29 Febbraio 2024 - Agrigento - Dal 7 al 9 marzo si svolgerà ad Agrigento, presso la Sala delle Conferenze di Casa San Filippo al Parco Archeologico nella Valle dei Templi, il IX Forum Internazionale sulle migrazioni. Attesi gli interventi di circa una quindicina di studiosi, tra i quali il presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo Gian Carlo Perego.
“Si tratta di un fenomeno globale di così vasta portata, inarrestabile, imprevedibile su alcune conseguenze future, prevedibile su altre di tipo economico, che impone un umanesimo planetario e risposte strutturali da parte di tutti i governi” – afferma Assuntina Gallo Afflitto, fondatrice e presidente onoraria dell’Accademia di Studi Mediterranei che da quasi dieci anni organizza l’evento. E aggiunge: “Al nostro Paese serve una riflessione collettiva consapevole che etica e diritto si possono distinguere, ma non disgiungere”.
Giovedì 7 marzo i lavori saranno introdotti dal vescovo Enrico dal Covolo, presidente dell’Accademia e già rettore della Pontificia Università Lateranense che presiederà le tre sessioni dell’intero Forum.
Dopo i saluti delle autorità cittadine – annunciata la presenza del sindaco Francesco Micciché, dell’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano, del prefetto Filippo Romano, del Direttore del Parco Roberto Sciarratta e della dirigente dell’ Ufficio Scolastico Maria Buffo - la prima sessione “Diritti universali- solidarietà umana” inizierà alle 9,15. Quattro i contributi in scaletta. Don Aldo Sciabbarrasi, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Agrigento su “La Chiesa italiana e le
migrazioni: accogliere, proteggere, promuovere, integrare”; Luca Alteri, docente al Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, Università “La Sapienza” di Roma su “I poveri li avete sempre con voi ! I migranti e la povertà come condanna”; Angela Ales Bello, presidente del Centro Italiano di Ricerche Fenomenologiche di Roma su “La fratellanza universale come frutto dell’amore reciproco fra gli esseri umani”; Stefano Pasta, docente al Dipartimento di Pedagogia interculturale – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano su “I nuovi italiani: perché occorre riconoscere il cambiamento
demografico italiano”.
Venerdì 8 marzo, sempre la mattina, i lavori proseguono in seconda sessione sul tema “Cultura e religioni in difesa della dignità umana”, con gli interventi di monsignor Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes sul tema “Migrare, restare: la nuova mobilità”; dello storico e saggista Marco Roncalli su “La Chiesa e Migranti alle origini di una storia”; di don Alessandro Andreini, docente di Religious Studies presso la Gonzaga University di Firenze su “«Le frontiere sono concetti superati». Una provocazione di don Lorenzo
Milani per il nostro tempo”; di don Carmelo Mezzasalma, presidente del Comitato Scientifico dell’Accademia di Studi Mediterranei su “Una letteratura di confine”. Sabato 9 marzo, nella terza ed ultima sessione su “Le sfide: comunicazione, primato della centralità dell’uomo, speranze, certezze” i partecipanti ascolteranno le relazioni del giornalista Alfonso Cacciatore su “Narrare umanamente e riflettere teologicamente la migrazione”, di Giulia Sfameni Gasparro, ordinaria emerita di Storia delle Religioni all’ Università di Messina su “Ruolo e funzione delle religioni nell’epoca delle migrazioni e della globalizzazione. Esempi dal mondo antico”; di Anna Maria Samuelli, responsabile della Commissione Didattica di Gariwo su “Testimonianza di una tragedia in atto: i rifugiati del Nagorno Karabakh nella Repubblica di Armenia”; di don Don Antonio Romano, dell’Istituto Teologico San Tommaso di Messina su “Educare alla fraternità universale oltre i muri di Stato. Prospettive pedagogico-religiose per la cittadinanza come base dei diritti”. A seguire le conclusioni del vescovo Enrico dal Covolo.
Primo Piano
Migrantes: a luglio il corso di pastorale migratoria
29 Febbraio 2024 -
Roma - Si svolgerà dall'8 al 12 luglio prossimo il Corso di formazione “Linee di pastorale migratoria” per l’anno 2024 promosso dalla Fondazione Migrantes.
Il corso, che si svolgerà a Roma presso “Villa Aurelia” in Via Leone XIII, 459 - è obbligatorio per i Direttori regionali e diocesani Migrantes e loro Collaboratori, i Cappellani etnici che svolgono il ministero nelle Diocesi italiane, i missionari per gli italiani all’estero e gli operatori pastorali dello Spettacolo viaggiante e dei Rom, Sinti e caminanti di nuova nomina ed è rivolto anche a chi svolge questo incarico da uno o più anni ma ancora non ha potuto partecipare.
