Primo Piano

Mons. Satriano: scelta Cei su vicenda “Diciotti” è provvidenziale

Rossano - Quanto accaduto ai migranti ospitati sulla nave “Diciotti” ci “provoca” nel “vero senso della parola.  Ci chiama ad uscire fuori da noi stessi e da quegli atteggiamenti troppo borghesi con cui spesso chiudiamo le nostre coscienze alla vita e alle sue richieste”. LO scrive in una nota l’arcivescovo di Rossano-Cariati, mons. Giuseppe Satriano evidenziando “l’urgenza” e la “necessità, come già avvenuto negli anni scorsi, che anche la nostra Chiesa diocesana si renda disponibile ad accogliere, nei limiti delle proprie possibilità, i fratelli immigrati che, in accordo con la Segreteria della Conferenza Episcopale Italiana, ci potrebbero essere affidati”. Per il presule la scelta operata dalla CEI è “provvidenziale e quanto mai opportuna in un tempo in cui tutti indugiano nello stare a guardare il vecchio dramma di Ponzio Pilato che va nuovamente in scena. La capacità di attestare diritti e la necessità di doverosi riconoscimenti a livello internazionale, non deve avere come terreno di gioco la vita umana. Bene ha fatto la mediazione di don Ivan Maffeis, Sottosegretario CEI, a sottrarre da un ulteriore stupro la vita di questi fratelli, fin troppo provata e colma di sofferenza”.

La diocesi calabrese – conclude mons. Satriano -  “nel porsi accanto a questo impegno, desidera attestare un segno di speranza e di vita per una società che va sempre più perdendo la consapevolezza che la vita umana, da qualsiasi latitudine provenga, è il sacro e inviolabile scrigno di cui ciascuno è chiamato a prendersi cura per rendere possibile il futuro su questa terra, poiché essa è il sogno di Dio in cui, specchiandoci, potremo trovare senso, gioia e vita per i nostri giorni”. (R.I.)

Diocesi Pistoia su chiusura Cas di Vicofaro: “situazione seria, non può essere sottovalutata”

Pistoia -  “La situazione si presenta seria e non può essere sottovalutata”. Così la diocesi di Pistoia si esprime in merito al Cas ospitato nei locali della parrocchia di Vicofaro e gestito dall’associazione Virgilio – Città futura, ritenuto “non idoneo” ad ospitare richiedenti asilo. “Come è stato ampiamente riportato dai mezzi di informazione, in questi giorni effettivamente è stata recapita anche alla Curia diocesana una lettera della Prefettura di Pistoia con la quale si invita l’associazione Virgilio – Città futura, Ente gestore del Cas ospitato nei locali della parrocchia di Vicofaro a trovare con urgenza strutture idonee ove ricollocare immediatamente i richiedenti asilo, in quanto, da relazione dei Vigili del Fuoco allegata, l’attuale struttura al momento è da ritenersi ‘non idonea’”, si legge nella nota rilanciata dal Sir.” La stessa relazione “elenca una serie considerevole di criticità, anche gravi, persino pericolose. Si sa che sono in corso inoltre accertamenti edilizi e sanitari di cui non si conoscono ancora gli esiti”, precisa la diocesi di Pistoia, evidenziando che “la dichiarazione di ‘non idoneità’ rende problematica anche l’ospitalità offerta a tutti coloro che non rientrano nel progetto Cas”. Secondo la diocesi di Pistoia, “la situazione si presenta seria e non può essere sottovalutata e neppure passata sotto silenzio, dal momento che la nascita della suddetta Associazione, rappresentata dal sig. Alessandro Vivarelli, fu a suo tempo approvata da mons. Vescovo, avendo avuto però assicurazione che tutto si sarebbe svolto nel migliore dei modi, e inoltre per il fatto non trascurabile che i locali della parrocchia di Vicofaro, ricadono ‘in primis’ nella diretta responsabilità del parroco, che è legale rappresentante ed è chiamato a risponderne anche penalmente, ma in ultima istanza chiamano in causa il vescovo che è tenuto a vigilare sull’insieme della vita diocesana e delle parrocchie”.
“Dispiace – si aggiunge nella nota – dover constatare quanto ci è stato comunicato e ci sorprende, dal momento che mons. Vescovo, invitando all’accoglienza e sostenendola sempre, ha affermato anche che la doverosa accoglienza di chi è nel bisogno fa fatta bene, al meglio, in ambienti sicuri e idonei, con l’assistenza di personale sufficiente, qualificato e capace e che questa deve essere una preoccupazione costante”.
La diocesi, si assicura nella nota, “offrirà la massima collaborazione sull’attuazione di quanto la Prefettura, i Vigili del Fuoco o altre istituzioni preposte indicano come necessario per una idonea accoglienza in strutture adeguate”. Inoltre, “si assicura, anche attraverso la Caritas diocesana (che da tempo ha offerto, per quanto possibile, il sostegno materiale alle iniziative di accoglienza) tutto il supporto necessario a don Massimo Biancalani, perché la situazione possa evolversi nel migliore dei modi e dia più tranquillità anche a lui”. Il vescovo, mons. Fausto Tardelli, “ha già dato disposizioni perché d’ora innanzi da parte della Curia diocesana, si metta in atto una più attenta vigilanza su ciò che avviene negli ambienti appartenenti alla Chiesa e tutto si svolga nella correttezza e trasparenza da tutti i punti di vista”.
 

