Primo Piano

Migrantes Torino: il 15 febbraio la presentazione del Rapporto Immigrazione

12 Febbraio 2024 - Torino - Le linee guida della Carta di Roma e suoi aggiornamenti messi in relazione con l’ultimo Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes, dove molto rilevante risulta essere la presenza femminile e il ruolo che essa ricopre nell’ambito della complessità del fenomeno migratorio: non solo in campo lavorativo, ma anche in quello sociale, artistico e autoriale, il protagonismo delle donne migranti le rende parte attiva del processo di trasformazione sociale. Depositarie di identità, competenze e ruoli differenti, sono capaci di condizionare i mutamenti in atto, agendo in termini di mediazione tra generi, generazioni, contesti di origine e di destinazione. Questo il tema al centro del convegno organizzato a Torino il 15 febbraio 2024 dalle 9.30 alle 12.30 dall'Ordine dei Giornalisti del Piemonte in collaborazione con l’Ufficio Migrantesdi Torino, il Concorso letterario nazionale Lingua Madre e la Rete Giulia. Previsti gli interventi di Emmanuela Banfo, giornalista Rete Giulia; Simone Varisco, curatore del Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes; Daniela Finocchi, giornalista, Concorso Lingua Madre; Marcella Rodino, giornalista, Pastorale Migrantes di Torino; Stefanella Campana, rappresentante CPO Associazione Stampa Subalpina e direttivo Giulia; Valentina Ippolito, Senior Lecturer in Filmmaking, Kingston University London. Nel pomeriggio dello stesso giorno , a partire dall’approfondimento del Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes si svolgerà un incontro con alcuni dei protagonisti delle espressioni artistico-multiculturali della città di Torino. Interverrà Varisco e i referenti di iniziative dedicate alle tante forme artistiche che arricchiscono il mondo culturale della Città di Torino.

La concretezza dell’amore

12 Febbraio 2024 -
Città del Vaticano - In questa domenica, Giornata mondiale del malato, Papa Francesco ricorda che “la prima cosa di cui abbiamo bisogno quando siamo malati è la vicinanza delle persone care, degli operatori sanitari e, nel cuore, la vicinanza di Dio. Siamo tutti chiamati a farci prossimo a chi soffre, a visitare i malati”. Marco nel suo Vangelo ci propone la guarigione del malato di lebbra, una condizione che allontanava la persona dalla comunità – impuro – e impediva la partecipazione al culto e a ogni pratica rituale, come si legge nel Levitico. “Se vuoi, puoi purificarmi”. Per Gesù niente è così grave e terribile da allontanare qualcuno definitivamente da Dio, così lo tocca e dice: “lo voglio, sii purificato”. Nessuno è impuro da lasciare ai margini della società. Gesù mangia con i pubblicani, con i peccatori; non ha paura del “contagio”, niente per lui è impuro, perché lo vince proprio con la sua vicinanza, con il suo stendere la mano. All’Angelus Papa Francesco esprime “a tutte le persone ammalate o più fragili la mia vicinanza e quella di tutta la Chiesa. Non dimentichiamo lo stile di Dio: vicinanza, compassione e tenerezza”. Il momento della sofferenza – ricordava Benedetto XVI – è il tempo in cui “potrebbe sorgere la tentazione di abbandonarsi allo scoraggiamento e alla disperazione”, ma anche il momento in cui “ripensare alla propria vita, riconoscendone errori e fallimenti, sentire la nostalgia dell’abbraccio del Padre”. Ma in questa Giornata Papa Francesco non dimentica le tante persone “alle quali è negato il diritto alle cure, e dunque il diritto alla vita! Penso a quanti vivono in povertà estrema; ma penso anche ai territori di guerra: lì sono violati ogni giorno diritti umani fondamentali! È intollerabile. Preghiamo per la martoriata Ucraina, per la Palestina e Israele, preghiamo per il Myanmar e per tutti i popoli martoriati dalla guerra”. Tornando al Vangelo di Marco, Francesco ricorda che lo stile di Gesù con chi soffre è fatto di gesti concreti e poche parole: “si china, prende per mano, risana. Non indugia in discorsi o interrogatori, tanto meno in pietismi e sentimentalismi. Dimostra piuttosto il pudore delicato di chi ascolta attentamente e agisce con sollecitudine”. Una concretezza “tanto più importante in un mondo, come il nostro, in cui sembra farsi sempre più strada una evanescente virtualità delle relazioni”. L’amore, ricorda il vescovo di Roma, ha bisogno di concretezza, di “presenza, di incontro, ha bisogno di tempo e spazio donati: non può ridursi a belle parole, a immagini su uno schermo, a selfie di un momento o a messaggini frettolosi. Sono strumenti utili, che possono aiutare, ma non bastano all’amore, non possono sostituirsi alla presenza concreta”. Celebrando in San Pietro la canonizzazione di Maria Antonia de San José, la prima santa argentina, il Papa ha evidenziato le tre cause di una grande ingiustizia, le “tre lebbre dell’anima che fanno soffrire un debole, scartandolo come un rifiuto”: la paura del contagio; il pregiudizio, “Dio lo sta punendo per qualche colpa commessa”; la falsa religiosità, a quel tempo si pensava che toccare un lebbroso, un morto rendesse impuri: “ecco una religiosità distorta che alza barriere e affossa la pietà”. Ma non sono solo cose del passato, dice Francesco: “quante persone sofferenti incontriamo sui marciapiedi delle nostre città! E quante paure, pregiudizi e incoerenze, pure tra chi crede e si professa cristiano, continuano a ferirle ulteriormente! Anche nel nostro tempo c’è tanta emarginazione, ci sono barriere da abbattere, ‘lebbre’ da curare”. Nella lebbra, affermava Benedetto XVI, si può intravvedere un simbolo del peccato “che è la vera impurità del cuore, capace di allontanarci da Dio. Non è in effetti la malattia fisica della lebbra, come prevedevano le vecchie norme, a separarci da lui, ma la colpa, il male spirituale e morale”. Per tornare all’Angelus, il Papa invita a mettersi in ascolto delle persone e non accampare scuse e nascondersi dietro parole astratte e inutili; e chiede: “quand’è stata l’ultima volta che sono andato a visitare una persona sola o malata?”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Migrantes Messina: diaconato e mobilità umana: domani quarto incontro di formazione