Italiani nel mondo: il 2 marzo presentazione di un libro sulle Acli in Argentina
29 Febbraio 2024 - Buenos Aires - sarà presentato il 2 marzo, a Buenos Aires, il libro “L’Argentina italiana e le Acli argentine” che racconta la presenza in Argentina delle Acli e più di mezzo secolo di storia di migliaia di italiani che hanno contribuito allo sviluppo del Paese con il proprio lavoro. Appuntamento alle ore 10.30 presso l’asociacion de socorros mutuos y cultural nazionale italiana di Buenos Aires. Alle 9, invece, alla chiesa degli italiani Mater Misericordia, si celebrerà la messa in ricordo di Alfonso Grassi, già presidente delle Acli in Argentina. “Questo volume è un doveroso ricordo e riconoscimento per una esperienza che ha dato tanto sia alla nostra associazione che alla comunità italiana”, dichiara Matteo Bracciali, vicepresidente della Federazione Acli internazionali e consigliere Cgie. “Quasi 60 anni di presenza competente e che vogliamo celebrare anche per riflettere sul futuro della comunità italiana in Argentina” insieme ad alcuni ospiti come Mariano Gazzola, vicesegretario Cgie, e Dario Signorini, presidente del Comites di Buenos Aires, oltre che al presidente delle Acli, Emiliano Manfredonia, e al presidente del Patronato Acli, Paolo Ricotti.
Migrantes interdiocesana Modena-Nonantola e Carpi: rischia di prevalere una Europa-fortezza
29 Febbraio 2024 - Modena - "Mentre l’accoglienza è stata messa in crisi, la Corte di Cassazione della Repubblica Italiana con sentenza definitiva dichiara che la Libia non è un porto sicuro e quindi i richiedenti asilo non possono essere respinti in quel paese. La sentenza è relativa a fatti avvenuti nel luglio del 2018, allorquando una nave privata (dell’ENI) l’Asso 28 prese a bordo un centinaio di naufraghi e li consegnò alla Guardia Costiera libica: i Giudici hanno sentenziato che questa pratica è contraria alle leggi che tutelano i richiedenti asilo e specialmente coloro che sono più fragili, come i minori e le donne in stato di gravidanza". Lo si legge in una nota della Migrantes Interdiocesana di Modena-Notantola e Carpi dopo l'accordo Italia-Albania. E’ in discussione proprio in questi mesi il nuovo Patto Europeo sulle migrazioni e i risultati del dibattito "fino ad ora sono piuttosto deludenti. Per trovare un accordo fra tutti i paesi, rischia di prevalere una idea di Europa-fortezza che si chiude e delega a paesi terzi il trattenimento dei migranti: l’accordo con la Turchia ai tempi della guerra siriana evidentemente ha fatto scuola. Le iniziative per contrastare questa deriva- spiega la nota - sono tantissime, molto di più di quelle che arrivano alla attenzione dei grandi mezzi di comunicazione". Le leggi, le normative, gli accordi, "non sono neutri, generano opinione, fanno mentalità. Norme che ostacolano l’accoglienza, che minimizzano e non sanzionano chi compie violenze ai danni dei più deboli, norme che ostacolano i soccorritori, generano una mentalità di indifferenza verso chi ha bisogno e di tolleranza verso i carnefici", spiegana la Migrantes interdiocesana invitando a ricordare "che tutte le volte che si sono create queste condizioni, prima o poi, la Chiesa, le comunità, i presbiteri, i laici hanno subito la persecuzione, perché il Vangelo annuncia un Gesù che si ritrova proprio in quei piccoli, in quegli ultimi che si vorrebbe nascondere spostandoli di là dall’Adriatico".
Migrantes Calabria: oggi a Crotone la presentazione del Rapporto su “Il diritto d’asilo”
29 Febbraio 2024 - Crotone - Verrà presentato oggi, a Crotone, l'edizione 2023 del “Il diritto d’asilo” della Fondazione Migrantes. L’iniziativa, “nel ricordo del naufragio di un anno fa che ebbe luogo sulle coste di Steccato di Cutro”, è stata promossa da Migrantes Calabria, e vedrà come relatrice Maria Cristina Molfetta, curatrice del report. Questa presentazione, come si legge nel comunicato della diocesi di Crotone-Santa Severina, “si inserisce pienamente nei lavori del percorso studi sulle migrazioni che si sta realizzando dal 23 settembre scorso in collaborazione con la Consulta diocesana delle aggregazioni laicali”. La presentazione del report “è un modo molto concreto per prendere coscienza del fenomeno migratorio. Dalla presa di coscienza dipendono le scelte”. L’incontro vedrà la presenza di mons. Angelo Raffaele Panzetta, arcivescovo di Crotone-Santa Severina, di Pino Fabiano, direttore Migrantes regionale, di suor Loredana Pisani, direttrice Migrantes Crotone-Santa Severina e di mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e delegato della Conferenza episcopale calabra per le migrazioni.
