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Card. Betori: orientare il nostro sguardo verso le frontiere

Firenze - Nel cercare il segno con cui, come i Magi, possiamo orientare il nostro cammino, l'arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori, ha invitato, ieri, a seguire l'indicazione di Papa Francesco secondo cui “lo sguardo questa volta non dovrebbe tanto levarsi verso l’alto, quanto piuttosto dilatarsi verso le frontiere, verso quei margini della società dove vengono abbandonati coloro che fanno più fatica, subiscono oppressioni, scontano le debolezze causate dalle vicende della vita e i mali prodotti dalle violenze che si scatenano nella storia. Le nostre stelle, a sentire Papa Francesco, dovrebbero essere i poveri: ‘È necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro’”.
“Nell’amore che i poveri chiedono come un gesto che crei un legame con loro - ha proseguito il card. Betori - è illuminata la verità sull’uomo che ciascuno è chiamato a ricercare, quanto precisamente fanno i Magi. Se ci lasciamo risvegliare dal grido dei poveri, potremo anche uscire dalla nostre false certezze e incamminarci verso il mistero della persona umana che ci si offre nella sua fragilità assoluta e che è al tempo stesso il luogo in cui Dio ci viene incontro. Perché il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio ci rivela che Dio non ci chiede di uscire da questo mondo per incontrarlo, ma di aprirci con lo sguardo della fede per riconoscerlo in ogni uomo e donna che ci vengono incontro con la richiesta di essere accolti, di essere anche loro amati”.
Citando le parole di Isaia, l’arcivescovo Betori ha concluso: “la luce che viene dal Messia supera ogni barriera e si rivolge a tutte le genti, così che tutti popoli sono chiamati all’incontro e alla comunicazione dei doni. A chi è capace di questa visione aperta, è assicurata quella larghezza del cuore che permette di accogliere e di riconoscere nei fratelli e nelle sorelle il riflesso della gloria del Signore. Accogliamo l’invito all’incontro con il Signore nel volto dei fratelli e delle sorelle che attendono il dono del nostro cuore”. (Riccardo Bigi – Toscana Oggi)
 

Papa Francesco: Chiesa in prima fila per “difesa dei più deboli” e “iniziative umanitarie”

Città del Vaticano -  “La Chiesa è da sempre impegnata nel sovvenire chi è nel bisogno e la Santa Sede stessa si è fatta, nel corso di questi anni, promotrice di diversi progetti a sostegno dei più deboli, che hanno ricevuto appoggio anche da diversi soggetti a livello internazionale”. Lo ha ricordato questa mattina  Papa Francesco, nella parte del discorso al Corpo diplomatico dedicata alla “difesa dei deboli”, ascoltando – come affermava Papa Montini – “la voce dei poveri, dei diseredati, dei sofferenti, degli anelanti alla giustizia, alla dignità della vita, alla libertà, al benessere e al progresso”.
Il pontefice ha citato in particolare, “l’iniziativa umanitaria in Ucraina in favore della popolazione sofferente, soprattutto nelle regioni orientali del Paese, a causa del conflitto che perdura da quasi cinque anni e che ha avuto alcuni recenti preoccupanti sviluppi nel Mar Nero”: “Con un’attiva partecipazione delle Chiese cattoliche d’Europa e dei fedeli di altre parti del mondo che hanno raccolto il mio appello del maggio 2016, e con la collaborazione di altre Confessioni e delle Organizzazioni internazionali, si è cercato di venire incontro, in modo concreto, alle prime necessità degli abitanti dei territori colpiti, che sono le prime vittime della guerra”. “La Chiesa e le sue varie istituzioni – ha continuato - proseguiranno questa loro missione, nell’intento di attirare una maggiore attenzione anche su altre questioni umanitarie, tra cui quella riguardante la sorte dei prigionieri, tuttora numerosi”:  “col proprio operato e la vicinanza alla popolazione, la Chiesa cerca di incoraggiare, direttamente e indirettamente, percorsi pacifici per la soluzione del conflitto, percorsi rispettosi della giustizia e della legalità, compresa quella internazionale, fondamento della sicurezza e della convivenza nell’intera regione. A tal fine, sono importanti gli strumenti che garantiscono il libero esercizio dei diritti religiosi”.
 

