29 Aprile 2019 - Roma - La comunità srilankese di Roma si ferma in preghiera per commemorare le 253 vittime e gli oltre 500 feriti degli attentati terroristici di Pasqua nell’isola dell’Oceano Indiano, ma il bilancio non è ancora definitivo. Nella mattinata del 25 aprile, padre Neville Joe Perera, cappellano delle quattro comunità cattoliche dello Sri Lanka presenti nella Capitale ( e coordinatore nazionale Migrantes, ndr), ha presieduto la celebrazione eucaristica nella chiesa di Santa Maria del Terzo Millennio alle Tre Fontane, per ricordare coloro che hanno perso la vita nella strage di Pasqua.
Circa duemila i partecipanti alla liturgia nel santuario, abituale luogo di incontro e di preghiera per i cingalesi residenti a Roma.
A tutta la comunità cristiana dell’isola negli ultimi giorni era giunta anche la solidarietà dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma che con il Cardinale Vicario Angelo De Donatis si è unito al cordoglio e alla preghiera di Papa Francesco.
Al termine della celebrazione ha preso brevemente la parola Mons, Paolo Lojudice, vescovo ausiliare del settore Sud e incaricato della Cooperazione missionaria tra le Chiese nella diocesi di Roma e vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio.
“Dobbiamo stare attenti a non farci strumentalizzare da chi vuole far passare questi gesti come degli
scontri di religione – ha affermato –. Questi attentati nascono dal male e il male è una follia che non ha nulla a che fare con la religione”. Nell’esprimere il cordoglio e la vicinanza del consiglio episcopale della diocesi di Roma, Mons. Lojudice ha ribadito che tutto ciò che “produce violenza e morte non potrà mai essere accomunato a nessuna religione”. Ha quindi invitato alla riconciliazione e alla pace e “a combattere la violenza sempre e comunque nel modo in cui insegna il Vangelo e cioè con l’amore”. Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes del Vicariato, ha espresso “la vicinanza della Chiesa di Roma. Siamo vicini ai fedeli srilankesi con i quali vogliamo condividere un cammino di amicizia e solidarietà per questo grande dolore, sentendoci uniti perché parte di un’unica Chiesa”. Monsignor Neville Joe Perera, coordinatore nazionale per i cattolici dello Sri Lanka in Italia, che ha presieduto la celebrazione, ha voluto esprimere l’importanza di questo incontro comunitario di preghiera e dolore: “Conosciamo la situazione difficile dello Sri Lanka – ha detto il sacerdote nell’omelia –. C’è paura persino ad andare a Messa. Ma ricordatevi che nessuno può toccare il Cristo Risorto. Come ha detto il Santo Padre, questo è il momento della fede”. Una giornata di commozione e solidarietà per commemorare i cari lontani. Tante le famiglie, i giovani e gli italiani che hanno acceso una candela davanti ad un altarino con le foto della strage. Tra i presenti c’è Nandika Perera, presidente associazione della comunità srilankese di Roma, il quale si sente “profondamente colpito dai tragici eventi”. “Vorrei che questa sia l’occasione per trasmettere un messaggio di pace e fraternità”. Al termine della celebrazione, tutta la comunità presente si è spostata fuori per il “dane”. “Quando muore qualcuno, nei nostri funerali viene allestito questo banchetto di cibo”, ha spiegato Sabrina, 21 anni, nata in Italia, che insieme a suo padre Preethi e ad altri connazionali ha preparato da mangiare. Un’atmosfera toccante in cui si è vissuto anche uno spirito di coabitazione religiosa.(Roberto Pumpo – Mariaelena Iacovone - RomaSette)
Primo Piano
L’incontro con Cristo che ci fa superare ogni paura
29 Aprile 2019 - Roma - Il racconto vivo di una realtà aiuta a superare ogni barriera e ogni paura. Ne è convinto il vescovo Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione CEI per le Migrazioni, che ha guidato, insieme al Direttore Generale della Fondazione Migrantes, il convegno nazionale sul tema “Tessitori di comunità. Colori diversi per un’unica tenda” conclusosi a Seveso venerdì scorso.
“E’ l’incontro con Cristo che ci fa superare ogni paura e ci fa sentire tutti uniti”, ha detto il presule evidenziato come il primo invito rivolto da Gesù dopo la Resurrezione è stato quello alla pace e a toccare le sue ferite: “lui non è un fantasma ma una persona viva. E l’incontro con una persona viva ci fa superare ogni nostra paura ed essere veramente Chiesa dalle genti”.
La paura si supera solo con l’incontro, ribadisce il Direttore Migrantes della Liguria, don Giacomo Martino: “solo se si guarda ai volti dei migranti e si ascoltano le loro storie si impara un nuovo linguaggio e si inizia a vivere una nuova storia anche personale”. Ed è l’esperienza del Campus Coronata nato come centro di accoglienza e scuola dei richiedenti asilo e che oggi propone progetti di integrazione sia per i migrati che per le fasce deboli del territorio. “La prima cosa per superare ogni paura – spiega don Martino – è quella dell’amicizia con l’altro”.