9 Febbraio 2024 -
Messina - Si svolgerà domani, sabato 10 febbraio 2024, il quarto incontro del percorso formativo sulla pastorale della mobilità umana che l’Ufficio diocesano Migrantes di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela ha preparato per i Diaconi permanenti della diocesi. L'appuntamento è presso l’Istituto “Cristo Re” dei Padri Rogazionisti (viale Principe Umberto, 89), sala multimediale (primo piano), dalle ore 16 alle 18.
"Conoscere le migrazioni: per una valutazione ragionevole e consapevole" sarà il tema al centro della riflessione. Saranno protagonisti dell’incontro i fedeli della Comunità Cattolica Filippina, guidati dal Cappellano p. Ferico Duque, che animeranno la preghiera iniziale e con le loro testimonianze consegneranno un racconto diverso da quell'immaginario, fatto di sospetti e pregiudizi, che troppo spesso viene veicolato anche all'interno delle nostre comunità, spiega il direttore Migrantes, il diacono Santino Tornesi. L’attenzione e la cura verso la pastorale della mobilità umana - aggiunge - "ha aiutato tanti diaconi a uscire dalle sacrestie e sperimentare la bellezza dei confini allargati, dove l’andare incontro significa opportunità per leggere nel volto del migrante la presenza di Dio che ha un progetto sulla sua Chiesa. La costruzione dell’unica famiglia umana chiama ogni cristiano ad essere promotore di una vera e propria 'cultura dell’accoglienza', che sappia apprezzare i valori autenticamente umani degli altri, al di sopra di tutte le difficoltà che comporta la convivenza con chi è diverso da noi.
Siamo certi - conclude Tornesi - che anche questa tappa formativa consegnerà nuovi stimoli per il ministero diaconale, che nella 'Chiesa povera' di Papa Bergoglio deve solo mettere in moto la fantasia pastorale, che non può e non deve mancare in chi ha come modello la figura di Cristo servo, Figlio di Dio venuto al mondo per liberare l’umanità da ogni forma di schiavitù".

Messina: veglia di preghiera contro la tratta animata dal coro Migrantes

9 Febbraio 2024 - Messina - In occasione della X Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta di persone si è svolta ieri sera a Messina una Veglia di preghiera, presieduta dal Vescovo ausiliare mons. Cesare Di Pietro, sul tema "Camminare perla dignità: ascoltare, sognare, agire". La Veglia - promossa dalle religiose dell’USMI, dai religiosi del CISM, dai membri degli Istituti Secolari, dall’Ufficio diocesano Migrantes e dalla Caritas diocesana - è stata animata dal coro Migrantes della diocesi siciliana. "La nostra chiesa oggi vuol farsi interprete del grido di dolore delle sorelle e dei fratelli sofferenti: quanti sogni infranti e negati nella fanciullezza, quanti sogni divenuti incubi tremendi; ogni persona porta con sé un progetto di vita del quale tutti noi dobbiamo farci carico» ha detto mons. Di Pietro nel suo intervento ribadendo «la consapevolezza di ognuno che non può più demandare agli altri la responsabilità di agire". La Giornata si è celebrata in occasione della memoria di Santa Giuseppina Bakhita, la Suora sudanese che da bambina fece la drammatica esperienza di essere vittima della tratta. (R.Iaria)   Il contributo fotografico è stato realizzato da Adriana Manguerra, referente per l'area documentazione della Cappellania Cattolica Filippina di Messina

Viminale: da inizio anno sbarcate 3.428 persone sulle coste italiane

9 Febbraio 2024 -
Roma - Sono finora 3.428 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi migranti sbarcati in Italia nel 2024, 728 sono di nazionalità bengalese (21%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (622, 18%), Siria (485, 14%), Egitto (313, 9%), Pakistan (175, 5%), Sudan (122, 4%), Guinea (109, 3%), Etiopia (81, 2%), Gambia (62, 2%), Eritrea (61, 2%) a cui si aggiungono 670 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Il decreto “Cutro” all’attenzione della Corte di Giustizia europea

9 Febbraio 2024 - Roma - Il decreto Cutro finisce all'attenzione dei giudici della Corte di Giustizia europea. È quanto stabilito dalle Sezioni unite civili di Cassazione che chiedono ai giudici della Ue di pronunciarsi, in tema di migranti provenienti da Paesi sicuri, sul segmento del decreto approvato dal Governo a settembre, relativo alla garanzia finanziaria di circa 5mila euro che un richiedente asilo deve versare per evitare di essere trattenuto in un centro alla frontiera, in attesa dell'esito dell'iter della domanda di protezione. La Suprema Corte, accogliendo la richiesta del procuratore generale, sollecitano ai giudici europei un intervento in via d'urgenza. Le Sezioni unite erano chiamate a vagliare 10 ricorsi del ministero dell'Interno sulle ordinanze con cui il tribunale di Catania non ha convalidato, nei mesi scorsi, i trattenimenti di alcuni migranti tunisini a Pozzallo, in applicazione di quanto disposto dal decreto Cutro. Le Sezioni unite civili chiedono alla Corte Ue se le norme del Parlamento europeo e del Consiglio del 2013 "ostino", in tema di garanzia finanziaria, «una normativa di diritto interno». In particolare, il quesito riguarda «gli articoli 8 e 9 della direttiva Ue del Parlamento europeo e del Consiglio, del 2013, recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale» e se «ostino a una normativa di diritto interno che contempli, quale misura alternativa al trattenimento del richiedente (il quale non abbia consegnato il passaporto o altro documento), la prestazione di una garanzia finanziaria il cui ammontare è stabilito in misura fissa spiega la Cassazione anziché in misura variabile senza consentire alcun adattamento dell'importo alla situazione individuale del richiedente, né la possibilità di costituire la garanzia stessa mediante intervento di terzi, sia pure nell'ambito di forme di solidarietà familiare».  

