Primo Piano
La concretezza dell’amore
Migrantes Messina: diaconato e mobilità umana: domani quarto incontro di formazione

Messina: veglia di preghiera contro la tratta animata dal coro Migrantes
Il contributo fotografico è stato realizzato da Adriana Manguerra, referente per l'area documentazione della Cappellania Cattolica Filippina di Messina Viminale: da inizio anno sbarcate 3.428 persone sulle coste italiane
Il decreto “Cutro” all’attenzione della Corte di Giustizia europea
Nuovo naufragio al largo della Tunisia
A Ferentino domani la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo
Vangelo Migrante: Voglio essere purificato (MC 1,40-45)
Nella liturgia odierna la Scrittura ci ricorda le meraviglie di Dio nella nostra vita. I “mirabilia Dei” sono una presa di coscienza di chi riconosce Gesù come kyrios, e come maestro della vita. Non è un semplice guaritore ma il Figlio di Dio, il Verbo che si fa carne e a quanti lo accolgono dà il potere di diventare figli di Dio (prologo). Impariamo a riconoscere i nostri mali e il peccato come fa il salmista nella liturgia: ti ho fatto conoscere il mio peccato, non ho coperto la mia colpa, ho detto confesserò le mie iniquità e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. La grandezza e l’Onnipotenza della Misericordia di Dio non consiste in un mero pentimento né in un battersi il petto per convenienza, ma in un sano realismo della nostra vita. Gesù ama la consapevolezza di chi ammette di aver sbagliato e si affida a lui. Il pentimento è necessario per il perdono dei peccati ma non basta per essere risanati dal male. Continuiamo infatti a peccare e a chiuderci nel vortice di sbagli e omissioni senza un coinvolgimento del cuore. La lebbra che dobbiamo temere non consiste in piaghe fisiche o in inguardabili croste stampate sul corpo, ma nella mancanza di verità su noi stessi. La peggiore lebbra è la difficoltà di dire: ho sbagliato, mi sono comportato male, ti chiedo scusa. Non serve pentirsi nel timore di aver a che fare con un Padre castigatore, quando il cuore è lontano da Lui … solo sentendoci veramente perdonati riusciremo ad amarlo e nell’amore saremo capaci di riconoscere le nostre debolezze. L’amore ottiene la vera misericordia: “le sono perdonati i peccati perché ha molto amato”. L’amore e la vicinanza della nostra anima a Cristo ottiene una vera purificazione. Possiamo capire che Gesù non è un distributore autorizzato di grazie e di guarigioni. Chissà quanti lebbrosi non sono stati guariti, ma risanati sono solo coloro che si lasciano amare e perdonare e seppur nel dolore non esitano a iniziare un cammino con Lui. “Voglio essere purificato”, non è solo il grido disperato di chi non ce la fa più a soffrire e a sentirsi alienato dal mondo, ma il grido profondo di chi anela sentirsi amato. I lebbrosi sono considerati uomini da allontanare perché considerati “peccatori” per il male che hanno compiuto e poi perché sono contagiosi. Il contagio del male è la paura più diffusa. La vera lebbra di cui dobbiamo aver paura è presente nel mondo e a volte anche nelle nostre chiese. Spesso corriamo il rischio di sentirci sicuri all’interno della nostra “routine” spirituale, la santa messa, i sacramenti, l’elemosina, tutto ciò che ci fa sentire a posto con la coscienza ma le nostre azioni non sono coerenti, se non contraddicono, la nostra professione di fede. Ci ritroviamo di fronte a una ortodossia che non corrisponde a una ortoprassi. In tutta la liturgia di oggi siamo invitati a essere sinceri e coerenti e soprattutto ad affidarci a Lui. Cristo sa cosa abbiamo dentro e perché gridiamo a lui. Occorre andare a lui non con atteggiamento di sfida ma con la stessa umiltà del centurione: “non sono degno che tu entri sotto il mio tetto ma di soltanto una parola ed io sarò salvato”. Che bello essere destinatari di quella Parola che ci salva. Essere imitatori di Cristo ci porta alla vera testimonianza di fede che abbatte divisioni, muri e precomprensioni e ci apre all’incontro con i nostri fratelli. Chi la pensa come Cristo si apre alla misericordia e alla compassione. Gesù mosso dalla compassione tocca il lebbroso e lo purifica. Che bello sentirsi toccati dal dito della Sua grazia, sperimentiamo lo stesso sentimento del malato che in un