Del racconto e dell’incontro come “veicolo” per superare ogni diffidenza si fa portavoce anche Pino Fabiano, delegato Migrantes della Calabria dove si sta lavorando su questi temi in diverse parrocchie “per superare il racconto non reale che oggi emerge dell’immigrazione e avvicinare i diversi mondi”.
Da sempre la Chiesa è “un popolo in cammino, non sedentario, e immobile”, dice p. Renato Zilio, delegato regionale Migrantes delle Marche spiegando come il vescovo di Loreto, Fabio Dal Cin ha invitato tutte le comunità straniere a celebrare le loro feste nella Santa Casa e “poterle incontrare per “farle sentire a casa propria”. Oggi, per il religioso - è tempo di “costruire un ‘mondo nuovo’ non più contrapposto ma più unito e fraterno. Lo straniero non è un idea ma un volto e una storia concreta, una ricerca di pane e dignità”. E la dimensione concreta per questo incontro è quella della “frontiera” - dice Mario Affronti delegato Migrantes della Sicilia- che rappresenta “non un limite ma una risorsa. Ecco allora l’urgenza di gesti concreti che fanno superare ogni diffidenza”.
Da qui un nuovo linguaggio, “quello dell’amore”, come ci dice don Antonello Martinenghi della Migrantes lombarda: un “linguaggio che invita all’accoglienza”. Gli italiani che oggi vivono in Romania, ci dice don Valeriano Giacomelli, delegato delle MCI in Romania – sono riusciti ad essere costruttori di comunità, sia a livello sociale che ecclesiale “grazie al clima di accoglienza che hanno trovato al di là delle differenze e delle difficoltà”. (Raffaele Iaria)
“Storie in movimento. Italiani a Lima, Peruviani a Milano”: una mostra al Museo delle Culture di Milano
29 Aprile 2019 - Milano - “Storie in movimento. Italiani a Lima, Peruviani a Milano”. Questo il tema di una mostra, in corso il 14 luglio a Milano presso il Museo delle Culture di Milano. La mostra nasce all’interno del progetto “Milano Città Mondo”, un progetto di ricerca sociale e antropologica che ogni anno propone mostre e palinsesti di eventi su una delle numerose comunità che vivono in città. Questa edizione – la quarta - traccia le vicende legate ai flussi migratori tra Perù e Italia, con un approfondimento sulla comunità milanese, la quarta comunità per numero di presenze in città. Figure cardine dell’esposizione sono l’economista e storico delle idee Antonello Gerbi e l’artista Jorge Eduardo Eielson, illustri esempi della migrazione tra Milano e Lima.
L’esposizione prende avvio con una breve introduzione in cui vengono riassunti i rapporti secolari che uniscono Italia e Perù ed in particolare Milano e Lima e prosegue concentrandosi sulle voci e sulle esperienze di due figure di spicco del panorama culturale e artistico italiano e peruviano del XX secolo: Antonello Gerbi e Jorge Eduardo Eielson. L’ultima sezione della mostra presenta, poi, sotto forma di video-affresco le attuali e contemporanee “storie in movimento” di peruviani a Milano. L’esposizione, frutto della collaborazione tra Mudec e il Dipartimento di Scienze della Mediazione Linguistica e di Studi Interculturali dell’Università degli Studi di Milano ed ha visto la collaborazione di numerosi archivi privati.
Peruviani in Italia: a Firenze l’incontro nazionale della Confraternita del “Senor de los Milagros”
29 Aprile 2019 - Firenze – Si svolgerà a Firenze, dal 25 al 26 maggio prossimo il VI Incontro nazionale della Confraternita del “Senor de los Milagros”.
Ad annunciarlo il coordinatore nazionale dei peruviani “Senor de los Milagros” p. Emerson Campos Aguilar.
Vescovi Messico: “accogliere e integrare i migranti”
29 Aprile 2019 - Roma - “Un appello ai Governi del Messico e degli Stati Uniti per accogliere e integrare le migliaia di migranti che attualmente sono nel nostro Paese, e ai mezzi di comunicazione di dare copertura obiettiva e giusta, di fronte alle carovane che continuano ad arrivare. E un appello agli uomini di buona volontà, che vivono nel nostro Paese, a guardare con carità e misericordia al fratello migrante che soffre, a non chiudere il cuore e a continuare ad aiutare”. È questo l’invito dei vescovi messicani, espresso in una nota firmata dal presidente della Conferenza episcopale (CEM), Mons. Rogelio Cabrera López, arcivescovo di Monterrey, e dal segretario generale, Mons. Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, vescovo ausiliare di Monterrey. Il comunicato è stato scritto, riferisce il Sir, in primo luogo per esprimere gratitudine a Papa Francesco per il contributo di 500mila dollari, destinati a 27 progetti di accoglienza di 16 diocesi.