Nuovo naufragio al largo della Tunisia

9 Febbraio 2024 - Milano - Ennesima tragedia del mare: almeno 40 persone hanno perso la vita o risultano disperse nell'ultimo naufragio avvenuto ieri davanti alle coste della Tunisia. Tredici corpi di migranti sono stati recuperati dalla Guardia costiera tunisina nelle acque davanti Chebba, a sud di Monastir. Sono invece 27 i dispersi, due soltanto le persone che si sono salvate e che sono state soccorse durante l'operazione. L'imbarcazione trasportava in tutto 42 migranti sudanesi. Il naufragio é avvenuto a 9 miglia di Chebba. Intanto l'autorità giudiziaria tunisina ha aperto un'indagine sulla tragedia che ha portato al ritrovamento finora di 13 corpi di migranti sudanesi. Lo ha dichiarato il portavoce dei Tribunali di Monastir e Mahdia, Fa-rid Ben Jha, precisando che a bordo dell'imbarcazione, probabilmente in ferro - secondo il racconto di due sopravvissuti - c'erano 42 migranti sudanesi. Secondo Ben Jha, i migranti erano in possesso di una carta di asilo dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). Secondo la stessa fonte proseguono le operazioni di ricerca per salvare i dispersi o recuperare altri corpi. « I sudanesi hanno la carta d'asilo dell'Unhcr, un riconoscimento che poteva proteggerli dal rischio deportazione e carcerazione - fa sapere Flavio Di Giacomo, portavoce dell'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) - ma sappiamo che in Tunisia non esiste una legge sull'asilo. Probabilmente le vittime del naufragio erano in Tunisia da anni oppure ci erano arrivati attraverso la rotta migratoria evitando la Libia». «Fino a ieri erano 126 i migranti morti in tutto il Mediterraneo quest'anno, 33 in più dello stesso periodo dell'anno scorso» conclude Di Giacomo. Proseguono comunque i viaggi della speranza verso l'Europa. Dopo una tregua di appena 24 ore (dovuta perlopiù dal maltempo) sono ripresi gli sbarchi a Lampedusa. Una lancia di 12 metri, salpata da Sabrath, in Libia con 105 migranti a bordo, è stata intercettati dai militari della Guardia di finanza. Il gruppo - composto da persone originarie di Marocco, Siria, Egitto, Eritrea, Bangladesh, Pakistan, Ghana e Sudan - ha riferito d'esser partito la scorsa notte e d'aver pagato 5mila dollari a testa o 3mila euro, a seconda della nazionalità. Il barcone è stato sequestrato. Sono state invece intercettate dalla Guardia costiera tunisina e trasferite nel Paese maghrebino le 105 persone che si trovavano a bordo di una barca in pericolo e di cui non si avevano più notizie da oltre 24 ore. A confermare il trasferimento in Tunisia é la stessa Alarm Phone che aveva lanciato l'allarme del barcone due giorni fa. Eppoi ci sono le navi delle Organizzazioni umanitarie che soccorrono i migranti in mare. In questo momento due: la Ocean Viking di Sos Mediterranee e la Geo Barents di medici senza frontiere. La prima si sta dirigendo verso Brindisi, e non più ad Ortona (Chieti), con a bordo 261 migranti soccorsi in diverse operazioni in acque internazionali al largo della Libia. Tra le persone recuperate ci sono 16 donne (4 incinte) e 67 minori non accompagnati. L'arrivo a Brindisi è previsto stamattina alle 9 circa, compatibilmente con le condizioni del mare. È invece previsto domani mattina intorno alle 7 lo sbarco a Ravenna della nave Geo Barents di Medici senza Frontiere con 134 migranti a bordo. Si tratta di 87 uomini, 13 donne, 34 minori di cui 15 non accompagnati provenienti da Siria, Pakistan, Bangladesh, Marocco, Palestina, Egitto, Etiopia ed Eritrea. Fra loro, 70 resteranno in Emilia-Romagna mentre 64 saranno trasferiti con pullman in Lazio. Per l'ottava volta Ravenna si prepara così ad accogliere la nave Ong , ma non senza un rincaro di polemiche. « Il Comune di Ravenna, in stretto raccordo con la Prefettura e con lo straordinario supporto di tutta la comunità, come sempre farà la propria parte con umanità e senso di responsabilità. Ci colpisce invece, l'atteggiamento del governo che continua a scegliere approdi del centro nord allungando ulteriormente il calvario di donne, uomini, bambini e minori già allo stremo delle forze - commenta il sindaco di Ravenna, Michele De Pascale - Una scelta disumana, dichiaratamente finalizzata a tenere le navi umanitarie lontane dalle zone Sar impedendogli di salvare vite umane». E sempre dall'Emilia Romagna si accende la protesta delle associazioni contro i Cpr, i centri per i rimpatri che il governo Meloni intende realizzazre in ogni Regione d'Italia, alla luce anche di quanto accaduto pochi giorni fa con il suicidio di un giovane nel centro di Ponte Galeria. "No ai Cpr in Emilia-Romagna" chiedono, davanti alla Prefettura di Bologna dove si sono radunate per un sit-in di protesta, tante realtà tra cui sindacati, associazioni, centri sociali e l'Ong Mediterranea. «Quello di Ousmane Sylla era un suicidio annunciato, il quattordicesimo avvenuto in un Cpr negli ultimi cinque anni - denuncia Damiano Borin di Ya Basta -. Sul territorio nazionale tre strutture su 10 sono attualmente sotto indagine per violazione dei diritti umani. Abbiamo mandato una lettera al prefetto chiedendo un incontro». La mobilitazione contro i Cpr si è svolta in tutta la regione e in diverse città d'Italia. I manifestanti chiedono la chiusura dei Cpr e l'abbandono del progetto del governo di aprirne altri, come quello previsto a Ferrara. (Daniela Fassini - Avvenire)

A Ferentino domani la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

8 Febbraio 2024 - Frosinone - Sarà presentato, domani pomeriggio a Ferentino, l'edizione 2023 del “Rapporto Italiani nel Mondo" della Fondazione Migrantes  seguito da un dibattito sul “Turismo Delle Radici”, il progetto promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il convegno, moderato da Gianni Lattanzio, dopo i saluti istituzionali (Piergianni Fiorletta e Elena Cestra, rispettivamente sondaco e assessore al turismo del comune di Ferentino), si aprirà con la presentazione dello studio della Fondazione Migrantes con gli interventi del direttore generale mons. Pierpaolo Felicolo, della curatrice del Rapporto, Delfina Licata, del vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, mons. Ambrogio Spreafico e di Fabio Porta, membro della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati. Seguirà poi un confronto sul Turismo delle radici con gli interventi di Luca Genovese, coordinatore regionale Italea Lazio; di Sonia Fiorini, presidente Comunità e Radici del Lazio e Tiziana Ilari dell'Associazione Ara Antica. Le conclusioni saranno affidate al sindaco di Ferentino Piergianni Fiorletta. (R.I.)

