Primo Piano

Reggio Calabria: Via Crucis con profughi

Reggio Calabria – Nei giorni scorsi, in piazza Sant’Agostino di Reggio Calabria, le famiglie della diocesi e quelle degli immigrati si sono riunite per pregare assieme, ripercorrendo le quindici stazioni della Via Crucis. Il momento di preghiera, promosso dall’Ufficio diocesano Migrantes e dall’Ufficio per la Pastorale Familiare, si è svolto seguendo, nel tragitto delle quindici stazioni, la croce di Lampedusa.
“Celebrare la Via Crucis in piazza – ha detto padre Bruno Mioli, nell’introdurre il momento di preghiera – non è semplice gusto di novità, voler dare una variante ai nostri schemi tradizionali, ma è dare pubblica testimonianza della nostra fede. È dire a noi stessi e ai nostri fratelli, a quelli che incontriamo abitualmente in chiesa ed a quelli che stanno sulla soglia o vi sono lontani, che siamo in cammino verso la Pasqua di Gesù”.
La chiesa è il luogo della preghiera, delle celebrazioni religiose; la piazza è il luogo dove si svolge la vita civile, con le molteplici attività ed iniziative laicali. Ed è significativo – scrive il settimanale diocesano “L’Avvenire di Calabria” -  che questa celebrazione sia stata ideata proprio da laici e da loro sia venuta anche la proposta di darle una duplice tematica, un duplice sfondo di attualità: i migranti e le famiglie.
 

Il dramma dei profughi portato a teatro

Trento - Non c'era un solo posto vuoto venerdì 7 aprile 2017 al Teatro di Gardolo di Trento per “Migrantes”, lo spettacolo che ha portato sul palco il tema delle migrazioni con particolare riferimento al dramma vissuto dai profughi. L'entusiasmo del pubblico ha trovato ulteriore carica nel corso della serata, tanto che l'evento si è chiuso con un improvvisato ballo sul palco che ha coinvolto attori e spettatori. L'evento ha concluso un laboratorio teatrale interculturale attivato a Trento con una trentina di partecipanti. Protagonisti sul palco dell'evento finale sono stati alcuni fra i richiedenti asilo accolti sul territorio provinciale e giovani volontari universitari del progetto SuXr, attivato dall’ateneo trentino. L’iniziativa è nata da una proposta condivisa progettualmente dal Cinformi e dall'Equipe Teatro della Società Cooperativa Sociale Progetto 92, che ha realizzato il laboratorio teatrale. Lo scopo era proporre, nell’ambito delle molteplici attività di formazione e inclusione offerte dal programma di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, un’esperienza che permettesse ai partecipanti di relazionarsi interculturalmente attraverso il teatro. A partire dalla fine di ottobre, con il coordinamento e la regia di Michele Torresani, migranti e studenti si sono messi in gioco con grande motivazione. Sin dall’inizio del percorso si è visto come le differenze linguistiche, culturali e religiose possano costituire non necessariamente barriere, bensì fonte di arricchimento se ci si approccia alla diversità intesa come essenziale alterità. Sul palco sono emerse, fra l'altro, le necessità di vita che hanno spinto i richiedenti asilo a partire dal proprio paese intraprendendo viaggi fisicamente ed emozionalmente provanti, passando per l’analisi teatrale dei vissuti dell’accoglienza e aprendo uno sguardo sui diversi futuri di vita sperati.
 
 

Papa Bergoglio a Libertà Civili: l’integrazione è basata sul mutuo riconoscimento

Roma - Le migrazioni «se gestite con umanità offrono un’opportunità di incontro e di crescita per tutti”. Lo afferma Papa Francesco in un’intervista rilasciata Libertà Civili, bimestrale del Ministero dell’Interno. Il colloquio con il direttore della rivista, Giuseppe Sangiorgi, parte dalla visita di Francesco ai rifugiati sull’isola greca di Lesbo, nell’aprile dello scorso anno e dal suo taglio ecumenico. Per Bergoglio «la condivisione fraterna con altre confessioni appella la coscienza a non voltare le spalle alla richiesta di aiuto e di speranza dei fratelli e delle sorelle in difficoltà». E «la difesa dell’essere umano non conosce barriere», così come «non c’è differenza di credo» che «possa contrastare» la volontà di «garantire una vita dignitosa a quanti sono costretti ad abitare la propria terra». Il Pontefice richiama il dovere dei media di spiegare i diversi aspetti delle migrazioni: «La violazione dei diritti umani, i violenti conflitti nei disordini sociali, la mancanza di beni di prima necessità, le catastrofi naturali e quelle causate dall’uomo: tutto questo deve essere raccontato chiaramente così da permettere la giusta conoscenza del fenomeno migratorio e, di conseguenza, il giusto approccio». Per quanto riguarda le dinamiche dell’accoglienza, sempre Francesco sottolinea che «l’integrazione, che non è né assimilazione né incorporazione, è un processo bidirezionale, che si fonda essenzialmente sul mutuo riconoscimento della ricchezza culturale dell’altro: non è appiattimento di una cultura sull’altra e nemmeno isolamento reciproco, con il rischio di nefaste “ghettizzazioni”». Così chi arriva «è tenuto a non chiudersi alla cultura e alle tradizioni del Paese ospitante, rispettandone anzitutto le leggi». In questo processo anche «le popolazioni autoctone vanno aiutate, sensibilizzandole adeguatamente e disponendole positivamente ai processi integrativi, non sempre semplici e immediati, ma sempre essenziali e per l’avvenire imprescindibili». (A.Ga.)
 