“La crisi umanitaria continuerà ad aumentare”, si legge nel comunicato della CEM, con l’arrivo di nuove carovane. Il peso dell’accoglienza è in gran parte sulle spalle della Chiesa cattolica, pur con l’apporto di numerosi organismi della società civile e di altre Chiese cristiane, ma alle frontiere nord e sud “i centri di accoglienza sono sovrappopolati” e non mancano nelle città di frontiera “campagne di criminalizzazione dei migranti”, attraverso le quali viene impedito loro di “trovare lavoro, affittare un appartamento o circolare tranquillamente per la strada”. La Conferenza episcopale denuncia: “Sono le reti dei centri di accoglienza delle diverse diocesi, congregazioni religiose e organizzazioni della società civile ad assistere attualmente decine di migliaia di migranti, mentre le autorità, in molti luoghi, non riescono a far fronte alla situazione e sono sopraffatte in termini di aiuto e trattamento dignitoso che i migranti meritano”. Perciò, “è necessario un maggiore e migliore coordinamento tra la forte struttura pastorale nazionale della Chiesa cattolica e il Governo in tutte le sue articolazioni, cosa che finora non è accaduta nella modalità desiderata e sperata, di fronte a un’emergenza di questa natura”.
Ricordato il missionario Mons. Fraccari
29 Aprile 2019 - Roma - Sono passati 110 anni dalla nascita di don Luigi Fraccari (24 gennaio 1909) e 10 dalla inaugurazione del busto a lui dedicato in piazzetta del Municipio a Sant’Ambrogio di Valpollicella (8 aprile 2009), 75 anni dalla sua partenza volontaria per la Germana (18 aprile 1944) ed infine 70 anni della “Fondazione Casa Pio XII” in Berlin-Zehlendorf.
Per questo complesso di motivazioni il “Comitato in ricordo di Mons. Fraccari”, presieduto da Mirco Franceschetti, ed il Comune di Sant’Ambrogio con il sindaco Roberto Albino Zorzi hanno deciso di farne degna memoria nei giorni 25-26 aprile a partire da questo Comune di sua residenza con una commemorazione civile nella piazzetta del Municipio alla presenza dei parenti, delle Autorità civili e militari e della popolazione. E’ stato deposto un cesto di fiori alla base del monumento e sono seguite una memoria storica di don Luigi, il presidente Franceschetti, e la riconoscenza civile, il sindaco Zorzi, e inoltre diverse altre testimonianze con la solennità della Banda musicale cittadina. Da Berlino è venuta una qualificata delegazione guidata dal presidente della “Stiftung Haus Pio XII” guidata dal suo presidente Klaus-Juergen Eberhardt e dalla segretaria generale Waltraud Schmelzer.
Di seguito nella chiesa parrocchiale una solenne Messa presieduta dal parroco don Alessandro Turrina e concelebrata da don Giuliano Gandini, già collaboratore missionario in Germania, e da Mons. Silvano Ridolfi, già direttore dei missionari italiani in Germania negli anni 1966-71 e successivamente direttore UCEI/Migrantes che ha tenuto l’omelia ricordando anche don Luigi , “sacerdote dall’ottimismo contagioso” e primo missionario italiano di emigrazione in Berlino a guerra finita, sostenendo la ripresa e lo sviluppo di quella comunità di emigrati italiani con sede in Berlin-Zehlendorf, Sophie-Charlottestr.31 con il servizio della Parola, le molte opere di misericordia e l’acquisto di una sede adatta per l’assistenza a bisognosi e luogo di incontri.
Il giorno seguente la commemorazione è proseguita prima nel Municipio di Caprino, luogo di nascita di Mons. Fraccari, e poi con una visita alla sua casa natale in Pazzon di Caprino Veronese.
Dopo il suo rientro in Italia per ragioni di salute nel 1979 la Missione Cattolica Italiana di Berlino ha continuato la necessaria assistenza pastorale agli italiani di vecchia data e di nuova emigrazione con diversi benemeriti sacerdoti purtroppo peregrinando come sede di luogo in luogo non potendo più usufruire delle Case Pio XII e Giovanni XXIII in Berlin-Zehlendorf causa la loro motivazione fondativa di assistenza agli anziani e/o fanciulli bisognosi di Berlino (sr)
Papa Francesco: corridoi umanitari per i profughi nei campi libici
29 Aprile 2019 - Città del Vaticano – “Vi invito ad unirvi alla mia preghiera per i profughi che si trovano nei centri di detenzione in Libia, la cui situazione, già molto grave, è resa ancora più pericolosa dal conflitto in corso”. E’ l’invito rivolto ieri da Papa Francesco al termine della preghiera del Regina Coeli che sostituisce l’Angelus nel tempo pasquale. Il pontefice Papa Francesco mostra di avere sempre a cuore la situazione dei profughi nei centri di detenzione libici e fa appello perché “specialmente le donne, i bambini e i malati possano essere al più presto evacuati attraverso corridoi umanitari”.
L’invito del Papa alla preghiera riguarda anche "quanti hanno perso la vita o hanno subito gravi danni" a causa delle alluvioni che hanno colpito nei giorni scorsi il Sudafrica, provocando oltre 50 vittime. "Anche a questi nostri fratelli non manchi la nostra solidarietà e il concreto sostegno della Comunità internazionale". Papa Francesco rivolge anche “auguri cordiali” ai "nostri fratelli e sorelle delle Chiese Orientali", cattolici e ortodossi, che oggi "celebrano la Santa Pasqua".