Vangelo Migrante: Voglio essere purificato (MC 1,40-45)

8 Febbraio 2024 -

Nella liturgia odierna la Scrittura ci ricorda le meraviglie di Dio nella nostra vita. I “mirabilia Dei” sono una presa di coscienza di chi riconosce Gesù come kyrios, e come maestro della vita. Non è un semplice guaritore ma il Figlio di Dio, il Verbo che si fa carne e a quanti lo accolgono dà il potere di diventare figli di Dio (prologo). Impariamo a riconoscere i nostri mali e il peccato come fa il salmista nella liturgia: ti ho fatto conoscere il mio peccato, non ho coperto la mia colpa, ho detto confesserò le mie iniquità e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. La grandezza e l’Onnipotenza della Misericordia di Dio non consiste in un mero pentimento né in un battersi il petto per convenienza, ma in un sano realismo della nostra vita. Gesù ama la consapevolezza di chi ammette di aver sbagliato e si affida a lui. Il pentimento è necessario per il perdono dei peccati ma non basta per essere risanati dal male. Continuiamo infatti a peccare e a chiuderci nel vortice di sbagli e omissioni senza un coinvolgimento del cuore. La lebbra che dobbiamo temere non consiste in piaghe fisiche o in inguardabili croste stampate sul corpo, ma nella mancanza di verità su noi stessi. La peggiore lebbra è la difficoltà di dire: ho sbagliato, mi sono comportato male, ti chiedo scusa. Non serve pentirsi nel timore di aver a che fare con un Padre castigatore, quando il cuore è lontano da Lui … solo sentendoci veramente perdonati riusciremo ad amarlo e nell’amore saremo capaci di riconoscere le nostre debolezze. L’amore ottiene la vera misericordia: “le sono perdonati i peccati perché ha molto amato”. L’amore e la vicinanza della nostra anima a Cristo ottiene una vera purificazione. Possiamo capire che Gesù non è un distributore autorizzato di grazie e di guarigioni. Chissà quanti lebbrosi non sono stati guariti, ma risanati sono solo coloro che si lasciano amare e perdonare e seppur nel dolore non esitano a iniziare un cammino con Lui. “Voglio essere purificato”, non è solo il grido disperato di chi non ce la fa più a soffrire e a sentirsi alienato dal mondo, ma il grido profondo di chi anela sentirsi amato. I lebbrosi sono considerati uomini da allontanare perché considerati “peccatori” per il male che hanno compiuto e poi perché sono contagiosi. Il contagio del male è la paura più diffusa. La vera lebbra di cui dobbiamo aver paura è presente nel mondo e a volte anche nelle nostre chiese. Spesso corriamo il rischio di sentirci sicuri all’interno della nostra “routine” spirituale, la santa messa, i sacramenti, l’elemosina, tutto ciò che ci fa sentire a posto con la coscienza ma le nostre azioni non sono coerenti, se non contraddicono, la nostra professione di fede. Ci ritroviamo di fronte a una ortodossia che non corrisponde a una ortoprassi. In tutta la liturgia di oggi siamo invitati a essere sinceri e coerenti e soprattutto ad affidarci a Lui. Cristo sa cosa abbiamo dentro e perché gridiamo a lui. Occorre andare a lui non con atteggiamento di sfida ma con la stessa umiltà del centurione: “non sono degno che tu entri sotto il mio tetto ma di soltanto una parola ed io sarò salvato”. Che bello essere destinatari di quella Parola che ci salva. Essere imitatori di Cristo ci porta alla vera testimonianza di fede che abbatte divisioni, muri e precomprensioni e ci apre all’incontro con i nostri fratelli. Chi la pensa come Cristo si apre alla misericordia e alla compassione. Gesù mosso dalla compassione tocca il lebbroso e lo purifica. Che bello sentirsi toccati dal dito della Sua grazia, sperimentiamo lo stesso sentimento del malato che in un letto di ospedale tenta di stringere la mano di qualcuno per sentirsi sollevato. Oggi giornata mondiale del malato sentiamoci solidali con tutte le sofferenze umane e spirituali e accompagniamole con solidarietà e compassione. Nella purificazione del lebbroso siamo tutti coinvolti e tutti attendiamo che Gesù ci guardi, ci ascolti, ci tocchi e ci risani. Il Mondo ha bisogno di gioia, la gioia piena che non verrà mai tolta. Una gioia che passa attraverso la relazione e il dialogo. Non si guarisce restando chiusi nel mondo virtuale di messaggi effimeri o di emoticons più o meno accattivanti, si è risanati se si ha il coraggio di uscire dall’anonimato e dal mondo invisibile per farci conoscere cosi come si è. Del resto siamo amati cosi come siamo e se questo è vero siamo stati già purificati. (Andrea Fulco)