Missio: in corso ad Assisi le giornate di formazione e spiritualità missionaria

Assisi - Si sono susseguite a ritmi serrati le relazioni e il confronto in aula tra i 230 partecipanti alla 16esima edizione delle Giornate nazionali di formazione e spiritualità missionaria, che si svolgono alla Domus Pacis di Assisi da domenica 26 agosto  fino a mercoledì 29. I lavori di ieri – moderati da Morena Savian, vicedirettrice del Centro missionario diocesano di Torino – hanno impegnato la platea sul tema del “futuro” che è strettamente legato a quello della “vocazione”.
L’équipe che ha ideato il programma dell’evento, organizzato ogni anno dall’Ufficio CEI per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese, ha scelto di continuare ad approfondire il dibattito sui giovani nella Chiesa, chiamata in ogni suo ambito a riflettere sul mondo giovanile, in vista del prossimo Sinodo dei vescovi dedicato a “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” che si terrà a Roma in ottobre.
Il compito è stato affidato a don Alberto Lolli, presbitero della Chiesa di Milano, formatore ed esperto di pastorale giovanile, che vive quotidianamente gomito a gomito con 150 studenti dell’Almo Collegio Borromeo di Pavia, di cui è rettore.
“Non è vero che i giovani rifiutano la fede: la domanda che come Chiesa dobbiamo porci è: dove siamo noi davanti ai giovani che hanno sete di parole autentiche? I giovani – ha affermato con forza don Lolli – hanno sete di parole, ma non tollerano più la banalità”.
Gli studenti con cui abita don Lolli sono lontani dall’esperienza ecclesiale. Eppure, si è chiesto il sacerdote, “chi dice ai giovani che la vita è complessa, chi parla loro di salvezza, di morte, di rinascita? Incontrano questi temi solo nei fantasy e infatti questi hanno grande successo. Noi, come Chiesa, stiamo rinunciando a parlare con loro”. Molti gli stimoli, i ripensamenti, le provocazioni, gli interrogativi, i rovesciamenti di luoghi comuni che hanno pungolato i convegnisti, consapevoli che concentrarsi sul futuro, discernere, comprendere la volontà di Dio, scegliere la propria vocazione, è un cammino molto serio, nel quale i giovani non possono essere abbandonati a loro stessi: per trovare le parole adatte a riprendere un dialogo con loro – che non può prescindere dallo “stare con” e dal testimoniare con la vita ciò in cui si crede – occorre “rinnovarsi nella Parola di Gesù”, come recita il titolo di queste Giornate.
Il tema del futuro ha fatto da filo conduttore anche nella lectio guidata dal biblista Luca Moscatelli e basata sul discorso di Gesù nella sua ultima ora prima dell’inizio della Passione (Giovanni 17, 1-26): “In questo momento, Gesù prega il Padre per i fratelli che lascia nel mondo: non solo per quelli a lui contemporanei, ma per tutti. In altre parole, in questo momento Gesù guarda al futuro: un futuro che lo supera, perché va al di là del suo tempo” ha spiegato Moscatelli. Il fatto che di fronte alla morte, Gesù abbia la forza di pensare al futuro, interpella ciascuno di noi in prima persona a fare altrettanto, perché “anche a noi è chiesto di pensare al futuro” e non in maniera egoistica, ma amando sino alla fine, come insegna il Maestro.
Laura Gusella, monaca della Fraternità monastica Maranathà di Pratovecchio, ha sviscerato il tema del futuro come rivelazione biblica del tempo. Fedele all’obiettivo del convegno, quello di “rinnovarsi tutti nella Parola di Gesù” la biblista ha analizzato le categorie fondamentali nella considerazione biblica del tempo lasciandosi aiutare da un testo dell’Antico (2 Sam 7,1-17) e uno del Nuovo (Ap 21,1-10.22-27) Testamento. Approfondendo i brani biblici, ha attualizzato i messaggi che per il futuro se ne possono trarre. Uno su tutti: il futuro che Dio ci prepara è fatto anche di novità che invitano a liberarci da paure e pesantezze per aprirci all’inedito che entra nelle nostre vite, nel mondo, nella storia.
“E queste – ha concluso – sono certamente alcune novità, non facili per noi da comprendere e da gestire, ma sfide vitali che il futuro di Dio ci lancia: i giovani con la loro mentalità diversa e il loro sentire che ci appaiono distanti da quelli delle generazioni precedenti; gli immigrati con culture e visioni differenti; i cosiddetti ‘non credenti’ o anche i credenti di altre religioni che ci invitano a guardare con prospettive nuove, a porci domande scomode e stimolanti”.
Una particolare attenzione è stata riservata al caso cinese, con l’intervento di padre Gianni Criveller, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere per 26 anni nel Paese asiatico ed oggi ancora docente universitario in Cina. In un excursus appassionato sulla nascita e lo sviluppo del cristianesimo nel Paese del Dragone, padre Criveller si è soffermato sull’analisi della realtà attuale, indispensabile per comprendere il futuro dei fedeli di Gesù in quella realtà così lontana e diversa dalla nostra.
Oggi sono circa 70 milioni i cristiani cinesi (più del 5% della popolazione), di cui 12 milioni cattolici. Il loro numero è cresciuto soprattutto negli ultimi anni, quando si è sviluppato il fenomeno della “febbre cristiana”, definito così perché come oggi non si è mai diffuso il cristianesimo in Cina, né è mai stato così popolare e ben visto dalla popolazione.
“Perché questi numeri? Per dirvi che la Chiesa in Cina c’è e non sta nelle catacombe, né nella carceri: la Chiesa in Cina è una, anche se ci sono delle divisioni e, ultimamente, delle restrizioni che il governo applica, tipo quella che i minori di 18 anni non possono entrare nelle chiese” ha spiegato padre Criveller.
Ma la “febbre cristiana” in Cina non è l’unico fenomeno dell’attualità: c’è anche quello dei “cristiani culturali”, ovvero lo studio sempre più diffuso del cristianesimo da parte di studenti all’interno di università e centri culturali che si avvicinano al messaggio di Gesù non con il catechismo, ma con la cultura e lo studio. Per la prima volta il cristianesimo non è più visto come un qualcosa di straniero, ma come una cultura interessante da approfondire.
Le città cinesi in cui il cristianesimo si sta diffondendo maggiormente sono due: Wenzhau, dove il 30% della popolazione è cristiana, tanto da essere chiamata la “Gerusalemme della Cina”; Hong Kong dove un dato può parlare per tutti: “Qui – ha detto il missionario del Pime – ogni anno 4mila adulti entrano nella nostra chiesa cattolica e ricevono il battesimo: lo fanno grazie al passaparola di amici, cioè per amicizia. Segno che il cristianesimo non teme la città, non teme la post-modernità, e non teme il futuro”. (Chiara Pellicci)