Attentati Sri Lanka: domani preghiera a Siracusa e Vicenza
27 Aprile 2019 - Roma - Italiani e singalesi in preghiera per la pace dopo la strage di Pasqua in diverse città italiane come è già avvenuto nei giorni scorsi. La comunità srilankese di Vicenza, in collaborazione con l’Ufficio Migrantes della diocesi propone un momento di preghiera per le vittime degli attentati avvenuti nel giorno di Pasqua a Colombo, in Srilanka. La commemorazione avrà luogo domani, domenica 28 aprile in piazza del Duomo a Vicenza alle ore 16. Oltre alla comunità cattolica srilankese del Centro Pastorale della diocesi, saranno presenti i fedeli dell’Unità pastorale di Laghetto, di cui fa parte il Centro pastorale stesso; parteciperanno inoltre i cittadini srilankesi buddisti che vivono nel territorio. Sono invitati tutti coloro che vorranno unirsi in questo ricordo in segno di solidarietà al popolo srilankese. È prevista anche la partecipazione del vescovo mons. Beniamino Pizziol che, al termine della celebrazione delle cresime in Cattedrale (verso le 17), incontrerà in piazza la comunità srilankese e consegnerà loro un suo messaggio; saranno presenti il cappellano cattolico della comunità srilankese, don Dinanja Silva, e il monaco buddista di Verona, Rukmale Anurudhdha.
“I Srilankesi presenti in Diocesi di Vicenza sono circa un migliaio, si caratterizzano per la loro religiosità molto forte, che non mancano di trasmettere ai loro figli - sottolinea P. Michele de Salvia, Direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano – Inoltre, in varie occasioni a Vicenza, hanno condiviso momenti celebrativi della loro fede e delle tradizioni nazionali insieme tra cattolici e buddisti, segno che la religione non è motivo di divisione tra di loro”.
“Questa celebrazione è per noi un invito alla pace - ha affermato Roshan Wanna, rappresentante della comunità cattolica srilankese – noi non siamo contro i musulmani e vogliamo che il nostro popolo continui a vivere nella pace che abbiamo raggiunto dieci anni fa dopo circa 30 anni di conflitto. Vogliamo pregare per le vittime e perché si continui a vivere in armonia con tutti”.
Sempre domani, alle 17, l' arcivescovo di Siracusa, mons. Salvatore Pappalardo, presiederà la Messa nel Santuario della Madonna delle Lacrime a cui parteciperanno i cingalesi. Una celebrazione eucaristica per "non restare indifferenti e pregare insieme alla comunità cingalese siracusana", si legge in una nota. In cripta sarà presente la comunità cingalese, della quale fanno parte tanti ragazzi nati e cresciuti a Siracusa e residenti alla Borgata Santa Lucia, ma anche in Ortigia. Decine di famiglie che “non si sanno dare una spiegazione di quanto accaduto". L’arcivescovo mons. Pappalardo ha invitato tutti a partecipare a questo momento di comunione per le tante persone vittime di "una violenza alla quale bisogna rispondere con la pace”. (R.Iaria)
Palermo: nella Parrocchia di Sant’Antonio preghiera per le vite innocenti che si sono spente in Sri Lanka
27 Aprile 2019 - Palermo - Un momento di preghiera interreligiosa si svolgerà domenica 28 aprile 2019, alle ore 20.30 presso la parrocchia di Sant'Antonino di Palermo per ricordare le centinaia di vite innocenti che si sono spente durante gli atti brutali di violenza avvenuti in Sri Lanka durante la Santa Pasqua. La preghiera sarà guidata dall'arcivescovo, mons. Corrado Lorefice.
“Invitiamo tutta la Comunità diocesana – afferma il direttore dell’Ufficio per il dialogo interreligioso, don Piero Magro – a pregare insieme per costruire ponti di pace nel mondo per la fratellanza tra i popoli e le fedi e per dire no alle violenze e agli odi causati dalla malvagità dell'uomo”.
Nei giorni scorsi, sempre a Palermo, una preghiera alla quale hanno partecipato cattolici italiani e srilankesi.