Mons. Nosiglia: la disponibilità della diocesi a ospitare alcune famiglie che si trovano a bordo delle navi nel Mediterraneo

Torino - L'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nell’omelia in occasione della festa dei Popoli, promossa ieri dall’Ufficio Migrantes diocesano nella Chiesa del Volto Santo, ha dichiarato la disponibilità della Chiesa torinese ad accogliere alcune famiglie che si trovano a bordo delle navi Sea Watch 3 e Sea Eye ancora in mare in attesa di un porto dove attraccare.
“La nostra Chiesa, come si ricorderà – ha detto il presule - aveva già offerto questa disponibilità per i profughi della nave Diciotti, nel settembre scorso. Si tratta di un gesto che ha un significato simbolico e spirituale ed è, allo stesso tempo, molto concreto. Simbolico perché ci pare estremamente necessario, in questo momento, lanciare un segnale preciso alle autorità istituzionali italiane e degli altri Paesi europei, sul significato dell’accoglienza. Spirituale, perché mi domando, altrimenti, come facciamo a parlare e predicare di accoglienza dei bisognosi, se poi non ci mettiamo nelle condizioni di praticarla. E’ molto concreto, infine – ha concluso - perché stiamo parlando di persone: e ogni piccolo sforzo nella direzione di alleviare certe sofferenze, certi disagi, ha un grande valore, soprattutto se non saremo soli ad affrontare in questi termini il problema”.
Quel che ci sfida di più oggi – ha aggiunto mons. Nosiglia -  è  il “lasciarci provocare dalle domande espresse o inespresse, ma sempre reali e concrete, dei poveri, degli immigrati, dei senza fissa dimora, degli ultimi. Dobbiamo camminare con loro, perché essi sanno bene dove incontrare Dio, sanno seguire la stella che conduce a lui, sanno riconoscerlo e diventano nostri maestri di vita e di amore”. 
Capita anche a noi oggi che tante persone di altri Paesi e fedi, “bisognose di accoglienza e di incontro – ha continuato il presule torinese -  ci interroghino con la loro presenza, con le loro necessità. Esse interrogano le nostre istituzioni e la nostra Chiesa, la nostra società torinese con la domanda: dov’è il Messia che è nato? Voi che dite di credere in lui, sapete indicarci la strada che ci permette di riconoscerlo ed incontrarlo? Se la  nostra risposta resta estranea ai loro bisogni esistenziali, spirituali ed umani, facciamo come Erode, i sacerdoti e gli scribi, non li accompagniamo al Signore, li lasciamo vagare da soli; ma in tal caso forse non arriveremo mai a gustare la vera gioia di vedere il Salvatore e di adorarlo come i Magi. Se invece comprendiamo che la loro provocazione ci stimola ad uscire dalla nostra paura, dal nostro perbenismo e paternalismo, dal nostro dare buoni consigli senza impegnarci in prima persona nel farci carico di stare con loro sulla strada della loro vita di ogni giorno, allora la loro presenza diventerà forza di cambiamento anche per la nostra fede e la renderà più sicura, gioiosa e ricca di novità. Allora incontreremo il Dio con noi e dalle parole conosciute ed ascoltate in chiesa, passeremo alla Parola, accolta, vissuta e testimoniata nella vita”.
Mons. Nosiglia ha quindi ringraziato coloro che operano “nella nostra società e nelle nostre comunità cristiane per farsi accompagnatori di chi cerca il Signore e lo può trovare nel loro amore, nella loro prossimità e solidarietà, nel loro sorriso e in una forte stretta di mano, nel sentirsi chiamati per nome e ritrovare così dignità e speranza di vita”. L’Epifania – ha quindi detto -  è la festa di questo “Dio difensore degli ultimi, che si rivela a tutti, ricchi e poveri, potenti e umili, italiani o stranieri, cristiani e non, come il Dio che salva dalla divisione e dall’indifferenza, dall’odio e dalla violenza, dalla discriminazione e dal rifiuto dell’altro. In lui c’è unità, pace e amore, perché non fa differenza di persone e si incarna in ogni uomo che è, come lui, povero, solo, rifiutato e minacciato. La certezza della sua presenza deve dare speranza e coraggio a chiunque lotta ogni giorno per costruire il suo mondo, che Egli ha amato e per il quale ha dato se stesso. Il suo mondo, che può diventare anche il nostro, se, come i Magi, lo riconosciamo e adoriamo nel cuore e nella vita, confidando solo in lui, per vincere le nostre stanchezze e scoraggiamenti e credere nella potenza di cambiamento che sono la fede e l’amore che Egli ci ha donato”. (Raffaele Iaria)
 