 

Emilia Romagna: 18 immigrati al corso per “contadini”

Bologna - I migranti non sono solo un problema e certo non tutte le cooperative sfruttano il complesso fenomeno migratorio. Un esempio concreto, fra i tanti, arriva dalla Romagna. Si è concluso un corso per operatore agroalimentare, svoltosi a cura della Cooperativa Acquacheta e di Irecoop regionale, presso la comunità di Sadurano, sulle colline forlivesi, che ha “diplomato” 18 immigrati provenienti dal Nord Africa, permettendo loro di accedere al lavoro. “Due di loro – spiega Mirko Betti, presidente della Cooperativa Acquacheta – hanno già trovato occupazione in un’azienda agricola di Predappio. Gli altri hanno spedito il curriculum con l’attestato a varie aziende e cooperative agricole”.
Il corso si è svolto presso la comunità e cooperativa agricola fondata dal compianto don Dario Ciani per persone in difficoltà, disabili e carcerati, ora gestita dalla Cooperativa Territorio e Ambiente (Cta), “perché dotata dei locali per le lezioni pratiche e soprattutto con i laboratori per la trasformazione del latte in prodotti lattiero-casearii e per la lavorazione delle carni avicole”. Il corso è il primo di una lunga serie. Nell’immediato partiranno altri due corsi: uno per la manutenzione del verde; il secondo un corso di cucina per le donne, in collaborazione con il ristorante “Al Vecchio Convento” di Portico e diretto dallo chef Massimiliano Cameli. Con 30 dipendenti, la cooperativa Acquacheta gestisce 48 immigrati (di cui 16 bambini) a Portico e San Benedetto e 80 a Forlì, Forlimpopoli e Castrocaro, in vari settori lavorativi. (Quinto Cappelli - Avvenire)
 

Card. Bassetti: “non si è agito per fini politici” ma “ci ha spinti la carità evangelica, l’abbraccio di Cristo a ogni povero della storia”