“Ascolta, Signore, il grido della Pace!”: a Messina una veglia promossa dalla Migrantes per le vittime dello Sri Lanka
27 Aprile 2019 - Messina – Domani, domenica 28 aprile, alle ore 21.00, nella Chiesa di “S. Elia” a Messina, l’arcivescovo mons. Giovanni Accolla presiederà la Veglia di preghiera e riflessione per le vittime degli attentati che hanno insanguinato lo Sri Lanka nel giorno di Pasqua e per tutte le situazioni di conflitto e terrorismo che attraversano ogni latitudine del nostro pianeta. Un momento fortemente voluto dal presule siciliano per “stare accanto alla numerosa comunità srilankese di Messina, la prima per numero di presenze con quasi 4.000 residenti”, dice il direttore Migrantes diocesano Santino Tornesi: “una comunità che si è ritagliata un posto importante nel comparto lavorativo dell’assistenza alla persona e della collaborazione domestica e che ha sviluppato nel tempo un protagonismo nel lavoro autonomo e nell’imprenditoria. Una comunità che ha vissuto con sgomento e dolore le notizie che giungevano dal Paese, ma che ha reagito con tutta la forza e la dignità di chi ha conosciuto la violenza e il lutto per tanti anni di guerra civile e per i disastri delle calamità naturali”. La Veglia si svolgerà nella Chiesa di S. Elia, sede della cappellania cattolica srilankese e rettoria dedicata alla promozione della pastorale per le migrazioni. I volontari dell’Ufficio diocesano Migrantes e i fedeli dello Sri Lanka, coordinati dal cappellano, p. Phillip Perera animeranno il momento di preghiera e riflessione. Alla celebrazione saranno presenti i rappresentanti di altre religioni per condividere la vicinanza alla comunità srilankese, nella consapevolezza che, come si legge nel documento congiunto di Papa Francesco e del Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, “Il terrorismo esecrabile che minaccia la sicurezza delle persone, sia in Oriente che in Occidente, sia a Nord che a Sud, spargendo panico, terrore e pessimismo non è dovuto alla religione – anche se i terroristi la strumentalizzano – ma è dovuto alle accumulate interpretazioni errate dei testi religiosi, alle politiche di fame, di povertà, di ingiustizia, di oppressione, di arroganza”. (R.I.)
Migrantes: concluso il Convegno nazionale “Tessitori di Comunità”
27 Aprile 2019 - Seveso – Si è concluso ieri pomeriggio a Seveso, presso il Centro pastorale ambrosiano “San “Pietro il Convegno nazionale della Fondazione Migrantes sul tema “Tessitori di comunità. Colori diversi per una unica tenda”. Tra i momenti del convegno l’apertura con il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Stefano Russo, il confronto con i documenti del Sinodo Minore della diocesi di Milano sul tema “Chiesa dalle Genti”, i lavori in 11 gruppi con altrettanti temi, la visita, giovedì pomeriggio, in diverse parrocchie della diocesi dopo una celebrazione nella basilica di Santo Stefano Maggiore, nel centro di Milano presieduta da mons. Guerino Ditora, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione Cei per le Migrazioni E ieri una celebrazione, a Seveso presieduta dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini che ha anche partecipato alla fase finale del convegno rispondendo alle domande di circa 150 persone (direttori diocesani e regionali Migrantes, operatori pastorali, missionari con gli italiani all’estero e cappellani degli stranieri in Italia.
Una Chiesa “che è sempre in cammino”, ha detto in conclusione mons. Di Tora sottolineando come il Sinodo “Chiesa dalle genti” di Milano è stato un passo importante anche per altre diocesi. La speranza è “di riuscire a costruire e una società nuova in cui non esistono differenze”. Sullo stesso tema don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, che ha rimarcato “il compito di mostrare il potere dei segni promuovendo una nuova cultura del dialogo, dell’ascolto e dell’incontro per costruire tessuti di comunità”. Parlare oggi di accoglienza ed integrazione – ha spiegato don De Robertis – rappresenta “una sfida per il futuro dell' Italia e dell’Europa. Occorre ripartire anzitutto dall’incontro delle persone, dallo sguardo su ciascuno come portatore di una ricchezza perché c'è una grande differenza quando si ragiona per generalizzazioni e quando invece ci si mette di fronte al volto dell' altro, alla storia dell' altro”. (Raffaele Iaria)
Mons. Delpini: “costruire una Chiesa di tutti”
26 Aprile 2019 - Seveso - “Il vero nostro tesoro è la fede in Gesù. La sollecitudine nell’accoglienza di chi arriva da noi non vede dimenticare questo e capire perché lo facciamo. Lo facciamo perché siamo cristiani. E questo non dobbiamo tacerlo”.
Ne è profondamente convinto l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini che ha partecipato alla mattinata conclusiva del convegno della Fondazione Migrantes sul tema “Tessitori di comunità. Colori diversi per una unica tenda”. La “logica del “nostro servizio di prossimità deve proprio essere quello di mettere al centro il messaggio evangelico. Siamo prima di tutto Chiesa”. E “dobbiamo guardare la chiesa che dobbiamo costruire, una chiesa fatta da tutti”. Ecco perché il presule ambrosiano evidenzia ed invita a “costruire una chiesa nuova insieme a tutti i popoli. Questa la responsabilità che abbiamo” Da qui l’ invito anche a “non lamentarci se le cose non vanno come noi vorremmo” perché questo “non è evangelico”: “evangelico è ascoltare lo Spirito”.
Il Mondo in Casa”: a Brera per un “giro del mondo” senza muoverti da Milano
26 Aprile 2019 - Milano - Il 3 maggio alle ore 19.30, a Milano, presso la sede centrale dell’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo (ASCS) in Piazza del Carmine 2, prenderà nuovamente il via “Il Mondo in Casa. Musica, arte e sapori dal mondo”, un’iniziativa, giunta alla 4a edizione, per incrociare e conoscere meglio il volto multietnico di Milano.
