “presenza operosa” della Chiesa con i migranti

Roma - Con i migranti la Chiesa Italiana è impegnata su vari fronti: con la cooperazione con i Paesi di partenza, in 2.727 progetti di formazione e sviluppo sociale sostenuti con fondi 8x1000 negli ultimi quattro anni e ora anche il progetto “Liberi di partire, liberi di restare”; con i corridoi umanitari; con l'accoglienza sul territorio italiano.  Continua – ha detto oggi il presidente della Cei, il card. Angelo Bagnasco aprendo i lavori del Consiglio Permanente -  l’attenzione e “l’impegno solidale del nostro Paese verso i flussi di tanta povera gente che fugge da guerra, fame, persecuzione religiosa ed etnica, alla ricerca di un futuro migliore. Sembrano essere in atto tentativi di cooperazione concreta che mirano a incentivare, in modo proporzionato e garantito, lo sviluppo e la pace in Paesi che si trovano da anni in gravi difficoltà.
   L’iniziativa straordinaria della Cei “Liberi di partire, liberi di restare” – ha spiegato il porporato entrando nel dettaglio - punta a “costruire un ponte tra le nostre Chiese e, in particolare, quelle dell’Africa e ha per beneficiari principali i migranti minorenni”. Un progetto che prevede un impegno complessivo di 30 milioni di euro, tratti anche in questo caso dai fondi 8xmille. Con i corridoi umanitari della Cei si accompagneranno, per un “adeguato processo di integrazione e inclusione profughi che arriveranno in Italia.  Infine un impegno concreto vede la presenza “operosa della Chiesa”, in collaborazione con le Autorità locali competenti. Parrocchie, Istituti religiosi, associazioni e gruppi, Caritas diocesane e Uffici Migrantes: “ogni risorsa è in campo nell’ottica dell’accoglienza sempre necessaria, ma anche nell’intento di integrare coloro che mostrano nei fatti di volerlo, di partecipare attivamente ai percorsi previsti, di imparare la lingua, di conoscere il nostro Paese e la sua cultura, di cominciare ad amarlo come il proprio, operando per il bene comune”. Per il card. Bagnasco a sua volta l’Unione Europea “deve uscire dai propri ambienti chiusi, e arrivare idealmente fino alle nostre coste; deve farsi più responsabile e meno giudicante”. Il presidente dei vescovi italiani ha ricordato la celebrazione, dei prossimi giorni, del 60° anniversario dell’inizio dell’Unione Europea. “Come Pastori di questo Paese – ha detto - che fu uno dei fondatori, siamo lieti e preghiamo perché il cammino intrapreso non solo prosegua e si allarghi, ma in primo luogo migliori. A fronte della Brexit e di altri movimenti populisti, noi crediamo che l’Unione sia un percorso necessario per il bene del Continente. Pertanto c’è ancora più bisogno d’Europa, ma ad una condizione: che l’Europa non diventi altro rispetto a se stessa, alle sue origini giudaico-cristiane, alla sua storia, alla sua identità continentale, alla sua pluralità di tradizioni e culture, ai suoi valori, alla sua missione. L’Unione non è fatta dai Capi di Stato, ma dai popoli degli Stati membri, ed è ai popoli che bisogna pensare con stima e rispetto senza imporsi. Accelerare i processi non può significare l’omologazione di culture e tradizioni, e neppure la ricerca di compromessi al ribasso, né aggirare le dichiarazioni e le leggi comuni. E neppure limitare le sovranità nazionali. I Capi degli Stati e dei Governi sanno che essi sono delegati dei loro popoli e che nelle decisioni comuni devono tener conto delle loro Nazioni”.  
In questo cammino la Chiesa è “presente” con le sue comunità e i suoi Pastori, “in sinergia con le Chiese e le comunità cristiane del Continente” ed ha ricordato i recenti incontri a Mosca con il Patriarca Kirill e a Istanbul con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo: “a fronte del secolarismo che si insinua ovunque, abbiamo condiviso la convinzione che i cristiani siano interpellati ad annunciare nuovamente il Signore Gesù, Redentore del mondo, epifania del Padre, splendente icona dell’uomo. Essendo il Cristianesimo la religione del Logos fatto carne, crediamo nel valore della ragione umana, strumento di dialogo tra le culture, e accettiamo la fatica di pensare la fede per comunicare con tutti, e partecipare alla costruzione di un Continente che promuova la vita in ogni sua fase e la famiglia come la cellula portante; un Continente che non abbia timore della religione, e riconosca la libertà religiosa come il fondamento più alto e la garanzia più sicura della dignità di ogni uomo”. (Raffaele Iaria)
 
 

 

 

Zanfrini: le politiche migratorie esprimono i valori che vogliamo lasciare

Roma - “Occorre che le società europee siano consapevoli di come le politiche migratorie e per gli immigrati manifestano la nostra identità ed esprimono i valori che vogliamo lasciare in dote alle generazioni che verranno”. A dirlo è stata questa mattina la sociologa dell’Università Cattolica di Milano, Laura Zanfrini, intervenendo all’incontro annuale dei responsabili della pastorale dei migranti delle grandi città europee in corso a Roma sul tema “Le periferie geografiche ed esistenziali nella mobilità umana”. La docente nella sua relazione ha ricostruito le le ragioni che hanno prodotto, nella storia recente europea, la “perifericità” della figura del migrante, attraverso “l'esclusione dalla comunità dei cittadini”, attraverso “i regimi di cittadinanza e i sistemi di stratificazione civica”, “l'ammissione sulla base di regimi migratori istituzionalmente discriminatori”, “la percezione di una distanza sociale, a sua volta alimentata dalla condizione di svantaggio strutturale dei migranti” e “l'impatto delle rappresentazioni allarmistiche e delle logiche securitarie”. L'immigrazione – ha spiegato Zanfrini -  "disturba" l'Europa, perché “compete coi cittadini nativi per l'accesso ai diritti e alle opportunità”; ne "forza" i confini geografici, politici ed identitari e “interpella le nostre democrazie fondate sulla pari dignità di tutti gli esseri umani”.
I lavori del convegno si sono aperti questa mattina con la celebrazione di una liturgia eucaristica presieduta dal Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, Mons. Guerino Di Tora. Oggi pomeriggio è previsto l’intervento della teologa, Stella Morra della Pontificia Università Gregoriana e i lavori di gruppo. Domani, presso la Sede della Fondazione Migrantes, l’intervento del Direttore generale della Fondazione Mons. Gian Carlo Perego, e relazioni su due casi “emblematici” delle “periferie assolute”: la comunità Rom, di cui parleranno Carlo Stasolla dell’Associazione “21 Luglio” e Paolo Ciani della Comunità di Sant’Egidio,  e il quartiere romano di Tor Bella Monica, su cui parlerà il Vescovo ausiliare Mons. Paolo Lojudice. Nel pomeriggio visita al centro Astalli di Roma e incontro con il Presidente, p. Camillo Ripamonti, quindi nel quartiere di Tor Bella Monaca celebrazione della liturgia e incontro con il parroco e alcuni parrocchiani. Mercoledì mattina, 22 marzo, la partecipazione all’Udienza generale con Papa Francesco e nel pomeriggio le conclusioni con la presentazione del comunicato finale. (Raffaele Iaria)