letto di ospedale tenta di stringere la mano di qualcuno per sentirsi sollevato. Oggi giornata mondiale del malato sentiamoci solidali con tutte le sofferenze umane e spirituali e accompagniamole con solidarietà e compassione. Nella purificazione del lebbroso siamo tutti coinvolti e tutti attendiamo che Gesù ci guardi, ci ascolti, ci tocchi e ci risani. Il Mondo ha bisogno di gioia, la gioia piena che non verrà mai tolta. Una gioia che passa attraverso la relazione e il dialogo. Non si guarisce restando chiusi nel mondo virtuale di messaggi effimeri o di emoticons più o meno accattivanti, si è risanati se si ha il coraggio di uscire dall’anonimato e dal mondo invisibile per farci conoscere cosi come si è. Del resto siamo amati cosi come siamo e se questo è vero siamo stati già purificati. (Andrea Fulco)
Papa Francesco: restituire piena dignità alle vittime di tratta
Cei: il 18 febbraio colletta nazionale per esprimere solidarietà e partecipazione alle popolazioni della Terra Santa
Foggia: domani corteo silenzioso, letture, preghiere e testimonianze sulla Tratta
Rapporto Asilo: il 15 febbraio la presentazione a Bergamo
Sanremo: Ghali e Mahmood, noi le voci dei nati ai bordi di periferia
Parma: Ciac e Casa della Pace dicono “no ai Cpr e ai grandi centri, sì alle persone”
Siena : una nuova carta per l’accoglienza
7 Febbraio 2024 - Siena - Dieci anni dopo la presentazione della Carta di Siena – 21 novembre 2013 - un nuovo incontro per fare il punto si è svolto ieri sera nella città toscana su iniziativa della Fondazione Migrantes, le diocesi di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino e Montepulciano-Chiusi-Pienza e la Migrantes regionale della Toscana con il patrocinio dell’Università per Stranieri di Siena sul tema “La Carta di Siena, 10 anni dopo. Siena e l’accoglienza. Rigenerare la città”. Si è trattato di un pomeriggio di confronto, studio e approfondimento per avviare il lavoro di revisione e attualizzazione del documento che ebbe molta diffusione, anche mediatica, al momento della presentazione. Un convegno, quello di ieri, che ha coinvolto relatori provenienti da diverse città italiane ma anche le istituzioni e le realtà toscane e senesi. “Si è combinato poco in questi dieci anni – ha detto il card. Paolo Lojudice, membro della Commissione Cei per le Migrazioni – ma si può fare tanto di più, con i piedi per terra, senza pensare di fare miracoli. L’idea è quella di cogliere l’occasione dell’anniversario per dire qualcosa di importante ed efficace, avviando dei percorsi seri e sani. Spesso le situazioni che non aiutano il percorso di integrazione sono tante e dobbiamo lavorare su questo”. “Per la nostra società i migranti sono il segno più vivo della realtà attorno alla quale ruotano i nostri studi. I confini non ci circondano ma ci attraversano”, ha detto il rettore dell'Università per Stranieri Tomaso Montanari che ha ospitato l’iniziativa: “nel nostro ateneo gli italiani imparano a diventare stranieri, gli stranieri italiani e, speriamo, tutti insieme, umani”. Il prefetto della città, Matilde Pirrera ha detto di aver letto la carta e di averla riletta in questi giorni con “più attenzione”: la Chiesa e le istituzioni hanno “realizzato un modello di accoglienza funzionante”. La mobilità nella città può diventare “una risorsa rigenerativa se viene governata e non abbandonata a se stessa”, ha detto il presidente della Fondazione Migrantres, l’arcivescovo mons. Gian Carlo Perego sottolineando che “abbandonata a se stessa è fonte di precarietà, povertà, violenza, solitudine. Governata diventa una dimensione fondamentale della vita della città futura”. Siena, come tutti le città e i comuni d’Italia, è diventata “una città mobile”, dove arrivano e partono persone, dove si fermano persone per un periodo di lavoro, studio o per turismo, con una crescita significativa di emigrati, ha detto mons. Perego: in dieci anni l’Italia è “cambiata grazie ai migranti, ma ha perso capacità attrattiva ed è ritornata ad essere soprattutto un Paese di emigranti”. Dopo aver ricordato i numeri dell’immigrazione in Italia e dell’emigrazione italiana – come i dati anche su Siena – il presule ha ripercorso le principali normative sull’immigrazione nel nostro Paese non sempre efficaci.