Cutro: donato a papa Francesco un inginocchiatoio fatto con il legno del barcone naufragato
28 Febbraio 2024 - Città del Vaticano - Durante l'Udienza Generale di questa mattina, nell'Aula Paolo VI in Vaticano, è stato donato a Papa Francesco un inginocchiatoio fatto col legno del barcone naufragato il 26 febbraio di un anno fa a Cutro causando la morte di 94 persone: 35 erano minori. Appena dopo la tragedia il Pontefice aveva pregato affinchè il "Signore ci dia la forza di capire e di piangere".
L'idea di realizzare l'inginocchiatoio è venuta a Giuliano Crepaldi, presidente dell'associazione San Vincenzo de' Paoli - Consiglio centrale di Roma. "Addolorato da questa tragedia — ha raccontato all'Osservatore Romano — ho pensato a come offrire un segno di solidarietà e di vicinanza". L'opera è stata realizzata da Alireza, profugo iraniano, ospite della San Vincenzo de' Paoli. Per realizzarla Alireza si è basato su un disegno elaborato dall'ingegnere Guglielmo Zamparelli, collaboratore dell'organizzazione caritativa. "Dare forma all'inginocchiatoio — ha spiegato Alireza — è stata per me una testimonianza d'amore, un modo per ricordare chi perde la vita in queste e in altri terribili sciagure". Tutti e tre, accompagnati dal direttore dell'Osservatore Romano Andrea Monda, hanno donato al Pontefice questo primo inginocchiatoio proveniente da Cutro con una promessa, che Francesco ha pienamente accolto: quella di donare a tutte le diocesi italiane altri inginocchiatoi costruiti con i legni dei barconi carichi di migranti. All'Udienza erano presenti - in occasione della Visita ad limina dei vescovi dell'Emilia Romagna - anche il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei e l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio mons. Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes che hanno appreso con favore dell’impegno preso dall’Opera San Vincenzo. (Raffaele Iaria)
(Foto Vatican Media/SIR)
(Foto Vatican Media/SIR) I “viaggi della speranza” provocano ancora vittime
28 Febbraio 2024 - Roma - È di due morti e quattro feriti gravi il bilancio di un ennesimo “viaggio della speranza” di migranti nel Mediterraneo. Cinquantanove le persone che si trovavano a bordo di un barcone finito in difficoltà, soccorso poi dalla nave ong tedesca “Sea Eye 4” in acque Sar maltesi. Uno dei quattro feriti è stato trasportato in elicottero a La Valletta, mentre gli altri tre, di origini bengalesi, sono arrivati sull’isola siciliana
di Lampedusa a bordo della nave ong. Dopo i controlli medici effettuati nel Poliambulatorio locale, i naufraghi verranno trasferiti negli ospedali di Agrigento e di Palermo, riferisce l'Osservatore Romano.
Nella notte, invece, un’altra nave ong tedesca, la “Sea Watch 5”, ha soccorso in acque internazionali 45 migranti che viaggiavano su una piccola imbarcazione sovraffollata. Nesssuno tra loro aveva indosso il giubbotto salvagente. Alla nave è stato assegnato il porto di Catania, in Sicilia, dove arriverà nel pomeriggio di oggi. Un’ulteriore operazione di soccorso si è verificata al largo dell’arcipelago di Kerkennah, in Tunisia, dove un’imbarcazione in difficoltà con 63 migranti a bordo è stata tratta in salvo dalla guardia costiera tunisina. Il naufragio ha provocato almeno una vittima, il cui cadavere è stato recuperato. Nei confronti dei naufraghi sopravvissuti, sono state poi applicate le misure di espulsione e di rimpatrio verso la Libia, Paese dal quale erano partiti.