Papa Francesco: restituire piena dignità alle vittime di tratta

8 Febbraio 2024 - Città del Vaticano – “È fondamentale avere la capacità di ascoltare chi sta soffrendo. Penso alle vittime dei conflitti, delle guerre, a quanti sono colpiti dagli effetti del cambiamento climatico, alle moltitudini di migranti forzati, a chi oggetto di sfruttamento sessuale o lavorativo, in particolare le donne e le bambine”. Lo scrive papa Francesco in un messaggio in occasione della X Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, che si celebra oggi, memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, e che quest’anno ha per tema “Camminare per la dignità: ascoltare, sognare, agire”. Per il papa occorre ascoltare “il loro grido di aiuto, lasciamoci interpellare dalle loro storie; e insieme con le vittime e con i giovani ritorniamo a sognare un mondo in cui le persone possano vivere con libertà e dignità”. Il papa invita a camminare “sui passi di Santa Bakhita, la Suora sudanese che da bambina fu venduta come schiava ed è stata vittima della tratta. Ricordiamo – scrive - l’ingiustizia che ha subito, la sua sofferenza, ma anche la sua forza e il suo percorso di liberazione e di rinascita a una nuova vita. Santa Bakhita ci incoraggia ad aprire gli occhi e le orecchie, per vedere gli invisibili e ascoltare chi non ha voce, per riconoscere la dignità di ciascuno e per agire contro la tratta e ogni forma di sfruttamento”. La tratta – sottolinea il Papa – è “spesso invisibile. I media, grazie anche a reporter coraggiosi, gettano luce sulle schiavitù del nostro tempo, ma la cultura dell’indifferenza ci anestetizza. Aiutiamoci insieme a reagire, ad aprire le nostre vite, i nostri cuori a tante sorelle e tanti fratelli che sono trattati come schiavi. Non è mai troppo tardi per decidere di farlo”. Papa Francesco chiede di impegnarci “a pregare e agire per questa causa di dignità: pregare e agire sia personalmente, sia nelle famiglie, sia nelle comunità parrocchiali e religiose, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali, e anche nei vari ambiti sociali e nella politica. Sappiamo che è possibile contrastare la tratta, ma bisogna arrivare alla radice del fenomeno, sradicandone le cause. Vi incoraggio pertanto a rispondere a questo appello alla trasformazione, in memoria di Santa Giuseppina Bakhita, simbolo di coloro che, purtroppo ridotti in schiavitù, possono ancora riconquistare la libertà. È una chiamata a non rimanere fermi, a mobilitare tutte le nostre risorse nella lotta contro la tratta e nel restituire piena dignità a quanti ne sono stati vittime. Se chiuderemo occhi e orecchie, se resteremo inerti, saremo complici”. (Raffaele Iaria)

Cei: il 18 febbraio colletta nazionale per esprimere solidarietà e partecipazione alle popolazioni della Terra Santa

8 Febbraio 2024 - Roma - La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana indice per domenica 18 febbraio (I di Quaresima) una colletta nazionale, da tenersi in tutte le chiese italiane, quale segno concreto di solidarietà e partecipazione di tutti i credenti ai bisogni, materiali e spirituali, delle popolazioni colpite dal conflitto in Terra Santa. Le offerte raccolte, da inviare a Caritas Italiana entro il 3 maggio, renderanno possibile una progettazione unitaria degli interventi anche grazie al coordinamento con la rete delle Caritas internazionali impegnate sul campo. “Caritas Italiana – spiega il direttore, don Marco Pagniello – è in costante contatto con la Chiesa locale: dopo aver sostenuto, nella fase iniziale dell’emergenza, gli interventi di Caritas Gerusalemme, continua a seguire l’evolversi della situazione, accompagnando le Chiese locali nell’organizzazione delle diverse iniziative per far fronte ai bisogni dei più poveri e favorire un clima di pace e riconciliazione”. La colletta del 18 febbraio rappresenta, inoltre, una preziosa occasione di sensibilizzazione e animazione delle comunità parrocchiali italiane. A tal fine Caritas Italiana sta predisponendo sussidi e locandine che sanno messi a disposizione delle Diocesi.       Roma, 8 febbraio 2024       Roma, 8 febbraio 2024

Foggia: domani corteo silenzioso, letture, preghiere e testimonianze sulla Tratta

8 Febbraio 2024 - Foggia - In occasione della 10ª Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, che si celebra oggi, giorno della memoria di santa Bakhita, sul tema “Camminare per la dignità. Ascoltare. Sognare. Agire”, è in programma nella serata di domani, venerdì 9 febbraio, a Foggia un’iniziativa organizzata dalla diocesi di Foggia-Bovino. Parteciperanno cittadini, volontari e operatori di Fratelli della Stazione, Scout d’Europa, Ofs Foggia (Ordine francescano secolare), Coop. Medtraining con il progetto “La Puglia non tratta”, Oratorio Sacro Cuore, Suore Canossiane – Centro Bakita, Caritas diocesana, Ufficio diocesano Migrantes, Ufficio diocesano per il dialogo ecumenico e interreligioso e Ufficio diocesano per le missioni. L’appuntamento è fissato per le 19 all’Istituto “Figliolia” di Foggia per la partenza di un corteo silenzioso, dopo un momento di danze e riflessione. I partecipanti raggiungeranno mezz’ora più tardi, alle 19.30, il cortile dell’Arcivescovado, dove verranno accolti dall’arcivescovo mons. Giorgio Ferretti. Si alterneranno letture, preghiere e testimonianze, con la partecipazione anche di rappresentanti delle Comunità mussulmana, Sik, della Chiesa ortodossa rumena, della Comunità pentecostale Shalom e di diverse confessioni cristiane.  

Rapporto Asilo: il 15 febbraio la presentazione a Bergamo

8 Febbraio 2024 - Bergamo - Giovedì 15 Febbraio a Bergamo alle 20.30 presso la Fondazione "Serughetti La Porta" verrà presentato il rapporto della Fondazione Migrantes Il Diritto d'asilo 2023- Liberi di scegliere se migrare o restare?. A presentarlo la curatrice Mariacristina Molfetta.  A promuovere l'incontro il Consorzio Solco Città Aperta, Fileo (Diocesi di Bergamo), Rete Pace e Disarmo Bergamasca, Coordinamento Enti Locali per la Pace, Fondazione Serughetti La Porta, Acli Bergamo con l'obiettivo di "aprire uno spazio di  sensibilizzazione e dibattito sullo stato del Diritto d'Asilo e del Nuovo Patto europeo sulle Migrazioni"