 

“Memorie Migranti”: tra i vincitori il documentario “88 giorni nelle farm australiane” della Migrantes

Gualdo Tadino - Alla presenza di una vasta platea, si è conclusa la tredicesima edizione del Concorso Video Memorie Migranti, promosso dal Museo dell’Emigrazione Pietro Conti di Gualdo Tadino e dall’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea, con il patrocinio del Comune, della Regione Umbria e la partecipazione di Rai Teche. Venerdì 7 aprile, presso il Cinema Teatro Don Bosco, il pubblico in sala ha potuto ammirare in anteprima i video vincitori: cortometraggi capaci di raccontare con trasporto le storie, i sentimenti, gli addii, le sofferenze, le delusioni ma anche i successi della grande epopea dell’emigrazione italiana. “Un’emigrazione raccontata”, spiega Catia Monacelli, Direttrice del Museo, “non solo attraverso i dati storici, ma anche dalle testimonianze di chi oggi torna a partire, giovani e meno giovani, laureati ed operai, alla ricerca di un futuro migliore all’estero”. Ospite d’onore il giornalista Gianluca Picciotti, Vice Direttore delle Teche Rai, che ha ricordato con passione l’importanza dell’emigrazione italiana all’estero, non solo come fenomeno sociale, ma anche come momento di incontro culturale: “gli audiovisivi ed il cinema hanno saputo raccontare questa epopea storica e le Teche Rai costudiscono la memoria di un evento che oggi si rinnova, seppur con altre dinamiche”. In questa edizione si aggiudicano la vittoria i seguenti lavori: per la categoria “Scuole” il video "Storie di una vita" dell’Istituto Tecnico Tecnologico Statale “Giacomo Chilesotti” di Thiene, in provincia di Vicenza, per l'importante lavoro di recupero di una testimonianza raccolta dalla voce della protagonista. Manuela Ruggeri e Mattia Lento che oggi vivono a Zurigo, invece, per la sezione “Master” con il cortometraggio "Frammenti di un percorso urbano", per la sensibilità con cui si traccia la storia della comunità italiana nella Svizzera Tedesca. Infine, per la categoria “Andati in onda” vince il documentario "88 giorni nelle farm australiane", per la regia di Matteo Maffesanti, la ricerca di Michele Grigoletti e Silvia Pianelli, prodotto della Fondazione Migrantes. Un lavoro che presenta un’accurata descrizione del contesto attuale dell’emigrazione italiana in Australia in cui si inseriscono i diversi racconti personali di una nuova generazione che decide oggi di lasciare il Bel Paese. Il primo cittadino Massimiliano Presciutti, che ha vissuto in prima persona una storia d’emigrazione, si è complimentato con tutti i finalisti in sala: “è fondamentale non perdere la memoria, ecco perché ringrazio tutti voi che avete deciso d’impegnarvi con passione in questo progetto”. Sono inoltre intervenuti all’iniziativa il Direttore dell’Isuc Alberto Sorbini, la Dirigente Scolastica dell’Istituto Casimiri Francesca Cencetti, la Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Gualdo Tadino Francesca Pinna e il Direttore Responsabile della testata giornalistica Viewpoint, Barbara Maccari, che ha voluto mettere a disposizione, oltre ai premi del concorso, uno speciale approfondimento dedicato ai vincitori. Il Museo Pietro Conti ha pubblicato i lavori premiati in un cofanetto dvd. Tra i finalisti che si aggiudicano la pubblicazione ricordiamo: Giuseppe Barbato e Lorenzo Ricca per il video “E(migranti) – storie di chi va e chi viene”, Lorenzo Ferraro del Liceo Scientifico Giotto Ulivi di Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze, con il video “Report: migranti italiani”, Thomas Saglia, Simone Casciano e Monica Ronchini con il video “I capitali italiani” e Antonio Molfese con il video “Dalla Basilicata sotto tutti i cieli”.
 