Viminale: da inizio anno sbarcate 4.461 migranti sulle nostre coste
28 Febbraio 2024 -
Roma - Sono 4.461 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 1.083 sono di nazionalità bengalese (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (758, 17%), Tunisia (681, 15%), Egitto (508, 11%), Eritrea (248, 6%), Pakistan (244, 6%), Etiopia (187, 4%), Sudan (149, 3%), Guinea (109, 2%), Gambia (66, 2%) a cui si aggiungono 428 persone (10%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Per una comunicazione persistente
28 Febbraio 2024 - Roma - Persistente o effimera? Più che esprimere un dubbio amletico, questi due aggettivi sono un invito alla riflessione sulla comunicazione e sull’informazione. Entrambi incidono sulla dimensione temporale di ciò che viene raccontato e, di riflesso, sull’attenzione suscitata nell’opinione pubblica. Più profondamente, su come quest’ultima viene alimentata anche dalla mediazione di chi opera nel mondo dei media e dall’interesse collettivo. Ecco, allora, la contrapposizione tra persistenza e caducità: sottolinea la necessità di non voltarsi mai dall’altra parte davanti ai drammi – tanti – dell’umanità. Il pensiero corre veloce alle guerre in corso. Proprio in questi giorni abbiamo ricordato il secondo anniversario dell’inizio del conflitto in Ucraina, cui si aggiungono quello mediorientale e tanti altri dimenticati. È qui che emerge l’impegno condiviso. È responsabilità di tutti dare un sapore nuovo all’attuale contesto comunicativo perché il bene comune non può mai essere effimero. La comunicazione e l’informazione persistenti lo sanno. (Vincenzo Corrado)
Ucraina: l’aiuto della Migrantes attraverso la Basilica di Santa Sofia
28 Febbraio 2024 - Roma - Qualche giorno fa si sono ricordati i primi due anni di guerra in Ucraina che sta vivendo oggi una grave crisi umanitaria. Attualmente il 40% della popolazione ha bisogno di assistenza umanitaria e più di 6 milioni di ucraini sono profughi fa sapere la Caritas Ucraina. Sono state molte le iniziative a favore di questa popolazione da parte di molte organizzazioni umanitarie, Ong etc. Significativo l'apporto arrivato dall'Italia attraverso la Basilica di Santa Sofia a Roma guidata da don Marco Sehmen, direttore dell'ufficio Migrantes dell'Esarcato per i cattolici ucraini in Italia e membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Migrantes. "Questi giorni - spiega il sacerdote - sono di riflessione, di preghiera per quello che è successo due anni fa. La chiesa sarà aperta di più rispetto al solito, perché è il momento di stringerci ancora di più tra di noi. Però sentiamo un grande aiuto soprattutto del Santo Padre tramite il cardinale Krajewski che proprio alcuni giorni fa ha allestito camion di alimenti che sono stati stoccati qua. Ma poi c’è la Fondazione Migrantes, il Banco farmaceutico e tante singole persone”.
Dalla Basilica di santa Sofia dall'inizio della guerra sono partiti 120 camion pieni di viveri e generi di prima necessità. Oggi si continua ed altre spedizioni sono in programma nelle prossime settimane.
Vaticano: oggi una partita con una squadra formata da migranti
28 Febbraio 2024 -
Città del Vaticano - Prima l'Udienza con Papa Francesco e poi una partita con la squadra “Fratelli tutti”, organizzata dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione. E' la cooperativa sociale pugliese Rinascita, con sede a Copertino, composta da migranti africani e sostenuta dalla diocesi di Nardò Gallipoli e dall'Ufficio pastorale diocesano Migrantes. In campo migranti, rifugiati e richiedenti asilo che stanno dando vita a una esperienza inclusiva attraverso lo sport, con lo stesso stile che Athletica Vaticana vive nelle diverse discipline sportive. Da tre anni - riferisce l'Osservatore Romano - il calcio è divenuto un’opportunità di accoglienza e inclusione per migranti, rifugiati e richiedenti asilo, tanto che la squadra oggi milita nel campionato di promozione e sta per giocarsi la finale di Coppa Italia di categoria. E a novembre, a Roma, ha anche vinto il torneo del progetto inclusivo “Rete” per minori stranieri non accompagnati. Ed è proprio questa esperienza inclusiva e solidale di vita e di speranza che la cooperativa desidera condividere oggi con il papa, dice il vescovo mons. Fernando Filograna, che con don Antonio Bottazzo, direttore dell’Ufficio Migrantes accompagna il percorso della cooperativa.
Romania: da domani il viaggio di mons. Felicolo. Incontro con la Migrantes romena e la comunità italiana
27 Febbraio 2024 - Roma - Si ritroveranno a Ciofliceni (Bucarest), da domani a sabato, i direttori per la pastorale delle migrazioni della Conferenza Episcopale della Romania su iniziativa della Commissione Episcopale per le Migrazioni presieduta da mons. Cristian Dumitru Crișan. All’incontro parteciperà mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes al quale è stato chiesto, durante le varie sessioni, di parlare dell’esperienza pastorale con i migranti in Italia. Mons. Felicolo relazionerà e dialogherà con i direttori Migrantes della diocesi della chiesa romena. In particolare il direttore di Migrantes si soffermerà sui compiti dell’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, sul ruolo dei direttori diocesani e su alcune esperienze portate avanti in Italia sul tema della migrazione e dell'accoglienza.
Mons. Felicolo al termine si recherà a Bucarest per alcuni incontri con le comunità italiane qui residenti e celebrerà domenica una liturgia eucaristica con loro. In Romania le Missioni cattoliche italiane sono sei.