Roma - “Mi stanno chiamando molti vescovi della Penisola. Mi manifestano la loro disponibilità ad aprire le porte delle diocesi a cinque, dieci, venti o trenta migranti della Diciotti.  È una mobilitazione che mi commuove. E dimostra l’attenzione non solo dei pastori ma anche di molta nostra gente che frequenta ogni giorno le parrocchie verso gli ultimi, i dimenticati”. Il card. Gualtiero Bassetti, questa mattina, una intervista al quotidiano “Avvenire” parla della vicenda delle neve “Diciotti” e della disponibilità della Chiesa italiana ad accogliere i migranti a bordo. “È stata – ha spiegato il porporato -  una scelta compiuta di comune accordo. Se è vero, come è vero, che un fiume ha bisogno di due sponde, è accaduto che due volontà si siano incrociate. Era necessario trovare una via d’uscita a una crisi umanitaria che poteva avere conseguenze tragiche. Il ministero dell’Interno ha accettato la nostra proposta. Individuare un modo efficace, intelligente, sensato a questo dramma era essenziale. La vita va salvaguardata e protetta sempre. Da qui è maturata l’intesa. È innegabile che anche il governo si fosse chiuso come in una sorta di vicolo cieco e che aveva la necessità di sbloccare l’impasse. Due esigenze, senza dubbio fondate su basi diverse, si sono incontrate nel nome dell’uomo, in particolare dell’uomo e della donna fragili e indifesi”. Il card. Bassetti evidenzia che non si è agito per “fini politici” ma che a spingere ogni “nostra decisione è stata la carità evangelica, è stato l’abbraccio di Cristo a ogni povero della storia. Ecco perché mi sento di dire già da adesso che, se si ripresentassero situazioni di urgenza, la Chiesa italiana non esiterebbe a compiere scelte identiche. E la storia delle comunità ecclesiali che sono in Italia dimostra come le diocesi, le parrocchie, l’intero popolo di Dio è in grado di far fronte anche alle difficoltà dello Stato”.
I migranti, ora ospitati a Messina, partiranno stasera per Roma: “ci è stata manifestata l’esigenza – ha spiegato al quotidiano il porporato -  che i cento migranti siano assistiti inizialmente tutti assieme, anche perché versano in condizioni critiche. C’è bisogno di cure mediche, di aiuto psicologico. Tutto ciò può essere garantito solo ricorrendo a un unico centro. Quindi ci sarà l’affidamento, se così può essere definito, alle Chiese locali attraverso la Caritas nazionale tenendo conto della generosa disponibilità che hanno espresso”. L’Europa – ha poi spiegato rispondendo alle domande di Giacomo Gambassi – “non può guardare solo a questioni economiche e finanziare o ridurre tutto, anche il dramma dei profughi, a una faccenda di risorse. Deve agire in maniera solidale. Certo, non basta. L’emergenza migratoria va affrontata a livello di Mediterraneo. Occorre unire le sponde del grande mare”. Da qui la proposta in Italia un “Incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo” che sarà nell’autunno 2019, ispirato alle intuizioni del sindaco “santo” di Firenze, Giorgio La Pira, e “memori che il nostro Paese, per la sua storia e la sua collocazione geografica in Europa e nel Mediterraneo, ha una particolare vocazione e una sua responsabilità”. (R.Iaria)
 

Ist. Cattaneo: italiani sovrastimano presenza stranieri più di tutti in Ue

Roma - L’errore di percezione commesso dagli italiani sulla presenza di stranieri in Italia  è quello più alto tra tutti i paesi dell’Unione Europea (+17,4 punti percentuali) e si manterrebbe ugualmente elevato anche se considerassimo la percentuale di tutti gli immigrati presenti in Italia – che, secondo i dati delle Nazioni Unite, corrispondono attualmente al 10% della popolazione (cresciuti di oltre 6 punti percentuali rispetto al 2007). Lo afferma oggiun report dell’Istituto Cattaneo di Bologna su “Immigrazione in Italia: tra realtà e percezione”. Gli altri paesi che mostrano un “errore percettivo” di poco inferiore a quello italiano sono il Portogallo (+14,6 punti percentuali), la Spagna (+14,4 p.p.) e il Regno Unito (+12,8 p.p.). Al contrario, la differenza tra la percentuale di immigrati “reali” e “percepiti” è minima nei paesi nordici (Svezia +0,3; Danimarca +2,2; Finlandia +2,6) e in alcuni paesi dell’Europa centro-orientale (Estonia -1,1; Croazia +0,1).
L’istituto bolognese sottolinea che i dati a disposizione dell’opinione pubblica sono spesso “frammentari” e talvolta presentati in maniera “partigiana”, “stiracchiandoli da una parte o dall’altra in base agli interessi dei partiti. Il che contribuisce – si legge nel report - spesso a proiettare un’immagine distorta della realtà del fenomeno migratorio in Italia, dove le percezioni contano più dei dati concreti”. Ma quanto pesa questa possibile distorsione nel caso italiano, soprattutto se confrontata con gli altri paesi dell’Unione Europea? Da qui la ricerca  che ha analizzato i dati forniti dall’Eurobarometro in merito alla presenza di immigrati stimati dai cittadini in ciascuno degli Stati-membri dell’UE. In particolare, la domanda che è stata rivolta agli intervistati era la seguente: “Per quanto ne sa Lei, qual è la percentuale di immigrati rispetto alla popolazione complessiva in Italia?”.
 