Sanremo: Ghali e Mahmood, noi le voci dei nati ai bordi di periferia

8 Febbraio 2024 - Sanremo - «La storia, Dio, non accettano la scena muta: cessate il fuoco». Lo schiaffo di realtà arrivato nel cuore della prima lunghissima e soporifera prima serata del Festival spetta a Dargen D'Amico che porta in gara la sua potente Onda alta che racconta chi fugge dalle guerre e rischia la vita nel Mediterraneo, ripetuta ieri sera in gara. Canzone apprezzata anche dal cardinale Gianfranco Ravasi che in un tweet cita il testo di Onda alta: "C'è una guerra di cuscini / ma cuscini un po' pesanti / se la guerra è dei bambini / La colpa è di tutti quanti''. Ma il rapper milanese ha avuto anche il coraggio di esporsi in prima persona in un appello per la pace in diretta tv: «Nel Mar Mediterraneo ci sono bambini sotto le bombe, senza acqua, senza cibo. E in questo momento il nostro silenzio è corresponsabilità». Parole condivise totalmente dal direttore artistico Amadeus e apprezzate da Andrea Iacomini, portavoce dell'Unicef per l'Italia che ringrazia Dargen D'Amico per l'appello in diretta per la pace: «E' di fondamentale importanza ricordare che più di 500 milioni di bambini, dall'Ucraina a Gaza, dal Sudan al Myanmar, dalla Siria allo Yemen, in questo preciso istante si trovano ad affrontare la dura realtà della guerra, senza cibo né acqua, al freddo e senza un riparo». Ma il tema delle migrazioni appare in primo piano anche nella storia personale del cantante di origini tunisine Ghali e del brano Casa mia che mescola ritmo radiofonico a parole che fanno venire i brividi: "Per tracciare un confine / Con linee immaginarie bombardate un ospedale / Per un pezzo di terra o per un pezzo di pane / Non c'è mai pace". Una frase che ha creato polemica. In «uno spettacolo che dovrebbe unire gli italiani, e' andata in scena un'esibizione che ha ferito molti spettatori», ha lamentato il presidente della comunita' ebraica di Milano, Walker Meghnagi, chiedendo un intervento dei vertici Rai. «A differenza di Ghali non possiamo dimenticare che questa terribile guerra e' il prodotto di quanto successo il 7 ottobre», ha aggiunto, «sappiamo sulla nostra pelle che la propaganda finisce per armare le mani dei violenti». Ghali ha fatto sapere che la canzone e' stata scritta prima degli attacchi di Hamas e che poi lui si è «chiuso in una bolla per fuggire dai pensieri». Ma in serata ha diffuso un appello all'Italia perché prenda posizione sulle vittime civili a Gaza: «Sono venuto a Sanremo per portare un messaggio di pace, non ho né il ruolo né l'ambizione di risolvere una questione internazionale», ha affermato il rapper milanese, «ma se la mia esibizione porta a ragionare sull'irragionabile, se la mia canzone porta luce su quello che si finge di non vedere, allora ben venga. Non si può fare finta di nulla: è necessario prendere una posizione perché il silenzio non suoni come un assenso. Il mio Paese è l'Italia, e voglio essere fiero del mio Paese». Casa mia, è arrivato qualche mese fa, in studio con il produttore Michelangelo: un inedito dialogo musicale in cui l'artista spiega a un extraterrestre, RichCiolino che vede la Terra per la prima volta, com'è il nostro pianeta con i suoi pregi e difetti. L'artista da 50 dischi di platino e 16 dischi d'Oro, ha appena pubblicato l'album Pizza Kebab Vol. 1. Per tutto ciò Ghali ha deciso di essere a Sanremo, anche per una sorta di rivalsa personale, familiare e sociale. «La mia è una romantica storia italiana, rivendica lui, figlio di genitori tunisini emigrati nel nostro Paese dove lui è nato -: voglio far vedere a tutti chi sono oggi. A mia madre prima di tutto, per tutti gli sforzi che ha fatto, ai miei compagni dell'asilo. Per la mia provenienza, la mia famiglia, i luoghi in cui sono vissuto, e i risultati che ho ottenuto, io sono una storia romantica. Italiana». Rivendica la sua italianità, anche nella scelta della cover: L'Italiano di Toto Cutugno. «Un brano che fa parte di me, anche in Tunisia la conoscono tutti». La periferia difficile, dove "occorre personalità" per sopravvivere, fra amici che vanno in galera e bullismo subito alle medie è quella raccontata da Tuta Gold dell'italianissimo Alessandro Mahmood, figlio di madre sarda e padre egiziano con cui canta i difficili rapporti anche in questo brano. Sapori urban, piglio internazionale. «E' un brano autobiografico, racconta le mie esperienze personali, quando mi hanno picchiato fuori dalle medie mi ha aiutato a crescere » dice l'artista due volte vincitore di Sanremo che ha colpito per la forza della sua esibizione. «Un brano che fissa quadri di vita differenti, collegati dal mio modo di raccontare», è un viaggio a ritroso nel tempo. «Torno al passato, a ciò che ha provocato sofferenza, ma che ha avuto anche risvolti positivi perché quei dolori mi hanno fortificato». Nel testo ci sono riferimenti al bullismo vissuto da adolescente: «Mi è successo anche per il mio cognome, specie al liceo. Non so se posso aiutare qualcuno, ma sono il più sincero possibile nel raccontare la mia esperienza». Il video del brano girato da Attilio Cusani, vede Mahmood con look da rapper afroamericano danzare sui tetti di un enorme complesso popolare insieme a un gruppo di ragazzi italiani di seconda generazione che alla fine liberano alcune mucche, che vengono abbracciate da tutti i protagonisti. « Il video è un'altra storia, rispetto alla mia - spiega Mahmood -. Si raccontano questi ragazzi che vivono in una periferia, ma il loro scopo è liberare delle mucche, simbolo di tenerezza e ricordi d'infanzia, per tagliare i ponti con la crudezza della vita». Tuta gold rappresenta il nucleo del nuovo album Nei letti degli altri in uscita il 16 febbraio. (Angela Calvini - Avvenire)  

Parma: Ciac e Casa della Pace dicono “no ai Cpr e ai grandi centri, sì alle persone”

7 Febbraio 2024 - Parma - Stop ai Centri di permanenza e rimpatrio (Cpr), ai campi “provvisori” e a tutti i grandi centri dove vengono segregati i migranti. Anche Parma si mobilita, insieme a diverse realtà emiliano-romagnole, per ribadire il “No ai campi, sì alle persone” anche in vista della manifestazione regionale che si terrà il 2 marzo a Ferrara. “Oggi più che mai la violenza e la manifesta violazione dei diritti umani che si perpetua all’interno dei Cpr sono sotto gli occhi di tutti”, affermano Ciac e Casa della pace di Parma, facendo riferimento al suicidio di un giovane guineano di 22 anni che si è tolto la vita nel Cpr di Ponte Galeria, a Roma. “Basti citare le umiliazioni fisiche, l’abuso nella somministrazione di psicofarmaci, il sovraffollamento e le condizioni igieniche disumane emerse nella struttura di Milano grazie a diverse inchieste giornalistiche e ora anche sotto la lente della magistratura – proseguono -. Ma anche il numero di suicidi in continuo aumento tra chi è costretto a vivere in condizioni disperate” o “le continue rivolte, come quelle nella struttura di Trapani e non solo, dei cittadini stranieri che non sopportano di vivere dietro le sbarre senza aver commesso alcun reato”. “Nonostante tutto questo – ricordano – il governo italiano vuole aprire in tutte le regioni, e quindi anche in Emilia-Romagna, un Cpr puntando su un modello di gestione delle migrazioni basato sull’esclusione, sulla sua violenza e sulla brutalità”. Come Ciac e Casa della Pace di Parma “non solo non accettiamo questa assurda decisione, ma chiediamo l’immediata chiusura di queste strutture su tutto il territorio nazionale”. La scelta di creare “campi di transito” come quello di Martorano (vicino Parma), pur con alcune differenze rispetto ai Cpr, “va letta in continuità con la politica dell’emergenza, che mira soltanto a parcheggiare i migranti in luoghi isolati, lontani dagli occhi degli autoctoni, situazioni in cui viene sistematicamente negato ogni servizio, spazi dove non è in alcun modo possibile costruire un percorso di autonomia e di inclusione”.  Per sottoscrivere l’appello scrivere una mail a: associazione@ciaconlus.org.  