“Si sente parlare spesso di multietnicità, di società in cui le migrazioni da sempre hanno ridisegnato attraverso le lingue, le culture, le usanze le forme di una convivenza colorata. Milano – si legge in una nota - ne è un esempio, con i suoi quartieri più caratteristici, dove si può scoprire una città dalle tante anime, dalle sorprendenti sfumature culturali, dai profumi e dai sapori di quasi ogni latitudine del mondo. Milano, però, come tutte le metropoli moderne, pur ospitando oltre 110 associazioni culturali di migranti, vive ancora la sfida di diventare una “città inclusiva” dove le comunità si possano incontrare quotidianamente, generando costantemente una crescita sociale e culturale”.
Dal 3 maggio prossimo fino al 27 giugno, con un calendario ricco di incontri e proposte culturali, si viaggerà attraverso musica, arte e sapori nel “mondo che abita a Milano”, conoscendo da vicino quattro diversi paesi e comunità: Repubblica Dominicana, Moldavia, Egitto e Cina.
Il progetto “Il Mondo in Casa” opera in questo senso, ponendosi come una buona prassi all’insegna dell’incontro e del dialogo, ingredienti base per offrire occasioni di comunicazione, il “fare rete” tra le varie realtà presenti nel capoluogo lombardo, costruendo legami e ponti sempre più stabili. “L’incontro”, sottolinea P. Claudio Gnesotto, Presidente ASCS, “è il tema “scalabriniano” per tutte le attività del 2019, include i tanti “altri” che gravitano attorno a noi, ma è “essenziale” per la comprensione di noi stessi: l’altro sarà sempre “altro”, però, l’incontro è l’occasione di percepire l’orizzonte comune che si chiama umanità”.
Mons. Delpini: “ogni lingua è una cultura, una storia”
26 Aprile 2019 - Seveso - “Ogni lingua è una cultura, una storia”. La terza ed ultima giornata del convegno nazionale Migrantes a Seveso – sul tema “Tessitori di comunità. Colori diversi per una unica tenda” - si è aperta con una celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini. Una “pluralità” delle lingue che oggi, spesso, crea “speranze, difficoltà”. Facendo un richiamo biblico il presule ambrosiano ha descritto queste pluralità in una doppia dimensione: quella di Babele con la confusione delle lingue e quella della Pentecoste dove tutti parlano una unica lingua.
Mons. Delpini ha quindi indicato, tra i percorsi oggi da seguire quella del silenzio che”ci aiuta ad ascoltare la voce di Dio”ed ha evidenziato come lo “spirito dell’operatore pastorale con i migranti è quello dell’ascolto” ma anche l’atteggiamento “umile pronto all’accoglienza”.
Mons. Nosiglia: “il male capace di colpire chi opera per il bene di tutti, ma non vincerà”
26 Aprile 2019 - Torino - “Noi siamo certi che il bene alla fine vincerà il male, anche se sembra che questo sia più organizzato e capace di colpire pesantemente chi opera per il bene di tutti”. Lo ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nell’omelia della messa in suffragio delle vittime dell’attentato, nel giorno di Pasqua, ai cristiani in Sri Lanka, che ha celebrato ieri sera nel santuario della Consolata. Ricordando la “lunga schiera di martiri”, il presule ha affermato che “mai le barbare uccisioni di persone innocenti hanno potuto fermare il messaggio di pace, di giustizia e di libertà proposto e diffuso nel cuore del popolo fino a pagare di persona il prezzo più alto della morte violenta e omicida”. Segnalando che “niente e nessuno può combattere contro Dio e illudersi di vincerlo”, l’arcivescovo ha ribadito che “se una fede o un valore civile viene da Lui, principio e fonte primo della giustizia e dell’amore, non sarà mai sconfitto e risorgerà come è risorto Cristo dalla morte”. “La Pasqua del Signore è un fascio di luce che sconvolge le tenebre del peccato, di ogni male che esiste e si fa nel mondo e ne rivela l’impotenza”. Chiamando in causa gli atti terroristici in Sri Lanka, mons. Nosiglia ha citato la lettera a Diogneto del primo secolo e ha evidenziato che “come è l’anima nel corpo così nel mondo sono i cristiani”. “Si rinnova anche oggi nel mondo questa stessa situazione per cui la religione più perseguitata è proprio quella cristiana. Appare sorprendente che dopo oltre duemila anni che i cristiani predicano e vivono l’amore più grande che è quello di dare persino la vita per il proprio prossimo, debbano subire tali ingiuste condanne”.
Attentati Sri Lanka: una preghiera a Bologna domenica con mons. Zuppi
26 Aprile 2019 - Bologna - La Comunità srilankese di Bologna nelle due componenti cingalese e tamil si uniranno domenica 28 aprile per una messa di suffragio per le vittime delle stragi di Pasqua, presieduta dall’arcivescovo mons. Matteo Zuppi. Il rito avrà luogo alle 12.30 nella chiesa di Sant’Antonio Maria Pucci, sede abituale della comunità. Concelebreranno con il cappellano don Christo Viraj, i vicari generali e il direttore diocesano di Migrantes mons. Andrea Caniato. Sarà presente anche una rappresentanza del Consiglio Pastorale diocesano.