Card. Bassetti: nel dare la disponibilità all’accoglienza migranti la Chiesa italiana non ha “fatto calcoli di convenienza”

Roma - “Grazie a Dio c’è stato un felice incontro tra noi e le istituzioni civili che ha permesso di sbloccare quella situazione terribile, segnata da separazione tra minori e genitori e da disagi di ogni tipo. Per noi la disponibilità era scontata ed è quella di sempre: ogni persona, prima di essere un migrante o un rifugiato, è una persona umana”: così il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, commenta, in una intervista al Corriere della Sera l’accordo per accogliere in strutture della Chiesa un centinaio di migranti della nave Diciotti. Il porporato spiega che nel dare la disponibilità la Chiesa italiana non ha “fatto calcoli di convenienza e non vogliamo farne ora che il buon incontro c’è stato. Non solo non calcoliamo, ma ringraziamo le istituzioni che ci sono venute incontro. Comprendiamo la complessità della situazione e apprezziamo che sia stato possibile semplificarla a fin di bene”. Il presidente della Cei evidenzia che quello che è stato fatto è “stata una cosa bella”. “Ovviamente – ha spiegato - mi rendo conto che si tratta di una soluzione provvisoria. All’emergenza si fa fronte soccorrendo chi rischia d’affogare o di morire di stenti, però occorre pensare più ampiamente la questione migratoria e farvi fronte in maniera razionale e programmata. La nostra linea è quella dell’aiuto ai paesi di partenza dei migranti e dei corridoi umanitari. L’attuale modo selvaggio di trattare la questione va superato”.
 

Papa Francesco in Irlanda: la testimonianza di una italiana a Dublino

Dublino - Ho voluto essere presente da subito alla Messa a Phoenix Park con il gruppo della Comunità Cattolici Italiani a Dublino perchè volevo vivere con tutti le emozioni che si vivono in queste giornate e che restano nel cuore per lungo tempo. In realtà Fintan, Francesca, Monica e Marilena sono stati la mia prima famiglia a Dublino!
La mia esperienza della visita Papale a Dublino è iniziata venerdì pomeriggio con la messa organizzata dalla C.E.I. a St. Joseph Church. Il mio ufficio è dalla parte opposta alla zona della Chiesa. Sapevo di arrivare in ritardo ma ho deciso di andarci comunque perché  se c'erano persone che erano arrivate dall'Italia per questo evento potevo non andarci io che ero nella stessa città?
Due giorni prima ho inviato la mail di richiesta alla CEI, per aderire all'evento, e mi hanno risposto che i posti erano esauriti ma una persona potevano ancora accettarla. Lungo la strada St. Mary's Road man mano che mi avvicinavo alla Chiesa sentivo la musica che proveniva dalla Chiesa...era una musica gioiosa che invitava ad entrare. 
Al termine della Messa sembrava di essere ad una festa dove tutti si conoscevano....bambini che correvano, passeggini, giocattoli colorati.. persone che si salutavano... e salutavano anche me ....forse riconoscevano i miei colori e segni somatici "non proprio Irish".
Durante il tragitto dalla Chiesa al Sean O'Casey Community Centre abbiamo invaso letteralmente la strada St. Mary's Rd i marciapiedi erano troppo stretti per accogliere tutta la gente presente in Chiesa. Anche le  persone che abitano in quella strada erano incuriositi dal numero di persone presenti e alcuni ci salutavano anche  con un "Ciao".
Al Sean O'Casey Centre  la festa è esplosa....bambini che correvano, sedie che venivano spostate da una sala ad un'altra, foto di rito con Ambasciatore, Cavalieri del Lavoro, etc.
Dopo tutti si sono spostati nel teatro del Sean O'Casey per partecipare ad uno spettacolo organizzato per loro. 
Sabato sono andata a salutare il Papa lungo il tragitto sulla Papamobile. Con Maria Elena ci siamo organizzate e siamo andate ad aspettarlo. Anche se per pochi istanti è stato emozionante!
 ....  poi via a comprare i giubbotti per la pioggia perché tanto se non pioveva li potevamo usare per sederci sul prato….
E poi, ieri,  .quante emozioni! Ci siamo ritrovati in un gruppo fantastico, la maggior parte ci siamo incontrati per la prima volta. Ci siamo messi in cammino ed è stato un crescendo di felicità perché sembravamo una famiglia. Ci si prendeva per mano, si camminava, ci si conosceva...e ogni tanto fermavamo i momenti con qualche foto. 
Mentre aspettavamo l'arrivo del Papa ho conosciuto tre Signore Irlandesi vicino a noi di settant'anni ciascuna. I loro figli non erano venuti perché non  erano interessati  invece loro avevano visto Papa Giovanni Paolo II, nel 1979, e volevano ascoltare e vedere Papa Francesco. 
Molto toccante la parte iniziale della Messa quando il Papa ha chiesto scusa per gli abusi di potere e coscienza. A pensare a quanto dolore avessero alcune persone lì presenti nel cuore mi sono ammutolita per tutta la Messa nel rispetto di coloro che volevano sentire le parole di conforto del Papa.
Gli altri momenti della giornata ho bisogno di assimilarli….Gazie (Maria Pia)
 

Don Maffeis: “generosità spontanea da tante diocesi” per accoglienza migranti “Diciotti”