Siena : una nuova carta per l’accoglienza

7 Febbraio 2024 - Siena - Dieci anni dopo la presentazione della Carta di Siena – 21 novembre 2013 - un nuovo incontro per fare il punto si è svolto ieri sera nella città toscana su iniziativa della Fondazione Migrantes, le diocesi di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino e Montepulciano-Chiusi-Pienza e la Migrantes regionale della Toscana con il patrocinio dell’Università per Stranieri di Siena sul tema “La Carta di Siena, 10 anni dopo. Siena e l’accoglienza. Rigenerare la città”. Si è trattato di un pomeriggio di confronto, studio e approfondimento per avviare il lavoro di revisione e attualizzazione del documento che ebbe molta diffusione, anche mediatica, al momento della presentazione. Un convegno, quello di ieri, che ha coinvolto relatori provenienti da diverse città italiane ma anche le istituzioni e le realtà toscane e senesi. “Si è combinato poco in questi dieci anni – ha detto il card. Paolo Lojudice, membro della Commissione Cei per le Migrazioni – ma si può fare tanto di più, con i piedi per terra, senza pensare di fare miracoli. L’idea è quella di cogliere l’occasione dell’anniversario per dire qualcosa di importante ed efficace, avviando dei percorsi seri e sani. Spesso le situazioni che non aiutano il percorso di integrazione sono tante e dobbiamo lavorare su questo”. “Per la nostra società i migranti sono il segno più vivo della realtà attorno alla quale ruotano i nostri studi. I confini non ci circondano ma ci attraversano”, ha detto il rettore dell'Università per Stranieri Tomaso Montanari che ha ospitato l’iniziativa: “nel nostro ateneo gli italiani imparano a diventare stranieri, gli stranieri italiani e, speriamo, tutti insieme, umani”. Il prefetto della città, Matilde Pirrera ha detto di aver letto la carta e di averla riletta in questi giorni con “più attenzione”: la Chiesa e le istituzioni hanno “realizzato un modello di accoglienza funzionante”. La mobilità nella città può diventare “una risorsa rigenerativa se viene governata e non abbandonata a se stessa”, ha detto il presidente della Fondazione Migrantres, l’arcivescovo mons. Gian Carlo Perego sottolineando che “abbandonata a se stessa è fonte di precarietà, povertà, violenza, solitudine. Governata diventa una dimensione fondamentale della vita della città futura”. Siena, come tutti le città e i comuni d’Italia, è diventata “una città mobile”, dove arrivano e partono persone, dove si fermano persone per un periodo di lavoro, studio o per turismo, con una crescita significativa di emigrati, ha detto mons. Perego: in dieci anni l’Italia è “cambiata grazie ai migranti, ma ha perso capacità attrattiva ed è ritornata ad essere soprattutto un Paese di emigranti”. Dopo aver ricordato i numeri dell’immigrazione in Italia e dell’emigrazione italiana – come i dati anche su Siena – il presule ha ripercorso le principali normative sull’immigrazione nel nostro Paese non sempre efficaci.

Coordinati da Virginia Minnucci dell’Università per stranieri di Siena e da Delfina Licata della Fondazione Migrantes, sono intervenuti Sonia Paone, Laura Zanfrini, Andrea Scibetta, Simone Varisco, Maddalena Colombo e Paolo Morozzo della Rocca. A concludere i lavori il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo: "la paralisi che più preoccupa, rispetto al binomio Italia-migrazioni è quello culturale", ha detto: "rileggendo la carta di Siena sembra che tutto sia rimasto lì o che bisogna ripartire da quelle stesse esigenze. Le nostre comunità sono inevitabilmente chiamate a guardare oltre una visione di breve termine, visione che necessita di uno sguardo nitido sulla realtà di oggi, ma anche lungimirante, scevro da percezione strumentalizzazione, uno sguardo progettuale". Occorre trovare nuovi linguaggi e nuovi strumenti considerando che il lavoro di "sensibilizzazione e le enormi impegni di questi anni ha prestato facilmente il fianco a strumentalizzazione o  a  interpretazione controproducenti". La Migrantes è impegnata per una "Chiesa che fa cultura", che "guarda oltre, a città nuove e dinamiche dove l'interculturalità sia pienamente abitata e vissuta". (R.Iaria)

           Per approfondimenti https://www.migrantesonline.it/2013/11/21/migrantes-un-nuovo-alfabeto-nella-cura-pastorale/ https://www.migrantesonline.it/2013/11/21/siena-aperto-il-convegno-migrantes-per-una-citta-dellintegrazione/ https://www.migrantesonline.it/2013/11/21/siena-complementari-e-numerose-le-voci-al-convegno-migrantes/ https://www.migrantesonline.it/2013/11/19/migrantes-toscana-il-21-il-convegno-su-chiesa-e-istituzioni-per-una-citta-dellintegrazione/