 

Rom: quando Paolo VI li chiamò “pellegrini”

Roma - “Pellegrini perpetui”, “esuli volontari”, “profughi sempre in cammino”, “viandanti senza riposo”, “voi che guardate il mondo con diffidenza e con diffidenza siete guardati”. Nella Giornata internazionale dei rom, che si è celebrata sabato, vengono alla mente le parole pronunciate da Paolo VI incontrando il popolo rom a Pomezia nel settembre del 1965, nel giorno del suo compleanno, nel cuore dei lavori conciliari. Quell’evento è ricordato dalla Fondazione Migrantes con la pubblicazione di un volume di Susanna Placidi, “Una giornata particolare. L’incontro di Paolo VI con gli zingari a Pomezia” (Tau Editrice), con l’introduzione del Direttore Gian Carlo Perego e la prefazione dell’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, arricchita da una documentazione inedita di un protagonista, don Bruno Nicolini, uno dei pionieri di questa pastorale. Cinquant’anni dopo, papa Francesco ha auspicato che anche per il popolo rom “si dia inizio a una nuova storia, a una rinnovata storia. Che si volti pagina”, sradicando “pregiudizi secolari, preconcetti e reciproche diffidenze che spesso sono alla base della discriminazione, del razzismo, della xenofobia”. La Giornata ripropone anche in Italia uno sguardo di attenzione al popolo rom e ai sinti, “una minoranza non ancora riconosciuta nel nostro Paese”, denuncia Migrantes. E questo mancato riconoscimento, oltre “a non aiutare la tutela di alcuni diritti fondamentali, accresce in questo popolo l’apolidia e sempre più, nelle nostre città, produce emarginazione e ghettizzazione”. Una Giornata che nelle nostre comunità ecclesiali “diventa – dice monsignor Perego – l’occasione per iniziative pastorali che costruiscano nuove relazioni, esperienze d’incontro con le piccole comunità presenti tra noi, così da considerarle un soggetto e una risorsa di vita cristiana”. Oggi il 'dono' che il popolo zingaro offre alla Chiesa, secondo l’arcivescovo Zuppi, è quello di “metterci per strada, quella che loro percorrono o sono costretti a fare, per superare tutte le frontiere e trovare quello che è davvero essenziale”.
 
 

Rom: in 28mila nelle baracche

Roma - Alla vigilia della Giornata internazionale dei Rom e dei Sinti, celebrata in molte città europee sabato scorso, l’unica iniziativa pubblica italiana è lo sgombero forzato a Napoli dell’insediamento di Gianturco. Su 800 persone che lo occupavano, è stato trovato posto per 280 in un altro ex campo irregolare, in via del Riposo, assaltato e dato alle fiamme tre anni fa. La denuncia dell’ennesimo sgombero forzato arriva alla presentazione in Senato del Rapporto annuale 2016 dell’Associazione 21 luglio, che per la prima volta offre una dettagliata mappatura della presenza di rom e sinti in Italia. Su tutto il territorio nazionale sono 28mila in emergenza abitativa, solo lo 0,05% della popolazione nazionale. Alla presentazione il capo dello Stato Sergio Mattarella ha voluto conferire la Medaglia del Quirinale quale suo premio di rappresentanza.
“A Barcellona, Berlino, Budapest e Bucarest per l’8 aprile si organizzano festival e convegni – dice il presidente dell’Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla – da noi l’unico atto è stato l’ennesimo sgombero, che perpetua la logica ghettizzante su base etnica dei campi rom, lesiva dei diritti umani e fonte di sperpero di denaro pubblico. Campi di cui, dal 2012, è richiesto il superamento dalla Strategia nazionale di inclusione approvata anche dall’Italia”.
“Persone buttate fuori con crudeltà da alloggi in cui nel corso degli anni avevano investito soldi – racconta Catrinel Motoc di Amnesty International, presente allo sgombero – senza adeguato preavviso, né risarcimento, né, in molti casi, alternativa”.
Il dossier riferisce che le stime sulla presenza di rom e sinti in Italia oscilla tra 120 e 180mila presenze. Solo 28mila sono in emergenza abitativa. Solo il 3% del totale è nomade. “L’Italia continua a confermarsi, per un cittadino di etnia rom che viva in condizione di povertà e fragilità sociale, il peggior Paese in cui abitare. Il suo destino infatti non potrà essere che finire in una baraccopoli o peggio ancora, in quegli spazi di discriminazione istituzionale che le autorità capitoline hanno sfacciatamente il coraggio di chiamare 'villaggi della solidarietà”.
La maggior parte dei 28mila, cioè 18mila persone, vivono in quelle che il dossier definisce “baraccopoli istituzionali, 149 in 88 Comuni”, i campi gestiti dai Comuni. Qui il 55% ha meno di 18 anni, il 37% – sorpresa – ha la cittadinanza italiana, mentre 9.600 provengono dall’ex Jugoslavia, un terzo “a rischio apolidia”. Altri 10mila poi vivono in “insediamenti informali”, per il 92% romeni. Baraccopoli ciclicamente abbattute, che inevitabilmente si riformano in assenza di percorsi di integrazione che non possono non partire dall’alloggio. Le baraccopoli informali sono soprattutto in Campania. Un minore rom su 3 è in emergenza abitativa, 1 su 5 non ha mai iniziato un percorso scolastico, 1 su 4 non lo ha portato a termine. “Le condizioni di vita dei rom in questi insediamenti – sottolinea l’Associazione 21 luglio – sono nettamente al di sotto degli standard igienico-sanitari e l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore rispetto alla media”.
Il dossier dedica un focus alla Capitale che ha il record delle baraccopoli istituzionali, 7 campi con 3.772 persone, più 11 definiti “campi tollerati”. Tra 2.200 e 2.500 le presenze negli insediamenti informali. “Drammatica la condizione di vita dei circa 2 mila minori”.
L’emergenza alloggi dunque “è l’ambito della strategia che ha registrato i risultati più scarsi, e nel corso del 2016 tre enti internazionali di monitoraggio hanno diffuso le loro raccomandazioni”. Perché, sottolinea il dossier “continuano a essere perpetrate politiche discriminatorie nei confronti di rom e sinti”. Nel 2016 sono stati eseguiti 298 sgomberi forzati, di cui 28 a Roma e 20 a Milano. Rilevati 175 episodi di discorso d’odio verso rom e sinti, anche se in calo rispetto ai 265 del 2015, a carico di Lega Nord (28,6%), Fratelli d’Italia (11,4%) e Forza Italia (10,9%). (L.Liverani-Avvenire)
 