Papa Francesco: appello all’Ue per salvare i 49 migranti da giorni nel Mediterraneo

Città del Vaticano - “Da parecchi giorni quarantanove persone salvate nel Mare Mediterraneo sono a bordo di due navi di Ong, in cerca di un porto sicuro dove sbarcare”. Lo ha detto papa Francesco ieri al termine della preghiera dell’Angelus in Piazza San Pietro facendo riferimento alle due navi da due settimane i n mare in attesa dell’autorizzazione all’attracco sulla terraferma.
“Rivolgo – ha detto il pontefice - un accorato appello ai Leader europei, perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone”.
“Come cristiani – ha detto al quotidiano della Santa Sede, l’ Osservatore Romano, il presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione Cei per le Migrazioni, mons. Guerino Di Tora -  non possiamo mai rinunciare all’accoglienza” sottolineando che il fenomeno dell’immigrazione è un “fenomeno epocale” che va “governato con lungimiranza”. Perché non c’è soltanto chi dice che la misura è colma ma anche chi evidenzia come il mondo produttivo, dall’industria all’agricoltura, necessiti di nuovi contributi, “per il bene di tutti”. E il mondo ecclesiale, in particolare quello delle parrocchie, ha dato e sta dando corpo a questa esigenza. “Quando ci fu l’appello del Papa all’accoglienza – ha ricordato mons. Di Tora — di fronte alla difficoltà di reperire all’interno delle strutture parrocchiali dei locali idonei, in tantissimi casi, in tutta la penisola, sono stati gli stessi parrocchiani a farsi avanti, a raccogliere fondi, ad autotassarsi per affittare degli appartamenti”.
 

Napoli: al Circo Orfei il card. Sepe

Napoli - Il Circo di Moira Orfei è a Napoli fino al prossimo 27 gennaio. Nel primo spettacolo, svoltosi nei giorni scorsi, ha ospitato 350 persone appartenenti a famiglie meno abbienti (individuate in accordo con la Diocesi di Napoli e la Provincia) e 250 bambini individuati dall’Esercito Italiano...

Card. Bagnasco: messa oggi per i circensi e giostrai

Genova – L’arcivescovo di Genova, il card. Angelo Bagnasco, celebrerà questa mattina, alle ore 11,30 nella chiesa di Santa Maria dei Servi di Genova una messa per i circensi e giostrai. Durante la celebrazione anche il conferimento dei sacramenti dell’Eucarestia e della Cresima...

Torino: mons. Nosiglia visita i campi rom della città

Torino - “Il Vangelo ci ricorda che non c’era posto per Maria e Giuseppe a Betlemme. La famiglia di Nazareth ha dovuto trovare un riparo provvisorio in una grotta, per accogliere la nascita del Figlio di Dio, tra l’indifferenza generale degli abitanti della città. È quanto ancora oggi si ripete per tanti anche nei confronti delle fasce più deboli e meno protette della popolazione, tra cui i Rom”...

Cgie a Mattarella: grazie per l’impegno a mantenere vivo l’indissolubile rapporto tra l’Italia e i cittadini italiani residenti all’estero

Roma - La rappresentanza politica degli italiani all’estero nel Parlamento viene “ripetutamente messa in discussione ed esposta a proposte legislative di ridimensionamento, benché da tempo gli stessi organismi di rappresentanza intermedia, i Comitati degli italiani all’estero e lo stesso Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE)...