Nessuno dei numerosi membri della comunità srilankese (sia di etnia cingalese che tamil) di Bologna ha subito lutti familiari negli attentati, come invece è accaduto a altre comunità in Italia, riferisce sdn Caniato: il cappellano di Bologna don Christo Viraj è “personalmente molto colpito, perché ha prestato i suoi primi anni di ministero sacerdotale proprio nella Chiesa di San Sebastiano di Negombo, dove sono morti molti collaboratori parrocchiali e amici”, aggiunge il sacerdote. Il gruppo cingalese che vive a Bologna si trovava a Lourdes per celebrare il triduo pasquale insieme a migliaia di connazionali provenienti dall’Italia. La mattina del giorno di Risurrezione, molto presto, hanno cominciato ad arrivare sui cellulari le notizie e le prime immagini dell’orrore, seminando panico e smarrimento.
Il gruppo dei cattolici di etnia tamil si era invece riunito nella cripta della Cattedrale dove un sacerdote tamil ha celebrato la messa della Risurrezione e ha confortato “con la luce della fede la comunità visibilmente scioccata”. In una delle chiese dove è avvenuta l’esplosione infatti, era in corso la messa in lingua Tamil. Il direttore diocesano di Migrantes ha subito visitato il gruppo tamil, esprimendo il cordoglio e la vicinanza dell’arcivescovo e di tutta la Chiesa bolognese.
Anche a Bologna gli srilankesi di religione buddhista hanno voluto rendersi presenti per manifestare la loro solidarietà alla comunità cristiana e parteciperanno rispettosamente al dolore comune. Ala preghiera anche una rappresentanza della comunità musulmana locale.
La diocesi ha invitato tutte le parrocchie alla preghiera, diffondendo il testo di due intenzioni per la preghiera dei fedeli: “Per la Chiesa di Dio in Sri Lanka, fatta oggetto di un attacco feroce nel giorno della risurrezione del Signore, perché con la forza della fede possa superare questa prova e crescere nella pace, perseverando nell’opera di riconciliazione. Preghiamo”; “Per quanti hanno perso la vita nell’attentato di Pasqua, per tutti i fratelli cristiani perseguitati e per tutte le vittime della violenza, per i feriti e i loro familiari, perché, sostenuti dalla grazia e dalla nostra solidarietà, sperimentino la potenza della Spirito che risuscita e consola. Preghiamo”.
Mons. Delpini: “Il nostro grido, no al terrorismo”
26 Aprile 2019 - Milano - «Noi vogliamo che tutte le religioni costruiscano pace. Vogliamo che i fedeli di tutte le religioni siano operatori di pace per essere riconosciuti come figli di Dio». E «di fronte all’attacco alle chiese, all’aggressione che ha seminato morte di persone innocenti radunate per pregare», come è avvenuto il giorno di Pasqua nello Sri Lanka, «il nostro grido chiede che questo terrorismo venga rifiutato da tutti». E chiede «che il terrorismo islamico sia rifiutato dagli islamici, e che coloro che credono in una religione così antica, e ricca di tanti valori, siano loro stessi a dichiarare che non possono accettare di essere confusi con i terroristi che seminano morte». Così l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, dà voce al «dolore», alla «fede», al «grido di giustizia» che si eleva dal popolo dello Sri Lanka. Lo fa nella Messa di suffragio per le vittime degli attentati nell’isola asiatica, che lo stesso presule ha presieduto ieri sera nella Basilica di Santo Stefano, la parrocchia generale dei migranti.
È letteralmente gremita la grande, antica basilica nel cuore di Milano. Gremita di nuovi ambrosiani. Un migliaio i fedeli, immigrati dallo Sri Lanka con i loro figli, volto eloquente dell’ambrosiana Chiesa dalle genti.
Una trentina i concelebranti, fra cui i tre cappellani della comunità cattolica srilankese di Milano «Our Lady of Lanka», col loro stendardo alla balaustra del presbiterio. In prima fila il console dello Sri Lanka, Denzil Fonseka, e un gruppo di monaci buddisti (che l’arcivescovo saluterà dopo la Messa). Nella celebrazione italiano e srilankese si intrecciano. Struggenti alcuni canti. Come la processione dei bambini e degli adulti che porta all’altare e consegna nelle mani di Delpini le buste con le offerte raccolte per le vittime e i loro familiari. Si prega per loro. E si prega per i terroristi, perché «Dio tocchi i loro cuori».
«Hanno incendiato nel paese tutte le dimore di Dio... Volgi lo sguardo alla tua alleanza; gli angoli della terra sono covi di violenza ». In omelia l’arcivescovo riprende il salmo 74 e dice: «Ecco il nostro grido» di fronte al massacro «degli innocenti radunati per pregare». Un grido che chiede ai«fedeli di tutte le religioni» di diventare operatori di pace. «Noi siamo qui radunati – scandisce Delpini – anche per dire il nostro grido, la nostra
impotenza, perché mentre il terrorismo si organizza a livello internazionale, le forze della giustizia e le istituzioni preposte al bene comune non sono capaci di organizzarsi a livello internazionale per proteggere i loro cittadini, per difendere gli inermi, le persone che vivono la loro vita, tranquilli, costruendo il bene per sé e per le loro famiglie. Noi dobbiamo fare appello alle istituzioni perché siano forti, intelligenti, alleate per il bene».