Coordinati da Virginia Minnucci dell’Università per stranieri di Siena e da Delfina Licata della Fondazione Migrantes, sono intervenuti Sonia Paone, Laura Zanfrini, Andrea Scibetta, Simone Varisco, Maddalena Colombo e Paolo Morozzo della Rocca. A concludere i lavori il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo: "la paralisi che più preoccupa, rispetto al binomio Italia-migrazioni è quello culturale", ha detto: "rileggendo la carta di Siena sembra che tutto sia rimasto lì o che bisogna ripartire da quelle stesse esigenze. Le nostre comunità sono inevitabilmente chiamate a guardare oltre una visione di breve termine, visione che necessita di uno sguardo nitido sulla realtà di oggi, ma anche lungimirante, scevro da percezione strumentalizzazione, uno sguardo progettuale". Occorre trovare nuovi linguaggi e nuovi strumenti considerando che il lavoro di "sensibilizzazione e le enormi impegni di questi anni ha prestato facilmente il fianco a strumentalizzazione o a interpretazione controproducenti". La Migrantes è impegnata per una "Chiesa che fa cultura", che "guarda oltre, a città nuove e dinamiche dove l'interculturalità sia pienamente abitata e vissuta". (R.Iaria)
Per approfondimenti
https://www.migrantesonline.it/2013/11/21/migrantes-un-nuovo-alfabeto-nella-cura-pastorale/
https://www.migrantesonline.it/2013/11/21/siena-aperto-il-convegno-migrantes-per-una-citta-dellintegrazione/
https://www.migrantesonline.it/2013/11/21/siena-complementari-e-numerose-le-voci-al-convegno-migrantes/
https://www.migrantesonline.it/2013/11/19/migrantes-toscana-il-21-il-convegno-su-chiesa-e-istituzioni-per-una-citta-dellintegrazione/ Migrantes Andria: partita una raccolta di farmaci
Migrantes Marche: domani l’incontro della delegazione regionale con mons. Felicolo
95 anni per mons. Ridolfi: gli auguri della Migrantes
7 Febbraio 2024- Roma - Compie 95 anni mons. Silvano Ridolfi, per molti anni missionario cn gli emigrati italiani in Germania e direttore generale dell'Ufficio Centrale per l'Emigrazione della Chiesa Italiana. "In questi lunghi anni il suo apostolato ha toccato migliaia di vite e molti angoli del mondo. Ha esercitato il suo servizio a beneficio della comunità italiana in Germania e di tante comunità italiane, e non solo, in Italia", scrive la Fondazione Migrantes evidenziando che mons. Ridolfi, ancora oggi, "rimane una preziosa risorsa per tutti noi, una grande riserva di storia e di esperienza umana e sacerdotale. In un’occasione come questa la nostra festa si fa espressione di gratitudine, anzitutto verso Dio, per il dono di un sacerdote dalla determinazione instancabile, dall’energia inesauribile, dalla guida certa". Mons. Ridolfi ha anche guidato, come direttore responsabile le riviste della Migrantes "Servizio Migranti" e "MigrantiPress" fin dalla loro fondazione.