Cei: il 1° marzo in preghiera per la pace
27 Febbraio 2024 - Roma - In preghiera perché la Chiesa in Italia e le Chiese in Europa “insegnino a costruire legami di pace e di verità attraverso l’insegnamento autentico del Vangelo per essere un solo corpo e un solo spirito”, perché i governanti delle Nazioni “promuovano il bene comune a partire dai compiti loro affidati affinché si estinguano le contese e le divisioni a favore di una reale comunione tra i popoli della terra” e perché i popoli dell’Ucraina, della Terra Santa e di tutte le terre martoriate dalla guerra “non perdano mai la speranza in te, o Signore, ma, alimentanti dal tuo amore e dalla tua presenza, disprezzino l’odio e favoriscano la giustizia”. Venerdì 1° marzo, aderendo all’iniziativa del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), le comunità ecclesiali si ritroveranno per celebrare una Messa per l’attuale Sinodo e per le vittime delle guerre che imperversano in Ucraina e in Terra Santa.
Per l’occasione, l’Ufficio Liturgico Nazionale della Cei ha predisposto un testo ad hoc della Preghiera dei fedeli.
Mons. Panzetta: mantenere la memoria della tragedia di Cutro
27 Febbraio 2024 - Crotone - Il territorio e ancor più i parenti delle vittime e i sopravvissuti hanno diritto alla verità. Non ci possono essere sconti. È un diritto naturale sapere come sono andate le cose e poi assumersi le responsabilità. Questo è un bisogno primario. Tutti abbiamo diritto di sapere perché non siamo riusciti a evitare una strage a 50 metri dalle nostre spiagge”. A dirlo, ad un anno dal naufragio di Cutro, con la more di 94 persone, è l'arcivescovo di Crotone-Santa Severina, mons. Angelo Raffaele Panzetta secondo il quale l'interesse deve essere sempre quello di “colpire i trafficanti che vendono la carne umana” mentre “la povera gente che si butta in mare in cerca di condizioni migliori non può essere criminalizzata. Non è questa la strada”, sottolinea il presule in una intervista al quotidiano “Avvenire”. Per ricordare questo anniversario la diocesi, attraverso anche l’ufficio Migrantes, ha promosso un momento di preghiera, perché nella “nostra tradizione la preghiera per i defunti ha un valore importante, ma anche quella per le loro famiglie, per i superstiti, e anche per quegli uomini e quelle donne che ancora cercano di fare la stessa cosa che volevano le persone morte un anno fa, cioè provare ad abbandonare le loro terre per una vita più umana. Però la preghiera non toglie le responsabilità”. “Come comunità cristiana – ha spiegato mons. Panzetta - ci siamo chiesti con forza se la strage di Cutro ci ha fatto crescere: siamo diventati migliori, più umani, più credenti? E devo dire che qualcosa lo abbiamo fatto. Abbiamo allargato gli spazi fisici dell'accoglienza: avevamo a Crotone un dormitorio che però era fruito soprattutto da uomini e così abbiamo creato un centro di accoglienza per le famiglie e abbiamo in cantiere la realizzazione di una casa di accoglienza multifunzione per tutte le esigenze delle persone che si trovano in difficoltà”. Papa Francesco in occasione della strage disse che quel naufragio non doveva avvenire e si doveva fare il possibile perché non si ripetesse. “Purtroppo – dice oggi l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina - queste parole non sono state ascoltate. Bisogna lavorare per una risposta al fenomeno del flusso migratorio, questa massa di disperati, di persone piene di speranza che cercano un futuro migliore. Ci vuole una risposta strutturale, condivisa, solidale. E questo non si vede ancora. I Paesi della Ue non riescono ad affrontarlo insieme e quindi il rischio serio è che la questione sia la cartina di tornasole di un'Europa nella quale si sono seduti a un tavolo gli egoismi nazionali. Serve un cuore aperto, mentre l'egoismo acceca. Non bastano interventi provvisori. Ci vorrebbe una progettazione alta. Anche la gente semplice della nostra terra sa che un'immigrazione sicura, regolare, è nell'interesse di tutti i Paesi. Qui in Calabria sarebbe una panacea per il problema demografico e lo spopolamento”.
Mons. Panzetta ricorda poi l’itinerario di formazione promosso dalla Migrantes diocesana e dalla Consulta delle aggregazioni laicali per riflettere su problemi complessi: “bisogna studiare la questione migratoria che richiede una conoscenza umile e profonda per servire le persone e aiutarle. Questi penso che siano i frutti di una tragedia terribile: siamo cresciuti nella comprensione di queste dinamiche mondiali. Mantenendo la memoria della tragedia. Mai dimenticare. Ogni anno dovremo fare qualcosa per ricordare, ma soprattutto per organizzare momenti di confronto, di consapevolezza e di responsabilità”
Alarm Phone: 69 alla deriva, non si hanno più notizie
27 Febbraio 2024 - Milano - Non si hanno notizie dal 24 febbraio scorso di un'imbarcazione che ha bordo 69 migranti. Alarm Phone ha affermato ieri di aver avvisato subito le autorità, ma di aver poi perso i contatti con l'imbarcazione, che si trovava al largo della Tunisia. «Non sappiamo cosa sia accaduto - spiega oggi l'Ong - a questo gruppo di persone.