Mci Stoccolma: il nostro pensiero va alle vittime e ai feriti di questo “atto inumano”

Stoccolma – Stoccolma, questa mattina si e svegliata “diversa” da ieri. Quattro morti e 15 feriti, il bilancio di quel tremendo pomeriggio di ieri in cui un TIR ha travolto la folla che passeggiava in una delle zone pedonali più conosciute della città. “Quello che e successo – dice il responsabile della Missione Cattolica Italiana, mons. Cesare Furio,  é “tremendo e nello stesso tempo difficile da accettare. Se poi aggiungiamo che probabilmente si tratta di un attacco terroristico, ci si sente inermi e pieni di rabbia”. 

Il tempo si ferma e la gente “incredula” e “sotto shock” si domanda ”Che ti avevo detto”? E raccontano nelle loro interviste che “non si meravigliano di ciò che é successo. Sembra quasi che ci si aspettava un fatto del genere ma nessuno lo desiderava. Non conosciamo – aggiunge il sacerdote a www.migrantesonline.it - ancora i motivi di questo attacco, sappiamo solo che nella tarda serata di ieri sera, in un sobborgo di Stoccolma, a Märsta, è stato arrestato un 39enne di origine del Kirghistan, padre di 4 figli, con regolare permesso di soggiorno e operaio presso un cantiere edile. La polizia fa sapere questa mattina che molti indizi fanno pensare che sia l´autista del TIR ed il responsabile dell´attentato; ma occorre aspettare per saperne di più, la polizia è molto riservata nel rilasciare dichiarazioni a proposito”. Per mons. Furio una cosa è “certa, la grande solidarietà degli abitanti di Stoccolma nei confronti di chi non riusciva a tornare a casa ieri sera, l´impegno delle forze di polizia e dei medici, molte volte elogiati per il loro tempestivo intervento, un popolo che unito nella difesa della propria libertà si interroga ancora: come poteva succedere una cosa del genere qui in Svezia”? Il "nostro pensiero – conclude - va alle vittime e ai feriti di questo atto ignobile e inumano, ai loro cari e a tutto il popolo svedese”.

In Svezia vivono circa 12mila italiani: nel 2015 sono stati circa 700 gli italiani che hanno portao la loro residenza.  (R.Iaria)

 

Tra gli scaffali

a cura di Raffaele Iaria Italiani d’arme in Russia
Muovendo dai “bombardieri” che contribuirono allo sviluppo dell’artiglieria moscovita sotto Ivan III, il granduca che, oltre due secoli prima di Pietro il Grande, cercò di adeguare il suo paese agli sviluppi dell’Europa occidentale anche nel campo degli armamenti, l’autore del volume passa in rassegna alcuni momenti della storia militare russa che ebbero italiani come protagonisti. Con una ricostruzione tanto minuziosa nell’esame delle fonti quanto appassionata nella narrazione, il volume si snoda lungo l’arco di quattro secoli: dal coinvolgimento di maestranze veneziane nella costruzione di navi e galere sotto Pietro il Grande alle battaglie contro i turchi nel mar Nero e contro gli svedesi nel Baltico, alle vicende degli ufficiali che si distinsero durante la conquista del Caucaso e nelle guerre russo-turche fino alla riscossa contro le armate napoleoniche.
Mario Corti, Italiani d’arme in Russia. Artigiani, ingegneri, ufficiali in un esercito straniero (1400-1800), Carocci Editore
 
Sociologia delle Migrazioni
 
L’immigrazione sta modificando strutturalmente il nostro continente, la sua composizione demografica, la sua economia, la sua stessa identità, al punto che è impossibile pensare all’Europa senza fare i conti con questo fenomeno. Attraverso un’accurata selezione di teorie e ricerche prodotte dalle scienze sociali, Laura Zanfrini, in questo manuale ci aiuta a comprendere il fenomeno della mobilità umana contemporanea, soffermandosi in particolare sulle sfide in atto. Dalla gestione delle migrazioni per ragioni umanitarie alle questioni politiche sollevate dall’insediamento permanente di comunità immigrate e minoranze religiose; dal problema dello svantaggio di cui spesso sono vittime i migranti alle prospettive di valorizzazione della ‘diversità’ per lo sviluppo dell’Europa.
Laura Zanfrini, Introduzione alla sociologia delle Migrazioni, Editori Laterza
 