Migrantes Andria: partita una raccolta di farmaci

7 Febbraio 2024 - Andria - Anche Andria celebra la 24ª Giornata di raccolta del farmaco. Dal 2000, ogni anno, a febbraio, migliaia di volontari di Banco farmaceutico presidiano le farmacie che aderiscono all’iniziativa, invitando i cittadini a donare uno o più farmaci per le realtà assistenziali e caritative del territorio. La raccolta copre tutte le categorie dei prodotti da banco: farmaci per disturbi gastrointestinali, antimicotici topici, antibiotici, antisettici e disinfettanti, antipiretici, preparati per la tosse, antistaminici per uso orale, decongestionanti nasali, anestetici locali e altre tipologie. In 23 anni la Giornata di raccolta del farmaco ha raccolto oltre 7 milioni di farmaci, pari a un valore di superiore a 24,5 milioni di euro. L’ultima edizione ha visto il coinvolgimento di 5.628 farmacie e oltre 25.000 volontari; dei 598.178 farmaci raccolti hanno beneficiato almeno 400.000 persone assistite dai 1.892 enti convenzionati con Banco farmaceutico. Ad Andria, tra i destinatari della raccolta dei farmaci c’è la Casa accoglienza “S. Maria Goretti”, l’Ufficio Migrantes della diocesi di Andria e la Comunità Migrantesliberi. L’iniziativa si è aperta ieri e si concluderà sabato  10 febbraio nelle farmacie Castel del Monte; Ridolfi; Suriano; Tammaccaro e Tindari. Qualsiasi cittadino potrà aderire acquistando un farmaco da donare a Casa accoglienza “S. Maria Goretti” della diocesi di Andria dove è presente un ambulatorio medico-infermieristico e alle case famiglia della Comunità Migrantesliberi che ospitano e accolgono persone fragili. “La raccolta del farmaco – commenta il direttore Migrantes della diocesi don Geremia Acri – è un servizio fondamentale per la nostra comunità che si occupa e si preoccupa di distribuire i farmaci a chi è nel bisogno. Quest’anno, l’iniziativa assume un’importanza ancora maggiore se si considera che il fenomeno della povertà sanitaria è in continua crescita, come documentato dall’11° Rapporto ‘Donare per curare – Povertà sanitaria e donazione farmaci’, realizzato dall’Osservatorio sulla povertà sanitaria del Banco farmaceutico”. “La povertà sanitaria è purtroppo aumentata del 10,6% nel 2023 – ricorda il sacerdote -. Una forma di povertà che cresce e con essa aumenta anche il numero di persone che chiedono aiuto alle realtà come Casa accoglienza ‘S. Maria Goretti’ della diocesi di Andria convenzionate con Banco farmaceutico per ricevere gratuitamente farmaci e cure. La percentuale delle persone in cattiva salute che versa in condizioni economiche non favorevoli è più alta rispetto al resto della popolazione: i cittadini più poveri, infatti, rinunciano a fare visite specialistiche in misura cinque volte superiore al resto della popolazione”. Di qui l’appello: “Non possiamo restare indifferenti di fronte a questa urgenza socio-sanitaria. Donare è un gesto d’amore, il poco di tutti può seriamente contribuire a migliorare il benessere di molti”.

Migrantes Marche: domani l’incontro della delegazione regionale con mons. Felicolo

7 Febbraio 2024 -
Loreto - Si svolgerà domani presso la Santa Casa di Loreto il periodico incontro dei direttori degli uffici Migrantes delle diocesi delle Marche. L’incontro – convocato dal direttore regionale don Alessandro Messina  – vedrà la partecipazione del direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo che illustrerà l’attività dell’organismo pastorale della Cei. All'incontro parteciperà anche il vescovo delegato per la pastorale Migrantes delle Marche, l'arcivescovo prelato di Loreto, mons. Fabio Dal Cin. Al centro dell’incontro anche i prossimi appuntamenti diocesani e regionali nele Marche. (R.Iaria)

95 anni per mons. Ridolfi: gli auguri della Migrantes

 

7 Febbraio 2024- Roma - Compie 95 anni mons. Silvano Ridolfi, per molti anni missionario cn gli emigrati italiani in Germania e direttore generale dell'Ufficio Centrale per l'Emigrazione  della Chiesa Italiana. "In questi lunghi anni il suo apostolato ha toccato migliaia di vite e molti angoli del mondo. Ha esercitato il suo servizio a beneficio della comunità italiana in Germania e di tante comunità italiane, e non solo, in Italia", scrive la Fondazione Migrantes evidenziando che mons. Ridolfi, ancora oggi, "rimane una preziosa risorsa per tutti noi, una grande riserva di storia e di esperienza umana e sacerdotale. In un’occasione come questa la nostra festa si fa espressione di gratitudine, anzitutto verso Dio, per il dono di un sacerdote dalla determinazione instancabile, dall’energia inesauribile, dalla guida certa". Mons. Ridolfi ha anche guidato, come direttore responsabile le riviste della Migrantes "Servizio Migranti" e "MigrantiPress" fin dalla loro fondazione.

Messina: veglia di preghiera contro la tratta

5 Febbraio 2024 - Messina - In occasione della X Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta di persone, giovedì 8 febbraio alle ore 19, presso la Parrocchia di “S. Maria all’Arco” – Santuario “S. Francesco di Paola” a Messina si terrà una Veglia di preghiera presieduta dal Vescovo ausiliare mons. Cesare Di Pietro. L’evento è promosso dalle religiose dell’USMI, dai religiosi del CISM, dai membri degli Istituti Secolari, dall’Ufficio diocesano Migrantes e dalla Caritas diocesana, e si celebra in occasione della memoria di Santa Giuseppina Bakhita, la Suora sudanese che da bambina fece la drammatica esperienza di essere vittima della tratta. La Giornata avrà come filo conduttore il tema “Camminare per la dignità: ascoltare, sognare, agire" scelto da un gruppo internazionale di giovani impegnati nella lotta contro la tratta. La Giornata si propone di "pregare insieme come fratelli e sorelle di ogni età, cultura e fede per porre fine alla tratta di persone e ad altre forme di sfruttamento; sensibilizzare sulla tratta di persone a tutti i livelli (Chiese locali e comunità)"; celebrare il 10° anniversario della Giornata con i partner e le persone di buona volontà; concludere l’anno dedicato ai giovani (2023-2024). I tre verbi ascoltare, sognare e agire "ci invitano ad ascoltare il grido di sofferenza delle vittime della tratta e delle migrazioni forzate, a sognare insieme a Papa Francesco una nuova umanità a immagine di Dio e ad agire per mettere in atto comportamenti responsabili e coraggiosi contro la tratta di persone. Per info migrantes.me@alice.it.