Secondo le autorità di Libia e Tunisia l'imbarcazione non è stata trovata. Siamo molto preoccupati e speriamo che le persone a bordo stiano bene».
Perugia: celebrati i primi cinque anni della parrocchia greco-cattolica romena
26 Febbraio 2024 - Perugia - "Visitando i malati, entrando nelle case, trovo tante romene al fianco delle nostre famiglie. Gli italiani sanno che nel momento in cui voi smetteste di lavorare, le nostre famiglie si troverebbero in serie difficoltà. Mi auguro e auguro a voi che possiate trovare sempre accoglienza e dignità e, quando queste non ci fossero, possiate trovare in noi dei fratelli che si fanno carico di questa sofferenza". Così l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, mons. Ivan Maffeis alla divina liturgia concelebrata con il visitatore apostolico per le comunità greco-cattoliche europee, l’arcivescovo Cristian Crişan, ieri nella chiesa greco-cattolica romena di Perugia, in occasione dei primi cinque anni di questa comunità parrocchiale guidata da don Lucian Cordis.
"Una sofferenza – ha proseguito mons. Maffeis – che si aggiunge a quella da voi provata per la lontananza dai vostri cari. Nell’esprimere gratitudine al parroco don Lucian, che costruisce comunità portando alla nostra Chiesa, tante volte arida di spiritualità, un polmone della tradizione orientale, non posso non essere grato ai romeni perché in voi troviamo un popolo dignitoso e lavoratore che ci aiuta a camminare insieme, ricordandoci che siamo un’unica Chiesa con quella ricchezza che vive nella diversità senza mai far venire meno l’unità in Cristo Gesù nostro Salvatore". Lo stesso arcivescovo Crişan ha parlato della Chiesa cattolica che "respira meglio quando ha due polmoni sia per gli orientali che per gli occidentali, mostrando la bellezza della Chiesa della diversità. Siamo un segno profetico di unità all’interno di questa diversità, come ci ricorda il documento conciliare 'Lumen gentium'".
"L’Italia è la nostra seconda patria e la Chiesa italiana – ha commentato mons. Crişan – ha saputo accogliere la nostra presenza che in Romania è testimoniata a prezzo di sangue. Con il parroco don Lucian abbiamo voluto collocare in chiesa l’icona raffigurante i sette beati martiri greco-cattolici romeni beatificati dal Santo Padre Francesco nel 2019. Noi crediamo molto all’ecumenismo del sangue e del martirio e siamo sicuri che, nel coraggio dei martiri, la Chiesa sa trovare degli spunti nei tempi non facili in cui viviamo".
Alla celebrazione dei primi cinque anni della parrocchia greco-cattolica romena di Perugia, una delle 73 presenti in tutt’Europa di cui 35 in Italia, sono intervenuti diversi parroci provenienti da Nord a Sud della Penisola e alcuni seminaristi di Roma. Si è pregato anche per le vocazioni alla vita sacerdotale e alla vita consacrata, non trascurando la preghiera per la pace in un mondo segnato da guerre e violenze come in Ucraina, Paese confinante con la Romania.