Via Crucis con san Francesco di Paola
La Via Crucis è l'accompagnamento di Gesù lungo il suo percorso dal luogo del processo fino al Calvario. Ci si immedesima, riflettendone e assimilandone le tappe, sulla via dolorosa che Egli ha voluto percorrere per la nostra salvezza. In questo libretto la meditazione su ogni singola stazione con l'aiuto di un episodio della vita di San Francesco di Paola.
G.F.Scarpitta, Via Crucis con San Francesco di Paola. Accompagniamo la croce con il paolano, Tau editrice
 
 

Chiese in Europa: porre fine alla discriminazione dei rom e sinti

Basilea – Domani, sabato 8 aprile, si celebrerà la Giornata internazionale dei Rom, istituita per riconoscere ed onorare le persone Rom e valorizzare la loro cultura. In Europa, quest'anno, la Giornata fa seguito ad una settimana Rom dell’UE, con eventi organizzati presso il Parlamento europeo a Bruxelles e in tutta Europa per sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo alla loro battaglia per la giustizia e il loro riconoscimento. Oggi, un numero compreso fra 10 e 12 milioni di Rom vive in tutta Europa. Sono i custodi di valori importanti. La loro cultura eleva il valore della famiglia, pur vivendo in un tempo di crescente individualismo”, ricorda un messaggio congiunto della Conferenza delle Chiese Europee, della Commissione delle Chiese per i Migranti in Europa e della Commissione Caritas in Veritate del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee. “Secoli di antiziganismo hanno creato – si legge nel testo - condizioni inaccettabili per i Rom. Storicamente, sono stati spesso emarginati e vittime di violenza, riduzione in schiavitù, persino genocidi. Oggi soffrono di una costante esclusione sociale e sono costretti a lottare per l'accesso all'istruzione, all'alloggio, all'occupazione, ai servizi sociali, all'assistenza sanitaria. Spesso vengono loro negati anche i diritti civili fondamentali, come i certificati di nascita e i relativi diritti legali. Nonostante questa oppressione, sono sopravvissuti e hanno protetto il loro stile peculiare di vita, la loro lingua e le loro tradizioni”. Le Chiese in Europa “sostengono gli sforzi per cambiare la percezione dei Rom, favorire un dialogo nella dignità, rispettare le diverse storie e identità, e allo stesso tempo riconoscere i Rom come nostri concittadini dei paesi europei. Riconosciamo – prosegue il messaggio congiunto - anche il forte impegno che molte Chiese in Europa hanno dimostrato e incoraggiamo un ulteriore lavoro concreto in quest’area”. I Rom hanno una storia che “non è paragonabile a quella di nessun altro popolo in questo continente e sono il più grande tra i popoli indigeni dell’Europa. Benché siano passati secoli dalla loro prima apparizione in Europa, essi rimangono ai margini della nostra consapevolezza e delle nostre società. Insieme dobbiamo pentirci dei peccati di discriminazione e persecuzione, e tornare a impegnarci nella difficile opera della riconciliazione”. Riconoscere la storia dei Rom in Europa – sottolineano i firmatari del messaggio -  richiede che guardiamo alla storia delle società europee per riconoscere gli schemi di esclusione”. Le Chiese in Europa auspicano che i Rom possano “sentirsi sempre più accettati come cittadini europei a pieno titolo, con tanto di diritti e doveri, e contribuire ad un futuro più giusto che noi tutti condividiamo”. Quest'anno, la Giornata Internazionale dei Rom coincide con l'inizio del tempo pasquale. In questo tempo, “noi ricordiamo il cammino di Gesù, che è andato incontro alle persone emarginate, e ha portato la giustizia e la speranza agli oppressi. Oggi, il popolo Rom ci ricorda in che direzione dobbiamo andare per servire il Cristo Risorto. La loro esperienza è proprio il luogo in cui la vittoria della speranza sulla disperazione e della vita sulla morte ha avuto inizio”.
La Giornata Internazionale dei Rom è stata lanciata per la prima volta nel 1990 dal 4° Congresso Internazionale Rom, che si è svolto a Serock (Polonia). La data dell'8 aprile è stata scelta come riconoscimento del primo appuntamento di questo Congresso, nel 1971, un incontro che era stato parzialmente finanziato dal Consiglio Ecumenico delle Chiese.
 