«Noi oggi, però, siamo qui a celebrare l’Eucaristia – riprende l’arcivescovo – e riconoscere che Gesù il Risorto è presente in mezzo a noi». Come riconoscerlo? Raccogliendo l’invito del Signore a guardare le sue mani, i suoi piedi, le sue ferite. Di crocifisso. Per amore. Il suo soffrire «ha rivelato la gloria di Dio – dice l’arcivescovo –. L’amore che non si stanca mai di amare, l’amore che ama anche quando è perseguitato, l’amore che offre tutto. E quando non ha più niente da offrire, offre se stesso». «In questo tragico momento – conclude Delpini – ciascuno di noi è invitato a guardare le mani di Gesù, trafitte per la crudeltà degli uomini, eppure offerte da Cristo stesso come Agnello immolato condotto al macello. E ciascuno è chiamato a guardare le proprie mani, per domandarsi cosa posso fare io per imitare Gesù, cosa posso fare io per offrire conforto a chi soffre, per stringere amicizia con chi è solo, per incoraggiare il cammino di chi è ferito da una troppo ingiusta ferita, da una cattiveria incomprensibile. Guardate le vostre mani: quanto bene resta da compiere». (Lorenzo Rosoli)
Mons. Di Tora: “E’ l’incontro con Cristo che ci fa superare ogni paura e ci fa sentire tutti uniti”
25 Aprile 2019 - Milano - “E’ l’incontro con Cristo che ci fa superare ogni paura e ci fa sentire tutti uniti”. Lo ha detto oggi pomeriggio mons. Guerino Di Tora, Presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes nell’omelia nella Basilica di Santo Stefano a Milano, parrocchia dei migranti, per una celebrazione eucaristica in occasione del convegno della Fondazione Migrantes che si concluderà domani a Seveso sul tema “Tessitori di comunità. Colori diversi per un’unica tenda”.
Commentando le letture della giornata, nel calendario Ambrosiano ha detto il presule evidenziando come il primo invito rivolto da Gesù dopo la Resurrezione è stato quello alla pace e a toccare le sue ferite: “lui non è un fantasma ma una persona viva. E l’incontro con una persona viva ci fa superare ogni nostra paura ed essere veramente Chiesa dalle genti”. “Quanto bisogno abbiamo ancora nel mondo di pace”, ha detto mons. Di Tora: “tanti ancora oggi vivono realtà di guerre e sono alla ricerca di una pace”. Per il presidente della Fondazione Migrantes “non bisogno oggi essere indifferente negli uomini e donne che incontriamo ogni giorno. Solo così superiamo la paura degli altri, la paura del diverso da noi”.
Con mons. Di Tora ha concelebrato il direttore generale della Migrantes, don Gianni De Robertis e numerosi sacerdoti impegnati nella pastorale con gli immigrati in Italia e i missionari italiani all’estero nelle Missioni Cattoliche Italiane”. (Raffaele Iaria)
Se la musica copre il grido
25 Aprile 2019 -
Roma - Una massa di disperati schiacciata sul molo, estrema fuga dalle fiamme che devastano la città. Gli occhi fissano le navi degli alleati, che sembrano proiettare sugli sventurati l’ombra protettrice delle grandi nazioni. Marinai ed ufficiali osservano la scena, fotografano, fumano, sottocoperta mangiano e ascoltano musica: non si muovono, non accostano, restano testimoni muti del massacro compiuto dai turchi.
Termina così “La strada di Smirne”, dedicato da Antonia Arslan al genocidio del popolo armeno, che viene commemorato ogni 24 aprile. È la trama della persecuzione a cui la minoranza cristiana continua a essere esposta, come nel sangue sparso sulla Pasqua in Sri Lanka. “I martiri di ogni tempo, con la loro fedeltà a Cristo, raccontano che l’ingiustizia non ha l’ultima parola”, afferma Papa Francesco. A quali responsabilità ci inchiodano le loro vita spezzate? (d. Ivan Maffeis)
Mons. Bressan: La “Chiesa delle genti” per leggere ed abitare il territorio
25 Aprile 2019 - Seveso - Questa mattina al convegno della Fondazione Migrantes, in corso fino a domani a Seveso si è parlato del lavoro del Sinodo “Chiesa dalle genti” svoltosi nella diocesi di Milano su iniziativa dell’arcivescovo, mons. Mario Delpini: “una Chiesa maggiormente consapevole della propria cattolicità grazie al processo sinodale attivato, può ora tradurre questa consapevolezza in scelte pastorali condivise e capillari sul territorio diocesano”, ha detto il vicario episcopale per la pastorale della diocesi ambrosiana, mons. Luca Bressan: “grazie al Sinodo la diocesi ha maturato strumenti per leggere e abitare con maggiore spessore e profondità l’attuale momento di forte trasformazione sociale e culturale”.
Questa sera la celebrazione nella Basilica di Santo Stefano Maggiore, Parrocchia dei Migranti della città e della diocesi di Milano e l’incontro in 11 parrocchie per un momento di confronto. (R.I.)