Viminale: da inizio anno sbarcate 4.441 migranti sulle nostre coste
26 Febbraio 2024 -
Roma - Sono 4.441 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane sall'inizio dell'anno secondo il dato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 976 sono di nazionalità bengalese (22%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (747, 17%), Tunisia (681, 15%), Egitto (496, 11%), Pakistan (244, 6%), Eritrea (214, 5%), Etiopia (174, 4%), Sudan (134, 3%), Guinea (109, 2%), Gambia (66, 1%) a cui si aggiungono 600 persone (14%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. I minori non accompagnati arriviati sulle coste italiane da inizio anno sono stati 520
Cutro: questa mattina una fiaccolata sul luogo del naufragio
26 Febbraio 2024 - Roma - La notte del 26 febbraio di un anno fa un barcone con a bordo circa 180 migranti naufragò a poche centinaia di metri dalla costa di Steccato di Cutro, in Calabria. 94 i morti e tra questi 35 minori. 80 i sopravvissuti. Questa mattina, all’ora della tragedia una fiaccolata su quella spiaggia. Nei giorni scorsi una Via Crucis presieduta dall’arcivescovo di Crotone-Sabta Severina, mons. Raffaele Panzetta. Gli uffici della Migrantes e della Caritas della diocesi dal giorno del naufragio sono in prima linea per l’accoglienza e la collaborazione con le Istituzioni. “Non dobbiamo perdere la memoria di eventi che in qualche modo hanno cambiato la storia locale, ma anche quella di ciascuno di noi”, ha detto al Sir sr. Loredana Pisani, direttrice dell’Ufficio Migrantes: “Questo è un dramma che non ha fine. Tutto quello che si è fatto da un punto di vista socio politico non chiude l’emorragia di situazioni di questo tipo. Tutto è ancora abbastanza insufficiente”. La Migrantes e la Consulta delle aggregazioni laicali della diocesi stanno portando avanti un percorso formativo sui temi dell’immigrazione e dell’accoglienza. Giovedì prossimo sarà anche presentato il rapporto “Il Diritto d’Asilo” della Fondazione Migrantes: “Ci auguriamo – ha detto sr. Pisani – che questo percorso di studi sia realmente formativo per le nostre comunità parrocchiali, le quali in questo anno si sono sempre impegnate in un processo di accoglienza e di integrazione, come lo hanno manifestato nei giorni della strage. Un crocifisso dalle gambe mozzate fatto coi resti di un barcone è all’interno del Museo pitagorico, dove si tiene il convegno. È lì, solo. Quasi trascurato, mentre i familiari rendono le loro testimonianze. Ma è un segno silenzioso. Anche quello dice l’impegno della Chiesa locale: ‘Creare percorsi di speranza’”. (R.I.)
Mons. Caiazzo ad un anno dal naufragio di Cutro: “il mare giudicherà questo tempo così disamorato della vita”
26 Febbraio 2024 -
Roma - “Quale monito dalla tragedia di Steccato di Cutro? Ora si celebrerà l’anniversario. Si riaccenderanno i riflettori per qualche ora, sentiremo le solite dichiarazioni, rivedremo, con gli occhi del ricordo e di uno sgomento non ancora spento, i corpi galleggianti: i ‘più fortunati’ recuperati, riconosciuti e seppelliti; tantissimi altri rimarranno senza nome in una tomba comune. Il mare, che oggi accoglie e custodisce la loro memoria, domani giudicherà questo nostro tempo così grigio e disamorato della vita; questa umanità, non più popolata da amici, figli o fratelli che, riconoscendosi, si incontrano, ma da nemici che si scansano quando non si uccidono”. Lo ha scritto mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico, in una riflessione diffusa in occasione del primo anniversario del naufragio a pochi metri dalla riva di Steccato di Cutro dove si infranse “il sogno di libertà di circa 100 persone, sotto le onde furiose del mare”.
Il presule ricorda di essere stato, circa due mesi dopo la strage, su quella spiaggia: il 19 aprile 2023 “c’è il riflesso dorato del sole che solca quelle calme e deliziose acque come grembo che ha accolto l’ultimo alito di vita sulla terra di bambini, giovani, adulti. Raccolgo due piccoli pezzi di legno di quella barca. Li porto gelosamente con me fino a Matera, dove, nella mia cappella li pongo per sempre a forma di Croce. Ogni giorno un ricordo nella preghiera per i tanti, troppi innocenti che nel nostro splendido mare trovano la morte”. “Sono almeno 40 anni – prosegue l’arcivescovo – che si assiste, a volte sgomenti, altre volte addolorati, altre volte, purtroppo, stanchi o meglio scocciati, nel vedere corpi senza vita recuperati in tutto il bacino del Mediterraneo. C’è la morte sulle rotte tracciate nel nostro mare: partono dalle coste africane o da quelle dei Balcani per approdare su quelle siciliane o calabresi, a volte pugliesi”. “Purtroppo, ormai, siamo abituati a conoscere o, meglio, vedere i migranti solo quando arrivano sulle nostre terre, ma difficilmente si parla delle motivazioni che li portano a scappare”, denuncia mons. Caiazzo, ricordandone, ad esempio, “una su tutte: i loro Paesi sono fortemente segnati dalle conseguenze lasciate dagli Stati postcoloniali. Quindi l’Occidente! Quindi anche l’Italia!”. “Oggi – continua – la malavita organizzata ha investito sui poveri disgraziati: sono una risorsa da sfruttare che rende bene con ‘carrette’ del mare, con il racket della prostituzione delle donne, del caporalato per gli uomini”. “Se nei secoli precedenti le motivazioni che spingevano la nostra gente a spostarsi, dall’Italia in altri Paesi, erano sintetizzati nel sogno americano o australiano, oggi – ricorda l’arcivescovo – si scappa da povertà, miseria, guerre, ingiustizie, persecuzioni. Sta emergendo sempre di più una nuova figura del migrante che è quella del rifugiato che scappa dai deboli regimi dittatoriali, da guerre civili che hanno procurato e continuano a procurare milioni di vittime senza che l’occidente sia adeguatamente informato e nel silenzio delle istituzioni europee e mondiali”.