Rimini: domani festa dei Rom e dei Sinti

Rimini - Rimini festeggia la Giornata Internazionale di Rom e Sinti con un pomeriggio di animazione per tutte le età, aperto a tutta la città: “Insieme, per conoscerci per accoglierci”. Appuntamento domani, sabato 8 aprile su iniziativa della Consulta delle Aggregazioni Laicali della diocesi. La Giornata cade l’8 aprile a ricordo del primo congresso di intellettuali romanì avvenuto a Londra nel 1971. Stabilì il termine “rom” (uomo) come denominazione ufficiale, l’inno Djelem Djelem in memoria del genocidio nei lager nazifascisti e la bandiera con ruota indiana su sfondo per metà verde, a simboleggiare la terra coperta d’erba, e per metà azzurra come il cielo.
L’appuntamento riminese è un incontro-festa (a ingresso libero) a partire dalle 17.30 in piazza Cavour e presso il Giardino delle Mimose, a Rimini, con animazione per bambini, ragazzi e adulti. Un pomeriggio di festa e di amicizia, al quale le famiglie rom e sinte parteciperanno attivamente, proponendo loro stesse animazioni e giochi. Una coloratissima roulotte stazionerà in piazza Cavour: sul tetto una marea di palloncini per “far volare” la conoscenza, l’accoglienza reciproca e l’amicizia. “Vorrei che per il vostro popolo si desse inizio ad una nuova storia. – ha detto papa Francesco – È arrivato il tempo di sradicare pregiudizi secolari, preconcetti e reciproche diffidenze che spesso sono alla base della discriminazione, del razzismo e della xenofobia”. La festa si concluderà gioiosamente alle 19. La Giornata internazionale dei Rom e dei Sinti, “ritorna ogni anno a provocare sulla storia e sulla vita di un popolo europeo che conosce ancora molte discriminazioni e umiliazioni mentre non viene riconosciuto il tesoro che custodisce, ricorda la Fondazione Migrantes”.
 

Papa Francesco: lavanda dei piedi nel carcere di Paliano

Città del vaticano – Papa Francesco nel pomeriggio di giovedì 13 aprile si recherà nella Casa di Reclusione di Paliano (in Provincia di Frosinone e Diocesi di Palestrina) per celebrare la Messa in Cæna Domini, con il rito della lavanda dei piedi ad alcuni detenuti. La visita – informa una nota della sala Stampa della Santa Sede,  “avrà un carattere strettamente privato”.
Negli anni scorsi, in occasione della la Messa in Cæna Domini, con il rito della lavanda dei piedi il Papa si è recato al Carcere minorile di Casal del Marmo (2013), alla Fondazione Don Gnocchi - Centro Santa Maria della Provvidenza che ospita persone disabili e non autosufficienti (2014), al carcere di Rebibbia (2015) e lo scorso anno al C.A.R.A. di Castel Novo di Porto che ospita rifugiati e richiedenti asilo.
 

Giornata internazionale dei Rom: un libro ricorda l’incontro di Paolo VI a Pomezia

Roma - La Giornata internazionale dei Rom e Sinti - domani 8 aprile -,  ripropone ogni anno, anche  in Italia, uno sguardo di attenzione al popolo rom e sinto, una minoranza non ancora riconosciuta nel nostro Paese. Il mancato riconoscimento, oltre  a non aiutare la tutela di alcuni diritti fondamentali, accresce in questo popolo l’apolidia e sempre più, nelle nostre città, produce emarginazione e ghettizzazione (basti pensare ai 40.000 Rom che vivono ancora nei campi).
In occasione della Giornata internazionale, la Fondazione Migrantes ha pubblicato, nella collana esperienze e testimonianze, un volume di Susanna Placidi dal titolo ‘Una giornata particolare. L’incontro di Paolo VI con gli zingari a Pomezia’- Tau Editrice). Il volume, che  è introdotto da Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, e con una prefazione dell’Arcivescovo di Bologna, Mons. Matteo Zuppi,  aiuta a rivivere, sulla scorta soprattutto di una documentazione inedita di un protagonista, don Bruno Nicolini, lo storico incontro  di Paolo VI con i Rom a  Pomezia, il 26 settembre 1965. Da quel giorno,  il mondo dei rom trovò un posto particolare nel cuore della Chiesa e nella vita pastorale, alla luce dell’appello – ripetuto con forza da papa Francesco il 26 ottobre 2015 incontrando 7.000 rom di tutto il mondo - : “E’ arrivato il tempo di sradicare pregiudizi secolari, preconcetti e reciproche diffidenze che spesso sono alla base della discriminazione, del razzismo, della xenofobia. Nessuno si deve sentire isolato, nessuno è autorizzato a calpestare la dignità e i diritti degli altri”.
“La Giornata internazionale dei Rom e dei Sinti  richiama ogni anno la dignità umana di un popolo ancora troppo spesso calpestata”, ricorda Mons. Perego: “al tempo stesso la Giornata, nelle nostre comunità ecclesiali, diventa l’occasione per iniziative pastorali che costruiscano nuove relazioni, esperienze d’incontro con le piccole comunità rom e sinte presenti tra noi, così da considerarle un soggetto e una risorsa di vita cristiana”. (R.I.)