Roma - “Questa è una risposta di supplenza. Non è ‘la risposta’. La risposta di un Paese democratico matura attraverso ben altri processi. Ma anche risposte di solidarietà e di umanità come questa possono aiutare a sviluppare una cultura dell’accoglienza”. A dirlo è oggi il direttore dell’Ufficio nazionale delle Comunicazioni Sociali della Cei, don Ivan Maffeis sottolineando l’impegno delle diocesi italiani all’accoglienza dei migranti della nave “Diciotti”, ora ospiti presso l’hotspot di Messina per le procedure di identificazione per essere poi spostati in un centro nei pressi di Roma.
Finora sono diverse le disponibilità offerte dalle diocesi italiane da Nord a Sud. “È stata una scelta della presidenza Cei, legata alla volontà di uscire da una situazione di stallo in cui queste persone erano da diversi giorni” spiega don Maffeis in una intervista al Sir: “davanti ad una situazione insostenibile dal punto di vista umanitario si è scelto di non andare avanti con comunicati ed appelli generici ma di intervenire offrendo una disponibilità all’accoglienza concreta, fattiva ed immediata”. “La Chiesa italiana è disposta a prendere tutti quelli che hanno necessità di essere accolti, non abbiamo fatto una questione di numeri”, ha aggiunto il sacerdote sottolineando che esistono “livelli diversi” per affrontare la questione immigrazione: quello “della solidarietà e dell’emergenza” è necessario “ma non è quello con cui possiamo affrontare fenomeni di questa portata, dove la politica e la cultura del Paese deve interrogarsi e fare la propria parte”: “Sono livelli che vanno uniti: non possiamo aspettare che maturino politiche o culture dell’accoglienza che superino la globalizzazione dell’indifferenza”. “La risposta di un Paese democratico – precisa – matura attraverso ben altri processi”.  Nelle strutture diocesane della Chiesa italiana sono già accolte circa 30mila persone.
 

Comunità di Sant’Egidio: ricordato Jerry Masslo

Villa Literno - Sabato scorso, 25 agosto, a Villa Literno, la Comunità di Sant’Egidio ha ricordato Jerry Essan Masslo, profugo sudafricano ucciso il 24 agosto del 1989, al ritorno dal lavoro nei campi del casertano. Un simbolo ormai per tanti, italiani e immigrati, che credono nell’integrazione e rifiutano ogni forma di violenza e di intolleranza. Una delegazione di italiani e immigrati, proveniente da diverse città, ha reso omaggio alla sua tomba, alle 17.30, nel cimitero di Villa Literno.
Daniela Pompei, responsabile di Sant’Egidio per i servizi all’immigrazione, ha ricordato quanto, in questi 29 anni, il lavoro e la presenza di tanti stranieri, ormai “nuovi italiani”, hanno fatto “progredire il nostro Paese. Ma ora, in un clima che si fa troppo spesso teso e di contrapposizione sui temi che riguardano l’immigrazione, è giunto il momento di costruire con maggiore convinzione il processo di integrazione”. Sono stati inoltre ricordati tutti i braccianti, che svolgono un lavoro “prezioso” ma al tempo stesso pieno di rischi, come attestano le recenti stragi nel foggiano: “L’Italia dovrebbe essere più riconoscente nei loro confronti”. Anche il sindaco di Villa Literno, Nicola Tamburrino, ha parlato di “percorsi di integrazione” avviati nelle scuole locali e altrove, che dimostrano “quanto il sacrificio di Jerry Masslo non è stato inutile“. Il vescovo di Aversa, mons. Angelo Spinillo, celebrando nella chiesa di Maria Assunta una liturgia in sua memoria, ha ricordato l’emigrazione di tanti italiani, partiti da quelle terre campane in cerca di fortuna, e ha ammonito: “Non si chiude la porta di fronte a chi emigra e cerca accoglienza tra noi”.
 

Nave Diciotti: questa mattina conferenza stampa del vescovo di Brescia

Brescia - Il vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, ha confermato alla Conferenza episcopale italiana la disponibilità per cinque/sei profughi sbarcati nei giorni scorsi nel porto di Catania, dopo un estenuante braccio di ferro. Lo rende noto il settimanale diocesano, “La Voce del Popolo”  sul proprio sito. In mattina, alle 11,45, il presule terrà anche una conferenza stampa.
Disponibilità stanno arrivando anche da diverse diocesi italiane.
 

Papa Francesco: “accogliere i migranti è una cosa antica”

Città del Vaticano - “Accogliere migranti è una cosa antica come la Bibbia, nel Deuteronomio Dio comanda questo: accogliere lo straniero. È un principio morale” Lo ha detto ieri Papa Francesco rispondendo ai giornalisti in volo sull’aereo che lo riportava da Dublino a Roma dopo il viaggio in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie (i, prossimo incontro a Roma nel 2021).  Per il Papa nell’Ue si deve continuare a parlare, le soluzioni si trovano. Questo è il lavoro con i migranti: apertura del cuore, integrazione come condizione per accogliere e prudenza dei governanti. Ma ho visto un filmato in cui si vede cosa succede a coloro che sono mandati indietro. Sono ripresi i trafficanti, le torture più  sofisticate… Questo mandarli indietro lo si deve pensare bene…”.
E parlando della situazione della nave Diciotti ha detto che “quello che ha fatto il lavoro col ministro dell’Interno è stato il bravo padre Aldo (Bonaiuto della Comunità Papa Giovanni XXIII), che segue l’opera di don Benzi e lavora per la liberazione delle prostitute. Ed è entrata subito la Conferenza episcopale italiana. Il cardinale Gualtiero Bassetti, che ha seguito la vicenda dall’Irlanda, e il sotto-segretario don Ivan Maffeis, che negoziava col ministro. Non so come sia stato il negoziato, credo che i migranti saranno accolti a Rocca di Papa, nella comunità del Mondo Migliore e che saranno più di cento”.
 