La luce di Gesù
26 Febbraio 2024 -
Città del Vaticano - Sono passati due anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina; 171 sono i giorni trascorsi dal 7 ottobre, da quelle violenze indicibili compiute da Hamas e dalla risposta militare di Israele: e la pace sembra essere solo un miraggio, mentre al mondo non rimane altro che il conto dei morti, dei feriti, e delle distruzioni. Una “guerra su vasta scala”, ricorda “con dolore” Papa Francesco nelle parole che pronuncia dopo la preghiera dell’Angelus: “quante vittime, feriti, distruzioni, angustie, lacrime in un periodo che sta diventando terribilmente lungo e di cui non si intravvede ancora la fine”. Una guerra, la prima, che “sta devastando quella regione d’Europa”, e “scatena un’ondata globale di paura e odio”. La preghiera del Papa è per il “martoriato popolo ucraino”, e per le “numerosissime vittime innocenti”; così supplica “che si ritrovi quel po’ di umanità che permetta di creare le condizioni di una soluzione diplomatica alla ricerca di una pace giusta e duratura”. Preghiere ancora per la Palestina, per Israele, e per i tanti popoli “dilaniati dalla guerra”; e non manca nemmeno l’invito a aiutare concretamente chi soffre: “pensiamo a tanta sofferenza, pensiamo ai bambini feriti, innocenti”.
Ma i conflitti non sono solo in Europa e Medio Oriente. Un pensiero Francesco lo rivolge alle violenze che si consumano nella Repubblica Democratica dal Congo – auspica la fine degli scontri “e la ricerca di un dialogo sincero e costruttivo – e ai frequenti rapimenti in Nigeria. Infine, la Mongolia colpita da un’ondata di freddo intenso con “gravi conseguenze umanitarie”; un “fenomeno estremo, segno del cambiamento climatico e dei suoi effetti” che incide sulla vita di donne e uomini, soprattutto quella delle persone più vulnerabili, per questo chiede “scelte sagge e coraggiose per contribuire alla cura del creato”.
Angelus nella domenica in cui le letture ci propongono due monti: Moira e Tabor, Antico e Nuovo testamento, storie fatte di ascolto e obbedienza. Il primo – che in ebraico significa “ordine di Dio” – è il luogo indicato a Abramo per offrire in olocausto, per fedeltà al Signore, il figlio unigenito Isacco, ma sarà fermato dall’angelo del Signore, come leggiamo nella Genesi. Il secondo, il Tabor, è il monte della trasfigurazione di Gesù; anche qui si manifesta il Signore che mostra a Pietro, Giovanni e Giacomo il figlio amato, l’agnello da sacrificare, il Salvatore.
È interessante notare che nella Sacra Scrittura è sui monti che sempre accade qualcosa che li lega al sacro: sul monte Oreb Mosè riceve la rivelazione del Nome e sul Sinai le tavole della legge; il monte Moira – più correttamente Moirah – secondo la tradizione ebraica è l’altura di Gerusalemme, il luogo dove venne edificato il tempio di Salomone, mentre per i padri della chiesa è la collina fuori dalle mura di Gerusalemme, chiamato il Cranio, là dove Gesù si consegna al Padre per la nostra salvezza.
È, dunque, sul monte Tabor che Gesù viene visto trasfigurato, “le sue vesti divennero splendenti, bianchissime” leggiamo in Marco, e apparve ai tre discepoli “Elia con Mosè e conversavano con Gesù”. Aveva annunciato ai discepoli la sua Passione, dice Papa Francesco all’Angelus, sul monte Tabor Gesù “svela loro il senso di ciò che avevano vissuto insieme fino a quel momento. La predicazione del Regno, il perdono dei peccati, le guarigioni e i segni compiuti erano infatti scintille di una luce più grande: la luce di Gesù, la luce che è Gesù”. La risposta di Pietro – “Rabbi è bello per noi essere qui, facciamo tre capanne…” – in qualche modo manifesta un legame con il passato, con la tradizione antica, Gesù, Elia e Mosè insieme, e non coglie ancora la novità del Nuovo Testamento.
Il messaggio del Tabor, afferma il Papa, è proprio “non staccare mai gli occhi dalla luce di Gesù” specialmente “nei momenti di prova”. Come cristiani, dice ancora Francesco, nel cammino della vita siamo chiamati a “tenere sempre davanti agli occhi il volto luminoso di Gesù, non staccare mai gli occhi da Gesù … Lungo i sentieri dell’esistenza, a volte tortuosi, cerchiamo il suo volto, pieno di misericordia, di fedeltà, di speranza. Ci aiutano a farlo la preghiera, l’ascolto della Parola, i Sacramenti”. (Fabio Zavattaro - Sir)