 
 

Brexit: assistenza ai connazionali dall’Ambasciata

Londra - Con l’attivazione il 29 marzo scorso dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, è stata avviata la procedura per l’uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Per venire incontro alle preoccupazioni di tanti cittadini italiani residenti nel Regno Unito sulle possibili conseguenze del processo di uscita del Regno Unito dalla UE, per il proprio status futuro, l’Ambasciata d’Italia, insieme ai Consolati Generali di Londra e di Edimburgo, ha deciso di avviare uno speciale servizio di assistenza online dedicato ai cittadini italiani nel Regno Unito. L’Ambasciata ha pubblicato una nuova sezione nel proprio sito dedicata alla Brexit, articolata in tre sezioni: Notizie, aggiornata periodicamente sui fondamentali sviluppi in tale materia; Domande Frequenti, che verte sulle questioni emerse più frequentemente negli scorsi mesi e Incontri, dove compariranno indicazioni sugli appuntamenti periodici di orientamento gestiti dal Consolato Generale d’Italia a Londra, in cui verranno affrontate specifiche questioni riguardanti la Brexit.
Il calendario degli incontri sarà disponibile online nei prossimi giorni. I connazionali che volessero partecipare agli incontri dovranno registrarsi sul sito del Consolato. E’ già attiva una casella email - londra.brexit@esteri.it - alla quale i connazionali potranno indirizzare le proprie domande che non trovassero risposta nella sezione “domande frequenti” sul sito. In Gran Bretagna risiedono oggi circa 300mila italiani.
 

Perù: la comunità italiana “prega per gli alluvionati”

Roma - Le recenti alluvioni che hanno colpito il Perù destano preoccupazione anche la popolazione di origine peruviana che vive in Italia. Molti i danni, in particolar modo nelle diverse città della costa. Don Emerson Campos Anguilar, coordinatore delle comunità cattoliche latinoamericane in Italia ha chiesto a tutti i cappellani etnici e alle varie comunità «una preghiera costante». Tutte le comunità dei peruviani in Italia in queste settimane si stanno incontrando nelle diverse cappellanie per pregare per i loro connazionali che vivono in Perù, con l’augurio che ritorni presto «la calma e la serenità per il nostro popolo. Che Santa Rosa de Lima, San Martin de Porres intercedano davanti a Dio – conclude don Emerson – per calmare questa situazione».
Nei giorni scorsi la CEI ha destinato 200mila euro, dai fondi dell’8xmille, per l’assistenza alle popolazioni colpite. In Italia vivono circa 110mila cittadini provenienti dal Perù giunti per la gran parte tra la fine degli anni ’80 e quelli ’90, in virtù della grave crisi economica che ha attraversato il Perù, e della guerriglia di Sendero Luminoso e dei Tupac Amaru che scosse il Paese. (Raffaele Iaria)
 

Asgi: decreto immigrazione “discrimina e limita pesantemente il diritto d’asilo”

Roma -  “I migranti non avranno gli stessi diritti degli altri e tutto ciò sarà codificato” con “un approccio insopportabilmente discriminatorio”. In pratica si limita “in maniera netta e precisa il diritto all’asilo. È una ferita molto grossa e pesante”. È preoccupato e intravede un “orizzonte molto buio” allo scopo “di impedire l’arrivo e l’avvio della procedura di richiesta d’asilo” il presidente dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) Lorenzo Trucco, che esprime le sue critiche al Decreto Minniti-Orlando sull’immigrazione in un’intervista al Sir. “Ci sono tanti modi per costruire muri: con il calcestruzzo o con le norme. Non c’è nulla che va a rafforzare la tutela dei diritti su persone assolutamente deboli”, afferma. “Abbiamo di fronte un orizzonte scuro e pesantissimo. È un cambio epocale. Tutto il sistema di asilo verrà modificato in peggio”. Tra gli aspetti tecnici peggiorativi Trucco elenca le “sanzioni nei confronti di chi si sposta nell’ambito dell’Unione europea per cercare di ottenere asilo in altri Paesi” e la costituzione dei Centri di permanenza e rimpatrio, con i quali “si vuole spazzare via tutta la battaglia che ha portato alla chiusura di molti Cie (Centri di identificazione ed espulsione). In sostanza verrebbero trasformati in centri di detenzione”. “Inutile nascondersi dietro ad un dito: l’ipotesi contenuta nel decreto, decisamente pessimo, è l’allargamento dei centri dove le persone verranno detenute”, sottolinea.
L’altro aspetto “clamoroso” è quello che toglie ai migranti la possibilità di ricorrere in appello quando la richiesta di asilo non viene accolta: “Basti pensare che una multa per divieto di sosta prevede tre gradi di giudizio. Invece in questo decreto, per il richiedente asilo che sta cercando di far valere un diritto fondamentale, ne sono previsti solo due. Viene codificato il fatto che alcune persone, per diversi motivi, non hanno diritto ad un vero e proprio accesso alla giustizia. I ricorsi potranno essere presentati solo in primo grado e poi ci sarà la Corte di Cassazione”. “Tutti i giuristi sono preoccupati – dice – perché quando si smantella un pezzo, cade anche il resto. Spesso la normativa sugli stranieri ha indicato strade pericolose. Il nostro sistema si basa su tre gradi di giudizio per tutti, indipendentemente se straniero o no. In questo caso si tratta di un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione e dalle Convenzioni internazionali”. Sulla possibilità di far lavorare gratis i richiedenti asilo Trucco ribatte: “Viene presentato come un aspetto positivo ma se si usa una forza lavoro senza pagarla si chiama sfruttamento o riduzione in schiavitù”. E conclude: “Purtroppo il decreto dal punto di vista giuridico è quasi inemendabile. Faremo una serie di questioni di costituzionalità perché ci sono aspetti illegittimi. Ma è una strada lunga, complicata. Ci vuole una risposta politica ma il panorama è scuro. L’unica speranza è la presa di coscienza dei cittadini”.
 