Cei: “Situazione di stallo umanamente intollerabile”

Roma - “Abbiamo deciso di entrare in una situazione di stallo che era ormai diventata insostenibile per tutti. Vedere queste persone su una nave italiana attraccata sulle nostre coste e impossibilitate a scendere era una situazione intollerabile anche dal punto di vista umanitario”. Lo ha detto il direttore dell' Ufficio nazionale comunicazioni sociali della Cei, don Ivan Maffeis, in un'intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, spiegando la decisione dei vescovi italiani di accogliere un centinaio di migranti che da giorni erano a bordo della nave Diciotti.
“C'è stata una prima fase con appelli e comunicati – ha spiegato il portavoce della Cei - per arrivare ad una disponibilità concreta e fattiva di accoglienza in strutture che appartengono e fanno riferimento direttamente alla Chiesa italiana. Questo per sbloccare la situazione. È ovvio che stiamo parlando di una soluzione che è legata all'emergenza, una soluzione che di fronte al no dell'Europa e al braccio di ferro che ha tenuto il ministro su questa questione è stata l'unica che siamo riusciti a individuare. Ma la vera partita da giocare è quella culturale e politica. Perchè non possiamo semplicemente affrontare il tema dei migranti e questo esodo di popoli con delle soluzioni emergenziali che non devono essere sopravvalutate”.
“Questa risposta concreta – ha aggiunto don Maffeis – ravvia la speranza e la possibilità che di fronte all'altro non ci si possa semplicemente chiudere alzando muri o barriere ma come ripete spesso il Papa occorre veramente aprire la porta del cuore e di un'accoglienza reale costruendo un ponte verso l'altro e accettando che l'altro porti la propria esperienza, ricchezza e cultura. La vita vive anche di segni che ci ricordano chi siamo”.
Nell' accoglienza di questi migranti, ha concluso don Maffeis, “si sono affacciate tante diocesi che hanno offerto accoglienza e disponibilità. Un pò tutte le diocesi della Sicilia. Ricordo che stiamo parlando di un numero limitato, circa un centinaio di persone. E in queste ore si deciderà in quali centri queste persone debbano essere accolte”.  
 

Villa Literno: domani il ricordo di Jerry Masslo

Villa Literno - Domani, 25 agosto a Villa Literno, in provincia di Caserta, il ricordo di Jerry Essan Masslo, profugo sudafricano, nell'anniversario della sua morte. Ospite della Comunità di sant’Egidio venne ucciso il 24 agosto del 1989, tornato dal lavoro nei campi del casertano, da alcuni rapinatori, per i pochi soldi guadagnati insieme ad altri suoi compagni africani. Da allora Jerry Masslo è diventato un simbolo per tanti, italiani e immigrati, che credono nell’integrazione e rifiutano ogni forma di violenza e di intolleranza, ricorda oggi la S. Egidio.
Domani pomeriggio, dopo una sosta, alle 17.30, presso la sua tomba nel cimitero di Villa Literno, verrà celebrata una liturgia, alle 18.30, nella chiesa di S. Maria Assunta  presieduta da mons. Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, alla presenza di delegazioni di italiani e immigrati, insieme, provenienti da Roma, da Napoli e da altre città campane. “In un momento in cui, per i recenti episodi di violenza, si è resa più visibile la durezza a cui sono sottoposti tanti braccianti, per lo più stranieri”, l’invito è quello di “fermarsi per rendere omaggio a Jerry Masslo e, con lui, agli immigrati che hanno perso la vita lavorando nelle campagne italiane”.
 