Migrantes Verona: il 6 gennaio la festa dei popoli, “Abbiamo visto sorgere la sua stella”

Verona - Epifania è la manifestazione di Gesù come Salvatore di tutte le genti. Questo accade attraverso la vicenda dei Magi che seguendo la stella arrivano a Betlemme dove offrono i loro doni e si prostrano al Bambino Gesù.
Questi Magi, persone non ben definite, sono senza dubbio dei “pagani” che non appartengono ai popoli d’Israele. E sta proprio qui, nel loro viaggio e nella loro adorazione del Bambino nella capanna che si rende manifesto chi è Gesù: il Salvatore di tutte le genti.
Il fatto è lì nel Vangelo di Matteo: degli stranieri adorano il Bambino nato dalla Vergine Maria. Successivamente Gesù adulto mostrerà con gesti e parole che la sua Salvezza è per tutti e la Pentecoste sarà l’apice di quanto accaduto nel piccolo villaggio di Betlemme.
Da quell’adorazione dei Magi sono passati tanti secoli, molta riflessione teologica e intensa opera missionaria e oggi contempliamo che il Vangelo è stato accolto da popoli diversi in tutto il mondo.
Quel gesto profetico dei Magi nel corso del tempo ha fruttato per l’umanità intera una abbondanza di benedizioni nell’incontro con il Vangelo.
Da molti anni, in occasione di questa solennità, si celebra in cattedrale a Verona l’Epifania dei popoli con il Vescovo che presiede l’Eucarestia animata dalle diverse comunità cattoliche di immigrati presenti in Diocesi.
Quello che il Vangelo racconta dei Magi si traduce nella condivisione dell’Eucarestia di persone appartenenti a popoli e culture diverse ma tutte con lo sguardo all’unico Salvatore.
I Magi non sono una bella favola e non possono essere ridotti a folklore con qualche comparsata   nelle piazze o con delle belle statuine da mettere nel presepe.
L’Epifania dei popoli ci ricorda con forza che la Parola fatta carne è presente nella vita di persone con sensibilità culturali diverse e, in questo periodo in cui si parla degli immigrati con superficialità e si usano espressioni discutibili, se non addirittura offensive, diventa una manifestazione su cui riflettere con attenzione e profondità sul suo significato intrinseco.
L’Epifania ci impegna a una revisione del nostro parlare e del nostro agire di fronte a tante sorelle e a tanti fratelli che venendo da paesi diversi ora condividono la vita con noi. Senza dimenticare che secondo le statistiche la metà di queste persone condivide la fede nell’unico Signore, pur appartenendo a Chiese con diversa denominazione.
Tornando al racconto di Matteo un elemento importante è il viaggio: i Magi partono da una terra lontana seguendo una stella per adorare il Re che è nato.
Noi quale viaggio stiamo intraprendendo per adorare il Bambino o pensiamo siano solo gli altri che devono mettersi in viaggio?
Questa non è una domanda banale se la poniamo nel contesto delle migrazioni.
Chi è che deve mettersi in viaggio?
Solo gli immigrati che devono assumere il nostro modo di pensare e di agire, oppure riguarda tutti, italiani e immigrati?
Io credo riguardi ognuno di noi. Siamo tutti in cammino per diventare veri adoratori del Bambino Gesù attraverso un costante cammino di conversione al Vangelo dell’accoglienza, della misericordia, della fraternità.
C’è una stella che brilla e che segnala a tutti, ma proprio a tutti, che è necessario lasciare la propria sicurezza, le proprie certezze, per incontrare il Bambino Gesù.
Erode e gli altri abitanti di Gerusalemme, che pure erano vicini a Betlemme, non si sono mossi per andare incontro al Salvatore…
Che non accada a nessuno di noi di chiuderci in casa nella paura o nella indifferenza e privarci così dell’incontro autentico con il Bambino Gesù e sua Madre. (don Giuseppe Mirandola)
 

Migrantes Reggio Emilia-Guastalla: il 6 gennaio la festa dei Popoli

Reggio Emilia - Il prossimo 6 gennaio, festa dell’Epifania del Signore, alle ore 11.15 nella cattedrale di Reggio Emilia Messa della Solennità e Festa dei Popoli presieduta dal Vicario generale e Moderatire di Curia, Mons. Alberto Nicelli e  concelebrata dai cappellani etnici e con i diaconi del servizio diocesano Migrantes: annuncio del Giorno di Pasqua, canti e letture nelle lingue delle diverse comunità cattoliche immigrate in diocesi, processione dei Magi animata dai giovani dello Sri Lanka, raccolta delle offerte per la Giornata dell’Infanzia missionaria.