Farnesina: incontro su “Migrazioni e sviluppo”

Roma - “Migrazioni e sviluppo”: questo il tema di una conferenza che si svolgerà lunedì 10 aprile, dalle 10,00, alla Farnesina su iniziativa della Cooperazione Italiana allo Sviluppo. Ad aprire i lavori il Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Mario Giro. Alla prima parte dei lavori, presieduta e moderata dal Direttore generale della Cooperazione allo Sviluppo Pietro Sebastiani, interverranno Giampiero Gramaglia, sul tema dei nessi fra sviluppo e migrazioni, Paola Alvarez dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e Luigi Maria Vignali, Direttore centrale per le Politiche Migratorie e i Visti del Maeci, sul tema del fondo per l’Africa quale strumento di partenariato migratorio. Il Direttore dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) Laura Frigenti modererà la seconda parte dei lavori, incentrata sulle testimonianze dal campo della società civile e su alcuni esempi virtuosi di coinvolgimento del settore privato, particolarmente su aspetti cruciali per la lotta alle cause profonde delle migrazioni come l’agricoltura, le risorse idriche e l’energia. 
 

Migranti: salvate 756 persone, 7 operazioni coordinate davanti la Libia

Roma - La Guardia costiera ha coordinato ieri 7 operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale: complessivamente sono 756 i migranti salvati a bordo di 6 gommoni e una piccola unità, tutti alla deriva. Nelle operazioni di soccorso sono intervenuti i mezzi di due ong: la nave Phoenix (320 migranti recuperati) del Moas e la nave Acquarius (436) di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere. Le imbarcazioni soccorse si trovavano a circa 22 miglia dalla costa libica.
 

Bruxelles premia il mediatore nigeriano

Bruxelles - Il miglior mediatore culturale 2017 per l’immigrazione è l’ingegner Barry Egbeare, che abita con la moglie italiana e due figli a Santa Sofia, un paese di 5mila abitanti con alta densità d’immigrati sull’Appennino romagnolo, a 40 km da Forlì. Da oltre 20 in Italia, Egbeare è presidente dell’Associazione nigeriani in Italia e dell’Associazione nigeriani in Europa. Il riconoscimento è avvenuto a Bruxelles, dove è stato premiato come miglior mediatore culturale dall’Unione europea e dal Forum europeo sull’immigrazione. Perché è stato premiato? La risposta si legge nella motivazione: «Per la grande disponibilità e competenza, per la preziosa collaborazione come membro del Forum europeo». Inoltre, il premio riconosce «la puntuale precisione nello svolgimento dell’attività del mediatore culturale in ambiente multiculturale svolta gratuitamente, la preparazione e l’affidabilità come persona». Racconta l’interessato: «La mia esperienza è maturata svolgendo soprattutto l’attività interculturale nelle scuole primarie, come collaboratore esperto d’intercultura e produzione di materiale per giochi didattici». Dal 1997 al 2000 Igbeare è stato membro della Consulta regionale per l’emigrazione e immigrazione dell’Emilia Romagna e della Consulta nazionale per l’immigrazione con sede a Roma, nonché vicepresidente di Africa Dream Organization and Awards in Italia. Conclude il mediatore culturale, che collabora anche con l’ambasciata nigeriana in Italia: «Ho sempre svolto un’attività di raccordo fra le istituzioni italiane e quelle di diversi Paesi africani, oltre che collaborare con le più importanti associazioni degli immigrati». (Quinto Cappelli - Avvenire)
 

MCI: corso di tedesco per i connazionali in Germania

Roma - La Comunità Cattolica Italiana di San Marco Ev. di Kirchheim Teck, con il suo piccolo corso di preparazione alla lingua tedesca, iniziato nel mese di febbraio “ha potuto dare una grande mano ai nostri connazionali i, che nei scorsi mesi sono arrivati in Germania, in particolare dalla Sicilia per trovare casa e lavoro”. A dirlo, soddisfatta, è la docente del corso Romina Incorvaia: un corso, ha detto, realizzato con il supporto di Thomas Reiser, che ha dato la basi per “iniziare a comunicare a livello professionale e privato”. I 14 iscritti che provengono in parte dalla zona di Kirchheim Teck ed in parte da quella di Nürtingen, partecipando a due lezioni a settimana nella Gemeindehaus St. Wendelin di Reudern (Nürtingen), riceveranno alla fine della preparazione un certificato di partecipazione in lingua tedesca ed italiana che li “faciliterà nella ricerca del lavoro e in altre attività. Tutto questo è stato possibile soprattutto grazie al sostegno ricevuto da parte della Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e della Fondazione Migrantes.