Meeting di Rimini: nelle nuove generazioni una speranza per l’Italia

Rimini - Tornano al Meeting, un anno dopo, alcuni protagonisti della mostra “Nuove Generazioni”, ospitata durante la scorsa edizione tra i padiglioni della fiera e che ha avuto migliaia di visitatori. Sono tornati per raccontare cosa da qui è iniziato. Con la semplicità delle storie vere e profondamente umane riescono a far ballare e cantare le 800 persone che hanno riempito ieri sera la Sala Neri UnipolSai.
“Le nuove generazioni sono una realtà in continua crescita, che conta oltre un milione e mezzo di persone, a cui la mostra dà voce presentando il loro rapporto tra la cultura dei padri e la società italiana di cui vogliono essere protagonisti”, ha detto introducendo i lavori il giornalista Giorgio Paolucci, curatore della mostra, che quest’anno ha fatto il giro d’Italia, allestita in decine di scuole, centri culturali, pesi e città e realizzata anche con il contributo della Fondazione Migrantes. Mentre il giornalista fa l’elenco dei numerosi appuntamenti che si sono susseguiti durante tutto quest’anno, scorrono sullo schermo le immagini che immortalano gli eventi raccontati.
Basta guardare le facce per capire che qualcosa di significativo è accaduto. “Vogliamo raccontarvi alcune esperienze che documentano la nascita di nuove amicizie, iniziative didattiche, dibattiti – prosegue Paolucci –. Ci siamo resi conto che è cresciuta la consapevolezza di una società in crescita arricchita dalla cultura dell’incontro”.
La mostra non è stata presentata solo nelle scuole. Particolarmente significativi sono stati l’allestimento in uno spazio del passante ferroviario di Milano, presso la sede del Consiglio Regionale del Piemonte a Torino, e due iniziative a Bologna: una al Campus by night 2018 e l’altra promossa dall’associazione Incontri Esistenziali con la presenza dell’arcivescovo di Bologna mons. Matteo Zuppi. Ma la cosa più importante che Paolucci tiene a comunicare è che l’itinerare della mostra è stato occasione inaspettata di nuove e significative amicizie: una fra tutte con Valeria Khadija Collina, presente in sala. Madre di uno degli autori dell’attentato al ponte di Londra del 3 giugno 2017, dopo aver condiviso con loro il grande dolore per la morte del figlio Youssuf, la donna sta costruendo con alcuni amici cristiani e mussulmani un percorso di dialogo e di amicizia e un lavoro educativo con i giovani. Brevemente ma in modo molto incisivo intervengono i testimoni di quest’avventura. Dialla Zaia Diarra, studente all'Istituto "Antonello" a Messina, originario del Mali, arrivato in Italia attraverso mille pericoli nello status di minore non accompagnato. È stato accolto e successivamente adottato da una famiglia italiana. Ha scoperto e si è convertito al cristianesimo. E ancora, Giovanna Bacciocchi, insegnante all’Istituto Professionale per il Commercio e il Turismo "Marignoni-Polo" a Milano; Raymond Bahati, direttore del coro multietnico Elikya, originario della Repubblica Democratica del Congo; Luna El Maataoui, studentessa universitaria di Scienze Giuridiche a Milano, originaria del Marocco; Abdoulaye Mbodj, avvocato, originario del Senegal; Marilena Pelonero, insegnante Istituto "Pietro Leone" a Caltanissetta; Novella Zavatta, studentessa del Liceo Classico "Dante Alighieri" a Rimini. In modi diversi e per percorsi inaspettati raccontano una narrazione che dà speranza e voglia di costruire; dove le differenze sono una risorsa e dove prima della distanza c’è una comunanza. Una storia iniziata che porterà alla consapevolezza che ciascuno è costituito da un desiderio di bene che spinge ogni uomo a cercare la felicità e a costruire un mondo migliore. Intanto si canta insieme e quella unità diventa sperimentabile per tutti.
 

Mons. Pennisi: sulla nave Diciotti non numeri ma esseri umani

Monreale - “Non possono essere lasciati lì”. A richiamare tutti ad un sussulto di coscienza è mons.  Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale e vicepresidente della Conferenza episcopale siciliana, che in più reclama dalla Ue “una linea uniforme da applicare in tutti i casi come questo, perché non è ammissibile che si tenga una trattativa internazionale per ogni nave»”.
Il presule ricorda che dal punto di visto giuridico “c’è l’obbligo di salvare ed accogliere in mare chi fugge”; dal punto di vista morale, inoltre, “quelle persone a bordo di quella nave sono esseri umani, non numeri.Vanno trattate come esseri umani”.
Mons. Pennisi ricorda la necessità di “un piano Marshall per l’Africa» finora evocato da tutti, ma lì “a lavorare davvero per la promozione umana – puntualizza – ci sono solo la Chiesa cattolica e delle associazioni”.
 

Ferrara: fino a domenica festival di musica

Ferrara - Musicisti ed artisti provenienti da tutto il pianeta sono arrivate a Ferrara per dipingere di musica e di magia il centro storico estense. Si tratta del Ferrara Buskers Festival®, la 31esima Rassegna Internazionale del Musicista di Strada che si concluderà domenica 26 agosto. Dopo l’anteprima di Mantova il 16 agosto e la tappa tra i ponti e i canali di Comacchio del 17, sabato 18 e domenica 19 la grande festa della musica itinerante ha abbracciato la città dei suoni del mondo, con oltre mille musicisti ed artisti, che hanno messo in scena più di 100 spettacoli al giorno. Tradizioni musicali ancestrali, nuove sperimentazioni sonore, strumenti insoliti e dalle origini più disparate trasformano le scenografiche piazze e le vie ferraresi con i colori della musica. Tra i 20 gruppi di Musicisti Invitati (riconoscibili dai cartelli verdi), i protagonisti della manifestazione che si esibiscono per tutta la durata del festival ce ne sono alcuni che arrivano dall’Irlanda e da Dublino, la Città Ospite d’Onore di questa edizione. Il gemellaggio tra Piazza Trento e Trieste della città estense con il quartiere dublinese di Temple Bar sancisce idealmente il legame tra le due capitali della musica.